“Pensiero Imprudente”: e alla fine di fronte c’è sempre il mare!
Mi sono imbattuto di recente in due proverbi. Uno è: «Chi ruba un cavallo viene impiccato, chi ruba un regno diventa re»; l’altro è un proverbio turco: «Quando un pagliaccio si trasferisce in un palazzo, non diventa re. Il palazzo si trasforma in un circo». Appena li ho letti, ho pensato che sono proprio attuali e mi sono sentito un po’ frustrato: che senso ha, oggi, lavorare così tanto per un mondo più inclusivo? Educare le nuove generazioni alla pace e alla valorizzazione dell’alterità, in un mondo dove i “furbi” vengono esaltati e i poveri sono sempre più poveri, e dove, se da un lato un boss mafioso viene incarcerato, dall’altro un presidente di una grande nazione, che causa delle guerre, viene osannato dal popolo?
Vasco Rossi diceva con il suo grande successo, Un Senso: «Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha». Vasco ha proprio ragione: bisogna dare un senso a questa storia, ma la Storia con l’esse maiuscola.
Spesso mi alzo alla mattina chiedendomi: tutto questo perché succede? Non parlo di massimi sistemi, ma a livello pedagogico lottare contro questo sistema per una cultura dell’inclusione, della solidarietà, della disabilità come risorsa, in un contesto che giustifica chi prevarica sul più debole, è molto frustrante.
In questi quarant’anni in Italia si stavano creando, bene o male, delle situazioni di accoglienza per persone marginalizzate, ma nel lasso di poco tempo si è tornati indietro ai tempi bui del nazionalismo. Credo che un trucco sia spostare il nostro punto di vista sulla realtà: mentre dico questo mi viene in mente una trasmissione scientifica sull’universo, dove spiegavano che qui sulla Terra, che è una pallina che gira vorticosamente attorno al Sole, molto più piccola rispetto all’universo intero – anzi alla parte di universo che conosciamo – ci siamo noi, piccoli esseri, sempre uno contro l’altro, in conflitto perenne.
Quella trasmissione mi ha dato la vera misura delle cose, delle nostre paure e delle nostre brame di conquista: siamo veramente microscopici rispetto all’universo intero. A volte sarebbe bene spostare il nostro punto di vista, così come l’astronauta Samantha Cristoforetti, che in un’intervista aveva detto: «Io da lassù non vedo confini, i confini sono solo nelle nostre carte geografiche». Questa relatività credo che sia l’unica carta che ci può salvare dalla distruzione dell’umanità.
Quando ragiono in questa ottica, dentro di me canto la canzone di Roberto Vecchioni, Stranamore (Pure questo è amore), che risuona quasi come un mantra: «Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione / E quando fu di fronte al mare si sentì un cog…e / Perché più in là non si poteva conquistare niente / E tanta strada per vedere un sole disperato / E sempre uguale e sempre come quando era partito».
Eh già, è proprio così, uno che vuole predominare sull’altro, alla fine si trova sempre di fronte al mare, che rappresenta i propri limiti e di fronte a essi non si può scappare.
Tutte queste riflessioni, in questo periodo, fanno parte di me, mi tengono sveglio e attivo. Ovviamente di risposte non ce ne sono, anzi se avete delle risposte mi piacerebbe che le condivideste con me. Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.
*Il presente contributo è già apparso nella testata «Messaggero di sant’Antonio», con il titolo “Voglio dare un senso a questa storia” e viene qui ripreso con diverso titolo e minimi riadattamenti dovuti al differente contenitore, per gentile concessione.
Pensiero ImprudenteDalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una firma regolare del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia, Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana).
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.
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