Corsi di specializzazione per il sostegno: guardare la luna e non il dito!
A seguito di un articolo sulla nascita del MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale), ho avuto modo di leggere un altro testo in difesa dei cosiddetti “corsi INDIRE”, ovvero i corsi per la spcializzazione sul sostegno gestiti dall’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e prorogati anche per il prossimo anno. A questo punto credo sia decisamente importante tentare una riflessione e, perché no, magari un confronto; il mettere l’un contro l’altro i docenti, infatti, è una strategia che si trascina da tanti anni, il tutto a grave discapito della scuola.
Non credo sia impossibile trovare alternative valide all’ingiusta (e spero che su questo aggettivo potremmo essere tutti d’accordo) modalità di contrapporre docenti dei corsi INDIRE a docenti specializzati per il sostegno tramite il TFA (Tirocinio di Formazione Attiva). Credo che ci possa essere una modalità di verificare, accompagnare, graduare le cose in modo tale da non penalizzare alcuno né far prevalere gli interessi dei docenti sul diritto degli alunni ad avere docenti preparati e professionali. In tal senso, è avvilente vedere come, per risolvere i problemi della scuola, si ricorra a interventi spot, aggiustamenti e “contentini”, non mettendo mai a sistema gli impegni che un Governo e uno Stato debbono offrire ai propri cittadini, anche solo attuando le normative già vigenti che sono il cardine di tutto il processo dell’inclusione.
Credo dunque che dovremmo confrontarci non su quale corso sia più valido, ma sul perché stia succedendo tutto questo. E quindi vanno messi in fila alcuni punti.
1) Il docente specializzato nasce come docente curricolare di ruolo (da almeno cinque anni) che ha acquisito competenze specifiche aggiuntive per poter essere di supporto alla classe (e al Consiglio di Classe) in cui è “inserito” un alunno/alunna con disabilità.
2) Il docente specializzato è quindi assegnato alla classe.
3) I corsi di specializzazione, nati per formare questi docenti, prevedevano una durata di due anni, molti laboratori e quattro tirocini in presenza nelle classi dove frequentava un alunno con disabilità psicofisica, visiva, uditiva o una pluridisabilità.
4) I corsi prevedevano discipline legate alla clinica medica, alla pedagogia, alle discipline e alle specificità delle disabilità sensoriali.
Tutto ciò premesso, tuttavia, proprio in una visione di responsabilità condivise, nelle scuole si era affiancati da un’équipe psico-medico-pedagogica che monitorava le diverse situazioni, proponeva incontri di aggiornamento, conosceva gli alunni, si confrontava con le classi, con i Consigli di Classe e con le famiglie. All’alunno con disabilità, se necessario, veniva assegnato un assistente per le sue competenze specifiche (relativamente all’autonomia). Ebbene, di tutto questo sistema cosa rimane?
Poco o nulla: l’insegnante specializzato il più delle volte è un supplente, spesso non abilitato all’insegnamento che, stanco di precarietà, decide di tentare la stabilizzazione attraverso la strada della specializzazione. Nulla di male, nulla da eccepire. Ma, una volta stabilizzati, per molti l’aspirazione è quella di spostarsi sulla disciplina. Perché?
Le risposte che ci siamo dati sono tante, le più frequenti sono:
° Il docente di sostegno viene poco considerato dai suoi colleghi. Come mai, visto che non solo è un docente laureato, abilitato, di ruolo, ma anche con competenze in più?
° Spesso il docente di sostegno viene delegato in tutto o in parte alla gestione dell’alunno con disabilità, dall’assistenza alla programmazione del percorso di apprendimento, alla valutazione e verifica degli apprendimenti e degli obiettivi raggiunti. E così l’alunno non viene preso in carico dai docenti “disciplinaristi”, che si dicono non “formati” per questo compito (e quindi non tenuti a farsi carico anche degli alunni con disabilità).
° Spesso, nello svolgere i programmi scolastici per il raggiungimento del titolo di studi, i docenti curricolari non sono in grado di intraprendere declinazioni degli obiettivi capaci di includere anche alunni con difficoltà fortemente connotate che richiedono modalità, strategie e tempi molto difformi da quelle richieste dal resto della classe.
° Spesso il percorso dell’alunno con disabilità non prevede il raggiungimento di un traguardo che lo possa far parte attiva del contesto sociale. In tal caso l’allontanamento dalla classe e l’esclusione diviene la prassi più diffusa. È difficile, impegnativo, non sempre possibile fare diversamente, vista la totale delega data alla scuola, seguita, poi, al termine del percorso di apprendimento scolastico, dal nulla.
Aggiungiamo che l’équipe è scomparsa, che gli assistenti si sono moltiplicati e che spesso sono laureati e specializzati per lunga esperienza su quella tipologia di disabilità, seguono l’alunno accompagnandolo da un livello scolastico all’altro, costano di meno (sono per lo più a cottimo, pagati per le ore che svolgono), sono soggetti al “giudizio” delle famiglie e a quello della scuola.
Insomma, la normativa di base è stata erosa e scarnificata, sostituendo, alle grosse inadempienze degli enti e dei ministeri, un progressivo “aggiustamento”: il neuropsichiatra manca? La diagnosi la fa qualcun altro, il medico dell’INPS! Sono necessari più docenti specializzati? Si ricorre ai precari senza dare la disponibilità di cattedre. Mancano docenti specializzati? Si fanno specializzare anche coloro che non hanno alcuna abilitazione né esperienza. Mancano ancora? Si riduce ad un solo anno il percorso! Sono ancora insufficienti? Facciamo un decreto tipo “condono”: se hai insegnato per tre anni, ti basta un corso di 4 mesi on line! Hai fatto il corso in Albania, Romania, Spagna (Paesi dove i ragazzi con disabilità non sono inclusi nelle scuole e nelle classi di tutti) altro condono: basta un corso INDIRE (vedi sopra)!
Aggiungo un’ultima riflessione, se avessi bisogno di un medico, non sarei tranquilla sapendo che “si sta facendo la sua esperienza” su di me, senza avere affrontato studi adeguati e aggiornati sulle conquiste scientifiche più recenti e senza che abbia almeno un tutor che lo accompagni in questa esperienza.
E aggiungo ancora che dovremmo finalmente chiarirci e chiarire quali siano le funzioni del docente specializzato, quali quelle dei docenti disciplinari, quali quelle degli assistenti, magari con le associazioni, con i sindacati, con le forze politiche e soprattutto tra i docenti stessi.
*Docente specializzata sul sostegno e formatrice.
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