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Le iniziative della Fondazione Catarsini 1899 per il 3 Dicembre, tutte nel segno dell’accessibilità

26 Novembre 2025 - 2:08pm

Due esercitazioni che avranno per protagoniste le nuove generazioni, un laboratorio esperienziale rivolto a persone con disabilità visiva, ma utile a tutti e tutte, e il corso per “Traduttore del mondo visibile”: sono le iniziative all’insegna dell’accessibilità culturale, promosse in occasione della prossima Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre, dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899 e tutte con Superando quale media partner La conduttrice radiofonica e personaggio televisivo Rajae Bezzaz alle prese con l’esame tattile di un’opera, affiancata da Elena Martinelli, presidente della Fondazione Catarsini

In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre, la Fondazione Alfredo Catarsini 1899 propone tre diverse iniziative: innanzitutto organizza due esercitazioni, sia nel laboratorio esperienziale temporaneo allestito nel Municipio di Montecatini Terme (Pistoia), dove è in corso fino al 15 febbraio la mostra accessibile per tutti Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina (esposizione a cui abbiamo dato ampio risalto sulle nostre pagine), sia in quello permanente nella Sala Treccani al piano terra di Villa Bertelli, a Forte dei Marmi (Lucca). Unitamente a questi due appuntamenti, sempre il 3 Dicembre verrà lanciato il reclutamento di volontari durante le iniziative legate al progetto L’Arte accessibile per tutti.
Tutte le iniziative, come ormai da tradizione, vedranno Superando nella veste di media partner, una collaborazione ormai consolidata che ci onora e ci permette di divulgare il lavoro e l’impegno di questa Fondazione che ha fatto dell’accessibilità culturale il tratto distintivo di ogni sua iniziativa. Ma vediamo ora nel dettaglio cosa accadrà per il 3 Dicembre.

L’esercitazione a Montecatini Terme
Le nuove generazioni saranno protagoniste nella mattinata di mercoledì 3 dicembre (ore 10-12), quando la presidente della Fondazione Catarsini, Elena Martinelli, guiderà un’esercitazione di lettura tattile nel laboratorio esperienziale allestito al piano terra del Municipio di Montecatini Terme, nell’ambito della mostra in corso.
Parteciperanno due classi quinte della scuola primaria “Giovanni Pascoli”, per un totale di 45 alunni e 2 docenti per classe, e due classi quinte della scuola primaria “Don Facibeni”, per un totale di 46 alunni e 2 docenti per classe.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’assessora e vicesindaca della città Beatrice Chelli, all’assessora alla Pubblica Istruzione Jessica Zucconi e alla dirigente scolastica dei due plessi, Roberta Tommei.

Nuovo allestimento a Forte dei Marmi
La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità sarà poi l’occasione per presentare il riallestimento del laboratorio esperienziale per persone con disabilità visiva messo a punto dalla Fondazione Catarsini 1899 e inaugurato il 15 giugno 2023 nella Sala Treccani di Villa Bertelli, a Forte dei Marmi.
La dotazione del laboratorio, pronto per le esercitazioni, si arricchisce di tre nuove opere che reinterpretano in formato tridimensionale un dipinto di Alfredo Catarsini. Si tratta di Trabaccolo all’Annunziata, quadro realizzato nel 1954.
Realizzate con materiali misti, le tre opere tattili furono finaliste all’edizione 2024 del Premio Catarsini per studenti di scuole medie superiori della Toscana, e tutte si ispirarono al medesimo dipinto dell’artista, fornendo quindi oggi tre diverse reinterpretazioni del medesimo dipinto.
Le opere tattili sono state realizzate da Francesco Olivieri del Liceo Artistico Stagio Stagi di Pietrasanta (Lucca), da Etleva Cuka, Alessandro Raffaelli e Lara Zanchelli del Liceo Artistico Russoli di Pisa e da Duccio Lombardini del Liceo Alberti Dante di Firenze.
Unitamente alla presentazione del riallestimento del laboratorio, nel pomeriggio del 3 dicembre (ore 16-18), la Fondazione organizzerà un’esercitazione di Riattivazione sensoriale ed esplorazione tattile, nell’àmbito del progetto L’Arte accessibile per tutti, che si terrà nel laboratorio di Villa Bertelli appena riallestito. Nato per garantire autonomia alle persone con disabilità visiva, quest’ultimo è aperto a chiunque voglia sperimentare il potere dei sensi non visivi. L’esercitazione si svolgerà nella stessa sala che ospita la grande tela Il grano della bonifica lucchese, che Catarsini dipinse per l’edizione 1940 del Premio Cremona, insieme ai quattro ritratti a matita che l’artista viareggino realizzò di se stesso, di Enrico Pea, Leonida Repaci e Arturo Dazzi.
L’ingresso all’esercitazione è libero, ma è gradita la prenotazione chiamando il numero 338 1995851.

Corso per Traduttore del mondo visibile
Sempre nell’àmbito delle iniziative promosse per la Giornata internazionale delle Persone con Disabilità, la Fondazione Catarsini 1899 annuncia infine l’organizzazione del primo corso di Traduttore del mondo visibile, per volontari/animatori, con lo scopo sia di guidare le persone con disabilità visiva nei laboratori esperienziali, nelle mostre e negli eventi organizzati dalla Fondazione stessa, sia di offrire supporto nei percorsi d’arte e turistici e sul Cammino I luoghi di Catarsini, che unisce Lucchesia e Versilia.
Il progetto è pensato per persone con disabilità, ma è utile e aperto a tutti e tutte. In tal senso la Fondazione offre la formazione gratuita presso la sede viareggina e la partecipazione a iniziative culturali e turistiche inclusive, organizzate da essa stessa.
Possono partecipare persone maggiorenni, autonome o assistite, anche con disabilità, purché motivate a promuovere gli eventi culturali e turistici accessibili e inclusivi. Per candidarsi è sufficiente inviare i propri dati a info@fondazionecatarsini.com e attendere di essere contattati per un colloquio. La scadenza per inviare la propria candidature è fissata al 17 gennaio 2026. (Stefania Delendati)

Per ogni ulteriore informazione: Marco Ferri (press@marcoferri.info).

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Le Paralimpiadi e la realtà delle lesioni da pressione nel mondo dello sport

26 Novembre 2025 - 1:31pm

Le criticità presenti in chi svolge molta attività fisica e sportiva, l’importanza delle attività sportive nelle persone con disabilità fisica e il rischio di insorgenza di lesioni da pressione, quando non si utilizzano ausili adeguati: saranno i temi del corso-convegno del 28 novembre a Milano, “Curare, prendersi cura e continuare a correre. Sempre. Le Paralimpiadi e la realtà delle lesioni da pressione nel mondo dello sport”, promosso dall’AUS Niguarda, insieme all’Ospedale Niguarda La celebre atleta paralimpica Martina Caironi parteciperà all’incontro di Milano

Approfondire le criticità presenti in chi svolge molta attività fisica e sportiva, ribadendo l’importanza delle attività sportive nelle persone con disabilità fisica, oltre a richiamare l’attenzione sul rischio di insorgenza di lesioni da pressione, quando non si utilizzano ausili adeguati, e sulle difficoltà a trovare in tempi brevi risposte di cura adeguate: sono gli obiettivi che si propone il corso-convegno denominato Curare, prendersi cura e continuare a correre. Sempre. Le Paralimpiadi e la realtà delle lesioni da pressione nel mondo dello sport, promosso per il 28 novembre a Milano (Aula Magna dell’Ospedale Niguarda, ore 8.30-19) dall’AUS Niguarda (Associazione Unità Spinale Niguarda), insieme all’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, rivolgendosi per lo più a medici, operatori sanitari, persone con disabilità fisica, enti-società sportive e tecnici che si occupano di promuovere lo sport adattato.
L’iniziativa – patrocinata da CIP (Comitato Italiano Paralimpico), CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con lesione al midollo spinale) – rientra tra quelle che l’Ospedale Niguarda di Milano, in qualità di “Ospedale Olimpico”, ha attivato in occasione delle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 e tra coloro che parteciperanno all’incontro, va segnalata anche Martina Caironi, celebre atleta vincitrice di 3 medaglie d’oro e 4 d’argento alle Paralimpiadi. (S.B.)

Le informazioni per iscriversi all’incontro, la brochure e la locandina sono disponibili a questo link. Per altre informazioni: segreteria@ausniguarda.it (Liliana Martinelli).

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SLA: decisioni complesse, cura condivisa

26 Novembre 2025 - 1:03pm

Le scelte più appropriate negli interventi invasivi per persone con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), associata a demenza fronto-temporale o disturbi del comportamento: è il tema importante e delicato dell’incontro online a partecipazione gratuita, promosso per il 27 novembre dall’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) e rivolto a operatori sanitari, professionisti della cura, volontari, nonché alla comunità SLA tutta Una persona con la SLA

Le scelte più appropriate negli interventi invasivi per persone con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), associata a demenza fronto-temporale o disturbi del comportamento: è un tema estremamente importante e delicato quello che sarà nel pomeriggio di domani, 27 novembre (ore 17.30-19), al centro di un incontro online a partecipazione gratuita, promosso dall’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) e rivolto a operatori sanitari, professionisti della cura, volontari, nonché alla comunità SLA tutta.
«Le persone con la SLA che presentano anche disturbi cognitivi o comportamentali – spiegano dall’Associazione promotrice – si trovano spesso al centro di decisioni cliniche complesse, che richiedono un approccio condiviso, consapevole e multidisciplinare. Con questo incontro intendiamo proporre uno spazio di approfondimento e confronto su come garantire appropriatezza degli interventi, qualità della vita e dialogo con le famiglie nelle fasi più delicate del percorso di cura, il tutto grazie ad alcuni professionisti con esperienza consolidata nella cura delle malattie neuromuscolari e dei disturbi cognitivi, per offrire una prospettiva realmente multidisciplinare».

Moderato da Stefania Bastianello, direttore tecnico dell’AISLA, il webinar prevede gli interventi di Paolo Banfi, pneumologo della Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano; Amelia Conte, neurologa del Centro Clinico NeMO Roma; Daniela Cattaneo, medico palliativista e consulente dell’AISLA; Maria Lavezzi, psicologa e psicoterapeuta dell’AUSL di Parma; Mario Sabatelli, neurologo del Centro Clinico NeMO Roma e presidente della Commissione Medico-Scientifica dell’AISLA; Paolo Volanti, neurologo dell’ICS Maugeri Mistretta di Mistretta (Messina). (S.B.)

La partecipazione è gratuita, ma con iscrizione obbligatoria, scrivendo a info@upainucformazione.it. Per ogni altra informazione: Ufficio Stampa AISLA (Elisa Longo), ufficiostampa@aisla.it

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La vita di Bobò dal manicomio al palcoscenico, ovvero l’arte che restituisce luce e diventa Politica

26 Novembre 2025 - 12:28pm

Da domani, 27 novembre, arriva nelle sale italiane e merita di essere visto da più persone possibili “Bobò”, film-documentario di Pippo Delbono sulla vita di Vincenzo Cannavacciuolo, in arte “Bobò”, attore e anima silenziosa del teatro contemporaneo, uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo che visse per 46 anni nel manicomio di Aversa (Caserta), sino a quando, trent’anni fa, un incontro con Delbono ha dato inizio ad un legame umano e artistico destinato a cambiare per sempre le loro vite

C’è un silenzio che non svanisce, ma resta. Risuona. È la traccia lasciata da Bobò, anima muta e visibile del teatro contemporaneo, protagonista dell’omonimo film-documentario diretto da Pippo Delbono che, dopo la straordinaria accoglienza al Festival di Locarno 78, la partecipazione al DocLisboa di Lisbona, festival interamente dedicato al cinema documentario, e l’imminente selezione all’IDFA di Amsterdam, il più importante appuntamento mondiale per il documentario (il trailer, della durata di 1.31 minuti, è visibile a questo link), è in concorso in questi giorni al 43° Torino Film Festival e arriverà nelle sale italiane domani, 27 novembre, con la distribuzione affidata a Luce Cinecittà.
Presentato infatti in anteprima mondiale il 7 agosto scorso, come detto, nella Selezione Ufficiale Fuori Concorso del Festival di Locarno, Bobò ha conquistato critica, pubblico e professionisti internazionali con la sua profondità, umanità e radicalità dello sguardo. Un’opera definita “atipica”, “potente e personale”, capace di restituire dignità a un’esistenza emarginata e di toccare temi universali come la diversità, l’inclusione e la forza trasformatrice dell’arte.

Il film racconta la vita di Bobò (Vincenzo Cannavacciuolo, 1936-2019), uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo che ha vissuto per 46 anni nel manicomio di Aversa (Caserta).
La sua esistenza prende una svolta inaspettata nel 1995, quando Pippo Delbono lo incontra durante una visita nella struttura e ne rimane profondamente colpito. Da quell’incontro nasce un legame umano e artistico destinato a cambiare per sempre le loro vite.
«Eravamo due vite distrutte che si sono scoperte – ha raccontato Delbono al “Venerdì di Repubblica” -, avevamo tutti e due bisogno di uscire dal buio. Eravamo due persone ferite, che volevano vivere».
Attraverso quell’incontro, Bobò – fino a quel momento invisibile al mondo – diventa figura centrale nel teatro e nel cinema di Delbono per oltre vent’anni, rivelandosi interprete sorprendente, capace di comunicare con forza e poesia anche senza parole. La sua presenza ridefinisce il linguaggio artistico del regista, trasformando il suo modo di raccontare, di guardare, di creare.
Per «Le Monde» è stato «l’incomparabile attore microcefalo e sordomuto, un piccolo re incerto»; «Avvenire» lo ha definito «icona poetica di libertà e resistenza»; «Doppiozero» ha scritto che «trasforma il caos in archetipo»; mentre «il Manifesto» ha parlato di «linguaggio silenzioso che tocca l’essenza della vita». E come ha ricordato Teatro.it, «era l’anima del teatro di Delbono, capace di trasformare la fragilità in forza universale».

Una bella immagine di Bobò in abiti da scena

Bobò (regia, soggetto e sceneggiatura di Pippo Delbono) si compone di materiali d’archivio raccolti lungo oltre vent’anni: riprese originali, estratti di spettacoli, interpretazioni teatrali e momenti di vita quotidiana che restituiscono con delicatezza e intensità la figura di Bobò. La digitalizzazione di oltre 300 ore di repertorio s’intreccia con nuove riprese realizzate tra Napoli e Aversa, nei luoghi dove tutto è cominciato. La voce narrante è quella dello stesso Delbono, guida sensibile in un dialogo profondo tra memoria e presente.
«Bobò ballava a ritmo di musica, ma era sordo. È un mistero», ha raccontato ancora Delbono al «Venerdì di Repubblica». «Mettevi dal pop a Chopin e lui cambiava danza. Bobò toccava molto il senso del sacro. Lo toccava nella profondità della sua presenza, anche se inconsapevole. Lui non aveva idea del prima e del dopo, era lì, nell’attimo presente, concentrato solo nella vita di ogni piccolo istante. Qualcosa di sacrale, ma anche vicino all’arte dell’attore».

Bobò si è spento il 1° febbraio 2019 ad Aversa, all’età di 83 anni. Questo film ne restituisce lo sguardo e l’eredità artistica, arrivando nelle sale in un momento simbolicamente significativo, subito dopo la Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si è celebrata, come ogni anno, il 10 ottobre scorso.
«Siamo orgogliosi dell’accoglienza ricevuta da questa storia dal pubblico internazionale di Locarno», affermano i produttori Renata Di Leone e Giovanni Capalbo. «È la testimonianza viva del potere dell’arte di restituire dignità e voce a chi è stato dimenticato, e ora siamo felici di portarla al pubblico italiano».
Con le musiche originali di Enzo Avitabile, la fotografia di Cesare Accetta e il montaggio di Marco Spoletini, Bobò è una produzione Fabrique Entertainment, Luce Cinecittà, Inlusion Creative Hub, Vargo, con Rai Cinema.
L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Con il contributo ex L.R. 30/2016 della Regione Campania e Film Commission Regione Campania.
Produttori sono Renata Di Leone, Giovanni Capalbo, Fabio Volpentesta, Marco Garavaglia, Gianluca Varriale e Alessandro Riccardi. Mentre la distribuzione è di Luce Cinecittà. (Simona Lancioni)

Il presente contributo costituisce l’estratto di un contributo già apparso nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa). Per gentile concessione.

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7 persone con disabilità su 10 nell’Unione Europea discriminate quando viaggiano in aereo!

26 Novembre 2025 - 11:50am

Secondo il nuovo Rapporto sui Diritti Umani del Forum Europeo sulla Disabilità, centrato sul tema “Diritti in ritardo: viaggi aerei per passeggeri con disabilità”, quasi 7 persone con disabilità su 10 dell’Unione Europea ritengono di essere discriminate durante i viaggi aerei. Vediamo nel dettaglio quali sono le principali situazioni di discriminazione registrate e le compagnie aeree che principalmente ne sono protagoniste, in tema di assistenza, accessibilità, cani guida e altro ancora

«Questo nostro rapporto mostra la triste realtà: la libertà di movimento è ancora un miraggio per le persone con disabilità nell’Unione Europea: è dunque l’ora che i governi e le compagnie aeree si assumano la responsabilità e garantiscano le stesse condizioni di viaggio a tutti noi!». «Come utente di lunga data di una sedia a rotelle elettrica, mi è stato negato l’imbarco e ho avuto problemi con carrozzine rotte più volte di quante ne possa contare. Esorto dunque l’Unione Europea e le compagnie aeree a considerare questo nostro rapporto per quello che è: non un elenco di reclami, ma una tabella di marcia verso la parità di viaggio!»: sono quanto mai chiare le considerazioni con cui Yannis Varadkastanis e Gunta Anca, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’EDF, il Form Europeo sulla Disabilità, commentano gli sconcertanti dati che emergono dal 9° Rapporto sui Diritti Umani del Forum stesso, centrato sul tema Diritti in ritardo: viaggi aerei per passeggeri con disabilità (disponibile integralmente in inglese a questo link) e secondo il quale quasi 7 persone con disabilità su 10 dell’Unione Europea ritengono di essere discriminate durante i viaggi aerei.

Il rapporto dell’EDF, dunque, evidenzia in sostanza come le leggi dell’Unione Europea sui diritti dei passeggeri, e la loro incoerente applicazione incoerente, offrano nei fatti una tutela limitata alle persone con disabilità. Anche quando le norme dell’Unione, infatti, impongono alle compagnie aeree di fornire assistenza e supporto, la formulazione troppo vaga porta a un’attuazione discrezionale, con la conseguenza che i passeggeri on disabilità possono essere lasciati a terra, al momento di tornare a casa o di vedersi rifiutare al gate dispositivi di assistenza come le carrozzine.

Nel dettaglio, vanno innanzitutto sottolineate le restrizioni relative alle dimensioni e al peso delle carrozzine, nonché al numero di persone in carrozzina a bordo di un volo. Anche utilizzando lo stesso modello di aereo, infatti, le restrizioni possono variare a seconda della compagnia. Ad esempio, se si vola su un Airbus 321 con la scandinava SAS, la sedia a rotelle non può pesare più di 149 chili, mentre con Finnair, il peso è di 300 chili.
Alcune compagnie, inoltre, non forniscono carrozzine in cabina, per consentire alle persone che ne usufruiscono di raggiungere il bagno durante il volo, ciò che in alcuni casi costringe addirittura alcui a strisciare verso il bagno stesso. Non offrono tale opzione, ad esempio, Luxair, Tarom e Vueling.
Per quanto poi concerne i cani guida, vi sono alcune compagnie (Brussels Airlines, Ryanair e Aer Lingus) che non accettano i programmi di certificazione nazionali, basandosi su documenti internazionali impossibili da ottenere in alcuni Paesi.
E vi è anche chi viola potenzialmente lo stesso diritto comunitario, come KM Malta, che applica una tariffa per la fornitura di assistenza o Bulgaria Air, KM Malta e Sky Express, che richiedono certificati medici o moduli per determinati tipi di disabilità. E ancora, Luxair, Bulgaria Air e KM Malta richiedono periodi di preavviso più lunghi di quelli consentiti per la fornitura di assistenza, mentre EasyJet, Ryanair e LOT negano il diritto di viaggiare con un cane guida su determinate tratte. Infine, KLM, Air France e Iberia richiedono periodi di preavviso più lunghi di quelli consentiti per viaggiare con cani guida su determinate tratte.

«Invitiamo pertanto l’Unione Europea – dicono dall’EDF – a rafforzare le leggi sui diritti dei passeggeri, vietando con chiarezza il diniego di imbarco per motivi di disabilità. Chiediamo poi che vengano integralmente rimborsate le riparazioni e le sostituzioni in caso di danneggiamento o distruzione di dispositivi di assistenza durante i viaggi (sedie a rotelle, scooter per persone con disabilità, ventilatori ecc.), oltreché di sostenere il diritto delle persone con disabilità a viaggiare senza “bisogno di approvazione”, ossia con nessun obbligo di pre-notifica). Deve inoltre essere garantito il riconoscimento dei cani guida in tutta l’Unione e stabilite norme minime di accessibilità per viaggiare con dispositivi di assistenza, oltre all’assistenza stessa su tutte le compagnie aeree e gli aeromobili».
Anche a tutte le compagnie aeree, infine, l’EDF lancia un messaggio, chiedendo loro «di assumersi ogni responsabilità per garantire le medesime condizioni di viaggio a tutti i loro clienti, in particolare rimborsando integralmente i dispositivi di assistenza rotti o distrutti, consentendo il viaggio con cani guida e da ultimo, ma non certo ultimo, acquistando aerei accessibili». (Stefano Borgato)

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Progetto di vita? No, ricorso in appello, con un costo pari a un anno di sostegni per il minore con disabilità…

25 Novembre 2025 - 6:11pm

Tramite una recente Sentenza, come informa l’ANFFAS Nazionale, il TAR del Lazio hacondannato l’ASL RM 5 e il Comune di Colleferro (Roma) a provvedere all’elaborazione del Progetto di vita individuale, richiesto dalla famiglia di un minore con disabilità, ai sensi della Legge 328/00. Il Comune e l’ASL soccombenti hanno tuttavia deciso di proporre appello al Consiglio di Stato, con costi pari a quelli necessari a garantire un intero anno di sostegni per il Progetto di vita del minore…

Tramite la Sentenza 12458/25, prodotta qualche mese fa, il TAR del Lazio (sede di Roma) ha accolto il ricorso di una famiglia di Colleferro e condannato l’ASL RM 5 e il Comune di Colleferro a rideterminarsi in ordine all’istanza avanzata dalla famiglia stessa, per richiedere l’elaborazione di un Progetto di vita individuale per il figlio minore con disabilità, ai sensi dell’articolo 14 della Legge 328/00.
A quasi due anni dall’istanza, infatti, e nonostante il deposito, da parte della famiglia, di una valida proposta di Progetto dichiarata dalle stesse Amministrazioni come «rispondente alle necessità di vita» del minore, il Comune e l’ASL coinvolte hanno comunque negato l’adozione del Progetto, sostenendo di non disporre delle risorse economiche necessarie per attuare gli interventi previsti e lamentando la mancanza di «decreti attuativi definiti e chiari». Dal canto suo, il TAR del Lazio, soffermandosi anche sulla quantificazione delle risorse economiche indicate nella proposta avanzata dalla famiglia per sostenere i diversi interventi, ha rilevato che «il reperimento di una somma inferiore ad Euro 20.000,00 non pare porre problemi insormontabili per un’amministrazione locale, per quanto gravata da oneri di varia natura, essa è, per quanto più conta, non conforme a diritto», anche ricordando che la soddisfazione del diritto fondamentale del minore con disabilità «non può conoscere un limite nelle ragioni finanziarie» (grassetti nostri nelle citazioni).

«La giurisprudenza amministrativa – commentano dall’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) è tornata quindi a ribadire l’incomprimibilità dei diritti delle persone con disabilità, affermando, nel caso specifico, che, a fronte di bisogni già riconosciuti e di una valida e condivisa proposta di Progetto, le Amministrazioni non possono invocare la carenza di risorse economiche o l’assenza di decreti attuativi per sostenere di non poterla concretamente realizzare».
A seguito, comunque, della decisione del TAR Lazio, il Comune di Colleferro e l’ASL RM 5 hanno posto in essere alcune attività per dare seguito a quanto disposto dal giudice amministrativo, attività che però non si sono rivelate pienamente conformi alla Sentenza citata, determinando ritardi e costringendo la famiglia a intraprendere una nuova azione giudiziale. Contestualmente, poi, le stesse Amministrazioni, pur soccombenti, hanno deciso di proporre appello al Consiglio di Stato avverso la pronuncia del TAR del Lazio.

«L’intera vicenda – sottolineano ancora dall’ANFFAS -, soprattutto per gli effetti che continua a produrre sul minore con disabilità e sulla sua famiglia, che a distanza di tanto tempo non dispone ancora di un Progetto di vita adeguato ai propri bisogni, apre inevitabilmente a una riflessione più ampia sulla sua complessiva gestione. Ciò che colpisce, infatti, è che il Comune di Colleferro, anche in qualità di Comune capofila del Distretto Sociosanitario RM5/6 (Delibera di Giunta n. 144 del 17 luglio 2025), abbia ritenuto opportuno incaricare un legale per il giudizio innanzi al Consiglio di Stato, sostenendo un costo pari a quello necessario per garantire l’intero anno di sostegni previsti dal Progetto di vita del minore».

In merito a quanto accaduto, i genitori dichiarano: «Lo Stato ci chiede di avere fiducia nelle Istituzioni, ma come possiamo farlo quando sono le stesse Istituzioni a negare a nostro figlio il diritto a una vita dignitosa? È umiliante dover lottare in Tribunale per ciò che la legge già garantisce. Ancora più assurdo è vedere che le Amministrazioni spendono più soldi per opporsi all’applicazione di una norma e di una sentenza a noi favorevole che per aiutare nostro figlio prolungando un’attesa che dura da anni e rendendo ancora più pesante una battaglia che non dovrebbe essere necessaria. Soldi pubblici oltretutto».

«Ogni persona con disabilità ha diritto ad avere un proprio Progetto di vita – afferma Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS -, un Progetto che sia sviluppato sulla base dei suoi desideri e delle sue aspettative, che sia realmente in grado di soddisfare i suoi bisogni, migliorare la qualità della vita nella massima misura possibile e favorirne la piena partecipazione e inclusione sociale. Tutto questo è già sancito dalla normativa vigente e reso ancora più cogente dalla riforma introdotta dal Decreto Legislativo 62/24. È dunque del tutto inammissibile che ancora oggi tante famiglie siano costrette a rivolgersi ai tribunali per ottenere ciò che dovrebbe essere tempestivamente ed efficacemente garantito dalle Amministrazioni Pubbliche in base alla legge». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Diritti umani delle persone con disabilità: quel cambio di paradigma che ancora non c’è stato

25 Novembre 2025 - 5:31pm

«Le tante denunce di violazioni dei diritti umani ai danni delle persone con disabilità su tutto il territorio nazionale – scrive Salvatore Cimmino – sembrano generare nell’opinione pubblica un atteggiamento di indifferenza e impassibilità. Per contrastarlo bisognerebbe innanzitutto superare l’approccio caritatevole e assistenziale verso le disabilità e adottare un modello basato sul rispetto e l’affermazione dei diritti umani, come sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità»

La scena politica italiana in materia di disabilità presenta a tutti noi, attraverso una molteplicità di canali mediatici, il triste conto derivante da decenni di denunce di violazioni dei diritti umani ai danni delle persone con disabilità, su tutto il territorio nazionale.
Nonostante possiamo conoscere in tempo reale, grazie anche ai social, il dettaglio di queste denunce, il numero delle vittime e dei diritti umani violati, tali informazioni sembrano generare nell’opinione pubblica un generale atteggiamento di indifferenza e impassibilità. È sempre più facile ignorare un articolo di giornale o evitare un post, se parlano di violazioni dei diritti e di emarginazione.

Per contrastare questo diffuso atteggiamento di indifferenza nei confronti delle persone con disabilità e di inazione collettiva e individuale ci vorrebbe un cambio di paradigma culturale: superare l’approccio caritatevole e assistenziale verso le disabilità, al fine di adottare un modello basato sul rispetto e l’affermazione dei diritti umani, come sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata in Italia con la Legge 3 marzo 2009 n. 18.
Per realizzare questo modello è necessario partire dalle basi e quindi dall’inclusione scolastica, che non deve rimanere un principio astratto ma deve invece diventare un diritto tutelato che richiede azioni concrete, come il superamento delle barriere materiali e immateriali e l’accesso alle riabilitazioni congeniali alle proprie esigenze, per garantire pari opportunità formative a tutti gli alunni e le alunne con disabilità.
Per contrastare le carenze del sistema scolastico italiano e la precarietà degli insegnanti di sostegno, che ostacolano il diritto allo studio e la continuità didattica per gli studenti e le studentesse con disabilità, è necessario impegnarsi concretatemene per integrare nei programmi scolastici i principi della Convenzione ONU. Senza un’adeguata educazione e consapevolezza, infatti, anche le migliori leggi rimangono inefficaci, per questo credo che l’integrazione della Convenzione nei percorsi formativi scolastici rappresenterebbe un passo cruciale per costruire una società realmente inclusiva.

Mi ha colpito profondamente leggere, nei giorni scorsi, della violazione del diritto umano alla mobilità subita da un’atleta della nazionale italiana di nuoto in carrozzina [Angela Procida, N.d.R.] che, per l’inaccessibilità dei mezzi di trasporto e delle stazioni, non ha potuto raggiungere Napoli da Castellammare di Stabia, per partecipare ad una manifestazione.
Auspico quindi che il Comune di residenza dell’atleta, Castellammare di Stabia, e il Comune di Napoli, si impegnino a denunciare, quanto prima, per comportamento discriminatorio diretto, ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), la società di trasporto coinvolta, per dare un segnale di civiltà e perché si riconosca con fermezza che le persone con disabilità hanno pari dignità sociale.

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“DisFestival 2025” a Torino: i pregiudizi parlano forte, la realtà parla meglio

25 Novembre 2025 - 5:08pm

Verrà presentata domani, 26 novembre, a Torino, la nuova edizione del “DisFestival”, evento promosso dalla CPD di Torino, che dal 29 novembre all’8 dicembre, a cavallo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, tornerà ad animare il capoluogo piemontese con un programma diffuso in diversi luoghi simbolo della città, per promuovere a diversi livelli una cultura dell’inclusione, delle pari opportunità e della partecipazione 

Verrà presentata domani, 26 novembre, nel corso di una conferenza stampa all’Urban Lab di Torino (Piazza Palazzo di Città 8/f, ore 11), la nuova edizione del DisFestival, evento promosso dalla CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), che dal 29 novembre all’8 dicembre, a cavallo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 dicembre, tornerà ad animare il capoluogo piemontese con un programma ancora più ricco, diffuso in diversi luoghi simbolo della città, per promuovere a diversi livelli una cultura dell’inclusione, delle pari opportunità e della partecipazione.

«Il DisFestival – spiegano i promotori della manifestazione – nasce con un intento chiaro: rendere la disabilità “pop”, accessibile e comprensibile a tutti. Fin dal nome, del resto, il progetto gioca sul prefisso DIS, spesso associato a una mancanza, per trasformarlo in un segno positivo: un invito a “disfare” gli stereotipi, “disattivare” i pregiudizi e superare le barriere – fisiche e culturali – che ancora oggi ostacolano una piena partecipazione. Quest’anno, inoltre, il messaggio è rafforzato dalla campagna di comunicazione denominato I pregiudizi parlano forte, la realtà parla meglio, che attraverso affissioni e contenuti social mette in luce, in modo provocatorio e ironico, alcune frasi comuni legate ai luoghi comuni sulla disabilità. L’obiettivo è segnatamente quello di far riflettere, anche con una narrazione alternativa e mostrando che la realtà è molto più ricca, sfaccettata e libera da etichette».

Come detto, dunque, dal 29 novembre all’8 dicembre, il DisFestival proporrà cinque appuntamenti, ospitati in spazi dedicati alla cultura e alla partecipazione (OGR Torino, Museo Regionale di Scienze Naturali, Pala Gianni Asti-ex PalaRuffini, Fondazione OMI e Casa del Teatro Ragazzi e Giovani) ognuno dei quali accoglierà eventi, talk, spettacoli e momenti di confronto dedicati al valore delle differenze e alle buone pratiche di inclusione. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del DisFestival 2025. Per ogni ulteriore informazione: Fabrizio Vespa (fabrizio.vespa@cpdconsulta.it).

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“Cambia il finale”, progetto che supporta le donne con sclerosi multipla discriminate nella vita quotidiana

25 Novembre 2025 - 4:48pm

Promuovere sostegno e percorsi di formazione per aiutare le donne con sclerosi multipla a riconoscere e affrontare discriminazione e violenza invisibile nella vita quotidiana: è l’obiettivo del progetto “Cambia il finale”, promosso dall’AISM, a partire dalla constatazione che secondo il proprio Barometro della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate 2025, l’8,2% delle donne con sclerosi multipla dichiara di subire discriminazioni in casa o in famiglia Foto di AISM Nazionale

Secondo il Barometro della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate 2025 dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), l’8,2% delle donne con sclerosi multipla dichiara di subire discriminazioni in casa o in famiglia, un luogo che dovrebbe essere protettivo e che invece diventa spesso il primo spazio in cui la malattia viene trasformata in colpa, fragilità o dipendenza. Per rispondere a questa realtà, la stessa AISM interviene con Cambia il finale, progetto che promuove sostegno e percorsi di formazione per aiutare le donne con sclerosi multipla a riconoscere e affrontare discriminazione e violenza invisibile nella vita quotidiana.
«La discriminazione domestica – sottolineano dall’Associazione – si somma a barriere sociali, lavorative e relazionali: per molte donne, la malattia si intreccia con pregiudizi di genere che le espongono a isolamento, negazione dei diritti e, in alcuni casi, forme di violenza psicologica o economica. Questo tenendo sempre conto che le donne con disabilità sono esposte a una discriminazione multipla, più grave sia rispetto agli uomini con disabilità sia rispetto alle altre donne. Il nostro Barometro 2025 evidenzia come questo fenomeno non compaia ancora nelle statistiche ufficiali, rendendo difficile misurarne la reale portata e orientare politiche adeguate. Ma ogni violazione dei diritti delle donne con disabilità rappresenta una discriminazione che deve’essere riconosciuta, contrastata e rimossa».

Con il progetto Cambia il finale, dunque, l’AISM punta a costruire reti di prossimità per sostenere le donne con sclerosi multipla che subiscono discriminazioni sul lavoro, in famiglia o nei servizi, o che possono essere esposte a violenze invisibili. «Troppe volte – dichiara Marcella Mazzoli, direttrice della Gestione e dello Sviluppo Territoriale dell’AISM – una donna con sclerosi multipla viene trattata come “un oggetto rotto”: se è madre, le viene tolto il ruolo; se lavora, le vengono negate opportunità. La cosa più dolorosa è che spesso non è pienamente consapevole di ciò che sta subendo, se è vero che la nostra cultura tende a nascondere ciò che è sbagliato; anziché difenderla, quindi, la lascia sola, anziché valorizzarla, la sminuisce. Ma noi non restiamo a guardare e intendiamo promuovere il cambiamento attraverso percorsi di formazione e informazione che aiutino donne e comunità a riconoscere la discriminazione, farla emergere, affrontarla e costruire modelli nuovi di autodeterminazione e protagonismo».

Già attivo in varie Regioni d’Italia, a partire dall’Emilia Romagna, dalla Toscana e dal Lazio, Cambia il finale si sostanzia con convegni, incontri pubblici e momenti di confronto con istituzioni, servizi e reti antiviolenza, «per rendere visibile ciò che oggi resta sommerso – concludono dall’AISM – e per dare alle donne strumenti concreti per uscire dall’invisibilità, dalle discriminazioni e dalle molestie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Tecnologie digitali e disabilità visive: i video di un recente incontro

25 Novembre 2025 - 2:06pm

Le dipendenze comportamentali e l’impatto delle tecnologie digitali sulle persone con disabilità visive sono stati al centro del recente incontro di Torino “Quando l’accessibilità rischia di isolare: uso e abuso delle tecnologie digitali”, promosso dall’Associazione APRI, in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza di Torino e la Polizia–Nucleo di Prossimità. Ne sono ora disponibili in YouTube i video con gli interventi dei vari relatori (©Mikhail Nilov via Pexels)

Accessibilità e vulnerabilità, fattori psicologici nell’abuso delle tecnologie, dati comparativi tra popolazione con e senza disabilità visiva, strategie di prevenzione e rischi del web: sono stati questi, come avevamo segnalato anche sulle nostre pagine, i temi dell’incontro Quando l’accessibilità rischia di isolare: uso e abuso delle tecnologie digitali, promosso il 25 ottobre scorso dall’APRI (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti), presso la propria sede di Torino, in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza di Torino e la Polizia–Nucleo di Prossimità.
Ne sono ora disponibili in YouTube (a questo link) i video con gli interventi dei relatori Ona Sharka, Dario Russo, Iris Gioelli e Marco Andriano. (S.B.)

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A Bologna il 17° Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile

25 Novembre 2025 - 1:49pm

Il Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile, di cui il 26 e il 27 novembre vi sarà la 17^ edizione a Bologna, sempre a cura del Gruppo Maggioli, rappresenta dal 2009 un punto di riferimento nazionale per operatori, studiosi ed esperti in àmbito sanitario e socio-assistenziale. Tra i vari eventi previsti nella due giorni, da segnalare anche una tavola rotonda tra gli Assessori al Welfare di quattro Città Metropolitane (Bologna, Milano, Bari e Venezia)

Il Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile, di cui domani, 26 novembre, e giovedì 27, vi sarà la 17^ edizione a Bologna (Centro Congressi Hotel Savoia), sempre a cura del Gruppo Maggioli, rappresenta ormai dal 2009 un punto di riferimento nazionale per operatori, studiosi ed esperti in àmbito sanitario e socio-assistenziale, per costruire e aggiornare le politiche e le pratiche di supporto alla non autosufficienza.
Ancora una volta, dunque, amministratori, operatori sanitari, caregiver sia formali che informali si incontreranno nel capoluogo emiliano, per parlare delle principali problematiche relative a un tema che, con una popolazione che invecchia, diventa sempre più centrale per il sistema socio-sanitario, ma anche economico, del nostro Paese.

Rimandando Lettori e Lettrici ad un ampio approfondimento sulla due giorni di Bologna (a questo link), ne ricordiamo qui, tra gli altri, gli interventi della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e dell’assessora al Welfare della Regione Emilia-Romagna Isabella Conti, che aprirà una tavola rotonda, ospitata per la prima volta dal Forum, tra gli Assessori al Welfare di quattro Città Metropolitane, ossia Matilde Madrid (Bologna), Lamberto Bertolé (Milano), Elisabetta Vaccarella (Bari) e Simone Venturini (Venezia), che si confronteranno sulle politiche territoriali attuali a sostegno della Terza Età.
Da ricordare, infine, che durante il Forum verrà anche presentato Tech Care Expo 2026, nuovo evento del Gruppo Maggioli in programma il 26 e 27 marzo del prossimo anno alla Fiera di Rimini, un percorso tra soluzioni digitali, nuove modalità per la gestione della non autosufficienza, disabilità, percorsi riabilitativi e ridefinizione dei modelli di cura. (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile l’approfondimento sui contenuti del 17° Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile. Per ogni altra informazione: Luciana Apicella (luciana.apicella@mec-partners.it).

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Piacenza tra le cinque finaliste del “Premio Europeo alla città più accessibile”

25 Novembre 2025 - 1:18pm

Non resta che attendere la cerimonia di premiazione del 5 dicembre per capire se finalmente un’altra città italiana si aggiudicherà il “Premio Europeo alla città più accessibile”: tra le cinque finaliste, infatti, insieme a Rennes (Francia), Salisburgo (Austria), Valencia e Saragozza (Spagna), vi è anche Piacenza

Rennes (Francia), Salisburgo (Austria), Valencia e Saragozza (Spagna) e anche, per il nostro Paese, Piacenza: sono le cinque finaliste della sedicesima edizione del “Premio Europeo alla città più accessibile” (Access City Award) iniziativa organizzata sin dal 2010 – come abbiamo raccontato in questi anni -, dalla Commissione Europea, insieme all’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, allo scopo appunto di dare visibilità e premiare quelle città che abbiano preso iniziative esemplari per migliorare l’accessibilità nelle abitazioni, negli ambienti di lavoro, nei trasporti, nelle strutture ricreative e culturali del proprio ambiente urbano, nonché nell’àmbito delle tecnologie della comunicazione.

Come si può notare dall’Albo d’Oro dell’Access City Award, che proponiamo qui in calce, oltre a vedere che Salisburgo aveva già vinto il premio nel 2012, si può notare che l’unica città del nostro Paese ad aggiudicarsi finora il primo premio è stata Milano che, come avevamo anche raccontato a suo tempo, non aveva ritenuto il riconoscimento come un traguardo raggiunto, ma piuttosto come un punto di partenza per diventare sempre più accogliente e accessibile non solo alle persone con disabilità, ma a tutti, grazie anche alla continua e costante pressione delle Associazioni impegnate nel settore.
In occasione poi di un’edizione successiva, vi era stata una menzione speciale per Firenze, andando ad aggiungersi a quelle ottenute negli anni precedenti da altre città italiane, vale a dire Arona (Novara), Alessandria e Monteverde (Avellino).
Non ci resta dunque che attendere il 5 dicembre, quando vi sarà la cerimonia di premiazione, nell’àmbito della conferenza per la Giornata Europea delle Persone con Disabilità, per capire se finalmente un’altra città italiana andrà ad affiancarsi nell’Albo d’Oro a Milano. (S.B.)

Access City Award – Albo d’oro
2011: Ávila (Spagna)
2012: Salisburgo (Austria)
2013: Berlino (Germania)
2014: Göteborg (Svezia)
2015: Borås (Svezia)
2016: Milano
2017: Chester (Inghilterra)
2018: Lione (Francia)
2019: Breda (Olanda)
2020: Varsavia (Polonia)
2021: Jönköping (Svezia)
2022: Lussemburgo (Lussemburgo)
2023: Skellefteå (Svezia)
2024: San Cristóbal de La Laguna (Spagna)
2025: Vienna (Austria)

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Il diritto a dire “no” e ad essere credute deve valere anche per le donne con disabilità

25 Novembre 2025 - 12:53pm

«Accogliamo con favore – scrivono dal Gruppo Donne della Federazione LEDHA – l’approvazione da parte della Camera della Proposta di Legge che introduce la nozione di «consenso libero e attuale» per il reato di violenza sessuale e tuttavia, sottolineiamo con forza che questo progresso legislativo non risolve automaticamente le condizioni di particolare vulnerabilità che colpiscono le donne e le ragazze con disabilità»

Accogliamo con favore l’approvazione da parte della Camera dei Deputati della Proposta di Legge che introduce nel nostro ordinamento la nozione di «consenso libero e attuale» per il reato di violenza sessuale. È un passo avanti importante che chiarisce che, senza consenso, c’è violenza. E tuttavia, sottolineiamo con forza che questo progresso legislativo non risolve automaticamente le condizioni di particolare vulnerabilità che colpiscono le donne e le ragazze con disabilità. Infatti, le barriere comunicative, il frequente isolamento sociale, la mancanza di accesso diretto alle strutture di denuncia e supporto spesso impediscono un’effettiva applicazione della norma nei loro confronti.
Sappiamo inoltre che queste condizioni di vulnerabilità possono rendere molto difficile per una donna o una ragazza con disabilità far valere il proprio diritto a dire “no”.
In occasione dunque della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di oggi, 25 novembre, ricordiamo che questa tutela deve valere per tutte, senza eccezioni, comprese le donne con disabilità.
Per questo chiediamo che tutti coloro che raccolgono una denuncia – forze dell’ordine, personale sanitario, centri antiviolenza – siano adeguatamente formati per ascoltare e proteggere anche le donne con disabilità, garantendo ambienti accessibili e competenze adeguate.
La riforma sul consenso è un passo necessario, ma sarà efficace solo se tutte potranno realmente beneficiarne. Il diritto a dire “no” e ad essere credute deve valere per ogni donna, senza eccezioni.

*La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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“Da soli ci si perde, insieme si va lontano”: il primo Convegno Nazionale del MUISS

25 Novembre 2025 - 12:35pm

Pubblicamente presentato nell’ottobre scorso, il MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale) vivrà domani, 26 novembre, a Roma, il proprio primo Convegno Nazionale, denominato “Da soli ci si perde, insieme si va lontano”, evento supportato da Roma Capitale e dalla Città Metropolitana di Roma

Pubblicamente presentato a Roma il 7 ottobre scorso, come raccontato anche sulle nostre pagine, il MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale) vivrà domani, 26 novembre, a Roma (Sala Conferenze di Villa Altieri, Viale Manzoni, 47, ore 9-17), il proprio primo Convegno Nazionale, denominato Da soli ci si perde, insieme si va lontano, evento supportato da Roma Capitale e dalla Città Metropolitana di Roma, qualificato come progetto formativo inserito nella Piattaforma S.O.F.I.A. a cura dell’Istituto Comprensivo Don Sardelli di Roma.

Il MUISS, lo ricordiamo, è un’organizzazione nata con l’obiettivo di raccogliere il più ampio consenso possibile, come dicono i suoi fondatori, «per promuovere azioni unitarie su elementi strategici del processo di integrazione e inclusione nella scuola e nella società, processo basato su valori di equità, giustizia sociale e democrazia, oggi fortemente sotto attacco».
Il Movimento si propone inoltre di rilanciare il dibattito e la riflessione non solo su un piano professionale, ma più in generale a livello culturale, sulle tematiche della convivenza, della pluralità, della garanzia dei diritti fondamentali per tutte e tutti, e innanzitutto il diritto a un’istruzione di qualità.
Si tratta di una proposta avviata da un Gruppo di Promozione e Coordinamento formato da persone che si occupano di inclusione scolastica e sociale, in alcuni casi sin dalle prime esperienze di apertura delle scuole alla presenza di alunni e alunne con disabilità negli Anni Settanta, pur con la partecipazione di “nuove leve””, che si trovano ad affrontare inedite e impegnative sfide. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del convegno. Per ogni altra informazione: muiss.segreteria@glin.it.

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Nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro!

25 Novembre 2025 - 12:08pm

«Persistono lacune nelle politiche e nella legislazione dell’Unione Europea – scrivono dal Forum Europeo sulla Disabilità -, ciò che non permette di affrontare la violenza contro le donne e le ragazze con disabilità, a partire dal fatto che in 12 Stati Membri dell’Unione è ancora legale la sterilizzazione forzata di tali donne». Per questo lo stesso Forum lancia un forte appello, basato su una serie di punti, chiedendo finalmente all’Unione Europea azioni concrete in tale àmbito

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di oggi, 25 novembre, invitiamo l’Unione Europea e i Paesi Membri di essa ad adottare misure decise per tutelare i diritti, la sicurezza e la dignità delle donne e delle ragazze con disabilità.
Questo nostro appello è supportato anche dagli esiti del nostro recente rapporto inviato al GREVIO, l’organismo indipendente responsabile di monitorare l’attuazione della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica). Tale rapporto (disponibile integralmente a questo link), infatti, evidenzia lacune persistenti nelle politiche e nella legislazione dell’Unione Europea, non permettendo di affrontare la violenza contro le donne e le ragazze con disabilità.

Le donne e le ragazze con disabilità rappresentano quasi un terzo di tutte le donne nell’Unione Europea. Eppure rimangono esposte in modo sproporzionato a violenza, discriminazione ed esclusione, hanno da due a cinque volte più probabilità di subire violenza rispetto alle donne senza disabilità e corrono rischi aggiuntivi di sterilizzazione forzata, istituzionalizzazione, isolamento sociale e ostacoli alla giustizia.
Tutto ciò, a nostro parere, è appunto una conseguenza diretta delle lacune politiche e dell’assenza di un’inclusione significativa delle donne e delle ragazze con disabilità.

L’Unione Europea, è opportuno ricordare, ha aderito nel 2024 alla citata Convenzione di Istanbul e sempre lo scorso anno ha adottato la sua prima Legge sulla lotta alla violenza contro le donne (Direttiva (EU) 2024/1385). Ora quegli impegni devono concretizzarsi in una solida realtà.
Quando dunque il GREVIO effettuerà la sua prima valutazione dell’Unione Europea, per giudicarne le misure adottate sull’attuazione della Convenzione di Istanbul, gli esperti del GREVIO stesso dovranno tenere bene a mente che l’Unione Europea e i Paesi Membri di essa sono vincolati dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Ciò significa che devono garantire il pieno sviluppo, l’emancipazione e l’uguaglianza delle donne e delle ragazze con disabilità (articolo 6 della Convenzione) e proteggerle da sfruttamento, violenza e abusi (articolo 16). E tuttavia, nelle sue Osservazioni Conclusive del 2025, il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità ha espresso diverse preoccupazioni, vale a dire:
° Le politiche dell’Unione Europea in materia di parità di genere, inclusa la Strategia per la Parità di Genere 2020-2025, non offrono una tutela adeguata e non si concentrano sulle donne e le ragazze con disabilità.
° La sterilizzazione forzata, lo stupro, le molestie sessuali e altre forme di violenza non sono ancora esplicitamente vietate dal diritto dell’Unione Europea.
° I dati sulla violenza contro le donne e le ragazze con disabilità rimangono estremamente limitati.
° Le voci delle donne con disabilità non sono incluse con sistematicità nel processo decisionale dell’Unione Europea.
Per tutto quanto detto, pertanto, esortiamo gli esperti del Consiglio d’Europa, l’Unione Europea tutta e gli Stati Membri ad affrontare e risolvere con nettezza queste problematiche nell’attuazione della Convenzione di Istanbul.

Tornando al nostro rapporto presentato al GREVIO, esso evidenzia a propria volta numerose gravi carenze nell’azione dell’Unione Europea contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica.
1. Violenza persistente e pratiche dannose
Uno dei dati più allarmanti è la persistente legalità della sterilizzazione forzata in almeno 12 Stati Membri dell’Unione Europea. Si parla infatti di una pratica che costituisce una grave violazione dell’autonomia fisica e dei diritti umani, eppure l’Unione non ne ha ancora richiesto il divieto.
2. Mancanza di politiche inclusive
Sebbene l’Unione Europea abbia adottato misure importanti, gli strumenti giuridici non riescono ancora ad affrontare la realtà delle donne e delle ragazze con disabilità. L’assenza di un divieto di sterilizzazione forzata, come appena sottolineato, nonché di azioni volte a garantire l’accessibilità dei servizi o l’adozione di strategie di prevenzione e sensibilizzazione che includano la disabilità, lascia molte donne e ragazze con disabilità senza tutela.
3. Dati insufficienti
Nonostante i progressi compiuti da Eurostat e dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, non esiste una raccolta sistematica di dati disaggregati per tipo di disabilità, né dati sulla violenza che si verifica in istituti o altri contesti chiusi.
4. Ostacoli alla tutela e all’accesso alla giustizia
Le più recenti norme europee includono effettivamente disposizioni essenziali in materia di accessibilità, formazione per gli operatori della giustizia e linee guida attente alle esigenze delle persone con disabilità e tuttavia, questi progressi rischiano di rimanere sulla carta senza un solido monitoraggio, una guida e il coinvolgimento delle organizzazioni di persone con disabilità. 

Quelli di seguito, dunque, sono i punti dell’appello che lanciamo oggi, 25 novembre, tramite i quali esortare l’Unione Europea ad adottare misure immediate e concrete per:
° Porre fine alla sterilizzazione forzata in tutti gli Stati Membri, il che deve includere misure di prevenzione, divieto, sanzioni e rimedi, senza eccezioni basate sulla disabilità.
° Coinvolgere significativamente le donne con disabilità e le loro organizzazioni nella progettazione, attuazione e monitoraggio di tutte le politiche per la parità di genere e contro la violenza.
° Garantire la piena accessibilità a tutti i servizi di tutela, supporto e giustizia.
° Garantire un’attuazione inclusiva della Direttiva (EU) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, tenendo conto anche delle disabilità.
° Nominare una figura di coordinamento per porre fine a tutte le forme di violenza contro le donne, una figura che si occupi anche delle sfide affrontate dalle donne e dalle ragazze con disabilità.
° Raccogliere e pubblicare dati disaggregati su tutte le forme di violenza, anche nelle Istituzioni.
° Affrontare la discriminazione intersezionale che rende le donne con disabilità più vulnerabili alla violenza, alla povertà e allo sfruttamento.

In questa Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, riaffermiamo in conclusione il nostro impegno incrollabile: nessuna donna o ragazza con disabilità deve essere lasciata indietro!

*L’EDF (European Disability Forum) è il Forum Europeo sulla Disabilità. Traduzione e adattamento del presente contributo a cura della redazione di Superando.

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A Torino si parla di segnali precoci della violenza nei confronti di donne con e senza disabilità

24 Novembre 2025 - 6:49pm

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Servizio Passepartout della Città di Torino e l’Associazione Verba, in collaborazione con varie altre organizzazioni, hanno promosso la giornata denominata “Rifiorire 3.0 – Riconoscere le Red Flag”, dedicata al tema dei segnali precoci della violenza, con un focus specifico sulla condizione delle donne con disabilità e sulle forme di discriminazione intersezionale che le riguardano

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, il Servizio Passepartout della Città di Torino e l’Associazione Verba del capoluogo piemontese hanno organizzato l’iniziativa denominata Rifiorire 3.0 – Riconoscere le Red Flag, una giornata interamente dedicata al tema dei segnali precoci della violenza, con un focus specifico sulla condizione delle donne con disabilità e sulle forme di discriminazione intersezionale che possono aumentare la vulnerabilità e isolare le vittime.
L’appuntamento è presso gli spazi del Servizio Passepartout (Corso Unione Sovietica, 228/d, Torino, ore 10.30-19.30), per una giornata a ingresso gratuito (con prenotazione), «pensata – si legge nella presentazione – come un percorso di consapevolezza, prevenzione ed empowerment, dove laboratori esperienziali, momenti artistici e spazi di parola si intrecceranno per fornire strumenti concreti di riconoscimento delle red flag, ossia quei segnali troppo spesso invisibili che anticipano dinamiche di controllo, manipolazione e violenza psicologica, fisica ed economica».

L’evento si terrà nell’àmbito del Servizio Antiviolenza per Persone con Disabilità – Il Fior di Loto, e si avvarrà della collaborazione delle Associazioni Mana, Volonwrite, ConTatto, Forma e Materia, Forme in Bilico e Mandala, delle Università di Torino e Genova e del Collettivo Moleste, oltreché con il contributo di &PLUS Srl STP Società Benefit. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento sui contenuti dell’iniziativa. Per altre informazioni: associazionevolonwrite@gmail.com; verbatorino@gmail.com.

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La presentazione del “Virtus World Cross Country Championships 2025” di Arenzano

24 Novembre 2025 - 2:09pm

È in programma per il 26 novembre a Genova la presentazione dell’evento sportivo internazionale “Virtus World Cross Country Championships 2025”, in programma nei giorni successivi ad Arenzano. “Virtus”, lo ricordiamo, è l’organizzazione globale di sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e l’invito alla conferenza stampa (e all’appuntamento) proviene dal CIP Liguria, insieme alla FISDIR

È in programma per la mattinata del 26 novembre a Genova (Sala Trasparenza della Regione Liguria, Piazza De Ferrari, 1, ore 12.15), la presentazione dell’evento sportivo internazionale Virtus World Cross Country Championships 2025, in programma nei giorni successivi presso il Parco Comunale di Arenzano.
Virtus, lo ricordiamo, è l’organizzazione globale di sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e l’invito alla conferenza stampa (e all’appuntamento) proviene dal CIP Liguria (Comitato Italiano Paralimpico), insieme alla FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali).
Alla conferenza stampa – che sarà anche l’occasione per presentare il più ampio progetto Il cuore oltre l’ostacolo, sostenuto dalla Regione Liguria, a sostegno dello sport paralimpico – interverranno  Simona Ferro, assessora allo Sport della Regione Liguria; Dario Della Gatta, presidente del CIP Liguria; Francesco Silvestrini, sindaco di Arenzano; Antonio Micillo, presidente del CONI Liguria. (S.B.)

Per informazioni: stampa.liguria@comitatoparalimpico.it.

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Alla scoperta dei libri inclusivi

24 Novembre 2025 - 1:39pm

Terzo incontro del ciclo “Toccare per Leggere: Un viaggio nel mondo dei libri tattili”, promosso dal Centro di Documentazione della Lega del Filo d’Oro, si intitolerà “Leggere insieme: alla scoperta dei libri inclusivi” e si terrà il 26 novembre in presenza a Osimo (Ancona), ma fruibile anche online, con la conduzione di Elena Corniglia, responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile dell’Associazione Area di Torino

Un incontro aperto a tutti che rappresenterà una preziosa opportunità per approfondire l’importanza dell’inclusione e dell’accessibilità nella letteratura per l’infanzia: sarà questo il terzo incontro a partecipazione gratuita del ciclo promosso dal Centro di Documentazione della Lega del Filo d’Oro, Toccare per Leggere: Un viaggio nel mondo dei libri tattili.
L’incontro si intitiolerà Leggere insieme: alla scoperta dei libri inclusivi, è in programma per il pomeriggio del 26 novembre (ore 14.30-17.30), in presenza presso la Sala Polifunzionale Fondazione della Lega del Filo d’Oro (Via Linguetta, 3, Osimo, in provincia di Ancona), ma fruibile anche online.
A condurlo sarà Elena Corniglia, responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile dell’Associazione Area di Torino, che si collegherà in diretta da remoto. (S.B.)

Per informazioni: biblioteca@legadelfilodoro.it.

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Dall’AIPD alcuni semplici strumenti per prevenire la violenza sulle donne con disabilità

24 Novembre 2025 - 1:07pm

Un’iniziativa di formazione e informazione dedicata al tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità, tramite un seminario e un convegno, e un piccolo vademecum realizzato grazie ad educatori e operatori che da anni conducono attività di educazione all’affettività per le persone con sindrome di Down: sono gli strumenti proposti dall’AIPD, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre (©AIPD Nazionale)

«L’amore non vede la disabilità, la violenza (purtroppo) neanche»: a ricordarlo è l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, rilanciando quanto emerso dal rapporto del ministero dell’Interno Il pregiudizio e la violenza contro le donne, secondo il quale dal 1° ottobre 2023 al 30 settembre 2024 sono stati in totale 540 i reati commessi nei confronti di donne con disabilità, con un conseguente incremento del 66% rispetto al monitoraggio realizzato nell’analogo precedente periodo (324 reati). Reati tra i quali rientrano maltrattamenti contro familiari o conviventi, violenza sessuale, atti persecutori.
«Si tratta di un aumento – considerano dall’AIPD – che in parte è certamente dovuto all’emersione e alla registrazione di una realtà che prima era sommersa e nascosta. Va però detto che, secondo diverse indagini e analisi, le donne con disabilità hanno fino a quattro volte più probabilità di subire violenza rispetto alle altre donne. Nello specifico poi della sindrome di Down, studi e testimonianze indicano che la probabilità può arrivare a essere fino a dieci volte maggiore. E da ultimo, ma non certo ultimo, il fatto che nel 2024 14 delle 108 vittime di femminicidio erano donne con disabilità o malattie gravi. Quel che è certo è che le donne con disabilità, specialmente intellettiva, spesso non dispongono di strumenti adeguati per riconoscere comportamenti violenti, né di contesti di ascolto protetti adeguatamente formati».

Alla luce di quanto detto, dunque, la stessa AIPD ha voluto lanciare in questi giorni un’iniziativa di formazione e informazione dedicata proprio al tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità. E lo fa attraverso due strumenti, ossia un seminario di formazione sui temi dell’educazione all’autonomia, rivolto agli operatori con esperienza, in programma il 27 e 28 novembre a Roma (Roma Scout Center, Largo dello Scautismo, 1, seguito, il 29 novembre, dal convegno L’amore non è disabile, iniziative entrambe realizzate nell’àmbito del progetto Forma Mentis, che si propongono come luogo di confronto e di ascolto rispetto a queste tematiche.
In tali appuntamenti (a questo link ogni approfondimento sugli stessi) verranno offerti non solo spunti di riflessione che favoriscano il dialogo, ma anche strumenti e indicazioni pratiche per costruire percorsi di educazione a un’affettività sana e positiva.

Il secondo strumento è invece un piccolo vademecum, realizzato dall’AIPD grazie agli educatori e agli operatori che da anni si occupano di queste tematiche e che conducono attività di educazione all’affettività per le persone con sindrome di Down. Esso contiene tre semplici indicazioni per accompagnare le persone con sindrome di Down nella costruzione di relazioni di coppia che siano sicure, positive e caratterizzate dal rispetto. Si tratta di:
1. Parlare tanto, bene, semplicemente e liberamente di affettività e sessualità.
2. La sessualitànon è un problema, ma una parte bella della vita.
3. Parlarne in famiglia e con le famiglie.
«L’approccio per affrontare il tema degli abusi sessuali da parte della nostra Associazione – spiega Francesco Cadelano, educatore professionale e responsabile dell’AIPD per le attività di educazione e accompagnamento all’autonomia – è parlare apertamente di affettività e sessualità con i partecipanti. Il tema viene affrontato in maniera diretta nell’età dell’adolescenza (dai 15 anni). Si è convinti infatti che l’adultità non si improvvisa, ma si costruisce. Come? Innanzitutto, parlandone sia in modo “incidentale”, sia in modo “strutturato”, attraverso attività costruite ad hoc, rivolte a gruppi monosessuali e misti, con un linguaggio semplice (ma non infantile!) e aiutandosi con storie, immagini o video. I principi della “positività” e della “bellezza” orientano la proposta educativa, se è vero che l’affettività e la sessualità sono aspetti positivi e fondamentali della vita umana, non “problemi” da affrontare quando si presentano. Siamo convinti che tali argomenti debbano essere sottolineati sia con le persone con sindrome di Down che con le loro famiglie. Parlando dell’affettività e della sessualità come aspetto bello e centrale nella vita degli adulti, educhiamo le persone a rendersi conto quando la sessualità non arrivi in maniera positiva o voluta».

Il principio della bellezza e della positività di affettività e sessualità non esclude per altro l’attenzione ai pericoli che si possono incontrare nella vita. «Nel libro Amore, amicizia, sesso. Note per operatori (Erickson, 2021), che resta il nostro punto di riferimento, oltre a tracciare un percorso educativo per persone con disabilità intellettiva – aggiunge Cadelano -, è presente un capitolo che tratta in maniera diretta il tema delle molestie, della privacy e dell’uso dei social. E naturalmente anche questi sono temi che affrontiamo, con semplicità e delicatezza, nei nostri percorsi di educazione e confronto».

Da ricordare infine che sempre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, diverse Sezioni territoriali dell’AIPD hanno ideato iniziative di informazione e sensibilizzazione insieme a soci e famiglie. Lo hanno fatto, ad esempio, quelle di Brindisi e di Campobasso (se ne legga rispettivamente a questo e a questo link).
«Come AIPD – conclude il presidente nazionale dell’Associazione Gianfranco Salbini – chiediamo con forza che le Istituzioni mettano al centro della loro agenda la protezione delle donne con disabilità: formazione specifica per gli operatori, strumenti di denuncia accessibili, percorsi di empowerment, interventi nei contesti familiari e residenziali, e una vigilanza costante su chi dovrebbe garantire cura e protezione. La violenza contro le donne con disabilità non è un’emergenza, ma una realtà strutturale che va affrontata con coraggio, competenza e responsabilità. Per quanto riguarda la nostra Associazione, continueremo a fare la nostra parte, perché ogni donna – con o senza disabilità – abbia il diritto di vivere senza paura». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

L'articolo Dall’AIPD alcuni semplici strumenti per prevenire la violenza sulle donne con disabilità proviene da Superando.

Donne con disabilità molto esposte a violenze, ma i dati disaggregati per genere e disabilità continuano a mancare

24 Novembre 2025 - 12:28pm

Secondo un’indagine pubblicata dall’ISTAT, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne di domani, 25 novembre, le donne con disabilità risultano esposte più frequentemente a forme di violenza, ma nonostante questo continuamo a mancare, in tali indagini, dati disaggregati per genere e disabilità, impedendo di cogliere in modo completo la complessità della discriminazione multipla che colpisce le stesse donne con disabilità Un’elaborazione grafica che rappresenta tante donne diverse per età, etnia, appartenenza religiosa, disabilità/abilità ecc. (fonte: EDF-Forum Europeo sulla Disabilità)

In occasione del 25 novembre, che domani sarà la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’ISTAT ha pubblicato l’indagine La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia, frutto della collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio, prevista dalla Legge 53/22 sulle Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere, nonché dalla Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica) e dalla Direttiva (UE) 2024/1385 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 maggio 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
Sono circa 6 milioni e 400.000 (31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subìto violenza fisica (18,8%) o sessuale (23,4%); tra queste ultime a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Per la maggior parte, autori delle violenze (26,5%) sono parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le vittime di violenza fisica o sessuale nell’àmbito della coppia. Dal partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).
Un elemento che desta forte preoccupazione riguarda le giovani donne, che l’indagine evidenzia come particolarmente colpite da forme di violenza, spesso da parte di partner o ex partner. Le dinamiche di controllo, gelosia e manipolazione emotiva trovano terreno fertile nelle relazioni affettive più giovani, dove persistono stereotipi, dipendenze relazionali e modelli culturali che normalizzano comportamenti abusivi. La violenza tra giovani, inoltre, si manifesta sempre più anche tramite canali digitali – molestie online, diffusione non consensuale di immagini, minacce – rendendo necessario un aggiornamento continuo degli strumenti di prevenzione e tutela.

Uno degli aspetti messi in luce in quest’ultima indagine riguarda la vulnerabilità delle donne che presentano problemi di salute, disabilità o situazioni di cronicità che risultano esposte più frequentemente a forme di violenza. Secondo i dati ISTAT, infatti, le donne che hanno dei problemi fisici (che riferiscono di stare male o molto male, che hanno limitazioni dell’autonomia personale o malattie croniche) sono pari a 6 milioni 500.000 (il 32,5% delle donne di 16-70 anni). Ebbene, il 36,1% di loro dichiara di avere subito violenze fisiche o sessuali (circa 2 milioni e 350.000), con una percentuale più elevata rispetto al valore medio (31,9%, come sopra detto).
La violenza fisica o sessuale è più frequente tra chi dichiara di sentirsi male o molto male (38,8%, 332.783), chi è affetta da malattie croniche (37,1%, 2.109.160) e chi ha limitazioni gravi (39,4%, 230.074). Considerando invece le violenze subite negli ultimi cinque anni, è minore la prevalenza delle donne che hanno problemi di salute e subiscono violenza (9,5%, 540.560 donne, rispetto all’11% del dato medio). Sono circa 60.000 le vittime in cattiva salute, circa 39.000 hanno limitazioni gravi e circa 479.000 segnalano malattie croniche.
E tuttavia, nonostante le informazioni offerte, l’indagine dell’ISTAT presenta un limite importante: la mancanza di dati pienamente disaggregati per genere e disabilità. Questa lacuna impedisce di cogliere in modo completo la complessità della discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità esposte al rischio di subire violenza non solo da parte del partner ma anche in altri contesti. Le situazioni di maggiore dipendenza da figure di supporto, la ridotta autonomia, le barriere fisiche e sociali, così come la minore accessibilità ai servizi, possono infatti aumentare i fattori di rischio e rendere più difficile denunciare o chiedere aiuto.

Manca in sostanza una raccolta strutturata e sistematica che incroci in modo completo le variabili relative al genere e alla disabilità, ciò che permetterebbe di comprendere meglio l’impatto della violenza sulle donne con disabilità, le quali rischiano dunque di rimanere statisticamente invisibili; questo, inoltre, favorirebbe politiche pubbliche realmente inclusive, capaci di modellare interventi e servizi sui bisogni specifici, rendendo più riconoscibile l’esperienza delle vittime e contribuendo a un dibattito pubblico più attento e consapevole anche nelle strategie di prevenzione.

Per contrastare la violenza di genere, non basta intervenire dopo che il danno è stato compiuto, la prevenzione è il vero fulcro di una strategia efficace e duratura che passa attraverso l’educazione alle relazioni, al rispetto e al consenso fin dall’infanzia e in tutte le scuole; una formazione continua per operatori sociali, sanitari, educativi e delle forze dell’ordine; campagne di sensibilizzazione che contrastino stereotipi sessisti e rappresentazioni che normalizzano la violenza; maggiore accessibilità ai servizi per le donne con disabilità o problemi di salute, spesso escluse o sottorappresentate nei percorsi di supporto; prevenzione digitale, capace di affrontare nuove forme di abuso online che colpiscono soprattutto le più giovani.

Una prevenzione efficace, infatti, non solo riduce il rischio di violenza, ma contribuisce a costruire una nuova cultura in cui le relazioni affettive e sociali siano fondate sul rispetto, sulla parità e sull’autodeterminazione.

Nella ricorrenza del 25 novembre, quindi, l’indagine ISTAT continua a essere uno strumento essenziale per fotografare la violenza di genere in Italia, ma l’assenza di dati pienamente disaggregati per genere e disabilità resta un ostacolo significativo per costruire analisi accurate e politiche efficaci. Non si tratta infatti solo di un problema tecnico, ma di un nodo politico e sociale che ostacola la costruzione di analisi accurate e politiche efficaci: per prevenire e contrastare davvero la violenza è necessario che la statistica pubblica sia in grado di raccontare tutte le donne, senza lasciare nell’ombra nessuna esperienza. Ed è necessario affiancare a un sistema statistico più inclusivo una politica forte di prevenzione e formazione capace di agire sulle radici culturali, sociali e strutturali del fenomeno. Solo così sarà possibile costruire politiche più eque, inclusive e realmente efficaci, garantendo che nessuna donna venga lasciata sola o invisibile.

*Coordinatrice del Gruppo Donne FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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