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I 28 emendamenti presentati dalla Federazione FISH al Disegno di Legge di Bilancio

Garanzia di risorse stabili e continuative, sostegno concreto ai caregiver familiari, realizzazione di un sistema integrato di servizi di prossimità, rafforzamento della governance delle politiche sulla disabilità, abbandonando la logica emergenziale o assistenzialistica e investendo in modo strutturale in autonomia, partecipazione e pari opportunità: sono le linee su cui si articolano i 28 emendamenti presentati dalla Federazione FISH al Disegno di Legge per il Bilancio 2026

Sono quattro le direttrici strategiche su cui si articolano i 28 emendamenti presentati dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) al Disegno di Legge per il Bilancio 2026 (AS 1689), all’insegna di un preciso messaggio lanciato dal presidente della Federazione Vincenzo Falabella, secondo il quale «le persone con disabilità e le loro famiglie non possono continuare a essere marginali nei processi di programmazione economica nazionale. È necessario infatti un cambio di paradigma che metta l’inclusione, l’autonomia e la dignità al centro dello sviluppo del Paese».

Nel documento depositato dalla FISH presso la Commissione Bilancio del Senato (disponibile integralmente a questo link), i vari emendamenti richiesti, come viene sottolineato, «puntano a garantire risorse strutturali, adeguate e continuative per sostenere politiche pubbliche realmente orientate alla piena realizzazione personale, all’autonomia e all’inclusione sociale, lavorativa e comunitaria delle persone con disabilità e delle loro famiglie».

Quattro, come accennato inizialmente, le direttive strategiche del documento, vale a dire innanzitutto «la garanzia di risorse stabili e continuative per politiche e interventi finalizzati alla piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita economica e sociale, attraverso percorsi personalizzati di inclusione lavorativa, formativa e comunitaria». Gli emendamenti presentati, infatti, «prevedono il potenziamento dei fondi per l’inclusione attiva, la vita indipendente e l’accessibilità universale ai servizi».
Viene poi chiesto «sostegno concreto ai caregiver familiari, con il riconoscimento del loro ruolo fondamentale nel sistema di welfare, da assicurare con strumenti economici, previdenziali e di conciliazione vita-lavoro che ne valorizzino la funzione di cura e di accompagnamento quotidiano».
E ancora, «la realizzazione di un sistema integrato di servizi di prossimità, capace di rispondere in modo personalizzato e tempestivo ai bisogni delle persone e delle famiglie nei territori, promuovendo la permanenza della persona nel proprio contesto di vita e la deistituzionalizzazione».
Infine, «un rafforzamento della governance delle politiche sulla disabilità, attraverso la stabilizzazione di sedi di confronto strutturato e partecipato con le organizzazioni rappresentative e con il Terzo Settore, al fine di garantire una programmazione realmente condivisa, efficace e coerente con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».

In conclusione la FISH ribadisce che «la disabilità non è una questione settoriale, ma un tema trasversale che riguarda l’equità, la crescita e la coesione sociale del Paese. Le politiche di bilancio devono dunque abbandonare la logica emergenziale o assistenzialistica, per investire in modo strutturale in autonomia, partecipazione e pari opportunità».
«Non chiediamo interventi episodici – dichiara a tal proposito Falabella -, ma una visione di lungo periodo che consideri le persone con disabilità e le famiglie come soggetti attivi di co-progettazione e corresponsabilità nelle politiche pubbliche. È questa la condizione per un welfare davvero inclusivo, sostenibile e generativo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Disabilità intellettiva e neurodiversità, una sfida che ci riguarda

Un incontro per informare familiari, caregiver, professionisti e professioniste, sostenitori e sostenitrici sui progressi della ricerca scientifica che puntano a migliorare la salute e la qualità di vita per le persone con disabilità intellettiva e neurodivergenti: sarà questo, il 15 novembre a Padova, il convegno “Disabilità intellettiva e neurodiversità, una sfida che ci riguarda”, promosso dalla Fondazione Vite Vere e dall’Associazione Down DADI Una giovane con sindrome di Down

È in programma per il pomeriggio del 15 novembre a Padova il convegno denominato Disabilità intellettiva e neurodiversità, una sfida che ci riguarda, promosso dalla Fondazione Vite Vere e dall’Associazione Down DADI. L’evento sarà anche un’occasione per celebrare i 40 anni di vita di quest’ultima realtà, nata per volontà di un gruppo di genitori nel 1985.
L’iniziativa si svolgerà delle 14 alle 19 presso l’Auditorium dell’Orto Botanico (Via Orto Botanico, 15) della città veneta e con essa si intende informare familiari, caregiver, professionisti e professioniste, sostenitori e sostenitrici sui progressi della ricerca scientifica che puntano a migliorare la salute e la qualità di vita per le persone con disabilità intellettiva e neurodivergenti.

Entrando nel dettaglio: Trattare i disordini del neurosviluppo. Un nuovo farmaco è in cammino per i disturbi dello spettro autistico: a che punto siamo per questa indicazione terapeutica e per le altre? è il tema che verrà sviluppato da Laura Cancedda dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) di Genova; Il progetto europeo ICOD per le persone con sindrome di Down è il titolo dell’intervento di Filippo Caraci del Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute dell’Università di Catania & IRCCS Oasi di Troina (Enna); Potenziare le funzioni esecutive nella sindrome di Down: il progetto EXPO è l’argomento affidato a Silvia Lanfranchi del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova; Stimolazione cerebrale non invasiva per migliorare il linguaggio nella sindrome di Down è, infine, il tema di cui si occuperà Floriana Costanzo, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS di Roma. (Simona Lancioni)

La partecipazione al convegno sarà gratuita, previa iscrizione (tramite il modulo a questo link). Il programma completo è disponibile a quest’altro link. Per ulteriori informazioni: segreteria@associazionedadi.it.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Arriva da Pomigliano d’Arco uno shopper che accende i motori della solidarietà

Arriva da Pomigliano d’Arco (Napoli) lo shopper solidale “Abilmente”, simbolo del progetto denominato “Sviluppa e Potenzia le Proprie Abilità”, ideato per promuovere l’inclusione attraverso lo sport e la socialità. Alla base di questa visione c’è l’ideale del donare agli altri, in un territorio come quello pomiglianese, dove negli Anni Ottanta nacque l’AGVH, una delle prime associazioni provinciali dedicate alla tutela dei diritti delle persone con disabilità

Arriva da Pomigliano d’Arco (Napoli) un segnale di speranza e impegno concreto, il nuovo shopper solidale Abilmente, simbolo del progetto denominato Sviluppa e Potenzia le Proprie Abilità, ideato per promuovere l’inclusione attraverso lo sport e la socialità.
Alla base di questa visione c’è l’ideale del donare agli altri, principio profondamente radicato nel territorio pomiglianese, dove negli Anni Ottanta nacque l’AGVH, una delle prime associazioni provinciali dedicate alla tutela dei diritti delle persone con disabilità.
Tra i fondatori dell’AGVH vi era anche il padre di Maria Rosaria Ricci – firma già nota a Lettori e Lettrici di Superando -, una figura di riferimento che ha trasmesso il valore della solidarietà come strumento di cambiamento reale.
Quell’esperienza pionieristica, fondata sull’unione di genitori e volontari, ha contribuito a formare la consapevolezza che chi può, deve dare, affrontando la vita con coraggio, dignità e spirito di servizio. Da questo insegnamento è nato un impegno costante nel promuovere progetti che rendano possibile ciò che spesso sembra irraggiungibile.

Oggi, dunque, lo shopper solidale diventa un segno concreto di questa missione: un piccolo oggetto, ma un grande gesto. Riporta il logo della scuola di sci Abilmente – Sviluppa e Potenzia le Proprie Abilità e rappresenta il desiderio di costruire un futuro in cui nessuno resti indietro.
Il ricavato contribuirà a sostenere le attività del progetto, tra cui il corso di sci per persone con disabilità, un’esperienza che da anni regala sorrisi, autonomia e fiducia a chi vi partecipa (se ne legga già anche sulle nostre pagine).
«La bellezza del donare – sottolinea Maria Rosaria Ricci – consiste nello “spolverare” il concetto dell’“io”, facendo emergere il “noi”, un noi fatto di leggerezza, tenerezza e partecipazione». (S.D. e S.B.)

Chi desidera sostenere l’iniziativa di cui si parla nella presente nota o ricevere informazioni sulla shopper solidale Abilmente, può contattare Maria Rosaria Ricci a: merimerifantina@gmail.com.

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Una seria e pubblica riflessione sul futuro delle Consulte sulla Disabilità di Milano e Roma

«Riteniamo urgente aprire una riflessione seria e pubblica sul futuro delle Consulte Cittadine per i diritti delle persone con disabilità di Milano e Roma, che devono tornare ad essere strumenti di democrazia reale, capaci di ascoltare, costruire e incidere»: lo scrivono in una nota congiunta l’Associazione Nessuno è Escluso e il Direttivo della Consulta Cittadina sulla Disabilità di Roma

«Le Consulte Cittadine per i diritti delle persone con disabilità di Milano e Roma, nate per rappresentare i diritti dei cittadini più fragili, sono bloccate da logiche di potere, conflitti d’interesse e personalismi che ne hanno svuotato la missione originaria»: lo sottolineano in una nota congiunta l’Associazione Nessuno è Escluso e il Direttivo della Consulta Cittadina sulla Disabilità di Roma, che ritengono «urgente aprire una riflessione seria e pubblica sul futuro delle Consulte e delle rappresentanze dei cittadini con disabilità», perché «le Consulte devono tornare ad essere strumenti di democrazia reale, capaci di ascoltare, costruire e incidere». (S.B.)

A questo link è disponibile il testo integrale della nota diffusa congiuntamente da Nessuno è Escluso e dal Direttivo della Consulta Cittadina sulla Disabilità di Roma. Per ulteriori informazioni: associazione@nessuno-escluso.it, lalampadadeidesideri.ccd@gmail.com.

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“Il mio nuovo mondo”, docufilm su chi vive con patologie complesse e poco conosciute

Presentato nei giorni scorsi a Roma, presso la Camera dei Deputati, il docufilm “Il mio nuovo mondo”, realizzato da Telomero Produzioni, con il contributo non condizionante di Chiesi Italia, è un racconto corale che intende promuovere consapevolezza sul vissuto di persone che convivono con patologie complesse e spesso poco conosciute, valorizzando il ruolo dell’informazione e della conoscenza nel contrasto allo stigma sociale, oltreché l’importanza del percorso di cura

Realizzato da Telomero Produzioni, con il contributo non condizionante di Chiesi Italia, il docufilm Il mio nuovo mondo – che sarà trasmesso in prima visione a fine novembre sui canali LA7 e LA7d (e in streaming su Rivedi LA7), diventando poi disponibile da gennaio su Amazon Prime Video – è un racconto corale scritto e diretto da Donatella Romani e Roberto Amato, che intende promuovere una maggiore consapevolezza sul vissuto delle persone che convivono con patologie complesse e spesso poco conosciute, valorizzando il ruolo dell’informazione e della conoscenza nel contrasto allo stigma sociale e del percorso di cura.

Nel dettaglio, attraverso sei capitoli, accompagnati dalla voce narrante dell’attrice Roberta Garzia, Il mio nuovo mondo racconta le storie di tre persone che vivono con l’epidermolisi bollosa, la malattia di Anderson-Fabry e la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), e della caregiver di una persona con asma grave. Il loro coinvolgimento è stato possibile grazie alla collaborazione con Debra Family, Associazione presieduta da Anna Faccin, paziente attiva nel sostegno alle persone che vivono con l’epidermolisi bollosa, l’AIAF (Associazione Italiana Anderson-Fabry), presieduta da Stefania Tobaldini, che guida con impegno e passione la comunità di pazienti che convivono con la malattia di Anderson-Fabry e Respiriamo Insieme, presieduta da Simona Barbaglia, caregiver e madre di un giovane con asma grave, e rappresentata anche dal paziente Marco, affetto da BPCO.
Il racconto del docufilm si arricchisce inoltre delle voci di tre clinici di rilievo, quali Giuseppe Argenziano, ordinario e direttore della Clinica Dermatologica dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, Gianni Carraro, dirigente medico presso l’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi nell’Azienda Ospedaliera di Padova e Paola Rogliani, ordinaria e direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Policlinico Tor Vergata dell’Università di Roma Tor Vergata e presidente eletta della SIP (Società Italiana di Pneumologia).

Il mio nuovo mondo è stato pubblicamente presentato nei giorni scorsi a Roma, presso la Camera dei Deputati, alla presenza di rappresentanti delle Istituzioni, delle Associazioni di pazienti e dei clinici, durante un incontro che ha offerto una preziosa occasione di confronto sul tema delle patologie croniche e rare e sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento, a quest’altro link il trailer di Il mio nuovo mondo. Per altre informazioni: Daniela Russo (daniela.russo@in-rete.net).

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Superando media partner della mostra itinerante su Alfredo Catarsini a Montecatini Terme

Dal 15 novembre al 15 febbraio 2026 il Mo.C.A. Contemporary Art di Montecatini Terme (Pistoia) ospiterà “Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina”, quarta tappa (dopo Firenze, Viareggio e Pisa) della mostra itinerante a cura della Fondazione Alfredo Catarsini 1899, progetto espositivo che vede come media partner la nostra testata Superando

Come avevamo a suo tempo già anticipato, dal 15 novembre al 15 febbraio 2026 il Mo.C.A. Contemporary Art di Montecatini Terme (Pistoia), spazio espositivo dedicato all’arte moderna e contemporanea situato all’interno del Palazzo Comunale della città toscana, ospiterà Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina, quarta tappa (dopo Firenze, Viareggio e Pisa) della mostra itinerante a cura della Fondazione Alfredo Catarsini 1899, il cui progetto espositivo è promosso e realizzato con il contributo del Comune di Montecatini Terme e che come media partner vede la nostra testata Superando.
Si tratta, lo ricordiamo, di una ricca retrospettiva sulla carriera artistica di Alfredo Catarsini che oggi suscita un rinnovato interesse da parte degli amanti dell’arte, grazie all’impegno della Fondazione che ne porta il nome, della quale più volte ci siamo occupati su queste pagine per l’impegno nel promuovere una cultura accessibile a tutti e tutte.

La mostra verrà inaugurata nella mattinata del 15 novembre (ore 11) nella sede espositiva di Viale Giuseppe Verdi, 46, alla presenza della vicesindaca e assessora alla Cultura del Comune di Montecatini Terme Beatrice Chelli, della presidente della Fondazione Alfredo Catarsini 1899, Elena Martinelli, da noi recentemente intervistata, e dello storico dell’arte Rodolfo Bona, curatore della mostra antologica di Alfredo Catarsini al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Brescia), che nel 2024 ha aperto la strada alla mostra itinerante su invito del presidente del Vittoriale stesso, Giordano Bruno Guerri.

Il Mo.CA – Montecatini Terme Contemporary Art è lo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea situato al piano terra del Palazzo Comunale di Montecatini Terme. Nel 1918 l’edificio fu impreziosito dalle tempere murali dall’artista Galileo Chini, che decorano il piano terra, l’ampio scalone e gli alti soffitti del primo piano i quali, attraverso balaustre, sono connessi con l’atrio d’ingresso e con il salone centrale adibito un tempo ad ufficio postale.

L’intero percorso espositivo del Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina rientra nel progetto pluriennale L’Arte accessibile per tutti, promosso dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899, che ha sviluppato una propria metodica originale e che mira a rendere l’arte e i luoghi di cultura e turistici accessibili a chiunque. In tal senso, la mostra è stata pensata per essere visitata anche da persone con disabilità visiva, che possono esplorarla in autonomia e al proprio ritmo. Nello specifico, l’accessibilità è garantita da descrizioni audio (in italiano e inglese), adattate per chi non vede, a cui si accede tramite codici QR con il proprio smartphone. (S.D.)

Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina, mostra itinerante, 15 novembre 2025-15 febbraio 2026, Mo.CA (Montecatini Terme Arte Contemporanea), Viale Giuseppe Verdi, 46, Montecatini Terme (Pistoia). Dopo l’inaugurazione del 15 novembre, gli orari di visita saranno da martedì a venerdì, ore 10-12, il sabato e la domenica, ore 10.30-12.30 e 15.30-18.30 (lunedì chiuso). Per ogni ulteriore informazione: Marco Ferri (press@marcoferri.info).

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La Fondazione Progettoautismo FVG inizia a realizzare un sogno

Rappresentanti istituzionali della Regione Friuli Venezia Giulia e “testimoni d’onore” come Stefano Belisari, meglio noto come Elio di Elio e le Storie Tese, saranno presenti il 10 novembre a Feletto Umberto di Tavagnacco (Udine) alla posa della prima pietra del villaggio di cohousing “Enzo Cainero”, da parte della Fondazione Progettoautismo FVG, progetto che nella volontà dei promotori renderà concreta la soluzione al problema del “Dopo di Noi”

«Stiamo per iniziare a realizzare un sogno, vale a dire la posa della prima pietra del villaggio di cohousing “Enzo Cainero”, nuovo e importante progetto che renderà concreto il nostro grande obiettivo del “Dopo di Noi”, creare cioè un ambiente sereno e protetto che assicuri la continuità della convivenza per le persone con autismo con i propri genitori, anche quando quest’ultimi diventeranno persone fragili, liberando al contempo i fratelli e le sorelle da condizionamenti e garantendo a tutta la famiglia un futuro di scelte libere e maggiore serenità»: a dirlo è Elena Bulfone, presidente della Fondazione Progettoautismo FVG, nel segnalare che il significativo evento da lei presentato si avrà nel pomeriggio del 10 novembre, presso la sede della Fondazione a Feletto Umberto di Tavagnacco, in provincia di Udine (Via Perugia, 7, ore 17.30), alla presenza, tra gli altri, di Massimiliano Fedriga e Riccardo Ricciardi, rispettivamente presidente e assessore alla Salute, alle Politiche Sociali e alla Disabilità della Regione Friuli Veenezia Giulia, nonché di “testimoni d’onore” quali Stefano Belisari, meglio noto come Elio di Elio e le Storie Tese e il giornalista Toni Capuozzo. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@progettoautismofvg.it.

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La presentazione dell’Intergruppo Parlamentare sulla Sclerosi Multipla e Patologie Correlate

«Un impegno integrato per migliorare la vita delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate, promuovendo un dialogo costante tra Parlamento, Istituzioni, mondo scientifico e Associazioni, che metta le persone al centro di politiche concrete e sostenibili»: così l’AISM parla dell’Intergruppo Parlamentare sulla Sclerosi Multipla e Patologie Correlate, che verrà presentato il 13 novembre a Roma, nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Camera

«Un impegno integrato per migliorare la vita delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate, promuovendo un dialogo costante tra Parlamento, Istituzioni, mondo scientifico e Associazioni, che metta le persone al centro di politiche concrete e sostenibili»: così l’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) parla dell’Intergruppo Parlamentare sulla Sclerosi Multipla e Patologie Correlate, che verrà presentato il 13 novembre a Roma, nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (ore 13). «L’Intergruppo – aggiungono dall’AISM – promuoverà una presa in carico personalizzata, continuità assistenziale e l’accesso a cure e servizi di qualità, sostenendo al contempo la ricerca scientifica per terapie più efficaci. Punterà inoltre a garantire inclusione sociale, lavoro, istruzione e autonomia, valorizzando diritti, competenze e partecipazione di pazienti e caregiver».

Dopo i saluti istituzionali della deputata Luana Zanelli, componente della Commissione Affari Sociali della Camera e della senatrice Tilde Minasi, componente della Commissione Affari Sociali del Senato, la conferenza stampa del 13 novembre – moderata da Mario Alberto Battaglia, direttore generale dell’AISM e presidente della FISM, la Fondazione che opera a fianco della stessa AISM – prevede gli interventi di Paolo Bandiera, direttore degli Affari Generali e delle Relazioni Istituzionali dell’AISM, componente del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Intergruppo e di Claudio Gasperini, coordinatore del Gruppo di Studio sulla Sclerosi Multipla nella SIN (Società Italiana di Neuurologia).
Sono quindi in programma gli interventi di altri membri dell’Intergruppo e del Comitato Tecnico-Scientifico di esso. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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“TuttInclusi”: impegno e passione per una società realmente inclusiva e partecipata

Verranno presentati il 13 novembre a Milano, nel corso di un incontro che potrà anche essere seguito online, gli esiti di “TuttInclusi – Ridurre le ineguaglianze promuovendo l’inclusione sociale”, progetto promosso dall’ANFFAS, con l’obiettivo di contribuire ad un unico traguardo, come viene sottolineato, ossia «l’inclusione, la non discriminazione, il rispetto e l’esigibilità dei diritti, il tutto con la concreta partecipazione delle persone con disabilità»

«Con questo nuovo progetto vogliamo portare avanti il contrasto a trecentosessanta gradi delle ineguaglianze e la piena promozione dell’inclusione sociale, come è da sempre obiettivo della nostra Associazione. Si tratta di un progetto più che mai ambizioso perché vede la partecipazione di tutta la nostra rete – comprese le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che interverranno attivamente durante lo svolgimento dell’iniziativa – e un percorso di attività ad ampio raggio di azione. Ancora una volta, dunque, siamo in prima linea, certi di raggiungere risultati e obiettivi fondamentali per una società pienamente inclusiva che non può più essere un miraggio, ma una concreta realtà nel pieno rispetto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e dell’Agenda ONU 2030»: così Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), aveva descritto anche sulle nostre pagine, in sede di presentazione, il progetto TuttInclusiRidurre le ineguaglianze promuovendo l’inclusione sociale, iniziativa realizzata con un finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la quale contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 10 (Ridurre le ineguaglianze) dell’Agenda ONU 2030.

A conclusione ora del progetto, gli esiti di quanto da esso realizzato saranno presentati il 13 novembre a Milano, nel corso di un incontro che potrà essere seguito sia in presenza (Radisson Blu Hotel Via Villapizzone, 24, ore 15-17-30), sia online (il link alla piattaforma Zoom sarà disponibile nel sito dell’ANFFAS in prossimità dell’evento).
«L’evento di Milano – spiegano dall’ANFFAS – consentirà di illustrare i risultati raggiunti con particolare attenzione ai 4 assi di intervento in cui TuttInclusi è stato declinato, vale a dire Giovani con e senza disabilità (con l’obiettivo di creare percorsi di riflessione, sensibilizzazione e confronto tra giovani con e senza disabilità, finalizzati alla loro formazione e alla costruzione di reti territoriali generative di inclusione sociale); Implementazione del CQA-Codice di Qualità e Manuale di Autocontrollo ANFFAS (con l’obiettivo di promuovere l’avanzamento della cultura inclusiva tramite la realizzazione di strumenti di partecipazione democratica ed accountability, nonché il miglioramento del sistema di funzionamento e performance degli Enti di Terzo Settore); Transizione inclusiva dei servizi (con l’obiettivo di portare avanti ulteriori azioni di studio e ricerca di buone prassi e di sperimentazione, nell’ottica di definire un modello replicabile e standardizzato, per la realizzazione della transizione inclusiva dei servizi semiresidenziali e residenziali per le persone con disabilità); Contrasto alla discriminazione (con l’obiettivo di implementare una comunità di pratica dedicata ad attivisti e operatori, elaborare linee guida, costituire nuovi sportelli antidiscriminazione diffusi sul territorio nazionale e formare nuovi attivisti)».

Nel dettaglio del programma, oltre alla presentazione di una testimonianza di un “nuovo Gruppo Giovani”, con Alessandro Parisi come relatore, vi saranno il 13 novembre dei focus dettagliati sull’implementazione del CQA ANFFAS, con l’intervento di Michele Imperiali, nonché sulla transizione inclusiva dei servizi con la presentazione degli esiti della relativa Ricerca/Azione, a cura di Angelo Nuzzo e Nicoletta Pavesi, e sul contrasto alla discriminazione, con l’intervento di Marco Faini e Simona Rapicavoli, oltre alla presentazione della seconda edizione della consultazione pubblica lanciata dall’ANFFAS nei mesi scorsi.

«Questo progetto – commenta oggi Roberto Speziale – ha dimostrato ancora una volta la nostra capacità di operare su più fronti con obiettivi molteplici, ma che tendono tutti ad un unico traguardo: l’inclusione, la non discriminazione, il rispetto e l’esigibilità dei diritti, il tutto con la concreta partecipazione delle persone con disabilità. Infatti, i risultati che abbiamo oggi con la Ricerca/Azione e con il CQA ci fanno fare un salto nel futuro con una reale strategia di accompagnamento verso servizi concretamente plasmati sulla Persona e non più frutto di procedure standardizzate e con una Rete ANFFAS pronta alle sfide del “nuovo” Terzo Settore che abbiamo oggi a seguito della Riforma su di esso. Non dimentichiamo, infine, i Giovani, senza i quali l’ANFFAS non può avere futuro e tutti i nuovi Attivisti pronti ad operare per una società senza più discriminazione».
«Desidero quindi ringraziare – conclude – tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di TuttInclusi e ci tengo a sottolineare che questo non è un punto di arrivo. ma di nuova partenza verso la realizzazione di una comunità rispettosa dei diritti e della dignità di tutte le persone». (S.B.)

Tutte le notizie sul progetto TuttInclusi sono disponibili a questo link. Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Delusione per quella sentenza di primo grado arrivata nove anni dopo i tanti, troppi maltrattamenti

«Il più grande processo per maltrattamenti ai disabili in Italia»: così era stato definito da un documentario messo in onda a suo tempo dalla RAI, il processo per maltrattamenti avvenuti nel 2016 nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), destinata a ospitare persone con disturbo dello spettro autistico, e gestita dalla Fondazione Stella Maris, vicenda seguita anche da Superando. Ora è arrivata la sentenza di primo grado ed è palpabile la delusione delle famiglie delle vittime. Vediamo perché

10 condanne, 5 assoluzioni: condannati gli operatori ripresi dalle telecamere, assolti i vertici della struttura: è questo, in estrema sintesi, il contenuto della sentenza di primo grado del processo per i maltrattamenti nei confronti di persone autistiche avvenuti, nel 2016, nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), gestita dalla Fondazione Stella Maris. La sentenza è stata letta a porte chiuse il 4 novembre scorso. Palpabile ed esplicita la delusione delle famiglie delle vittime. Le sentenze vanno rispettate, ma è «difficile davvero accettare che le figure apicali della struttura non abbiano responsabilità», scrive tra le altre cose, qui di seguito, Marino Lupi, presidente dell’Associazione Autismo Toscana e del Coordinamento Toscano Autismo, da sempre critico verso ogni forma di istituzionalizzazione. «Perché continuiamo a costruire istituti?», si chiede. (Simona Lancioni)

La sentenza e stata emessa [si veda: Riccardo Del Lungo, “Maltrattamenti alla Stella Maris: 10 operatori condannati, assolti i vertici”, «PisaToday», 4 novembre 2025, N.d.R.]. Come ho detto più volte, le sentenze vanno rispettate. Me lo sono detto più volte perché mi aspettavo questo tipo di sentenza. Una sentenza dove sono condannati gli operatori, chi ha commesso i maltrattamenti («Subito licenziati!», si sono affrettati a dire dalla Fondazione Stella Maris, giusto a ribadire che loro non c’entrano), assolvendo le figure apicali, i responsabili della struttura.
Una riflessione mi sarà permessa. I maltrattamenti sono andati avanti per molto, troppo tempo. In questo troppo tempo le vessazioni e le percosse erano già evidenti sulla faccia e sulle braccia dei ragazzi. I genitori hanno segnalato queste situazioni. E i responsabili della struttura? Non hanno visto niente! Le telecamere certo. Ma forse si poteva fare di più, prima?
Difficile davvero accettare che i responsabili della struttura non abbiano responsabilità. Molto difficile per chi ha subito offese e maltrattamenti, per chi è stato picchiato, per i genitori che hanno visto i loro fragili figli maltrattati, offesi, derisi.
Dopo la riflessione qualche domanda. Perché continuiamo a costruire istituti che chiamano strutture o RSD [Residenze Sanitarie per Disabili, N.d.R.], e che io chiamo “manicomi mascherati”? Perché insistiamo?
La storia è scritta in troppe situazioni già viste: inaugurazione in pompa magna, grande soddisfazione per quello che si fa con il tempo, “le porte si restringono e i cancelli si alzano”.
Poi arrivano segnali strani. «Ci vogliono le telecamere», si afferma. Ma ormai è tardi e i maltrattamenti sono già arrivati.
Quante volte le cronache hanno descritto situazioni come questa?
Ho letto che le famiglie continuano a premiare istituti come questi. Attenzione, un conto è premiare, un conto è non avere altra scelta. È molto, molto diverso.
Marino Lupi – Presidente dell’Associazione Autismo Toscana e del Coordinamento Toscano Autismo
(info@autismotoscana.it e coordinamento.toscana.autismo@gmail.com).

Ringraziamo il Centro Informare un’h, per averci concesso di riprendere questo contributo di Marino Lupi, introdotto da Simona Lancioni. Il Centro stesso, nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione, ha anche avviato un confronto pubblico rispetto al quale vengono segnalati in calce a questo link i vari contributi pubblicati.
Da parte nostra registriamo sulla vicenda anche il commento di Giampiero Griffo, membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), secondo il quale è «davvero difficile pensare che i responsabili non sapessero nulla, visto che le segnalazioni di maltrattamenti ammontano a qualche centinaio. E in ogni caso, ci si chiede, chi avrebbe dovuto controllare il comportamento di quegli operatori? Non avrebbero dovuto farlo proprio i responsabili di quella struttura?». (S.B.)

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Finanza ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo Settore

Le principali sfide economiche che le organizzazioni dell’economia sociale affrontano nel contesto italiano, oltre alle criticità che riscontrano nell’accesso al credito o ad altri servizi finanziari o assicurativi: è centrata su questo la ricerca “Finanza ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo Settore”, realizzata da Banca Etica e dal Forum del Terzo Settore, con il contributo scientifico del Centro Studi AICCON, che verrà presentata il 19 novembre nel corso di un incontro a Roma

Le principali sfide economiche che le organizzazioni dell’economia sociale affrontano nel contesto italiano, oltre alle criticità che riscontrano nell’accesso al credito o ad altri servizi finanziari o assicurativi: è centrata su questo la ricerca Finanza ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo Settore, realizzata da Banca Etica e dal Forum del Terzo Settore, con il contributo scientifico del Centro Studi AICCON.
Obiettivo dell’indagine, basata anche su un questionario che ha coinvolto oltre mille Enti di Terzo Settore, è sostanzialmente quello di elaborare e proporre possibili soluzioni per un sempre maggiore sviluppo dell’economia sociale, argomento di grande attualità, anche a seguito dell’apertura della consultazione pubblica, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sul Piano Nazionale per l’Economia Sociale, che terminerà il 12 novembre.

Lo studio verrà presentato nella mattinata del 19 novembre a Roma (Auditorium di Via Rieti, 14, ore 10.30-13), nel corso di un incontro che sarà aperto dai rappresentanti di Banca Etica e del Forum del Terzo Settore. Ad occuparsi poi della ricerca saranno Luca De Benedictis, responsabile per la Finanza Sociale in AICCON, Giuseppe Daconto dell’Ufficio Marketing strategico di Banca Etica e Vladimiro Marini dell’Ufficio Analisi Dati e AI di Banca Etica, con la moderazione di Federica Ielasi, docente di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università di Firenze e vicepresidente di Banca Etica.
Discuteranno quindi degli esiti dell’indagine, con la moderazione della giornalista Nicoletta Dentico,  Francesca Rispoli, presidente di Libera; Silvia Stilli, consigliera di AOI (Cooperazione e Solidarietà Internazionale); Massimo Ascari, presidente di Legacoopsociali; Aldo Intaschi, tesoriere della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia; Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle persone con Disabilità e Famiglie); Paolo Venturi, direttore dell’AICCON.
Dopo l’intervento, quindi, di Lucia Albano, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, con delega all’Economia Sociale, le conclusioni saranno affidate agli esponenti di Banca Etica, Forum del Terzo Settore e AICCON. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro, per partecipare al quale in presenza ci si può registrare tramite questo link. Sarà inoltre possibile seguire l’incontro in diretta streaming sul canale YouTube di Banca Etica. Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Persone con disabilità, la “riforma” e il “sistema” dei servizi nelle Marche

La cosiddetta “riforma della disabilità”, scandita dalla Legge Delega 227/21 e dal Decreto Legislativo 62/24, ora in fase di sperimentazione, apporta significative e importanti novità. Come si inseriranno tali novità nell’attuale struttura degli interventi nella Regione Marche?. Se ne parlerà il 13 novembre a Moie di Maiolati Spontini (Ancona), nel corso dell’incontro “Persone con disabilità, la “riforma” e il “sistema” dei servizi nelle Marche”, organizzato dal Gruppo Solidarietà

La cosiddetta “riforma della disabilità” scandita dalla Legge Delega 227/21 in materia di disabilità e dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della precedente, e ora in fase di sperimentazione, fino all’entrata in vigore definitiva, prevista nel 2027, apporta significative e importanti novità, tra cui il Progetto di Vita e la personalizzazione dei sostegni, la valutazione multidimensionale e il budget di progetto: «Ma queste indicazioni – si chiedono dal Gruppo Solidarietà – come potranno inserirsi nell’attuale struttura degli interventi nella Regione Marche? E questi, come sono attualmente disciplinati e governati? Chi li finanzia e in quale modo?».

Di tutto ciò si parlerà nel pomeriggio del 13 novembre a Moie di Maiolati Spontini, in provincia di Ancona (Sala Binario della Biblioteca Comunale, Via Fornace, 23, ore 14.30-18), nel corso dell’incontro formativo denominato Persone con disabilità, la “riforma” e il “sistema” dei servizi nelle Marche, organizzato dallo stesso Gruppo Solidarietà e condotto da Fabio Ragaini.
«A partire dalla conoscenza dell’attuale “sistema di offerta” – sottolineano i promotori -, cercheremo di capire in quale contesto si inseriscano le disposizioni contenute nella “riforma”». (S.B.)

Per informazioni e iscrizioni fare riferimento a questo link.

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Proseguirà con “Anna Cappelli” la stagione del teatro accessibile a Torino

Proseguirà dal 12 al 16 novembre, con lo spettacolo “Anna Cappelli”, il percorso di questa stagione ideato dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, per consentire anche alle persone con disabilità sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento Un’immagine di “Anna Cappelli” (foto di Alfredo Toriello)

Da noi presentata nell’ottobre scorso, proseguirà con un nuovo appuntamento il percorso di questa stagione di un’iniziativa da noi regolarmente seguita, ideata già da alcuni anni dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e sviluppata in collaborazione con il partner tecnologico PANTHEA e con l’Associazione +Cultura Accessibile, per consentire anche alle persone con disabilità visiva e sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento.
Dopo l’Amleto al Teatro Carignano di Torino, dunque, dal 12 al 16 novembre sarà la volta di Anna Cappelli, monologo scritto da Annibale Ruccello nel 1986, diretto in questa versione diretto dal regista argentino Claudio Tolcachir e interpretato da Valentina Picello.
In scena la storia di Anna, una giovane donna, con il sogno di sistemarsi e trovare l’amore. Quando si mette con il collega Toni, pensa di avercela fatta… peccato che lui non voglia sposarla. Così Anna, tra amore e follia, arriva a compiere un gesto estremo e grottesco. Una black comedy, dove humor e tragedia si mescolano irresistibilmente.

Le repliche al Teatro Gobetti di Torino saranno corredate da sovratitoli in italiano e in italiano accessibile con descrizione dei suoni, attraverso l’uso di dispositivi forniti direttamente dal Teatro, ovvero smartglasses (occhiali smart) o smartphone messi a disposizione dal teatro.
All’inizio di ogni recita, inoltre, è prevista la trasmissione in sala di una breve audiointroduzione e verrà resa disponibile l’audiodescrizione in cuffia per tutta la durata dello spettacolo, fruibile attraverso smartphone, sempre messi a disposizione dal teatro.
E ancora, nel pomeriggio del 14 novembre (ore 18), è previsto l’ormai tradizionale appuntamento gratuito con il tour descrittivo e tattile sul palcoscenico (previa prenotazione, entro il 13 novembre, scrivendo a accessibilita@teatrostabiletorino.it).
Da ricordare, poi, che in una specifica sezione del sito internet del Teatro Stabile (a questo link), predisposta per la lettura da parte di applicazioni screen reader e con un plug-in facilitante, oltreché sulla app del Teatro stesso, sono disponibili alcuni materiali consultabili prima della fruizione dello spettacolo, ossia un video di approfondimento con audio, sottotitoli e in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e la scheda di sala accessibile.
Da segnalare infine che le persone con disabilità avranno diritto al biglietto ridotto e, in caso di necessità, l’accompagnatore potrà entrare gratuitamente. Vi è altresì la possibilità di abbonarsi alle recite accessibili, con la formula di 5 spettacoli a scelta (a 75 euro). (S.B.)

Per garantire al meglio l’accoglienza, è richiesta la prenotazione via e-mail (biglietteria@teatrostabiletorino.it) o telefonicamente (011 5169555). A questo link è disponibile un approfondimento su Anna Cappelli. Per ogni ulteriore informazione: accessibilita@teatrostabiletorino.it (Irene Di Chiaro).

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Storie di persone con disabilità e delle loro vite piene: una serie televisiva in friulano (e in italiano)

In friulano è “STRAordenari”, in italiano semplicemente “straordinari” ed è una serie televisiva prodotta dalla RAI Regionale del Friuli Venezia Giulia, dedicata a persone con gravi disabilità che vi raccopntano la loro vita piena. Sono per ora cinque i filmati disponibili su Raiplay, ma ne sono previsti sette in tutto, prodotti originalmente in lingua friulana, ma anche tradotti in italiano Un’immagine della conferenza stampa della presentazione di “STRAordenari”, con la partecipazione delle persone con disabilità protagoniste delle varie storie

È dedicata alle persone con disabilità STRAordenari, serie televisiva prodotta dalla RAI Regionale del Friuli Venezia Giulia, si avvale anche del patrocinio di ASUFC (Azienda Sanitaria Universitaria del Friuli Centrale), CIP Friuli Venezia Giulia (Comitato Italiano Paralimpico), Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, ANMIL Friuli Venezia Giulia (Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi del Lavoro), Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia, Istituto Salesiano “G. Bearzi” di Udine, Comunità Piergiorgio e UILDM di Udine (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).
Come si può intuire STRAordenari, in friulano, vuol proprio dire “straordinari”, ossia persone straordinarie che, in barba alla loro disabilità, si concedono una vita piena. Sono per ora cinque filmati, ma ne sono previsti sette in tutto, prodotti originalmente in lingua friulana, ma anche tradotti in italiano. Sono visibili su RAI 3/bis e su Raiplay a questo link.

Curati dal regista Dorino Minigutti sono stati prodotti con il sostegno del Fondo Sostegno Audiovisivo FVG e dall’ARLEF (Agenzia Regionale per la Lingua Friulana).
La prima puntata è dedicata a Remo Molaro che dopo un gravissimo incidente in moto non ha abbandonato la sua passione per i motori e ora, tetraplegico, tra le tante cose che fa, gareggia in carrozzine progettate e realizzate da lui stesso. Dice tra l’altro: «La malattia della velocità non ti passa […] è tutto molto simile alla preparazione di una macchina da corsa, i principi sono gli stessi, assetto, posizione del corpo, stabilità, le leggi sono quelle, la fisica è quella, solo che le applico a una scala minore».

La seconda puntata vede quale protagonista Flavio Frignè che a 17 anni, mentre lavorava come apprendista, urtò con una sbarra i fili dell’alta tensione. Una scossa fatale da 20.000 volt. Ma Flavio sopravvisse, seppure amputato delle gambe e di un braccio. Passarono gli anni, ma per lui accettare la menomazione e convivere con essa non fu facile. La svolta avvenne nel 1990 quando l’Associazione Invalidi Civili (ANMIC) lo contattò per testimoniare nelle scuole il suo incidente sul lavoro. Da quel momento iniziò per lui una nuova vita. Con consapevolezza e determinazione, ancora oggi porta avanti la sua attività di sensibilizzazione sulla sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle aziende.

Mauro Costantini, protagonista del terzo episodio, è un pianista cieco dalla nascita. Nascere cieco negli Anni Sessanta, in una realtà dove il lavoro nei campi era una priorità rispetto allo studio, comportava l’emarginazione. Per i suoi genitori invece, la formazione e l’autonomia personale furono il modo migliore per permettergli di costruirsi un futuro. E così, dopo un percorso accademico musicale, Mauro prosegue gli studi specializzandosi in musica jazz. Arrangiatore, esecutore e didatta, oggi si occupa anche dell’insegnamento dell’uso del computer alla persone cieche.

Quarta puntata per Benedetta De Cecco che, nonostante la malattia che l’ha resa tetraplegica, ha sempre affrontato la vita con grande determinazione e spirito di iniziativa. È dirigente e capitano dei Madracs (“bisce”), squadra di hockey su carrozzina neopromossa in Serie A, una passione condivisa con il compagno Ivan, anch’egli tetraplegico. Oltre all’impegno sportivo, Benedetta si occupa di comunicazione e organizzazione di eventi anche a livello internazionale.

Infine, per il momento, la storia di Moreno Burelli, che dipinge con la bocca, affetto da distrofia muscolare di Duchenne, malattia degenerativa che l’ha portato sin da bambino a vivere in carrozzina e che affronta la vita con energia, ironia e lucidità disarmante. Si definisce un ragazzo “iperattivo e rompiscatole”, ma dietro la battuta si cela una visione profonda della disabilità come condizione di vita e non di limite.

Non resta dunque che guardare e anche ammirare queste storie di STRAordenari.

*Presidente dell’Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia.

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Inclusione scolastica: che sia il caso di ricostruirla in un’ottica di equità, per tutta la comunità educante?

«Dobbiamo francamente porci alcune domande – scrive Paola Di Michele – e cercare le risposte nei posti giusti e con la necessaria onestà intellettuale. Farlo ci consentirebbe di capire da quale parte stia andando questa benedetta inclusione scolastica e che forse sarebbe il caso di ripensare e ricostruire daccapo, magari ripensandola in un’ottica di equità, per tutta la comunità educante. Come direbbe Andrea Canevaro, “a ciascuno ciò che spetta; né di più, né di meno”»

Nella patria del diritto romano, l’impianto normativo che regola l’accesso al diritto all’istruzione di alunni/alunne e studenti/studentesse con disabilità è particolarmente complesso e, ugualmente, fragile, spesso persino farraginoso.
Per fare un esempio, l’introduzione del nuovo PEI (Piano Educativo Individualizzato) prevede una modalità di compilazione online che consentirebbe una reale condivisione e corresponsabilità da parte di tutti i componenti del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione). Finalmente è (o, meglio, sarebbe) possibile, anche per le famiglie, consultare e collaborare, per la propria parte, alla stesura del PEI e coinvolgere attivamente tutti i colleghi curricolari. Eppure la normativa lo prevede ma non dà istruzioni chiare sul relativo obbligo.
Compilare collettivamente il PEI non può considerarsi semplicemente una previsione normativa, ma un processo che vedrebbe finalmente applicata una visione di corresponsabilità educativa in cui uscire da una prassi burocratizzata e delegante ed entrare in una dimensione che si avvicina al Progetto di Vita, in cui ciascun componente del GLO offre la sua specificità e il suo contributo.

Negli ultimi tempi, le forze politiche di governo hanno prodotto un’ampia congerie normativa che tende, come spesso in passato, a modificare l’idea stessa della scuola come è attualmente. Dalla “stabilizzazione” dei corsi brevi INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) riguardo al sostegno didattico, alle limitazioni sull’educazione socio-affettiva, dalle modifiche all’Esame di Stato, alla conferma della “scelta” degli insegnanti specializzati da parte di famiglie e dirigenti scolastici (non a caso, a tal proposito, il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi ha espresso l’anelito di “poter scegliere” tutti gli insegnanti graditi).
Non è un’assoluta novità che ad ogni cambio di dirigenza politica si assista all’avvicendarsi di riforme e nomenclature. Ciò che veramente continua a stupire è la mancanza di una vera visione psico-pedagogica in grado di sostenere e giustificare tali modifiche.
Per fare un esempio: è possibile continuare a rimandare, fin dalla più tenera età, l’insegnamento delle competenze emotivo-affettive e legate alla sessualità in un Paese come il nostro in cui la violenza di genere rappresenta un fenomeno trasversale e presente anche in fasce d’età adolescenziali? Eppure, uno degli ultimi provvedimenti va esattamente in questa direzione, fino ad arrivare a vietare espressamente tali insegnamenti sino alla fine della scuola secondaria di primo grado.
Si continua a proporre, su questi temi, una visione ideologica che non tiene in considerazione né la realtà dei nostri studenti, né le evidenze e le indicazioni che giungono dal mondo della ricerca in ambito psico-pedagogico.

Il terreno apparentemente più fertile per l’appropriazione ideologica in atto nella scuola sembrerebbe essere proprio l’impianto stesso dell’inclusione scolastica. A partire da un dato di fatto che ne costituisce la base stessa: siamo sicuri che sia sufficiente “imporre” il paradigma dell’inclusione per svilupparlo, come sentimento e tensione ideale, in tutte le componenti della scuola? Ovvero, quanto la rappresentazione mentale abilista è diffusa anche fra gli insegnanti?
Si tratta di una questione di base che bisogna porsi, se è vero che ancora permangono situazioni di forte criticità, dalla delega alle figure di supporto, alla logica della “copertura” delle ore, alla mancanza di adeguata formazione dei docenti curricolari (giova ricordare, in tal senso, il fallimento del corso di formazione obbligatorio di qualche anno fa).

Il Sistema Scuola mostra ancora forti resistenze all’idea reale di includere tutti e tutte; ancora si fa fatica a pensare un’idea di didattica personalizzata, in grado di adattarsi alle esigenze degli alunni, e ad una relazione educativa di qualità basata su reciprocità e dialettica.
Altra questione, mai sopita, è la concezione “vocazionale” degli insegnanti specializzati su sostegno didattico. Poco e pochissimo si parla di professionalità, codici deontologici e formazione continua. Si ritiene più utile dedicarsi ad operazioni ideologiche come proposte di cambi di nome (“docente per l’inclusione”) o per istituire la “cattedra di sostegno” (come se il sostegno didattico fosse, in se stesso una disciplina), che non interrogarsi sulla deriva che ha assunto la formazione iniziale, sempre più stringata e “telematica” e sulla mancata programmazione del numero di corsi attivati negli ultimi anni che ha causato forti disuguaglianze fra necessità e offerta, laddove sulla scuola dell’infanzia e primaria continua a mancare personale e nella scuola secondaria di secondo grado ormai si parla di graduatorie con migliaia di aspiranti che forse non lavoreranno mai. Porsi qualche domanda su questo fenomeno potrebbe, forse, aiutare a comprenderne le motivazioni sottostanti.
Non basta elencare numeri: bisogna chiedersi perché ci sono luoghi e cicli scolastici in cui c’è carenza e luoghi e cicli in cui c’è una sovrabbondanza. Bisognerebbe chiedersi come sia possibile che circa 10.000 insegnanti specializzati all’anno decidano di richiedere la mobilità per passare su cattedra comune/curricolare. Avere un atteggiamento proibizionista o parlare di calo vocazionale non è utile né ci aiuta a comprendere. E vale lo stesso ragionamento per quella che ormai possiamo definire l’emorragia delle figure educative dalla scuola (relegate spesso ad una condizione lavorativa “suppletiva” rispetto al sostegno e in situazione esterna e subalterna rispetto all’istituzione scolastica in cui lavorano).
Ci sono condizioni che rendono il lavoro, alla lunga, troppo difficile, pesante, da svolgere? È possibile che la costante delega e marginalizzazione delle figure cosiddette preposte dall’inclusione rispecchi una possibile marginalizzazione degli stessi studenti con disabilità? Dobbiamo francamente porci alcune domande e cercare le risposte nei posti giusti e con la necessaria onestà intellettuale. Farlo ci consentirebbe di capire da quale parte stia andando questa benedetta inclusione e che forse sarebbe il caso di ripensare e ricostruire daccapo, magari ripensandola in un’ottica di equità, per tutta la comunità educante.
Come direbbe Andrea Canevaro, «a ciascuno ciò che spetta; né di più, né di meno».

*Insegnante di sostegno, già assistente all’autonomia e alla comunicazione. Il presente contributo è già apparso nel sito di Erickson, con il titolo “Inclusione scolastica: forma giuridica e sostanza psicopedagogica” e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, insieme all’immagine utilizzata, per gentile concessione.

L’occasione del presente contributo ci è utile per ricordare l’ormai prossimo importante appuntamento promosso da Erickson, vale a dire il 15° Convegno Internazionale sulla Qualità dell’inclusione scolastica e sociale, in programma dal 14 al 16 novembre al Palacongressi di Rimini, che abbiamo già ampiamente presentato in altra parte del giornale.

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Tutta sulla scultura la decima edizione di “Doppio Senso” alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

Sta per vivere la sua decima edizione, alla celebre Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, il programma di accessibilità Doppio Senso. Percorsi tattili alla Collezione Peggy Guggenheim”, con il quale il noto museo di Palazzo Venier dei Leoni ha aperto il proprio patrimonio artistico anche al pubblico con disabilità visive, e quest’anno i sette appuntamenti in programma saranno tutti dedicati alla scultura Esplorazione tattile di una scultura alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia (foto di Fei Xu)

Sta per ripartire e per vivere la sua decima edizione, alla celebre Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, un appuntamento che in questi anni abbiamo avuto il piacere di seguire regolarmente, vale a dire il programma di accessibilità Doppio Senso. Percorsi tattili alla Collezione Peggy Guggenheim, con il quale il noto museo di Palazzo Venier dei Leoni ha aperto il proprio patrimonio artistico anche al pubblico con disabilità visive, iniziando un processo di sensibilizzazione alla conoscenza dell’arte attraverso il tatto, grazie a una serie di visite guidate e laboratori per ciechi, ipovedenti e vedenti.
Arricchendosi dunque di nuove proposte e attività, il progetto si avvale di sempre più materiali di supporto per le visite in autonomia, offrendo al pubblico un’esperienza ancora più coinvolgente e inclusiva e rendendo così il patrimonio artistico del museo accessibile a chiunque.

Dall’8 novembre prossimo, fino al mese di maggio del 2026 (in calce proponiamo il calendario completo), sono previsti sette appuntamenti a cadenza mensile, di cui anche una masterclass a gennaio dedicata a Lucio Fontana e alle sue ceramiche, protagoniste della mostra Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana.
Il ciclo di incontri sarà tutto dedicato, per la prima volta, alla scultura e alle arti plastiche del XX secolo. «La scelta di focalizzarsi esclusivamente sulla scultura – spiegano i promotori – nasce sia dall’opportunità offerta dalla mostra temporanea dedicata a Lucio Fontana, sia dal forte interesse che Peggy Guggenheim sempre nutrì per la scultura, evidente già nella prima mostra che la collezionista organizzò a Palazzo Venier dei Leoni nel 1949, incentrata proprio sulla scultura moderna».

«La selezione delle opere oggetto dell’edizione di quest’anno di Doppio Senso – proseguono dalla Collezione Peggy Guggenheimm – si focalizza in particolare su quegli scultori che hanno indagato la relazione tra figura – umana, animale e vegetale – e astrazione, rivoluzionando i tradizionali canoni di rappresentazione della forma, per suggerirne invece l’espressione interiore. I sette appuntamenti offriranno dunque la possibilità di esplorare tattilmente diverse sculture originali, dopo aver positivamente valutato il loro stato di conservazione e la loro leggibilità al tatto. Ogni incontro prevede infatti un primo momento di fruizione tattile delle sculture, sotto la guida di Valeria Bottalico, esperta in accessibilità museale e ideatrice e curatrice del progetto, cui seguirà un laboratorio artistico condotto dallo scultore con disabilità visiva Felice Tagliaferri. L’esplorazione attraverso il tatto consentirà di cogliere aspetti diversi e spesso inediti delle opere: la tridimensionalità, la grana della superficie, i rapporti di scala e proporzione. Attraverso il contatto diretto con la materia, chi parteciperò potrà quindi costruire un’immagine mentale ricca e complessa, risultato della combinazione tra percezione, immaginazione e memoria, all’insegna di un approccio che permetterà di comprendere meglio teorie e tecniche scultoree e di scoprire le peculiarità di diverse espressioni artistiche del Novecento, con particolare enfasi su movimenti come il Cubismo, il Futurismo e il Surrealismo, fino alle forme scultoree più recenti vicine ai movimenti degli Anni Settanta e del mondo contemporaneo».

Da ricordare, in conclusione, che al di là della specifica proposta di questa stagione, rimane sempre attivo Doppio Senso. Nelle tue mani, il percorso integrato nelle sale della Collezione che si avvale di una serie di riproduzioni tattili di altrettanti dipinti esposti, fruibili da chiunque durante la visita, tra cui Superficie 236 (1957) di Giuseppe Capogrossi, Verso l’alto (1929) di Vasilij Kandinskij e Uomini in città (1919) di Fernand Léger. Inoltre, oltre al kit con riproduzioni tattili aggiuntive, nel sito della Guggenheim, a questo link, è possibile scaricare e ascoltare le schede descrittive di una selezione delle opere della Collezione, utili per la preparazione alla visita. (S.B.)

Gli appuntamenti del programma Doppio Senso saranno gratuiti, fino a esaurimento posti. Per informazioni e prenotazioni: doppiosenso@guggenheim-venice.it (Maria Rita Cerilli).
Il calendario:
° 8 novembre (ore 14.30, durata 2 ore): Marino Marini e la scultura Pomona
° 13 dicembre (ore 14.30, 2 ore): Raymond Duchamp-Villon e Il cavallo
° 24–25 gennaio (ore 10-17, due giorni): Doppio Senso Masterclass Mani-Fattura. Laboratorio di due giorni dedicato alle ceramiche di Lucio Fontana
° 28 febbraio  (ore 14.30, 2 ore): Arnaldo Pomodoro e Sfera n. 3
° 21 marzo (ore 14.30, 2 ore): Henry Moore e Tre figure in piedi
° 11 aprile (ore 14.30, 2 ore): Jean (Hans) Arp e Anfora-frutto
° 16 maggio (ore 14.30, 2 ore): Anish Kapoor, Senza titolo

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“Pensiero Imprudente”: facciamo Pace o pausa caffè?

«La “cultura dell’altro” – scrive Claudio Imprudente nella sua rubrica “Pensiero Imprudente”- dev’essere un punto fisso, perché l’altro è sempre diverso da noi. Ci dobbiamo rapportare alla diversità, perché se non ci relazioniamo al diverso facciamo solo delle tregue, delle “pause caffè” e non costruiamo la cultura della Pace» “Pausa caffè”

Credo che la situazione sia ai limiti. Non vorrei fare la solita citazione, ma come ha detto più volte Papa Francesco, «siamo già in guerra mondiale, anche se nessuno lo vuole ammettere». C’è tutta una situazione di falsità, dai massimi media agli uomini di potere, che soffiano su fuoco della conquista di un pezzo di terra.
Io ammetto la mia ignoranza sulla situazione di Gaza, non tanto della situazione fisica, che quella ce la sbattono in faccia ogni giorno, ma sono ignorante sulla Storia, sul perché siamo giunti a questo orrore. Qui si mescolano i problemi politici con i problemi religiosi e questo mi crea disagio: non sapere bene la Storia. Andare in piazza non sapendo bene la Storia per me è ipocrisia.
Concludendo, oggi siamo pietrificati su Gaza, ieri sull’Ucraina, ma al mondo ci sono più di ottanta conflitti.

Nelle scorse settimane Trump ha fatto un passo avanti, ha fermato un po’ il conflitto e sono stati lasciati liberi degli ostaggi. Non so quanto potrà durare la tregua, una tregua non vuol dire pace, tregua è sinonimo di pausa, una pausa prevede una ripresa degli eventi, la famosa “pausa caffè”: dopo si riprende a lavorare. Mentre la pace è una condizione permanente, è una situazione di vita interiore e del sé.

Claudio Imprudente, che cura per Superando la rubrica “Pensiero Imprudente”

Noi siamo invasi da notizie di tutti i tipi e la parola più utilizzata è la parola “pace”, ovviamente perché non c’è.
Giorni fa il nostro Presidente Sergio Mattarella si è recato alla Comunità di Sant’Egidio di Roma, all’incontro del 26 ottobre Osare la pace-Religioni e Culture in dialogo e mi hanno colpito alcune sue frasi che voglio riportare.
«Il nazionalismo da opporre ad altri nazionalismi nasce dal considerare gli altri popoli come nemici, se non come presenze abusive o addirittura inferiori per affermare con la prepotenza e, sovente, con la violenza, pretese di dominio».
«[…] osservando l’instabilità, le tensioni, i conflitti, la violenza – anche verbale – che caratterizzano la nostra contemporaneità, si registra la diffusione di atteggiamenti che, se applicati alla convivenza all’interno delle nostre società nazionali, meriterebbero l’appellativo di teppistici, mentre hanno la pretesa, nelle relazioni internazionali, di essere considerati fatti politici».
«Le azioni di forza e i fatti compiuti, pretendono di assumere la natura di situazioni definitive, mentre non sono che la premessa dell’esplodere di future contrapposizioni».

Quello che sta succedendo è che sta continuando la distruzione mondiale, che i poveri sono sempre più poveri e i poteri distruggono i poveri invece di aiutarli. Bisogna ripartire da un’altra prospettiva: che l’altro è uguale a me stesso.
Come diceva Umberto Tozzi nella canzone Gli altri siamo noi (1991): «e gli altri siamo noi ma qui sulla stessa via / vigliaccamente eroi lasciamo indietro pezzi di altri noi / che ci aspettano e si chiedono perché nascono e subito / muoiono / forse rondini foglie d’Africa / ci sorridono in malinconia / e tutti vittime e carnefici / tanto prima o poi gli altri siamo noi».

La “cultura dell’altro” è la più difficile da far passare perché guardiamo sempre al nostro orticello e abbiamo perso il gusto di alzare il nostro sguardo e verso l’orizzonte.
La cultura dell’altro è un punto fisso del Centro Documentazione Handicap di Bologna perché l’altro è sempre diverso da noi, ci dobbiamo rapportare alla diversità, se non ci relazioniamo al diverso facciamo solo delle tregue, delle “pause caffè” e non costruiamo la cultura della pace.
E voi volete fare pause caffè o costruire la pace?
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

*Il presente contributo è già apparso nel sito del CDH-Cooperativa Accaparlante di Bologna, con il titolo “Facciamo Pace o pausa caffè?” e viene qui proposto, con minimi riadattamenti al diverso contenitore e un diverso titolo, per gentile concessione.

Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una firma regolare del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia, Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana).
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.

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Il divario di genere nell’assistenza: un documento del Parlamento Europeo

Il Parlamento Europeo ha pubblicato un documento sul “gender care gap”, il divario di genere nell’assistenza, e sull’impatto socio-economico del divario di genere stesso nei servizi di cura, sia in contesti istituzionali che in contesti domiciliari. Ne emerge tra l’altro che il costo economico del lavoro di cura informale non retribuito potrebbe raggiungere 147-220 miliardi di euro l’anno, pari a circa un terzo del divario complessivo nei guadagni tra uomini e donne nell’Unione Europea Una caregiver insieme a una bimba con sindrome di Down

Lo scorso 31 ottobre il Parlamento Europeo ha pubblicato un briefing sul gender care gap, il divario di genere nell’assistenza, e sull’impatto socio-economico del divario di genere stesso nei servizi di cura, sia in contesti istituzionali che in contesti domiciliari.
Addressing the gender care gap: Potential European added value (“Affrontare il divario di genere nell’assistenza: potenziale valore aggiunto europeo”) è questo il titolo del briefing (disponibile in lingua inglese a questo link), elaborato per supportare le Commissioni EMPL (Occupazione e Affari Sociali) e FEMM (Diritti delle donne e uguaglianza di genere) nella preparazione di una relazione d’iniziativa sul tema.

Stando al documento, dunque, il costo economico del lavoro di cura informale non retribuito potrebbe raggiungere 147-220 miliardi di euro l’anno, pari a circa un terzo del divario complessivo nei guadagni tra uomini e donne nell’Unione Europea.
La ridotta partecipazione femminile al lavoro retribuito comporta effetti a lungo termine su salari, opportunità di carriera, condizioni di salute e pensioni: nel 2024 il gender pension gap nell’Unione Europea era pari al 24,5%.
Sempre nell’Unione Europea sono circa 14,1 milioni le lavoratrici e i lavoratori occupati nel settore della cura retribuita, con una prevalenza femminile che supera l’88%. Tuttavia, persistono condizioni lavorative difficili, bassi salari e carichi di lavoro intensi, insieme a carenze di personale e presenza diffusa di lavoro non riconosciuto, soprattutto nell’assistenza domiciliare e tutto questo nonostante le evidenze dimostrino che gli investimenti in servizi educativi per la prima infanzia e assistenza a lungo termine generino ritorni economici positivi. Secondo le ricerche, infatti, per ogni euro investito si possono ottenere almeno quattro euro di benefìci in termini di occupazione, crescita e coesione sociale.

Entrando nel dettaglio, il briefing identifica tre aree strategiche per ridurre il divario di genere nell’assistenza attraverso azioni coordinate a livello europeo:
° Conciliazione vita-lavoro: rafforzamento di congedi, flessibilità lavorativa e riconoscimento del lavoro di cura non retribuito.
° Condizioni di lavoro nel settore della cura: miglioramento di salari, contratti, formazione, tutele e contrasto al lavoro irregolare.
° Disponibilità e accessibilità dei servizi formali di cura: ampliamento e miglioramento di servizi educativi per la prima infanzia e di assistenza a lungo termine, riduzione delle liste d’attesa e dei costi.

Il documento sottolinea anche che ulteriori interventi europei potrebbero generare un significativo valore aggiunto, promuovendo la libera circolazione dei lavoratori e delle lavoratrici e l’efficienza degli investimenti grazie alle economie di scala, stimolando occupazione, crescita e benessere collettivo. (Simona Lancioni)

Si ringrazia Andrea Pancaldi per la segnalazione.

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso con minimi riadattamenti al diverso contenitore, insieme all’immagine utilizzata, per gentile concessione.

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Più di un insegnante su quattro vorrebbe classi e scuole speciali: un dato su cui riflettere

«Il 27% del campione interpellato (833 insegnanti da tutta Italia) è favorevole a classi e scuole speciali»: lo dicono da Erickson a proposito di uno dei dati che fanno più riflettere, emersi dalla propria indagine sul tema “Le voci dell’inclusione”, che verrà tra l’altro presentata a Rimini nel corso del 15° Convegno Internazionale Erickson sulla “Qualità dell’inclusione scolastica e sociale”, in programma dal 14 al 16 novembre

«Il 27% del campione (833 insegnanti da tutta Italia), con un 10,1 punti percentuali in più rispetto al 2023, è favorevole a classi e scuole speciali e lo sono soprattutto gli/le insegnanti delle scuole superiori di secondo grado e quelli/e con più anni di esperienza. In termini di clima culturale generale, ciò indica un minore consenso all’inclusione piena e una maggiore accettazione di modelli che possono assumere caratteristiche separative»: lo dicono da Erickson a proposito di uno dei dati che fanno più riflettere, emersi dall’indagine condotta a cura di Dario Ianes, Sofia Cramerotti, Marco Rospocher, Marco Bombieri e Benedetta Zagni, sul tema Le voci dell’inclusione, con l’obiettivo di trovare risposte a tre quesiti principali, uno dei quali, appunto, su quanti insegnanti vorrebbero oggi la riapertura delle scuole e classi speciali; gli altri quesiti puntavano invece a evidenziare che cosa funziona per costruire una buona inclusione e come vivono emotivamente l’inclusione stessa le e gli insegnanti italiani.
«Rispetto a ciò che funzione – dicono da Erickson – i punti di forza più importanti andrebbero rintracciati, secondo il campione interpellato, nelle relazioni tra colleghi/e, tra gli alunni e le alunne, con le famiglie, mentre, purtroppo, le competenze professionali in materia di inclusione, come la conoscenza e l’uso di metodologie didattiche inclusive, non vengono considerate fattori decisivi per una buona inclusione. Per quanto riguarda poi il vissuto emotivo dell’inclusione, vi sono buone sensazioni nei confronti delle relazioni, delle pratiche di codocenza/collaborazione tra sostegno e curricolare, dell’autodeterminazione dell’alunno/a con disabilità, delle educatrici e degli educatori e, infine, della personalizzazione didattica. Sensazioni negative, invece, nei confronti della collaborazione con i servizi socio-sanitari, che ancora una volta continuano ad essere considerati come un elemento critico nello sviluppo dell’inclusione».

I risultati completi dell’indagine verranno dibatuuti al Palacongressi di Rimini, nel corso del 15° Convegno Internazionale Erickson sulla Qualità dell’inclusione scolastica e sociale, in programma dal 14 al 16 novembre, che viene presentato così dai promotori: «L’inclusione non è solo un principio, ma una pratica quotidiana che si misura nelle aule, nei corridoi, nei cortili e nelle relazioni. Ed è oggi, più che mai, una questione aperta. Per parlare delle sfide complesse, ma altrettanto urgenti e necessarie, che l’inclusione pone alla scuola e alla società contemporanee, torna per la sua 15ª edizione il nostro Convegno Internazionale che ha fatto della partecipazione e del confronto il suo segno distintivo. E ancora una volta saranno tre giorni vissuti tra sessioni plenarie, tavole rotonde, workshop e altri incontri di vario tipo, per ascoltare e rinnovare l’impegno comune verso una qualità dell’inclusione sempre più concreta e condivisa. Oltre 35.000 professionisti sono stati coinvolti nelle edizioni precedenti – tra insegnanti, educatori ed educatrici, pedagogisti, dirigenti scolastici, operatori del sociale e della riabilitazione – per confrontarsi su come dare forma a un’idea di scuola e società capaci di accogliere, valorizzare, trasformare».

Rimandando Lettori e Lettrici al programma completo del convegno (a questo link), segnaliamo qui, tra i vari ospiti di quest’anno, lo scrittore e drammaturgo Stefano Massini, con la sua Lettera a una scuola che non esclude, Alberto Pellai in dialogo con Gino Cecchettin e Stefania Auci, che porterà la propria esperienza di insegnante di sostegno, nonché la presentazione dei dati ISTAT sull’inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità, e l’attivista culturale Espérance Hakuzwimana sulla necessità di una scuola plurale. (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile il programma completo del convegno di Rimini. Per ogni ulteriore informazione: Lisa Oldani (lisa.oldani@erickson.it).

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I successi della Nazionale Italiana FISDIR ai Mondiali di Atletica in Australia

Tra gli eventi che fanno capo a Virtus, organizzazione globale che promuove sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e relazionali, vi sono anche i Campionati Mondiali di Atletica la cui edizione di quest’anno si è tenuta a Brisbane in Australia. E in tale manifestazione la Nazionale Italiana FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali) ha conquistato il primo posto nel medagliere e stabilito numerosi record del mondo

Tra gli eventi che fanno capo a Virtus, organizzazione globale che promuove sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e relazionali, vi sono anche i Campionati Mondiali di Atletica la cui edizione di quest’anno (Virtus World Athletics Championships 2025) si è tenuta nell’ottobre scorso a Brisbane in Australia. E in tale manifestazione, cui hanno partecipato oltre 300 atleti provenienti da più di 30 Paesi, la Nazionale Italiana FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali) ha davvero fatto la parte del leone, conquistando il primo posto nel medagliere, con 41 medaglie complessive (20 ori, 11 argenti e 10 bronzi) e 8 record del mondo.

«Questi Campionati Mondiali – commenta un entusiasta Francesco Ambrosio, presidente della FISDIR – ci consegnano un risultato straordinario, che va ben oltre le medaglie. L’Italia FISDIR ha dimostrato infatti di essere una realtà solida, capace di confrontarsi ai massimi livelli internazionali e di portare avanti con orgoglio la nostra idea di sport paralimpico. Siamo orgogliosi dei nostri atleti, dello staff e dei tecnici che con professionalità e passione hanno contribuito a costruire questo successo. Tornare a casa da Brisbane con il primo posto nel medagliere mondiale e numerosi record del mondo è una soddisfazione enorme, ma la nostra più grande vittoria resta quella di avere mostrato al mondo la forza, la determinazione e i valori del nostro movimento».
«Siamo estremamente soddisfatti dell’andamento della squadra in questi Campionati Mondiali Virtus a Brisbane – dichiara da parte sua Pietro Camporeale, referente tecnico nazionale per l’atletica leggere -. La settimana di gare è stata semplicemente straordinaria: una vera e propria pioggia di medaglie ha premiato il duro lavoro e la dedizione dei nostri atleti, che hanno saputo esprimere al meglio il loro talento in campo internazionale. I record del mondo stabiliti rappresentano poi un traguardo storico e il segnale concreto della crescita costante e dell’eccellenza raggiunta dal nostro movimento. Si tratta di risultati che non sono arrivati per caso, ma sono il frutto di mesi di preparazione, dell’impegno di uno staff tecnico di altissimo livello e del sostegno delle famiglie e delle società. Continuiamo con entusiasmo, determinati a onorare ogni gara con lo stesso spirito e la stessa passione». (S.B.)

Ringraziamo Renata Trevisan per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni: stampa@fisdir.it.

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