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Nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro!

«Persistono lacune nelle politiche e nella legislazione dell’Unione Europea – scrivono dal Forum Europeo sulla Disabilità -, ciò che non permette di affrontare la violenza contro le donne e le ragazze con disabilità, a partire dal fatto che in 12 Stati Membri dell’Unione è ancora legale la sterilizzazione forzata di tali donne». Per questo lo stesso Forum lancia un forte appello, basato su una serie di punti, chiedendo finalmente all’Unione Europea azioni concrete in tale àmbito

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di oggi, 25 novembre, invitiamo l’Unione Europea e i Paesi Membri di essa ad adottare misure decise per tutelare i diritti, la sicurezza e la dignità delle donne e delle ragazze con disabilità.
Questo nostro appello è supportato anche dagli esiti del nostro recente rapporto inviato al GREVIO, l’organismo indipendente responsabile di monitorare l’attuazione della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica). Tale rapporto (disponibile integralmente a questo link), infatti, evidenzia lacune persistenti nelle politiche e nella legislazione dell’Unione Europea, non permettendo di affrontare la violenza contro le donne e le ragazze con disabilità.

Le donne e le ragazze con disabilità rappresentano quasi un terzo di tutte le donne nell’Unione Europea. Eppure rimangono esposte in modo sproporzionato a violenza, discriminazione ed esclusione, hanno da due a cinque volte più probabilità di subire violenza rispetto alle donne senza disabilità e corrono rischi aggiuntivi di sterilizzazione forzata, istituzionalizzazione, isolamento sociale e ostacoli alla giustizia.
Tutto ciò, a nostro parere, è appunto una conseguenza diretta delle lacune politiche e dell’assenza di un’inclusione significativa delle donne e delle ragazze con disabilità.

L’Unione Europea, è opportuno ricordare, ha aderito nel 2024 alla citata Convenzione di Istanbul e sempre lo scorso anno ha adottato la sua prima Legge sulla lotta alla violenza contro le donne (Direttiva (EU) 2024/1385). Ora quegli impegni devono concretizzarsi in una solida realtà.
Quando dunque il GREVIO effettuerà la sua prima valutazione dell’Unione Europea, per giudicarne le misure adottate sull’attuazione della Convenzione di Istanbul, gli esperti del GREVIO stesso dovranno tenere bene a mente che l’Unione Europea e i Paesi Membri di essa sono vincolati dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Ciò significa che devono garantire il pieno sviluppo, l’emancipazione e l’uguaglianza delle donne e delle ragazze con disabilità (articolo 6 della Convenzione) e proteggerle da sfruttamento, violenza e abusi (articolo 16). E tuttavia, nelle sue Osservazioni Conclusive del 2025, il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità ha espresso diverse preoccupazioni, vale a dire:
° Le politiche dell’Unione Europea in materia di parità di genere, inclusa la Strategia per la Parità di Genere 2020-2025, non offrono una tutela adeguata e non si concentrano sulle donne e le ragazze con disabilità.
° La sterilizzazione forzata, lo stupro, le molestie sessuali e altre forme di violenza non sono ancora esplicitamente vietate dal diritto dell’Unione Europea.
° I dati sulla violenza contro le donne e le ragazze con disabilità rimangono estremamente limitati.
° Le voci delle donne con disabilità non sono incluse con sistematicità nel processo decisionale dell’Unione Europea.
Per tutto quanto detto, pertanto, esortiamo gli esperti del Consiglio d’Europa, l’Unione Europea tutta e gli Stati Membri ad affrontare e risolvere con nettezza queste problematiche nell’attuazione della Convenzione di Istanbul.

Tornando al nostro rapporto presentato al GREVIO, esso evidenzia a propria volta numerose gravi carenze nell’azione dell’Unione Europea contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica.
1. Violenza persistente e pratiche dannose
Uno dei dati più allarmanti è la persistente legalità della sterilizzazione forzata in almeno 12 Stati Membri dell’Unione Europea. Si parla infatti di una pratica che costituisce una grave violazione dell’autonomia fisica e dei diritti umani, eppure l’Unione non ne ha ancora richiesto il divieto.
2. Mancanza di politiche inclusive
Sebbene l’Unione Europea abbia adottato misure importanti, gli strumenti giuridici non riescono ancora ad affrontare la realtà delle donne e delle ragazze con disabilità. L’assenza di un divieto di sterilizzazione forzata, come appena sottolineato, nonché di azioni volte a garantire l’accessibilità dei servizi o l’adozione di strategie di prevenzione e sensibilizzazione che includano la disabilità, lascia molte donne e ragazze con disabilità senza tutela.
3. Dati insufficienti
Nonostante i progressi compiuti da Eurostat e dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, non esiste una raccolta sistematica di dati disaggregati per tipo di disabilità, né dati sulla violenza che si verifica in istituti o altri contesti chiusi.
4. Ostacoli alla tutela e all’accesso alla giustizia
Le più recenti norme europee includono effettivamente disposizioni essenziali in materia di accessibilità, formazione per gli operatori della giustizia e linee guida attente alle esigenze delle persone con disabilità e tuttavia, questi progressi rischiano di rimanere sulla carta senza un solido monitoraggio, una guida e il coinvolgimento delle organizzazioni di persone con disabilità. 

Quelli di seguito, dunque, sono i punti dell’appello che lanciamo oggi, 25 novembre, tramite i quali esortare l’Unione Europea ad adottare misure immediate e concrete per:
° Porre fine alla sterilizzazione forzata in tutti gli Stati Membri, il che deve includere misure di prevenzione, divieto, sanzioni e rimedi, senza eccezioni basate sulla disabilità.
° Coinvolgere significativamente le donne con disabilità e le loro organizzazioni nella progettazione, attuazione e monitoraggio di tutte le politiche per la parità di genere e contro la violenza.
° Garantire la piena accessibilità a tutti i servizi di tutela, supporto e giustizia.
° Garantire un’attuazione inclusiva della Direttiva (EU) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, tenendo conto anche delle disabilità.
° Nominare una figura di coordinamento per porre fine a tutte le forme di violenza contro le donne, una figura che si occupi anche delle sfide affrontate dalle donne e dalle ragazze con disabilità.
° Raccogliere e pubblicare dati disaggregati su tutte le forme di violenza, anche nelle Istituzioni.
° Affrontare la discriminazione intersezionale che rende le donne con disabilità più vulnerabili alla violenza, alla povertà e allo sfruttamento.

In questa Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, riaffermiamo in conclusione il nostro impegno incrollabile: nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro!

*L’EDF (European Disability Forum) è il Forum Europeo sulla Disabilità. Traduzione e adattamento del presente contributo a cura della redazione di Superando.

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A Torino si parla di segnali precoci della violenza nei confronti di donne con e senza disabilità

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Servizio Passepartout della Città di Torino e l’Associazione Verba, in collaborazione con varie altre organizzazioni, hanno promosso la giornata denominata “Rifiorire 3.0 – Riconoscere le Red Flag”, dedicata al tema dei segnali precoci della violenza, con un focus specifico sulla condizione delle donne con disabilità e sulle forme di discriminazione intersezionale che le riguardano

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, il Servizio Passepartout della Città di Torino e l’Associazione Verba del capoluogo piemontese hanno organizzato l’iniziativa denominata Rifiorire 3.0 – Riconoscere le Red Flag, una giornata interamente dedicata al tema dei segnali precoci della violenza, con un focus specifico sulla condizione delle donne con disabilità e sulle forme di discriminazione intersezionale che possono aumentare la vulnerabilità e isolare le vittime.
L’appuntamento è presso gli spazi del Servizio Passepartout (Corso Unione Sovietica, 228/d, Torino, ore 10.30-19.30), per una giornata a ingresso gratuito (con prenotazione), «pensata – si legge nella presentazione – come un percorso di consapevolezza, prevenzione ed empowerment, dove laboratori esperienziali, momenti artistici e spazi di parola si intrecceranno per fornire strumenti concreti di riconoscimento delle red flag, ossia quei segnali troppo spesso invisibili che anticipano dinamiche di controllo, manipolazione e violenza psicologica, fisica ed economica».

L’evento si terrà nell’àmbito del Servizio Antiviolenza per Persone con Disabilità – Il Fior di Loto, e si avvarrà della collaborazione delle Associazioni Mana, Volonwrite, ConTatto, Forma e Materia, Forme in Bilico e Mandala, delle Università di Torino e Genova e del Collettivo Moleste, oltreché con il contributo di &PLUS Srl STP Società Benefit. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento sui contenuti dell’iniziativa. Per altre informazioni: associazionevolonwrite@gmail.com; verbatorino@gmail.com.

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La presentazione del “Virtus World Cross Country Championships 2025” di Arenzano

È in programma per il 26 novembre a Genova la presentazione dell’evento sportivo internazionale “Virtus World Cross Country Championships 2025”, in programma nei giorni successivi ad Arenzano. “Virtus”, lo ricordiamo, è l’organizzazione globale di sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e l’invito alla conferenza stampa (e all’appuntamento) proviene dal CIP Liguria, insieme alla FISDIR

È in programma per la mattinata del 26 novembre a Genova (Sala Trasparenza della Regione Liguria, Piazza De Ferrari, 1, ore 12.15), la presentazione dell’evento sportivo internazionale Virtus World Cross Country Championships 2025, in programma nei giorni successivi presso il Parco Comunale di Arenzano.
Virtus, lo ricordiamo, è l’organizzazione globale di sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e l’invito alla conferenza stampa (e all’appuntamento) proviene dal CIP Liguria (Comitato Italiano Paralimpico), insieme alla FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali).
Alla conferenza stampa – che sarà anche l’occasione per presentare il più ampio progetto Il cuore oltre l’ostacolo, sostenuto dalla Regione Liguria, a sostegno dello sport paralimpico – interverranno  Simona Ferro, assessora allo Sport della Regione Liguria; Dario Della Gatta, presidente del CIP Liguria; Francesco Silvestrini, sindaco di Arenzano; Antonio Micillo, presidente del CONI Liguria. (S.B.)

Per informazioni: stampa.liguria@comitatoparalimpico.it.

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Alla scoperta dei libri inclusivi

Terzo incontro del ciclo “Toccare per Leggere: Un viaggio nel mondo dei libri tattili”, promosso dal Centro di Documentazione della Lega del Filo d’Oro, si intitolerà “Leggere insieme: alla scoperta dei libri inclusivi” e si terrà il 26 novembre in presenza a Osimo (Ancona), ma fruibile anche online, con la conduzione di Elena Corniglia, responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile dell’Associazione Area di Torino

Un incontro aperto a tutti che rappresenterà una preziosa opportunità per approfondire l’importanza dell’inclusione e dell’accessibilità nella letteratura per l’infanzia: sarà questo il terzo incontro a partecipazione gratuita del ciclo promosso dal Centro di Documentazione della Lega del Filo d’Oro, Toccare per Leggere: Un viaggio nel mondo dei libri tattili.
L’incontro si intitiolerà Leggere insieme: alla scoperta dei libri inclusivi, è in programma per il pomeriggio del 26 novembre (ore 14.30-17.30), in presenza presso la Sala Polifunzionale Fondazione della Lega del Filo d’Oro (Via Linguetta, 3, Osimo, in provincia di Ancona), ma fruibile anche online.
A condurlo sarà Elena Corniglia, responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile dell’Associazione Area di Torino, che si collegherà in diretta da remoto. (S.B.)

Per informazioni: biblioteca@legadelfilodoro.it.

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Dall’AIPD alcuni semplici strumenti per prevenire la violenza sulle donne con disabilità

Un’iniziativa di formazione e informazione dedicata al tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità, tramite un seminario e un convegno, e un piccolo vademecum realizzato grazie ad educatori e operatori che da anni conducono attività di educazione all’affettività per le persone con sindrome di Down: sono gli strumenti proposti dall’AIPD, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre (©AIPD Nazionale)

«L’amore non vede la disabilità, la violenza (purtroppo) neanche»: a ricordarlo è l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, rilanciando quanto emerso dal rapporto del ministero dell’Interno Il pregiudizio e la violenza contro le donne, secondo il quale dal 1° ottobre 2023 al 30 settembre 2024 sono stati in totale 540 i reati commessi nei confronti di donne con disabilità, con un conseguente incremento del 66% rispetto al monitoraggio realizzato nell’analogo precedente periodo (324 reati). Reati tra i quali rientrano maltrattamenti contro familiari o conviventi, violenza sessuale, atti persecutori.
«Si tratta di un aumento – considerano dall’AIPD – che in parte è certamente dovuto all’emersione e alla registrazione di una realtà che prima era sommersa e nascosta. Va però detto che, secondo diverse indagini e analisi, le donne con disabilità hanno fino a quattro volte più probabilità di subire violenza rispetto alle altre donne. Nello specifico poi della sindrome di Down, studi e testimonianze indicano che la probabilità può arrivare a essere fino a dieci volte maggiore. E da ultimo, ma non certo ultimo, il fatto che nel 2024 14 delle 108 vittime di femminicidio erano donne con disabilità o malattie gravi. Quel che è certo è che le donne con disabilità, specialmente intellettiva, spesso non dispongono di strumenti adeguati per riconoscere comportamenti violenti, né di contesti di ascolto protetti adeguatamente formati».

Alla luce di quanto detto, dunque, la stessa AIPD ha voluto lanciare in questi giorni un’iniziativa di formazione e informazione dedicata proprio al tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità. E lo fa attraverso due strumenti, ossia un seminario di formazione sui temi dell’educazione all’autonomia, rivolto agli operatori con esperienza, in programma il 27 e 28 novembre a Roma (Roma Scout Center, Largo dello Scautismo, 1, seguito, il 29 novembre, dal convegno L’amore non è disabile, iniziative entrambe realizzate nell’àmbito del progetto Forma Mentis, che si propongono come luogo di confronto e di ascolto rispetto a queste tematiche.
In tali appuntamenti (a questo link ogni approfondimento sugli stessi) verranno offerti non solo spunti di riflessione che favoriscano il dialogo, ma anche strumenti e indicazioni pratiche per costruire percorsi di educazione a un’affettività sana e positiva.

Il secondo strumento è invece un piccolo vademecum, realizzato dall’AIPD grazie agli educatori e agli operatori che da anni si occupano di queste tematiche e che conducono attività di educazione all’affettività per le persone con sindrome di Down. Esso contiene tre semplici indicazioni per accompagnare le persone con sindrome di Down nella costruzione di relazioni di coppia che siano sicure, positive e caratterizzate dal rispetto. Si tratta di:
1. Parlare tanto, bene, semplicemente e liberamente di affettività e sessualità.
2. La sessualitànon è un problema, ma una parte bella della vita.
3. Parlarne in famiglia e con le famiglie.
«L’approccio per affrontare il tema degli abusi sessuali da parte della nostra Associazione – spiega Francesco Cadelano, educatore professionale e responsabile dell’AIPD per le attività di educazione e accompagnamento all’autonomia – è parlare apertamente di affettività e sessualità con i partecipanti. Il tema viene affrontato in maniera diretta nell’età dell’adolescenza (dai 15 anni). Si è convinti infatti che l’adultità non si improvvisa, ma si costruisce. Come? Innanzitutto, parlandone sia in modo “incidentale”, sia in modo “strutturato”, attraverso attività costruite ad hoc, rivolte a gruppi monosessuali e misti, con un linguaggio semplice (ma non infantile!) e aiutandosi con storie, immagini o video. I principi della “positività” e della “bellezza” orientano la proposta educativa, se è vero che l’affettività e la sessualità sono aspetti positivi e fondamentali della vita umana, non “problemi” da affrontare quando si presentano. Siamo convinti che tali argomenti debbano essere sottolineati sia con le persone con sindrome di Down che con le loro famiglie. Parlando dell’affettività e della sessualità come aspetto bello e centrale nella vita degli adulti, educhiamo le persone a rendersi conto quando la sessualità non arrivi in maniera positiva o voluta».

Il principio della bellezza e della positività di affettività e sessualità non esclude per altro l’attenzione ai pericoli che si possono incontrare nella vita. «Nel libro Amore, amicizia, sesso. Note per operatori (Erickson, 2021), che resta il nostro punto di riferimento, oltre a tracciare un percorso educativo per persone con disabilità intellettiva – aggiunge Cadelano -, è presente un capitolo che tratta in maniera diretta il tema delle molestie, della privacy e dell’uso dei social. E naturalmente anche questi sono temi che affrontiamo, con semplicità e delicatezza, nei nostri percorsi di educazione e confronto».

Da ricordare infine che sempre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, diverse Sezioni territoriali dell’AIPD hanno ideato iniziative di informazione e sensibilizzazione insieme a soci e famiglie. Lo hanno fatto, ad esempio, quelle di Brindisi e di Campobasso (se ne legga rispettivamente a questo e a questo link).
«Come AIPD – conclude il presidente nazionale dell’Associazione Gianfranco Salbini – chiediamo con forza che le Istituzioni mettano al centro della loro agenda la protezione delle donne con disabilità: formazione specifica per gli operatori, strumenti di denuncia accessibili, percorsi di empowerment, interventi nei contesti familiari e residenziali, e una vigilanza costante su chi dovrebbe garantire cura e protezione. La violenza contro le donne con disabilità non è un’emergenza, ma una realtà strutturale che va affrontata con coraggio, competenza e responsabilità. Per quanto riguarda la nostra Associazione, continueremo a fare la nostra parte, perché ogni donna – con o senza disabilità – abbia il diritto di vivere senza paura». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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Donne con disabilità molto esposte a violenze, ma i dati disaggregati per genere e disabilità continuano a mancare

Secondo un’indagine pubblicata dall’ISTAT, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, le donne con disabilità risultano esposte più frequentemente a forme di violenza, ma nonostante questo continuamo a mancare, in tali indagini, dati disaggregati per genere e disabilità, impedendo di cogliere in modo completo la complessità della discriminazione multipla che colpisce le stesse donne con disabilità Un’elaborazione grafica che rappresenta tante donne diverse per età, etnia, appartenenza religiosa, disabilità/abilità ecc. (fonte: EDF-Forum Europeo sulla Disabilità)

In occasione del 25 novembre, che domani sarà la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’ISTAT ha pubblicato l’indagine La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia, frutto della collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio, prevista dalla Legge 53/22 sulle Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere, nonché dalla Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica) e dalla Direttiva (UE) 2024/1385 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 maggio 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
Sono circa 6 milioni e 400.000 (31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subìto violenza fisica (18,8%) o sessuale (23,4%); tra queste ultime a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Per la maggior parte, autori delle violenze (26,5%) sono parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le vittime di violenza fisica o sessuale nell’àmbito della coppia. Dal partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).
Un elemento che desta forte preoccupazione riguarda le giovani donne, che l’indagine evidenzia come particolarmente colpite da forme di violenza, spesso da parte di partner o ex partner. Le dinamiche di controllo, gelosia e manipolazione emotiva trovano terreno fertile nelle relazioni affettive più giovani, dove persistono stereotipi, dipendenze relazionali e modelli culturali che normalizzano comportamenti abusivi. La violenza tra giovani, inoltre, si manifesta sempre più anche tramite canali digitali – molestie online, diffusione non consensuale di immagini, minacce – rendendo necessario un aggiornamento continuo degli strumenti di prevenzione e tutela.

Uno degli aspetti messi in luce in quest’ultima indagine riguarda la vulnerabilità delle donne che presentano problemi di salute, disabilità o situazioni di cronicità che risultano esposte più frequentemente a forme di violenza. Secondo i dati ISTAT, infatti, le donne che hanno dei problemi fisici (che riferiscono di stare male o molto male, che hanno limitazioni dell’autonomia personale o malattie croniche) sono pari a 6 milioni 500.000 (il 32,5% delle donne di 16-70 anni). Ebbene, il 36,1% di loro dichiara di avere subito violenze fisiche o sessuali (circa 2 milioni e 350.000), con una percentuale più elevata rispetto al valore medio (31,9%, come sopra detto).
La violenza fisica o sessuale è più frequente tra chi dichiara di sentirsi male o molto male (38,8%, 332.783), chi è affetta da malattie croniche (37,1%, 2.109.160) e chi ha limitazioni gravi (39,4%, 230.074). Considerando invece le violenze subite negli ultimi cinque anni, è minore la prevalenza delle donne che hanno problemi di salute e subiscono violenza (9,5%, 540.560 donne, rispetto all’11% del dato medio). Sono circa 60.000 le vittime in cattiva salute, circa 39.000 hanno limitazioni gravi e circa 479.000 segnalano malattie croniche.
E tuttavia, nonostante le informazioni offerte, l’indagine dell’ISTAT presenta un limite importante: la mancanza di dati pienamente disaggregati per genere e disabilità. Questa lacuna impedisce di cogliere in modo completo la complessità della discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità esposte al rischio di subire violenza non solo da parte del partner ma anche in altri contesti. Le situazioni di maggiore dipendenza da figure di supporto, la ridotta autonomia, le barriere fisiche e sociali, così come la minore accessibilità ai servizi, possono infatti aumentare i fattori di rischio e rendere più difficile denunciare o chiedere aiuto.

Manca in sostanza una raccolta strutturata e sistematica che incroci in modo completo le variabili relative al genere e alla disabilità, ciò che permetterebbe di comprendere meglio l’impatto della violenza sulle donne con disabilità, le quali rischiano dunque di rimanere statisticamente invisibili; questo, inoltre, favorirebbe politiche pubbliche realmente inclusive, capaci di modellare interventi e servizi sui bisogni specifici, rendendo più riconoscibile l’esperienza delle vittime e contribuendo a un dibattito pubblico più attento e consapevole anche nelle strategie di prevenzione.

Per contrastare la violenza di genere, non basta intervenire dopo che il danno è stato compiuto, la prevenzione è il vero fulcro di una strategia efficace e duratura che passa attraverso l’educazione alle relazioni, al rispetto e al consenso fin dall’infanzia e in tutte le scuole; una formazione continua per operatori sociali, sanitari, educativi e delle forze dell’ordine; campagne di sensibilizzazione che contrastino stereotipi sessisti e rappresentazioni che normalizzano la violenza; maggiore accessibilità ai servizi per le donne con disabilità o problemi di salute, spesso escluse o sottorappresentate nei percorsi di supporto; prevenzione digitale, capace di affrontare nuove forme di abuso online che colpiscono soprattutto le più giovani.

Una prevenzione efficace, infatti, non solo riduce il rischio di violenza, ma contribuisce a costruire una nuova cultura in cui le relazioni affettive e sociali siano fondate sul rispetto, sulla parità e sull’autodeterminazione.

Nella ricorrenza del 25 novembre, quindi, l’indagine ISTAT continua a essere uno strumento essenziale per fotografare la violenza di genere in Italia, ma l’assenza di dati pienamente disaggregati per genere e disabilità resta un ostacolo significativo per costruire analisi accurate e politiche efficaci. Non si tratta infatti solo di un problema tecnico, ma di un nodo politico e sociale che ostacola la costruzione di analisi accurate e politiche efficaci: per prevenire e contrastare davvero la violenza è necessario che la statistica pubblica sia in grado di raccontare tutte le donne, senza lasciare nell’ombra nessuna esperienza. Ed è necessario affiancare a un sistema statistico più inclusivo una politica forte di prevenzione e formazione capace di agire sulle radici culturali, sociali e strutturali del fenomeno. Solo così sarà possibile costruire politiche più eque, inclusive e realmente efficaci, garantendo che nessuna donna venga lasciata sola o invisibile.

*Coordinatrice del Gruppo Donne FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Continuano le “passeggiate inclusive” a Gorizia, per migliorare sempre più la mobilità della città

Dopo un’analoga iniziativa proposta in ottobre, una nuova “passeggiata inclusiva” è stata organizzata a Gorizia dal Comune della città, su spinta e richiesta della Federazione FISH Friuli Venezia Giulia, nuova occasione per verificare il grado di reale accessibilità del centro cittadino e per progettare il capoluogo isontino del domani in modo più inclusivo. Il tutto anche potendo contare, ora, sul Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche recentemente approvato dal Consiglio Comunale I partecipanti alla nuova “passeggiata inclusiva” promossa a Gorizia dalla FISH Friuli Venezia Giulia

Una nuova “passeggiata inclusiva”, dopo la precedente del mese di ottobre [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.], è stata organizzata a Gorizia dal Comune della città, su spinta e richiesta della FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nuova preziosissima occasione per verificare il grado di reale accessibilità del centro cittadino e per progettare il capoluogo isontino del domani in modo più inclusivo. Il tutto anche potendo contare, ora, sul PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) recentemente approvato dal Consiglio Comunale.

Se la prima passeggiata di ottobre si era concentrata sul percorso tra la Stazione Ferroviaria e il Municipio, la seconda ha affrontato le strade che dalla Casa Comunale di Gorizia raggiungono Piazza Vittoria e di lì Piazza De Amicis, nel cuore del centro storico.
Vi hanno preso parte oltre una trentina di persone, in rappresentanza anche dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), dell’Associazione Diritto di parola e della Pro Loco, oltre a privati cittadini che quotidianamente si confrontano con le difficoltà legate a una disabilità. C’era anche il consigliere regionale Diego Moretti, mentre per il Comune erano presenti gli assessori al Welfare Silvana Romano e ai Lavori Pubblici Sarah Filisetti.
Ancora una volta Filisetti ha voluto sperimentare in prima persona le difficoltà che le persone con disabilità sono chiamate ad affrontare quotidianamente. Se infatti nella prima passeggiata di ottobre si era accomodata su una carrozzina, nella seconda, ad occhi chiusi, ha camminato servendosi di un bastone per ciechi.

Diverse le criticità evidenziate nel corso della giornata. Ad esempio è emersa la necessità di installare un semaforo sonoro per l’attraversamento della strada da parte di persone con disabilità visiva all’incrocio tra Corso Verdi, Via Oberdan e Via Boccaccio, all’altezza della Posta Centrale, mentre andrebbero rivisti gli scivoli agli attraversamenti pedonali tra Via Oberdan, Via Roma e Piazza Vittoria. Qui, sul rialzo centrale, mancano del tutto i percorsi tattilo-plantari per gli spostamenti in autonomia delle persone con disabilità visive, ma i problemi più gravi riguardano le vicine Via Seminario e Via Carducci, asse di collegamento con Piazza De Amicis, dove si trovano i frequentati Musei provinciali. «In entrambi i casi – spiega Giampiero Licinio, presidente della FISH Friuli Venezia Giulia – i marciapiedi sono impossibili da percorrere in carrozzina, e dunque chi si sposta così deve scendere in strada. Durante la nostra passeggiata ci ha pensato la Polizia Locale, che ringraziamo, a farci da scorta in quel punto. Da rivedere anche lo scivolo di fronte all’ingresso della Fondazione Carigo, molto pendente e in un tratto stretto del marciapiede».
La stessa FISH Regionale e le altre Associazioni del mondo della disabilità puntano ad effettuare anche una ricognizione della presenza di servizi igienici (pubblici o all’interno dei locali) accessibili alle persone con disabilità. Una lacuna ancora da colmare in una città sempre più frequentata anche dai turisti nell’anno della Capitale Europea della Cultura.

Nel prossimo futuro, fanno sapere ancora la FISH e il Comune goriziano, nuove “passeggiate inclusive” interesseranno anche altre zone del territorio cittadino.

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Verso l’Agenda Nazionale per la malattia di Parkinson

È stata la Confederazione Parkinson Italia a promuovere l’avvio di un Tavolo di Lavoro Nazionale sulla malattia di Parkinson, con l’obiettivo di definire un’agenda condivisa per affrontare in modo sistemico le principali criticità legate alla diagnosi, alla gestione e all’assistenza delle persone con Parkinson. Sarà questo il tema al centro del convegno denominato appunto “Verso l’Agenda Nazionale per la malattia di Parkinson”, promosso per il 25 novembre a Roma Particolare di una delle foto di Giovanni Diffidenti che compongono la mostra “NonChiamatemiMorbo”, promossa dalla Confederazione Parkinson Italia

Negli ultimi decenni la malattia di Parkinson ha certamente assunto un peso crescente tra le patologie croniche complesse, con un impatto sempre più rilevante non solo sul piano clinico-assistenziale, ma anche su quello sociale, familiare ed economico. È in tale contesto che la Confederazione Parkinson Italia ha promosso l’avvio del Tavolo di Lavoro Nazionale sulla malattia di Parkinson, con l’obiettivo di definire un’agenda condivisa per affrontare in modo sistemico le principali criticità legate alla diagnosi, alla gestione e all’assistenza delle persone con Parkinson.
Sarà questo il tema al centro del convegno denominato appunto Verso l’Agenda Nazionale per la malattia di Parkinson, promosso per la mattinata del 25 novembre a Roma (Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica, 72, ore 11-13), su iniziativa della senatrice Murelli, in collaborazione con la stessa Confederazione Parkinson Italia. (S.B.)

A questo link è disponibile l’elenco degli interventi al convegno. Per ulteriori informazioni: segreteria@parkinson-italia.it. La malattia di Parkinson
È una malattia neurodegenerativa cronica, causata dalla progressiva morte dei neuroni situati in una piccola zona del cervello che producono il neurotrasmettitore dopamina, il quale controlla i movimenti. Chi ha il Parkinson produce sempre meno dopamina, perdendo progressivamente il controllo del proprio corpo.
Arrivano così tremori, rigidità, lentezza nei movimenti, depressione, insonnia, disfagia, fino alla perdita completa dell’autonomia personale e all’impossibilità di svolgere le più semplici attività quotidiane (vestirsi, mangiare, lavarsi, parlare ecc.).
Non esiste una cura risolutiva, ma solo trattamenti sintomatici che aiutano a convivere con la malattia la quale continua a progredire.
Oggi in Italia si stima vi siano circa 300.000 malati di Parkinson, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono destinati a raddoppiare entro i prossimi quindici anni. Va tenuto conto inoltre che si parla di una patologia rispetto alla quale gli organi d’informazione, l’opinione pubblica e le stesse Istituzioni hanno ancora una percezione errata, considerandola una “malattia dei vecchi”: l’età d’esordio, infatti, si fa sempre più giovane (un paziente su quattro ha meno di 50 anni, il 10% meno di 40 anni), e la metà dei malati è in età lavorativa, cosicché si può dire che vi siano circa 25.000 famiglie, in Italia, con figli in età scolare in cui uno dei genitori è colpito dalla malattia.

Confederazione Parkinson Italia
Parkinson Italia è una Confederazione di Associazioni di Volontariato, ovvero un network per la malattia di Parkinson e i Parkinsoniani, che attraverso l’adesione delle singole Associazioni, è aperto a tutti: pazienti, volontari, familiari e simpatizzanti.
L’autonomia e la cooperazione sono i punti di forza della Confederazione, nata nel 1998 e che quindi proprio lo scorso anno ha celebrato il proprio ventennale: infatti, le Associazioni aderenti da una parte conservano tutta la libertà di azione, dall’altra si connettono a una rete di contatti e di iniziative. In questo modo il rispetto delle esigenze locali si unisce all’efficienza di una struttura di coordinamento.
Parkinson Italia – che aderisce alla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone conn Disabilità e Famiglie) – si adopera per informare l’opinione pubblica, le istituzioni e i mass-media circa:
° la gravità degli aspetti nascosti della malattia;
° le conseguenze sulle persone che ne soffrono, il loro nucleo familiare e la società.
Con l’obiettivo di ottenere adeguati trattamenti sanitari e tutele sociali, la Confederazione si fa portavoce e promotore di:
– istanze dei pazienti e dei caregiver;
– progetti su specifiche esigenze e problemi;
– studi, indagini e ricerche sociali;
– proposte di legge e adeguamenti di disposizioni in materia di salute pubblica e tutele sociali.

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3 Dicembre 2025: l’inclusione della disabilità al centro del progresso sociale

Dal 1981 il 3 Dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, dedicata ogni anno ad un tema specifico, che questa volta sarà “Promuovere società che includano le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale”, in sintonia con l’appello lanciato recentemente durante il Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale di Doha, in cui i leader mondiali hanno ribadito il proprio impegno a porre appunto l’inclusione della disabilità al centro del progresso sociale

Il 3 Dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità dal 1981, quando cioè fu indetta dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza verso la comprensione dei problemi connessi alla disabilità e l’impegno per garantire la dignità, i diritti e il benessere delle persone con disabilità. Ogni anno la Giornata è dedicata ad un tema specifico, che quest’anno sarà Fostering disability-inclusive societies for advancing social progress, ossia Promuovere società che includano le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale.

Come si può leggere nel portale dell’ONU, allo spazio dedicato all’evento, «le celebrazioni di quest’anno si baseranno direttamente sullo slancio derivante dal Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale, tenutosi a Doha, in Qatar, dal 4 al 6 novembre scorsi, in cui i leader mondiali hanno ribadito il loro impegno a costruire un mondo giusto, inclusivo ed equo, lanciando altresì un appello a porre l’inclusione della disabilità al centro del progresso sociale».
In tal senso, la Dichiarazione Politica prodotta a Doha ha voluto evidenziare alla comunità globale «che promuovere lo sviluppo sociale è impossibile senza la piena inclusione, partecipazione e leadership delle persone con disabilità. E tuttavia, in ogni zona del mondo le persone con disabilità continuano a incontrare ostacoli persistenti, ossia maggiori rischi di povertà, accesso limitato a un lavoro dignitoso e salari più bassi, lacune nella protezione sociale, barriere all’autonomia, alla dignità e nei sistemi di assistenza e supporto, accesso disuguale alle tecnologie assistive e ad ambienti accessibili».
«Mentre dunque i vari Stati si impegnano ad accelerare i progressi nell’eliminazione della povertà, nell’occupazione produttiva e nell’inclusione sociale – si è concluso a Doha -, l’inclusione della disabilità rimane sia una precondizione che un motore di cambiamento duraturo».

Da tale assunto prenderà le mosse anche la celebrazione del 3 dicembre, presso la sede dell’ONU di New York, un evento incentrato sulla ricerca di soluzioni concrete, che nella mattinata di quel giorno riunirà esponenti di Stati Membri, leader delle Nazioni Unite, attivisti per i diritti delle persone con disabilità e giovani. (Stefano Borgato)

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“Myra Contest” a Milano, una bellezza da toccare, più che da esibire

Tornerà il 23 novembre a Milano il “Myra Contest”, esperienza creativa e sensoriale ideata da Myra Lab, impresa sociale che permette l’inserimento lavorativo di persone cieche e ipovedenti nel campo del design di gioielli. Questa volta, però, dopo il successo del 2024, che aveva visto 15 persone cieche e ipovedenti progettare il proprio gioiello e vederlo realizzato e messo in vendita, saranno content creator e influencer a mettersi in gioco, guidati da persone con disabilità visiva o intellettiva Persone con disabilità visiva partecipanti al “Myra Contest” dello scorso anno

Tornerà il 23 novembre a Milano il Myra Contest, esperienza creativa e sensoriale ideata da Myra Lab, impresa sociale che permette l’inserimento lavorativo di persone cieche e ipovedenti nel campo del design di gioielli, grazie alla revisione del processo di creazione, che non parte più dal disegno ma dalla modellazione di una pasta malleabile. Il pezzo unico prodotto artigianalmente viene poi scansionato, stampato in 3D e rifinito a mano.
Quest’anno, però, dopo il successo dell’edizione del 2024, che aveva visto 15 persone cieche e ipovedenti progettare il proprio gioiello e vederlo realizzato e messo in vendita, il format cambierà prospettiva: saranno infatti content creator e influencer a mettersi in gioco, affrontando la sfida di modellare la porcellana bendati, guidati da persone con disabilità visiva o intellettiva.
«Un cambio di sguardo – spiegano i promotori – per ricordare che creare significa anche lasciarsi guidare, affidarsi, ascoltare. Il contest, va ricordato, non è una gara, non prevede premi in denaro o sfide a tempo: c’è infatti spazio per rallentare, ascoltare e lasciarsi guidare e chi è spesso osservato prende in mano la direzione e diventa punto di riferimento. È proprio questo il valore che vogliamo costruire: un’alleanza tra mondi che raramente si incontrano, una bellezza da toccare, più che da esibire».

Al Myra Contest 2025 parteciperanno dunque content creator e attivisti che ogni giorno usano i social per parlare di corpi, diritti, salute mentale, accessibilità e dignità. Tra loro Francesca Contessini, creator con disabilità motoria che racconta con ironia e lucidità la vita oltre le barriere; Pegah Moshir Pour, attivista italo-iraniana per i diritti umani e digitali; Marta Luisa Presterà, influencer impegnata nella sensibilizzazione sul tema del suicidio, attraverso uno storytelling personale.
A giudicare poi i gioielli, sarà una giuria composta da persone cieche e ipovedenti che hanno fatto dell’esperienza sensoriale, del linguaggio e della relazione un modo di abitare il mondo, quali Daniele Cassioli; campione paralimpico di sci nautico; Elena Travaini, ballerina e modella; Giuseppe Cesena, giornalista e fondatore della Disabili International Radio. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@myra-lab.com.

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Favore per quei provvedimenti fiscali riguardanti il Terzo Settore

Vengono accolti con favore, dal Forum del Terzo Settore, dalla Federazione FISH e dall’Associazione AIPD, i provvedimenti fiscali riuguardanti il Terzo Settore, approvati in questi giorni dal Consiglio dei Ministri, e in particolare la disposizione riguardante il rinvio di dieci anni, fino al 2036, dell’obbligo di apertura della partita IVA per le Associazioni che offrono servizi rivolti ai propri soci

«Da quanto apprendiamo, il Decreto sui temi fiscali per il Terzo Settore approvato ieri in Consiglio dei Ministri ha recepito alcune importanti istanze che portiamo avanti da anni per garantire sostenibilità alle attività svolte dalle organizzazioni che operano per l’interesse collettivo»: a dirlo in una nota è Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, a seguito appunto del via libera in Consiglio dei Ministri del Decreto Legislativo in attuazione della Delega al Governo sulla riforma fiscale (Legge 111/23), contenente disposizioni in materia di Terzo Settore, crisi d’impresa, sport e IVA. «Tra queste – annota Moretti -, la prima disposizione riguarda il rinvio di dieci anni, fino al 2036, della temuta entrata in vigore dell’obbligo di apertura della partita IVA per le Associazioni che offrono servizi rivolti ai propri soci. Quest’obbligo, che era previsto dal prossimo 1° gennaio, avrebbe causato pesanti e ingiustificate ripercussioni burocratiche ed economiche, soprattutto alle realtà più piccole: la decisione, quindi, di mantenere l’attuale regime di esclusione IVA va incontro alle esigenze di un comparto che si caratterizza per il valore sociale che è in grado di produrre, e accoglie i numerosi nostri appelli, insieme a quelli di tante altre realtà associative del Paese».
«Un’altra positiva norma che sarebbe contenuta nel Decreto – prosegue il Portavoce del Forum – riguarda l’armonizzazione dell’IVA al 5% tra i diversi soggetti del Terzo Settore: in particolare per le ONLUS – tipologia destinata a breve a scomparire per effetto del Codice del Terzo Settore – questo provvedimento consentirà loro di proseguire il proprio lavoro con la necessaria serenità, potendo scegliere di divenire ETS (Enti di Terzo Settore), senza essere penalizzate dal punto di vista fiscale».
«In attesa dunque di leggere il testo definitivo in Gazzetta Ufficiale – conclude Moretti -, esprimiamo soddisfazione per l’impegno di Governo e Parlamento nel tutelare il Terzo Settore da norme che ne avrebbero fortemente ostacolato l’attività e lo sviluppo. Ci auguriamo, infine, che già a partire dalla prossima Legge di Bilancio, si possa trovare una soluzione anche alla questione dell’IRAP, una tassa ingiusta che ancora grava, incomprensibilmente, sul non profit in misura ben maggiore che sulle imprese profit».

Anche Vincenzo Falabella, presidente della FISH (aderente al Forum del Terzo Settore), oltreché consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), accoglie con favore, come si legge in una nota, «la decisione del Consiglio dei Ministri di approvare la proroga decennale dell’esclusione IVA per gli Enti del Terzo Settore, provvedimento che rappresenta un atto di politica fiscale di rilievo, intervenendo su un tema cruciale per la sostenibilità economica e gestionale degli Enti di Terzo Settore, garantendo certezza normativa, continuità operativa e una riduzione significativa degli oneri amministrativi».
«La misura – prosegue Falabella – conferma l’attenzione verso un comparto che svolge funzioni di interesse generale e che costituisce un pilastro del welfare comunitario, contribuendo alla coesione sociale, alla tutela delle persone più fragili e allo sviluppo di modelli innovativi di inclusione e partecipazione. Una maggiore stabilità fiscale permette infatti agli enti di programmare interventi a lungo termine, rafforzando la capacità del Terzo Settore di agire come partner strategico delle Istituzioni Pubbliche».
«La proroga decennale dell’esclusione IVA – conclude – rappresenta pertanto un segnale politico chiaro, ossia che il Terzo Settore non è un attore marginale, ma una componente strutturale del sistema Paese e la scelta del Governo va nella direzione di consolidare l’alleanza tra istituzioni e realtà sociali che operano quotidianamente per garantire diritti, inclusione e servizi essenziali alle comunità».

Infine, anche l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), aderente sia al Forum del Terzo Settore che alla FISH, si dichiara soddisfatta per la proroga al 2036 dell’entrata in vigore del regime IVA per gli Enti del Terzo Settore. «Possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo – afferma a tal proposito Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’Associazione – perché questa proroga evita un impatto economico gravissimo su migliaia di realtà che, come la nostra, garantiscono ogni giorno servizi essenziali, inclusione e sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie. È una scelta che protegge la nostra capacità di operare con continuità e qualità. L’applicazione immediata dell’IVA avrebbe infatti messo a rischio molti progetti e aumentato i costi di gestione, sottraendo risorse preziose proprio alle attività che sostengono diritti, autonomia e partecipazione. Questa decisione, quindi, restituisce stabilità al Terzo Settore e ci permette di pianificare il futuro con maggiore serenità».
«Esprimiamo infine il nostro apprezzamento – conclude – verso tutte le realtà associative e i rappresentanti istituzionali che hanno lavorato per scongiurare un cambiamento che avrebbe inciso negativamente sul mondo dell’associazionismo italiano». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it; ufficiostampa@fishets.it; ufficiostampaaipd@gmail.com.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore.

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Emozionanti storie anche per le giornate conclusive della decima edizione di “Uno Sguardo Raro”

Siamo alla vigilia delle giornate conclusive per “Uno Sguardo Raro-Rare Disease International Film Festival” (decima edizione), il primo Festival Internazionale di Cinema che seleziona e promuove le migliori opere video provenienti da tutto il mondo sul tema delle malattie rare, della disabilità e dell’inclusione sociale. Accadrà domani, 22 novembre, e domenica 23 alla Casa del Cinema di Roma, quando vi sarà tra l’altro la cerimonia di premiazione delle varie categorie Una realizzazione grafica elaborata per la decima edizione di “Uno Sguardo Raro”

«Dieci anni di emozioni e una nuova storia da scrivere, insieme: nel 2016 abbiamo acceso un piccolo faro, senza sapere fin dove ci avrebbe condotto. Da allora, anno dopo anno, abbiamo raccolto storie, sguardi, emozioni. Abbiamo costruito qualcosa di unico insieme a chi ha scelto di raccontarsi e ha creduto nel potere del cinema come strumento di cambiamento. Oggi siamo pronti a celebrare un traguardo speciale, quello della decima edizione, che unirà passato e futuro, memoria e nuove visioni, con la stessa intensità che ci accompagna da sempre»: così i promotori di Uno Sguardo Raro-Rare Disease International Film Festival avevano lanciato, anche sulle nostre pagine, la decima edizione del primo Festival Internazionale di Cinema che seleziona e promuove le migliori opere video provenienti da tutto il mondo sul tema delle malattie rare, della disabilità e dell’inclusione sociale.
Ora siamo ormai alla vigilia dell’evento finale, quando cioè sta per concludersi il “viaggio” tra scuole e biblioteche di questa settimana a Roma e dintorni (Biblioteca Goffredo Mameli, Biblioteca Guglielmo Marconi, Biblioteca Laurentina, IISS Cine-tv Roberto Rossellini, Cinema Madison di Grottaferrata, alla presenza di studenti e docenti delle scuole secondarie di Roma e Grottaferrata), per arrivare ai due appuntamenti alla Casa del Cinema di Roma, due giornate ancora ricche di storie e di incontri.
Accadrà nel pomeriggio di domani, sabato 22 (ore 16), che sarà tutto dedicato alle proiezioni di opere «capaci di raccontare la rarità con sensibilità e potenza narrativa», come viene detto, mentre nel pomeriggio di domenica 23 (ore 17), la cerimonia di premiazione consentirà di conoscere i vincitori nelle varie categorie di questa decima edizione di Uno Sguardo Raro. (S.B.)

L’ingresso agli eventi del 22 e 23 novembre alla Casa del Cinema di Roma sarà gratuito (con prenotazione). Per informazioni: info@unosguardoraro.org.

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Una “maratona di voci” per accendere i riflettori soprattutto sulla violenza nei confronti delle donne con disabilità

Una vera e propria “maratona di voci”, denominata “Zitta a chi?”, sarà la proposta dell’UICI per il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un appuntamento in diretta su SlashRadio pensato in particolare per accendere i riflettori sulla violenza che riguarda le donne e le ragazze con disabilità

Una vera e propria “maratona di voci”, denominata Zitta a chi?, sarà la proposta dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) per il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un appuntamento in diretta su SlashRadio pensato in particolare per accendere i riflettori soprattutto sulla violenza che riguarda le donne e le ragazze con disabilità.
Dalle 15.30 alle 18.30, dunque, si alterneranno interventi di esperte, giornaliste, scrittrici, economiste, magistrati e attiviste impegnati nella difesa dei diritti delle donne e tra gli ospiti vi saranno le giornaliste Nunzia De Girolamo, Tiziana Ferrario e Silvia Garambois, le scrittrici Elena Bonuccelli e Donatella Columbro, l’economista Azzurra Rinaldi, l’attivista e giornalista Giulia Siviero, il magistrato Fabio Roia. Accanto a loro, rappresentanti istituzionali, associazioni e soprattutto le testimonianze di donne con disabilità che hanno trovato il coraggio di raccontare la propria esperienza di violenza.
«Intendiamo accendere un faro su chi vive nella doppia ombra della disabilità e della violenza – dicono dall’UICI – e che troppo spesso viene lasciata ai margini del dibattito pubblico, delle politiche di tutela, dell’immaginario collettivo. Per dare inoltre ulteriore forza simbolica all’evento, alle 18 la facciata della nostra sede nazionale di Via Borgognona a Roma si illuminerà di rosso, sottolineando la necessità di non voltarsi dall’altra parte di fronte a ogni forma di abuso. Contemporaneamente saranno illuminate di rosso anche le nostre sedi di Milano e Catania, in abbraccio ideale da Nord a Sud. Ogni nostra sede, infine, organizzerà momenti di riflessione e ascolto con istituzioni, soci e cittadini».

«La violenza di genere – dichiara la vicepresidente dell’UICI Linda Legname – va contrastata con determinazione, senza esitazioni e senza silenzi. Troppe donne, comprese quelle con disabilità, affrontano barriere fisiche, culturali e sociali che le espongono a rischi ancora maggiori. Nessuna donna, mai, deve essere messa a tacere né lasciata sola. Come UICI ribadiamo il nostro impegno e ci uniamo alle voci che attraversano il Paese e il mondo, nel promuovere una cultura di rispetto, tutela e inclusione, lavorando al fianco di enti pubblici e organizzazioni, per prevenire, proteggere e offrire sostegno a chi trova il coraggio di chiedere aiuto».
«La giornata del 25 novembre – aggiunge – non sia solo memoria, ma azione concreta. Perché nessuna donna, mai, debba essere messa a tacere. Perché nessuna donna debba sentirsi sola nel chiedere aiuto, nel farsi ascoltare, nel vedere riconosciuti i propri diritti e la propria dignità. Continuiamo a fare luce insieme, affinché ogni donna possa vivere libera dalla paura e dalla violenza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Vincenzo Massa (vincenzo.massa@uici.it).

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I quarant’anni dell’ANGSA, che indica le linee da seguire oggi

«Indichiamo oggi due forti criticità: l’urgenza di aggiornare i regolamenti regionali per l’accreditamento dei servizi residenziali e la necessità di finanziare e condurre la ricerca in modo centralizzato»: lo ha detto il presidente dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) Marino, in occasione dell’evento celebrativo dei quarant’anni dell’Associazione Il tavolo dei relatori durante l’evento promosso alla Camera dei Deputati per i quarant’anni dell’ANGSA

4.000 Famiglie e 70 Associazioni federate con una presenza capillare in tutto il Paese. Questo è oggi l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo), Associazione Nazionale che si occupa esclusivamente di autismo. Fondata nel 1985, compie quarant’anni. Le “candeline” sono state spente nel corso di un momento celebrativo organizzato a Roma presso la Camera dei Deputati, alla presenza della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli [si legga anche la nostra presentazione dell’incontro, N.d.R.].
Auguri sono giunti anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che nel suo messaggio ha scritto tra l’altro: «In questi anni ANGSA ha saputo coniugare competenza , sensibilità e dedizione nella difesa dei diritti delle persone con disabilità relazionale».

Giovanni Marino, presidente nazionale dell’Associazione, si è assunto il compito di indicare quali sono, secondo l’Associazione, le questioni più rilevanti da affrontare nell’immediato: «La vita delle famiglie di persone con autismo – ha sottolineato – è spesso segnata da una battaglia quotidiana contro la burocrazia degli Enti, la disparità dei sistemi regionali, la carenza di professionisti qualificati nelle scuole, nella sanità e nell’ambito educativo, per il supporto alla vita degli adulti. Oggi indichiamo due forti criticità: la necessità e l’urgenza di aggiornare i regolamenti regionali per l’accreditamento dei servizi residenziali perché risultano disallineati rispetto ai princìpi di flessibilità e inclusione raccomandati. È urgente un aggiornamento di queste norme pensate con un’ottica assistenzialistica che diventano però troppo facilmente segreganti. Il secondo tema è quello della ricerca: occorre che sia finanziata e condotta in modo centralizzato, perché i fondi ad essa dedicati non possono essere parcellizzati a livello regionale. L’esperienza dei 7 milioni previsti con il relativo Decreto, divisi tra le Regioni, è stato infatti un fallimento».

L’evento ha visto la partecipazione di Vincenzo Falabella, presidente della FISH, la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie cui l’ANGSA aderisce da sempre, ed è stato l’occasione per fare il punto sulla condizione delle persone dello spettro autistico che in Italia sono circa 500.000, con un’incidenza di 1/36 nati, come detto dalla dottoressa Maria Luisa Scattoni, dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità intervenuta al dibattito. Nel nostro Paese, come nel resto del mondo, l’autismo rappresenta un’emergenza sanitaria e sociale non più eludibile o procrastinabile.

Il professor Carlo Hanau, tra i soci fondatori dell’ANGSA, oggi presidente dell’APRI (Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori), ha voluto precisare: «La storia della nostra Associazione, l’impegno quarantennale dei genitori e di tutto il mondo associativo ha contribuito a definire un perimetro legislativo di diritti avanzato che il sistema sanitario e sociale fatica però a trasformare in prassi. Persistono grandi criticità in merito a esigibilità, gestione e rifinanziamento del Fondo Autismo per la ricerca, residenzialità, inclusione scolastica e lavorativa».

Il futuro: «Siamo alla soglia di una necessità inderogabile di una rivoluzione culturale per la disabilità e per l’autismo – ha spiegato Arianna Porzi, presidente dell’ANGSA Torino -, con il passaggio da “oggetti di cura” a “soggetti di diritti”, come sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e recepito dalle nuove normative italiane (Legge 227/21 e Decreto Legislativo 62/24). È il riconoscimento al diritto fondamentale a una vita autodiretta in cui i diritti fondamentali – all’autodeterminazione, all’inclusione, a una vita piena – non sono concessioni, ma princìpi che devono essere garantiti e protetti, senza la necessità di doverli costantemente perseguire nelle aule di un tribunale. Questo riconoscimento dei diritti è il fondamento su cui costruire il vero obiettivo: permettere a ogni persona di realizzare se stessa». (L.B.)

Per ulteriori informazioni: Luca Benigni (luca.benigni@gmail.com).

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“INCinema Film Festival” continua con ostinazione, perché la cultura può e deve essere di tutti e tutte

Con piacere registriamo l’imminente avvio a Udine della terza edizione di “INCinema Film Festival”, di cui Superando è da sempre media partner, il primo festival cinematografico in Italia (e non solo) fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali. «Continuiamo con ostinazione, con fiducia e con un principio irrinunciabile – dice l’ideatore Federico Spoletti -: la cultura è di tutti, e il cinema è di tutti. E non smetteremo di ricordarlo a chi, per abitudine o convenienza, continua a dimenticarlo»

Per Superando è stato un onore e un orgoglio seguire da media partner, passo dopo passo, le prime due edizioni di INCinema Film Festival, manifestazione ideata da Federico Spoletti e diretta da Angela Prudenzi che, come abbiamo ampiamente riferito a suo tempo, si svolge sia in presenza al cinema, sia da remoto su piattaforma MYmovies One e che soprattutto offre l’opportunità di vedere dei film in sala in modalità inclusiva anche a chi non può andare regolarmente al cinema. Si tratta infatti del primo evento del genere in Italia fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali, che solitamente non possono partecipare ai festival cinematografici.
È quindi con piacere che registriamo l’imminente avvio della terza edizione, ciò che avverrà al Cinema Visionario di Udine (Via Fabio Asquini, 33) dal 25 novembre al 1° dicembre, tra anteprime e restauri, un omaggio a Fatma Hassouna, fotoreporter uccisa a Gaza, una mostra fotografica e l’anteprima del film Put Your Soul in Your Hand and Walk della regista iraniana Sepideh Farsi. Il tutto in attesa delle successive tappe del 2026, a Trieste (20 gennaio), Londra (marzo) e New York (aprile). Ma ci sarà tempo per parlarne.
Qui, in sede di presentazione generale del Festival, rimandando Lettori e Lettrici a questo link, per il dettaglio del programma di Udine, ricordiamo innanzitutto che nella cittrà friulana l’evento è prodotto e organizzato da SUB-TI ACCESS, in collaborazione con l’Associazione Libero Accesso, con il sostegno del Comune e il supporto della Banca di Udine, e anche in collaborazione con MYmovies One e il Cinema Visionario, oltreché avvalendosi dei patrocini della Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, di ADV (Associazione Disabili Visivi), FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie), FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ANFAMIV (Associazione Nazionale delle Famiglie delle persone con Minorazioni Visive), Aniridia Italiana, ENS Friuli Venezia Giulia (Ente Nazionale Sordi) e UICI Friuli Venezia Giulia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).
Altri partner sono BIM, la Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale, Europictures, L’Age d’Or, Wanted, MK2, Reves d’eau, la Fondazione Aquileia, Friuli Venezia Giulia Film Commission, Trieste Film Festival, la Biblioteca Joppi, l’Associazione +Cultura Accessibile e la Fondazione Friuli. Partner tecnico EARCATCH, media partner, oltre a Superando, FRED Film Radio e Radio Magica.
E a questo punto, augurando buone visioni a tutte e tutti, ben volentieri diamo spazio a quanto scritto da Federico Spoletti e Angela Prudenzi, in sede di presentazione di questa terza edizione del Festival. (S.B.)

Quando tre anni fa abbiamo immaginato INCinema, avevamo un obiettivo semplice e ambizioso allo stesso tempo: dimostrare che la magia del cinema può – e deve – essere accessibile a tutti. Creare un festival in cui anche le persone con disabilità sensoriali potessero vivere pienamente quell’esperienza speciale fatta di storie, emozioni, incontri e comunità.
Il nuovo European Accessibility Act, entrato in vigore il 28 giugno scorso, avrebbe dovuto rappresentare uno spartiacque per l’accessibilità culturale in Europa. Eppure, guardando alla situazione italiana, dobbiamo constatare con amarezza che per l’audiovisivo non è cambiato molto. Soprattutto nell’atteggiamento di una larga parte della filiera: distributori ed esercenti che continuano a ignorare la partecipazione del pubblico con disabilità sensoriali.
Alcuni grandi distributori italiani scelgono di non rispondere alle richieste di partecipazione ricevute da INCinema; altri arrivano a dire che quel pubblico “non è utile”, ostacolando i registi che desiderano invece aderire al progetto.
Difficile non rimanere colpiti da questa chiusura. Ed è triste constatare che, ancora una volta, il profitto immediato viene messo davanti ai diritti delle persone – e all’evidenza che tutti, prima o poi, diventiamo spettatori con una qualche forma di fragilità sensoriale.
La proiezione in sala non è considerata tecnicamente un servizio digitale e quindi non ricade pienamente sotto le disposizioni dell’European Accessibility Act, come se i film viaggiassero ancora in pellicola. Ma resta un fatto incontestabile: la nuova normativa europea spinge in modo inequivocabile verso una piena fruibilità dei contenuti culturali anche da parte delle persone con disabilità sensoriali. Chi oggi sceglie di ignorare questo percorso non solo rischia di restare indietro, ma contribuisce a rafforzare una cultura di esclusione.
Per fortuna, fuori dall’Italia la situazione è diversa. Il successo straordinario di INCinema a New York lo scorso anno ci ha dato l’entusiasmo per andare avanti, così come la nascita di progetti ispirati a INCinema in Belgio e Polonia. Ma anche eventi di primo piano come il Toronto International Film Festival stanno ampliando la loro programmazione accessibile, esattamente secondo i criteri che abbiamo adottato sin dalla prima edizione. Segno che la direzione è quella giusta, e che il cambiamento culturale è possibile.
Non mancano, anche in Italia, segnali positivi. Uno fra tutti, il piccolo ma grande Festival dell’Archeologia di Aquileia che ha scelto da quest’anno di rendere accessibile l’intero suo programma. Ma anche quei distributori italiani illuminati che credono nel nostro progetto e che ci hanno concesso i film – bellissimi – che compongono questa terza edizione: lungometraggi, documentari, classici restaurati e i cortometraggi (nella seconda edizione del concorso INCorto). Tutti, naturalmente, accessibili anche a chi solitamente non può andare al cinema.
Un ringraziamento a chi rende possibile tutto questo. In primo luogo il Comune di Udine, la Banca di Udine, e tutte le Associazioni delle persone con disabilità che ci sostengono e ci accompagnano. Angela Prudenzi, la nostra meravigliosa direttrice artistica, i collaboratori, sempre più numerosi, senza i quali INCinema non potrebbe esistere.
INCinema continua, con ostinazione, con fiducia e con un principio irrinunciabile: la cultura è di tutti, e il cinema è di tutti. E noi non smetteremo di ricordarlo a chi, per abitudine o convenienza, continua a dimenticarlo.
Federico Spoletti – Fondatore di INCinema

La terza edizione di INCinema, nell’anno dell’entrata in vigore della Direttiva Europea che auspica che produttori, distributori ed esercenti riconoscano con maggiore determinazione l’esistenza di pubblici con esigenze specifiche, trova ancora di più la sua ragion d’essere. Se infatti la Direttiva non può essere considerata un obbligo, resta che l’accesso alla cultura è un diritto e con esso anche la possibilità di andare al cinema.
La visione di un film richiede la comprensione di un linguaggio complesso che unisce immagine, parola, suono ed emozione per arrivare al cuore dello spettatore. Le versioni accessibili sono lo strumento capace di ampliare la possibilità del cinema di comunicare attraverso più sensi e più linguaggi.
I film si creano per gli spettatori, non fanno eccezione i titoli in programma che meritano il giudizio di tutti i pubblici perché parlano di conflitti, di crisi interiori, di problematiche esistenziali, di sentimenti e di vita, in sostanza di noi, come solo il cinema sa fare.
Film nuovissimi e opere di cineteca, a dimostrazione di un’arte che non ha mai perso la sua forza.
Angela Prudenzi – Direttrice Artistica di INCinema

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile l’approfondimento sul programma delle giornate di Udine. Nel sito del Festival è disponibile poi ogni altra notizia. Per ulteriori informazioni: Cristina Scognamillo (criscognamillo@gmail.com); Martina Tonarelli (martina.tonarelli@fred.fm).

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Edoardo Bennato per la terza edizione di “All-in Rock Concerto Integrato” a Mantova

L’Associazione Casa del Sole ha organizzato per la terza volta al Teatro PalaUnical di Mantova quello che si avvia a diventare un vero e proprio “classico”, tra le iniziative meritorie, vale a dire “All-in Rock Concerto Integrato” in cui le persone con disabilità plurime possono scegliere il proprio posto direttamente in platea e vivere un’esperienza di piena integrazione. E sul palco, il 21 novembre, vi sarà un ospite d’eccezione quale Edoardo Bennato

Associazione che opera con bambini, ragazzi e adulti con disabilità plurime sin dal 1966, la Casa del Sole di San Silvestro di Curtatone (Mantova) ha organizzato per la terza volta al Teatro PalaUnical di Mantova quello che si avvia a diventare un vero e proprio “classico”, tra le iniziative meritorie, vale a dire All-in Rock Concerto Integrato in cui le persone con disabilità plurime possono scegliere il proprio posto direttamente in platea e vivere un’esperienza di piena integrazione. «Perché – come dicono sempre dalla Casa del Sole – crediamo che la musica sia un linguaggio universale, capace di abbattere ogni barriera».
Accadrà nella serata del 21 novembre e sul palco vi sarà questa volta un ospite davvero d’eccezione, quale Edoardo Bennato, una delle voci più amate e simboliche del rock italiano. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: allinrock@casadelsole.org.

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Il Premio Bisceglia va a un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri

«Questo Premio – è stato detto – è il simbolo concreto di un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri e che racconta la realtà con profondità, verità e responsabilità»: è il Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale, della cui nona edizione si è avuta la cerimonia conclusiva a fine settembre, mentre recentemente è stato prodotto il bando per la decima edizione Il tavolo dei relatori durante la cerimonia conclusiva del 9° Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale

Da non molto è andata in archivio la nona edizione, a fine settembre, ma è già tempo della decima edizione per un’iniziativa di cui abbiamo sempre il piacere di occuparci, anche perché particolarmente cara a Superando, che nel 2020 risultò tra coloro che ricevettero una Menzione Speciale nella categoria delle Testate online. Si tratta del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale, promosso dalla Fondazione Alessandra Bisceglia ViVa Ale, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti all’Università LUMSA di Roma, e dedicato alla memoria della giovane giornalista e autrice televisiva Alessandra Bisceglia, prematuramente scomparsa a 28 anni nel 2008, in seguito ad una grave patologia legata a una rarissima malformazione vascolare congenita.

Andiamo comunque per ordine e partiamo dalla cerimonia conclusiva della nona edizione, che ha visto prevalere Greta Giglio (davanti ad Alessandra Moreschini e Libero Straquadanio), nella sezione Studenti dei Master e delle Scuole di giornalismo, mentre il premio nella sezione Giornalisti professionisti, praticanti, collaboratori, freelance è andato a Valentina Panetta (seconda Giulia Di Leo e terzo Gabriele Ragnini).
Come sempre, inoltre, la giuria ha assegnato anche due riconoscimenti speciali, andati quest’anno a Paola Springhetti e Nicola Rabbi, distintisi per la correttezza dell’informazione sulle malattie rare, per l’attenzione alla diffusione della cultura della solidarietà e per la realizzazione di servizi di spessore umano sulla disabilità.
Un premio alla memoria particolarmente sentito è stato infine attribuito ad Antonio Morelli, capo ufficio stampa di Farmindustria per 26 anni, ricordato per la sua professionalità, umanità e dedizione.

E veniamo alla decima edizione di cui, come detto, è stato pubblicato il bando. Ricordando che l’iniziativa intende come sempre valorizzare e sostenere il lavoro di giovani giornalisti e studenti delle scuole di giornalismo che si distinguano per la capacità di raccontare con competenza e umanità temi legati alla comunicazione sociale, con particolare attenzione alle malattie rare, alla ricerca scientifica, all’equità nell’accesso alle cure e alle buone pratiche di inclusione delle persone con disabilità, va detto che la partecipazione è gratuita e riservata a giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti, collaboratori, freelance e studenti di master e scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, che alla data di pubblicazione del bando non abbiano superato i 35 anni. Possono concorrervi con articoli, servizi radiofonici e televisivi, podcast, reportage multimediali, fotografie e graphic novel, pubblicati, trasmessi o diffusi dal 1° marzo 2025 al 30 aprile 2026, che sarà la data ultima per inviare la propria candidatura.
Sono previsti premi da 1.500 euro ciascuno per i vincitori delle rispettive sezioni (Studenti dei Master e delle Scuole di giornalismo e Giornalisti professionisti, praticanti, collaboratori, freelance), oltre a targhe e attestati per i secondi e terzi classificati. Sono previsti inoltre riconoscimenti speciali per le testate giornalistiche che si siano distinte nella promozione della comunicazione sociale.

«Questo Premio – sottolinea in conclusione Serena Bisceglia, presidente della Fondazione Alessandra Bisceglia Viva Ale – è il simbolo concreto di un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri, un giornalismo che sa trasformare la sofferenza in consapevolezza e la diversità in valore. In un’epoca di comunicazione rapida e spesso superficiale, vogliamo continuare a premiare chi sceglie di raccontare la realtà con profondità, verità e responsabilità». (S.B.)

Le candidature per il 10° Premio Bisceglia dovranno essere inviate entro il 30 aprile 2026, come detto, all’indirizzo premioalessandrabisceglia@fondazionevivaale.org, secondo le modalità indicate nel bando ufficiale, disponibile insieme alla scheda di partecipazione a questo link. Per altre informazioni: premioalessandrabisceglia@fondazionevivaale.org.

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Preoccupazione per il ruolo della famiglia nella redazione del Piano Educativo Individualizzato

«Siamo preoccupati – scrivono dal Gruppo Puzzle, Gruppo di Competenze per le Persone con Disabilità nella Provincia di Pesaro-Urbino, rivolgendosi direttamente al ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara – per l’uso della piattaforma SIDI ai fini della compilazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e in particolare per il fatto che le famiglie non siano adeguatamente coinvolte nella stesura del documento»

Ci rivolgiamo direttamente al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, come Gruppo Puzzle, Gruppo di Competenze per le Persone con Disabilità nella Provincia di Pesaro-Urbino, che coinvolge famiglie, associazioni, legali, insegnanti ed educatori.
Siamo preoccupati per l’uso della piattaforma SIDI ai fini della compilazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e vorremmo esprimere alcune nostre motivate perplessità.
In particolare, ci preoccupa il ruolo della famiglia nella redazione del PEI. Purtroppo, è una pratica frequente che le famiglie non siano adeguatamente coinvolte nella stesura del documento, nonostante la loro importanza per un’inclusione fruttuosa degli alunni e delle alunne con disabilità. La piattaforma SIDI, così come è strutturata, non facilita infatti la partecipazione attiva della famiglia e marginalizza il suo ruolo, limitando la partecipazione stessa alla sola Area 1 e all’approvazione del documento.
Un PEI ben fatto non prende meno di dieci ore di lavoro di tutto il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione). Lo chiediamo da oltre cinque anni: è importante che sia proposta una formazione non solo per qualcuno, tanto meno per il solo insegnante su posto di sostegno (che non ha di certo una delega in appalto), ma per tutto il GLO, tutti gli insegnanti della classe e anche le famiglie, perché siano coinvolti come membri co-partecipanti e concordi alla redazione di un documento così importante, pur nel rispetto delle Aree di competenza, come previste da modello.

L’inclusione, lo ricordiamo a tutti noi, è un momento importante di crescita civica esistenziale che non solo facilita l’alunno o l’alunna con disabilità, ma crea i presupposti per la società del futuro in maniera bi-univoca. Chiediamo dunque che il Ministero apporti eventuali correttivi per garantire la partecipazione attiva della famiglia in tutte le fasi della redazione del PEI, compresa la fase preparatoria e formativa. È importante che il GLO sia formato e coinvolto nella stesura del documento, e che la famiglia sia considerata come un membro co-partecipante e concorde. La famiglia è infatti la principale fonte di tutte le informazioni a vantaggio dell’alunno/alunna con disabilità, e la partecipazione di essa è essenziale per garantire un’inclusione efficace.

La piattaforma SIDI, così come è presentata, e così come è a nostra conoscenza, pur fornendo alcuni elementi importanti di protezione dei dati e di visione degli stessi, tramite SPID e CIE, non fornisce un incremento e un facilitatore a quanto finora trattato. La famiglia che visiona una traccia a cui non partecipa direttamente, se non per l’Area 1, è chiamata a sostenere eventuali altri interventi, ad esempio di Area 5 e Area 6, soltanto in forma mediata e questo non facilita la redazione congiunta e il rapporto vivo e vivificante di cui necessita un documento maturo prodotto da un GLO maturo. E di cui l’alunno o l’alunna con disabilità ha diritto.
Certo ci sono e ci saranno certamente famiglie che faranno fatica a partecipare, a metabolizzare la propria situazione e a non comprendere la necessità, ma è importante che la Scuola abbia contezza del punto di arrivo, proponendo un corretto punto di partenza. Anche con una certa mens profetica.

A nostro parere, la piattaforma SIDI non facilita un confronto necessario per l’elaborazione concorde del documento e marginalizza la famiglia, tradendo la sostanza e i fondamenti della normativa sull’inclusione e la preziosa Redazione Congiunta che ispirò il Legislatore sin dal 1994.
Sarebbe assai fecondo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito, così sensibile all’ineludibile apporto della famiglia, possa sostenere quei correttivi necessari affinché non ci si incammini in un punto di non ritorno che lederebbe gravemente l’inclusione e chiuderebbe la scuola in un “monadismo prassico ed istituzionale”.
È importante quindi che il Ministero comunichi a tutte le Scuole, a tutti gli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali, che con l’uso della piattaforma SIDI, gli incontri del GLO non sono aboliti, e che, nel contempo, siano mantenuti, dovuti ed incrementati gli incontri necessari durante tutte le fasi della costruzione del PEI, in quanto il confronto proficuo determina l’effettiva espressione del progetto educativo-didattico.
Come sarebbe altresì fruttuoso che tale comunicazione fosse scrupolosamente messa in atto da tutti gli Istituti Scolastici, con una rinnovata attenzione alla partecipazione attiva della famiglia, ripetiamo, non solo in fase approvativa del documento, ma anche in fase preparatoria e, volendo puntare in alto – ma la Scuola è qui anche per una visione – ad una concorde e coinvolgente fase formativa di tutto il GLO. Perché il PEI sia un modello da co-redigere e non un adempimento burocratico o modulistico che lo renderebbe e lo involverebbe in una vera e propria barriera.

*Coordinamento Puzzle di Competenze per le Persone con disabilità nel territorio di Pesaro Urbino (info-puzzle@enarche.it). I contenuti del presente contributo coincidono con quelli di una lettera inviata dal Gruppo al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, al capo della Segreteria del Ministero Algina Ferrara, al segretario particolare del Ministro Stefano Bolognini e, per conoscenza, al sottosegretario al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti, a Donatella D’Amico della Direzione Ufficio Scolastico della Regione Marche e all’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità.

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Il rapporto tra comunicazione e disabilità: un incontro a Cagliari

Approfondire le relazioni tra comunicazione e disabilità, sia dal punto di vista del linguaggio giornalistico e mediatico, sia sotto il profilo dell’accessibilità comunicativa da parte delle Istituzioni e degli Enti Pubblici: è l’obiettivo del seminario del 21 novembre a Cagliari, denominato “Non solo parole. Il rapporto tra comunicazione e disabilità”, organizzato dall’Associazione RP Sardegna, in collaborazione con l’Associazione Stampa Sarda e con il Gruppo Giornalisti Uffici Stampa della Sardegna

Organizzato da RP Sardegna (Associazione Ciechi, Ipovedenti e Retinopatici Sardi), in collaborazione con l’Associazione Stampa Sarda e con il Gruppo Giornalisti Uffici Stampa della Sardegna, oltreché con il sostegno della FISH Sardegna (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), si terrà nel pomeriggio del 21 novembre a Cagliari (Caesar’s Hotel, ore 14.30-18.30) il seminario denominato Non solo parole. Il rapporto tra comunicazione e disabilità durante il quale verranno affrontate varie tematiche legate alla comunicazione sulle disabilità e verso le persone con disabilità, con la partecipazione di giornalisti, assistenti sociali ed esperti sulla comunicazione di rilievo nazionale, avvalendosi anche di collegamenti in streaming.
«Accreditato per la formazione continua dei giornalisti e degli assistenti sociali – spiegano i promotori – questo incontro intende approfondire le relazioni tra comunicazione e disabilità, sia dal punto di vista del linguaggio giornalistico e mediatico, sia sotto il profilo dell’accessibilità comunicativa da parte delle Istituzioni e degli Enti Pubblici». (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro che si avvarrà del servizio di sottotitolazione in tempo reale. Per ogni ulteriore informazione: rpsardegnainformazioni@gmail.com.

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Riconoscere l’ADHD: trasformare una sfida in opportunità

«Con i lavori di questa giornata, vogliamo mostrare cosa trasforma una sfida in opportunità, in tema di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività)»: a dirlo è Patrizia Stacconi, presidente dell’AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD), presentando il convegno a partecipazione gratuita, denominato “Riconoscere l’ADHD: trasformare una sfida in opportunità”, organizzato per il 22 novembre presso l’Università Federico II di Napoli Disegno che raffigura una persona con ADHD

«Con i lavori di questa giornata, vogliamo mostrare cosa trasforma una sfida in opportunità, in tema di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività): prima di tutto l’ADHD va individuato il più precocemente possibile e la valutazione è senz’altro una sfida. Subito dopo, la presa in carico terapeutica appropriata diventa l’opportunità di fare emergere le potenzialità della persona verso il raggiungimento di obiettivi di benessere, qualità della vita personale, sociale di istruzione e lavorativa. L’obiettivo di questo convegno, dunque, insieme ai professionisti competenti con esperienza in ambito di ADHD, è quello di dare un quadro dei principali elementi di tale percorso»: così Patrizia Stacconi, presidente dell’AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD), presenta il convegno a partecipazione gratuita, denominato Riconoscere l’ADHD: trasformare una sfida in opportunità, organizzato per il 22 novembre a Napoli dall’AIFA stessa (Aula Magna “Gaetano Salvatore”, Edificio 21 dell’Università Federico II, Via Sergio Pansini, 5, ore 9), con il patrocinio morale della Scuola di Medicina dell’Ateneo ospitante e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II.

L’evento si rivolgerà a familiari e adulti con ADHD, a studenti, insegnanti di ogni ordine e grado, psicologi/psicoterapeuti, pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, psichiatri/neuropsichiatri, specializzandi, figure educative in tutti gli àmbiti della vita sociale, dell’istruzione, della formazione e dell’università e in generale a chiunque altro sia interessato al disturbo da deficit di attenzione e iperattività). (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’evento che sarà, come detto, a partecipazione gratuita, ma previa iscrizione tramite questo link. A quest’altro link è disponibile invece una scheda sull’AIFA e sulla prevalenza dell’ADHD in Italia e Campania. Per ogni ulteriore informazione: ufficio.stampa@associazioneaifa.it (Francesca Mezzelani).

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