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A Messina i migliori club del mondo di calcio balilla (paralimpici e non)

5 Febbraio 2026 - 1:32pm

Atleti “normodotati” e paralimpici che insieme, ognuno nella rispettiva categoria, cercheranno di aggiudicarsi il titolo di “Miglior Club del Mondo”: accadrà da domani, 6 febbraio, a domenica 8, a Messina, che ospiterà appunto la sfida tra i miglior club del mondo di calcio balilla, con le finali della “World Champions League” di tale disciplina, evento indetto dall’ITSF, la Federazione Internazionale di Calcio Balilla e organizzato dalla FPICB, la Federazione Paralimpica Italiana Calcio Balilla

Come annunciato nel settembre dello scorso anno, da domani, 6 febbraio, fino a domenica 8, il PalaRescifina di Messina ospiterà la sfida tra i miglior club del mondo di calcio balilla, con le finali della World Champions League di tale disciplina, evento rinominato per l’occasione Gaming Arena Città di Messina, manifestazione iridata indetta dall’ITSF (International Table Soccer Federation) e organizzata dalla FPICB (Federazione Paralimpica Italiana Calcio Balilla), con la collaborazione del Comune di Messina e di Mediterranea Eventi.
Grande novità di questa edizione della manifestazione, la partecipazione di atleti “normodotati” e paralimpici che, ognuno nella rispettiva categoria, cercheranno di aggiudicarsi il titolo di Miglior Club del Mondo. In tal senso ci saranno contendenti in arrivo da tutto il mondo, suddivisi in Uomini, Donne, Juniores (ulteriore novità del 2026), Seniores (per chi ha più di 50 anni) e Para-sport/Disabili (altra novità).

«È la prima volta – dichiara Francesco Bonanno, presidente della FPICB e vicepresidente dell’ITSF – che l’Italia ospita un evento di tale portata e ne siamo onorati. L’edizione 2026 della World Champions League segna una tappa importante con l’introduzione delle categorie Junior e Para-sport/Disabili, rafforzando l’impegno di tutto il movimento verso l’inclusività e il futuro di questo sport che da sempre ha tra la finalità il divertimento, la sfida ma soprattutto l’unione». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Ufficio stampa FPICB, ufficiostampa@fpicb.it.

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Il caregiver familiare dev’essere riconosciuto come perno indispensabile del sistema di welfare

5 Febbraio 2026 - 12:39pm

«La Legge dovrà riconoscere pienamente il lavoro di cura come lavoro, garantendo tutele adeguate e diritti certi, contribuendo così a un cambiamento culturale più ampio: il riconoscimento del caregiver familiare come perno indispensabile del sistema di welfare»: lo dichiara Gianfranco Salbini, presidente dell’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down) commentando il Disegno di Legge sui caregiver familiari approvato nelle scorse settimane in Consiglio dei Ministri (foto di Archivio AIPD)

«L’arrivo del Disegno di Legge sui caregiver familiari in Consiglio dei Ministri – dicono dall’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down) è stata una prima risposta importante alle richieste avanzate negli anni dalle associazioni e dalle famiglie. Si tratta del punto di approdo di un lungo percorso di proposte, confronti e mobilitazioni portate avanti da realtà profondamente radicate nei territori e nella quotidianità della cura, che hanno contribuito a rendere finalmente visibile una figura che, come da più parti si ripete, è perno e fulcro del nostro welfare».

Ricordando tuttavia anche le dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane da Associazioni e Federazioni, che convergono nel riconoscere il valore simbolico e politico di questo passaggio, l’AIPD sottolinea a propria volta «l’emergere di un nodo cruciale: i caregiver familiari, tutti, hanno bisogno di tutele e di servizi, ancora più che di risorse economiche. Il vero bisogno, che in tanti casi diventa urgente, è di vedere alleggerito il proprio carico di cura e garantiti spazi di riposo, tempo da dedicare a se stessi, alla relazione di coppia, agli altri figli e ai propri progetti di vita. Come genitori, sappiamo bene di cosa parliamo, perché lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle, spesso da molti anni. Per questo, qualche anno fa abbiamo voluto chiedere proprio ai caregiver familiari quali fossero i loro bisogni, quali le condizioni di vita, quali le prospettive che immaginavano per il proprio futuro e in tal senso abbiamo raccolto dati importanti nella ricerca Non uno di meno, realizzata insieme al Censis».

«Proprio a partire da quei dati – aggiungono ancora dall’Associazione -, oggi diciamo che i soldi – per altro insufficienti e inadeguati – non bastano: serve un rafforzamento strutturale dei servizi territoriali, a partire dall’assistenza domiciliare, dai servizi di sollievo e dai supporti socio-sanitari integrati. Il Disegno di Legge presentato non introduce un potenziamento diretto e vincolante dei servizi territoriali, né prevede un pacchetto nazionale di servizi dedicati ai caregiver, come sportelli di supporto, accompagnamento psicologico, formazione e interventi di sollievo diffusi in modo omogeneo sul territorio. La concreta attuazione delle misure resta in larga parte demandata a Regioni e Comuni, con il rischio di accentuare le disuguaglianze territoriali già esistenti».

«Il passaggio parlamentare – ribadisce Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’AIPD – rappresenta una fase decisiva e il Disegno di Legge è un punto di partenza importante, ma non può essere considerato un punto di arrivo. Per questo, ci uniamo a tante altre famiglie e associazioni, nel chiedere che il testo venga profondamente modificato e integrato, affinché sia in grado di rispondere ai bisogni reali delle persone coinvolte nella cura. In particolare è necessario che la Legge riconosca pienamente il lavoro di cura come lavoro, garantendo tutele adeguate e diritti certi, contribuendo così a un cambiamento culturale più ampio: il riconoscimento del caregiver familiare come perno indispensabile del sistema di welfare, senza il quale lo Stato non sarebbe in grado di reggere il peso dell’assistenza. Solo in questa prospettiva il provvedimento potrà incidere in modo significativo sulla vita quotidiana delle famiglie, offrendo non un riconoscimento formale, ma quella possibilità di “respiro” che rappresenta la vera misura della qualità di una politica sociale».
«In questa prospettiva – aggiunge Salbini – l’auspicio è che nel passaggio al Parlamento, che dovrebbe essere prossimo, si tenga conto delle richieste e delle indicazioni che arrivano da chi vive quotidianamente la condizione della cura, dalle famiglie e dalle associazioni che da anni operano sui territori. Un ascolto attento di queste voci può contribuire infatti a rendere il Disegno di Legge uno strumento più aderente ai bisogni reali e più capace di incidere concretamente sulla qualità della vita delle persone coinvolte».
«Come AIPD – conclude – confermiamo la nostra piena disponibilità al confronto con le Istituzioni e con il Parlamento, nella convinzione che solo attraverso un dialogo costante e costruttivo sia possibile arrivare a una legge realmente efficace, in grado di riconoscere il valore del lavoro di cura e di rafforzare un sistema di welfare più equo, inclusivo e sostenibile». (S.B.)

Superando si è già occupato del Disegno di Legge sui caregiver familiari con i testi:
° Caregiver familiari: il Parlamento approvi una norma all’altezza delle aspettative e dei diritti (a questo link)
° Caregiver familiari: quella norma richiede risorse economiche ben diverse di ANGSA (a questo link)
°
Lavoriamo insieme per rendere la legge sui caregiver familiari un punto di partenza solido di Vincenzo Falabella (a questo link)
° Disegno di Legge sui caregiver: servono cautela, concretezza e un testo da migliorare in Parlamento (a questo link)
° Per una Legge Nazionale sui caregiver familiari buona per tutti (a questo link)
° Caregiver familiari: la battaglia per le briciole e la battaglia per il pane di Gianfranco Vitale (a questo link)
° Caregiver familiari: la vera sfida è cambiare il modello di welfare di Daniele Romano (a questo link)
° Caregiver familiari: la non autosufficienza è una condizione di vita, non una condizione di povertà di Sara De Carli (a questo link).

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«Sono una persona che fa domande»: Valentina Tomirotti, che parla di disabilità senza sconti

5 Febbraio 2026 - 11:40am

«Sono un’attivista. La disabilità non è il mio tema, è il mio punto di partenza per parlare di tutto il resto e preferisco pensarmi come una persona che fa domande». E le domande di Valentina Tomirotti, giornalista e attivista che ha trasformato la propria esperienza in uno spazio pubblico di riflessione, denuncia e consapevolezza, sono domande necessarie, anche scomode, a conferma di quanto la disabilità sia ancora raccontata troppo spesso attraverso il filtro del pietismo o, peggio, dell’eroismo forzato

«Sono un’attivista. La disabilità non è il mio tema, è il mio punto di partenza per parlare di tutto il resto». E quando qualcuno le attribuisce l’etichetta di “rompipalle”, lei sorride e rilancia: «Preferisco pensarmi come una persona che fa domande». Domande necessarie, anche scomode, a conferma di quanto la disabilità, nel nostro Paese, sia ancora raccontata troppo spesso attraverso il filtro del pietismo o, peggio, dell’eroismo forzato.
Giornalista, attivista e anima del progetto Pepitosa, Valentina Tomirotti ha trasformato la propria esperienza in uno spazio pubblico di riflessione, denuncia e consapevolezza. Il suo lavoro non nasce dal desiderio di “commuovere”, ma da quello di cambiare lo sguardo: spostare l’attenzione dal corpo individuale alla responsabilità collettiva, dalle storie edificanti ai diritti.
«Perché la disabilità deve sempre essere raccontata come una tragedia o come una favola a lieto fine?», è una delle domande che attraversano spesso i suoi interventi. Per Valentina, parlare di disabilità significa prima di tutto chiamare le cose con il loro nome. Senza eufemismi, senza edulcorazioni. La disabilità è una condizione sociale e politica, non un difetto personale da compensare con la buona volontà.
Nel suo lavoro emerge con forza il rifiuto di quello che lei stessa definisce senza giri di parole Inspiration Porn ossia l’uso strumentale delle persone con disabilità come esempio motivazionale per chi disabile non è. «Se la mia vita serve solo a far sentire migliore qualcun altro, allora c’è un problema», osserva. Una posizione netta, che interroga anche il mondo dell’informazione, della pubblicità e della comunicazione in generale.

È proprio in questo spazio, spesso ambiguo, che si colloca un’altra parte importante del lavoro di Valentina Tomirotti: quello di consulente per la comunicazione. Negli anni ha collaborato con brand noti e realtà strutturate, accompagnandole in un percorso che va ben oltre la semplice “inclusione di facciata”. Il suo contributo consiste nel ripensare linguaggi, immagini e campagne affinché la disabilità non sia usata come leva emotiva, ma riconosciuta come parte della complessità del reale.
Ma chi sono i suoi interlocutori principali? In larga parte associazioni, aziende, enti e organizzazioni del Terzo Settore. Ed è proprio in questo lavoro quotidiano, spesso meno visibile ma decisivo, che Tomirotti porta con maggiore forza il suo messaggio politico e culturale. Lavorare con queste realtà significa incidere sui processi, formare chi comunica, evitare errori che alimentano stereotipi e costruire narrazioni rispettose, capaci di parlare a tutti senza schiacciare nessuno in ruoli predefiniti.
Un impegno che si estende anche all’àmbito audio e narrativo. Valentina ha infatti collaborato alla scrittura del podcast Corpi politici, per l’Associazione Luca Coscioni, contribuendo a dare voce a temi complessi legati ai diritti, all’autodeterminazione e alla libertà di scelta. Anche qui la cifra resta la stessa: niente toni edificanti, niente scorciatoie emotive, ma attenzione ai contenuti, alle parole, alle responsabilità di chi racconta.
I temi su cui si concentra restano molteplici e intrecciati. C’è il turismo accessibile, raccontato non come concessione gentile ma come diritto di cittadinanza. C’è il corpo, con tutto ciò che comporta in termini di identità, desiderio, estetica, libertà di espressione. E c’è il linguaggio, terreno decisivo su cui si costruiscono immaginari e si consolidano disuguaglianze.

Ma cosa significa davvero accessibilità? E chi decide quando uno spazio, un servizio o una città possono dirsi inclusivi? Sono interrogativi che Tomirotti rivolge tanto alle Istituzioni quanto ai Cittadini e alle Cittadine, senza mai assumere un tono consolatorio. Il suo è un attivismo quotidiano, fatto di articoli, consulenze, interventi pubblici e confronto costante sui social, dove l’ironia diventa spesso uno strumento politico.
Uno sguardo, il suo, che non si limita alla critica, ma prova a costruire. Nelle prossime settimane verrà infatti presentato un importante progetto di accessibilità per la città di Mantova, promosso dall’Associazione Pepitosa in carrozza, di cui è Presidente, che punta a ripensare spazi e servizi in un’ottica realmente inclusiva. Un’iniziativa che conferma come parlare di disabilità, per Valentina Tomirotti significhi soprattutto immaginare città e comunità pensate per la pluralità dei corpi e delle vite.
Forse è proprio questo il punto: smettere di chiedere alle persone con disabilità di adattarsi al mondo così com’è, e iniziare a domandarsi perché il mondo continui a essere progettato per pochi. Una domanda scomoda, certo. Ma necessaria.

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Un corso per specialisti del supporto alla disabilità infantile

4 Febbraio 2026 - 6:14pm

Scuola in fasce presenta un corso online per specialisti del supporto alla disabilità infantile, percorso formativo pensato per rispondere a un bisogno crescente, vale a dire la presenza di professionisti preparati ad affiancare bambini/bambine da 0 a 6 anni con disabilità nei loro contesti di vita quotidiana

«Volevamo un percorso serio, accessibile, capace di formare professionisti competenti che possano fare davvero la differenza nella vita dei bambini e delle famiglie, partendo dai primi anni, quando l’intervento è più efficace e significativo»: così Alhena Scardia, fondatrice di Scuola in fasce, presenta il corso online per specialisti del supporto alla disabilità infantile, promosso dalla propria organizzazione, percorso formativo pensato per rispondere a un bisogno crescente, vale a dire la presenza di professionisti preparati ad affiancare bambini/bambine da 0 a 6 anni con disabilità nei loro contesti di vita quotidiana.
Si tratta di un’iniziativa pionieristica che unisce competenze educative, neuropsicologiche e tirocinio sul campo. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Beatrice Maria Cristina Ferrario (ferrariobeatricemc@gmail.com).

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Pronti a portare la Fiamma Olimpica!

4 Febbraio 2026 - 5:48pm

Soci del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano, una delegazione della Fondazione Istituto dei Ciechi e alcuni atleti paralimpici saranno anch’essi coinvolti, domani 5 febbraio e venerdì 6, nella corsa della Fiamma Olimpica a Milano, sempre più vicina alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 allo Stadio di San Siro L’accensione della torcia olimpica di Milano-Cortina ad Atene con la pallanuotista greca Elena Xenaki (foto LaPresse)

«Milano-Cortina 2026: il conto alla rovescia si avvicina alle fasi finali. I cuori battono sempre più veloci. Le emozioni si riflettono negli occhi e nei volti. Siamo pronti a fare il tifo. Siamo pronti a partecipare. Siamo pronti a vivere giorni di gioia e di grande sport. E siamo pronti a portare, anche noi, un po’ di questa meraviglia che si chiama Fiamma Olimpica: attraverso il tempo e attraverso lo spazio, perché le Olimpiadi e le Paralimpiadi siano davvero fratellanza e possibilità per tutti e tutte di esserci!»: lo dicono dal Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano del quale infatti alcuni soci vedranno anch’essi passare la Torcia Olimpica tra le proprie mani, tra domani, 5 febbraio e venerdì 6, durante il percorso di avvicinamento allo Stadio di San Siro di Milano, sede appunto della Cerimonia d’Apertura dei Giochi.

Domani, dunque, 5 febbraio, si comincerà con la staffetta di una delegazione della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, intorno alle 18.45, per transitare anche davanti allo stesso Istituto dei Ciechi. Lungo 400 metri di strade milanesi la Fiamma verrà portata tra gli altri da Francesco Cusati, presidente del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano e da alcuni atleti paralimpici tra i quali Martina Rabbolini (nuoto – Paralimpiadi Rio de Janeiro 2016, Tokyo 2020 e Parigi 2024) e Florinda Trombetta (canottaggio – Paralimpiadi Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016).
Il 6 febbraio sarà poi la volta di Silvia Parente, socia del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano, medaglia d’oro nello slalom gigante alle Paralimpiadi di Torino 2006, che riceverà la Fiamma per un tratto di 200 metri.

«Nel 1984 – sottolineano dal Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano -, un “alieno” sceso nello stadio di Los Angeles alla fine dei Giochi Olimpici disse qualcosa di simile: “Sono venuto da molto lontano e ciò che ho visto mi è piaciuto moltissimo. Il nostro augurio è dunque che il messaggio delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi, Rispetto, Cooperazione, Fraternità, raggiunga allo stesso modo i cuori e le menti di tutto il mondo perché la forza sta nella diversità, se le diversità si accettano. Che i Giochi abbiano inizio!». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@gsdnonvedentimilano.org.

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Quando Ileana volle che una donna giovanissima parlasse di accessibilità davanti al Sindaco di Roma

4 Febbraio 2026 - 5:10pm

«In questi giorni – scrive Valeria Cotura, nel suo ricordo di Ileana Argentin – più o meno tutti ti hanno ricordata per il tuo impegno degli ultimi venti anni. Io vorrei invece ricordare quando ti ho conosciuta, quando nonostante i nostri vent’anni di differenza, siamo cresciute assieme, condividendo aspettative, sogni, impegnata sempre in prima linea e prima dell’attività politica, quando convincesti me, giovanissima, a parlare di accessibilità nell’Assemblea Capitolina con il Sindaco presente» Ileana Argentin

Riceviamo da Valeria Cotura della FIADDA Roma (Associazione per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie) e ben volentieri pubblichiamo il seguente ricordo di Ileana Argentin, scomparsa nei giorni scorsi, come abbiamo già segnalato sulle nostre pagine. 

Roma è in lutto. Ci ho messo due giorni a rendermi conto che non ci sei più… Anche se ci eravamo perse di vista negli ultimi tempi, una cosa è certa, Ileana, sei stata, resti e lo resterai sempre un mio pilastro fondamentale, un grande esempio di donna battagliera e soprattutto di grande amante della vita.
Ho letto post di molte persone, ma più o meno tutti ti hanno ricordata per il tuo impegno degli ultimi venti anni… Io invece vorrei ricordare quando ti ho conosciuta, quando nonostante i nostri vent’anni di differenza, siamo cresciute assieme, condividendo aspettative, sogni, impegnata sempre in prima linea e prima dell’attività politica.
Gli Anni Novanta e i primi Anni Duemila, quando i mezzi di informazione e di comunicazione erano totalmente diversi, a me inaccessibili, non c’erano ancora i social, ma neanche SMS, e-mail, si usava tanto telefono e tanti fax e lettere… Quando i miei genitori in quegli anni hanno iniziato ad entrare nel mondo dell’associazionismo per la promozione e il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità, andando da un posto all’altro, partecipando a dibattiti, convegni, ma condividendo anche momenti più lieti e intimi, come cene, feste, altre iniziative, il più delle volte mi portavano con loro e proprio in queste circostanze ti conobbi e ti vidi, conquistandomi subito. Io ero solo una bambina, tu una giovane donna bellissima, ma ci siamo legate subito, mi hai visto crescere, prima adolescente e poi giovane e donna.

Mi colpì vedere che ti muovevi agile in un corpo minuto con la carrozzina elettrica, abiti di seta, capelli molto lunghi e sempre curati, o permanente o nuove pettinature, unghie lunghissime e colorate, labbra molto carnose e con contorni di matita e rossetto impeccabili e per me era facile capirti, avevi un’ottima movenza labiale e gran voce, occhi penetranti e intensi. Avevi un tuo stile impeccabile, una tua particolare eleganza che erano poi la tua caratteristica libera e provocatoria.
Una gran testa, sempre molto diretta, senza se e senza ma, per questo non piacevi a tutti. Neanche nei momenti di affaticamento fisico o un po’ critici ti ho vista perderti d’animo. Non abbandonavi mai la tua ironia, cambiando il concetto di narrazione pietistica nei confronti delle persone con disabilità.
Mi incuriosiva anche vedere e parlare con i tuoi giovani assistenti e accompagnatori di allora, gli obiettori di coscienza che in quel tempo, essendo ancora obbligataria la leva militare, sceglievano di supportare le persone con disabilità.
Avere alle spalle una grande Famiglia è stato un grande valore per te, ho sempre ammirato la tua mamma. Infine il tuo Sandro, vicino, attento, affettuoso. Abbiamo condiviso, voi e noi, alcune ore liete e serene, lasciandoci andare talvolta a momenti di pura ilarità.

Amavi visceralmente Roma, la nostra città. E dagli Anni Novanta, porca miseria, quante cose sono state fatte in questa città, purtroppo già dimenticate. Prima come parte attiva assieme ad altri cittadini e rappresentanti di realtà associative come “Consulta Cittadina per i Problemi dell’Handicap” (si chiamava così allora) e poi tu come delegata per i problemi dell’handicap prima del sindaco Rutelli e poi del sindaco Veltroni.
Per quasi due decenni i luoghi del Campidoglio erano diventati la seconda casa per molti Cittadini romani perché c’era sempre qualche evento (o forse era normale farlo) o lavori per la promozione dei diritti, tanto sull’abbattimento delle barriere architettoniche, tema a te inevitabilmente caro, quanto di quelle culturali e della comunicazione, alle quali tenevi moltissimo, ritenendole imprescindibili per un vero cambiamento di rotta e di civiltà, cercando di equilibrare i bisogni specifici con tante realtà.
Quando mi capita di fare della formazione in tema di accessibilità e fruibilità, cito quasi sempre le tue parole, quando mi dicesti «renditi conto che non è possibile modificare certi luoghi, come la Scalinata di Trinità dei Monti, è un tale monumento che bisogna trovare altre soluzioni…». Si tratta di un messaggio importante e significativo, nel quale credo ancora.
In quel periodo abbiamo attivato le prime sperimentazioni di sottotitolazione con la stenotipia (allora unica tipologia esistente), durante qualche evento o convegno al Campidoglio. In quegli anni sono state realizzate tante campagne di sensibilizzazione e pubblicità, ricordo la nostra città con affissi i tanti cartelloni e in altre circostanze anche volantini sulla diversità e sulle barriere culturali e architettoniche.
Fondamentale è stata anche la discussione sulla qualità della vita delle persone con disabilità e sul diritto di poter vivere la vita al pari di altre persone, diritto allo studio, al lavoro, diritto di amare e approcciarsi alla sessualità in maniera autonoma e responsabile, fino al diritto di divertirsi e fare esperienze. Ricordo in modo particolare una fantastica festa di carnevale all’Alpheus vicino al Gazometro.

Quando avevo circa 15 -16 anni, mi hai indirizzato fortemente verso due esperienze. La prima, mi hai convinta a far parte del Superdiverso, un progetto culturale, laboratorio integrato di teatrodanza volto alla formazione di una compagnia integrata, finanziato dal Comune di Roma. Ne sono stata parte per diversi anni ed è stata la prima base formativa.
L’altra durante una celebrazione del 3 dicembre 2001, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, quando mi hai convinta a partecipare a una seduta dell’Assemblea capitolina con il sindaco presente: non avevi voluto un adulto con esperienza pregressa, ma me giovanissima.
Ero titubante, non mi sentivo all’altezza di una richiesta del genere, mi avevi spronata tanto a farla, e vista la poca esperienza di espormi in quel contesto, avevo preparato e letto un discorso, cercavo di attirare l’attenzione sulle barriere della comunicazione e della scarsa o assente offerta delle sale cinematografiche con i sottotitoli per esempio. Fu un successo. Comunque avevi capito che ero appassionata alla cultura, al cinema e al teatro. Soprattutto avevi capito, e in questo c’era la nostra complicità, che a me non interessava per niente seguire la corrente, adattarmi a climi mutevoli e anche opportunistici, ma essere sempre me stessa, coerente con i miei principi, costasse quello che costasse, essere quella che ero e che sono, una vera rottura di scatole per tanti che alla fine in qualche modo tendono ad emarginarmi.

Ora dopo trent’anni sono cambiati e migliorati i linguaggi, migliorate le norme, anche se non sempre vengono applicate, c’è di sicuro maggiore attenzione su certe tematiche anche grazie ai social, ma il lavoro sulla cultura in generale è ancora tanto da fare.
Soprattutto emergono altre criticità; non posso non essere demoralizzata quando vedo certi deprecabili “conflitti” fra le stesse persone che si dovrebbero interessare alla stessa causa e nel contempo crescere esasperati personalismi, attraverso linguaggi verbosi, noiosi e inutili, che rischiano di mettere a dura prova i diritti e le conquiste delle persone con disabilità.
Il mondo oggi non è tra i migliori, il rischio di perdere non tanto i diritti, ma lo spirito, i valori, le contaminazioni, la narrazione di ciò che è stato, sostituendola all’attuale mistificazione, l’essenza di tutto ciò per cui si è combattuto, è purtroppo realtà. In questi ultimi anni mi sono infatti chiesta spesso quanto valesse la pena continuare in un percorso iniziato quando ero solo una bambina e che rischia comunque di isolarti. Tuttavia i cambiamenti dipendono da noi stessi, dalla nostra partecipazione alla vita, perché la libertà è partecipazione e le due cose sono strettamente interconnesse tra loro.
Io farò di tutto, anche se non sarà facile, per continuare questo percorso per non venire meno all’impegno profuso per tutta la tua intensa vita, alle lotte portate da te e da tanti altri, di cui non si può perdere la Memoria.
Grazie Ileana per tutto, che il tuo sorriso e gli occhi restino sempre vivi in me.

*FIADDA Roma (Associazione per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie).

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La rivista «Tiflologia per l’integrazione», un laboratorio di ricerca per avviare un dibattito sulle disabilità visive

4 Febbraio 2026 - 4:27pm

Divenuta semestrale nel 2023, «Tiflologia per l’integrazione» è una rivista in formato cartaceo e a libero accesso, promossa dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita” di Monza, la cui ambiziosa aspirazione è quella di diventare un vero e proprio laboratorio epistemologico di ricerca per avviare un dibattito sulle disabilità visive (cecità, ipovisione e disabilità complessa)

Divenuta semestrale nel 2023 (con un numero a giugno e uno a dicembre), «Tiflologia per l’integrazione» è una rivista edita da Morcelliana in formato cartaceo e a libero accesso. È promossa dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita” di Monza, il cui presidente, Pietro Piscitelli, è anche direttore responsabile della stessa. L’ambiziosa aspirazione della pubblicazione è quella di diventare un laboratorio epistemologico di ricerca per avviare un dibattito sulle disabilità visive (cecità, ipovisione e disabilità complessa).

La rivista è così articolata: Editoriale, Studi e ricerche, La disabilità visiva e i linguaggi delle arti, Antologia, La parola a …, Recensioni.
L’Editoriale, curato dal direttore scientifico professor Stefano Salmeri, ha funzione di approfondimento e riflessione sulle tematiche di tiflopedagogia. Le sezioni Studi e ricerche e La disabilità visiva e i linguaggi delle arti (letteratura, italiana e straniera, film, arti figurative, musica, ecc.) raccolgono quindi i contributi di studiosi del mondo accademico nazionale e internazionale, anche in lingua straniera (inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese); i contributi stessi sono sottoposti a doppio referaggio cieco. E ancora, la sezione Antologia ospita interventi di studiosi già pubblicati sulla rivista nella sua prima versione editoriale, fino al 2022, o relazioni tenute a convegni legati all’attività di promozione culturale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), dell’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI stessa) e della Biblioteca Italiana per i Ciechi. Questa parte è a cura del Comitato Editoriale.
La sezione La parola a…, infine, è aperta ai contributi di educatori, insegnanti (di ogni ordine e grado scolastico), genitori dell’UICI e di altri Enti collegati, al fine di rendere più efficaci e aperti il confronto e il dialogo, condividendo esperienze e progetti della prassi quotidiana, nel rispetto della specificità dei bisogni formativi degli allievi e delle esigenze di aggiornamento dei docenti, mentre le Recensioni sono dedicate a libri che trattano direttamente la tematica delle disabilità visive o temi legati alla disabilità in generale o a figure professionali che operano con la disabilità; la rivista accetta libri per la sezione.
Tutti i contributi hanno titolo in italiano e in inglese, sono corredati da abstract e cinque parole chiave in italiano e in inglese.

«Tiflologia per l’integrazione» persegue la finalità di abbattere pregiudizi e stigmi, che spingono a vedere prima la disabilità e poi l’allievo nel processo educativo, processo che rischia così di ridursi a intervento prevalentemente riabilitativo o addirittura addestrativo. In prospettiva emancipatrice e promuovendo l’autonomia e il decondizionamento, la rivista vuole perciò concorrere a costruire un contesto socio-culturale inclusivo in cui le persone con disabilità visive possano diventare protagoniste del proprio processo di apprendimento, immaginando e costruendo un Progetto di Vita a partire da una concezione critica e dinamicamente divergente.
Il periodico rappresenta senz’altro un’unicità nell’universo editoriale come rivista specifica sulle tematiche legate alle disabilità visive lungo tutto l’arco della vita e con un’attenzione a tutti gli àmbiti della quotidianità (scolastico, lavorativo, sociale, culturale, sportivo, di accessibilità ad ampio respiro). (Simona Lancioni)

Per contatti: Stefano Salmeri (stefano.salmeri@unikore.it) e Francesco Giacanelli (cdtinfo@bibciechi.it).
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Il videogioco al Niguarda di Milano, come linguaggio terapeutico

4 Febbraio 2026 - 2:11pm

Progetto promosso da Spazio Vita Niguarda, in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Niguarda di Milano, “Gaming che cura” porta la “Videogame Therapy” in tale nosocomio, all’interno del polo tecnologico “TechLAB”, spazio dedicato appunto al videogioco accessibile e inclusivo, con l’obiettivo di supportare adolescenti con disturbi del neurosviluppo

Si chiama Gaming che cura ed è un progetto promosso dalla struttura polifunzionale Spazio Vita Niguarda, in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Niguarda di Milano, che porta la Videogame Therapy in tale nosocomio, all’interno del polo tecnologico TechLAB, spazio dedicato appunto al videogioco accessibile e inclusivo, con l’obiettivo di supportare adolescenti con disturbi del neurosviluppo.
«Si tratta di un progetto – spiegano i promotori – che sceglie di partire da ciò che i ragazzi conoscono e abitano ogni giorno, il videogioco, non come evasione, ma come linguaggio terapeutico, capace di creare un ponte tra la persona e il percorso di cura».

A sostegno di Gaming che cura è già attiva una campagna di raccolta fondi sul portale Crowdforlife, piattaforma di crowdfunding di Crédit Agricole Italia, che contribuirà con un terzo dell’importo donato. I fondi raccolti serviranno per allestire postazioni terapeutiche dedicate, acquistare software e tecnologie specifiche per lo svolgimento delle attività. Dal canto suo, Spazio Vita Niguarda metterà a disposizione i propri spazi e le proprie tecnologie, rafforzando concretamente il servizio offerto all’Ospedale Niguarda e ai suoi pazienti, oltre a contribuire con un cofinanziamento per la formazione dei propri specialisti e degli operatori del reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

«Sostenere Gaming che cura – concludono da Spazio Vita Niguarda – significa contribuire a rendere la cura più vicina ai bisogni reali dei giovani pazienti, offrendo nuove possibilità di relazione, ascolto e accompagnamento all’interno dell’ospedale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: segreteria@spaziovitaniguarda.com.

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Ci hanno lasciato due grandi donne con disabilità

4 Febbraio 2026 - 1:46pm

«Nel giro di due giorni – scrive Salvatoire Nocera – ci hanno lasciato due grandi donne con disabilità, Stefania Delendati e Ileana Argentin, entrambe impegnate socialmente, la prima come giornalista e la seconda in politica. Di loro, in questi giorni, si sono giustamente raccontate le virtù pubbliche sulla difesa e la diffusione dei diritti umani delle persone con disabilità, io desidero invece ricordare la virtù che in loro mi ha colpito di più e cioè la femminilità» Stefania Delendati

A distanza di appena un giorno una dall’altra ci hanno lasciato due grandi donne con disabilità, Stefania Delendati e Ileana Argentin, entrambe impegnate socialmente, la prima come giornalista e la seconda in politica.
Di loro, in questi giorni, si sono giustamente raccontate, sulla stampa e sui social, le virtù pubbliche sulla difesa e la diffusione dei diritti umani delle persone con disabilità, pur se in modo differente, Stefania con la scrittura, Ileana con l’impegno politico. Non ripeterò quindi quanto è stato già detto e scritto molto meglio di come potrei fare io; dopo avere ascoltato su WhatsApp il commosso saluto di Valeria Cotura della FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie) [ne riprenderemo quanto prima i contenuti anche in altra parte del nostro giornale, N.d.R.], desidero invece ricordare la virtù che in loro mi ha colpito di più e cioè la loro femminilità.

In Stefania traspare negli scritti e nel suo modo di affrontare i temi da sviluppare su Superando, testata tramite la quale l’ho conosciuta. Penso al garbo con il quale fece rivolgere a Simona Lancioni e a me un’intervista al professor Paolo Cendon del quale volevamo criticare in modo polemico alcuni risultati assai gravi ai quali aveva dato occasione la sua legge sull’amministratore di sostegno.
Penso alla gentilezza con cui intervistava le persone con disabilità su Superando, avendo fatto una scelta editoriale molto felice di presentare alcune vite significative di donne che avevano affrontato la propria disabilità con coraggio ed impegno.

Penso ancora alla sensibilità e alla disponibilità con la quale inviò al Presidente della Repubblica un documento di appoggio alla richiesta di grazia per un’avvocatessa che era incappata nelle maglie della Giustizia proprio per una cattiva applicazione della legge sull’amministratore di sostegno.

Ileana Argentin

Di Ileana, come giustamente dice Valeria Cotura, mi ha sempre colpito il suo senso di femminilità nella cura del vestire e del trucco. Questa eleganza personale rendeva molto più gradevoli ed efficaci le sue stesse battaglie politiche. E questo suo atteggiamento era per me molto singolare, dal momento che, dopo il Sessantotto del secolo scorso e per circa i vent’anni successivi, le ragazze di sinistra vestivano in modo sciatto, non curandosi del trucco, come segno di protesta contro “l’imborghesimento che produceva l’integrazione nel sistema”.

Ecco cosa desidero ricordare di Stefania Delendati e di Ileana Argentin, oltre, ovviamente, al loro impegno sociale e politico e ai frutti che ne sono derivati, come, ad esempio, da una parte i tanti articoli di Stefania che “ci hanno formato”, dall’altra la Legge 112/16 sul “Dopo di Noi”, di cui Ileana fu la prima firmataria.

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Dal 1° marzo sperimentazione della “riforma della disabilità” in altre 40 Province

4 Febbraio 2026 - 1:25pm

Verrà estesa a ulteriori 40 Province, a partire dal 1° marzo, la sperimentazione del nuovo sistema previsto dal Decreto Legislativo 62/24 che in attuazione della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, semplifica il sistema di accertamento dell’invalidità civile e introduce la nuova valutazione multidimensionale per l’elaborazione del Progetto di Vita delle persone con disabilità. Com’è noto, poi, dal 1° gennaio 2027, conclusa la sperimentazione, la Legge dovrà essere implementata in tutte le Province del Paese

«Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del “Decreto Legge PNRR”, verrà estesa a ulteriori 40 Province*, a partire dal 1° marzo prossimo, la sperimentazione del nuovo sistema previsto dal Decreto Legislativo 62/24 che semplifica il sistema di accertamento dell’invalidità civile e introduce la nuova valutazione multidimensionale per l’elaborazione del Progetto di Vita delle persone con disabilità»: lo dichiara in una nota la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ricordando poi che questa cosiddetta “riforma della disabilità” «dà attuazione alla Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, approvata all’unanimità dal Parlamento, ed è legata ad un passaggio importante per la sesta rata del PNRR. Dal 1° gennaio 2027, poi, al termine della fase di sperimentazione, la Legge sarà implementata in tutte le Province, come per tutti i progetti e le riforme legate al PNRR. Risulta pertanto fondamentale il percorso di formazione e sperimentazione messo a punto dal Ministero per le Disabilità che sta offrendo ai territori e agli operatori dei servizi l’opportunità di arrivare preparati al 1° gennaio 2027».
In tal senso, aggiunge, «voglio ringraziare il gruppo dei formatori nazionali, tutte le Regioni e gli Enti di riferimento territoriale per il grande impegno e per la serietà con la quale stanno affrontando questo percorso fondamentale per le persone con disabilità e le loro famiglie».

«Le Province non comprese in questo nuovo gruppo che partirà dal 1° marzo – conclude Locatelli – potranno comunque affrontare il percorso di formazione, visto appunto che, come detto, dal 1° gennaio 2027 la Legge dovrà essere implementata in tutto il Paese». (S.B.)

*Queste le nuove 40 Province interessate dalla sperimentazione a partire dal 1° marzo prossimo: Chieti, Potenza, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caserta, Bologna, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, Roma, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Torino, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Arezzo, Massa Carrara, Bolzano, Terni, Treviso, Venezia, Verona.

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La campagna “L’inclusione si fa solo insieme”: l’evento conclusivo

3 Febbraio 2026 - 6:36pm

Un vero e proprio “giro della Lombardia”, per accompagnare il percorso di implementazione della Legge Regionale sul diritto alla vita indipendente: è stato questo la campagna “L’inclusione si fa solo insieme”, lanciata nel 2023 dalla Federazione LEDHA, che vivrà ora il 13 febbraio il proprio evento conclusivo a Milano, presso la sede del Consiglio Regionale della Lombardia, incontro durante il quale si parlerà anche dello stato di avanzamento della cosiddetta “Riforma della disabilità” avviata a livello nazionale

«Un vero e proprio “giro della Lombardia” di circa novanta tappe, durante le quali si svolgeranno, in ogni territorio, focus group ed eventi di formazione e informazione»: così, nella primavera del 2023, avevamo presentato sulle nostre pagine la campagna denominata L’inclusione si fa solo insieme promossa dalla LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in collaborazione con CSVnet Lombardia, FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), il Forum Terzo Settore Lombardia e l’Università di Milano-Bicocca, per accompagnare il percorso di implementazione della Legge Regionale della Lombardia 25/22 (Politiche di welfare sociale regionale per il riconoscimento del diritto alla vita indipendente e all’inclusione sociale di tutte le persone con disabilità).
Si è trattato di un percorso che abbiamo seguito di volta in volta e che ora, dopo quasi tre anni, volge alla conclusione. L’evento finale, infatti, è in programma per la mattinata del 13 febbraio, a Palazzo Pirelli di Milano, sede del Consiglio Regionale della Lombardia (ore 9.30-13).

L’incontro, promosso dalla LEDHA stessa e dall’Intergruppo presente nel Consiglio Regionale della Lombardia “Non autosufficienza e vita indipendente delle persone con disabilità”, sarà appunto l’occasione per presentare i risultati della campagna, per fare segnatamente il bilancio sullo stato di attuazione della Legge Regionale 25/22, nonché sulla sperimentazione del Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, ossia della cosiddetta “Riforma della disabilità”.

Sono previsti gli interventi di Elena Lucchini, assessora alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alla Disabilità e alle Pari Opportunità della Regione Lombardia, Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, dei rappresentanti delle Direzioni Generali della Lombardia maggiormente coinvolte (Famiglia, Welfare, Istruzione e Lavoro), dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), del Forum del Terzo Settore e della LEDHA.
«Si tratta di un appuntamento particolarmente significativo – sottolineano i promotori – e per questo invitiamo partecipare e a contribuire alla diffusione della notizia, per favorire la più ampia partecipazione possibile delle persone interessate». (S.B.)

Le iscrizioni sono già aperte tramite questo link (entro il 10 febbraio). Per ogni ulteriore informazione: comunicazione@ledha.it (entro breve la LEDHA stessa comunicherà nel proprio sito l’eventuale possibilità di seguire i lavori anche in streaming).

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Legge di Bilancio: le misure riguardanti direttamente o indirettamente le persone con disabilità

3 Febbraio 2026 - 5:44pm

Le misure contenute nella Legge di Bilancio per il 2026 esplicitamente dedicate alle persone con disabilità e ai loro nuclei familiari, ma anche quelle che le riguardano in modo più indiretto: tutte vengono trattate in un ampio approfondimento proposto dal Centro Studi Giuridici HandyLex del quale suggeriamo senz’altro la consultazione

«La Legge di Bilancio per il 2026 (Legge 199/25) include un insieme di disposizioni che, a vario titolo, interessano le persone con disabilità e i loro nuclei familiari. Alcune misure sono esplicitamente dedicate, mentre, accanto ad esse, la manovra interviene su aspetti organizzativi e procedurali che possono incidere sull’attuazione concreta dei diritti. Infine, sono presenti disposizioni di carattere trasversale, come quelle che incidono sul calcolo del patrimonio mobiliare ai fini ISEE e sulle modalità di adeguamento degli enti erogatori di prestazioni sociali agevolate, che pur non essendo misure “disabilità-specifiche”, possono riflettersi sull’accesso e sulla quantificazione di interventi e servizi territoriali utilizzati anche da persone con disabilità»: si apre così un ampio approfondimento curato dal Centro Studi Giuridici HandyLex, riguardante appunto la Legge di Bilancio per il 2026, testo che suggeriamo senz’altro di consultare (a questo link).

Per comodità di consultazione dell’approfondimento, riportiamo anche l’Indice dello stesso, ripartito nei seguenti nove punti:
1. ISEE ed accesso alle prestazioni agevolate.
2. Caregiver familiare: Fondo per iniziative legislative (comma 227).
3. Governance e capacità amministrativa: Dipartimento disabilità e Segreteria tecnica (commi 284-285).
4. Scuola e inclusione: LEP per assistenza all’autonomia e alla comunicazione (commi 706-711).
5. Lavoro: piattaforma telematica INPS e controlli sui permessi ex art. 33 L. 104/1992 (commi 723-724).
6. Mobilità e TPL: Fondo per la mobilità delle persone con disabilità e a ridotta mobilità (commi 872-874).
7. Sostegno al movimento associativo ed a enti rappresentativi.
8. Sanità: assistenza protesica e tariffe (comma 350).
9. Sintesi operativa: cosa monitorare nei prossimi mesi. (S.B.)

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Sostenere chi si prende cura delle persone con disabilità: il rapporto tra famiglia e servizi

3 Febbraio 2026 - 5:25pm

Terzo incontro, il 6 febbraio, sul tema “Gestire i rapporti nella rete”, nell’àmbito del ciclo “Disabilità. Sostenere chi si prende cura”, avviatoi nel dicembre scorso a nelle Marche a cure del Gruppo Solidarietà, rivolgendosi a familiari e caregiver di persone con disabilità

Terzo incontro, il 6 febbraio, sul tema Gestire i rapporti nella rete, del ciclo denominato Disabilità. Sostenere chi si prende cura, organizzato nelle Marche dal Gruppo Solidarietà, rivolgendosi a familiari e caregiver di persone con disabilità, che si tiene presso la Biblioteca La Fornace di Moie di Maiolati Spontini (Ancona) e che avevamo presentato nel dicembre scorso.
«Dopo i primi due incontri – spiegano i promotori -, in cui abbiamo compreso meglio come funziona il sistema dei servizi, della presa in carico, i ruoli e le funzioni degli enti, dedichiamo questo tero appuntamento ad una dimensione, forse poco esplorata, che riguarda il rapporto tra famiglia e servizi. Un rapporto, questo, che può, nel corso del tempo, vivere conflittualità, incomprensione, sfiducia, diventando una dimensione del vissuto familiare che richiede davvero tante energie. Scegliamo allora di fermarci e prendercene cura».

Condotto da Gloria Gagliardini del Gruppo Solidarietà, l’incontro sarà in modalità dialogica ed esperienziale e per questo è richiesta l’iscrizione entro il 4 febbraio.
L’incontro conclusivo del ciclo, ricordiamo infine, si avrà il 6 marzo sul tema Prendersi cura di sé e con la conduzione di Antonella Boni. (S.B.)

L’incontro è a partecipazione gratuita, ma, come detto, con iscrizione necessaria, chiamando la segreteria del Gruppo Solidarietà al numero 0731 703327 (mattina, 9.30-12) o tramite WhatsApp al numero 328 2675137. Per ogni altra informazione: grusol@grusol.it.

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Quando Stefania Delendati vinse il “Premio Marina Garbesi” per il suo giornalismo a favore dei diritti

3 Febbraio 2026 - 2:33pm

Riceviamo il seguente ricordo dai promotori del “Premio Marina Garbesi” (con una nota anche del Comune di Imola), che lo scorso anno lo conferirono alla nostra direttrice responsabile Stefania Delendati «per l’impegno a tutela dei diritti delle persone con disabilità, la cura e la tenacia con cui lo svolge, l’eleganza dello stile, il contributo costante alla storia ventennale di Superando, organo d’informazione che affronta, e risolve, la questione del linguaggio sulle persone con disabilità nella pratica quotidiana» Stefania Delendati

Nel mese di aprile dello scorso anno, come avevamo ampiamente segnalato, eravamo stati particolarmente orgogliosi dell’assegnazione a Imola del “Premio Marina Garbesi” (terza edizione) alla nostra direttrice responsabile Stefania Delendati, scomparsa nei giorni scorsi.
Oggi riceviamo e ben volentieri pubblichiamo il seguente contributo dai promotori di quel prestigioso premio giornalistico, contenente anche quanto dichiarato in questi giorni dal Comune di Imola.

Stefania Delendati, vincitrice della sezione Giornalismo del nostro Premio, è mancata, a 49 anni, per le complicazioni successive a un intervento chirurgico. Dal maggio del 2024 era direttrice responsabile di Superando, che l’ha ricordata riproponendo l’articolo con cui si presentò ai Lettori e alle Lettrici nel nuovo ruolo. Lettori e Lettrici che già la conoscevano bene perché scriveva per Superando da oltre dieci anni.
La motivazione del Premio sottolineava, oltre all’impegno di Stefania Delendati a tutela dei diritti delle persone con disabilità, «l’eleganza dello stile». Un approccio alle notizie e alla scrittura ben riassunti in questo passaggio di quel suo editoriale di presentazione: «Non mi è mai piaciuto dire “mondo della disabilità”, è in antitesi con l’inclusione, una maniera per relegare una parte di umanità su un pianeta distante, mentre dobbiamo conoscerci e arricchirci a vicenda nell’unico mondo di cui tutti facciamo parte. Dobbiamo tendere la mano anche noi, persone con disabilità, non rannicchiarci in una zona di comfort dove tutto ci è dovuto, farci conoscere anche con i nostri difetti, perché un altro tabù da abbattere è quello che ci vede buoni e perfetti, un po’ santi un po’ eroi, figli di una narrazione stereotipata. Il giorno in cui di una persona con disabilità oggettivamente insopportabile si avrà il coraggio di dire con sincerità quel che si pensa di lei, l’ultimo pregiudizio sarà abbattuto!».

Come ha scritto in questi giorni Vincenzo Falabella, presidente della FISH, la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie che è anche editore di Superando.it, «il contributo di Stefania è stato centrale nel costruire un’informazione capace di accompagnare il dibattito pubblico con competenza e profondità, senza mai perdere di vista le ricadute concrete delle politiche e delle scelte istituzionali sulla vita quotidiana delle persone con disabilità e delle loro famiglie».

Mentre abbracciamo i genitori e gli amici di Stefania, ci fa piacere ricordarla oggi – e lo faremo poi ad aprile, nella nuova edizione del Premio – con le parole che le ha dedicato Alessandro Cannavò su queste stesse pagine: «Come spiegai nel post che scrissi lo scorso anno [ripreso anche da Superando a questo link, N.d.R.] in occasione del Premio Garbesi ricevuto a Imola, Stefania, che una malattia genetica aveva relegato su una sedia a rotelle togliendole forza e movimenti, aveva la capacità di guardare lontano, di oltrepassare quel suo corpo così fragile e trasportarsi con la mente, la cultura, lo studio, nelle situazioni che raccontava, da vera cronista. Un valore straordinario messo a disposizione, senza clamori ma con grande sostanza, al servizio delle cause della disabilità».

Il cordoglio dell’Amministrazione, della Giunta e della Città di Imola è stato espresso dal sindaco, Marco Panieri e dall’assessore alla Cultura Giacomo Gambi: «Giornalista di grande sensibilità, competenza e rigore civile, Stefania ha dedicato il suo lavoro alla tutela dei diritti delle persone con disabilità, contribuendo in modo determinante a una cultura dell’informazione attenta, rispettosa e capace di incidere concretamente nella società. Il suo impegno, riconosciuto anche dalla nostra città, lascia un segno importante e duraturo. Nel 2024 le era stato conferito il Premio Garbesi, a testimonianza del valore del suo contributo professionale e umano».
«Il Premio Marina Garbesi – ricorda ancora la nota – è stato istituito col sostegno del Comune di Imola da Ludovico Bellu, un giovane uomo autistico, figlio della giornalista di Repubblica scomparsa il 4 aprile 2021, per promuovere un’informazione rispettosa della disabilità. Alla famiglia, alla redazione di Superando.it e a tutte le persone che le hanno voluto bene va il pensiero e l’abbraccio sincero della comunità imolese».

*info@premiomarinagarbesi.it.

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Non un semplice logo, ma l’idea di una casa della ricerca aperta

3 Febbraio 2026 - 2:04pm

«Il 29 gennaio scorso per l’APRI (Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori), è stato un giorno speciale – scrive Carlo Hanau -: abbiamo infatti presentato il nostro nuovo logo, ma in realtà stiamo condividendo molto di più: una storia fatta di impegno, di relazioni autentiche e di speranze che si intrecciano»

Il 29 gennaio scorso per l’APRI, che oggi è l’Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori, è stato un giorno speciale. Abbiamo infatti presentato il nostro nuovo logo, ma in realtà stiamo condividendo molto di più: una storia fatta di impegno, di relazioni autentiche e di speranze che si intrecciano. Il nuovo logo, infatti, rappresenta – come si può vedere qui a fianco – una bussola stilizzata con al centro una casa. Il tetto, a forma di freccia, indica il Nord e simboleggia la direzione della ricerca, mentre i triangoli rivolti a Sud, Est e Ovest esprimono l’esplorazione in ogni direzione.
Questo segno racconta l’idea di una casa della ricerca aperta, orientata e in continuo movimento, un luogo che guida, accoglie e spinge sempre a cercare nuove strade.
Questo nuovo segno grafico non è solo un’immagine. È il riflesso di ogni passo avanti, di ogni ricerca che diventa possibilità, di ogni famiglia che trova ascolto, di ogni occasione in cui insieme abbiamo scelto di aprire, e non chiudere, le porte del futuro.

Un grazie speciale va a Paolo Prossen, che ha donato con grande generosità la sua creatività e la sua sensibilità per dare vita a questo simbolo.
Prossen è un graphic designer italo-francese con oltre quarant’anni di esperienza nella progettazione di marchi e nella comunicazione istituzionale. Il suo lavoro attraversa àmbiti diversi – dalla ricerca scientifica alla moda, dalla finanza alla cultura e al food – con un approccio rigoroso e allo stesso tempo sensibile al contesto e all’identità dei brand.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con realtà internazionali e istituzionali di primo piano, tra cui Adidas, Borsalino, Confindustria Moda, Disney, CNR-Bologna, Carso-Kras Università di Trieste, Area Science Park, Rinascente, Coin e i Musei d’Arte Contemporanea di Lund (Svezia) e Aarhus (Danimarca). Un percorso, il suo, che riflette una visione del design come strumento strategico, capace di dare forma e coerenza a valori complessi nel tempo.

Grazie a tutte le persone che camminano al nostro fianco. Continuiamo ad aprire strade, insieme.

Ringraziamo Simona Lancioni per la collaborazione.

*Presidente dell’APRI (Associazione per la ricerca sull’autismo Cimadori, in passato Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l’autismo e il danno cerebrale), già docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari nelle Università di Modena e Reggio Emilia e di Bologna.

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La professoressa Ileana Argentin

2 Febbraio 2026 - 6:02pm

«L’impegno politico-istituzionale di Ileana Argentin – scrive tra l’altro Federico Girelli – è a tutti noto. Meno noto, forse, è il suo ruolo di docente universitaria. Ileana, infatti, insegnava Diritto delle Disabilità nell’Università Niccolò Cusano di Roma, facendo vedere ai giovani (e a tutti noi) che le persone con disabilità non sono “marziani”, ma “persone” che, se adeguatamente supportate, possono svolgere le più diverse attività, financo, ove possibile, così complesse come la docenza universitaria» Ileana Argentin

Come abbiamo già scritto in altra parte del nostro giornale, Ileana Argentin, scomparsa nei giorni scorsi a Roma all’età di 62 anni, era stata deputata per due Legislature dal 2008 al 2018, oltreché impegnata a lungo nel mondo dell’associazionismo e anche docente all’Università Unicusano (Università degli Studi Niccolò Cusano) di Roma. È un altro docente di quello stesso Ateneo, Federico Girelli, a inviarci il seguente ricordo cui diamo ben volentieri spazio.

Ileana Argentin è venuta a mancare. In questi casi spesso si dice che la dipartita della persona lascia un vuoto. Beh, nel caso di Ileana, semmai, direi che resta un pieno: Ileana ci lascia infatti tutti i contenuti e i traguardi di tante battaglie di attività sociale e politica a sostegno delle persone con disabilità.
Il suo impegno politico-istituzionale è a tutti noto. Meno noto, forse, è il suo ruolo di docente universitaria. Ileana, infatti, insegnava Diritto delle Disabilità nell’Università Niccolò Cusano di Roma.
Quando assunse l’incarico di insegnamento fu bello ritrovarci nella mia Università: naturalmente ci conoscevamo da tempo in ragione non solo dei miei interessi scientifici, ma anche per via del comune impegno sociale sul fronte delle disabilità, che aveva fatto sì che ci incontrassimo in diverse occasioni. Insomma, grazie all’Università Ileana ed io, oltre che amici siamo diventati “colleghi”.
Non va data per scontata la volontà di Ileana di cimentarsi anche nell’insegnamento universitario: lo sforzo, sì è questo il termine esatto, lo sforzo che ha dovuto fare per svolgere questa ulteriore (ennesima) attività non può certo esser sottovalutato. Nelle sue condizioni nulla era facile o scontato: eppure, quando all’Università ci fermavamo a parlare, dalla sua persona traspariva sempre naturalezza, mai stanchezza.
La docenza di Ileana è stata un’attività preziosa non solo sul piano didattico: è stato anche un atto politico. Ad uno studente universitario, magari non di frequente, può capitare di avere un collega o una collega con disabilità. Ma quante volte ha l’opportunità di confrontarsi con un professore (in questo caso una professoressa) con disabilità?
Nel fare lezione, nel fare gli esami, nel partecipare alle sedute di laurea, nel ricevere gli studenti, faceva vedere ai giovani (e a tutti noi) che le persone con disabilità non sono “marziani”, ma sono appunto persone che, se adeguatamente supportate, possono svolgere le più diverse attività, financo, ove possibile, così complesse come la docenza universitaria.
Ileana, con la sua presenza all’Università, ha concretamente combattuto l’idea – ancora troppo diffusa – per cui da una parte ci sono i cosiddetti “normali” e dall’altra i “disabili”, quando, invece, la realtà è che esiste un unico genere umano, ricco di tante diversità che, come tali, vanno riconosciute e valorizzate.
Arrivederci, Ileana.

*Professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma, presidente del Comitato Siblings.

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“Storie, Voci e Luoghi Accessibili” a Quartu Sant’Elena

2 Febbraio 2026 - 5:36pm

Verrà presentato il 5 febbraio a Quartu Sant’Elena (Cagliari) il progetto “Storie, Voci e Luoghi Accessibili”, iniziativa promossa dall’Associazione Impatto Teatro e sostenuta dal Comune locale, che mira a trasformare la percezione della disabilità, affrontando il tema dell’accessibilità e dell’inclusione sociale attraverso un percorso multidisciplinare fatto di laboratori sensoriali di teatro, danza, canto, scrittura creativa e produzioni cinematografiche

«Questa iniziativa mira a trasformare la percezione della disabilità e a promuovere un’idea di città realmente aperta a tutti, attraverso l’arte e la creatività, affrontando appunto il tema dell’accessibilità e dell’inclusione sociale attraverso un percorso multidisciplinare fatto di laboratori sensoriali di teatro, danza, canto, scrittura creativa e produzioni cinematografiche»: sarà questo, a Quartu Sant’Elena (Cagliari), popoloso centro della Sardegna, il terzo per abitanti dopo Cagliari e Sassari, il progetto denominato Storie, Voci e Luoghi Accessibili, promosso dall’Associazione di Promozione Sociale Impatto Teatro, diretto da Karim Galici e sostenuto dall’Assessorato alle Politiche Sociali e Generazionali del Comune di Quartu Sant’Elena, unitamente a più di 20 partner.

Il progetto, che si svilupperà con numerose attività aperte al pubblico da questo mese di febbraio fino a luglio, verrà presentato nella mattinata del 5 febbraio (Sala Convegni dello Spazio Michelangelo Pira, Via Brigata Sassari, Quartu Sant’Elena, ore 11.30), alla presenza di Karim Galici, del sindaco di Quartu Sant’Elena Graziano Milia e di altri rappresentanti istituzionali. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Dafne Turillazzi (dafneturillazzi@gmail.com).

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Ileana Argentin, una vita di impegno per i diritti delle persone con disabilità

2 Febbraio 2026 - 4:41pm

«Donna con disabilità – scrive Vincenzo Falabella, ricordando Ileana Argentin, scomparsa nei giorni scorsi a 62 anni – è stata una figura centrale e autorevole nella lunga e difficile battaglia per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità in Italia. La sua vita è stata un esempio di impegno civile profondo, nato dall’esperienza personale e trasformato in azione politica concreta, sempre orientata alla giustizia sociale e all’uguaglianza sostanziale» Ileana Argentin

Deputata per due Legislature dal 2008 al 2018, già impegnata in precedenza nel mondo dell’associazionismo come presidente, tra l’altro, della UILDM di Roma (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), e anche docente all’Università Unicusano, è scomparsa a 62 anni Ileana Argentin, donna con atrofia muscolare spinale. Come è stato scritto, «il suo è stato un impegno instancabile per i diritti delle persone con disabilità, un’attività a tutti i livelli, dall’associazionismo e dal volontariato fino al Parlamento, passando per Consigli Comunali o di Circoscrizione nella Capitale».
Riceviamo e pubblichiamo il seguente ricordo di Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

Ileana Argentin non è stata solo una donna con disabilità, ma una figura centrale e autorevole nella lunga e difficile battaglia per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità in Italia. La sua vita è stata un esempio di impegno civile profondo, nato dall’esperienza personale e trasformato in azione politica concreta, sempre orientata alla giustizia sociale e all’uguaglianza sostanziale.
Conosceva direttamente le barriere fisiche, culturali e istituzionali che ostacolano l’autonomia e la piena partecipazione delle persone con disabilità. Per questo ha scelto di non accettare l’emarginazione come destino, ma di contrastarla con determinazione e competenza. Ileana ha sempre affermato che le persone con disabilità non devono essere oggetto di assistenza passiva, ma soggetti di diritto, cittadini e cittadine a pieno titolo, protagonisti della propria vita.

Durante la sua permanenza in Parlamento, uno dei risultati più significativi del suo impegno è stata la cosiddetta “Legge sul Dopo di Noi” [Legge 112 del 2016, “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”, N.d.R.], da lei fortemente voluta e sostenuta, una norma che ha rappresentato una svolta culturale e politica fondamentale, affrontando una delle paure più profonde delle famiglie delle persone con disabilità: il futuro dei propri figli quando i genitori non ci saranno più. Ileana ha lottato affinché lo Stato si assumesse la responsabilità di garantire continuità di cura, autonomia abitativa, inclusione sociale e rispetto della dignità della persona, superando una visione puramente assistenzialistica. Il “Dopo di Noi” non è stato per lei solo un provvedimento normativo, ma un atto di civiltà, che riconosce il diritto a una vita dignitosa anche oltre la protezione familiare.
Nel suo impegno pubblico, Argentin ha lavorato perché l’accessibilità fosse riconosciuta come un diritto fondamentale e non come una concessione, e perché l’inclusione diventasse una pratica reale nelle scuole, nel lavoro, nei servizi e negli spazi della vita quotidiana. Ha denunciato con chiarezza ogni forma di discriminazione, ricordando che una società che esclude le persone con disabilità è una società ingiusta e incompleta.

Nel suo percorso politico e civile, ha sempre attribuito grande valore al confronto con il mondo associativo, e in particolare con la FISH. Il rapporto con tale Federazione è stato caratterizzato da un dialogo costante, talvolta anche da dibattiti intensi e critici, ma sempre fondati su un obiettivo comune: l’affermazione dei diritti delle persone con disabilità. Ileana non ha mai temuto il confronto, neppure quando le posizioni erano diverse, perché riteneva che il dissenso argomentato fosse una risorsa e non un ostacolo. Nei dibattiti con la FISH ha difeso con forza la centralità delle persone con disabilità nelle scelte politiche, riconoscendo al movimento associativo un ruolo fondamentale di stimolo, controllo e proposta nei confronti delle istituzioni. Questo dialogo, a volte serrato ma sempre leale, ha contribuito a rafforzare politiche più consapevoli e aderenti ai bisogni reali, dimostrando come il cambiamento nasca dall’ascolto reciproco e dalla collaborazione tra rappresentanza politica e società civile organizzata.

Ileana Argentin ci lascia un’eredità politica e morale di grande valore. Ci ha insegnato che i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte, ma vanno difesi e ampliati; che la disabilità non è un limite individuale, bensì il risultato di un contesto che non sa accogliere le differenze; che la dignità della persona non può essere subordinata a logiche economiche o burocratiche.
La sua scomparsa rappresenta una perdita profonda, ma anche una chiamata alla responsabilità collettiva. Ricordarla significa continuare la sua battaglia, dare forza alle sue idee e lavorare ogni giorno per una società davvero inclusiva, in cui nessuna persona con disabilità venga lasciata sola.

*Presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Carta europea della disabilità e Contrassegno Europeo di Parcheggio: verso l’adozione della Direttiva Europea

2 Febbraio 2026 - 4:11pm

Tra le deleghe al Governo per l’attuazione della normativa europea, approvate con la Legge 91 dello scorso anno, ce n’è una relativa all’esecuzione della Direttiva Europea sulla Carta Europea della Disabilità e sul Contrassegno Europeo di Parcheggio, strumenti volti a facilitare e favorire la mobilità delle persone con disabilità all’interno dello spazio continentale, che secondo quella stessa Direttiva dovranno essere adottati entro il 2028 da tutti gli Stati dell’Unione Europea

Tra le diverse deleghe al Governo per l’attuazione della normativa europea, approvate con la Legge 91/25, ce n’è una relativa all’esecuzione della Direttiva (UE) 2024/2841 sulla Carta Europea della Disabilità (European Disability Card) e sul Contrassegno Europeo di Parcheggio (European Parking Card) per le persone con disabilità.
L’articolo 17 della Legge 91/25 stabilisce infatti la «delega al Governo per il recepimento della direttiva (UE) 2024/2841 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, che istituisce la Carta europea della disabilità e il contrassegno europeo di parcheggio per le persone con disabilità».

Quella Direttiva Europea prevede in sostanza che tutti gli Stati dell’Unione Europea adottino entro il 2028 la Carta Europea della Disabilità e il Contrassegno Europeo di Parcheggio con le caratteristiche previste. Si tratta di due strumenti volti a facilitare e favorire la mobilità delle persone con disabilità all’interno dello spazio europeo.
Va sottolineato che l’Italia è stata uno degli otto Paesi che hanno preso parte al progetto pilota della Carta Europea della Disabilità, cominciando a rilasciarla già nel 2018.
Con la delega oggetto del presente contributo, si dovrà dunque andare ad adeguare l’attuale Carta Europea della Disabilità, rilasciata dall’INPS, alle caratteristiche richieste dalla Direttiva Europea e a sostituire l’attuale contrassegno auto con uno di modello europeo, condiviso con tutti gli Stati membri.
Nel farlo, dunque, il Governo deve rispettare sia i princìpi generali già previsti dalla legge, sia alcune regole specifiche, ossia:
° aggiornare e coordinare le norme esistenti per applicare correttamente la Direttiva Europea, eliminando quelle incompatibili;
° stabilire quali siano le autorità competenti, a livello nazionale e locale, per l’applicazione della Direttiva;
° definire chi si occupa del rilascio e del rinnovo gratuito della Carta Europea della Disabilità e del Contrassegno Europeo di Parcheggio, anche in caso di smarrimento o danneggiamento;
° attribuire al Dipartimento per le Politiche in favore delle Persone con Disabilità e ai Comuni i compiti previsti dalla Direttiva, prevedendo forme di coordinamento tra loro;
° affidare la produzione e la stampa della Carta Europea della Disabilità e del Contrassegno Europeo di Parcheggio, anche in formato digitale, a un soggetto specializzato, utilizzando sistemi di sicurezza contro falsificazioni e contraffazioni, compreso il codice QR;
° fissare in dieci anni la durata di validità della Carta Europea della Disabilità e del Contrassegno Europeo di Parcheggio;
° definire le modalità tecniche per l’uso della versione digitale dei documenti, secondo le regole stabilite dall’Unione Europea;
° garantire che le persone con disabilità provenienti da altri Paesi dell’Unione Europea ricevano in Italia lo stesso trattamento delle persone residenti, comprese eventuali agevolazioni per accompagnatori o assistenti;
° prevedere procedure per sostituire i contrassegni di parcheggio attualmente in uso in Italia entro il 5 dicembre 2029;
° regolamentare il trattamento dei dati personali necessari al rilascio e al rinnovo dei documenti, assicurandone sicurezza, riservatezza e correttezza;
° rendere disponibili sui siti istituzionali informazioni chiare sulle agevolazioni, sui parcheggi riservati e sull’uso della Carta e del Contrassegno;
° coinvolgere attivamente le Associazioni delle persone con disabilità nello sviluppo, nell’attuazione e nella valutazione delle nuove misure;
° definire un sistema di tutela e di sanzioni per chi viola le disposizioni della direttiva, con sanzioni adeguate e proporzionate; i proventi delle sanzioni saranno destinati al Dipartimento per le Politiche in favore delle Persone con Disabilità.

Detto che i relativi Decreti Legislativi saranno adottati previa acquisizione del parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni-Enti Locali, va ricordato che le spese necessarie per l’attuazione di alcune di queste misure sono coperte tramite fondi già previsti per il recepimento delle norme europee.

*HandyLex è il Centro Studi Giuridici della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Impariamo insieme, Stefania, a stare sospese

2 Febbraio 2026 - 4:03pm

«Mentre eri ricoverata – scrive Simona Lancioni nel suo ricordo di Stefania Delendati -, Ti avevo spedito una poesia. Sapevo che non avresti gradito frasi consolatorie, non piacciono neanche a me. Ma forse una poesia l’avresti apprezzata. Pensavo che avremmo imparato insieme a stare sospese. E io oggi, un po’ sospesa, mi ci sento. Non avendo un corpo a cui consegnarla, consegno la poesia al mondo. È il mio omaggio per Te» Stefania Delendati

Non siamo solo persone che scrivono, lavorano o si scambiano impressioni, siamo anime che si toccano, legami che si intrecciano e che la morte non può spezzare. Voglio salutare così, Stefania Delendati, giornalista e direttrice responsabile di «Superando», venuta mancare il 30 gennaio, all’età di 49 anni. Una Persona che ho avuto modo di conoscere e stimare.
Ti saluto col dolore della separazione, ma anche con la gratitudine della condivisione. Mentre eri ricoverata, Ti avevo spedito una poesia. Sapevo che non avresti gradito frasi consolatorie, non piacciono neanche a me. Ma forse una poesia l’avresti apprezzata. Pensavo che avremmo imparato insieme a stare sospese. E io oggi, un po’ sospesa, mi ci sento.
Eccola, la poesia, non avendo un corpo a cui consegnarla, la consegno al mondo. È il mio omaggio per Te. Con affetto.
Mi riguardano del mondo / tutte le piccole cose, / il sonno dei sassi, / gli spaventi dell’acqua che trema, / la stoffa della luce, / la gravità delle foglie. / Imparo. / A stare sospesa. (Chandra Livia Candiani)

*Responsabile di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli nel cui sito il presente contributo è già apparso e viene qui ripreso per gentile concessione.

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