«In questi giorni – scrive Valeria Cotura, nel suo ricordo di Ileana Argentin – più o meno tutti ti hanno ricordata per il tuo impegno degli ultimi venti anni. Io vorrei invece ricordare quando ti ho conosciuta, quando nonostante i nostri vent’anni di differenza, siamo cresciute assieme, condividendo aspettative, sogni, impegnata sempre in prima linea e prima dell’attività politica, quando convincesti me, giovanissima, a parlare di accessibilità nell’Assemblea Capitolina con il Sindaco presente»
Ileana Argentin
Riceviamo da Valeria Cotura della FIADDA Roma (Associazione per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie) e ben volentieri pubblichiamo il seguente ricordo di Ileana Argentin, scomparsa nei giorni scorsi, come abbiamo già segnalato sulle nostre pagine.
Roma è in lutto. Ci ho messo due giorni a rendermi conto che non ci sei più… Anche se ci eravamo perse di vista negli ultimi tempi, una cosa è certa, Ileana, sei stata, resti e lo resterai sempre un mio pilastro fondamentale, un grande esempio di donna battagliera e soprattutto di grande amante della vita.
Ho letto post di molte persone, ma più o meno tutti ti hanno ricordata per il tuo impegno degli ultimi venti anni… Io invece vorrei ricordare quando ti ho conosciuta, quando nonostante i nostri vent’anni di differenza, siamo cresciute assieme, condividendo aspettative, sogni, impegnata sempre in prima linea e prima dell’attività politica.
Gli Anni Novanta e i primi Anni Duemila, quando i mezzi di informazione e di comunicazione erano totalmente diversi, a me inaccessibili, non c’erano ancora i social, ma neanche SMS, e-mail, si usava tanto telefono e tanti fax e lettere… Quando i miei genitori in quegli anni hanno iniziato ad entrare nel mondo dell’associazionismo per la promozione e il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità, andando da un posto all’altro, partecipando a dibattiti, convegni, ma condividendo anche momenti più lieti e intimi, come cene, feste, altre iniziative, il più delle volte mi portavano con loro e proprio in queste circostanze ti conobbi e ti vidi, conquistandomi subito. Io ero solo una bambina, tu una giovane donna bellissima, ma ci siamo legate subito, mi hai visto crescere, prima adolescente e poi giovane e donna.
Mi colpì vedere che ti muovevi agile in un corpo minuto con la carrozzina elettrica, abiti di seta, capelli molto lunghi e sempre curati, o permanente o nuove pettinature, unghie lunghissime e colorate, labbra molto carnose e con contorni di matita e rossetto impeccabili e per me era facile capirti, avevi un’ottima movenza labiale e gran voce, occhi penetranti e intensi. Avevi un tuo stile impeccabile, una tua particolare eleganza che erano poi la tua caratteristica libera e provocatoria.
Una gran testa, sempre molto diretta, senza se e senza ma, per questo non piacevi a tutti. Neanche nei momenti di affaticamento fisico o un po’ critici ti ho vista perderti d’animo. Non abbandonavi mai la tua ironia, cambiando il concetto di narrazione pietistica nei confronti delle persone con disabilità.
Mi incuriosiva anche vedere e parlare con i tuoi giovani assistenti e accompagnatori di allora, gli obiettori di coscienza che in quel tempo, essendo ancora obbligataria la leva militare, sceglievano di supportare le persone con disabilità.
Avere alle spalle una grande Famiglia è stato un grande valore per te, ho sempre ammirato la tua mamma. Infine il tuo Sandro, vicino, attento, affettuoso. Abbiamo condiviso, voi e noi, alcune ore liete e serene, lasciandoci andare talvolta a momenti di pura ilarità.
Amavi visceralmente Roma, la nostra città. E dagli Anni Novanta, porca miseria, quante cose sono state fatte in questa città, purtroppo già dimenticate. Prima come parte attiva assieme ad altri cittadini e rappresentanti di realtà associative come “Consulta Cittadina per i Problemi dell’Handicap” (si chiamava così allora) e poi tu come delegata per i problemi dell’handicap prima del sindaco Rutelli e poi del sindaco Veltroni.
Per quasi due decenni i luoghi del Campidoglio erano diventati la seconda casa per molti Cittadini romani perché c’era sempre qualche evento (o forse era normale farlo) o lavori per la promozione dei diritti, tanto sull’abbattimento delle barriere architettoniche, tema a te inevitabilmente caro, quanto di quelle culturali e della comunicazione, alle quali tenevi moltissimo, ritenendole imprescindibili per un vero cambiamento di rotta e di civiltà, cercando di equilibrare i bisogni specifici con tante realtà.
Quando mi capita di fare della formazione in tema di accessibilità e fruibilità, cito quasi sempre le tue parole, quando mi dicesti «renditi conto che non è possibile modificare certi luoghi, come la Scalinata di Trinità dei Monti, è un tale monumento che bisogna trovare altre soluzioni…». Si tratta di un messaggio importante e significativo, nel quale credo ancora.
In quel periodo abbiamo attivato le prime sperimentazioni di sottotitolazione con la stenotipia (allora unica tipologia esistente), durante qualche evento o convegno al Campidoglio. In quegli anni sono state realizzate tante campagne di sensibilizzazione e pubblicità, ricordo la nostra città con affissi i tanti cartelloni e in altre circostanze anche volantini sulla diversità e sulle barriere culturali e architettoniche.
Fondamentale è stata anche la discussione sulla qualità della vita delle persone con disabilità e sul diritto di poter vivere la vita al pari di altre persone, diritto allo studio, al lavoro, diritto di amare e approcciarsi alla sessualità in maniera autonoma e responsabile, fino al diritto di divertirsi e fare esperienze. Ricordo in modo particolare una fantastica festa di carnevale all’Alpheus vicino al Gazometro.
Quando avevo circa 15 -16 anni, mi hai indirizzato fortemente verso due esperienze. La prima, mi hai convinta a far parte del Superdiverso, un progetto culturale, laboratorio integrato di teatrodanza volto alla formazione di una compagnia integrata, finanziato dal Comune di Roma. Ne sono stata parte per diversi anni ed è stata la prima base formativa.
L’altra durante una celebrazione del 3 dicembre 2001, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, quando mi hai convinta a partecipare a una seduta dell’Assemblea capitolina con il sindaco presente: non avevi voluto un adulto con esperienza pregressa, ma me giovanissima.
Ero titubante, non mi sentivo all’altezza di una richiesta del genere, mi avevi spronata tanto a farla, e vista la poca esperienza di espormi in quel contesto, avevo preparato e letto un discorso, cercavo di attirare l’attenzione sulle barriere della comunicazione e della scarsa o assente offerta delle sale cinematografiche con i sottotitoli per esempio. Fu un successo. Comunque avevi capito che ero appassionata alla cultura, al cinema e al teatro. Soprattutto avevi capito, e in questo c’era la nostra complicità, che a me non interessava per niente seguire la corrente, adattarmi a climi mutevoli e anche opportunistici, ma essere sempre me stessa, coerente con i miei principi, costasse quello che costasse, essere quella che ero e che sono, una vera rottura di scatole per tanti che alla fine in qualche modo tendono ad emarginarmi.
Ora dopo trent’anni sono cambiati e migliorati i linguaggi, migliorate le norme, anche se non sempre vengono applicate, c’è di sicuro maggiore attenzione su certe tematiche anche grazie ai social, ma il lavoro sulla cultura in generale è ancora tanto da fare.
Soprattutto emergono altre criticità; non posso non essere demoralizzata quando vedo certi deprecabili “conflitti” fra le stesse persone che si dovrebbero interessare alla stessa causa e nel contempo crescere esasperati personalismi, attraverso linguaggi verbosi, noiosi e inutili, che rischiano di mettere a dura prova i diritti e le conquiste delle persone con disabilità.
Il mondo oggi non è tra i migliori, il rischio di perdere non tanto i diritti, ma lo spirito, i valori, le contaminazioni, la narrazione di ciò che è stato, sostituendola all’attuale mistificazione, l’essenza di tutto ciò per cui si è combattuto, è purtroppo realtà. In questi ultimi anni mi sono infatti chiesta spesso quanto valesse la pena continuare in un percorso iniziato quando ero solo una bambina e che rischia comunque di isolarti. Tuttavia i cambiamenti dipendono da noi stessi, dalla nostra partecipazione alla vita, perché la libertà è partecipazione e le due cose sono strettamente interconnesse tra loro.
Io farò di tutto, anche se non sarà facile, per continuare questo percorso per non venire meno all’impegno profuso per tutta la tua intensa vita, alle lotte portate da te e da tanti altri, di cui non si può perdere la Memoria.
Grazie Ileana per tutto, che il tuo sorriso e gli occhi restino sempre vivi in me.
*FIADDA Roma (Associazione per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie).
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