Canta che (non) ti passa
Signore e signori buonasera, benvenuti allo speciale Festival canoro di Superando! Ecco la scaletta delle canzoni in programma, a cui aggiungeremo singolarmente un breve commento sui loro contenuti. Buon ascolto, anzi, buona lettura, anzi, perdonatemi!
Bennato, “Dotti, medici e sapienti”. In genere i protagonisti di convegni, seminari, conferenze, webinar eccetera, generano solo timori o noia. Quindi tu, disabile… Vai, scappa! Scappa!
Bertoli, “A muso duro”. …ti ripeterò per l’ennesima volta che sono autorizzata a salire sull’autobus col mio cane guida, perciò non rompere e vatti a ripassare la Legge 37/1974.
Bongusto, “Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè”. …a malapena riesco a mandar giù. E ti credo: stai diventando inesorabilmente disfagico!
Carboni, “Ci vuole un fisico bestiale”. Che sarebbe la caratteristica giusta per sopportare ogni tipo di disabilità, anche se, detto in questi termini, il brano potrebbe vincere il Grand Prix dell’Ossimoro…
Casale, “Brividi”. Provàti lungo la schiena quando le batterie scariche della nostra carrozzina elettrica muoiono proprio in mezzo a un incrocio trafficato.
Celentano, “Pregherò”. …affinché la LIS, la Lingua dei Segni Italiana, si diffonda sempre più (e meglio) avvalendosi della formazione di nuovi professionisti.
Concato, “Domenica bestiale”. Lo sapevo che finiva male pure questa volta, cioè con l’ennesimo e maldestro sostituto festivo del mio badante titolare.
Conte, “Un gelato al limon”. Sai che pacchia gustarselo grazie a qualcuno che ti imbocchi facendolo sciogliere, sporcandoti la bocca e macchiandoti la maglietta!
Dalla, “Attenti al lupo”. Sì, certo, anche i portatori di handicap devo fare attenzione agli agguati della bestia interiore rappresentata dal canide con i denti aguzzi del loro egocentrismo.
Ferigo, “Quarantaquattro gatti”. Simpatica quanto inefficace colonna sonora della pet therapy, perché tanto un animale in più o uno in meno nel caravanserraglio della disabilità non fa differenza.
Gaber, “Goganga”. Voi pazienti disabili vi lamentate sempre dell’astruso linguaggio medico, ma sappiate che Goganga goganga goganganghinga ghe gogongogangangonga, ghegogongogangangò.
Jannacci, “Vengo anch’io”. Inno d’una collettività che prevede l’esclusione e il rifiuto immotivato di persone considerate diverse o marginali. Per caso stiamo parlando della nostra società?
Jovanotti, “Piove”. Ma tanto chissenefrega! Io non mi bagnerò perché ho il magico contrassegno blu e di conseguenza potrò parcheggiare vicinissimo alla mia destinazione.
Ligabue, “Certe notti”. …che una piega assassina del pigiama, posizionata proprio sotto alle chiappe, non mi fa chiudere occhio fino al mattino.
Mango, “Oro”. Preferibilmente in lingotti, servirebbe per acquistare i preziosi ausili non compresi nel Nomenclatore Tariffario oppure per integrare quelli che già ci sono.
Martini, “Piccolo uomo”. …non va bene, ma di “Nano” non parliamone e neppure di “Individuo con un’anomalia dell’accrescimento somatico contrassegnata dalla riduzione della statura”.
Masini, “Vaffan****”. A chi ci chiama Handicappati, Paralitici, Diversamente abili, Soggetti con bisogni speciali, Persone fragili, Spastici, Anormali, Infelici et similia.
Mina, “E se domani”. …finalmente gli abilisti la smettessero di discriminare ed emarginare, cancellando i loro pregiudizi riguardanti le persone con disabilità, sarei felice.
Oxa, “Parlami”. Certo che ho il fiato grosso e l’emozione di star qua, perché adesso, grazie al nuovo impianto cocleare, parlami pure fin che vuoi e alleluia, ti potrò sentire.
Patty Pravo, “Pensiero stupendo”. Cioè fantasticare di vedere un desiderio realizzato, vale a dire che una brutta influenza schiaffi a letto per dieci giorni il mio noioso terapista occupazionale.
Pavone, “Datemi un martello”. Che cosa ne voglio fare? Ve lo dico subito: lo voglio dare in testa a quel politico, a quel ministro, a quel presidente, a quel direttore, a quel sindaco, a quel…
Ramazzotti, “Adesso tu”. Dopo la diagnosi ci sei, adesso, tu, malattia cronica invalidante, al centro dei pensieri miei e, forse, a dare un senso ai giorni miei.
Renis, “Quando quando quando”. …smetteranno di costruire barriere architettoniche (per disabili motori), segnaletiche (per disabili sensoriali) e psicologiche (per disabili intellettivi e psichici)?
Rettore, “Io ho te”. Mio figlio è un bambino con la sindrome di Down e io riesco a essere la mamma più felice del mondo. Anzi, cosa dico, dell’universo!
Russo, “Un’estate al mare”. …e vedremo da lontano gli ombrelloni-oni-oni perché il centro diurno locale non ha ancora predisposto la passerella-rella-rella sulla spiaggia.
Vanoni, “Senza fine”. …a contatto con una persona autistica, eviterò gli infantilismi e le forzature, parlerò in modo chiaro e specifico, seguirò una routine e manterrò sempre la calma.
Venditti, “Che fantastica storia è la vita”. Naturalmente quella Indipendente, a patto che venga approvata, finanziata e poi si trovino gli assistenti giusti.
Zalone, “Siamo una squadra fortissimi”. È una frase tratta dal tema di uno dei tanti scolari disabili affidati alle cure di insegnanti di sostegno che cambiano ogni anno. O semestre. O mese.
Zero, “Il carrozzone”. Ho comprato l’ultimo modello di una sofisticata sedia a rotelle elettronica supertecnologica, però adesso sono qui, bloccato su questo piccolo scivolo del marciapiede.
Zucchero, “Solo una sana e consapevole libidine”. …se assecondata, salva il giovane (e l’anziano) disabile dallo stress e dall’Azione Cattolica dei pellegrinaggi.
Mel O’Dick
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