L’inclusione nasce dall’informazione: parola di Benedetta Melfi, futura disability manager
La figura del disability manager è essenziale per progetti di inclusione nelle varie sfere della società e la formazione diventa un elemento essenziale per acquisire competenze: da questo assunto parte Benedetta Melfi, scrittrice, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche, che ha realizzato una tesi (Diversity Disability Manager. Analisi del caso O.R.A.S.) in cui analizza da diversi punti di vista proprio la figura del disability manager, partendo da un’analisi della disabilità all’interno della realtà aziendale, percorrendo l’evoluzione storica e normativa del concetto stesso di disabilità e il quadro normativo internazionale ed europeo.
Nella tesi viene evidenziato anche il ruolo cruciale di Rodolfo Dalla Mora, architetto, primo disability manager in Italia in una struttura sanitaria (l’ORAS-Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza, in provincia di Treviso) e presidente di SIDIMA (Società Italiana Disability Manager) e AIDIMA (Associazione Italiana Disability Manager).
Interessata alle tematiche del Disability Management, Melfi è studentessa del corso base per disability manager, percorso formativo ideato e sostenuto dalle stesse SIDIMA e AIDIMA, oltre ad essere autrice del libro autobiografico Conoscerlo per non averne paura. Raccontare la disabilità dal mio punto di vista, testimonianza intensa che intreccia riflessioni personali e uno sguardo autentico sulla disabilità. «La disabilità – recita un passaggio – viene vista come sconfitta e non come coraggio, forza nell’affrontare il mondo, è un problema di cui si parla molto ma che in realtà è poco conosciuto. Vorrei evidenziare che ci sono tante possibilità e risorse anche per le persone con difficoltà».
Che cosa ti ha spinto, Benedetta, ad occuparti della figura del disability manager?
«Occuparmi di disabilità, vivendola in prima persona, mi ha fatto capire che se ne sa ancora troppo poco. La disabilità è poco conosciuta e compresa, e per questo ho pensato che la cosa migliore fosse iscrivermi al corso per diventare disability manager, così da poter portare un contributo concreto all’azienda per cui lavoro e alla società».
Rimanendo sul tema del mondo del lavoro, su quella dimensione, leggendo anche la tua tesi, ma anche più in generale, mi sono accorto che disabilità e mondo del lavoro sono spesso in conflitto. Secondo te il disability manager può favorire un’inclusione reale oppure c’è ancora tanta strada da fare?
«C’è ancora molta strada da fare, c’è poca conoscenza riguardo alla disabilità e al tema dell’inclusione. Si potrebbe fare davvero tanto, molto di più, soprattutto a livello di informazione, che secondo me è la chiave di tutto. Non è una mancanza di volontà o cattiveria: è semplicemente una mancanza di informazione su più livelli».
L’assenza di informazione, infatti, porta ad aumentare l’ignoranza e, di conseguenza, i pregiudizi…
«Non è sempre cattiva intenzione, credo, è solo che molte persone non conoscono davvero la realtà della disabilità e da lì derivano anche certi comportamenti. Però, a mio avviso, manca ancora un reale interesse verso la diversità. Io ho pochi amici. Dico sempre che sono “particolare”, ma non nel senso strano del termine: sono una persona che dà valore a certe cose, mentre altri no. Ho avuto sempre poco tempo per annoiarmi. Sin da quando ero molto piccola ho iniziato il “Metodo Doman”, un approccio americano consistente in una serie di esercizi domestici, parecchio intensi, che agisce su diversi livelli. Quindi, anche grazie a questo ho imparato ad incanalare l’energia in pensieri utili.
Le cose belle ci sono, certo, ma è troppo facile ricordarsele solo quando tutto va bene. Forse è anche per questo che ho imparato presto a osservare, a capire, e a scegliere chi davvero vale la pena avere accanto».
Che cosa ti ha portato a realizzare la tua tesi di laurea sul tema del Diversity Disability Manager?
«Per realizzare la tesi volevo scegliere qualcosa che risultasse vicino alle mie esperienze di vita, ma che allo stesso tempo potesse essere utile anche ad altri».
Nella tua tesi hai intervistato Rodolfo Dalla Mora. Cosa ti ispira della sua visione del mondo?
«Mi ha colpito molto il lavoro che svolge in ospedale: l’ho trovato qualcosa di davvero interessante e bello. Il confronto con lui è stato un passaggio importante che mi ha aiutata a capire meglio la realtà del Disability Management. È stato un procedere a piccoli passi prima della tesi».
Nel tuo libro Conoscerlo per non averne paura. Raccontare la disabilità dal mio punto di vista racconti la disabilità e non solo. Cosa ti ha spinto a scriverlo?
«Il libro l’ho scritto per raccontare la mia storia di vita, quello che vivevo, avendo una disabilità e quello che mi capitava. Ho sempre pensato di scrivere un libro, sì, ma di scriverlo per tutti».
Ma che cos’è per te la disabilità?
«È una condizione, non necessariamente legata alla persona. È soggettiva. È diverso se ci nasci o se lo diventi. Ha diverse sfaccettature, che dipendono dal vissuto personale. E anche la percezione cambia a seconda di chi guarda. Se ti vedono muoverti da sola sulla sedia a rotelle con il joystick, ti osservano in un certo modo; se invece ti vedono camminare, restano quasi stupiti e ti chiedono: “Ma tu cammini?”. Poi ci sono le persone più pronte, che ti chiedono: “Come posso aiutarti?”. E ci sono anche quelli che, senza cattiveria, non riescono ad andare oltre la tua condizione».
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