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La Relazione del 2025 del Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità

14 Aprile 2026 - 11:08am

Domani, 15 aprile, l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità presenterà alla Camera dei Deputati la “Relazione dell’attività svolta nel 2025”, alla presenza della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli

Nella mattinata di domani, 15 aprile, l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità presenterà alla Camera dei Deputati (Sala della Regina di Palazzo Montecitorio a Roma, ore 11) la Relazione dell’attività svolta nel 2025, alla presenza della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Autorità amministrativa indipendente, istituita con il Decreto Legislativo 20/24, il Garante ha il compito di assicurare la piena attuazione e la tutela dei diritti e degli interessi delle persone con disabilità. Organo collegiale composto dal presidente Maurizio Borgo e da altri due componenti, Francesco Vaia e Antonio Pelagatti, costituisce un’articolazione del sistema nazionale per la promozione, la protezione e il monitoraggio dei diritti delle persone con disabilità, in attuazione della Convenzione ONU in materia. (S.B.)

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Un appartamento a Belluno in cui sperimentare l’autonomia delle persone con disabilità

13 Aprile 2026 - 6:20pm

Grazie ad un finanziamento del GAL Prealpi Dolomiti, il Comitato d’Intesa tra le Associazioni di volontariato della Provincia di Belluno ha riadattato un appartamento già presente nella Casa del Volontariato “Valentino Del Fabbro” della città veneta, per destinarlo ad attività di sperimentazione e di formazione per l’autonomia di persone con disabilità. L’appartamento stesso è dotato di tecnologie intelligenti di ultima generazione

Come segnala la newsletter della Rete dei CAAD dell’Emilia Romagna (Centri per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico), grazie ad un finanziamento del GAL Prealpi Dolomiti, il Comitato d’Intesa tra le Associazioni di volontariato della Provincia di Belluno ha riadattato un appartamento già presente nella Casa del Volontariato “Valentino Del Fabbro” della città veneta, per destinarlo ad attività di sperimentazione e di formazione per l’autonomia di persone con disabilità.
L’appartamento è dotato di tecnologie intelligenti di ultima generazione per rispondere alle più varie esigenze motorie, sensoriali e cognitive di persone di ogni età, supportando anche fragilità legate all’età avanzata. Vi si possono svolgere attività di formazione, prove di ausili, oltreché valutazioni su come adattare la propria abitazione. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@comitatodintesa.it.

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Universal Design: principi e applicazioni

13 Aprile 2026 - 5:57pm

Promosso da Inclusiva Design, insieme al Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, si terrà dal 28 aprile al 26 maggio il corso di formazione professionale online denominato “Universal Design: principi e applicazioni”, durante il quale si approfondiranno in chiave operativa gli approcci del Design for All e dell’Universal Design, offrendo strumenti concreti per integrare l’inclusione nei processi progettuali e decisionali

Realtà di consulenza e formazione che supporta aziende, professionisti e istituzioni nella progettazione di spazi, servizi ed esperienze realmente accessibili, Inclusiva Design è nata per volontà di Erica Isa Mosca, architetta e dottore di ricerca, che da quasi dieci anni si occupa di universal design e progettazione inclusiva e che, attraverso tali strategie, punta a trasformare l’inclusione da requisito normativo a leva strategica per innovare, migliorare la qualità e creare valore. «Inclusiva Design – spiega la sua promotrice – nasce da una convinzione semplice: progettare per tutte le persone è possibile, se si cambia prospettiva».

La prossima iniziativa di Inclusiva Design è il corso di formazione professionale denominato Universal Design: principi e applicazioni, organizzato insieme al Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, avvalendosi del patrocinio di CERPA Italia (Centro Europeo di Ricerca e promozione dell’Accessibilità), Design for All Italia, INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) e FEDMAN (Federazione Disability Management).
In programma dal 28 aprile al 26 maggio prossimi, il corso si articolerà su 5 moduli online live per un totale di 12 ore, allo scopo di approfondire in chiave operativa gli approcci del Design for All e dell’Universal Design, offrendo strumenti concreti per integrare l’inclusione nei processi progettuali e decisionali. (S.B.)

Per ogni approfondimento sul corso (e per iscrizioni), accedere a questo link.

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Autismo: la consapevolezza senza diritti è solo retorica

13 Aprile 2026 - 5:28pm

«Che fine hanno fatto – chiede Carlo Hanau – gli impegni assunti pubblicamente sull’autismo? E che senso ha parlare di consapevolezza dell’autismo se non si traduce in decisioni amministrative e legislative? Chiediamo che maggioranza e opposizioni in Parlamento assumano un impegno di continuità. Non servono nuove promesse, né nuove giornate simboliche. Serve dare seguito a quanto già dichiarato, votato, condiviso. Perché la consapevolezza senza diritti è solo retorica»

Ogni anno, puntualmente, il 2 aprile l’Italia si colora di blu. Monumenti illuminati, dichiarazioni solenni, parole come “inclusione”, “attenzione”, “diritti” riempiono comunicati e social istituzionali. Poi, il giorno dopo, tutto si spegne. E per le persone con autismo e le loro famiglie ritorna il silenzio. Un silenzio che non è casuale né neutro, ma il risultato di scelte – o più spesso di non scelte – che da anni rinviano soluzioni concrete a problemi strutturali ben noti.
Come APRI [Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori, N.d.R.] lo denunciamo da tempo. Già nel 2022, in occasione delle elezioni politiche, avevamo rivolto un appello pubblico ai candidati, chiedendo impegni chiari e verificabili sulle politiche per l’autismo. In quel documento richiamavamo la necessità di dare piena e coerente attuazione alla normativa vigente, di garantire interventi basati su evidenze scientifiche, di ridurre le disuguaglianze territoriali e di costruire un sistema realmente integrato tra sanità, scuola e servizi sociali.
Quelle richieste non erano generiche. Erano – e sono tuttora – fondate su atti, leggi, documenti ufficiali. E sembravano trovare finalmente ascolto alla fine della precedente legislatura, quando il Parlamento aveva approvato all’unanimità due mozioni sull’autismo, assumendo impegni precisi nei confronti delle persone con autismo.
A distanza di quattro anni, tuttavia, dobbiamo constatare che quegli impegni presi all’unanimità sono rimasti in larga parte lettera morta.

Quattro questioni, in particolare, continuano a rappresentare un banco di prova evidente della distanza tra dichiarazioni pubbliche e azione istituzionale.
La prima riguarda l’aggiornamento del Nomenclatore Tariffario per recepire gli obblighi derivanti dall’articolo 60 dei Livelli Essenziali di Assistenza del gennaio 2017, con l’inserimento dei trattamenti basati sull’ABA (Applied Behavior Analysis, ossia “Analisi applicata del comportamento”). L’esclusione di questi interventi dal sistema tariffario nazionale non è una questione tecnica marginale: significa la permanenza di grandi disuguaglianze tra territori, in particolare su liste di attesa, copertura delle spese, costi insostenibili per molte famiglie obbligate a rivolgersi al privato. Criticità evidenziata dalle principali Associazioni, ma ancora irrisolte, causa le pesanti pressioni degli specialisti psicodinamici e lacaniani che dal 2012 chiedevano il ritiro della Linea Guida n. 21 del 2011 (Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti) perché, per loro stessa ammissione, aveva condannato come falsa la loro teoria della cosiddetta “madre frigorifero”, alla base dell’autismo, e non permetteva la possibilità di continuare a trattare madre e bambino con gli stessi loro strumenti psicanalitici fondati su quella teoria.

La seconda questione riguarda il mancato rinnovo del Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Istruzione e Ministero della Salute, strumento fondamentale per garantire continuità, coerenza e sinergia nei percorsi di inclusione scolastica e preparazione al lavoro degli studenti con disabilità, in particolare per gli studenti con autismo.
Il protocollo è scaduto il 17 gennaio 2025, le richieste formali di rinnovo sono state presentate da noi e dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ma a oggi manca una risposta concreta.

La terza questione concerne la Proposta di Legge per il riconoscimento delle professioni ABA, indispensabile per assicurare qualità, trasparenza e tutela sia per i professionisti sia per le persone che ricevono gli interventi. In assenza di un quadro normativo chiaro, infatti, il settore resta esposto a frammentazione e improvvisazione, a danno dei diritti delle persone con autismo. La proposta ripercorre quanto già normato per la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e per la Lingua dei Segni Tattile (LIST).

La quarta questione, infine, riguarda la richiesta di annullamento, ora in decisione al Consiglio di Stato per nostro ricorso, delle Raccomandazioni della Linea Guida sulla diagnosi e sul trattamento del disturbo dello spettro autistico in bambini e adolescenti dell’ottobre 2023, per cancellare due evidenti irregolarità:
1.
Suggerire l’uso di antipsicotici anche per i bambini piccoli, a cui è seguito un aumento delle prescrizioni.
2. Dichiarare che le terapie psicoeducative sono tutte raccomandate senza distinzione.
Queste aberrazioni introdotte dalla nuova Linea Guida dei bambini e adolescenti sono in contrasto con la letteratura internazionale e persino con la Linea Guida degli adulti emessa dallo stesso Istituto Superiore di Sanità nell’ottobre 2025.

Di fronte a questo quadro, dunque, ci si può chiedere: che fine hanno fatto gli impegni assunti pubblicamente? Che valore hanno quelle mozioni approvate all’unanimità se non producono atti conseguenti? Che senso ha parlare di consapevolezza dell’autismo se non si traduce in decisioni amministrative e legislative?
Chiediamo quindi, con fermezza ma con senso di responsabilità istituzionale, che maggioranza e opposizioni assumano un impegno di continuità. Non servono nuove promesse, né nuove giornate simboliche. Serve dare seguito a quanto già dichiarato, votato, condiviso. Perché la consapevolezza senza diritti è solo retorica. E perché per le persone con autismo il silenzio che segue le celebrazioni non è un’eccezione annuale, ma una realtà quotidiana che non può più essere ignorata.

*Presidente dell’APRI (Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori).

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Evoluzione, competenze e prospettive del disability manager

13 Aprile 2026 - 4:57pm

«Da 15 anni rappresentiamo un punto di riferimento per la promozione e lo sviluppo della figura del disability manager, contribuendo alla diffusione di una cultura dell’inclusione fondata su competenze, metodo e responsabilità. L’incontro del 20 aprile si inserirà in questo percorso di crescita»: così la SIDIMA (Società Italiana Disability Manager) presenta l’incontro online “15 anni di SIDIMA: evoluzione, competenze e prospettive del disability manager”, promosso in occasione della sesta Giornata Nazionale del Disability Manager

«Abbiamo costruito un percorso fondato su competenze e visione, contribuendo a dare identità e riconoscimento alla figura del disability manager. Oggi è necessario continuare a investire sulla formazione e sulla qualità degli interventi, per rendere l’inclusione un elemento strutturale nelle organizzazioni»: a dirlo è Rodolfo Dalla Mora, presentando l’incontro online denominato 15 anni di SIDIMA: evoluzione, competenze e prospettive del disability manager, promosso dalla stessa SIDIMA (Società Italiana Disability Manager) per il pomeriggio del 20 aprile (ore 17-19), in occasione della sesta Giornata Nazionale del Disability Manager SIDIMA, webinar organizzato in collaborazione con l’AIDIMA (Associazione Italiana Disability Manager).

«Da quindici anni – si legge nella presentazione dell’evento – la SIDIMA rappresenta in Italia un punto di riferimento per la promozione e lo sviluppo della figura del disability manager, contribuendo alla diffusione di una cultura dell’inclusione fondata su competenze, metodo e responsabilità. L’iniziativa del 20 aprile si inserirà in questo percorso di crescita, rappresentando un momento di confronto sui principali temi legati alla disabilità e all’inclusione, dall’evoluzione del quadro normativo alla centralità delle competenze e del ruolo di facilitatore del disability manager nei diversi contesti organizzativi, con particolare attenzione alla formazione come elemento qualificante della figura professionale e come leva strategica per l’inclusione».

In apertura dell’incontro sono previsti i saluti istituzionali della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, seguita da un intervento di Rodolfo Dalla Mora, che oltre alla SIDIMA presiede anche l’AIDIMA, e che offrirà una panoramica sull’evoluzione della realtà associativa e sul ruolo della rete nello sviluppo del Disability Management. Faranno poi sentire la propria voce i disability manager dell’AIDIMA, professionisti impegnati nei diversi contesti organizzativi, che porteranno contributi ed esperienze dirette sui temi dell’inclusione.
Per l’occasione verrà anche valorizzata la collana editoriale “Per una nuova cultura della disabilità”, diretta da Dalla Mora e già ampiamente presentata anche sulle nostre pagine, mentre la chiusura sarà dedicata alla sesta edizione del Premio Internazionale SIDIMA, rivolto a coloro che si siano distinti nella promozione e nella diffusione dei temi della disabilità e dell’inclusione. (S.B.)

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione obbligatoria tramite questo link. Da segnalare che in occasione dell’incontro l’editore della collana riserverà uno sconto speciale ai partecipanti che intenderanno acquisire l’intera collana “Per una nuova cultura della disabilità” (5 pubblicazioni). Per ogni ulteriore informazione: stampa.sidima@gmail.com.

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Visita guidata multisensoriale in uno dei luoghi più amati dai cagliaritani

13 Aprile 2026 - 1:56pm

In occasione della tappa cagliaritana dell’evento culturale nazionale “Monumenti Aperti”, l’Associazione dei ciechi, degli ipovedenti e dei retinopatici sardi RP Sardegna proporrà il 18 e il 19 aprile una visita guidata multisensoriale presso i Giardini Pubblici di Cagliari, «occasione unica – come viene sottolineato – per vivere uno dei luoghi più amati dai cagliaritani attraverso una prospettiva sensoriale inedita e profondamente immersiva» La “Fontana dei dormienti” di Mimmo Paladino nei Giardini Pubblici di Cagliari

In occasione della tappa cagliaritana di Monumenti Aperti, evento culturale nazionale giunto alla trentesima edizione, l’Associazione dei ciechi, degli ipovedenti e dei retinopatici sardi RP Sardegna proporrà il 18 aprile (ore 9-13 e 15-18) e il 19 aprile (ore 9-13) una visita guidata multisensoriale presso i Giardini Pubblici di Cagliari in Largo Dessì.
«Tale esperienza – spiegano i promotori -, articolata in quattro postazioni, è pensata come un percorso aperto a tutti e tutte, volto a valorizzare le potenzialità dei sensi vicarianti alla vista e a offrire un modo nuovo, più consapevole e coinvolgente di percepire e comprendere l’ambiente che ci circonda. I partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi, verranno infatti bendati e accompagnati da operatori e volontari in un’esplorazione sensoriale dei Giardini Pubblici, dove, attraverso udito, tatto e olfatto, verranno guidati alla scoperta di dettagli spesso trascurati. Potranno ad esempio toccare le riproduzioni delle statue presenti, tra cui la celebre Fontana dei dormienti dello scultore Mimmo Paladino, esplorare tattilmente la planimetria dei giardini e il prospetto della Galleria Comunale d’Arte. Sarà inoltre possibile percepire i profumi delle essenze mediterranee e cogliere le variazioni del paesaggio sonoro in prossimità del costone roccioso del colle di Buoncammino, dove la natura si esprime anche attraverso i suoni. Al termine del percorso, potranno togliere la benda e riscoprire visivamente il luogo, anche grazie a immagini storiche che ne raccontano l’evoluzione nel tempo».
«Sarà dunque un’occasione unica – concludono da RP Sardegna – per vivere uno dei luoghi più amati dai cagliaritani attraverso una prospettiva sensoriale inedita e profondamente immersiva». (S.B.)

Per ogni informazione: rpsardegnaodv@gmail.com.

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Progetti di vita e sfide per i nuovi interventi sociosanitari territoriali e di prossimità

13 Aprile 2026 - 1:33pm

È degno di attenzione e liberamente consultabile nel web il saggio sul tema “Disabilità, valutazione multidimensionale e progetti di vita individuali: le sfide per i nuovi interventi sociosanitari territoriali e di prossimità”, ampio capitolo del volume “Proxima. Da Centro Polivalente a HUB di risorse per persone con autismo”. A curarlo è stato Francesco Crisafulli, responsabile dell’Unità Operativa Servizio Sociale per la Disabilità Est e Ovest nel Comune di Bologna

È certamente degno di attenzione, e come tale lo segnaliamo a Lettori e Lettrici, il saggio di Francesco Crisafulli, intitolato Disabilità, valutazione multidimensionale e progetti di vita individuali: le sfide per i nuovi interventi sociosanitari territoriali e di prossimità (liberamente consultabile a questo link), che è un ampio capitolo del volume Proxima. Da Centro Polivalente a HUB di risorse per persone con autismo, curato per i tipi di FrancoAngeli da Riccardo Prandini, Maria Padula e Andrea Messori, anch’esso consultabile integralmente nel web.
Francesco Crisafulli è responsabile dell’Unità Operativa Servizio Sociale per la Disabilità Est e Ovest nel Comune di Bologna (Dipartimento Welfare e Promozione del Benessere di Comunità). (S.B.)

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Un incontro rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna

13 Aprile 2026 - 1:15pm

Il 18 aprile si svolgerà a Faenza (Ravenna) un seminario di presentazione dell’app “INTESI”, servizio gratuito di interpretariato in LIS, trascrizione automatica e labiolettura, rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna. L’evento è organizzato da VEASYT, azienda specializzata nel predisporre soluzioni linguistico-tecnologiche per l’abbattimento delle barriere della comunicazione

Il prossimo 18 aprile si svolgerà a Faenza (Ravenna), un seminario di presentazione dell’app INTESI, servizio gratuito di interpretariato in LIS (Lingua dei Segni Italiana), trascrizione automatica e labiolettura, rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna.
L’incontro è organizzato da VEASYT, azienda specializzata nel predisporre soluzioni linguistico-tecnologiche per l’abbattimento delle barriere della comunicazione.
«Che cos’è INTESI? Si tratta di un’app gratuita – spiegano dall’organizzazione – che offre la possibilità di avere sempre con sé un interprete LIS e un sistema di trascrizione automatica. Uno strumento essenziale per gestire in modo autonomo appuntamenti sanitari, pratiche negli uffici pubblici e anche semplici telefonate».
Rivolto, come detto, alle persone sorde che vivono nel territorio dell’Emilia-Romagna, il seminario si svolgerà nella Sala delle Associazioni di Faenza (Via Laderchi 3/a, ore 15-17), e sarà accessibile in LIS e in italiano. (Simona Lancioni)

Si ringrazia Martina Gerosa per la segnalazione.

La partecipazione all’incontro del 18 aprile sarà gratuita (previa prenotazione tramite questo link). Per ogni informazione: info@veasyt.com.
La presente nota è già apparsa nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripresa, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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“La gioia del cibo anche con disfagia”: l’evento conclusivo a Senigallia

13 Aprile 2026 - 12:53pm

«Questo è un esempio di come si possa gustare buon cibo anche se si hanno problematiche di deglutizione. Perché l’impossibilità alla convivialità è un passo verso l’isolamento e una dura perdita durante la quotidianità»: lo dicono dalla Fondazione Paladini di Ancona, promotrice del percorso denominato “La gioia del cibo anche con disfagia”, che dopo avere coinvolto tanti Istituti Alberghieri marchigiani, vivrà il 15 aprile a Senigallia l’evento finale conviviale Uno dei cibi adatti anche a persone con problemi di deglutizione, realizzati dagli Istituti Alberghieri coinvolti nel progetto della Fondazione Paladini

Dopo le lezioni tenute da clinici esperti negli Istituti Alberghieri ISS G. Celli di Piobbico (Pesaro-Urbino) e ISS Panzini di Senigallia (Ancona), che hanno coinvolto anche gli studenti di altri tre Istituti Alberghieri marchigiani (IPSSAR Santa Marta di Pesaro, IIS Einstein-A. Nebbia di Loreto e ISS Carlo Urbani di Porto Sant’Elpidio), è in programma per il 15 aprile al citato ISS Panzini di Senigallia (ore 12), l’evento finale conviviale, in cui gli stessi studenti saranno ideatori e autori dei piatti a consistenza modificata, adatti anche a persone con problemi di disfagia.
«Un esempio – sottolineano dalla Fondazione Paladini di Ancona, promotrice di tale intero percorso – di come si possa gustare buon cibo anche se si hanno problematiche di deglutizione. Perché l’impossibilità alla convivialità è un passo verso l’isolamento e una dura perdita durante la quotidianità. Cose che noi vogliamo non ci siano più!».
«Anche per questo – aggiungono dalla Fondazione – il nostro storico progetto La gioia del cibo anche con disfagia è tanto caro ai soci delle Associazioni a noi vicine e a chiunque creda che il cibo, soprattutto nel nostro Bel Paese, non sia soltanto questione di nutrizione, ma di giovialità e di vita vissuta assieme ad altri». (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: info@fondazionepaladini.it.

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Una Circolare Ministeriale volta a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti

13 Aprile 2026 - 12:28pm

«Credo che a differenza di altre – scrive Salvatore Nocera – una Circolare prodotta lo scorso anno dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma ancora poco nota sia agli studenti che alle famiglie, non sia invasiva della libertà di insegnamento, ma si limiti a dei suggerimenti organizzativi idonei a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti»

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha diramato lo scorso anno ai Dirigenti Scolastici, esattamente il 28 aprile 2025, l’interessante Circolare n. 2443, ancora poco nota sia agli studenti che alle famiglie. Si tratta in sostanza di un invito ai docenti di non sovraccaricare gli studenti di compiti, specie per le feste, e di coordinarsi tra di loro programmando le interrogazioni, in modo tale che nello stesso giorno il medesimo studente non debba sostenere più prove, scritte e/o orali.

Questa la parte del testo da tenere presente: «È importante che la programmazione delle verifiche da svolgere in classe, così come l’assegnazione di compiti e attività di studio da svolgere a casa, siano accuratamente pianificate da ciascun insegnante, anche avendo cura di valutare quanto eventualmente già definito dagli altri docenti del team o del consiglio di classe, nonché evitando che siano consegnati sul registro elettronico in serata per l’indomani. Una tale modalità di coordinamento evita il rischio di concentrare le attività di verifica in classe e quelle personali di studio pomeridiano in un’unica giornata. In questo modo, si può garantire una più equilibrata distribuzione delle verifiche durante la settimana, evitando che i carichi di lavoro per gli studenti siano troppo condensati e gravosi, nonché assicurare una migliore organizzazione del tempo da dedicare allo svolgimento dei compiti pomeridiani, soprattutto in concomitanza con giornate festive. Infatti, la scuola è il contesto educativo che deve creare le condizioni di serenità e fiducia per lo sviluppo armonico della personalità di tutti gli studenti. Inoltre, una corretta notazione dei compiti, oltre che sul registro elettronico anche sul diario personale/agenda degli studenti, soprattutto nel primo ciclo di istruzione ma non solo, potrà consentire una crescente autonomia da parte degli alunni nella gestione dei propri impegni scolastici, come già rappresentato nella Nota Protocollo 5274 dell’11 luglio 2024, rendendo la consegna delle attività da svolgere a casa parte integrante della lezione stessa».

Ritengo dunque che questa Circolare sia un garbato invito ai docenti che però deve essere conosciuto dalle famiglie e dagli stessi giovani, nel clima di collaborazione scuola-famiglia e della funzione di dialogo educativo da instaurarsi nelle scuole. E personalmente credo anche che questa Circolare, a differenza di altre, non sia invasiva della libertà di insegnamento, limitandosi a dei suggerimenti organizzativi idonei a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti.

*Il presente contributo di riflessione è già apparso in «La Tecnica della Scuola» con il titolo “Compiti a casa: anche il Ministero invita i docenti e ‘moderarsi’” e viene qui ripreso con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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La traduzione italiana delle “Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett”

10 Aprile 2026 - 6:16pm

L’Associazione AIRETT ha messo a disposizione nel web la traduzione italiana delle “Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett”, manuale rivolto a terapisti, educatori e famiglie, che raccoglie indicazioni e buone pratiche per sostenere lo sviluppo delle capacità comunicative delle persone con la sindrome di Rett, patologia genetica dello sviluppo neurologico che colpisce quasi esclusivamente le bambine, durante i primi anni di vita e dopo un periodo di apparente normalità

L’AIRETT (Associazione Italiana Sindrome di Rett) ha messo a disposizione (tramite questo link) la traduzione italiana delle Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett, manuale rivolto a terapisti, educatori e famiglie, che raccoglie indicazioni e buone pratiche per sostenere lo sviluppo delle capacità comunicative delle persone con la sindrome di Rett, patologia genetica dello sviluppo neurologico che colpisce quasi esclusivamente le bambine, durante i primi anni di vita e dopo un periodo di apparente normalità.
Il documento è la traduzione di Rett Syndrome Communication Guidelines: a handbook for therapists, educators and families, pubblicato, quest’ultimo, dal team del Rett Expertise Centre Netherland-GKC. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@airett.it.

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Un manuale del CAI che propone una montagna accessibile e inclusiva

10 Aprile 2026 - 5:56pm

«Rendere l’escursionismo accessibile significa riconoscere un diritto e lavorare per progettare percorsi attenti ai bisogni di ogni persona e anche dell’ambiente. Questa pubblicazione mostra che conciliare fruizione e tutela è possibile attraverso soluzioni mirate, da integrarsi armoniosamente con l’ecosistema»: si parla di “Escursionismo e accessibilità”, manuale del CAI (Club Alpino Italiano), nato in collaborazione con Terre di Mezzo Editore e realizzato da Pietro Scidurlo con la Struttura Operativa di Accompagnamento Solidale del CAI 

Avvicinarsi alla montagna come spazio di incontro, e non solo come meta da raggiungere: è questo il punto di partenza di Escursionismo e accessibilità. Buone pratiche per l’autonomia e l’accompagnamento all’aria aperta, nuovo volume del CAI (Club Alpino Italiano), compreso nella collana “I Manuali del CAI” e nato in collaborazione con Terre di Mezzo Editore.
Disponibile in libreria, nei principali e-store online e sul CAI Store, il manuale affronta in modo sistematico il tema delle barriere fisiche e culturali che impediscono a molte persone di vivere l’esperienza escursionistica, offrendo strumenti concreti per abbatterle. «Escursionismo e accessibilità – si legge nella presentazione – accompagna il lettore in un percorso che unisce teoria, buone pratiche e riflessione culturale. Rendere l’escursionismo accessibile significa riconoscere un diritto e lavorare per progettare percorsi attenti ai bisogni di ogni persona e anche dell’ambiente. In tal senso, questa pubblicazione mostra che conciliare fruizione e tutela è possibile attraverso soluzioni mirate – rampe, segnaletica adeguata, infrastrutture, itinerari differenziati – da integrarsi armoniosamente con l’ecosistema».

A firmare il manuale è innanzitutto Pietro Scidurlo, con il suo punto di vista “privilegiato”, giacché è un viaggiatore con disabilità, esperto in accessibilità degli itinerari, autore per Terre di Mezzo Editore e co-fondatore dell’Associazione Free Wheels, oltreché impegnato da anni per rendere i vari Cammini storici un’esperienza aperta a tutti e tutte. Insieme a lui la Struttura Operativa di Accompagnamento Solidale del CAI, nata nel 2024 per promuovere l’inclusione attraverso la montagna, con l’obiettivo di sviluppare approcci che trasformano l’esperienza dell’escursione in uno strumento di crescita personale, inclusione e socializzazione.

«Accanto agli aspetti più operativi – viene ancora spiegato -, Escursionismo e accessibilità propone una riflessione sul significato profondo dell’apertura della montagna a tutti. In un contesto in cui l’inclusione è ancora troppo spesso intesa come eccezione piuttosto che norma, l’escursionismo accessibile diventa pertanto l’occasione per costruire una nuova cultura della condivisione degli spazi naturali. Camminare insieme, con o senza disabilità, non è soltanto un’attività sportiva: è un modo per trasformare i limiti in occasione di dialogo, crescita personale e socializzazione».
«E ugualmente importante – si annota in conclusione – è l’uso di un linguaggio corretto e consapevole: per questo il manuale si arricchisce di un ampio glossario di “parole preziose”, che attraversa sia l’àmbito escursionistico che quello medico-sanitario». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficio.stampa@cai.it.

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La nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile sarà una casa dell’autonomia e dell’inclusione

10 Aprile 2026 - 5:19pm

Una proficua sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore ha portato a creare uno spazio dedicato all’accoglienza, all’autonomia e alla partecipazione delle persone con sindrome X Fragile – condizione genetica ereditaria che causa disabilità cognitiva, problemi di apprendimento e relazionali – e delle loro famiglie: sarà questo la nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, che verrà inaugurata il 13 aprile a Ciampino (Roma), all’interno di un alloggio ATER della Provincia di Roma Un angolo del soggiorno dell’immobile che verrà inaugurato il 13 aprile a Ciampino

Una proficua sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore ha portato a creare uno spazio dedicato all’accoglienza, all’autonomia e alla partecipazione delle persone con sindrome X Fragile – condizione genetica ereditaria che causa disabilità cognitiva, problemi di apprendimento e relazionali – e delle loro famiglie: è proprio questo la nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, che verrà inaugurata il 13 aprile a Ciampino (Roma), all’interno di un alloggio ATER della Provincia di Roma di circa 45 metri quadri, concesso con affitto agevolato, a testimonianza del ruolo fondamentale dell’edilizia pubblica nel sostenere iniziative ad alto impatto sociale.
«La nuova sede – spiegano dall’Associazione – si configura come un luogo multifunzionale in cui sviluppare attività rivolte alle persone con X Fragile e alle loro famiglie, tra cui laboratori educativi e attività di socializzazione, incontri associativi e momenti formativi, percorsi e weekend di vita autonoma, finalizzati allo sviluppo delle competenze personali e relazionali. Il tutto all’insegna di un progetto che mette al centro la persona e promuove percorsi concreti di autonomia, in linea con i principi di inclusione e qualità della vita. Accanto poi alle attività interne, l’obiettivo sarà anche quello di costruire relazioni con la comunità locale, attivare collaborazioni e favorire una cultura dell’inclusione diffusa. Uno spazio, quindi, non solo per la nostra Associazione, ma per il territorio, capace di generare connessioni e opportunità».

La sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore di cui si parlava inizialmente va dunque ricercata, oltre che nel contributo dell’ATER della Provincia di Roma di cui si è detto, e naturalmente nell’impegno dell’Associazione X Fragile, anche nel determinante supporto dell’IKEA Roma, che ha provveduto a progettare e arredare integralmente l’appartamento.
All’inaugurazione del 13 aprile interverranno anche rappresentanti delle Istituzioni locali e regionali, tra cui Remo Pisani e Paolo Della Rocca, rispettivamente direttore generale e commissario straordinario dell’ATER della Provincia di Roma, Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione Sociale e ai Servizi alla Persona della Regione Lazio ed Emanuela Colella, sindaca di Ciampino. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Vanessa Sorbi (comunicazione@xfragile.net).

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Custodire l’invisibile: fragilità, amore e scrittura poetica

10 Aprile 2026 - 4:29pm

È un confronto a due voci, questo incontro di Stefania Leone con Sandro Montanari – autore della raccolta di poesie, “La metrica dell’amore” -, che tratteggia un percorso sulla fragilità umana a partire dall’origine del sentimento amoroso, un percorso che si sviluppa intrecciandosi con la poesia, considerata l’arte che più si avvicina al silenzio da cui sgorga il sentimento d’amore. Ne emerge un discorso intimo e profondo, che tiene insieme pensiero, emozione, esperienza e parola poetica

Caro Sandro, nelle tue poesie si legge l’amore declinato in molteplici contesti e nelle sue diverse sfaccettature, ma secondo te amare è una forma di debolezza o di forza?
«Questa domanda riporta lo sguardo alle origini dell’amore, origini antiche. L’amore è una necessità emotiva primaria: nasce dal limite, dalla mancanza, dalla frattura. Affonda le sue radici nella nostra fragilità ontologica, nel nostro essere mortali, e proprio per questo riecheggia d’infinito. Pur nutrendosi della fragilità, l’amore è la forza che ci fa sentire vivi, il legame che ci fa salva, il profumo di un mare di cui non conosciamo i confini».

Perché scrivere un libro sull’amore utilizzando il metro della poesia e non, per esempio, quello della prosa?
«Se l’amore trae origine e nutrimento dalla mancanza, dalla frattura, allora la stessa topografia simbolica del verso – che spezzandosi rimane sospeso nel vuoto – ne custodisce la ragione profonda. La poesia è insieme depositaria e rivelatrice del segreto amoroso; è la forma d’arte che più si avvicina al silenzio da cui sgorga il sentimento d’amore».

Nelle tue poesie ci sono tue esperienze, o sono più che altro il frutto di riflessioni e speculazioni astratte? E come nasce questa tua passione?
«Per me ogni poesia nasce da un vissuto: un ricordo, un’immagine, una domanda, un dettaglio che si espande in modo imprevedibile in una trama di collegamenti interiori. Posso dire di avere incontrato la poesia senza averla cercata, almeno consciamente. Ho sentito l’urgenza di scrivere poesie dopo la morte di una persona amata: le parole hanno cominciato a premere dalle profondità della notte, fino ad aprire un varco e imprimersi sulla pagina».

Come sei ispirato quando scrivi una poesia? Si tratta di un momento in cui stai molto bene o di un momento in cui hai bisogno di trovare un rifugio?
«Non so cosa accada in quel momento, “momento” che per altro può durare giorni, mesi, talvolta anni. So solo che sento un’attrazione irresistibile verso la parola poetica. E così, anche nel silenzio della notte, posso sentire il bisogno di accendere la luce del comodino per annotare il sogno appena passato. Forse gli antichi Greci non erano lontani dalla verità quando dicevano che la poesia è concessa dagli Dei ai poeti “invasi” dalla Musa. A volte la sensazione è proprio questa: sentirmi invaso, privo di controllo. Le emozioni che emergono da questi momenti sono spesso dolorose e difficili da contenere. E allora il movimento della scrittura poetica diventa un tentativo di costruire argini alla furia di un’esondazione».

Hai fatto corsi specifici di scrittura poetica?
«Ho iniziato a scrivere le mie prime poesie senza una preparazione specifica, se non quella connessa al mio percorso di studi. Con il tempo, ho sentito la necessità di approfondire: ho frequentato gruppi di studio, seminari, eventi poetici e ho letto molti autori, studiandone la metrica, le figure retoriche, il messaggio».

Scrivi ogni giorno oppure solo in certi periodi particolari?
«Scrivo solo quando sono “invaso” dalla Musa. Accade spesso che un periodo prolifico sia preceduto da un evento emotivamente coinvolgente, come se il mio inconscio concedesse alla Musa il permesso di entrare per dare forma al caos, alla follia».

In particolare, quest’ultimo libro di poesie, La metrica dell’amore, in quanto tempo è stato realizzato?
«In questo libro sono condensati i miei ultimi quindici anni di vita. L’ho scritto seguendo un flusso non sempre continuo, sostando nei periodi di bonaccia e tornando ai versi quando il vento freddo ingrossava le onde».

Una poesia ti viene spontanea, di getto, o ti capita di rimetterci le mani più volte?
«La prima stesura nasce di getto. Viene poi il tempo della sedimentazione, durante il quale la poesia, ancora grezza, attende il “trattamento” più difficile: l’eliminazione del superfluo. È un lavoro di sottrazione, necessario per arrivare all’essenza. Un lavoro sofferto e lungo, perché implica la limatura o la rinuncia a parole, versi, talvolta intere strofe amate, che però non aggiungono nulla, anzi fanno ombra al nucleo pulsante, al silenzio attorno al quale si dipana la poesia».

Possiamo dire che questo lavoro di sottrazione, di cui parli, ha anche che fare con la relazione amorosa?
«In effetti è così, è un lavoro che ricorda la crescita di una relazione amorosa: nasce spesso di getto, come accade all’innamoramento. Ma il cammino che conduce dall’innamorarsi all’amare è lungo, fragile, mai garantito. Due persone si amano davvero quando hanno saputo eliminare il superfluo, quando dall’esperienza hanno appreso la capacità di andare all’essenza, di rinunciare all’immagine idealizzata dell’altro, riconoscendolo per ciò che è, non per ciò che si desidera diventi. È in questo prendersi cura delle parole – e dei silenzi – che l’amore, come la poesia, trova la sua possibilità di resistere alla polvere del tempo».

Ti ringrazio Sandro. In una società opulenta, veloce e rumorosa, le tue parole sono una luce ferma nella notte, che ci accompagnano a riscoprire il senso profondo del nostro cammino. 

*Stefania Leone è presidente dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), Sandro Montanari Sandro è psicologo, psicoterapeuta familiare e dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione, autore di vari saggi e recentemente della raccolta di poesie La metrica dell’amore. Ha già firmato per Superando numerosi contributi, soprattutto di àmbito culturale.

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Un progetto promosso a Firenze, per l’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple

10 Aprile 2026 - 2:02pm

Si chiama “IDEA”, ossia “Inclusione, Diritti, Empowerment per l’Autonomia”, il progetto finalizzato all’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple promosso dall’Associazione Artemisia di Firenze, per approfondire la conoscenza della violenza economica e potenziare l’accesso a opportunità formative e lavorative per 10 donne beneficiarie. La fase formativa comprende anche la discriminazione multipla e la violenza nei confronti di donne con disabilità

IDEA (Inclusione, Diritti, Empowerment per l’Autonomia): si chiama così il progetto finalizzato all’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple promosso da Artemisia, Associazione di Promozione Sociale di Firenze che gestisce un Centro Antiviolenza.
Attraverso un approccio intersezionale, il progetto, che è attualmente in fase di svolgimento, intende approfondire la conoscenza della violenza economica e potenziare l’accesso a opportunità formative e lavorative per le beneficiarie. L’iniziativa è finanziata da ActionAid International Italia e dalla Fondazione Realizza il Cambiamento nell’àmbito del progetto NORA against GBV (Network of Organization for Rights and Autonomy against gender-based violence, in italiano “Rete di Organizzazioni per i diritti e l’autonomia contro la violenza di genere”), cofinanziato dall’Unione Europea.

In particolare, le beneficiarie e i beneficiari diretti sono 10 donne e/o ragazze giovani e/o neomaggiorenni (età 18/60) di nazionalità italiana e straniera (dell’Unione Europea ed Extra Unione Europea) vittime di violenza economica, domestica, sessuale, di esperienze infantili sfavorevoli, e/o di matrimoni precoci e forzati, e/o con disabilità, e/o con orientamento sessuale non binario; nonché 50 operatrici/operatori della rete interistituzionale antiviolenza che potranno fruire di una formazione in chiave intersezionale e scambiare buone pratiche.Obiettivo dell’iniziativa è aumentare l’accesso al mondo del lavoro, ottimizzando offerta e domanda nella ricerca di opportunità formative e lavorative, migliorando l’accessibilità alle opportunità formative, di tirocinio, al mondo del lavoro e all’occupabilità, grazie all’implementazione di misure di conciliazione vita-lavoro e di un approccio intersezionale.

Per quel che concerne la formazione rivolta alle operatrici e agli operatori vengono affrontati i seguenti temi: la violenza di genere verso le donne migranti e rifugiate; la violenza di genere verso le persone anziane; la violenza di genere nelle relazioni tra persone LGBTQIA+; la discriminazione multipla e la violenza nei confronti delle donne con disabilità. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Un progetto nelle scuole per educare e formare alla cultura del volontariato e dell’inclusione

10 Aprile 2026 - 1:45pm

«Una reale inclusione scolastica deve trasformarsi in una garanzia di sicurezza e dignità per ogni studente e proteggere i ragazzi in situazione di maggiore vulnerabilità significa proteggere il futuro stesso della nostra società»: è partito da questo assunto il progetto “A scuola con ABC: educazione e formazione alla cultura del volontariato e dell’inclusione”, promosso dall’ABC, l’Associazione Bambini Chirurgici del Burlo di Trieste, che ha già raggiunto ben 6.500 tra bambini e ragazzi delle scuole

Secondo il rapporto prodotto lo scorso anno dall’ISTAT, sul tema Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi, quasi sette ragazzi su dieci dichiarano di avere subìto almeno un episodio offensivo o violento nell’ultimo anno, con il 21% che ne sarebbe vittima sistematica e su un altro versante, dal 2020 il bullismo contro la disabilità è raddoppiato.
«In un panorama educativo che punta con decisione verso l’abbattimento delle barriere – afferma dunque Giusy Battain, direttrice dell’ABC, l’Associazione Bambini Chirurgici del Burlo di Trieste – l’inclusione non può limitarsi a una questione di numeri o presenze in aula, deve invece trasformarsi in una garanzia di sicurezza e dignità per ogni studente e proteggere i ragazzi in situazione di maggiore vulnerabilità significa proteggere il futuro stesso della nostra società».

Per rispondere dunque in maniera concreta a quella che viene considerata come un’emergenza, la stessa Battain ha voluto il progetto denominato A scuola con ABC: educazione e formazione alla cultura del volontariato e dell’inclusione, che «pur affondando la propria genesi nel sostegno ai bambini che affrontano percorsi chirurgici complessi – spiega la promotrice -, e che presentano quindi fragilità più o meno evidenti, è un percorso rivelatosi come uno strumento universale, capace di parlare al cuore di ogni studente e studentessa».
Nel dettaglio, A scuola con ABC ha già raggiunto ben 6.500, tra bambini e ragazzi, e vanta anche una validazione scientifica internazionale sulla rivista accademica «Social Cognition», Ha inoltre ottenuto il Premio Impatto 2025, riconoscimento tra i cui promotori figura anche l’Università Bocconi di Milano, «per la capacità di trasformare la consapevolezza in risultati reali e concreti». Nato infine sul territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, il progetto punta decisamente a espandersi a livello nazionale.

ABC Bambini Chirurgici, va ricordato in conclusione, è un’organizzazione no-profit che, grazie a un accordo formale, è convenzionata con l’IRCCS Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste.
L’iniziativa A scuola con ABC è parte integrante del Modello ABC secondo il quale la cura di un bambino che affronta un percorso chirurgico non può esaurirsi tra le mura dell’ospedale, ma richiede un accompagnamento costante che coinvolga l’intero nucleo familiare in ogni fase del percorso. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: Elena Galbusera (elenagalbusera.press@gmail.com).

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Il diritto alla salute e alla dignità non può dipendere né dal territorio né dalla condizione economica delle famiglie

10 Aprile 2026 - 12:59pm

«Il crescente divario territoriale nell’accesso ai servizi sanitari e socio-assistenziali – scrive Marco Macrì – sta contribuendo all’impoverimento delle famiglie caregiver. Lo denunciamo come Rete Caregiver Disabilità Italia, segnalando appunto forti disuguaglianze tra le diverse Regioni italiane nell’assistenza a persone con disabilità, fragili e non autosufficienti. E tale insufficienza dei servizi trasferisce sulle famiglie il peso dell’assistenza quotidiana» Un disegno dedicato all’assistenza domiciliare

Il crescente divario territoriale nell’accesso ai servizi sanitari e socio-assistenziali sta contribuendo all’impoverimento delle famiglie caregiver. Lo denunciamo come Rete Caregiver Disabilità Italia, segnalando appunto forti disuguaglianze tra le diverse Regioni italiane nell’assistenza a persone con disabilità, fragili e non autosufficienti.
A bisogni di cura identici, infatti, corrispondono risposte molto diverse da parte dei Sistemi Sanitari Regionali. I dati dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e dell’ISTAT evidenziano in tal senso differenze significative nell’accesso alle cure, nell’assistenza domiciliare e negli anni di vita in buona salute tra Nord e Sud del Paese, criticità confermate anche dai report della Fondazione GIMBE sullo stato del Servizio Sanitario Nazionale.
L’insufficienza dei servizi trasferisce dunque sulle famiglie il peso dell’assistenza quotidiana, spesso senza riconoscimento economico o tutele adeguate. Sempre più caregiver sono in tal modo costretti a ridurre o abbandonare il lavoro per garantire cure ai propri familiari, con un conseguente aumento del rischio di povertà.
Nei mesi scorsi la nostra Rete ha presentato denunce circostanziate all’EPPO (Procura Europea) e all’OLAF (Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode), per chiedere chiarimenti sull’utilizzo dei fondi riguardanti il PNRR e dei fondi sociali destinati al settore assistenziale.
Chiediamo quindi con urgenza:
° la piena definizione e il finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP);
° l’uniformità nazionale dei servizi territoriali e domiciliari;
° il riconoscimento giuridico ed economico del caregiver familiare;
° investimenti strutturali nel personale sanitario e sociosanitario;
° omogeneità nazionale e tempistiche certe nell’erogazione dei supporti economici alle famiglie, oggi difformi e irregolari.
Il diritto alla salute e alla dignità, infatti, non può dipendere dal territorio né dalla condizione economica delle famiglie.

*Portavoce di Genova Inclusiva e referente nazionale della Rete Caregiver e Disabilità Italia (marcopompierege@gmail.com).

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L’autismo in età adulta e nell’invecchiamento: un tema sempre più centrale

10 Aprile 2026 - 12:35pm

«L’autismo in età adulta e nell’invecchiamento è un tema ancora poco esplorato, ma sempre più centrale nel dibattito scientifico e sociale»: è partendo da questo assunto che l’Associazione sarda Diversamente, in collaborazione con l’Università di Cagliari, ha promosso per il 13 aprile l’incontro ad ingresso libero “Autism Late in Life”, che potrà contare sulla presenza di un’ospite d’eccezione quale Rebecca Charlton, docente di Psicologia alla Goldsmiths University of London Rebecca Charlton, docente di Psicologia alla Goldsmiths University of London, sarà l’ospite dell’incontro del 13 aprile a Cagliari

«L’autismo in età adulta e nell’invecchiamento è un tema ancora poco esplorato, ma sempre più centrale nel dibattito scientifico e sociale»: è partendo da questo assunto che l’Associazione sarda Diversamente, in collaborazione con l’Università di Cagliari, e nello specifico con il Dipartimento di Pedagogia, Psicologia e Filosofia, ha promosso per il pomeriggio del 13 aprile l’incontro ad ingresso libero denominato Autism Late in Life (Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, Sa Duchessa, Aula Specchi, ore 16), che potrà contare sulla presenza di un’ospite d’eccezione quale Rebecca Charlton, docente di Psicologia alla Goldsmiths University of London (Regno Unito), riconosciuta a livello internazionale per i suoi studi sull’invecchiamento cognitivo e sullo sviluppo lungo l’arco della vita nelle persone autistiche. La sua ricerca si concentra in particolare sui cambiamenti cognitivi, sulla salute mentale e sulla qualità della vita in età adulta avanzata, contribuendo pertanto a colmare un vuoto ancora significativo nella letteratura scientifica e nei modelli di intervento.

Introdotto e coordinato da Roberta Fadda, docente dell’Ateneo cagliaritano, l’incontro prevede anche la partecipazione di Pierangelo Cappai, presidente dell’Associazione Diversamente. Seguirà una tavola rotonda, moderata da Nicolò Cossu, Eleonora Floris e Karola Cappai, con la partecipazione attiva degli studenti e delle studentesse dell’Università di Cagliari, con l’obiettivo di favorire un confronto diretto tra ricerca, territorio e nuove generazioni.

«Parlare di autismo – sottolinea Cappai – significa oggi superare una visione limitata all’infanzia e iniziare a costruire risposte concrete per l’intero arco della vita. In tal senso, l’età adulta e l’invecchiamento rappresentano una delle sfide più urgenti, sia in termini di ricerca che di servizi. Un ringraziamento particolare intendiamo rivolgerlo alla professoressa Charlton per avere accolto l’invito e condiviso il proprio contributo scientifico, alla professoressa Fadda per il supporto organizzativo e agli studenti e alle studentesse dell’Università di Cagliari per la partecipazione attiva».

Per ulteriori informazioni: robfadda@unica.it; segreteria.diversamenteodv@gmail.com.

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Tutte le persone con disabilità devono poter viaggiare in autonomia sui treni dell’Unione Europea

10 Aprile 2026 - 12:08pm

Tutte le persone con  disabilità devono poter viaggiare in treno in situazione di autonomia e indipendenza: è la prima di una serie di istanze prodotte dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, in vista della revisione del Regolamento dell’Unione Europea del 2014 riguardante l’accessibilità di treni e stazioni per le persone con disabilità e in generale a ridotta mobilità

Una serie di proposte concrete volte a migliorare l’accessibilità nel trasporto ferroviario sono state prodotte dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, per influenzare la revisione in corso del Regolamento dell’Unione Europea del 2014 riguardante appunto l’accessibilità di treni e stazioni per le persone con disabilità e in generale a ridotta mobilità. «Da tempo – dichiarano infatti dal Forum – sollecitiamo tale revisione, consapevoli della frustrazione che molti passeggeri provano nei confronti di treni e stazioni che, pur essendo legalmente accessibili secondo determinati standard, in realtà risultano inaccessibili nella pratica».
L’impegno dell’EDF in àmbito di revisione del Regolamento si sostanzierà dunque in una serie di passaggi, a partire dalla richiesta di poter viaggiare in autonomia e in indipendenza, ciò che secondo il Forum «potrebbe essere raggiunto armonizzando l’altezza delle banchine e riducendo lo spazio consentito tra le banchine stesse e i treni». «Siamo per altro aperti – viene detto – a valutare soluzioni alternative che raggiungano un risultato simile, come banchine parzialmente rialzate, elementi di riempimento degli spazi vuoti e passerelle. Riteniamo pertanto necessario eliminare gradualmente l’uso di dispositivi di imbarco esterni, in quanto non consentono viaggi in autonomia. Per questo l’accesso nei treni a livello deve diventare una realtà. Nel frattempo, i dispositivi di imbarco integrati dovrebbero avere la priorità rispetto a rampe e ascensori, eliminando anche le eccezioni per i veicoli a due piani, che li rendono inaccessibili ai passeggeri con disabilità pur essendo formalmente conformi agli standard».

Per quanto poi riguarda i veicoli ristorante e le cuccette, «bisogna definire requisiti di accessibilità chiari – dicono dall’EDF – garantendo che i passeggeri con disabilità, compresi quelli i carrozzina, possano accedervi in condizioni di parità con gli altri».
E ancora, è necessario «migliorare l’accessibilità delle stazioni, potenziando la segnaletica a bordo treno e all’estremità delle banchine, rafforzando la fornitura di informazioni visive, specificando ulteriormente le caratteristiche delle sedute in banchina e migliorando anche la fornitura di corrimano e rampe».
Più in generale, rispetto al materiale rotabile, il Forum chiede che «venga aggiornato riflettendo le dimensioni reali delle carrozzine», vanno inoltre «migliorati i requisiti di progettazione per i servizi igienici universali e standard, con segnali di individuazione delle porte, una migliore circolazione interna nei convogli e con informazioni acustiche e visive a bordo».
A livello infine di politica dei trasporti, l’istanza è chiara: «rafforzare l’attuazione e l’applicazione del Regolamento Europeo, richiedendo agli Stati Membri dell’Unione di compiere progressi concreti nell’àmbito dei loro piani nazionali di attuazione, compresa la definizione di obiettivi ambiziosi e tempistiche chiare per la rimozione delle barriere esistenti».

Basandosi dunque sui vari punti finora esposti, l’EDF preparerà presto una serie di emendamenti al testo in discussione, da presentare all’Agenzia dell’Unione Europea per le Ferrovie. È quindi tenendone conto che quest’ultima elaborerà una proposta di revisione del Regolamento, che dovrà poi essere adottata dai 27 Stati Membri. (S.B.)

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Lavoro e disabilità: come interpretare i dati della XII Relazione al Parlamento sulla Legge 68/99

9 Aprile 2026 - 6:37pm

«Vent’anni fa – scrive Marino Bottà – pensavo che i posti di lavoro disponibili per le persone con disabilità si sarebbero esauriti rapidamente, visto il rapporto fra il numero degli iscritti negli elenchi del collocamento e i posti non occupati in quota di riserva, ma non è andata così, principalmente a causa dell’inefficacia e della burocratizzazione dei Servizi Provinciali per il Collocamento Mirato, come dimostrano i dati riportati nella XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 68/99

Vent’anni fa pensavo che i posti di lavoro disponibili per le persone con disabilità si sarebbero esauriti rapidamente, visto il rapporto fra il numero degli iscritti negli elenchi del collocamento e i posti non occupati in quota di riserva. Mi ero illuso che la riforma del sistema pubblico e la nuova Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) avrebbero consentito a tutti di trovare un lavoro adeguato. Purtroppo, non è andata come speravo. L’inefficacia e la burocratizzazione dei Servizi Provinciali per il Collocamento Mirato hanno portato alla deriva l’intero progetto inclusivo.
Lo dimostrano i dati riportati nella XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, N. 68 “Norme per il diritto al lavoro delle persone disabili”, Anni 2022-2023, ricavati dal Prospetto Informativo Disabili che le aziende con più di 15 dipendenti devono presentare annualmente entro il 31 gennaio.
Con questo strumento le aziende comunicano la situazione occupazionale aggiornata al 31 dicembre dell’anno precedente. Dal 2010 la trasmissione avviene per via telematica, mentre precedentemente era raccolta in formato cartaceo dai singoli uffici provinciali.

Nell’anno 2000, dunque, tenendo presente che il sistema era in fase di assestamento, le aziende avevano denunciato che i posti di lavoro riservati ai lavoratori con disabilità erano circa 400.000/450.000, di cui 270.000/290.000 già occupati. Quindi, erano vacanti circa 160.000 posti (35% circa), a fronte di circa 500.000 iscritti al collocamento, con una disponibilità del 32%.
Questi dati spiegavano come mai il Legislatore avesse deciso di coinvolgere nell’obbligo le aziende con più di 15 dipendenti, a differenza della legge precedente (Legge 482/68) che interessava solo le aziende con più di 35 dipendenti. Quindi, non si giustifica in alcun modo come mai dopo 23 anni la quota di riserva disponibile fosse di 178.328 unità, su una quota complessiva di 588.429 posti, di cui 410.101 occupati, a fronte di 880.997 (dato poco attendibile, poché attualmente abbiamo con certezza superato il milione). Il tutto con un rapporto fra posti di lavoro e disoccupati in attesa di un posto di lavoro pari al 20%.
Ovviamente questa situazione si è creata grazie al fatto che annualmente vengono in media collocate 40.184 persone e solo 6.539 conservano il posto di lavoro dopo dodici mesi. Si aggiunga anche che circa 260.000/280.000 degli occupati nell’anno 2000 fino al momento del pensionamento, erano in azienda prima dell’entrata in vigore della Legge 68/99.

Alla scarsità dei posti disponibili vengono inoltre sottratti gli esoneri. Le aziende con più di 35 dipendenti che hanno speciali caratteristiche produttive possono essere parzialmente esonerate (fino al 60% dei posti disponibili) dall’occupare l’intera quota d’obbligo. Il costo per l’azienda è di 39,21 euro per ogni giorno lavorativo, pari a 9.880,92 euro annui. Le somme corrisposte vengono versate sul Fondo Nazionale e sul Fondo Regionale (articoli 13 e 14 della Legge 68/99).
La XII Relazione denuncia un ricorso a questo strumento in costante crescita: nel 2023 le pratiche di esonero erano state 3.600, con la conseguente perdita di 16.939 posti riservati ai lavoratori con disabilità, mentre dieci anni prima, nel 2013, le pratiche erano state 2.476, con una perdita di 6.387 posti.
Le aziende, ovviamente, preferiscono risolvere gli obblighi di legge attraverso una semplice transazione economica. E spesso sono gli stessi Servizi Provinciali che consigliano lo strumento dell’esonero, anziché promuovere quelle buone pratiche che facilitano l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone che necessitano di percorsi di accompagnamento al lavoro.
Da aggiungere che frequentemente autorizzano l’esonero a banche, agenzie assicurative, aziende informatiche ecc. in spregio alla normativa la quale prevede che l’esonero debba essere concesso in presenza di una documentata e concreta: faticosità delle mansioni, pericolosità del lavoro e modalità organizzative non confacenti all’inserimento di personale con disabilità.

Per una maggiore chiarezza concludo sottolineando che il collocamento è artefice solo degli avviamenti numerici, quelli imposti dagli uffici nel momento in cui l’azienda non rispetta gli obblighi di legge. Quindi, l’innovativo concetto di collocamento mirato previsto dalla legge, ovvero La persona giusta nel posto giusto, è rimasto solo sulla targa di alcuni Uffici Provinciali. A riprova di questo vi sono anche le affermazioni di alcuni responsabili del collocamento che pubblicamente hanno dichiarato: «I disabili non hanno ancora capito che non spetta a noi collocarli», «Le persone con disabilità che non possono accedere autonomamente al mondo del lavoro non sono un nostro problema. Si devono rivolgere ai servizi dei Comuni o delle ASL ecc., non a noi» e così via.
Pertanto, possiamo concludere dicendo che le persone con disabilità sono inserite nel mondo del lavoro grazie alle agenzie per il lavoro, ai servizi per l’inserimento lavorativo territoriali, alle associazioni, alle cooperative sociali ecc. a cui si aggiungono i lavoratori che trovano autonomamente un’occupazione, e quelli che divengono disabili in costanza di rapporto di lavoro.

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi direttore generale dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it). Il presente contributo è il secondo di Marino Bottà da noi pubblicato, riguardante la “XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, N. 68 ‘Norme per il diritto al lavoro delle persone disabili’, Anni 2022-2023”. Il primo, intitolato “Lavoro: un’analisi dell’ultima Relazione al Parlamento sull’attuazione della Legge 68/99”, è disponibile a questo link.

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