«Consiglio con convinzione – scrive Salvatore Nocera -, la lettura di “Vedere, sentire con tutto il corpo. Indicazioni pedagogico-didattiche per le disabilità sensoriali nella scuola”, curato da docenti ed esperti afferenti all’Università di Torino: oggi più che mai, infatti, la scuola ha bisogno di libri come questo per trasformare la teoria dei diritti in realtà»
Ho letto con attenzione e interesse il volume dal titolo Vedere, sentire con tutto il corpo. Indicazioni pedagogico-didattiche per le disabilità sensoriali nella scuola, pubblicato da Mondadori Università nel dicembre scorso. Il manuale è curato da docenti ed esperti afferenti all’Università di Torino, ovvero Marisa Pavone, docente di Pedagogia Speciale, già delegata del Rettore per gli Studenti con Disabilità/DSA e presidente della CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati dei Rettori per gli Studenti con Disabilità/DSA), Enrico Dolza, docente universitario a contratto e direttore dell’Istituto dei Sordi di Torino, Elisabetta Grande, docente a contratto nel Corso di Specializzazione per il Sostegno e Alessandro Monchietto, dottorando di ricerca in Pedagogia Speciale. Hanno collaborato inoltre Moira Sannipoli, docente di Pedagogia Speciale all’Università di Perugia, Silvia Portigliatti, docente di sostegno e professoressa a contratto all’Università di Torino, Carola Manolino, ricercatrice all’Università della Valle d’Aosta e di Torino e Valter Scarfia, presidente dell’UICI di Alessandria (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).
Il libro si impone nel panorama editoriale per un’originalità di fondo: la scelta di trattare congiuntamente le disabilità visive e uditive nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo d’istruzione, solitamente oggetto di studi separati, dati i differenti rispettivi canali comunicativi. Laddove la letteratura scientifica tende alla separazione settoriale, questo manuale propone dunque una visione unitaria, che sposta il focus dal deficit alla riorganizzazione sensoriale.
Il titolo stesso esprime una precisa visione antropologica: l’alunno non è definito da una “mancanza”, ma dalla capacità di elaborare un accesso originale al mondo, imparando, appunto, a «vedere e sentire con tutto il corpo». In sintonia con la lezione dello psicologo e pedagogista Vygotskij, gli autori e le autrici chiariscono che tale compensazione non è l’esito di un automatismo biologico, bensì di un processo di ristrutturazione globale, che richiama un ecosistema educante capace di fornire sollecitazioni precoci, intenzionali e sinergiche.
Un ulteriore valore aggiunto dell’opera riguarda poi un aspetto che oggi da alcuni è definito “di giustizia epistemica”. Attraverso il coinvolgimento diretto in qualità di autori di due persone non vedenti (Grande e Scarfia) e il contributo attivo della comunità sorda legata all’Istituto dei Sordi di Torino, l’opera scardina infatti la tradizionale gerarchia delle voci, che separa chi “produce sapere” da chi “vive la condizione” e che spesso esclude i diretti interessati dalla creazione di conoscenza su se stessi.
Coerentemente con lo slogan Nothing about Us without Us (“Niente su di Noi senza di Noi”), le persone con disabilità non sono dunquue coinvolte come soggetti passivi di studio o come semplici testimoni, ma come co-autori e co-ricercatori. E il rigore scientifico garantito dalla regìa della professoressa Marisa Pavone si sposa con una prospettiva autenticamente partecipata, restituendo autorialità e autorità al pensiero di chi abita quotidianamente queste condizioni.
Struttura e visione pedagogica
Il volume si articola in un percorso di circa 360 pagine, ripartite in tre macro-sezioni tematiche, ed è impreziosito da una sezione antologica di 40 pagine, che raccoglie contributi di illustri esperti di disabilità visiva e uditiva, offrendo una prospettiva corale sulle disabilità sensoriali. Ogni parte è corredata da bibliografie specifiche, rendendo l’opera uno strumento di consultazione scientifica solido e aggiornato.
La prima parte delinea un quadro epistemologico profondo sui disturbi dell’udito e della vista, analizzando ad esempio, con rigore, la storica e ancora attuale tensione tra l’approccio “oralista”, focalizzato sul recupero funzionale tramite protesi e impianti cocleari, e quello “segnante”, che riconosce ai sordi lo status di minoranza linguistico-culturale dotata di una propria lingua (LIS).
Vengono quindi approfonditi i quadri eziologici della cecità e della sordità, considerati non come etichette cliniche, ma come coordinate per un intervento pedagogico mirato. Si evidenzia poi come il ruolo della famiglia, delle associazioni e della rete dei servizi territoriali non debba essere visto come un semplice supporto esterno, ma come parte integrante della “comunità educante”.
L’opera prosegue delineando il necessario superamento del modello puramente medico-assistenziale, in favore del paradigma dei diritti sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Questo slancio verso la piena partecipazione sociale è arricchito dal richiamo alle Linee Guida del CNR sull’accessibilità dei luoghi di cultura (musei, biblioteche e spazi pubblici), a conferma di come l’inclusione non sia un processo limitato all’aula scolastica, ma un impegno che riguarda l’intera cittadinanza e il complesso del tessuto socioculturale.
Il volume si rivolge prioritariamente ai docenti della scuola dell’infanzia e del primo ciclo, e per tale ragione la prima parte si conclude con un focus sulle prassi relazionali e inclusive. A tal proposito, il testo sottolinea la necessità di superare – in modo non retorico, ma effettuale – la delega al solo insegnante di sostegno: la responsabilità educativa è presentata come un impegno collegiale che coinvolge paritariamente tutti i docenti, curricolari e di sostegno.
La seconda parte entra nel vivo della dimensione operativa, analizzando con rigore le specificità comunicative e apprenditive degli allievi sordi e ciechi. Vengono date anche indicazioni su come questi alunni possono apprendere le diverse discipline, e questa è una parte molto interessante, poiché fornisce indicazioni e suggerimenti vagliati dalle didattiche speciali. Il manuale non fornisce semplici istruzioni tecniche, ma orientamenti nati dall’incontro tra le evidenze presenti nella letteratura scientifica e l’esperienza diretta dei co-autori/autrici.
Questa parte si conclude con la trattazione di disabilità complesse come la sordocecità, esponendo con chiarezza i metodi comunicativi specifici. Ampio rilievo viene dato alla pluralità dei codici, valorizzando l’autodeterminazione comunicativa e ribadendo come l’accesso alla cultura e all’informazione sia un diritto umano inalienabile, che la scuola ha il dovere di tutelare.
La terza parte, infine, delinea le possibili «strategie di collaborazione per una didattica individualizzata e inclusiva». Il cuore di tale proposta risiede nell’integrazione dialettica tra la programmazione specializzata per gli alunni sordi e ciechi e la programmazione di classe; in questo scenario, il ruolo degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione viene analizzato con acume critico, riallacciandosi all’attuale dibattito sulla formazione del profilo professionale nazionale, ancora inesistente.
Gli autori e le autrici insistono con nettezza sulla necessità di adottare il modello dell’Universal Design for Learning a livello didattico (“Progettazione universale per l’apprendimento”), sulla collegialità di progettazione e sul collegamento con i servizi territoriali sociosanitari, per la realizzazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI), parte integrante del Progetto di Vita.
A concludere il libro è una sezione operativa di rilievo, che traduce i princìpi teorici in tre paradigmatici scenari di didattica inclusiva, distribuiti lungo l’arco che va dalla scuola dell’infanzia al primo ciclo di istruzione: dalla co-costruzione di una fiaba nel segmento 3-6 anni, alla progettazione di una gita al mare nella scuola primaria, fino all’itinerario interdisciplinare nella Grecia classica nella scuola secondaria.
In ciascuno di questi percorsi, la partecipazione di tutti gli alunni e le alunne non è un concetto astratto, ma una pratica vissuta. Riprendendo la lezione magistrale di Mario Tortello – carissimo amico giornalista, capace di esporre norme giuridiche in modo e senso pedagogico, purtroppo prematuramente scomparso -, l’opera sottolinea come l’acquisizione della “consapevolezza del compito” sia fondamentale: solo quando l’allievo comprende il senso del proprio agire nel gruppo, si evita il rischio di quell’emarginazione silenziosa che può annidarsi anche nelle classi formalmente inclusive.
Consiglio dunque, con convinzione, la lettura di questo libro che se rappresenta un importante riferimento per i docenti di ruolo, disciplinari e specializzati per le attività di sostegno, diventa anche una guida vitale per quel terzo dei quasi 250.000 insegnanti di sostegno che oggi operano senza una specializzazione specifica. È a loro, che quotidianamente avvertono il peso di una responsabilità educativa complessa, che il libro offre gli strumenti necessari per non procedere per tentativi. Senza il rigore scientifico e le coordinate metodologiche qui tracciate, infatti, il diritto alla crescita e all’apprendimento di ogni alunno rischierebbe di rimanere un’enunciazione teorica priva di sostanza.
E questo mio invito lo rivolgo memore del percorso personale come studente con disabilità visiva di tante decine d’anni fa: oggi più che mai la scuola ha bisogno di libri come questo per trasformare la teoria dei diritti in realtà.
*Una versione ridotta del presente testo, qui ripreso integralmente, è già apparsa in «La Tecnica della Scuola» con il titolo “Inclusione scolastica: come affrontare in modo unitario il tema delle disabilità sensoriali. Arriva un importante saggio di un team di studiosi”. Per gentile concessione.
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