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Un incontro rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna

13 Aprile 2026 - 1:15pm

Il 18 aprile si svolgerà a Faenza (Ravenna) un seminario di presentazione dell’app “INTESI”, servizio gratuito di interpretariato in LIS, trascrizione automatica e labiolettura, rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna. L’evento è organizzato da VEASYT, azienda specializzata nel predisporre soluzioni linguistico-tecnologiche per l’abbattimento delle barriere della comunicazione

Il prossimo 18 aprile si svolgerà a Faenza (Ravenna), un seminario di presentazione dell’app INTESI, servizio gratuito di interpretariato in LIS (Lingua dei Segni Italiana), trascrizione automatica e labiolettura, rivolto alle persone sorde dell’Emilia Romagna.
L’incontro è organizzato da VEASYT, azienda specializzata nel predisporre soluzioni linguistico-tecnologiche per l’abbattimento delle barriere della comunicazione.
«Che cos’è INTESI? Si tratta di un’app gratuita – spiegano dall’organizzazione – che offre la possibilità di avere sempre con sé un interprete LIS e un sistema di trascrizione automatica. Uno strumento essenziale per gestire in modo autonomo appuntamenti sanitari, pratiche negli uffici pubblici e anche semplici telefonate».
Rivolto, come detto, alle persone sorde che vivono nel territorio dell’Emilia-Romagna, il seminario si svolgerà nella Sala delle Associazioni di Faenza (Via Laderchi 3/a, ore 15-17), e sarà accessibile in LIS e in italiano. (Simona Lancioni)

Si ringrazia Martina Gerosa per la segnalazione.

La partecipazione all’incontro del 18 aprile sarà gratuita (previa prenotazione tramite questo link). Per ogni informazione: info@veasyt.com.
La presente nota è già apparsa nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripresa, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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“La gioia del cibo anche con disfagia”: l’evento conclusivo a Senigallia

13 Aprile 2026 - 12:53pm

«Questo è un esempio di come si possa gustare buon cibo anche se si hanno problematiche di deglutizione. Perché l’impossibilità alla convivialità è un passo verso l’isolamento e una dura perdita durante la quotidianità»: lo dicono dalla Fondazione Paladini di Ancona, promotrice del percorso denominato “La gioia del cibo anche con disfagia”, che dopo avere coinvolto tanti Istituti Alberghieri marchigiani, vivrà il 15 aprile a Senigallia l’evento finale conviviale Uno dei cibi adatti anche a persone con problemi di deglutizione, realizzati dagli Istituti Alberghieri coinvolti nel progetto della Fondazione Paladini

Dopo le lezioni tenute da clinici esperti negli Istituti Alberghieri ISS G. Celli di Piobbico (Pesaro-Urbino) e ISS Panzini di Senigallia (Ancona), che hanno coinvolto anche gli studenti di altri tre Istituti Alberghieri marchigiani (IPSSAR Santa Marta di Pesaro, IIS Einstein-A. Nebbia di Loreto e ISS Carlo Urbani di Porto Sant’Elpidio), è in programma per il 15 aprile al citato ISS Panzini di Senigallia (ore 12), l’evento finale conviviale, in cui gli stessi studenti saranno ideatori e autori dei piatti a consistenza modificata, adatti anche a persone con problemi di disfagia.
«Un esempio – sottolineano dalla Fondazione Paladini di Ancona, promotrice di tale intero percorso – di come si possa gustare buon cibo anche se si hanno problematiche di deglutizione. Perché l’impossibilità alla convivialità è un passo verso l’isolamento e una dura perdita durante la quotidianità. Cose che noi vogliamo non ci siano più!».
«Anche per questo – aggiungono dalla Fondazione – il nostro storico progetto La gioia del cibo anche con disfagia è tanto caro ai soci delle Associazioni a noi vicine e a chiunque creda che il cibo, soprattutto nel nostro Bel Paese, non sia soltanto questione di nutrizione, ma di giovialità e di vita vissuta assieme ad altri». (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: info@fondazionepaladini.it.

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Una Circolare Ministeriale volta a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti

13 Aprile 2026 - 12:28pm

«Credo che a differenza di altre – scrive Salvatore Nocera – una Circolare prodotta lo scorso anno dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma ancora poco nota sia agli studenti che alle famiglie, non sia invasiva della libertà di insegnamento, ma si limiti a dei suggerimenti organizzativi idonei a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti»

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha diramato lo scorso anno ai Dirigenti Scolastici, esattamente il 28 aprile 2025, l’interessante Circolare n. 2443, ancora poco nota sia agli studenti che alle famiglie. Si tratta in sostanza di un invito ai docenti di non sovraccaricare gli studenti di compiti, specie per le feste, e di coordinarsi tra di loro programmando le interrogazioni, in modo tale che nello stesso giorno il medesimo studente non debba sostenere più prove, scritte e/o orali.

Questa la parte del testo da tenere presente: «È importante che la programmazione delle verifiche da svolgere in classe, così come l’assegnazione di compiti e attività di studio da svolgere a casa, siano accuratamente pianificate da ciascun insegnante, anche avendo cura di valutare quanto eventualmente già definito dagli altri docenti del team o del consiglio di classe, nonché evitando che siano consegnati sul registro elettronico in serata per l’indomani. Una tale modalità di coordinamento evita il rischio di concentrare le attività di verifica in classe e quelle personali di studio pomeridiano in un’unica giornata. In questo modo, si può garantire una più equilibrata distribuzione delle verifiche durante la settimana, evitando che i carichi di lavoro per gli studenti siano troppo condensati e gravosi, nonché assicurare una migliore organizzazione del tempo da dedicare allo svolgimento dei compiti pomeridiani, soprattutto in concomitanza con giornate festive. Infatti, la scuola è il contesto educativo che deve creare le condizioni di serenità e fiducia per lo sviluppo armonico della personalità di tutti gli studenti. Inoltre, una corretta notazione dei compiti, oltre che sul registro elettronico anche sul diario personale/agenda degli studenti, soprattutto nel primo ciclo di istruzione ma non solo, potrà consentire una crescente autonomia da parte degli alunni nella gestione dei propri impegni scolastici, come già rappresentato nella Nota Protocollo 5274 dell’11 luglio 2024, rendendo la consegna delle attività da svolgere a casa parte integrante della lezione stessa».

Ritengo dunque che questa Circolare sia un garbato invito ai docenti che però deve essere conosciuto dalle famiglie e dagli stessi giovani, nel clima di collaborazione scuola-famiglia e della funzione di dialogo educativo da instaurarsi nelle scuole. E personalmente credo anche che questa Circolare, a differenza di altre, non sia invasiva della libertà di insegnamento, limitandosi a dei suggerimenti organizzativi idonei a facilitare un miglior rapporto educativo tra docenti e discenti.

*Il presente contributo di riflessione è già apparso in «La Tecnica della Scuola» con il titolo “Compiti a casa: anche il Ministero invita i docenti e ‘moderarsi’” e viene qui ripreso con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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La traduzione italiana delle “Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett”

10 Aprile 2026 - 6:16pm

L’Associazione AIRETT ha messo a disposizione nel web la traduzione italiana delle “Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett”, manuale rivolto a terapisti, educatori e famiglie, che raccoglie indicazioni e buone pratiche per sostenere lo sviluppo delle capacità comunicative delle persone con la sindrome di Rett, patologia genetica dello sviluppo neurologico che colpisce quasi esclusivamente le bambine, durante i primi anni di vita e dopo un periodo di apparente normalità

L’AIRETT (Associazione Italiana Sindrome di Rett) ha messo a disposizione (tramite questo link) la traduzione italiana delle Linee guida per la comunicazione nella sindrome di Rett, manuale rivolto a terapisti, educatori e famiglie, che raccoglie indicazioni e buone pratiche per sostenere lo sviluppo delle capacità comunicative delle persone con la sindrome di Rett, patologia genetica dello sviluppo neurologico che colpisce quasi esclusivamente le bambine, durante i primi anni di vita e dopo un periodo di apparente normalità.
Il documento è la traduzione di Rett Syndrome Communication Guidelines: a handbook for therapists, educators and families, pubblicato, quest’ultimo, dal team del Rett Expertise Centre Netherland-GKC. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@airett.it.

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Un manuale del CAI che propone una montagna accessibile e inclusiva

10 Aprile 2026 - 5:56pm

«Rendere l’escursionismo accessibile significa riconoscere un diritto e lavorare per progettare percorsi attenti ai bisogni di ogni persona e anche dell’ambiente. Questa pubblicazione mostra che conciliare fruizione e tutela è possibile attraverso soluzioni mirate, da integrarsi armoniosamente con l’ecosistema»: si parla di “Escursionismo e accessibilità”, manuale del CAI (Club Alpino Italiano), nato in collaborazione con Terre di Mezzo Editore e realizzato da Pietro Scidurlo con la Struttura Operativa di Accompagnamento Solidale del CAI 

Avvicinarsi alla montagna come spazio di incontro, e non solo come meta da raggiungere: è questo il punto di partenza di Escursionismo e accessibilità. Buone pratiche per l’autonomia e l’accompagnamento all’aria aperta, nuovo volume del CAI (Club Alpino Italiano), compreso nella collana “I Manuali del CAI” e nato in collaborazione con Terre di Mezzo Editore.
Disponibile in libreria, nei principali e-store online e sul CAI Store, il manuale affronta in modo sistematico il tema delle barriere fisiche e culturali che impediscono a molte persone di vivere l’esperienza escursionistica, offrendo strumenti concreti per abbatterle. «Escursionismo e accessibilità – si legge nella presentazione – accompagna il lettore in un percorso che unisce teoria, buone pratiche e riflessione culturale. Rendere l’escursionismo accessibile significa riconoscere un diritto e lavorare per progettare percorsi attenti ai bisogni di ogni persona e anche dell’ambiente. In tal senso, questa pubblicazione mostra che conciliare fruizione e tutela è possibile attraverso soluzioni mirate – rampe, segnaletica adeguata, infrastrutture, itinerari differenziati – da integrarsi armoniosamente con l’ecosistema».

A firmare il manuale è innanzitutto Pietro Scidurlo, con il suo punto di vista “privilegiato”, giacché è un viaggiatore con disabilità, esperto in accessibilità degli itinerari, autore per Terre di Mezzo Editore e co-fondatore dell’Associazione Free Wheels, oltreché impegnato da anni per rendere i vari Cammini storici un’esperienza aperta a tutti e tutte. Insieme a lui la Struttura Operativa di Accompagnamento Solidale del CAI, nata nel 2024 per promuovere l’inclusione attraverso la montagna, con l’obiettivo di sviluppare approcci che trasformano l’esperienza dell’escursione in uno strumento di crescita personale, inclusione e socializzazione.

«Accanto agli aspetti più operativi – viene ancora spiegato -, Escursionismo e accessibilità propone una riflessione sul significato profondo dell’apertura della montagna a tutti. In un contesto in cui l’inclusione è ancora troppo spesso intesa come eccezione piuttosto che norma, l’escursionismo accessibile diventa pertanto l’occasione per costruire una nuova cultura della condivisione degli spazi naturali. Camminare insieme, con o senza disabilità, non è soltanto un’attività sportiva: è un modo per trasformare i limiti in occasione di dialogo, crescita personale e socializzazione».
«E ugualmente importante – si annota in conclusione – è l’uso di un linguaggio corretto e consapevole: per questo il manuale si arricchisce di un ampio glossario di “parole preziose”, che attraversa sia l’àmbito escursionistico che quello medico-sanitario». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficio.stampa@cai.it.

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La nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile sarà una casa dell’autonomia e dell’inclusione

10 Aprile 2026 - 5:19pm

Una proficua sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore ha portato a creare uno spazio dedicato all’accoglienza, all’autonomia e alla partecipazione delle persone con sindrome X Fragile – condizione genetica ereditaria che causa disabilità cognitiva, problemi di apprendimento e relazionali – e delle loro famiglie: sarà questo la nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, che verrà inaugurata il 13 aprile a Ciampino (Roma), all’interno di un alloggio ATER della Provincia di Roma Un angolo del soggiorno dell’immobile che verrà inaugurato il 13 aprile a Ciampino

Una proficua sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore ha portato a creare uno spazio dedicato all’accoglienza, all’autonomia e alla partecipazione delle persone con sindrome X Fragile – condizione genetica ereditaria che causa disabilità cognitiva, problemi di apprendimento e relazionali – e delle loro famiglie: è proprio questo la nuova sede dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, che verrà inaugurata il 13 aprile a Ciampino (Roma), all’interno di un alloggio ATER della Provincia di Roma di circa 45 metri quadri, concesso con affitto agevolato, a testimonianza del ruolo fondamentale dell’edilizia pubblica nel sostenere iniziative ad alto impatto sociale.
«La nuova sede – spiegano dall’Associazione – si configura come un luogo multifunzionale in cui sviluppare attività rivolte alle persone con X Fragile e alle loro famiglie, tra cui laboratori educativi e attività di socializzazione, incontri associativi e momenti formativi, percorsi e weekend di vita autonoma, finalizzati allo sviluppo delle competenze personali e relazionali. Il tutto all’insegna di un progetto che mette al centro la persona e promuove percorsi concreti di autonomia, in linea con i principi di inclusione e qualità della vita. Accanto poi alle attività interne, l’obiettivo sarà anche quello di costruire relazioni con la comunità locale, attivare collaborazioni e favorire una cultura dell’inclusione diffusa. Uno spazio, quindi, non solo per la nostra Associazione, ma per il territorio, capace di generare connessioni e opportunità».

La sinergia tra Istituzioni pubbliche, imprese e Terzo Settore di cui si parlava inizialmente va dunque ricercata, oltre che nel contributo dell’ATER della Provincia di Roma di cui si è detto, e naturalmente nell’impegno dell’Associazione X Fragile, anche nel determinante supporto dell’IKEA Roma, che ha provveduto a progettare e arredare integralmente l’appartamento.
All’inaugurazione del 13 aprile interverranno anche rappresentanti delle Istituzioni locali e regionali, tra cui Remo Pisani e Paolo Della Rocca, rispettivamente direttore generale e commissario straordinario dell’ATER della Provincia di Roma, Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione Sociale e ai Servizi alla Persona della Regione Lazio ed Emanuela Colella, sindaca di Ciampino. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Vanessa Sorbi (comunicazione@xfragile.net).

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Custodire l’invisibile: fragilità, amore e scrittura poetica

10 Aprile 2026 - 4:29pm

È un confronto a due voci, questo incontro di Stefania Leone con Sandro Montanari – autore della raccolta di poesie, “La metrica dell’amore” -, che tratteggia un percorso sulla fragilità umana a partire dall’origine del sentimento amoroso, un percorso che si sviluppa intrecciandosi con la poesia, considerata l’arte che più si avvicina al silenzio da cui sgorga il sentimento d’amore. Ne emerge un discorso intimo e profondo, che tiene insieme pensiero, emozione, esperienza e parola poetica

Caro Sandro, nelle tue poesie si legge l’amore declinato in molteplici contesti e nelle sue diverse sfaccettature, ma secondo te amare è una forma di debolezza o di forza?
«Questa domanda riporta lo sguardo alle origini dell’amore, origini antiche. L’amore è una necessità emotiva primaria: nasce dal limite, dalla mancanza, dalla frattura. Affonda le sue radici nella nostra fragilità ontologica, nel nostro essere mortali, e proprio per questo riecheggia d’infinito. Pur nutrendosi della fragilità, l’amore è la forza che ci fa sentire vivi, il legame che ci fa salva, il profumo di un mare di cui non conosciamo i confini».

Perché scrivere un libro sull’amore utilizzando il metro della poesia e non, per esempio, quello della prosa?
«Se l’amore trae origine e nutrimento dalla mancanza, dalla frattura, allora la stessa topografia simbolica del verso – che spezzandosi rimane sospeso nel vuoto – ne custodisce la ragione profonda. La poesia è insieme depositaria e rivelatrice del segreto amoroso; è la forma d’arte che più si avvicina al silenzio da cui sgorga il sentimento d’amore».

Nelle tue poesie ci sono tue esperienze, o sono più che altro il frutto di riflessioni e speculazioni astratte? E come nasce questa tua passione?
«Per me ogni poesia nasce da un vissuto: un ricordo, un’immagine, una domanda, un dettaglio che si espande in modo imprevedibile in una trama di collegamenti interiori. Posso dire di avere incontrato la poesia senza averla cercata, almeno consciamente. Ho sentito l’urgenza di scrivere poesie dopo la morte di una persona amata: le parole hanno cominciato a premere dalle profondità della notte, fino ad aprire un varco e imprimersi sulla pagina».

Come sei ispirato quando scrivi una poesia? Si tratta di un momento in cui stai molto bene o di un momento in cui hai bisogno di trovare un rifugio?
«Non so cosa accada in quel momento, “momento” che per altro può durare giorni, mesi, talvolta anni. So solo che sento un’attrazione irresistibile verso la parola poetica. E così, anche nel silenzio della notte, posso sentire il bisogno di accendere la luce del comodino per annotare il sogno appena passato. Forse gli antichi Greci non erano lontani dalla verità quando dicevano che la poesia è concessa dagli Dei ai poeti “invasi” dalla Musa. A volte la sensazione è proprio questa: sentirmi invaso, privo di controllo. Le emozioni che emergono da questi momenti sono spesso dolorose e difficili da contenere. E allora il movimento della scrittura poetica diventa un tentativo di costruire argini alla furia di un’esondazione».

Hai fatto corsi specifici di scrittura poetica?
«Ho iniziato a scrivere le mie prime poesie senza una preparazione specifica, se non quella connessa al mio percorso di studi. Con il tempo, ho sentito la necessità di approfondire: ho frequentato gruppi di studio, seminari, eventi poetici e ho letto molti autori, studiandone la metrica, le figure retoriche, il messaggio».

Scrivi ogni giorno oppure solo in certi periodi particolari?
«Scrivo solo quando sono “invaso” dalla Musa. Accade spesso che un periodo prolifico sia preceduto da un evento emotivamente coinvolgente, come se il mio inconscio concedesse alla Musa il permesso di entrare per dare forma al caos, alla follia».

In particolare, quest’ultimo libro di poesie, La metrica dell’amore, in quanto tempo è stato realizzato?
«In questo libro sono condensati i miei ultimi quindici anni di vita. L’ho scritto seguendo un flusso non sempre continuo, sostando nei periodi di bonaccia e tornando ai versi quando il vento freddo ingrossava le onde».

Una poesia ti viene spontanea, di getto, o ti capita di rimetterci le mani più volte?
«La prima stesura nasce di getto. Viene poi il tempo della sedimentazione, durante il quale la poesia, ancora grezza, attende il “trattamento” più difficile: l’eliminazione del superfluo. È un lavoro di sottrazione, necessario per arrivare all’essenza. Un lavoro sofferto e lungo, perché implica la limatura o la rinuncia a parole, versi, talvolta intere strofe amate, che però non aggiungono nulla, anzi fanno ombra al nucleo pulsante, al silenzio attorno al quale si dipana la poesia».

Possiamo dire che questo lavoro di sottrazione, di cui parli, ha anche che fare con la relazione amorosa?
«In effetti è così, è un lavoro che ricorda la crescita di una relazione amorosa: nasce spesso di getto, come accade all’innamoramento. Ma il cammino che conduce dall’innamorarsi all’amare è lungo, fragile, mai garantito. Due persone si amano davvero quando hanno saputo eliminare il superfluo, quando dall’esperienza hanno appreso la capacità di andare all’essenza, di rinunciare all’immagine idealizzata dell’altro, riconoscendolo per ciò che è, non per ciò che si desidera diventi. È in questo prendersi cura delle parole – e dei silenzi – che l’amore, come la poesia, trova la sua possibilità di resistere alla polvere del tempo».

Ti ringrazio Sandro. In una società opulenta, veloce e rumorosa, le tue parole sono una luce ferma nella notte, che ci accompagnano a riscoprire il senso profondo del nostro cammino. 

*Stefania Leone è presidente dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), Sandro Montanari Sandro è psicologo, psicoterapeuta familiare e dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione, autore di vari saggi e recentemente della raccolta di poesie La metrica dell’amore. Ha già firmato per Superando numerosi contributi, soprattutto di àmbito culturale.

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Un progetto promosso a Firenze, per l’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple

10 Aprile 2026 - 2:02pm

Si chiama “IDEA”, ossia “Inclusione, Diritti, Empowerment per l’Autonomia”, il progetto finalizzato all’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple promosso dall’Associazione Artemisia di Firenze, per approfondire la conoscenza della violenza economica e potenziare l’accesso a opportunità formative e lavorative per 10 donne beneficiarie. La fase formativa comprende anche la discriminazione multipla e la violenza nei confronti di donne con disabilità

IDEA (Inclusione, Diritti, Empowerment per l’Autonomia): si chiama così il progetto finalizzato all’empowerment socio-economico di donne vittime di violenza e discriminazioni multiple promosso da Artemisia, Associazione di Promozione Sociale di Firenze che gestisce un Centro Antiviolenza.
Attraverso un approccio intersezionale, il progetto, che è attualmente in fase di svolgimento, intende approfondire la conoscenza della violenza economica e potenziare l’accesso a opportunità formative e lavorative per le beneficiarie. L’iniziativa è finanziata da ActionAid International Italia e dalla Fondazione Realizza il Cambiamento nell’àmbito del progetto NORA against GBV (Network of Organization for Rights and Autonomy against gender-based violence, in italiano “Rete di Organizzazioni per i diritti e l’autonomia contro la violenza di genere”), cofinanziato dall’Unione Europea.

In particolare, le beneficiarie e i beneficiari diretti sono 10 donne e/o ragazze giovani e/o neomaggiorenni (età 18/60) di nazionalità italiana e straniera (dell’Unione Europea ed Extra Unione Europea) vittime di violenza economica, domestica, sessuale, di esperienze infantili sfavorevoli, e/o di matrimoni precoci e forzati, e/o con disabilità, e/o con orientamento sessuale non binario; nonché 50 operatrici/operatori della rete interistituzionale antiviolenza che potranno fruire di una formazione in chiave intersezionale e scambiare buone pratiche.Obiettivo dell’iniziativa è aumentare l’accesso al mondo del lavoro, ottimizzando offerta e domanda nella ricerca di opportunità formative e lavorative, migliorando l’accessibilità alle opportunità formative, di tirocinio, al mondo del lavoro e all’occupabilità, grazie all’implementazione di misure di conciliazione vita-lavoro e di un approccio intersezionale.

Per quel che concerne la formazione rivolta alle operatrici e agli operatori vengono affrontati i seguenti temi: la violenza di genere verso le donne migranti e rifugiate; la violenza di genere verso le persone anziane; la violenza di genere nelle relazioni tra persone LGBTQIA+; la discriminazione multipla e la violenza nei confronti delle donne con disabilità. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Un progetto nelle scuole per educare e formare alla cultura del volontariato e dell’inclusione

10 Aprile 2026 - 1:45pm

«Una reale inclusione scolastica deve trasformarsi in una garanzia di sicurezza e dignità per ogni studente e proteggere i ragazzi in situazione di maggiore vulnerabilità significa proteggere il futuro stesso della nostra società»: è partito da questo assunto il progetto “A scuola con ABC: educazione e formazione alla cultura del volontariato e dell’inclusione”, promosso dall’ABC, l’Associazione Bambini Chirurgici del Burlo di Trieste, che ha già raggiunto ben 6.500 tra bambini e ragazzi delle scuole

Secondo il rapporto prodotto lo scorso anno dall’ISTAT, sul tema Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi, quasi sette ragazzi su dieci dichiarano di avere subìto almeno un episodio offensivo o violento nell’ultimo anno, con il 21% che ne sarebbe vittima sistematica e su un altro versante, dal 2020 il bullismo contro la disabilità è raddoppiato.
«In un panorama educativo che punta con decisione verso l’abbattimento delle barriere – afferma dunque Giusy Battain, direttrice dell’ABC, l’Associazione Bambini Chirurgici del Burlo di Trieste – l’inclusione non può limitarsi a una questione di numeri o presenze in aula, deve invece trasformarsi in una garanzia di sicurezza e dignità per ogni studente e proteggere i ragazzi in situazione di maggiore vulnerabilità significa proteggere il futuro stesso della nostra società».

Per rispondere dunque in maniera concreta a quella che viene considerata come un’emergenza, la stessa Battain ha voluto il progetto denominato A scuola con ABC: educazione e formazione alla cultura del volontariato e dell’inclusione, che «pur affondando la propria genesi nel sostegno ai bambini che affrontano percorsi chirurgici complessi – spiega la promotrice -, e che presentano quindi fragilità più o meno evidenti, è un percorso rivelatosi come uno strumento universale, capace di parlare al cuore di ogni studente e studentessa».
Nel dettaglio, A scuola con ABC ha già raggiunto ben 6.500, tra bambini e ragazzi, e vanta anche una validazione scientifica internazionale sulla rivista accademica «Social Cognition», Ha inoltre ottenuto il Premio Impatto 2025, riconoscimento tra i cui promotori figura anche l’Università Bocconi di Milano, «per la capacità di trasformare la consapevolezza in risultati reali e concreti». Nato infine sul territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, il progetto punta decisamente a espandersi a livello nazionale.

ABC Bambini Chirurgici, va ricordato in conclusione, è un’organizzazione no-profit che, grazie a un accordo formale, è convenzionata con l’IRCCS Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste.
L’iniziativa A scuola con ABC è parte integrante del Modello ABC secondo il quale la cura di un bambino che affronta un percorso chirurgico non può esaurirsi tra le mura dell’ospedale, ma richiede un accompagnamento costante che coinvolga l’intero nucleo familiare in ogni fase del percorso. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: Elena Galbusera (elenagalbusera.press@gmail.com).

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Il diritto alla salute e alla dignità non può dipendere né dal territorio né dalla condizione economica delle famiglie

10 Aprile 2026 - 12:59pm

«Il crescente divario territoriale nell’accesso ai servizi sanitari e socio-assistenziali – scrive Marco Macrì – sta contribuendo all’impoverimento delle famiglie caregiver. Lo denunciamo come Rete Caregiver Disabilità Italia, segnalando appunto forti disuguaglianze tra le diverse Regioni italiane nell’assistenza a persone con disabilità, fragili e non autosufficienti. E tale insufficienza dei servizi trasferisce sulle famiglie il peso dell’assistenza quotidiana» Un disegno dedicato all’assistenza domiciliare

Il crescente divario territoriale nell’accesso ai servizi sanitari e socio-assistenziali sta contribuendo all’impoverimento delle famiglie caregiver. Lo denunciamo come Rete Caregiver Disabilità Italia, segnalando appunto forti disuguaglianze tra le diverse Regioni italiane nell’assistenza a persone con disabilità, fragili e non autosufficienti.
A bisogni di cura identici, infatti, corrispondono risposte molto diverse da parte dei Sistemi Sanitari Regionali. I dati dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e dell’ISTAT evidenziano in tal senso differenze significative nell’accesso alle cure, nell’assistenza domiciliare e negli anni di vita in buona salute tra Nord e Sud del Paese, criticità confermate anche dai report della Fondazione GIMBE sullo stato del Servizio Sanitario Nazionale.
L’insufficienza dei servizi trasferisce dunque sulle famiglie il peso dell’assistenza quotidiana, spesso senza riconoscimento economico o tutele adeguate. Sempre più caregiver sono in tal modo costretti a ridurre o abbandonare il lavoro per garantire cure ai propri familiari, con un conseguente aumento del rischio di povertà.
Nei mesi scorsi la nostra Rete ha presentato denunce circostanziate all’EPPO (Procura Europea) e all’OLAF (Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode), per chiedere chiarimenti sull’utilizzo dei fondi riguardanti il PNRR e dei fondi sociali destinati al settore assistenziale.
Chiediamo quindi con urgenza:
° la piena definizione e il finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP);
° l’uniformità nazionale dei servizi territoriali e domiciliari;
° il riconoscimento giuridico ed economico del caregiver familiare;
° investimenti strutturali nel personale sanitario e sociosanitario;
° omogeneità nazionale e tempistiche certe nell’erogazione dei supporti economici alle famiglie, oggi difformi e irregolari.
Il diritto alla salute e alla dignità, infatti, non può dipendere dal territorio né dalla condizione economica delle famiglie.

*Portavoce di Genova Inclusiva e referente nazionale della Rete Caregiver e Disabilità Italia (marcopompierege@gmail.com).

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L’autismo in età adulta e nell’invecchiamento: un tema sempre più centrale

10 Aprile 2026 - 12:35pm

«L’autismo in età adulta e nell’invecchiamento è un tema ancora poco esplorato, ma sempre più centrale nel dibattito scientifico e sociale»: è partendo da questo assunto che l’Associazione sarda Diversamente, in collaborazione con l’Università di Cagliari, ha promosso per il 13 aprile l’incontro ad ingresso libero “Autism Late in Life”, che potrà contare sulla presenza di un’ospite d’eccezione quale Rebecca Charlton, docente di Psicologia alla Goldsmiths University of London Rebecca Charlton, docente di Psicologia alla Goldsmiths University of London, sarà l’ospite dell’incontro del 13 aprile a Cagliari

«L’autismo in età adulta e nell’invecchiamento è un tema ancora poco esplorato, ma sempre più centrale nel dibattito scientifico e sociale»: è partendo da questo assunto che l’Associazione sarda Diversamente, in collaborazione con l’Università di Cagliari, e nello specifico con il Dipartimento di Pedagogia, Psicologia e Filosofia, ha promosso per il pomeriggio del 13 aprile l’incontro ad ingresso libero denominato Autism Late in Life (Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, Sa Duchessa, Aula Specchi, ore 16), che potrà contare sulla presenza di un’ospite d’eccezione quale Rebecca Charlton, docente di Psicologia alla Goldsmiths University of London (Regno Unito), riconosciuta a livello internazionale per i suoi studi sull’invecchiamento cognitivo e sullo sviluppo lungo l’arco della vita nelle persone autistiche. La sua ricerca si concentra in particolare sui cambiamenti cognitivi, sulla salute mentale e sulla qualità della vita in età adulta avanzata, contribuendo pertanto a colmare un vuoto ancora significativo nella letteratura scientifica e nei modelli di intervento.

Introdotto e coordinato da Roberta Fadda, docente dell’Ateneo cagliaritano, l’incontro prevede anche la partecipazione di Pierangelo Cappai, presidente dell’Associazione Diversamente. Seguirà una tavola rotonda, moderata da Nicolò Cossu, Eleonora Floris e Karola Cappai, con la partecipazione attiva degli studenti e delle studentesse dell’Università di Cagliari, con l’obiettivo di favorire un confronto diretto tra ricerca, territorio e nuove generazioni.

«Parlare di autismo – sottolinea Cappai – significa oggi superare una visione limitata all’infanzia e iniziare a costruire risposte concrete per l’intero arco della vita. In tal senso, l’età adulta e l’invecchiamento rappresentano una delle sfide più urgenti, sia in termini di ricerca che di servizi. Un ringraziamento particolare intendiamo rivolgerlo alla professoressa Charlton per avere accolto l’invito e condiviso il proprio contributo scientifico, alla professoressa Fadda per il supporto organizzativo e agli studenti e alle studentesse dell’Università di Cagliari per la partecipazione attiva».

Per ulteriori informazioni: robfadda@unica.it; segreteria.diversamenteodv@gmail.com.

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Tutte le persone con disabilità devono poter viaggiare in autonomia sui treni dell’Unione Europea

10 Aprile 2026 - 12:08pm

Tutte le persone con  disabilità devono poter viaggiare in treno in situazione di autonomia e indipendenza: è la prima di una serie di istanze prodotte dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, in vista della revisione del Regolamento dell’Unione Europea del 2014 riguardante l’accessibilità di treni e stazioni per le persone con disabilità e in generale a ridotta mobilità

Una serie di proposte concrete volte a migliorare l’accessibilità nel trasporto ferroviario sono state prodotte dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, per influenzare la revisione in corso del Regolamento dell’Unione Europea del 2014 riguardante appunto l’accessibilità di treni e stazioni per le persone con disabilità e in generale a ridotta mobilità. «Da tempo – dichiarano infatti dal Forum – sollecitiamo tale revisione, consapevoli della frustrazione che molti passeggeri provano nei confronti di treni e stazioni che, pur essendo legalmente accessibili secondo determinati standard, in realtà risultano inaccessibili nella pratica».
L’impegno dell’EDF in àmbito di revisione del Regolamento si sostanzierà dunque in una serie di passaggi, a partire dalla richiesta di poter viaggiare in autonomia e in indipendenza, ciò che secondo il Forum «potrebbe essere raggiunto armonizzando l’altezza delle banchine e riducendo lo spazio consentito tra le banchine stesse e i treni». «Siamo per altro aperti – viene detto – a valutare soluzioni alternative che raggiungano un risultato simile, come banchine parzialmente rialzate, elementi di riempimento degli spazi vuoti e passerelle. Riteniamo pertanto necessario eliminare gradualmente l’uso di dispositivi di imbarco esterni, in quanto non consentono viaggi in autonomia. Per questo l’accesso nei treni a livello deve diventare una realtà. Nel frattempo, i dispositivi di imbarco integrati dovrebbero avere la priorità rispetto a rampe e ascensori, eliminando anche le eccezioni per i veicoli a due piani, che li rendono inaccessibili ai passeggeri con disabilità pur essendo formalmente conformi agli standard».

Per quanto poi riguarda i veicoli ristorante e le cuccette, «bisogna definire requisiti di accessibilità chiari – dicono dall’EDF – garantendo che i passeggeri con disabilità, compresi quelli i carrozzina, possano accedervi in condizioni di parità con gli altri».
E ancora, è necessario «migliorare l’accessibilità delle stazioni, potenziando la segnaletica a bordo treno e all’estremità delle banchine, rafforzando la fornitura di informazioni visive, specificando ulteriormente le caratteristiche delle sedute in banchina e migliorando anche la fornitura di corrimano e rampe».
Più in generale, rispetto al materiale rotabile, il Forum chiede che «venga aggiornato riflettendo le dimensioni reali delle carrozzine», vanno inoltre «migliorati i requisiti di progettazione per i servizi igienici universali e standard, con segnali di individuazione delle porte, una migliore circolazione interna nei convogli e con informazioni acustiche e visive a bordo».
A livello infine di politica dei trasporti, l’istanza è chiara: «rafforzare l’attuazione e l’applicazione del Regolamento Europeo, richiedendo agli Stati Membri dell’Unione di compiere progressi concreti nell’àmbito dei loro piani nazionali di attuazione, compresa la definizione di obiettivi ambiziosi e tempistiche chiare per la rimozione delle barriere esistenti».

Basandosi dunque sui vari punti finora esposti, l’EDF preparerà presto una serie di emendamenti al testo in discussione, da presentare all’Agenzia dell’Unione Europea per le Ferrovie. È quindi tenendone conto che quest’ultima elaborerà una proposta di revisione del Regolamento, che dovrà poi essere adottata dai 27 Stati Membri. (S.B.)

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Lavoro e disabilità: come interpretare i dati della XII Relazione al Parlamento sulla Legge 68/99

9 Aprile 2026 - 6:37pm

«Vent’anni fa – scrive Marino Bottà – pensavo che i posti di lavoro disponibili per le persone con disabilità si sarebbero esauriti rapidamente, visto il rapporto fra il numero degli iscritti negli elenchi del collocamento e i posti non occupati in quota di riserva, ma non è andata così, principalmente a causa dell’inefficacia e della burocratizzazione dei Servizi Provinciali per il Collocamento Mirato, come dimostrano i dati riportati nella XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 68/99

Vent’anni fa pensavo che i posti di lavoro disponibili per le persone con disabilità si sarebbero esauriti rapidamente, visto il rapporto fra il numero degli iscritti negli elenchi del collocamento e i posti non occupati in quota di riserva. Mi ero illuso che la riforma del sistema pubblico e la nuova Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) avrebbero consentito a tutti di trovare un lavoro adeguato. Purtroppo, non è andata come speravo. L’inefficacia e la burocratizzazione dei Servizi Provinciali per il Collocamento Mirato hanno portato alla deriva l’intero progetto inclusivo.
Lo dimostrano i dati riportati nella XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, N. 68 “Norme per il diritto al lavoro delle persone disabili”, Anni 2022-2023, ricavati dal Prospetto Informativo Disabili che le aziende con più di 15 dipendenti devono presentare annualmente entro il 31 gennaio.
Con questo strumento le aziende comunicano la situazione occupazionale aggiornata al 31 dicembre dell’anno precedente. Dal 2010 la trasmissione avviene per via telematica, mentre precedentemente era raccolta in formato cartaceo dai singoli uffici provinciali.

Nell’anno 2000, dunque, tenendo presente che il sistema era in fase di assestamento, le aziende avevano denunciato che i posti di lavoro riservati ai lavoratori con disabilità erano circa 400.000/450.000, di cui 270.000/290.000 già occupati. Quindi, erano vacanti circa 160.000 posti (35% circa), a fronte di circa 500.000 iscritti al collocamento, con una disponibilità del 32%.
Questi dati spiegavano come mai il Legislatore avesse deciso di coinvolgere nell’obbligo le aziende con più di 15 dipendenti, a differenza della legge precedente (Legge 482/68) che interessava solo le aziende con più di 35 dipendenti. Quindi, non si giustifica in alcun modo come mai dopo 23 anni la quota di riserva disponibile fosse di 178.328 unità, su una quota complessiva di 588.429 posti, di cui 410.101 occupati, a fronte di 880.997 (dato poco attendibile, poché attualmente abbiamo con certezza superato il milione). Il tutto con un rapporto fra posti di lavoro e disoccupati in attesa di un posto di lavoro pari al 20%.
Ovviamente questa situazione si è creata grazie al fatto che annualmente vengono in media collocate 40.184 persone e solo 6.539 conservano il posto di lavoro dopo dodici mesi. Si aggiunga anche che circa 260.000/280.000 degli occupati nell’anno 2000 fino al momento del pensionamento, erano in azienda prima dell’entrata in vigore della Legge 68/99.

Alla scarsità dei posti disponibili vengono inoltre sottratti gli esoneri. Le aziende con più di 35 dipendenti che hanno speciali caratteristiche produttive possono essere parzialmente esonerate (fino al 60% dei posti disponibili) dall’occupare l’intera quota d’obbligo. Il costo per l’azienda è di 39,21 euro per ogni giorno lavorativo, pari a 9.880,92 euro annui. Le somme corrisposte vengono versate sul Fondo Nazionale e sul Fondo Regionale (articoli 13 e 14 della Legge 68/99).
La XII Relazione denuncia un ricorso a questo strumento in costante crescita: nel 2023 le pratiche di esonero erano state 3.600, con la conseguente perdita di 16.939 posti riservati ai lavoratori con disabilità, mentre dieci anni prima, nel 2013, le pratiche erano state 2.476, con una perdita di 6.387 posti.
Le aziende, ovviamente, preferiscono risolvere gli obblighi di legge attraverso una semplice transazione economica. E spesso sono gli stessi Servizi Provinciali che consigliano lo strumento dell’esonero, anziché promuovere quelle buone pratiche che facilitano l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone che necessitano di percorsi di accompagnamento al lavoro.
Da aggiungere che frequentemente autorizzano l’esonero a banche, agenzie assicurative, aziende informatiche ecc. in spregio alla normativa la quale prevede che l’esonero debba essere concesso in presenza di una documentata e concreta: faticosità delle mansioni, pericolosità del lavoro e modalità organizzative non confacenti all’inserimento di personale con disabilità.

Per una maggiore chiarezza concludo sottolineando che il collocamento è artefice solo degli avviamenti numerici, quelli imposti dagli uffici nel momento in cui l’azienda non rispetta gli obblighi di legge. Quindi, l’innovativo concetto di collocamento mirato previsto dalla legge, ovvero La persona giusta nel posto giusto, è rimasto solo sulla targa di alcuni Uffici Provinciali. A riprova di questo vi sono anche le affermazioni di alcuni responsabili del collocamento che pubblicamente hanno dichiarato: «I disabili non hanno ancora capito che non spetta a noi collocarli», «Le persone con disabilità che non possono accedere autonomamente al mondo del lavoro non sono un nostro problema. Si devono rivolgere ai servizi dei Comuni o delle ASL ecc., non a noi» e così via.
Pertanto, possiamo concludere dicendo che le persone con disabilità sono inserite nel mondo del lavoro grazie alle agenzie per il lavoro, ai servizi per l’inserimento lavorativo territoriali, alle associazioni, alle cooperative sociali ecc. a cui si aggiungono i lavoratori che trovano autonomamente un’occupazione, e quelli che divengono disabili in costanza di rapporto di lavoro.

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi direttore generale dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it). Il presente contributo è il secondo di Marino Bottà da noi pubblicato, riguardante la “XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, N. 68 ‘Norme per il diritto al lavoro delle persone disabili’, Anni 2022-2023”. Il primo, intitolato “Lavoro: un’analisi dell’ultima Relazione al Parlamento sull’attuazione della Legge 68/99”, è disponibile a questo link.

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Modelli di accessibilità e inclusione in Piemonte, ma replicabili altrove

9 Aprile 2026 - 6:05pm

Ci sono due progettualità realizzate in Piemonte, l’“Adozione di cartellonistica con lettura agevolata e Comunicazione Aumentativa Alternativa CAA” ad Alessandria, e “Sold Aut”, nata a Torino e successivamente diffuse in altre cittadine della stessa Provincia di Torino, che dimostrano entrambe una particolare attenzione nei confronti dell’accessibilità e dell’inclusione delle persone con disabilità, fornendo modelli certamente replicabili anche altrove Esempio della segnaletica in CAA introdotta negli uffici del Comune di Alessandria

Da piemontese doc, con un certo orgoglio, vorrei oggi parlare di due progettualità realizzate nella mia Regione, ossia l’Adozione di cartellonistica con lettura agevolata e Comunicazione Aumentativa Alternativa CAA, promossa ad Alessandria, e Sold Aut, nata a Torino e successivamente replicata in alcune altre cittadine della stessa Provincia di Torino; entrambe dimostrano una particolare attenzione diffusa sul territorio, nei confronti dell’accessibilità e dell’inclusione delle persone con disabilità.

Alcune settimane fa, il Servizio Inclusive Manager del Comune di Alessandria ha dato il via, come detto, all’Adozione di cartellonistica con lettura agevolata e Comunicazione Aumentativa Alternativa CAA, progetto pilota per la promozione dell’accessibilità universale: in alcuni uffici comunali di particolare importanza, quindi, è stata installata una nuova segnaletica, concepita in base ai princìpi del Design for All (“progettazione universale”), affinché sia chiara, comprensibile e fruibile da tutti i cittadini e le cittadine, compresi quelli con disabilità. Si vuole dare a chiunque la possibilità di muoversi in modo autonomo all’interno degli stessi uffici.
La segnaletica non è stata ideata come un semplice strumento di indicazione, ma come un mezzo di inclusione attiva, in grado di far fronte alle esigenze particolari dei cittadini stranieri, con disabilità visiva, o con difficoltà nella comprensione delle informazioni.
«La CAA – dichiara Roberta Cazzullo, assessora comunale alle Politiche Sociali – è una forma di comunicazione che affianca o sostituisce il linguaggio verbale con simboli, immagini e parole semplificate. È pensata per facilitare l’accesso all’informazione da parte di persone con disabilità intellettiva, disturbo dello spettro autistico e dislessia. Questo progetto rappresenta un passo concreto verso una città più inclusiva e a misura di persona. Garantire una comunicazione accessibile significa infatti tutelare un diritto essenziale, riconosciuto non solo dalla nostra Costituzione, ma anche dall’articolo 21 (Libertà di espressione e opinione e accesso all’informazione) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18 del 2009. Ed è, in tutto e per tutto un segnale di civiltà».
Il progetto è stato realizzato da alcuni uffici comunali, in collaborazione con il Centro Studi ARASAAC.

La presentazione del progetto “Sold Aut” a Settimo Torinese

Il progetto Sold Aut, invece, sorto all’interno della Circoscrizione 4 del Comune di Torino, è un’iniziativa del CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale), finalizzata a far diventare le attività commerciali luoghi dove ogni giorno si possano tessere relazioni e dialoghi, rafforzando il tessuto sociale. In particolare, mira a promuovere una cultura diffusa della sensibilità, adottando pratiche che rendono gli ambienti il più possibile accoglienti, rispettosi e consapevoli.
A livello pratico, ciò significa costruire una comunità inclusiva, in grado di rispondere ai bisogni di tutte le persone, comprese quelle con disturbo dello spettro autistico. In tale ottica, l’inclusione non viene promossa solo nei servizi specialistici e dedicati, ma dove le persone si recano ogni giorno: bar, panetteria, libreria, parrucchiere, negozio di abbigliamento.
Sold Aut si articola in due parti, la prima delle quali riguarda la formazione, finalizzata a dare agli esercenti sensibilità e competenza per accogliere e soddisfare i clienti con bisogni specifici, come, quelli nello spettro autistico; nello stesso tempo, si attiva una rete digital in cui le attività commerciali aderenti possono “raccontarsi” e rendere nota questa loro particolare attenzione.
Attualmente la progettualità si sta concretizzando a livello provinciale, con il coinvolgimento dei territori di Torino, Settimo Torinese, Gassino Torinese, mentre altri Comuni hanno già dimostrato molto interesse. L’obiettivo prossimo è quello di estenderlo, sia a livello regionale che nazionale.
«Sold Aut – sottolinea Gianluca Carangiu, coordinatore del progetto – si caratterizza per la sua semplicità operativa e per l’elevata replicabilità: il modello, infatti, può essere applicato a qualsiasi contesto commerciale in cui la relazione con il cliente rappresenti un elemento centrale, rendendolo uno strumento potenzialmente scalabile su diversi territori».

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Segnaletica agevolata e negozi “friendly” ‘per l’autismo: il Piemonte insegna (e impara) l’inclusione” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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No a decisioni locali sull’assistenza all’autonomia e alla comunicazione: è discriminazione collettiva!

9 Aprile 2026 - 2:09pm

Tramite un’Ordinanza prodotta in sede cautelare, il Tribunale di Trapani, ai sensi della Legge 67/06, ha riconosciuto una forma di discriminazione collettiva nelle Deliberazioni adottate dal Distretto Socio-Sanitario n. 50 con l’ASL di Trapani e dal Comune di Trapani in materia di erogazione del servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM). L’azione giudiziaria è stata promossa dall’ANFFAS Nazionale e dall’ANFFAS Sicilia, con il determinante impulso dell’ANFFAS di Trapani Un’assistente all’autonomia e alla comunicazione insieme a un bimbo

Con l’Ordinanza del 4 aprile scorso (disponibile a questo link), in sede cautelare, il Tribunale di Trapani si è pronunciato sul giudizio promosso ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) sulle Deliberazioni adottate dal Distretto Socio-Sanitario n. 50 con l’ASL di Trapani e dal Comune di Trapani in materia di erogazione del servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM), riconoscendo che quanto stabilito in tali Deliberazioni determina una forma di discriminazione collettiva.
L’azione giudiziaria è stata promossa dall’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) e dall’ANFFAS Sicilia in qualità di enti legittimati ad agire ai sensi della medesima Legge 67/06, con il determinante impulso dell’ANFFAS di Trapani che, sin dall’inizio dell’anno scolastico, ha raccolto le forti preoccupazioni delle famiglie del proprio territorio per quanto stabilito nelle Deliberazioni e per le conseguenti ripercussioni nell’erogazione del servizio di assistenza.

A settembre del 2025, infatti, il Comitato dei Sindaci, a fronte dell’aumento dei casi e con il dichiarato intento di garantire la sostenibilità del servizio, ha ritenuto di introdurre specifici criteri e limitazioni per l’assegnazione delle ore di assistenza, prevedendo, tra l’altro, il divieto di sovrapposizione tra ore di sostegno e assistenza e la fissazione di un limite massimo alle ore ASACOM, parametrato alla differenza tra tempo scuola e ore di sostegno, nonché limitando di fatto l’accesso al servizio ai soli alunni con disabilità riconosciuta ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92.
Questi profili, unitamente ad ulteriori criticità oggetto di censura, risultano accomunati dall’avere ricondotto impropriamente tali scelte anche allo strumento dell’accomodamento ragionevole, e dall’avere, di fatto, inciso su determinazioni riservate per legge alla valutazione del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo del singolo alunno/a con disabilità).
La Deliberazione del Comitato dei Sindaci è poi stata recepita a cascata dai Comuni del Distretto, tra cui Trapani ed Erice, incidendo effettivamente sull’attuazione dei PEI (Piani Educativi Individualizzati) e determinando, di fatto, un’effettiva riduzione delle ore di assistenza ASACOM su una vasta platea di alunni e alunne con disabilità.

Il Tribunale, soffermandosi su tali aspetti, ha rilevato che non è consentito che criteri generali si sostituiscano alle valutazioni individuali rimesse al GLO. Nel provvedimento si legge infatti che la normativa vigente «non prevede alcuna distinzione» tra alunni con articolo 3, comma 1 e alunni con articolo 3, comma 3 della Legge 104/92, «ai fini dell’erogazione del servizio», riservando «in via esclusiva al GLO» la quantificazione del fabbisogno, e che tale differenza di trattamento costituisce una «ulteriore inammissibile discriminazione».
«In altri termini – afferma il Giudice – i sopra esaminati criteri di erogazione del servizio stabiliti all’interno del D.S.S. 50 (e deliberati dai comuni di Trapani ed Erice), riverberandosi, in definitiva, in una contrazione (se non esclusione totale) del monte ore di assistenza Asacom rispetto alle previsioni di ciascun PEI degli alunni con disabilità del distretto, che, a causa di tali disposizioni, risultano indirettamente, e collettivamente, discriminati».
È stata quindi ordinata la cessazione delle condotte discriminatorie, con contestuale disapplicazione dei criteri stabiliti nelle delibere censurate, e il giudizio, patrocinato dagli avvocati Alessia Maria Gatto e Corinne Ceraolo Spurio, proseguirà ora nel merito.

«Questo provvedimento – dichiara Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – rappresenta una pronuncia importante e ci conferma che il sistema di inclusione scolastica, disciplinato da un impianto normativo che pone al centro l’alunno e i suoi bisogni in un sistema governato dal PEI e dalle valutazioni del GLO, non può essere alterato nella sua struttura da decisioni assunte a livello locale per finalità che non possono trovare un fondamento nell’interesse degli alunni e delle alunne con disabilità. Quanto stabilito all’interno delle Delibere oggetto del giudizio, oltre a determinare una violazione della normativa, ha inoltre generato, di fatto, una vera e propria forma di discriminazione. L’azione promossa dalla nostra Associazione si colloca in questo quadro e rappresenta uno dei primi giudizi per discriminazione collettiva realizzati nell’àmbito della nostra Agenzia Nazionale contro ogni forma di discriminazione basata sulla disabilità, intitolata alla professoressa Maria Rita Saulle, volta al contrasto della discriminazione delle persone con disabilità e delle loro famiglie, con un focus sulle disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo».

Anche l’ANFFAS Sicilia, con il proprio presidente Antonio Costanza, esprime apprezzamento per l’Ordinanza del Tribunale di Trapani: «Come ANFFAS Sicilia – afferma – siamo impegnati da anni nel contrasto delle criticità legate al servizio ASACOM, che in diversi territori della nostra Regione si ripropongono ciclicamente, con ritardi nell’attivazione del servizio che spesso non viene avviato sin dal primo giorno di scuola. In questa vicenda, purtroppo, le difficoltà già segnalate dalle famiglie si sono intrecciate con scelte effettuate a monte che hanno inciso in modo esteso sulla quantificazione e l’erogazione del servizio, determinando riduzioni o azzeramenti indiscriminati delle ore di assistenza, del tutto inaccettabili perché non coerenti con i bisogni individuati nei PEI. Si tratta di dinamiche che entrano in evidente tensione con il percorso di riforma in atto, incentrato sul progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, richiedendo, pertanto, un immediato cambio di prospettiva. Il giudizio proseguirà adesso nel merito, ma il quadro delineato è già molto significativo e richiama tutte le Amministrazioni, a partire da quelle del territorio regionale, alla necessità di assicurare tempestività, continuità e piena aderenza ai PEI nell’erogazione di tutti i sostegni ivi previsti».

«Questo risultato – conclude Basilio Calabrese, presidente dell’ANFFAS di Trapani – restituisce fiducia alle famiglie riportando al centro l’alunno/a con i suoi diritti e i suoi effettivi bisogni. In questi mesi abbiamo assistito all’impatto concreto di decisioni fondate su criteri meramente numerici, che finiscono per svuotare di contenuto quanto previsto nei PEI dei singoli alunni e alunne, traducendosi in meno opportunità e in percorsi che si interrompono o faticano a svilupparsi in modo adeguato. Come ANFFAS Trapani siamo rimasti al fianco delle famiglie, sostenendole anche rispetto alle singole azioni giudiziarie individuali che alcune di esse hanno deciso di avviare ad integrazione dell’azione collettiva promossa dall’ANFFAS Nazionale e dall’ANFFAS Sicilia, e che hanno già consentito, in diversi casi, il ripristino delle ore di assistenza previste nei PEI. La portata dell’Ordinanza, per altro, va ben oltre il singolo Comune, perché incide sull’intero Distretto Socio-Sanitario n. 50. Il fatto che, a seguito dei giudizi individuali e collettivo, il Comune di Trapani sia intervenuto con atti di rettifica, estendendo il servizio anche agli alunni con disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 1 della Legge 104/92, conferma la fondatezza delle illegittimità rilevate, pur restando necessario un pieno adeguamento ai princìpi affermati dall’autorità giudiziaria. In questa fase cautelare, e in attesa della decisione nel merito, quindi, tutti i Comuni che hanno adottato atti fondati sui medesimi criteri sono chiamati a un’immediata verifica e al conseguente adeguamento, per evitare il protrarsi di condotte illegittime e discriminatorie». (Ufficio Comunicazione ANFFAS Nazionale).

Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Chi si prende cura di chi si prende cura? Un incontro a Torino

9 Aprile 2026 - 1:39pm

I bisogni reali delle famiglie che si prendono cura, le criticità dei servizi e del sistema di supporto e le possibili soluzioni per migliorare il lavoro di cura: se ne parlerà il 13 aprile a Torino, presso la sede della Regione Piemonte, durante una conferenza stampa organizzata dalla componente piemontese del CFU (Caregiver Familiari Uniti), sul tema “Chi si prende cura di chi si prende cura? I caregiver familiari sono sempre più soli”

Una conferenza stampa a Torino, presso la sede della Regione Piemonte (Piazza Piemonte, 1), è stata organizzata dalla componente piemontese del CFU (Caregiver Familiari Uniti) per la mattinata del 13 aprile (ore 11.30), sul tema Chi si prende cura di chi si prende cura? I caregiver familiari sono sempre più soli.
Durante l’incontro – che si avvarrà del patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e dell’Associazione Mimola – caregiver familiari ed esperti del welfare interverranno per esporre e analizzare i bisogni reali delle famiglie che si prendono cura, le criticità dei servizi e del sistema di supporto e le possibili soluzioni per migliorare il lavoro di cura. (S.B.)

Per informazioni: comunicazioni.cfu@gmail.com.

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Il libro “Filosofia, inclusione, comunità”: se ne parlerà all’Università La Sapienza di Roma

9 Aprile 2026 - 1:16pm

Pubblicato recentemente da Luca Grecchi, docente di Storia della Filosofia all’Università di Milano-Bicocca e anche frequente firma del nostro giornale, il libro “Filosofia, inclusione, comunità” sarà domani al centro di un incontro a Roma, presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università La Sapienza

«Un’opera necessaria per chiunque voglia sottrarre il tema della disabilità alla sola gestione tecnica o burocratica, restituendolo alla riflessione profonda sul senso dell’umano»: così Filippo Visentin aveva scritto sulle nostre pagine del libro Filosofia, inclusione, comunità (Scholé, marchio di Morcelliana, 2026, collana “Orso blu”), pubblicato recentemente da Luca Grecchi, docente di Storia della Filosofia all’Università di Milano-Bicocca e anche frequente firma di Superando.
Quell’opera sarà ora al centro di un incontro in programma per la mattinata di domani a Roma, presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università La Sapienza (Aula I, Villa Mirafiori, Via Carlo Fea, 2, ore 10), con i saluti istituzionali di Antonella Polimeni, magnifica rettrice dell’Ateneo, Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Francesco Fronterotta, direttore del Dipartimento di Filosofia e gli interventi dello stesso Luca Grecchi, di Caterina Lombardo, delegata della Rettrice per le Disabilità e i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e di Emidio Spinelli, prorettore al Diritto allo Studio e alla Qualità della Didattica. (S.B.)

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Si può partecipare fino al 30 aprile all’indagine su “Disabilità e lavoro” di CBM e della Fondazione Zancan

9 Aprile 2026 - 12:56pm

C’è tempo fino al 30 aprile per partecipare al focus su “Disabilità e lavoro” della ricerca triennale promossa da CBM Italia e dalla Fondazione Zancan, che mette al centro il punto di vista delle persone con disabilità, con l’obiettivo di approfondire aspetti concreti della vita quotidiana Un giovane lavoratore con disabilità intellettiva

Nel solco dell’indagine realizzata nel 2023 sul tema Disabilità e povertà nelle famiglie italiane, dei cui esiti anche Superando si era ampiamente occupato a suo tempo, CBM Italia – la nota organizzazione umanitaria impegnata nella prevenzione e cura della cecità e della disabilità e nell’inclusione delle persone con disabilità nel Sud del mondo e in Italia – insieme alla Fondazione Emanuela Zancan (Centro Studi e Ricerca Sociale), ha avviato una nuova iniziativa di ricerca che mette al centro il punto di vista delle persone con disabilità, con l’obiettivo di approfondire aspetti concreti della vita quotidiana. Il tutto da sviluppare in un progetto triennale che andrà appunto ad analizzare diverse dimensioni della vita quotidiana delle persone con disabilità.

Il primo focus è dedicato a un tema sempre fondamentale e parimenti dolente, quale Disabilità e lavoro, con l’obiettivo di indagarne diversi aspetti, tra cui le difficoltà di accesso al mondo del lavoro stesso, le condizioni lavorative, la qualità dell’impiego, l’impatto su relazioni, socialità e autonomia.
Per questo, gli studiosi sono alla ricerca di persone con disabilità disponibili a partecipare a un questionario cui possono aderire uomini e donne tra i 24 e i 50 anni, con disabilità congenita o acquisita prima dell’ingresso nel mondo del lavoro, occupati/occupate con contratto di lavoro dipendente, con tirocinio o come lavoratori/lavoratrici autonomi/e o non occupati/e (in cerca o non in cerca di lavoro).
La partecipazione alla ricerca è quanto mai flessibile: il questionario, infatti, può essere compilato online o in formato cartaceo, in autonomia oppure con supporto telefonico e i dati raccolti saranno naturalmente trattati in forma anonima.
«Lo scopo – sottolineano i promotori – è costruire uno spazio di ascolto, dialogo e confronto che parta direttamente dalle esperienze delle persone con disabilità, per contribuire a costruire una “comunità di pensiero” e di confronto libero, laico e plurale, capace di coniugare conoscenza e azione». (S.B.)

Ringraziamo “Persone con disabilità.it” per la segnalazione.

Le persone interessate a partecipare o a segnalare possibili contatti possono scrivere a ricerche@fondazionezancan.it o contattare la Fondazione Emanuela Zancan telefonicamente (049 663800) entro il 30 aprile prossimo.

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Emergenza energia: includere le persone con disabilità nella pianificazione

9 Aprile 2026 - 12:39pm

La guerra tra Israele, Stati Uniti d’America e Iran sta già avendo ripercussioni sulle forniture energetiche anche qui in Italia, tanto che è già allo studio un piano di lockdown dell’energia, ma dalle indiscrezioni giornalistiche non sembra che qualcuno si stia preoccupando dell’impatto sproporzionato che queste misure potranno avere su molte persone con disabilità, senza specifici correttivi. La giornalista e attivista con disabilità Valentina Tomirotti evidenzia le possibili criticità e avanza anche delle proposte

Questa nuova Guerra del Golfo tra Israele, Stati Uniti e Iran sta già avendo ripercussioni sulle forniture energetiche anche qui in Italia, tanto che nei giorni scorsi è stato proprio il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a segnalare l’eventualità che a maggio si vada verso un lockdown dell’energia (si veda: Alessandro D’Amato, Il governo verso il lockdown energetico a maggio: condizionatori, targhe alterne e smart working, in «Open», 7 aprile 2026). E tuttavia, dalle indiscrezioni giornalistiche non sembra che qualcuno si stia preoccupando dell’impatto sproporzionato che queste misure potranno avere su molte persone con disabilità se non venissero previsti specifici correttivi.
Il problema è stato segnalato con forza da Valentina Tomirotti, giornalista e attivista con disabilità, sul proprio blog Pepitosa Land, in un testo del 7 aprile dal titolo Il lockdown energetico arriva. E nei piani del governo non esiste la parola “disabilità”.

Tomirotti passa in rassegna le misure allo studio – targhe alterne, condizionatori contingentati, smart working forzato, razionamento del gas –, e osserva che «in nessuno di questi piani compare la parola disabilità. Nemmeno una volta. Nei piani di emergenza siamo sempre le note a piè di pagina. O peggio: non ci siamo proprio». Ma per chi come lei, usa un veicolo adattato o ha bisogno di assistenza, le targhe alterne e il razionamento del carburante – ad esempio –, non hanno lo stesso impatto che potrebbero avere per le altre persone: «Se manca carburante, non è solo “non posso uscire”, è non posso andare a una visita. Non posso lavorare. Non posso assistere. Non posso essere assistita. Per molte persone con disabilità l’auto non è una comodità. È l’unico spazio di libertà possibile in un sistema di trasporti che ancora oggi esclude».
E anche il razionamento dell’uso dei condizionatori avrebbe un impatto sproporzionato per persone che soffrono di patologie termosensibili, e il razionamento dei carburanti potrebbe avere incidenze pesantissime riguardo alla possibilità di prestare/ricevere assistenza nelle comuni abitazioni, non solo negli ospedali.

Il testo di Tomirotti non si limita a evidenziare le criticità, ma avanza anche delle proposte. Vi si scrive infatti: «Non stiamo chiedendo di essere esclusi dall’emergenza. Stiamo chiedendo di essere inclusi nella pianificazione. Cinque cose. Tutte già applicate in altri Paesi europei:
° Esenzione dai razionamenti per le utenze medicalmente essenziali nelle abitazioni private (non solo ospedali, anche case).
° Esclusione dei veicoli adattati dalle targhe alterne, con autocertificazione semplice e immediata.
° Priorità di rifornimento per caregiver e operatori sociosanitari, come già esiste per le forze dell’ordine.
° Soglie differenziate per i condizionatori nelle abitazioni con persone affette da patologie termosensibili documentate.
° Un piano di continuità per l’assistenza domiciliare in caso di scarsità prolungata di carburante.
Perché un Paese che si prepara a gestire una crisi energetica dovrebbe, prima di tutto, sapere chi non può permettersi di restare senza energia.
Dovrebbe avere:
– mappature aggiornate delle persone elettricamente dipendenti;
– priorità chiare nelle forniture;
– piani di emergenza dedicati;
– comunicazione accessibile e preventiva».

Tutte le criticità evidenziate da Tomirotti, si sono già verificate, è bene ricordarlo, in occasione dell’emergenza pandemica, possiamo dunque solo augurarci che le difficoltà riscontrate in quel frangente ci aiutino a non commettere gli stessi errori. (Simona Lancioni)

Per ulteriori informazioni: info@valentinatomirotti.it.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informareun’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

L'articolo Emergenza energia: includere le persone con disabilità nella pianificazione proviene da Superando.

Una scienziata rimette in discussione lo spettro autistico

8 Aprile 2026 - 6:12pm

«Dame Uta Frith – scrivono Cristina Finazzi e Raffaella Turatto in questo contributo, utile ad un proficuo e costruttivo dibattito – è una neurologa e psicologa cognitiva che ha dedicato sessant’anni della sua vita alla ricerca sull’autismo, contribuendo a costruire il concetto stesso di “spettro autistico”. In un’intervista ha dichiarato che tale concetto si è allargato a tal punto da rischiare di perdere ogni significato clinico reale. E ha chiesto, con coraggio, di fare marcia indietro e tornare a distinguere i casi tra loro» La neurologa e psicologa cognitiva Dame Uta Frith

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo, quale utile contributo ad un proficuo e costruttivo dibattito su temi tanto delicati e importanti.

Chi di noi ha un figlio con autismo severo lo sa bene: spiegare a qualcuno cosa significa davvero è quasi impossibile. Eppure, negli ultimi anni sembra che “autismo” sia diventata una parola che tutti usano, spesso in modo molto diverso da quello che viviamo noi ogni giorno.
Una delle più importanti scienziate mondiali nel campo dell’autismo ha detto chiaramente quello che molti, tra ricercatori e clinici, pensavano da tempo.
Dame Uta Frith è una neurologa e psicologa cognitiva tedesco-britannica che ha dedicato sessant’anni della sua vita alla ricerca sull’autismo. È una delle persone che, negli Anni Ottanta, ha contribuito a costruire il concetto di “spettro autistico” che usiamo ancora oggi.
Ebbene, in una recente intervista alla rivista «TES-Times Educational Supplement», Frith ha dichiarato che il concetto di “spettro autistico” si è allargato a tal punto da rischiare di perdere ogni significato clinico reale. E ha chiesto, con coraggio, di fare marcia indietro e tornare a distinguere i casi tra loro.

In sintesi, dunque, cosa ha detto Uta Frith? Che le diagnosi sono esplose in un modo che è difficile spiegare solo con la maggiore consapevolezza: nel Regno Unito, i bambini con un piano di supporto per autismo sono quasi triplicati tra il 2015 e il 2025.
Ha detto poi che sotto la stessa etichetta oggi convivono realtà molto diverse: da un lato bambini con autismo a insorgenza precoce, con gravi difficoltà cognitive e neuropsichiche e, dall’altro, adolescenti con ansia sociale o difficoltà relazionali, a volte sovra diagnosticati.
Ha sostenuto infine che mescolare tutto sotto un’unica etichetta non aiuta nessuno: disperde risorse, confonde la ricerca e rischia di lasciare senza risposte adeguate chi ha bisogni più gravi e urgenti.
La ricerca scientifica le dà ragione: nel luglio 2025, uno studio pubblicato da «Nature Genetics» ha identificato quattro sottotipi biologicamente distinti di autismo, confermando che non si tratta di un’unica condizione.

Perché tutto questo, quindi, ci riguarda direttamente? Da famiglie che convivono con l’autismo severo o profondo, questo problema lo viviamo sulla nostra pelle: negli anni in cui il dibattito pubblico sull’autismo è esploso, i servizi per i nostri figli non sono migliorati in modo proporzionale. Le risorse vengono distribuite su una platea sempre più ampia, le liste d’attesa si allungano, i professionisti con vera esperienza nell’autismo severo scarseggiano. Il risultato è che le persone con autismo severo vengono emarginate da quasi tutti gli ambienti educativi, sociali e sociosanitari.
Tuttavia, in sostanza, non si tratta di escludere qualcuno. Si tratta di riconoscere che bisogni diversi richiedono risposte diverse. E che i nostri figli non possono continuare ad essere invisibili dentro una categoria diventata troppo grande per tutti.

Cosa possiamo fare, pertanto, come famiglie e associazioni? Informarci e informare, condividendo questo dibattito anche con i professionisti che seguono i nostri figli; chiedere alle Istituzioni Sanitarie e Scolastiche risposte calibrate sul reale grado di bisogno, non sull’etichetta; pretendere che la ricerca italiana si occupi seriamente dell’autismo severo, che necessita di un sostegno elevato ed è ancora ai margini della conoscenza reale; fare rete tra famiglie, portando la nostra voce – quella di chi vive questa realtà ogni giorno – nei luoghi in cui si prendono le decisioni.
Quando una delle massime esperte mondiali chiede di rimettere al centro chi ha i bisogni più importanti, noi famiglie dobbiamo essere pronte ad alzare la voce insieme a lei. Non certo per dividere, ma per non essere dimenticati.

*Rispettivamente presidente di Spazio Blu Autismo Varese e presidente dell’Associazione GAUDIO (Gruppo Autismo e Disabilità Intellettiva).

Fonti e approfondimenti:
° Frith, U., Autism is not a spectrum – interview, in «TES-Times Educational Supplement», 2025.

° Litman A., Sauerwald N., Green Snyder L. et al., Decomposition of phenotypic heterogeneity in autism reveals underlying genetic programs, in «Nature Genetics», vol. 57, pp. 1611-1619, luglio 2025.
° Litman A., Sauerwald N., Troyanskaya O.G. et al., Scheda PubMed – Decomposition of phenotypic heterogeneity in autism, in PubMed, National Library of Medicine, 2025.
° Sharlach, M. (Princeton University, Office of Engineering Communications), Major autism study uncovers biologically distinct subtypes, paving the way for precision diagnosis and care, in «Princeton University News», 9 luglio 2025.
° Simons Foundation, New Study Reveals Subclasses of Autism by Linking Traits to Genetics, Simons Foundation, 9 luglio 2025.
° The Transmitter: Neuroscience News and Perspectives, Four autism subtypes map onto distinct genes, traits, in «The Transmitter», 18 luglio 2025.
° Scientific American, Researchers Identify Four Autism Subtypes with Distinct Genes and Traits, in «Scientific American», 10 luglio 2025.
° Escalante, A., New Genetic Study Reveals 4 Autism Subtypes, in «Psychology Today», agosto 2025.

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