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“ColorArti”: le opere dei giovani di Casa “Sebastiano” incontrano il territorio

6 Ottobre 2026 - 12:34pm

Colori, materiali e gesti pittorici possono offrire modi diversi di esprimere pensieri, emozioni e visioni del mondo: è da questa possibilità che nasce “ColorArti”, mostra che sarà visitabile presso il Municipio di Denno (Trento), fino al 23 ottobre. Curata dall’artista Claudia Salvadori, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la Fondazione Trentina per l’Autismo, l’esposizione raccoglie le opere di giovani con autismo ospiti di Casa “Sebastiano”, il centro sociosanitario e riabilitativo della Fondazione stessa Un’immagine della mostra di Denno (Trento)

Colori, materiali e gesti pittorici possono offrire modi diversi di esprimere pensieri, emozioni e visioni del mondo: è da questa possibilità che nasce ColorArti, mostra inaugurata il 25 settembre scorso presso il Municipio di Denno, in provincia di Trento, dove resterà allestita fino al 23 ottobre.
Curata dall’artista Claudia Salvadori, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la Fondazione Trentina per l’Autismo, l’esposizione raccoglie le opere di giovani con autismo ospiti di Casa “Sebastiano”, centro sociosanitario e riabilitativo situato a Coredo, in Val di Non.
I lavori provengono appunto dal laboratorio artistico del centro, dove emozioni e pensieri prendono forma attraverso colori e materiali. I giovani vengono accompagnati nella scelta di modelli e strumenti in base alle proprie capacità manuali e percettive, con l’obiettivo di favorire un percorso espressivo personale. Le opere restituiscono così interpretazioni differenti della quotidianità, nelle quali trovano spazio la fantasia e il modo di percepire la realtà di ciascun autore.

Inserito nel percorso riabilitativo di Casa “Sebastiano”, il laboratorio offre anche un’occasione per esplorare possibilità di comunicazione attraverso il gesto grafico e pittorico. L’esposizione porta ora una parte di questa produzione fuori dall’atelier, permettendo ai lavori di incontrare un pubblico più ampio e ai loro autori di essere presenti nella vita culturale del territorio.
«Nelle opere dei ragazzi e ragazze di Casa “Sebastiano” non ho cercato regole o perfezione, ma l’autenticità di un gesto capace di raccontare qualcosa di sé», spiega Salvadori. Per la curatrice, il colore può diventare voce, emozione e possibilità di incontro. Alle creazioni dei giovani ha scelto di affiancare una propria opera, La Fenice, richiamandone il significato di rinascita, coraggio ed energia e proponendo un dialogo tra esperienze artistiche diverse.

Giovanni Coletti, presidente della Fondazione Trentina per l’Autismo, sottolinea la ricchezza e l’originalità della produzione nata nell’atelier, del quale la mostra presenta soltanto una selezione. Portare questi lavori fuori da Casa “Sebastiano” significa, nelle sue parole, «aprire un’opportunità di dialogo con il territorio e contribuire a costruire una comunità più coesa, nelle quali anche i giovani ancora troppo spesso esclusi possano sentirsi partecipi attivi». Un invito, questo, che l’Amministrazione Comunale di Denno rivolge anche ai visitatori: avvicinarsi alle opere con attenzione, senza pregiudizi né aspettative, per scoprire modi differenti di percepire, interpretare e raccontare la realtà. La mostra diventa così un’occasione di conoscenza reciproca: chi espone condivide qualcosa di sé e del proprio mondo interiore, mentre chi visita può conoscere un po’ più da vicino la sensibilità artistica di queste ragazze e di questi ragazzi.
La scelta di ospitare ColorArti in Municipio dà altresì una dimensione concreta a questo incontro, collocandolo in uno spazio della comunità. Al centro restano le singole opere e le persone che le hanno realizzate, ciascuna con il proprio modo di esprimersi. È anche attraverso questa pluralità di sguardi che il progetto invita il territorio a conoscere più da vicino l’esperienza del laboratorio e dei suoi protagonisti. (F.V.)

ColorArti è allestita nel Municipio di Denno, in Via G. Ossanna, 1, fino al 23 ottobre prossimo. Per ogni ulteriore informazione: info@fondazionetrentinaautismo.it.

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La Giornata Mondiale della Paralisi Cerebrale Infantile: il mio “secondo compleanno”

6 Ottobre 2026 - 12:00pm

«Vivo la Giornata Mondiale della Paralisi Cerebrale Infantile del 6 ottobre – scrive la giornalista Anna Maria Gioria – come una sorta di “secondo compleanno”, in quanto questa patologia è quel “fardello” che ha caratterizzato tutta la mia esistenza. E sono entusiasta delle possibilità terapeutiche cui le bambine e i bambini di oggi con paralisi cerebrale infantile possono sottoporsi». Per l’occasione, riferiamo nel box in calce anche della nuova campagna internazionale di sensibilizzazione lanciata dalla Fondazione FightTheStroke Un’immagine del video su cui è centrata la nuova campagna internazionale “A Truly Cerebral Campaign”, lanciata dalla Fondazione FightTheStroke, con DUDE Milano

Il 6 ottobre di ogni anno, in cui si celebra la Giornata Mondiale della Paralisi Cerebrale Infantile (World Cerebral Palsy Day), lo vivo come una sorta di “secondo compleanno”, in quanto questa patologia è quel “fardello” che mi accompagna dalla nascita e ha caratterizzato tutta la mia esistenza.
Mediamente, è colpito un bambino su 500 nati; in Italia attualmente sono 50.000.
La paralisi cerebrale infantile è un disturbo neurologico permanente, causato da un danno al sistema nervoso centrale; non progredisce in quanto la lesione si cicatrizza, e pertanto, non è soggetta a deterioramento. In particolare, vengono compromessi la postura e il movimento; i bambini con questa disabilità sono, per lo più, facilmente riconoscibili: la maggior parte è in sedia a rotelle; hanno un aumento involontario e anomalo del tono muscolare a riposo (ipertonia); presentano movimenti atipici, come quelli delle braccia che si muovono verso i lati, le ginocchia che si incrociano o si toccano, le gambe che si mettono “a forbice” durante i movimenti.

Tra le cause del danno al sistema nervoso centrale, quella più frequente è il parto prematuro per lo più prima della 31a settimana di gravidanza e quando i neonati hanno un peso inferiore ai 1.500 grammi; altri motivi possono essere una lesione dell’encefalo (cervello, cervelletto e tronco encefalico) del bambino durante la gestazione, o una diminuzione parziale o totale del flusso dell’ossigeno del nascituro durante il travaglio o il parto, spesso per errore o negligenza da parte dell’équipe medica, come, tra parentesi, è successo alla sottoscritta.
Sussistono varie tipologie di paralisi cerebrale infantile: spastica, quando si verifica un incremento del tono muscolare; discinetica, che colpisce maggiormente il tronco rispetto agli arti; atassica, che coinvolge la coordinazione, l’equilibrio e la postura; ipotonica, che non presenta spasticità ed è determinata da una riduzione del tono muscolare; mista, con caratteristiche sia spastiche che non.

La paralisi cerebrale infantile, in genere, non colpisce solo l’aspetto motorio del bambino, ma può compromettere altre abilità, come il linguaggio, la capacità di attenzione/concentrazione e il lato cognitivo. Per questo l’approccio terapeutico da adottare è di tipo multidisciplinare e personalizzato, finalizzato non solo al recupero fisico, ma anche all’autonomia e alla migliore qualità della vita del bambino stesso.
Oggi giorno ci sono varie tipologie di metodi riabilitativi, oltre alla classica fisioterapia, che vengono utilizzati simultaneamente nei casi di paralisi cerebrale infantile, come l’allungamento dei tendini, le procedure ortopediche, la terapia occupazionale, le stimolazioni a livello tattile, propriocettivo e visivo.

Sono entusiasta di tutte queste possibilità terapeutiche cui le bambine e i bambini di oggi con paralisi cerebrale infantile possono sottoporsi; sicuramente non esistevano ai miei tempi, sto parlando di oltre cinquant’anni fa. Per la gravità della mia condizione, quando avevo solo sei mesi, i migliori luminari della pediatria di allora mi prognosticarono una vita in carrozzina, senza alcuna possibilità di movimento e di linguaggio. A distanza di quasi sessant’anni, posso affermare che le infauste sentenze si sono dimostrate completamente errate. Ho infatti raggiunto un’autonomia tale che mi ha permesso di conseguire due lauree, essere in grado di vivere da sola, diventare giornalista al «Corriere della Sera» e condurre una vita ricca di interessi.
Come dico sempre, ciò che ho raggiunto non è stato sicuramente frutto di un miracolo, ma di una vita spesa nella riabilitazione e nell’acquisizione delle attività quotidiane. Un percorso lentissimo, e altrettanto faticoso, per lo più fatto all’estero, poiché, in Italia, allora, non c’era quasi niente a livello riabilitativo per la paralisi cerebrale infantile. Un percorso durato quasi trent’anni. Se sono contenta dei risultati che ho ottenuto? Sicuramente sì, ma, sono anche consapevole che se fossi stata piccola adesso, con le possibilità riabilitative attuali, avrei raggiunto risultati maggiori con minori sforzi e senza dover peregrinare all’estero. Sono pertanto felice per le grandi opportunità che le bimbe e i bimbi con paralisi celebrale infantile hanno oggi.
In questa particolare giornata, faccio a loro l’augurio, che nasce dalla mia esperienza personale, di mettercela tutta e non mollare mai, anche nei momenti più difficili, quando sembra di non vedere la “luce in fondo al tunnel”; ed esorto anche i genitori a essere “figure-guida”, che sappiano condurre i propri figli nel modo adeguato, spronandoli e non commiserandoli, in questo percorso tutt’altro che facile.

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “La giornata mondiale della paralisi cerebrale infantile: la mia sfida faticosa e i nuovi percorsi terapeutici” e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.

La nuova campagna della Fondazione Fightthestroke
Dopo il successo internazionale di More Than Palsy, campagna di FightTheStroke che lo scorso anno ha raggiunto milioni di persone e ottenuto riconoscimenti nel mondo della creatività e dell’impatto sociale (se ne legga anche sulle nostre pagine), in occasione della Giornata Mondiale di quest’anno la Fondazione stessa torna a sfidare gli stereotipi sulla paralisi cerebrale con la nuova campagna denominata A Truly Cerebral Campaign, realizzata con DUDE Milano e una rete internazionale di organizzazioni partner in Europa, Stati Uniti e Australia, a partire dalla domanda: «Come si può rappresentare una condizione che non appare mai nello stesso modo?».

«In un momento in cui il dibattito pubblico torna a interrogarsi sull’isolamento, sulla pressione e sulla mancanza di supporto che alcune persone con disabilità e le loro famiglie possono sperimentare – sottolineano da FightTheStroke – questa nostra nuova campagna sceglie di partire da una prospettiva diversa: le persone con disabilità non possono essere ridotte alla loro diagnosi, ai loro bisogni assistenziali o alle difficoltà che affrontano. Perché fare sensibilizzazione significa anche rendere visibili le persone nella pienezza di ciò che sono» (a questo link è disponibile il video su cui è centrata la nuova campagna. Per approfondire ulteriormente, fare riferimento a questo link o scrivere a: info@fightthestroke.org, alessio@montanaripr.com).

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Arriva a Roma il “TourAutism 2026”

5 Ottobre 2026 - 6:22pm

Un camper che attraversa l’Italia, allo scopo di dimostrare che per le persone con autismo una vita indipendente è possibile: è “TourAutism 2026”, progetto che intende trasformare il viaggio e la quotidianità in una palestra di autonomia, socializzazione e inclusione, nato dall’esperienza della Terapia Multisistemica in Acqua–Metodo Caputo-Ippolito. Domani, 6 ottobre, “TourAutism” farà tappa a Roma con una giornata dedicata tutta all’autonomia

Un camper che attraversa l’Italia con l’obiettivo di dimostrare che per le persone con autismo una vita indipendente è possibile: è TourAutism 2026, progetto che intende trasformare il viaggio e la quotidianità in una palestra di autonomia, socializzazione e inclusione, nato dall’esperienza della Terapia Multisistemica in Acqua–Metodo Caputo-Ippolito.
Domani, 6 ottobre, TourAutism farà tappa a Roma con una giornata dedicata tutta all’autonomia, a partire dalla mattinata (ore 10), all’Impianto Sportivo Fulvio Bernardini UISP (Via dell’Acqua Marcia, 51), per attività sportive e di gruppo insieme ai giovani di Global Care Roma. Nel pomeriggio, invece (Centro TMA 8.0, Via di Pietralata, 202, ore 14), ci sarà l’incontro tra i giovani in viaggio e i giovani che ogni giorno costruiscono il proprio percorso di vita indipendente attraverso i percorsi TMA.
«Un’occasione – dicono i promotori – per fare incontrare storie diverse, condividere competenze e dimostrare che l’inclusione vera non è assistere, ma dare gli strumenti per fare da soli». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: tmaroma@gmail.com.

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Sindrome di Prader-Willi: lo stato dell’arte

5 Ottobre 2026 - 6:02pm

Un incontro voluto per approfondire le nuove prospettive di cura, ricerca e autonomia delle persone con sindrome di Prader-Willi – malattia genetica rara caratterizzata da un quadro clinico notevolmente complesso – e presentare la campagna di sensibilizzazione dedicata: sarà questo, domani, 6 ottobre, a Milano, l’incontro denominato “SENTENCED – Cura, ricerca e inclusione della sindrome di Prader-Willi”, promosso dall’Associazione Prader-Willi Lombardia

Un incontro voluto per approfondire le nuove prospettive di cura, ricerca e autonomia delle persone con sindrome di Prader-Willi – malattia genetica rara caratterizzata da un quadro clinico notevolmente complesso – e presentare la campagna di sensibilizzazione dedicata: sarà questo, nella mattinata di domani, 6 ottobre, a Milano (Spazio Circolo della Stampa, Viale Monte Santo, 7, ore 10), l’incontro denominato SENTENCED – Cura, ricerca e inclusione della sindrome di Prader-Willi, promosso dall’Associazione Prader-Willi Lombardia.
Vi interverranno Livio Luzzi, direttore del Dipartimento di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie Metaboliche all’Ospedale San Giuseppe, IRCCS MultiMedica e docente ordinario di Endocrinologia, all’Università degli Studi di Milano; Graziano Grugni, specialista in Endocrinologia nell’Istituto Auxologico Italiano; Alberto Vezzoli e Fiorella Iorio, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione Prader-Willi Lombardia; Ilaria Doldi, assistente sociale del Comune di Milano; Roberto Ferrario, direttore creativo di Mynd. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: pwlombardia@gmail.com.

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Conoscere i propri diritti e le opportunità esistenti è il primo, fondamentale passo per farli rispettare

5 Ottobre 2026 - 5:36pm

«Il sistema di welfare sociale italiano sulla disabilità oscilla spesso tra la “giungla” della burocrazia e della complessità normativa e il “deserto” della scarsità di risorse disponibili, cosicché le famiglie si trovano troppo spesso a doversi orientare tra le prestazioni e i servizi esistenti»: lo dicono dalla Federazione FISH, presentando il percorso formativo “Tra giungla e deserto: informati sui diritti e sulle opportunità”, rivolto ai familiari di giovani e adulti con disabilità, che si articolerà su alcuni incontri online e su una serie workshop territoriali

«Il sistema di welfare sociale italiano sulla disabilità oscilla spesso tra la “giungla” della burocrazia e della complessità normativa e il “deserto” della scarsità di risorse disponibili. In questo scenario, le famiglie si trovano troppo spesso a dover farsi carico non solo dell’assistenza quotidiana, ma anche della ricerca e dell’orientamento tra le prestazioni e i servizi esistenti»: viene presentato così, dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), il percorso formativo denominato Tra giungla e deserto: informati sui diritti e sulle opportunità – ove l’accento della parola “informati” può battere sia sulla o che sulla – iniziativa promossa dalla Federazione in collaborazione con il proprio partenariato, che si rivolge ai familiari di giovani e adulti con disabilità con l’obiettivo di accrescere le conoscenze e la consapevolezza dei loro diritti.

Il percorso si articolerà sia su alcuni incontri online che su una serie di workshop territoriali. Vediamo in quale modo.
I webinar saranno quattro, tutti di mercoledì pomeriggio (ore 17-19), per approfondire normative e novità legislative, a partire dal 21 ottobre (Diritti… esigibili ?! – La mappa delle norme in favore delle persone con disabilità e qualche indicazione su come farle rispettare), con Vincenzo Falabella (FISH) e Giorgina Nardi (FISH), e la moderazione di Rachele Anziutti (FISH).
Si proseguirà il 28 ottobre (Dal progetto alla vita – Cosa cambia (e cosa non cambia) con il Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato previsto dal Decreto Legislativo 62/2024), con Nunzia Coppedé (FISH Calabria) e Andrea Tonucci (AVI Umbria) e la moderazione di Maria Luisa Meacci (FISH Umbria).
Quindi il 4 novembre (Vittime di un sistema per nulla naturale), con Giovanni Merlo (LEDHA) e la moderazione di Andrea Tonucci.
Infine, l’11 novembre (Si fa presto a dire caregiver! – Il sottile confine fra affetto, attenzione, cura e lavoro (non pagato) insostenibile), con Maria Luisa Meacci e Francesca Fusina (ANFFAS Legnano – LEDHA) e la moderazione di Giovanni Merlo.

Per quanto riguarda invece i workshop territoriali, essi si svolgeranno in modalità mista (in presenza con possibilità di collegamento da remoto) per un massimo di 15 partecipanti per gruppo, guidati da coordinatori esperti.
Ogni laboratorio sarà articolato in tre fasi: la condivisione iniziale delle problematiche vissute dai caregiver, un focus group per analizzare e dare valore alle priorità, e infine l’elaborazione di proposte concrete per migliorare la situazione esistente.
Queste le Regioni coinvolte: Calabria (16, 20 e 23 novembre, ore 15-17), presso FISH Calabria (Via dei Bizantini, 95, Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro); Lombardia (20, 27 novembre e 18 dicembre, ore 16-18), presso la LEDHA (Via Livigno, 2, Milano); Puglia (9, 13 e 18 novembre), presso Gli Amici di San Pio (Via Santa Croce, San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia); Veneto (16, 23 novembre e 15 dicembre, ore 16-18), presso UILDM Nazionale (Via Vergerio, 19, Padova); Umbria (20, 27 novembre e 18 dicembre, ore 15-17), presso AVI Umbria (Via Papa Benedetto III, 48, Terni).

«Troppo spesso – commenta Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH -. i familiari delle persone con disabilità sono lasciati soli ad affrontare un groviglio burocratico sfibrante o un vuoto di risposte da parte delle istituzioni. Con questo percorso formativo vogliamo offrire uno strumento concreto di consapevolezza e orientamento. Conoscere i propri diritti e le opportunità esistenti è infatti il primo, fondamentale passo per farli rispettare e per costruire insieme un sistema di tutela effettivo, inclusivo e davvero su misura per la persona e la sua famiglia». (S.B.)

Per iscriversi ai webinar, cliccare a questo link; per iscriversi ai workshop territoriali, cliccare a quest’altro link. Per ogni altra informazione: ufficiostampa@fishets.it.

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Gli importanti risultati in àmbito scolastico ottenuti dall’AICE Valle d’Aosta

5 Ottobre 2026 - 4:55pm

Il supporto alla famiglia di una minore con epilessia che ha portato a sbloccare la situazione in àmbito di trasporto scolastico, con conseguente premio da parte dell’AICE Nazionale, nonché l’ideazione e la redazione di due opuscoli informativi rivolti alle scuole primarie e secondarie della Regione: sono gli importanti risultati ottenuti recentemente nei confronti delle scuole da parte dell’AICE Valle d’Aosta (Associazione Italiana Contro l’Epilessia) La consegna del premio dell’AICE “6con noi”. Da sinistra l’assessore regionale ai Trasporti Luigi Bertschy; l’assessora al Turismo di Doues Corinne Cuaz; il vicesindaco di Doues Daniel Diemoz; il Sindaco di Doues Giorgio Abram; il presidente della Regione Renzo Testolin; i genitori della minore di Doues; la coordinatrice dell’Istituzione Scolastica Grand Combin Simona d’Agostino; il presidente dell’AICE Valle d’Aosta Manuele Amateis

Nello scorso mese di marzo, i familiari di una minore con epilessia di Doues (Aosta) si erano rivolti all’AICE Valle d’Aosta (Associazione Italiana Contro l’Epilessia), per chiedere sostegno nell’arrivare ad ottenere un accompagnatore sul trasporto scolastico disabili (VAST), servizio che ne era sprovvisto. Per supplire a tale mancanza e consentire la frequenza scolastica, i familiare avevano sino a quel momento dovuto sempre accompagnare personalmente la minore sul mezzo, con enorme e negativo impatto di vita, ma avevano poi inviato a numerosi destinatari una lettera formale, prodotta congiuntamente con la stessa AICE Valle d’Aosta, per chiedere una soluzione normativa e strutturale alle autorità competenti.
Recentemente è arrivata la svolta positiva, con gli Uffici del Comune di Doues che hanno definito la modalità operativa per la presa in carico dell’alunna, confermando, in particolare, che l’operatore di assistenza ad personam avrebbe potuto iniziare e concludere la propria giornata lavorativa affiancando la minore direttamente a bordo del mezzo VAST nel tragitto casa-scuola e scuola-casa. I dettagli operativi sono stati quindi definiti anche con l’Istituzione Scolastica Grand Combin e con tutti i soggetti coinvolti, per vedere il modello pienamente operativo sin dal presente anno scolastico.
A tale risultato, il presidente nazionale dell’AICE Giovanni Battista Pesce ha ritenuto di attribuire uno dei due premi annuali 6con noi, rivolti ad azioni inclusive altamente meritevoli, un risultato ottenuto grazie all’iniziale intervento dell’AICE Valle d’Aosta al successivo impegno del Comune di Doues e di altri attori, in primis l’istituzione scolastica Grand Combin.
Qualche settimana fa, dunque, presso la sala della Giunta nel Palazzo Regionale di Aosta, la famiglia di Doues e l’Amministrazione Comunale di tale località hanno ricevuto due targhe realizzate dalla sede nazionale AICE e un assegno di 1.000 euro ciascuno, erogato anch’esso dalla sede nazionale dell’AICE, premio che il Comune potrà usare a sostegno di azioni anche per quanti altri necessitino di pari necessità.

L’opuscolo informativo sull’epilessia rivolto ai più piccoli delle scuole

Per dare inoltre un segnale forte e ben visibile, l’AICE Valle d’Aosta ha fatto consegnare simbolicamente il premio alla famiglia e al Comune – per il quale erano presenti il sindaco Giorgio Abram, il vicesindaco Daniel Diemoz e l’assessora al Turismo Corinne Cuaz, arrivati alla cerimonia insieme alla coordinatrice scolastica Simona d’Agostino, da parte del presidente della Regione Renzo Testolin e dell’assessore regionale ai Trasporti Luigi Bertschy.
«Il fatto che a livello nazionale il caso di Doues sia stato ritenuto meritevole dell’assegnazione del Premio – sottolinea Manuele Amateis, presidente dell’AICE Valle d’Aosta – evidenzia quanto vi sia ancora bisogno di aprire porte e canali per quanti (anche per altre patologie) vivono quotidianamente difficoltà che invece il sistema pubblico dovrebbe alleviare e prevenire, come è nei suoi compiti. Da parte nostra ringraziamo, per tutto quanto messo in essere, il Comune di Doues, l’Istituzione Scolastica, l’Unité di riferimento, le strutture regionali e quindi il Presidente della Regione e l’Assessore ai Trasporti che hanno personalmente consegnato il premio e speso apprezzabili parole che guardano anche al futuro dell’appalto regionale».
«Il caso singolo che è stato risolto – conclude – deve diventare un volano che porti, in modo strutturale, a dare soluzione preventiva, in tutto il territorio della Valle d’Aosta, a pari necessità di accompagnamento nel servizio VAST per quanti con disabilità nelle varie patologie e casistiche».

L’opuscolo informativo sull’epilessia rivolto ai più piccoli delle scuole

Sempre il mondo della scuola ha visto l’AICE Valle d’Aosta al centro di un’ulteriore iniziativa: è stata infatti l’Associazione a ideare e a redigere due opuscoli informativi in tema di epilessia, validati all’interno del Tavolo di Lavoro Regionale sull’Epilessia, istituito con la Delibera di Giunta Regionale 861/25, opuscoli che sono stati inviati a tutte le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della Regione, insieme a una Circolare della Sovrintendenza agli Studi.
«Il materiale – spiegano dall’AICE Valle d’Aosta – è in corso di caricamento da parte delle Istituzioni Scolastiche sui registri elettronici. La volontà, infatti, è quella di arrivare alle persone con azioni di informazione, perché dall’informazione nasce la conoscenza e dalla conoscenza nasce l’inclusione, scardinante rispetto allo stigma e alle discriminazioni che a volta ancora permangono».
La fascia di lettura, dunque, è stata lasciata all’esperienza e alla sensibilità delle singole Istituzioni Scolastiche, così come l’Associazione ha suggerito sia di effettuare letture condivise in classe dell’opuscolo per i più piccoli, sia di accompagnare alla lettura gli alunni e le alunne più grandi tramite la sensibilità del corpo docente.
La prima parte di entrambi gli opuscoli è rivolta principalmente al corpo docente e alle famiglie e i lettori vi potranno trovare le stesse prime informazioni in tema di epilessia, oggetto della brochure di prima informazione creata all’interno del Tavolo di Lavoro e quindi stampata in 5.000 copie consegnate alla AUSL per la diffusione capillare.
La seconda parte, invece, è quella delle storie per alunne e alunni, con il volumetto rivolto ai più piccoli che contiene la storia illustrata intitolata Epilessia: come una nuvoletta viola e che all’interno recita: «Cari bambini, in queste pagine troverete una storia che ha scritto per i suoi figli la loro mamma, Ilaria, e ora possiamo leggerla tutti insieme! Cari bambini, voi siete la scuola e la scuola è il miglior ricettore possibile per queste parole». Il volumetto per i più grandi, invece, si intitola Epilessia: diamoci una scossa! e la prima della tre storie – scritte da persone direttamente interessate dalla patologia – reca una sezione che spiega ai lettori «perché leggere queste storie e come approcciare la lettura».
I due opuscoli fatti avere alle scuole della Regione, infine, forniranno anche una prima base di informazione utile alle classi per poter prendere parte al Premio regionale Percorso epilessia che sarà lanciato e reso noto alle scuole in questo mese di ottobre, iniziativa volta alla creazione di lavori e opere da parte delle classi con il fine di sensibilizzare, far conoscere e abbattere lo stigma. I premi, consistenti in svariati benefit per gli studenti delle classi vincitrici, verranno consegnati il 7 aprile del prossimo anno, presso il Salone Ducale del Comune di Aosta.
«Voi potete rappresentare punti forti nel sostenere i destinatari degli opuscoli – è il messaggio del Presidente dell’AICE Valle d’Aosta – e la loro piena e corretta informazione. Voi siete l’occasione migliore per seminare i giusti messaggi e vogliamo essere certi della Vostra sensibilità e della Vostra attenzione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: aicevda@libero.it.

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Disabilità visiva: niente “superpoteri”, ma un altro modo di conoscere il mondo

5 Ottobre 2026 - 2:07pm

«Un mito da sfatare sulla cecità e in generale sulla grave disabilità visiva – scrive Laura Tessari, pedagogista, educatrice dell’orientamento, della mobilità e dell’autonomia personale in tale àmbito – è quello che proprio le persone con deficit visivo mi hanno insegnato a vedere, ossia che esse crescono, fanno esperienza, provano, sbagliano, si adattano e costruiscono le proprie strategie per conoscere il mondo. E c’è un ambiente che può facilitare o rendere più difficile questo processo»

«Ma quindi… ha gli altri sensi più sviluppati?»: è una delle domande che mi càpita di sentire quando racconto, quasi sottovoce, che lavoro con bambini e adulti ciechi o con grave deficit visivo.
È una domanda che mi fa sorridere, non perché la consideri banale, ma perché racconta bene quanto siano presenti, nella nostra immaginazione, alcune idee comuni sulla cecità. Quando non conosciamo una realtà, infatti, proviamo spontaneamente a rappresentarla partendo da ciò che sappiamo o da ciò che abbiamo sentito dire. E così, pensando a una persona che non vede, ci chiediamo come possa attraversare una strada, prendere un autobus senza leggere il numero, camminare da sola in una strada trafficata o semplicemente capire da dove proviene una voce, quando ci sono più persone che parlano insieme.
E spesso troviamo una risposta che sembra avere perfettamente senso: «Se non vede, avrà sicuramente un udito più sviluppato». Oppure: «Avrà un tatto più evoluto». Come se il corpo avesse trovato una sorta di equilibrio. Come se, togliendo la vista, avesse deciso di potenziare tutto il resto.
È un’idea affascinante. Quasi una piccola magia. Ma non è proprio così!

Una persona che nasce con una cecità congenita, così come chi perde gradualmente la vista, non ha automaticamente gli altri sensi più sviluppati. Non esiste una compensazione così semplice e immediata.
Le neuroscienze ci spiegano che la perdita della vista può essere associata a cambiamenti nell’elaborazione delle informazioni uditive e tattili e a fenomeni di plasticità cerebrale. In alcune condizioni e per determinati compiti, le persone cieche possono sviluppare prestazioni percettive particolarmente efficaci. Ma questi cambiamenti non equivalgono a un potenziamento generale e automatico degli altri sensi: gli effetti dipendono dal tipo di perdita visiva, dall’esperienza personale, dal compito e dalla storia individuale.
Non si tratta quindi di avere dei sensi “superpotenti”, ma di imparare a utilizzare in modo sempre più preciso e consapevole le informazioni disponibili. Il corpo diventa così uno strumento di conoscenza.
La presenza di una parete, per esempio, può essere percepita attraverso i cambiamenti nella sensazione dello spazio pieno, mentre ci si muove nelle sue vicinanze; un’apertura può essere riconosciuta come una diversa percezione del vuoto. Anche l’acustica può offrire informazioni: il modo in cui un suono ritorna può cambiare entrando in una stanza e contribuire a riconoscerne alcune sue caratteristiche.
Questo processo è particolarmente interessante quando la cecità è presente dalla nascita. Un bambino vedente riceve continuamente informazioni visive sull’ambiente: vede il volto della mamma, ne ricerca l’approvazione con lo scambio di sguardi, anticipa la persona che si avvicina, un oggetto che cade, un giocattolo che si allontana, il luogo in cui si trova chi sta parlando. Molte informazioni arrivano contemporaneamente e permettono di controllare ciò che sta per accadere.
Per un bambino cieco, quelle stesse informazioni devono essere costruite attraverso altre strade. Una voce può essere ascoltata, ma per comprenderne la posizione nello spazio, bisogna imparare a orientare l’attenzione uditiva verso di essa. Un rumore improvviso può arrivare e può spaventare o allertare. Un oggetto che si allontana dalle mani può diventare difficile da ritrovare e, almeno inizialmente, può sembrare semplicemente scomparso.
E una mano che si allunga verso qualcosa che non si vede non è necessariamente un gesto spontaneo. Prima bisogna scoprire che quell’oggetto esiste, che può essere raggiunto, che è sicuro. Bisogna fare esperienza del fatto che ciò che non sentiamo più sotto le mani non è necessariamente scomparso. Spesso è necessario che un adulto accompagni questi passaggi anche attraverso la parola, il gesto condiviso, aiutando il bambino a dare significato a ciò che sta vivendo.

Si tratta di apprendimenti che per noi possono sembrare semplici e quasi invisibili, ma che per un bambino rappresentano conquiste importanti. Me ne accorgo soprattutto osservando i bambini molto piccoli che incontro nel mio lavoro. A volte arrivano nella mia stanza accompagnati dai genitori e possono assumere atteggiamenti difficili da interpretare per chi non conosce la disabilità visiva. Le mani possono rimanere all’altezza delle spalle. Il bambino può esitare ad allungarle verso un oggetto sonoro, può non rivolgere il viso verso la voce che gli parla o persino dare le spalle a una persona che cerca di entrare in relazione con lui.
È facile, osservando dall’esterno, attribuire immediatamente un significato a questi comportamenti. «Non vuole giocare». «Non gli interessa». «Non mi sta ascoltando»… Ma proprio qui ho imparato che è necessario fermarsi. Osservare ancora. E, prima di interpretare, provare a comprendere. Perché dietro un comportamento apparentemente semplice possono esserci molte cose che non vediamo.
Un bambino potrebbe non stare rifiutando la propria mamma o il proprio papà, ma per esempio sta dando l’orecchio e non il viso, per ascoltare meglio la loro voce. Potrebbe non essere disinteressato al mondo, ma dando la schiena, potrebbe voler comunicare: «Attento, ho paura». Oppure, potrebbe semplicemente non avere ancora trovato il modo di aprirsi alla realtà e avere bisogno di tempo per sentirsi sicuro.
Per questo, soprattutto all’inizio, non credo sia sufficiente chiedersi che cosa dobbiamo insegnare al bambino. Dobbiamo chiederci che cosa sta cercando di comunicarci attraverso il suo comportamento, la postura del suo corpo, i movimenti delle sue mani. E questo è importante condividerlo con i genitori. Per una mamma o un papà, vedere il proprio bambino voltarsi dall’altra parte può essere doloroso. Può far nascere domande difficili: «Perché non mi cerca?», «Perché non viene verso di me?», «Perché non sembra interessato al gioco che gli propongo?».
Sono domande profondamente umane. Ed è proprio per questo che è importante accompagnare i genitori verso significati diversi.

A volte il nostro compito, prima ancora di proporre un’attività, è costruire una relazione: creare fiducia, rendere l’ambiente prevedibile, dare al bambino il tempo di capire che quella voce è una presenza amica, che le sue mani possono esplorare senza paura e che un oggetto può essere cercato e ritrovato.
Poi, lentamente, qualcosa può cominciare a cambiare. Una mano si allunga. Un oggetto viene cercato. Un suono viene seguito. Una superficie viene esplorata. Un profumo viene riconosciuto. Un sapore viene scoperto. Il bambino comincia a esplorare e ad aprirsi al mondo. E, attraverso queste esperienze, comincia a costruire la propria rappresentazione personale e ad a utilizzare i suoi sensi per conoscere.
Anche il cervello, nel corso dello sviluppo, è capace di adattarsi e di modificare il modo in cui organizza ed elabora le informazioni che riceve. Ma è importante non trasformare anche questo dato scientifico in un nuovo mito. La plasticità, infatti, non significa che tutto sia possibile, né che tutte le persone sviluppino le stesse capacità. Alcune competenze possono essere apprese e affinate attraverso l’esperienza, ma possono richiedere tempo e un investimento significativo. Ed è proprio qui che, nel mio lavoro, incontro due dimensioni che considero fondamentali: la motivazione, ma anche il riconoscimento della fatica.
Dietro una capacità che dall’esterno può sembrare naturale, a volte ci sono moltissime esperienze, tentativi, errori, ripetizioni, fatiche e adattamenti. Orientarsi in un ambiente nuovo. Imparare a utilizzare il bastone. Riconoscere un percorso. Capire da dove arriva un suono. Costruire un riferimento spaziale. Esplorare e utilizzare uno strumento. Imparare a chiedere informazioni: sono competenze che possono diventare familiari, ma non per questo sono scontate. E non tutte le persone arriveranno allo stesso risultato.
L’essere “competente” non è una misura uguale per tutti, né dovrebbe essere considerata come un traguardo unico da raggiungere a ogni costo. Ogni persona, in relazione alle proprie caratteristiche, alla storia, alle opportunità, all’ambiente e al sostegno ricevuto, può costruire il proprio e unico grado di autonomia possibile. Per questo parlerei più di possibilità che di compensazione.
Possibilità che spesso richiede motivazione, partecipazione, spirito di adattamento e la disponibilità a trovare continuamente nuove strategie. Ma richiede anche un ambiente che sappia offrire occasioni, tempo, strumenti adeguati e persone capaci di accompagnare.

Non si tratta, quindi, di sostituire semplicemente la vista con gli altri sensi e forse è proprio questo il mito che vale la pena lasciare andare: l’idea che la cecità trasformi automaticamente gli altri sensi in qualcosa di straordinario. Non ci sono “superpoteri”, c’è una persona che cresce, fa esperienza, prova, sbaglia, si adatta e costruisce le proprie strategie. E c’è un ambiente che può facilitare o rendere più difficile questo processo.
La differenza è che, quando conosciamo poco una realtà, rischiamo di riempire ciò che non sappiamo con idee che ci sembrano plausibili e accettabili da noi. Qualche volta queste immagini possono persino nascere da intenzioni positive, ma restare comunque lontane dalla realtà.
E forse è proprio da qui che può cominciare un incontro davvero libero dagli stereotipi e il primo passo verso una maggiore sensibilità, non è sapere già tutto. È avere il coraggio di farsi una domanda in più, la disponibilità ad ascoltare la risposta e l’umiltà di lasciarci sorprendere.
Perché una persona cieca non è una persona a cui “manca” un senso, né qualcuno che necessariamente ne possiede altri più sviluppati. È una persona che, come ognuno, trova il proprio modo di conoscere, abitare e attraversare il mondo facendo del proprio meglio. E perché allora non lasciare spazio alla curiosità. Alla scoperta. Persino allo stupore.
Perché è proprio questo che ancora oggi càpita a me: mi affascino e mi emoziono quando imparo dalla persona con cui lavoro come lei riesce ad adattarsi e a conoscere il mondo, con una modalità diversa dalla mia, ma che mi fa dire: “si può”.
E allora la sensibilità comincia proprio lì: nel momento in cui rinunciamo all’idea di avere già una risposta e ci permettiamo di incontrare davvero l’altro. Non per capire tutto. Ma per lasciarci sorprendere da tutto ciò che ancora non sappiamo.

*Pedagogista, educatrice dell’orientamento, della mobilità e dell’autonomia personale nell’ambito della disabilità visiva.

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Le idee e le riflessioni sulla disabilità di Claudio Imprudente

5 Ottobre 2026 - 1:38pm

Il 7 ottobre a Bologna, durante la presentazione del libro “Scritti Imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità”, l’autore di esso, il noto scrittore e giornalista con disabilità Claudio Imprudente, presenza fissa anche di Superando, con il suo spazio “Pensieri Imprudenti”, dialogherà tra l’altro con il giornalista Federico Taddia

Nel secondo pomeriggio del 7 ottobre a Bologna (presso The Social Hub, Via Aristotile Fioravanti, 27, ore 18), vi sarà la presentazione del libro Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (Edizioni la meridiana, 2024), di cui ci siamo già ampiamente occupati a suo tempo anche sulle nostre pagine.
Nel corso dell’appuntamento, l’autore, scrittore e giornalista con disabilità Claudio Imprudente, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e presenza fissa di Superando, con il suo spazio Pensieri Imprudenti, dialogherà con il giornalista Federico Taddia.

L’incontro si concentrerà sui contenuti proposti da Imprudente che, attraverso i suoi articoli e riflessioni pubblicati dal 2007 a oggi, ripercorre, con la sua abituale ironia e profondità, la storia della disabilità in Italia negli ultimi anni, toccando i temi principali che hanno contraddistinto il dibattito pubblico, dall’inclusione a scuola e nella società ai pregiudizi e stereotipi riguardanti le persone con disabilità, il corpo e i sentimenti, fino all’immagine veicolata dai mass media e dalla pubblicità. Tutti riflessioni che costituiscono anche un forte richiamo al concetto di “contaminazione” come compresenza ed esperienza comune.
«La serata – racconta Imprudente – sarà l’occasione per un dialogo a cuore aperto dentro cui scambiare opinioni, battute, riflessioni e pensieri, con molta leggerezza, oltreché un momento per riflettere in termini culturali sul mondo della disabilità che non è un mondo a parte, ma riguarda tutti, perché tutti siamo limitati».
«Per me – aggiunge – c’è una differenza tra limite e confine: il mondo di adesso difende i confini, ma non accetta i nostri limiti. Anche le guerre nascono perché vengono confusi i limiti con i confini. Un limite è una sfida, mentre un confine è qualcosa che deve essere aperto all’altro. Quando Samanta Cristoforetti è in orbita nello spazio dice sempre che i confini politici, tra uno Stato e l’altro, appaiono solo sulle carte. E anche Scritti Imprudenti è un volo in orbita nello spazio, per cancellare i confini e per apprezzare i nostri limiti».

Parteciperanno anche Lucia Cominoli e Marco Sarti della Cooperativa Accaparlante, che offriranno ulteriori spunti di riflessione dentro e fuori la pratica educativa, a partire dall’esperienza diretta di chi ha affiancato e ancora affianca Imprudente nella stesura dei suoi articoli. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: valeria@accaparlante.it (Valeria Alpi). Persona ben nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia,  Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il più recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana), oggetto, quest’ultimo, della presentazione del 7 ottobre.
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.

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Disabilità? Riguarda solo chi è in sedia a rotelle…

5 Ottobre 2026 - 1:03pm

Il sito diceva «disabili gratuiti», ma una volta arrivati alla biglietteria di un museo di San Marino, una famiglia si è sentita dire che «l’omaggio spettava solo a chi è in sedia a rotelle». «Mi sono ritrovato – racconta Francesco Pieri – a dover descrivere a voce e pubblicamente la grave patologia neurocomportamentale di mio figlio nel tentativo disperato di difendere un suo diritto sacrosanto. È stata una violenta violazione della sua privacy e della sua dignità di minore»

Vorrei raccontare e denunciare pubblicamente un gravissimo episodio di discriminazione e umiliazione che io e la mia famiglia abbiamo subìto qualche giorno fa, trasformando in un’esperienza che ci ha profondamente feriti quella che doveva essere una tranquilla gita a San Marino per regalare qualche ora di svago a mio figlio di 9 anni.
Mio figlio è un bambino con una disabilità grave di tipo cognitivo e neurocomportamentale, certificata dall’articolo 3, comma 3 della Legge 104 e titolare di indennità di accompagnamento. Avendo deciso di portarlo a visitare il Museo delle Illusioni Ottiche (Museo Illusione tra arte e scienza), prima di partire abbiamo controllato il sito internet ufficiale della struttura, dove c’è chiaramente scritto «disabili gratuiti».
Arrivati alla biglietteria, con la convinzione di trovarmi di fronte a un luogo inclusivo, ho esibito i documenti ufficiali: la Disability Card (Carta Europea della Disabilità) – strumento nato proprio per certificare lo status in Europa tutelando la privacy del titolare – e il regolare verbale INPS del bambino. La risposta della cassiera ci ha lasciati di sasso. Si è rifiutata di riconoscerci l’agevolazione e ci ha imposto il pagamento del biglietto intero. La motivazione? Secondo lei l’omaggio spettava «solo a chi è in sedia a rotelle».
In quel momento mi sono sentito profondamente umiliato. Mi sono ritrovato a dover descrivere a voce e pubblicamente la patologia neurocomportamentale di mio figlio nel tentativo disperato di difendere un suo diritto sacrosanto.
È stata una violenta violazione della sua privacy e della sua dignità di minore. La disabilità non si misura con la presenza di una carrozzina: esistono le disabilità invisibili, non per questo meno gravi o meno meritevoli di rispetto.
La cosa ancora più grave è che non si è trattato dell’errore isolato di un singolo dipendente. Una volta tornato a casa, controllando le recensioni pubbliche di Google del Museo, ho scoperto con amarezza che un’altra famiglia, pochissimo tempo fa, aveva vissuto la nostra stessa identica dinamica in quella biglietteria. È una prassi sistematica della struttura: se non vedono una sedia a rotelle, per loro il diritto non esiste.
Ho deciso di scriverne e di metterci la faccia perché trovo inaccettabile che nel 2026 i genitori debbano ancora subire queste umiliazioni. Il turismo accessibile non può essere solo un bell’annuncio pubblicitario sul web per attirare clienti. Servono direttive rigide e una seria formazione del personale. Nessun genitore dovrebbe mai più essere costretto a “giustificare” o a “mettere in piazza” la patologia del proprio figlio per ottenere ciò che gli spetta di diritto.

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Scuola secondaria di primo grado: cosa fare e cosa non fare di fronte alla dislessia

5 Ottobre 2026 - 12:40pm

Quella che si apre oggi, 5 ottobre, è la Settimana Nazionale della Dislessia promossa dall’AID (Associazione Italiana Dislessia), con varie iniziative in tutta Italia, e per l’occasione Erickson dà visibilità al proprio nuovo libro “Dislessia. Scuola secondaria di primo grado. Cosa fare e non nel quale lo psicologo” Gianluca Lo Presti affronta 14 situazioni concrete che e insegnanti e studenti possono incontrare nella quotidianità scolastica, offrendo una serie di indicazioni operative su cosa fare e cosa evitare

Quella che si apre oggi, 5 ottobre, è la Settimana Nazionale della Dislessia promossa dall’AID (Associazione Italiana Dislessia), con varie iniziative in tutta Italia, e per l’occasione Erickson dà visibilità al proprio nuovo libro Dislessia. Scuola secondaria di primo grado. Cosa fare e non nel quale lo psicologo Gianluca Lo Presti affronta 14 situazioni concrete che e insegnanti e studenti possono incontrare nella quotidianità scolastica, offrendo per ciascuna di queste indicazioni operative su cosa fare e cosa evitare.
«La dislessia – dicono da Erickson – non si manifesta soltanto nella difficoltà nella lettura. Per ragazze e ragazzi, soprattutto nel passaggio alla scuola secondaria di primo grado, la fatica nella decodifica può ripercuotersi sulla comprensione dei testi, sullo studio, sull’organizzazione del lavoro e sulla capacità di mostrare ciò che si sa. Questo libro invita dunque a guardare oltre il comportamento immediatamente visibile: un ragazzo che non prende appunti può essere attentissimo ma non riuscire a scrivere mentre ascolta; chi sembra non aver studiato può avere studiato molto, ma senza un metodo efficace. La diagnosi è un punto di partenza, non di arrivo: conoscere il funzionamento del singolo studente o studentessa permette di trasformare le difficoltà in scelte didattiche più precise».

Sempre Erickson propone anche un piccolo vademecum con cinque situazioni e relativi consigli tratti dal libro di Lo Presti: «1. Ha difficoltà nel prendere appunti: ascoltare, selezionare le informazioni e scrivere contemporaneamente può essere un doppio carico cognitivo. Possono aiutare schemi da completare, parole chiave e appunti già strutturati. 2. Studia tanto, ma rende poco: il tempo passato sui libri non garantisce un apprendimento efficace. Meglio chiedersi “Come hai studiato?” e lavorare su metodo, comprensione e selezione delle informazioni. 3. Ha una bassa autostima: non basta rassicurarlo a parole, servono esperienze concrete in cui possa sentirsi competente. Meglio valorizzare i progressi e usare feedback precisi, evitando etichette e generalizzazioni. 4. Perde facilmente la calma: prima di intervenire, è importante capire quale carico di richieste ha preceduto la reazione. Nel momento della crisi meglio abbassare la pressione, mantenere un tono fermo e accogliente e rielaborare poi l’episodio. 5. Rifiuta l’aiuto anche quando ne ha bisogno: a volte il rifiuto nasce dal timore di sembrare diverso o incapace. Rendere l’aiuto meno esposto, offrirlo come possibilità di scelta e integrarlo nella quotidianità può favorire autonomia e senso di competenza».

Gianluca Lo Presti svolge dal 2010 attività clinica per la diagnosi e il trattamento dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). È socio dell’AIRIPA (Associazione Italiana per la Ricerca e l’Intervento nella Psicopatologia dell’Apprendimento), relatore e formatore in corsi di formazione e docente sui DSA presso scuole di specializzazione e master universitari. Fa parte del Comitato Scientifico della Fondazione Irene ed è stato componente del Gruppo di Lavoro sui DSA dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana. Sempre con Erickson ha pubblicato Nostro figlio è dislessico, Diagnosi dei disturbi evolutivi con Claudio Vio e Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento con Claudio Vio e Patrizio Emanuele Tressoldi. (S.B.)

Gianluca Lo Presti, Dislessia. Scuola secondaria di primo grado. Cosa fare e non, Trento, Erickson, 2026. Per ogni ulteriore informazione: ufficiostampa@erickson.it (Lisa Oldani).

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Alcune ragioni per cui le aziende private non assumono lavoratori con disabilità

2 Ottobre 2026 - 6:25pm

«Purtroppo – scrive Marino Bottà – le persone con disabilità iscritte al Collocamento Mirato attendono inutilmente da anni la riforma della Legge 68/99 e altrettanto vale per gli imprenditori che subiscono a propria volta una legge oramai anacronistica e l’inefficacia di un “sistema arlecchino”, ingessato e inefficace. Non ci si meravigli, quindi, se le imprese private saranno sempre più refrattarie ad assumere persone con disabilità, ma non scarichiamo le responsabilità solo su di loro, bensì anche sui Ministri del Lavoro che si sono susseguiti»

Non è mai una buona cosa parlare per categorie. In questo modo, infatti, si rischia di agire seguendo pregiudizi e stereotipi che non facilitano i rapporti e le collaborazioni. Questo vale anche per le aziende soggette agli obblighi della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili).
Solitamente le imprese private vengono apostrofate come quelle che «preferiscono pagare le multe, anziché assumere lavoratori con disabilità»; «Le studiano tutte pur di non averli in azienda» ecc. Personalmente ritengo in effetti che le aziende assumano lavoratori con disabilità solo perché obbligati dalla legge, altrimenti si limiterebbero ad accogliere lavoratori “disabili/abili” o “super/abili”, o qualche familiare con invalidità. Premesso questo, va però sottolineato che oggi un numero crescente di aziende è più sensibile al tema dell’inclusione e disponibile ad attivare buone pratiche a favore di persone che presentano problematicità complesse di inserimento, pronte ad aprire sportelli di informazione e sensibilizzazione dei dipendenti.
Tuttavia, come dicevo, sono da sempre ideologicamente e pregiudizialmente considerate la controparte refrattaria alla disabilità. Non considerando, però, che sono sole nel gestire problematicità che sono al di là delle loro capacità, che si trovano a gestire procedure burocratiche farraginose per adempiere agli obblighi di legge, che gli uffici pubblici preposti spesso sono un ostacolo invece che un supporto. Servizi a cui spesso è impossibile rivolgersi per avere un aiuto prima e dopo che il lavoratore è stato assunto. Quando poi le aziende hanno unità produttive in Province di diverse Regioni, il tutto si complica ulteriormente, in quanto ogni Ufficio Provinciale è una sorta di “feudo a sé”, dove il responsabile locale fa la differenza, e dove gli usi e i costumi locali valgono più delle leggi nazionali!

Ritengo che molte aziende rinuncerebbero volentieri ad evadere gli obblighi assuntivi se trovassero un concreto supporto dal servizio per il collocamento provinciale. Infatti, le imprese chiedono troppo spesso inutilmente di essere aiutate: nella ricerca e selezione del personale, nella gestione delle procedure burocratiche, nella fase di inserimento del lavoratore e nella risoluzione di eventuali problemi. Questa carenza è causa di una diffusa evasione degli obblighi e di una scarsa occupazione delle persone con disabilità. In altri casi, tra l’altro, quando possono, spostano le assunzioni in Province (compensazione territoriale) dove trovano un servizio più disponibile. Del resto, la mancanza di supporter disponibili e competenti è la principale causa del fallimento del sistema di collocamento pubblico.
Le aziende sono quindi costrette a rivolgersi ai consulenti (spesso impreparati), ai rappresentanti sindacali (incapaci di gestire una mediazione costruttiva), alle associazioni imprenditoriali (non sufficientemente attente al tema), ai medici del lavoro (materia non di loro competenza). Tutti, però, impreparati a gestire un’utile ed efficace mediazione e ad offrire strategie e azioni risolutive e condivise.
Inoltre, da non sottovalutare, nessuno è disponibile a intervenire a supporto dell’azienda nel momento in cui il lavoratore è stato assunto. A dimostrazione di questo, l’ingente numero di lavoratori che perdono il posto di lavoro entro i primi 12 mesi (il 90 % in media all’anno perde il posto di lavoro. Dato, questo, rilevato dalle Relazioni al Parlamento sull’applicazione della Legge 68/99, presentate dal 2013 al 2023).

Purtroppo, le persone con disabilità iscritte al Collocamento Mirato attendono inutilmente da anni la riforma della Legge 68/99 e altrettanto vale per gli imprenditori. Anche loro subiscono una legge oramai anacronistica, e l’inefficacia di un “sistema arlecchino”, ingessato e inefficace. Del resto, le loro frustrazioni sono acuite ulteriormente dal fatto che il rapporto con la disabilità in azienda non è dovuto solo alla Legge 68/99, ma anche all’invecchiamento dei dipendenti e alle patologie che li colpiscono in costanza di rapporto di lavoro. Anche in questi casi, invece di essere facilitate nel riconoscimento del nuovo lavoratore/disabile, vengono ostacolate con assurde procedure di riconoscimento e computo nella “quota di riserva” (numero dei dipendenti con disabilità che deve avere un’azienda). Tutto questo mentre le aziende hanno una “visibilità” (programma produttivo) oramai ridotta a sei mesi da causa dei cambiamenti geopolitici, militari ed economici.

Queste sono le contraddizioni che le aziende vivono in rapporto al tema della disabilità; non ci si meravigli, quindi, se le imprese private saranno sempre più refrattarie ad assumere persone con disabilità. Ma non scarichiamo le responsabilità solo su di loro, bensì anche sui Ministri del Lavoro che si sono susseguiti.
Ora il Decreto Legislativo 62/24 ha previsto il Progetto di Vita, e il nuovo Piano di Azione triennale varato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità sottolinea la necessità di riformare la legge e il sistema di collocamento. Si spera dunque che l’attuale Ministra del Lavoro, che ben conosce la materia, si accinga a mettere mano ad una riforma quanto prima.

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi presidente dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it).

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La nuova Giornata Nazionale dei Risvegli per la ricerca sul coma – Vale la pena: “Nessuno si risveglia da solo”

2 Ottobre 2026 - 5:53pm

Dal 4 al 7 ottobre, basandosi sul messaggio “Nessuno si risveglia da solo”, è in programma a Bologna la 28ª Giornata Nazionale dei Risvegli per la ricerca sul coma – Vale la pena, coincidente con la 12ª Giornata Europea dei Risvegli, eventi promossi come sempre dalla Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, per richiamare ancora una volta istituzioni, associazioni, medici, famiglie e cittadini attorno al tema del diritto alla cura e della dignità delle persone con gravi cerebrolesioni Il manifesto degli eventi bolognesi dei prossimi giorni, con l’attore e scrittore Alessandro Bergonzoni, testimonial “storico” degli Amici di Luca

È ormai imminente a Bologna la 28ª Giornata Nazionale dei Risvegli per la ricerca sul coma – Vale la pena, coincidente con la 12ª Giornata Europea dei Risvegli, eventi promossi come sempre dalla Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, che ancora una volta richiameranno istituzioni, associazioni, medici, famiglie e cittadini attorno al tema del diritto alla cura e della dignità delle persone con gravi cerebrolesioni. Le varie iniziative, infatti, sono in programma nel capoluogo emiliano dal 4 al 7 ottobre, basandosi sul messaggio Nessuno si risveglia da solo.
«Il risveglio compete alla clinica, ma anche alla società – ha sottolineato in sede di presentazione Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione promotrice –: questa Giornata serve dunque a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che il messaggio Nessuno si risveglia da solo significa semplicemente come, accanto alla cura, servano famiglie, servizi, istituzioni e una comunità capaci di accompagnare le persone nel loro progetto di vita».

L’edizione 2026 di quest’anno dell’evento si aprirà dunque il 4 ottobre in Piazza Maggiore con sport e sensibilizzazione a cura del CSI (Centro Sportivo Italiano). Proseguirà il 5 ottobre presso l’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna, con teatro, diritti e partecipazione e il 6 ottobre a Sant’Agata Bolognese, con la sesta Camminata dei Risvegli al Parco Lamborghini, fino alla conclusione del 7 ottobre in mattinata, con l’Open Day alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris, ein serata al Teatro Duse, con l’attore e scrittore Alessandro Bergonzoni, testimonial “storico” degli Amici di Luca, che porterà in scena SPEZZONI (Teatrovisioni), con incasso a favore della Casa dei Risvegli.

La manifestazione – che si avvale della Medaglia del Presidente della Repubblica – si svolgerà con un ampio quadro di patrocini istituzionali, sanitari, scientifici e associativi, tra cui quelli della Ministra per le Disabilità e dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, accanto a quelli delle Istituzioni del territorio, tra cui la Regione Emilia Romagna, il Comune, la Città Metropolitana, l’Università re l’Azienda USL di Bologna.
Alla 12ª Giornata Europea dei Risvegli, inoltre, è arrivato il patrocinio del Parlamento Europeo. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo. Per ogni ulteriore informazione: info@amicidiluca.it.

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Piani Educativi Individualizzati: la diagnosi può essere la stessa, un bambino no

2 Ottobre 2026 - 4:09pm

«Il valore del PEI (Piano Educativo Individualizzato) – scrivono tra l’altro dall’Associazione ABC Italia, a proposito del “Decreto Scuola” che tanto sta facendo discutere in questi giorni – risiede proprio nel processo collegiale e nella qualità della progettazione inclusiva che lo genera. Spostare nuovamente l’attenzione sulla sola attribuzione burocratica delle risorse significa compiere un enorme passo indietro rispetto ai diritti degli studenti e delle studentesse con disabilità»

Sulla questione riguardante il PEI (Piano Educativo Individualizzato) degli studenti e delle studentesse con disabilità, nell’àmbito del recente cosiddetto “Decreto Scuola”, tema al quale abbiamo dedicato in questi giorni già numerosi contributi (in calce l’elenco dei testi da noi pubblicati), riceviamo anche quello di ABC Italia  (Associazione Bambini Cerebrolesi), che segnala come esso sarà tra gli argomenti della maratona in streaming organizzata per la serata di oggi, 2 ottobre, intitolata Inclusione: a che punto siamo davvero? e già ampiamente presentata anche sulle nostre pagine.

Parlare di una “sburocratizzazione” del PEI (Piano Educativo Individualizzato) va contro il senso stesso dell’inclusione scolastica. Il PEI non è uno strumento burocratico, abbiamo impiegato anni per farlo capire, abbiamo scritto delle linee guida per i nuovi modelli di esso che dicono esattamente il contrario, perché si tratta di uno strumento quotidiano di incontro tra i docenti curricolari, di sostegno, gli enti locali, la sanità e le famiglie. Queste ultime vogliono incontrarsi per ragionare insieme del PEI dei propri figli, non è affatto, per loro, un peso burocratico e tanto meno per le scuole, perché anche per gli insegnanti è uno strumento di lavoro.
L’inclusione necessita di un confronto continuo ed è ovvio che l’alunno che incontriamo a settembre non è più lo stesso alunno che abbiamo a maggio dello stesso anno scolastico. Già questo fa capire quanto sia importante avere gli spazi e i tempi per un monitoraggio e una valutazione periodica del PEI e quindi dell’andamento educativo e didattico dell’alunno con disabilità durante l’anno.
Per quanto riguarda il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), esso e un momento di incontro collettivo, democratico, multidisciplinare e abbiamo impiegato anni per arrivare a questa conquista. Se la scelta di rinunciare all’obbligatorietà del PEI annuale fosse confermata, la troviamo veramente offensiva.
Ci riferiamo naturalmente al Decreto Legge 170/26, attuativo da ieri, 1° ottobre, emanato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, rispetto al quale esprimiamo una dura e ferma contestazione, se è vero che l’impostazione complessiva di esso appare fortemente diseducativa per le Istituzioni, per gli operatori della scuola, per i referenti sanitari, per il personale amministrativo e per le famiglie.
Con questo provvedimento, infatti, si rischia di smantellare il percorso di civiltà e di inclusione avviato con il Decreto Legislativo 66/17 e consolidato negli ultimi anni, riducendo l’elaborazione del PEI a un mero adempimento burocratico.

Nel dettaglio, contestiamo con forza i seguenti punti chiave del Decreto:
° Riduzione della progettazione educativa a conteggio delle ore: il PEI non può e non deve essere ridotto a un documento funzionale solo a determinare il “monte ore” di sostegno o a una mercificazione delle risorse. La progettazione inclusiva richiede osservazione, valutazione, corresponsabilità e un confronto costante tra diverse professionalità e famiglie. La quantificazione delle risorse deve essere la conseguenza di questo processo, non il suo punto di partenza.
° Approvazione del PEI senza il GLO al completo: prevedere che il PEI sia valido e approvato anche in assenza di una delle componenti del Gruppo di Lavoro Operativo crea un grave precedente. Scambiare infatti la semplice “presenza fisica” con la reale partecipazione trasforma la semplificazione procedurale in un alibi per tagliare fuori le famiglie e i servizi sanitari, azzerando la corresponsabilità costruita con anni di sforzi.
° Inaccettabili automatismi e appiattimento sulle ore di sostegno: fissare in via prioritaria il mantenimento delle ore dell’anno precedente, o prevedere adeguamenti prevalentemente ai passaggi di ciclo, incentiva un rigido automatismo. In questo modo si rischia di appiattire l’intero percorso formativo di un alunno su parametri statici, in totale contrasto con i princìpi educativi e con la natura dinamica del PEI.

Il valore del PEI, affermiamo in conclusione, risiede proprio nel processo collegiale e nella qualità della progettazione inclusiva che lo genera. Spostare nuovamente l’attenzione sulla sola attribuzione burocratica delle risorse significa compiere un enorme passo indietro rispetto ai diritti degli studenti e delle studentesse con disabilità.
Per tali ragioni, chiediamo l’immediato ritiro del testo normativo e l’apertura di un confronto reale che tuteli la dignità della progettazione scolastica e il diritto a una vera inclusione.

*ABC Italia è l’Associazione Bambini Cerebrolesi.

Alla questione trattata nel presente contributo abbiamo dedicato i seguenti testi: Ma il Piano Educativo Individualizzato non è un impiccio burocratico! di ANFFAS Nazionale e AIPD Nazionale (a questo link); I nostri figli con disabilità non sono una pratica da snellire! di Marie Helene Benedetti (a questo link); Tutti quelli che dicono: il Piano Educativo Individualizzato non è affatto un impiccio burocratico! (a questo link); Piani Educativi Individualizzati di studenti e studentesse con disabilità: il Ministro scrive ai genitori (a questo link); Ancora a proposito dei Piani Educativi Individualizzati degli studenti e delle studentesse con disabilità di Roberto Speziale e Gianfranco Salbini (a questo link).

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Demografia, disuguaglianze, ambiente: tutti gli investimenti necessari per la tenuta sociale del Paese

2 Ottobre 2026 - 1:57pm

Rafforzare il welfare, contrastare le disuguaglianze economiche e nell’accesso ai diritti, realizzare una transizione al tempo stesso ecologica e sociale: sono le tre linee direttrici lungo le quali, secondo il Forum Nazionale del Terzo Settore, è necessario investire nella prossima Legge di Bilancio, che a tal proposito ha presentato a Roma, ad una serie di esponenti del Governo e del Parlamento, il proprio documento intitolato “La persona prima di tutto”

Rafforzare il welfare per affrontare le trasformazioni demografiche, contrastare le disuguaglianze economiche e nell’accesso ai diritti, realizzare una transizione che sia al tempo stesso ecologica e sociale: sono le tre linee direttrici lungo le quali, secondo il Forum Nazionale del Terzo Settore, è necessario investire nella prossima Legge di Bilancio, con l’obiettivo, come è stato detto, «non di distribuire risorse tra capitoli separati, ma di costruire un nuovo, indispensabile equilibrio tra sviluppo economico, giustizia sociale e sostenibilità ambientale, in un Paese che vede consolidarsi sempre di più problemi strutturali».
Contenute nel documento intitolato La persona prima di tutto (disponibile integralmente a questo link), le proposte del Forum in vista della Legge di Bilancio per il 2027, sono state presentate a Roma, come avevamo segnalato nei giorni scorsi, ad una serie di esponenti del Governo e del Parlamento.
«Il sottofinanziamento della prevenzione, dei servizi sociali, del sistema sanitario, dell’educazione, della cultura e della tutela ambientale – si legge tra l’altro nel documento – può produrre un risparmio immediato – – ma genera nel medio periodo costi sociali e per la salute, riduce le opportunità di sviluppo e indebolisce la fiducia nelle Istituzioni».
Il Forum ha individuato quindi, all’interno di ciascuna delle tre dimensioni considerate prioritarie (demografia, disuguaglianze e ambiente), alcuni investimenti specifici tra i quali l’incremento del fondo nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e l’ecobonus per l’efficientamento energetico degli edifici; il ripristino delle risorse per la cooperazione internazionale allo sviluppo; l’aumento del fondo “Dopo di Noi” e quello per il riconoscimento dei caregiver; risorse adeguate per attuare la riforma sulla non autosufficienza e sulla disabilità; maggiore investimento sull’accoglienza diffusa e sui servizi di integrazione dei migranti.
Il documento contiene anche le macro-voci di spesa da cui lo Stato potrebbe, almeno in parte, recuperare i costi degli investimenti, tra cui «lo stop alla corsa al riarmo, il contrasto all’evasione fiscale e la promozione del lavoro femminile».
Il Forum ha posto altresì l’attenzione anche sulle politiche per il Terzo Settore e sul Piano d’Azione Nazionale sull’Economia Sociale, chiedendo, tra le altre cose, l’adeguamento del tetto al 5 per mille, la riduzione dell’imposta IRAP per gli enti non commerciali, l’aumento del fondo per i progetti svolti dal Terzo Settore e di quello per il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati.

«Con questa nostra iniziativa –dichiara Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore – vogliamo indicare alle Istituzioni una strada per iniziare a incidere alla radice dei problemi che viviamo, non limitandoci alla superficie. È la prima volta che presentiamo le nostre idee in anticipo rispetto alla discussione della Manovra e ci auguriamo che Governo e Parlamento riconoscano la necessità di intervenire nella direzione del bene comune. Siamo consapevoli dei vincoli finanziari, ma siamo anche convinti che la sostenibilità dei conti pubblici e quella sociale non possono essere considerate obiettivi alternativi, oggi più che mai. Il Terzo Settore, operando sui territori e insieme alle persone, ha un punto di vista peculiare sui bisogni e le fratture sociali: per questo diciamo che la sicurezza la si costruisce soprattutto con gli investimenti sociali, riducendo il disagio, garantendo accesso alla salute e ai servizi. La Legge di Bilancio sarà anche un primo banco di prova importante per l’attuazione del Piano sull’Economia Sociale: ci aspettiamo infatti un impegno concreto per dare possibilità vere a un’economia più sana e inclusiva».
«Le tre dimensioni che abbiamo individuato – sottolinea dal canto suo Stefano Tassinari, componente dell’Esecutivo del Forum Terzo Settore – sono strettamente connesse l’una all’altra perché una società che invecchia ha bisogno di più servizi e opportunità per i giovani e le famiglie; una crisi climatica non affrontata aggrava disuguaglianze e povertà; il ridursi della popolazione e la carenza di servizi essenziali significano diritti negati e costi enormi per le famiglie. Intervenire su questi fronti rafforzando il welfare è determinante per recuperare produttività e distribuire valore, perché dà fiducia, protagonismo e valore alle persone, alle famiglie e alle comunità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Gran finale a Biella per il 16° Giro d’Italia di Handbike

2 Ottobre 2026 - 1:09pm

Dopo le tappe di Noventa di Piave (Venezia), Cesano Maderno (Monza-Brianza), Monfalcone (Gorizia) e Carugate (Milano), sarà il 4 ottobre a Biella la tappa conclusiva del 16° Giro d’Italia di Handbike, per una grande festa di sport e un vero spettacolo per gli atleti, le atlete e il pubblico

Dopo le tappe di Noventa di Piave (Venezia), Cesano Maderno (Monza-Brianza), Monfalcone (Gorizia) e Carugate (Milano), seguite di volta in volta anche dal nostro giornale, è ora arrivato il momento del gran finale a Biella per il 16° Giro d’Italia di Handbike, ciò che accadrà il 4 ottobre.
«Biella sarà una tappa speciale – sottolinea Fabio Pennella, presidente di SEO (Solutions & Events Organization) che promuove la manifestazione -, pensata per essere all’altezza delle grandi finali che hanno contraddistinto la storia del Giro Handbike e per chiudere nel migliore dei modi una stagione importante, composta da cinque competizioni tutte inserite nel calendario internazionale. Ci aspetta una grande festa di sport e un vero spettacolo per gli atleti, le atlete e il pubblico». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@girohandbike.it (Angela Grassi).

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Tivoli sperimenta nuovi modi di vivere il patrimonio culturale

2 Ottobre 2026 - 12:40pm

Come rendere più accessibile una città che custodisce oltre tremila anni di storia e due siti Unesco? È la domanda da cui prende avvio “Experience the Beauty – Scoprire e vivere Tivoli oltre ogni barriera”, progetto che verrà presentato il 6 ottobre presso le Scuderie Estensi della città tiburtina

Come rendere più accessibile una città che custodisce oltre tremila anni di storia e due siti Unesco? È la domanda da cui prende avvio Experience the Beauty – Scoprire e vivere Tivoli oltre ogni barriera, progetto che verrà presentato nella mattinata del 6 ottobre (ore 10.30), presso le Scuderie Estensi della città tiburtina.
L’iniziativa prevede una mappatura dell’accessibilità, percorsi multisensoriali, attività di formazione e la sperimentazione di strumenti digitali per conoscere e vivere i luoghi della cultura. Il tutto nasce da un percorso di coprogettazione che coinvolge Istituzioni, realtà del Terzo Settore e territorio, con particolare attenzione all’autonomia e alla partecipazione delle persone con disabilità.
La giornata del 6 ottobre, inoltre, si concluderà con una prima esperienza sensoriale aperta ai partecipanti.
Il comunicato di presentazione annuncia poi una serie di interventi per migliorare anche l’accessibilità delle Scuderie Estensi: una nuova rampa d’ingresso, corrimano a doppia altezza, mappe tattili e indicazioni per orientarsi negli spazi. Durante la presentazione saranno disponibili l’interpretariato LIS e la sottotitolazione.
Experience the Beauty rientra nell’avviso pubblico Turismo senza Limiti. Il progetto è della Regione Lazio, in partenariato con il Comune di Tivoli, l’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este e la Diocesi di Tivoli e Palestrina.
L’appuntamento è dunque per il 6 ottobre alle Scuderie Estensi di Tivoli (Piazza Garibaldi) e per partecipare si deve fare riferimento al modulo presente a questo link. (F.V.)

Per ogni ulteriore informazione: Annarita Cannalella (annarita.canalella@hf4.it).

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A Bologna il convegno divulgativo e scientifico “#OltreLeBarriere. Superare i limiti, costruire opportunità”

2 Ottobre 2026 - 12:21pm

Si terrà domani, 3 ottobre, all’Ospedale Villa Bellombra di Bologna, la quarta edizione del convegno divulgativo e scientifico “#OltreLeBarriere. Superare i limiti, costruire opportunità”, fatto di storie e testimonianze da parte di persone che vivono la disabilità in un dialogo con medici, esperti e ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità

È in programma per domani, 3 ottobre, a partire dalle 9.30, presso il Presidio Ospedaliero Villa Bellombra di Bologna, la quarta edizione del convegno divulgativo e scientifico #OltreLeBarriere. Superare i limiti, costruire opportunità, fatto di storie e testimonianze da parte di persone che vivono la disabilità in un dialogo con medici, esperti e ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità.
L’iniziativa è promossa da Marcello Villanova, coordinatore del Gruppo delle Malattie Neuromuscolari Rare all’Ospedale Villa Bellombra ed è organizzata dalla Fondazione Cres, dal Consorzio Colibrì e da Villa Bellombra, con il supporto dell’Associazione Ruotabile e il patrocinio della Regione Emilia Romagna, del Comune di Bologna, dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche e del CIP Emilia Romagna (Comitato Italiano Paralimpico).
Tra le testimonianze più significative della giornata, da segnalare anche quelle di Ivan Cottini, ex fotomodello e ballerino televisivo (dal palco di Sanremo al talent di Amici), persona con sclerosi multipla che non ha rinunciato alle proprie passioni; Giada Tognocchi, campionessa italiana nella gara di fioretto femminile categoria C di Scherma Paralimpica; Federica Vezzali, guida turistica in carrozzina che affronterà il rapporto tra arte e accessibilità nelle città italiane. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: d.annolino@adcommunications.it (Deborah Annolino).

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Ancora a proposito dei Piani Educativi Individualizzati degli studenti e delle studentesse con disabilità

2 Ottobre 2026 - 11:49am

Rispetto alla questione riguardante il PEI (Piano Educativo Individualizzato) di studenti e studentesse con disabilità nel recente “Decreto Scuola”, dopo avere dato spazio in questi giorni alla lettera inviata ai genitori dal ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara e ad altri contributi, riceviamo oggi e pubblichiamo un’ulteriore “Opinione” dai Presidenti delle Associazioni ANFFAS e AIPD

Riceviamo e diamo spazio all’intervento congiunto dei Presidenti di ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) e AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), successivo a una lettera inviata ai genitori dal ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara. Sulla medesima questione riguardante principalmente il PEI (Piano Educativo Individualizzato) di studenti e studentesse con disabilità nel recente “Decreto Scuola”, indichiamo in calce i contributi già pubblicati dal nostro giornale.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara ha voluto indirizzare a tutti noi genitori una lettera a sua firma, per spiegare i contenuti e gli effetti del Decreto da lui stesso recentemente proposto al Consiglio dei Ministri.
Non abbiamo motivo di dubitare sulle buone intenzioni del Ministro, ma ci chiediamo se egli conosca concretamente le tante, troppe traversie che le famiglie quotidianamente sono costrette ad affrontare per vedere garantito il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità e questo nonostante le tante leggi che ci dovrebbero tutelare. Attenuare queste tutele, ancorché motivandole con motivi legati alla “semplificazione”, porta con sé il concreto rischio di cancellare l’inclusione e bloccare i diritti dei nostri figli.
Per questo motivo riteniamo doveroso tornare ad intervenire congiuntamente per ribadire e chiarire ulteriormente alcuni aspetti di non poco rilievo per il futuro dei nostri figli e per la qualità del sistema inclusivo del nostro Paese, rivolgendoci agli stessi genitori a cui il Ministro scrive, per decostruire una narrazione che nasconde, sotto le mentite spoglie della “semplificazione burocratica”, una gravissima e unilaterale inversione di marcia sul diritto all’inclusione scolastica.

° Il PEI (Piano Educativo Individualizzato) non è burocrazia e non è una scartoffia scolastica. È lo strumento costituzionale e pedagogico con cui la scuola, la famiglia e i servizi sanitari progettano, anno dopo anno, l’inclusione dello studente sulla base della sua crescita e dei suoi reali cambiamenti. Considerare l’aggiornamento annuale un appesantimento burocratico significa negare la natura dinamica dello sviluppo dei bambini e dei ragazzi, riducendo l’inclusione a una pratica statica da aggiornare solo “al bisogno”.
° Dietro la promessa di “conferma” si cela il rischio concreto di una cristallizzazione dei sostegni dettata unicamente da esigenze economiche e di bilancio dello Stato. Se le ore vengono bloccate a monte nel passaggio da un anno all’altro per «programmare al meglio gli organici», chiedere un aumento delle ore diventerà una strada in salita per i genitori, costretti a scontrarsi con tetti di spesa rigidi e, purtroppo, a dover ricorrere nuovamente ai tribunali per vedere riconosciuti i diritti dei propri figli.
° Sanare l’inefficienza del sistema (come la cronica carenza di personale medico delle ASL) consentendo di deliberare a ranghi ridotti non è un favore fatto alle famiglie. Al contrario, indebolisce e svaluta l’organo collegiale. Il GLO () funziona se c’è unione e corresponsabilità scientifica e pedagogica. Permettere l’approvazione del PEI senza figure chiave significa spianare la strada a decisioni unilaterali della scuola, lasciando i genitori ancora più soli.

Caro Ministro, la condivisione della responsabilità educativa non si fa tagliando i momenti di confronto obbligatori, né escludendo dal tavolo le Associazioni maggiormente rappresentative, esautorate da questo provvedimento. Chiediamo a tutti i genitori di prestare la massima attenzione: di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno. Questa non è semplificazione, è un arretramento dei diritti che non siamo disposti ad accettare.
Le persone con disabilità e le famiglie di ANFFAS e di AIPD chiedono l’immediato ritiro o la profonda revisione di queste norme in sede di conversione del Decreto e invitano le famiglie a rimanere unite al fianco delle Associazioni che operano da sempre a tutela dei diritti e del futuro dei propri figli con disabilità.

°Rispettivamente Presidente dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) e dell’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down).

Alla questione trattata nel presente contributo abbiamo dedicato i seguenti testi: Ma il Piano Educativo Individualizzato non è un impiccio burocratico! di ANFFAS Nazionale e AIPD Nazionale (a questo link); I nostri figli con disabilità non sono una pratica da snellire! di Marie Helene Benedetti (a questo link); Tutti quelli che dicono: il Piano Educativo Individualizzato non è affatto un impiccio burocratico! (a questo link); Piani Educativi Individualizzati di studenti e studentesse con disabilità: il Ministro scrive ai genitori (a questo link).

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E se quell’alunno escluso fossi tu?

1 Ottobre 2026 - 6:26pm

«Tanti anni fa – scrive Tonino Urgesi – la scuola italiana ha fatto una scelta che è stata una rivoluzione civile, dicendo basta alle classi differenziate. Ha detto che si sta tutti insieme. Oggi quel sistema fa acqua da tutte le parti, lo sappiamo. Ma se un palazzo ha le crepe sui muri, tu che fai? Cacci gli inquilini per far finta che la casa sia solida? No, metti a posto le fondamenta. Se manca il sostegno, pretendi più risorse, pretendi insegnanti formati. Non sposti il bambino fragile in un altro stanzino per non far disturbare la lezione…»

Ora tu immagina che è mattina presto, senti suonare la campanella. Arrivi a scuola. Hai lo zaino sulle spalle, lo zaino pesa, pesa sempre troppo. Hai la colazione che ancora deve scendere, ti gira nello stomaco. E ti gira pure la voce di tua madre, o di tuo padre, quella loro solita raccomandazione che ti rimbomba nelle orecchie mentre cammini: «Comportati bene, non ti distrarre, metticela tutta che oggi devi prendere un bel voto».
E tu cammini. Cammini lungo il corridoio. Il corridoio è lungo, c’è odore di gesso, ci sono i passi di tutti gli altri che rimbombano per terra. Arrivi davanti alla porta della tua classe. La solita classe. Tu allunghi la mano, prendi la maniglia. Stai per entrare, no? Come tutti gli altri. E invece no.
Invece arriva uno. Uno qualunque. Un adulto, una figura con una giacca, o un bidello, un dirigente o un professore, col registro sotto il braccio. Ti si mette davanti. Ti blocca la maniglia. E ti dice, con una voce che non è né arrabbiata né dolce, una voce piatta, una voce da timbro postale: «No. Tu qui non entri. Questa non è la classe tua. Tu devi andare da un’altra parte».
Tu lo guardi. Dici: «Perché?». E lui non ti risponde, perché non c’è bisogno di rispondere. Il motivo lo sanno tutti, anche se nessuno lo dice a voce alta. Il motivo è che tu sei diverso. Visibilmente o invisibilmente diverso, ma… diverso da chi? Diverso perché?

E intanto gli altri sfilano. Ti passano accanto, spensierati. C’è quello che ride per una battuta scema, c’è quella che corre perché è in ritardo, c’è quello che si è scordato il quaderno e si arrampica sugli specchi, c’è quello che ha preso 4 e piange e quello che ha preso 10 e fa il fenomeno. Loro entrano. Tutti dentro.
Tu no. Tu vieni scortato. Come i prigionieri, come gli ospiti sgraditi. Ti portano in fondo al corridoio. In un’altra stanza. Un’aula speciale, la chiamano. O “aula di sostegno”. O “aula risorse”. Chiamala come ti pare, i nomi li cambiano sempre per farli sembrare più belli. Ma è la stanza dove ci mettono quelli “come te”.

Ecco. Adesso fermati un attimo. Tu che stai ascoltando, fermati. In quel preciso istante, fermati, mentre la porta ti si chiude davanti e senti il rumore dello scatto della serratura… tu, come ti sentiresti?
È una domanda stupida, no? È una domanda elementare, quasi banale nella sua cattiveria. E invece è proprio da qui che dovremmo partire. Mica dalle conferenze. Mica dai convegni dove arrivano quelli vestiti bene con tailleur o cravatta, coi fogli A4 in mano, che parlano per tre, sette ore di «organizzazione scolastica», «efficienza», «merito», «inclusione», «standard di apprendimento», «programmazione didattica». Tutte parole vuote, parole lunghe, parole con tante doppie che servono solo a riempirsi la bocca e a non guardare in faccia nessuno.
Perché è facile parlare da sopra. È facile parlare quando sei tu quello che decide da che parte della porta bisogna stare. Ti appiccicano addosso un’etichetta, un protocollo. Una carta. Prima ancora che tu possa dire come ti chiami, cosa ti piace fare la domenica, qual è il tuo cantante preferito o se ti fa schifo il minestrone. No, non importa chi sei. Importa la casella. Sei bravo e veloce? Vai di qua. Sei lento o fai fatica? Vai di là. Hai una sedia a rotelle? Non vedi bene? Non senti? Sei nello spettro autistico? Subito di là, senza passare dal via.
Con una firma in calce a una diagnosi clinica, l’istituzione fa un bel colpo di spugna. Cancella la persona. Perché certo, magari tu hai bisogno della sedia a rotelle, o della lingua dei segni, o di tempi più lunghi, o di un posto tranquillo. È vero, sono cose mediche. Ma prima della cartella clinica, tu sei un ragazzo con i tuoi primi innamoramenti e pulsioni sessuali. Sei un bambino con i tuoi sogni, le tue paure, i tuoi dispettucci, le tue simpatie. E nessuna diagnosi al mondo potrà mai spiegare chi sei tu quando guardi fuori dalla finestra. La tua salute non può essere la tua unica carta d’identità.

Poi… sì… arrivano i difensori delle regole. Arrivano quelli del “buonsenso”. E ti dicono: «Ma scusa, che c’è di male? Se uno ha un bisogno speciale, è logico, è pragmatico dargli uno spazio suo, un posto protetto!».
La chiamano protezione. La chiamano specializzazione. Ma dai… diciamocelo chiaramente, senza fare i diplomatici da salotto: è una scusa. È una gran comoda, enorme ipocrisia per non spostare di un millimetro le sedie. La stanza separata non serve a proteggere chi sta dentro. Serve a sollevare tutti gli altri. Serve a sollevare il sistema, i professori impreparati, i compagni “sani” e i genitori degli alunni “sani” che c’hanno l’ansia che il programma va troppo lento. Serve a non avere il disturbo morale e logistico di doversi occupare di chi va a un altro ritmo.
È un lusso da forti. È un privilegio da conformi stabilire chi merita di stare dentro la stanza buona e chi deve accomodarsi fuori.

Ma la scuola cos’è? La scuola pubblica è un distributore automatico? Metti la monetina ed esce la nozione di storia, la formula di matematica, la regola di grammatica, la regola di inglese per essere pronti al mercato del lavoro? No. O almeno, non dovrebbe esserlo. La scuola è il primo posto dove impari che il mondo è pieno di gente diversa da te. È la prima palestra dove s’impara a vivere insieme. Nel mondo vero mica ci sono le corsie per i veloci e le corsie per i lenti. Fuori per strada, chi cammina piano cammina accanto a chi corre. Chi sta in carrozzina muove le ruote sul marciapiede dove un altro cammina a piedi. Chi parla con i gesti incrocia chi parla con la bocca. E chi capisce subito deve imparare un’arte difficilissima: l’arte di aspettare.
Se iniziamo a fare le classi separate per ogni problema, dove ci fermiamo? Facciamo un’aula per quelli che vanno male in matematica. Un’aula per quelli che sono arrivati da poco da un altro Paese e non sanno l’italiano. Un’aula per quelli iperattivi che si muovono troppo sulla sedia. Un’aula per quelli che hanno i problemi a casa e sono tristi. E poi un’aula esclusiva, bellissima, pulitissima, per i “geni”.
E alla fine di questa grande pulizia, dentro la classe “normale”, chi ci rimane? E soprattutto: chi è che decide cos’è la normalità? Chi è che ha la riga e il compasso per misurare se sei normale abbastanza per entrare da quella porta?

La scuola italiana, tanti anni fa, ha fatto una scelta che è stata una rivoluzione civile: ha detto basta alle classi differenziate. Ha detto che si sta tutti insieme. Oggi quel sistema fa acqua da tutte le parti. Lo sappiamo, lo sappiamo tutti, lo sappiamo bene. Mancano i soldi, gli insegnanti di sostegno cambiano ogni tre mesi, non c’è formazione, ci sono le barriere architettoniche, gli adulti non sanno come fare. Ma se un palazzo ha le crepe sui muri, tu che fai? Cacci gli inquilini per far finta che la casa sia solida? No, metti a posto le fondamenta. Se manca il sostegno, pretendi più risorse, pretendi insegnanti formati. Non sposti il bambino fragile in un altro stanzino per non far disturbare la lezione.
C’è una differenza enorme tra il dire che le cose non funzionano bene e il dire che il problema è la presenza di chi fa più fatica. C’è di mezzo un baratro di umanità.
Bisognerebbe fare una cosa semplice. Una cosa che non si fa mai. Bisognerebbe fermarsi. E chiedere a quel ragazzo, a quel bambino: «Tu dove vuoi stare? Con chi vuoi stare? Come ti possiamo dare una mano?».

Domani mattina, prima di parlare, prima di votare una riforma, prima di far passare un Decreto, o emettere una Circolare, prima di fare un commento al bar o su internet, tu prova a rifare quel piccolo esperimento mentale. Ora mettiti di nuovo in quel corridoio. Senti il rumore freddo della porta che ti si chiude in faccia. Guarda attraverso il vetro della finestra. Dentro c’è il tuo migliore amico. Lui ti guarda da lontano, smarrito, non capisce. Lui ti fa un gesto con le mani, come per dirti: «Ma che fai? Perché tu non entri?».
Ecco, adesso cerca di pensare a una risposta, cerca di inventare una parola, una sola parola umana, per spiegargli perché tu devi rimanere fuori e lui dentro.
Perché prima di essere un caso clinico, un numero di matricola, un quattro o un dieci sul registro elettronico, quello lì è un ragazzo è un bambino. È una persona in carne ed ossa. E domani mattina, da quella parte della porta chiusa, ci potresti essere proprio tu. O ci potrebbe essere tuo figlio.

*Esperto di affettività e sessualità delle persone che vivono in un contesto disabilizzante.

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I diritti delle persone con disabilità nell’Unione Europea chiedono risorse e coinvolgimento

1 Ottobre 2026 - 6:03pm

«Si è trattato di un incontro molto aperto e costruttivo, nel corso del quale abbiamo espresso la necessità assoluta di politiche europee capaci di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, con risorse adeguate e il coinvolgimento delle organizzazioni di persone con disabilità sin dall’inizio di ogni processo»: così Gunta Anča, presidente del Forum Europeo sulla Disabilità, commenta l’incontro di una delegazione del Forum con Hadja Lahbib, commissaria europea per l’Uguaglianza Da sinistra: Hadja Lahbib, commissaria europea per l’Uguaglianza e Gunta Anča, presidente del Forum Europeo sulla Disabilità, durante il recente incontro

«Si è trattato di un incontro molto aperto e costruttivo, nel corso del quale abbiamo espresso la necessità assoluta di politiche europee capaci di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. Ho inoltre sottolineato anche il fatto che le organizzazioni di persone con disabilità devono disporre di risorse adeguate ed essere coinvolte fin dall’inizio di ogni processo»: così Gunta Anča, presidente dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, commenta l’incontro di una delegazione dello stesso Forum con Hadja Lahbib, commissaria europea per l’Uguaglianza, al fine di discutere delle iniziative della Commissione in materia di diritti delle persone con disabilità.

Quattro i temi su cui ci si è principalmente concentrati durante l’incontro, a partire dal “rafforzamento” della Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità, tuttora in fase di discussione. A tal proposito, i rappresentanti dell’EDF hanno ancora una volta sottolineato la necessità di misure ulteriormente vincolanti, ad esempio in àmbito di lavoro, ove le azioni proposte sembrano offrire potenzialità interessanti.
È stato inoltre espresso l’auspicio che l’Alleanza per la Vita Indipendente (EU Alliance for Independent Living), lanciata nella primavera scorsa dalla Commissione Europea per sostenere la deistituzionalizzazione e promuovere l’autodeterminazione delle persone con disabilità, renda disponibili maggiori fondi per poter contrastare concretamente la segregazione.
Dal canto suo, la commissaria Lahbib ha assicurato che nella propria agenda sta promuovendo anche l’uguaglianza e i diritti delle persone con disabilità all’interno delle priorità dell’Unione Europea e nei rapporti con i governi nazionali. Ha sottolineato anche come i diversi “portafogli” di sua competenza le offrano una visione più completa delle barriere esistenti e ha ribadito l’importanza di mantenere un approccio intersezionale, concentrandosi sull’attuazione delle politiche già in essere.

Altro tema trattato durante l’incontro è stato quello riguardante il ruolo del bilancio dell’Unione Europea 2028-2034 nel sostenere l’inclusione delle persone con disabilità. Qui la delegazione dell’EDF ha sottolineato il rischio che la prossima programmazione finanziaria continentale non assegni risorse adeguate, rimarcando anche la mancanza di garanzie sufficienti ad assicurare che i fondi erogati dall’Unione Europea vengano utilizzati in conformità con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Si è parlato quindi dello stato dell’arte sulla Proposta di Direttiva Europea Antidiscriminazione (Equal Treatment Directive), rispetto alla quale l’EDF ha presentato i risultati preliminari di un proprio imminente rapporto sulle varie leggi nazionali contro la discriminazione, «documento – è stato detto – che potrà supportare la Commissione e il movimento per i diritti delle persone con disabilità nel proseguire l’azione di sensibilizzazione a favore dell’adozione della Direttiva, il cui iter negoziale è bloccato da ben 18 anni». Nel ringraziare per l’utile materiale fornito, Lahbib si è impegnata a continuare a lavorare per sbloccare la Proposta di Direttiva.

Si è infine discusso anche di preparazione e risposta alle crisi e alle situazioni di emergenza, e in particolare sui piani in corso volti a promuovere l’inclusione delle persone con disabilità nell’àmbito della Strategia Europea di Preparazione alle Emergenze (EU Preparedness Union Strategy). (S.B.)

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