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Assistenti all’autonomia e alla comunicazione: ma la statalizzazione è mai stata un’opzione?

«Forse davvero – scrive Paola Di Michele -, la statalizzazione delle figure degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, per gli studenti e le studentesse con disabilità, non è mai stata nei piani. L’unico aspetto, infatti, che emerge dai più recenti passaggi legislativi è il demansionamento, lo sfruttamento, un inquadramento che certifica come chi si occupa di assistenza e comunicazione è praticamente un collaboratore scolastico destinato a rimanere appaltato all’esterno e senza tutele»

Prologo
Con il Disegno di Legge 236, presentato nel 2022, la senatrice Carmela Bucalo, dall’alto di una maggioranza politica che ha tutti i numeri per poterlo fare, promette che finalmente chi si occupa di assistenza all’autonomia e comunicazione otterrà finalmente la tanto agognata statalizzazione all’interno del Ministero dell’Istruzione. Ovvero: diritti e inclusione lavorativa per 80.000 professionisti che ormai da quarant’anni sono letteralmente i gastarbeiter (“lavoratori ospiti”, da un’espressione di pieno sfruttamento utilizzata per i migranti italiani in Germania negli Anni Sessanta) della Scuola italiana; coloro che sarebbero emanazione degli Enti Locali che però hanno sempre appaltato e delegato il servizio; coloro che, pur lavorando a scuola, non sono considerati personale scolastico, con tutto ciò che ne consegue, a livello di diritti, di considerazione, di esclusione da ogni procedura e da ogni riconoscimento. E invece…

Gli ultimi sei mesi: ricapitoliamo
1 – Con Atto del 7 maggio 2025, la Conferenza Unificata delle Regioni e delle Province Autonome emana, in forza della propria capacità giuridica di deliberare sui repertori di formazione professionale, le Linee guida per la descrizione della qualificazione di assistente all’autonomia e alla comunicazione personale degli alunni e degli studenti con disabilità, definendo la professione (ASACOM), la formazione richiesta (corso da 600 ore) e il livello formativo (EQF4, diploma); questo accade perché, nonostante il Decreto Legislativo 66/17 avesse assegnato alla Conferenza Unificata Stato-Regioni il compito di uniformare il profilo professionale, nessuno si è mai sognato di prendere seriamente in carico la questione, evidentemente ritenuta inutile o troppo noiosa.
2 – Il 3 giugno successivo, con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 4498, la Regione Lombardia recepisce e applica il regolamento (valido per tutte le Regioni) e istituisce i corsi ASACOM, anche se, da sempre, in molti Comuni di quella stessa Regione la formazione richiesta è la laurea L19; a tal proposito giova ricordare che finora i nomi, la formazione richiesta e l’inquadramento di chi si occupa di assistenza all’autonomia e comunicazione sono stati lasciati alla fantasiosa iniziativa di ogni possibile ente territoriale, oltreché ai suoi magri bilanci, come testimoniato dalla vasta mole di Sentenze che condannano gli enti territoriali per tagli all’assegnazione di risorse per il servizio.
3 – Atto finale, luglio 2025: il Disegno di Legge 236 “perde per strada” la statalizzazione in forza di un accordo tripartisan fra Fratelli d’Italia, Lega e Partito Democratico. Nei giorni scorsi sono stati discussi gli emendamenti (89, sic!) ed è emerso, nel testo praticamente definitivo, che:
° quella che era una funzione svolta da molte diverse professionalità con tanti percorsi e titoli di studio diverso, diventa dovunque “Assistente per l’autonomia e comunicazione-ASACOM”, dovunque;
° non si tratta di figura educativa, ma di operatore socio-educativo, ovvero afferente al sociale e basta, senza caratteristiche psico-pedagogiche né educative in senso proprio (disconoscendo, di fatto, tutti i passi avanti che si sono fatti, dal 1992 ad oggi, sul versante della de-medicalizzazione in direzione di una vera relazione educativa);
° il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) della categoria dovrà ricomprendere e inserire questa figura e inquadrarla in modo specifico, ovvero, il citato livello EQF4 (diploma), come previsto dal regolamento delle Regioni, che si richiama alle modifiche della Legge 104/92 e del Decreto Legislativo 66/17 che il nuovo testo NT1 (già DDL 236) va a modificare, esattamente con l’articolo 5 bis del testo, ovvero, se l’inquadramento è questo, anche i bandi dovranno prevedere una voce di spesa proporzionata e mai maggiore.

Il finale (?) di partita
Forse, davvero, la statalizzazione non è mai stata nei piani. L’unico aspetto che emerge è il demansionamento, lo sfruttamento, un inquadramento che certifica come chi si occupa di assistenza e comunicazione è praticamente un collaboratore scolastico destinato a rimanere appaltato all’esterno e senza tutele. Chi può, esattamente come ho fatto io anni fa, scappa. Chi non può, lascia. Perché non ci si può sognare di tutelare qualcuno (gli studenti con disabilità) se non si è tutelati.
L’intento, forse, per alcune Associazioni che hanno sostenuto il Disegno di Legge iniziale, era avere il profilo che interessava loro in base alle singole disabilità (ipotesi ancora adesso sostenuta da chi fino a ieri portava la senatrice Bucalo in processione “come la Madonna di Loreto”, illudendosi di avere trovato qualcuno disposto davvero a salvarli). Ipotesi, però, rivelatasi fuori dal mondo, dalla storia, dalla sostanza pedagogica dell’ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, N.d.R.] e della persona da considerare prima dell’etichetta di disabilità. Su questo ho sempre sostenuto la necessità di un profilo unico e formato, almeno basilarmente, su tutte le disabilità e con una formazione universitaria adattata allo scopo.
Ma la cosa che lascia veramente basiti è questa imposizione, già praticamente legge, il cui unico effetto sarà inquadrare tutti i futuri “assistenti all’autonomia e comunicazione-ASACOM” come diplomati con relativo inquadramento. Ovvero, demansionamento generalizzato, anche per chi ha ottenuto con fatica il D2, ovvero, il riconoscimento del titolo universitario.
Questa prospettiva è tanto più vergognosa perché ignora il fatto che il 50% degli attuali professionisti ha una laurea e la restante parte (per esempio chi ha il titolo LIS) ha almeno tre anni di formazione aggiuntiva. Per non dire dei corsi ABA (Analisi Applicata del Comportamento), CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) e compagnia cantante, che sono imposti a professionisti che guadagnano (anche grazie i tagli), non più di 1.000/1200 euro al mese e per soli nove mesi l’anno (per confrontare i dati, si veda una ricerca svolta da chi scrive a questo link).
Viene ufficializzato, dunque, che questi professionisti sono dei jolly che fanno un po’ i bidelli un po’ i sostituti dei sostegni, a meno che non servano a nessuno perché l’alunno è assente, considerati e inquadrati ufficialmente come l’ultima ruota di riserva dell’ultimo carro!
E tutto questo accade in un silenzio e in una mancanza di interesse assolutamente assordante. 80.000 lavoratori fantasma, di cui nessuno parla, lasciati allo sbando da decenni.

Conclusione
Se c’è quindi un momento di alzare la testa, è questo, tornando ad affermare forte e chiaro che la statalizzazione è e resta l’unica opzione, senza possibilità di alternative. Esattamente come fu fatto per 180.000 collaboratori scolastici prima nel 2000 e poi nel 2019 (segno evidente che è possibile, si-può-fare).
Tutti coloro che affermano di avere a cuore l’inclusione scolastica, senza esclusioni, dovrebbero prendere posizione. Adesso, non c’è più tempo.

*Insegnante di sostegno, già assistente all’autonomia e alla comunicazione.

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I risvolti della vita con l’albinismo oltre ogni cliché

“Albino” deriva dal latino “albus” che significa “bianco”, ma cosa significa davvero essere una persona albina non si trova scritto nei vocabolari e nei libri di medicina. Per capirlo bisogna confrontarsi con chi convive con questa anomalia genetica rara. Proviamo a scoprirlo insieme a Laura Bonanni, psicoterapeuta di Roma, firma anche di Superando, che si racconta a cuore aperto La piccola Laura Bonanni con la mamma Angelica in una foto dei primi Anni Sessanta

“Albino” deriva dal latino albus che significa “bianco”, ma cosa significa davvero essere una persona albina non si trova scritto nei vocabolari e nei libri di medicina. Per capirlo bisogna confrontarsi con chi convive con questa anomalia genetica rara, caratterizzata da assenza o riduzione di melanina su pelle, occhi e capelli, che comporta anche implicazioni patologiche poco conosciute, principalmente legate alla vista.
Andiamo dunque a scoprire i risvolti della vita con l’albinismo grazie alla testimonianza della dottoressa Laura Bonanni, psicoterapeuta di Roma, firma anche di Superando, che si racconta a cuore aperto.

Laura, quali difficoltà ha dovuto affrontare con se stessa e con gli altri?
«Faccio una rapida e doverosa premessa. Io sono nata nel 1963 e a quei tempi le “diversità” erano viste ed esperite abbastanza male. Da bambina sono stata oggetto di bullismo, la mia famiglia e alcuni insegnanti mi hanno molto aiutata. Crescendo ho sviluppato delle mie capacità adattive e dopo la scuola media superiore, la scelta di iscrivermi a psicologia non è stata un caso! Ho fatto molta psicoterapia sia per motivi professionali che personali e ora, a 62 anni, ho imparato e acquisito molto sul modo di approcciarmi alla mia e altrui “diversità”, benché sia sempre in cammino».

Un cammino lungo una strada non agevole fin da bambina, dove tuttavia non mancano i bei ricordi…
«La mia infanzia è stata di buona qualità. All’asilo alcuni problemi ci sono stati, per ignoranza e un po’ per svogliatezza dell’istituzione, diciamo; comunque ho avuto tutto l’aiuto possibile dai miei genitori e a parte gli episodi di bullismo di cui detto, che mi facevano soffrire, la mia famiglia c’era sempre e quindi sono andata avanti. Anche il mio maestro delle elementari è stato bravo, attento e supportivo. Gli Anni Sessanta e Settanta sono stati anni di passaggio per la scuola, in merito alle persone con disabilità, sia la buona volontà che la creatività delle famiglie e dell’istituzione scolastica facevano la differenza. In adolescenza qualche problema in più l’ho vissuto, poiché iniziavo ad essere più consapevole della mia “diversità” e delle difficoltà; poi si sa, l’adolescenza è una fase delicata per tutti».

In famiglia come è stata vissuta la sua condizione?
«I miei genitori hanno fatto un loro percorso disgiunto in merito all’accettazione dell’albinismo, non è stato facile e comunque mi hanno sempre messo nelle condizioni di frequentare altri coetanei, giocare a casa e fuori, andare al mare, insomma tutto quello che fa un bambino qualunque. Da subito mi hanno spiegato che avevo una “diversità”, ma che nonostante i limiti, ero una bambina come gli altri, che potevo farcela e loro mi avrebbero aiutata e sostenuta e così è stato».

Il filo rosso nella vita della dottoressa Bonanni è fatto di costanza e determinazione, due peculiarità acquisite nel tempo. Non esistono formule universali, ognuno trova la sua, certo è che il lavoro interiore di accettazione non finisce mai e a volte va a braccetto con il lavoro sull’aspetto esteriore. Laura ha imparato a valorizzare il colore dei suoi capelli, ricci e chiarissimi, indossa abiti di colori particolari che mettono in evidenza i suoi occhi azzurri tendenti al viola. Non è soltanto una questione esteriore, però… «Aggiungo solo questo: benissimo lavorare sulla dimensione estetica (ciglia, sopracciglia, capelli e quant’altro), ma se non si lavora sull’interno… la vedo dura. Questo discorso, comunque, vale un po’ per tutti, albini e non, secondo me».

Laura ci spiega che «l’albinismo porta in sé delle difficoltà come l’ipovisione, i problemi nella visione tridimensionale, perché non si fondono le immagini, cioè si ha una visione monoculare. Il visus [capacità dell’occhio di distinguere dettagli fini a una certa distanza, N.d.R.] è molto ridotto, si arriva a un massimo di tre decimi, e poi c’è la presenza del nistagmo e dello strabismo per alcune persone. Io ho sia lo strabismo che il nistagmo, ovvero quel movimento pendolare degli occhi che affatica la messa a fuoco. Sono importanti e fondamentali degli accorgimenti che si acquisiscono crescendo, ma che oggi vengono anche insegnati e facilitati dai centri di ipovisione che ai miei tempi non c’erano».

Laura Bonanni oggi

Restando nelle difficoltà concrete, ci sono anche problemi di sensibilità alla luce e alla pelle, dovuti all’assenza di melanina. A tal proposito, il 5 settembre di quest’anno, si è realizzata una storica approvazione da parte dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha riconosciuto la protezione solare ad ampio spettro come farmaco essenziale per le persone albine, più esposte alle ustioni solari e ai tumori cutanei maligni.
L’albinismo è diventato oggetto di attenzione anche da parte delle Nazioni Unite che hanno istituito il 13 giugno come Giornata Mondiale dell’Albinismo in quanto tale condizione, in alcune parti del mondo, è causa di gravissime forme di discriminazione, fino alla soppressione fisica. Accade in vaste zone dell’Africa, soprattutto subsahariana, dove questa condizione genetica rara ha un’incidenza più alta.
Pur non essendo, da definizione medica, una vera e propria “patologia”, l’albinismo dal 2016 è entrato a far parte delle malattie rare. E se questo può portare vantaggi dal punto di vista dell’accesso alle terapie e ad altri tipi di supporti, ancora qui in Italia c’è molto da lavorare dal punto di vista culturale.

Quante sono nel nostro Paese le persone con albinismo? Ed esistono servizi ad hoc di supporto?
«In Italia le persone con albinismo sono circa 4.000. Non esistono servizi ad hoc di supporto, ci sono i centri di ipovisione, perché l’albinismo ha come sua peculiarità l’ipovisione, appunto e, a mio parere non necessita di un trattamento settario. Ciò di cui si potrebbe giovare l’albino e il suo nucleo familiare è un buon lavoro psicoterapico, per l’accettazione, la gestione e la relazionalità. Non entro in dettaglio perché qui parte la professionista che sono e non è questa la sede per approfondire il discorso».

Una decisione, quella di dedicarsi alla psicoterapia, non disgiunta dal percorso esistenziale, come già accennava in precedenza…
«Nella scelta di fare la psicoterapeuta ha molto influito la mia particolarità genetica, me ne sono resa conto durante la mia analisi personale. Le scelte professionali sono molto correlate a dinamiche inconsce. Il mio lavoro, la specificità degli studi che ho fatto dopo la laurea, ovvero la mia specializzazione in analisi transazionale, mi aiutano moltissimo, ogni giorno, a conoscermi, riconoscermi e vivere la vita con onestà, coraggio e forza d’animo. Fra i miei pazienti non ho avuto specificamente persone con albinismo, ma ipovedenti per altre patologie, sì».

L’attività a stretto contatto con le persone richiede tatto e capacità di razionalizzare, trovare un equilibrio tra l’immedesimazione e il necessario distacco professionale…
«Il lavoro dello psicoterapeuta è un lavoro molto delicato, oggi un po’ inflazionato e un po’ alla “moda”: sono tutti un po’ psicologi, direi, si atteggiano ad esserlo. Un lavoro che se non hai una buona formazione raggiunta anche con tanta analisi personale, rischi di fare danni seri. Quando un terapeuta presenta problematiche o comunque peculiarità similari a quelle del paziente, bisogna stare con le antenne dritte! Perché se la terapia personale è indispensabile quando si intraprende questo lavoro, a maggior ragione lo è quando ci si trova in contatto con dinamiche similari. Le collusioni sono una “brutta bestia” e voler “salvare” qualcuno che presenta problematiche simili alle nostre, è un bel problema».

Il libro “Chiari per natura” di cui Laura Bonanni è tra gli Autori

Laura è co-autrice di un libro, Chiari per natura. L’albinismo: una diversità vivibile (editrice Galassia Arte), ed è impegnata a livello sociale per far conoscere la sua condizione, sensibilizzando l’opinione pubblica, divulgando informazioni e favorendo una maggiore consapevolezza nelle persone albine: «Nei primi Anni 2000 ho sentito l’esigenza di sapere qualcosa di più sull’albinismo e così, grazie ad internet, trovai un bel portale, www.albinismo.eu; da lì iniziò per me una bellissima esperienza che mi ha portata non solo a conoscere molti albini, ma anche ad essere una delle referenti del blog del sito e co-organizzatrice dei primi tre convegni nazionali sull’albinismo».

In base alla sua esperienza, cosa sente di consigliare ad una persona albina che ancora fatica ad inserirsi nella società e ad accettarsi?
«Io convivo con l’albinismo e in buona parte l’ho accettato, grazie anche alla mia analisi personale, al cammino che ho fatto e ancora faccio, dentro di me. La vita è un viaggio ed io sono in viaggio. Ciascuno di noi, albini o no, è un essere irripetibile e presenta sue modalità di vivere e gestire gli aspetti della propria “diversità”. Come sono diverse le famiglie e le proprie storie di vita e accettazione/convivenza, in merito a una disabilità. Noi albini abbiamo un’anomalia genetica e siamo persone con pregi e difetti, punti di forza e di debolezza, come chiunque altro, quindi stare con altri, aprirsi ad altri modi di vedere e vivere la vita, con i dovuti accorgimenti necessari, farà bene a noi e a chi ha piacere di frequentarci. Il limite è prima di tutto nella nostra testa. Niente compiacenze, niente iperadattamenti. E avanti con coraggio».

Cosa si augura, infine, per il futuro delle persone albine?
«Mi auguro di vero cuore una funzionale consapevolezza fatta di assertività, non di vittimismo, pietismo e strumentalizzazioni varie. Fatta di sana forza d’animo e di buon lavoro più sull’interno che sull’immagine. Mi auguro che i genitori dei “nuovi” albini abbiano la volontà di lavorare sulle proprie convinzioni interne, spesso distorte e autolimitanti, perché sono esse a creare per prime problemi ai figli. E per ultimo, ma non per ultimo, uscire dai “nuovi ghetti”, come a volte possono essere o diventare, le associazioni, i gruppi e le chat».

*Direttrice responsabile di «Superando». Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “L’albinismo oltre i cliché. Il racconto personale e professionale della psicoterapeuta Laura Bonanni”, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Le autonomie dei giovani con disabilità: una mostra fotografica multisensoriale

Il 20 novembre il Centro Documentazione Handicap di Bologna ospiterà la mostra fotografica multisensoriale “PoV – Point of View”, dedicata alle autonomie e all’inserimento lavorativo dei giovani con disabilità, iniziativa promossa dalla Cooperativa Sociale IT2, con la collaborazione dei partner del progettodel Comune di Bologna “Periferie Inclusive”, realizzato da una rete di Enti del Terzo Settore

Sarà il Centro Documentazione Handicap di Bologna (Via Pirandello, 24, ore 17.30-21) ad ospitare il 20 novembre la mostra fotografica multisensoriale PoV – Point of View, dedicata alle autonomie e all’inserimento lavorativo dei giovani con disabilità.
Promossa dalla Cooperativa Sociale IT2 e nata all’interno del Laboratorio Occupazionale Verbena, l’esposizione è stata allestita con la collaborazione dei partner del progetto Periferie Inclusive, avviato dal Comune di Bologna con il sostegno del Ministero per le Disabilità, e realizzato da una rete di Enti del Terzo Settore (Accaparlante, Circolo La Fattoria, CEPS-Centro Emiliano Progetti Sociali per la Trisomia 21 e Associazione Il Parco), per favorire l’autonomia, la partecipazione e l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità o fragilità.

«Attraverso questa mostra – spiegano i promotori – intendiamo ribadire una visione comune, ossia che l’inclusione nasce dal riconoscimento del valore e della prospettiva di ciascuno, e che l’arte è uno dei modi più potenti per renderla visibile. PoV – Point of View invita infatti a riflettere su come il punto di vista da cui osserviamo il mondo definisca i nostri confini, ma anche le possibilità di oltrepassarli. La mostra nasce quindi dal desiderio di esplorare prospettive nuove e autentiche, attraverso gesti creativi puri e immediati: fotografie realizzate da chi ha impugnato per la prima volta una macchina fotografica, suoni nati spontaneamente davanti a un microfono, materiali di recupero e aromi scelti per ispirazione».

Il percorso espositivo si articolerà in tre spazi simbolici, la testa, il cuore, le braccia e gambe – per rappresentare rispettivamente il pensiero, l’emozione e l’azione, il tutto attraverso un viaggio tra i sensi e le percezioni, per raccontare appunto il mondo da prospettive differenti, autentiche e personali.
L’esperienza si arricchirà inoltre della traduzione dei testi presenti in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), realizzati da un partecipante al percorso, con la supervisione del Progetto Calamaio della Cooperativa Accaparlante, integrando parole, simboli e immagini, per rendere la mostra accessibile e partecipata da tutti.
La visita del 20 novembre, infine, sarà accompagnata anche da un momento conviviale, un buffet curato dal Circolo La Fattoria, che offrirà l’occasione per condividere riflessioni ed esperienze in un clima informale e accogliente. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@it2.it (Luigi Traisci); lucia.cominoli@accaparlante.it (Lucia Cominoli).

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Accessibilità audiovisiva agli spettacoli dal vivo

Si intitolerà “Accessibilità audiovisiva agli spettacoli dal vivo”, la conferenza aperta al pubblico in programma per il 14 novembre a Roma (ma fruibile anche in streaming), organizzata dall’Università UNINT, con il patrocinio di ENS e UICI, iniziativa voluta con l’obiettivo appunto di incrementare l’offerta accessibile sul territorio nazionale degli spettacoli teatrali dal vivo e degli eventi culturali in genere

Si intitolerà Accessibilità audiovisiva agli spettacoli dal vivo, la conferenza aperta al pubblico in programma per la mattinata del 14 novembre a Roma (Aula Magna dell’UNINT-Università degli Studi Internazionali, Via delle Sette Chiese, 139, ore 10; ma si potrà partecipare anche in streaming), organizzata dallo stesso Ateneo ospitante, con il patrocinio di ENS (Ente Nazionale Sordi) e UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), riunendo esperti e rappresentanti di Istituzioni quali la RAI, il Teatro alla Scala di Milano, il DAMS e le stesse ENS e UICI, il tutto con l’obiettivo di incrementare l’offerta accessibile sul territorio nazionale. Nel pomeriggio, poi (ore 16) è previsto un workshop specificamente dedicato all’accessibilità teatrale. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo della giornata. Per ogni ulteriore informazione: stefano.raimondi@puntosrt.it (Stefano Raimondi).

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Per la prima volta al Centro Sud i Giochi Nazionali Invernali di Special Olympics

Nel mese di marzo del prossimo anno, per la prima volta un evento nazionale invernale di Special Olympics, la componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, si terrà al Centro Sud del nostro Paese: saranno i XXXVII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics che vedranno Ovindoli accogliere più di 500 atleti con e senza disabilità intellettive e che verranno presentati domani, 11 novembre, all’Aquila, presso il Consiglio Regionale dell’Abruzzo

Dal 2 al 6 marzo del prossimo anno, per la prima volta un evento nazionale invernale di Special Olympics, la componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, si terrà al Centro Sud del nostro Paese: accadrà con i XXXVII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics che vedranno Ovindoli (l’Aquila) accogliere più di 500 atleti con e senza disabilità intellettive, impegnati a gareggiare nello sci alpino, nello sci nordico, nella corsa con le racchette da neve e nello snowboard, oltre ai familiari, tecnici e volontari.

L’evento verrà presentato pubblicamente domani, 11 novembre, all’Aquila (Sala Ipogea del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, Via Iacobucci, 4, ore 11), nel corso di una conferenza stampa promossa da Special Olympics Italia cui parteciperanno autorevoli rappresentanti delle Istituzioni Amministrative e del mondo sportivo.
«Sarà una manifestazione che andrà oltre lo sport – sottolineano da Special Olympics -, con l’obiettivo di coinvolgere tutte le Istituzioni, la scuola e le famiglie, accendendo i riflettori sulle politiche in favore dell’inclusione sociale, al fine di sensibilizzare, attraverso la conoscenza e la partecipazione, l’opinione pubblica contro ogni forma di emarginazione e pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità intellettive». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per ulteriori informazioni: stampa@specialolympics.it (Giampiero Casale).

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Ma quella vicenda non riguarda solo i maltrattati e le loro famiglie, proprio no!

«Sono passati alcuni giorni dalla Sentenza sui gravissimi maltrattamenti a persone con disturbo dello spettro autistico avvenuti nel 2016 in una struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), gestita dalla Fondazione Stella Maris – scrive Marino Lupi – e il poco risalto mediatico dato alla Sentenza stessa si è definitivamente spento. Ma quella vicenda non riguarda solo i maltrattati e le loro famiglie, riguarda tutti noi. Che società è che permette che i figli più fragili vengano maltrattati?» Giovanna Cataldo, “Indifferenza”, 2019 (©Giovanna Cataldo)

Sono ormai passati alcuni giorni dalla Sentenza [se ne legga anche su queste pagine, N.d.R.] e quel poco di risalto mediatico che aveva avuto il processo per gravissimi maltrattamenti a persone con disturbo dello spettro autistico avvenuti nel 2016 nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), gestita dalla Fondazione Stella Maris, si è definitivamente spento. Così il tentativo di ricondurre la vicenda ad un qualcosa che riguardava e che riguarda solo i maltrattati e le loro famiglie si realizza.
La politica non se n’è occupata prima e non se n’è occupata durante il processo, figuriamoci ora. Dove sono i Sindaci di quei territori, dov’è la Regione?

La vicenda, però, non riguarda solo i maltrattati e le loro famiglie. Assolutamente no. Riguarda la comunità o, se volete, riguarda tutti noi. Che società è che permette che i figli più fragili vengano maltrattati? È questo il progresso, è questa la civiltà?
Non mi piace vivere in una comunità che non si occupa dei propri figli più fragili, non mi piace vivere in una comunità che quando i nostri figli più fragili vengono derisi, offesi, maltrattati e picchiati si volta dall’altra parte. E poi magari chi si volta dall’altra parte è presente alle inaugurazioni di nuovi istituti che la storia ci dice già ora che destino avranno.
La nostra comunità che pensa che queste vicende non la riguardino è ben poca cosa anche se si riempie la bocca con parole come welfare, presa in carico e altre belle dichiarazioni. È evidente che in questo momento chi si volta altrove ha altre priorità e la convinzione che debba toccare sempre agli altri è dominante e fa comodo ma…

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»… [adattamento di un sermone del pastore Martin Niemöller sull’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti e delle purghe dei diversi gruppi, N.d.R.].

*Presidente dell’Associazione Autismo Toscana e del Coordinamento Toscano Autismo.

Il presente contributo di riflessione è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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I 28 emendamenti presentati dalla Federazione FISH al Disegno di Legge di Bilancio

Garanzia di risorse stabili e continuative, sostegno concreto ai caregiver familiari, realizzazione di un sistema integrato di servizi di prossimità, rafforzamento della governance delle politiche sulla disabilità, abbandonando la logica emergenziale o assistenzialistica e investendo in modo strutturale in autonomia, partecipazione e pari opportunità: sono le linee su cui si articolano i 28 emendamenti presentati dalla Federazione FISH al Disegno di Legge per il Bilancio 2026

Sono quattro le direttrici strategiche su cui si articolano i 28 emendamenti presentati dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) al Disegno di Legge per il Bilancio 2026 (AS 1689), all’insegna di un preciso messaggio lanciato dal presidente della Federazione Vincenzo Falabella, secondo il quale «le persone con disabilità e le loro famiglie non possono continuare a essere marginali nei processi di programmazione economica nazionale. È necessario infatti un cambio di paradigma che metta l’inclusione, l’autonomia e la dignità al centro dello sviluppo del Paese».

Nel documento depositato dalla FISH presso la Commissione Bilancio del Senato (disponibile integralmente a questo link), i vari emendamenti richiesti, come viene sottolineato, «puntano a garantire risorse strutturali, adeguate e continuative per sostenere politiche pubbliche realmente orientate alla piena realizzazione personale, all’autonomia e all’inclusione sociale, lavorativa e comunitaria delle persone con disabilità e delle loro famiglie».

Quattro, come accennato inizialmente, le direttive strategiche del documento, vale a dire innanzitutto «la garanzia di risorse stabili e continuative per politiche e interventi finalizzati alla piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita economica e sociale, attraverso percorsi personalizzati di inclusione lavorativa, formativa e comunitaria». Gli emendamenti presentati, infatti, «prevedono il potenziamento dei fondi per l’inclusione attiva, la vita indipendente e l’accessibilità universale ai servizi».
Viene poi chiesto «sostegno concreto ai caregiver familiari, con il riconoscimento del loro ruolo fondamentale nel sistema di welfare, da assicurare con strumenti economici, previdenziali e di conciliazione vita-lavoro che ne valorizzino la funzione di cura e di accompagnamento quotidiano».
E ancora, «la realizzazione di un sistema integrato di servizi di prossimità, capace di rispondere in modo personalizzato e tempestivo ai bisogni delle persone e delle famiglie nei territori, promuovendo la permanenza della persona nel proprio contesto di vita e la deistituzionalizzazione».
Infine, «un rafforzamento della governance delle politiche sulla disabilità, attraverso la stabilizzazione di sedi di confronto strutturato e partecipato con le organizzazioni rappresentative e con il Terzo Settore, al fine di garantire una programmazione realmente condivisa, efficace e coerente con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».

In conclusione la FISH ribadisce che «la disabilità non è una questione settoriale, ma un tema trasversale che riguarda l’equità, la crescita e la coesione sociale del Paese. Le politiche di bilancio devono dunque abbandonare la logica emergenziale o assistenzialistica, per investire in modo strutturale in autonomia, partecipazione e pari opportunità».
«Non chiediamo interventi episodici – dichiara a tal proposito Falabella -, ma una visione di lungo periodo che consideri le persone con disabilità e le famiglie come soggetti attivi di co-progettazione e corresponsabilità nelle politiche pubbliche. È questa la condizione per un welfare davvero inclusivo, sostenibile e generativo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Disabilità intellettiva e neurodiversità, una sfida che ci riguarda

Un incontro per informare familiari, caregiver, professionisti e professioniste, sostenitori e sostenitrici sui progressi della ricerca scientifica che puntano a migliorare la salute e la qualità di vita per le persone con disabilità intellettiva e neurodivergenti: sarà questo, il 15 novembre a Padova, il convegno “Disabilità intellettiva e neurodiversità, una sfida che ci riguarda”, promosso dalla Fondazione Vite Vere e dall’Associazione Down DADI Una giovane con sindrome di Down

È in programma per il pomeriggio del 15 novembre a Padova il convegno denominato Disabilità intellettiva e neurodiversità, una sfida che ci riguarda, promosso dalla Fondazione Vite Vere e dall’Associazione Down DADI. L’evento sarà anche un’occasione per celebrare i 40 anni di vita di quest’ultima realtà, nata per volontà di un gruppo di genitori nel 1985.
L’iniziativa si svolgerà delle 14 alle 19 presso l’Auditorium dell’Orto Botanico (Via Orto Botanico, 15) della città veneta e con essa si intende informare familiari, caregiver, professionisti e professioniste, sostenitori e sostenitrici sui progressi della ricerca scientifica che puntano a migliorare la salute e la qualità di vita per le persone con disabilità intellettiva e neurodivergenti.

Entrando nel dettaglio: Trattare i disordini del neurosviluppo. Un nuovo farmaco è in cammino per i disturbi dello spettro autistico: a che punto siamo per questa indicazione terapeutica e per le altre? è il tema che verrà sviluppato da Laura Cancedda dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) di Genova; Il progetto europeo ICOD per le persone con sindrome di Down è il titolo dell’intervento di Filippo Caraci del Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute dell’Università di Catania & IRCCS Oasi di Troina (Enna); Potenziare le funzioni esecutive nella sindrome di Down: il progetto EXPO è l’argomento affidato a Silvia Lanfranchi del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova; Stimolazione cerebrale non invasiva per migliorare il linguaggio nella sindrome di Down è, infine, il tema di cui si occuperà Floriana Costanzo, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS di Roma. (Simona Lancioni)

La partecipazione al convegno sarà gratuita, previa iscrizione (tramite il modulo a questo link). Il programma completo è disponibile a quest’altro link. Per ulteriori informazioni: segreteria@associazionedadi.it.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Arriva da Pomigliano d’Arco uno shopper che accende i motori della solidarietà

Arriva da Pomigliano d’Arco (Napoli) lo shopper solidale “Abilmente”, simbolo del progetto denominato “Sviluppa e Potenzia le Proprie Abilità”, ideato per promuovere l’inclusione attraverso lo sport e la socialità. Alla base di questa visione c’è l’ideale del donare agli altri, in un territorio come quello pomiglianese, dove negli Anni Ottanta nacque l’AGVH, una delle prime associazioni provinciali dedicate alla tutela dei diritti delle persone con disabilità

Arriva da Pomigliano d’Arco (Napoli) un segnale di speranza e impegno concreto, il nuovo shopper solidale Abilmente, simbolo del progetto denominato Sviluppa e Potenzia le Proprie Abilità, ideato per promuovere l’inclusione attraverso lo sport e la socialità.
Alla base di questa visione c’è l’ideale del donare agli altri, principio profondamente radicato nel territorio pomiglianese, dove negli Anni Ottanta nacque l’AGVH, una delle prime associazioni provinciali dedicate alla tutela dei diritti delle persone con disabilità.
Tra i fondatori dell’AGVH vi era anche il padre di Maria Rosaria Ricci – firma già nota a Lettori e Lettrici di Superando -, una figura di riferimento che ha trasmesso il valore della solidarietà come strumento di cambiamento reale.
Quell’esperienza pionieristica, fondata sull’unione di genitori e volontari, ha contribuito a formare la consapevolezza che chi può, deve dare, affrontando la vita con coraggio, dignità e spirito di servizio. Da questo insegnamento è nato un impegno costante nel promuovere progetti che rendano possibile ciò che spesso sembra irraggiungibile.

Oggi, dunque, lo shopper solidale diventa un segno concreto di questa missione: un piccolo oggetto, ma un grande gesto. Riporta il logo della scuola di sci Abilmente – Sviluppa e Potenzia le Proprie Abilità e rappresenta il desiderio di costruire un futuro in cui nessuno resti indietro.
Il ricavato contribuirà a sostenere le attività del progetto, tra cui il corso di sci per persone con disabilità, un’esperienza che da anni regala sorrisi, autonomia e fiducia a chi vi partecipa (se ne legga già anche sulle nostre pagine).
«La bellezza del donare – sottolinea Maria Rosaria Ricci – consiste nello “spolverare” il concetto dell’“io”, facendo emergere il “noi”, un noi fatto di leggerezza, tenerezza e partecipazione». (S.D. e S.B.)

Chi desidera sostenere l’iniziativa di cui si parla nella presente nota o ricevere informazioni sulla shopper solidale Abilmente, può contattare Maria Rosaria Ricci a: merimerifantina@gmail.com.

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Una seria e pubblica riflessione sul futuro delle Consulte sulla Disabilità di Milano e Roma

«Riteniamo urgente aprire una riflessione seria e pubblica sul futuro delle Consulte Cittadine per i diritti delle persone con disabilità di Milano e Roma, che devono tornare ad essere strumenti di democrazia reale, capaci di ascoltare, costruire e incidere»: lo scrivono in una nota congiunta l’Associazione Nessuno è Escluso e il Direttivo della Consulta Cittadina sulla Disabilità di Roma

«Le Consulte Cittadine per i diritti delle persone con disabilità di Milano e Roma, nate per rappresentare i diritti dei cittadini più fragili, sono bloccate da logiche di potere, conflitti d’interesse e personalismi che ne hanno svuotato la missione originaria»: lo sottolineano in una nota congiunta l’Associazione Nessuno è Escluso e il Direttivo della Consulta Cittadina sulla Disabilità di Roma, che ritengono «urgente aprire una riflessione seria e pubblica sul futuro delle Consulte e delle rappresentanze dei cittadini con disabilità», perché «le Consulte devono tornare ad essere strumenti di democrazia reale, capaci di ascoltare, costruire e incidere». (S.B.)

A questo link è disponibile il testo integrale della nota diffusa congiuntamente da Nessuno è Escluso e dal Direttivo della Consulta Cittadina sulla Disabilità di Roma. Per ulteriori informazioni: associazione@nessuno-escluso.it, lalampadadeidesideri.ccd@gmail.com.

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“Il mio nuovo mondo”, docufilm su chi vive con patologie complesse e poco conosciute

Presentato nei giorni scorsi a Roma, presso la Camera dei Deputati, il docufilm “Il mio nuovo mondo”, realizzato da Telomero Produzioni, con il contributo non condizionante di Chiesi Italia, è un racconto corale che intende promuovere consapevolezza sul vissuto di persone che convivono con patologie complesse e spesso poco conosciute, valorizzando il ruolo dell’informazione e della conoscenza nel contrasto allo stigma sociale, oltreché l’importanza del percorso di cura

Realizzato da Telomero Produzioni, con il contributo non condizionante di Chiesi Italia, il docufilm Il mio nuovo mondo – che sarà trasmesso in prima visione a fine novembre sui canali LA7 e LA7d (e in streaming su Rivedi LA7), diventando poi disponibile da gennaio su Amazon Prime Video – è un racconto corale scritto e diretto da Donatella Romani e Roberto Amato, che intende promuovere una maggiore consapevolezza sul vissuto delle persone che convivono con patologie complesse e spesso poco conosciute, valorizzando il ruolo dell’informazione e della conoscenza nel contrasto allo stigma sociale e del percorso di cura.

Nel dettaglio, attraverso sei capitoli, accompagnati dalla voce narrante dell’attrice Roberta Garzia, Il mio nuovo mondo racconta le storie di tre persone che vivono con l’epidermolisi bollosa, la malattia di Anderson-Fabry e la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), e della caregiver di una persona con asma grave. Il loro coinvolgimento è stato possibile grazie alla collaborazione con Debra Family, Associazione presieduta da Anna Faccin, paziente attiva nel sostegno alle persone che vivono con l’epidermolisi bollosa, l’AIAF (Associazione Italiana Anderson-Fabry), presieduta da Stefania Tobaldini, che guida con impegno e passione la comunità di pazienti che convivono con la malattia di Anderson-Fabry e Respiriamo Insieme, presieduta da Simona Barbaglia, caregiver e madre di un giovane con asma grave, e rappresentata anche dal paziente Marco, affetto da BPCO.
Il racconto del docufilm si arricchisce inoltre delle voci di tre clinici di rilievo, quali Giuseppe Argenziano, ordinario e direttore della Clinica Dermatologica dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, Gianni Carraro, dirigente medico presso l’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi nell’Azienda Ospedaliera di Padova e Paola Rogliani, ordinaria e direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Policlinico Tor Vergata dell’Università di Roma Tor Vergata e presidente eletta della SIP (Società Italiana di Pneumologia).

Il mio nuovo mondo è stato pubblicamente presentato nei giorni scorsi a Roma, presso la Camera dei Deputati, alla presenza di rappresentanti delle Istituzioni, delle Associazioni di pazienti e dei clinici, durante un incontro che ha offerto una preziosa occasione di confronto sul tema delle patologie croniche e rare e sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento, a quest’altro link il trailer di Il mio nuovo mondo. Per altre informazioni: Daniela Russo (daniela.russo@in-rete.net).

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Superando media partner della mostra itinerante su Alfredo Catarsini a Montecatini Terme

Dal 15 novembre al 15 febbraio 2026 il Mo.C.A. Contemporary Art di Montecatini Terme (Pistoia) ospiterà “Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina”, quarta tappa (dopo Firenze, Viareggio e Pisa) della mostra itinerante a cura della Fondazione Alfredo Catarsini 1899, progetto espositivo che vede come media partner la nostra testata Superando

Come avevamo a suo tempo già anticipato, dal 15 novembre al 15 febbraio 2026 il Mo.C.A. Contemporary Art di Montecatini Terme (Pistoia), spazio espositivo dedicato all’arte moderna e contemporanea situato all’interno del Palazzo Comunale della città toscana, ospiterà Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina, quarta tappa (dopo Firenze, Viareggio e Pisa) della mostra itinerante a cura della Fondazione Alfredo Catarsini 1899, il cui progetto espositivo è promosso e realizzato con il contributo del Comune di Montecatini Terme e che come media partner vede la nostra testata Superando.
Si tratta, lo ricordiamo, di una ricca retrospettiva sulla carriera artistica di Alfredo Catarsini che oggi suscita un rinnovato interesse da parte degli amanti dell’arte, grazie all’impegno della Fondazione che ne porta il nome, della quale più volte ci siamo occupati su queste pagine per l’impegno nel promuovere una cultura accessibile a tutti e tutte.

La mostra verrà inaugurata nella mattinata del 15 novembre (ore 11) nella sede espositiva di Viale Giuseppe Verdi, 46, alla presenza della vicesindaca e assessora alla Cultura del Comune di Montecatini Terme Beatrice Chelli, della presidente della Fondazione Alfredo Catarsini 1899, Elena Martinelli, da noi recentemente intervistata, e dello storico dell’arte Rodolfo Bona, curatore della mostra antologica di Alfredo Catarsini al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Brescia), che nel 2024 ha aperto la strada alla mostra itinerante su invito del presidente del Vittoriale stesso, Giordano Bruno Guerri.

Il Mo.CA – Montecatini Terme Contemporary Art è lo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea situato al piano terra del Palazzo Comunale di Montecatini Terme. Nel 1918 l’edificio fu impreziosito dalle tempere murali dall’artista Galileo Chini, che decorano il piano terra, l’ampio scalone e gli alti soffitti del primo piano i quali, attraverso balaustre, sono connessi con l’atrio d’ingresso e con il salone centrale adibito un tempo ad ufficio postale.

L’intero percorso espositivo del Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina rientra nel progetto pluriennale L’Arte accessibile per tutti, promosso dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899, che ha sviluppato una propria metodica originale e che mira a rendere l’arte e i luoghi di cultura e turistici accessibili a chiunque. In tal senso, la mostra è stata pensata per essere visitata anche da persone con disabilità visiva, che possono esplorarla in autonomia e al proprio ritmo. Nello specifico, l’accessibilità è garantita da descrizioni audio (in italiano e inglese), adattate per chi non vede, a cui si accede tramite codici QR con il proprio smartphone. (S.D.)

Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina, mostra itinerante, 15 novembre 2025-15 febbraio 2026, Mo.CA (Montecatini Terme Arte Contemporanea), Viale Giuseppe Verdi, 46, Montecatini Terme (Pistoia). Dopo l’inaugurazione del 15 novembre, gli orari di visita saranno da martedì a venerdì, ore 10-12, il sabato e la domenica, ore 10.30-12.30 e 15.30-18.30 (lunedì chiuso). Per ogni ulteriore informazione: Marco Ferri (press@marcoferri.info).

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La Fondazione Progettoautismo FVG inizia a realizzare un sogno

Rappresentanti istituzionali della Regione Friuli Venezia Giulia e “testimoni d’onore” come Stefano Belisari, meglio noto come Elio di Elio e le Storie Tese, saranno presenti il 10 novembre a Feletto Umberto di Tavagnacco (Udine) alla posa della prima pietra del villaggio di cohousing “Enzo Cainero”, da parte della Fondazione Progettoautismo FVG, progetto che nella volontà dei promotori renderà concreta la soluzione al problema del “Dopo di Noi”

«Stiamo per iniziare a realizzare un sogno, vale a dire la posa della prima pietra del villaggio di cohousing “Enzo Cainero”, nuovo e importante progetto che renderà concreto il nostro grande obiettivo del “Dopo di Noi”, creare cioè un ambiente sereno e protetto che assicuri la continuità della convivenza per le persone con autismo con i propri genitori, anche quando quest’ultimi diventeranno persone fragili, liberando al contempo i fratelli e le sorelle da condizionamenti e garantendo a tutta la famiglia un futuro di scelte libere e maggiore serenità»: a dirlo è Elena Bulfone, presidente della Fondazione Progettoautismo FVG, nel segnalare che il significativo evento da lei presentato si avrà nel pomeriggio del 10 novembre, presso la sede della Fondazione a Feletto Umberto di Tavagnacco, in provincia di Udine (Via Perugia, 7, ore 17.30), alla presenza, tra gli altri, di Massimiliano Fedriga e Riccardo Ricciardi, rispettivamente presidente e assessore alla Salute, alle Politiche Sociali e alla Disabilità della Regione Friuli Veenezia Giulia, nonché di “testimoni d’onore” quali Stefano Belisari, meglio noto come Elio di Elio e le Storie Tese e il giornalista Toni Capuozzo. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@progettoautismofvg.it.

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La presentazione dell’Intergruppo Parlamentare sulla Sclerosi Multipla e Patologie Correlate

«Un impegno integrato per migliorare la vita delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate, promuovendo un dialogo costante tra Parlamento, Istituzioni, mondo scientifico e Associazioni, che metta le persone al centro di politiche concrete e sostenibili»: così l’AISM parla dell’Intergruppo Parlamentare sulla Sclerosi Multipla e Patologie Correlate, che verrà presentato il 13 novembre a Roma, nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Camera

«Un impegno integrato per migliorare la vita delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate, promuovendo un dialogo costante tra Parlamento, Istituzioni, mondo scientifico e Associazioni, che metta le persone al centro di politiche concrete e sostenibili»: così l’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) parla dell’Intergruppo Parlamentare sulla Sclerosi Multipla e Patologie Correlate, che verrà presentato il 13 novembre a Roma, nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (ore 13). «L’Intergruppo – aggiungono dall’AISM – promuoverà una presa in carico personalizzata, continuità assistenziale e l’accesso a cure e servizi di qualità, sostenendo al contempo la ricerca scientifica per terapie più efficaci. Punterà inoltre a garantire inclusione sociale, lavoro, istruzione e autonomia, valorizzando diritti, competenze e partecipazione di pazienti e caregiver».

Dopo i saluti istituzionali della deputata Luana Zanelli, componente della Commissione Affari Sociali della Camera e della senatrice Tilde Minasi, componente della Commissione Affari Sociali del Senato, la conferenza stampa del 13 novembre – moderata da Mario Alberto Battaglia, direttore generale dell’AISM e presidente della FISM, la Fondazione che opera a fianco della stessa AISM – prevede gli interventi di Paolo Bandiera, direttore degli Affari Generali e delle Relazioni Istituzionali dell’AISM, componente del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Intergruppo e di Claudio Gasperini, coordinatore del Gruppo di Studio sulla Sclerosi Multipla nella SIN (Società Italiana di Neuurologia).
Sono quindi in programma gli interventi di altri membri dell’Intergruppo e del Comitato Tecnico-Scientifico di esso. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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“TuttInclusi”: impegno e passione per una società realmente inclusiva e partecipata

Verranno presentati il 13 novembre a Milano, nel corso di un incontro che potrà anche essere seguito online, gli esiti di “TuttInclusi – Ridurre le ineguaglianze promuovendo l’inclusione sociale”, progetto promosso dall’ANFFAS, con l’obiettivo di contribuire ad un unico traguardo, come viene sottolineato, ossia «l’inclusione, la non discriminazione, il rispetto e l’esigibilità dei diritti, il tutto con la concreta partecipazione delle persone con disabilità»

«Con questo nuovo progetto vogliamo portare avanti il contrasto a trecentosessanta gradi delle ineguaglianze e la piena promozione dell’inclusione sociale, come è da sempre obiettivo della nostra Associazione. Si tratta di un progetto più che mai ambizioso perché vede la partecipazione di tutta la nostra rete – comprese le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che interverranno attivamente durante lo svolgimento dell’iniziativa – e un percorso di attività ad ampio raggio di azione. Ancora una volta, dunque, siamo in prima linea, certi di raggiungere risultati e obiettivi fondamentali per una società pienamente inclusiva che non può più essere un miraggio, ma una concreta realtà nel pieno rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e dell’Agenda ONU 2030»: così Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), aveva descritto anche sulle nostre pagine, in sede di presentazione, il progetto TuttInclusi – Ridurre le ineguaglianze promuovendo l’inclusione sociale, iniziativa realizzata con un finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la quale contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 10 (Ridurre le ineguaglianze) dell’Agenda ONU 2030.

A conclusione ora del progetto, gli esiti di quanto da esso realizzato saranno presentati il 13 novembre a Milano, nel corso di un incontro che potrà essere seguito sia in presenza (Radisson Blu Hotel Via Villapizzone, 24, ore 15-17-30), sia online (il link alla piattaforma Zoom sarà disponibile nel sito dell’ANFFAS in prossimità dell’evento).
«L’evento di Milano – spiegano dall’ANFFAS – consentirà di illustrare i risultati raggiunti con particolare attenzione ai 4 assi di intervento in cui TuttInclusi è stato declinato, vale a dire Giovani con e senza disabilità (con l’obiettivo di creare percorsi di riflessione, sensibilizzazione e confronto tra giovani con e senza disabilità, finalizzati alla loro formazione e alla costruzione di reti territoriali generative di inclusione sociale); Implementazione del CQA-Codice di Qualità e Manuale di Autocontrollo ANFFAS (con l’obiettivo di promuovere l’avanzamento della cultura inclusiva tramite la realizzazione di strumenti di partecipazione democratica ed accountability, nonché il miglioramento del sistema di funzionamento e performance degli Enti di Terzo Settore); Transizione inclusiva dei servizi (con l’obiettivo di portare avanti ulteriori azioni di studio e ricerca di buone prassi e di sperimentazione, nell’ottica di definire un modello replicabile e standardizzato, per la realizzazione della transizione inclusiva dei servizi semiresidenziali e residenziali per le persone con disabilità); Contrasto alla discriminazione (con l’obiettivo di implementare una comunità di pratica dedicata ad attivisti e operatori, elaborare linee guida, costituire nuovi sportelli antidiscriminazione diffusi sul territorio nazionale e formare nuovi attivisti)».

Nel dettaglio del programma, oltre alla presentazione di una testimonianza di un “nuovo Gruppo Giovani”, con Alessandro Parisi come relatore, vi saranno il 13 novembre dei focus dettagliati sull’implementazione del CQA ANFFAS, con l’intervento di Michele Imperiali, nonché sulla transizione inclusiva dei servizi con la presentazione degli esiti della relativa Ricerca/Azione, a cura di Angelo Nuzzo e Nicoletta Pavesi, e sul contrasto alla discriminazione, con l’intervento di Marco Faini e Simona Rapicavoli, oltre alla presentazione della seconda edizione della consultazione pubblica lanciata dall’ANFFAS nei mesi scorsi.

«Questo progetto – commenta oggi Roberto Speziale – ha dimostrato ancora una volta la nostra capacità di operare su più fronti con obiettivi molteplici, ma che tendono tutti ad un unico traguardo: l’inclusione, la non discriminazione, il rispetto e l’esigibilità dei diritti, il tutto con la concreta partecipazione delle persone con disabilità. Infatti, i risultati che abbiamo oggi con la Ricerca/Azione e con il CQA ci fanno fare un salto nel futuro con una reale strategia di accompagnamento verso servizi concretamente plasmati sulla Persona e non più frutto di procedure standardizzate e con una Rete ANFFAS pronta alle sfide del “nuovo” Terzo Settore che abbiamo oggi a seguito della Riforma su di esso. Non dimentichiamo, infine, i Giovani, senza i quali l’ANFFAS non può avere futuro e tutti i nuovi Attivisti pronti ad operare per una società senza più discriminazione».
«Desidero quindi ringraziare – conclude – tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di TuttInclusi e ci tengo a sottolineare che questo non è un punto di arrivo. ma di nuova partenza verso la realizzazione di una comunità rispettosa dei diritti e della dignità di tutte le persone». (S.B.)

Tutte le notizie sul progetto TuttInclusi sono disponibili a questo link. Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Delusione per quella sentenza di primo grado arrivata nove anni dopo i tanti, troppi maltrattamenti

«Il più grande processo per maltrattamenti ai disabili in Italia»: così era stato definito da un documentario messo in onda a suo tempo dalla RAI, il processo per maltrattamenti avvenuti nel 2016 nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), destinata a ospitare persone con disturbo dello spettro autistico, e gestita dalla Fondazione Stella Maris, vicenda seguita anche da Superando. Ora è arrivata la sentenza di primo grado ed è palpabile la delusione delle famiglie delle vittime. Vediamo perché

10 condanne, 5 assoluzioni: condannati gli operatori ripresi dalle telecamere, assolti i vertici della struttura: è questo, in estrema sintesi, il contenuto della sentenza di primo grado del processo per i maltrattamenti nei confronti di persone autistiche avvenuti, nel 2016, nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), gestita dalla Fondazione Stella Maris. La sentenza è stata letta a porte chiuse il 4 novembre scorso. Palpabile ed esplicita la delusione delle famiglie delle vittime. Le sentenze vanno rispettate, ma è «difficile davvero accettare che le figure apicali della struttura non abbiano responsabilità», scrive tra le altre cose, qui di seguito, Marino Lupi, presidente dell’Associazione Autismo Toscana e del Coordinamento Toscano Autismo, da sempre critico verso ogni forma di istituzionalizzazione. «Perché continuiamo a costruire istituti?», si chiede. (Simona Lancioni)

La sentenza e stata emessa [si veda: Riccardo Del Lungo, “Maltrattamenti alla Stella Maris: 10 operatori condannati, assolti i vertici”, «PisaToday», 4 novembre 2025, N.d.R.]. Come ho detto più volte, le sentenze vanno rispettate. Me lo sono detto più volte perché mi aspettavo questo tipo di sentenza. Una sentenza dove sono condannati gli operatori, chi ha commesso i maltrattamenti («Subito licenziati!», si sono affrettati a dire dalla Fondazione Stella Maris, giusto a ribadire che loro non c’entrano), assolvendo le figure apicali, i responsabili della struttura.
Una riflessione mi sarà permessa. I maltrattamenti sono andati avanti per molto, troppo tempo. In questo troppo tempo le vessazioni e le percosse erano già evidenti sulla faccia e sulle braccia dei ragazzi. I genitori hanno segnalato queste situazioni. E i responsabili della struttura? Non hanno visto niente! Le telecamere certo. Ma forse si poteva fare di più, prima?
Difficile davvero accettare che i responsabili della struttura non abbiano responsabilità. Molto difficile per chi ha subito offese e maltrattamenti, per chi è stato picchiato, per i genitori che hanno visto i loro fragili figli maltrattati, offesi, derisi.
Dopo la riflessione qualche domanda. Perché continuiamo a costruire istituti che chiamano strutture o RSD [Residenze Sanitarie per Disabili, N.d.R.], e che io chiamo “manicomi mascherati”? Perché insistiamo?
La storia è scritta in troppe situazioni già viste: inaugurazione in pompa magna, grande soddisfazione per quello che si fa con il tempo, “le porte si restringono e i cancelli si alzano”.
Poi arrivano segnali strani. «Ci vogliono le telecamere», si afferma. Ma ormai è tardi e i maltrattamenti sono già arrivati.
Quante volte le cronache hanno descritto situazioni come questa?
Ho letto che le famiglie continuano a premiare istituti come questi. Attenzione, un conto è premiare, un conto è non avere altra scelta. È molto, molto diverso.
Marino Lupi – Presidente dell’Associazione Autismo Toscana e del Coordinamento Toscano Autismo
(info@autismotoscana.it e coordinamento.toscana.autismo@gmail.com).

Ringraziamo il Centro Informare un’h, per averci concesso di riprendere questo contributo di Marino Lupi, introdotto da Simona Lancioni. Il Centro stesso, nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione, ha anche avviato un confronto pubblico rispetto al quale vengono segnalati in calce a questo link i vari contributi pubblicati.
Da parte nostra registriamo sulla vicenda anche il commento di Giampiero Griffo, membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), secondo il quale è «davvero difficile pensare che i responsabili non sapessero nulla, visto che le segnalazioni di maltrattamenti ammontano a qualche centinaio. E in ogni caso, ci si chiede, chi avrebbe dovuto controllare il comportamento di quegli operatori? Non avrebbero dovuto farlo proprio i responsabili di quella struttura?». (S.B.)

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Finanza ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo Settore

Le principali sfide economiche che le organizzazioni dell’economia sociale affrontano nel contesto italiano, oltre alle criticità che riscontrano nell’accesso al credito o ad altri servizi finanziari o assicurativi: è centrata su questo la ricerca “Finanza ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo Settore”, realizzata da Banca Etica e dal Forum del Terzo Settore, con il contributo scientifico del Centro Studi AICCON, che verrà presentata il 19 novembre nel corso di un incontro a Roma

Le principali sfide economiche che le organizzazioni dell’economia sociale affrontano nel contesto italiano, oltre alle criticità che riscontrano nell’accesso al credito o ad altri servizi finanziari o assicurativi: è centrata su questo la ricerca Finanza ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo Settore, realizzata da Banca Etica e dal Forum del Terzo Settore, con il contributo scientifico del Centro Studi AICCON.
Obiettivo dell’indagine, basata anche su un questionario che ha coinvolto oltre mille Enti di Terzo Settore, è sostanzialmente quello di elaborare e proporre possibili soluzioni per un sempre maggiore sviluppo dell’economia sociale, argomento di grande attualità, anche a seguito dell’apertura della consultazione pubblica, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sul Piano Nazionale per l’Economia Sociale, che terminerà il 12 novembre.

Lo studio verrà presentato nella mattinata del 19 novembre a Roma (Auditorium di Via Rieti, 14, ore 10.30-13), nel corso di un incontro che sarà aperto dai rappresentanti di Banca Etica e del Forum del Terzo Settore. Ad occuparsi poi della ricerca saranno Luca De Benedictis, responsabile per la Finanza Sociale in AICCON, Giuseppe Daconto dell’Ufficio Marketing strategico di Banca Etica e Vladimiro Marini dell’Ufficio Analisi Dati e AI di Banca Etica, con la moderazione di Federica Ielasi, docente di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università di Firenze e vicepresidente di Banca Etica.
Discuteranno quindi degli esiti dell’indagine, con la moderazione della giornalista Nicoletta Dentico,  Francesca Rispoli, presidente di Libera; Silvia Stilli, consigliera di AOI (Cooperazione e Solidarietà Internazionale); Massimo Ascari, presidente di Legacoopsociali; Aldo Intaschi, tesoriere della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia; Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle persone con Disabilità e Famiglie); Paolo Venturi, direttore dell’AICCON.
Dopo l’intervento, quindi, di Lucia Albano, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, con delega all’Economia Sociale, le conclusioni saranno affidate agli esponenti di Banca Etica, Forum del Terzo Settore e AICCON. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro, per partecipare al quale in presenza ci si può registrare tramite questo link. Sarà inoltre possibile seguire l’incontro in diretta streaming sul canale YouTube di Banca Etica. Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Persone con disabilità, la “riforma” e il “sistema” dei servizi nelle Marche

La cosiddetta “riforma della disabilità”, scandita dalla Legge Delega 227/21 e dal Decreto Legislativo 62/24, ora in fase di sperimentazione, apporta significative e importanti novità. Come si inseriranno tali novità nell’attuale struttura degli interventi nella Regione Marche?. Se ne parlerà il 13 novembre a Moie di Maiolati Spontini (Ancona), nel corso dell’incontro “Persone con disabilità, la “riforma” e il “sistema” dei servizi nelle Marche”, organizzato dal Gruppo Solidarietà

La cosiddetta “riforma della disabilità” scandita dalla Legge Delega 227/21 in materia di disabilità e dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della precedente, e ora in fase di sperimentazione, fino all’entrata in vigore definitiva, prevista nel 2027, apporta significative e importanti novità, tra cui il Progetto di Vita e la personalizzazione dei sostegni, la valutazione multidimensionale e il budget di progetto: «Ma queste indicazioni – si chiedono dal Gruppo Solidarietà – come potranno inserirsi nell’attuale struttura degli interventi nella Regione Marche? E questi, come sono attualmente disciplinati e governati? Chi li finanzia e in quale modo?».

Di tutto ciò si parlerà nel pomeriggio del 13 novembre a Moie di Maiolati Spontini, in provincia di Ancona (Sala Binario della Biblioteca Comunale, Via Fornace, 23, ore 14.30-18), nel corso dell’incontro formativo denominato Persone con disabilità, la “riforma” e il “sistema” dei servizi nelle Marche, organizzato dallo stesso Gruppo Solidarietà e condotto da Fabio Ragaini.
«A partire dalla conoscenza dell’attuale “sistema di offerta” – sottolineano i promotori -, cercheremo di capire in quale contesto si inseriscano le disposizioni contenute nella “riforma”». (S.B.)

Per informazioni e iscrizioni fare riferimento a questo link.

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Proseguirà con “Anna Cappelli” la stagione del teatro accessibile a Torino

Proseguirà dal 12 al 16 novembre, con lo spettacolo “Anna Cappelli”, il percorso di questa stagione ideato dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, per consentire anche alle persone con disabilità sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento Un’immagine di “Anna Cappelli” (foto di Alfredo Toriello)

Da noi presentata nell’ottobre scorso, proseguirà con un nuovo appuntamento il percorso di questa stagione di un’iniziativa da noi regolarmente seguita, ideata già da alcuni anni dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e sviluppata in collaborazione con il partner tecnologico PANTHEA e con l’Associazione +Cultura Accessibile, per consentire anche alle persone con disabilità visiva e sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento.
Dopo l’Amleto al Teatro Carignano di Torino, dunque, dal 12 al 16 novembre sarà la volta di Anna Cappelli, monologo scritto da Annibale Ruccello nel 1986, diretto in questa versione diretto dal regista argentino Claudio Tolcachir e interpretato da Valentina Picello.
In scena la storia di Anna, una giovane donna, con il sogno di sistemarsi e trovare l’amore. Quando si mette con il collega Toni, pensa di avercela fatta… peccato che lui non voglia sposarla. Così Anna, tra amore e follia, arriva a compiere un gesto estremo e grottesco. Una black comedy, dove humor e tragedia si mescolano irresistibilmente.

Le repliche al Teatro Gobetti di Torino saranno corredate da sovratitoli in italiano e in italiano accessibile con descrizione dei suoni, attraverso l’uso di dispositivi forniti direttamente dal Teatro, ovvero smartglasses (occhiali smart) o smartphone messi a disposizione dal teatro.
All’inizio di ogni recita, inoltre, è prevista la trasmissione in sala di una breve audiointroduzione e verrà resa disponibile l’audiodescrizione in cuffia per tutta la durata dello spettacolo, fruibile attraverso smartphone, sempre messi a disposizione dal teatro.
E ancora, nel pomeriggio del 14 novembre (ore 18), è previsto l’ormai tradizionale appuntamento gratuito con il tour descrittivo e tattile sul palcoscenico (previa prenotazione, entro il 13 novembre, scrivendo a accessibilita@teatrostabiletorino.it).
Da ricordare, poi, che in una specifica sezione del sito internet del Teatro Stabile (a questo link), predisposta per la lettura da parte di applicazioni screen reader e con un plug-in facilitante, oltreché sulla app del Teatro stesso, sono disponibili alcuni materiali consultabili prima della fruizione dello spettacolo, ossia un video di approfondimento con audio, sottotitoli e in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e la scheda di sala accessibile.
Da segnalare infine che le persone con disabilità avranno diritto al biglietto ridotto e, in caso di necessità, l’accompagnatore potrà entrare gratuitamente. Vi è altresì la possibilità di abbonarsi alle recite accessibili, con la formula di 5 spettacoli a scelta (a 75 euro). (S.B.)

Per garantire al meglio l’accoglienza, è richiesta la prenotazione via e-mail (biglietteria@teatrostabiletorino.it) o telefonicamente (011 5169555). A questo link è disponibile un approfondimento su Anna Cappelli. Per ogni ulteriore informazione: accessibilita@teatrostabiletorino.it (Irene Di Chiaro).

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Storie di persone con disabilità e delle loro vite piene: una serie televisiva in friulano (e in italiano)

In friulano è “STRAordenari”, in italiano semplicemente “straordinari” ed è una serie televisiva prodotta dalla RAI Regionale del Friuli Venezia Giulia, dedicata a persone con gravi disabilità che vi raccopntano la loro vita piena. Sono per ora cinque i filmati disponibili su Raiplay, ma ne sono previsti sette in tutto, prodotti originalmente in lingua friulana, ma anche tradotti in italiano Un’immagine della conferenza stampa della presentazione di “STRAordenari”, con la partecipazione delle persone con disabilità protagoniste delle varie storie

È dedicata alle persone con disabilità STRAordenari, serie televisiva prodotta dalla RAI Regionale del Friuli Venezia Giulia, si avvale anche del patrocinio di ASUFC (Azienda Sanitaria Universitaria del Friuli Centrale), CIP Friuli Venezia Giulia (Comitato Italiano Paralimpico), Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, ANMIL Friuli Venezia Giulia (Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi del Lavoro), Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia, Istituto Salesiano “G. Bearzi” di Udine, Comunità Piergiorgio e UILDM di Udine (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).
Come si può intuire STRAordenari, in friulano, vuol proprio dire “straordinari”, ossia persone straordinarie che, in barba alla loro disabilità, si concedono una vita piena. Sono per ora cinque filmati, ma ne sono previsti sette in tutto, prodotti originalmente in lingua friulana, ma anche tradotti in italiano. Sono visibili su RAI 3/bis e su Raiplay a questo link.

Curati dal regista Dorino Minigutti sono stati prodotti con il sostegno del Fondo Sostegno Audiovisivo FVG e dall’ARLEF (Agenzia Regionale per la Lingua Friulana).
La prima puntata è dedicata a Remo Molaro che dopo un gravissimo incidente in moto non ha abbandonato la sua passione per i motori e ora, tetraplegico, tra le tante cose che fa, gareggia in carrozzine progettate e realizzate da lui stesso. Dice tra l’altro: «La malattia della velocità non ti passa […] è tutto molto simile alla preparazione di una macchina da corsa, i principi sono gli stessi, assetto, posizione del corpo, stabilità, le leggi sono quelle, la fisica è quella, solo che le applico a una scala minore».

La seconda puntata vede quale protagonista Flavio Frignè che a 17 anni, mentre lavorava come apprendista, urtò con una sbarra i fili dell’alta tensione. Una scossa fatale da 20.000 volt. Ma Flavio sopravvisse, seppure amputato delle gambe e di un braccio. Passarono gli anni, ma per lui accettare la menomazione e convivere con essa non fu facile. La svolta avvenne nel 1990 quando l’Associazione Invalidi Civili (ANMIC) lo contattò per testimoniare nelle scuole il suo incidente sul lavoro. Da quel momento iniziò per lui una nuova vita. Con consapevolezza e determinazione, ancora oggi porta avanti la sua attività di sensibilizzazione sulla sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle aziende.

Mauro Costantini, protagonista del terzo episodio, è un pianista cieco dalla nascita. Nascere cieco negli Anni Sessanta, in una realtà dove il lavoro nei campi era una priorità rispetto allo studio, comportava l’emarginazione. Per i suoi genitori invece, la formazione e l’autonomia personale furono il modo migliore per permettergli di costruirsi un futuro. E così, dopo un percorso accademico musicale, Mauro prosegue gli studi specializzandosi in musica jazz. Arrangiatore, esecutore e didatta, oggi si occupa anche dell’insegnamento dell’uso del computer alla persone cieche.

Quarta puntata per Benedetta De Cecco che, nonostante la malattia che l’ha resa tetraplegica, ha sempre affrontato la vita con grande determinazione e spirito di iniziativa. È dirigente e capitano dei Madracs (“bisce”), squadra di hockey su carrozzina neopromossa in Serie A, una passione condivisa con il compagno Ivan, anch’egli tetraplegico. Oltre all’impegno sportivo, Benedetta si occupa di comunicazione e organizzazione di eventi anche a livello internazionale.

Infine, per il momento, la storia di Moreno Burelli, che dipinge con la bocca, affetto da distrofia muscolare di Duchenne, malattia degenerativa che l’ha portato sin da bambino a vivere in carrozzina e che affronta la vita con energia, ironia e lucidità disarmante. Si definisce un ragazzo “iperattivo e rompiscatole”, ma dietro la battuta si cela una visione profonda della disabilità come condizione di vita e non di limite.

Non resta dunque che guardare e anche ammirare queste storie di STRAordenari.

*Presidente dell’Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia.

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