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Corsi di specializzazione per il sostegno: guardare la luna e non il dito!

12 Dicembre 2025 - 12:42pm

«Credo – scrive Fernanda Fazio – che tra docenti dovremmo confrontarci non su quali siano i corsi più validi per la specializzazione sul sostegno, ma sul fatto che la normativa di base sull’inclusione è stata erosa e scarnificata, sostituendo ad essa un progressivo “aggiustamento”. E dovremmo anche finalmente chiarire quali siano le funzioni del docente specializzato, dei docenti disciplinari e degli assistenti, magari con le associazioni, con i sindacati, con le forze politiche e soprattutto tra i docenti stessi»

A seguito di un articolo sulla nascita del MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale), ho avuto modo di leggere un altro testo in difesa dei cosiddetti “corsi INDIRE”, ovvero i corsi per la spcializzazione sul sostegno gestiti dall’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e prorogati anche per il prossimo anno. A questo punto credo sia decisamente importante tentare una riflessione e, perché no, magari un confronto; il mettere l’un contro l’altro i docenti, infatti, è una strategia che si trascina da tanti anni, il tutto a grave discapito della scuola.

Non credo sia impossibile trovare alternative valide all’ingiusta (e spero che su questo aggettivo potremmo essere tutti d’accordo) modalità di contrapporre docenti dei corsi INDIRE a docenti specializzati per il sostegno tramite il TFA (Tirocinio di Formazione Attiva). Credo che ci possa essere una modalità di verificare, accompagnare, graduare le cose in modo tale da non penalizzare alcuno né far prevalere gli interessi dei docenti sul diritto degli alunni ad avere docenti preparati e professionali. In tal senso, è avvilente vedere come, per risolvere i problemi della scuola, si ricorra a interventi spot, aggiustamenti e “contentini”, non mettendo mai a sistema gli impegni che un Governo e uno Stato debbono offrire ai propri cittadini, anche solo attuando le normative già vigenti che sono il cardine di tutto il processo dell’inclusione.
Credo dunque che dovremmo confrontarci non su quale corso sia più valido, ma sul perché stia succedendo tutto questo. E quindi vanno messi in fila alcuni punti.
1) Il docente specializzato nasce come docente curricolare di ruolo (da almeno cinque anni) che ha acquisito competenze specifiche aggiuntive per poter essere di supporto alla classe (e al Consiglio di Classe) in cui è “inserito” un alunno/alunna con disabilità.
2) Il docente specializzato è quindi assegnato alla classe.
3) I corsi di specializzazione, nati per formare questi docenti, prevedevano una durata di due anni, molti laboratori e quattro tirocini in presenza nelle classi dove frequentava un alunno con disabilità psicofisica, visiva, uditiva o una pluridisabilità.
4) I corsi prevedevano discipline legate alla clinica medica, alla pedagogia, alle discipline e alle specificità delle disabilità sensoriali.

Tutto ciò premesso, tuttavia, proprio in una visione di responsabilità condivise, nelle scuole si era affiancati da un’équipe psico-medico-pedagogica che monitorava le diverse situazioni, proponeva incontri di aggiornamento, conosceva gli alunni, si confrontava con le classi, con i Consigli di Classe e con le famiglie. All’alunno con disabilità, se necessario, veniva assegnato un assistente per le sue competenze specifiche (relativamente all’autonomia). Ebbene, di tutto questo sistema cosa rimane?
Poco o nulla: l’insegnante specializzato il più delle volte è un supplente, spesso non abilitato all’insegnamento che, stanco di precarietà, decide di tentare la stabilizzazione attraverso la strada della specializzazione. Nulla di male, nulla da eccepire. Ma, una volta stabilizzati, per molti l’aspirazione è quella di spostarsi sulla disciplina. Perché?
Le risposte che ci siamo dati sono tante, le più frequenti sono:
° Il docente di sostegno viene poco considerato dai suoi colleghi. Come mai, visto che non solo è un docente laureato, abilitato, di ruolo, ma anche con competenze in più?
° Spesso il docente di sostegno viene delegato in tutto o in parte alla gestione dell’alunno con disabilità, dall’assistenza alla programmazione del percorso di apprendimento, alla valutazione e verifica degli apprendimenti e degli obiettivi raggiunti. E così l’alunno non viene preso in carico dai docenti “disciplinaristi”, che si dicono non “formati” per questo compito (e quindi non tenuti a farsi carico anche degli alunni con disabilità).
° Spesso, nello svolgere i programmi scolastici per il raggiungimento del titolo di studi, i docenti curricolari non sono in grado di intraprendere declinazioni degli obiettivi capaci di includere anche alunni con difficoltà fortemente connotate che richiedono modalità, strategie e tempi molto difformi da quelle richieste dal resto della classe.
° Spesso il percorso dell’alunno con disabilità non prevede il raggiungimento di un traguardo che lo possa far parte attiva del contesto sociale. In tal caso l’allontanamento dalla classe e l’esclusione diviene la prassi più diffusa. È difficile, impegnativo, non sempre possibile fare diversamente, vista la totale delega data alla scuola, seguita, poi, al termine del percorso di apprendimento scolastico, dal nulla.
Aggiungiamo che l’équipe è scomparsa, che gli assistenti si sono moltiplicati e che spesso sono laureati e specializzati per lunga esperienza su quella tipologia di disabilità, seguono l’alunno accompagnandolo da un livello scolastico all’altro, costano di meno (sono per lo più a cottimo, pagati per le ore che svolgono), sono soggetti al “giudizio” delle famiglie e a quello della scuola.

Insomma, la normativa di base è stata erosa e scarnificata, sostituendo, alle grosse inadempienze degli enti e dei ministeri, un progressivo “aggiustamento”: il neuropsichiatra manca? La diagnosi la fa qualcun altro, il medico dell’INPS! Sono necessari più docenti specializzati? Si ricorre ai precari senza dare la disponibilità di cattedre. Mancano docenti specializzati? Si fanno specializzare anche coloro che non hanno alcuna abilitazione né esperienza. Mancano ancora? Si riduce ad un solo anno il percorso! Sono ancora insufficienti? Facciamo un decreto tipo “condono”: se hai insegnato per tre anni, ti basta un corso di 4 mesi on line! Hai fatto il corso in Albania, Romania, Spagna (Paesi dove i ragazzi con disabilità non sono inclusi nelle scuole e nelle classi di tutti) altro condono: basta un corso INDIRE (vedi sopra)!

Aggiungo un’ultima riflessione, se avessi bisogno di un medico, non sarei tranquilla sapendo che “si sta facendo la sua esperienza” su di me, senza avere affrontato studi adeguati e aggiornati sulle conquiste scientifiche più recenti e senza che abbia almeno un tutor che lo accompagni in questa esperienza.
E aggiungo ancora che dovremmo finalmente chiarirci e chiarire quali siano le funzioni del docente specializzato, quali quelle dei docenti disciplinari, quali quelle degli assistenti, magari con le associazioni, con i sindacati, con le forze politiche e soprattutto tra i docenti stessi.

*Docente specializzata sul sostegno e formatrice.

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Disabilità e background migratorio: “Il doppio confine” è un podcast che racconta una realtà spesso invisibile

11 Dicembre 2025 - 6:45pm

Si chiama “Il doppio confine” ed è un podcast che racconta cosa significa vivere in Italia affrontando contemporaneamente la disabilità e la condizione di migrante o figlio di migranti, tramite storie che danno voce a una realtà spesso invisibile, di persone che si trovano ogni giorno a superare barriere fisiche, culturali e istituzionali

Aziz ha una disabilità motoria e dal Marocco è arrivato in Italia, dove è riuscito a creare la propria impresa di pulizie, sfidando la diffidenza di chi non credeva nelle sue capacità. Zahra, iraniana, è madre di due figli con autismo: ogni giorno si batte per garantire loro l’assistenza cui hanno diritto. Tamru, giurista cieco fuggito dall’Etiopia, ha ricostruito la sua vita a Milano continuando a occuparsi di diritto antidiscriminatorio: le loro storie, diverse ma unite da una doppia sfida, sono al centro di Il doppio confine, podcast che racconta cosa significa vivere in Italia affrontando contemporaneamente la disabilità e la condizione di migrante o figlio di migranti.
Attraverso le parole di Aziz, Zahra e Tamru, il podcast dà voce a una realtà invisibile: quella delle persone con disabilità e background migratorio, che si trovano ogni giorno a superare barriere fisiche, culturali e istituzionali. Le loro esperienze rendono concreto un tema complesso come la discriminazione intersezionale, mostrando che le diverse forme di esclusione si intrecciano nella vita reale, anche a causa di servizi che spesso non si parlano e non si conoscono.
Alle voci dei protagonisti si affiancano poi le analisi di esperti e ricercatori, che approfondiscono gli aspetti giuridici, sociali e culturali della condizione delle persone con disabilità e con background migratorio.

Il doppio confine è prodotto da Intreccimedia e nasce all’interno del progetto CI SIAMO (che è anche un acronimo per Competenze e Integrazione tra Servizi per Incoraggiare l’Accesso e Migliorare le Opportunità delle persone con disabilità e con background migratorio), realizzato dalla Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multtietnicità), dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) dalla Caritas Ambrosiana e dalla Fondazione Articolo 49, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione Lombardia.
Il progetto CI SIAMO punta a rendere i servizi del territorio più accessibili anche alle persone con disabilità e background migratorio, creando sinergie tra istituzioni, associazioni e operatori del Terzo Settore che, insieme, possano costruire percorsi di inclusione più equi e in grado di valorizzare il potenziale di ognuno. (I.S.)

Podcast Il doppio confine: testi e voce narrante di Dario Paladini; supervisione editoriale di Ilaria Sesana; sound design e post produzione di Angelo Miotto; produzione di Intreccimedia; copertina di Carola Fumagalli. È disponibile su Spotify, Apple Podcasts, Spreaker e su tutte le principali piattaforme. Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

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Turismo di montagna accessibile sull’Altopiano della Paganella in Trentino

11 Dicembre 2025 - 6:05pm

Prenderà avvio da domani, 12 dicembre, a domenica 14, con le tre giornate del “Paganella Open Weekend”, ma proseguirà poi per l’intera stagione, il turismo di montagna senza barriere, accessibile a tutti e tutte, sull’Altopiano della Paganella in Trentino Immagine di repertorio di sci inclusivo sull’Altopiano della Paganella (foto di Filippo Frizzzera)

Come comunicano da Visit Paganella, marchio e identità comunicativa dell’Altopiano della Paganella in Trentino, da domani, 12 dicembre, a domenica 14, vi sarà il Paganella Open Weekend, ovvero tre giornate dedicate a una montagna senza barriere, pensata per accogliere tutti e tutte. Durante la tre giorni, infatti, sono in programma lezioni di sci con ausili specializzati (monoski e dualski), giri in carrozza trainata dai cavalli e ciaspolate tra i boschi innevati, per permettere alle persone con disabilità di vivere pienamente l’esperienza della neve. Tutte attività, così come skipass e noleggio dell’attrezzatura, che saranno gratuite per le stesse persone con disabilità.

L’impegno di Visit Paganella per un turismo aperto a tutti e tutte proseguirà poi per l’intera stagione: le scuole sci metteranno infatti a disposizione, sempre gratuitamente, gli ausili per le lezioni con maestri specializzati, rendendo la montagna un luogo di condivisione capace di superare barriere e valorizzare la forza delle persone. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore ampio approfondimento. Per altre informazioni: Chiara Martignoni (chiara.martignoni@agenziapressplay.it).

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Dal powerchair hockey un tedoforo per Milano-Cortina 2026

11 Dicembre 2025 - 5:36pm

10.001 tra tedofori e tedofore coinvolti nel passaggio della Torcia Olimpica fino all’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. E tra di loro, ad Agrigento, anche Giuseppe Sanfilippo, atleta con disabilità dei Leoni Sicani di powerchair hockey (hockey in carrozzina elettrica). Una grande occasione per fare luce su sport come l’hockey e il calcio in carrozzina elettrica, rivolti a persone con disabilità particolarmente importanti, ma ancora troppo poco conosciuti

Il 26 novembre, da Olimpia, in Grecia, è iniziato il viaggio della Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026, arrivata il 4 dicembre a Roma e già ripartita, due giorni dopo, verso tutte le 110 Province della penisola. In totale, verranno percorsi 12.000 chilometri in 63 giorni, con 60 città di tappa e 10.001 tra tedofori e tedofore coinvolti nel passaggio della Torcia Olimpica fino all’apertura dei Giochi Olimpici Invernali, il 6 febbraio a Milano. Tra quei 10.001 vi sarà anche, nella tappa di Agrigento del 16 dicembre, Giuseppe Sanfilippo, presidente e atleta con disabilità, capitano della squadra dei Leoni Sicani di powerchair hockey (hockey in carrozzina elettrica), come raccontano qui di seguito Gaetano Glorioso, delegato regionale per la Sicilia della FIPPS (Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport) e dirigente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Aquile di Palermo, Nunzia Rita Di Giglia, allenatrice della squadra delle Aquile di Palermo, Mattia Sutera, Martina Porretto e Valeria Cervone, volontari del Servizio Civile Universale 2025-2026 presso la sede locale di progetto delle Aquile di Palermo. 

Giuseppe Sanfilippo, presidente e atleta con disabilità, capitano della squadra dei Leoni Sicani di powerchair hockey (hockey in carrozzina elettrica), sarà tra i tedofori della Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026

È con immenso piacere e orgoglio che l’Ente Nazionale Tutela Disabilità e la nostra Associazione Sportiva Dilettantistica Aquile di Palermo annunciano una notizia che riteniamo possa segnare un vero e proprio salto di qualità per la FIPPS (Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport) e per tutto il movimento  del powerchair sport del quale la nostra squadra, unitamente alle altre due siciliane (Leoni Sicani e Red Cobra) sono parte integrante da oltre un ventennio.
Giuseppe Sanfilippo, atleta di powerchair hockey (hockey su carrozzina elettrica), è stato infatti ufficialmente selezionato come Tedoforo per il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026. «Sei pronto ad entrare nella storia dei Giochi?»: inizia così la lettera ufficiale ricevuta da Giuseppe, che lo conferma come uno dei 10.001 protagonisti che avranno l’onore di trasportare il simbolo più importante dello sport mondiale. Egli diventa in questo modo ambasciatore non solo dei valori olimpici, ma anche della passione e della tenacia che caratterizzano ogni singolo atleta che pratica una delle discipline di powerchair sport.

Questa convocazione, da un lato è certamente per Giuseppe un traguardo e costituirà una indelebile esperienza di vita sul piano personale. Dall’altro, rappresenta l’espressione di una scelta coraggiosa e significativa operata dal vertice del Comitato Paralimpico Internazionale che ha inteso riconoscere il giusto rilievo al lavoro svolto dalla FIPPS e verso le numerose squadre Italiane ad essa federate.
Ma ancor di più, il fatto di coinvolgere in modo così importante un atleta che pratica l’hockey su carrozzina elettrica, è la testimonianza tangibile di una nuova attenzione verso il powerchair sport e dell’intendimento di volere riconoscere la meritata dignità agonistica alle due discipline sportive (hockey e calcio su carrozzina elettrica) che notoriamente sono rivolte a persone con disabilità particolarmente importanti.
Sappiamo bene quanto le nostre discipline abbiano bisogno di luce. Spesso i cosiddetti sport “minori” faticano a trovare spazio sui grandi media, nonostante l’altissimo livello tecnico che esprimono. La presenza di Giuseppe come tedoforo è, dunque, un’occasione imperdibile per fare luce su queste “sconosciute” discipline sportive paralimpiche. Per questo immaginiamo che la Fiamma Olimpica, passando tra le sue mani, illuminerà metaforicamente tutti i nostri campi da gioco, offrendo quella visibilità necessaria a far crescere il movimento e ad attrarre nuovi atleti e sostenitori.

La scelta di un tedoforo siciliano per la tappa di Agrigento accende inoltre i riflettori sulla nostra Regione, l’unica che dalla Campania in giù, con le sue tre squadre che praticano le discipline del powerchair sport, fornisce l’occasione a diverse decine di atleti di vivere l’esperienza vibrante della partecipazione sportiva-attiva ai rispettivi campionati nazionali, pur a fronte dei molteplici e comprensibili disagi di vario tipo che vengono, di volta in volta, affrontati nel corso delle lunghe trasferte.
Idealmente l’intero movimento sportivo del powerchair sarà accanto a Giuseppe Sanfilippo per rappresentare i valori che ci spingono ogni giorno a promuovere l’hockey e il calcio su carrozzina elettrica.
Si legge nella lettera di convocazione che il compito del tedoforo è «dare luce ai sogni delle persone», un impegno che Giuseppe siamo sicuri porterà a compimento con la consapevolezza che il mondo lo guarderà e che tutti noi, amanti del powerchair sport, gli saremo accanto.

Ringraziamo Salvatore Di Giglia per la collaborazione.

*Gaetano Glorioso, delegato regionale per la Sicilia della FIPPS (Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport) e dirigente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Aquile di Palermo; Nunzia Rita Di Giglia, allenatrice della squadra delle Aquile di Palermo; Mattia Sutera, Martina Porretto e Valeria Cervone, volontari del Servizio Civile Universale 2025-2026 presso la sede locale di progetto delle Aquile di Palermo.

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La Convenzione ONU 19 anni dopo: a che punto siamo?

11 Dicembre 2025 - 4:50pm

19 anni fa venne firmata a New York la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, un tempo sufficientemente lungo per misurare i progressi fatti, ma anche per riconoscere con chiarezza quanta strada resti ancora da percorrere verso una piena inclusione e il rispetto effettivo dei diritti di tutte le persone con disabilità. Se ne parlerà il 17 dicembre, nel corso dell’incontro online “Disabilità e diritti umani: a che punto siamo?”, organizzato dalla LEDHA e dalla FISH 2006: un lungo applauso accolse a New York, presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, punto di riferimento imprescindibile, che ha sancito il diritto delle persone con disabilità a scegliere dove e con chi vivere come fondamento di una società realmente inclusiva

Era il 13 dicembre 2006, ovvero 19 anni fa, quando venne firmata, al Palazzo delle Nazioni Unite di New York, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Si tratta certamente di un tempo sufficientemente lungo per misurare i progressi fatti, ma anche per riconoscere con chiarezza quanta strada resti ancora da percorrere verso una piena inclusione e il rispetto effettivo dei diritti di tutte le persone con disabilità.
La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità) e la stessa FISH hanno dunque organizzato per il pomeriggio del 17 dicembre (ore 16), l’incontro online denominato Disabilità e diritti umani: a che punto siamo?.
«Questo incontro – spiegano i promotori – nasce sostanzialmente dall’esigenza di valutare, a quasi vent’anni dalla ratifica della Convenzione ONU, quali cambiamenti concreti siano stati raggiunti, quali criticità persistano e quale ruolo debbano avere oggi le Associazioni impegnate nella tutela dei diritti».

A introdurre e a moderare sarà Laura Abet, responsabile del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA. Seguiranno gli interventi di Alberto Fontana (LEDHA), Salvatore Nocera (FISH) e Giampiero Griffo (DPI-Disabled Peoples’ Internatioinal).
Le conclusioni saranno affidate ad Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA. (S.B.)

Per iscriversi, accedere a questo link. Per ulteriori informazioni: comunicazione@ledha.it.

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Nel 79° anniversario dell’UNICEF ricordare sempre che “i più vulnerabili tra i vulnerabili” sono i bambini e le bambine con disabilità

11 Dicembre 2025 - 2:09pm

«Oggi dedichiamo questo anniversario a tutti quei bambini e bambine che ogni giorno vedono la propria infanzia negata, vittime di conflitti, violenze, povertà, rischi e pericoli che non hanno scelto di vivere e sopportare»: lo dichiara Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia, in occasione del 79° anniversario dell’UNICEF di oggi, 11 dicembre. E “i più vulnerabili tra i vulnerabili”, non manchiamo mai di ricordarlo, sono sempre i bambini e le bambine con disabilità

«Oggi vogliamo dedicare questo anniversario a tutti quei bambini e bambine che ogni giorno vedono la propria infanzia negata, vittime di conflitti, violenze, povertà, rischi e pericoli che non hanno scelto di vivere e sopportare»: lo dichiara Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia, in occasione del 79° anniversario dell’UNICEF che ricorre oggi, 11 dicembre.

«Attualmente – prosegue Graziano – i bambini e le bambine sono esposti a gravi violazioni ai livelli più alti mai registrati con un record di 41.370 violazioni verificate nel 2024, più del doppio della media degli ultimi 20 anni. L’UNICEF è nato l’11 dicembre 1946, per aiutare i bambini e le bambine al termine della seconda guerra mondiale, ma 79 anni dopo il suo mandato rimane attuale e fondamentale, visto il moltiplicarsi dei conflitti, l’aumento della fame, i tagli ai finanziamenti globali e il collasso dei servizi di base in tanti Paesi; nel 2026 oltre 200 milioni di bambini e bambine avranno bisogno di assistenza umanitaria; proprio in queste ore, infatti, abbiamo lanciato l’appello sull’intervento umanitario 2026 per fornire assistenza salvavita a 73 milioni di bambini in 133 Paesi e territori nel prossimo anno».

«In questa giornata di “celebrazione” – conclude il Presidente di UNICEF Italia – vorrei fare un ringraziamento speciale ai nostri operatori sul campo, che si trovano sempre più spesso a operare scelte difficili, in contesti pericolosi e in rapida evoluzione. Allo stesso tempo, ringrazio anche i tanti volontari di UNICEF Italia, cuore pulsante della nostra organizzazione, per il loro profondo e costante impegno a favore delle nostre attività per i bambini e le bambine più vulnerabili».
E “i più vulnerabili tra i vulnerabili”, non manchiamo mai di ricordarlo, sono sempre i bambini e le bambine con disabilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: press@unicef.it.

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Sindrome di Sjögren: un’altra panchina azzurra, una partita del cuore e un convegno

11 Dicembre 2025 - 1:44pm

La quarantunesima panchina azzurra nell’àmbito dell’omonimo progetto dell’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), voluto per sensibilizzare sulla sindrome di Sjögren, arriverà il 13 dicembre a Villammare di Vibonati, altra località del Salernitano e questa volta, oltre al tradizionale convegno, la giornata sarà arricchita anche da una partita del cuore

Dopo tante panchine inaugurate in Sicilia, a Verona, a Rimini e in varie località di Salerno e Provincia, come abbiamo di volta in volta riferito anche sulle nostre pagine, si tornerà nel Salernitano per la quarantunesima panchina azzurra, nell’àmbito dell’omonimo progetto promosso dall’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), per sensibilizzare sulla sindrome di Sjögren. Accadrà a Villammare di Vibonati il 13 dicembre (ore 15) e questa volta – oltre al tradizionale convegno che seguirà l’inaugurazione (Sindrome di Sjögren primaria sistemica, malattia rara subdola e discriminata, Museo Logos, Via Monastero Vibonati, ore 18.30), durante il quale verrà proiettato il cortometraggio L’amante Sjögren, con la presidente dell’ANIMASS Lucia Marotta che illustrerà le problematiche e le criticità della malattia e di quanto stia facendo da vent’anni la propria Associazione, per dare dignità alle persone malate e tutelarle nel loro diritto alla salute – l’iniziativa si arricchirà anche di una partita del cuore (ore 16.30). Il tutto avvalendosi del patrocinio e della collaborazione del Comune locale, del Rotary E-club Film & Friends D2101, del Comitato della Croce Rossa Italiana di Sapri e dell’Associazione Canticum.

Patologia che colpisce in grande maggioranza le donne (in proporzione di 9 a 1), la sindrome di Sjögren è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa e inguaribile che può attaccare tutte le mucose dell’organismo: occhi, bocca, naso, reni, pancreas, fegato, cuore, apparato cardiocircolatorio, apparato osteo-articolare e polmonare, degenerando spesso in linfoma non-Hodgkin, con conseguenze fatali per il 5-8% delle circa 12.000/16.000 persone malate. Tra le malattie autoimmuni è quella con il più alto rischio di linfoproliferazioni (44 volte superiore alla popolazione generale), oltre a provocare gravi effetti non soltanto sotto l’aspetto clinico e psicologico, ma anche nei confronti della vita sociale e affettiva.
A causa della complessità clinica, una diagnosi precoce e una prevenzione mirata sono sempre molto difficili, ma assolutamente necessarie e per superare questo pesante ostacolo identificativo, è opportuno lavorare in rete per la presa in carico a trecentosessanta gradi delle persone malate. Ed è importante anche la conoscenza tra i giovani, per creare attenzione e accoglienza nei confronti dei coetanei/coetanee colpiti da una malattia rara invisibile come questa, che coinvolge anche la fascia pediatrica. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: animass.sjogren2005@gmail.com.

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Lo stile inconfondibile di Botero, assai adatto alla fruizione da parte delle persone con disabilità visive

11 Dicembre 2025 - 1:14pm

Un elemento caratterizzante dell’importante esposizione “Fernando Botero. Tecnica monumentale”, in mostra al Forte di Bard della Valle d’Aosta fino al 6 aprile del prossimo anno, è il progetto sperimentale promosso dall’Associazione Forte di Bard e realizzato dai referenti della stessa, insieme a Dieci Occhi, in collaborazione con l’UICI Valdostana e la Cooperativa C’era l’Acca, iniziativa voluta per rendere la mostra fruibile da parte di persone con disabilità visive Uno dei pannelli tattili realizzati per la mostra “Fernando Botero. Tecnica monumentale” (©Marisa Jans/Archivi Forte di Bard)

È presente fino al 6 aprile del prossimo anno, al Forte di Bard in Valle d’Aosta, un importante progetto espositivo dedicato a Fernando Botero (1932-2023), realizzato in collaborazione con 24 Ore Cultura e la Fernando Botero Foundation. Curata da Cecilia Braschi e intitolata Fernando Botero. Tecnica monumentale, «la mostra – come si legge nella presentazione – ripercorre l’intera carriera del maestro colombiano, valorizzando la complementarietà tra pittura, scultura e disegno e approfondendo le ragioni delle sue scelte stilistiche dalle prime prove degli Anni Quaranta del Novecento fino alle ultime opere realizzate a Monaco tra il 2019 e il 2023».

Un elemento caratterizzante del percorso espositivo è un progetto sperimentale promosso dall’Associazione Forte di Bard e voluto per rendere la mostra fruibile a persone con disabilità visive, tramite la realizzazione di sei pannelli tattilo-visivi, in grado di restituire gli elementi principali delle opere selezionate, ognuno dei quali accompagnato da didascalie in Braille e da un QR Code accessibile tramite due app gratuite, che consente di approfondire facilmente contenuti e contesto. Inoltre, una scultura è stata riprodotta in 3D, per consentirne l’esplorazione tattile.
«Lo stile inconfondibile di Botero – spiegano i promotori dell’iniziativa -, caratterizzato da forme piene, volumi definiti e colori intensi, si rivela particolarmente adatto alla lettura tattile e alla percezione da parte di persone con disabilità visive. Il percorso inizia sin dall’ingresso della mostra, dove un pannello stampato anche in Braille introduce alle diverse sezioni tematiche. In ciascuna sezione è stata poi inserita la riproduzione tattile di un’opera ritenuta rappresentativa del tema trattato. Le opere pittoriche sono state riprodotte a rilievo su pannelli posizionati accanto agli originali, con le riproduzioni stesse che presentano contorni di diverso spessore e altezza, texture dedicate e colori di fondo che mettono in evidenza gli elementi compositivi, spesso sovrapposti. Per facilitare la comprensione, accanto alla riproduzione dell’intera opera è proposto anche il soggetto principale isolato, utile a riconoscere e distinguere le figure nella composizione. Quest’ultimo è un supporto che si rivela anche un efficace strumento di coinvolgimento pure per i visitatori più piccoli, che possono avvicinarsi all’opera attraverso un’esperienza tattile di scoperta dal dettaglio all’insieme».

«Tutte le riproduzioni – viene spiegato ancora – sono accompagnate da didascalie in Braille e in caratteri ad alta leggibilità. Mentre i pannelli a rilievo permettono di comprendere la struttura visiva dell’opera, le informazioni descrittive, come i singoli elementi raffigurati, i significati e i dettagli, sono fornite tramite specifici codici QR Navilens, che completano e potenziano l’esperienza tattile. Tali codici, attivabili tramite un’app gratuita, vengono riconosciuti automaticamente da qualsiasi smartphone anche a distanza e offrono contenuti fruibili in modalità differenti: in questa situazione per persone con disabilità visive e per visitatori di lingua straniera, grazie alla traduzione automatica in oltre 40 lingue».

Il meritorio progetto è stato sviluppato da un gruppo di lavoro composto dai referenti del Forte di Bard e da Dieci Occhi (Valentina Lungo, Tactile Book Designer, ed Enrico Delmastro, Graphic Designer), in collaborazione con la Sezione Valdostana dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e della Cooperativa Sociale C’era l’Acca, nell’àmbito del progetto Sensi+ Tecnologia per l’autonomia, realizzato in co-progettazione con l’Assessorato Regionale della Valle d’Aosta alla Sanità, alla Salute e alle Politiche Sociali.
«Si tratta di un’iniziativa – sottolineano da C’era l’Acca – che rappresenta un punto di svolta, aprendo nuovi spazi all’accessibilità museale e ponendo le basi per un percorso destinato a crescere con forza nei prossimi anni». (S.B.)

Ringraziamo Maria Cosentino per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni: Cooperativa Sociale C’era l’Acca (ceralaccaturismo@gmail.com).

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Il Premio Bomprezzi-Capulli, che accende i riflettori nel modo giusto sulla disabilità e l’esclusione sociale

11 Dicembre 2025 - 12:36pm

Inchieste e storie, racconti inediti sulla disabilità, denuncia sociale, ma anche diritti ritrovati, protagonismo, partecipazione, esperienze innovative nella lotta alle diseguaglianze: è questo il Premio Bomprezzi-Capulli, di cui è stata lanciata in questi giorni la quinta edizione, cui potranno partecipare, fino al 3 febbraio 2026, giornalisti di testate nazionali, cartacee, digitali, radiofoniche o televisive Maria Grazia Capulli e Franco Bomprezzi ai quali è dedicato l’omonimo Premio

Come potremmo non essere sin dalla prima edizione al fianco del Premio Giornalistico Bomprezzi, divenuto da due anni Premio Bomprezzi-Capulli, considerando ciò che ha rappresentato per Superando Franco Bomprezzi, che ne è stato direttore responsabile fino alla sua scomparsa, avvenuta nel dicembre 2014? Parlare di questa iniziativa è per noi sempre un grande piacere e torniamo a farlo qualche giorno dopo l’apertura delle candidature per la quinta edizione – avvenuta in occasione della recente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità – sempre a cura del Journalism Social Fund.
Per il quinto anno, quindi, potranno partecipare servizi di carta stampata, online, radio e TV, realizzati e pubblicati tra il 3 dicembre 2024 e il 3 dicembre 2025, ma la novità introdotta questa volta prevede la possibilità di proporre servizi, articoli e temi di strettissima attualità realizzati anche tra il 3 dicembre 2025 e il 2 febbraio 2026 ai quali saranno riservate le Menzioni Speciali per le categorie TV, Radio e Stampa (anche qui con premi in denaro).
Le date di scadenza delle candidature sono fissate per tutte le categorie al 3 febbraio 2026.

«Con questo premio – ha spiegato nel corso della cerimonia d’insediamento il presidente della giuria Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento RAI – non vogliamo solo celebrare e ricordare i lavori e l’esempio di Franco Bomprezzi e Maria Grazia Capulli, pietre miliari per chiunque si avvicini al giornalismo costruttivo e al racconto della disabilità. Vogliamo spingere chi decide cosa va in pagina o in onda – da chi è più in alto fino a chi riceve la proposta di un collaboratore – di aprire spiragli nuovi e dare spazio a queste tematiche, di dire sì a inchieste e storie, racconti inediti sulla disabilità, di denuncia sociale, ma anche di diritti ritrovati, di protagonismo e partecipazione, di esperienze innovative nella lotta alle diseguaglianze. Abbiamo imparato da Franco e Grazia a difendere il mestiere del giornalista come missione di responsabilità sociale e con questo intento ci aspettiamo che arriveranno i lavori dei nuovi Premiati».
Maria Grazia Capulli, lo ricordiamo è stata una giornalista del Tg2 RAI, ideatrice e conduttrice della rubrica televisiva Tutto il Bello che c’è, vera e propria finestra sul sociale e sul lato positivo dell’attualità.

Accendere dunque i riflettori su fragilità, inclusione, diritti umani e comunità marginalizzate, ma anche sulle notizie dal taglio positivo che siano in grado di contribuire all’attivazione e alla coscienza civica dei cittadini: è questo il focus dei due concorsi aperti a giornalisti di testate nazionali, cartacee, digitali, radiofoniche o televisive, per un premio che, lo ricordiamo, è supportato anche dall’organizzazione CBM Italia.
La cerimonia di insediamento della giuria – che si arricchisce ogni anno di firme di primo piano del mondo dell’informazione, tra carta stampata e online, TV, radio nazionali e testate di settore – si è avuta il 24 ottobre scorso al Castello di Grinzane Cavour in Piemonte, in occasione di Barolo en primeur, asta internazionale di solidarietà promossa dalla Fondazione Cassa Risparmio di Cuneo, che dal 2021 sostiene progetti ad alto impatto sociale in Italia e all’estero. (S.B.)

I bandi del 5° Premio Bomprezzi-Capulli sono scaricabili da questo link. Per ulteriori informazioni: Paola Amicucci (paolaamicucci1977@gmail.com).

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La quotidianità delle persone con disabilità: una giornata di studi a Napoli

11 Dicembre 2025 - 11:59am

Promossa dall’Università Parthenope di Napoli, si terrà domani, 12 dicembre, nel capoluogo campano, la giornata di studi “La quotidianità delle persone con disabilità”, durante la quale si affronteranno i seguenti temi: “Parole, testi e inclusione: la disabilità nella letteratura e nel linguaggio giuridico”; “Prendersi cura: famiglie, disabilità e reti sociali”; “Scuola, competenze digitali e inclusione sociale”; “Disabilità e mercato del lavoro”; “Vivere il tempo libero: inclusione nello sport e nel turismo”

Promossa dal Dipartimento di Scienze Economiche, Giuridiche, Informatiche e Motorie dell’Università Parthenope di Napoli, è in programma per domani, 12 dicembre, nel capoluogo campano (Palazzo Pacanowski, ore 9.30), la giornata di studi sul tema La quotidianità delle persone con disabilità, durante la quale si affronteranno i seguenti temi: Parole, testi e inclusione: la disabilità nella letteratura e nel linguaggio giuridico; Prendersi cura: famiglie, disabilità e reti sociali; Scuola, competenze digitali e inclusione sociale; Disabilità e mercato del lavoro; Vivere il tempo libero: inclusione nello sport e nel turismo.
Tra i relatori vi sarà anche Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). (S.B.)

Ringraziamo Guido Migliaccio per la segnalazione.

A questo link è disponibile il programma completo della giornata di studi.

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Omicidi-suicidi: quelle solite narrazioni

11 Dicembre 2025 - 11:32am

La recente vicenda di Corleone (Palermo), nella quale una donna con disturbo dello spettro autistico è stata uccisa da sua madre, che poi si è suicidata, fa emergere ancora una volta la necessità di una riflessione su come queste storie vengono raccontate. La notizia, infatti, è rimbalzata sui media per lo più assumendo la prospettiva della caregiver, mentre quella della donna con disabilità o non compare proprio, o è minoritaria. Eppure, in questa storia, la vera vittima è proprio lei

Il 5 dicembre scorso Giuseppina Milone, 47 anni, donna autistica, è stata strangolata con una corda da sua madre e caregiver, Lucia Pecoraro, 78 anni, che poi si è tolta la vita impiccandosi nel terrazzo della propria abitazione. Il fatto è accaduto a Corleone (Palermo).
La notizia è rimbalzata sui media per lo più assumendo la prospettiva della caregiver, mentre quella della donna con disabilità o non compare proprio, o è minoritaria**. Eppure, in questa storia, la vera vittima è proprio quest’ultima. La madre ha deciso di due vite, Giuseppina Milone nemmeno della propria.

Non si tratta di giudicare, ma di analizzare. Se vogliamo prevenire questi episodi dobbiamo chiamare le cose col proprio nome: in questa storia c’è una persona che ha ucciso e una che è stata uccisa. E assumere la prospettiva della vera vittima è uno dei modi per provare ad arginare il fenomeno.
Lo ha ben compreso Patriza Gariffo, giornalista e donna con disabilità, che, commentando la vicenda, osserva: «In questi giorni, Giusy è scomparsa quasi del tutto dal racconto pubblico. Quando è stata nominata, lo si è fatto solo per ricordare la fatica reale vissuta dalla sua famiglia» (si veda: La tragedia di Corleone e la vittima divenuta invisibile, in «la Repubblica», 10 dicembre). «Una vicenda dolorosa, certo, ma che non può trasformarsi nella cornice che attenua un gesto irreparabile. Si continua a parlare di contesto, di disperazione, di solitudine: elementi veri, legittimi da comprendere. Ma non fino al punto da relativizzare l’uccisione di una donna che, fino a prova contraria, voleva vivere», scrive, tra le altre cose, Gariffo.

Sulla stessa linea d’onda è anche la riflessione proposta da Sofia Righetti, attivista e filosofa specializzata nei Disability Study, Queer e Crip Studies e Gender Studies, nonché anche lei donna con disabilità. «Giuseppina Milone, 47 anni, disabile, è stata uccisa strangolata da sua madre due giorni dopo la giornata internazionale delle persone disabili – scrive Righetti sul suo profilo Instagram in un post del 9 dicembre –. Questo non è un “omicidio compassionevole”, come la stanno rigirando i giornali, è un crimine d’odio. Perché sono centinaia i casi di persone disabili uccise dai genitori e dai caregiver. E l’orrore che ti mette addosso è che i prossimi potremmo essere noi con la scusa del “se non me ne occupo io non se ne occupa nessuno”.
Quindi ora cosa dovremmo fare, ringraziare i nostri genitori/caregiver perché non ci hanno ancora ammazzate? Chiamatelo col suo nome, si chiama DISABILICIDIO. Ci vogliamo VIVE».

Nel 2023, come Centro Informare un’h, lanciammo una campagna di sensibilizzazione volta a sollecitare una riflessione sulle narrazioni pubbliche dei casi di omicidio-suicidio attuati dai/dalle caregiver a danno di se stessi/e e della persona con disabilità di cui si curano. Omicidi-suicidi: proposta di regolamentazione delle comunicazioni pubbliche, questo il nome della campagna visibile online a questo link, che poneva l’accento proprio sui messaggi sottesi a certe narrazioni. Uno degli aspetti a cui era richiesto di prestare attenzione era la necessità di sottolineare «che non rientra tre le prerogative del/la caregiver decidere arbitrariamente della morte della persona di cui si cura, e che l’unica vita di cui può disporre è solo la propria». Possiamo convenire che la campagna non abbia perso di attualità (a questo link il testo della proposta su cui si basava la campagna).

*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa). 

**Di seguito alcuni lanci: Uccide la figlia disabile e si suicida: cosa ci dice la tragedia di Corleone (Costanza Oliva, in «Avvenire», 6 dicembre 2025); Corleone, donna uccide la figlia disabile e si toglie la vita. Aveva perso il marito pochi mesi fa (Redazione online, in «Corriere della Sera», 6 dicembre 2025); Uccide la figlia e si suicida, chiede perdono con una lettera (Redazione ANSA, in «ANSA.it», 7 dicembre 2025); Strangola la figlia disabile e poi si impicca con la stessa corda: 8 mesi fa la donna aveva perso il marito (Redazione Cronaca, in «Il Fatto Quotidiano», 6 dicembre 2025); Un caregiver che uccide è un fallimento dello Stato: perché i soldi per il “dopo di noi” ci sono ma non vengono spesi (Chiara Ludovisi, in «Vita», 9 dicembre 2025); L’omicidio-suicidio di Corleone, folla e lacrime ai funerali: “Che tragedia, inutile cercare di capire il perché” (Redazione, in «PalermoToday», 9 dicembre 2025); Uccide la figlia disabile a Corleone e si suicida, Lucia Pecoraro ha lasciato una lettera chiedendo scusa (Simone Gervasio, in «Virgilio Notizie», 7 dicembre 2025).

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L’evento conclusivo a Milano di “Insieme per Progettare la Vita”

10 Dicembre 2025 - 6:20pm

«È stato un percorso intenso, fatto di seminari, laboratori, sportelli consulenza e momenti di formazione diffusa, con un obiettivo chiaro: sostenere le persone con disabilità e le loro famiglie nella costruzione di un progetto di vita consapevole, possibile e concretamente realizzabile»: lo dicono dall’Associazione InCerchio di Milano, capofila del progetto biennale “Insieme per Progettare la Vita”, che il 15 dicembre vivrà il proprio appuntamento conclusivo nel capoluogo lombardo

«È stato un percorso intenso, fatto di seminari, laboratori, sportelli consulenza e momenti di formazione diffusa, con un obiettivo chiaro: sostenere le persone con disabilità e le loro famiglie nella costruzione di un progetto di vita consapevole, possibile e concretamente realizzabile»: lo dicono dall’Associazione InCerchio di Milano, capofila del progetto biennale Insieme per Progettare la Vita, finanziato dal Bando per gli Enti del Terzo Settore della Regione Lombardia, iniziativa che nel pomeriggio del 15 dicembre giungerà al suo appuntamento conclusivo con un evento di confronto, restituzione e visione sul futuro, in programma presso l’Auditorium M. Toschi della Fondazione SON (Speranza Oltre Noi), a Milano (ore 16-18.30).
«L’evento di chiusura – viene spiegato – non rappresenterà solo un punto di arrivo, ma soprattutto un momento per fermarsi e guardare avanti. Quali bisogni sono emersi con maggiore forza in questi due anni? Quali risposte hanno funzionato e quali restano ancora da immaginare? Come possiamo stabilizzare e rafforzare la rete di collaborazione costruita? E soprattutto: quale sostenibilità possiamo dare al progetto perché diventi una risorsa stabile per il territorio?».

Dopo l’accoglienza a cura di don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione SON, e di Maria Teresa Zocchi, presidente dell’Associazione InCerchio, e dopo i saluti istituzionali di Donatella Ronchi, assessora alle Politiche Sociali del Municipio 2 di Milano, seguiranno due interventi di restituzione e riflessione, vale a dire Progetti che aprono prospettive e Metodi ed esiti, a cura rispettivamente di Daniela Piglia e Cristina Labianca dell’Associazione InCerchio.
Uno spazio significativo sarà quindi dedicato alla rete che ha accompagnato e sostenuto il progetto, con le Associazioni Il Gabbiano-Noi come gli altri e Vivi Down e le Fondazioni Oltre e Fare Famiglia che condivideranno esperienze, riflessioni e traiettorie possibili per il futuro.
A seguire, la parola passerà ai protagonisti dei Laboratori di autonomia, attraverso le interviste curate da Jacopo Mariani, e alle famiglie, con la testimonianza di Elisabetta e Fabio, genitori di Elena. (S.B.)

L’evento sarà aperto alla cittadinanza, alle famiglie e agli operatori interessati (è richiesta la registrazione tramite questo link). Per ogni ulteriore informazione: segreteria@associazioneincerchio.com.

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Il “pasticcio” di quegli ausili a carico delle persone con disabilità, con le Regioni che vanno in ordine sparso

10 Dicembre 2025 - 5:46pm

«A quanto pare – scrive Luca Faccio – ci sono molte famiglie e persone con disabilità ancora costrette a pagare totalmente o in parte di tasca propria ausili quali i ricambi per carrozzine elettriche, le riparazioni per le stesse o le scarpe ortopediche, perché le Regioni vanno in ordine sparso. Suggerisco quindi al Ministro della Salute di elaborare un testo ove invitare tutte le Regioni a non far pagare alcun costo se un utente tramite prescrizione medica richiede un ausilio»

Gentilissimo Ministro della Salute Orazio Schillaci, a suo tempo ho sollevato anche su queste pagine il problema dei costi delle batterie delle carrozzine elettriche. Qualche giorno fa il giornalista del «Fatto Quotidiano» Renato La Cara, attraverso un suo articolo [“Ricambi per carrozzine e scarpe ortopediche: un anno dopo spese ancora a carico delle famiglie. E le Regioni vanno in ordine sparso”, N.d.R.], ha fatto ben presente che le famiglie e le persone con disabilità sono ancora costrette a pagare totalmente o in parte gli ausili di tasca propria.
La pregherei molto gentilmente di impegnarsi a risolvere questo enorme e grave pasticcio perché né le persone con disabilità né le loro famiglie possono sostenere le spese degli ausili di cui hanno totalmente bisogno e diritto.
Le ricordo che le persone con disabilità con invalidità al 100% ricevono dallo Stato una pensione pari a 336 euro mensili più l’indennità d’accompagnamento pari a 542,02 euro, destinata a chi assiste. Mi può spiegare con questo tipo di importi, come fa chi ha bisogno di un ausilio a pagarselo anche in parte?
Le suggerisco pertanto di elaborare un testo ove invitare tutte le Regioni a non far pagare alcun costo se un utente tramite prescrizione medica richiede un ausilio; così facendo si può evitare che ogni Regione possa scegliere di fare come vuole.
Da parte mia mi impegno come sempre a raccogliere tutte le testimonianze dei cittadini e delle cittadine sui costi che devono affrontare per avere gli ausili e sarà mia premura inviarle a lei, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, alla Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica.

*Blogger.

Alla questione trattata nel presente contributo, Superando ha dedicato nei mesi scorsi i seguenti testi:
° Batterie e riparazioni delle carrozzine a motore elettrico: pagano gli utenti? (a questo link).
° Cari Ministri, Care Regioni: e quindi, se mi si rompe la batteria, devo restare chiuso in casa? (a questo link).
° Far pagare le batterie sarebbe una palese violazione dei diritti umani (a questo link).
° Carrozzine a motore elettrico e spese a carico degli utenti: bene il Veneto, ma la FISH scrive al Governo (a questo link).
° Ausili: il rispetto dei diritti non può dipendere da dove si abita o da quanto è efficiente la propria ASL! (a questo link).
° Quali sono le ASL che chiedono contributi per gli ausili? (a questo link).

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L’uso di quella parola in un film? C’è proprio poco da ridere!

10 Dicembre 2025 - 5:05pm

«Rivolgiamo un invito fermo e rispettoso a giornalisti, autori, sceneggiatori, attori, comici e operatori del mondo cinematografico, teatrale e televisivo, affinché evitino l’uso di termini che possono ferire e discriminare le persone con disabilità»: è l’appello rivolto dall’Associazione AIPD, dopo le segnalazioni ricevute per il trailer del film “Oi vita mia”, ove la parola “mongoloide” viene nuovamente utilizzata come insulto, per quanto ironico, ciò che però non può affatto far ridere chi ha un figlio o una figlia con sindrome di Down Immagine tratta dal trailer del film “Oi vita mia”

«Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto un numero significativo di segnalazioni da parte di famiglie, che al proprio interno hanno bambini, ragazzi e adulti con sindrome di Down, così come da molte persone impegnate quotidianamente nella tutela della dignità delle persone con disabilità. Le segnalazioni riguardano il trailer del film Oi vita mia, attualmente in sala, del duo comico Pio e Amedeo. La parola “mongoloide” vi viene nuovamente utilizzata come insulto, per quanto ironico. Ma a chi ha un figlio o una figlia con sindrome di Down non fa affatto ridere!»: a dirlo è Gianfranco Salbini, presidente dell’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), che coglie l’occasione, a nome delle tante famiglie aderenti alla propria Associazione, per denunciare, ancora una volta, «l’utilizzo, in contesti di satira e comicità, di termini inappropriati legati alla disabilità».

«Questo tipo di linguaggio – prosegue Salbini – è purtroppo ancora diffuso, soprattutto sui social: spesso decidiamo di non intervenire, per non alimentare l’effetto emulazione e tuttavia, in questo caso anche il silenzio produrrebbe lo stesso risultato. L’uso di parole offensive o discriminatorie, inserite in contesti leggeri e di spensieratezza, rischia infatti di essere normalizzato soprattutto tra i più giovani, legittimando di fatto l’utilizzo di termini gravemente offensivi. Ed è proprio da questa legittimazione che, con facilità, si passa a un utilizzo offensivo nei più diversi contesti sociali».

«Rispettiamo le intenzioni degli autori di voler utilizzare la comicità per veicolare temi sociali di grande importanza – sottolinea ancora il Presidente dell’AIPD -: crediamo infatti anche noi che ci sia bisogno di raccontare, anche con leggerezza, problematiche che spesso non ricevono un’attenzione pubblica, ma restano, per così dire, un “affare di famiglia”. E del resto, anche la nostra Associazione ha spesso diffuso i propri messaggi attraverso campagne che utilizzano l’ironia e la comicità. Esiste però un limite che non vorremmo fosse superato: la comunicazione deve sempre essere “gentile” e rispettosa verso le sensibilità di tutti. La storia dello spettacolo italiano e internazionale dimostra che la comicità può essere brillante, efficace e profondamente intelligente senza ricorrere a offese, etichette o linguaggi degradanti. Grandi maestri della risata hanno saputo far ridere e riflettere senza mai colpire la dignità delle persone».

Dall’AIPD arriva dunque un appello: «Rivolgiamo un invito fermo e rispettoso a tutti i professionisti della comunicazione – giornalisti, autori, sceneggiatori, attori, comici e operatori del mondo cinematografico, teatrale e televisivo – affinché evitino l’uso di termini che possono ferire e discriminare le persone con disabilità. Il linguaggio è uno strumento potente: può includere o escludere, valorizzare o ferire. L’impegno comune per una comunicazione rispettosa rappresenta un passo fondamentale verso una società più consapevole, inclusiva e libera da stereotipi. Confidiamo pertanto nella collaborazione e nella sensibilità di chi opera nei diversi àmbiti della comunicazione, certi che il rispetto delle persone e delle loro condizioni non limiti la creatività, ma anzi la nobiliti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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Fondamentale un progetto di vita che garantisca un futuro a una persona con disabilità

10 Dicembre 2025 - 4:00pm

«L’amore non basta, né tanto meno i servizi sociali che seguono il “cammino” di una persona con disabilità quando il carico di assistenza si fa insostenibile per un familiare già vulnerabile – scrive Vincenzo Falabella, riflettendo sulla tragica vicenda che ha visto in Sicilia una donna uccidere la figlia con disabilità e poi togliersi la vita -. Servono sostegni importanti, a cominciare da un percorso costruito nel tempo: un progetto di vita che garantisca a una persona un futuro nonostante la condizione di disabilità»

La vicenda tragicamente estrema di Corleone (Palermo), ove una donna ha ucciso la figlia con disabilità e si è poi tolta la vita, richiama l’attenzione su un tema riguardante molte famiglie che vivono la condizione di disabilità. Nel caso specifico credo che la mamma si sia trovata di fronte ad un bivio: ha avuto timore che dopo la perdita del marito, da sola non ce l’avrebbe fatta a garantire una vita dignitosa alla propria figlia.
Ma l’amore non basta, né tanto meno i servizi sociali che seguono il “cammino” di una persona con disabilità quando il carico di assistenza si fa insostenibile per un familiare già vulnerabile. Nell’àmbito della disabilità sono necessari sostegni importanti, a cominciare da un percorso costruito nel tempo: un progetto di vita che garantisca a una persona un futuro nonostante la condizione di disabilità.

In Italia le persone che hanno una condizione di disabilità sono, secondo i dati ISTAT, circa 13 milioni, mentre sono circa 7 milioni i caregiver familiari. Nel corso di questi ultimi anni abbiamo lavorato insieme al Ministero per la Disabilità su una Proposta di Legge riguardante appunto i caregiver: dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri nel nuovo anno e la svolta è attesa a partire dal 2027.
Più in generale, però, bisogna ribadire una volta di più che il nostro sistema welfare non funziona, perché non può continuare ad essere soltanto un welfare protettivo e risarcitorio. Occorre infatti un welfare che possa garantire dignità e opportunità alle persone con disabilità, che riconosca la persona prima ancora che la condizione di disabilità. Non sono sufficienti percorsi standardizzati dei servizi sociali, serve essenzialmente un progetto di vita per la persona con disabilità.
Il Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), che entrerà in vigore nel 2027, sarà certamente necessario, ma i territori dovranno essere capaci di costruire politiche di intervento che vadano nella direzione di garantire dignità e pari opportunità. E soprattutto di garantire alla persona con disabilità di poter avere un’aspettativa anche dopo la vita dei genitori. In poche parole, il “Dopo di Noi”.

*Presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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“Occhi di stelle. I custodi della luce”: sullo stesso palco a Reggio Emilia chi vede e chi non vede

10 Dicembre 2025 - 1:58pm

Il 13 dicembre, celebrando la giornata dedicata a Santa Lucia, protettrice della vista, I.A. Academy, in collaborazione con l’UICI di Reggio Emilia e con l’Associazione Nessuno è Escluso, presenterà a Reggio Emilia il musical “Occhi di stelle: i custodi della luce”, scritto e diretto da Isabelle Adriani, che unirà sullo stesso palco interpreti che vedono e che non vedono in un racconto sul potere della visione interiore e della solidarietà

Nella serata del 13 dicembre, celebrando la giornata dedicata a Santa Lucia, protettrice della vista, I.A. Academy, in collaborazione con l’UICI di Reggio Emilia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e con l’Associazione Nessuno è Escluso, presenterà a Reggio Emilia, presso il Teatro San Prospero (Via Guidelli, 5, ore 21), il musical inclusivo Occhi di stelle. I custodi della luce, scritto e diretto da Isabelle Adriani.
«Si tratta di un progetto – spiegano i promotori – che rappresenta un esempio concreto di arte e inclusione, unendo sullo stesso palco interpreti che vedono e che non vedono in un racconto poetico e luminoso sul potere della visione interiore e della solidarietà. Attraverso musica, canto e danza, Occhi di stelle celebra la luce che ciascuno porta dentro di sé, invitando il pubblico a guardare oltre le apparenze per scoprire la vera essenza delle persone».

«Il corso di teatro dei nostri soci – spiega Giuseppe Riva, presidente dell’UICI di Reggio Emilia – è iniziato a gennaio e, parallelamente, molti di loro stanno partecipando a corsi di canto e dizione. Esperienze artistiche come queste sono fondamentali per le persone cieche o ipovedenti, perché permettono di esprimere la propria creatività, sviluppare fiducia in se stessi e interagire attivamente con la comunità. Un sentito ringraziamento va dunque a Isabelle Adriani, che si è dedicata con straordinaria passione e sensibilità alla realizzazione di questo progetto così importante per la nostra Associazione».

Attrice, cantante, scrittrice, Isabelle Adriani, studiosa del mondo delle fiabe, ha pubblicato diversi libri su tale tema, tra cui The DNA of Fairy-Tales e La vera storia di Cenerentola (con prefazione di Valerio Massimo Manfredi). Con la sua I.A. Academy, promuove da anni laboratori e spettacoli incentrati sulla recitazione cinematografica e sull’inclusione sociale. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Marzia Mecozzi (m.mecozzi@audiotre.com).

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Comunicare una diagnosi, ovvero Dove inizia la cura

10 Dicembre 2025 - 1:35pm

La comunicazione della diagnosi come processo, che può trasformare un “atto sanitario” e una “risposta medica” in un percorso educativo, sociale e progettuale: sarà questo il tema centrale del convegno “Dove inizia la cura. Comunicare una diagnosi di disabilità: dialogo interdisciplinare tra educazione e medicina”, in programma per il 13 dicembre a Milano, promosso dall’Università Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Associazione Parent Project

«Quello nel quale si riceve la diagnosi che comporterà una disabilità rappresenta un momento carico di emozioni, incertezze e aspettative, che può influenzare in profondità i percorsi di cura e di vita. Con questo incontro si vuole porre l’accento sulla comunicazione della diagnosi come processo, che può trasformare un “atto sanitario” e una “risposta medica” in un percorso educativo, sociale e progettuale, accompagnando l’intero arco di vita della persona, un processo che coinvolge non solo la persona direttamente interessata, ma anche tutti i membri della famiglia, incluse/i sorelle e fratelli»: viene presentato così il convegno denominato Dove inizia la cura. Comunicare una diagnosi di disabilità: dialogo interdisciplinare tra educazione e medicina, promosso per il 13 dicembre a Milano dal Corso di Specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità (X ciclo), del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università Milano-Bicocca, in stretta collaborazione con l’Associazione Parent Project.

L’evento si propone dunque come uno spazio di confronto e riflessione condivisa tra professionisti, ricercatori, associazioni, persone con disabilità e familiari, «per costruire nuove alleanze – come viene sottolineato – e una cultura della cura sempre più co-costruita e multidisciplinare». (S.B.)

A questo link è disponibile un approfondimento sull’incontro, insieme al programma completo. Per altre informazioni: Elena Poletti (e.poletti@parentproject.it).

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Accessibilità e partecipazione nei luoghi sacri e della cultura

10 Dicembre 2025 - 1:06pm

Promosso dal Servizio Nazionale per la Pastorale delle Persone con Disabilità e dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), si terrà domani, 11 dicembre, a Roma, presso l’oratorio della Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, ma potrà anche essere seguito in diretta streaming, il seminario “Oltre la soglia. Accessibilità e partecipazione nei luoghi sacri e della cultura”

Organizzato dal Servizio Nazionale per la Pastorale delle Persone con Disabilità e dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), si terrà nel pomeriggio di domani, 11 dicembre, a Roma, presso l’oratorio della Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini (Via Acciaioli, 2, ore 14-17), il seminario denominato Oltre la soglia. Accessibilità e partecipazione nei luoghi sacri e della cultura.
L’incontro (a questo link il programma completo) potrà per altro essere seguito anche in diretta streaming sul canale YouTube della CEI e sarà preceduto in mattinata da una visita accessibile al Parco Archeologico del Colosseo. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Danilo Angelelli (d.angelelli@chiesacattolica.it).

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“Drawersity”: i fumetti e le rappresentazioni della diversità

10 Dicembre 2025 - 12:42pm

«Un invito a pensare, ascoltare e dialogare senza etichette, mettendo in discussione i confini del “normale”»: erano stati presentati così i due incontri di Torino dal titolo complessivo “Enjoy the Difference”, promossi dall’Associazione Volonwrite, dal Disability Film Festival e dal Dipartimento Educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il secondo dei quali, intitolato “Drawersity”, si terrà domani, 11 dicembre, incentrandosi sui fumetti e la rappresentazioni della diversità

Enjoy the Difference, letteralmente “Goditi la differenza” è il nome complessivo di due incontri dedicati al linguaggio, ai significati e agli immaginari legati al tema della differenza, in programma presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Via Modane, 16), promossi dall’Associazione Volonwrite, dal Disability Film Festival e dal Dipartimento Educativo della stessa Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, nell’àmbito del progetto C’è spazio per tuttə, finanziato dalla Fondazione Time2 attraverso il bando Cambiamenti.

Dopo il primo incontro del 13 novembre, dunque, già da noi ampiamente presentato, e intitolato Normalitelling, siamo ora alla viglia del secondo, che si terrà appunto domani, 11 dicembre (ore 18.30) e si intitolerà Drawersity, incentrandosi sui fumetti e le rappresentazioni della diversità.
Vi parteciperanno Barbara Centrone (Barbiequeer), insegnante, formatrice e attivista, e il fumettista Daniel Cuello, con la moderazione di Federico Stella, graphic designer, videomaker, responsabile multimedia dell’Associazione Volonwrite e Alice Scavarda, sociologa del Dipartimento Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, co-fondatrice dell’Associazione Culturale Graphic Medicine Italia, esperta di Disability Studies e della relazione tra fumetto e salute.

«Sarà un dialogo a più voci – si legge nella presentazione – sul rapporto tra fumetti e rappresentazione delle diversità: in che modo cioè i fumetti riescono a mettere in luce le narrazioni dominanti sulle presunte diversità psico-fisiche, di genere, etniche e a sfidarle, dando visibilità a punti di vista marginalizzati? Un confronto che intreccerà prospettive pedagogiche, sociologiche e artistiche, con due ospiti che hanno fatto della riflessione sulla diversità una pratica quotidiana».
Da ricordare, infine, che al termine dell’incontro, la mostra News From The Near Future sarà visitabile gratuitamente fino alle 23. (S.B.)

L’incontro sarà a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria tramite questo link. Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: Marco Berton (marcoberton.pressoffice@gmail.com).

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Applicazione della Convenzione di Istanbul: il nuovo Rapporto sull’Italia e la violenza sulle donne con disabilità

10 Dicembre 2025 - 12:12pm

Rispetto alla violenza sulle donne con disabilità, il nuovo Rapporto di valutazione sull’Italia del GREVIO – soggetto che monitora l’attuazione nei vari Stati della Convenzione di Istanbul (“Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica”) – contiene certamente vari aspetti positivi, mentre appare debole sulle indicazioni per la raccolta dei dati disaggregati sulla disabilità delle vittime e lacunoso sugli aspetti legati alla vittimizzazione secondaria

La ratifica di trattato internazionale coinvolge gli Stati sottoscrittori nel monitoraggio dell’attuazione del trattato stesso. Così è anche per la Convenzione di Istanbul (Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica), approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011 e ratificata dall’Italia con la Legge 77/13. Nello specifico uno dei soggetti preposti ad espletare questa funzione è il Gruppo indipendente di esperti/e sulla materia considerata, in sigla GREVIO.
Ottemperando ai propri compiti di monitoraggio, nel gennaio 2020 il GREVIO aveva pubblicato il suo primo Rapporto di valutazione – più correttamente denominato Rapporto di valutazione di base – sulle misure legislative e di altro tipo poste in essere dall’Italia in attuazione della Convenzione. Pochi giorni fa, quindi, e precisamente il 2 dicembre scorso, il GREVIO stesso ha pubblicato un ulteriore Rapporto di valutazione sul nostro Paese, che viene presentato come Primo Rapporto di valutazione tematica sull’Italia, pur essendo il secondo, poiché la valutazione di base è considerata propedeutica alla stesura dei rapporti successivi.
Questo nuovo documento è focalizzato sul tema Costruire fiducia offrendo supporto, protezione e giustizia (è disponibile in lingua originale, inglese, a questo link, mentre a quest’altro link è disponibile la versione in lingua italiana prodotta con un traduttore automatico e non verificata).

Poiché la Convenzione di Istanbul si basa sul principio di non discriminazione (articolo 4), e poiché tutte le evidenze scientifiche mostrano che le donne con disabilità sono esposte a violenza più delle altre donne, già nel 2020 avevamo ritenuto importante verificare se e come gli aspetti legati alla disabilità fossero stati trattati nei rapporti del GREVIO. Un approfondimento in tal senso mise in luce che effettivamente il GREVIO aveva preso molto sul serio le specifiche esigenze delle donne con disabilità vittime di violenza, e aveva proposto adeguate raccomandazioni per fare in modo che anch’esse fruissero delle misure previste dalla Convenzione su base di uguaglianza con le altre donne (l’approfondimento è disponibile a questo link).
Ritenendo dunque che una lettura di questo tipo sia importante, abbiamo effettuato la stessa verifica anche nel nuovo Rapporto di valutazione. Riportiamo in un’apposita “Scheda analitica” i passaggi rilevati nel testo in esame (essa è pubblicata al seguente link), mentre utilizziamo il presente spazio per proporre una sintesi dei contenuti più significativi, integrando la stessa con qualche annotazione critica.

Anche nel nuovo Rapporto del GREVIO sull’Italia vi sono molteplici riferimenti alla disabilità e raccomandazioni volte a introdurre misure per le donne con disabilità vittime di violenza. Molto eloquente è il seguente passaggio: «Le politiche devono garantire una cooperazione efficace e porre al centro i diritti delle vittime. Ciò significa anche considerare e affrontare le circostanze e gli ostacoli specifici che devono affrontare le donne esposte o a rischio di subire forme di discriminazione multipla, in linea con l’articolo 4, paragrafo 3, della Convenzione. Garantire l’erogazione dei servizi, una protezione efficace e la giustizia con una comprensione globale delle forme di discriminazione intersezionale è un elemento fondamentale per costruire la fiducia tra tutte le donne e le ragazze» (punto 14).
Un aspetto che ricorre in più punti del nuovo Rapporto sono alcune forme specifiche di coercizione riproduttiva: il matrimonio forzato, l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata. Sebbene queste violenze non riguardino in modo esclusivo le donne con disabilità, ci sono evidenze che l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata siano forme di violenza a cui queste ultime sono particolarmente esposte. Se ne parla nei punti 28, 35, 37, 39, 45, 46, 56 e 92, a dimostrazione di quanto il tema sia considerato rilevante da questo organismo di controllo.

Il tema della mancanza di dati sulla violenza contro donne, disaggregati per la disabilità della vittima, è una costante della letteratura scientifica che tratta il tema della violenza sulle donne con disabilità. Infatti nel Rapporto di valutazione di base sull’Italia del 2020 il GREVIO aveva incoraggiato vivamente le autorità del nostro Paese a rafforzare, tra le altre cose, le misure volte «a sostenere la ricerca e aggiungere indicatori specifici nella raccolta dei dati relativi alla violenza contro le donne che si riferiscano a donne e ragazze che sono o potrebbero essere esposte alla discriminazione intersezionale» (punto 27). Tuttavia la formulazione adottata per affrontare questo aspetto nel Rapporto in esame non cita espressamente la variabile della disabilità.
Nel punto 39 è scritto in due passaggi che i dati vanno «disaggregati come minimo per sesso, età, tipo di violenza, rapporto tra l’autore e la vittima, posizione geografica e altri fattori ritenuti rilevanti». In merito a tale questione ci permettiamo di osservare che l’associazionismo delle persone con disabilità ha segnalato questa grave criticità innumerevoli volte alle autorità italiane, senza tuttavia ottenere un chiaro impegno in tal senso. Impegno che non è stato esplicitato in modo vincolante nemmeno nel recente Piano Strategico Nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 2025-2027 (se ne legga a questo link). Dunque temiamo che questa scelta del GREVIO di includere la variabile della disabilità nella categoria residuale degli «altri fattori ritenuti rilevanti», non sia esattamente la scelta più felice che si potesse fare.

Un altro aspetto importante evidenziato dal GREVIO è la mancanza di sensibilizzazione sulla crescente esposizione delle vittime di discriminazione intersezionale alla violenza contro le donne, comprese le donne con disabilità e l’insufficiente disponibilità di informazioni in formati accessibili (come il Braille, la Lingua dei Segni o le audiodescrizioni), donde l’invito alle autorità italiane a sensibilizzare di più su questi temi e a rivolgersi a questi gruppi di donne rendendo disponibili le informazioni in formati accessibili e in luoghi idonei.
Risulta invece problematica l’indicazione contenuta al punto 78, secondo la quale se la disabilità della donna è tale per cui la stessa non è in grado di proteggersi da sola a causa di disabilità, è ammesso che si possa procedere alla denuncia senza il suo consenso. Riguardo a questo aspetto ci sembra che questa disposizione confligga con la capacità legale universale introdotta dall’articolo 12 (Uguale riconoscimento dinanzi alla legge) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/09).
Molto apprezzabili sono invece gli incoraggiamenti alle autorità italiane a «garantire che i servizi di supporto sanitario generale rispondano alle esigenze specifiche di donne con disabilità vittime» (punto 88), e anche ad aumentare il numero e la capacità delle Case rifugio specializzate «garantendo al contempo un alloggio a tutte le donne, indipendentemente dal loro status, in particolare alle donne migranti e richiedenti asilo, nonché alle donne con disabilità, alle donne con problemi di dipendenza e alle donne che si prostituiscono» (punto 97), ciò in risposta ai criteri di esclusione delle ospiti adottati dal 94% delle Case rifugio italiane (se ne legga a questo link).

Da ultimo, ben sapendo che le donne con disabilità sono esposte a vittimizzazione secondaria più delle altre donne, consideriamo molto negativamente la mancanza riferimenti alla disabilità nella parte del Rapporto di valutazione dedicata alle decisioni in materia di custodia e affidamento dei figli e figlie, nonché di diritto di visita in relazione alle famiglie con una storia di abusi e violenze, e anche nella parte dedicata valutazione e gestione del rischio di subire violenza e di recidiva.

In conclusione si può dire che nel nuovo Rapporto di valutazione tematica del GREVIO sull’Italia vi siano certamente aspetti positivi, come il richiamo ad una comprensione globale delle forme di discriminazione intersezionale, la fortissima attenzione a forme di violenza spesso molto trascurate, come l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata, l’invito a sensibilizzare di più sulla crescente esposizione delle vittime di discriminazione intersezionale alla violenza e a rendere le informazioni disponibili in formati accessibili e in luoghi idonei, nonché i richiami sull’accessibilità dei servizi di supporto sanitario generale e quelli per contrastare i criteri di esclusione delle ospiti adottati dalle Case rifugio italiane. E tuttavia, esso appare invece debole nelle indicazioni per la raccolta dei dati disaggregati per la disabilità della vittima e lacunoso sugli aspetti legati alla vittimizzazione secondaria.

*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) nel cui sito il presente approfondimento è già apparso e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Per approfondire ulteriormente i temi trattati nel presente teso, suggeriamo anche di consultare, nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), le sezioni dedicate ai temi La violenza nei confronti delle donne con disabilità e Donne con disabilità.

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