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“Da donna a donna”: un progetto a Milano per la salute delle donne sorde

Organizzato a Milano dall’Impresa Sociale Spazio Aperto Servizi, in collaborazione con l’ASST Santi Paolo e Carlo e con il contributo del Pio Istituto dei Sordi, verrà avviato domani, 28 novembre, nel capoluogo lombardo, il progetto “Da donna a donna”, voluto per rispondere al bisogno di informazioni e orientamento sulla salute da parte di donne sorde, promuovendo l’accessibilità ai Consultori e in generale alle informazioni in àmbito ostetrico-ginecologico

Organizzato a Milano dall’Impresa Sociale Spazio Aperto Servizi, in collaborazione con l’ASST Santi Paolo e Carlo e con il contributo del Pio Istituto dei Sordi, verrà avviato nel pomeriggio di domani, 28 novembre, a Milano (Consultorio di Via Monreale, 13, ore 15), il progetto denominato Da donna a donna, voluto per rispondere al bisogno di informazioni e orientamento sulla salute da parte di donne sorde, promuovendo l’accessibilità ai Consultori e in generale alle informazioni in àmbito ostetrico-ginecologico.
Il primo incontro, come detto, è in programma per domani, 28 novembre, mentre quelli successivi sono previsti per il 30 gennaio, 20 marzo e 17 aprile del nuovo anno (a questo link i contenuti degli incontri e altri approfondimenti sul progetto). (S.B.)

Ringraziamo Martina Gerosa per la segnalazione.

Per ulteriori informazioni: dadonnaadonna@spazioapertoservizi.org.

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La terza Settimana dei Diritti delle Persone con Disabilità, promossa dala Parlamento Europeo

Numerosi gli eventi previsti dal 1° al 5 dicembre per la terza Settimana dei Diritti delle Persone con Disabilità (alcuni dei quali trasmessi in streaming online con funzionalità di accessibilità), ospitata dal Parlamento Europeo, e ad alcuni di essi parteciperà attivamente anche il Forum Europeo sulla Disabilità. Il tutto in concomitanza con la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre e con la conferenza del 4-5 dicembre a Bruxelles, per la Giornata Europea delle Persone con Disabilità

In concomitanza con la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre, di cui in altra parte del giornale abbiamo già segnalato il tema di quest’anno (Promuovere società che includano le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale) e anche in corrispondenza con la conferenza del 4 e 5 dicembre a Bruxelles, per la Giornata Europea delle Persone con Disabilità, il Parlamento Europeo ospiterà dal 1° al 5 dicembre la sua terza Settimana dei Diritti delle Persone con Disabilità che vedrà gli Eurodeputati unirsi ad altri responsabili politici e alla società civile per valutare i progressi e garantire che i diritti delle persone con disabilità rimangano al centro delle politiche e delle politiche amministrative dell’Unione Europea.

Numerosi gli eventi previsti, alcuni dei quali trasmessi in streaming online con funzionalità di accessibilità; nella pagina ufficiale presente nel web è disponibile il programma completo.
Tra i vari argomenti che verranno trattati, da segnalare quelli riguardanti la revisione, da parte del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, di quanto attuato dall’Unione Europea eispeto all’applicazione della Convenzione ONU, ma anche gli alloggi inclusivi e la vita indipendente, l’occupazione e l’accessibilità sul posto di lavoro, l’assistenza sanitaria, nonché l’assistenza attenta alle esigenze di genere, l’accessibilità digitale e l’etica dell’intelligenza artificiale, la capacità giuridica e i partenariati globali per l’inclusione.

Dal canto suo, l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, sempre nell’àmbito della Settimana ospitata dal Parlamento Europeo e con l’obiettivo di fare rispettare ad ogni livello il motto Nulla su di Noi senza di Noi, sarà presente a propria volta ad una serie di incontri, a partire dal 1° dicembre, con la partecipazione all’udienza pubblica congiunta sul tema Alloggi inclusivi per tutti: accessibilità, diritti delle persone con disabilità, gruppi vulnerabili e inclusione sociale nella politica abitativa dell’Unione Europea.
Il 2 dicembre, quindi, interverrà alla conferenza denominata Perché la vita indipendente è così importante? E al workshop La revisione dell’UE entro il 2025, a cura del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità, in particolare dal punto di vista delle varie petizioni ricevute in tale settore.
E ancora, il 3 dicembre, il Forum parteciperà all’incontro su Accessibilità: stato dell’arte e prospettive future alla luce delle raccomandazioni delle Nazioni Unite e all’audizione pubblica su Sostegno di qualità per le persone con disabilità e per chi si prende cura di loro sul posto di lavoro e nella comunità.
Infine, il 4 dicembre, l’udienza pubblica su Capacità giuridica e meccanismi di supporto decisionale per gli adulti – Discussione sulla proposta di regolamento del 2023 sulla protezione degli adulti vulnerabili e lo scambio di opinioni sul tema generale Diritti, libertà e lacune residue nella protezione delle persone con disabilità nell’Unione Europea. (S.B.)

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Prosegue “INCinema Film Festival” a Udine, tra opere imperdibili, mostre e incontri, tutti accessibili

Prosegue con successo a Udine la tappa d’avvio della terza edizione di “INCinema Film Festival”, festival cinematografico fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali, di cui Superando è da sempre media partner. Tra gli appuntamenti di questi giorni, vi sarà anche l’anteprima di “Put Your Soul in Your Hand and Walk”, film che racconta la vita quotidiana a Gaza attraverso le videochiamate tra la regista iraniana Sepideh Farsi e la fotoreporter palestinese Fatma Hassouna Una bella foto di Fatma Hassouna, la fotoreporter palestinese protagonista del film “Put Your Soul in Your Hand and Walk”, uccisa a Gaza nell’aprile di quest’anno, insieme a sei membri della sua famiglia, a causa di un attacco israeliano

Ampiamente presentata la scorsa settimana sulle nostre pagine, la terza edizione dell’INCinema Film Festival, di cui Superando è media partner sin dagli esordi, sta vivendo con successo la sua prima tappa al Cinema Visionario di Udine. Si tratta, lo ricordiamo, di una manifestazione ideata da Federico Spoletti e diretta da Angela Prudenzi che, come abbiamo ampiamente riferito a suo tempo, si svolge sia in presenza al cinema, sia da remoto su piattaforma MYmovies One e che soprattutto offre l’opportunità di vedere dei film in sala in modalità inclusiva anche a chi non può andare regolarmente al cinema, essendo il primo evento del genere in Italia fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali, che solitamente non possono partecipare ai festival cinematografici.
Ma vediamo nel dettaglio cosa succede oggi, 26 novembre, e nei prossimi giorni a Udine.

Innanzitutto, nella serata di oggi, 26 novembre (ore 19.30), verranno proiettati due film realmente imperdibili, quali È piccerella di Elvira Notari (Italia, 1922, 63 minuti), opera restaurata, muta con didascalie e musica, proposta in occasione del centocinquantenario dalla nascita di Notari, uno dei rarissimi film sopravvissuti della prima regista italiana, pioniera del cinema mondiale.
Successivamente (ore 21.30), vi sarà l’anteprima nazionale di C’era una volta mia madre (Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan) di Ken Scott (Francia, 2025, 112 minuti), il nuovo film franco-canadese di tale regista, tratto dal romanzo autobiografico di Roland Perez, grande successo editoriale in Francia.
Ambientato nella Parigi degli anni Sessanta, il film racconta il legame speciale tra un bambino nato con un difetto congenito e la madre, determinata a garantirgli una vita “normale” e a non permettere che la disabilità ne ostacoli il futuro.

Domani, 27 novembre, vi sarà poi uno degli appuntamenti più significativi della tappa udinese di INCinema, ossia l’anteprima di Put Your Soul in Your Hand and Walk di Sepideh Farsi (Francia-Iran-Palestina, 2025, 112 minuti), film presentato in lingua originale con sottotitoli in italiano, che racconta la vita quotidiana a Gaza attraverso le videochiamate tra la regista iraniana Farsi e la fotoreporter palestinese Fatma Hassouna, durate un anno intero.
Tra connessioni instabili, immagini rubate al quotidiano e suoni della guerra, le due donne costruiscono un film-testimonianza sulla vita sotto assedio. Bloccata al confine egiziano e impossibilitata a entrare a Gaza, Farsi decide di raccontare il conflitto attraverso queste conversazioni con Fatma, che documentano bombardamenti, perdite familiari, fughe verso rifugi improvvisati. Il film intreccia le loro parole, le fotografie di Hassouna e materiali di reportage internazionali, restituendo uno sguardo intimo e struggente sulla sopravvivenza civile durante la guerra.
Il 16 aprile di quest’anno, poi, il giorno dopo l’annuncio della selezione del film al Festival di Cannes, Fatma Hassouna è stata uccisa insieme a sei membri della sua famiglia in un attacco mirato israeliano.
Presentato a Cannes nella sezione ACID, Put Your Soul in Your Hand and Walk è stato accolto come un ritratto umano, potente e devastante, capace di restituire voce a chi vive sotto assedio.

In occasione inoltre dell’anteprima del film, INCinema presenterà anche la mostra fotografica denominata The Eye of Gaza (ospitata dalla Biblioteca Vincenzo Joppi, Piazza Marconi, 8, Udine, fino al 6 dicembre e pienamente accessibile anch’essa), dedicata a Fatma Hassouna, raccogliendone una selezione di scatti realizzati a Gaza durante la primavera e l’estate del 2024 e condivisi con Sepideh Farsi per la realizzazione del documentario.

E da ultima, ma non ultima, prima della proiezione del film (ore 19.30), la presentazione dei libri Hassan e il genocidio. Gaza, un giornalista e i disegni che l’hanno salvato e Il popolo meraviglioso. Storie di umani più che umani nello sterminio di Gaza di Raffaele Oriani, Alhassan Selmi e Marcella Bancaforte, incontro dedicato alla stampa palestinese e alla copertura giornalistica internazionale del conflitto di Gaza, con la partecipazione in sala di Raffaele Oriani.

Infine, il 28 novembre sarà animato da un grande classico (ore 19.30) e da un titolo premiato con l’Orso d’Oro, il massimo riconoscimento del Festival Cinematografico di Berlino (ore 21.30).
Si tratta innanzitutto di Come eravamo (The Way We Were) di Sydney Pollack (Stati Uniti, 1973, 118 minuti), omaggio al grande attore Robert Redford, recentemente scomparso, con uno dei film più iconici della sua carriera, un’opera ormai raramente visibile sul grande schermo, di cui protagonista insieme a Redford è stata Barbra Streisand.
Sarà quindi la volta di Dreams di Dag Johan Haugerud (Norvegia, 2024, 110 minuti), vincitore, come detto, del Festival di Berlino, la cui storia ruota attorno a Johanne, 17 anni, che si innamora della sua insegnante. Incapace di rivelarlo, affida emozioni e timori a un diario. Quando la madre e la nonna lo scoprono, si apre un confronto generazionale sulle emozioni, la sessualità e il potere del racconto.

Ricordiamo in conclusione che a Udine l’evento è prodotto e organizzato da SUB-TI ACCESS, in collaborazione con l’Associazione Libero Accesso, con il sostegno del Comune e il supporto della Banca di Udine, e anche in collaborazione con MYmovies One e il Cinema Visionario, oltreché avvalendosi dei patrocini della Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, di ADV (Associazione Disabili Visivi), FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie), FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ANFAMIV (Associazione Nazionale delle Famiglie delle persone con Minorazioni Visive), Aniridia Italiana, ENS Friuli Venezia Giulia (Ente Nazionale Sordi) e UICI Friuli Venezia Giulia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).
Altri partner sono BIM, la Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale, Europictures, L’Age d’Or, Wanted, MK2, Reves d’eau, la Fondazione Aquileia, Friuli Venezia Giulia Film Commission, Trieste Film Festival, la Biblioteca Joppi, l’Associazione +Cultura Accessibile e la Fondazione Friuli. Partner tecnico EARCATCH, media partner, oltre a Superando, FRED Film Radio e Radio Magica. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: Martina Tonarelli (martina.tonarelli@fred.fm); Cristina Scognamillo (criscognamillo@gmail.com).

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I tirocini formativi, strumenti essenziali sulla strada dell’autonomia e dell’inclusione

Continua, con ottimi risultati, il progetto “Pronti per l’Indipendenza”, di cui è capofila la Federazione FISH e nel quale i tirocini sono l’elemento cruciale di sperimentazione pratica del percorso formativo, con i partecipanti che possono applicare sul campo le competenze acquisite nei moduli riguardanti aree essenziali come la pianificazione della vita indipendente, la gestione delle risorse finanziarie, l’accessibilità e l’adattamento ambientale, la ricerca e l’organizzazione dei servizi di supporto

La FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) si sofferma in una nota sullo svolgimento dei tirocini formativi e sulla conclusione positiva di alcuni di essi, attivati nell’àmbito del progetto Pronti per l’Indipendenza, presentato anche su queste pagine, al momento dell’avvio, nell’estate dello scorso anno.
Tale iniziativa, che si avvale di un finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale e di cui la FISH è capofila, è nata, come viene spiegato, «dalla profonda convinzione che la vita indipendente non sia solo un diritto, ma il fondamento per una vita soddisfacente e autodeterminata. Questa iniziativa si è concentrata sulla formazione e la sensibilizzazione, fornendo strumenti e risorse concreti non solo alle persone con disabilità, ma anche alle loro famiglie, agli operatori del settore e alle reti associative. In tal senso, i tirocini rappresentano l’elemento cruciale di sperimentazione pratica del percorso formativo, con i partecipanti che hanno avuto l’opportunità di applicare sul campo le competenze acquisite nei moduli riguardanti aree essenziali come la pianificazione della vita indipendente, la gestione delle risorse finanziarie, l’accessibilità e l’adattamento ambientale, la ricerca e l’organizzazione dei servizi di supporto».

Secondo la Federazione, un fattore determinante per il successo di questa fase è stata la qualità e la rete degli Enti ospitanti. «i tirocini – viene infatti spiegato -, alcuni dei quali sono ancora in pieno svolgimento, sono stati attivati presso organizzazioni di grande rilievo nel panorama sociale italiano, tra cui la Lega del Filo d’Oro, l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo), la Fondazione Marino per l’Autismo, Alteriamoci APS, CIPSS COOP (Cooperativa Interventi Promozionali Socio-Sanitari), nonché numerosi Enti Pubblici. Grazie dunque al supporto di queste realtà, le esperienze pratiche hanno consentito ai tirocinanti di misurarsi direttamente con la realtà lavorativa e sociale, consolidando l’acquisizione di competenze chiave per l’empowerment personale e l’effettiva inclusione nella società».

«Il successo di questi tirocini – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH – conferma che l’investimento nella formazione mirata e nel supporto diretto è la chiave per superare gli ostacoli all’autonomia. Il progetto, per altro, non si esaurisce con la fine di questi percorsi: questo meccanismo di “supporto alla pari” (peer support) è infatti essenziale per offrire sostegno continuo, scambiare buone pratiche e motivare le persone con disabilità a definire e perseguire i propri obiettivi di vita. Pronti per l’Indipendenza continua dunque la propria opera, dimostrando che l’obiettivo della piena autonomia è un traguardo concretamente raggiungibile». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Assegno di cura: uno strumento importante, ma gestito male dagli Enti Locali

«Uno degli strumenti potenzialmente più adeguati a garantire servizi efficaci a persone in situazione di gravissima disabilità – scrivono Mario Caldora e Giovanni Bembo, guardando nello specifico alla Regione Campania e alla città di Napoli – potrebbe essere l’“assegno di cura”, ma purtroppo ne viene addossato alla persona con disabilità o alla sua famiglia un insostenibile onere di anticipazione delle spese necessarie. Perché non affidarne la gestione all’INPS?»

Già due anni fa segnalammo su queste stesse pagine [“Assegni di cura o ‘gratta e vinci’?”, N.d.R.], che uno degli strumenti potenzialmente più adeguati a garantire servizi efficaci alle persone con disabilità gravissima – riferendoci nella fattispecie alla realtà della Regione Campania e nello specifico della città di Napoli – potrebbe essere l’“assegno di cura”, ma purtroppo la positività di tale strumento viene sistematicamente vanificata, in quanto finisce per addossare alla persona con disabilità o alla sua famiglia un insostenibile e troppo lungo onere di anticipazione delle spese necessarie.

Gli assegni di cura sono contributi economici omnicomprensivi erogati dall’Ambito Territoriale in favore di persone non autosufficienti in condizioni di disabilità gravissima e grave assistite a domicilio; sono finanziati tramite le risorse del Fondo per la Non Autosufficienza e costituiscono un titolo di riconoscimento delle prestazioni di assistenza tutelare svolte dai familiari, e/o dagli assistenti familiari a contratto, in sostituzione delle prestazioni professionali erogate dagli operatori socio sanitari.
La realtà è che il Comune di Napoli ha creato e continua a creare dei vuoti assistenziali, cosicché le famiglie delle persone con disabilità gravissime e non autosufficienti, oltre a non ricevere l’assegno di cura per molto tempo dal Comune, si trovano improvvisamente a dover far fronte, con notevoli spese economiche, all’assistenza dei propri figli in continuo peggioramento a causa delle proprie patologie.
L’importo dell’assegno dovrebbe essere di 1.200 euro mensili per i “gravissimi” e di 600 euro per i “gravi”, ma l’Amministrazione Comunale di Napoli, con la motivazione del ridotto accredito dei fondi da parte della Regione Campania, nel 2024 ha decurtato l’assegno del 38 %, introducendo l’obbligo di rendicontazione, che noi riteniamo comunque giusto e doveroso. E tuttavia, i fondi continuano a mancare.

Ci domandiamo allora: perché non prendere in considerazione la possibilità di richiedere che la gestione del servizio/beneficio “assegno di cura” venga sottratta alla Regione e ai Comuni che hanno ampiamente dimostrato di non saperlo gestire con continuità e puntualità, assegnandone quindi l’erogazione all’INPS, che avrebbe maggior titolo, autorevolezza, trasparenza e imparzialità nella somministrazione di esso?

*Mario Caldora è genitore e tutore di Chiara, persona con disabilità gravissima e già responsabile del Comitato per il Diritto all’Assistenza “Cinzia Fico” di Napoli (mcaldora68@gmail.com); Giovanni Bembo è presidente del Coordinamento Regionale H della Campania.

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La forza inclusiva dell’Arte: un percorso formativo a Bologna

Si rivolgerà a insegnanti, artisti, educatori e professionisti del settore socio-sanitario, interessati a scoprire come l’arte possa facilitare l’espressione personale e la creatività delle persone con disabilità intellettiva e/o neurodivergenti, il percorso formativo a partecipazione gratuita, denominato “La forza inclusiva dell’Arte”, promosso dall’AIAS di Bologna e articolato su tre incontri il 3, il 10 e il 17 dicembre

Nel prossimo mese di dicembre, a Bologna, l’Associazione AIAS del capoluogo emiliano promuoverà il percorso formativo denominato La forza inclusiva dell’Arte, articolato su tre incontri a partecipazione gratuita, presso la stessa sede dell’Associazione promotrice (Villa Torchi, Via Colombarola, 46, Bologna), dedicati a esplorare come linguaggi artistici diversi possano diventare strumenti per la partecipazione alla vita culturale da parte delle persone con disabilità. Un’iniziativa, dunque, che si svolgerà con l’obiettivo di fornire competenze e spazi di confronto a chi lavora quotidianamente nella relazione d’aiuto, nell’educazione o nelle arti.

Tre, come detto, gli incontri, nei pomeriggi (ore 16.30-19) del 3, 10 e 17 dicembre, centrati rispettivamente sulla Pittura, la Musica e la Fotografia, rivolgendosi a insegnanti, artisti, educatori e professionisti del settore socio-sanitario, interessati a scoprire come l’arte possa facilitare l’espressione personale e la creatività delle persone con disabilità intellettiva e/o neurodivergenti.
In ognuno degli appuntamenti verrà appunto approfondito un linguaggio artistico diverso, offrendo ai partecipanti strumenti pratici e riflessioni utili per integrare approcci creativi nel proprio lavoro.

Il percorso rientrerà tra le iniziative del 12° Festival della Cultura Tecnica e si avvarrà del co-finanziamento del progetto europeo Artistic Minds, impegnato nella promozione dell’accesso all’arte e alla creatività per giovani con disabilità intellettive e neurodivergenze.
La partecipazione è gratuita, ma è necessario registrarsi tramite il modulo presente a questo link. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: Noemi Marchiotto (nmarchiotto@aiasbo.it)

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Le iniziative della Fondazione Catarsini 1899 per il 3 Dicembre, tutte nel segno dell’accessibilità

Due esercitazioni che avranno per protagoniste le nuove generazioni, un laboratorio esperienziale rivolto a persone con disabilità visiva, ma utile a tutti e tutte, e il corso per “Traduttore del mondo visibile”: sono le iniziative all’insegna dell’accessibilità culturale, promosse in occasione della prossima Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre, dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899 e tutte con Superando quale media partner La conduttrice radiofonica e personaggio televisivo Rajae Bezzaz alle prese con l’esame tattile di un’opera, affiancata da Elena Martinelli, presidente della Fondazione Catarsini

In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre, la Fondazione Alfredo Catarsini 1899 propone tre diverse iniziative: innanzitutto organizza due esercitazioni, sia nel laboratorio esperienziale temporaneo allestito nel Municipio di Montecatini Terme (Pistoia), dove è in corso fino al 15 febbraio la mostra accessibile per tutti Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina (esposizione a cui abbiamo dato ampio risalto sulle nostre pagine), sia in quello permanente nella Sala Treccani al piano terra di Villa Bertelli, a Forte dei Marmi (Lucca). Unitamente a questi due appuntamenti, sempre il 3 Dicembre verrà lanciato il reclutamento di volontari durante le iniziative legate al progetto L’Arte accessibile per tutti.
Tutte le iniziative, come ormai da tradizione, vedranno Superando nella veste di media partner, una collaborazione ormai consolidata che ci onora e ci permette di divulgare il lavoro e l’impegno di questa Fondazione che ha fatto dell’accessibilità culturale il tratto distintivo di ogni sua iniziativa. Ma vediamo ora nel dettaglio cosa accadrà per il 3 Dicembre.

L’esercitazione a Montecatini Terme
Le nuove generazioni saranno protagoniste nella mattinata di mercoledì 3 dicembre (ore 10-12), quando la presidente della Fondazione Catarsini, Elena Martinelli, guiderà un’esercitazione di lettura tattile nel laboratorio esperienziale allestito al piano terra del Municipio di Montecatini Terme, nell’ambito della mostra in corso.
Parteciperanno due classi quinte della scuola primaria “Giovanni Pascoli”, per un totale di 45 alunni e 2 docenti per classe, e due classi quinte della scuola primaria “Don Facibeni”, per un totale di 46 alunni e 2 docenti per classe.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’assessora e vicesindaca della città Beatrice Chelli, all’assessora alla Pubblica Istruzione Jessica Zucconi e alla dirigente scolastica dei due plessi, Roberta Tommei.

Nuovo allestimento a Forte dei Marmi
La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità sarà poi l’occasione per presentare il riallestimento del laboratorio esperienziale per persone con disabilità visiva messo a punto dalla Fondazione Catarsini 1899 e inaugurato il 15 giugno 2023 nella Sala Treccani di Villa Bertelli, a Forte dei Marmi.
La dotazione del laboratorio, pronto per le esercitazioni, si arricchisce di tre nuove opere che reinterpretano in formato tridimensionale un dipinto di Alfredo Catarsini. Si tratta di Trabaccolo all’Annunziata, quadro realizzato nel 1954.
Realizzate con materiali misti, le tre opere tattili furono finaliste all’edizione 2024 del Premio Catarsini per studenti di scuole medie superiori della Toscana, e tutte si ispirarono al medesimo dipinto dell’artista, fornendo quindi oggi tre diverse reinterpretazioni del medesimo dipinto.
Le opere tattili sono state realizzate da Francesco Olivieri del Liceo Artistico Stagio Stagi di Pietrasanta (Lucca), da Etleva Cuka, Alessandro Raffaelli e Lara Zanchelli del Liceo Artistico Russoli di Pisa e da Duccio Lombardini del Liceo Alberti Dante di Firenze.
Unitamente alla presentazione del riallestimento del laboratorio, nel pomeriggio del 3 dicembre (ore 16-18), la Fondazione organizzerà un’esercitazione di Riattivazione sensoriale ed esplorazione tattile, nell’àmbito del progetto L’Arte accessibile per tutti, che si terrà nel laboratorio di Villa Bertelli appena riallestito. Nato per garantire autonomia alle persone con disabilità visiva, quest’ultimo è aperto a chiunque voglia sperimentare il potere dei sensi non visivi. L’esercitazione si svolgerà nella stessa sala che ospita la grande tela Il grano della bonifica lucchese, che Catarsini dipinse per l’edizione 1940 del Premio Cremona, insieme ai quattro ritratti a matita che l’artista viareggino realizzò di se stesso, di Enrico Pea, Leonida Repaci e Arturo Dazzi.
L’ingresso all’esercitazione è libero, ma è gradita la prenotazione chiamando il numero 338 1995851.

Corso per Traduttore del mondo visibile
Sempre nell’àmbito delle iniziative promosse per la Giornata internazionale delle Persone con Disabilità, la Fondazione Catarsini 1899 annuncia infine l’organizzazione del primo corso di Traduttore del mondo visibile, per volontari/animatori, con lo scopo sia di guidare le persone con disabilità visiva nei laboratori esperienziali, nelle mostre e negli eventi organizzati dalla Fondazione stessa, sia di offrire supporto nei percorsi d’arte e turistici e sul Cammino I luoghi di Catarsini, che unisce Lucchesia e Versilia.
Il progetto è pensato per persone con disabilità, ma è utile e aperto a tutti e tutte. In tal senso la Fondazione offre la formazione gratuita presso la sede viareggina e la partecipazione a iniziative culturali e turistiche inclusive, organizzate da essa stessa.
Possono partecipare persone maggiorenni, autonome o assistite, anche con disabilità, purché motivate a promuovere gli eventi culturali e turistici accessibili e inclusivi. Per candidarsi è sufficiente inviare i propri dati a info@fondazionecatarsini.com e attendere di essere contattati per un colloquio. La scadenza per inviare la propria candidature è fissata al 17 gennaio 2026. (Stefania Delendati)

Per ogni ulteriore informazione: Marco Ferri (press@marcoferri.info).

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Le Paralimpiadi e la realtà delle lesioni da pressione nel mondo dello sport

Le criticità presenti in chi svolge molta attività fisica e sportiva, l’importanza delle attività sportive nelle persone con disabilità fisica e il rischio di insorgenza di lesioni da pressione, quando non si utilizzano ausili adeguati: saranno i temi del corso-convegno del 28 novembre a Milano, “Curare, prendersi cura e continuare a correre. Sempre. Le Paralimpiadi e la realtà delle lesioni da pressione nel mondo dello sport”, promosso dall’AUS Niguarda, insieme all’Ospedale Niguarda La celebre atleta paralimpica Martina Caironi parteciperà all’incontro di Milano

Approfondire le criticità presenti in chi svolge molta attività fisica e sportiva, ribadendo l’importanza delle attività sportive nelle persone con disabilità fisica, oltre a richiamare l’attenzione sul rischio di insorgenza di lesioni da pressione, quando non si utilizzano ausili adeguati, e sulle difficoltà a trovare in tempi brevi risposte di cura adeguate: sono gli obiettivi che si propone il corso-convegno denominato Curare, prendersi cura e continuare a correre. Sempre. Le Paralimpiadi e la realtà delle lesioni da pressione nel mondo dello sport, promosso per il 28 novembre a Milano (Aula Magna dell’Ospedale Niguarda, ore 8.30-19) dall’AUS Niguarda (Associazione Unità Spinale Niguarda), insieme all’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, rivolgendosi per lo più a medici, operatori sanitari, persone con disabilità fisica, enti-società sportive e tecnici che si occupano di promuovere lo sport adattato.
L’iniziativa – patrocinata da CIP (Comitato Italiano Paralimpico), CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con lesione al midollo spinale) – rientra tra quelle che l’Ospedale Niguarda di Milano, in qualità di “Ospedale Olimpico”, ha attivato in occasione delle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 e tra coloro che parteciperanno all’incontro, va segnalata anche Martina Caironi, celebre atleta vincitrice di 3 medaglie d’oro e 4 d’argento alle Paralimpiadi. (S.B.)

Le informazioni per iscriversi all’incontro, la brochure e la locandina sono disponibili a questo link. Per altre informazioni: segreteria@ausniguarda.it (Liliana Martinelli).

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SLA: decisioni complesse, cura condivisa

Le scelte più appropriate negli interventi invasivi per persone con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), associata a demenza fronto-temporale o disturbi del comportamento: è il tema importante e delicato dell’incontro online a partecipazione gratuita, promosso per il 27 novembre dall’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) e rivolto a operatori sanitari, professionisti della cura, volontari, nonché alla comunità SLA tutta Una persona con la SLA

Le scelte più appropriate negli interventi invasivi per persone con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), associata a demenza fronto-temporale o disturbi del comportamento: è un tema estremamente importante e delicato quello che sarà nel pomeriggio di domani, 27 novembre (ore 17.30-19), al centro di un incontro online a partecipazione gratuita, promosso dall’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) e rivolto a operatori sanitari, professionisti della cura, volontari, nonché alla comunità SLA tutta.
«Le persone con la SLA che presentano anche disturbi cognitivi o comportamentali – spiegano dall’Associazione promotrice – si trovano spesso al centro di decisioni cliniche complesse, che richiedono un approccio condiviso, consapevole e multidisciplinare. Con questo incontro intendiamo proporre uno spazio di approfondimento e confronto su come garantire appropriatezza degli interventi, qualità della vita e dialogo con le famiglie nelle fasi più delicate del percorso di cura, il tutto grazie ad alcuni professionisti con esperienza consolidata nella cura delle malattie neuromuscolari e dei disturbi cognitivi, per offrire una prospettiva realmente multidisciplinare».

Moderato da Stefania Bastianello, direttore tecnico dell’AISLA, il webinar prevede gli interventi di Paolo Banfi, pneumologo della Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano; Amelia Conte, neurologa del Centro Clinico NeMO Roma; Daniela Cattaneo, medico palliativista e consulente dell’AISLA; Maria Lavezzi, psicologa e psicoterapeuta dell’AUSL di Parma; Mario Sabatelli, neurologo del Centro Clinico NeMO Roma e presidente della Commissione Medico-Scientifica dell’AISLA; Paolo Volanti, neurologo dell’ICS Maugeri Mistretta di Mistretta (Messina). (S.B.)

La partecipazione è gratuita, ma con iscrizione obbligatoria, scrivendo a info@upainucformazione.it. Per ogni altra informazione: Ufficio Stampa AISLA (Elisa Longo), ufficiostampa@aisla.it

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La vita di Bobò dal manicomio al palcoscenico, ovvero l’arte che restituisce luce e diventa Politica

Da domani, 27 novembre, arriva nelle sale italiane e merita di essere visto da più persone possibili “Bobò”, film-documentario di Pippo Delbono sulla vita di Vincenzo Cannavacciuolo, in arte “Bobò”, attore e anima silenziosa del teatro contemporaneo, uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo che visse per 46 anni nel manicomio di Aversa (Caserta), sino a quando, trent’anni fa, un incontro con Delbono ha dato inizio ad un legame umano e artistico destinato a cambiare per sempre le loro vite

C’è un silenzio che non svanisce, ma resta. Risuona. È la traccia lasciata da Bobò, anima muta e visibile del teatro contemporaneo, protagonista dell’omonimo film-documentario diretto da Pippo Delbono che, dopo la straordinaria accoglienza al Festival di Locarno 78, la partecipazione al DocLisboa di Lisbona, festival interamente dedicato al cinema documentario, e l’imminente selezione all’IDFA di Amsterdam, il più importante appuntamento mondiale per il documentario (il trailer, della durata di 1.31 minuti, è visibile a questo link), è in concorso in questi giorni al 43° Torino Film Festival e arriverà nelle sale italiane domani, 27 novembre, con la distribuzione affidata a Luce Cinecittà.
Presentato infatti in anteprima mondiale il 7 agosto scorso, come detto, nella Selezione Ufficiale Fuori Concorso del Festival di Locarno, Bobò ha conquistato critica, pubblico e professionisti internazionali con la sua profondità, umanità e radicalità dello sguardo. Un’opera definita “atipica”, “potente e personale”, capace di restituire dignità a un’esistenza emarginata e di toccare temi universali come la diversità, l’inclusione e la forza trasformatrice dell’arte.

Il film racconta la vita di Bobò (Vincenzo Cannavacciuolo, 1936-2019), uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo che ha vissuto per 46 anni nel manicomio di Aversa (Caserta).
La sua esistenza prende una svolta inaspettata nel 1995, quando Pippo Delbono lo incontra durante una visita nella struttura e ne rimane profondamente colpito. Da quell’incontro nasce un legame umano e artistico destinato a cambiare per sempre le loro vite.
«Eravamo due vite distrutte che si sono scoperte – ha raccontato Delbono al “Venerdì di Repubblica” -, avevamo tutti e due bisogno di uscire dal buio. Eravamo due persone ferite, che volevano vivere».
Attraverso quell’incontro, Bobò – fino a quel momento invisibile al mondo – diventa figura centrale nel teatro e nel cinema di Delbono per oltre vent’anni, rivelandosi interprete sorprendente, capace di comunicare con forza e poesia anche senza parole. La sua presenza ridefinisce il linguaggio artistico del regista, trasformando il suo modo di raccontare, di guardare, di creare.
Per «Le Monde» è stato «l’incomparabile attore microcefalo e sordomuto, un piccolo re incerto»; «Avvenire» lo ha definito «icona poetica di libertà e resistenza»; «Doppiozero» ha scritto che «trasforma il caos in archetipo»; mentre «il Manifesto» ha parlato di «linguaggio silenzioso che tocca l’essenza della vita». E come ha ricordato Teatro.it, «era l’anima del teatro di Delbono, capace di trasformare la fragilità in forza universale».

Una bella immagine di Bobò in abiti da scena

Bobò (regia, soggetto e sceneggiatura di Pippo Delbono) si compone di materiali d’archivio raccolti lungo oltre vent’anni: riprese originali, estratti di spettacoli, interpretazioni teatrali e momenti di vita quotidiana che restituiscono con delicatezza e intensità la figura di Bobò. La digitalizzazione di oltre 300 ore di repertorio s’intreccia con nuove riprese realizzate tra Napoli e Aversa, nei luoghi dove tutto è cominciato. La voce narrante è quella dello stesso Delbono, guida sensibile in un dialogo profondo tra memoria e presente.
«Bobò ballava a ritmo di musica, ma era sordo. È un mistero», ha raccontato ancora Delbono al «Venerdì di Repubblica». «Mettevi dal pop a Chopin e lui cambiava danza. Bobò toccava molto il senso del sacro. Lo toccava nella profondità della sua presenza, anche se inconsapevole. Lui non aveva idea del prima e del dopo, era lì, nell’attimo presente, concentrato solo nella vita di ogni piccolo istante. Qualcosa di sacrale, ma anche vicino all’arte dell’attore».

Bobò si è spento il 1° febbraio 2019 ad Aversa, all’età di 83 anni. Questo film ne restituisce lo sguardo e l’eredità artistica, arrivando nelle sale in un momento simbolicamente significativo, subito dopo la Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si è celebrata, come ogni anno, il 10 ottobre scorso.
«Siamo orgogliosi dell’accoglienza ricevuta da questa storia dal pubblico internazionale di Locarno», affermano i produttori Renata Di Leone e Giovanni Capalbo. «È la testimonianza viva del potere dell’arte di restituire dignità e voce a chi è stato dimenticato, e ora siamo felici di portarla al pubblico italiano».
Con le musiche originali di Enzo Avitabile, la fotografia di Cesare Accetta e il montaggio di Marco Spoletini, Bobò è una produzione Fabrique Entertainment, Luce Cinecittà, Inlusion Creative Hub, Vargo, con Rai Cinema.
L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Con il contributo ex L.R. 30/2016 della Regione Campania e Film Commission Regione Campania.
Produttori sono Renata Di Leone, Giovanni Capalbo, Fabio Volpentesta, Marco Garavaglia, Gianluca Varriale e Alessandro Riccardi. Mentre la distribuzione è di Luce Cinecittà. (Simona Lancioni)

Il presente contributo costituisce l’estratto di un contributo già apparso nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa). Per gentile concessione.

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7 persone con disabilità su 10 nell’Unione Europea discriminate quando viaggiano in aereo!

Secondo il nuovo Rapporto sui Diritti Umani del Forum Europeo sulla Disabilità, centrato sul tema “Diritti in ritardo: viaggi aerei per passeggeri con disabilità”, quasi 7 persone con disabilità su 10 dell’Unione Europea ritengono di essere discriminate durante i viaggi aerei. Vediamo nel dettaglio quali sono le principali situazioni di discriminazione registrate e le compagnie aeree che principalmente ne sono protagoniste, in tema di assistenza, accessibilità, cani guida e altro ancora

«Questo nostro rapporto mostra la triste realtà: la libertà di movimento è ancora un miraggio per le persone con disabilità nell’Unione Europea: è dunque l’ora che i governi e le compagnie aeree si assumano la responsabilità e garantiscano le stesse condizioni di viaggio a tutti noi!». «Come utente di lunga data di una sedia a rotelle elettrica, mi è stato negato l’imbarco e ho avuto problemi con carrozzine rotte più volte di quante ne possa contare. Esorto dunque l’Unione Europea e le compagnie aeree a considerare questo nostro rapporto per quello che è: non un elenco di reclami, ma una tabella di marcia verso la parità di viaggio!»: sono quanto mai chiare le considerazioni con cui Yannis Varadkastanis e Gunta Anca, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’EDF, il Form Europeo sulla Disabilità, commentano gli sconcertanti dati che emergono dal 9° Rapporto sui Diritti Umani del Forum stesso, centrato sul tema Diritti in ritardo: viaggi aerei per passeggeri con disabilità (disponibile integralmente in inglese a questo link) e secondo il quale quasi 7 persone con disabilità su 10 dell’Unione Europea ritengono di essere discriminate durante i viaggi aerei.

Il rapporto dell’EDF, dunque, evidenzia in sostanza come le leggi dell’Unione Europea sui diritti dei passeggeri, e la loro incoerente applicazione incoerente, offrano nei fatti una tutela limitata alle persone con disabilità. Anche quando le norme dell’Unione, infatti, impongono alle compagnie aeree di fornire assistenza e supporto, la formulazione troppo vaga porta a un’attuazione discrezionale, con la conseguenza che i passeggeri on disabilità possono essere lasciati a terra, al momento di tornare a casa o di vedersi rifiutare al gate dispositivi di assistenza come le carrozzine.

Nel dettaglio, vanno innanzitutto sottolineate le restrizioni relative alle dimensioni e al peso delle carrozzine, nonché al numero di persone in carrozzina a bordo di un volo. Anche utilizzando lo stesso modello di aereo, infatti, le restrizioni possono variare a seconda della compagnia. Ad esempio, se si vola su un Airbus 321 con la scandinava SAS, la sedia a rotelle non può pesare più di 149 chili, mentre con Finnair, il peso è di 300 chili.
Alcune compagnie, inoltre, non forniscono carrozzine in cabina, per consentire alle persone che ne usufruiscono di raggiungere il bagno durante il volo, ciò che in alcuni casi costringe addirittura alcui a strisciare verso il bagno stesso. Non offrono tale opzione, ad esempio, Luxair, Tarom e Vueling.
Per quanto poi concerne i cani guida, vi sono alcune compagnie (Brussels Airlines, Ryanair e Aer Lingus) che non accettano i programmi di certificazione nazionali, basandosi su documenti internazionali impossibili da ottenere in alcuni Paesi.
E vi è anche chi viola potenzialmente lo stesso diritto comunitario, come KM Malta, che applica una tariffa per la fornitura di assistenza o Bulgaria Air, KM Malta e Sky Express, che richiedono certificati medici o moduli per determinati tipi di disabilità. E ancora, Luxair, Bulgaria Air e KM Malta richiedono periodi di preavviso più lunghi di quelli consentiti per la fornitura di assistenza, mentre EasyJet, Ryanair e LOT negano il diritto di viaggiare con un cane guida su determinate tratte. Infine, KLM, Air France e Iberia richiedono periodi di preavviso più lunghi di quelli consentiti per viaggiare con cani guida su determinate tratte.

«Invitiamo pertanto l’Unione Europea – dicono dall’EDF – a rafforzare le leggi sui diritti dei passeggeri, vietando con chiarezza il diniego di imbarco per motivi di disabilità. Chiediamo poi che vengano integralmente rimborsate le riparazioni e le sostituzioni in caso di danneggiamento o distruzione di dispositivi di assistenza durante i viaggi (sedie a rotelle, scooter per persone con disabilità, ventilatori ecc.), oltreché di sostenere il diritto delle persone con disabilità a viaggiare senza “bisogno di approvazione”, ossia con nessun obbligo di pre-notifica). Deve inoltre essere garantito il riconoscimento dei cani guida in tutta l’Unione e stabilite norme minime di accessibilità per viaggiare con dispositivi di assistenza, oltre all’assistenza stessa su tutte le compagnie aeree e gli aeromobili».
Anche a tutte le compagnie aeree, infine, l’EDF lancia un messaggio, chiedendo loro «di assumersi ogni responsabilità per garantire le medesime condizioni di viaggio a tutti i loro clienti, in particolare rimborsando integralmente i dispositivi di assistenza rotti o distrutti, consentendo il viaggio con cani guida e da ultimo, ma non certo ultimo, acquistando aerei accessibili». (Stefano Borgato)

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Progetto di vita? No, ricorso in appello, con un costo pari a un anno di sostegni per il minore con disabilità…

Tramite una recente Sentenza, come informa l’ANFFAS Nazionale, il TAR del Lazio hacondannato l’ASL RM 5 e il Comune di Colleferro (Roma) a provvedere all’elaborazione del Progetto di vita individuale, richiesto dalla famiglia di un minore con disabilità, ai sensi della Legge 328/00. Il Comune e l’ASL soccombenti hanno tuttavia deciso di proporre appello al Consiglio di Stato, con costi pari a quelli necessari a garantire un intero anno di sostegni per il Progetto di vita del minore…

Tramite la Sentenza 12458/25, prodotta qualche mese fa, il TAR del Lazio (sede di Roma) ha accolto il ricorso di una famiglia di Colleferro e condannato l’ASL RM 5 e il Comune di Colleferro a rideterminarsi in ordine all’istanza avanzata dalla famiglia stessa, per richiedere l’elaborazione di un Progetto di vita individuale per il figlio minore con disabilità, ai sensi dell’articolo 14 della Legge 328/00.
A quasi due anni dall’istanza, infatti, e nonostante il deposito, da parte della famiglia, di una valida proposta di Progetto dichiarata dalle stesse Amministrazioni come «rispondente alle necessità di vita» del minore, il Comune e l’ASL coinvolte hanno comunque negato l’adozione del Progetto, sostenendo di non disporre delle risorse economiche necessarie per attuare gli interventi previsti e lamentando la mancanza di «decreti attuativi definiti e chiari». Dal canto suo, il TAR del Lazio, soffermandosi anche sulla quantificazione delle risorse economiche indicate nella proposta avanzata dalla famiglia per sostenere i diversi interventi, ha rilevato che «il reperimento di una somma inferiore ad Euro 20.000,00 non pare porre problemi insormontabili per un’amministrazione locale, per quanto gravata da oneri di varia natura, essa è, per quanto più conta, non conforme a diritto», anche ricordando che la soddisfazione del diritto fondamentale del minore con disabilità «non può conoscere un limite nelle ragioni finanziarie» (grassetti nostri nelle citazioni).

«La giurisprudenza amministrativa – commentano dall’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) è tornata quindi a ribadire l’incomprimibilità dei diritti delle persone con disabilità, affermando, nel caso specifico, che, a fronte di bisogni già riconosciuti e di una valida e condivisa proposta di Progetto, le Amministrazioni non possono invocare la carenza di risorse economiche o l’assenza di decreti attuativi per sostenere di non poterla concretamente realizzare».
A seguito, comunque, della decisione del TAR Lazio, il Comune di Colleferro e l’ASL RM 5 hanno posto in essere alcune attività per dare seguito a quanto disposto dal giudice amministrativo, attività che però non si sono rivelate pienamente conformi alla Sentenza citata, determinando ritardi e costringendo la famiglia a intraprendere una nuova azione giudiziale. Contestualmente, poi, le stesse Amministrazioni, pur soccombenti, hanno deciso di proporre appello al Consiglio di Stato avverso la pronuncia del TAR del Lazio.

«L’intera vicenda – sottolineano ancora dall’ANFFAS -, soprattutto per gli effetti che continua a produrre sul minore con disabilità e sulla sua famiglia, che a distanza di tanto tempo non dispone ancora di un Progetto di vita adeguato ai propri bisogni, apre inevitabilmente a una riflessione più ampia sulla sua complessiva gestione. Ciò che colpisce, infatti, è che il Comune di Colleferro, anche in qualità di Comune capofila del Distretto Sociosanitario RM5/6 (Delibera di Giunta n. 144 del 17 luglio 2025), abbia ritenuto opportuno incaricare un legale per il giudizio innanzi al Consiglio di Stato, sostenendo un costo pari a quello necessario per garantire l’intero anno di sostegni previsti dal Progetto di vita del minore».

In merito a quanto accaduto, i genitori dichiarano: «Lo Stato ci chiede di avere fiducia nelle Istituzioni, ma come possiamo farlo quando sono le stesse Istituzioni a negare a nostro figlio il diritto a una vita dignitosa? È umiliante dover lottare in Tribunale per ciò che la legge già garantisce. Ancora più assurdo è vedere che le Amministrazioni spendono più soldi per opporsi all’applicazione di una norma e di una sentenza a noi favorevole che per aiutare nostro figlio prolungando un’attesa che dura da anni e rendendo ancora più pesante una battaglia che non dovrebbe essere necessaria. Soldi pubblici oltretutto».

«Ogni persona con disabilità ha diritto ad avere un proprio Progetto di vita – afferma Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS -, un Progetto che sia sviluppato sulla base dei suoi desideri e delle sue aspettative, che sia realmente in grado di soddisfare i suoi bisogni, migliorare la qualità della vita nella massima misura possibile e favorirne la piena partecipazione e inclusione sociale. Tutto questo è già sancito dalla normativa vigente e reso ancora più cogente dalla riforma introdotta dal Decreto Legislativo 62/24. È dunque del tutto inammissibile che ancora oggi tante famiglie siano costrette a rivolgersi ai tribunali per ottenere ciò che dovrebbe essere tempestivamente ed efficacemente garantito dalle Amministrazioni Pubbliche in base alla legge». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Diritti umani delle persone con disabilità: quel cambio di paradigma che ancora non c’è stato

«Le tante denunce di violazioni dei diritti umani ai danni delle persone con disabilità su tutto il territorio nazionale – scrive Salvatore Cimmino – sembrano generare nell’opinione pubblica un atteggiamento di indifferenza e impassibilità. Per contrastarlo bisognerebbe innanzitutto superare l’approccio caritatevole e assistenziale verso le disabilità e adottare un modello basato sul rispetto e l’affermazione dei diritti umani, come sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità»

La scena politica italiana in materia di disabilità presenta a tutti noi, attraverso una molteplicità di canali mediatici, il triste conto derivante da decenni di denunce di violazioni dei diritti umani ai danni delle persone con disabilità, su tutto il territorio nazionale.
Nonostante possiamo conoscere in tempo reale, grazie anche ai social, il dettaglio di queste denunce, il numero delle vittime e dei diritti umani violati, tali informazioni sembrano generare nell’opinione pubblica un generale atteggiamento di indifferenza e impassibilità. È sempre più facile ignorare un articolo di giornale o evitare un post, se parlano di violazioni dei diritti e di emarginazione.

Per contrastare questo diffuso atteggiamento di indifferenza nei confronti delle persone con disabilità e di inazione collettiva e individuale ci vorrebbe un cambio di paradigma culturale: superare l’approccio caritatevole e assistenziale verso le disabilità, al fine di adottare un modello basato sul rispetto e l’affermazione dei diritti umani, come sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata in Italia con la Legge 3 marzo 2009 n. 18.
Per realizzare questo modello è necessario partire dalle basi e quindi dall’inclusione scolastica, che non deve rimanere un principio astratto ma deve invece diventare un diritto tutelato che richiede azioni concrete, come il superamento delle barriere materiali e immateriali e l’accesso alle riabilitazioni congeniali alle proprie esigenze, per garantire pari opportunità formative a tutti gli alunni e le alunne con disabilità.
Per contrastare le carenze del sistema scolastico italiano e la precarietà degli insegnanti di sostegno, che ostacolano il diritto allo studio e la continuità didattica per gli studenti e le studentesse con disabilità, è necessario impegnarsi concretatemene per integrare nei programmi scolastici i principi della Convenzione ONU. Senza un’adeguata educazione e consapevolezza, infatti, anche le migliori leggi rimangono inefficaci, per questo credo che l’integrazione della Convenzione nei percorsi formativi scolastici rappresenterebbe un passo cruciale per costruire una società realmente inclusiva.

Mi ha colpito profondamente leggere, nei giorni scorsi, della violazione del diritto umano alla mobilità subita da un’atleta della nazionale italiana di nuoto in carrozzina [Angela Procida, N.d.R.] che, per l’inaccessibilità dei mezzi di trasporto e delle stazioni, non ha potuto raggiungere Napoli da Castellammare di Stabia, per partecipare ad una manifestazione.
Auspico quindi che il Comune di residenza dell’atleta, Castellammare di Stabia, e il Comune di Napoli, si impegnino a denunciare, quanto prima, per comportamento discriminatorio diretto, ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), la società di trasporto coinvolta, per dare un segnale di civiltà e perché si riconosca con fermezza che le persone con disabilità hanno pari dignità sociale.

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“DisFestival 2025” a Torino: i pregiudizi parlano forte, la realtà parla meglio

Verrà presentata domani, 26 novembre, a Torino, la nuova edizione del “DisFestival”, evento promosso dalla CPD di Torino, che dal 29 novembre all’8 dicembre, a cavallo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, tornerà ad animare il capoluogo piemontese con un programma diffuso in diversi luoghi simbolo della città, per promuovere a diversi livelli una cultura dell’inclusione, delle pari opportunità e della partecipazione 

Verrà presentata domani, 26 novembre, nel corso di una conferenza stampa all’Urban Lab di Torino (Piazza Palazzo di Città 8/f, ore 11), la nuova edizione del DisFestival, evento promosso dalla CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), che dal 29 novembre all’8 dicembre, a cavallo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 dicembre, tornerà ad animare il capoluogo piemontese con un programma ancora più ricco, diffuso in diversi luoghi simbolo della città, per promuovere a diversi livelli una cultura dell’inclusione, delle pari opportunità e della partecipazione.

«Il DisFestival – spiegano i promotori della manifestazione – nasce con un intento chiaro: rendere la disabilità “pop”, accessibile e comprensibile a tutti. Fin dal nome, del resto, il progetto gioca sul prefisso DIS, spesso associato a una mancanza, per trasformarlo in un segno positivo: un invito a “disfare” gli stereotipi, “disattivare” i pregiudizi e superare le barriere – fisiche e culturali – che ancora oggi ostacolano una piena partecipazione. Quest’anno, inoltre, il messaggio è rafforzato dalla campagna di comunicazione denominato I pregiudizi parlano forte, la realtà parla meglio, che attraverso affissioni e contenuti social mette in luce, in modo provocatorio e ironico, alcune frasi comuni legate ai luoghi comuni sulla disabilità. L’obiettivo è segnatamente quello di far riflettere, anche con una narrazione alternativa e mostrando che la realtà è molto più ricca, sfaccettata e libera da etichette».

Come detto, dunque, dal 29 novembre all’8 dicembre, il DisFestival proporrà cinque appuntamenti, ospitati in spazi dedicati alla cultura e alla partecipazione (OGR Torino, Museo Regionale di Scienze Naturali, Pala Gianni Asti-ex PalaRuffini, Fondazione OMI e Casa del Teatro Ragazzi e Giovani) ognuno dei quali accoglierà eventi, talk, spettacoli e momenti di confronto dedicati al valore delle differenze e alle buone pratiche di inclusione. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del DisFestival 2025. Per ogni ulteriore informazione: Fabrizio Vespa (fabrizio.vespa@cpdconsulta.it).

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“Cambia il finale”, progetto che supporta le donne con sclerosi multipla discriminate nella vita quotidiana

Promuovere sostegno e percorsi di formazione per aiutare le donne con sclerosi multipla a riconoscere e affrontare discriminazione e violenza invisibile nella vita quotidiana: è l’obiettivo del progetto “Cambia il finale”, promosso dall’AISM, a partire dalla constatazione che secondo il proprio Barometro della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate 2025, l’8,2% delle donne con sclerosi multipla dichiara di subire discriminazioni in casa o in famiglia Foto di AISM Nazionale

Secondo il Barometro della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate 2025 dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), l’8,2% delle donne con sclerosi multipla dichiara di subire discriminazioni in casa o in famiglia, un luogo che dovrebbe essere protettivo e che invece diventa spesso il primo spazio in cui la malattia viene trasformata in colpa, fragilità o dipendenza. Per rispondere a questa realtà, la stessa AISM interviene con Cambia il finale, progetto che promuove sostegno e percorsi di formazione per aiutare le donne con sclerosi multipla a riconoscere e affrontare discriminazione e violenza invisibile nella vita quotidiana.
«La discriminazione domestica – sottolineano dall’Associazione – si somma a barriere sociali, lavorative e relazionali: per molte donne, la malattia si intreccia con pregiudizi di genere che le espongono a isolamento, negazione dei diritti e, in alcuni casi, forme di violenza psicologica o economica. Questo tenendo sempre conto che le donne con disabilità sono esposte a una discriminazione multipla, più grave sia rispetto agli uomini con disabilità sia rispetto alle altre donne. Il nostro Barometro 2025 evidenzia come questo fenomeno non compaia ancora nelle statistiche ufficiali, rendendo difficile misurarne la reale portata e orientare politiche adeguate. Ma ogni violazione dei diritti delle donne con disabilità rappresenta una discriminazione che deve’essere riconosciuta, contrastata e rimossa».

Con il progetto Cambia il finale, dunque, l’AISM punta a costruire reti di prossimità per sostenere le donne con sclerosi multipla che subiscono discriminazioni sul lavoro, in famiglia o nei servizi, o che possono essere esposte a violenze invisibili. «Troppe volte – dichiara Marcella Mazzoli, direttrice della Gestione e dello Sviluppo Territoriale dell’AISM – una donna con sclerosi multipla viene trattata come “un oggetto rotto”: se è madre, le viene tolto il ruolo; se lavora, le vengono negate opportunità. La cosa più dolorosa è che spesso non è pienamente consapevole di ciò che sta subendo, se è vero che la nostra cultura tende a nascondere ciò che è sbagliato; anziché difenderla, quindi, la lascia sola, anziché valorizzarla, la sminuisce. Ma noi non restiamo a guardare e intendiamo promuovere il cambiamento attraverso percorsi di formazione e informazione che aiutino donne e comunità a riconoscere la discriminazione, farla emergere, affrontarla e costruire modelli nuovi di autodeterminazione e protagonismo».

Già attivo in varie Regioni d’Italia, a partire dall’Emilia Romagna, dalla Toscana e dal Lazio, Cambia il finale si sostanzia con convegni, incontri pubblici e momenti di confronto con istituzioni, servizi e reti antiviolenza, «per rendere visibile ciò che oggi resta sommerso – concludono dall’AISM – e per dare alle donne strumenti concreti per uscire dall’invisibilità, dalle discriminazioni e dalle molestie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Tecnologie digitali e disabilità visive: i video di un recente incontro

Le dipendenze comportamentali e l’impatto delle tecnologie digitali sulle persone con disabilità visive sono stati al centro del recente incontro di Torino “Quando l’accessibilità rischia di isolare: uso e abuso delle tecnologie digitali”, promosso dall’Associazione APRI, in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza di Torino e la Polizia–Nucleo di Prossimità. Ne sono ora disponibili in YouTube i video con gli interventi dei vari relatori (©Mikhail Nilov via Pexels)

Accessibilità e vulnerabilità, fattori psicologici nell’abuso delle tecnologie, dati comparativi tra popolazione con e senza disabilità visiva, strategie di prevenzione e rischi del web: sono stati questi, come avevamo segnalato anche sulle nostre pagine, i temi dell’incontro Quando l’accessibilità rischia di isolare: uso e abuso delle tecnologie digitali, promosso il 25 ottobre scorso dall’APRI (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti), presso la propria sede di Torino, in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza di Torino e la Polizia–Nucleo di Prossimità.
Ne sono ora disponibili in YouTube (a questo link) i video con gli interventi dei relatori Ona Sharka, Dario Russo, Iris Gioelli e Marco Andriano. (S.B.)

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A Bologna il 17° Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile

Il Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile, di cui il 26 e il 27 novembre vi sarà la 17^ edizione a Bologna, sempre a cura del Gruppo Maggioli, rappresenta dal 2009 un punto di riferimento nazionale per operatori, studiosi ed esperti in àmbito sanitario e socio-assistenziale. Tra i vari eventi previsti nella due giorni, da segnalare anche una tavola rotonda tra gli Assessori al Welfare di quattro Città Metropolitane (Bologna, Milano, Bari e Venezia)

Il Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile, di cui domani, 26 novembre, e giovedì 27, vi sarà la 17^ edizione a Bologna (Centro Congressi Hotel Savoia), sempre a cura del Gruppo Maggioli, rappresenta ormai dal 2009 un punto di riferimento nazionale per operatori, studiosi ed esperti in àmbito sanitario e socio-assistenziale, per costruire e aggiornare le politiche e le pratiche di supporto alla non autosufficienza.
Ancora una volta, dunque, amministratori, operatori sanitari, caregiver sia formali che informali si incontreranno nel capoluogo emiliano, per parlare delle principali problematiche relative a un tema che, con una popolazione che invecchia, diventa sempre più centrale per il sistema socio-sanitario, ma anche economico, del nostro Paese.

Rimandando Lettori e Lettrici ad un ampio approfondimento sulla due giorni di Bologna (a questo link), ne ricordiamo qui, tra gli altri, gli interventi della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e dell’assessora al Welfare della Regione Emilia-Romagna Isabella Conti, che aprirà una tavola rotonda, ospitata per la prima volta dal Forum, tra gli Assessori al Welfare di quattro Città Metropolitane, ossia Matilde Madrid (Bologna), Lamberto Bertolé (Milano), Elisabetta Vaccarella (Bari) e Simone Venturini (Venezia), che si confronteranno sulle politiche territoriali attuali a sostegno della Terza Età.
Da ricordare, infine, che durante il Forum verrà anche presentato Tech Care Expo 2026, nuovo evento del Gruppo Maggioli in programma il 26 e 27 marzo del prossimo anno alla Fiera di Rimini, un percorso tra soluzioni digitali, nuove modalità per la gestione della non autosufficienza, disabilità, percorsi riabilitativi e ridefinizione dei modelli di cura. (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile l’approfondimento sui contenuti del 17° Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile. Per ogni altra informazione: Luciana Apicella (luciana.apicella@mec-partners.it).

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Piacenza tra le cinque finaliste del “Premio Europeo alla città più accessibile”

Non resta che attendere la cerimonia di premiazione del 5 dicembre per capire se finalmente un’altra città italiana si aggiudicherà il “Premio Europeo alla città più accessibile”: tra le cinque finaliste, infatti, insieme a Rennes (Francia), Salisburgo (Austria), Valencia e Saragozza (Spagna), vi è anche Piacenza

Rennes (Francia), Salisburgo (Austria), Valencia e Saragozza (Spagna) e anche, per il nostro Paese, Piacenza: sono le cinque finaliste della sedicesima edizione del “Premio Europeo alla città più accessibile” (Access City Award) iniziativa organizzata sin dal 2010 – come abbiamo raccontato in questi anni -, dalla Commissione Europea, insieme all’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, allo scopo appunto di dare visibilità e premiare quelle città che abbiano preso iniziative esemplari per migliorare l’accessibilità nelle abitazioni, negli ambienti di lavoro, nei trasporti, nelle strutture ricreative e culturali del proprio ambiente urbano, nonché nell’àmbito delle tecnologie della comunicazione.

Come si può notare dall’Albo d’Oro dell’Access City Award, che proponiamo qui in calce, oltre a vedere che Salisburgo aveva già vinto il premio nel 2012, si può notare che l’unica città del nostro Paese ad aggiudicarsi finora il primo premio è stata Milano che, come avevamo anche raccontato a suo tempo, non aveva ritenuto il riconoscimento come un traguardo raggiunto, ma piuttosto come un punto di partenza per diventare sempre più accogliente e accessibile non solo alle persone con disabilità, ma a tutti, grazie anche alla continua e costante pressione delle Associazioni impegnate nel settore.
In occasione poi di un’edizione successiva, vi era stata una menzione speciale per Firenze, andando ad aggiungersi a quelle ottenute negli anni precedenti da altre città italiane, vale a dire Arona (Novara), Alessandria e Monteverde (Avellino).
Non ci resta dunque che attendere il 5 dicembre, quando vi sarà la cerimonia di premiazione, nell’àmbito della conferenza per la Giornata Europea delle Persone con Disabilità, per capire se finalmente un’altra città italiana andrà ad affiancarsi nell’Albo d’Oro a Milano. (S.B.)

Access City Award – Albo d’oro
2011: Ávila (Spagna)
2012: Salisburgo (Austria)
2013: Berlino (Germania)
2014: Göteborg (Svezia)
2015: Borås (Svezia)
2016: Milano
2017: Chester (Inghilterra)
2018: Lione (Francia)
2019: Breda (Olanda)
2020: Varsavia (Polonia)
2021: Jönköping (Svezia)
2022: Lussemburgo (Lussemburgo)
2023: Skellefteå (Svezia)
2024: San Cristóbal de La Laguna (Spagna)
2025: Vienna (Austria)

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Il diritto a dire “no” e ad essere credute deve valere anche per le donne con disabilità

«Accogliamo con favore – scrivono dal Gruppo Donne della Federazione LEDHA – l’approvazione da parte della Camera della Proposta di Legge che introduce la nozione di «consenso libero e attuale» per il reato di violenza sessuale e tuttavia, sottolineiamo con forza che questo progresso legislativo non risolve automaticamente le condizioni di particolare vulnerabilità che colpiscono le donne e le ragazze con disabilità»

Accogliamo con favore l’approvazione da parte della Camera dei Deputati della Proposta di Legge che introduce nel nostro ordinamento la nozione di «consenso libero e attuale» per il reato di violenza sessuale. È un passo avanti importante che chiarisce che, senza consenso, c’è violenza. E tuttavia, sottolineiamo con forza che questo progresso legislativo non risolve automaticamente le condizioni di particolare vulnerabilità che colpiscono le donne e le ragazze con disabilità. Infatti, le barriere comunicative, il frequente isolamento sociale, la mancanza di accesso diretto alle strutture di denuncia e supporto spesso impediscono un’effettiva applicazione della norma nei loro confronti.
Sappiamo inoltre che queste condizioni di vulnerabilità possono rendere molto difficile per una donna o una ragazza con disabilità far valere il proprio diritto a dire “no”.
In occasione dunque della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di oggi, 25 novembre, ricordiamo che questa tutela deve valere per tutte, senza eccezioni, comprese le donne con disabilità.
Per questo chiediamo che tutti coloro che raccolgono una denuncia – forze dell’ordine, personale sanitario, centri antiviolenza – siano adeguatamente formati per ascoltare e proteggere anche le donne con disabilità, garantendo ambienti accessibili e competenze adeguate.
La riforma sul consenso è un passo necessario, ma sarà efficace solo se tutte potranno realmente beneficiarne. Il diritto a dire “no” e ad essere credute deve valere per ogni donna, senza eccezioni.

*La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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“Da soli ci si perde, insieme si va lontano”: il primo Convegno Nazionale del MUISS

Pubblicamente presentato nell’ottobre scorso, il MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale) vivrà domani, 26 novembre, a Roma, il proprio primo Convegno Nazionale, denominato “Da soli ci si perde, insieme si va lontano”, evento supportato da Roma Capitale e dalla Città Metropolitana di Roma

Pubblicamente presentato a Roma il 7 ottobre scorso, come raccontato anche sulle nostre pagine, il MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale) vivrà domani, 26 novembre, a Roma (Sala Conferenze di Villa Altieri, Viale Manzoni, 47, ore 9-17), il proprio primo Convegno Nazionale, denominato Da soli ci si perde, insieme si va lontano, evento supportato da Roma Capitale e dalla Città Metropolitana di Roma, qualificato come progetto formativo inserito nella Piattaforma S.O.F.I.A. a cura dell’Istituto Comprensivo Don Sardelli di Roma.

Il MUISS, lo ricordiamo, è un’organizzazione nata con l’obiettivo di raccogliere il più ampio consenso possibile, come dicono i suoi fondatori, «per promuovere azioni unitarie su elementi strategici del processo di integrazione e inclusione nella scuola e nella società, processo basato su valori di equità, giustizia sociale e democrazia, oggi fortemente sotto attacco».
Il Movimento si propone inoltre di rilanciare il dibattito e la riflessione non solo su un piano professionale, ma più in generale a livello culturale, sulle tematiche della convivenza, della pluralità, della garanzia dei diritti fondamentali per tutte e tutti, e innanzitutto il diritto a un’istruzione di qualità.
Si tratta di una proposta avviata da un Gruppo di Promozione e Coordinamento formato da persone che si occupano di inclusione scolastica e sociale, in alcuni casi sin dalle prime esperienze di apertura delle scuole alla presenza di alunni e alunne con disabilità negli Anni Settanta, pur con la partecipazione di “nuove leve””, che si trovano ad affrontare inedite e impegnative sfide. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del convegno. Per ogni altra informazione: muiss.segreteria@glin.it.

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