Il 5° Convegno Nazionale SAI (Sportelli Autismo Italia) del prossimo mese di ottobre si propone di essere un momento di confronto in cui trasformare l’autodeterminazione delle persone con autismo – e in generale con disabilità – da ideale filosofico a progetto di vita autentico, partecipato e accessibile. Ne parlano Claudia Munaro e Marco Condidorio, mentre dello stesso Condidorio segue un contributo sul progetto molisano “Contaminazione sociale su Istruzione, Formazione, Informazione”, strettamente legato ai medesimi concetti che hanno dato vita alla rete SAI
“Autodeterminazione”
Il valore della rete: Sportelli Autismo Italia (SAI)
È per rispondere concretamente a un’esigenza di inclusione reale e di qualità che è nato il modello di supporto organizzativo, educativo e didattico denominato Sportello Autismo, ideato nel 2007 a Vicenza e successivamente riconosciuto ufficialmente dal Ministero dell’Istruzione con il Decreto Ministeriale 435/15.
Da quella prima esperienza territoriale è fiorito il Network Nazionale Sportelli Autismo Italia (SAI), che proprio nel prossimo mese di agosto festeggerà 10 anni di attività.
Il SAI è un’infrastruttura di libera aggregazione e una rete sussidiaria “liquidamente organizzata”, nata per annullare le distanze geografiche e raggiungibile al proprio sito ufficiale (a questo link). Oggi accoglie 59 “nodi Sportelli Autismo” diffusi in 16 Regioni, che garantiscono un supporto Peer-to-Peer (docente-docente) territoriale e su scala nazionale, permettendo di condividere generosamente idee, materiali e proposte formative a servizio dell’intera comunità.
L’obiettivo fondamentale è supportare i professionisti dell’educazione a guardare la Persona e il suo Progetto di Vita, non la sua diagnosi, aiutando a dare voce alla sua voce. Offrendo supporto alle scuole, alle persone autistiche, alle famiglie e alla comunità intera, la rete aiuta a creare una pedagogia e una didattica inclusiva “su misura”. Diventa così lo strumento ideale per scardinare quelle etichette ghettizzanti (come gli “alunni H”) che riducono l’essere umano a una sigla burocratica.
L’autorevolezza del network di libera aggregazione e la qualità di questo circuito di saperi sono consolidate da importanti sinergie istituzionali, come l’Accordo di Intenti del 2019 e il Protocollo di Intesa siglato con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’ANGSA Nazionale (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) il 2 agosto 2023.
A garanzia del valore scientifico di questo percorso, il SAI si avvale del prezioso contributo di un comitato di esperti d’eccellenza, tra cui il professor Flavio Fogarolo (esperto di normativa e didattica inclusiva), il professor Lucio Cottini, ordinario dell’Università di Urbino, la dottoressa Lucia Ferlino, ricercatrice del CNR di Genova e il dottor Giuseppe Maurizio Arduino, responsabile del Centro Autismo di Mondovì (Cuneo).
Il 5° Convegno e l’indagine nazionale
È in questa cornice storica e culturale che si inserisce il 5° Convegno Nazionale organizzato da SAI con la collaborazione delle Associazioni nazionali ANGSA e Gruppo Asperger, sul tema Autodeterminazione: da 0 a infinito. Un progetto di vita autentico e partecipato.
Nelle giornate dell’1, 2, 8 e 9 ottobre prossimi, questo evento rappresenterà un momento di confronto imprescindibile per trasformare l’autodeterminazione da ideale filosofico a progetto di vita autentico, partecipato e accessibile a tutti.
Per sostenere una riflessione collettiva su questa tematica fondante il Progetto di Vita, Sportelli Autismo Italia – nell’ambito delle attività di ricerca, formazione e promozione di una cultura dei diritti – ha promosso un sondaggio nazionale che ha già raccolto la risposta di oltre 3.500 persone.
L’indagine – curata dai membri del SAI, ossia chi scrive [Claudia Munaro], Lucia Ferlino, Marialuisa Tonietto e Daniela Valente, con la supervisione scientifica di Lucio Cottini – ha la finalità di raccogliere il punto di vista di genitori, caregiver, dirigenti scolastici, insegnanti, educatori e professionisti, al fine di comprendere come i diversi contesti di vita favoriscano od ostacolino l’autodeterminazione delle persone con autismo.
Questa ricerca non ha scopi valutativi o ispettivi e non giudica le persone con disabilità. Pone invece l’attenzione sui contesti, sulle pratiche e sulle opportunità offerte, muovendosi lungo tre direttrici principali:
° Esplorare il livello di conoscenza dell’autodeterminazione nei contesti della scuola, della famiglia e dei servizi di supporto.
° Comprendere come l’autodeterminazione venga tradotta operativamente nei PEI (Piani Educativi Individualizzati) e nei Progetti di Vita.
° Raccogliere elementi utili per migliorare la formazione e le pratiche educative e progettuali future.
Il questionario è stato specificamente rivolto a:
– Genitori e caregiver di persone con autismo;
– Dirigenti scolastici, insegnanti curricolari e di sostegno;
– Educatori e operatori socio-sanitari;
– Professionisti dei servizi clinici, riabilitativi e abilitativi socio-educativi;
– Studenti dei percorsi di formazione per il TFA Sostegno (Tirocinio Formazione Attiva), di Scienze della formazione primaria e Assistenti alla comunicazione e all’autonomia.
I dati emersi da questa straordinaria partecipazione saranno presentati e discussi dettagliatamente nella prima giornata del Convegno di ottobre. Sarà l’occasione per ribadire con forza il diritto fondamentale delle persone autistiche di manifestare i propri desideri, fare scelte, pianificare obiettivi, valutare gli effetti delle proprie azioni e autocorreggersi quando una strategia risulta inefficace: dimensioni che non vanno intese come semplici prerequisiti, ma come i frutti reali di processi educativi e di supporto coordinati, rispettosi e di altissima qualità.
Professoressa Claudia Munaro per SAI (Sportelli Autismo Italia)
Professor Marco Condidorio per ADV (Associazione Disabili Visivi), Roma/Molise
Contaminazione sociale su Istruzione, Formazione, Informazione: un progetto in Molise contro la “solitudine dei Certificati primi”
Al 5° Convegno Nazionale SAI organizzato online dal 1° al 9 ottobre prossimi da Sportelli Autismo Italia (SAI), in collaborazione con l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) e con Gruppo Asperger, sul tema Autodeterminazione: da 0 a infinito. Un progetto di vita autentico e partecipato, anche il Molise ci sarà! È la scommessa per noi e per chi vorrà esserci.
In tal senso l’ADV per il Molise (Associazione Disabili Visivi) promuove l’iniziativa denominata Contaminazione sociale su Istruzione, Formazione, Informazione il cui scopo è riportare al centro del dibattito “sociale” – partendo appunto dal progetto promosso da Sportelli Autismo Italia -, la relazione tra “la persona in condizione di disabilità e l’ambiente scolastico, ricreativo e sociale”.
A tal fine sono state coinvolte la professoressa Claudia Munaro di Sportelli Autismo Italia e la professoressa Angela Di Burra, referente del CTS Pentro Molise (Centro Territoriale di Supporto). Entrambe hanno accolto con entusiasmo la sfida: riusciremo a realizzare una prima apertura di uno Sportello SAI nella nostra Regione?
Ma perché parlarne oggi, qui, in terra di Molise? Perché, se è vero il dato secondo cui qui da noi c’è un significativo bacino di competenze – in materia di ricerca e studio della condizione di disabilità – manca il progetto unitario per rendere la Regione anello di quel circuito di saperi e di volontà qual è il progetto Sportelli Autismo Italia. Il dialogo con il territorio è fondamento: sono indispensabili, servizi sociali, educativi e di valorizzazione delle risorse, delle capacità progettuali, dei risultati conseguiti. Patrimonio, quest’ultimo, da condividere “in osmosi” col sistema nazionale di Istruzione-Formazione, della ricerca scientifica e dell’Educazione, per esserci e divenire parte attiva di quell’humus, corpo sociale, rappresentativo di ciò che siamo, perché lo desideriamo e perché consapevoli di avere esperienza. Non mancando, tuttavia, di aggiornare il bagaglio di saperi in fieri, acquisendo una forma sempre più adeguata al tempo, al luogo al contesto.
Lo dobbiamo per le persone alle quali crediamo e per cui desideriamo affermare i principi di “libertà e autodeterminazione”. Assieme condividiamo dinamicamente ogni tipologia di processo, teso all’inclusione per tutti, nessuno escluso.
Le separazioni sociali, infatti, sono il frutto acerbo cui non segue alcuna maturazione. Abbiamo il dovere etico-sociale di promuovere, realizzare la coesione sociale, matrice su cui deve poter poggiare l’edificio reale e realistico dell’azione associativa, culturale e politica del Molise, in favore e in collaborazione con le persone che vivono la condizione di disabilità.
Tenendo sempre come riferimento la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009 con la Legge 18/09, il cambio di paradigma è indispensabile; il “credo laico”, infatti, affonda le radici nei princìpi enunciati nella Carta Costituzionale italiana, ripresi in ogni segmento della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e già affermati con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, documento fondamentale adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, con cui si promuovono i diritti e le libertà universali spettanti a ogni individuo.
Diremo: spettanti per natura ad ogni Persona. Noi, Persone con disabilità, non apparteniamo ad un progetto divino minore. La verità è che non siamo progettati né destinati, apparteniamo al “genere” umano, modello di ultima generazione: homo sapiens. Non siamo la “serie” uscita con qualche difetto, semplicemente siamo parte del mondo, non un mondo a parte.
Il corpo umano è composto d’acqua, elemento maggiormente presente e vitale per tutte le funzioni, materiali, cerebrali emotive. Al pari dell’acqua, vi è un altro elemento vitale: il desiderio. L’Autodeterminazione è molto più della norma scritta: è il sano riconoscimento della natura “umana” con e in tutto ciò che essa significa, è e rappresenta. L’Autodeterminazione è “volontà”. Non necessita di parole, di azioni esplicite, di colori, movimento, di voce, di sguardi. Essa c’è e abita la fibra profonda dell’umano. Ragione per cui ha tante forme, quanti sono gli esseri umani presenti nell’universo mondo.
L’Autodeterminazione è l’Essere medesimo di ogni singola natura del vivente: il Vivente è manifestazione esplicita di “autodeterminazione”. Perché è la “VITA” ad esserne la manifestazione.
Probabilmente, Aristotele scriverebbe: “La vita è per natura autodeterminazione”. Ci piace pensarlo sempre attuale, presente nel nostro argomentare. La volontà, è semplicemente il desiderio d’essere e di esserci.
Il Topos Sociale con il maggior successo di cura, per noi, persone in condizione di disabilità, è il nucleo familiare. Almeno così dovrebbe essere. Per l’inclusione, generalmente, è la Società: la Scuola, la comunità nelle aggregazioni più diverse (università, lavoro, tempo libero, sport).
Quello della “solitudine” è il luogo più importante degli stati precedenti. Sì, perché è lì dove accade l’intima natura: ogni essere umano socializza col proprio Io, con se stesso. Si offre a sé, si pone in relazione – riflettente – quell’identità che rende il tempo senza spazio e lo spazio senza tempo: Persona. Stati; dimensioni. Aperture; oblii. Emozioni; solitudini, comunque storie, che ogni persona scopre per la prima volta in autonomia. Lo fa attingendo energia da sé. Si percepisce scoprendo altro da sé. Attraverso la pelle, il muscolo del cuore.
Gratuitamente si scopre; Conosce, riconosce, sente l’altro. Avverte attrazione, repulsione, empatia, gioia. Questo siamo noi, al di là della condizione di disabilità.
Non sempre abbiamo la parola giusta con la quale esprimere a noi stessi il perché di questi stati, emozioni. Però cogliamo presenza e assenza, pienezza e vuoto.
Quanto può influire l’azione di qualcuno sulla volontà di chi non è nella condizione di poter esprimere autonomamente propri desideri, emozioni, bisogni, pensieri, necessità? Frustrazione, costrizione, silenzi, abbandono più o meno breve, talvolta troppo prolungato nel tempo, in spazi ristretti, ampi e dispersivi o sin troppo lontano, lontani.
Dialogo con sé: “Sono immersa in un vortice… Paure: quattro operazioni, moltiplicazione, addizione; sottrazione e. Preposizioni; articoli indeterminativi e. Può accadere che possegga capacità visiva limitante o assente; così l’udito; capacità motorie ridotte o di linguaggio; cognitivamente non godo dei medesimi processi, quelli che vorresti tu, perché io possa essere definibile (come te) uguale a te”.
“Diversi sono i miei valori. I punti di riferimento. I traguardi, che come ben sai, non sempre possono essere i medesimi, ciò fa parte della nostra natura (l’umano). Diverso è per quel che riguarda i desideri: lì ci scopriamo, incontriamo e riveliamo uguali, simili, perché come i tuoi, non posseggono matematizzazioni, geometrie di convenienza o utilità”.
“Ho debolezze, come chiunque; non godo di punti di debolezza, al più punti di miglioramento, come tutti. Comprendi di me quel che mi fa star male, quel che genera distanza, oppressione, terrore, paura. Non sono un gomitolo di errori; il disegno sbagliato per cui basta una gomma per cancellare, correggere qua e là per poi con la matita aggiungere nuovamente. Non può essere il PEI [Piano Educativo Individualizzato, N.d.R.], la mia identità: non può essere la cartella clinica, perché non sono malata/malato. Come te apprendo, sai? A modo mio; nei tempi e secondo modalità, strutture differenti, ma come te accolgo, capisco e posso rifiutare. Apprendo e come te, a modo mio restituisco, se voglio e posso. L’apprendimento è un atto personale, proprio come la restituzione, lo sapevi? Sono un’opera, scultura tra tutte le sculture. Non la bozza in attesa di correzioni!”.
Il seme è per natura vita. Ovunque cada, proverà a morire per divenire frutto. Ciò può accadere sulla roccia più aspra e dura, non necessariamente nel terreno maggiormente fertile.
Questa è la natura, la ragione è altra cosa. Come la sete, la fame, il sonno e il freddo uniscono e separano le persone, così anche l’Io, come “processo-flusso” di impercettibili percezioni è sovrano di unità e separatezza, tra sé e l’altro. Il Tu non lo si chiede, non lo si può ricevere in dono, non lo si eredita: lo si può solo conquistare. Nessuno ci appartiene, noi non apparteniamo a nessuno.
Nell’incontro non si improvvisa mai: l’altra, l’altro sono occasione di nutrimento; noi, l’opportunità d’essere cibo.
La condizione di disabilità, non è e non potrebbe mai essere dono per chi la vive; né risorsa per chi la incontra nel corpo dell’altra, dell’altro. La condizione di disabilità fa parte del corpo, come l’altezza, il colore degli occhi, la fisionomia del viso: nulla di tutto ciò ha eticità, valore ontologico. Semplicemente è parte di quella materialità qual è il soma: è la roccia aspra e dura come il diamante.
La disabilità non può identificarsi con l’identità, per quest’ultima ci sono Io: dignità; autorevolezza; autodeterminazione, sono i tratti somatici di quel che coltivo ogni giorno, con me stessa, con me stesso, per poter migliorare e essere utile, produttiva, produttivo al pari di voi tutti per la società. Non desidero essere peso, ma energia creativa, al pari con “te” e di tutti.
Sosteniamo, quindi, partecipiamo al progetto che ci vede uniti contro l’emarginazione dei “Certificati primi”. La solitudine, oggi, non appartiene più ai soli “Numeri primi”: appartiene esponenzialmente anche a noi: solitudine dei Certificati primi.
Siamo noi, che prima di essere “persona” ci identificano con titoli poco nobili: “Studente H” o “lavoratrice H”.
Noi, per voi siamo: “i fragili”, “diversamente abili”, “poco figli”, “quasi mai madri, padri, amici”. Capita spesso di sentire nei corridoi della scuola, degli atenei: «Ieri in classe mi hanno inserito un “H”». «Beata te! Sapessi io, quest’anno in classe ho due DSA, un H e un BES». «Invece io sono stato fortunato quest’anno, finalmente ho solo un PDP e minorato linguistico». «A me arriverà un articolo 3 comma 3».
Il grande “contenitore”: i BES! Bisogni Educativi Speciali, un acronimo coniato per la prima volta nel nostro Paese e diffuso con la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012, ispirandosi al concetto anglosassone di SEN (Speciale Educational Needs) del Rapporto Warnock (1978), ma con infelice interpretazione, che ne ha prodottto una distorsione: sta di fatto che con “Bisogni Speciali” si è da subito presentata l’etichetta con la quale relegare noi tutti in una dimensione “iperuranica” non esclusiva, ma escludente, emarginante: ci avete istituzionalizzati!
Professor Marco Condidorio – per ADV (Associazione Disabili Visivi), Roma/Molise
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