Una figura che mette al centro il Progetto di Vita della persona con disabilità e non la semplice collocazione in un posto di lavoro
Nel panorama della riforma della disabilità, attualmente in corso, il lavoro non può essere considerato soltanto un obiettivo occupazionale o una pratica amministrativa da gestire. Il lavoro rappresenta infatti identità, partecipazione sociale, autonomia, relazioni e cittadinanza.
In questa prospettiva emerge con forza la figura del Disability Job Supporter, un professionista che accompagna la persona con disabilità nel percorso di crescita, orientamento, inserimento e permanenza lavorativa, mettendo al centro il Progetto di Vita e non la semplice collocazione in un posto di lavoro.
Da sempre il sistema dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità è stato costruito attorno a logiche prevalentemente burocratiche e gestionali: pratiche, quote, obblighi normativi, certificazioni, collocamenti. La persona considerata come un “caso da amministrare”, non come protagonista del proprio Progetto di Vita; una persona “da gestire”, non da supportare affinché possa soddisfare i propri bisogni e desideri.
La riforma della disabilità introduce finalmente un cambiamento culturale profondo: la persona non viene definita dalla sua limitazione, ma dai suoi desideri, dalle sue capacità, dalle sue aspirazioni. Questo significa superare il paradigma della presa in carico passiva per entrare in una logica di corresponsabilità, autodeterminazione e sostegno personalizzato.
In questo scenario, come detto, il Disability Job Supporter non “gestisce” la persona: la supporta, l’accompagna, l’affianca e progressivamente le affida spazi di autonomia e responsabilità. Il suo compito non è sostituirsi alla persona o governarla, non è il suo manager, ma crea le condizioni affinché possa esprimere competenze e potenzialità nel suo contesto sociale e lavorativo. È un passeur verso l’inclusione, ricordando l’origine di tale termine nella tradizione dei Paesi di frontiera, ove il passeur era colui che aiutava i clandestini a passare il confine. Per fare questo, però, doveva conoscere il percorso, le abitudini delle guardie frontaliere, le risorse psicofisiche delle persone che doveva accompagnare, gli imprevisti che potevano insorgere lungo il cammino. Dal passeur dipendeva pertanto la possibilità di oltrepassare il confine e di iniziare una nuova vita.
Anche la disabilità necessita di esperti passeur per entrare nel mondo del lavoro e i passeur della disabilità sono operatori dell’inclusione socio-lavorativa che conoscono i possibili percorsi di accesso al lavoro, le potenzialità e le aspettative di chi devono accompagnare, i tempi, i modi, le regole e le problematicità perennemente in agguato.
Il Disability Job Supporter è dunque l’artefice dell’inclusione lavorativa. Possiede conoscenze e competenze psicologiche, pedagogiche, economiche, normative, contrattuali ecc. che gli consentono di seguire tutta la filiera inclusiva. È infatti in grado di gestire tutto il processo di transizione al lavoro delle persone con disabilità, inserendo la persona giusta nel posto giusto. È quindi una figura professionale che funge da cerniera fra la disabilità e il mondo del lavoro, poiché non conosce solo la disabilità, ma anche il mercato e il mondo del lavoro. A lui è demandato il compito di comprendere e coniugare i bisogni e i desideri delle persone con disabilità con le esigenze delle aziende. L’assenza di tale figura professionale complica l’accesso al lavoro e pregiudica l’inserimento di oltre il 70% degli iscritti nelle liste degli Uffici Provinciali.
Il Disability Job Supporter cura anche la transizione dalla scuola al lavoro, operando in coerenza con le potenzialità, i desideri del giovane. Realizza cioè il progetto di transizione all’età adulta, al lavoro, attraverso una valutazione funzionale che prende in considerazione il bilancio di competenze, il potenziale lavorativo, la distanza dal mondo del lavoro, la quantificazione del bisogno d’aiuto. Dopo di che partecipa all’aggiornamento del Progetto di Vita e se riveste il ruolo di docente, passa il testimone ai servizi territoriali competenti e cura l’iscrizione al Collocamento Disabili; se invece opera nei servizi di sostegno dell’inclusione lavorativa, attiva la ricerca di un contesto di lavoro adeguato e segue l’intero percorso di inserimento. Di conseguenza dà il via al tirocinio extracurriculare, alla formazione in situazione, al monitoraggio, agli accomodamenti ragionevoli, al sostegno al mantenimento del posto di lavoro, nonché al supporto consulenziale alla famiglia e al datore di lavoro.
Il Disability Job Supporter, per altro, può svolgere un ruolo decisivo già durante il percorso scolastico, collaborando con docenti e famiglie per individuare attitudini e interessi, costruire competenze trasversali, facilitare la ricerca di contesti dove svolgere tirocini curricolari, attivare le procedure necessarie per acquisire i documenti necessari all’iscrizione al collocamento, favorire l’accesso ai servizi sociali e lavorativi. Ed è inoltre, come già detto, una figura professionale indispensabile nel delicato momento del passaggio dalla scuola al mondo adulto e lavorativo. Purtroppo, spesso, terminato il percorso scolastico, i giovani si trovano improvvisamente senza identità, ruolo sociale e privi di riferimenti personali e professionali, incorrendo in rischi di isolamento sociale e di inattività (spesso a tempo indeterminato).
La figura di cui stiamo parlando svolge un ruolo di connessione strategica tra diversi mondi: la scuola, le aziende, i servizi per il lavoro, gli enti territoriali e sociosanitari, e le reti del Terzo Settore. La sua funzione è costruire collaborazioni e sinergie, dare continuità tra formazione e occupazione, evitando che i percorsi si interrompano senza soluzione di continuità. Una figura, dunque, che ascolta, traduce bisogni, facilita relazioni, promuove adattamenti organizzativi e sostiene la crescita personale, sociale e professionale della persona. Per le aziende rappresenta un alleato fondamentale nel costruire ambienti inclusivi e sviluppare una cultura di sostenibilità sociale, in coerenza con le norme europee in materia di ESG (Environmental Social and Corporate Governance, ossia “Governance ambientale, sociale e aziendale”). Possiede inoltre competenze e strategie per: ricercare candidati da assumere, leggere correttamente le competenze della persona, individuare mansioni adeguate, favorire l’inserimento, prevenire incomprensioni e conflitti, indicare accomodamenti ragionevoli, e sostenere il benessere organizzativo aziendale. È un consulente in grado di aiutare l’impresa nell’assolvere gli obblighi della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), attraverso un “progetto personalizzato per l’assolvimento degli obblighi”; e ancora, cura i rapporti con gli uffici del Collocamento Disabili interessati, facilita il ricorso alle buone pratiche, offre consulenze su ogni problema connesso al rapporto disabilità/lavoro.
Il Disability Job Supporter sarà quindi una figura indispensabile per i servizi di collocamento mirato qualora essi fossero riformati, adeguati al mercato del lavoro attuale e resi efficaci. Non basta più incrociare meccanicamente domanda e offerta o gestire graduatorie. Serve una presa in carico della persona dinamica, personalizzata e orientata verso sicuri esiti inclusivi.
La riforma della disabilità, e in particolare la valutazione multidimensionale e il Progetto di Vita, imporranno al sistema pubblico di collocamento una riorganizzazione e la presenza di una figura professionale in grado di costruire percorsi di accompagnamento al lavoro personalizzati e coerenti con un mondo del lavoro in costante e radicale trasformazione, e di superare l’inefficace, farraginoso e spesso assente Comitato Tecnico previsto dall’articolo 6 della citata Legge 68/99.
Ricapitolando, quindi, il Disability Job Supporter ricorre ad una metodologia basata sulla centralità della persona, la personalizzazione degli interventi, la continuità del supporto, la costruzione di reti territoriali, il monitoraggio evolutivo e l’empowerment. La coerenza con il Progetto di Vita è il cuore stesso di tale approccio. Ogni esperienza lavorativa, infatti, dovrebbe essere parte di un disegno più ampio riguardante identità, relazioni, indipendenza economica, l’abitare, la partecipazione sociale e la qualità della vita. Il Disability Job Supporter lavora quindi non solo per “trovare un posto di lavoro”, ma per aiutare la persona a costruire il proprio futuro. Questo richiede ascolto e capacità di leggere le potenzialità andando oltre alle classificazioni diagnostiche.
La vera innovazione culturale, del resto, consiste proprio nel passaggio dalla gestione della persona al supporto, dall’assistenza alla partecipazione, dalla delega alla corresponsabilità e quindi verso la maggiore autonomia possibile. Includere significa riconoscere competenze, possibilità di crescita, perché ogni persona ha il diritto di sperimentarsi, imparare e costruire il proprio percorso esistenziale.
Promuovere la figura del Disability Job Supporter significa perciò investire in una società più inclusiva, moderna e capace di valorizzare ogni persona, dando fiducia, dignità, e diritto di cittadinanza a tutti.
Dal canto loro, le scuole, i servizi territoriali e le imprese hanno oggi l’opportunità di diventare protagoniste di un cambiamento culturale importante, smettere cioè di “gestire la disabilità” e iniziare a sostenere le persone nella realizzazione del loro Progetto di Vita. È questo il vero spirito della riforma: non creare percorsi separati, ma costruire contesti in cui ciascuno possa partecipare, contribuire e sentirsi riconosciuto per ciò che è, e per ciò che può diventare.
Purtroppo, la mancanza di un’adeguata preparazione degli operatori incaricati e di politiche attive efficaci, rischiano di vanificare la bontà delle leggi stesse. La sorte toccata alla Legge 68/99 rischia cioè di ripresentarsi anche per il Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità. Per questo sarà utile una formazione adeguata delle figure professionali che si occupano di inclusione lavorativa, per poter partecipare in modo utile alla valutazione multidimensionale e alla coprogettazione del progetto di vita.
La figura professionale del Disability Job Supporter è oggi una necessità non solo per le persone con disabilità, ma per tutte le persone in cerca di lavoro. Il sistema di collocamento pubblico e privato dovrebbe dotarsi di operatori esperti in grado di supportare chi è in cerca di un’occupazione.
A tal proposito, l’impresa sociale ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro), grazie alla collaborazione con l’Università online E-Campus, ha realizzato un Master di Primo Livello, giunto alla sua terza edizione, per formare operatori esperti diffusi su tutto il territorio nazionale, mentre è da poco terminato anche il corso dedicato al personale aziendale che si occupa di risorse umane e degli obblighi previsti dalla Legge 68/99. Per il prossimo mese di ottobre è in programma inoltre un corso per i docenti e gli insegnanti di sostegno delle scuole superiori e delle università cui ne farà seguito uno riservato al personale del Collocamento Disabili e dei Servizi di inserimento lavorativo pubblico, un altro ancora rivolto a chi voglia intraprendere questa professione.
Tutti quei percorsi formativi hanno un’impostazione pragmatica, consentendo un’applicazione immediata degli apprendimenti. Viene inoltre offerto un supporto consulenziale gratuito per 12 mesi successivi al corso (per ogni informazione: info@andelagenzia.it e/o tel. 339 1509351 oppure info.formazione@uniecampus.it).
*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi presidente dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it).
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