«Sono arrivato sul pianeta Terra col delicato incarico di compiere un’indagine basata sugli autoctoni difettosi, localmente denominati “Disabili”»: incomincia così il rapportino dell’alieno, protagonista della nuova incursione di Gianni Minasso nella sua rubrica “A 32 denti (Sorridere è lecito, approvare è cortesia)”, spazio che ormai da tanti anni siamo ben lieti di ospitare, fatto di pungente ironia, di grottesco e talora della comicità più o meno involontaria che, come ogni altra faccenda umana, può riguardare anche il mondo della disabilità
Realizzzazione grafica di Gianni Minasso
Soltanto una semplice precisazione: ovviamente il seguente testo è tutto frutto di fantasia. O no?
DATA COSMICA: Digià 20255
SOLDATO DI 1° GRADO: M’en Vado Quaelà
OGGETTO: Verifica su segnalazione dell’Avanguardia Fic-Can-Aso
In seguito alla sopraccitata segnalazione e su ordine proveniente dalla nostra stella madre Piungamba, sono arrivato sul pianeta indicato col delicato incarico di compiere un’indagine basata sugli autoctoni difettosi, localmente denominati “Disabili”. Qui giunto, ho provveduto a tramutarmi nelle sembianze di uno dei due organismi viventi disgiunti (cioè Uomo/Donna) che hanno colonizzato questo minuscolo corpo celeste, ribattezzato Terra, e ho incominciato la raccolta dei dati essenziali. Per dare meno nell’occhio non ho scelto un corpo imperfetto, bensì uno uguale alla maggioranza del popolume, che comunque è ben lontano dal rappresentare la perfezione.
Come ben si poteva immaginare, il sistema informativo utilizzato da questi bipedi e, talvolta, biruote o muniti di appoggi, è alquanto rudimentale, quindi mi è stato facile entrare rapidamente in possesso degli elementi necessari al mio accertamento.
In un primo tempo ho captato la loro strana suddivisione dei difettosi nei gruppi sensoriali, motori, intellettivi e psichici, constatando come gli esponenti di queste ultime due categorie siano molto più vicini alle nostre modalità di logica che non tutto il resto della popolazione. In aggiunta ho faticato non poco nell’interpretazione corretta dei diversi appellativi (di cui parecchi anche assurdi) per definire i suddetti individui danneggiati: Portatori di handicap, Diversamente abili, Invalidi, Persone fragili, Neurodiversi, Fisicamente svantaggiati, Soggetti con bisogni speciali e via via con questi arcaismi, svilendo il peraltro abbastanza raffinato strumento comunicativo del linguaggio che utilizzano. Così ho trascorso ore e ore indigene a osservare un dispositivo preistorico quanto inutile, la cosiddetta televisione, in cui esseri privi di qualsiasi competenza sproloquiavano tutto il tempo di argomenti futili, riportando quasi solo i casi tristi o clamorosi dei sopraindicati disabili.
Altre notizie me le sono procurate da giornali e riviste, sistemi antidiluviani di supporto cartaceo su cui vengono stampati a cadenza ravvicinata gli ultimi avvenimenti del globo. Anche in questo caso però, oltre a guerre e catastrofi, la fuffa degli illusori annunci di terapie miracolose in via di scoprimento e i soliti casi pietosi dominavano i relativi contenuti. Inutilmente ho provato a seguire la lagnosa maratona di un certo ente, credo di ricordare si chiamasse Trelethon o Teletetthon, ma sono quasi morto di noia.
Allora, tanto per svegliarmi, mi sono recato presso le biblioteche, ampi spazi al chiuso con scaffali zeppi di libri, oggetti che sfruttano lo stesso principio dei giornali, ma sono di dimensioni più piccole e più spessi. Comunque questi arnesi si sono rivelati illuminanti database per apprendere le caratteristiche salienti della breve e davvero misera storia evolutiva umana. Tuttavia, nei numerosi volumi ivi presenti mi è apparsa decisamente esigua la percentuale di trattati sull’handicap (chiedo scusa ai miei superiori per il termine, ma pian piano mi sto assuefacendo ai costumi autoctoni). Oltretutto i pochi tomi di questo genere colà parcheggiati erano costituiti da incomprensibili saggi teorici, fumose analisi sociali e orribili autobiografie scritte da qualche imperfetto.
Proseguo. Ancora esiste una rete di connessione planetaria, denominata internet, attiva su rozzi computer e che risulta essere un vero marasma senza capo né coda, assolutamente inutilizzabile per un’adeguata crescita culturale e tecnologica. Inoltre, a parte lodevoli eccezioni, tipo un certo Superando, vengono divulgate notizie superflue, false e tendenziose.
Da quest’accozzaglia di materiali ho appreso ulteriori particolari, questi sì interessanti, riguardo chi ha un qualsiasi elemento gravemente incidentato del suo corpo. Li elenco in modo casuale: l’ingiusto privilegio di parcheggiare ovunque il proprio mezzo di trasporto, i grandi ostacoli nel poter esercitare le piacevoli prassi di riproduzione della razza, l’improbabile sistema di vita autonoma (indipendente, dicono loro), sostenuto e condotto in maniera insufficiente, la perdurante costruzione di edifici non accessibili a tutti, le continue barriere frapposte a chi ha un apparato cerebrale o visivo danneggiato, i tizi nominati city manager che però valgono (ma non ho afferrato bene il significato) al pari dei due di picche, l’arretratissima tecnologia dei rudimentali ausili e via via emettendo acqua salata dai dotti lacrimali.
A guisa di ulteriore controllo, in ambienti promiscui etichettati come bar, sedi di partito, case di riposo, sale del bingo (uno strano gioco in cui si perde sempre), associazioni, comunità e centri diurni, ho anche provato a interagire con i sedicenti organismi i quali, senza alcuna ombra di vergogna, hanno sciorinato un’indole violenta, egoistica, disonesta, bugiarda, impulsiva, collerica, attaccabrighe, irresponsabile, avida, diffidente, superba, vanitosa e ignorante. Infatti, nel momento in cui molti teorici si riempiono la bocca sulla parità dei diritti, parecchi di loro muoiono di fame tutti i giorni, mentre gli altri, invece di aiutarli, si lamentano per il rincaro del caffè (bevanda diffusa seppur pessima).
Il quadro che ne emerge è desolante: si autodefiniscono intelligenti (figurarsi, si sono incoronati nientepopodimeno che “Homo Sapiens”!), ma hanno sistemi di governo strampalati in cui eleggono i loro rappresentanti peggiori, hanno ideato le religioni e costruiscono chiese su chiese attribuendo a un inverosimile Dio magagne, guai e responsabilità proprie, non contrastano in alcun modo ingiustizie, disuguaglianze e violenze, non posseggono alcuna profondità di visione del futuro e la creatività è pari a zero virgola zero.
In sovrappiù è presente poca o niente empatia fra chi cura (i medici) e i curati (i malati), troppi credono nella medicina ascientifica, gli stessi difettosi si approfittano spesso della loro condizione, esiste (incredibile a dirsi) la tanto celebrata e nondimeno rara solidarietà, mentre dovrebbe essere la norma, i poteri pubblici sono miopi, inefficaci ed egoisti e infine, mai visto in migliaia di altre galassie, si sono addirittura inventati l’inclusione, una prassi molto citata. ma assolutamente non applicata.
La domanda che mi suggerisce l’esperienza da veterano è: perché avviene ciò? Che bisogno ne hanno? Per noi piungambesi è un paradosso, poiché nelle specie sociali, come quella oggetto della nostra verifica, l’inclusione dovrebbe essere automaticamente connaturata. Consentitemi un terrestre “Boh…”!
Infine, gli organismi umani locali, danneggiati compresi, nonostante siano ancora incapaci di compiere viaggi interstellari e dunque abitando solo quel pianeta, lo stanno lo stesso soffocando grazie a un immotivato inquinamento e al consumo senza ragione delle esigue risorse naturali rimaste a disposizione.
Ma non basta, in quanto hanno pure ammassato così tante armi letali da potersi garantire l’autoestinzione in una manciata di anni (vedi altresì la differenza dei bilanci tra le cifre stanziate per la ricerca medica e quelle per le spese militari). Molto meglio di loro (e soprattutto meno distruttive) si sono dimostrate tutte le altre specie animali presenti su questa insignificante palla acquosa.
In conclusione ritengo che non sia il caso di sprecare inutilmente le nostre energie per assoggettare questa razza così priva d’interesse, arcaica e perniciosa. Infatti, a breve termine, in virtù di quanto segnalato poc’anzi, provvederanno loro stessi a cancellarsi dall’universo.
Questo è tutto. Chiudo così il rapporto e mi accingo a compiere i preparativi per il rientro alla confortevole base di Piungamba.
In fede: Soldato di 1° grado M’en Vado Quaelà
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