Come è stato utilizzato l’approccio dell’Universal Design (“Progettazione universale”), per promuovere la massima accessibilità, in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026? Ne parliamo con Roberto Vitali, autorevole esperto di progettazione universale, che sotrtolinea tra l’altro come «l’Universal Design non sia un’azione “per alcuni”, ma un investimento per tutti, capace di generare impatti positivi che vanno ben oltre l’evento sportivo»
Qualche tempo fa, su queste stesse pagine, avevamo parlato dei diversi interventi attuati dalla Regione Lombardia per promuovere la massima accessibilità, in previsione delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026; oggi, ci focalizziamo su come è stato utilizzato l’approccio dell’Universal Design (“Progettazione universale”) nella stessa direzione e ne parliamo con Roberto Vitali, autorevole esperto di progettazione universale, oltreché co-fondatore e amministratore delegato di Village for all (V4A®), la nota rete impegnata da molti anni sul tema dell’ospitalità accessibile.
Dottor Vitali, quale grande professionista di accessibilità, ci spiega in concreto cosa significa che per garantire la massima accessibilità ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina è stato adottato un approccio basato sull’Universal Design?
«Adottare un approccio basato sull’Universal Design per i Giochi Olimpici e Paralimpici significa compiere un cambiamento profondo di prospettiva: non si progetta “per la disabilità”, ma si progetta per tutti, anticipando la varietà delle esigenze umane sin dalle prime fasi di ideazione. Questo approccio evita soluzioni aggiuntive o marginali e punta a realizzare ambienti, servizi e infrastrutture che siano fruibili da chiunque, in modo autonomo, sicuro e dignitoso, indipendentemente dalle capacità fisiche, sensoriali o cognitive di ciascuno. È un approccio che abbandona l’idea di accessibilità come adempimento tecnico o rispetto normativo e abbraccia la visione dell’accessibilità come valore, come strumento per costruire un’eredità sociale e culturale duratura. In questo senso, l’Universal Design non è un’azione “per alcuni”, ma un investimento per tutti, capace di generare impatti positivi che vanno ben oltre l’evento sportivo».
In particolare, come è stato l’Universal Design per rendere il più possibile accessibili le infrastrutture?
«Negli ultimi tre anni, come Village for all, abbiamo affiancato la Regione Veneto nello sviluppo delle progettualità legate ai Giochi Olimpici e Paralimpici, offrendo la nostra esperienza sin dalle fasi iniziali di valutazione dei progetti. Il nostro ruolo è stato quello di accompagnare le aziende incaricate, supportando le scelte tecniche affinché seguissero concretamente i principi dell’Universal Design, non solo nella forma, ma nella sostanza.
Uno degli esiti più significativi di questo lavoro è stata la redazione delle Linee Guida per l’Accessibilità della Regione Veneto, che sono diventate oggi un riferimento normativo ufficiale a livello regionale. Queste Linee Guida, volute appunto dalla Regione Veneto, non sono solo uno strumento tecnico: rappresentano infatti un vero e proprio documento complessivo, pensato per parlare non solo ai progettisti e ai tecnici, ma anche agli amministratori pubblici, alle imprese, al mondo dell’ospitalità, della ristorazione, degli eventi e del turismo in senso ampio. L’obiettivo era chiaro: rendere l’accessibilità parte integrante della qualità complessiva dell’offerta, e non una voce accessoria o residuale. L’Universal Design è stato quindi applicato come criterio guida, capace di generare valore per tutti e di garantire che ogni persona, a prescindere dalle proprie capacità, possa vivere l’esperienza olimpica e paralimpica in autonomia, sicurezza e piena dignità.
Tuttavia, è doveroso precisare che questo non significa che tutto sarà perfetto. Come in ogni grande progetto pubblico, esistono vincoli di contesto, contrattuali, economici e legati agli appalti già assegnati. Abbiamo lavorato per ottenere il miglior risultato possibile nelle condizioni date, con un approccio pragmatico, volto a massimizzare l’accessibilità e l’usabilità reale degli spazi e dei servizi».
In questa direzione, lei concorda nell’affermare che la progettazione paralimpica abbia “guidato” quella olimpica, rappresentando un modello virtuoso che promuove la partecipazione di tutte le persone agli eventi sportivi?
«Quando si adotta un approccio basato sull’Universal Design, si sceglie di progettare per tutti, fin dall’inizio. Questo ha permesso, anche nel caso dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, di orientare le scelte progettuali verso soluzioni in grado di migliorare la qualità complessiva dell’esperienza per tutte le persone, non solo per chi ha esigenze di accessibilità. La progettazione paralimpica, infatti, ha rappresentato un motore di innovazione e qualità, che ha influenzato positivamente anche quella olimpica, anticipando bisogni, innalzando gli standard e ponendo la persona – non la disabilità – al centro del progetto. È un cambio di paradigma che va esattamente nella direzione indicata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, cui fa riferimento anche l’IPC, il Comitato Paralimpico Internazionale, che promuove espressamente l’adozione dei princìpi dell’Universal Design. Potremmo dire che la qualità progettuale si alza proprio quando si parte dalle esigenze più complesse. Se un ambiente è realmente accessibile e funzionale per una persona con una disabilità o meglio, con esigenze di accessibilità, sarà molto più comodo, sicuro e accogliente anche per tutti gli altri. È questo il senso profondo dell’approccio inclusivo che abbiamo cercato di sostenere con il nostro lavoro, affiancando la Regione Veneto e curando la redazione delle citate Linee Guida per l’Accessibilità, oggi riconosciute come strumento normativo ma anche culturale e strategico. In questo senso, la progettazione paralimpica non è “a parte”, ma è stata la base per costruire un progetto olimpico più forte, più giusto e più vicino alle persone. E questo, a mio avviso, è un segnale importante di maturità e visione».
I Giochi di Milano Cortina rappresentano la prima occasione in cui il Design For All si coniuga con lo sport o, in passato, è già successo? E come valuta questo connubio?
«Il connubio tra Universal Design e sport non nasce con Milano Cortina 2026. Infatti, già in numerose edizioni dei Giochi Paralimpici – in particolare quelli recenti, come Londra 2012 o Tokyo 2020 – Il Comitato Internazionale Paralimpico aveva promosso un approccio progettuale inclusivo, in linea con i valori della Convenzione ONU, che pongono appunto l’Universal Design come strumento chiave per garantire la partecipazione piena e paritaria di tutte le persone.
Quello che i Giochi di Milano Cortina 2026 rappresentano, però, è un salto di qualità: è la prima volta, infatti, che in Italia questo approccio viene integrato fin dall’inizio. Possiamo quindi dire che Universal Design e sport formano un connubio già vincente, perché ogni volta che si è adottato questo approccio, i risultati sono stati positivi per tutti: per gli atleti, per il pubblico, per i territori. Quando si progetta a partire dalle esigenze più complesse, si costruiscono ambienti migliori per chiunque. E lo sport, per sua natura, è uno straordinario veicolo di inclusione e partecipazione. Milano Cortina 2026 ha l’opportunità – e la responsabilità – di lasciare un’eredità concreta, culturale prima ancora che strutturale. E in questo, l’incontro tra Universal Design e sport è molto più che una coincidenza tecnica: è una visione condivisa di futuro a cui tutti dobbiamo dare attenzione».
Di recente, la ministra per le Disabilità Locatelli ha dichiarato che Milano Cortina 2026 sarà un modello di accessibilità che contribuirà a costruire un Paese più inclusivo e attento ai bisogni di ogni persona. Lei crede che ciò possa realmente accadere o è una pura chimera?
«Le dichiarazioni della Ministra vanno nella giusta direzione, ma servono azioni concrete e continuative per evitare che restino mere intenzioni. L’accessibilità non è solo una questione di qualità e giustizia sociale, ma è anche un’opportunità economica. Rispondere con serietà e competenza alle esigenze di accessibilità significa intercettare un mercato ampio, internazionale, composto da milioni di persone che vogliono viaggiare, partecipare, vivere esperienze scegliere liberamente dove e come farlo. Un mercato che, se accolto con rispetto e lungimiranza genera valore, crescita e sviluppo per tutto il sistema Paese. Questa potrà essere l’eredità più importante di questo evento mondiale.
Credo insomma che Milano Cortina 2026 possa davvero rappresentare un modello concreto e positivo, a condizione che questa esperienza non rimanga un’eccezione legata all’evento, ma venga trasformata in patrimonio condiviso, capace di generare valore nel tempo. In questi anni abbiamo tracciato un percorso possibile, fondato sui princìpi dell’Universal Design, dimostrando che progettare per tutti non solo è fattibile, ma innalza la qualità dell’esperienza per ciascuno, riduce le disuguaglianze e promuove una società più accogliente. Ora è fondamentale trasferire quanto appreso nella quotidianità dell’agire politico, amministrativo e imprenditoriale, facendolo diventare conveniente e facendo sì che questi strumenti diventino parte della cultura progettuale del Paese. E per riuscirci, devono essere coinvolti tutti: le professioni tecniche, che devono essere formate su Universal Design e Inclusione; le imprese e gli imprenditori, che devono riconoscere nell’accessibilità trasparente una leva strategica; gli amministratori pubblici, a tutti i livelli – locali, regionali e nazionali – chiamati a integrare queste logiche nei propri strumenti di pianificazione e di programmazione; e infine, tutta la filiera dell’ospitalità, del turismo, degli eventi e della cultura».
*Il presente servizio è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Milano-Cortina, una grande opportunità per il Design for all” e viene qui ripreso, con diverso titolo e alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
L'articolo Milano Cortina 2026 e l’Universal Design: una visione dell’accessibilità come investimento per tutti e tutte proviene da Superando.