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Baia Salinedda e la vita indipendente: quella valigia con dentro la voglia di mettersi alla prova

A raccontare ai Lettori e alle Lettrici in che cosa consista il laboratorio educativo e sociale, all’insegna della vita indipendente delle persone con disabilità, che viene realizzato nella casa di Baia Salinedda a San Teodoro (Sassari), bene confiscato alla criminalità organizzata e assegnato all’ABC Sardegna (Associazione Bambini Cerebrolesi), è uno degi operatori coinvolti nel progetto, il pedagogista Daniele Bono

L’esperienza di vita indipendente realizzata a Baia Salinedda, in Sardegna, bene confiscato alla criminalità e restituito alla collettività, rappresenta un importante laboratorio educativo e sociale [se ne legga già anche sulle nostre pagine, a questo link, N.d.R.]. Il progetto coinvolge persone con disabilità in percorsi di autonomia quotidiana, dalla gestione degli spazi alla cura di sé, promuovendo competenze relazionali, responsabilità e partecipazione attiva. Si tratta di un modello sperimentale che intreccia educazione, inclusione e territorio, restituendo valore al concetto di comunità accogliente e solidale.
Ce ne parla Daniele Bono, pedagogista dell’ABC Sardegna (Associazione Bambini Cerebrolesi), che ha accompagnato e osservato da vicino il percorso, analizzandone i risultati e le potenzialità nel quadro più ampio del “progetto di vita” e dell’autodeterminazione delle persone. (M.E. e F.P.)

Si cucina e si prepara la tavola nella casa di Baia Salinedda

Una casa, un sogno condiviso: Baia Salinedda
A pochi passi dal mare limpido di San Teodoro (Sassari) sorge Baia Salinedda: una villa che non è nata solo per essere ammirata, ma per essere vissuta. Quel luogo, un tempo simbolo di potere privato, è oggi restituito alla comunità come spazio di speranza e progetto sociale.
L’ABC Sardegna l’ha ottenuta in assegnazione dall’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata), vincendo un bando nazionale e restituendo così al territorio un bene confiscato. La villa, inaugurata ufficialmente nel luglio dello scorso anno, è oggi un laboratorio permanente di futuro. Qui i ragazzi possono vivere insieme, organizzarsi, prendere decisioni, affrontare la quotidianità, dalla spesa al cucinare, accompagnati dagli operatori, ma protagonisti in prima persona.
Il senso dell’operazione è semplice e profondo: restituire valore a un bene materiale mentre si costruisce valore umano. Baia Salinedda non è solo una struttura adeguata alle necessità fisiche, sale comuni, camere accessibili, cucine, ma è un contesto pensato per mettere le persone al centro. Qui si sperimenta la convivenza, si condivide la quotidianità e si prova, passo dopo passo, la responsabilità delle piccole scelte che rendono possibile una vita autonoma.
L’obiettivo non è creare un’isola protetta, ma offrire uno spazio in cui provare la normalità della vita di tutti i giorni: fare la spesa, cucinare, decidere un menu, gestire una serata fuori, affrontare insieme i piccoli imprevisti. È uno spazio dove le competenze acquisite nei laboratori della sede trovano applicazione reale e dove il supporto degli operatori si sposa con la centralità del protagonista, la persona con disabilità stessa.

L’ABC tra laboratori residenziali e aspirazione di autonomia
La vita indipendente non è un privilegio, ma un diritto. Tutte le persone possono aspirare ad avere una casa propria, a scegliere come vivere il proprio tempo, a decidere con chi condividere i propri giorni. Anche per le persone con disabilità questo orizzonte deve essere possibile e concreto. È lo spirito che anima la missione dell’ABC, che da oltre trent’anni lavora per mettere al centro la persona e costruire insieme a lei il proprio “progetto di vita”: un percorso individuale, partecipato, fatto di scelte e di opportunità.
In questo cammino, la Riforma sul Progetto di Vita (Decreto Legislativo 62/24) ha rafforzato un principio già caro all’ABC, ossia che ogni individuo ha diritto a vivere pienamente, autodeterminarsi e sperimentare la propria autonomia. Non si tratta solo di garantire servizi, ma di costruire esperienze reali che permettano di crescere, provare, sbagliare, imparare.

Le piccole e grandi esperienze che fanno crescere
Non servono imprese straordinarie per imparare a vivere in autonomia. Si può partire, per esempio, dalla lista della spesa. Entrare in un supermercato con i compagni e gli operatori, scegliere cosa comprare, confrontarsi su cosa serve davvero, su quale marca prendere o su come dividere i costi: sono gesti che, visti da fuori, sembrano semplici abitudini quotidiane. Ma dentro hanno molto di più: capacità di pianificazione, responsabilità e la gioia di contribuire a un bene comune.
Lo stesso accade quando i ragazzi si cimentano nella preparazione di un pranzo per più persone. Dietro il cucinare ci sono scelte condivise, la necessità di rispettare tempi precisi, la divisione dei compiti e l’attenzione ai dettagli. È un esercizio di organizzazione, ma anche una palestra di collaborazione, dove ciascuno scopre che la propria parte è indispensabile per il risultato finale.
E poi ci sono i momenti apparentemente più leggeri, come un aperitivo in città. Per molti può sembrare solo un’occasione di svago, ma per i ragazzi è un modo per stare nel mondo, confrontarsi con spazi pubblici, ordinare da soli, pagare, relazionarsi con chi serve al tavolo. Sono piccoli passi verso una sicurezza sociale che rafforza l’autostima e la consapevolezza di poter essere parte di una comunità.
Organizzare un’uscita, infine, è un banco di prova continuo. Decidere dove andare, come arrivarci, a che ora partire. Cercare su Google Maps un percorso, stabilire un orario condiviso, adattarsi se qualcosa cambia. In quei momenti si impara a mediare i desideri individuali con le esigenze del gruppo, a rispettare i tempi degli altri, a sentirsi liberi, ma anche responsabili.
Sono tutte tessere di un mosaico più grande: la costruzione di una vita indipendente. Ogni gesto, ogni scelta, ogni piccola fatica diventa un passo in avanti. E la libertà, che per molti è scontata, qui si intreccia con la responsabilità, diventando conquista quotidiana.

Una bella foto di gruppo scattata in occasione dell’inaugurazione della casa di Baia Salinedda

La valigia: tra attese, oggetti e desideri
Ogni esperienza non comincia il giorno della partenza, ma molto prima. Nella sede dell’ABC Sardegna, i preparativi per Baia Salinedda non si sono limitati a scegliere i vestiti o a scrivere una lista della spesa. Abbiamo parlato di cosa significa partire, cosa portiamo con noi, cosa lasciamo a casa. Non solo gli oggetti utili, ma anche le emozioni, le aspettative e le paure.
È così che nei laboratori dell’Officina di vita indipendente, la “valigia” è diventata molto più di un contenitore, bensì un simbolo di crescita. Ogni ragazzo ha riempito la propria con elementi concreti, un cambio di vestiti, il necessario per cucinare, ma anche con ciò che serve per affrontare l’imprevisto: fiducia, collaborazione, curiosità.
Nei momenti di circle time organizzati nelle settimane precedenti alla partenza, si è riflettuto insieme su cosa significhi davvero “essere pronti”. Sotto la guida di Francesca Palmas, responsabile del Centro Studi di ABC Italia, si è ragionato sul senso profondo del “prepararsi”: non solo imparare a cucinare o rifare il letto, ma allenarsi alla libertà, immaginarsi in un contesto nuovo e riconoscere le proprie risorse.
Durante questi incontri, il dialogo tra famiglie, operatori e partecipanti ha permesso di condividere esperienze e prospettive, costruendo un linguaggio comune, fatto di fiducia e collaborazione. Le giornate formative condotte da Marco Pontis, autore e formatore Erickson, hanno poi dato struttura pedagogica al percorso, mettendo in luce la connessione tra apprendimento pratico e consapevolezza personale.
E così, la valigia preparata prima della partenza è diventata simbolo di un viaggio più ampio, quello verso l’autonomia e la piena partecipazione alla vita. «Ogni ragazzo ha portato qualcosa di sé», dice Riccardo, e noi operatori abbiamo imparato a riconoscere e valorizzare quei dettagli che raccontano chi sono. Una maglietta scelta da soli, una ricetta preferita, un piccolo oggetto che li fa sentire a casa… tutto questo è parte della loro autonomia.
Quella valigia, chiusa con cura il giorno della partenza, non conteneva solo vestiti. Dentro c’era la voglia di mettersi alla prova, la curiosità per ciò che sarebbe accaduto e la consapevolezza che la vita indipendente non si improvvisa: si prepara, passo dopo passo.

A Baia Salinedda
Tutte queste piccole conquiste, dunque, trovano una loro massima espressione durante le esperienze promosse nella citata casa di Baia Salinedda, a San Teodoro. È qui, infatti, che i gruppi di ragazzi, accompagnati dagli operatori, trascorrono alcuni giorni vivendo insieme, tra attività quotidiane e momenti di relax. Si tratta di esperienze semplici, ma dense di significato: preparare la spesa, cucinare, tenere in ordine gli spazi comuni, gestire il tempo e le uscite. Ogni gesto diventa esercizio di autonomia e di collaborazione.
«La doccia del bagno accessibile era comodissima – racconta Luca -. Il letto era comodo e mi sono trovato bene con i miei amici. Abbiamo cucinato da soli, siamo andati a fare la spesa e abbiamo deciso insieme cosa fare: il mare, il bar, la pizzeria. Mi è piaciuto dormire fuori casa e preparare i pasti insieme». Poi aggiunge con un sorriso: «Lavare e pulire mi sono piaciute, ma erano molto stancanti».
Christian racconta la sua esperienza con entusiasmo e lucidità: «Abbiamo fatto molto: la spesa, il mare… è stata un’esperienza libera». Ogni dettaglio per lui ha avuto un peso: «Di sera facevamo i conti e il diario della giornata. È la prima volta che ho dormito fuori di casa con Giancarlo». E ancora: «I mercatini mi sono piaciuti molto, c’erano un sacco di cose. Anche andare in pizzeria è stato bello». Non sono mancate le fatiche: «Al mare c’era troppa gente e non c’era spazio per le nostre cose. E disfare i bagagli all’inizio non mi è piaciuto, ero preoccupato. Poi però mi sono rassicurato perché Giancarlo mi ha aiutato a rifarli per il rientro».
Per Davide, l’autonomia passa attraverso i gesti quotidiani: «Mi è piaciuto scegliere il menu e cucinare. Ho imparato a pulire il bagno, anche se non benissimo. E ho legato molto con i miei amici: ora siamo più uniti».
E ancora, Giuseppe e Maria raccontano con semplicità la loro soddisfazione: «Sono felice di aver imparato a usare gli attrezzi da cucina – dice Giuseppe -. È bello fare da sé e sentirmi capace». «A me è piaciuto tagliare i tramezzini e mettere in funzione la lavastoviglie – aggiunge Maria -. Mi sentivo utile».
Gli operatori hanno osservato i progressi con attenzione e impressione: «L’esperienza è stata molto positiva – racconta Carlo -. Luca si è divertito tanto, era felice di vivere con i suoi amici. Hanno scelto insieme le attività e si sono aiutati a vicenda. L’elemento più significativo è stata la sintonia: durante tutto il weekend non c’è stato neanche un momento di tensione».
In quelle giornate fatte di mare, risate e piccole responsabilità, la libertà diventa una conquista quotidiana.
E Baia Salinedda, più che una casa, è un laboratorio di umanità: il luogo dove si cresce insieme, passo dopo passo, verso una vita davvero indipendente.

Una comunità che cresce
Le esperienze di vita indipendente non riguardano solo i ragazzi, ma coinvolgono anche le famiglie, gli operatori e la comunità tutta. In ogni uscita, in ogni laboratorio, si impara ad “andare slow”, a rispettare i tempi reciproci, a riconoscere le proprie fatiche, a valorizzare i piccoli traguardi di ciascuno. Non sono infatti solo i ragazzi a imparare, ma anche noi operatori, che scopriamo il valore della pazienza, della condivisione e del lasciarsi sorprendere. Ogni esperienza ci restituisce la misura dell’essenziale: ciò che conta non è fare tutto, ma fare insieme.
Accanto ai ragazzi, poi, ci sono sempre le famiglie, che imparano a fidarsi, a lasciare spazio, a guardare i propri figli con occhi nuovi. E intorno a loro c’è una rete di operatori, educatori, volontari e cittadini che crede nel diritto di ogni persona di scegliere, sperimentare, vivere.

*Pedagogista dell’ABC Sardegna (Associazione Bambini Cerebrolesi).

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Quelle violenze nel nome della cura e della protezione

Prende spunto, Samuele Pigoni, dalla recente sentenza di primo grado del processo per maltrattamenti nei confronti di persone autistiche avvenuti nel 2016 nella struttura di Montalto di Fauglia, gestita dalla Fondazione Stella Maris di Pisa, e osserva che «la cultura della disumanizzazione della persona con disabilità continua a permeare tanto i servizi quanto le aule di giustizia. A questa cultura si salda l’idea che la violenza, se esercitata nel contesto della cura, possa essere giustificata» Foto di Hayan su Pexels

Dieci condanne, cinque assoluzioni: nove anni dopo i fatti, il processo per maltrattamenti nella struttura di Montalto di Fauglia, gestita dalla Fondazione Stella Maris di Pisa, si chiude con una sentenza di primo grado (Tribunale di Pisa, 4 novembre 2025): la giustizia è amministrata, ma l’ingiustizia resta senza riparazione finché non sia risolta alla radice [se ne legga già sulle nostre pagine a questo e a questo link, N.d.R.].
Le intercettazioni video dei Carabinieri hanno documentato 284 episodi di violenza su minori e giovani con disabilità: urla, strattoni, umiliazioni, percosse. Sono stati condannati 10 operatori della struttura – con pene comprese tra 2 anni e 9 mesi e 4 anni e 1 mese di reclusione — mentre 5 imputati, tra cui le figure mediche apicali, sono stati assolti. Fondazione Stella Maris, in quanto responsabile civile, è stata condannata al risarcimento dei danni in solido con gli operatori, con la quantificazione rinviata alla sede civile.
Ancora una volta ci domandiamo quale sistema renda possibile tutto questo, e continui a produrre violenza nel nome della cura e della protezione.

Come ha denunciato il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa (Maltrattamenti? Al massimo “eccesso di mezzi di correzione”. Tappeti contenitivi? “Un presidio di civiltà”…, in «Superando», 17 ottobre 2025), durante le udienze alcuni avvocati difensori hanno sostenuto che i comportamenti ripresi dalle telecamere non fossero «maltrattamenti», ma «un eccesso di mezzi di correzione». C’è stato chi, di fronte a 284 episodi di percosse e vessazioni, ha domandato alla corte di «definire la parola maltrattamento» (inutile citare i precedenti celebri). E c’è stato chi – come ricorda il Collettivo Artaud – ha perfino descritto l’uso dei tappeti Ikea per “arrotolare” gli ospiti come strumento dolce di contenimento. Una difesa che non solo offende le vittime e le loro famiglie, ma mostra quanto la cultura della disumanizzazione della persona con disabilità continui a permeare tanto i servizi quanto le aule di giustizia.
A questa cultura si salda l’idea che la violenza, se esercitata nel contesto della cura, possa essere giustificata. Ne è rappresentazione in Italia l’altra questione paradigmatica: quella della contenzione meccanica ancora praticata nel 90% dei reparti psichiatrici ospedalieri. La mancanza di un sistema nazionale di monitoraggio – e i silenzi delle Regioni nell’invio dei dati – rende invisibile la reale entità del fenomeno, che continua a essere giustificato come misura di sicurezza, anziché riconosciuto come violenza istituzionale. Sembra infatti che solo il 6% dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura operi in modalità no-restraint.

Questa ambiguità tra cura e violenza è il cuore del rapporto sulla violenza contro le persone con disabilità negli istituti, redatto dall’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) discusso in un panel di esperti e istituzioni a Vienna il 21–22 ottobre e in via di pubblicazione nei prossimi mesi [si veda su queste stesse pagine, “L’autodeterminazione delle persone con disabilità come diritto, come leva di libertà e di autoprotezione”, N.d.R.]. Da trenta Paesi europei arrivano testimonianze che sembrano provenire dallo stesso luogo: «Mi davano le medicine e dovevo prenderle. Se chiedevo perché, dicevano che non capivo» (Portogallo); «Essere permanentemente curato da estranei è una forma di violenza» (Irlanda); «La dipendenza da un contesto ti rende fragile» (Italia). Un testimone sloveno riassume: «L’istituzione stessa è violenta: chi vi entra, prima o poi, ne sarà colpito».
Il report utilizza la metafora della casa per descrivere la struttura istituzionale: un edificio fondato su «muri di mancanza di risorse, pareti di inconsapevolezza e tetti di violenza esplicita». Le fondamenta – scrive la FRA – poggiano su una cultura sociale che continua a considerare le persone con disabilità come «oggetti di cura», non come soggetti di diritto.

Come ha ricordato Giampiero Griffo, in Italia 284.781 persone con disabilità vivono in istituto, quasi 80.000 in strutture con più di cento posti letto. Nel 98% dei casi si tratta di luoghi «che non riproducono condizioni di vita familiari» e quindi potenzialmente segreganti e a rischio di violenza [si veda: Giampiero Griffo, “La istituzionalizzazione in Italia, storia, dati e prospettive”, in «Informare un’h», 14 febbraio 2025, N.d.R.].
Di fronte a questi numeri due aspetti risultano centrali: il monitoraggio delle strutture da un lato, e il progressivo superamento delle stesse dall’altro.
In questa prospettiva, l’Italia ha compiuto un passo rilevante con la Legge 227/21 e il successivo Decreto Legislativo 62/24, che introducono il progetto di vita personalizzato e partecipato e istituiscono [con il Decreto Legislativo 20/24, N.d.R.] il Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, operativo dal 1° gennaio 2025.
Due dispositivi centrali che, nelle intenzioni del Legislatore, mirano a orientare l’intero sistema dei sostegni verso l’autodeterminazione, il riconoscimento della capacità legale e di scelta, e la base comunitaria quale misura di libertà, uguaglianza e progettazione della vita. In particolare, l’istituzione del Garante, costituisce un avanzamento importante, che potrà però avere valore reale solo se sostenuto da autonomia effettiva, monitoraggi delle strutture regolari e rendicontati pubblicamente, risorse adeguate e non da ultimo dalla partecipazione delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni indipendenti di rappresentanza e autorappresentanza.

La Commissione Europea, nella sua Guidance on Independent Living and Inclusion in the Community, afferma che il diritto alla vita indipendente implica la possibilità di scegliere dove e con chi vivere e di ricevere i sostegni necessari «to participate fully in community life, preventing any form of isolation or segregation» [in italiano: “a partecipare pienamente alla vita della comunità, prevenendo ogni forma di isolamento o segregazione”, N.d.R.]. Il documento vieta di destinare fondi europei al mantenimento o alla ristrutturazione di istituti e impone agli Stati Membri dell’Unione Europea di investire in servizi abitativi diffusi, assistenza personale e monitoraggio indipendente. Ogni progetto finanziato deve dimostrare di promuovere la libertà di scelta, l’accesso ai diritti e la partecipazione delle persone con disabilità alla valutazione dei risultati.
Ma, come sappiamo bene, tra la norma e la piena attuazione di essa si apre uno spazio di lavoro culturale e professionale ancora profondo. È qui che diventa fondamentale puntare su una riforma complessiva delle metodologie di lavoro a fianco delle persone, capace di integrare i diritti umani come fondamento delle pratiche educative, pedagogiche e di orientamento. Non si tratta solo di cambiare linguaggio, ma di trasformare gli strumenti e le relazioni: passare da modelli di assistenza a modelli di emancipazione, in cui la cura coincida con la libertà e l’educazione con la possibilità di scegliere la propria vita.

Come ricordava Franco Basaglia, «non si tratta di cambiare un’istituzione, ma di cambiare il rapporto che lega l’uomo all’altro uomo nel momento in cui lo si aiuta» (Franco Basaglia, La maggioranza deviante, in Scritti II. 1968–1980, a cura di Franca Ongaro Basaglia, Torino, Einaudi, 1982).

Si ringrazia per la collaborazione il Centro Informare un’h.

*Segretario Generale della Fondazione Time2 di Torino. Il presente testo è già stato pubblicato sulla testata «HuffPost», e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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La vita a ostacoli delle persone con disabilità e delle loro famiglie, ma ripartire si può e si deve

Sono presenti criticità che toccano praticamente tutti gli àmbiti della vita delle persone con disabilità e in ogni età della loro vita: lo si è sottolineato a Milano, nel corso della tappa conclusiva degli “Stati Generali sulle Disabilità Intellettive e i Disturbi del Neurosviluppo” e a farlo sono stati innanzitutto gli Autorappresentanti ANFFAS. «Serve un cambiamento radicale con uno sforzo trasformativo, ma ripartire si può e si deve», ha dichiarato tra l’altro il presidente dell’Associazione Speziale L’intervento di Serena Amato ed Enrico Delle Serre, i portavoce della PIAM (Piattaforma Italiana Autorappresentanti in Movimento), agli “Stati Generali Nazionali ANFFAS” di Milano

«Abbiamo avuto conferma di qualcosa che già sapevamo: è un’Italia che sulla carta ha tante buone e valide leggi che però restano lì e non vengono applicate o sono applicate in maniera parziale. Questo ha inevitabilmente delle conseguenze sulla vita quotidiana delle persone con disabilità e delle loro famiglie che ogni giorno si trovano ad affrontare una corsa ad ostacoli per quelli che invece sono diritti riconosciuti e sanciti dalla normativa nazionale ed internazionale. Una situazione confermata anche dalla voce diretta dei nostri Autorappresentanti che in uno dei tantissimi loro interventi hanno detto semplicemente che “viviamo una guerra silenziosa sulla nostra pelle nelle nostre vite” e non è più possibile fare finta di niente, è necessario agire!»: lo dichiara Roberto Speziale, a margine degli incontri con cui l’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) ha chiuso a Milano il proprio pluriennale percorso degli Stati Generali sulle Disabilità Intellettive e i Disturbi del Neurosviluppo, rispettivamente con gli Stati Generali sulle Disabilità Intellettive e i Disturbi del Neurosviluppo in Lombardia e gli Stati Generali sulle Disabilità Intellettive e i Disturbi del Neurosviluppo Nazionali (se ne legga anche la nostra presentazione).
«L’appuntamento in Lombardia – aggiunge Speziale – ci ha confermato che non si tratta di manutenere un sistema, ma di mettere mano ad un cambiamento radicale con uno sforzo trasformativo, poiché vi sono elementi che vanno affrontati in maniera strutturale mettendo al centro le persone e le famiglie».

L’attuale situazione regionale e nazionale è stata ampiamente confermata dalle legali Alessia Maria Gatto, Corinne Ceraolo Spurio e Maria Paola Giardina, componenti del Centro Studi Giuridici e Sociali dell’ANFFAS Nazionale, con il Quadro Generale Regionale e il Report delle raccomandazioni formulate a seguito delle varie tappe del percorso degli Stati Generali Regionali, ciò che ha fornito una panoramica completa della situazione del Paese, con criticità che toccano praticamente tutti gli àmbiti della vita delle persone con disabilità e in ogni età della vita: mancata applicazione della Legge 112/16 (Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare), mancata realizzazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato), assenza della formazione del personale sanitario, scarsa conoscenza del Progetto di Vita da parte degli operatori sociosanitari e Unità di Valutazione Multidimensionale (UVNM) che utilizzano strumenti non validati per la sua realizzazione; e ancora, insufficienza di insegnanti di sostegno specializzati e adeguatamente formati e progressivo peggioramento delle condizioni di inclusione scolastica man mano che prosegue il corso di studi; e da ultime, ma non certo ultime, poche se non nulle opportunità di inserimento lavorativo.

Un ampio dibattito e confronto si è aperto a Milano tra tutti i referenti ANFFAS regionali presenti, che hanno portato il proprio contributo nella sessione denominata Regioni a confronto: a che punto siamo?, consentendo di avere testimonianze dirette di quanto accade nei territori e dei muri che si incontrano in tutti gli àmbiti, anche e soprattutto a livello burocratico-amministrativo.
Alla base di tutto, poi, gli Autorappresentanti: oltre infatti all’intervento di quelli della Lombardia, in occasione degli Stati Generali Nazionali, si è avuto quello dei Portavoce della PIAM (Piattaforma Italiana Autorappresentanti in Movimento), Enrico Delle Serre e Serena Amato, che hanno illustrato una sintesi degli interventi proposti durante tutti gli Stati Generali, mettendo ufficialmente agli atti le criticità denunciate e le richieste di risoluzione delle stesse, che saranno alla base di un documento ufficiale definitivo di prossima realizzazione.

«A Milano – conclude Speziale – abbiamo chiuso un percorso, ma grazie a tutte le testimonianze e i contributi raccolti nei nostri appuntamenti territoriali, possiamo sin da subito ripartire per promuovere un cambiamento volto a rendere esigibili i diritti, contrastare la discriminazione e far vivere le persone con disabilità in contesti pienamente inclusivi anche nei servizi. Abbiamo quindi voluto evidenziare questa situazione e ora siamo pronti sia a supportare tutti coloro che hanno necessità di vedere i propri diritti rispettati, sia a collaborare con gli organi e le istituzioni competenti e tutti i soggetti a vario titolo coinvolti per rendere concreto quanto scritto nelle normative per un solo obiettivo: la migliore Qualità di Vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie». (S.B.)

Tutti gli atti dell’evento di Milano saranno presto disponibili sul sito dell’ANFFAS Nazionale. Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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“Progettare oggi per il domani”: uno sportello avviato nel Municipio 7 di Milano

Accompagnare nel percorso verso la vita adulta i giovani e gli adulti con disabilità e le loro famiglie residenti nel territorio del Municipio 7 di Milano, aiutandoli a pianificare per tempo ciò che riguarda il cosiddetto “Durante Noi”: è lo scopo dello sportello di orientamento e consulenza legale denominato “Progettare oggi per il domani – vivere il presente, costruire il futuro”, promosso dall’Associazione InCerchio, con il patrocinio e la collaborazione del Municipio 7 di Milano

Come informa l’Associazione InCerchio, dallo scorso meso di ottobre i giovani e gli adulti con disabilità e le loro famiglie residenti nel territorio del Municipio 7 di Milano dispongono di un nuovo spazio di ascolto, informazione e supporto, ossia dello sportello di orientamento e consulenza legale denominato Progettare oggi per il domani – vivere il presente, costruire il futuro, promosso dalla stessa Associazione InCerchio, con il patrocinio e la collaborazione del Municipio 7 del capoluogo lombardo.
L’iniziativa è nata allo scopo di accompagnare nel percorso verso la vita adulta le persone con disabilità, aiutandole a pianificare per tempo ciò che riguarda il cosiddetto “Durante Noi”, cioè la costruzione del futuro mentre i genitori e i familiari sono ancora presenti e attivi nella cura e nella progettazione di vita dei propri cari.
Il servizio è gratuito e accessibile su appuntamento, aperto il martedì pomeriggio (14.30-16.30), presso la sede del Municipio 7. (S.B.)

Per informazioni (e per appuntamenti): legale@associazioneincerchio.com.

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40 anni di ANGSA per i diritti delle persone con autismo e delle loro famiglie: bilanci e prospettive

In occasione, dei suoi primi 40 anni di attività, l’ANGSA Nazionale (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) ha indetto per il 20 novembre a Roma, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, una conferenza stampa che costituirà un momento celebrativo, ma anche e soprattutto l’occasione per fare il punto sulla condizione delle persone con autismo in Italia, ritenuta «un’emergenza sanitaria e sociale non più eludibile»

Costituita nel 1985, l’ANGSA – acronimo che oggi sta per Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo – conta oggi su una rete capillare di 70 Associazioni presenti in tutte le Regioni, rappresentando 4.000 famiglie.
In occasione, dunque, dei suoi primi 40 anni di attività, l’ANGSA Nazionale ha indetto per il pomeriggio del 20 novembre a Roma (Sala Stampa della Camera dei Deputati, ore 14.30) una conferenza stampa che costituirà sì, come viene detto, «un momento celebrativo, ma soprattutto l’occasione per fare il punto sulla condizione delle persone con autismo in Italia, che si stima siano circa 500.000, con un incidenza di 1/40 nati, e che rappresenta un’emergenza sanitaria e sociale non più eludibile o procrastinabile. Pur in presenza, infatti, di un quadro legislativo avanzato, persistono grandi criticità in merito a esigibilità, gestione e rifinanziamento del Fondo Autismo per la ricerca, la residenzialità, l’inclusione scolastica e lavorativa».

Aperta da Giovanni Marino, presidente nazionale dell’ANGSA, da Carlo Hanau, presidente dell’APRI (Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori) e da Arianna Porzi, presidente dell’ANGSA Torino, la conferenza stampa prevede poi gli interventi di Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità; Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), cui l’ANGSA aderisce; Alessio Nardini, direttore generale del Ministero della Salute; Maria Luisa Scattoni, dirigente dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità); il deputato Davide Faraone, presidente della FIA (Fondazione Italiana Autismo); Andrea Frolli, referente scientifico dell’Intergruppo Parlamentare Autismo.
È prevista inoltre la partecipazione dei senatori Tilde Minasi, Luigi Nave (presidente dell’Intergruppo Parlamentare Autismo) e Nicola Irto, nonché dei deputati Nicola Stumpo, Ugo Cappellacci (presidente della Commissione Affari Sociali della Camera) e Simona Loizzo. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Luca Benigni (luca.benigni@gmail.com).

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Il nuovo Piano Nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la disabilità: manca una visione d’insieme

Pur essendo presenti nel nuovo Piano Nazionale contro la violenza nei confronti delle donne 2025-2027 numerosi interventi riguardanti le donne con disabilità, in esso, riguardo a tale materia, l’impressione è che una visione d’insieme. Un buon Piano antiviolenza dovrebbe infatti garantire alle donne con disabilità di poter fruire di ogni misura dallo stesso in condizioni di uguaglianza con le altre donne, ma non sembra essere così Galya Popova, “Playing with a Cloud” (“Giocando con una nuovola”), 2023

Non è difficile trovare sui media considerazioni critiche sul Piano Strategico Nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 2025-2027 del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei, e nell’annesso Quadro operativo predisposto per l’attuazione di esso (relativo al 2025-2026), approvati con un Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) del 16 settembre scorso (si veda, ad esempio, il seguente approfondimento).
Qui di seguito ci proponiamo di analizzare come le donne con disabilità siano state considerate in entrambi i documenti, ricordando preliminarmente che, con la Legge 77/13, l’Italia ha rarificato la Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica), e che questa vieta esplicitamente qualsiasi discriminazione basata sulla disabilità (articolo 4).
Il Piano si compone di un’Introduzione e di cinque parti, presentando una struttura in quattro assi tematici (prevenzione, protezione, punizione e assistenza e promozione), ai quali si somma la cooperazione internazionale. Abbiamo verificato come il tema della disabilità è stato trattato all’interno dell’intero documento. A tal proposito riportiamo in un’apposita Scheda analitica i passaggi rilevati sia nel Piano che nel Quadro operativo (a questo link), mentre utilizziamo questo spazio per fare una sintesi dei contenuti operativi ed esprimere qualche considerazione alla luce di quanto emerso da questa analisi.

Preliminarmente segnaliamo che nel Piano sono presenti molteplici interventi inerenti alle donne con disabilità e che molte delle misure proposte sono state desunte dal Documento finale del Gruppo di lavoro sulla questione della violenza contro le donne con disabilità dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, a cura dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, che lo ha approvato il 3 dicembre dello scorso anno (se ne legga a questo link).

Una sintesi
Volendo rimanere su un piano della concretezza e dell’operatività, le parti di maggiore rilevanza sono quelle che esplicitano gli impegni del Piano (Parte III) e le azioni programmate indicate nel Quadro operativo.
Gli impegni del Piano per le donne con disabilità in tema di Prevenzione possono essere così sintetizzati: l’attivazione di non meglio specificate azioni di emersione e contrasto della violenza nei confronti delle donne vittime di discriminazione multipla, tra le quali sono indicate anche quelle con disabilità, nei luoghi maggiormente a rischio; l’uso di strumenti che rendano accessibili i contenuti delle campagne specifiche alle donne con disabilità sensoriali e intellettive; la condivisione di un documento specifico per svolgere un’azione di prevenzione sistemica che individui i gruppi maggiormente vulnerabili; l’individuazione di luoghi fisici o virtuali in cui svolgere gli interventi di prevenzione destinati anche a donne vulnerabili; la promozione di campagne di sensibilizzazione e di informazione in tema di violenza accessibili anche alle donne più vulnerabili; azioni informative e comunicative mirate, accessibili anche a donne anziane e/o con disabilità. Mentre gli impegni in materia di formazione sono rinviati alla definizione di apposite Linee guida (previste dalla Legge 168/23), la cui stesura assumerà come riferimento le indicazioni contenute nel Libro Bianco per la formazione (se ne legga anche a questo link).

In materia di Protezione e Sostegno per le donne con disabilità sono indicate le seguenti priorità: l’implementazione di soluzioni operative per la parità di accesso ai servizi di protezione e sostegno anche per donne anziane e con disabilità; l’ampliamento delle modalità di utilizzo del servizio 1522, per consentire un accesso multicanale: in forma scritta, attraverso la Lingua dei Segni Italiana (LIS) in videochiamata e in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA); per le donne con disabilità si richiede programmazione e attuazione di misure dedicate in relazione alle specificità dei target di riferimento; la promozione di iniziative volte al miglioramento dell’accessibilità dei servizi sia con riferimento al servizio 1522, ai Centri antiviolenza e alle Case rifugio, sia all’inclusività degli strumenti disponibili negli aspetti dell’accoglienza, della tutela e della salvaguardia; l’approfondimento, con riferimento all’accoglienza presso le strutture dedicate alla protezione e al sostegno delle vittime, delle casistiche che riguardano le donne con figli con disabilità e le donne con più di 65 anni.

Per quel che riguarda poi l’Asse Perseguire e Punire, non vi sono riferimenti alle donne con disabilità. Nell’àmbito infine dell’Asse Assistenza e Promozione, non è previsto che i dati siano disaggregati anche per la disabilità della vittima. E ancora, in materia di Cooperazione internazionale non è minimamente menzionato l’impatto sproporzionato che i conflitti armati e le emergenze umanitarie hanno sulle persone con disabilità, e in particolare sulle donne. Né sono previste misure volte a contrastare questa gravissima discriminazione.

Quanto alle azioni programmate identificate nel Quadro operativo riferito al 2025-2026, per le donne con disabilità figurano le seguenti: l’elaborazione e diffusione, nelle scuole, di materiali informativi sul fenomeno della violenza maschile nei confronti delle donne e la violenza domestica, che trattino anche della violenza confronti delle donne con disabilità; la realizzazione di una campagna di comunicazione rivolta alle donne con disabilità attraverso l’utilizzo di linguaggi per l’accessibilità universale; la promozione di percorsi di formazione rivolti alle donne con disabilità realizzati anche mediante lo sviluppo di materiali informativi sulla violenza contro le donne con disabilità; la promozione di iniziative volte a migliorare l’accessibilità del servizio 1522 per le donne con disabilità; la promozione di iniziative volte al miglioramento dell’accessibilità dell’accoglienza delle donne con disabilità presso i Centri antiviolenza e le Case rifugio; la definizione di protocolli di intesa con le Associazioni maggiormente rappresentative di persone con disabilità al fine di co-progettare interventi specifici.

Qualche considerazione
Volendo fare una valutazione complessiva, si rileva come, nel Piano, riguardo a questa materia, manchi una visione d’insieme. Infatti, se da un lato sono certamente apprezzabili l’ampliamento delle modalità di utilizzo del servizio 1522 e anche la promozione di percorsi di formazione rivolti alle donne con disabilità, dall’altro lato il fatto che non sia previsto che vengano raccolti dati disaggregati per la disabilità delle vittime si rivela una lacuna strategica.
Sottolineare «l’importanza di condurre specifiche rilevazioni sulle persone disabili» (pagina 35), ma non includere tali rilevazioni tra le misure previste, non si configura come un impegno concreto in tal senso. Questa lacuna, che può sembrare un tecnicismo, in realtà impedisce una descrizione accurata del fenomeno della violenza nei confronti delle donne con disabilità e, conseguentemente, la programmazione di servizi adeguati alle loro caratteristiche. Ne consegue che, sebbene nel Piano sia specificato che per le donne con disabilità «si richiede programmazione e attuazione di misure dedicate in relazione alle specificità dei target di riferimento» (pagina 55), tale indicazione, in mancanza di dati disaggregati per la disabilità della vittima, risulta inapplicabile.
Sempre in materia di dati – altra lacuna significativa – sono segnalati i dati ISTAT sui criteri di esclusione dall’accoglienza adottati dalle Case rifugio riguardo all’accoglienza stessa di figli e figlie delle donne accolte, ma sono invece omessi quelli relativi all’esclusione delle donne vittime di violenza interessate da qualche vulnerabilità, adottati dal 94,4% delle Case rifugio (fonte: ISTAT, Le case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza – Anno 2023, rapporto pubblicato il 14 aprile 2025). Un fenomeno in crescita che, tra le altre, esclude anche le donne con disabilità psichiatrica (si veda il seguente approfondimento).
Questa omissione fa emergere che le Istituzioni non intendono porre fine a questa pratica discriminatoria, sebbene l’esistenza di essa sia stata esplicitamente segnalata alle stesse dal Centro Informare un’h.
Le iniziative volte quindi al miglioramento dell’accessibilità dell’accoglienza delle donne con disabilità presso i Centri antiviolenza e le Case rifugio sono sicuramente apprezzabili, ma questa formulazione non esprime un vincolo esplicito riguardo al grado di accessibilità che questi servizi dovrebbero garantire. Tutta la formazione, inoltre, e dunque anche quella in materia di disabilità, è rimandata alla predisposizione di future Linee guida, ma il problema è che spesso, per le donne con disabilità, la mancanza di formazione di chi opera nella rete antiviolenza si traduce in esclusione dal servizio.
Per quanto poi concerne l’accesso alla giustizia, nessuna misura è prevista per le donne con disabilità, sebbene esse incontrino maggiori barriere e siano più esposte alla vittimizzazione secondaria rispetto alle altre donne, e neppure in tema di valutazione e gestione del rischio di letalità, di reiterazione e di recidiva, che invece dovrebbe ponderare la presenza della disabilità della vittima. Non solo, anche quando, sia nel Piano che nel Quadro operativo, sono previste misure e azioni specifiche per le donne con disabilità, non vengono indicate le risorse per farvi fronte.

Un buon Piano antiviolenza, va detto in conclusione, dovrebbe garantire che le donne con disabilità potessero fruire di tutte le misure previste nello stesso in condizioni di uguaglianza con le altre donne (erano orientati il tal senso i numerosi richiami rivolti all’Italia dal GREVIO, l’organismo indipendente, responsabile di monitorare l’attuazione della Convenzione di Istanbul, nell’ormai lontano 2020, se ne legga a questo link). Ma chi ha steso il Piano 2025-2027, pur avendo prestato attenzione alle donne con disabilità, non sembra essersi posto/a tale questione.

*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) nel cui sito il presente approfondimento è già apparso e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Le persone con disabilità tra libertà e protezione

Il recente seminario di Milano “Tra libertà e protezione”, del quale sono disponibili tutti i materiali prodotti, si è focalizzato su una questione sempre più urgente: da un lato le norme italiane attualmente in vigore si preoccupano di garantire la migliore tutela possibile alle persone ritenute non in grado di gestire in autonomia la propria esistenza, dall’altro, la Convenzione ONU insiste sul diritto ai sostegni necessari per esercitare la propria capacità giuridica. Visioni inconciliabili o è possibile una sintesi? “Tra libertà e protezione”

Segnalato a suo tempo anche su queste pagine, si è svolto il 30 ottobre scorso il seminario denominato Tra libertà e protezione, promosso dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca e la stessa FISH.
L’incontro ha preso il via da una questione sempre più urgente. Da un lato, cioè, le norme italiane attualmente in vigore si preoccupano di garantire la migliore tutela possibile alle persone ritenute non in grado di gestire in autonomia la propria esistenza. Dall’altro, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità insiste sul diritto a ricevere il sostegno necessario per esercitare la propria capacità giuridica. Si tratta di visioni inconciliabili o è possibile arrivare ad una sintesi?
Durante il seminario i diversi relatori hanno provato a dare una risposta e a offrire spunti di riflessione su questo complesso e delicato argomento, ciascuno dal proprio specifico punto di vista.

I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali di Andrea Mangiatordi dell’Università di Milano-Bicocca e di Vincenzo Falabella, presidente della FISH, seguiti dall’intervento di Massimiliano Verga e Alessia Lovece (Università di Milano-Bicocca), incentrato sul Commento Generale n. 1 alla Convenzione ONU, prodotto dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Un prezioso contributo sul tema è arrivato da Emer Begley della Federazione Irlandese sulla Disabilità, che ha presentato il contenuto dell’innovativa legge irlandese sull’assistenza alle decisioni (le slide presentate durante l’incontro sono disponibili a questo link).
A seguire la tavola rotonda, con i contributi di Paolo Cendon (Associazione Diritti in Movimento), Ciro Tarantino (Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Manuela Marastoni (giudice onorario del Tribunale di Busto Arsizio), Maria Giulia Bernardini (Università di Ferrara) ed Enrico Mantegazza (LEDHA).
A chiudere il seminario sono stati Alessandro Manfredi (presidente della LEDHA) e Matteo Schianchi (Università di Milano-Bicocca).

Il video integrale dell’incontro è disponibile sul canale YouTube della LEDHA. Aprendo la descrizione di esso è possibile selezionare i contenuti e visionare singolarmente gli interventi dei singoli relatori. (I.S.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

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Gli incontri della FISH Campania con i candidati alla Presidenza della propria Regione

Dopo avere lanciato nelle scorse settimane il proprio manifesto programmatico (“Il Progetto di Vita: l’agenda strategica per le persone con disabilità in Regione Campania”), in vista delle prossime elezioni della propria Regione, la Federazione FISH Campania ha dato il via a un ciclo di incontri strategici con i candidati alla Presidenza della Regione, all’insegna del motto “Le Politiche prima della Politica” e il primo confronto è stato con il candidato Roberto Fico Il candidato alla Presidenza della Regione Campania Roberto Fico sottoscrive il manifesto programmatico della FISH Campania, alla presenza del presidente della Federazione Gennaro Pezzurro

Dopo avere lanciato nelle scorse settimane il proprio manifesto programmatico, denominato Il Progetto di Vita: l’agenda strategica per le persone con disabilità in Regione Campania, in vista delle ormai prossime elezioni della propria Regione, in programma per il 23 e 24 novembre, come avevamo ampiante riferito anche sulle nostre pagine, la FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) ha dato il via a un ciclo di incontri strategici con i candidati alla Presidenza della Regione, iniziativa lanciata all’insegna del motto Le Politiche prima della Politica, il tutto segnatamente con l’obiettivo di rendere centrali e vincolanti, nella prossima legislatura, i diritti delle persone con disabilità.

Il primo confronto, dunque, si è tenuto a Sant’Arpino (Caserta), presso FABULA (Laboratorio di Comunità nell’Ex Municipio di Atella), con la partecipazione del candidato alla Presidenza della Regione Roberto Fico, nel corso di un incontro che è stato anche l’occasione per presentare il citato manifesto programmatico.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Federazione, Gennaro Pezzurro, che ha ribadito la necessità di un’applicazione del Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, attraverso impegni concreti e misurabili.
In apertura, è intervenuto in video anche il presidente nazionale della FISH, Vincenzo Falabella.

Il successivo dibattito ha poi portato all’approfondimento dei cinque macro-ambiti strategici in cui si ripartisce il manifesto della FISH Campania e che qui di seguito riprendiamo.
° Coerenza istituzionale: ovvero richiesta di applicazione tramite una Legge Regionale (e non una Delibera del Presidente di Giunta Regionale), per l’Osservatorio Regionale, con l’obiettivo di porre «la Persona e non la Disabilità al centro», evitando Leggi basate su singole patologie.
° Sostenibilità Finanziaria: qui, per conto della Federazione campana, Rosaria Duraccio ha illustrato la proposta di istituire un Fondo Unico Regionale per la Disabilità stabile, allo scopo di sostenere efficacemente il Progetto di Vita.
° Inclusione Lavorativa: sempre per conto della FISH Campania, Raffaele Puzio ha focalizzato l’attenzione sulla necessità di interventi strutturali per una reale inclusione lavorativa e per il miglioramento della qualità della vita.
° Salute e Riabilitazione: Salvatore Parisi dell’ANFFAS Campania (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) ha sollecitato la riduzione delle liste di attesa e la sburocratizzazione dell’accesso ai servizi, proponendo un’interlocuzione diretta per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria.
° Urgenza Caregiver: su quest’ultimo, ma non ultimo, macro-ambito, Vincenzo Gargiulo (FISH Campania) ha analizzato le esigenze del supporto necessario per i familiari, “supplenti del welfare”, chiedendo l’implementazione di servizi di sollievo (Respite Care) e l’inserimento del supporto psicologico nel Progetto di Vita.
A sintetizzare i vari dettagli del documento è stato Daniele Romano, già presidente della FISH Campania e tuttora componente della Giunta di essa.

A questo punto, il candidato alla Presidenza della Regione Roberto Fico, nel proprio intervento, ha promesso che se sarà eletto, il confronto con FISH e le Associazioni rappresentative delle persone con disabilità e delle loro famiglie costituirà un punto qualificante della propria azione politica, per costruire in Campania sostegni per il vero “Progetto di Vita”.
A conclusione dell’evento, quindi, Gennaro Pezzurro ha fatto sottoscrivere allo stesso Roberto Fico il manifesto programmatico della Federazione, per sancire l’impegno del candidato a «co-costruire politiche concrete per la giustizia e le pari opportunità».

Nel ricordare la presenza all’incontro anche del deputato Stefano Graziano e dei candidati al Consiglio Regionale Camilla Sgambato, Marco Esposito, Marco Villano e Francesco Apperti, la FISH Campania esprime in conclusione «un vivo ringraziamento alle Associazioni federate per la partecipazione attenta e molto preparata e per le intelligenti domande poste, nonché per avere proposto soluzioni concrete anziché rendersi protagoniste di mere lamentele. E un ringraziamento particolare lo porgiamo a FABULA per l’ospitalità offerta». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: fishcampania@gmail.com.

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Una preziosa opportunità (gratuita) per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro per le persone con disabilità

È tornata attiva, con una banca dati aggiornata secondo le nuove tecnologie e resa più efficace, la piattaforma nazionale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro per le persone con disabilità, cui ci si può iscrivere gratuitamente, iniziativa creata dall’Associazione ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità Lavoro), insieme a Value People e con il contributo della Fondazione Allianz UMANA MENTE

È tornata attiva in queste settimane la piattaforma nazionale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro per le persone con disabilità, creata dall’Associazione ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità Lavoro), insieme a Value People e alla Fondazione Allianz UMANA MENTE. Grazie infatti al contributo economico di quest’ultima Fondazione, la relativa banca dati è stata aggiornata secondo le nuove tecnologie e resa più efficace. «Ora – spiega Marino Bottà, presidente di ANDEL – stiamo avvalendoci anche dell’intelligenza artificiale per facilitare le azioni di matching».

Ma come iscriversi alla piattaforma e come funziona? Essa è accessibile dai siti di ANDEL, Diversity Day e Attivamente accedendo ai quali la persona interessata dovrà poi cliccare sulla scritta accedi/registrati. Si apre una schermata con un modulo da compilare ed è anche possibile caricare il proprio curriculum vitae. Le informazioni raccolte serviranno per operare una scelta mirata dei candidati da proporre alle aziende che ne abbiano fatto richiesta.
«Al fine di evitare fraintendimenti e creare false aspettative – precisa Bottà -, è bene sottolineare che ANDEL non attiva una ricerca di lavoro per i singoli iscritti sulla piattaforma, ma facilita l’incontro domanda/offerta. Nel momento, quindi, in cui vi sia una richiesta proveniente da un’azienda, l’operatore addetto alla piattaforma avvia la ricerca e la selezione, inviando inoltre i curricula in formato anonimo alle aziende che ritiene possano essere interessate. Successivamente le persone selezionate verranno contattate da ANDEL per verificare la loro disponibilità e verranno messi in contatto con l’azienda interessata. Se necessario, un operatore affiancherà il candidato nel colloquio con l’azienda, e fornirà le necessarie consulenze e suggerimenti affinché l’inserimento abbia un esito positivo. Ove servirà, infine, verranno attivati inserimenti in Cooperative Sociali e percorsi di accompagnamento al lavoro tramite tirocini extracurriculari. Sempre sul sito, infine, si può accedere agli annunci di lavoro pubblicati dalle aziende cliccando su Consulta le posizioni lavorative. Tutti i servizi a favore delle persone con disabilità, va ricordato in conclusione, sono gratuiti». (S.B.)

Nell’invitare le singole persone ad iscriversi e le Associazioni a informare i propri associati, ANDEL segnala anche che per qualsiasi chiarimento o collaborazione è possibile contattare il proprio presidente Marino Bottà all’indirizzo marino.botta@andelagenzia.it.

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La sfida di “Sensuability & Comics” riguarda questa volta i fumetti famosi

C’è tempo fino al 20 gennaio per partecipare all’ottava edizione di “Sensuability & Comics”, il concorso di fumetti e illustrazioni organizzato dall’Associazione NessunoTocchiMario, nell’àmbito del più ampio progetto “Sensuability”, ideato da Armanda Salvucci per approfondire il legame tra sessualità e disabilità. Tema di questa edizione i fumetti famosi, da Batman a Lady Oscar, da Dylan Dog ai Manga, linguaggio universale accessibile a tutti, capace di unire leggerezza e profondità

«Abbiamo scelto questa volta i fumetti famosi come tema perché sono un linguaggio universale, accessibile a tutti, capace di unire leggerezza e profondità. Pensiamo a Batman, che dietro la maschera nasconde fragilità e paure, oppure a Lady Oscar, che ha aperto uno spazio di riflessione sul genere e sull’identità ben prima che se ne parlasse apertamente o a Dylan Dog, che con le sue indagini tra incubi e desideri, ci racconta quanto l’eros sia intrecciato con le nostre paure più intime, mentre i Manga ci hanno insegnato che corpi e anime imperfetti possono essere potenti e affascinanti»: così Armanda Salvucci, ideatrice del progetto Sensuability, lancia l’ottava edizione di Sensuability & Comics, il concorso a fumetti seguito puntualmente anche da Superando, nato per sensibilizzare e informare sul tema della sessualità e disabilità attraverso le illustrazioni e i fumetti, che del progetto Sensuability costituisce il “cuore”, promosso come sempre dall’Associazione NessunoTocchiMario, e ancora una volta sostenuta dalla mostra Comicon.
«Ogni anno – aggiunge Salvucci – scegliamo di esprimere i nostri valori e le nostre convinzioni attraverso il prezioso strumento del fumetto, ma questa volta l’abbiamo trasformato nella vera sfida per i nostri artisti, proprio perché consapevoli dell’universo di possibilità che possono offrire. Attraverso quelle icone, dunque, invitiamo gli artisti a rileggere la sessualità e la disabilità senza stereotipi, per mostrare che ogni corpo è unico e sensuale, e che proprio nella loro unicità risiede la vera forza».

C’è tempo dunque fino al 20 gennaio 2026 per partecipare al concorso (gratuitamente), rivolto come sempre a giovani fumettiste/fumettisti e illustratrici/illustratori, esordienti, dai 16 anni in su, che abitino o lavorino su tutto il territorio nazionale.
Ogni partecipante dovrà realizzare un’opera originale e inedita, in forma di illustrazione (da 1 a 3 tavole) o di fumetto (da 1 a 5 tavole), nella quale sia appunto rappresentata una scena romantica, erotica o sensuale tratta da un fumetto famoso o significativo per l’artista, mettendo al centro protagonisti con corpi imperfetti ma estremamente sensuali.
La giuria sarà presieduta da Francesca Ghermandi, e composta dal giornalista Riccardo Corbò, dalla fumettista Fiamma, dal vignettista Fabio Magnasciutti e da Maya Vetri, capostaff dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma.
I vincitori saranno premiati durante l’inaugurazione della mostra Sensuability, che si terrà a Roma il 14 febbraio 2026 a Villa Altieri. In palio vi sarà un anno di frequenza gratuita a un corso di fumetto in una delle sedi della Scuola internazionale di Comics (tra Firenze, Milano, Torino, Reggio Emilia, Brescia, Genova, Pescara, Padova e Roma), la possibilità di esporre la tavola vincitrice del secondo posto durante il Comicon Napoli, una tavoletta grafica Wacom e un abbonamento ARF (Festival del Fumetto di Roma).

Sensuability & Comics continua quindi a proporsi come uno spazio creativo capace di abbattere pregiudizi, raccontare la sessualità in tutte le sue forme e promuovere un immaginario erotico nuovo e privo di pregiudizi, ironico e libero. (S.B.)

Le opere dei partecipanti dovranno essere inviate, come detto, entro il 20 gennaio 2026 all’indirizzo concorso@sensuability.it, corredate da una descrizione scritta e audio (sono ammesse sia versioni cartacee che elettroniche in formati pdf, tiff o jpeg). A questo link vi è il bando in forma integrale. Per ulteriori informazioni: Daniela Russo (russo.da@gmail.com).

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Continuerà in Abruzzo il percorso di crescita del movimento Special Olympics

Presentati all’Aquila, con la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle Istituzioni e del mondo sportivo, i XXXVII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics, la componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, evento che per la prima volta si terrà al Centro Sud del nostro Paese, dal 2 al 6 marzo 2026 a Ovindoli (l’Aquila), accogliendo più di 500 atleti con e senza disabilità intellettive La mascotte dei XXXVII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics che si terranno nel marzo del prossimo anno a Ovindoli (l’Aquila)

Come avevamo segnalato nei giorni scorsi, sono stati presentati all’Aquila, nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato autorevoli rappresentanti delle Istituzioni Amministrative e del mondo sportivo, i XXXVII Giochi Nazionali Invernali Special Olympics, la componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, evento che per la prima volta si terrà al Centro Sud del nostro Paese, ossia dal 2 al 6 marzo 2026 a Ovindoli (l’Aquila), che accoglierà più di 500 atleti con e senza disabilità intellettive, impegnati a gareggiare nello sci alpino, nello sci nordico, nella corsa con le racchette da neve e nello snowboard, oltre ai familiari, tecnici e volontari.

Come spiegano da Special Olympics Italia, «la conferenza stampa si è aperta con un omaggio ai Giochi Mondiali Invernali Special Olympics Torino 2025, evento di portata internazionale che ha segnato un punto di svolta per il nostro movimento, contribuendo a farlo crescere e a inaugurare un nuovo capitolo di sviluppo. In tal senso i Giochi di Ovindoli rappresenteranno la naturale prosecuzione di quel percorso: un nuovo momento di visibilità per le politiche dell’inclusione sociale e un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica, attraverso conoscenza e partecipazione, contro ogni forma di emarginazione e pregiudizio verso le persone con disabilità intellettive».

All’incontro sono intervenuti anche i due atleti Special Oympics Demetra Emanuele e Marco Parisse. Emanuele ha voluto sottolineare che «per me lo sport è molto più di una semplice attività fisica: è un’opportunità per crescere, imparare, fare amicizia e sentirmi parte di una comunità. Questi Giochi saranno una grandissima occasione per noi atleti di misurare le nostre abilità, superare i nostri limiti e raggiungere nuovi, sorprendenti obiettivi. E saranno anche un’opportunità per essere visti, ammirati, ascoltati e riconosciuti come persone capaci e talentuose. Per questo, e grazie alla consapevolezza che Special Olympics mi ha dato, il mio motto personale è “Disabili a chi?”».
«Mi sono trasferito qui all’Aquila lo scorso giugno – ha affermato dal canto suo Marco Parisse -, ed è iniziato un nuovo, bellissimo capitolo della mia vita. Fino a pochi mesi fa vivevo in una comunità per minori a Macerata, in attesa di costruire il mio futuro. In poco tempo ho iniziato a lavorare nella ristorazione e, grazie a mio cugino, ho conosciuto Special Olympics, una vera “famiglia” in cui ho trovato amici e punti di riferimento. Lo sport mi fa sentire felice, mi rilassa e mi aiuta a non pensare alle difficoltà. Ed è proprio grazie allo sport che ho conosciuto la mia ragazza. Incredibile, ma in poco tempo la mia vita è cambiata: mi sento rinato. La mia disabilità non è un limite. Posso avere qualche difficoltà in certe cose, ma questo non significa che non possa provarci comunque, senza paura, per migliorare ogni giorno».

Da segnalare, in conclusione, che per l’occasione è stata anche presentata la mascotte ufficiale dei Giochi di Ovindoli, un orso marsicano, simbolo dell’Abruzzo, ideato e realizzato da Luca Malatesta, ex studente dell’Istituto d’Istruzione Superiore Vincenzo Moretti di Roseto degli Abruzzi (Teramo) e già partecipante a vari diversi eventi di Special Olympics nel ruolo di “atleta partner”.
Nella pagina Facebook di Special Olympics Italia (a questo link) è stato anche lanciato l’invito a suggerire il nome “giusto” per la mascotte. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: stampa@specialolympics.it (Giampiero Casale).

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Per una reale tutela delle persone con malattie rare

Basato sulle esigenze della comunità di persone con miastenia gravis, patologia che costituisce un paradigma esemplare delle sfide riguardanti le persone con malattie rare, l’incontro “Tutela del paziente con malattie rare. La miastenia gravis come paradigma”, promosso per il 20 novembre a Roma dall’OMaR, intende contribuire a una riflessione più ampia sulla tutela del paziente raro e sul valore di un sistema sanitario equo, inclusivo e realmente centrato sulla persona Una realizzazione grafica che simboleggia le malattie rare

«Le malattie rare – ricordano dall’OMaR (Osservatorio Malattie Rare) – rappresentano un ambito della medicina e della sanità pubblica in cui le criticità strutturali del sistema emergono con particolare chiarezza: ritardi diagnostici, disomogeneità territoriali nell’accesso alle cure, carenza di percorsi integrati e limitata consapevolezza sociale. In tal senso, la miastenia gravis, rara malattia autoimmune che colpisce la giunzione neuromuscolare, costituisce un paradigma esemplare di tali sfide e, al tempo stesso, di come la collaborazione tra istituzioni, clinici e associazioni di pazienti possa tradursi in un miglioramento concreto della qualità dell’assistenza. E tuttavia, nonostante gli indubbi progressi scientifici e terapeutici degli ultimi anni, le persone con miastenia gravis continuano a sperimentare un percorso complesso, spesso segnato da diagnosi tardive, difficoltà di riconoscimento della patologia e disuguaglianze regionali nella presa in carico. Senza trascurare il peso invisibile della malattia che i pazienti vivono quotidianamente, se è vero  che la miastenia, pur non essendo visibile, condiziona profondamente la vita personale, sociale e professionale di chi ne è affetto».

Partirà da tali considerazioni l’incontro del 20 novembre a Roma (presso il MoMeC, Via della Colonna Antonina, 52, ore 16-18), denominato Tutela del paziente con malattie rare. La miastenia gravis come paradigma, e promosso dallo stesso OMaR, con il contributo non condizionante di UCB Pharma, realizzato allo scopo di stimolare un confronto concreto e costruttivo tra tutti gli attori coinvolti, istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti, delineando strategie condivise di miglioramento dell’assistenza e di tutela dei diritti.

«Nel portare all’attenzione delle istituzioni le esigenze della comunità miastenica – sottolineano ancora dall’OMaR – questa iniziativa intende contribuire a una riflessione più ampia sulla tutela del paziente raro e sul valore di un sistema sanitario equo, inclusivo e realmente centrato sulla persona». (S.B.)

Sara possibile seguire la diretta dell’evento sulla piattaforma Zoom. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@osservatoriomalattierare.it.

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Verso i vent’anni della Convenzione ONU: una responsabilità che cresce e un invito a non lasciare indietro nessuno

«Nel 2026 – scrivono dall’Associazione sammarinese Attiva-Mente – cadrà il 20° anniversario della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che ha trasformato la disabilità da condizione individuale a responsabilità collettiva, mostrando che la vita indipendente, l’accessibilità, l’uguaglianza e la partecipazione sono diritti fondamentali, non concessioni. Vent’anni che non sono solo memoria, ma una responsabilità che cresce e un invito a non lasciare indietro nessuno. Mai» Heba Hagrass, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità

Risuonano con una chiarezza tagliente le parole di Heba Hagrass, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, in un’intervista rilasciata al Global Observatory dell’International Peace Institute, ove ha ricordato che, nonostante nel mondo ci siano oltre un miliardo e 300 milioni di persone con disabilità, nelle zone di conflitto queste cifre aumentano e diventano ancora più drammatiche. Eppure, queste vite continuano a restare invisibili nei meccanismi decisivi della pace, della protezione e della sicurezza internazionale.
A tal proposito Hagrass cita l’esempio della Striscia di Gaza, dove prima della guerra si stimavano 58.000 persone con disabilità, una cifra che probabilmente non restituiva la complessità reale del contesto. Dopo l’inasprirsi del conflitto, i feriti sono diventati più di 167.000 e circa un quarto di essi dovrà convivere con una disabilità permanente: oltre 40.000 persone che avranno bisogno di riabilitazione, assistenza e sostegno quotidiano. Eppure, nei momenti decisivi per salvare queste vite, durante l’allerta, l’evacuazione, i trasporti d’emergenza, le loro esigenze non sono state adeguatamente considerate, lasciandole ai margini della protezione.
Da qui nasce l’appello di Hagrass per la creazione di una nuova agenda globale dedicata a Disabilità, Pace e Sicurezza, capace di affiancare quelle già esistenti per donne e giovani e di includere finalmente le persone con disabilità come soggetti pienamente coinvolti nei percorsi di pace, ricostruzione e resilienza civile.

Accanto a questa prospettiva internazionale, si pone la riflessione proposta dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), e dalla RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), in un articolo pubblicato su queste stesse pagine, che oltre a presentare un importante webinar in programma il 17 novembre, evidenzia come i conflitti moderni moltiplichino le disabilità e rendano ancora più vulnerabili persone che già convivono con una condizione di fragilità.
La guerra, spiegano AIFO e RIDS, interrompe cure e riabilitazione, abbatte infrastrutture, rende difficili gli spostamenti e la comunicazione, cancella diritti essenziali. E quando le cronache parlano di vittime, distruzioni e negoziati, troppo spesso chi ha una disabilità non compare, come se non esistesse o come se quei bisogni fossero “di serie B”. È una realtà che non possiamo più permetterci di ignorare.

In questo quadro, le parole di Hagrass e l’analisi pubblicata da Superando [sul tema si legga anche Giampiero Griffo, “Le persone con disabilità durante le guerre”, a questo link, N.d.R.] si incontrano e si rafforzano a vicenda, ricordandoci che i diritti delle persone con disabilità non sono un dettaglio accessorio nelle emergenze umanitarie, ma una questione di dignità umana. E la dignità va protetta ovunque: nella normalità della vita quotidiana, nei momenti di ricostruzione, ma anche, e soprattutto, nel caos delle emergenze e dei conflitti. È proprio lì che si misura la credibilità di un sistema internazionale e la capacità di una società di restare umana.

Come Attiva-Mente non siamo rimasti indifferenti, abbiamo cercato di mantenere alta l’attenzione su quanto accade, con iniziative e comunicati, esprimendo solidarietà verso le popolazioni colpite, in particolare verso le persone con disabilità, e scegliendo di non restare in silenzio di fronte ad atti disumani.
Ed è anche con questo spirito che guardiamo al 2026, in cui cadrà il 20° anniversario della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità: vent’anni non segnano solo il passare del tempo, rappresentano la maturazione di un impegno. La Convenzione ha rivoluzionato la comprensione della disabilità, trasformandola da condizione individuale a responsabilità collettiva. Ha dato voce, dignità e prospettiva. Ha mostrato che la vita indipendente, l’accessibilità, l’uguaglianza e la partecipazione sono diritti fondamentali, non concessioni.
Per questo, quando a fine giugno 2026 celebreremo la Convenzione con un evento significativo, non festeggeremo soltanto un anniversario, ma rinnoveremo una promessa. Daremo spazio al significato profondo della Convenzione stessa, alla sua forza trasformativa, al suo invito ad agire. E sarà proprio in questo contesto che cercheremo di coinvolgere, auspicabilmente, Heba Hagrass a San Marino, nella forma che per lei sarà possibile e opportuna, affinché possa portare la sua voce e la sua esperienza in un momento così simbolico. Anche un suo contributo a distanza sarebbe prezioso, capace di unire il nostro impegno locale alla prospettiva globale dei diritti umani.
Perché vent’anni di Convenzione ONU non sono soltanto memoria: sono una promessa che continua, una responsabilità che cresce e un invito a non lasciare indietro nessuno. Mai.

*Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino (attivamentersm@gmail.com).

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Il sostegno dev’essere sempre nella misura ritenuta necessaria all’inclusione dell’alunno

Tramite una Sentenza prodotta nei giorni scorsi, il TAR della Lombardia ha accolto il ricorso proposto dai legali della Federazione Osservatorio182, contro un provvedimento adottato da un Istituto Comprensivo in provincia di Varese, che aveva attribuito 16 ore settimanali di sostegno a un alunno con disabilità grave, in contrasto evidente con le risultanze del Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione

Con la Sentenza n. 3672, prodotta il 12 novembre, il TAR della Lombardia ha accolto il ricorso proposto dai legali della Federazione Osservatorio182, contro un provvedimento adottato dall’Istituto Comprensivo di Vergiate (Varese), comunicato il 6 ottobre, che aveva attribuito 16 ore settimanali di sostegno a un alunno con disabilità grave (ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92), in contrasto evidente con le risultanze del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione).
Come riferiscono dalla stessa Federazione Osservatorio182, «in sede giudiziale l’Amministrazione scolastica ha sostenuto di avere garantito una “copertura pressoché totale”, richiamando l’assegnazione di 16 ore di sostegno e 6 ore di educatrice comunale. Il Tribunale, invece, ha ritenuto tali deduzioni non idonee a superare i vizi prospettati, evidenziando che la proposta del GLO per l’anno scolastico 2025/2026 prevedeva 22 ore di sostegno integrate da 6 ore di educatore scolastico, in continuità con quanto rilevato nella verifica finale del PEI (Piano Educativo Individualizzato) 2024/2025. Il TAR ha quindi riconosciuto il difetto di istruttoria e il difetto di motivazione, poiché l’Amministrazione non ha chiarito i presupposti di fatto e di diritto che avrebbero giustificato la riduzione oraria, né si è confrontata con la gravità della situazione di disabilità accertata».

«Questa Sentenza – commentano dalla Federazione – ribadisce un principio consolidato: il sostegno dev’essere garantito nella misura necessaria a rendere effettivo il diritto all’istruzione e all’inclusione dell’alunno, senza alcuna preclusione normativa al rapporto 1:1 quando indispensabile (si veda anche TAR del Lazio – Latina, I, 30 dicembre 2022, n. 1051). Nei casi di maggiore complessità, inoltre, un sostegno pieno tutela anche lo svolgimento ordinato della didattica per l’intera classe (TAR del Lazio – Latina, I, 8 marzo 2019, n. 170). Il TAR lombardo richiama infine il principio – già affermato dalla giurisprudenza amministrativa – secondo cui non è legittimo un provvedimento di quantificazione del sostegno fondato esclusivamente sulla disponibilità del personale (TAR Lombardia – Milano, V, 15 gennaio 2024, n. 72)».
«Dal canto nostro – concludono sempre dalla Federazione Osservatorio182 – confermiamo tutto il nostro impegno a tutela dei diritti degli studenti con disabilità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: osservatorio182.federazione@gmail.com.

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Essere parte del cambiamento: i giovani con disabilità nel Forum Europeo della Gioventù

Raccontiamo oggi come è avvenuta l’ammissione dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, al Forum Europeo della Gioventù, realtà associativa composta da oltre cento organizzazioni giovanili europee, che rappresenta la più importante piattaforma di incontro e partecipazione tra giovani impegnati per il cambiamento politico e sociale a livello continentale e nei rispettivi Paesi. E a raccontarlo è proprio chi per l’occasione ha rappresentato il Comitato Giovani dell’EDF Rareș Voicu, preesidente del Forum Europeo della Gioventù, con Elisa Marino, componente del Comitato Giovani del Forum Europeo sulla Disabilità

Il 7 e l’8 novembre chi scrive ha preso parte, come osservatrice del Comitato Giovani del Forum Europeo sulla Disabilità (EDF Youth Committee), al Consiglio dei Membri (COMEM) e all’Assemblea generale (GA) del Forum Europeo della Gioventù (European Youth Forum), tenutisi a Kandersteg in Svizzera.
Durante la prima giornata dei lavori, ho presentato quindi la candidatura dell’EDF, raccontando in particolare del Comitato Giovani di cui faccio parte, per entrare a far parte dello Youth Forum. Quest’ultimo è una realtà associativa composta da oltre cento organizzazioni giovanili europee, che rappresenta oggi la più importante piattaforma di incontro e partecipazione tra giovani impegnati per il cambiamento politico e sociale a livello europeo e, attraverso il supporto del Forum stesso, anche nazionale. I giovani rappresentati e coinvolti nello Youth Forum sono realmente milioni.

Nel corso della mia presentazione ho spiegato che il Forum Europeo sulla Disabilità è un’organizzazione ombrello che raccoglie al proprio interno 116 Associazioni di persone con disabilità situate in 45 Paesi europei. Fin dalla sua istituzione, nel 1996, esso svolge un importante lavoro di monitoraggio sul rispetto dei diritti delle persone con disabilità a livello transfrontaliero e di advocacy [tutela giuridica, N.d.R.] presso le Istituzioni continentali e le Nazioni Unite, per ottenere innanzitutto la piena attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. L’obiettivo è fare in modo che la voce delle persone con disabilità sia ascoltata e abbia un peso reale nel definire politiche e azioni in àmbiti fondamentali come il cambiamento climatico, il diritto di voto, la lotta alle discriminazioni e alla violenza.
Ho raccontato inoltre che il Comitato Giovani dell’EDF, di cui sono fieramente parte, ha incontrato Commissari e Parlamentari europei, ha partecipato a incontri con rappresentanti delle Nazioni Unite, al vertice sui cambiamenti climatici COP26, promuovendo azioni di sensibilizzazione, formazione e raccolta dati sulle questioni legate alla disabilità. Tale organismo lavora affinché le politiche europee tengano conto delle esigenze delle giovani persone con disabilità, in un’ottica multidimensionale e intersezionale, che consideri anche altri fattori, come il genere, la condizione economica o la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o sulla nazionalità.
E ancora, ho ricordato ai membri dell’Assemblea dell’European Youth Forum le numerose collaborazioni tra il Comitato Giovani dell’EDF e lo stesso Youth Forum: corsi di formazione, documenti condivisi, organizzazione di eventi accessibili per coinvolgere tutti i giovani in Europa, sottolineando come, per costruire una società realmente inclusiva, in cui i diritti di tutti e tutte siano tutelati ed esercitabili, è necessario che le persone con disabilità siano ascoltate e coinvolte attivamente nelle piattaforme che rappresentano i diversi gruppi di giovani.
I giovani con disabilità, del resto, sono prima di tutto giovani: hanno esigenze specifiche legate alla loro condizione, ma condividono con tutti gli altri gli stessi bisogni, desideri, aspirazioni e diritti. Entrare a far parte dello Youth Forum significa pertanto garantire che le voci e le esigenze di milioni di giovani con disabilità in tutta Europa non vengano trascurate.
Se poi è importante sottolineare gli importanti traguardi raggiunti dal Forum Europeo sulla Disabilità nel proprio lavoro di advocacy, così come ha fatto il Forum Europeo della Gioventù, bisogna tuttavia dire che il cammino verso la piena realizzazione dei diritti dei giovani europei è ancora lungo. Solo uniti, quindi, possiamo essere più forti nel contribuire alla costruzione di una realtà europea inclusiva, in cui tutte le persone giovani possano autodeterminarsi, godere di una buona qualità della vita ed essere parte attiva dello sviluppo dell’Unione Europea, intesa come spazio di libertà, condivisione e giustizia e, di riflesso, anche dei rispettivi Paesi.

Al termine del mio intervento, sono uscita dalla sala congressuale in attesa che l’Assemblea votasse la decisione sull’ammissione dell’EDF. Dopo poco, sono stata richiamata all’interno: tutti i presenti si sono alzati in piedi applaudendo, e il Presidente del Forum mi ha consegnato il certificato ufficiale di ammissione dell’EDF come Membro Associato dell’European Youth Forum.
Da quel momento ho potuto prendere parte al resto dei lavori assembleari, conoscendo ragazze e ragazzi da tutta Europa, rappresentanti di organizzazioni che, con le proprie attività, stanno portando avanti piccoli e grandi cambiamenti per la tutela dei diritti umani.
Abbiamo assistito alla presentazione di diversi progetti, tutti stimolanti e ben strutturati: un’importante occasione di confronto sulla normativa europea di interesse e sullo stato dell’arte nei vari Paesi.
Ho apprezzato in particolare il momento delle approvazioni da parte dell’Assemblea delle diverse mozioni (a questo link vi è l’elenco completo di tutte quelle approvate), ossia; gli “impegni di indirizzo politico del Forum”, presentate da alcuni membri. Ognuna di esse tocca aspetti fondamentali della vita quotidiana e della situazione geopolitica europea e internazionale ed è stato molto significativo constatare come diversi firmatari di tali mozioni abbiano espresso la volontà di includere e rappresentare le valutazioni e le necessità dei giovani con disabilità.

*Componente del Comitato Giovani del Forum Europeo sulla Disabilità (EDF Youth Committee).

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Violenza di genere e disabilità: riconoscimento e interventi

Fare “riconoscere” i segnali di una possibile violenza a chi ha a che fare con donne con disabilità: è uno dei principali obiettivi del corso di formazione gratuito “Violenza di genere e disabilità: riconoscimento e interventi”, promosso dalla UILDM di Pavia, dal Centro Antiviolenza LiberaMente e dal Comune di Pavia, rivolgendosi ad operatori, operatrici e altri professionisti che operano con persone con disabilità. L’iniziativa si articolerà su due incontri online il 19 e il 26 novembre

Sensibilizzare sulla dimensione intersezionale della violenza contro le donne è uno degli aspetti fondamentali della prevenzione e del contrasto alla violenza stessa. Mira proprio a questo Violenza di genere e disabilità: riconoscimento e interventi, un corso di formazione gratuito, promosso dalla UILDM di Pavia (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), dal Centro Antiviolenza LiberaMente e dal Comune di Pavia.
L’iniziativa è strutturato in due seminari online che si terranno il 19 e il 26 novembre, rientrando nell’àmbito delle celebrazioni per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Più nel dettaglio, Gli scopi dell’iniziativa sono quelli di approfondire il fenomeno della violenza di genere in chiave intersezionale; comprendere le specificità delle donne con disabilità vittime di violenza; fornire strumenti per l’accoglienza accessibile e la presa in carico personalizzata; promuovere il lavoro di rete e la costruzione di interventi integrati.
Il corso è rivolto a operator*, dei servizi pubblici e privati, assistenti sociali, educator* e altr* professionist* che operano con persone con disabilità. Esso è realizzato grazie al progetto Recovery, finanziato dalla Regione Lombardia (ATS Pavia). (Simona Lancioni)

Per informazioni: recovery.progetto@gmail.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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A Pordenone il “1° Motor Therapy Day – Acceleriamo l’inclusione”

Come segnala la Fondazione Bambini e Autismo, il 15 novembre, presso la Fiera di Pordenone, vi sarà il “1° Motor Therapy Day – Acceleriamo l’inclusione”, evento pensato per offrire alle persone con disabilità e alle loro famiglie un’occasione di divertimento, emozione e condivisione, durante il quale vi sarà anche un convegno sulle cosiddette “terapie complementari” e sul Decreto Legislativo 62/24 i materia di disabilità, cui parteciperà, tra gli altri, la ministra per le Disabilità Locatelli

Come segnala la Fondazione Bambini e Autismo di Pordenone, il 15 novembre, presso la Fiera di Pordenone (ore 10-17), vi sarà il 1° Motor Therapy Day – Acceleriamo l’inclusione, evento speciale pensato per offrire alle persone con disabilità e alle loro famiglie un’occasione unica di divertimento, emozione e condivisione.
Nel corso della giornata, infatti, sarà possibile salire a bordo di moto da cross, auto, auto da rally e go-kart biposto, vivendo un’esperienza accessibile a tutti e tutte.
Durante l’evento è previsto inoltre un convegno dedicato alle cosiddette “terapie complementari”, nonché al Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), alla presenza anche della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Per l’occasione, la Fondazione Bambini e Autismo sarà presente con un proprio spazio (Padiglione 2 della Fiera), per presentare i propri servizi e mettere a disposizione prodotti e materiale informativo. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: relazioniesterne@bambinieautismo.org.

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Perché vale sempre la pena leggere Andrea Canevaro, come farà a Rimini il “Suggenitore” Squeglia

Tornare a ricordare che siamo ormai alla vigilia del 15° Convegno Internazionale Erickson sulla “Qualità dell’inclusione scolastica e sociale”, in programma da domani, 14 novembre, a domenica 16 a Rimini, ci offre l’occasione per dare visibilità a uno dei tanti “momenti extra” in esso previsti, che proprio nel pomeriggio di domani, 14 novembre, avrà per protagonista il “suggenitore” Agostino Squeglia, impegnato a leggere alcune pagine scritte dall’indimenticato grande intellettuale Andrea Canevaro Andrea Canevaro (1939-2022) e una delle sue frasi più note

Tornare a ricordare che siamo ormai alla vigilia del 15° Convegno Internazionale Erickson sulla Qualità dell’inclusione scolastica e sociale, in programma da domani, 14 novembre, a domenica 16 al Palacongressi di Rimini, evento da noi già presentato in altra parte del giornale, ci offre l’occasione per dare visibilità a uno dei tanti “momenti extra” in esso previsti, che proprio nel pomeriggio di domani, 14 novembre (Sala della Piazza, ore 14.30-15), avrà per protagonista Agostino Squeglia, “Suggenitore” per sua stessa definizione, ovvero un genitore di persona con disabilità impegnato da tempo nel cercare di diffondere una nuova cultura sulla disabilità, soprattutto tramite lo strumento della letteratura, e delle cui iniziative anche «Superando.it» si occupa da tempo.

Già presente nella precedente edizione del 2023 del convegno Erickson, nella quale aveva proposto una lettura a più voci, insieme a Dario Ianes e a Roberta Caldin, «in segno di omaggio ad Andrea Canevaro – come aveva spiegato –, il grande studioso recentemente scomparso che ha costituito per tante generazioni di docenti, persone con disabilità e i loro genitori, la guida nel bosco dell’inclusione», anche questa volta Squeglia presenterà brani tratti da un libro dello stesso Canevaro e a tal proposito cediamo a lui stesso la parola:
«Anche in questa nuova edizione del Convegno internazionale Erickson a Rimini sulla qualità dell’inclusione scolastica e sociale, come nella precedente, ove composi subito dopo la sua perdita un reading a più voci letto insieme a Dario Ianes e Roberta Caldin, leggerò Andrea Canevaro che a mio modesto parere non è stato solamente il grandissimo luminare ed intellettuale che tutti riconoscono a livello internazionale, il primo (ed unico credo finora) ad avere ricevuto nel 2010 il Premio Barbiana per l’Educazione, ma è stato anche un vero poeta sociale che, con i suoi insegnamenti, i suoi scritti, la sua instancabile operosità, generava speranza, e lo affermo anche da genitore, sicuramente a nome di migliaia e migliaia di genitori, che lo ringraziano, insieme a migliaia di docenti, di studenti, di comunità, che lo hanno avuto come amico e come stella polare. Ecco perché ho pensato che merita di essere letto e ricordato in pubblico, suggerendo le sue parole, e di questo si ringrazia Erickson… un po’ la sua seconda casa.
Viviamo tempi di imbrogli, in qualsiasi campo, in qualsiasi contesto, anche nelle relazioni umane e pertanto ho deciso che a Rimini leggerò pagine tratte da un suo libro del 2019 Lo strano imbroglio (Ciesse Edizioni) che mi inviò appena pubblicato, il tutto in una nuova composizione in 5 temi e un finale con intermezzi musicali tratti da 2 film di François Truffaut che Canovaro amava e che anch’io amo».

Da qualche mese, ricordiamo in conclusione, il “Suggenitore” è anche sbarcato su Instagram (a questo link), dopo una puntata del programma di Radio 24 Storie dal Sociale, curato dall’eccellente giornalista Cristina Carpinelli. (S.B.)

Ricordiamo il link al quale è disponibile il programma completo del convegno dei prossimi giorni a Rimini.

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Il 13° As Film Festival: splendidi squarci di vita tra le macerie

È sempre con grande piacere che diamo visibilità all’As Film Festival (ASFF), il festival di cinema breve ideato e organizzato da uno staff neurodiverso, composto cioè da persone “neurotipiche” e persone “neurodivergenti”, la cui tredicesima edizione è ormai imminente, alla Casa del Cinema di Roma. Un evento “uguale agli altri, però diverso”, che propone ancora una volta tanti splendidi squarci di vita tra le macerie scelte per il manifesto di quest’anno

È sempre con grande piacere che diamo visibilità all’As Film Festival (ASFF), il festival di cinema breve diretto da Giuseppe Cacace e ideato e organizzato da uno staff neurodiverso, composto cioè da persone “neurotipiche” e persone “neurodivergenti”, la cui tredicesima edizione è ormai imminente, alla Casa del Cinema di Roma.

Nel dettaglio del programma (quello completo è disponibile a questo link), va innanzitutto ricordato un passaggio divenuto ormai tradizionale, quello che nel pomeriggio di domani, venerdì 14, vedrà l’avvio dell’ottava edizione di 42HRS, il contest per troupe di videomaker che negli anni precedenti ha favorito la realizzazione di più di 80 cortometraggi, con il coinvolgimento di oltre 900 tra videomaker, autori, tecnici, attori. Anche quest’anno le 12 troupe selezionate lavoreranno ininterrottamente per 42 ore per realizzare un cortometraggio sulla base delle indicazioni dello staff del Festival.

Successivamente, il pomeriggio di sabato 15 sarà interamente dedicato ai corti italiani finalisti della sezione Punti di Vista, 15 opere selezionate tra oltre 700.
In serata, poi, sarà possibile vedere i cortometraggi della vetrina non competitiva Ragionevolmente Differenti, dedicata al cinema che indaga la neurodiversità.
Al termine delle proiezioni, è prevista la premiazione dei cortometraggi in concorso e, a seguire, la proiezione speciale del film documentario No Other Land.

Nel pomeriggio di domenica 16, poi, sarà possibile dalle 15 vedere i finalisti della sezione Animation Now, 15 cortometraggi d’animazione italiani, ma anche provenienti da Brasile, Regno Unito, Hong Kong, Slovacchia, Portogallo, Belgio e Spagna.
Infine, dalle 17, la proiezione per la prima volta in sala, alla presenza della giuria tecnica e del pubblico, dei corti realizzati nell’àmbito di 42HRS, con le successive premiazioni.

L’As Film Festival è organizzato da Not Equal, con il sostegno della Regione Lazio e del Ministero della Cultura (Direzione Generale Cinema), il patrocinio di RAI Per la Sostenibilità e la media partnership di Rai Cinema. Altri partner sono Est Film Festival, CinemAvvenire, Emisferi Film Festival, Tersite Film, Comicorto, Versi di Luce Film Festival, FICC (Federazione Italiana dei Circoli di Cinema), AutismFriendly.it. E se lo scorso anno il bel manifesto dell’evento, realizzato da Sonia Crispo, era centrato su «tanti personaggini sorridenti, tenerosi e puccettosi che affollavano le poltrone della Casa del Cinema», non traendo però in inganno, come spiegato dallo staff del Festival, sul fatto che anch’esso potesse essere «teneroso e puccettoso», quest’anno, in un’epoca fatta ovunque di macerie, ci sono pochi dubbi sul significato del disegno contenuto nel manifesto, anch’esso opera di Sonia Crispo, come spiega qui di seguito, a modo suo, Giuseppe Cacace.
«In questi giorni è davvero difficile mettere insieme qualcosa di sensato per lanciare questa tredicesima edizione dell’As Film Festival. Continua a tornare nella mente di chi scrive una sola parola: “macerie”. Non pace, non tregua. Solo macerie. La mente corre all’apocalisse raccontata da Cormac McCarthy nel suo romanzo La strada, a quel bambino senza nome che cammina di fianco a suo padre senza una meta precisa, cercando di sopravvivere in un mondo in cui gli uccelli “un giorno se ne andarono”.
La mente vaga e si sofferma sulla notizia che “King Trump” intende riprendere i test sul nucleare. Erano in pausa dal 1992. L’anno del pestaggio di Rodney King.
La mente vaga ancora: scorrono le immagini dell’ultimo, strepitoso film di Kathryn Bigelow, A House of Dynamite, in cui la regista ci ricorda che tutti noi, otto miliardi di persone, viviamo in una casa imbottita di esplosivo pronto a farci saltare in aria. Oltre 1.000 armi nucleari molte delle quali ad innesco immediato.
Macerie: cos’altro può esserci sul manifesto dell’As Film Festival di quest’anno? Cosa possiamo raccontare dopo i pupazzetti carini e puccettosi dello scorso anno? «Per ora ci sono solo macerie, ma col passare degli anni sarà molto bella»: Trump dixit. Si chiamerà “Gaza Riviera”. Genocidio? Ma no, che genocidio, è solo una ristrutturazione pesante. Magari ci sarà un campo da golf, come nel progetto di demolizione di Goon Docks, Astoria (Oregon). «Col passare del tempo sarà bella».
La mente ora corre al Burevstnik. Corre, è proprio la parola giusta. Si chiama così il missile a propulsione nucleare che ha volato per 15 ore coprendo 14.000 chilometri. E pensare che il Frecciarossa 9547 ci mette 7 ore e mezza per fare Roma-Taranto. Anche 11 ore se, nelle vicinanze di Salerno, trovano l’ennesimo ordigno bellico inesploso. Ma ce ne sono ancora in Italia? Quanto è passato? Quanti ce ne saranno in Ucraina di ordigni bellici inesplosi? E a Gaza?
Macerie, non Pace, non Tregua, ma MACERIE. Quest’anno è davvero molto, molto difficile mettere insieme qualcosa di sensato per lanciare questa tredicesima edizione del Festival.
“Cosa c’è, papà? Niente, è tutto a posto. Dormi. Ce la caveremo, vero, papà? Sì. Ce la caveremo. E non ci succederà niente di male. Esatto. Perché noi portiamo il fuoco. Sì. Perché noi portiamo il fuoco” (da La strada di Cormac McCarthy)»
Giuseppe Cacace – direttore dell’As Film Festival.

Non resta a questo punto che ricordare ancora il link al quale è disponibile il programma completo del 13° As Film Festival (ingresso gratuito fino ad esaurimento posti) e l’indirizzo info@notequal.it cui chiedere ulteriori informazioni. (S.B.)

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Rendere accessibili le informazioni è un principio di giustizia e di uguaglianza

«Saper leggere un referto medico, comprendere un modulo amministrativo, conoscere i propri diritti, capire come e dove votare: sono tutte azioni – scrivono dall’Associazione sammarinese Attiva-Mente – che presuppongono una condizione fondamentale, ossia poter accedere alle informazioni in modo chiaro, comprensibile e autonomo. Perché rendere accessibili le informazioni non è solo un atto di trasparenza, ma un principio di giustizia e di uguaglianza»

Saper leggere un referto medico, comprendere un modulo amministrativo, conoscere i propri diritti, capire come e dove votare: sono tutte azioni che presuppongono una condizione fondamentale, ossia poter accedere alle informazioni in modo chiaro, comprensibile e autonomo. Eppure, ancora oggi, molte persone, in particolare quelle con disabilità o con bisogni comunicativi complessi, incontrano ostacoli quotidiani nel reperire e comprendere le informazioni pubbliche, siano esse legate alla sanità, ai servizi sociali, all’istruzione o alla partecipazione democratica.
Una società davvero inclusiva non può accettare che la comprensione delle informazioni istituzionali dipenda dalle capacità cognitive, sensoriali o linguistiche di ciascuno. Dal nostro punto di vista, rendere accessibili le informazioni non è solo un atto di trasparenza, ma un principio di giustizia e di uguaglianza.

La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata anche dalla Repubblica di San Marino, agli articoli 2 (Definizioni), 9 (Accessibilità), 21 (Libertà di espressione e opinione e accesso all’informazione) e 24 (Educazione), afferma chiaramente che la comunicazione deve essere garantita a tutti attraverso i mezzi più appropriati.
A differenza dell’Unione Europea (Direttiva (UE) 2016/2102) e dell’Italia (Legge 4/04, cosiddetta “Legge Stanca”), che impongono agli Enti Pubblici di garantire l’accessibilità dei propri siti web e delle applicazioni mobili, la Repubblica di San Marino non dispone ancora di una normativa specifica in materia. Tuttavia, allinearsi a questi princìpi rappresenterebbe un passo importante verso una pubblica amministrazione più inclusiva e moderna, capace di rispondere ai bisogni di tutte le persone, nel rispetto della Convenzione ONU.
Si tratta di princìpi che valgono in ogni àmbito della vita civile. Nel settore sanitario, ad esempio, un linguaggio troppo tecnico o documenti privi di alternative visive possono rendere incomprensibili le scelte più delicate per la propria salute. Nel mondo del lavoro o della scuola, un’informazione non accessibile può trasformarsi in esclusione. E lo stesso vale per la partecipazione politica.

Il prossimo 23 novembre, la cittadinanza sammarinese sarà chiamata a eleggere le nuove Giunte di Castello. Anche in questa occasione, si può osservare come alcune informazioni ufficiali relative al voto, modalità, procedure e materiali informativi, non siano sempre pienamente accessibili o comprensibili da parte di tutti.
Il diritto di voto, attivo e passivo, rappresenta uno dei momenti più alti della partecipazione democratica, ma perché sia davvero universale, è indispensabile che ogni persona possa comprendere ciò che riguarda il processo elettorale, senza barriere linguistiche, sensoriali o cognitive.
Rendere le informazioni sul voto chiare, leggibili e accessibili significa rafforzare la democrazia stessa. A ciò si aggiungano le raccomandazioni di organismi internazionali, come l’ECRI (European Commission against Racism and Intolerance), che sollecitano i Paesi Membri a rimuovere ogni barriera che ostacoli la partecipazione civica e democratica delle persone con disabilità.
Per questo, riteniamo che l’accessibilità dell’informazione sia una responsabilità collettiva e un obiettivo di civiltà.

In questa prospettiva, la nostra Associazione [Attiva-Mente, N.d.R.], pur disponendo già di un sito web che rispetta le regole di accessibilità, è consapevole che la strada verso una piena accessibilità è un percorso continuo, fatto di impegno costante e miglioramento. Anche noi, nonostante l’attenzione e la buona volontà, non siamo sempre perfetti o puntuali, ma crediamo che la cosa importante sia continuare a provarci.
Stiamo dunque lavorando affinché presto i nostri contenuti e comunicati pubblicati sul sito possano essere anche ascoltati, offrendo così una forma ulteriore di accessibilità a chi preferisca o necessitai di una fruizione audio.
Intendiamo, inoltre, intraprendere un percorso, anche formativo, per dotarsi di una licenza d’uso dei simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) e per adottare il linguaggio Easy to Read (“facile da leggere e da comprendere”), secondo le linee guida europee definite da Inclusion Europe.
Ciò permetterà di offrire, quando necessario, materiali in formati simbolici e testuali semplificati, favorendo la comprensione da parte di tutte le persone, indipendentemente dalle loro abilità comunicative o cognitive.

Rendere accessibili le informazioni significa riconoscere la dignità e la piena partecipazione di ogni cittadino. E capire – prima ancora di votare, scegliere, in definitiva partecipare – è il primo diritto di una persona libera.

*Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino (attivamentersm@gmail.com).

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