
«In questi anni abbiamo apprezzato molto il lavoro portato avanti dal CEV in vari àmbiti: dal dialogo con le Istituzioni per il riconoscimento del ruolo dei volontari, alla promozione dei valori alla base del volontariato, anche attraverso l’iniziativa della Capitale Europea del Volontariato, passando per la realizzazione di importanti progetti nel campo dell’istruzione, dell’inclusione delle persone con disabilità o nella promozione del benessere fisico e mentale. Con il CEV condividiamo inoltre l’impegno per la valorizzazione e la validazione delle competenze dei volontari»: così Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commenta l’entrata del Forum stesso a far parte del CEV (Centre for European Volunteering), il Centro Europeo per il Volontariato, rete che riunisce oltre 60 organizzazioni impegnate nella promozione e nel supporto del volontariato in Europa a livello regionale, nazionale ed europeo.
Come membro del CEV, il Forum del Terzo Settore rafforzerà il proprio impegno per lo sviluppo di politiche che valorizzino e tutelino i volontari, contribuendo ad ampliare gli spazi di partecipazione della società civile.
«Questo passaggio – aggiunge Pallucchi – che ci rende felici di poter dare il nostro contributo in qualità di ente che rappresenta il Terzo Settore italiano, fornirà anche a quest’ultimo un’opportunità in più per dialogare, in modo strutturato con le realtà che a livello europeo condividono gli stessi princìpi e obiettivi sociali, per scambiare e diffondere buone pratiche, per agire in maniera coordinata, e dunque più efficace, con le Istituzioni europee, affinché cresca l’attenzione e il riconoscimento del mondo del non profit e del volontariato». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.L'articolo Il Forum del Terzo Settore entra a far parte del Centro Europeo per il Volontariato proviene da Superando.
Per la prima volta l’Associazione ACMT-Rete per la malattia di Charcot-Marie-Tooth scenderà in piazza con una campagna nazionale di raccolta fondi e sensibilizzazione, tramite l’evento denominato Avvia con noi la ricerca!, che si terrà in tutta Italia il 4 e 5 ottobre, con l’obiettivo di finanziare progetti di ricerca scientifica e migliorare la qualità della vita delle persone affette da questa rara malattia genetica. La malattia di Charcot-Marie-Tooth (CMT), infatti, è una patologia rara ed ereditaria del sistema nervoso periferico che, danneggiando i nervi, compromette progressivamente i movimenti di mani e piedi, causando disabilità anche gravi. Ad oggi, non esiste una cura.
L’evento promosso da ACMT-Rete vedrà dunque l’allestimento di 28 banchetti in 13 Regioni, da Nord a Sud dell’Italia, coinvolgendo anche grandi città come Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Messina e molte altre (a questo link l’elenco completo in continuo aggiornamento). Presso i banchetti sarà possibile sostenere la ricerca scegliendo i Mielini, biscotti al miele in edizione limitata prodotti da Frolla, microbiscottificio marchigiano che promuove l’inserimento lavorativo di giovani con disabilità. Il nome dei biscotti si ispira segnatamente alla mielina, la guaina che protegge le fibre nervose e che risulta danneggiata nella malattia di Charcot-Marie-Tooth. L’organizzazione ha mobilitato finora 105 volontari, un numero destinato a crescere, che accoglieranno i cittadini e le cittadine per informare sulla patologia e raccogliere donazioni. E a rendere l’iniziativa ancora più speciale, alcuni volontari indosseranno un costume da pinguino, la mascotte scelta dalle persone con CMT per la sua andatura che ricorda la loro.
«Siamo orgogliosi di avere organizzato la nostra prima, grande campagna di piazza a livello nazionale – dichiara Federico Tiberio, presidente di ACMT-Rete -: la risposta dei volontari è stata straordinaria e dimostra quanto sia forte il desiderio della nostra comunità di fare passi da gigante nella ricerca. Ogni contributo raccolto in quelle giornate ci avvicinerà all’obiettivo di trovare una cura e offrire un futuro alle persone con la malattia di Charcot-Marie-Tooth».
Da ricordare in conclusione che l’iniziativa è supportata anche da partner come Credem, che parteciperà attivamente con alcuni dei propri dipendenti nelle piazze di Reggio Emilia, Torino, Milano e Bari. Per ogni dipendente coinvolto, l’istituto di credito si è impegnato a effettuare una donazione aggiuntiva di 50 euro, rafforzando ulteriormente l’impatto della raccolta fondi. (S.B.)
Per ogni ulteriore informazione: Filippo Genovese (filippo@acmt-rete.it).L'articolo “Avvia con noi la ricerca” sulla malattia di Charcot-Marie-Tooth proviene da Superando.
Il Mese Internazionale della Consapevolezza sull’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), ovvero il mese di ottobre che sta per incominciare, si aprirà il 3 e il 4 del mese, con il Congresso Nazionale L’ADHD che (non) si vede – Nuove prospettive per comprendere e intervenire, promosso a Benevento da ADHD Italia (Coordinamento Organizzazioni ADHD) e da ADHD Campania, appuntamento che rappresenterà un’occasione unica di incontro tra clinici di fama nazionale, istituzioni, scuole e famiglie, per condividere esperienze, buone pratiche e prospettive future sulla presa in carico dell’ADHD.
Nel dettaglio del programma (quello completo è disponibile a questo link), la giornata del 3 ottobre, presso l’ITI GB Lucarelli di Benevento (Viale San Lorenzo, 10), sarà dedicata al mondo della scuola, con interventi sulla didattica inclusiva, la formazione degli insegnanti e le strategie di supporto agli studenti. Il 4 ottobre, invece, presso l’Università Giustino Fortunato della città campana (Via R. Delcogliano, 12), riguarderà la clinica, con la partecipazione di medici, psicologi e operatori sanitari che offriranno un quadro aggiornato delle conoscenze scientifiche e degli approcci terapeutici più efficaci.
L’evento si avvarrà del patrocinio morale della Regione Campania e del sostegno di numerosi enti, istituzioni e realtà del territorio, tra cui il Comune di Benevento, l’Università Giustino Fortunato, l’Istituto Tecnico Industriale Lucarelli, la Fondazione di Comunità di Benevento e il Rotary Club della città. «Un sostegno particolarmente significativo – sottolineano dall’ADHD Campania – proviene anche dagli ordini professionali – medici, infermieri, psicologi e farmacisti – che, insieme, rappresentano i principali protagonisti nella definizione delle politiche sanitarie e dei percorsi di cura. La loro adesione conferma la rilevanza scientifica e clinica dell’evento e il valore di una rete che unisce saperi, competenze e responsabilità condivise. Accanto a loro, il mondo associativo, con la FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), a testimonianza di un impegno collettivo verso la salute mentale e l’inclusione. Per due giornate, dunque, la città di Benevento diventerà scenario nazionale di confronto sull’ADHD, accogliendo clinici, esperti e famiglie da tutta Italia, una cornice volta a sottolineare non solo l’impegno delle Associazioni promotrici, ma anche il ruolo della città come punto di riferimento culturale e sociale, capace di farsi luogo di dialogo tra scienza, istituzioni e cittadini».
«Il Congresso di Benevento – dichiara Massimo Micco, presidente di ADHD Campania e membro del Direttivo Nazionale di ADHD Italia – rappresenta un momento di straordinaria rilevanza. Siamo orgogliosi di ospitare a Benevento professionisti di altissimo livello e di poter contare sulla presenza delle istituzioni regionali, locali e associative: è un segno concreto di attenzione verso tutte le persone con ADHD, in ogni fase della vita, e verso tutti coloro che sono coinvolti quotidianamente in questo percorso di consapevolezza e inclusione». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: info@adhditalia.org.L'articolo Nuove prospettive per comprendere e intervenire nei confronti dell’ADHD proviene da Superando.
Siamo alle fasi conclusive dell’ottava edizione del Premio Nazionale Turismi Accessibili – Imprenditori, Enti, Associazioni, Giornalisti, Comunicatori e Influencer Superano le Barriere, iniziativa che, come abbiamo già segnalato sulle nostre pagine, è ideata e realizzata dall’Associazione Diritti Diretti e rappresenta il più prestigioso riconoscimento in tema di turismo accessibile e inclusivo. Quest’anno la nostra testata giornalistica Superando è media partner dell’evento.
Anche in questa ottava edizione l’adesione è stata ampia, con numerosi soggetti che hanno voluto candidarsi. Proponiamo di seguito, in sintesi, i progetti selezionati, rimandando alla pagina ufficiale del premio per gli approfondimenti sugli stessi.
BlindTag System migliora l’accessibilità sensoriale per persone cieche e ipovedenti; La Basilica per Tutti propone accessibilità universale nel Sito Unesco della Basilica di Aquileia (Udine); SardegnAccessibile promuove l’accessibilità sulle coste della Sardegna; Sicilia Turismo per Tutti con il progetto Sicilia Mare per tutti, censisce e comunica l’accessibilità di oltre 200 spiagge pubbliche e private in Sicilia; ThisAbleTraveller racconta le esperienze di viaggio di un ragazzo che si sposta in sedia a rotelle con il suo inseparabile amico; il Comune di Tortoreto (Teramo) accoglie in città turisti con disabilità grazie a servizi specifici, dalle informazioni, alla mobilità, alle spiagge attrezzate; Avventure Accessibili propone un podcast con informazioni e aneddoti sui viaggi, partendo dall’esperienza di mamma e figlia con disabilità motorie; Swimlift è uno strumento per facilitare la mobilità in acqua al mare, al lago, in piscina; la Fondazione ANFFAS Salerno realizza un Summer Camp inclusivo in un hotel accessibile; Inclusion Job Day Magazine è una rivista specializzata che realizza molti articoli sul turismo accessibile; e ancora, una proposta di guida multimediale, La Mia Polignano; Fratres Campania che presenta il Progetto IrpiniAccessibile, un format per rendere gli eventi accessibili e accoglienti per tutti; Universal Soccorso ODV, con trasporti accessibili e personale formato, che accoglie e accompagna le persone con disabilità e con esigenze di accessibilità sia nei luoghi di cura sia ad eventi; infine, La casa di Pat, una casa vacanze accessibile ospitale e aperta a progetti di autonomia.
Il Premio ha ottenuto finora per questa edizione prestigiosi patrocini istituzionali tra cui quelli del Ministero del Turismo, dell’ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo), dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Napoli e Provincia.
Una novità, inoltre, sta caratterizzando questa edizione del premio. Marta Russo, infatti, presidente di Diritti Diretti, ha voluto portare la cerimonia di premiazione fuori dai confini dell’Abruzzo e, per la prima volta, l’evento nazionale si terrà in Campania, a Napoli, nella cornice del Complesso Museale dell’Augustissima Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini di Napoli. Accadrà nel Salone del Mandato il 18 ottobre prossimo (ore 10).
Si parla del Museo dei Pellegrini, in pieno centro storico di Napoli, il cui interno è completamente accessibile per le persone con disabilità motorie, sensoriali e cognitive. «Anche da qui passa un segnale forte – afferma Marta Russo -: in una città a forte vocazione turistica, troppo spesso in affanno per l’accessibilità, esistono isole di eccellenza che vanno valorizzate, proprio come il Museo dei Pellegrini, la cui accessibilità fisica ho personalmente testato».
Marta Russo, “influencer dell’accessibilità” e da poco insignita quale Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica, crede fortemente nel valore del turismo accessibile, quale risorsa per la comunità e questo premio rappresenta decisamente una vetrina importante con ampia risonanza e visibilità per tutti i progetti in concorso.
Da ricordare in conclusione che Turismi Accessibili premia l’accessibilità che già esiste nelle varie tipologie di turismo: culturale, enogastronomico, sportivo, congressuale, balneare, montano, termale, scolastico, religioso, dando risalto sia a progetti, attività e servizi di chi, in Italia, è riuscito a produrre sviluppo socio-economico unendo i concetti di attrattività, innovazione, estetica e/o sostenibilità alla cultura dell’accessibilità, sia a servizi e articoli giornalistici, video e campagne di comunicazione che raccontano le eccellenze.
La giuria assegnerà il Premio degli Esperti alle eccellenze italiane in riferimento ad Accoglienza e Servizi Turistico Ricettivi, Accoglienza e Fruizione nei Luoghi della Cultura, Giornalismo e Comunicazione. (S.D.)
L'articolo Verso la conclusione l’ottava edizione di “Turismi Accessibili”: i progetti selezionati proviene da Superando.
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«Questa missione rappresenta un passo importante nella costruzione di un ponte solido tra realtà diverse, unite però da valori comuni: la dignità della persona, la promozione dei diritti e il rispetto delle differenze. La cooperazione internazionale è fondamentale, ma lo è anche il lavoro costante che stiamo portando avanti in Italia per garantire pari opportunità, piena cittadinanza e accesso ai diritti per tutte le persone con disabilità. Un impegno che non si ferma e che si nutre anche di esperienze come questa», lo ha dichiarato Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), a conclusione della missione istituzionale in Giappone, guidata dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, cui appunto la FISH, rappresentata dal proprio presidente, è stata ancora una volta riconosciuta come attore chiave nella promozione dei diritti umani, dell’inclusione e della cittadinanza attiva delle persone con disabilità, nell’àmbito di un’agenda ricca di appuntamenti che ha favorito un dialogo aperto e costruttivo con numerose organizzazioni giapponesi, permettendo uno scambio proficuo sia dal punto vista culturale che da quello normativo. «Temi come l’accessibilità, l’autonomia, l’inclusione scolastica e lavorativa, la partecipazione civica e la vita indipendente – sottolineano dalla Federazione – sono stati al centro dei confronti, tracciando un percorso condiviso di cooperazione e crescita reciproca».
Alla missione ha partecipato anche l’altra principale Federazione italiana, la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), rappresentata dal proprio presidente Nazaro Pagano.
In tutti gli incontri, dunque, la FISH ha avuto un ruolo centrale, offrendo un prezioso contributo al dibattito internazionale ed esponendo «l’esperienza italiana in tema di diritti – aggiungono sempre dalla Federazione -, maturata grazie alla collaborazione tra enti, istituzioni e associazioni della società civile, che è stata presentata come un modello efficace, orientato ai diritti e capace di mettere al centro la persona e la sua rete familiare. Sono state quindi portate all’attenzione delle controparti internazionali le principali sfide affrontate dalle persone con disabilità e illustrate soluzioni già sperimentate in Italia, in linea con i principi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, un approccio, questo, che ha suscitato grande interesse tra le organizzazioni nipponiche, aprendo la strada a future collaborazioni».
Tra i momenti maggiormente significativi della missione, la visita al Tokyo Metropolitan Tobu Medical (Ryoiku) Center, struttura sanitaria e riabilitativa – sia diurna che residenziale – che accoglie persone con disabilità complesse, ove la delegazione italiana ha potuto confrontarsi con professionisti e operatori del settore socio-sanitario, osservando modelli organizzativi e pratiche cliniche avanzate nel trattamento integrato e nella presa in carico globale delle persone con bisogni complessi.
Altro momento di particolare interesse l’incontro presso la Cooperativa Kousiru-Buta Laboratory (“Vita Lavoro Tu”), esperienza virtuosa nel campo del lavoro inclusivo, che si distingue per l’attenzione alla formazione e all’autonomia lavorativa di persone con disabilità, attraverso attività artigianali, agricole e di servizio, promuovendo un’idea di occupazione dignitosa e sostenibile.
Quindi, l’incontro con i giovani partecipanti al programma internazionale Index, provenienti da Italia, Giappone, Francia e Germania. «Il confronto con questi ragazzi – spiega Falabella – protagonisti di percorsi di scambio interculturale sui temi della disabilità e dei diritti, ha rappresentato un momento di grande ispirazione, confermando quanto le nuove generazioni siano portatrici di una visione più inclusiva e consapevole del futuro».
Tra i principali momenti istituzionali, poi, gli incontri con l’ambasciatore d’Italia a Tokyo, Gianluigi Benedetti, e con il console a Osaka, Filippo Manara, occasioni importanti per rafforzare i legami diplomatici e approfondire temi di cooperazione istituzionale, diritti umani e promozione dell’inclusione sociale.
«Particolarmente rilevante – ricordano dalla FISH – anche il bilaterale con l’Arabia Saudita, in vista dell’Expo 2030 a Riyad, all’insegna di un confronto centrato sui temi dell’accessibilità e della sostenibilità, con l’obiettivo condiviso di realizzare tra cinque anni un evento realmente inclusivo, in cui tutte le persone, indipendentemente dalle proprie condizioni, possano partecipare pienamente. Il tutto con un dialogo in cui è stata sottolineata l’importanza di costruire esposizioni universali in grado di non lasciare indietro nessuno. Di grande valore, inoltre, anche l’accoglienza riservata alla delegazione italiana da parte dell’ambasciatore straordinario e commissario generale per l’Italia a Expo 2025 di Osaka, Mario Vattani, figura di riferimento nella strategia italiana per l’Esposizione Universale. Vattani, che guida la partecipazione del nostro Paese all’evento, è anche rappresentante di punta del Padiglione Italia che sotto la sua guida si configura come un hub di diplomazia culturale e relazionale, animato da un team di esperti e ambasciatori del padiglione stesso, selezionati per promuovere lo scambio interculturale e le eccellenze italiane, un modello di eccellenza per innovazione, sostenibilità e inclusione. Qui un ulteriore momento di particolare valore simbolico è stato la firma del Libro d’Onore, che ha suggellato l’impegno della delegazione italiana nel promuovere i valori dell’inclusione, della dignità e dell’uguaglianza, ossia il cuore della partecipazione italiana all’Esposizione».
«Questa missione in Giappone – concludono dalla FISH – ha rappresentato molto più di un’iniziativa diplomatica: è stata la dimostrazione concreta di come l’Italia, attraverso la sinergia tra istituzioni e società civile, stia contribuendo in modo attivo alla costruzione di un nuovo paradigma internazionale, fondato sulla piena inclusione delle persone con disabilità. La nostra Federazione, inoltre, si è confermata come un protagonista credibile e rispettato sulla scena globale, raccogliendo stimoli e buone pratiche da integrare nel nostro sistema».
«In un’epoca in cui i diritti non possono più conoscere confini – afferma ancora Falabella – questa missione in Giappone ha rappresentato un passo avanti verso un futuro in cui nessuno sia escluso, e dove la disabilità sia finalmente riconosciuta non come limite, ma come parte integrante della diversità umana». (S.B.)
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È inimmaginabile perdere un figlio, è contro natura. Non è possibile superare un dramma di questo tipo, si può soltanto andare avanti portando nel cuore chi se n’è andato troppo presto. In alcuni casi dalla tragedia cresce un germoglio di speranza e diventa realtà, come cantava Fabrizio De André in Via Del Campo, «Dai diamanti non nasce niente. Dal letame nascono i fior».
Sta accadendo questo nelle Marche, dove l’entroterra colpito dall’alluvione del 15 settembre 2022 in cui persero la vita 13 persone, si è riunito intorno al ricordo della più piccola delle vittime, Mattia Luconi, che per volontà di papà Tiziano e mamma Silvia Mereu, grazie all’estro creativo e alla sensibilità della disegnatrice Veronica Janise Conti, rivive nei disegni e nei colori delle Avventure di Mattia a matita, un fumetto che parla ai bambini e alle bambine, ma anche a noi adulti, di ecologia, ambiente, diritti dell’infanzia e inclusione sociale.
Mattia Luconi era un bambino autistico di otto anni, gli occhi dolci e il sorriso birichino. Non si esprimeva verbalmente, la sua era una presenza spensierata fatta di gesti che metteva tutti di buon umore. Entrava nelle chiese del circondario del suo Comune, Barbara, in provincia di Ancona, giocava con le candele, curiosava in giro e a volte si spingeva fino nelle sacrestie. Amava la natura e gli animali, in modo particolare i gatti, ne aveva due, Polpetta e Puma, che nelle strisce disegnate da Veronica danno voce ai suoi pensieri.
Mattia si presenta con un mantello rosso da supereroe e una maglietta con impressa una grande M. È uno dei suoi gatti a raccontarci qualcosa del suo padroncino: «Questo è Mattia e che voi ci crediate o no è lui il protagonista di questo fumetto…… Sì, lo so…… è un tipo strano, non parla, non ha particolari poteri».
L’emergenza climatica, il rispetto dell’ambiente e la conoscenza dell’autismo fanno da sfondo a Le avventure di Mattia a matita, un progetto nato per dare un senso logico a ciò che di logico non ha nulla e trasmettere il messaggio della cura della Terra che è la nostra casa, la cura che quando manca provoca disastri come quello di tre anni fa nelle Marche. Mamma Silvia si vide strappare dalle braccia il suo bambino, erano in auto nell’hinterland di Senigallia quando vennero travolti dalla piena di fango del fiume Nevola. Silvia si salvò, il corpo di Mattia venne ritrovato dopo otto giorni di incessanti ricerche, a 13 chilometri dal punto in cui era scomparso, indosso ancora la sua T-shirt preferita, gialla e verde. C’è questo momento nel fumetto, Veronica lo ha sottolineato facendolo dire direttamente al bambino che in questo caso non prende “in prestito” la voce di Polpetta e Puma. L’ha ritratto sulla riva di un corso d’acqua finalmente limpido e calmo, insieme ai suoi gatti, mentre dice: «Ricordo solo gli occhi della mamma. Mi stringeva forte ma…… Poi sono arrivato qui, dopo aver fatto un lungo viaggio». Con loro c’è Noemi Bartolucci, un’altra giovanissima vittima dell’alluvione, aveva 17 anni, morì assieme alla madre Brunella. Noemi rassicura Mattia e lo prende per mano: «Non si sono dimenticati di noi».
È un veloce frammento di quei giorni del 2022 quando Mattia Luconi commosse l’Italia e diventò il simbolo dell’ennesima devastazione causata dall’incuria dell’uomo, ma come accade troppo spesso a quella commozione non seguirono fatti concreti perché altre tragedie simili non si ripetessero. Come aiutare dunque le persone a riflettere, come far capire che la responsabilità del futuro dipende dalle nostre azioni? Cominciando dalle scuole, dai bambini e dalle bambine che sono la speranza di un domani migliore. La speranza avrebbe dovuto prendere la forma di un classico libro, poi è stata Silvia ad avere l’idea di contattare l’illustratrice Veronica Janise Conti, incontrando subito il suo entusiasmo. Non è stato difficile trasformare Mattia in un supereroe dei fumetti, i suoi lineamenti e il suo carattere si adattano a farlo diventare un personaggio riconoscibile.
Veronica e Mattia si conoscevano bene, abitavano nello stesso paese ed erano amici, descriverlo nei disegni è stato facile. Non c’è tristezza nelle strisce, le avventure sono quelle di un bambino un po’ monello che potremmo definire “anarchico” perché segue gli impulsi del cuore.
Mattia era allegro e lo è anche nella nuova “dimensione”, i disegni hanno uno stile molto lineare, i colori sono vivaci. Si parla anche di autismo, ovviamente. A farlo in un’occasione sono gli immancabili gatti: «Quindi autistico non è una parolaccia?», chiede uno. L’altro dà una risposta perentoria: «No».
Il mondo migliore che auspica il fumetto è fatto anche di accoglienza delle differenze. Mattia è descritto nella sua integrità, l’autismo faceva parte del suo modo di essere e non viene nascosto, nel contempo si comprende che questa condizione non lo definisce completamente, perché, come ognuno di noi, aveva una personalità fatta di tante sfaccettature che lui esprimeva in modo forse “inconsueto” per i canoni comuni, ma non per questo meno comprensibile per chi sa stare in ascolto.
I primi episodi delle strisce che presentano i protagonisti principali sono usciti nel settembre 2024 sulla pagina Instagram Mattia a matita; sempre l’anno scorso, in dicembre, è uscita la versione cartacea autoprodotta, portata in un tour che ha toccato diverse tappe per promuoverla tra la gente.
Il progetto non si è mai fermato e continua a far parlare di sé, l’estate scorsa sono stati organizzati laboratori di fumetto con i bambini e le bambine e la collaborazione con loro ha permesso a Veronica di realizzare 11 nuove tavole che arricchiscono Le avventure di Mattia a matita con le esperienze di altri piccoli che hanno avuto la possibilità di dare voce a quanto ricordano dei giorni dell’alluvione.
Un grande onore per tutti i promotori del progetto sarà inoltre partecipare in veste di ospiti d’onore all’Hugo Pratt Comics Awards che in ottobre riunirà a Senigallia tutte le scuole di fumettistica europee.
Visto il successo dei corsi estivi di disegno, Veronica è già in contatto con insegnanti e dirigenti per proseguire l’opera di sensibilizzazione nelle scuole e insieme a Tiziano e Silvia accarezza il sogno di confrontarsi con una casa editrice per fare arrivare Mattia nelle librerie con il supporto di mezzi professionali.
Le avventure di Mattia a matita dimostrano che la disabilità e l’autismo sono condizioni trasversali, non chiuse in se stesse, non impermeabili a ciò che accade nel mondo. Le “diversità” sono nelle guerre, nelle carestie, nella povertà, nelle crisi economiche, nelle emergenze umanitarie, nell’immigrazione, nei cambiamenti climatici che stanno mutando il pianeta che ci ospita. Con disegni semplici e dialoghi diretti, vignetta dopo vignetta, Mattia è ancora con noi e ci spiega come avere rispetto dell’ambiente e delle persone, in un circolo virtuoso che porta a tutti e tutte a non chiudere gli occhi di fronte a determinati problemi, nell’erronea convinzione che riguardino sempre “gli altri”.
*Direttrice responsabile di Superando. Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Il fumetto ambientalista che fa rivivere Mattia Luconi, il bambino autistico morto tre anni fa nell’alluvione delle Marche”, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
L'articolo Mattia, bimbo autistico che fu trascinato via dall’acqua, oggi rivive le sue avventure su carta proviene da Superando.
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ormai ci ha abituato alle sue clamorose boutade sulle tematiche dei diritti sociali e civili, compresa la disabilità. Le sue ultime parole, con cui ha accostato l’autismo a presunte cause mediche e a ipotetici trattamenti farmacologici, hanno sconcertato molti. Dal nostro punto di vista, però, più che scandalizzare dovrebbero far riflettere un pochino più approfonditamente. Ridurre infatti l’autismo a una malattia da “prevenire” o da “curare” significa ignorare che si tratta di una condizione neurologica, non di una patologia. E questa confusione tra malattia e disabilità, tra cura e inclusione, rischia di fare arretrare di decenni la cultura dei diritti.
Quelle affermazioni dell’attuale inquilino della Casa Bianca, oltre ad alimentare insicurezze nelle famiglie, mostrano con chiarezza quanto sia facile e pericoloso confondere concetti che andrebbero invece tenuti ben distinti e pertanto ci sollecitano ad intervenire pubblicamente perché nella società, nel linguaggio comune e persino nelle Istituzioni, come si è visto, persiste un equivoco che fa danni enormi: confondere malattia e disabilità. Sono due realtà diverse, che possono incontrarsi, ma non dovrebbero mai essere sovrapposte.
La malattia appartiene al campo medico: si diagnostica, si cura, si monitora. È un fatto clinico che riguarda la salute della persona. La disabilità, invece, appartiene al campo sociale e dei diritti: non si “cura”, perché non è una patologia. È una condizione di vita che nasce dall’interazione tra una caratteristica individuale e un ambiente pieno di barriere.
La maggior parte delle persone con disabilità non sono malate. Una persona cieca o sorda non ha bisogno di medicine. Una persona nello spettro autistico non è “malata di autismo” e non deve guarire da nulla. Una persona con sindrome di Down non “soffre di Down”: semplicemente, ha una condizione genetica che fa parte della sua identità.
Allo stesso tempo, non tutte le persone con una malattia sono persone con disabilità: un diabetico che gestisce bene la propria terapia o una persona in cura per una malattia temporanea non può essere considerata disabile.
Ci sono patologie croniche e degenerative come il Parkinson, la sclerosi multipla, il diabete o la fibromialgia, che nel tempo possono portare a disabilità, ma non è questa la regola. E soprattutto, anche in quei casi, è la società che decide quanto quella condizione diventi una barriera: l’assenza di cure adeguate, di politiche inclusive e di supporti sociali trasforma la malattia in esclusione.
Per questo motivo, non distinguere o ignorare questi aspetti, anche all’interno di una rete di Associazioni, può essere molto problematico. Si rischia infatti di rafforzare lo stereotipo che “disabilità è uguale a malattia”, di spostare il dibattito sul piano sanitario, dimenticando che la disabilità è soprattutto una questione di diritti, inclusione e giustizia sociale e, soprattutto, di annacquare le specificità delle lotte delle persone con disabilità, che non cercano terapie, ma autonomia, autodeterminazione, vita indipendente.
Le Associazioni di malati hanno obiettivi fondamentali: ricerca, accesso alle cure, riconoscimento delle patologie, supporto sanitario ed economico. Le Associazioni di persone con disabilità hanno obiettivi altrettanto fondamentali, ma diversi: eliminare barriere, garantire pari opportunità, affermare il diritto a una vita piena, indipendente e autodeterminata.
Sono battaglie nobili entrambe, ma se fuse in un unico fronte, rischiano di alimentare proprio quella confusione che da decenni cerchiamo di superare. La chiarezza dei ruoli e delle identità è essenziale: unire tutto indistintamente finisce col rafforzare il pregiudizio che “i disabili siano malati da curare” anziché cittadini da includere.
La distinzione è riconosciuta anche a livello internazionale: la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, infatti, afferma che la disabilità non è una malattia, ma il risultato dell’interazione tra persone con limitazioni e barriere che ne ostacolano la piena partecipazione. È il cosiddetto “modello sociale della disabilità”, che invita a spostare lo sguardo dalla “cura dell’individuo” al cambiamento dell’ambiente, delle politiche e delle culture.
A questo punto, dunque, la vera sfida è non confondere, ciò che vale per tutti. Collaborare su obiettivi comuni sì, ma senza annullare le differenze né appiattire identità che hanno radici, storie e rivendicazioni specifiche.
Solo così, evitando commistioni fuorvianti che penalizzano gli sforzi per l’affermazione concreta della Vita Indipendente, si potrà davvero avanzare verso una società che riconosca la malattia come fatto sanitario e la disabilità come questione di diritti e di giustizia sociale.
*Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino impegnata nel settore della disabilità.
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Nella mattinata del 2 ottobre a Roma (Palazzo Rospigliosi, Via XXIV Maggio, 43, ore 9.30), il Codacons presenterà il progetto Insieme oltre le barriere, realizzato con il sostegno di Amazon e Poste Italiane, finalizzato a tutelare i diritti delle persone con disabilità sia in àmbito lavorativo che sociale, contribuendo all’abbattimento di ogni tipo di barriera sociale.
L’iniziativa prevede uno sportello dedicato, accessibile tramite numero verde ed e-mail, attraverso il quale professionisti, legali e psicologi forniranno gratuitamente assistenza circa le problematiche riguardanti le persone (adulti e minori) con disabilità.
Durante l’evento del 2 ottobre verranno anche premiate una serie di persone, per le loro attività volte a contribuire con azioni concrete a una società fondata sulla partecipazione attiva di tutti/tutte e libera da ogni tipo di pregiudizio. (S.B.)
L'articolo Si presenta il progetto del Codacons “Insieme oltre le barriere” proviene da Superando.
La città di Bari ospiterà nel pomeriggio del 2 ottobre l’Inclusion Fest, il festival itinerante promosso dal Learning Sciences institute (LSi) dell’Università di Foggia.
Sotto la guida di Giusi Antonia Toto, docente di Didattica e Pedagogia Speciale all’Università foggiana e coordinatrice dell’LSi, l’iniziativa nel capoluogo pugliese si propone di accendere i riflettori sui temi cruciali della disabilità, della neurodiversità e dell’equità sociale, trasformando il Teatro Kursaal e la prospiciente Piazza Largo Adua in un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva.
«Portare l’Inclusion Fest a Bari, in un luogo così simbolico, rappresenta un passo fondamentale nella nostra missione», sottolinea Giusi Antonia Toto. «Non vogliamo infatti creare un evento fine a se stesso, ma un catalizzatore di cambiamento culturale, costruendo un ponte tra Accademia, Istituzioni e Cittadinanza, generando un dialogo che si traduca in azioni concrete e durature. L’inclusione, infatti, non si celebra, ma si costruisce insieme, giorno dopo giorno».
Da segnalare che l’evento sarà realizzato in collaborazione e con il supporto finanziario dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone con disabilità della Regione Puglia. (S.B.)
A questo link è disponibile il programma completo dell’evento del 2 ottobre a Bari, a quest’altro link un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: giusi.toto@unifg.it.L'articolo “Inclusion Fest” a Bari: l’inclusione non si celebra, ma si costruisce insieme, giorno dopo giorno proviene da Superando.
Nel prossimo mese di novembre 2025 saranno passati venticinque anni dall’approvazione della Legge 328/00, Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, storica riforma che ha appunto posto le basi per il sistema integrato di interventi e servizi sociali nel nostro Paese. Dopo un quarto di secolo, la società italiana si presenta profondamente cambiata: nuove vulnerabilità, disuguaglianze territoriali accentuate, un’evoluzione demografica rapida e la crescente complessità dei bisogni sociali rendono urgente un rinnovamento profondo del modello di welfare.
In questo contesto, l’approvazione del 25 settembre scorso del Disegno di Legge di riforma della 328/2000 da parte del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) rappresenta un passaggio fondamentale e strategico, non solo per modernizzare l’impianto normativo originario, ma per rilanciare il welfare come pilastro della coesione democratica, dell’inclusione attiva e dello sviluppo sostenibile.
Frutto di un lavoro ampio e partecipato, il citato Disegno di Legge punta ad aggiornare e a rafforzare i princìpi e gli strumenti della Legge 328/00, affrontando in modo sistemico le criticità emerse negli ultimi anni. Intende farlo muovendosi sulle seguenti direttrici:
° superare la frammentazione istituzionale nella governance dei servizi;
° garantire l’universalità e l’equità nell’accesso alle prestazioni;
° rafforzare il ruolo delle comunità locali nella programmazione e nella gestione dei servizi;
° rendere effettivi e uniformi i LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) su tutto il territorio nazionale;
° promuovere l’integrazione tra politiche sociali, sanitarie, educative, abitative e del lavoro;
° costruire un sistema informativo condiviso, capace di supportare la programmazione, la valutazione e il monitoraggio delle politiche sociali in chiave di accountability [responsabilità] pubblica.
In tal senso, dunque, la riforma della Legge 328/00 è una necessità non più rinviabile e con questa proposta il CNEL intende mettere a disposizione del Parlamento e del Governo uno strumento concreto e condiviso per rigenerare il sistema dei servizi sociali, una proposta che mette al centro la persona, i suoi diritti e la dignità, e che punta a costruire un welfare realmente generativo, inclusivo e integrato.
Il contesto che fa da sfondo alla proposta di riforma è segnato da luci e ombre, va detto: se infatti da un lato si registra un aumento della spesa sociale (+23% dal 2019 al 2023, fonte SIOPE+), dall’altro persistono gravi diseguaglianze territoriali e istituzionali. I dati parlano chiaro: le differenze di spesa tra Ambiti Territoriali Sociali (ATS) sono abissali – si va da 170 a soli 8 euro pro capite in Campania, da 245 a 13 in Lombardia – mentre le forme di gestione restano troppo diversificate, con oltre il 67% dei servizi ancora in carico ai singoli Comuni, spesso senza le risorse organizzative e gestionali adeguate. Non è più accettabile, quindi, che l’effettività dei diritti sociali dipenda dal luogo in cui si nasce o si vive. Il welfare non può essere un privilegio territoriale, ma un diritto esigibile e garantito ovunque.
La proposta del CNEL punta quindi a sanare proprio questa frattura strutturale, rafforzando la capacità pubblica e la responsabilità condivisa.
L’approvazione del citato Disegni di Legge non è solo un atto formale. È infatti il frutto del lavoro dell’Osservatorio Nazionale dei Servizi Sociali Territoriali, istituito presso lo stesso CNEL e volto a fornire una lettura approfondita e continuativa delle dinamiche del welfare locale.
Attraverso l’Osservatorio, il CNEL sta fornendo un servizio pubblico essenziale, ossia un’analisi indipendente, rigorosa e partecipata del funzionamento delle politiche sociali, il tutto tramite un metodo nuovo, inclusivo, fondato su ascolto, evidenze e dialogo tra tutte le componenti sociali. Il Disegno di Legge nasce proprio da quel lavoro di ascolto, elaborazione e visione sistemica che oggi è indispensabile per una riforma efficace e duratura.
Vi è dunque l’occasione di trasformare l’anniversario dei venticinque anni dall’approvazione della Legge 328/00 in un nuovo inizio, ma servono visione, coraggio e responsabilità politica.
Nel dettaglio del testo approvato dal CNEL, esso propone un riordino profondo ma coerente con l’impianto originario della Legge 328/00, fondato su alcuni capisaldi:
° Sussidiarietà e co-progettazione: rafforzare cioè la collaborazione tra Enti Pubblici e Terzo Settore, come previsto, per altro, dall’introduzione del Codice del Terzo Settore.
° Multilivello e integrazione: garantire un governo coordinato delle politiche sociali tra Stato, Regioni, Comuni e Ambiti Territoriali.
° Dati e valutazione: istituire un sistema informativo nazionale interoperabile e strumenti di valutazione dell’impatto sociale.
° Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) esigibili: definire e aggiornare regolarmente i Livelli Essenziali, garantendone l’applicazione omogenea.
° Prossimità e universalismo: valorizzare il radicamento locale dei servizi, ma garantendo pari accesso in ogni parte del Paese.
In conclusione si può dire che la riforma della Legge 328/00 proposta dal CNEL non sia affatto una semplice revisione tecnica, ma un progetto politico e culturale per restituire centralità alle politiche sociali come leva per la giustizia, la resilienza comunitaria e la coesione del Paese. In altre parole, un Disegno di Legge che rappresenta una base solida e concreta per costruire un nuovo patto sociale, capace di rispondere alle sfide del nostro tempo.
A tal proposito, con l’approvazione di questo testo il CNEL ha adempiuto al suo compito costituzionale di organo di consulenza delle Camere e del Governo, svolgendo un ruolo essenziale nella costruzione di un welfare fondato su evidenze, non su approcci emergenziali o settoriali. Spetta ora al Parlamento raccogliere questa proposta e avviare il percorso legislativo per fare della riforma della Legge 328/00 una delle priorità della prossima agenda sociale del Paese, traducendo questa opportunità in un’azione concreta per il bene del Paese e delle persone.
*Consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).
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Realizzato da ISHEO, in collaborazione con La Lampada di Aladino, oltreché avvalendosi dei patrocini di AIIAO (Associazione Italiana Infermieri di Area Oncologica), FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), Fondazione GIMEMA-Franco Mandelli e FIL (Fondazione Italiana Linfomi), il Blood Cancer Summit del 1° ottobre a Roma (Accademia di San Luca, Piazza dell’Accademia di San Luca, 77), darà vita a un prezioso confronto tra medici e ricercatori, istituzioni e manager sanitari, industria e pazienti, dedicato interamente al mondo dei tumori del sangue.
L’obiettivo è quello di connettere esperti e testimoni in una piattaforma multidisciplinare e inclusiva, partecipata e creativa, per condividere i più recenti avanzamenti della ricerca scientifica e clinica; mettere a fuoco le sfide ancora irrisolte nell’assistenza ospedaliera e territoriale; favorire connessioni tra ricerca, Medical Unmet Need (“bisogno medico insoddisfatto”) e qualità della vita dei pazienti; dare spazio autentico alla voce e all’esperienza di chi convive con un tumore del sangue. (S.B.)
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Come l’intelligenza artificiale (AI) generativa può diventare uno strumento per favorire inclusione, autonomia e partecipazione della persona con disabilità: se ne parlerà il 2 ottobre a Milano (Centro Spazio Vita Niguarda, presso Ospedale Niguarda, Piazza Ospedale Maggiore, 3), nel corso dell’incontro denominato AI per l’inclusione: esperienze e prospettive tra accessibilità e innovazione, promosso da Spazio Vita Niguarda, in collaborazione con la Fondazione ASPHI (Accessibilità e Sostenibilità Digitale delle Persone con Disabilità per Habitat Inclusivi), nell’àmbito della manifestazione Milano Digital Week.
In mattinata (ore 9.30-13) è prevista la presentazione di progetti ed esperienze in diversi contesti di vita di persone con disabilità, seguita da una tavola rotonda con la partecipazione di aziende impegnate sul fronte della tecnologia e della comunicazione.
Nel pomeriggio, invece (ore 14-16), vi sarà una sessione demo-interattiva, con la possibilità di testare tecnologie inclusive e di confrontarsi con alcuni esperti. (S.B.)
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