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Sarà un documentario italiano ad aprire in Finlandia il “Neurodiversity Arts Festival 2026″

24 Aprile 2026 - 1:55pm

È uno degli appuntamenti più innovativi nel panorama culturale europeo, ideato da un team neurodivergente, e propone un programma basato su cinema, arti visive, teatro, musica e letteratura: è il “Neurodiversity Arts Festival 2026” di Oulu in Finlandia, ed è un piacere segnalare che ad aprirlo sarà “Non oggi, non domani”, documentario prodotto dalle Associazioni sarde Diversamente e Inmediazione, che segue un gruppo di persone autistiche e compagni di viaggio in un’esperienza che intreccia paesaggio e dimensione interiore

È un vero piacere segnalare che ad aprire in questi giorni in Finlandia il Neurodiversity Arts Festival 2026 di Oulu – uno degli appuntamenti più innovativi nel panorama culturale europeo, inserito nel programma della Capitale Europea della Cultura, manifestazione prima nel suo genere nel Paese scandinavo, ideata da un team neurodivergente, che propone un programma multidisciplinare all’insegna di cinema, arti visive, teatro, musica e letteratura – sarà il documentario italiano Non oggi, non domani, diretto da Marco Spanu e prodotto dall’Associazione sarda Diversamente, insieme all’altra Associazione sarda Inmediazione.

Fondata nel 2007 e aderente alla FISH Sardegna (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), Diversamente lavora per migliorare la qualità della vita delle persone con autismo e delle loro famiglie, promuovendo percorsi di autonomia, inclusione sociale e vita indipendente. A tali attività affianca un costante impegno di sensibilizzazione per abbattere le barriere culturali e favorire il pieno riconoscimento dei diritti.
Nata invece nel 2011 a Cagliari, Inmediazione è un’Associazione composta da professionisti dell’audiovisivo e del teatro che sviluppa progetti artistici legati a tematiche sociali, dando voce e visibilità a realtà e persone poco rappresentate, attraverso percorsi creativi e partecipativi.

«Non oggi, non domani – spiegano da Diversamente – racconta un percorso costruito nel tempo, attraverso esperienze di cammino condivise in anni e luoghi diversi. Una parte significativa del viaggio si svolge in Giappone [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.], lungo itinerari come il Cammino degli 88 Templi di Shikoku o l’antico Kumano Kodō, ma il progetto affonda le sue radici in oltre dieci anni di esperienze condivise. Il film segue un gruppo di persone autistiche e compagni di viaggio in un’esperienza che intreccia paesaggio e dimensione interiore, mettendo in discussione categorie spesso utilizzate per definire le persone, come “abile” e “disabile”, “possibile” e “impossibile”. Il documentario è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna, all’interno del progetto In Cammino con l’Autismo, che promuove percorsi di autonomia, partecipazione e vita indipendente attraverso il cammino.

Insieme al regista Marco Spanu, sarà presente a Oulu, alla serata inaugurale del Neurodiversity Arts Festival, anche Pierangelo Cappai, presidente di Diversamente, per una presentazione prima della proiezione e un confronto con il pubblico al termine della stessa. «Aprire un festival europeo con un progetto nato dal cammino condiviso tra persone autistiche e compagni di viaggio – commenta – è un riconoscimento importante, ma anche una responsabilità. Significa dimostrare che esistono percorsi concreti per costruire autonomia e partecipazione reale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: segreteria.diversamenteodv@gmail.com.

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Nel cuore della riforma della disabilità: un mini-tour in Campania per il libro “Progetto di Vita”

24 Aprile 2026 - 1:11pm

Il libro “Progetto di Vita. Domande e risposte. Normative, applicazioni e buone prassi” e i suoi autori Francesca Palmas e Marco Espa saranno al centro, il 27 e 28 aprile, di un vero e proprio “mini-tour” di incontri in Campania (Eboli, Atripalda e Napoli), per ampliare sempre più il confronto tra Istituzioni, mondo accademico e cittadini/cittadine, in questo periodo che vede entrare nel vivo il percorso di attuazione della riforma della disabilità, basata essenzialmente proprio sul Progetto di Vita individuale e partecipato

Abbiamo già avuto occasione di occuparci in più di un’occasione del libro Progetto di Vita. Domande e risposte. Normative, applicazioni e buone prassi, pubblicato da Erickson nell’ottobre dello scorso anno e scritto a quattro mani da Francesca Palmas e Marco Espa, rispettivamente responsabile del Centro Studi e presidente nazionale dell’ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi), dando spazio, ad esempio, all’ampio approfondimento di Salvatore Nocera, che ha parlato tra l’altro «di un testo agile e stimolante per far sì che i Progetti di Vita personalizzati e partecipati possano veramente diventare l’unica soluzione per assicurare una vita dignitosa e soddisfacente a tutte le persone con disabilità».

Nei prossimi giorni, dunque, tale pubblicazione e gli autori di essa saranno al centro di un vero e proprio “mini-tour” in Campania, con quattro incontri promossi in collaborazione con la FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), per ampliare sempre più il confronto tra Istituzioni, mondo accademico e cittadini/cittadine, specie in un periodo in cui sta entrando nel vivo il percorso di attuazione della riforma della disabilità, basata essenzialmente proprio sul Progetto di Vita individuale e partecipato di cui al Decreto Legislativo 62/24.

Si partirà dunque nel pomeriggio del 27 aprile, con due appuntamenti successivi a Eboli, in provincia di Salerno (Auditorium San Bartolomeo, Viale Giovanni Amendola, ore 15.30), dove insieme a Palmas ed Espa, con il coordinamento di Generoso Di Benedetto, vi saranno i saluti istituzionali del sindaco Mario Conte e la partecipazione di reti territoriali quale il Patto Educativo di Comunità.
Si proseguirà nella stessa giornata ad Atripalda, in provincia di Avellino (Sala Conferenze della Biblioteca Comunale, Piazza Sparavigna, ore 18), con un incontro promosso dal Consorzio Servizi Sociali Ambito A/5. A coordinare sarà Carmine De Blasio, con Daniele Romano, e insieme agli autori di Progetto di Vita, interverrà il sindaco Paolo Spagnuolo, per approfondire l’impatto della riforma della disabilità sul welfare locale.

Sarà invece tutta a Napoli la giornata del 28 aprile, dapprima presso la Biblioteca Pagliara dell’Università Suor Orsola Benincasa (Corso Vittorio Emanuele, 292, ore 10.30-13), con un seminario accademico sulle Cornici della narrazione e la personalizzazione del sostegno alle persone con disabilità, coordinato da Ciro Pizzo. Vi interverranno docenti e responsabili del SAAD, il Servizio di Ateneo per le Attività di Studenti con Disabilità dell’Università ospitante.
Nel pomeriggio, invece, presso Sette caffè – La bouvette dell’arte (Via dei Tribunali, 253 – Pio Monte della Misericordia, ore 15.30-17.30), l’incontro sarà promosso nell’àmbito del progetto Altri Tempi della Fondazione EOS, in collaborazione con la FISH Campania e l’ABC, per dare vita a un dialogo diretto tra gli autori di Progetto di Vita, i partner e i caregiver, con la partecipazione di Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: abc@abcitalia.org; fishcampania@gmail.com.

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Non semplici “passeggeri” sulla neve, ma pienamente attivi e partecipi

24 Aprile 2026 - 12:26pm

«Forse hanno i muscoli indeboliti da una malattia rara e spietata, ma non per questo vogliono rinunciare alle esperienze che la vita ci dà la possibilità di vivere! Perché tutti e tutte meritano di vivere la migliore vita possibile!»: lo dicono i genitori del gruppo SMAttivi, nato nell’àmbito del SAPRE (Settore di Abilitazione PREcoce dei Genitori), servizio pubblico che fa parte del Policlinico di Milano, a proposito della nona edizione del “SAPRE Bianco”, iniziativa vissuta sulle nevi di Cortina d’Ampezzo “SAPRE Bianco”: un padre e un figlio scendono insieme lungo una delle piste olimpiche, non più come spettatore e passeggero, ma come un unico equipaggio

Quando in una famiglia nasce un bambino con una malattia genetica rara come la SMA (atrofia muscolare spinale), condizione genetica che colpisce i motoneuroni e compromette progressivamente il controllo dei muscoli, la prima cosa che i genitori pensano è «mio figlio non potrà mai farcela» e tra le cose che «mio figlio non potrà fare, mai», sembrerebbe esserci ad esempio la pratica di uno sport come lo sci. Però, quella che sembra una sentenza può diventare in realtà un punto di partenza, come insegna, supportando le famiglie da oltre trent’anni, il SAPRE (Settore di Abilitazione PREcoce dei Genitori), un particolare servizio pubblico ideato Chiara Mastella e che fa parte della Struttura Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCSS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Negli Anni Novanta, infatti, insieme ad alcuni genitori di bambini e bambine con gravi forme di SMA, il “neonato” SAPRE sviluppò una modalità per supportare le famiglie sin dalla diagnosi, aiutando i genitori a cambiare prospettiva, vedendo la malattia con prognosi di disabilità non come un muro, ma come un’occasione in cui fosse sempre possibile trovare nuovi spazi di salute.
Un obiettivo che resta anche oggi, quando l’arrivo di terapie innovative ha cambiato alcuni dei decorsi di malattia, permettendo a molti bambini e bambine di raggiungere livelli di autonomia impensabili fino a poco tempo fa.

Il SAPRE Bianco, dunque, è una proiezione sulla neve del SAPRE, ossia un programma di sci adattato per ogni tipo di abilità residua che ogni anno porta bambini/bambine e famiglie sulle piste, trasformando la montagna in un laboratorio di nuove e diverse possibilità.
La nona edizione di quest’anno, ha visto dal 23 al 28 marzo scorsi 35 bambini/bambine e ragazzi/ragazze con malattie neuromuscolari invalidanti, provenienti da tutta Italia ed Europa, sciare insieme sulle piste olimpiche e paralimpiche di Cortina d’Ampezzo, grazie alla partnership di Ski Team Antelao del posto, al supporto dell’Associazione bergamasca Enjoy Ski, di tanti volontari e all’impegno del neonato gruppo SMAttivi.
«C’è un’immagine – sottolineano dal SAPRE – che riassume meglio di mille discorsi il senso di questa edizione del SAPRE Bianco: un padre e un figlio che scendono insieme lungo le piste olimpiche, non più come spettatore e passeggero, ma come un unico equipaggio. Non è solo sport, ma è il “miracolo dell’empowerment”, quel processo che trasforma la comunicazione della diagnosi di una malattia rara da “capolinea” a punto di partenza per una nuova forma di libertà. E la svolta è arrivata anche grazie all’incontro con l’Associazione Enjoy Ski, realtà sostenuta da Mauro Bernardi (atleta con disabilità e primo maestro di sci seduto in Italia), all’insegna di una sinergia che ha portato lo sci a smettere di essere solo una discesa passiva per molti di questi bambini e bambine».
«Se un tempo i ragazzi erano spesso legati e immobili sul dual ski – commenta a tal proposito Chiara Mastella – oggi molti di loro diventano protagonisti di uno sport per ricchi e per abili. Chi ha forza nelle braccia usa i monoski con stabilizzatori; chi ne ha meno utilizza speciali manubri. Il risultato? Controllare l’ausilio, sentire la neve che scricchiola sotto il tuo passaggio, governare la direzione. Sono loro a sciare».

Durante l’edizione di quest’anno, inoltre, ci sono stati tre papà che hanno accettato la sfida di mettersi in gioco, imparando a guidare i complessi ausili tecnici (dual-ski) in totale autonomia.
«Dopo una diagnosi infausta – spiega ancora Mastella – il rischio è che la fragilità isoli le famiglie, schiacciandole sotto il peso del limite. Il SAPRE Bianco dimostra il contrario: l’incontro tra pari, infatti, moltiplica le possibilità. Quando il bisogno di vita dei genitori incontra la voglia di futuro dei figli, si genera un’energia che non può restare chiusa nelle mura domestiche e il messaggio che arriva dalle piste è chiaro: la disabilità grave richiede qualità di vita, non solo cure. E quella qualità si costruisce insieme, scivolando sulla neve, tra un sorriso e una folata di vento gelido, scoprendo che nessun pendio è troppo ripido se lo si affronta tenendosi per mano. Questo dimostra che la disabilità non deve necessariamente separare le esperienze e quella che era una “necessità di assistenza” si trasforma in una festa condivisa».

A proposito del gruppo degli SMAttivi, citati in precedenza, esso è nato nel marzo dello scorso anno, proprio durante edizione 2025 del SAPRE Bianco, per volontà di quattro giovani famiglie che hanno scelto di rimboccarsi le maniche, per risollevare le sorti stesse del progetto SAPRE. «Non siamo genitori soltanto del nostro piccolo orticello, dei nostri bimbi e basta — spiega una mamma fondatrice del gruppo – ma condividiamo questa esperienza con tutti, per imparare l’uno dall’altro e trasmettere oltre. La camminata, la neve, il mare: quale che sia l’occasione, sono il pretesto per far sì che questo accada».
«Mi è piaciuto moltissimo – aggiunge – vedere mia figlia partecipare a una serata cinema e al pigiama party: è abbastanza impensabile per i nostri bambini andare a casa di altre famiglie a fare una cosa del genere. Invece qui hanno potuto farlo. E poi apprezzo molto il fatto che, anche quando vengono trasportati sui mono e dual ski, non sono dei “pacchi”, ma sono attivi e partecipi».
Quale messaggio traggono dunque gli SMAttivi dal SAPRE Bianco: «Credere in se stessi e in questi bambini/bambine e ragazzi/ragazze che forse hanno i muscoli indeboliti da una malattia rara e spietata, ma che non per questo vogliono rinunciare alle esperienze che la vita ci dà la possibilità di vivere! Perché tutti e tutte meritano di vivere la migliore vita possibile!». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Irene Canziani (irene.canziani@gmail.com).

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Verona Capitale Italiana del Volontariato 2027

23 Aprile 2026 - 6:15pm

Aggiudicandosi il bando nazionale promosso da CSVnet – l’Associazione dei 49 Centri di Servizio per il Volontariato del nostro Paese – in partenariato con il Forum del Terzo Settore e la Caritas Italiana, oltreché in collaborazione con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), sarà la città di Verona la Capitale Italiana del Volontariato 2027

Aggiudicandosi il bando nazionale promosso da CSVnet – l’Associazione dei 49 Centri di Servizio per il Volontariato del nostro Paese – in partenariato con il Forum del Terzo Settore e la Caritas Italiana, oltreché in collaborazione con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), sarà la città di Verona la Capitale Italiana del Volontariato 2027.
Alla selezione hanno partecipato anche Napoli e Perugia e i progetti sono stati valutati da una commissione composta dai rappresentanti del Consiglio Direttivo di CSVnet, dal presidente del CSV Modena, Capitale in carica, e dai referenti del Forum del Terzo Settore e della Caritas Italiana.
“Le tre candidature –dichiarano i promotori – restituiscono uno spaccato articolato e rappresentativo del volontariato nei diversi contesti territoriali del Paese, mettendo in evidenza approcci e priorità differenti ma accomunati da una forte capacità di attivazione delle comunità locali. La Capitale Italiana del Volontariato è uno strumento che punta proprio a rafforzare queste connessioni e a rendere più visibile il contributo del volontariato nei diversi àmbiti della vita sociale». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@csvnet.it.

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Un protocollo d’intesa tra l’INPS Veneto e l’AISM regionale, in favore delle persone con sclerosi multipla

23 Aprile 2026 - 5:48pm

Collaborare per poter supportare al meglio le persone che vivono in una condizione di fragilità dovuta alla sclerosi multipla o a patologie correlate, mediante la realizzazione di iniziative comuni che rendano rendere più agevole l’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali erogate dall’INPS e collegate all’invalidità civile e alla disabilità: è l’obiettivo del Protocollo d’Intesa sottoscritto nel Veeneto tra l’INPS e l’AISM della Regione La presidente dell’AISM Veneto Gaia Rovati e il direttore dell’INPS Veneto Filippo Pagano sottoscrivono il Protocollo d’Intesa

Un Protocollo d’Intesa è stato sottoscritto a Venezia tra Filippo Pagano, direttore dell’INPS Veneto e Gaia Rovati, presidente dell’AISM Veneto (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), finalizzato a una migliore gestione delle problematiche connesse alla tutela e all’assistenza delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate.
«L’INPS Veneto e l’AISM – si legge in una nota diffusa congiuntamente dall’Ente e dall’Associazione – condividono l’intento di collaborare per poter supportare le persone che vivono in una condizione di fragilità dovuta alla patologia invalidante della sclerosi multipla e delle patologie correlate mediante la realizzazione di iniziative comuni, indicate nel Protocollo oggi sottoscritto, al fine di rendere più agevole l’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali erogate dall’INPS e collegate all’invalidità civile e alla disabilità».

«Siamo coscienti della necessità e soprattutto del nostro dovere di intervenire per favorire il più possibile la certezza dei diritti, delle tutele e dei servizi alle persone con sclerosi multipla e patologie correlate – commenta Filippo Pagano – ed è per questo che abbiamo voluto rinnovare il protocollo già sottoscritto nel 2024, ritenendo importante e indispensabile proseguire con l’AISM nella realizzazione di azioni mirate a concretizzare nella maniera più efficace una corretta osservanza e applicazione delle norme e dei relativi adempimenti attuativi. Tali iniziative guardano con attenzione alla riforma avviata dal Decreto Legislativo 62/24, già sperimentata dal mese di settembre dello scorso anno nella Provincia di Vicenza e dal 1° marzo di quest’anno anche nelle Province di Venezia, Verona e Treviso. L’idea è quella di lavorare facendo rete, condividendo informazioni e intervenendo fin da subito in caso di criticità, in modo da essere pronti, con il 1° gennaio 2027, quando la riforma sarà attiva su tutto il territorio nazionale e quindi del Veneto».
«Per rendere il Protocollo immediatamente operativo – sottolinea dal canto suo Gaia Rovati – è fondamentale puntare su azioni pratiche e facilmente attuabili, capaci di produrre benefìci concreti e di raccogliere riscontri diretti dalle persone coinvolte. Il confronto periodico tra INPS e AISM, nonché una serie di iniziative informative mirate, anche sul territorio, sono strumenti essenziali per migliorare l’accesso ai servizi e orientare gli interventi sui bisogni reali».

Nel dettaglio, il Protocollo prevede l’istituzione di una cabina di regia con incontri e tavoli tecnici dedicati alle eventuali criticità emergenti, la promozione di iniziative informative congiunte e il rafforzamento delle modalità di comunicazione tra le parti, per rendere più rapidi ed efficaci i contatti e le risposte ai bisogni delle persone.
Elemento centrale dell’accordo sarà inoltre la formazione e la condivisione delle informazioni tra gli operatori, con l’obiettivo di rafforzare il lavoro in rete, ottimizzare le risorse disponibili e garantire risposte più coerenti, efficaci e tempestive alle persone con sclerosi multipla e patologie correlate. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Non più “frutti di peccato”, non più “prediletti da Dio”, ma credenti come tutti gli altri

23 Aprile 2026 - 5:14pm

Sulla scia dell’importante intervista in cui Giampiero Griffo ha tratteggiato sulle nostre pagine un  lungo percorso storico di stigma sulla disabilità, Salvatore Nocera si sofferma sugli aspetti discriminanti attuati nei secoli dal cattolicesimo, fino al Concilio Vaticano II, che negli Anni Sessanta del Novecento ha fatto segnare una vera e propria svolta, portando, ai tempi nostri, a un atteggiamento pastorale radicalmente modificato, nei confronti delle persone con disabilità Pieter Bruegel il Vecchhio, “The Beggars” (“Gli storpi”), 1568, Museo del Louvre di Parigi (particolare)

A proposito dell’importante intervista di Maurizio Cocchi a Giampiero Griffo, pubblicata da Superando (Lo stigma sulla disabilità: un’eredità millenaria da superare), ringrazio innanzitutto Griffo per il suo continuare ad insistere sui pregiudizi sanitarizzanti ed abilisti nei nostri confronti da parte di quanti hanno rapporti con noi persone con disabilità.
Vorrei solo intervenire su un rapido passaggio del suo intervento, quando scrive: «Nonostante il cattolicesimo abbia introdotto il concetto di “persona”, questo non includeva effettivamente le persone con disabilità, spesso viste come la conseguenza di una sorta di maledizione divina».
In realtà il cattolicesimo ha stravolto la concezione di Gesù in modo ancora peggiore di quanto scritto da Griffo. Infatti, nel Vangelo di Giovanni viene narrato il miracolo operato da Gesù nei confronti della persona nata cieca, ove ai discepoli che gli chiedevano, secondo la concezione imperante nella religione ebraica di allora, se fosse nato cieco perché i suoi genitori avevano peccato, Gesù aveva risposto che non aveva peccato né lui né i suoi genitori e per confermare che egli non era frutto di peccati, gli aveva dato la vista.

Il cristianesimo, non potendo quindi più utilizzare l’argomento del peccato per discriminarci, si è servito nel passato, e sino a poco dopo la metà del secolo scorso, di uno stigma più sottile che invece di farci sentire arrabbiati per come venivamo trattati e discriminati negativamente, ci ha sublimati, dicendoci che eravamo dei “prediletti da Dio” poiché le nostre sofferenze erano unite a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo. Pertanto, lungi da sentirci degli emarginati, avremmo dovuto sentirci dei privilegiati. Nulla di più alienante!
Aggiungo che il Codice di Diritto Canonico promulgato nel 1917, a seguito dell’influenza teologica ripresa da quella ebraica dei tempi di Gesù, aveva stabilito che fosse vietata l’ordinazione di sacerdoti con disabilità, proprio perché nella Bibbia era scritto che i sacerdoti dovessero essere “privi di difetti”.
Ci è voluto il clima teologico creato dal Concilio Ecumenico Vaticano II del 1963-1965 per abolire quell’ulteriore discriminazione; infatti, il nuovo Codice emanato qualche anno dopo ha cancellato tale norma e oggi abbiamo molti sacerdoti con disabilità fisiche e sensoriali.

Aggiungo ancora che sino a qualche anno fa venivano narrati dagli organi d’informazione incresciosi episodi di cronaca nei confronti di noi laici, in quanto in molte parrocchie veniva negata la prima comunione ai bambini con disabilità intellettive e con autismo. A seguito sempre del nuovo clima culturale e teologico introdotto dal Concilio Vaticano II, anche questa forma di discriminazione è stata superata. Infatti, prima del Concilio stesso si sosteneva che non fosse possibile somministrare la Comunione a quei bambini, perché non erano in grado di comprendere intellettivamente il significato teologico del sacramento. Con il cambiato atteggiamento delle nostre Associazioni di ispirazione cristiana, come il MAC (Movimento Apostolico Ciechi), di cui sono stato un dirigente, la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha istituito un Ufficio per la Pastorale delle Persone con Disabilità che, anche a seguito di numerosi convegni, è riuscita a fare radicalmente modificare l’atteggiamento pastorale nei nostri confronti, con la motivazione che il senso della Comunione stava nel comprendere la condivisione dell’amore di Gesù per tutti gli esseri umani, un aspetto, questo, comprensibile a livello emozionale anche da parte di bambini con disabilità intellettive e con disturbi del neurosviluppo. E a quanti, fuorviati da pregiudizi preconciliari, insistevano che comunque questi bambini non sarebbero stati capaci, crescendo, di attuare la fede in questo amore con azioni conseguenti, si è giustamente risposto che la crescita nella fede religiosa è frutto di tutta la comunità in cui ciascuna persona cresce e vive la quale si fa quindi carico della loro formazione. E così finalmente anche questi bimbi hanno potuto partecipare alla gioia di tutti i compagni di classe, quando, solitamente verso gli 8 o 9 anni, si fa la festa della Prima Comunione, sentendosi oggetto di particolare attenzione e quindi prendendo coscienza della propria soggettività alla pari degli altri compagni.

Purtroppo può capitare che qualche “ritardatario” voglia ancora fare teologicamente dei passi indietro, come il “gambero”, cosa che accade in taluni ambienti della destra conservatrice e reazionaria, che non ha accettato la lezione innovatrice del Concilio Vaticano II; ma ritengo siano “residuati bellici” di altri tempi, che vorrebbero addirittura tornare alle Crociate…

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Una nuova edizione del torneo di calcio “SKF Italia Meet the World” per giovani con disabilità intellettive

23 Aprile 2026 - 4:36pm

È un appuntamento ormai tradizionale, quello del torneo di calcio giovanile “SKF Italia Meet the World”, iniziativa che il 26 aprile, presso Torino, giungerà alla sua sesta edizione, riservata a squadre composte da giocatori e giocatrici con disabilità intellettiva certificata. E anche quest’anno una delle formazioni si qualificherà per rappresentare l’Italia al “Gothia Special Olympics Trophy”, evento internazionale riservato a formazioni aderenti al movimento Special Olympics Immagine di una partita del torneo “SKF Italia Meet the World” dello scorso anno

È un appuntamento ormai tradizionale, quello del torneo di calcio giovanile SKF Italia Meet the World, iniziativa che il 26 aprile giungerà alla sua sesta edizione, riservata a squadre composte da giocatori e giocatrici con disabilità intellettiva certificata.
Sempre presso l’impianto sportivo Il Podio di Porte (Torino) (Località Malanaggio, Via Martellotto, ingresso gratuito), si sfideranno dunque in un girone all’italiana l’Accademia Sport di Porte, l’Associazione Torino For Disable, Invincibili di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola), gli Insuperabili di Torino e l’Associazione Ticinia Novara.

Come per le edizioni precedenti del torneo, anche quest’anno una delle formazioni iscritte si qualificherà per rappresentare l’Italia al Gothia Special Olympics Trophy, evento internazionale riservato a formazioni aderenti al movimento Special Olympics, la cui quattordicesima edizione si terrà a Göteborg, in Svezia, dal 12 al 16 luglio prossimi, nell’àmbito della Gothia Cup.

«Attraverso lo sport – dicono i promotori -, il torneo SKF Italia Meet the World promuove il rispetto, la lealtà, la collaborazione e il fair play, contribuisce a creare reti di amicizia tra giocatori, associazioni e famiglie, sostiene l’inclusione sociale. Di edizione in edizione, è cresciuto coinvolgendo sempre più team e diventando un appuntamento atteso dalle squadre del territorio». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ilaria Delmonte (ilaria.delmonte@it.ey.com).

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Turismo e accessibilità: un diritto per tutti e tutte

23 Aprile 2026 - 1:48pm

«Abbiamo ascoltato buone pratiche, progetti ed esperienze dei territori, del Terzo Settore e del mondo privato, preziose testimonianze di una realtà che, se si vuole, è possibile realizzare»: così la ministra per le Disabilità Locatelli ha concluso l’evento di Firenze “Italia Insieme. Turismo accessibile e territorio” Il palco dell’evento di Firenze “Italia Insieme. Turismo accessibile e territorio”

«Abbiamo ascoltato buone pratiche, progetti ed esperienze dei territori, del Terzo Settore e del mondo privato. Si sono avvicendati illustri relatori e preziose testimonianze di una realtà che, se si vuole, è possibile realizzare»: così Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, ha concluso l’evento Italia Insieme. Turismo accessibile e territorio, svoltosi alla Stazione Leopolda di Firenze e presentato nei giorni scorsi anche sulle nostre pagine, iniziativa durante il quale sono state appunto raccontate, attraverso le Regioni e le reti create con altri partner istituzionali, privati e del mondo del Terzo Settore, una serie di buone pratiche realizzate tramite le risorse, 50 milioni di euro, che ogni anno lo stesso Ministero per le Disabilità investe per rendere accessibili i luoghi della cultura, dell’arte, delle spiagge, dei musei, delle città, dei percorsi e anche per l’inclusione lavorativa e i percorsi di formazione legati al turismo.
«Grazie a quelle risorse – ha sottolineato Locatelli – è stato possibile anche attivare 560 tirocini formativi per persone con disabilità in àmbito turistico, tracciando così la strada per un percorso lavorativo indispensabile nel costruire una vita il più possibile autonoma e indipendente».

Ai panel svoltisi lungo tutta la giornata hanno partecipato anche enti pubblici e privati che attraverso le loro azioni, hanno rappresentato modelli di azione importanti da condividere. Ed è stata anche l’occasione per la Ministra di presentare la rete BILT (ove l’acronimo BILT sta per Bellezza, Inclusione, Lavoro, Talenti), nata dall’idea di mettere in rete diverse Associazioni che sviluppano opportunità lavorative per giovani con disabilità nel turismo.
Locatelli ha firmato inoltre un protocollo con Cittaslow Italia – rete nazionale dell’Associazione internazionale nata nel 1999 a Orvieto, riguardante le “città del buon vivere” – con l’obiettivo di promuovere e diffondere pratiche e modelli di turismo accessibile nei Comuni aderenti alla rete stessa. In tal senso, le parti si sono impegnate reciprocamente ad attivare e sostenere iniziative, a livello nazionale e territoriale, ispirate dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e guidate dalla Carta di Solfagnano, per la partecipazione alla vita sociale delle persone con disabilità e delle loro famiglie e lo sviluppo della loro autonomia, dei loro talenti e delle loro competenze.

Da dire infine che oltre alla parte convegnistica, a Italia Insieme è stata presente un’ampia area espositiva con vari stand delle Regioni, del Terzo Settore e 12 food truck. L’evento, inoltre, è stato preceduto da una cena di gala, nella serata del 21 aprile, curata da 25 Associazioni che fanno inclusione lavorativa, in collaborazione con il Dipartimento Solidarietà ed Emergenze della Federazione Italiana Cuochi. Una cena interamente preparata e servita dalle persone con disabilità delle diverse Associazioni, con l’intrattenimento musicale della Rangers Music Band dell’Associazione Il Brugo di Brugherio (Monza-Brianza).
«Non è stata una semplice cena – commenta Locatelli -, ma l’occasione per iniziare a sperimentare un nuovo sguardo: per vedere, cioè, in ogni Persona le potenzialità e non i limiti. Ringrazio dunque la Federazione Italiana Cuochi e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo momento di vero rinnovamento culturale e sociale». (S.B.)

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Guardare a quanto già fatto per continuare a crescere: a Roma il canottaggio internazionale di Special Olympics

23 Aprile 2026 - 1:16pm

Si terrà da domani, 24 aprile, e fino a domenica 26, presso il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo di Roma, il “Meeting Internazionale di Canottaggio Special Olympics 2026”, promosso dalla componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettiva, e saranno tre giornate di condivisione tra atleti con e senza disabilità intellettive, tecnici e delegazioni provenienti dall’Italia e dall’estero, all’insegna del motto “Valorizzare il percorso già compiuto per continuare a crescere”

Prenderà il via domani, 24 aprile, a Roma il Meeting Internazionale di Canottaggio Special Olympics 2026, e si protrarrà fino a domenica 26 nella cornice del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo. «Per tre giorni – spiegano da Special Olympics Italia, componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive -, il Circolo si trasformerà in un luogo di incontro e condivisione tra atleti con e senza disabilità intellettive, tecnici e delegazioni provenienti dall’Italia e dall’estero. La partecipazione internazionale coinvolgerà in particolare delegazioni provenienti da Germania, Grecia, Libia e Portogallo, a conferma della crescente dimensione europea e mediterranea del progetto. L’evento rappresenterà un’occasione concreta per promuovere inclusione, costruire relazioni autentiche e favorire la crescita personale attraverso lo sport. Il canottaggio, disciplina che richiede ascolto, coordinazione e fiducia reciproca, diventa pertanto simbolo e strumento di integrazione, dove ogni atleta è parte essenziale dell’equipaggio».

A racchiudere il senso più profondo dell’edizione di quest’anno dell’evento è lo stesso motto scelto per essa, vale a dire Looking back to move Forward, letteralmente “Guardare indietro per andare avanti”, ossia, in altre parole, valorizzare il percorso già compiuto per continuare a crescere. «Ogni esperienza – sottolineano infatti da Special Olympics Italia – diventa base per nuove opportunità, in un movimento che guarda avanti prendendo forza e vigore da ciò che ha costruito. E il Progetto Canottaggio Special Olympics 2026 nasce proprio con questo obiettivo: sviluppare un percorso che unisca competizioni, formazione e scambio internazionale. Al centro c’è la persona, con il suo diritto a partecipare pienamente alla vita sociale e sportiva. Lo sport, in questa visione, diventa uno strumento per rafforzare autonomia, autostima e senso di appartenenza».

Introdotto in Italia nel 2005 e riconosciuto come disciplina ufficiale Special Olympics dal 2011, il canottaggio continua oggi a crescere su tutto il territorio nazionale e il progetto di quest’anno segna un passo decisivo verso una maggiore diffusione e apertura internazionale, con l’Italia nel ruolo di esempio pilota e punto di riferimento.
Tra i momenti più significativi del Meeting, vi sarà l’Unified Experience, in programma domenica, che vedrà equipaggi misti composti da atleti/atlete, atleti partner senza disabilità e rappresentanti delle Istituzioni remare insieme. «Un’esperienza altamente simbolica – come viene presentata – che tradurrà in pratica il valore dell’inclusione: collaborare, sostenersi e avanzare insieme verso un obiettivo comune».
E ancora, grande attenzione sarà dedicata anche alla formazione, con il programma Coach for Inclusion, rivolto a tecnici italiani e internazionali, per offrire strumenti concreti che rendano gli allenamenti sempre più accessibili e inclusivi.

Importante tappa di preparazione in vista dei prossimi appuntamenti di Special Olympics (Giochi Nazionali Estivi di Lignano Sabbiadoro dal 19 al 24 maggio e Giochi Nazionali del Saarland, in Germania, nel mese di giugno), l’evento sarà realizzato con il contributo del Dipartimento per le Politiche in favore delle Persone con Disabilità e con il sostegno della Ministra per le Disabilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa Special Olympics Italia (Giampiero Casale), stampa@specialolympics.it.

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Pagheranno come sempre i più vulnerabili!

23 Aprile 2026 - 12:39pm

«I capitoli di bilancio sul Terzo Settore già insufficienti a sostenere i progetti sociali che questo realizza si riducono ulteriormente e con questo Decreto “pagano” con 3 milioni le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Il costo ricadrà segnatamente sul tessuto socio-economico del Paese che il non profit cura e rinforza e, come sempre, sui più vulnerabili a cui si rivolge principalmente l’azione del Terzo Settore»: così il portavoce del Forum del Terzo Settore Moretti commenta le conseguenze del cosiddetto “Decreto Carburanti”

«Il “Decreto Carburanti” punisce la sanità, l’istruzione, la cultura, il welfare, la cooperazione allo sviluppo, il Terzo Settore e tutto il mondo del sociale in un momento di grave crisi, dovuta alla guerra in Medio Oriente, che si fa sentire soprattutto sui più fragili. Si tratta infatti di un provvedimento che taglia su settori nevralgici del nostro Paese e che fa intravedere un aggravamento degli squilibri sociali già evidenti. Mentre gli effetti sui prezzi di benzina, diesel e GPL, in assenza di provvedimenti strutturali, svaniranno in fretta, il peso dei tagli sul sistema di welfare e sul Terzo Settore avrà ricadute ben più lunghe e pesanti»: lo dichiara in una nota Giancarlo Moretti, portavoce del Forum del Terzo Settore, commentando l’approvazione al Senato del cosiddetto “Decreto Carburanti”, passato ora alla Camera, provvedimento che prevede il taglio temporaneo delle accise sui carburanti, in risposta alla nuova fase di tensione sui prezzi energetici.
«I capitoli di bilancio sul Terzo Settore già insufficienti a sostenere i progetti sociali che questo realizza – aggiunge Moretti – si riducono ulteriormente e “pagano” con 3 milioni le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Il costo ricadrà segnatamente sul tessuto socio-economico del Paese che il non profit cura e rinforza e, come sempre, sui più vulnerabili a cui si rivolge principalmente l’azione del Terzo Settore».

«Notiamo per altro un grande escluso dai tagli ai Ministeri con cui il “Decreto Carburanti” verrà finanziato – conclude il Portavoce del Forum – ed è il Ministero della Difesa, una scelta che riteniamo incomprensibile e non condivisibile. La guerra, infatti, oltre ai danni sulle popolazioni direttamente colpite, sta già impoverendo persone, famiglie e comunità nel nostro Paese: utilizzare quindi le già poche risorse destinate al welfare per finanziare una misura del tutto inadeguata ad affrontare la drammatica fase che stiamo attraversando, non farà che peggiorare il quadro già critico». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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L’impatto della riforma della disabilità sul sistema di inclusione scolastica

23 Aprile 2026 - 12:12pm

Quali sono i reali impatti della riforma della disabilità introdotta dal Decreto Legislativo 62/24 sul sistema di inclusione scolastica? La nuova normativa rappresenta un’opportunità di rafforzamento o rischia di generare nuove criticità applicative? E quali sono i nodi interpretativi più urgenti da sciogliere? A queste e ad altre domande si cercherà di rispondere domani, 24 aprile, nel corso di un Question Time online, organizzato su iniziativa della Consulta Inclusione Scolastica dell’ANFFAS Nazionale

Quali sono i reali impatti della riforma della disabilità introdotta dal Decreto Legislativo 62/24 sul sistema di inclusione scolastica? La nuova normativa rappresenta un’opportunità di rafforzamento o rischia di generare nuove criticità applicative? Come interpretare correttamente le innovazioni introdotte, evitando letture parziali o fuorvianti? Quali sono i nodi interpretativi più urgenti da sciogliere per operatori, famiglie e istituzioni? A queste e ad altre domande si cercherà di rispondere nel pomeriggio di domani, 24 aprile (ore 17-18.30), nel corso di un Question Time online, organizzato su iniziativa della Consulta Inclusione Scolastica dell’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), dedicato appunto all’approfondimento dei principali profili applicativi della riforma introdotta dal Decreto Legislativo 62/24, con particolare riferimento alle criticità che, secondo alcune interpretazioni, essa andrebbe a determinare sul sistema di inclusione scolastica.

«L’incontro – spiegano dall’ANFFAS – sarà aperto a tutti gli interessati al tema (docenti, famiglie, studenti, esperti e professionisti del settore), per dare vita a un momento di chiarimento rispetto ai quesiti e ai dubbi emersi nella prassi applicativa, ma anche come occasione per ricondurre il confronto entro una cornice interpretativa coerente con il quadro normativo vigente, offrendo una lettura sistematica delle innovazioni introdotte e delle loro interazioni con gli strumenti già operanti, così da prevenire ricostruzioni non pienamente aderenti ai contenuti della riforma». (S.B.)

Il Question Time del 24 aprile si svolgerà online su piattaforma Zoom (il link per il collegamento sarà pubblicato sui profili social dell’ANFFAS Nazionale nella mattinata di domani, 24 aprile (a questo e/o a questo link). Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Malattie neuromuscolari: la nutrizione deve diventare una parte integrante e strutturale dei percorsi di cura

22 Aprile 2026 - 6:21pm

«La nutrizione – scrive Anna Mannara – deve essere riconosciuta come un diritto, parte integrante e strutturale dei percorsi di cura nelle malattie neuromuscolari, il che significa investire in formazione, organizzazione dei servizi e continuità assistenziale tra ospedale e territorio. La sfida è quindi quella di tradurre in pratica clinica diffusa le preziose raccomandazioni di un recente documento su tale tema pubblicato dalla rete europea ERN EURO-NMD»

C’è un aspetto della cura che ancora oggi fatica a trovare il giusto spazio nei percorsi assistenziali delle malattie neuromuscolari [distrofie muscolari, atrofia muscolare spinale, miotonie. miastenie ecc., N.d.R.]: la nutrizione.
Un documento (disponibile a questo link) pubblicato dalla ERN EURO-NMD – la rete europea che connette centri di eccellenza con l’obiettivo di migliorare diagnosi, trattamento e qualità dell’assistenza – richiama con forza l’attenzione su questo tema, ribadendo che il supporto nutrizionale non è accessorio, ma parte integrante della presa in carico.

Le malattie neuromuscolari sono condizioni complesse e progressive, che coinvolgono molteplici funzioni dell’organismo. Le difficoltà nella masticazione e nella deglutizione, l’affaticamento durante i pasti, le alterazioni del metabolismo, insieme ai cambiamenti della composizione corporea, espongono le persone a un rischio concreto sia di malnutrizione che di eccesso ponderale. A ciò si aggiungono problematiche gastrointestinali e respiratorie che possono ulteriormente complicare la gestione nutrizionale.
Il citato documento della rete ERN EURO-NMD si distingue per la chiarezza e l’impostazione pratica: offre indicazioni utili non solo ai professionisti sanitari, ma anche a pazienti e caregiver, guidandoli nella comprensione dei segnali di rischio e nell’importanza di un monitoraggio costante. Viene sottolineata, in particolare, la necessità di una valutazione nutrizionale regolare, strutturata e precoce, capace di intercettare tempestivamente criticità spesso sottostimate.

Secondo l’esperienza clinica di chi scrive, frutto di anni di lavoro e studio nell’àmbito delle malattie neuromuscolari, emerge con chiarezza la necessità di un duplice approccio: da un lato la standardizzazione di alcune procedure di valutazione, indispensabili per garantire equità e appropriatezza delle cure; dall’altro, la costruzione di interventi nutrizionali quanto più possibile personalizzati, in grado di adattarsi alla specificità clinica, funzionale e sociale di ogni persona. Occorre altresì una sensibilizzazione sul tema dell’alimentazione rivolta sia ai professionisti sanitari che ai pazienti e caregiver per aumentare la consapevolezza e la centralità dell’alimentazione nella presa in carico multidisciplinare.
In Italia esperienze virtuose esistono già. I Centri Clinici NeMO (NeuroMuscular Omnicentre), fortemente voluti e sostenuti dalla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), sono stati pionieri nell’integrare stabilmente la figura del nutrizionista all’interno del team multidisciplinare. Un modello che dimostra concretamente come l’integrazione delle competenze possa tradursi in un miglioramento reale degli esiti clinici e della qualità della vita.

In qualità dunque di consigliera nazionale della UILDM con delega alla Sanità e di nutrizionista impegnata quotidianamente in questo settore, ritengo non più rimandabile un cambio di prospettiva: la nutrizione deve essere riconosciuta come un diritto, parte integrante e strutturale dei percorsi di cura. Ciò significa investire in formazione, organizzazione dei servizi e continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
In tal senso la pubblicazione del documento dell’ERN EURO-NMD rappresenta un passo importante verso una maggiore consapevolezza e uniformità a livello europeo. La sfida, oggi, è tradurre queste raccomandazioni in pratica clinica diffusa, affinché ogni persona con malattia neuromuscolare possa accedere a un supporto nutrizionale adeguato, tempestivo e realmente personalizzato.

*Consigliera nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), biologa nutrizionista e farmacista. Il presente contributo è già apparso nel sito della stessa UILDM Nazionale e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Le persone con disabilità ultrasessantacinquenni non devono perdere la continuità assistenziale

22 Aprile 2026 - 5:59pm

«Chiediamo alla nostra Azienda Sanitaria Provinciale e ai Comuni della nostra Provincia il rispetto delle norme più recenti – dicono dall’ANFFAS di Modica (Ragusa) – secondo le quali le persone con disabilità già accertata, al compimento del sessantacinquesimo anno di età, hanno diritto a non essere dimesse o escluse dai servizi e dalle prestazioni già in corso di fruizione e hanno altresì diritto alla continuità assistenziale nella medesima misura»

«Da mesi – si legge in una nota diffusa dall’ANFFAS di Modica (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), in provincia di Ragusa – informiamo l’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa (ASP) e i Comuni della nostra Provincia su quanto contenuto nel Decreto Legislativo 29/24, attuativo della Legge Delega 33/23 in materia di politiche in favore di persone anziane, e in particolare all’articolo 33, comma 2 del Decreto, dove si specifica che una persona con disabilità che ha raggiunto l’età di 65 anni, non deve andare in strutture per anziani, ma può rimanere nella stessa struttura dove è stato assistito».
Il comma 2 dell’articolo 33 citato dall’Associazione recita infatti che «le persone con disabilità già accertata, al compimento del sessantacinquesimo anno di età, hanno diritto a non essere dimesse o escluse dai servizi e dalle prestazioni già in corso di fruizione e hanno diritto alla continuità assistenziale nella medesima misura, salva la cessazione delle prestazioni di invalidità civile che, secondo la legislazione vigente, si convertono, al ricorrerne dei requisiti, in assegno sociale. Le medesime persone hanno diritto ad accedere, anche dopo il sessantacinquesimo anno di età, ai servizi e alle attività specifiche per la condizione di disabilità, secondo quanto previsto dal progetto di vita individuale, partecipato e personalizzato, di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c), della legge 22 dicembre 2021, n. 227 [grassetti nostri in questa e nella successiva citazione, N.d.R.]». Il tutto, aggiungono dall’Associazione siciliana, e facendo riferimento in questo caso al terzo comma del medesimo articolo, «fermo restando la possibilità di scegliere di accedere anche ad interventi e prestazioni previsti per le persone anziane e per le persone anziane non autosufficienti».
«Come Associazione – concludono dall’ANFFAS di Modica – chiediamo dunque il rispetto della norma, per evitare una perdita di continuità che non gioverebbe certo al benessere di molte persone con disabilità ultrasessantacinquenni». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@anffasmodica.it.

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“Il figlio piu bello”: una proiezione speciale a Milano

22 Aprile 2026 - 5:32pm

Nell’àmbito del “Forum del Welfare 2026”, promosso dal Municipio 2 di Milano, è in programma per il 24 aprile nel capoluogo lombardo una proiezione speciale dedicata a “Il figlio più bello” di Giovanni Piperno e Stefano Rulli, racconto che attraversa oltre quarant’anni di vita familiare, mettendo al centro il legame profondo e complesso tra un padre e un figlio con il disturbo dello spettro autistico. All’iniziativa parteciperà anche la Fondazione lombarda Oltre il Blu

Nell’àmbito del Forum del Welfare 2026, promosso dal Municipio 2 di Milano, è in programma per la serata del 24 aprile, al Cinema Beltrade del capoluogo lombardo (ore 19.30), una proiezione speciale dedicata al film-documentario Il figlio più bello di Giovanni Piperno e Stefano Rulli, «racconto intimo e necessario – come è stato scritto – che attraversa oltre quarant’anni di vita familiare, mettendo al centro il legame profondo e complesso tra un padre e un figlio con il disturbo dello spettro autistico».
Interverranno per l’occasione Giovanni Piperno, in videocollegamento, Marina Viola, autrice del libro Il volo del tacchino e Fabrizia Rondelli della Fondazione Oltre il Blu di Val di Nizza (Pavia).
«Il figlio più bello – dicono da Oltre il Blu – è un film in cui crediamo molto perché riesce a trasformare l’esperienza individuale in riflessione universale. Accolta all’ultima Festa del Cinema di Roma come uno dei documentari più toccanti, l’opera non è solo un film sull’autismo, ma è anche un racconto sull’amore genitoriale, sul senso di colpa, sulla paura di non essere all’altezza e sulla necessità di accettare che i figli possano costruire un mondo che non ci appartiene». (S.B.)

Per altre informazioni: fondazione@oltreilblu.org.

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Lo stigma sulla disabilità: un’eredità millenaria da superare

22 Aprile 2026 - 5:02pm

«La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – dice Giampiero Griffo – riafferma un principio che per millenni è stato cancellato: l’applicazione dei diritti umani alle persone con disabilità. Prima di questo documento internazionale, ciò non era mai stato riconosciuto in un documento legale a livello internazionale». Ripercorriamo dunque un lungo percorso storico in questa intervista di Maurizio Cocchi a Griffo, per arrivare all’oggi, e parlare di leggi, associazioni, giovani, mass-media e molto altro ancora Pieter Bruegel il Vecchio, “Parabola dei ciechi”, 1568 circa, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli

Siamo a vent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ma sembra che le cose non vadano ancora per il verso giusto. È necessario capire cosa freni questo processo: lo stigma che fin dall’antichità colpisce le persone con disabilità non solo resiste, ma sembra diffondersi e ramificarsi. Come spieghi questo fenomeno, Giampiero?
«Il tema centrale è la ricostruzione di un aspetto spesso trascurato nella pratica di trasformazione introdotta dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità. La Convenzione riafferma un principio che per millenni è stato cancellato: l’applicazione dei diritti umani alle persone con disabilità. Prima di questo documento internazionale, ciò non era mai stato riconosciuto in un documento legale a livello internazionale.
Se ripercorriamo la storia, partendo dai Greci e dai Romani, vediamo i trattamenti atroci cui siamo stati sottoposti. A Sparta i neonati con malformazioni venivano abbandonati sul Monte Taigeto perché non considerati potenziali soldati; lo stesso Aristotele condivideva l’idea che queste persone dovessero essere soppresse. A Roma, le Leggi delle Dodici Tavole imponevano che il bambino malformato fosse ucciso o gettato dalla Rupe Tarpea. Persino Seneca, filosofo della temperanza, sosteneva che i bambini “difettosi” dovessero essere eliminati. Fin dall’antichità, l’idea che la malformazione psicofisica non dovesse essere accettata era radicata nella società.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, per tutto il Medioevo le persone con limitazioni funzionali potevano, nel migliore dei casi, vivere come mendicanti. Nonostante il Cattolicesimo abbia introdotto il concetto di “persona”, questo non includeva effettivamente le persone con disabilità, spesso viste come la conseguenza di una sorta di maledizione divina. Anche nel Buddhismo troviamo l’idea che una condizione come la poliomielite sia il frutto di colpe commesse in una vita precedente.
Con la Rivoluzione Industriale, quindi, le persone con disabilità avrebbero iniziato ad essere considerate prevalentemente come “improduttive” e già dopo la Guerra dei Trent’anni nel Seicento, erano comparse le prime forme di istituzionalizzazione per i reduci di guerra: l’Hôtel des Invalides in Francia è il capostipite di questi ospedali segreganti che oggi chiameremmo istituti.
Successivamente, questa pratica si è estesa alla salute mentale e alla disabilità intellettiva. Tra il Seicento e il Settecento, i centri caritativi religiosi assunsero caratteristiche “curative” e nello stesso tempo nacquero i manicomi. Tuttavia, quella “cura” significava separazione dalla società: vivere in un luogo chiuso perché la limitazione funzionale non era accettata e le persone rinchiuse erano appunto considerate non in grado di vivere in società».

Tra Ottocento e Novecento, poi, nascono le scienze mediche moderne e cosa accade?
«Accade che si iniziano a categorizzare le patologie e a definire la gravità dei livelli di limitazione. Dopo la prima guerra mondiale, con 8 milioni e mezzo di reduci feriti e mutilati, sia soldati che civili, si scelse di affrontare il problema basandosi esclusivamente sulle loro caratteristiche sanitarie. Si adottarono i princìpi di risarcimento elaborati in Germania alla fine dell’Ottocento per gli invalidi del lavoro e di guerra. Quando si sente dire che qualcuno è “invalido al 100%”, quella cifra non dice nulla sulla persona, ma solo sulla sua condizione patologica, producendo una lettura criminalizzante e negativa della persona stesso, creando un’immagine di totale incapacità.
La continuità nel tempo di questo stigma è diventato senso comune. La società accetta l’idea che chi si muove in sedia a rotelle, chi non vede e non sente, chi abbia una disabilità intellettiva e relazionale sia una persona “malata” o “incapace”. Nel mio caso, quel “100%” dimentica che io sono laureato, che ho visitato 75 Paesi, che ho condotto una vita indipendente e che sono stato leader di movimenti internazionali. Pregiudizi simili sono radicati persino tra chi dovrebbe sostenere l’inclusione: studi recenti indicano infatti che circa il 70% degli aspiranti insegnanti di sostegno nutre pregiudizi verso gli alunni con disabilità.
Nel 2016, a Ginevra, la valutazione del primo decennio della Convenzione ONU ha evidenziato che l’ostacolo principale rimane il sistema di welfare basato sul modello medico/individuale. Lo stigma è stato introiettato dalle Istituzioni e dalle stesse famiglie, portando le persone con disabilità a credere di essere loro “sbagliate”, anziché capire che è la società che le discrimina e le esclude. La Convenzione ONU mette in crisi questo modello: la disabilità non è la mia limitazione funzionale psicofisica, ma l’incontro tra quella condizione e le barriere, gli ostacoli e le discriminazioni che mi “disabilitano”.
L’eredità culturale di questo stigma è l’abilismo, l’idea cioè che chi progetta un prodotto, un servizio o una città debba pensare solo a chi non ha limitazioni. È una visione contro natura, perché l’essere umano perfetto non esiste. Siamo tutti cittadini e cittadine con caratteristiche differenti. La sfida è far riconoscere la cittadinanza in uguaglianza di opportunità per tutti, tutelando i diritti umani. Per questo serve l’empowerment, cioè combattere l’impoverimento individuale e sociale a cui siamo stati sottoposti: le persone con disabilità devono essere i soggetti della propria emancipazione».

Giampiero Griffo

Questo ragionamento è molto solido per le disabilità fisiche e sensoriali, ma sembra più difficile da applicare alle disabilità intellettive e psichiche.
«Anche qui credo ci sia molto da discutere. Franco Basaglia diceva che “visto da vicino, nessuno è normale”. Ognuno di noi ha limiti: chi non è portato per la matematica, chi ha poca memoria, chi è goffo. Ogni essere umano ha un funzionamento diverso. La perfezione non esiste. Gli 8 miliardi di esseri umani che abitano il nostro pianeta sono tutti diversi e hanno in varie forme piccole e grandi limitazioni funzionali.
Per la disabilità intellettiva, la definizione migliore (accolta anche dall’AAIDD, la Società Americana di Disabilità Intellettiva e Relazionale) è proprio quella di “funzionamento differente”. Non manca qualcosa a queste persone: esse funzionano in modo diverso, con propri comportamenti, linguaggi e potenzialità. Se non vengono comprese e trattate sulla base del loro modo di funzionamento, di un’attività tecnica e umana capace di valorizzarle culturalmente e socialmente come cittadini, restano etichettate come “incapaci”.
Recentemente, un teologo cieco neozelandese ha sollevato un punto critico nella teologia cattolica: dove sono collocate le persone con disabilità? Spesso vengono viste in tre modi: come testimonianza della sofferenza di Cristo sulla croce (ma io non soffro per la poliomielite, sento invece una sfida ad essere incluso!), come soggetti di carità (tornando ad essere oggetti) o come persone prive di autodeterminazione. Finché vengono valutate come “mancanti di qualcosa”, si continuerà a investire poco su di loro, relegandole in istituti o in centri diurni a “fare la plastilina” per tutta la vita!
Anni fa, un’indagine della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità) nei centri diurni lombardi raccolse lo sfogo di una persona con disabilità intellettiva: “Che palle, mi fanno fare solo la plastilina!”. Questa è la mortificazione dei diritti umani che nasce dallo stigma e dalla mancata comprensione delle potenzialità delle persone. Paradossalmente, i dati Eurostat dicono che in Europa il numero di persone in istituto sta crescendo, nonostante la Convenzione ONU dica e chieda l’esatto opposto. Anche in Italia, nei Decreti Attuativi della Legge Delega 227/21, la parola “deistituzionalizzazione” è stata bandita rispetto alle intenzioni originarie della legge stessa che la prevedeva».

Noi attivisti cerchiamo di adeguare la normativa alla Convenzione, sperando che questo porti un cambiamento culturale. Ma siamo indietro: i mass-media, infatti, non affrontano il problema adeguatamente. Fortunatamente ci sono giovani che attaccano l’abilismo. Secondo te, le Associazioni dovrebbero avere un ruolo più incisivo?
«Il salto culturale sancito dalla Convenzione ONU è enorme. Se prendiamo il Decreto Legislativo 62/24, applicativo della citata Legge Delega 227/21, vediamo che introduce la definizione di persone con disabilità della Convenzione, ma chi valuta ancora le persone? I medici legali dell’INPS. Finché l’accesso ai diritti e ai benefìci dipenderà dunque solo da una percentuale di invalidità, la nostra vita sarà decisa da un parametro esclusivamente sanitario.
L’articolo 26 della Convenzione (Abilitazione e riabilitazione), spesso non applicato in Italia, distingue la “salute” dalla riabilitazione e dall’”abilitazione”. La riabilitazione serve a recuperare funzioni perdute o limitate, ma l’abilitazione interviene sulle persone che hanno limitazioni funzionali per farle accedere a tutti i diritti: sociali, educativi, lavorativi, vita indipendente ecc. L’approccio abilista-riabilitativo ha spesso peggiorato le condizioni delle persone: nel mio caso, ad esempio, sono stato operato più volte per “mettermi in piedi”, ma dopo 15 anni di fatica con le stampelle ho rotto le spalle e sono tornato in carrozzina in condizioni peggiori di prima. Avrei potuto imparare a vivere bene in sedia a rotelle da subito, se il modello non fosse stato così ossessionato dalla “normalizzazione” medica e da standard di salute abilisti.

Maurizio Cocchi

Dal canto loro, le Associazioni devono cambiare passo: non fermarsi alla logica del “dateci i soldi”, che scarica le responsabilità sociali della disabilità sulle famiglie, e impiegare maggiore impegno e capacità di sviluppare l’empowerment delle persone e di tutela dei diritti umani. In altre parole, devono formare le persone a considerarsi cittadini e cittadine titolari di diritti.
La Legge 227/21 ha introdotto nei Comuni con più di 50 dipendenti la figura del responsabile dell’inclusione e dell’accessibilità, che dovrebbe pianificare il superamento delle barriere ambientali e favorire l’inclusione in tutti gli àmbiti di competenza comunale (accessibilità fisica e digitale, inclusione lavorativa, educativa e sociale, progettazione di servizi ed azioni positive ecc.). Eppure, molte Associazioni non ci stanno lavorando, pur avendo un nuovo potere di interlocuzione con i comuni e restando concentrate solo su un aspetto della condizione di disabilità, ossia il tema della limitazione funzionale, dimenticando le barriere fisiche, sociali e culturali (mancanza di pari opportunità e discriminazioni).
I giovani hanno una consapevolezza maggiore e premono per progetti di vita indipendente, partecipati e personalizzati. È un concetto innovativo che però fatica a entrare nelle università e nei sistemi di welfare, ancora troppo rigidi e gestiti dagli operatori senza un confronto reale con le persone e con le famiglie. Se le persone non vengono formate, non avranno mai gli strumenti per confrontarsi alla pari con i tecnici. Così come questi ultimi dovrebbero essere formati sulla base della Convenzione ONU.
Infine, i mass-media restano influenzati dallo stigma e nonostante qualche buona prassi, il linguaggio e la percezione generale rimangono ancorati a una visione medico-individualistica che ci penalizza e continua a stigmatizzarci.

*Giampiero Griffo è attivista per i diritti umani, studioso dei diritti delle persone con disabilità, membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled People’s International) e del Consiglio dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, oltreché preziosa e frequente firma di Superando; Maurizio Cocchi è pedagogista, già presidente di Cooperativa Sociale, attivista per le persone con disabilità e anch’egli firma di Superando (info@mauriziococchi.net). Entrambi sono persone con disabilità motoria.

La versione video della presente intervista di Maurizio Cocchi a Giampiero Griffo è visibile in YouTube nel canale presente a questo link e direttamente a quest’altro link.

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Dubbi e difficoltà nel percorso scolastico: il progetto “Batticuore”

22 Aprile 2026 - 2:08pm

Promosso dall’Associazione piemontese Erreics, “Batticuore”, operativo dal prossimo mese di maggio, sarà uno spazio gratuito di ascolto e orientamento, pensato per accompagnare le famiglie nel percorso scolastico dei figli, puntando a riduren la solitudine, a prevenirne il disagio e a favorire una maggiore consapevolezza sui temi dell’apprendimento e delle neurodivergenze

Si chiama Batticuore ed è un progetto che diventerà operativo dal prossimo mese di maggio, promosso dall’Associazione piemontese Erreics di Rivoli (Torino), per offrire alle famiglie un punto di riferimento concreto nei momenti in cui emergono dubbi o difficoltà legate al percorso scolastico e alla crescita dei figli.
Consiste in uno spazio gratuito di ascolto e orientamento, pensato appunto, come spiegano i promotori, «per intercettare precocemente i bisogni, accompagnare le famiglie e costruire insieme percorsi chiari e sostenibili, anche nel dialogo con la scuola. Fondata su un approccio integrato e accessibile, l’iniziativa punta in sostanza a ridurre la solitudine delle famiglie, prevenire il disagio e favorire una maggiore consapevolezza sui temi dell’apprendimento e delle neurodivergenze».
Erreics si avvale anche della collaborazione da parte della Fondazione Irene, che da anni si occupa di intervento educativo, psicologico e didattico nell’ambito delle neurodivergenze. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento sui contenuti del progetto Batticuore dell’Associazione Erreics. Per ogni altra informazione: elviralarizza@libero.it.

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“The Pitt”: non “medici con disabilità”, ma semplicemente medici nel caos di un pronto soccorso

22 Aprile 2026 - 1:34pm

La rappresentazione delle persone con disabilità nella serie televisiva americana “The Pitt” è fatta bene perché non viene trattata come un tema. Puntata dopo puntata, infatti, non c’è un “momento rivelazione” in cui tutto si ferma e la disabilità diventa il cuore del racconto. E i medici protagonisti non portano il peso simbolico di “rappresentare” una categoria, ma sono semplicemente medici, nel caos di un pronto soccorso Una scena tratta dalla serie televisiva “The Pitt”

Ogni anno ci sono quelle due-tre serie TV che “bisogna guardare”. Perché ne parlano tutti, perché le clip più emozionanti e divertenti inondano i social media, perché intercettano un tema forte e che colpisce particolarmente il pubblico. The Pitt è sicuramente una di queste.
Due stagioni da quindici puntate ciascuna. Ogni puntata racconta quello che succede in un’ora all’interno del pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Center negli Stati Uniti. Il nome della serie viene proprio da qui: un gioco di parole in inglese tra il diminutivo del nome della città (Pittsburgh) e pitt, ovvero “pozzo”, “fossa”. Un termine duro che fa emergere da subito lo spirito della serie: il pronto soccorso è affollato, il personale non è sufficiente e deve dare fondo a tutte le proprie energie (spingendosi spesso ben oltre il limite) per dare una risposta a tutti.

Un medical drama con tutti gli ingredienti del caso: interventi d’urgenza per salvare vite, sconforto e dolore per la perdita, adrenalina, momenti gioia e riscatto. Un medical drama molto ben fatto e che offre uno spaccato della società statunitense: i traumi lasciati dalla pandemia da Covid, l’ansia delle famiglie prive di assicurazione sanitaria, che non possono permettersi i costi di farmaci e interventi chirurgici, la violenza degli agenti dell’ICE che non si fermano nemmeno davanti alle porte di un pronto soccorso.

Puntata dopo puntata c’è un altro elemento di cui ci accorge pian piano. In The Pitt c’è molto racconto della disabilità. Ci sono, innanzitutto, i pazienti e questo è facilmente comprensibile perché tutti rischiano di finire al pronto soccorso. Ed ecco quindi il giovane uomo con autismo che finisce in sovraccarico emotivo a causa delle luci forti e del gran rumore.
E poi, nella seconda stagione, una donna sorda che viene a lungo ignorata in sala d’attesa e che quando riesce finalmente a incontrare un medico, non può comunicare perché l’interprete della lingua dei segni non è immediatamente disponibile.
E poi ci sono i medici. Uno dei più tosti del reparto, il dottor Jack Abbot, è un ex militare che ha subito un’amputazione a una gamba: un’informazione che viene rivelata quasi per caso.
Caleb Jefferson è un medico psichiatra, molto rispettato e la sua disabilità (è in carrozzina) non è un elemento centrale del personaggio, ma un fatto neutro a cui nessuno presta particolare attenzione.
Melissa “Mel” King, è una specializzanda al secondo anno: capelli biondi sempre legati in una treccia, sguardo serio. Mostra alcuni tratti codificati come tipici delle persone con autismo (ad esempio qualche difficoltà nel cogliere i segnali sociali e una predisposizione per i compiti ripetitivi), ma nella serie non si parla di una diagnosi di neurodivergenza. Al contrario, possiamo vedere molte sue sfaccettature mentre il personaggio si sviluppa nel corso delle puntate: la sua compassione quando consola una bambina che sta perdendo la sorella, la sua sincerità mentre stringe amicizia con gli altri medici, la sua competenza nelle diagnosi.

Tutti i personaggi (piccoli e grandi) sono veri, credibili. In modo particolare quello della dottoressa King, costruito grazie alla consulenza della direttrice del Jefferson Center for Autism & Neurodiversity di Philadelphia che ha aiutato gli sceneggiatori a scrivere un personaggio che non scivolasse negli stereotipi solitamente associati a questa condizione (ad esempio quella del “genio asociale” del protagonista di un’altra serie di sucesso, The Good Doctor).
La rappresentazione delle persone con disabilità in The Pitt è fatta bene per un motivo molto semplice: non viene trattata come un tema. Puntata dopo puntata non c’è un “momento rivelazione” in cui tutto si ferma e la disabilità diventa il cuore del racconto. Abbot, Jefferson, King non sono lì per insegnare qualcosa allo spettatore, non portano il peso simbolico di “rappresentare” una categoria. Sono semplicemente medici, nel caos del pronto soccorso. Ordinari, nel senso migliore del termine. Sono “solo” personaggi ben scritti e raramente la televisione ha fatto qualcosa di più rivoluzionario.

*Il presente contributo è già apparso in “Persone con disabilità.it” e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.

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La dignità non si proclama, si garantisce!

22 Aprile 2026 - 1:15pm

«C’è una distanza enorme tra le parole e i fatti – scrive Daniela Mignogna -: da una parte si riempiono piazze e discorsi di ideali: famiglia, valori, futuro. Dall’altra ci sono vite concrete fatte di file infinite, richieste ignorate, sostegni promessi e mai arrivati. Non è retorica, è quotidianità. Chi vive accanto a una persona con disabilità conosce bene questo divario. Sa cosa significa dover insistere per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito»

C’è una distanza enorme tra le parole e i fatti. Da una parte si riempiono piazze e discorsi di ideali: famiglia, valori, futuro. Dall’altra ci sono vite concrete fatte di file infinite, richieste ignorate, sostegni promessi e mai arrivati. Non è retorica, è quotidianità.
Chi vive accanto a una persona con disabilità conosce bene questo divario. Sa cosa significa dover insistere per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito. Sa cosa vuol dire organizzare ogni giornata come una piccola battaglia, tra uffici che rimandano, servizi insufficienti e una solitudine che pesa più di tutto il resto.
Non serve celebrare la famiglia in astratto se poi, nella pratica, viene lasciata senza strumenti. Non basta parlarne nei momenti pubblici, se poi manca una presenza concreta quando serve davvero.
Il punto non è negare l’importanza della famiglia, ma smettere di usarla come slogan. Perché dietro quella parola ci sono persone reali, con bisogni reali, che non possono vivere di promesse.
E finché questo scarto resterà così evidente, ogni discorso rischierà di suonare vuoto.

*Referente per l’Emilia Romagna del Coordinamento Nazionale CFU (Caregiver Familiari Uniti).

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“Oltre la vista, oltre la SLA”: la ventunesima edizione

22 Aprile 2026 - 12:58pm

Correre e camminare insieme per superare barriere e stereotipi, cementare legami e dimostrare che le persone abitualmente descritte come “fragili” in realtà possono offrire aiuto agli altri: ci sarà tutto questo in “Oltre la vista, oltre la SLA”, manifestazione podistica non competitiva che il 25 aprile a Torino vivrà la ventunesima edizione, sempre a cura della Polisportiva dell’UICI di Torino, a sostegno della ricerca medica sulla SLA (sclerosi laterale miotrofica) La partenza dell’edizione dello scorso anno di “Oltre la vista, oltre la SLA”

Correre e camminare insieme per superare barriere e stereotipi, per cementare legami, per dimostrare che le persone abitualmente descritte come “fragili” in realtà possono offrire aiuto agli altri: ci sarà tutto questo in Oltre la vista, oltre la SLA, una manifestazione podistica non competitiva molto speciale, che il 25 aprile, al Parco Michelotti di Torino (partenza alle 9.30), vivrà la sua ventunesima edizione, sempre a cura della Polisportiva dell’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), a sostegno della ricerca medica.
«Come rivela il suo stesso nome – dicono dall’UICI torinese – Oltre la vista, oltre la SLA nasce con un doppio obiettivo: superare le barriere culturali (infatti persone con e senza disabilità visiva corrono e camminano insieme, fianco a fianco e in perfetta sintonia), ma anche sostenere la ricerca contro la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), se è vero che l’intero ricavato, al netto delle spese, viene donato al CRESLA (Centro Regionale Esperto per la ricerca sulla SLA) della Città della Salute di Torino, polo d’eccellenza a livello europeo. Una sensibilità, questa, nata dall’incontro con Piero Mallen, atleta e infaticabile volontario della nostra Polisportiva, scomparso prematuramente proprio a causa di una forma di SLA, alla cui memoria la manifestazione è dedicata. Tenendo dunque fede a una promessa rinnovata negli anni, finora sono stati donati all’équipe medica circa 94.000 euro».

La corsa sarà aperta a tutti e tutte, sia a chi corre che a chi cammina. Si potrà partecipare come singoli, ma anche in gruppo, con una Società Sportiva e la squadra più numerosa sarà premiata con il Trofeo Piero Mallen. Due i percorsi tra cui scegliere, uno da 10 chilometri, l’altro da 5. Uno speciale itinerario, inoltre, con partenza alle 10.45, sarà riservato ai più piccoli e saranno bene accetti anche gli amici a quattro zampe. Ai primi 1.000 iscritti, infine, sarà garantito il pacco gara con la maglietta ufficiale e ci saranno in palio anche alcuni premi a estrazione, tra cui week-end per due persone in Valle d’Aosta e cene al buio.
La manifestazione si avvarrà del patrocinio della Regione Piemonte, della Città di Torino, delle Circoscrizioni 7 e 8 del capoluogo piemontese, dell’ASL Città di Torino e del CIP Piemonte (Comitato Italiano Paralimpico).

«Di anno in anno – sottolinea Angelo Panzarea, presidente della Polisportiva UICI Torino, a nome dell’intero Consiglio Direttivo -, questa manifestazione, grazie all’instancabile lavoro dei volontari, è diventata un punto di riferimento per la città. Di questo siamo molto felici, perché tutto ciò ci ha permesso di costruire legami profondi e di sostenere in modo concreto la ricerca medica. E l’entusiasmo con cui le persone rispondono ci spinge ad andare avanti, puntando a fare sempre meglio. Invitiamo quindi tutti a condividere con noi questo prezioso momento di sport, inclusione e impegno solidale». (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: ufficio.stampa@uictorino.it (Lorenzo Montanaro).

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Ma lo sport è davero accessibile a tutti e tutte? Se ne parlerà a Torino

22 Aprile 2026 - 12:23pm

Lo sport è davvero accessibile a tutte e tutti? Quali modelli di corpo, abilità e successo vengono promossi? E in che modo questi modelli influenzano la partecipazione delle persone, in particolare di chi vive condizioni di disabilità o marginalità? Si svilupperà a partire da queste domande, l’incontro sulla “Performatività nello sport”, nuovo appuntamento in programma domani, 23 aprile, a Torino, nell’àmbito della rassegna Racconti di Cambiamenti, voluta dalla Fondazione Time2

Lo sport è davvero accessibile a tutte e tutti? Quali modelli di corpo, abilità e successo vengono promossi? E in che modo questi modelli influenzano la partecipazione delle persone, in particolare di chi vive condizioni di disabilità o marginalità? Si svilupperà a partire da queste domande, l’incontro sulla Performatività nello sport, nuovo appuntamento in programma domani, 23 aprile, a Torino (presso Open, Corso Stati Uniti, 62/b, ore 18), nell’àmbito della rassegna Racconti di Cambiamenti, per proporre una riflessione condivisa su come ripensare le pratiche sportive affinché diventino luoghi di benessere, espressione e partecipazione, oltre la logica della competizione e della prestazione.

Già ampiamente presentata a suo tempo anche sulle nostre pagine, Racconti di Cambiamenti è una rassegna di incontri mensili avviata nel febbraio scorso e che si protrarrà fino a settembre, rivolta a persone giovani adulte con e senza disabilità con meno di 35 anni, progetto che nasce come un laboratorio civico e relazionale allo scopo di favorire il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni sui temi di maggiore attualità sociale, culturale e politica.
Promossa dalla Fondazione Time2 di Torino, la rassegna punta in sostanza a stimolare partecipazione, consapevolezza e senso di appartenenza alle comunità, rafforzando al tempo stesso il legame con la community di riferimento di tale Fondazione, intesa come luogo di partecipazione culturale e civica. In tal senso, il ciclo di incontri si inserisce all’interno del programma Cambiamenti, avviato da Time2 nel 2023, per accompagnare progetti capaci di trasformare i contesti di vita, rendendoli più accessibili, inclusivi e partecipativi per le persone con disabilità. Durante i vari appuntamenti, infatti, i 13 progetti di Cambiamenti (a questo link gli enti che ne sono capofila) prenderanno parte ad essi attraverso pratiche concrete con cui hanno lavorato sull’accessibilità e sull’inclusione dei contesti. E a questo dialogo, in ogni appuntamento si affiancherà la collaborazione con Hangar Piemonte, agenzia per le trasformazioni culturali della Regione Piemonte.

Durante l’incontro di domani interverranno Andrea De Beni, formatore e facilitatore, esperto di mentoring e di intelligenza emotiva; esponenti di Sport Time2, la Società Sportiva della Fondazione che allena squadre di sport unificato, in cui persone con e senza disabilità giocano insieme; rappresentanti di Balon Mundial, promotore di sport inclusivo e comunitario a livello internazionale; componenti di Disform, Associazione che lavora per cambiare la cultura dello sport e renderlo più equo e dell’AICS Torino, Società Sportiva che con il progetto Sport tra pratica e partecipazione, promuove lo sport come spazio di benessere, inclusione e partecipazione attiva, ripensando la performance in chiave accessibile, sostenibile e rispettosa delle diverse esperienze.
Ad accompagnare l’incontro sarà anche la Libreria Binaria, che proporrà una selezione di letture legate al tema della serata.

Nei prossimi Racconti di Cambiamenti, il focus sarà sull’accessibilità della politica giovanile (21 maggio), sui quartieri e le città collaborative (18 giugno), sulla diversità culturale e il dialogo interculturale (23 luglio), fino alla chiusura del 23 settembre, con un incontro dedicato ai festival come spazi sicuri e accessibili. (S.B.)

La partecipazione agli incontri della rassegna Racconti di Cambiamenti è libera, con prenotazione tramite questo link. Per ogni ulteriore informazione: Ufficio Stampa Fondazione Time2 (Silvia Bellucci), silviabellucci@bellspress.com.

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