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Continuano le “passeggiate inclusive” a Gorizia, per migliorare sempre più la mobilità della città

Dopo un’analoga iniziativa proposta in ottobre, una nuova “passeggiata inclusiva” è stata organizzata a Gorizia dal Comune della città, su spinta e richiesta della Federazione FISH Friuli Venezia Giulia, nuova occasione per verificare il grado di reale accessibilità del centro cittadino e per progettare il capoluogo isontino del domani in modo più inclusivo. Il tutto anche potendo contare, ora, sul Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche recentemente approvato dal Consiglio Comunale I partecipanti alla nuova “passeggiata inclusiva” promossa a Gorizia dalla FISH Friuli Venezia Giulia

Una nuova “passeggiata inclusiva”, dopo la precedente del mese di ottobre [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.], è stata organizzata a Gorizia dal Comune della città, su spinta e richiesta della FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nuova preziosissima occasione per verificare il grado di reale accessibilità del centro cittadino e per progettare il capoluogo isontino del domani in modo più inclusivo. Il tutto anche potendo contare, ora, sul PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) recentemente approvato dal Consiglio Comunale.

Se la prima passeggiata di ottobre si era concentrata sul percorso tra la Stazione Ferroviaria e il Municipio, la seconda ha affrontato le strade che dalla Casa Comunale di Gorizia raggiungono Piazza Vittoria e di lì Piazza De Amicis, nel cuore del centro storico.
Vi hanno preso parte oltre una trentina di persone, in rappresentanza anche dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), dell’Associazione Diritto di parola e della Pro Loco, oltre a privati cittadini che quotidianamente si confrontano con le difficoltà legate a una disabilità. C’era anche il consigliere regionale Diego Moretti, mentre per il Comune erano presenti gli assessori al Welfare Silvana Romano e ai Lavori Pubblici Sarah Filisetti.
Ancora una volta Filisetti ha voluto sperimentare in prima persona le difficoltà che le persone con disabilità sono chiamate ad affrontare quotidianamente. Se infatti nella prima passeggiata di ottobre si era accomodata su una carrozzina, nella seconda, ad occhi chiusi, ha camminato servendosi di un bastone per ciechi.

Diverse le criticità evidenziate nel corso della giornata. Ad esempio è emersa la necessità di installare un semaforo sonoro per l’attraversamento della strada da parte di persone con disabilità visiva all’incrocio tra Corso Verdi, Via Oberdan e Via Boccaccio, all’altezza della Posta Centrale, mentre andrebbero rivisti gli scivoli agli attraversamenti pedonali tra Via Oberdan, Via Roma e Piazza Vittoria. Qui, sul rialzo centrale, mancano del tutto i percorsi tattilo-plantari per gli spostamenti in autonomia delle persone con disabilità visive, ma i problemi più gravi riguardano le vicine Via Seminario e Via Carducci, asse di collegamento con Piazza De Amicis, dove si trovano i frequentati Musei provinciali. «In entrambi i casi – spiega Giampiero Licinio, presidente della FISH Friuli Venezia Giulia – i marciapiedi sono impossibili da percorrere in carrozzina, e dunque chi si sposta così deve scendere in strada. Durante la nostra passeggiata ci ha pensato la Polizia Locale, che ringraziamo, a farci da scorta in quel punto. Da rivedere anche lo scivolo di fronte all’ingresso della Fondazione Carigo, molto pendente e in un tratto stretto del marciapiede».
La stessa FISH Regionale e le altre Associazioni del mondo della disabilità puntano ad effettuare anche una ricognizione della presenza di servizi igienici (pubblici o all’interno dei locali) accessibili alle persone con disabilità. Una lacuna ancora da colmare in una città sempre più frequentata anche dai turisti nell’anno della Capitale Europea della Cultura.

Nel prossimo futuro, fanno sapere ancora la FISH e il Comune goriziano, nuove “passeggiate inclusive” interesseranno anche altre zone del territorio cittadino.

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Verso l’Agenda Nazionale per la malattia di Parkinson

È stata la Confederazione Parkinson Italia a promuovere l’avvio di un Tavolo di Lavoro Nazionale sulla malattia di Parkinson, con l’obiettivo di definire un’agenda condivisa per affrontare in modo sistemico le principali criticità legate alla diagnosi, alla gestione e all’assistenza delle persone con Parkinson. Sarà questo il tema al centro del convegno denominato appunto “Verso l’Agenda Nazionale per la malattia di Parkinson”, promosso per il 25 novembre a Roma Particolare di una delle foto di Giovanni Diffidenti che compongono la mostra “NonChiamatemiMorbo”, promossa dalla Confederazione Parkinson Italia

Negli ultimi decenni la malattia di Parkinson ha certamente assunto un peso crescente tra le patologie croniche complesse, con un impatto sempre più rilevante non solo sul piano clinico-assistenziale, ma anche su quello sociale, familiare ed economico. È in tale contesto che la Confederazione Parkinson Italia ha promosso l’avvio del Tavolo di Lavoro Nazionale sulla malattia di Parkinson, con l’obiettivo di definire un’agenda condivisa per affrontare in modo sistemico le principali criticità legate alla diagnosi, alla gestione e all’assistenza delle persone con Parkinson.
Sarà questo il tema al centro del convegno denominato appunto Verso l’Agenda Nazionale per la malattia di Parkinson, promosso per la mattinata del 25 novembre a Roma (Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica, 72, ore 11-13), su iniziativa della senatrice Murelli, in collaborazione con la stessa Confederazione Parkinson Italia. (S.B.)

A questo link è disponibile l’elenco degli interventi al convegno. Per ulteriori informazioni: segreteria@parkinson-italia.it. La malattia di Parkinson
È una malattia neurodegenerativa cronica, causata dalla progressiva morte dei neuroni situati in una piccola zona del cervello che producono il neurotrasmettitore dopamina, il quale controlla i movimenti. Chi ha il Parkinson produce sempre meno dopamina, perdendo progressivamente il controllo del proprio corpo.
Arrivano così tremori, rigidità, lentezza nei movimenti, depressione, insonnia, disfagia, fino alla perdita completa dell’autonomia personale e all’impossibilità di svolgere le più semplici attività quotidiane (vestirsi, mangiare, lavarsi, parlare ecc.).
Non esiste una cura risolutiva, ma solo trattamenti sintomatici che aiutano a convivere con la malattia la quale continua a progredire.
Oggi in Italia si stima vi siano circa 300.000 malati di Parkinson, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono destinati a raddoppiare entro i prossimi quindici anni. Va tenuto conto inoltre che si parla di una patologia rispetto alla quale gli organi d’informazione, l’opinione pubblica e le stesse Istituzioni hanno ancora una percezione errata, considerandola una “malattia dei vecchi”: l’età d’esordio, infatti, si fa sempre più giovane (un paziente su quattro ha meno di 50 anni, il 10% meno di 40 anni), e la metà dei malati è in età lavorativa, cosicché si può dire che vi siano circa 25.000 famiglie, in Italia, con figli in età scolare in cui uno dei genitori è colpito dalla malattia.

Confederazione Parkinson Italia
Parkinson Italia è una Confederazione di Associazioni di Volontariato, ovvero un network per la malattia di Parkinson e i Parkinsoniani, che attraverso l’adesione delle singole Associazioni, è aperto a tutti: pazienti, volontari, familiari e simpatizzanti.
L’autonomia e la cooperazione sono i punti di forza della Confederazione, nata nel 1998 e che quindi proprio lo scorso anno ha celebrato il proprio ventennale: infatti, le Associazioni aderenti da una parte conservano tutta la libertà di azione, dall’altra si connettono a una rete di contatti e di iniziative. In questo modo il rispetto delle esigenze locali si unisce all’efficienza di una struttura di coordinamento.
Parkinson Italia – che aderisce alla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone conn Disabilità e Famiglie) – si adopera per informare l’opinione pubblica, le istituzioni e i mass-media circa:
° la gravità degli aspetti nascosti della malattia;
° le conseguenze sulle persone che ne soffrono, il loro nucleo familiare e la società.
Con l’obiettivo di ottenere adeguati trattamenti sanitari e tutele sociali, la Confederazione si fa portavoce e promotore di:
– istanze dei pazienti e dei caregiver;
– progetti su specifiche esigenze e problemi;
– studi, indagini e ricerche sociali;
– proposte di legge e adeguamenti di disposizioni in materia di salute pubblica e tutele sociali.

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3 Dicembre 2025: l’inclusione della disabilità al centro del progresso sociale

Dal 1981 il 3 Dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, dedicata ogni anno ad un tema specifico, che questa volta sarà “Promuovere società che includano le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale”, in sintonia con l’appello lanciato recentemente durante il Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale di Doha, in cui i leader mondiali hanno ribadito il proprio impegno a porre appunto l’inclusione della disabilità al centro del progresso sociale

Il 3 Dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità dal 1981, quando cioè fu indetta dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza verso la comprensione dei problemi connessi alla disabilità e l’impegno per garantire la dignità, i diritti e il benessere delle persone con disabilità. Ogni anno la Giornata è dedicata ad un tema specifico, che quest’anno sarà Fostering disability-inclusive societies for advancing social progress, ossia Promuovere società che includano le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale.

Come si può leggere nel portale dell’ONU, allo spazio dedicato all’evento, «le celebrazioni di quest’anno si baseranno direttamente sullo slancio derivante dal Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale, tenutosi a Doha, in Qatar, dal 4 al 6 novembre scorsi, in cui i leader mondiali hanno ribadito il loro impegno a costruire un mondo giusto, inclusivo ed equo, lanciando altresì un appello a porre l’inclusione della disabilità al centro del progresso sociale».
In tal senso, la Dichiarazione Politica prodotta a Doha ha voluto evidenziare alla comunità globale «che promuovere lo sviluppo sociale è impossibile senza la piena inclusione, partecipazione e leadership delle persone con disabilità. E tuttavia, in ogni zona del mondo le persone con disabilità continuano a incontrare ostacoli persistenti, ossia maggiori rischi di povertà, accesso limitato a un lavoro dignitoso e salari più bassi, lacune nella protezione sociale, barriere all’autonomia, alla dignità e nei sistemi di assistenza e supporto, accesso disuguale alle tecnologie assistive e ad ambienti accessibili».
«Mentre dunque i vari Stati si impegnano ad accelerare i progressi nell’eliminazione della povertà, nell’occupazione produttiva e nell’inclusione sociale – si è concluso a Doha -, l’inclusione della disabilità rimane sia una precondizione che un motore di cambiamento duraturo».

Da tale assunto prenderà le mosse anche la celebrazione del 3 dicembre, presso la sede dell’ONU di New York, un evento incentrato sulla ricerca di soluzioni concrete, che nella mattinata di quel giorno riunirà esponenti di Stati Membri, leader delle Nazioni Unite, attivisti per i diritti delle persone con disabilità e giovani. (Stefano Borgato)

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“Myra Contest” a Milano, una bellezza da toccare, più che da esibire

Tornerà il 23 novembre a Milano il “Myra Contest”, esperienza creativa e sensoriale ideata da Myra Lab, impresa sociale che permette l’inserimento lavorativo di persone cieche e ipovedenti nel campo del design di gioielli. Questa volta, però, dopo il successo del 2024, che aveva visto 15 persone cieche e ipovedenti progettare il proprio gioiello e vederlo realizzato e messo in vendita, saranno content creator e influencer a mettersi in gioco, guidati da persone con disabilità visiva o intellettiva Persone con disabilità visiva partecipanti al “Myra Contest” dello scorso anno

Tornerà il 23 novembre a Milano il Myra Contest, esperienza creativa e sensoriale ideata da Myra Lab, impresa sociale che permette l’inserimento lavorativo di persone cieche e ipovedenti nel campo del design di gioielli, grazie alla revisione del processo di creazione, che non parte più dal disegno ma dalla modellazione di una pasta malleabile. Il pezzo unico prodotto artigianalmente viene poi scansionato, stampato in 3D e rifinito a mano.
Quest’anno, però, dopo il successo dell’edizione del 2024, che aveva visto 15 persone cieche e ipovedenti progettare il proprio gioiello e vederlo realizzato e messo in vendita, il format cambierà prospettiva: saranno infatti content creator e influencer a mettersi in gioco, affrontando la sfida di modellare la porcellana bendati, guidati da persone con disabilità visiva o intellettiva.
«Un cambio di sguardo – spiegano i promotori – per ricordare che creare significa anche lasciarsi guidare, affidarsi, ascoltare. Il contest, va ricordato, non è una gara, non prevede premi in denaro o sfide a tempo: c’è infatti spazio per rallentare, ascoltare e lasciarsi guidare e chi è spesso osservato prende in mano la direzione e diventa punto di riferimento. È proprio questo il valore che vogliamo costruire: un’alleanza tra mondi che raramente si incontrano, una bellezza da toccare, più che da esibire».

Al Myra Contest 2025 parteciperanno dunque content creator e attivisti che ogni giorno usano i social per parlare di corpi, diritti, salute mentale, accessibilità e dignità. Tra loro Francesca Contessini, creator con disabilità motoria che racconta con ironia e lucidità la vita oltre le barriere; Pegah Moshir Pour, attivista italo-iraniana per i diritti umani e digitali; Marta Luisa Presterà, influencer impegnata nella sensibilizzazione sul tema del suicidio, attraverso uno storytelling personale.
A giudicare poi i gioielli, sarà una giuria composta da persone cieche e ipovedenti che hanno fatto dell’esperienza sensoriale, del linguaggio e della relazione un modo di abitare il mondo, quali Daniele Cassioli; campione paralimpico di sci nautico; Elena Travaini, ballerina e modella; Giuseppe Cesena, giornalista e fondatore della Disabili International Radio. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@myra-lab.com.

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Favore per quei provvedimenti fiscali riguardanti il Terzo Settore

Vengono accolti con favore, dal Forum del Terzo Settore, dalla Federazione FISH e dall’Associazione AIPD, i provvedimenti fiscali riuguardanti il Terzo Settore, approvati in questi giorni dal Consiglio dei Ministri, e in particolare la disposizione riguardante il rinvio di dieci anni, fino al 2036, dell’obbligo di apertura della partita IVA per le Associazioni che offrono servizi rivolti ai propri soci

«Da quanto apprendiamo, il Decreto sui temi fiscali per il Terzo Settore approvato ieri in Consiglio dei Ministri ha recepito alcune importanti istanze che portiamo avanti da anni per garantire sostenibilità alle attività svolte dalle organizzazioni che operano per l’interesse collettivo»: a dirlo in una nota è Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, a seguito appunto del via libera in Consiglio dei Ministri del Decreto Legislativo in attuazione della Delega al Governo sulla riforma fiscale (Legge 111/23), contenente disposizioni in materia di Terzo Settore, crisi d’impresa, sport e IVA. «Tra queste – annota Moretti -, la prima disposizione riguarda il rinvio di dieci anni, fino al 2036, della temuta entrata in vigore dell’obbligo di apertura della partita IVA per le Associazioni che offrono servizi rivolti ai propri soci. Quest’obbligo, che era previsto dal prossimo 1° gennaio, avrebbe causato pesanti e ingiustificate ripercussioni burocratiche ed economiche, soprattutto alle realtà più piccole: la decisione, quindi, di mantenere l’attuale regime di esclusione IVA va incontro alle esigenze di un comparto che si caratterizza per il valore sociale che è in grado di produrre, e accoglie i numerosi nostri appelli, insieme a quelli di tante altre realtà associative del Paese».
«Un’altra positiva norma che sarebbe contenuta nel Decreto – prosegue il Portavoce del Forum – riguarda l’armonizzazione dell’IVA al 5% tra i diversi soggetti del Terzo Settore: in particolare per le ONLUS – tipologia destinata a breve a scomparire per effetto del Codice del Terzo Settore – questo provvedimento consentirà loro di proseguire il proprio lavoro con la necessaria serenità, potendo scegliere di divenire ETS (Enti di Terzo Settore), senza essere penalizzate dal punto di vista fiscale».
«In attesa dunque di leggere il testo definitivo in Gazzetta Ufficiale – conclude Moretti -, esprimiamo soddisfazione per l’impegno di Governo e Parlamento nel tutelare il Terzo Settore da norme che ne avrebbero fortemente ostacolato l’attività e lo sviluppo. Ci auguriamo, infine, che già a partire dalla prossima Legge di Bilancio, si possa trovare una soluzione anche alla questione dell’IRAP, una tassa ingiusta che ancora grava, incomprensibilmente, sul non profit in misura ben maggiore che sulle imprese profit».

Anche Vincenzo Falabella, presidente della FISH (aderente al Forum del Terzo Settore), oltreché consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), accoglie con favore, come si legge in una nota, «la decisione del Consiglio dei Ministri di approvare la proroga decennale dell’esclusione IVA per gli Enti del Terzo Settore, provvedimento che rappresenta un atto di politica fiscale di rilievo, intervenendo su un tema cruciale per la sostenibilità economica e gestionale degli Enti di Terzo Settore, garantendo certezza normativa, continuità operativa e una riduzione significativa degli oneri amministrativi».
«La misura – prosegue Falabella – conferma l’attenzione verso un comparto che svolge funzioni di interesse generale e che costituisce un pilastro del welfare comunitario, contribuendo alla coesione sociale, alla tutela delle persone più fragili e allo sviluppo di modelli innovativi di inclusione e partecipazione. Una maggiore stabilità fiscale permette infatti agli enti di programmare interventi a lungo termine, rafforzando la capacità del Terzo Settore di agire come partner strategico delle Istituzioni Pubbliche».
«La proroga decennale dell’esclusione IVA – conclude – rappresenta pertanto un segnale politico chiaro, ossia che il Terzo Settore non è un attore marginale, ma una componente strutturale del sistema Paese e la scelta del Governo va nella direzione di consolidare l’alleanza tra istituzioni e realtà sociali che operano quotidianamente per garantire diritti, inclusione e servizi essenziali alle comunità».

Infine, anche l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), aderente sia al Forum del Terzo Settore che alla FISH, si dichiara soddisfatta per la proroga al 2036 dell’entrata in vigore del regime IVA per gli Enti del Terzo Settore. «Possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo – afferma a tal proposito Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’Associazione – perché questa proroga evita un impatto economico gravissimo su migliaia di realtà che, come la nostra, garantiscono ogni giorno servizi essenziali, inclusione e sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie. È una scelta che protegge la nostra capacità di operare con continuità e qualità. L’applicazione immediata dell’IVA avrebbe infatti messo a rischio molti progetti e aumentato i costi di gestione, sottraendo risorse preziose proprio alle attività che sostengono diritti, autonomia e partecipazione. Questa decisione, quindi, restituisce stabilità al Terzo Settore e ci permette di pianificare il futuro con maggiore serenità».
«Esprimiamo infine il nostro apprezzamento – conclude – verso tutte le realtà associative e i rappresentanti istituzionali che hanno lavorato per scongiurare un cambiamento che avrebbe inciso negativamente sul mondo dell’associazionismo italiano». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it; ufficiostampa@fishets.it; ufficiostampaaipd@gmail.com.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore.

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Emozionanti storie anche per le giornate conclusive della decima edizione di “Uno Sguardo Raro”

Siamo alla vigilia delle giornate conclusive per “Uno Sguardo Raro-Rare Disease International Film Festival” (decima edizione), il primo Festival Internazionale di Cinema che seleziona e promuove le migliori opere video provenienti da tutto il mondo sul tema delle malattie rare, della disabilità e dell’inclusione sociale. Accadrà domani, 22 novembre, e domenica 23 alla Casa del Cinema di Roma, quando vi sarà tra l’altro la cerimonia di premiazione delle varie categorie Una realizzazione grafica elaborata per la decima edizione di “Uno Sguardo Raro”

«Dieci anni di emozioni e una nuova storia da scrivere, insieme: nel 2016 abbiamo acceso un piccolo faro, senza sapere fin dove ci avrebbe condotto. Da allora, anno dopo anno, abbiamo raccolto storie, sguardi, emozioni. Abbiamo costruito qualcosa di unico insieme a chi ha scelto di raccontarsi e ha creduto nel potere del cinema come strumento di cambiamento. Oggi siamo pronti a celebrare un traguardo speciale, quello della decima edizione, che unirà passato e futuro, memoria e nuove visioni, con la stessa intensità che ci accompagna da sempre»: così i promotori di Uno Sguardo Raro-Rare Disease International Film Festival avevano lanciato, anche sulle nostre pagine, la decima edizione del primo Festival Internazionale di Cinema che seleziona e promuove le migliori opere video provenienti da tutto il mondo sul tema delle malattie rare, della disabilità e dell’inclusione sociale.
Ora siamo ormai alla vigilia dell’evento finale, quando cioè sta per concludersi il “viaggio” tra scuole e biblioteche di questa settimana a Roma e dintorni (Biblioteca Goffredo Mameli, Biblioteca Guglielmo Marconi, Biblioteca Laurentina, IISS Cine-tv Roberto Rossellini, Cinema Madison di Grottaferrata, alla presenza di studenti e docenti delle scuole secondarie di Roma e Grottaferrata), per arrivare ai due appuntamenti alla Casa del Cinema di Roma, due giornate ancora ricche di storie e di incontri.
Accadrà nel pomeriggio di domani, sabato 22 (ore 16), che sarà tutto dedicato alle proiezioni di opere «capaci di raccontare la rarità con sensibilità e potenza narrativa», come viene detto, mentre nel pomeriggio di domenica 23 (ore 17), la cerimonia di premiazione consentirà di conoscere i vincitori nelle varie categorie di questa decima edizione di Uno Sguardo Raro. (S.B.)

L’ingresso agli eventi del 22 e 23 novembre alla Casa del Cinema di Roma sarà gratuito (con prenotazione). Per informazioni: info@unosguardoraro.org.

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Una “maratona di voci” per accendere i riflettori soprattutto sulla violenza nei confronti delle donne con disabilità

Una vera e propria “maratona di voci”, denominata “Zitta a chi?”, sarà la proposta dell’UICI per il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un appuntamento in diretta su SlashRadio pensato in particolare per accendere i riflettori sulla violenza che riguarda le donne e le ragazze con disabilità

Una vera e propria “maratona di voci”, denominata Zitta a chi?, sarà la proposta dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) per il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un appuntamento in diretta su SlashRadio pensato in particolare per accendere i riflettori soprattutto sulla violenza che riguarda le donne e le ragazze con disabilità.
Dalle 15.30 alle 18.30, dunque, si alterneranno interventi di esperte, giornaliste, scrittrici, economiste, magistrati e attiviste impegnati nella difesa dei diritti delle donne e tra gli ospiti vi saranno le giornaliste Nunzia De Girolamo, Tiziana Ferrario e Silvia Garambois, le scrittrici Elena Bonuccelli e Donatella Columbro, l’economista Azzurra Rinaldi, l’attivista e giornalista Giulia Siviero, il magistrato Fabio Roia. Accanto a loro, rappresentanti istituzionali, associazioni e soprattutto le testimonianze di donne con disabilità che hanno trovato il coraggio di raccontare la propria esperienza di violenza.
«Intendiamo accendere un faro su chi vive nella doppia ombra della disabilità e della violenza – dicono dall’UICI – e che troppo spesso viene lasciata ai margini del dibattito pubblico, delle politiche di tutela, dell’immaginario collettivo. Per dare inoltre ulteriore forza simbolica all’evento, alle 18 la facciata della nostra sede nazionale di Via Borgognona a Roma si illuminerà di rosso, sottolineando la necessità di non voltarsi dall’altra parte di fronte a ogni forma di abuso. Contemporaneamente saranno illuminate di rosso anche le nostre sedi di Milano e Catania, in abbraccio ideale da Nord a Sud. Ogni nostra sede, infine, organizzerà momenti di riflessione e ascolto con istituzioni, soci e cittadini».

«La violenza di genere – dichiara la vicepresidente dell’UICI Linda Legname – va contrastata con determinazione, senza esitazioni e senza silenzi. Troppe donne, comprese quelle con disabilità, affrontano barriere fisiche, culturali e sociali che le espongono a rischi ancora maggiori. Nessuna donna, mai, deve essere messa a tacere né lasciata sola. Come UICI ribadiamo il nostro impegno e ci uniamo alle voci che attraversano il Paese e il mondo, nel promuovere una cultura di rispetto, tutela e inclusione, lavorando al fianco di enti pubblici e organizzazioni, per prevenire, proteggere e offrire sostegno a chi trova il coraggio di chiedere aiuto».
«La giornata del 25 novembre – aggiunge – non sia solo memoria, ma azione concreta. Perché nessuna donna, mai, debba essere messa a tacere. Perché nessuna donna debba sentirsi sola nel chiedere aiuto, nel farsi ascoltare, nel vedere riconosciuti i propri diritti e la propria dignità. Continuiamo a fare luce insieme, affinché ogni donna possa vivere libera dalla paura e dalla violenza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Vincenzo Massa (vincenzo.massa@uici.it).

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I quarant’anni dell’ANGSA, che indica le linee da seguire oggi

«Indichiamo oggi due forti criticità: l’urgenza di aggiornare i regolamenti regionali per l’accreditamento dei servizi residenziali e la necessità di finanziare e condurre la ricerca in modo centralizzato»: lo ha detto il presidente dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) Marino, in occasione dell’evento celebrativo dei quarant’anni dell’Associazione Il tavolo dei relatori durante l’evento promosso alla Camera dei Deputati per i quarant’anni dell’ANGSA

4.000 Famiglie e 70 Associazioni federate con una presenza capillare in tutto il Paese. Questo è oggi l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo), Associazione Nazionale che si occupa esclusivamente di autismo. Fondata nel 1985, compie quarant’anni. Le “candeline” sono state spente nel corso di un momento celebrativo organizzato a Roma presso la Camera dei Deputati, alla presenza della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli [si legga anche la nostra presentazione dell’incontro, N.d.R.].
Auguri sono giunti anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che nel suo messaggio ha scritto tra l’altro: «In questi anni ANGSA ha saputo coniugare competenza , sensibilità e dedizione nella difesa dei diritti delle persone con disabilità relazionale».

Giovanni Marino, presidente nazionale dell’Associazione, si è assunto il compito di indicare quali sono, secondo l’Associazione, le questioni più rilevanti da affrontare nell’immediato: «La vita delle famiglie di persone con autismo – ha sottolineato – è spesso segnata da una battaglia quotidiana contro la burocrazia degli Enti, la disparità dei sistemi regionali, la carenza di professionisti qualificati nelle scuole, nella sanità e nell’ambito educativo, per il supporto alla vita degli adulti. Oggi indichiamo due forti criticità: la necessità e l’urgenza di aggiornare i regolamenti regionali per l’accreditamento dei servizi residenziali perché risultano disallineati rispetto ai princìpi di flessibilità e inclusione raccomandati. È urgente un aggiornamento di queste norme pensate con un’ottica assistenzialistica che diventano però troppo facilmente segreganti. Il secondo tema è quello della ricerca: occorre che sia finanziata e condotta in modo centralizzato, perché i fondi ad essa dedicati non possono essere parcellizzati a livello regionale. L’esperienza dei 7 milioni previsti con il relativo Decreto, divisi tra le Regioni, è stato infatti un fallimento».

L’evento ha visto la partecipazione di Vincenzo Falabella, presidente della FISH, la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie cui l’ANGSA aderisce da sempre, ed è stato l’occasione per fare il punto sulla condizione delle persone dello spettro autistico che in Italia sono circa 500.000, con un’incidenza di 1/36 nati, come detto dalla dottoressa Maria Luisa Scattoni, dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità intervenuta al dibattito. Nel nostro Paese, come nel resto del mondo, l’autismo rappresenta un’emergenza sanitaria e sociale non più eludibile o procrastinabile.

Il professor Carlo Hanau, tra i soci fondatori dell’ANGSA, oggi presidente dell’APRI (Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori), ha voluto precisare: «La storia della nostra Associazione, l’impegno quarantennale dei genitori e di tutto il mondo associativo ha contribuito a definire un perimetro legislativo di diritti avanzato che il sistema sanitario e sociale fatica però a trasformare in prassi. Persistono grandi criticità in merito a esigibilità, gestione e rifinanziamento del Fondo Autismo per la ricerca, residenzialità, inclusione scolastica e lavorativa».

Il futuro: «Siamo alla soglia di una necessità inderogabile di una rivoluzione culturale per la disabilità e per l’autismo – ha spiegato Arianna Porzi, presidente dell’ANGSA Torino -, con il passaggio da “oggetti di cura” a “soggetti di diritti”, come sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e recepito dalle nuove normative italiane (Legge 227/21 e Decreto Legislativo 62/24). È il riconoscimento al diritto fondamentale a una vita autodiretta in cui i diritti fondamentali – all’autodeterminazione, all’inclusione, a una vita piena – non sono concessioni, ma princìpi che devono essere garantiti e protetti, senza la necessità di doverli costantemente perseguire nelle aule di un tribunale. Questo riconoscimento dei diritti è il fondamento su cui costruire il vero obiettivo: permettere a ogni persona di realizzare se stessa». (L.B.)

Per ulteriori informazioni: Luca Benigni (luca.benigni@gmail.com).

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“INCinema Film Festival” continua con ostinazione, perché la cultura può e deve essere di tutti e tutte

Con piacere registriamo l’imminente avvio a Udine della terza edizione di “INCinema Film Festival”, di cui Superando è da sempre media partner, il primo festival cinematografico in Italia (e non solo) fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali. «Continuiamo con ostinazione, con fiducia e con un principio irrinunciabile – dice l’ideatore Federico Spoletti -: la cultura è di tutti, e il cinema è di tutti. E non smetteremo di ricordarlo a chi, per abitudine o convenienza, continua a dimenticarlo»

Per Superando è stato un onore e un orgoglio seguire da media partner, passo dopo passo, le prime due edizioni di INCinema Film Festival, manifestazione ideata da Federico Spoletti e diretta da Angela Prudenzi che, come abbiamo ampiamente riferito a suo tempo, si svolge sia in presenza al cinema, sia da remoto su piattaforma MYmovies One e che soprattutto offre l’opportunità di vedere dei film in sala in modalità inclusiva anche a chi non può andare regolarmente al cinema. Si tratta infatti del primo evento del genere in Italia fruibile anche dalle persone con disabilità sensoriali, che solitamente non possono partecipare ai festival cinematografici.
È quindi con piacere che registriamo l’imminente avvio della terza edizione, ciò che avverrà al Cinema Visionario di Udine (Via Fabio Asquini, 33) dal 25 novembre al 1° dicembre, tra anteprime e restauri, un omaggio a Fatma Hassouna, fotoreporter uccisa a Gaza, una mostra fotografica e l’anteprima del film Put Your Soul in Your Hand and Walk della regista iraniana Sepideh Farsi. Il tutto in attesa delle successive tappe del 2026, a Trieste (20 gennaio), Londra (marzo) e New York (aprile). Ma ci sarà tempo per parlarne.
Qui, in sede di presentazione generale del Festival, rimandando Lettori e Lettrici a questo link, per il dettaglio del programma di Udine, ricordiamo innanzitutto che nella cittrà friulana l’evento è prodotto e organizzato da SUB-TI ACCESS, in collaborazione con l’Associazione Libero Accesso, con il sostegno del Comune e il supporto della Banca di Udine, e anche in collaborazione con MYmovies One e il Cinema Visionario, oltreché avvalendosi dei patrocini della Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, di ADV (Associazione Disabili Visivi), FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie), FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ANFAMIV (Associazione Nazionale delle Famiglie delle persone con Minorazioni Visive), Aniridia Italiana, ENS Friuli Venezia Giulia (Ente Nazionale Sordi) e UICI Friuli Venezia Giulia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).
Altri partner sono BIM, la Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale, Europictures, L’Age d’Or, Wanted, MK2, Reves d’eau, la Fondazione Aquileia, Friuli Venezia Giulia Film Commission, Trieste Film Festival, la Biblioteca Joppi, l’Associazione +Cultura Accessibile e la Fondazione Friuli. Partner tecnico EARCATCH, media partner, oltre a Superando, FRED Film Radio e Radio Magica.
E a questo punto, augurando buone visioni a tutte e tutti, ben volentieri diamo spazio a quanto scritto da Federico Spoletti e Angela Prudenzi, in sede di presentazione di questa terza edizione del Festival. (S.B.)

Quando tre anni fa abbiamo immaginato INCinema, avevamo un obiettivo semplice e ambizioso allo stesso tempo: dimostrare che la magia del cinema può – e deve – essere accessibile a tutti. Creare un festival in cui anche le persone con disabilità sensoriali potessero vivere pienamente quell’esperienza speciale fatta di storie, emozioni, incontri e comunità.
Il nuovo European Accessibility Act, entrato in vigore il 28 giugno scorso, avrebbe dovuto rappresentare uno spartiacque per l’accessibilità culturale in Europa. Eppure, guardando alla situazione italiana, dobbiamo constatare con amarezza che per l’audiovisivo non è cambiato molto. Soprattutto nell’atteggiamento di una larga parte della filiera: distributori ed esercenti che continuano a ignorare la partecipazione del pubblico con disabilità sensoriali.
Alcuni grandi distributori italiani scelgono di non rispondere alle richieste di partecipazione ricevute da INCinema; altri arrivano a dire che quel pubblico “non è utile”, ostacolando i registi che desiderano invece aderire al progetto.
Difficile non rimanere colpiti da questa chiusura. Ed è triste constatare che, ancora una volta, il profitto immediato viene messo davanti ai diritti delle persone – e all’evidenza che tutti, prima o poi, diventiamo spettatori con una qualche forma di fragilità sensoriale.
La proiezione in sala non è considerata tecnicamente un servizio digitale e quindi non ricade pienamente sotto le disposizioni dell’European Accessibility Act, come se i film viaggiassero ancora in pellicola. Ma resta un fatto incontestabile: la nuova normativa europea spinge in modo inequivocabile verso una piena fruibilità dei contenuti culturali anche da parte delle persone con disabilità sensoriali. Chi oggi sceglie di ignorare questo percorso non solo rischia di restare indietro, ma contribuisce a rafforzare una cultura di esclusione.
Per fortuna, fuori dall’Italia la situazione è diversa. Il successo straordinario di INCinema a New York lo scorso anno ci ha dato l’entusiasmo per andare avanti, così come la nascita di progetti ispirati a INCinema in Belgio e Polonia. Ma anche eventi di primo piano come il Toronto International Film Festival stanno ampliando la loro programmazione accessibile, esattamente secondo i criteri che abbiamo adottato sin dalla prima edizione. Segno che la direzione è quella giusta, e che il cambiamento culturale è possibile.
Non mancano, anche in Italia, segnali positivi. Uno fra tutti, il piccolo ma grande Festival dell’Archeologia di Aquileia che ha scelto da quest’anno di rendere accessibile l’intero suo programma. Ma anche quei distributori italiani illuminati che credono nel nostro progetto e che ci hanno concesso i film – bellissimi – che compongono questa terza edizione: lungometraggi, documentari, classici restaurati e i cortometraggi (nella seconda edizione del concorso INCorto). Tutti, naturalmente, accessibili anche a chi solitamente non può andare al cinema.
Un ringraziamento a chi rende possibile tutto questo. In primo luogo il Comune di Udine, la Banca di Udine, e tutte le Associazioni delle persone con disabilità che ci sostengono e ci accompagnano. Angela Prudenzi, la nostra meravigliosa direttrice artistica, i collaboratori, sempre più numerosi, senza i quali INCinema non potrebbe esistere.
INCinema continua, con ostinazione, con fiducia e con un principio irrinunciabile: la cultura è di tutti, e il cinema è di tutti. E noi non smetteremo di ricordarlo a chi, per abitudine o convenienza, continua a dimenticarlo.
Federico Spoletti – Fondatore di INCinema

La terza edizione di INCinema, nell’anno dell’entrata in vigore della Direttiva Europea che auspica che produttori, distributori ed esercenti riconoscano con maggiore determinazione l’esistenza di pubblici con esigenze specifiche, trova ancora di più la sua ragion d’essere. Se infatti la Direttiva non può essere considerata un obbligo, resta che l’accesso alla cultura è un diritto e con esso anche la possibilità di andare al cinema.
La visione di un film richiede la comprensione di un linguaggio complesso che unisce immagine, parola, suono ed emozione per arrivare al cuore dello spettatore. Le versioni accessibili sono lo strumento capace di ampliare la possibilità del cinema di comunicare attraverso più sensi e più linguaggi.
I film si creano per gli spettatori, non fanno eccezione i titoli in programma che meritano il giudizio di tutti i pubblici perché parlano di conflitti, di crisi interiori, di problematiche esistenziali, di sentimenti e di vita, in sostanza di noi, come solo il cinema sa fare.
Film nuovissimi e opere di cineteca, a dimostrazione di un’arte che non ha mai perso la sua forza.
Angela Prudenzi – Direttrice Artistica di INCinema

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile l’approfondimento sul programma delle giornate di Udine. Nel sito del Festival è disponibile poi ogni altra notizia. Per ulteriori informazioni: Cristina Scognamillo (criscognamillo@gmail.com); Martina Tonarelli (martina.tonarelli@fred.fm).

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Edoardo Bennato per la terza edizione di “All-in Rock Concerto Integrato” a Mantova

L’Associazione Casa del Sole ha organizzato per la terza volta al Teatro PalaUnical di Mantova quello che si avvia a diventare un vero e proprio “classico”, tra le iniziative meritorie, vale a dire “All-in Rock Concerto Integrato” in cui le persone con disabilità plurime possono scegliere il proprio posto direttamente in platea e vivere un’esperienza di piena integrazione. E sul palco, il 21 novembre, vi sarà un ospite d’eccezione quale Edoardo Bennato

Associazione che opera con bambini, ragazzi e adulti con disabilità plurime sin dal 1966, la Casa del Sole di San Silvestro di Curtatone (Mantova) ha organizzato per la terza volta al Teatro PalaUnical di Mantova quello che si avvia a diventare un vero e proprio “classico”, tra le iniziative meritorie, vale a dire All-in Rock Concerto Integrato in cui le persone con disabilità plurime possono scegliere il proprio posto direttamente in platea e vivere un’esperienza di piena integrazione. «Perché – come dicono sempre dalla Casa del Sole – crediamo che la musica sia un linguaggio universale, capace di abbattere ogni barriera».
Accadrà nella serata del 21 novembre e sul palco vi sarà questa volta un ospite davvero d’eccezione, quale Edoardo Bennato, una delle voci più amate e simboliche del rock italiano. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: allinrock@casadelsole.org.

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Il Premio Bisceglia va a un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri

«Questo Premio – è stato detto – è il simbolo concreto di un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri e che racconta la realtà con profondità, verità e responsabilità»: è il Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale, della cui nona edizione si è avuta la cerimonia conclusiva a fine settembre, mentre recentemente è stato prodotto il bando per la decima edizione Il tavolo dei relatori durante la cerimonia conclusiva del 9° Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale

Da non molto è andata in archivio la nona edizione, a fine settembre, ma è già tempo della decima edizione per un’iniziativa di cui abbiamo sempre il piacere di occuparci, anche perché particolarmente cara a Superando, che nel 2020 risultò tra coloro che ricevettero una Menzione Speciale nella categoria delle Testate online. Si tratta del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale, promosso dalla Fondazione Alessandra Bisceglia ViVa Ale, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti all’Università LUMSA di Roma, e dedicato alla memoria della giovane giornalista e autrice televisiva Alessandra Bisceglia, prematuramente scomparsa a 28 anni nel 2008, in seguito ad una grave patologia legata a una rarissima malformazione vascolare congenita.

Andiamo comunque per ordine e partiamo dalla cerimonia conclusiva della nona edizione, che ha visto prevalere Greta Giglio (davanti ad Alessandra Moreschini e Libero Straquadanio), nella sezione Studenti dei Master e delle Scuole di giornalismo, mentre il premio nella sezione Giornalisti professionisti, praticanti, collaboratori, freelance è andato a Valentina Panetta (seconda Giulia Di Leo e terzo Gabriele Ragnini).
Come sempre, inoltre, la giuria ha assegnato anche due riconoscimenti speciali, andati quest’anno a Paola Springhetti e Nicola Rabbi, distintisi per la correttezza dell’informazione sulle malattie rare, per l’attenzione alla diffusione della cultura della solidarietà e per la realizzazione di servizi di spessore umano sulla disabilità.
Un premio alla memoria particolarmente sentito è stato infine attribuito ad Antonio Morelli, capo ufficio stampa di Farmindustria per 26 anni, ricordato per la sua professionalità, umanità e dedizione.

E veniamo alla decima edizione di cui, come detto, è stato pubblicato il bando. Ricordando che l’iniziativa intende come sempre valorizzare e sostenere il lavoro di giovani giornalisti e studenti delle scuole di giornalismo che si distinguano per la capacità di raccontare con competenza e umanità temi legati alla comunicazione sociale, con particolare attenzione alle malattie rare, alla ricerca scientifica, all’equità nell’accesso alle cure e alle buone pratiche di inclusione delle persone con disabilità, va detto che la partecipazione è gratuita e riservata a giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti, collaboratori, freelance e studenti di master e scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, che alla data di pubblicazione del bando non abbiano superato i 35 anni. Possono concorrervi con articoli, servizi radiofonici e televisivi, podcast, reportage multimediali, fotografie e graphic novel, pubblicati, trasmessi o diffusi dal 1° marzo 2025 al 30 aprile 2026, che sarà la data ultima per inviare la propria candidatura.
Sono previsti premi da 1.500 euro ciascuno per i vincitori delle rispettive sezioni (Studenti dei Master e delle Scuole di giornalismo e Giornalisti professionisti, praticanti, collaboratori, freelance), oltre a targhe e attestati per i secondi e terzi classificati. Sono previsti inoltre riconoscimenti speciali per le testate giornalistiche che si siano distinte nella promozione della comunicazione sociale.

«Questo Premio – sottolinea in conclusione Serena Bisceglia, presidente della Fondazione Alessandra Bisceglia Viva Ale – è il simbolo concreto di un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri, un giornalismo che sa trasformare la sofferenza in consapevolezza e la diversità in valore. In un’epoca di comunicazione rapida e spesso superficiale, vogliamo continuare a premiare chi sceglie di raccontare la realtà con profondità, verità e responsabilità». (S.B.)

Le candidature per il 10° Premio Bisceglia dovranno essere inviate entro il 30 aprile 2026, come detto, all’indirizzo premioalessandrabisceglia@fondazionevivaale.org, secondo le modalità indicate nel bando ufficiale, disponibile insieme alla scheda di partecipazione a questo link. Per altre informazioni: premioalessandrabisceglia@fondazionevivaale.org.

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Preoccupazione per il ruolo della famiglia nella redazione del Piano Educativo Individualizzato

«Siamo preoccupati – scrivono dal Gruppo Puzzle, Gruppo di Competenze per le Persone con Disabilità nella Provincia di Pesaro-Urbino, rivolgendosi direttamente al ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara – per l’uso della piattaforma SIDI ai fini della compilazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e in particolare per il fatto che le famiglie non siano adeguatamente coinvolte nella stesura del documento»

Ci rivolgiamo direttamente al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, come Gruppo Puzzle, Gruppo di Competenze per le Persone con Disabilità nella Provincia di Pesaro-Urbino, che coinvolge famiglie, associazioni, legali, insegnanti ed educatori.
Siamo preoccupati per l’uso della piattaforma SIDI ai fini della compilazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e vorremmo esprimere alcune nostre motivate perplessità.
In particolare, ci preoccupa il ruolo della famiglia nella redazione del PEI. Purtroppo, è una pratica frequente che le famiglie non siano adeguatamente coinvolte nella stesura del documento, nonostante la loro importanza per un’inclusione fruttuosa degli alunni e delle alunne con disabilità. La piattaforma SIDI, così come è strutturata, non facilita infatti la partecipazione attiva della famiglia e marginalizza il suo ruolo, limitando la partecipazione stessa alla sola Area 1 e all’approvazione del documento.
Un PEI ben fatto non prende meno di dieci ore di lavoro di tutto il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione). Lo chiediamo da oltre cinque anni: è importante che sia proposta una formazione non solo per qualcuno, tanto meno per il solo insegnante su posto di sostegno (che non ha di certo una delega in appalto), ma per tutto il GLO, tutti gli insegnanti della classe e anche le famiglie, perché siano coinvolti come membri co-partecipanti e concordi alla redazione di un documento così importante, pur nel rispetto delle Aree di competenza, come previste da modello.

L’inclusione, lo ricordiamo a tutti noi, è un momento importante di crescita civica esistenziale che non solo facilita l’alunno o l’alunna con disabilità, ma crea i presupposti per la società del futuro in maniera bi-univoca. Chiediamo dunque che il Ministero apporti eventuali correttivi per garantire la partecipazione attiva della famiglia in tutte le fasi della redazione del PEI, compresa la fase preparatoria e formativa. È importante che il GLO sia formato e coinvolto nella stesura del documento, e che la famiglia sia considerata come un membro co-partecipante e concorde. La famiglia è infatti la principale fonte di tutte le informazioni a vantaggio dell’alunno/alunna con disabilità, e la partecipazione di essa è essenziale per garantire un’inclusione efficace.

La piattaforma SIDI, così come è presentata, e così come è a nostra conoscenza, pur fornendo alcuni elementi importanti di protezione dei dati e di visione degli stessi, tramite SPID e CIE, non fornisce un incremento e un facilitatore a quanto finora trattato. La famiglia che visiona una traccia a cui non partecipa direttamente, se non per l’Area 1, è chiamata a sostenere eventuali altri interventi, ad esempio di Area 5 e Area 6, soltanto in forma mediata e questo non facilita la redazione congiunta e il rapporto vivo e vivificante di cui necessita un documento maturo prodotto da un GLO maturo. E di cui l’alunno o l’alunna con disabilità ha diritto.
Certo ci sono e ci saranno certamente famiglie che faranno fatica a partecipare, a metabolizzare la propria situazione e a non comprendere la necessità, ma è importante che la Scuola abbia contezza del punto di arrivo, proponendo un corretto punto di partenza. Anche con una certa mens profetica.

A nostro parere, la piattaforma SIDI non facilita un confronto necessario per l’elaborazione concorde del documento e marginalizza la famiglia, tradendo la sostanza e i fondamenti della normativa sull’inclusione e la preziosa Redazione Congiunta che ispirò il Legislatore sin dal 1994.
Sarebbe assai fecondo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito, così sensibile all’ineludibile apporto della famiglia, possa sostenere quei correttivi necessari affinché non ci si incammini in un punto di non ritorno che lederebbe gravemente l’inclusione e chiuderebbe la scuola in un “monadismo prassico ed istituzionale”.
È importante quindi che il Ministero comunichi a tutte le Scuole, a tutti gli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali, che con l’uso della piattaforma SIDI, gli incontri del GLO non sono aboliti, e che, nel contempo, siano mantenuti, dovuti ed incrementati gli incontri necessari durante tutte le fasi della costruzione del PEI, in quanto il confronto proficuo determina l’effettiva espressione del progetto educativo-didattico.
Come sarebbe altresì fruttuoso che tale comunicazione fosse scrupolosamente messa in atto da tutti gli Istituti Scolastici, con una rinnovata attenzione alla partecipazione attiva della famiglia, ripetiamo, non solo in fase approvativa del documento, ma anche in fase preparatoria e, volendo puntare in alto – ma la Scuola è qui anche per una visione – ad una concorde e coinvolgente fase formativa di tutto il GLO. Perché il PEI sia un modello da co-redigere e non un adempimento burocratico o modulistico che lo renderebbe e lo involverebbe in una vera e propria barriera.

*Coordinamento Puzzle di Competenze per le Persone con disabilità nel territorio di Pesaro Urbino (info-puzzle@enarche.it). I contenuti del presente contributo coincidono con quelli di una lettera inviata dal Gruppo al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, al capo della Segreteria del Ministero Algina Ferrara, al segretario particolare del Ministro Stefano Bolognini e, per conoscenza, al sottosegretario al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti, a Donatella D’Amico della Direzione Ufficio Scolastico della Regione Marche e all’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità.

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Il rapporto tra comunicazione e disabilità: un incontro a Cagliari

Approfondire le relazioni tra comunicazione e disabilità, sia dal punto di vista del linguaggio giornalistico e mediatico, sia sotto il profilo dell’accessibilità comunicativa da parte delle Istituzioni e degli Enti Pubblici: è l’obiettivo del seminario del 21 novembre a Cagliari, denominato “Non solo parole. Il rapporto tra comunicazione e disabilità”, organizzato dall’Associazione RP Sardegna, in collaborazione con l’Associazione Stampa Sarda e con il Gruppo Giornalisti Uffici Stampa della Sardegna

Organizzato da RP Sardegna (Associazione Ciechi, Ipovedenti e Retinopatici Sardi), in collaborazione con l’Associazione Stampa Sarda e con il Gruppo Giornalisti Uffici Stampa della Sardegna, oltreché con il sostegno della FISH Sardegna (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), si terrà nel pomeriggio del 21 novembre a Cagliari (Caesar’s Hotel, ore 14.30-18.30) il seminario denominato Non solo parole. Il rapporto tra comunicazione e disabilità durante il quale verranno affrontate varie tematiche legate alla comunicazione sulle disabilità e verso le persone con disabilità, con la partecipazione di giornalisti, assistenti sociali ed esperti sulla comunicazione di rilievo nazionale, avvalendosi anche di collegamenti in streaming.
«Accreditato per la formazione continua dei giornalisti e degli assistenti sociali – spiegano i promotori – questo incontro intende approfondire le relazioni tra comunicazione e disabilità, sia dal punto di vista del linguaggio giornalistico e mediatico, sia sotto il profilo dell’accessibilità comunicativa da parte delle Istituzioni e degli Enti Pubblici». (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro che si avvarrà del servizio di sottotitolazione in tempo reale. Per ogni ulteriore informazione: rpsardegnainformazioni@gmail.com.

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Riconoscere l’ADHD: trasformare una sfida in opportunità

«Con i lavori di questa giornata, vogliamo mostrare cosa trasforma una sfida in opportunità, in tema di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività)»: a dirlo è Patrizia Stacconi, presidente dell’AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD), presentando il convegno a partecipazione gratuita, denominato “Riconoscere l’ADHD: trasformare una sfida in opportunità”, organizzato per il 22 novembre presso l’Università Federico II di Napoli Disegno che raffigura una persona con ADHD

«Con i lavori di questa giornata, vogliamo mostrare cosa trasforma una sfida in opportunità, in tema di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività): prima di tutto l’ADHD va individuato il più precocemente possibile e la valutazione è senz’altro una sfida. Subito dopo, la presa in carico terapeutica appropriata diventa l’opportunità di fare emergere le potenzialità della persona verso il raggiungimento di obiettivi di benessere, qualità della vita personale, sociale di istruzione e lavorativa. L’obiettivo di questo convegno, dunque, insieme ai professionisti competenti con esperienza in ambito di ADHD, è quello di dare un quadro dei principali elementi di tale percorso»: così Patrizia Stacconi, presidente dell’AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD), presenta il convegno a partecipazione gratuita, denominato Riconoscere l’ADHD: trasformare una sfida in opportunità, organizzato per il 22 novembre a Napoli dall’AIFA stessa (Aula Magna “Gaetano Salvatore”, Edificio 21 dell’Università Federico II, Via Sergio Pansini, 5, ore 9), con il patrocinio morale della Scuola di Medicina dell’Ateneo ospitante e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II.

L’evento si rivolgerà a familiari e adulti con ADHD, a studenti, insegnanti di ogni ordine e grado, psicologi/psicoterapeuti, pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, psichiatri/neuropsichiatri, specializzandi, figure educative in tutti gli àmbiti della vita sociale, dell’istruzione, della formazione e dell’università e in generale a chiunque altro sia interessato al disturbo da deficit di attenzione e iperattività). (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’evento che sarà, come detto, a partecipazione gratuita, ma previa iscrizione tramite questo link. A quest’altro link è disponibile invece una scheda sull’AIFA e sulla prevalenza dell’ADHD in Italia e Campania. Per ogni ulteriore informazione: ufficio.stampa@associazioneaifa.it (Francesca Mezzelani).

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Tecnologia NFC e inclusione: quando gli ambienti diventano “parlanti”

C’è una tecnologia, semplice, economica e già presente in quasi tutti gli smartphone e tablet, che può trasformare ogni scuola, centro educativo o servizio in un luogo capace di “comunicare” in modo immediato e multimodale: è l’NFC, la stessa tecnologia che si usa per tanti pagamenti tramite un terminale POS. Applicata all’educazione e all’inclusione diventa un ponte tra ambiente fisico e materiali digitali personalizzati. Marco Pontis ci spiega come

Negli ultimi anni parliamo molto di ambienti inclusivi, di UDL (Universal Design for Learning [“Progettazione universale per l’apprendimento”, N.d.R.]) e di come rendere gli spazi e i contesti di apprendimento davvero accessibili per tutti e tutte. Ma c’è una tecnologia, semplice, economica e già presente in quasi tutti gli smartphone e tablet, che può trasformare ogni scuola, centro educativo o servizio in un luogo capace di “comunicare” in modo immediato e multimodale: è l’NFC (Near Field Communication, ossia “Comunicazione di prossimità”), la stessa tecnologia che usiamo per i pagamenti contactless*. Applicata all’educazione e all’inclusione diventa un ponte tra ambiente fisico e materiali digitali personalizzati. Basta avvicinare infatti il proprio device (smartphone, tablet ecc.) a un piccolo tag, per attivare contenuti visuali, audio, video o strumenti educativi immediatamente utili alla persona.
Non serve connessione, non servono app complicate: serve soltanto una visione inclusiva.

L’ambiente che “parla”
Per molte persone (studenti con disturbo dello spettro autistico, bambini con disturbi dell’attenzione, persone con disabilità cognitive, utenti stranieri, adulti o anziani con difficoltà di comprensione o in situazioni di fragilità), l’ambiente può risultare complesso, ambiguo, difficile da decodificare. Con i tag NFC possiamo trasformare ogni punto dello spazio in un nodo educativo:
° La porta dell’aula può attivare una storia sociale con le regole di comportamento.
° Il banco di lavoro può fornire una scomposizione visiva del compito.
° Un armadio può offrire la checklist dei materiali da preparare.
° Un poster può avviare un video esplicativo o un messaggio audio rassicurante.
° Una postazione può attivare una tabella di CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), per facilitare la comunicazione immediata.
° Una tavola sinottica può richiamare elementi di realtà aumentata per potenziare l’apprendimento multisensoriale.
In questo modo l’ambiente non è solo accessibile: diventa proattivo, capace di mediare, capace di guidare. Ma, soprattutto, l’ambiente diventa amichevole: ogni luogo “racconta” cosa accade lì, rendendo la scuola e i servizi educativi più prevedibili, accessibili e comprensibili per tutti.

La potenza degli NFC nei contesti educativi e di cura
Immediatezza e zero apprendimento tecnico
Ma perché gli NFC sono così potenti nei contesti educativi e di cura? L’utente deve solo avvicinare il proprio device: non occorre cercare file, aprire app, ricordarsi passaggi. L’azione è naturale, intuitiva e veloce. Questo riduce il carico cognitivo ed elimina la barriera tecnologica.

Multimodalità e UDL
Ogni tag può attivare la forma comunicativa più utile alla persona: audio, video, immagini, testo semplificato, CAA. Ciò permette di offrire percorsi differenziati dentro lo stesso ambiente, senza etichette né stigmi. È un principio cardine dell’Universal Design for Learning: progettare per la variabilità non per la media.

Personalizzazione infinita
Il contenuto collegato ad ogni tag è modificabile: questo significa che lo stesso tag può cambiare funzione nel tempo, adattandosi all’evoluzione dell’utente.
La tecnologia non è statica: cresce insieme alla persona.

Gestione dell’ansia e prevedibilità
Rendere esplicito e accessibile ciò che nell’ambiente potrebbe creare incertezza aiuta a ridurre lo stress. Per molti utenti, avere una guida immediata aumenta la partecipazione e la serenità.
La prevedibilità è un principio di giustizia educativa.

Connessione tra spazio fisico e memoria visiva
Il tag diventa un ancoraggio: ricordo, routine, competenza. Alcuni studenti iniziano a orientarsi meglio proprio perché ogni luogo rimanda a un contenuto coerente.
È una struttura stabile che sostiene l’autonomia.

Cosa si può attivare con un semplice tag NFC?
° Checklists (preparare lo zaino, igiene personale, materiali per un laboratorio, materiali necessari per svolgere un lavoro specifico).
° Task Analysis e scomposizioni visive, passo dopo passo (step-by-step).
° Storie sociali personalizzate in formato audio, video o immagini.
° Tabelle di CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa), rapide e sempre disponibili.
° Video modeling per apprendere comportamenti, routine o autonomie.
° Percorsi in realtà aumentata per attività didattiche multisensoriali.
° Glossari visivi per studenti non italofoni, anche con audio.
° Messaggi di autoregolazione emotiva (audio calmo, indicazioni, strategie).
° Micro-lezioni registrate dall’insegnante o dall’educatore.
° Istruzioni per la sicurezza o per l’autonomia nella gestione degli spazi.
Ogni tag può contenere un mondo: sta a noi immaginare quali mondi creare.

Esempi dai contesti educativi
La scuola primaria inclusiva
Nella zona dei materiali di arte, uno studente può avvicinare lo smartphone e trovare:
° elenco illustrato dei materiali,
° video su come si puliscono i pennelli,
° timer visivo incorporato.
Meno richiami, più autonomia reale.

Il centro per l’autonomia
Vicino alla lavatrice, un tag attiva una serie di immagini: separare colori, inserire detersivo, scegliere programma, svuotare. È un modo per trasformare un compito complesso in un percorso prevedibile, ripetibile e affrontabile in autonomia.

La biblioteca scolastica
Sui tavoli:
° guida visiva alle norme della biblioteca,
° audioguide in più lingue,
° indicazioni su come restituire i libri.
L’ambiente diventa plurilingue e interculturale senza bisogno di ulteriori dispositivi.

L’aula per il lavoro in piccoli gruppi
Ogni scaffale “parla”: routine del mattino, calendario visivo, regolamento semplificato, materiali di autoregolazione. L’aula diventa una mappa dinamica delle possibilità.

L’inclusione non è un intervento, è una progettazione. È pensare gli spazi come mediatori pedagogici. È costruire contesti che diventano intelligenti, gentili, prevedibili.
L’NFC non è la tecnologia del futuro: è una tecnologia del presente, spesso già nelle nostre tasche. Il passo successivo è usarla per tutti, non solo per chi ne ha strettamente bisogno. Perché l’accessibilità non è un optional: è un diritto.

In conclusione
L’NFC ci permette di immaginare ambienti capaci di:
° offrire supporti immediati,
° guidare l’autonomia,
° ridurre le barriere,
° sviluppare competenze,
° sostenere l’inclusione,
° potenziare l’apprendimento multisensoriale.
È un ponte invisibile tra ciò che lo spazio è e ciò che può diventare. La tecnologia è solo uno strumento. L’inclusione è la visione. E noi, come educatori, siamo gli “artigiani” di questa visione.

*I pagamenti “contactless” sono transazioni rapide che utilizzano la tecnologia NFC per trasferire dati di pagamento tra una carta o un dispositivo mobile e un terminale POS a breve distanza, senza contatto fisico.
**Formatore, autore e instructional designer presso il Centro Studi Erickson di Trento, docente di Pedagogia e Didattica Speciale presso l’Università degli Studi di Perugia e Bolzano, di Didattica Inclusiva, Politiche e Prassi Didattiche presso l’Università LUMSA di Roma.

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A Novi Ligure un tuffo speciale nell’inclusione

Il 23 novembre a Novi Ligure (Alessandria) vi sarà un nuovo appuntamento con “Subacquea Zero Barriere” di HSA Italia, l’Associazione Nazionale Attività Subacquee e Natatorie per Persone con Disabilità. Si tratta di un programma di eventi che ormai da molti anni, in Italia e all’estero, costituisce un potente strumento di inclusione sociale, abbattendo barriere e unendo persone con e senza disabilità in un contesto di uguaglianza e rispetto reciproco Immagine di repertorio di un evento in piscina promosso da HSA Italia

Sarà nella mattinata del 23 novembre, presso la Piscina Aquarium di Novi Ligure, in provincia di Alessandria (Via Fratelli Rosselli, ore 9.30) il nuovo appuntamento con Subacquea Zero Barriere di HSA Italia (Handicapped Scuba Association International), l’Associazione Nazionale Attività Subacquee e Natatorie per Persone con Disabilità. Si parla di un programma di eventi che ormai da molti anni, in Italia e all’estero, costituisce un potente strumento di inclusione sociale, abbattendo barriere e unendo persone con e senza disabilità in un contesto di uguaglianza e rispetto reciproco.
«Sarà un nuovo tuffo speciale nell’inclusione – dicono i promotori – con attività gratuite di immersione subacquea, snorkeling e nuoto. Per i partecipanti, con o senza disabilità, si realizzerà dunque un desiderio, ossia la voglia di esserci e di tuffarsi in acqua per scoprire un’attività affascinante come la subacquea».

L’evento è organizzato dall’Associazione Passione d’Amare di Novi Ligure, in collaborazione, naturalmente, con HSA Italia, oltreché con il supporto dell’Associazione Luminas, dell’AEOP (Associazione Europea Operatori Polizia), di Sub Novara Laghi, Onda Sub e Aquarium Nuoto.
Appassionato subacqueo fin da bambino, formatore HSA con molti anni di esperienza nel settore, il presidente di Passione d’Amare, Sergio Cetti, commenta: «È importante questo evento che vede insieme diverse realtà del mondo associativo con le scuole HSA, per lanciare un bel messaggio di inclusività e solidarietà alla comunità, in linea con gli obiettivi che HSA Italia sviluppa da tempo sul territorio. Ad accompagnare in acqua i partecipanti, insieme al sottoscritto, saranno gli istruttori e le guide HSA della nostra Associazione, ma anche di Sub Novara Laghi e di Onda Sub, un insieme unico di persone che mettono a disposizione competenze e professionalità con un forte senso di altruismo. Ed è grazie a loro che avviene il momento magico dell’entrata in acqua e sott’acqua dei partecipanti, un momento che fa scattare la gioia, le emozioni nei neofiti subacquei e che ripagano tutti con i loro sorrisi».

Testimonial d’eccezione dell’appuntamento sarà Maurizio Lo Bartolo, subacqueo HSA, persona con disabilità visiva e caro amico di Sergio Cetti, che sottolinea: «Quando mi immergo il mare mi avvolge, mi protegge e mi porta con sé nella sua immensità. Mentre scendo nelle profondità, sento su di me la sua spinta. Vedo la flora, la fauna, i relitti che mi circondano con il solo tocco delle mani dove passano le correnti del pensiero, le emozioni, la dimensione delle cose. Mi faccio cullare dal movimento delle acque per viverlo appieno con le sue meraviglie sommerse. Per me è un percorso di esperienze uniche, continue, di condivisioni con tanti amici e compagni di immersione in contesti inclusivi, gioiosi e divertenti e poi tutti insieme si finisce sempre davanti a un buon piatto di pesce condividendo i piaceri della tavola in amicizia». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Patrizia De Santo (patrizia@patriziadesantopr.it).

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I bambini e le bambine con disabilità sono sempre “i più vulnerabili tra i vulnerabili”

«I bambini più piccoli, quelli con disabilità e quelli che vivono in situazioni di crisi sono particolarmente vulnerabili»: lo si legge nel rapporto “La condizione dell’infanzia nel mondo 2025: porre fine alla povertà dei bambini – Il nostro imperativo comune”, pubblicato dall’UNICEF oggi, 20 novembre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, documento che analizza anche la situazione di 37 Paesi ad alto reddito © UNICEF

«I bambini più piccoli, quelli con disabilità e quelli che vivono in situazioni di crisi sono particolarmente vulnerabili»: è quanto emerge con chiarezza dal rapporto La condizione dell’infanzia nel mondo 2025: porre fine alla povertà dei bambini – Il nostro imperativo comune, pubblicato dall’UNICEF oggi, 20 novembre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, documento secondo il quale più di 1 bambino su 5 nei Paesi a basso e medio reddito, ovvero 417 milioni, si trova in condizioni di grave deprivazione in almeno due aree fondamentali per la sua salute, il suo sviluppo e il suo benessere.
«I bambini e le bambine che crescono in condizioni di povertà e sono privati di beni essenziali come una buona alimentazione, servizi igienici adeguati e una casa – commenta Catherine Russell, direttrice generale dell’UNICEF – subiscono conseguenze devastanti per la loro salute e il loro sviluppo». «Ma non deve essere per forza così – aggiunge -: quando infatti i Governi si impegnano a porre fine alla povertà dei bambini attuando politiche efficaci, possono aprire un mondo di possibilità».

I tassi più elevati di povertà multidimensionale tra i bambini secondo il rapporto dell’UNICEF, si concentrano segnatamente nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale, ma colpisce, nel documento, anche quanto emerge dall’analisi su 37 Paesi ad alto reddito secondo cui, in essi, circa 50 milioni di bambini/bambine vivono in condizioni di povertà monetaria relativa, il che significa che il loro nucleo familiare ha un reddito significativamente inferiore rispetto alla maggior parte degli altri. Sebbene poi tra il 2013 e il 2023 in quei 37 Paesi la povertà sia diminuita in media del 2,5%, in molti casi i progressi hanno subìto una battuta d’arresto o addirittura un’inversione di tendenza. In Francia, Svizzera e Gran Bretagna, ad esempio, la povertà dei bambini/bambine è aumentata di oltre il 20%.

Sull’Italia si sofferma Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia: «Nel nostro Paese il tasso di povertà monetaria relativa dei bambini/bambine era circa al 25% fra il 2013 e il 2018, sceso al 23,2% nel 2023. Gli standard di vita fra il 2018 e il 2023 sono migliorati dell’8,6%, mentre la povertà di reddito relativa è migliorata del 5,3%. Nel 2024 i bambini/bambine nel nostro Paese che vivevano in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale erano il 5,7%, un dato in forte calo rispetto al 2015. Tuttavia, nel 2022 il 32,9% dei ragazzi/ragazze di 15 anni in Italia non disponeva di una stanza per sé».

Il rapporto dell’UNICEF, va anche sottolineato in conclusione, arriva in un momento in cui molti Governi in tutto il mondo stanno riducendo gli aiuti esteri. In tal senso, secondo «The Lancet», i tagli agli aiuti allo sviluppo potrebbero «causare la morte di 4 milioni e mezzo di bambini/bambine sotto i 5 anni entro il 2030». Allo stesso tempo, recenti stime dell’UNICEF mostrano che i tagli potrebbero lasciare ulteriori 6 milioni di bambini fuori dalla scuola entro il prossimo anno. (S.B.)

A questo link è disponibile (in inglese) il testo integrale del rapporto UNICEF, a quest’altro link una sintesi di esso in italiano. Qui, infine, è disponibile (in inglese) un’analisi sulla povertà dei bambini/bambine nei Paesi ad alto reddito. Per altre informazioni: press@unicef.it.

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Un ponte per l’inclusione tra Italia e Cina

«Questo incontro non è stato un semplice atto formale, ma un momento di confronto essenziale per ribadire che i diritti e l’inclusione delle persone con disabilità sono una priorità globale che trascende i confini nazionali»: così il presidente della Federazione FISH Falabella commenta l’incontro con una delegazione istituzionale della Provincia cinese del Fujian, che nella propria tappa di Roma ha visitato appunto la sede della stessa FISH Un’immagine riguardante la visita della delegazione istituzionale della Provincia cinese di Fujian alla sede di Roma della FISH

«Abbiamo accolto con grande interesse questa visita, per un incontro che non è stato un semplice atto formale, ma un momento di confronto essenziale per ribadire che i diritti e l’inclusione delle persone con disabilità sono una priorità globale che trascende i confini nazionali»: così Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), commenta il recente incontro volto a confrontarsi sui temi dell’inclusione e della tutela dei diritti delle persone con disabilità, con una delegazione istituzionale della Provincia cinese del Fujian, che nella propria tappa di Roma ha visitato appunto la sede della stessa FISH.

Oltre a Falabella, hanno partecipato Giampiero Griffo, presidente della RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo) e membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International) e Luisella Bosisio Fazzi, componente del Consiglio dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, e l’occasione è stata propizia per avviare uno scambio di buone pratiche e di esperienze tra l’Italia e la provincia del Fujian. Al centro della discussione in particolare i modelli di welfare inclusivo, le politiche di integrazione lavorativa e le strategie per garantire l’accessibilità universale.
Dal canto loro, i rappresentanti della FISH hanno illustrato le attività e iniziative della Federazione, sottolineando il ruolo cruciale della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità come faro guida. Particolare enfasi è stata posta su sfide molto attuali, come l’inclusione scolastica e i progetti di vita indipendente.

La delegazione cinese ha mostrato vivo interesse per l’esperienza italiana, in particolare per i modelli di partecipazione associativa e per le attività di advocacy che la FISH svolge nei confronti del Governo e del Parlamento.
E in conclusione si può dire che il confronto abbia senz’altro aperto la strada all’ipotesi di future sinergie. (Rachele Anziutti)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Formazione per la Polizia Locale di Rimini sui disturbi dello spettro autistico

Ha preso il via in questi giorni il ciclo formativo denominato “Disturbi dello spettro autistico nell’arco della vita”, organizzato dall’Associazione Rimini Autismo, in collaborazione con il Comune della città romagnola e con l’AUSL Romagna, iniziativa rivolta agli agenti della Polizia Locale Un gruppo di agenti della Polizia Locale di Rimini con Alessandra Urbinati, presidente dell’Associazione Rimini Autismo, il sindaco della città Jamil Sadegholvaad, il comandante della Polizia Locale Andrea Rossi e altri genitori di Rimini Autismo

Si è svolto in questi giorni il primo incontro del ciclo formativo denominato Disturbi dello spettro autistico nell’arco della vita, organizzato da Rimini Autismo, in collaborazione con il Comune della città romagnola e con l’AUSL Romagna, iniziativa rivolta alla Polizia Locale di Rimini. Aperto ufficialmente alla presenza del sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad e del comandante della Polizia Locale Andrea Rossi, l’incontro stesso si è tenuto presso la sede del Comando in Via della Gazzella.
Agenti e rappresentanti di Rimini Autismo hanno dunque avuto l’occasione di confrontarsi su molteplici temi, dall’esperienza quotidiana delle persone con disturbo dello spettro autistico agli scenari d’interazione sul territorio, fino alla condivisione di suggerimenti e spunti per migliorare l’accoglienza e l’intervento da parte delle forze dell’ordine.
«La ragione che ha mosso l’iniziativa – spiegano dall’Associazione promotrice – è che il numero crescente di diagnosi di disturbo dello spettro autistico rende sempre più probabile incontrare persone autistiche nella quotidianità: per strada, nei supermercati, sui mezzi e negli uffici pubblici e in molti altri contesti. Per questa ragione abbiamo ritenuto fondamentale offrire ai professionisti che operano sul territorio strumenti utili per riconoscere e comprendere meglio le caratteristiche delle persone autistiche, favorendo interventi adeguati e rispettosi».

La proposta formativa è stata accolta con grande disponibilità dal Comando della Polizia Locale e complessivamente al ciclo di formazione prenderanno parte 30 agenti.
«Sono convinto – ha affermato per l’occasione il sindaco Jamil Sadegholvaad – che iniziative come questa contribuiscano a costruire una Rimini migliore: una comunità più forte, più consapevole e capace di sostenersi. Formarsi per comprendere meglio l’autismo significa infatti offrire attenzione, rispetto e strumenti adeguati anche ai ragazzi e alle ragazze che necessitano di un supporto più mirato. È un progetto di cui parlavamo da tempo e sono felice che oggi abbia preso forma. Sono certo che questo percorso avrà un seguito e continuerà a crescere».

Dopo il primo incontro del 18 novembre, dunque, le ulteriori giornate ci saranno il 20 e 27 novembre per la parte medico-scientifica, con Serenella Grittani, dirigente del Centro Autismo AUSL di Rimini e alcune persone con disturbo dello spettro autistico, e il 25 novembre, con le famiglie di Rimini Autismo.
«Con questo percorso formativo – sottolinea una soddisfatta Alessandra Urbinati, presidente dell’Associazione – compiamo un passo importante verso un territorio più attento e preparato. La crescente presenza di persone con autismo nel tessuto sociale richiede infatti competenze specifiche, ma soprattutto sensibilità e capacità di ascolto. La collaborazione con il Comune, l’AUSL Romagna e la Polizia Locale dimostra che le Istituzioni possono fare squadra per costruire una comunità davvero inclusiva. Per le famiglie che rappresentiamo, sapere che gli agenti scelgono di formarsi per comprendere meglio i nostri figli è un segnale importante che rafforza la fiducia e il senso di sicurezza».

Il progetto, va detto in conclusione, è nato a Rimini, ma sono già presenti i presupposti per estenderlo ai Comuni degli altri Distretti della Provincia, con alcuni dei quali Rimini Autismo ha già avviato un lavoro preliminare. Il tutto allo scopo di rendere questa formazione accessibile e omogenea sull’intero territorio provinciale. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Marzia Mecozzi (m.mecozzi@audiotre.com).

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Autodeterminazione, Diritti, Persone con Disabilità e Progetto di Vita. Una Riforma necessaria

In collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Cagliari e con il patrocinio del Tribunale di Cagliari, l’ABC Sardegna (Associazione Bambini Cerebrolesi) ha promosso per il 21 novembre nel capoluogo sardo l’importante seminario sul tema “Autodeterminazione, Diritti, Persone con Disabilità e Progetto di Vita. Una Riforma necessaria”

In collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Cagliari e con il patrocinio del Tribunale di Cagliari, l’ABC Sardegna (Associazione Bambini Cerebrolesi) ha promosso per il pomeriggio del 21 novembre nel capoluogo sardo (Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Cagliari, Piazza Repubblica, ore 15.30), l’importante seminario sul tema dell’autodeterminazione, dei diritti delle persone con disabilità e del Progetto di Vita, intitolato appunto Autodeterminazione, Diritti, Persone con Disabilità e Progetto di Vita. Una Riforma necessaria.
«L’obiettivo dell’incontro – spiegano dall’ABC Sardegna – è esaminare le prospettive di riforma necessarie per garantire pienamente l’autonomia delle persone con disabilità, mettendo il Progetto di Vita al centro delle politiche. A confermare inoltre la rilevanza nazionale e l’attualità del dibattito, il seminario vedrà l’intervento in collegamento da Roma della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli».

Oltre dunque a Locatelli, parteciperanno Giorgio Latti, magistrato e presidente della Sezione Civile del Tribunale di Cagliari, Daniele Piccione, avvocato e consigliere parlamentare del Senato della Repubblica, Francesca Palmas, responsabile del Centro Studi dell’ABC e Marco Espa, presidente della Federazione ABC Italia.
Saranno inoltre presenti i rappresentanti delle Istituzioni regionali sarde, con gli interventi di Francesca Piras, dirigente delle Politiche Sociali nell’Assessorato Regionale alla Sanità e alle Politiche Sociali e Marika Batzella della Direzione Regionale Servizio Interventi Integrati alla Persona, Politiche. Si attende anche la conferma della partecipazione della presidente della Regione Alessandra Todde.
L’apertura dei lavori, infine, sarà affidata ai saluti istituzionali di Vincenzo Amato, presidente del Tribunale di Cagliari e Matteo Pinna, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari.

Il cuore del seminario sarà segnatamente l’analisi del Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), il più significativo tra quelli prodotti in attuazione della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità.
«Questo Decreto – sottolinea Daniele Piccione – è il più significativo della Legge Delega perché disciplina il Progetto di Vita, istituto che segna una svolta nel riconoscimento dei diritti».
Per Francesca Palmas, il Progetto di vita «restituisce alla persona un ruolo di co-decisore del proprio percorso», sostenuto da strumenti come il budget di progetto. «La relativa Riforma – aggiunge – adotta l’approccio bio-psico-sociale, basato sulla classificazione ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, prodotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.], e promuove la semplificazione amministrativa, la domiciliarità, la vita indipendente e i processi di deistituzionalizzazione, nel rispetto dei princìpi dell’Universal Design».
«Attualmente – conclude Palmas – la Riforma è in sperimentazione in 20 Province italiane, tra cui Sassari, e sarà pienamente operativa dal 1° gennaio 2027». (S.B.)

L’evento sarà a ingresso gratuito. Per ogni ulteriore informazione: info@abcsardegna.org.

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