Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
Pubblicato su Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria (https://www.handitecno.calabria.it)

Home > Printer-friendly >

Abbonamento a feed SuperandoI temi delle disabilità trattati con coraggio
Superando
URL:
https://superando.it
Aggiornato:
23 min 36 sec fa

Un’esperienza completa da allenatore e dirigente di calcio anche per persone con disabilità visiva

15 Giugno 2026 - 5:42pm

Un esempio concreto di come accessibilità e videogiochi possano convivere, offrendo un’esperienza inclusiva e coinvolgente per tutti gli appassionati di calcio manageriale: è “AI Manager”, videogioco calcistico manageriale progettato dal socio dell’Associazione APRI Alessandro Albano con una forte attenzione all’accessibilità

È l’APRI di Torino (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) a segnalare AI Manager, videogioco calcistico manageriale progettato dal proprio socio Alessandro Albano con una forte attenzione all’accessibilità.
Si tratta di un gioco che nasce con l’obiettivo di permettere anche alle persone con disabilità visiva di vivere un’esperienza completa da allenatore e dirigente sportivo. Esso consente infatti di creare una nuova carriera manageriale, scegliere tra oltre 700 squadre, gestire un database con più di 19.000 calciatori, nonché guidare il proprio club verso vittorie e successi.
«AI Manager – dicono dall’APRI – rappresenta un esempio concreto di come accessibilità e videogiochi possano convivere, offrendo un’esperienza inclusiva e coinvolgente per tutti gli appassionati di calcio manageriale». (S.B.)

L'articolo Un’esperienza completa da allenatore e dirigente di calcio anche per persone con disabilità visiva proviene da Superando.

Accessibilità dei musei: non un adempimento, ma un principio strutturale

15 Giugno 2026 - 5:25pm

Verranno presentati il 23 giugno a Milano i primi risultati di una ricerca promossa dall’Associazione Abbonamento Musei, che ha coinvolto 330 musei tra Lombardia e Piemonte, nelle Province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, indagine che rappresenta uno dei più ampi tentativi di mappatura dedicati all’accessibilità museale in un territorio vasto e articolato, con l’obiettivo non solo di raccogliere dati, ma di costruire una base di conoscenza utile a orientare interventi concreti e politiche culturali più inclusive

Un museo può dirsi davvero accessibile se una persona con disabilità incontra ostacoli lungo il percorso di visita? E quanto sono accoglienti i luoghi della cultura per le famiglie con bambini nella fascia 0-6 anni? Sono alcune delle domande al centro di una ricerca promossa dall’Associazione Abbonamento Musei nell’àmbito dei programmi strategici di Fondazione Cariplo Anita – L’infanzia prima e Destinazione Autonomia, che ha coinvolto 330 musei tra Lombardia e Piemonte, nelle Province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola. I primi risultati saranno presentati il 23 giugno prossimo nel Salone d’Onore della Triennale Milano, durante l’incontro denominato Il museo che accoglie: scenari e sfide dell’accessibilità nei luoghi della cultura, una giornata di studio e confronto dedicata a comprendere come rendere gli spazi culturali più inclusivi e partecipati (a questo link è disponibile il programma completo).
L’indagine rappresenta dunque uno dei più ampi tentativi di mappatura dedicati all’accessibilità museale in un territorio vasto e articolato. L’obiettivo non è soltanto raccogliere dati, ma costruire una base di conoscenza utile a orientare interventi concreti e politiche culturali più inclusive.

Ad aprire i lavori, il 23 giugno, saranno Carla Morogallo, direttrice generale di Triennale Milano, e Alberto Garlandini, presidente dell’Associazione Abbonamento Musei. La ricerca verrà introdotta da Cinzia Portelli, responsabile di Lombardia e Sviluppo AM Family di Abbonamento Musei, che illustrerà obiettivi e metodologia del percorso avviato nell’ambito dei due programmi strategici sostenuti da Fondazione Cariplo. Seguirà l’intervento di Elena Pessina, responsabile per lo sviluppo dei progetti in Lombardia di Abbonamento Musei, che presenterà la risposta dei musei al sondaggio e offrirà una prima fotografia del livello di partecipazione registrato dall’indagine.

Uno dei focus principali riguarda i bambini da 0 a 6 anni, una fascia d’età spesso poco considerata nella progettazione culturale. Attraverso il citato programma Anita – L’infanzia prima, la ricerca analizza bisogni, esperienze e pratiche sviluppate dai musei per accogliere le famiglie con bambini piccoli, evidenziando opportunità e criticità.
A presentare questa parte dell’indagine saranno Paola Borrione, presidente della Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, insieme a Giulia Avanza e Camilla Lo Schiavo, che illustreranno i dati raccolti e le esperienze emerse dai territori.
L’attenzione alla prima infanzia rappresenta oggi una delle frontiere più innovative delle politiche culturali. Numerosi studi dimostrano infatti come l’accesso precoce alla cultura possa favorire lo sviluppo cognitivo, relazionale ed emotivo dei bambini, contribuendo a ridurre le disuguaglianze educative fin dai primi anni di vita.

L’altro grande tema affrontato dalla ricerca riguarda l’accessibilità per le persone con disabilità, rispetto alla quale non si tratta soltanto di eliminare gli ostacoli architettonici, ma di ripensare l’intera esperienza museale secondo i princìpi del design universale, affinché spazi, contenuti e servizi possano essere fruiti dal maggior numero possibile di persone. A questo tema sarà dedicato l’intervento della museologa ed esperta di accessibilità Maria Chiara Ciaccheri.
Negli ultimi anni, del resto, il concetto di accessibilità si è progressivamente ampliato fino a comprendere dimensioni fisiche, sensoriali, cognitive e relazionali. Un museo accessibile, infatti, non è soltanto un luogo in cui si entra senza ostacoli, ma uno spazio in cui ogni visitatore può comprendere, partecipare e sentirsi accolto.

L’incontro del 23 giugno si concluderà con una riflessione sulle prospettive future dei programmi strategici Anita e Destinazione Autonomia. Andrea Rebaglio, direttore dell’Area Attività Filantropiche Trasversali di Fondazione Cariplo, illustrerà scenari e sviluppi delle iniziative, evidenziando il ruolo della cultura come strumento di inclusione sociale e partecipazione.
Le conclusioni saranno affidate a Simona Ricci, direttrice dell’Associazione Abbonamento Musei.

Questa ricerca arriva in un momento in cui il tema dell’accessibilità culturale occupa un posto sempre più centrale nel dibattito pubblico. La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità riconosce infatti il diritto alla partecipazione alla vita culturale in condizioni di uguaglianza con gli altri cittadini. Allo stesso modo, le più recenti politiche educative sottolineano l’importanza di garantire ai bambini opportunità culturali accessibili fin dalla prima infanzia.
In questo contesto, la mappatura promossa dall’Associazione Abbonamento Musei e dalla Fondazione Cariplo assume un valore che va oltre il settore museale. I dati raccolti, infatti, non raccontano soltanto quanto siano accessibili i luoghi della cultura, ma offrono una misura della capacità delle comunità di includere persone con caratteristiche, bisogni ed esperienze differenti.
La sfida che emerge è chiara: passare dall’accessibilità come adempimento all’accessibilità come principio strutturale. Perché un museo che accoglie davvero non elimina soltanto le barriere, ma riconosce la diversità come parte integrante della propria missione culturale e sociale.

*Il presente contributo è già apparso nel magazine di Mirella Madeo «AboutPeople» e viene qui ripreso con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Per ulteriori informazioni sull’incontro del 23 giugno a Milano: maralinda.degiovanni@ddlstudio.net (Mara Linda Degiovanni).

L'articolo Accessibilità dei musei: non un adempimento, ma un principio strutturale proviene da Superando.

Valentina Bazzani: una ribelle con le ali ai piedi

15 Giugno 2026 - 4:48pm

Giornalista, autrice, comunicatrice, Valentina Bazzani ha trasformato la propria esperienza in uno strumento di riflessione, senza mai permettere che la disabilità diventasse l’unica chiave di lettura della propria identità. C’è un tema che ne attraversa tutta l’esperienza ed è quello del riconoscimento: essere viste, ascoltate e considerate per ciò che si è realmente. Non persone eccezionali da ammirare, né soggetti fragili da proteggere, ma cittadini, professionisti, donne con desideri, aspirazioni e progetti Valentina Bazzani

Non ama essere raccontata come un esempio di coraggio. E forse è proprio da qui che bisogna partire per raccontare Valentina Bazzani.
Giornalista veronese, autrice, comunicatrice e oggi impegnata nel settore della promozione artistica e dell’organizzazione di eventi, Valentina è una di quelle persone che hanno scelto di trasformare la propria esperienza in uno strumento di riflessione, senza mai permettere che la disabilità diventasse l’unica chiave di lettura della propria identità.
«Sono soddisfatta della mia vita e del mio lavoro», mi dice. La sua voce è pacata e mi ispira una grande serenità. Una soddisfazione la sua, che però non ha nulla di casuale o di scontato. Dietro ai traguardi raggiunti ci sono anni di impegno, studio, determinazione, ma anche difficoltà e delusioni. Porte chiuse in faccia, occasioni negate, silenzi che spesso fanno più rumore di un rifiuto esplicito. Esperienze che molte persone con disabilità conoscono bene e che Valentina non nasconde, pur senza lasciarsene definire.

La sua storia professionale è legata alla comunicazione. Laureata in Giornalismo e iscritta all’Ordine, ha successivamente completato anche un percorso triennale in counseling professionale, un’esperienza che le ha permesso di approfondire l’ascolto e di esplorare più da vicino le dinamiche legate alle relazioni umane. Nel corso degli anni ha collaborato con enti pubblici, associazioni, uffici stampa, testate giornalistiche e realtà culturali, occupandosi di comunicazione digitale, organizzazione di eventi e creazione di contenuti.
Fin da giovanissima ha sentito il bisogno di scrivere e raccontare. Lo ha fatto attraverso articoli, libri, interventi pubblici e, più recentemente, attraverso i social network, diventati uno spazio in cui continuare a proporre riflessioni e stimolare confronti.
Nel 2020, durante il lockdown, ha dato vita anche alla rubrica online Quattro chiacchiere con…, che nel tempo si è trasformata in un luogo di incontro con artisti, scrittori, musicisti, attori e protagonisti della cultura italiana. Un progetto che racconta bene la sua curiosità verso le persone e le loro storie.

Tra le sue opere più note vi è Quattro ruote e tacco 12, un libro che sfugge alle definizioni tradizionali. Non si tratta infatti di una semplice autobiografia, ma di una raccolta di pensieri, racconti, poesie e riflessioni che affrontano temi come l’identità, la femminilità, l’autonomia e il desiderio di essere riconosciuti per ciò che si è.
Il messaggio che ne attraversa le pagine è chiaro: una donna con disabilità è prima di tutto una donna. Può sembrare un’affermazione ovvia, ma non sempre lo è nella realtà quotidiana. Ancora oggi, infatti, molte donne con disabilità si trovano a dover combattere contro uno sguardo sociale che tende a vedere la condizione di disabilità prima della persona, e la persona prima della donna.

All’insegna dell’ironia: una delle vignette pubblicate nel web da Valentina Bazzani

È proprio questo uno dei temi che Valentina continua a portare avanti con convinzione. Non una battaglia combattuta attraverso slogan, ma attraverso il racconto delle esperienze concrete, delle relazioni, delle aspettative e dei pregiudizi che ancora accompagnano la vita di tante persone.
Tra le pagine del suo libro, impreziosito anche dalla prefazione del noto musicista Giovanni Allevi (la si può leggere a questo link) alle cui parole si ispira anche il titolo del presente contributo, emerge un’ulteriore riflessione particolarmente significativa: in uno dei testi raccolti nel volume, la malattia viene descritta come «un’inquilina scomoda entrata nella sua vita senza chiedere permesso». Una presenza che Valentina chiama semplicemente Lei, capace di cambiare molte cose, di sottrarre opportunità e imporre limiti, ma non di cancellare la libertà più importante: quella di scegliere come vivere [il brano “Lei” si può leggere integralmente a questo link, N.d.R.].
«Se anche lei ha cambiato la mia vita, sono io che posso decidere come gestirla», scrive. Una frase che restituisce bene il senso del suo percorso. Non l’attesa di una soluzione miracolosa, né la retorica del “volere è potere” e di tanto pensiero positivo, ma la ricerca quotidiana di uno spazio di autodeterminazione dentro una condizione che non ha scelto.
Anche sui social media, accanto a riflessioni personali, pubblica infatti vignette e contenuti ironici che raccontano episodi della vita quotidiana delle persone con disabilità. L’ironia diventa così uno strumento per smontare stereotipi, evidenziare contraddizioni e mostrare quanto spesso siano i pregiudizi, più che le condizioni individuali, a creare ostacoli.

Nel corso degli anni il suo lavoro ha avuto numerosi riconoscimenti, tra cui la Menzione Speciale Genio della Donna del Premio Giornalistico Nazionale UCSI (Unione Cattolica della Stampa Italiana) nel 2023 e i riconoscimenti ottenuti negli e-contest promossi da SuperAbile INAIL. Traguardi che testimoniano la qualità del suo impegno professionale e culturale.
Durante la nostra conversazione è emerso con forza un tema che attraversa tutta la sua esperienza: quello del riconoscimento. Essere viste, ascoltate e considerate per ciò che si è realmente. Non persone eccezionali da ammirare, né soggetti fragili da proteggere, ma cittadini, professionisti, donne con desideri, aspirazioni e progetti.
E forse è proprio questa la lezione più interessante che emerge dalla storia di Valentina Bazzani. Non l’idea di una vita senza difficoltà, ma quella di una vita costruita giorno dopo giorno, con fatica e determinazione, senza rinunciare alla propria identità. Una vita che rivendica il diritto di essere raccontata nella sua interezza, al di là delle etichette. Perché, come ci ricorda il titolo del suo libro, una persona può muoversi su quattro ruote e continuare a scegliere liberamente anche il proprio tacco 12.

A questo link è disponibile una nota biografica di Valentina Bazzani, a quest’altro link il testo della sua poesia Dolcissimo vivere.

L'articolo Valentina Bazzani: una ribelle con le ali ai piedi proviene da Superando.

Un Master di Secondo Livello in Pedagogia della Sordità

15 Giugno 2026 - 2:02pm

Un percorso teorico-pratico sulle conoscenze specifiche della riabilitazione della sordità infantile in àmbito pedagogico: è la proposta del Primo Master di Secondo Livello in Pedagogia della Sordità avviato dall’Università degli Studi dell’Insubria, in collaborazione con la FAV (Fondazione Audiologica Varese) e con il Servizio di Audiovestibologia dell’ASST Sette Laghi, iniziativa già da noi segnalata qualche mese fa e per le quale le iscrizioni sono aperte fino al 17 luglio

Sono aperte le iscrizioni al Primo Master di Secondo Livello in Pedagogia della Sordità avviato dall’Università degli Studi dell’Insubria, in collaborazione con la FAV (Fondazione Audiologica Varese) e con il Servizio di Audiovestibologia dell’ASST Sette Laghi, iniziativa già da noi segnalata qualche mese fa.
Si tratta di un percorso teorico-pratico sulle conoscenze specifiche della riabilitazione della sordità infantile in àmbito pedagogico, iniziativa rivolta a laureati e laureate in possesso di Laurea Specialistica in Scienze Pedagogiche, oppure Laurea Specialistica in Programmazione e Gestione dei Servizi Educativi, o ancora del Corso di Laurea Magistrale quinquennale a Ciclo Unico in Scienze della Formazione Primaria. Aperto a un massimo di 30 studenti/studentesse, il Master si protrarrà per 12 mesi con inizio indicativamente nel prossimo mese di settembre e le iscrizioni saranno aperte fino al 17 luglio.
Dal canto suo, la Fondazione Pio Istituto dei Sordi di Milano ha messo a disposizione alcune borse di studio e facilitazioni per l’alloggio di studenti fuori sede a copertura parziale della quota di partecipazione (per informazioni: attivita@pioistitutodeisordi.org). (S.B.)

Ringraziamo l’Associazione InCerchio per la collaborazione.

Per tutte le informazioni di dettaglio e per scaricare il bando, accedere a questo link.

L'articolo Un Master di Secondo Livello in Pedagogia della Sordità proviene da Superando.

Genova diventerà il 18 giugno la capitale del turismo inclusivo e accessibile

15 Giugno 2026 - 1:38pm

Il 18 giugno prossimo, approderà a Genova il confronto internazionale sul tema “Destinazioni turistiche inclusive e smart: strategie per l’innovazione”, con la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni europee e nazionali, organismi internazionali, mondo associativo, operatori del settore ed esperti impegnati nella promozione del diritto al turismo per tutte e tutti. A organizzare l’evento l’ENAT, la Rete Europea per il Turismo Accessibile, AccessibleEU, struttura dell’Unione Europea e l’Associazione AISM Si terrà presso l’Acquario di Genova l’incontro internazionale del 18 giugno dedicato al turismo inclusivo e accessibile

Il 18 giugno prossimo, la città di Genova diverrà “la capitale del turismo inclusivo e accessibile”, se è vero che in quella giornata approderà nel capoluogo della Liguria il confronto internazionale su tali temi denominato Destinazioni turistiche inclusive e smart: strategie per l’innovazione, con la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni europee e nazionali, organismi internazionali, mondo associativo, operatori del settore ed esperti impegnati nella promozione del diritto al turismo per tutte e tutti.
Ospitato presso l’Acquario di Genova (Porto Antico, Ponte Spinola 16), l’evento sarà dunque una preziosa occasione di dialogo e confronto sui temi dell’accessibilità, dell’inclusione e dell’innovazione nel turismo, il tutto con l’organizzazione dell’ENAT, la Rete Europea per il Turismo Accessibile, insieme ad AccessibleEU, il Centro dell’Unione Europea dedicato alla promozione dell’accessibilità e all’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla).

Come detto, interverranno per l’occasione rappresentanti della Commissione Europea, di UN Tourism, l’organizzazione mondiale del Turismo, delle città premiate da European Capitals of Tourism, iniziativa dell’Union Europea volta a premiare le pratiche turistiche smart e sostenibili nel nostro Continente, oltreché del Ministero del Turismo, del Ministero per le Disabilità, della Regione Liguria, del Comune di Genova e delle principali organizzazioni impegnate nella promozione del turismo accessibile a livello europeo e internazionale.
Al centro dei lavori vi sarà segnatamente la costruzione di destinazioni sempre più accessibili e inclusive, capaci di garantire a tutte le persone il pieno esercizio del diritto alla mobilità, alla cultura e all’esperienza turistica.

Alle ore 11 del 18 giugno sarà altresì previsto un punto stampa con Anna Grazia Laura, presidente dell’ENAT; Igor Stefanovic, rappresentante di UN Tourism; Luca Lombardi, assessore al Turismo della Regione Liguria; Tiziana Beghin, assessora al Turismo del Comune di Genova; Mario Alberto Battaglia, direttore generale dell’AISM. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’evento, per partecipare al quale è obbligatoria la registrazione (tramite questo link). Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbarerba@gmail.com.

L'articolo Genova diventerà il 18 giugno la capitale del turismo inclusivo e accessibile proviene da Superando.

Accompagnamento al Lavoro e disabilità: il rischio dell’inclusione apparente e la sfida del lavoro vero

15 Giugno 2026 - 1:07pm

«I SAL (Servizi di Accompagnamento al Lavoro) possono essere una risposta all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità – scrive Massimo Rolla in questo suo approfondimento – solo se sono orientati al lavoro vero, se dialogano con il collocamento mirato, se accompagnano anche le imprese, se misurano i risultati e se non si accontentano di percorsi senza sbocco. Altrimenti rischiano di diventare un’altra tappa dell’emarginazione, magari più gentile, più organizzata, più istituzionale, ma pur sempre emarginazione»

Il tema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità continua ad essere uno dei banchi di prova più importanti per misurare la reale capacità del nostro sistema di trasformare i diritti in opportunità concrete. Non basta, infatti, affermare il diritto al lavoro. Non basta richiamare la Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili). E non basta nemmeno parlare, genericamente, di collocamento mirato. Occorre chiedersi se gli strumenti che abbiamo siano davvero in grado di accompagnare le persone verso un lavoro dignitoso, stabile, coerente con le loro competenze e non ridotto a esperienza occasionale, assistenziale o meramente simbolica.
In questo quadro, i SAL, i Servizi di Accompagnamento al Lavoro, possono rappresentare una risposta importante. Ma occorre essere chiari: non sono la soluzione. Possono essere una soluzione, se inseriti dentro un sistema più ampio, integrato e orientato agli esiti. Se invece restano un percorso separato, non collegato in modo stabile al collocamento mirato, ai Centri per l’Impiego, ai servizi sociali e sanitari, alla formazione professionale e al mondo produttivo, rischiano di diventare l’ennesimo luogo intermedio nel quale la persona con disabilità viene presa in carico, accompagnata, osservata, ma non realmente inclusa.

In direzione virtuosa si colloca anche una recente iniziativa istituzionale che merita attenzione. L’Assemblea del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha approvato un Disegno di Legge presentato dal proprio consigliere Vincenzo Falabella (anche presidente della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), che interviene sull’articolo 1 del Decreto Legislativo 151/15, con l’obiettivo di rafforzare gli accordi territoriali per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità [se ne legga già anche su queste pagine, N.d.R.].
Tale proposta punta a rendere più efficace il collegamento tra scuola, formazione, servizi per l’impiego e imprese, favorendo percorsi personalizzati di inserimento lavorativo e una transizione più fluida dalla scuola al lavoro. Al centro del provvedimento vi è il potenziamento della collaborazione tra istituzioni, parti sociali, Terzo Settore e sistema produttivo locale, nella consapevolezza che il collocamento mirato possa esprimere pienamente la propria funzione solo quando opera all’interno di una rete stabile e coordinata.
Si tratta certamente di un passo significativo perché riconosce che l’inclusione lavorativa non dipende da un singolo intervento, ma dalla capacità di costruire percorsi continui e condivisi, riducendo il divario che ancora oggi separa molti giovani con disabilità dall’accesso a un’occupazione stabile, qualificata e coerente con le proprie competenze.
«Il Disegno di Legge approvato al CNEL – ha commentato Falabella in sede di presentazione dello stesso -, è un altro passo in avanti per rendere il sistema Paese sempre più rispondente ai bisogni delle cittadine e dei cittadini con disabilità, intervenendo su uno dei nodi più critici: la transizione dalla scuola al lavoro. L’intervento legislativo mira infatti a sanare quello che viene definito un vero e proprio “baratro inclusivo”, ovvero quella fase critica in cui, conclusa la scuola, molti giovani e le loro famiglie si ritrovano privi di strumenti adeguati all’accesso all’occupazione».

Il lavoro, dunque, per una persona con disabilità, non può essere pensato come concessione, favore o semplice adempimento normativo. All’articolo 27 (Lavoro e occupazione), la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità parla del diritto al lavoro in un mercato e in un ambiente lavorativo aperto, inclusivo e accessibile. È un passaggio decisivo, perché sposta l’attenzione dalla mera occupazione alla qualità dell’inclusione. Non si tratta infatti soltanto di “mettere al lavoro” una persona, ma di consentirle di partecipare alla vita professionale con dignità, possibilità di crescita, relazioni paritarie e riconoscimento delle proprie capacità.
Anche la già citata Legge 68/99, spesso letta in maniera riduttiva come “disciplina delle quote di riserva”, nasce in realtà con un’impostazione molto più avanzata. Il collocamento mirato non è una semplice procedura amministrativa, è, o dovrebbe essere, un insieme di strumenti tecnici e di supporto che consentano di valutare adeguatamente le capacità lavorative della persona e di inserirla nel posto più adatto, attraverso analisi delle mansioni, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi agli ambienti, agli strumenti e alle relazioni di lavoro.
Qui si colloca il possibile valore dei SAL. La loro funzione migliore è quella di fare da ponte tra la persona e il mondo del lavoro, evitando che l’inserimento sia lasciato al caso, alla disponibilità del singolo datore o alla sola logica dell’obbligo assunzionale. Un buon servizio di accompagnamento al lavoro dovrebbe conoscere la persona, comprenderne competenze, aspettative, limiti, autonomie, desideri, bisogni di supporto e condizioni di contesto. La disabilità, da sola, non dice quasi nulla sulla mansione giusta. In altre parole, non basta conoscere una diagnosi o una percentuale di invalidità. Occorre conoscere la persona.

Questo è un punto centrale. Troppo spesso, infatti, i percorsi di inserimento lavorativo vengono costruiti intorno a categorie: disabilità fisica, intellettiva, psichica, sensoriale, invalidità civile, Legge 104, percentuale, certificazione. Sono elementi importanti, ma non sufficienti. Due persone con la stessa diagnosi possono avere competenze, autonomie, desideri e difficoltà completamente differenti. Il collocamento mirato diventa realmente tale solo quando riesce a superare la logica della scheda e ad arrivare alla progettazione individualizzata.
Allo stesso tempo, però, non basta lavorare sulla persona. Bisogna lavorare anche sull’impresa. Questo è forse uno degli aspetti più trascurati. Spesso si pensa che sia la persona con disabilità a doversi preparare al lavoro, adattare al contesto, dimostrare di essere pronta. Ma l’inclusione richiede anche aziende preparate, tutor formati, colleghi sensibilizzati, mansioni ben analizzate, ambienti accessibili, tecnologie adeguate, flessibilità organizzativa e capacità di gestire eventuali criticità.
Un inserimento lavorativo può fallire non perché la persona “non è adatta”, ma perché il contesto non è stato preparato. Può fallire perché la mansione non è stata pensata correttamente, perché il tutor aziendale non è stato formato, perché i colleghi non hanno compreso il senso dell’inserimento, perché non sono stati previsti accomodamenti ragionevoli, perché nessuno ha mediato nei primi momenti di difficoltà. In questi casi non fallisce la persona. Fallisce il sistema.
Per questo i SAL possono essere utili solo se assumono una funzione dinamica: non semplici gestori di tirocini o borse lavoro, ma soggetti capaci di costruire percorsi, accompagnare le imprese, monitorare gli inserimenti e intervenire quando emergono problemi. Il momento decisivo, infatti, non è soltanto l’avvio dell’esperienza lavorativa. È la tenuta nel tempo. L’inclusione non si misura il primo giorno, ma dopo sei mesi, dopo un anno, quando la persona è ancora lì, riconosciuta come lavoratrice, integrata nel gruppo e messa nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale.
Il rischio da evitare, quindi, è quello della “zona grigia” tra assistenza e lavoro. In molti territori esistono esperienze positive, costruite con professionalità e sensibilità. Ma esiste anche il rischio di percorsi che si susseguono senza sbocco: tirocini ripetuti, borse lavoro, attività temporanee, progetti che impegnano la persona ma non la conducono a un contratto, a una stabilità, a un riconoscimento professionale. In questi casi il sistema rischia di produrre inclusione apparente. La persona è coinvolta, ma resta ai margini del lavoro vero.
Per questo servono dati, monitoraggio e valutazione degli esiti. Non basta sapere quanti percorsi sono stati avviati. Bisogna sapere quanti si sono trasformati in rapporti di lavoro, quanti hanno avuto continuità, quanti hanno riguardato persone con maggiori necessità di sostegno, quanti hanno coinvolto il mercato ordinario, quanti hanno previsto accomodamenti ragionevoli, quanti sono stati interrotti e per quali ragioni. Senza questa analisi, ogni valutazione resta incompleta.
La domanda, allora, non dovrebbe essere solo «quante persone abbiamo preso in carico?», ma dovrebbe essere «quante persone abbiamo realmente accompagnato verso una vita lavorativa più autonoma, dignitosa e stabile?». Certo, una domanda più scomoda, ma anche più utile.

C’è poi un tema culturale che non può essere ignorato. Ancora oggi, in molte realtà, la persona con disabilità viene vista prima per il suo limite e solo dopo, forse, per le sue competenze. La quota d’obbligo viene percepita come peso, l’accomodamento ragionevole viene scambiato per privilegio e la flessibilità organizzativa viene vissuta come problema. Questa impostazione va ribaltata: l’inclusione lavorativa non è un atto di generosità, ma un investimento in capitale umano, giustizia sociale e qualità dell’organizzazione.
Naturalmente non bisogna cadere nell’errore opposto, cioè raccontare una retorica semplicistica secondo cui ogni inserimento è facile e ogni difficoltà dipende solo dal pregiudizio. Alcune situazioni richiedono sostegni importanti, tempi lunghi, mediazioni complesse, adattamenti significativi. Ma proprio per questo serve un sistema competente, non improvvisato. La complessità non giustifica l’esclusione, impone progettazione.

Per aiutare davvero le persone con disabilità a non essere emarginate nel mondo del lavoro occorrono pertanto almeno cinque condizioni.
La prima è una presa in carico personalizzata, capace di partire dalla persona e non dalla categoria. La seconda è il coinvolgimento attivo delle imprese, che devono essere accompagnate e formate, non solo chiamate a rispettare un obbligo. La terza è l’effettività degli accomodamenti ragionevoli, senza i quali il diritto al lavoro resta spesso formale. La quarta è il monitoraggio dopo l’inserimento, perché l’inclusione va seguita nel tempo. La quinta è la valutazione degli esiti, indispensabile per capire quali interventi funzionano e quali invece producono solo percorsi temporanei.
È in questa prospettiva che i SAL possono avere un ruolo significativo. Non come risposta salvifica, ma come parte di una filiera seria. Non come luogo separato dal lavoro, ma come strumento per arrivare al lavoro. Non come contenitore di fragilità, ma come laboratorio di competenze, relazioni e opportunità.
La vera sfida è passare dalla logica dell’inserimento alla logica dell’appartenenza. Inserire una persona significa farla entrare in un luogo. Farla appartenere significa riconoscerla come parte di quel luogo. Il diritto al lavoro delle persone con disabilità si gioca esattamente qui: non nella presenza formale, ma nella partecipazione reale.

Per questo la domanda iniziale — «i SAL sono la soluzione?» — merita una risposta prudente, ma positiva. I SAL possono essere una soluzione, ma solo se sono orientati al lavoro vero, se dialogano con il collocamento mirato, se accompagnano anche le imprese, se misurano i risultati e se non si accontentano di percorsi senza sbocco. Altrimenti rischiano di diventare un’altra tappa dell’emarginazione, magari più gentile, più organizzata, più istituzionale, ma pur sempre emarginazione.
Il lavoro, invece, dev’essere altro: riconoscimento, autonomia, relazione, cittadinanza. E ogni servizio pubblico, ogni impresa, ogni istituzione dovrebbe essere valutata anche da questo: dalla capacità di non lasciare le persone con disabilità ai margini, ma di costruire con loro un posto reale nella comunità produttiva e sociale. Il vero indicatore di efficacia di qualsiasi politica per l’inclusione non è infatti il numero delle prese in carico o dei progetti avviati, ma la capacità di generare appartenenza, autonomia e partecipazione. È lì che si misura la qualità di una società realmente inclusiva.

*Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità della Regione Umbria; componente del Centro Studi Giuridici della FISH (Federazione Italiana per i Diritti dell4e Persone con Disabilità e Famiglie).

L'articolo Accompagnamento al Lavoro e disabilità: il rischio dell’inclusione apparente e la sfida del lavoro vero proviene da Superando.

Dieci anni di “Libri per tutti”: un libro in simboli è come una casa in cui tutti possono entrare

12 Giugno 2026 - 6:27pm

«Un libro in simboli è come una casa in cui tutti possono entrare»: è da questa visione che è nato “Libri per tutti”, progetto della Fondazione Paideia di Torino, sostenuto dalla Regione Piemonte, voluto per rispondere in particolare ai bisogni di coloro che vivono una condizione di fragilità comunicativa e linguistica, ma che in dieci anni è stato in grado di coinvolgere biblioteche, scuole, ospedali, ASL, associazioni e famiglie nella diffusione dei libri in simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) Bimbi fruitori del progetto “Libri per tutti”

«C’è un modo di leggere che non esclude nessuno. Un modo in cui le parole si accompagnano ai simboli, le storie diventano accessibili e ogni bambino/bambina può sentirsi parte del racconto»: è questa la visione da cui dieci anni fa è nato Libri per tutti, progetto della Fondazione Paideia di Torino, realizzato con il sostegno di Regione Piemonte, nato appunto nel 2016, per rispondere ai bisogni di tutti i lettori e le lettrici, e in particolare di coloro che vivono una condizione di fragilità comunicativa e linguistica, ma che è stato in grado di costruire nel tempo una rete viva e diffusa sul territorio, coinvolgendo biblioteche, scuole, ospedali, ASL, associazioni e famiglie, nella diffusione dei libri in simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).
«Oggi quella rete – sottolineano da Paideia – conta oltre 60 Enti partner, 135 scaffali dedicati e una stima di più di 9.000 libri distribuiti in tutto il Piemonte. Ma la crescita di Libri per tutti non si misura soltanto nei numeri: in questi anni, infatti, bibliotecari, insegnanti, operatori sanitari, educatori e famiglie hanno acquisito nuove competenze sulla CAA e sulla lettura multimodale, contribuendo a trasformare biblioteche, scuole e luoghi della cura in spazi sempre più accessibili e inclusivi. Ed è proprio la rete di questo nostro progetto ad averlo reso possibile, trasformando esperienze virtuose individuali in pratiche continuative e condivise sul territorio».

Per celebrare dunque il primo decennio di Libri per tutti e gli ottimi risultati ottenuti, ha preso il via l’omonima mostra itinerante, percorso aperto al pubblico che attraverserà biblioteche e spazi culturali piemontesi nel corso di questo 2026 e anche del 2027, dando vita a un viaggio fatto di storie, simboli e immagini, per raccontare come la lettura possa diventare uno spazio di partecipazione reale, condivisa e quotidiana. La mostra, infatti, invita i visitatori a entrare nel mondo della lettura multimodale e a scoprire come nasce un libro in simboli, ossia dall’incontro tra parola scritta, pittogrammi, illustrazioni, suoni e gesti. «Perché – come dicono da Paideia – un libro in simboli è come una casa in cui tutti possono entrare».

«In questo percorso di dieci anni – spiega Anna Peiretti, responsabile del progetto – abbiamo visto come un libro in simboli possa diventare un ponte. Non è solo uno strumento per chi ha fragilità comunicative, ma è un testo che parla a tutti, che rallenta il ritmo della lettura e permette a ogni bambino di abitare la storia. In questi anni, attraverso i libri in simboli e grazie alle persone che hanno preso parte al progetto, siamo riusciti a trasformare i contesti della lettura, le biblioteche, le scuole, ma anche i luoghi della cura. Siamo orgogliosi del cammino fatto, ma guardiamo anche al futuro, con l’obiettivo di costruire realmente una comunità in cui la cultura sia di tutti e ove tutti possano partecipare ad un’esperienza culturale».

Libri per tutti, va ricordato in conclusione è stato anche protagonista di un momento di confronto al recente Salone Internazionale del Libro di Torino, occasione per ripercorrere i risultati raggiunti insieme a istituzioni, bibliotecari, ricercatori e famiglie coinvolte nel percorso. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: lrondana@maybepress.it (Luna Rondana).

L'articolo Dieci anni di “Libri per tutti”: un libro in simboli è come una casa in cui tutti possono entrare proviene da Superando.

Antonino Ruggeri, artista geniale, grande uomo di Sardegna, vero “vulcano in eruzione”

12 Giugno 2026 - 5:59pm

Scultore geniale che lavora tanti tipi di materiali, dal granito al legno, dal marmo alla pietra, merita certamente di essere conosciuto dai più Antonino Ruggeri, 80 anni, persona con disabilità visiva progressivamente peggiorata, uomo straordinario, con un amore unico per la sua Sardegna, vero “vulcano in eruzione” Antonino Ruggeri, con alcune sue opere

Antonino Ruggeri, anni 80, scultore, persona con disabilità visiva progressivamente peggiorata, un uomo straordinario sul quale mi soffermerò oggi in questo spazio dedicato all’arte. Di lui mi hanno parlato due persone diverse nel corso del tempo, ma per un motivo o per l’altro, ci siamo sentiti solo di recente.
La prima a parlarmi di questo artista sardo fu l’autrice dell’illuminante progetto online Occhio alla Voce, ossia Silvia Ferrari, pedagogista digitale, laureata in Scienze dell’Educazione, speaker specializzata in audiodescrizioni per non vedenti. In passato lei stessa lo aveva contattato e intervistato personalmente, essendo residente in Sardegna.
La seconda a parlarmi di questo grande uomo è stata una recente conoscenza, legata alla mia rubrica Interviste Inclusive, vale a dire la scultrice non vedente Antonella Bretschneider.
Dato che il tempo non è tantissimo e poi capirete il perché, io e l’artista di Assemini (Cagliari) abbiamo deciso di parlare al telefono, stabilendo le cosiddette “regole di ingaggio”. Antonino Ruggeri, infatti, è un uomo super impegnato, mai fermo e quando esegue un lavoro, sta già pensando ai prossimi. L’artista è geniale, lavora tanti tipi di materiali, dal granito al legno, dal marmo alla pietra, andando sul posto, come si fa in questi casi, per vedere come organizzarsi.

L’opera “Variegata umanità” di Antonino Ruggeri nasce da un tronco di leccio alto più di due metri, scolpito per l’Associazione Sant’Andrea di Assemini

È una persona molto spontanea, assai ricca di aneddoti e parlando con lui, ho avuto la sensazione di uno che da sempre avesse questa idea nel cassetto, anche quando aveva qualche grado di vista in più e svolgeva altri lavori.
La passione però, quella vera, prevale sempre. Infatti, in un bel giorno alla fine degli Anni Ottanta (quelli “magnifici” per tanti, compreso il sottoscritto), decise di “personalizzare un mattone”, rendendolo scultura. Stiamo parlando di un qualcosa di 60 centimetri e oggi lui esegue opere che sono alte più di 2 metri e distribuite, sovente donate, a conventi, ospedali e persone che lui ritiene speciali.
Stiamo parlando di un uomo generoso, che non disdegna entrare in profondità, quando si racconta, di una persona che affronta gli episodi della vita di petto e che non ha mai smesso di produrre, anche quando più recentemente, nel 2021, la sua vista e ulteriormente calata.
Come riferisce egli stesso, «magari qualcuno mi dà anche del pazzo, del folle, perché non mi conosce», chiosa sorridendo. «In verità sono un uomo dalle mille idee, che non sono solamente parole, ma diventano realtà concrete, visibili, tangibili e visitabili».
C’è un particolare che contraddistingue molte delle sue opere, ovvero descrizioni e poesie in sardo. «Questa scelta – racconta – è legata ad un amore unico per la nostra Sardegna, ma anche al fatto che, per motivi personali, fino ad una certa età non ho potuto parlare il sardo». Ma nessuno si preoccupi, Antonino ha abbondantemente recuperato, poiché nelle sue oltre mille opere, dal momento in cui ha iniziato, non ha più smesso di esprimersi in sardo. Ogni opera, infatti, è accompagnata da una poesia nella nostra lingua, scelta che rende fieri tutti quelli che la conoscono in giro per il mondo. Noi, del resto, siamo sparsi un po’ ovunque e, sapere che c’è qualcuno che in ogni sua scultura ci rende omaggio, è un onore, un grande piacere, ma sicuramente per lui un’ulteriore nota di merito.
Grazie Antonino per la persona che sei, un uomo di ieri, semplice, garbato, gentile, un vero vulcano in eruzione. Continua il tuo percorso con questo entusiasmo contagioso, noi saremo sempre con te!

Marco Farina
È scrittore di poesie, racconti, saggi e narrativa, divulgatore su YouTube di messaggi inclusivi, grazie alla rubrica Interviste Inclusive di cui è autore e ideatore e nella quale ha pubblicato fino 140 interviste, fra le più disparate, all’interno delle quali ho raccontato le vicende di amici ciechi e ipovedenti, persone con disabilità motorie, operatori del settore educativo e altri/altre che hanno avuto a che fare in un modo dell’altro con situazioni difficili nell’arco della loro vita.

L'articolo Antonino Ruggeri, artista geniale, grande uomo di Sardegna, vero “vulcano in eruzione” proviene da Superando.

Investimenti strutturali, programmazione e valorizzazione delle competenze professionali: così si costruisce l’inclusione scolastica

12 Giugno 2026 - 5:23pm

«L’inclusione scolastica – scrivono dal Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati – non si costruisce attraverso scorciatoie formative, ma mediante investimenti strutturali, programmazione e valorizzazione delle competenze professionali. La scuola italiana dispone già di migliaia di docenti specializzati che attendono di poter mettere stabilmente a servizio degli alunni e delle alunne con disabilità il patrimonio di conoscenze e competenze acquisito ed è da queste professionalità che occorre ripartire»

Esprimiamo forte preoccupazione per le recenti scelte adottate in materia di formazione sul sostegno e per la persistente mancata attuazione di importanti aspetti del Decreto Legislativo 66/17, che avrebbe dovuto rappresentare il punto di svolta per una scuola realmente inclusiva. A distanza infatti di quasi dieci anni dall’approvazione di quel Decreto, restano ancora irrisolte questioni fondamentali quali il pieno raccordo tra scuola, servizi sanitari ed enti locali, la concreta realizzazione del Progetto di Vita degli alunni con disabilità, il monitoraggio della qualità dell’inclusione scolastica e il ruolo propulsivo dell’Osservatorio Ministeriale Permanente per l’Inclusione Scolastica.

In questo quadro, desta particolare preoccupazione la scelta di investire risorse ed energie in percorsi formativi straordinari affidati all’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), mentre continuano a rimanere irrisolti i problemi strutturali del sistema. Il rischio è quello di trasmettere l’idea che la specializzazione per il sostegno possa essere ridotta a un percorso semplificato, quando invece l’inclusione scolastica richiede competenze pedagogiche, didattiche, normative e relazionali altamente qualificate, costruite attraverso una formazione rigorosa e approfondita.
Il sostegno non può essere considerato una soluzione emergenziale né un settore nel quale sia possibile abbassare gli standard formativi. Gli alunni e le alunne con disabilità hanno diritto a docenti adeguatamente preparati, selezionati e formati secondo criteri di qualità che garantiscano competenze professionali solide e certificate.

Particolarmente contraddittorio appare altresì il ricorso a percorsi straordinari in una fase storica in cui gli ultimi dati ISTAT segnalano un costante aumento del numero di docenti specializzati sul sostegno. Cresce infatti la platea di professionisti che hanno investito anni di studio, formazione universitaria e tirocinio specialistico, ma che continuano a essere impiegati in condizioni di precarietà.
Si rischia così di generare un duplice effetto negativo: da una parte un progressivo aumento della disoccupazione e della precarizzazione dei docenti specializzati; dall’altra una svalutazione del percorso di specializzazione universitario che rappresenta oggi il principale presidio di qualità nella formazione degli insegnanti di sostegno.

È per tali ragioni, dunque, che chiediamo al Ministero dell’Istruzione e del Merito di riportare al centro del dibattito le finalità originarie del citato Decreto Legislativo 66/17, dando concreta attuazione alle disposizioni ancora trascurate e rilanciando una politica dell’inclusione fondata sulla qualità della formazione, sulla valorizzazione delle professionalità specializzate e sul rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e coordinamento previsti dalla legge.
L’inclusione scolastica non si costruisce attraverso scorciatoie formative, ma mediante investimenti strutturali, programmazione e valorizzazione delle competenze professionali. La scuola italiana dispone già di migliaia di docenti specializzati che attendono di poter mettere stabilmente a servizio degli alunni e delle alunne il patrimonio di conoscenze e competenze acquisito. È da queste professionalità che occorre ripartire per garantire il diritto all’istruzione e alla piena inclusione degli studenti e delle studentesse con disabilità.

*collettivodocentispecializzati@gmail.com.

L'articolo Investimenti strutturali, programmazione e valorizzazione delle competenze professionali: così si costruisce l’inclusione scolastica proviene da Superando.

La rappresentanza istituzionale italiana alla Conferenza dell’ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

12 Giugno 2026 - 5:01pm

«Dobbiamo passare da una visione legata al mero assistenzialismo al sostegno concreto delle capacità e del valore di ogni persona»: lo ha affermato la ministra per le Disabilità Locatelli nel suo discorso in seduta plenaria, durante la giornata di apertura della 19^ Conferenza degli Stati Parti per la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, tenutasi presso il Palazzo delle Nazioni Unite di New York, evento che ha visto la rappresentanza istituzionale italiana impegnata in una fitta agenda di incontri Foto di gruppo per la ministra Locatelli all’inaugurazione della mostra itinerante “Inclusion and Disability: The Solfagnano Charter ‘Nothing about us, without us’”, presso il Palazzo delle Nazioni Unite di New York

«Dobbiamo passare da una visione legata al mero assistenzialismo al sostegno concreto delle capacità e del valore di ogni persona. L’inclusione non è un costo, ma un investimento e serve l’impegno di tutti per invertire l’ordine delle priorità politiche nei nostri Paesi»: lo ha affermato la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli nel suo discorso in seduta plenaria, durante la giornata di apertura della diciannovesima Conferenza degli Stati Parti per la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (COSP19), tenutasi nei giorni scorsi presso il Palazzo delle Nazioni Unite di New York, come avevamo riferito sulle nostre pagine, un evento che, nonostante una serie di intralci causati da recenti decisioni dell’Amministrazione Trump, come avevamo ampiamente spiegato in altra parte del giornale, ha in ogni caso assunto un particolare rilievo istituzionale, coincidendo con il ventesimo anniversario dall’approvazione della Convenzione, avvenuta, com’è noto, nel 2006.
Proprio della Convenzione, nel suo discorso Locatelli ha ricordato alcuni princìpi fondamentali, oltre ai princìpi della Carta di Solfagnano, documento finale del G7 Inclusione e Disabilità tenutosi in Umbria nell’autunno del 2024. «Ma come sempre – sottolinea la Ministra – abbiamo portato, oltre alle parole, la concretezza delle attività svolte da tante realtà italiane. Quest’anno sono stati con noi a New York anche vari atleti del mondo paralimpico e di Special Olympics Italia [la componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, N.d.R.] e agli eventi collaterali da noi promossi hanno partecipato moltissimi rappresentanti dei Paesi di tutto il mondo».

La partecipazione istituzionale dell’Italia alla Conferenza è stata aperta dunque dal taglio del nastro della mostra itinerante Inclusion and Disability: The Solfagnano Charter “Nothing about us, without us”, ispirata alla già citata Carta di Solfagnano, esposizione che ha già fatto tappa a Ginevra, Londra, Parigi e Berlino.
Nel giorno di apertura dei lavori, poi, Locatelli ha partecipato all’evento Advancing the enhanced EU Disability Strategy: Promoting inclusion, autonomy and supported decision making (“Promuovere un rafforzamento della Strategia Europea in materia di disabilità: favorire l’inclusione, l’autonomia e il supporto al processo decisionale”), organizzato dalla Presidenza di turno cipriota dell’Unione Europea, incontro durante il quale si sono chieste ai Paesi Membri dell’Unione «maggiori occasioni di confronto sulle politiche e sul rispetto dei diritti delle persone con disabilità».

Nella seconda giornata, invece, vi sono stati i due eventi collaterali organizzati dall’Italia, vale a dire I talenti sportivi nel Progetto di Vita e Il cambiamento di prospettiva: vedere le potenzialità e non i limiti anche attraverso le attività ricreative e sportive.
Il primo di essi è stato co-sponsorizzato dal Regno Unito e dall’IDA (International Disability Alliance) e ha visto la partecipazione, tra gli altri, degli atleti Veronica Plebani e Alessandro Brivio. Il secondo, invece, è stato co-sponsorizzato ancora dall’IDA e dalla Lega Araba e vi sono intervenuti, tra gli altri, gli atleti Dong Dong Camanni, Monica Boggioni e Federico Correzzola.
Al termine si è tenuta un’esibizione di danza paralimpica dell’Associazione Gabry Dance e diverse altre Associazioni italiane hanno mostrato ai partecipanti le attività ricreative e i prodotti da esse realizzate.

Nella giornata conclusiva della Conferenza, infine, Locatelli ha partecipato all’evento collaterale organizzato dalla Lega Araba, sul tema Resilient and inclusive societies: regional action to protect and empower persons with disabilities towards national implementation of the CRPD and enhanced civic engagement (“Società resilienti e inclusive: azioni regionali per proteggere e responsabilizzare le persone con disabilità in vista dell’attuazione a livello nazionale della Convenzione ONU e di un maggiore coinvolgimento civico”), nel corso del quale ha sottolineato l’intensa collaborazione tra il proprio Ministero e i Paesi della Lega Araba, per arrivare alla definizione di un Memorandum d’Intesa.

Da ricordare in conclusione che a margine dei lavori della Conferenza vi sono stati incontri bilaterali della rappresentanza italiana con il Regno Unito, il Canada, la Germania, il Qatar, la Giordania, l’IDA e una delegazione della Lega Araba. (S.B.)

L'articolo La rappresentanza istituzionale italiana alla Conferenza dell’ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità proviene da Superando.

Si presenta al pubblico la scultura sonora ambientale vincitrice del primo “Premio Omero”

12 Giugno 2026 - 4:25pm

Verrà presentata il 14 giugno, presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, la scultura sonora ambientale “RMN” di Alberto Tadiello, opera vincitrice della prima edizione del “Premio Omero”, iniziativa voluta dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dallo stesso Museo Omero, per sostenere e valorizzare pratiche artistiche contemporanee capaci di esplorare la dimensione multisensoriale e di promuovere forme di fruizione accessibili e inclusive La scultura sonora ambientale “RMN” di Alberto Tadiello, che ha vinto la prima edizione del “Premio Omero”

Nel pomeriggio del 14 giugno (ore 17), presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, verrà presentata al pubblico RMN di Alberto Tadiello, l’opera vincitrice della prima edizione del Premio Omero, voluto, quest’ultimo, dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dallo stesso Museo Omero per sostenere e valorizzare pratiche artistiche contemporanee capaci di esplorare la dimensione multisensoriale e di promuovere forme di fruizione accessibili e inclusive.
«Realizzata nel 2005, RMN è una scultura sonora ambientale – come spiegano dal Museo Omero – che si fruisce attraverso la diffusione di suoni a basse frequenze che generano vibrazioni percepibili direttamente dal corpo. L’opera sollecita la propriocezione e instaura una relazione sensoriale diretta con il visitatore, superando la centralità della dimensione visiva e proponendo un’esperienza accessibile fondata sulla percezione fisica e spaziale. Il progetto è alimentato da un sistema collegato alla Rete Mareografica Nazionale, che traduce in tempo reale l’andamento delle maree in frequenze sonore. Le vibrazioni, emesse da subwoofer appositamente configurati, trasformano lo spazio espositivo in un ambiente dinamico e sensibile, in dialogo continuo con il contesto naturale circostante. L’opera, inoltre, stabilisce una relazione particolarmente significativa con il nostro Museo, ospitato presso la Mole Vanvitelliana di Ancona, isola artificiale situata nel porto e circondata dall’acqua. In questo contesto, infatti, RMN rende percepibili le variazioni dell’ambiente naturale, configurandosi come un sistema in costante trasformazione, in cui il visitatore diviene parte integrante dell’esperienza».
La Commissione che ha designato RMN quale opera vincitrice del primo Premio Omero l’ha giudicata come «una proposta artistica di elevato valore, capace di coniugare tecnologia e dimensione ambientale, contribuendo allo sviluppo di nuove prospettive nel campo dell’arte contemporanea e dell’accessibilità culturale».

All’incontro del 14 giugno, che coinciderà con l’ingresso permanente dell’opera nella collezione del Museo Omero, porterà i saluti istituzionali Marta Paraventi, assessora alla Cultura del Comune di Ancona e insieme all’artista Alberto Tadiello, interverranno Aldo Grassini, presidente del Museo Omero; Andrea Socrati, referente per l’accessibilità del museo; Daniela Vasta della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Saranno presenti inoltre Loretta Secchi del Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna Anteros di Bologna; Guido Vettorel dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale; Giovanni Pittori, vicepresidente dell’ENS di Ancona (Ente Nazionale Sordi).

Da ricordare infine che nelle scorse settimane il Museo Omero ha ricevuto dal Ministero della Cultura l’incarico di provvedere anche alla realizzazione della seconda edizione del Premio, alla luce dell’eccellente riscontro ottenuto dalla prima edizione dello stesso. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: redazione@museoomero.it.

L'articolo Si presenta al pubblico la scultura sonora ambientale vincitrice del primo “Premio Omero” proviene da Superando.

Giornata dell’Albinismo: il progetto di solidarietà internazionale “Sotto lo stesso sole”

12 Giugno 2026 - 2:02pm

«Con questa iniziativa intendiamo farci ponte tra il territorio sammarinese e una realtà lontana, ma attraversata da temi universali quali la salute, la dignità, i diritti, l’inclusione e le pari opportunità»: lo dicono dall’Associazione sammarinese Attiva-Mente, alla vigilia della Giornata Internazionale dell’Albinismo del 13 giugno, presentando il progetto “Sotto lo stesso sole”, rivolto a persone con albinismo della Repubblica del Congo, uno dei tanti Paesi dove quelle stesse persone sono vittime di gravi discriminazioni

In occasione della Giornata Internazionale dell’Albinismo di domani, 13 giugno, introdotta il 18 dicembre 2014 dalla Risoluzione 69/170 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e della quale ci siamo già ampiamente occupati nei giorni scorsi in altra parte del nostro giornale, grazie a un approfondimento di Laura Bonanni, l’Associazione sammarinese Attiva-Mente promuove il progetto di solidarietà internazionale denominato Sotto lo stesso sole, finalizzato a sostenere la produzione e la distribuzione gratuita di creme solari per persone con albinismo nella Repubblica del Congo.
«L’albinismo – ricordano da Attiva-Mente – è una condizione ereditaria, non contagiosa, caratterizzata dall’assenza o dalla riduzione della melanina, il pigmento che contribuisce al colore della pelle, dei capelli e degli occhi. Questa condizione comporta ipovisione, forte sensibilità alla luce e una particolare vulnerabilità ai raggi solari, con un rischio elevato di ustioni e tumori della pelle. Ma in molti contesti del mondo l’albinismo non rappresenta soltanto una questione sanitaria. Alla fragilità fisica, infatti, si aggiungono spesso stigma, isolamento, discriminazione, bullismo, esclusione dalla scuola e dal lavoro. In alcune aree, false credenze e superstizioni arrivano addirittura ad alimentare violenze gravissime contro le persone con albinismo, fino a trasformare il loro corpo in oggetto di sfruttamento criminale. Questo progetto nasce dunque per dare una risposta concreta a un bisogno essenziale: proteggere la pelle, infatti, significa proteggere la vita, la salute, la dignità e il futuro delle persone».

L’iniziativa sostiene l’Unità AJCA di Brazzaville, promossa dall’Associazione Jhony Chancel pour les Albinos, impegnata da anni nella tutela delle persone con albinismo nella Repubblica del Congo. Il tutto si sviluppa in collaborazione con partner locali e istituzionali, tra cui il Consolato Onorario della Repubblica di San Marino nella Repubblica del Congo, il Ministero degli Affari Sociali, della Solidarietà e dell’Azione Umanitaria della Repubblica del Congo e la Fondation Pierre Fabre, con supporto tecnico-scientifico.
«Con questo progetto – concludono da Attiva-Mente – intendiamo farci ponte tra il territorio sammarinese e una realtà lontana, ma attraversata da temi universali quali la salute, la dignità, i diritti, l’inclusione e le pari opportunità». (S.B.)

A questo link vi sono tutte le notizie sul progetto Sotto lo stesso sole e le modalità per contribuirvi. Per altre informazioni: attivamentersm@gmail.com.

L'articolo Giornata dell’Albinismo: il progetto di solidarietà internazionale “Sotto lo stesso sole” proviene da Superando.

Per la prima volta in Italia la “Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti”

12 Giugno 2026 - 1:39pm

Da domani, 13 giugno, e fino a sabato 20, si terrà per la prima volta in Italia, ed esattamente a Rimini, la “28ª Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti”, prestigioso torneo internazionale, organizzato dall’ASCID (Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani), evento che coniugherà sport di alto livello, inclusione, cultura e cooperazione internazionale, portando nel nostro Paese una delle più importanti manifestazioni europee dedicate agli scacchisti ciechi e ipovedenti

Da domani, 13 giugno, e fino a sabato 20, si terrà per la prima volta in Italia, ed esattamente all’Admiral Art Hotel di Rimini, la 28ª Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti, prestigioso torneo internazionale, organizzato dall’ASCID (Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani).
Per una settimana, dunque, la città romagnola ospiterà le rappresentative nazionali di diversi Paesi europei, diventando il punto di riferimento continentale degli scacchi per persone con disabilità visiva. L’evento coniugherà dunque sport di alto livello, inclusione, cultura e cooperazione internazionale, portando nel nostro Paese una delle più importanti manifestazioni europee dedicate agli scacchisti ciechi e ipovedenti.
«Ospitare per la prima volta in Italia la Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti – sottolinea Bersan Vrioni, presidente dell’ASCID – rappresenta per la nostra Associazione un traguardo storico e un motivo di profondo orgoglio. Da oltre cinquant’anni promuoviamo gli scacchi come strumento di crescita personale, autonomia e inclusione, e poter accogliere a Rimini alcuni dei migliori giocatori europei significa dare visibilità non soltanto all’eccellenza sportiva, ma anche ai valori che questa disciplina sa trasmettere. La Coppa delle Sei Nazioni, infatti, è un’occasione di incontro tra persone provenienti da Paesi e culture diverse, unite dalla stessa passione e dal desiderio di confrontarsi in un clima di rispetto e amicizia. Sono certo che Rimini saprà accogliere al meglio i nostri ospiti e che questa edizione lascerà un ricordo positivo in tutti i partecipanti, rafforzando ulteriormente i legami di amicizia e collaborazione che da sempre caratterizzano la comunità internazionale degli scacchisti ciechi e ipovedenti. La generosità e la disponibilità dimostrate da istituzioni, associazioni, sponsor e partner rappresentano un segnale importante di fiducia verso il nostro movimento e verso i valori che esso promuove». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: info@ascid.it.

L'articolo Per la prima volta in Italia la “Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti” proviene da Superando.

L’Autorità Garante e la sfida dell’esigibilità dei diritti

12 Giugno 2026 - 1:13pm

Diamo spazio oggi a un’ampia intervista esclusiva per il canale YouTube “Disabili Diritti e Libertà” e per il nostro giornale Superando, rilasciata a Maurizio Cocchi da Maurizio Borgo, Presidente dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità, che informa anche di come sia in fase di approvazione un Decreto correttivo della norma istitutiva dell’Autorità Garante stessa, che ne amplierà notevolmente la possibilità di agire in giudizio

Conoscete l’AGNDD? Si tratta dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità. Ne parliamo con il suo presidente, l’avvocato Maurizio Borgo, che vanta una lunghissima esperienza nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Presidente, ci può innanzitutto tracciare un breve profilo della sua carriera?
«Certamente. Sono un Avvocato dello Stato e sono entrato nell’Avvocatura ormai quasi trent’anni fa. Da circa vent’anni, tuttavia, ricopro incarichi di vertice all’interno delle Pubbliche Amministrazioni. In diverse occasioni ho svolto il ruolo di capo dell’Ufficio Legislativo e di Capo di Gabinetto per vari Ministeri. Da ultimo, sono stato Capo di Gabinetto della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ruolo che avevo già ricoperto nella sua precedente esperienza governativa durante il primo Governo Conte, quando era Ministra per la Famiglia e le Disabilità. Infine, dal primo gennaio 2025, ho l’onore di presiedere l’Autorità Garante Nazionale dei Diritti delle persone con disabilità».

Che cos’è, nello specifico, l’Autorità Garante e come è strutturata?
«È un’autorità amministrativa indipendente, istituita con uno dei tre Decreti Legislativi che hanno dato attuazione alla Delega in materia di disabilità, ovvero la grande legge di riforma, la Legge 227/21. Il nostro provvedimento istitutivo è il Decreto Legislativo 20/24, che ha previsto la decorrenza delle attività di questa Autorità a partire dal primo gennaio 2025.
Si tratta di un organismo collegiale. Oltre a me, che lo presiedo, il collegio è composto da altri due membri: il professor Francesco Vaia, che vanta una lunghissima esperienza in àmbito sanitario ed è ricordato da tutti per essere stato il Direttore Generale dell’Istituto Spallanzani durante il difficile periodo della pandemia da Covid-19, e l’ingegner Antonio Pelagatti, una persona con disabilità che proviene dal mondo associazionistico. Pelagatti, affetto da SLA (sclerosi laterale amiotrofica), ha fondato anni fa un’Associazione dedicata alla sua patologia e ha ricoperto ruoli politici, tra cui quello di Assessore in un Municipio del Comune di Roma, occupandosi da sempre dei temi legati alla disabilità».

Qual è il compito principale dell’Autorità Garante?
«Come indica la stessa denominazione, il nostro compito fondamentale è tutelare e garantire i diritti delle persone con disabilità. A questo si affianca il dovere di promuovere la cultura del rispetto di tali diritti, partendo proprio dall’àmbito scolastico. Siamo infatti convinti che la cultura si formi lavorando concretamente sulle giovani generazioni».

Vorrei partire da alcuni numeri. Di recente, proprio su queste stesse pagine, si accennava a 20.000 richieste di intervento. È un dato corretto?
«Su questo punto devo fare pubblica ammenda, poiché si è trattato di una mia dichiarazione errata. Le segnalazioni reali sono 2.000 e non 20.000, un numero che sarebbe stato oggettivamente sproporzionato per un’istituzione operativa da poco più di un anno. Tuttavia, 2.000 segnalazioni restano un dato estremamente significativo se consideriamo che l’Autorità è attiva dal primo gennaio 2025 e che fino a settembre dello stesso anno non disponeva nemmeno di un sito internet. Questo ritardo non è stato dovuto a un’inerzia dell’ufficio, ma alla precisa volontà di progettare e realizzare un portale che fosse pienamente accessibile alle persone con disabilità, affidandone lo sviluppo a soggetti in grado di garantire questo standard fondamentale.
Queste 2.000 segnalazioni tracciano purtroppo una diagnosi negativa in merito al rispetto e alla tutela dei diritti. Dimostrano che ancora oggi, sebbene i diritti delle persone con disabilità siano riconosciuti da un numero consistente di norme a livello internazionale – pensiamo alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che quest’anno compie vent’anni –, a livello costituzionale e nell’ordinamento giuridico interno, tali tutele spesso rimangono sulla carta. Vi è, in sintesi, un grave deficit di effettiva esigibilità di questi diritti da parte delle persone con disabilità».

Maurizio Borgo

Possiamo richiamare alcuni dei casi più emblematici che avete affrontato?
«Certamente. Moltissime segnalazioni hanno riguardato il tema dell’inclusione scolastica. È un àmbito cruciale: le statistiche annuali dell’ISTAT ci dicono che, a fronte di un calo demografico generale che riduce progressivamente il numero complessivo degli studenti, la quota di alunni con disabilità cresce di anno in anno. In particolare, si registra un aumento significativo degli studenti con disabilità intellettiva o con disturbi del neurosviluppo.
L’effettività dell’inclusione in questo comparto è così critica che le prime due Raccomandazioni ufficiali emanate dall’Autorità Garante – la numero 1 dello scorso anno e la numero 2 di quest’anno – si sono rivolte proprio al mondo della scuola.
Il primo caso emblematico riguarda un bambino con un autismo severo che frequenta la scuola primaria. Gli era stato negato il diritto ad essere assistito da un professionista sanitario durante le ore di lezione poiché il regolamento d’istituto subordinava l’ingresso del sanitario al consenso di tutti i docenti e di tutti i genitori della classe, adducendo presunte ragioni di privacy. Con la nostra Raccomandazione n. 1 abbiamo chiarito che il diritto alla salute e il diritto all’istruzione di quel bambino prevalgono su qualsiasi altra argomentazione, stabilendo che non occorreva alcun consenso preventivo.
La Raccomandazione n. 2 ha affrontato invece il tema dell’assistenza igienica per i ragazzi con disabilità grave. È inaccettabile che ancora oggi le famiglie, e le madri in particolare, vengano chiamate da scuola per andare a cambiare i propri figli. Esistono norme precise, anche di livello contrattuale, che attribuiscono questo specifico compito al personale ATA (i collaboratori scolastici).
Al di fuori della scuola, un altro caso eclatante ha riguardato la concessione di uno stallo di sosta riservato. Il Comune di residenza della persona con disabilità negava il diritto, motivando la scelta con la necessità di contrastare il fenomeno dei “falsi invalidi”. Se la vicenda non fosse drammaticamente seria, ci sarebbe da sorridere. Siamo intervenuti, ma non è bastato: l’interessato è stato costretto ad agire in giudizio. Lo abbiamo supportato affiancandolo nel ricorso e solo dopo due gradi di giudizio è riuscito ad ottenere il parcheggio. Questo conferma il problema sistemico di esigibilità a cui accennavo».

Di fronte a situazioni di diffusa inaccessibilità, come nel caso delle strutture sanitarie che risultano spesso impraticabili per le persone con disabilità, l’Autorità ha un raggio d’azione diretto o la palla passa necessariamente all’Esecutivo?
«Siamo pienamente consapevoli della gravità della situazione. Molte segnalazioni toccano questo tasto e io allargherei il discorso anche alle farmacie, che di frequente non sono accessibili alle persone con disabilità motoria. L’Autorità si muove costantemente in un’ottica di moral suasion, segnalando le criticità agli organi competenti.
A questo proposito, posso anticipare che proprio nei giorni scorsi il collegio dell’Autorità ha prodotto l’importante Raccomandazione n. 3, concernente l’àmbito sanitario, ossia sul diritto di accesso dei caregiver familiari alle strutture di cura. Ancora oggi, infatti, non viene riconosciuto il diritto formale del caregiver ad assistere la persona con disabilità in ospedale o a salire in ambulanza in caso di trasporto d’urgenza al Pronto Soccorso. Questa è una chiara lesione dei diritti. Abbiamo dunque voluto affermare il principio fondamentale che il caregiver deve poter accedere alle strutture sanitarie e accompagnare la persona sempre, poiché non è un semplice visitatore soggetto agli orari di visita, ma un soggetto essenziale che si prende cura della persona con disabilità.
Sull’accessibilità strutturale degli ospedali abbiamo inoltre partecipato a un tavolo istituzionale promosso dal Ministero della Salute e dal Ministero per le Disabilità per la stesura delle Linee Guida Nazionali dedicate all’estensione del Modello DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance, ovvero “Assistenza medica avanzata alle persone con disabilità”), nato anni fa in alcune realtà territoriali che permette una presa in carico sanitaria mirata per le persone con disabilità intellettiva e comunicativa grave. C’è ancora molto da fare, ma la strada è tracciata».

Resta il fatto che, in caso di violazione, il cittadino deve spesso farsi carico di ricorsi all’autorità giudiziaria o ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), affrontando costi che molte famiglie non possono sostenere. In che modo l’Autorità può intervenire a supporto?
«Su questo fronte posso dare un’ottima notizia. È in fase conclusiva di approvazione, infatti, il Decreto correttivo del nostro Decreto istitutivo (il già citato Decreto Legislativo 20/24). Fino ad oggi, infatti, la norma limitava fortemente l’azione in giudizio dell’Autorità Garante: potevamo ricorrere in tribunale quasi esclusivamente contro il silenzio della Pubblica Amministrazione (ad esempio se un ente non rispondeva a una nostra richiesta di atti legata a una segnalazione) oppure per far valere la nullità di atti amministrativi, fattispecie comunque rarissima e vincolata a casi tassativi di legge. Con l’introduzione del Decreto correttivo, invece, il raggio d’azione dell’Autorità si amplierà notevolmente. Potremo cioè agire in giudizio sostituendoci direttamente alla persona con disabilità per far valere non più solo la nullità, ma l’illegittimità di un atto della Pubblica Amministrazione adottato in violazione dei diritti. Questa legittimazione diffusa permetterà all’Autorità di tutelare il cittadino senza esporre le famiglie a insostenibili barriere economiche di accesso alla giustizia. Per i cittadini il servizio sarà gratuito, poiché l’Autorità usufruisce del patrocinio legale gratuito dell’Avvocatura dello Stato».

Maurizio Cocchi

E nel caso in cui si configuri non una violazione diretta, bensì una mancata attuazione di un provvedimento?
«Il testo correttivo risponde anche a questo scenario. Potremo rivolgerci al giudice per chiedere la nomina di un commissario ad acta. Se l’Autorità emanerà un parere o una disposizione su un caso specifico e la Pubblica Amministrazione non si adeguerà, avremo quindi lo strumento giuridico per chiedere l’intervento di un commissario che dia esecuzione coattiva a quel diritto».

Presidente, in conclusione di questa nostra intervista, le lascio lo spazio per un messaggio o una riflessione che ritiene prioritario condividere.
«Vi ringrazio. È un concetto che ripeto spesso e che ho ribadito anche di recente durante una giornata speciale che l’emittente Sky Italia ha dedicato interamente all’inclusione, affrontata a 360 gradi.
La barriera più difficile da abbattere, ed è anche la più subdola, è quella culturale. Personalmente non amo molto il termine “inclusione”, poiché evoca implicitamente l’idea che vi sia qualcuno che sta “dentro” e qualcun altro che sta “fuori”, e che il primo, con un gesto di generosità o superiorità, decida di far entrare il secondo nel proprio mondo. Preferisco parlare di “piena partecipazione” di tutti e tutte, in ogni momento della vita.
Il nostro obiettivo principale come Autorità Garante, specialmente lavorando con le scuole e con le giovani generazioni, è cambiare lo sguardo sociale sulla disabilità. Dobbiamo superare la dinamica pietistica che vede la persona con disabilità come un soggetto “poverino” o “sfortunato” verso cui provare carità. Le persone con disabilità sono persone a tutti gli effetti, con desideri, aspettative e talenti che devono poter realizzare. Ognuno di noi, in fondo, è condizionato da qualche limite nella propria vita.
I giovani non sono affatto indifferenti od ostili come a volte vengono dipinti; hanno solo bisogno di essere sensibilizzati correttamente per comprendere che il proprio compagno di classe con disabilità è prima di tutto un compagno, uno studente e un amico, non un oggetto di commiserazione. Di recente, in un contesto pubblico, ho sentito accostare le persone con disabilità ai “rovi” per distinguerle dalle persone senza disabilità, paragonate alle “rose”. Questo tipo di approccio è culturalmente e civilmente inaccettabile. Siamo, semplicemente e paritariamente, tutte persone».

Grazie mille, Presidente Borgo, a nome del canale Disabili Diritti e Libertà e dei lettori di Superando.it. Ci risentiremo sicuramente in una prossima occasione per monitorare gli sviluppi di questo importante lavoro.
«Grazie a lei per lo spazio e per l’importante opera di informazione».

*Maurizio Borgo è il Presidente dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità; Maurizio Cocchi è pedagogista, già presidente di Cooperativa Sociale, attivista per le persone con disabilità e firma di Superando (info@mauriziococchi.net).

La versione video della presente intervista di Maurizio Cocchi a Maurizio Borgo è visibile in YouTube nel canale Disabili Diritti e Libertà, direttamente a questo link.

L'articolo L’Autorità Garante e la sfida dell’esigibilità dei diritti proviene da Superando.

La barriera nello sguardo

12 Giugno 2026 - 12:25pm

«Penso che la vera accessibilità – scrive Elena Malagoli – non sia frutto delle leggi, degli obblighi, delle multe, né della compassione o della carità. Penso che possa nascere solo dal riconoscimento, dalla relazione, da una rifondazione dello sguardo. Uno sguardo capace di vedere in ogni persona, in ogni corpo, una possibilità di se stessi. E di tutti noi»

In una località che frequento, è stata effettuata la riqualificazione di uno spazio pubblico che ha purtroppo creato una barriera architettonica dove prima non c’era. Si è messa in moto la macchina amministrativa per risolvere la situazione, e questo è apprezzabile. Ma in tutta questa vicenda ho avuto modo di osservare le reazioni di molte persone, comuni cittadini e cittadine, e questo per me è stato l’aspetto più significativo.
Più volte ho ascoltato amici o conoscenti: chi diceva di apprezzare la nuova sistemazione del luogo, chi la preferiva come era prima, ma praticamente nessuno notava la barriera. Quando la mostravo e spiegavo cosa rappresenta per persone con difficoltà motorie o sensoriali – cioè l’impossibilità di accedere in sicurezza e quindi di fatto l’esclusione – in quel momento se ne accorgevano. «È vero – dicevano sorpresi – non me ne ero accorto, non ci avevo pensato, mi dispiace!». E posso assicurare che nella maggior parte dei casi si trattava di persone sensibili, sinceramente contrarie a qualsiasi forma di discriminazione. Ma, semplicemente, non vedevano, pur guardando.
Eppure, quando mi guardo intorno, io vedo: anziani con il deambulatore o dal passo incerto, mamme con il passeggino, persone con disabilità motoria in carrozzina, qualcuno che si è semplicemente rotto una gamba e temporaneamente usa le stampelle, persone non vedenti o ipovedenti, altre affaticate dal dolore o dalla malattia, e una vasta varietà di corpi per i quali una barriera architettonica può rappresentare un ostacolo.
Sono tanti, non sono una sfortunata eccezione. Sono lì, continuamente davanti ai nostri occhi, nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei nostri posti di lavoro. Potremmo essere noi. E se invecchieremo saremo noi, se ci ammaleremo saremo noi. Eppure riusciamo a immaginare, e quindi a vedere, un mondo esclusivamente a misura di corpi efficienti e autonomi. Anche persone non indifferenti né insensibili, anche persone che quando glielo fai notare sono sinceramente sorprese e dispiaciute.
Perché guardiamo in questo modo? Perché continuiamo a immaginare, a progettare, a vivere il mondo come se la vulnerabilità riguardasse sempre qualcun altro? Come se fosse un’eccezione, un incidente?
Penso che la vera accessibilità non sia frutto delle leggi, degli obblighi, delle multe, né della compassione o della carità. Penso che possa nascere solo dal riconoscimento, dalla relazione, da una rifondazione dello sguardo. Uno sguardo capace di vedere in ogni persona, in ogni corpo, una possibilità di se stessi. E di tutti noi.

*Caregiver familiare, madre di una ragazza con pluridisabilità complesse, autrice, insieme a Filippo Visentin, del libro “Una cieca bellezza. Sguardi, cecità e meraviglie”.

L'articolo La barriera nello sguardo proviene da Superando.

“Pebalando”: un percorso nel Lodigiano verso l’accessibilità universale

12 Giugno 2026 - 12:08pm

Dall’Abbazia di Abbadia Cerreto (Lodi) all’Abbazia di Viboldone (San Giuliano Milanese), dopo alcune tappe intermedie, con la bicicletta, la sedia a rotelle, l’handbike, o una cargo bike: sarà questo, domani, 13 giugno, “Pebalando”, giornata di sensibilizzazione sull’importanza di eliminare ogni tipo di barriera, nonché sui PEBA, i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche. E ad ogni tappa un rappresentante dell’Amministrazione Comunale riceverà una mini-rampetta in LEGO Ad ogni tappa di “Pebalando” un rappresentante dell’Amministrazione Comunale riceverà una mini-rampetta in LEGO

Partenza dall’Abbazia di Abbadia Cerreto (Lodi), arrivo all’Abbazia di Viboldone (San Giuliano Milanese), dopo alcune tappe intermedie, con la bicicletta (muscolare o a pedalata assistita), con la sedia a rotelle, con l’handbike, con una cargo bike: sarà questo, domani, 13 giugno, Pebalando, ossia Pedalare per un mondo senza barriere, giornata di sensibilizzazione sull’importanza di eliminare ogni tipo di barriera (architettonica, sensoriale, cognitiva e culturale in generale), nonché dei PEBA, i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (donde appunto il nome Pebalando, dato all’iniziativa).
«Per il benessere ambientale di tutte e tutti – spiegano dalla Consulta della Disabilità del Comune di Lodi, che ha organizzato l’evento – persone con e senza disabilità e di qualsiasi età, è imprescindibile che i progettisti di oggi e domani acquisiscano consapevolezza di creare ambienti senza barriere. Serve anche che le persone che vivono i luoghi esercitino il loro diritto a un ambiente accessibile. Ecco quindi che una pedalata (e non solo!) nel Lodigiano diventa l’occasione di stimolo e confronto perché tutte e tutti riflettano sulla priorità di un obiettivo comune: l’eliminazione delle barriere. Congiungere dunque due luoghi simbolici dell’accoglienza, come l’Abbazia di Abbadia Cerreto e l’Abbazia di Viboldone, quest’ultima alla ricorrenza dell’850° anniversario dalla sua fondazione, è l’occasione per strutturare un percorso a tappe, dove ogni persona potrà scegliere se percorrerlo tutto o in parte. E ad ogni tappa sarà presente un rappresentante dell’Amministrazione Comunale che riceverà una mini-rampetta in LEGO, come simbolo della tematica trattata». (S.B.)

A questo link è disponibile ogni ulteriore notizia sull’iniziativa. Per altre informazioni: consultadisabilitalodi@gmail.com.

L'articolo “Pebalando”: un percorso nel Lodigiano verso l’accessibilità universale proviene da Superando.

Campania: importanti quegli stanziamenti, da tradurre in servizi reali, uniformi e dignitosi

12 Giugno 2026 - 11:36am

Nell’accoglieere con favore i recenti stanziamenti decisi dalla propria Regione, destinati tra l’altro all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione e al “Dopo di Noi”, la Federazione FISH Campania chiede ora che essi «si traducano rapidamente in servizi reali, uniformi e dignitosi per tutte le persone con disabilità della nostra Regione» La regione Campania ha stanziato tra l’altro 16 milioni di euro destinati all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione

«Accogliamo con favore il nuovo pacchetto di interventi varato dalla Giunta Regionale guidata dal presidente Fico che, su proposta dell’assessore alle Politiche Sociali e alla Scuola Andrea Morniroli, ha stanziato ulteriori 23 milioni di euro a favore delle persone con disabilità, ciò che porta l’investimento complessivo delle ultime settimane a quota 73 milioni di euro»: lo si legge in una nota della FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), secondo la quale tali risorse «sono vitali, intervenendo su due priorità assolute, che toccano da vicino i bisogni più profondi e quotidiani dei nuclei familiari. Da un lato, infatti, i 16 milioni di euro destinati all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione rappresentano un passo fondamentale per garantire il diritto allo studio fin dal primo giorno di scuola, allontanando lo spettro dei cronici ritardi che ogni anno penalizzano gli studenti e le studentesse con disabilità. Dall’altro, i 5 milioni stanziati per il “Dopo di Noi” provano a dare una risposta istituzionale a quell’angoscia profonda e costante che accompagna i genitori sul futuro e sull’autonomia dei propri figli quando loro non potranno più prendersene cura».

«La nostra Federazione – aggiungono ancora dalla FISH Campania – valuta positivamente anche la scelta di introdurre forme di rendicontazione semplificate per i progetti, una misura necessaria per alleggerire quella burocrazia opprimente che troppo spesso sfinisce i caregiver familiari e rallenta l’erogazione diretta dei sostegni ai beneficiari. E tuttavia, la reale efficacia di questi provvedimenti si misurerà esclusivamente sulla concretezza dell’attuazione nei singoli territori, oltre che sugli annunci del bilancio regionale. La vera sfida, infatti, comincia adesso, se è vero che la priorità assoluta resta il superamento delle storiche criticità legate alla reale capacità di spesa degli Ambiti Territoriali, dei Consorzi e delle Aziende, nonché alla necessità di garantire prestazioni omogenee. Non è più tollerabile, riteniamo, che l’esigibilità di un diritto fondamentale dipenda dal Comune di residenza, creando di fatto “famiglie di serie A” e “di serie B”».

«Vigilando con il rigore e l’indipendenza intellettuale di sempre – concludono dalla Federazione campana -, riconfermiamo la nostra totale disponibilità al confronto tecnico e alla collaborazione con le Istituzioni Regionali, affinché questi importanti stanziamenti si traducano rapidamente in servizi reali, uniformi e dignitosi per tutte le persone con disabilità della nostra Regione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: fishcampania@gmail.com.

L'articolo Campania: importanti quegli stanziamenti, da tradurre in servizi reali, uniformi e dignitosi proviene da Superando.

Grandi numeri per il 13° Torneo Internazionale di Basket Unificato sul modello di Special Olympics

11 Giugno 2026 - 6:53pm

Una grande partecipazione caratterizzerà da domani, 12 giugno, a domenica 14, a Treviso, il 13° “Special Olympics International Unified Basketball Tournament”, importante appuntamento internazionale dedicato al basket unificato, che coinvolgerà circa 600 atleti con e senza disabilità intellettiva, insieme a tecnici, volontari e accompagnatori, un grande evento di sport e inclusione che continua a promuovere i valori degli sport unificati di Special Olympics, il movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive Fase di gioco di una delle partite della scorsa edizione dello “Special Olympics International Unified Basketball Tournament”

42 squadre partecipanti, di cui 14 provenienti dall’estero (Belgio, Finlandia, Ungheria, Polonia e Montenegro), 17 arbitri internazionali (da Stati Uniti, Canada, Irlanda, Belgio, Germania, Finlandia, Ungheria e Polonia) e per l’Italia rappresentate le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia: sono i numeri della tredicesima edizione dello Special Olympics International Unified Basketball Tournament, che da domani, 12 giugno, fino a domenica 14, coinvolgerà a La Ghirada-Città dello Sport di Treviso circa 600 atleti con e senza disabilità intellettiva, insieme a tecnici, volontari e accompagnatori, dando vita a uno degli appuntamenti internazionali più importanti dedicati al basket unificato, un grande evento di sport e inclusione che anno dopo anno, continua a promuovere i valori degli sport unificati di Special Olympics, il movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive.

Cuore della manifestazione organizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica One Team, in collaborazione con l’altra Associazione Sportiva Dilettantistica Diversport, sarà infatti proprio il modello di sport unificato promosso da Special Olympics, che permette ad atleti con e senza disabilità intellettiva di allenarsi e giocare insieme, nella stessa squadra, condividendo obiettivi, responsabilità ed emozioni. «Un approccio – come è stato sottolineato in varie occasioni – che trasforma il gioco in uno spazio autentico di incontro, amicizia e crescita reciproca».

Anche quest’anno il torneo potrà contare sul patrocinio di Special Olympics Italia, Special Olympics Europe Eurasia, del Comune e della Provincia di Treviso, della Regione Veneto, della FIP Veneto (Federazione Italiana Pallacanestro) e CIA Veneto. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: stampa@specialolympics.it (Giampiero Casale).

L'articolo Grandi numeri per il 13° Torneo Internazionale di Basket Unificato sul modello di Special Olympics proviene da Superando.

Approda su Rai 1 il progetto di vela accessibile promosso dall’AISM

11 Giugno 2026 - 6:21pm

Domani, 12 giugno, all’interno della rubrica dedicata al turismo accessibile di “Camper”, programma di Rai 1 delle ore 12, andrà in onda un servizio dedicato al progetto di vela accessibile realizzato dall’AISM, insieme alla Lega Navale Italiana di Genova Sestri Ponente, che mostrerà come la pratica della vela possa diventare un’opportunità concreta di inclusione, autonomia e benessere anche per le persone con disabilità gravi L’attrice e scrittrice Antonella Ferrari, “madrina” storica dell’AISM, conduce la rubrica dedicata al turismo accessibile nel programma di Rai 1 “Camper” (foto di Nicola Allegri)

Domani, 12 giugno, all’interno della rubrica dedicata al turismo accessibile di Camper, programma di Rai 1 delle ore 12, andrà in onda un servizio dedicato al progetto di vela accessibile realizzato dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), insieme alla Lega Navale Italiana di Genova Sestri Ponente. Attraverso dunque le testimonianze di Patrizia, persona con sclerosi multipla e di tanti altri e il racconto di una giornata in mare, «il servizio – spiegano dall’AISM – mostrerà come la pratica della vela possa diventare un’opportunità concreta di inclusione, autonomia e benessere anche per le persone con disabilità gravi».
«Da quasi dieci anni – aggiungono dall’Associazione – questo progetto permette infatti a persone con differenti condizioni di disabilità di vivere il mare da protagoniste grazie a imbarcazioni adattate, ausili dedicati e al supporto di istruttori e volontari qualificati. Un’esperienza che va oltre l’attività sportiva e che rappresenta un esempio concreto di turismo e tempo libero accessibili».

A guidare il racconto sarà l’attrice e scrittrice Antonella Ferrari, che conduce la rubrica dedicata al turismo accessibile di Camper, la “madrina” dell’AISM, che vivrà in prima persona l’esperienza della vela accessibile insieme alle persone coinvolte nel progetto.
«Il servizio – concludono dall’AISM – accenderà i riflettori sul valore dell’accessibilità nel turismo e nello sport, dimostrando come, con gli strumenti adeguati e una rete di supporto competente, il mare possa essere davvero un luogo aperto a tutti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

L'articolo Approda su Rai 1 il progetto di vela accessibile promosso dall’AISM proviene da Superando.

“Inclusion Job Day”: l’incontro tra domande e offerte di lavoro

11 Giugno 2026 - 5:59pm

Evento online che mette in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro, dedicato alle persone con disabilità e in generale alle cosiddette “categorie protette”, “Inclusion Job Day”, di cui Superando è stato anche media partner, si “sdoppierà” anche nella seconda edizione di questo 2026, con l’appuntamento di confronti tra aziende e candidati che sarà sia domani, 12 giugno, che il 16 giugno, mentre sempre domani vi sarà anche la consueta tavola rotonda, questa volta sul tema “DE&I – Competenze e inclusione: l’importanza della formazione in azienda”

Evento online che mette in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro, dedicato alle persone con disabilità e in generale appartenenti alle cosiddette “categorie protette” (come da Legge 68/99), per offrire loro la possibilità di realizzarsi professionalmente, incontrando online aziende di diversi settori merceologici localizzate in tutta Italia, Inclusion Job Day è progettato e organizzato dalla digital agency Hidoly, che ha realizzato l’infrastruttura tecnologica e che fornisce l’assistenza prima, durante e dopo l’evento, e da Cesop HR Consulting Company.
Si tratta di un’iniziativa che come Superando seguiamo sin dagli inizi e che ci ha visti anche impegnati come media partner. Questo 2026 coincide con il settimo anno di attività e anche la seconda edizione dell’evento, così come la prima della primavera scorsa (se ne legga sulle nostre pagine), si sdoppierà in due appuntamenti, a scelta delle aziende, il primo dei quali domani, 12 giugno (ore 11-18), con le aziende stesse che si presenteranno, si confronteranno con i candidati attraverso le chat e organizzeranno i colloqui one-to-one. Nella mattinata del 16 giugno, invece (ore 10.30), la sessione online sarà dedicata esclusivamente ai colloqui, su invito delle aziende.
Resta invece del tutto invariato l’accesso alla piattaforma (a questo link) che per i candidati, va ricordato, è completamente gratuito. La piattaforma è accessibile secondo linee guida WCAG 2.0 ed è disponibile l’interprete LIS durante le presentazioni delle aziende.

Dalle piccole e medie imprese alle multinazionali sono oltre 300 le aziende che hanno partecipato alle varie edizioni dell’Inclusion Job Day. All’appuntamento di domani, 12 giugno, hanno aderito, tra le altre, Acea, Alten Italia, DGS, Enel, Essilor Luxottica, Ferrero, Fineco, Generali Investments Holding, Gruppo Lutech, Infocamere, NTT Data, Poste Italiane, Rina, Serco, Terna e Umana.
Novità di questa edizione sarà la presenza di Il Sole 24 ORE Radiocor del Gruppo Il Sole24Ore come media partner, con la giornalista Simona Rossitto che modererà nella mattinata di domani, 12 giugno, la tradizionale tavola rotonda online Inclusion Job Talk (ore 10-11), centrata sul tema DE&I – Competenze e inclusione: l’importanza della formazione in azienda. Ne parleranno Francesca Di Lella di Iveco Group, Erika Lecce della CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), Carlo Pettenon di BNP Group, Manuela Pioltelli di Umana e Caterina Soldi di Campus Cottino.

Dopo l’appuntamento dei prossimi giorni, l’ultimo dell’anno si avrà il 23 ottobre, ma va ricordato che la piattaforma è sempre attiva e resta a disposizione delle aziende per caricare nuove posizioni a cui gli utenti possono candidarsi. (S.B.)

Per informazioni: segreteria@inclusionjobday.com.

L'articolo “Inclusion Job Day”: l’incontro tra domande e offerte di lavoro proviene da Superando.

Pagine

  • « prima
  • ‹ precedente
  • …
  • 15
  • 16
  • 17
  • 18
  • 19
  • 20
  • 21
  • 22
  • 23
  • …
  • seguente ›
  • ultima »

Valida codice   Valida CSS   Accessibilità

Privacy    Note legali


© 2015-2026    handitecnocalabria.it

Sito realizzato da Attilio Clausi


( 10 Set 2026 - 14:16 ): https://www.handitecno.calabria.it/aggregator/sources/8?page=18