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“Niente da nascondere”: lo spazio scenico come luogo di ascolto, vulnerabilità e coesistenza

Diversi spazi culturali di Milano diventeranno dal 15 al 19 maggio il palcoscenico per “Nothing to Hide” (“Niente da nascondere”), performance internazionale di danza inclusiva nata all’interno del progetto europeo “Biokinetics”, «non solo uno spettacolo – come è stato detto -, ma un incontro, un momento in cui i corpi si relazionano, le differenze diventano linguaggio e la scena si trasforma in un organismo vivente, in continua evoluzione, un luogo di ascolto, vulnerabilità e coesistenza» Performer con e senza disabilità di “Nothing to Hide” (“Niente da nascondere”)

«Milano diventerà nei prossimi giorni il palcoscenico per Nothing to Hide (“Niente da nascondere”), performance internazionale di danza inclusiva nata all’interno del progetto europeo Biokinetics, cofinanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea. Ma Nothing to Hide non è solo uno spettacolo: è un incontro, un momento in cui i corpi si relazionano, le differenze diventano linguaggio e la scena si trasforma in un organismo vivente, in continua evoluzione»: lo dicono dalla Fondazione Mantovani Castorina di Milano, organizzatrice ormai da alcuni anni di una manifestazione interessante e importante come il Festival delle Abilità, che è anch’essa tra i partner di questo arrivo nel capoluogo lombardo di Nothing to Hide, che riunisce performer con e senza disabilità provenienti da Grecia, Italia e Portogallo, «dando vita – viene spiegato ancora – a un’esperienza scenica che supera i confini tra danza, teatro e tecnologia. Infatti, attraverso un linguaggio artistico radicalmente inclusivo, l’opera mette in discussione le convenzioni del movimento, della presenza e dell’identità, aprendo nuove possibilità di relazione tra performer e pubblico».

Dal 15 al 19 maggio, dunque, lo spettacolo sarà presentato in diversi spazi culturali della città (a questo link il calendario completo), attraverso un programma che intreccerà performance, esposizioni e momenti di confronto con il pubblico, trasformando Milano in un vero e proprio laboratorio aperto di ricerca artistica e partecipazione.
La direzione artistica internazionale del progetto è affidata a Jiorgos S. Christakis (Dagipoli Dance Company – Grecia), Vlad Scolari (Fondazione Mantovani Castorina – Italia), Marco De Meo (Contamina APS) e Bruno Rodrigues (Vo’Arte – Portogallo), in collaborazione con En Drasi Theatre Company.
«“Niente da nascondere” – concludono dalla Fondazione Mantovani Castorina – diventa così una dichiarazione poetica e politica: un invito a condividere lo spazio scenico come luogo di ascolto, vulnerabilità e coesistenza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: fondazionemantovanicastorina2@gmail.com (Roberta Curia).

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Robotica, disabilità, età evolutiva e intelligenza artificiale: tre intense giornate a Tirrenia

Il supporto che la robotica, l’intelligenza artificiale e le tecnologie all’avanguardia possono dare a bambini/bambine e ragazzi/ragazze con disabilità motorie, cognitive e sensoriali, diventando strumenti di inclusione e gioco: sarà questo, dal 15 al 17 maggio, al centro delle tre giornate di incontri, laboratori didattici, giochi, sport, dimostrazioni e spettacoli che animeranno la sesta edizione del “Festival della Robotica”, presso il Centro di Preparazione Olimpica di Tirrenia (Pisa)

Il supporto che la robotica, l’intelligenza artificiale e le tecnologie all’avanguardia possono dare a bambini/bambine e ragazzi/ragazze con disabilità motorie, cognitive e sensoriali, diventando strumenti di inclusione e gioco: sarà questo, dal 15 al 17 maggio, al centro delle tre giornate di incontri, laboratori didattici, giochi, sport, dimostrazioni e spettacoli che animeranno la sesta edizione del Festival della Robotica, presso il Centro di Preparazione Olimpica di Tirrenia (Pisa), manifestazione da quest’anno intitolata alla memoria del professor Franco Mosca, che nell’attuale edizione (Robots & Kids), come si legge nella presentazione, intende andare «oltre le barriere, con una nuova prospettiva che metta al centro disabilità, età evolutiva e tecnologie, per vivere in modo condiviso e partecipato un’esperienza unica, nata dalla collaborazione tra ricerca scientifica, associazioni e imprese».

Il programma dell’evento è curato da Mauro Ferrari, presidente della Fondazione Tech Care che organizza il Festival insieme al Comune di Pisa, all’IRCCS Fondazione Stella Maris, all’Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant’Anna, avvalendosi anche del supporto di numerosi centri clinici e di ricerca nazionali, oltreché di Associazioni impegnate sulla disabilità. La manifestazione, inoltre, è sostenuta dalla Regione Toscana, dal Consiglio Regionale della Toscana stessa e dalle Fondazioni Pisa e ARPA.

«Saranno numerosi i momenti di riflessione e sperimentazione inclusiva – spiegano i promotori -, tra percorsi sensoriali e laboratori didattici e creativi con lavori di gruppo. Riteniamo importante, in particolare, la riflessione guidata, pensata per far emergere e mettere in discussione stereotipi e pregiudizi legati alla disabilità: attraverso brainstorming, disegni, parole chiave e confronto, i partecipanti saranno invitati a interrogarsi sulle rappresentazioni più comuni della disabilità e sui bisogni che spesso vengono attribuiti in modo automatico alle persone».

Per quanto poi concerne le attività ludiche, esse saranno svolte da bambini/bambine e ragazzi/ragazze con e senza disabilità, in un contesto di sana competizione, organizzate in collaborazione con le Associazioni delle famiglie, che parteciperanno alla progettazione dei giochi e alle esperienze interattive. Si potranno dunque provare il tiro con la balestra, l’arrampicata adattata, la boccia paralimpica, il robobasket e sono previste anche esibizioni di touch-tennis e una gara di ciclismo adattato. E ancora, i più piccoli potranno incontrare Abel, robot umanoide realistico progettato per interagire in modo naturale, coinvolgente ed empatico con le persone. I ragazzi, infine, potranno sperimentare il controllo di altri robot umanoidi attraverso app, controller e comandi vocali e imparare a costruire un robot con l’intelligenza artificiale.

«L’area espositiva – sottolineano quindi da Tech Care -, che sarà uno spazio di confronto e di prova di dispositivi innovativi, ospiterà aziende, università, associazioni e gruppi di ricerca accademici impegnati nello sviluppo di tecnologie avanzate per l’inclusione e di supporto alla disabilità, esibendo le novità in àmbito riabilitativo e assistivo. Da non perdere, tra le dimostrazioni, la CAB (Carrozzina Abilitante alla Balneazione), soluzione pensata per favorire l’accesso al mare e alla balneazione da parte di persone con disabilità motoria, nata da tecnologie derivate dal settore subacqueo e funzionante con un sistema di propulsione pneumatica, senza batterie né motori elettrici. A curare la dimostrazione saranno Vincenzo Genovese (Istituto di Biorobotica SSSA), Marco Presenti ingegnere meccanico), Davide Bani e Alberto Gabbrielli (Cineclub Arsenale, Bagno degli Americani), Soriano Ceccanti (esperto di sistemi per la mobilità). E ancora, è in programma anche la dimostrazione di una carrozzina motorizzata per outdoor e ambienti impervi, a cura di Francesco Bucchi e Luca Miglino dell’Università di Pisa, sena dimenticare le dimostrazioni di cani robot a cura di Manolo Garabini dell’Università di Pisa e la demo sul percorso moto di Nicola Dutto».

Durante la tre giorni, non mancheranno certo i dibattiti, che affronteranno di volta in volta temi relativi alle tecnologie emergenti al servizio della riabilitazione e inclusione in età evolutiva, per lo sport e per il tempo libero. E sono in programma anche tre tavole rotonde, dedicate rispettivamente ai bisogni e alle aspirazioni delle persone con disabilità, per il diritto di costruire un progetto di vita pieno e autodeterminato; all’innovazione responsabile in età evolutiva, mettendo in dialogo ricerca, impresa, clinica e assistenza per comprendere come robotica e intelligenza artificiale possano diventare strumenti sostenibili e strutturali nei percorsi pediatrici; al rapporto tra robotica, intelligenza artificiale e disabilità, esplorando autonomia, rappresentazione pubblica e sport come laboratorio per interrogare potenzialità, limiti e disuguaglianze delle tecnologie applicate al corpo e alla vita quotidiana.

In calendario, infine, vi sarà una Call for Solutions, per raccogliere proposte operative e immediatamente implementabili nell’ambito della robotica e dell’intelligenza artificiale, valorizzando soluzioni semplici, adattamenti intelligenti di tecnologie già esistenti o modelli organizzativi replicabili. «L’obiettivo – viene infatti spiegato – non è la ricerca sperimentale avanzata, ma l’applicazione concreta».

E tra gli spettacoli, da segnalare nel pomeriggio del 16 maggio l’esibizione di Andrea Barbini al pianoforte (ore 15) e in serata (ore 21) un talk show con Francesco Fanucchi e Ivano Bisi, moderato da Saso Zappia. (S.B.)

La partecipazione al Festival della Robotica sarà gratuita. Al sito ufficiale è disponibile il programma completo, oltre ai link per registrarsi e iscriversi alle varie attività. Per ulteriori informazioni: festivalrobotica@lawhite.it.

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Francesco Mercurio, un autore sordocieco al Salone Internazionale del Libro

«Con la passione e il giusto supporto anche i sogni che sembrano più lontani possono diventare realtà»: a dirlo è Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d’Oro, che sarà certamente la prima persona sordocieca a partecipare come autore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che si aprirà domani, 14 maggio, nel capoluogo piemontese. Lo farà con il suo thriller fantascientifico “Boris Giuliano, un poliziotto del XXIII secolo” Francesco Mercurio

Cieco dalla nascita, ha iniziato a perdere l’udito dall’età di 10 anni: Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d’Oro, sarà certamente la prima persona sordocieca a partecipare come autore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che si aprirà domani, 14 maggio, nel capoluogo piemontese, e lo farà con il suo libro Boris Giuliano, un poliziotto del XXIII secolo, thriller fantascientifico ambientato in un immaginifico 2200.
«Edito da Accornero – come si legge nella presentazione -, il libro di Mercurio è il primo di una saga che trasporterà i lettori in un futuro distante, in cui tutti i Paesi della Terra si saranno federati sotto l’egida dell’Unione Umana. L’ambientazione si apre su un mondo completamente trasformato, dove la crisi climatica sarà stata superata e l’umanità avrà esteso la propria presenza fino a una distanza di mille anni luce. Tuttavia, nonostante i progressi tecnologici e sociali, il lato oscuro dell’umanità continuerà a emergere, dando vita a una storia ricca di suspense e riflessioni profonde».

«Essere al Salone del Libro – dice l’Autore di Boris Goiuliano, un poliziotto del XXIII secolo – rappresenta per me molto più della presentazione di un romanzo: è un messaggio potente di inclusione e autodeterminazione per tutte le persone sordocieche, in quanto dimostrazione che, la mancanza della vista dalla nascita e dell’udito nel corso della vita, non sono un freno alla volontà, alla passione e alla fantasia. Con la passione e il giusto supporto, infatti, anche i sogni che sembrano più lontani possono diventare realtà».
Non è per altro la prima volta che Francesco Mercurio è autore di storie. Da anni, infatti, collabora come sceneggiatore alla scrittura dei testi per gli spettacoli del Cantiere dei Sogni, compagnia teatrale della Lega del Filo d’Oro, composta da utenti con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale, volontari e attori amatoriali. Appassionato inoltre di volo, equitazione, nuoto, teatro e letteratura, Mercurio è un uomo eclettico, grintoso e caparbio, da sempre impegnato nella tutela dei diritti delle persone sordocieche. A Torino sarà presente presso lo stand di Accornero Edizioni (Padiglione 2, Stand G65), il 15, 16 e 17 maggio (ore 17-21), con uno spazio dedicato agli incontri con il pubblico. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Federica Pugliese (f.pugliese@inc-comunicazione.it).

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A Milano il concerto di fine triennio del percorso di MusicoTerapiaOrchestrale di Esagramma

Il 16 maggio a Milano è in programma un concerto sinfonico inclusivo organizzato dalla Fondazione Sequeri Esagramma, realtà che da oltre 40 anni crea esperienze orchestrali inclusive per valorizzare l’individualità di ciascuno attraverso la musica. Sul palco si esibirà su musiche di Čajkovskij un’orchestra di musicisti con e senza disabilità, che da tre anni frequentano il percorso di MusicoTerapiaOrchestrale promosso da Esagramma Componenti dell’orchestra di Esagramma

Nel pomeriggio del 16 maggio all’Auditorium Baldoni di Milano (Via Quarenghi, 21, ore 17), è in programma un concerto sinfonico inclusivo organizzato dalla Fondazione Sequeri Esagramma, realtà di cui già tante volte ci siamo occupati anche sulle nostre pagine, che da oltre quarant’anni crea esperienze orchestrali inclusive per valorizzare l’individualità di ciascuno attraverso la musica.
Sul palco si esibirà un’orchestra di musicisti con e senza disabilità, che da tre anni frequentano il percorso di MusicoTerapiaOrchestrale promosso da Esagramma, lavorando con la musica su competenze di relazione, modulazione del sé, attenzione, manualità fine e che ora è pronta per donare al pubblico i frutti del proprio lavoro.

Il programma prevede l’esecuzione di un arrangiamento della Sinfonia n°1 di Čajkovskij e il format programmato, sia per la durata che per le modalità di svolgimento, sarà accessibile anche a un pubblico di bambini e persone che non abbiamo mai frequentato concerti sinfonici.
L’ingresso sarà gratuito, ma con prenotazione (tramite questo link). (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento sul concerto del 6 maggio; a quest’altro link vi è invece una sintesi della lunga storia di Esagramma; a questo ulteriore link, infine, è presente un testo sul percorso di MusicoTerapiaOrchestrale di Esagramma. Per altre informazioni: Francesca Vergani (francesca.vergani@esagramma.net).

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Aggiornamenti e prospettive sulla sindrome di Usher

Aggiornamenti e prospettive future riguardanti la sindrome di Usher, condizione ereditaria che causa delle anomalie all’orecchio interno e alla retina dell’occhio: sarà questo al centro del seminario a partecipazione gratuita promosso per il 15 maggio dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro, presso la propria sede di Osimo (Ancona), ma fruibile anche online, incontro che si avvarrà del patrocinio di UNIAMO, la Federazione Italiana Malattie Rare, e della SIOH (Società Italiana di Odontostomatologia per l’Handicap) Mani che comunicano

Aggiornamenti e prospettive future riguardanti la sindrome di Usher, affrontando sia aspetti medici che riabilitativi: sarà questo al centro del seminario a partecipazione gratuita, denominato appunto La sindrome di Usher. Aggiornamenti e prospettive, promosso dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro per il 15 maggio, presso la propria sede di Osimo (Ancona), ma fruibile anche online. L’incontro si avvarrà del patrocinio di UNIAMO, la Federazione Italiana Malattie Rare, e della SIOH (Società Italiana di Odontostomatologia per l’Handicap).
«L’attenzione – spiegano i promotori – sarà focalizzata anche sulla riabilitazione mirata e sulle tecnologie assistive volte a favorire l’indipendenza, l’accessibilità e l’inclusione perché l’autonomia delle persone con sindrome di Usher, seppure articolata e complessa, è possibile».
Il seminario è rivolto in particolare alle persone con la sindrome di Usher, ai loro familiari, ai caregiver, ma anche a professionisti del settore sanitario, educativo-riabilitativo, sociale e ai ricercatori.

La sindrome di Usher è una condizione ereditaria che causa delle anomalie all’orecchio interno e alla retina dell’occhio (retinite pigmentosa). Questo può provocare diversi livelli di perdita dell’udito o della vista, da cui possono dipendere anche eventuali problemi di equilibrio. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro del 15 maggio. Per ulteriori informazioni: ceccarani.p@legadelfilodoro.it (Patrizia Ceccarani).

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Si rafforza il legame tra sport paralimpico, prevenzione visiva e inclusione sociale

Rafforzare il legame tra sport paralimpico, prevenzione visiva e inclusione sociale: è l’obiettivo dei due protocolli d’intesa siglati a Roma, negli uffici del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, tra la Fondazione IAPB Italia, la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi) e l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) I protagonisti dei protocolli d’intesa sottoscritti a Roma, insieme al ministro Abodi (terzo da sinistra in prima fila)

Rafforzare il legame tra sport paralimpico, prevenzione visiva e inclusione sociale: è questo l’obiettivo dei due protocolli d’intesa siglati nei giorni scorsi a Roma, negli uffici del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, tra la Fondazione IAPB Italia, la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi) e l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).
I due protocolli rappresentano un grande passo verso la costruzione di un sistema integrato che valorizza lo sport come strumento di benessere, riabilitazione e partecipazione attiva per le persone con disabilità visiva.

L’intesa tra la Fondazione IAPB Italia e la FISPIC punta a integrare competenze cliniche e sportive, con particolare attenzione alla classificazione visiva degli atleti, elemento essenziale per la partecipazione paritaria alle competizioni paralimpiche. In questo ambito, il Polo Nazionale di Ipovisione di IAPB Italia svolgerà un ruolo centrale nell’organizzazione delle visite di classificazione e nella valutazione diagnostica e funzionale degli atleti. L’accordo prevede inoltre attività congiunte di formazione del personale medico e lo sviluppo di un centro studi dedicato al rapporto tra sport e riabilitazione visiva.
Con il protocollo tra l’UICI e la FISPIC, invece, si intende rafforzare il lavoro comune sul piano associativo, territoriale e promozionale con l’obiettivo di diffondere la pratica sportiva tra le persone con disabilità visiva. Tra i punti qualificanti, l’istituzione di una Commissione Paritetica nazionale permanente, per attuare strategie comuni di sviluppo e organizzare almeno un evento sportivo annuale di alto livello. Si punta inoltre a realizzare iniziative di sensibilizzazione pubblica e a definire percorsi condivisi di formazione di istruttori e praticanti.
Particolare attenzione è riservata all’accessibilità alla pratica sportiva per tutti e alla capillare diffusione delle iniziative sul territorio, grazie alla rete delle Sezioni UICI presenti in tutte le Province d’Italia.

«Questo accordo – ha dichiarato Mario Barbuto, presidente dell’UICI e di IAPB Italia – rappresenta un esempio concreto di come la riabilitazione visiva e il benessere sociale promosso tramite lo sport debbano procedere insieme per avere i migliori risultati. Mettiamo a disposizione le alte competenze scientifiche e cliniche del nostro Polo Nazionale per migliorare il controllo dello spazio da parte degli atleti e accrescere i momenti di socializzazione e partecipazione attiva. Lo sport è uno strumento straordinario di autonomia, socialità e crescita da diffondere e rendere accessibile a tutti».
«Le sinergie attivate – ha affermato dal canto suo Silverio Alviti, presidente della FISPIC – ci permettono di rafforzare ulteriormente il ruolo dello sport come leva di inclusione, attraverso una maggiore promozione su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è definire procedure certe e uniformi per i percorsi di classificazione visiva dei nostri atleti, in conformità con gli standard internazionali, promuovendo altresì iniziative formative e scientifiche».
Con la firma dei due protocolli, dunque, le tre organizzazioni hanno confermato il proprio impegno nel promuovere politiche integrate per la salute, l’inclusione e lo sviluppo dello sport paralimpico.
Le parti hanno espresso sentimenti di gratitudine nei confronti del ministro Abodi per la sensibilità e l’attenzione dedicate al tema.

*Il presente contributo è già apparso nel magazine di Mirella Madeo «AboutPeople» e viene qui ripreso con diverso titolo e minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Il Progetto di Vita. Costruiamo insieme un futuro di possibilità

Domani, 13 maggio, a Pomigliano d’Arco (Napoli), ci si interrogherà sui temi dell’inclusione, dell’autonomia e dei diritti delle persone con disabilità, con l’incontro denominato “Il Progetto di Vita. Costruiamo insieme un futuro di possibilità”, promosso dall’Associazione Orientamento Autismo APS, in collaborazione con la Federazione FISH Campania

Dopo il successo delle attività e degli eventi ospitati nella corte di Palazzo Pranzataro, a Pomigliano d’Arco (Napoli), dove per un anno ha preso forma progetto di co-housing Frida Kahlo, il medesimo territorio tornerà a interrogarsi sui temi dell’inclusione, dell’autonomia e dei diritti delle persone con disabilità. Accadrà nel pomeriggio di domani, 13 maggio, quando alle 16.30 Palazzo Pranzataro ospiterà l’incontro Il Progetto di Vita. Costruiamo insieme un futuro di possibilità, promosso dall’Associazione Orientamento Autismo APS, in collaborazione con la FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).
Al centro dell’iniziativa vi è proprio il lavoro portato avanti negli anni da Orientamento Autismo, realtà nata nel 2013 dall’esperienza diretta di famiglie che, dopo la diagnosi dei propri figli, hanno scelto di trasformare il disorientamento iniziale in sostegno concreto, ascolto e accompagnamento per altre persone. Un’Associazione che, nel tempo, è diventata un punto di riferimento per molte famiglie del territorio, grazie a un impegno costante nella diffusione di informazioni corrette sui diritti, sui trattamenti scientificamente validati, sui sostegni previsti dalla legge e sulle opportunità sociali ed educative disponibili.
Tra le figure di riferimento vi è la dottoressa Carmen Mosca che, insieme agli altri genitori fondatori, ha contribuito non solo alla nascita dell’Associazione, ma anche alla creazione della Cooperativa Sociale Aliter, impegnata nella costruzione di percorsi inclusivi e di autonomia sul territorio.
L’Associazione aderisce inoltre alla già citata Federazione FISH, rafforzando così il proprio impegno nella tutela dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

L’incontro di domani sarà aperto a famiglie, educatori, operatori sociali, professionisti, associazioni e cittadini, con l’obiettivo di creare rete e approfondire il tema del Progetto di Vita, oggi al centro della riforma sulla disabilità fortemente voluta dalla ministra per le Disabilità Locatelli.
Il Progetto di Vita stesso trova il proprio fondamento normativo nelle Leggi 104/92, 328/00, 112/16 sul “Dopo di Noi” e 18/09, che ha ratificato nel nostro Paese la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, riconoscendo il diritto alla piena partecipazione sociale e all’autonomia personale. Oggi, il riferimento normativo principale è rappresentato dal Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, che ridefinisce il Progetto di Vita come un diritto concreto ed esigibile, costruito attorno alla persona, ai suoi desideri, alle sue capacità e alle sue aspirazioni. La riforma supera definitivamente l’idea della persona con disabilità come semplice destinataria di assistenza, riconoscendole invece il diritto a partecipare pienamente alla vita sociale, scolastica, lavorativa e relazionale. Il nuovo modello introduce inoltre una presa in carico multidimensionale e personalizzata, coinvolgendo servizi sociali, sanitari, educativi e territoriali, con l’obiettivo di costruire percorsi realmente inclusivi e orientati all’autonomia.
Non è un caso che l’incontro di domani a Pomigliano d’Arco arrivi pochi giorni dopo la Giornata Europea per la Vita Indipendente, celebrata il 5 maggio scorso e promossa dall’ENIL (European Network on Independent Living), nata per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’autonomia e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità, elementi fondamentali per la piena realizzazione dei diritti umani. Tale ricorrenza europea si pone infatti l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e cittadini sul diritto delle persone con disabilità a vivere in modo indipendente e ad essere pienamente incluse nella comunità, evidenziando le barriere che ancora oggi limitano la piena partecipazione sociale e promuovendo politiche sempre più in linea con la Convenzione ONU.

Durante il confronto si parlerà dunque di autodeterminazione, vita indipendente, reti territoriali e coprogettazione tra istituzioni, famiglie e Terzo Settore, temi oggi centrali nella costruzione di percorsi realmente inclusivi. Interverranno Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania; Daniele Romano, già a propria volta presidente della stessa FISH Campania, impegnato da anni nelle politiche sociali e dell’inclusione; Vincenzo Gargiulo, garante dei Diritti delle Persone con Disabilità del Comune di Napoli; Domenico Leone, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pomigliano d’Arco; Gelsomina Romano, dirigente delle Politiche Sociali dello stesso Comune di Pomigliano d’Arco; Sara D’Angelo, coordinatrice dell’Ambito Territoriale Campano N25.
L’iniziativa rappresenterà anche l’ennesima conferma di un territorio che continua a mostrarsi sensibile e attento ai temi dell’inclusione sociale e della partecipazione delle persone con disabilità. A Pomigliano d’Arco, infatti, istituzioni, associazioni e realtà del Terzo Settore stanno costruendo negli anni percorsi condivisi che mettono al centro dignità, autonomia e diritti, testimoniando concretamente che in questo territorio non si intende lasciare indietro nessuno.

Per iscriversi al convegno fare riferimento a questo link. Per altre informazioni: info@coopaliter.it.

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A Reggio Calabria un’esperienza unica di contatto con l’acqua per ragazzi nello spettro autistico

Il 17 maggio, nel Centro Sportivo Andrea Maria di Pentimele, quartiere di Reggio Calabria, vi sarà il primo “Open Day” gratuito del progetto “SUP & Disabilità Cognitiva – Il mare per tutti”, promosso dall’ASI Calabria, in collaborazione con le Associazioni Blue Tribe e Insieme per la Città, con l’obiettivo di offrire a ragazzi a partire dagli 8 anni, che si trovano nello spettro autistico, un’esperienza unica di contatto con l’acqua, attraverso il “SUP — Stand Up Paddleboarding”, disciplina di crescente diffusione

Il 17 maggio prossimo, nel Centro Sportivo Andrea Maria di Pentimele, quartiere di Reggio Calabria, si terrà il primo Open Day gratuito del progetto SUP & Disabilità Cognitiva – Il mare per tutti, promosso dall’ASI Calabria, in collaborazione con l’Associazione Sportiva Dilettantistica calabrese Blue Tribe e con l’Associazione di Promozione Sociale Insieme per la Città.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rendere il mare accessibile ai ragazzi a partire dagli 8 anni che si trovano nello spettro autistico, offrendo loro un’esperienza unica di contatto con l’acqua, attraverso il SUP — Stand Up Paddleboarding (“Pagaiare in piedi”), disciplina acquatica di crescente diffusione.
«Dal punto di vista dell’analisi comportamentale – sottolinea Daniela Gullace, analista del comportamento -, l’interazione con l’acqua e le attività motorie strutturate rappresentano un contesto privilegiato per favorire la regolazione emotiva, lo sviluppo delle abilità sociali e il potenziamento dell’autonomia nei ragazzi che sono nello spettro autistico. Il SUP, in particolare, offre stimoli sensoriali controllati e un ambiente naturalmente motivante che può fare la differenza nel percorso di ogni ragazzo. Guardare infatti un bambino salire su una tavola e trovare il proprio equilibrio è, in tutti i sensi, qualcosa di straordinario». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per ulteriori informazioni (e per partecipare all’iniziativa): info@bluetribe.surf.

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Per l’inclusione di persone con sindrome di Down negli uffici per le risorse umane

Non più inserimenti marginali o simbolici ma un ruolo attivo nei processi di selezione del personale: è la sfida di “UP HR 2026”, progetto della Società MaloHR e di Up Impresa Sociale, in collaborazione con l’Università di Pisa, che vivrà il proprio momento conclusivo domani, 13 maggio, con gli studenti e le studentesse dell’Ateneo pisano che presenteranno le proprie proposte per l’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down all’interno degli uffici per le risorse umane e quella giudicata migliore verrà sviluppata e realizzata

Non più inserimenti marginali o simbolici ma un ruolo attivo nei processi di selezione del personale: è la sfida di UP HR 2026, progetto sviluppato da MaloHR, Società di consulenza in àmbito di risorse umane, con sede a Lucca, e di Up Impresa Sociale, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa.
L’iniziativa vivrà il proprio momento conclusivo nel pomeriggio di domani, 13 maggio, presso la sala convegni del Polo Didattico delle Piagge di Pisa (Via Matteotti, 11, ore 15), dove gli studenti e le studentesse del corso di Gestione delle Risorse Umane, della Laurea Magistrale in Comunicazione d’Impresa e Politica delle Risorse Umane, presenteranno le proprie proposte per l’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down all’interno degli uffici per le risorse umane.
L’idea migliore, quindi – selezionata da una commissione composta dai docenti Federico Niccolini e Maria Silvia Fiorelli, dall’executive project lead di Up Impresa Sociale, Ivana Di Biase, dall’executive board member di MaloHR, Debora Galligani e da Marco Bartoletti, presidente dell’azienda BB S.p.a. che offre stabili opportunità lavorative anche a persone con disabilità – sarà sviluppata e realizzata entro la fine dell’anno con il supporto di MaloHR.
All’incontro di domani, aperto dai saluti di Andrea Borghini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, parteciperà anche l’attore e conduttore televisivo Paolo Ruffini, fondatore executive project lead di Up Impresa Sociale, da tempo impegnato sui temi dell’inclusione sociale e lavorativa. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Lucrezia Ceccarelli (lucrezia@hlstampa.com).

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Si parlerà anche di donne con disabilità al webinar “Convenzione di Istanbul: a che punto siamo?”

È promosso da D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), l’incontro online in programma per domani, 13 maggio, denominato “Convenzione di Istanbul: a che punto siamo? Nuove raccomandazioni dal GREVIO e dal Consiglio d’Europa per la corretta applicazione in Italia” e vi si parlerà anche di una serie di priorità riguardanti le donne e le ragazze con disabilità

È promosso da D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), l’incontro online in programma per il pomeriggio di domani, 13 maggio (ore 17-19), denominato Convenzione di Istanbul: a che punto siamo? Nuove raccomandazioni dal GREVIO e dal Consiglio d’Europa per la corretta applicazione in Italia.
«L’Italia ha ancora molte e importanti mancanze nell’applicazione della Convenzione di Istanbul* – dicono i promotori dell’incontro – e con questo evento ci poniamo l’obiettivo di portare all’attenzione del pubblico e delle Istituzioni, proprio le raccomandazioni che, con più urgenza, andrebbero applicate per consentire qualche passo in avanti nel contrasto alla violenza maschile alle donne».

Da segnalare che per l’occasione interverrà anche Silvia Cutrera, in rappresentanza del FID (Forum Italiano sulla Disabilità), oltreché coordinatrice del Gruppo Donne della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), per illustrare una serie di priorità riguardanti le donne e le ragazze con disabilità. (S.B.)

*Convenzione di Istanbul (“Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica”), approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011 e ratificata dall’Italia con la Legge 77/13.

A questo link è disponibile il programma completo del webinar (per fruirne accedere a questo link). Per ulteriori informazioni: segreteria@direcontrolaviolenza.it.

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Pazienti e medici insieme verso la cura delle distrofie retiniche ereditarie

Si intitolerà “Pazienti e medici insieme verso la cura delle distrofie retiniche ereditarie” il convegno annuale promosso da Retina Italia (Associazione Nazionale per la lotta alle distrofie retiniche), in programma per il 16 maggio presso l’Università Vanvitelli di Napoli, avvalendosi del patrocinio della Fondazione Telethon e dell’OMaR (Osservatorio Malattie Rare)

Pazienti e medici insieme verso la cura delle distrofie retiniche ereditarie: questo il titolo del convegno annuale promosso da Retina Italia (Associazione Nazionale per la lotta alle distrofie retiniche), che si terrà quest’anno il 16 maggio a Napoli (Aula Magna del Complesso Didattico di Santa Patrizia dell’Università Vanvitelli, Via Armanni, 5/7), avvalendosi del patrocinio della Fondazione Telethon e dell’OMaR (Osservatorio Malattie Rare).
Presieduto dall’oftalmologa Francesca Simonelli, l’incontro sarà ripartito in quattro distinte sessioni, dedicate rispettivamente a Test genetici: attualità, Prospettive terapeutiche, La comunicazione e Ausili ottici e nuove tecnologie. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo. Per ulteriori informazioni (e iscrizioni): segreteria@retinaitalia.org.

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Cercavate giustizia, ma avete trovato la legge

«Se una giovane donna chiede aiuto a degli amici – scrive Simona Lancioni – per sottrarsi all’istituzionalizzazione forzata, e questi, mossi da compassione, le prestano soccorso, il fatto che più Tribunali, invece di interrogarsi sulla legittimità giuridica dell’istituzionalizzazione, abbiano condannato al carcere i due amici, non è una faccenda privata, ma una questione di rilevanza pubblica» “Notturno”, opera pittorica dell’artista polacca Justyna Kopania

Marta Garofalo Spagnolo era una giovane donna morta a 31 anni, dopo avere assunto una massiccia dose di psicofarmaci come ultimo disperato atto dimostrativo, per sottrarsi alla reclusione contro la sua volontà in diverse cosiddette “case famiglia”, in realtà veri e propri istituti dai quali aveva cercato di fuggire per 11 anni della sua vita. A raccontarne la storia sulle nostre pagine era stata la nostra cara e compianta Stefania Delendati, soffermandosi anche sulla vicenda di due amici di Marta, l’avvocata Gabriella Cassano e il compagno Fabio Degli Angeli, che l’avevano accolta e che per questo erano stati condannati per sequestro, circonvenzione, abbandono e sottrazione di incapace. Successivamente avevamo anche segnalato come, nonostante la richiesta di grazia al Presidente della Repubblica e le tante lettere pubbliche scritte per sostenerla, l’avvocata Cassano fosse stata condotta in carcere. Nei giorni scorsi la medesima sorte è toccata al compagno Degli Angeli ed è a lui che si rivolge direttamente Simona Lancioni.

Sino a poco tempo fa ho tenuto i contatti con te, Fabio, perché essendo Gabriella in carcere, attraverso te sapevo di entrambi. Ora l’Associazione Diritti alla Follia mi informa che qualche giorno fa, il 6 maggio, anche la tua condanna è diventata esecutiva e sei stato condotto in carcere. Dunque adesso dovrei scrivere ad entrambi presso la Casa Circondariale di Lecce, come se quello che vi sta accadendo fosse una semplice questione privata, come se voi foste dei comuni delinquenti e io una persona caritatevole con dei carcerati. Ma dovrei mentire a me stessa e a voi, perché sappiamo bene che le cose non stanno così.
«Cercavi giustizia ma trovasti la legge», cantava negli Anni Novanta Francesco De Gregori. Una scollatura, quella tra giustizia e legge, che inserita in una canzone diventa poesia, ma vissuta sulla propria pelle assume i connotati di una voragine esistenziale.
Dunque io non contesto la legge, né le sentenze – perché sia l’una che le altre vanno rispettate –, contesto invece l’implicito che giustizia e legge coincidano sempre. Contesto che quando, come nel vostro caso, ci sono elementi oggettivi per ritenere che giustizia e legge non coincidano, il tema venga trattato come una questione privata. Non lo è. Ritengo che sia una questione pubblica.
Per la Legge avreste dovuto rifiutare di prestare aiuto a Marta, che era stata istituzionalizzata contro la propria volontà per decisione di un’amministratrice di sostegno, alla cui nomina Marta aveva cercato di opporsi in tutti i modi.
Ripercorro alcuni passaggi di questa storia: l’istituzionalizzazione forzata di Marta era stata disposta all’inizio dell’ottobre 2011 e si è protratta sino alla data del suo decesso, avvenuto il 3 novembre 2022, all’interno di una delle strutture residenziali in cui era stata costretta a stare.
Al momento del decesso Marta aveva solo 31 anni e aveva passato un terzo della sua vita privata della sua libertà personale sulla base di una disabilità di cui, oltretutto, non si riesce a trovare una certificazione.
Le date sono un elemento oggettivo. Nel 2011 l’Italia aveva già ratificato, con la Legge 18/09, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Quest’ultima impegna gli Stati firmatari a garantire, tra le altre cose, «che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà», e che le persone con disabilità «non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione». Questo vuol dire che l’istituzionalizzazione di Marta era illegittima, e che è illegittima anche quella delle 385.871 persone istituzionalizzate presenti in Italia di cui ci riferisce l’ISTAT. Non sono una giurista, ma l’illegittimità dell’istituzionalizzazione è stata ribadita dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità in più occasioni.
Mi sono chiesta cosa avrei fatto se Marta, in una delle sue tante fughe da quelle “prigioni”, invece che alla vostra porta, avesse bussato alla mia, e ho dovuto concludere, con non poco turbamento, che probabilmente in carcere adesso ci sarei io.
Non ho il potere di tirarvi fuori dal carcere, ma posso continuare a raccontare la vostra vicenda. Posso anche, e lo sto facendo, battermi perché l’istituzionalizzazione, che nel nostro Paese è stata normalizzata, venga finalmente vista per ciò che è realmente: una pratica discriminatoria e violenta esplicitamente vietata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Dal mese di giugno dello scorso anno il Centro Informare un’h sta promuovendo una campagna per lo stop all’istituzionalizzazione e la promozione della deistituzionalizzazione. È una causa che ci vede ancora una volta al fianco dell’Associazione Diritti alla Follia, ma anche di molti altri soggetti. Questo, lo so bene, non cambia la vostra realtà, ma è il nostro modo di starvi vicino.
Avete regalato a Marta qualche giorno di libertà nel periodo più buio della sua vita, è un dono preziosissimo, potete esserne fieri.
Vi abbraccio e vi esorto a non lasciarvi andare e a farvi coraggio.

*Responsabile di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente contributo è già apparso. Lo riprendiamo, insieme all’immagine utilizzata, per gentile concessione, segnalando altresì a Lettori e Lettrici l’ampio apparato di note che arricchisce la versione originale.

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La presentazione del “Disability Pride Milano 2026”

Nel corso di una conferenza stampa in programma per il 14 maggio presso il Comune di Milano, verrà presentato il “Disability Pride Milano 2026”, che culminerà nel corteo cittadino del 30 maggio e nelle iniziative culturali, artistiche e partecipative diffuse sul territorio

Nel corso di una conferenza stampa in programma per il 14 maggio presso il Comune di Milano (Sala Brigida di Palazzo Marino, Piazza della Scala, 2, ore 12), verrà presentato il Disability Pride Milano 2026, che culminerà nel corteo cittadino del 30 maggio e nelle iniziative culturali, artistiche e partecipative diffuse sul territorio.
Interverranno per l’occasione Andrey Chaykin di Abbatti le Barriere, Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e alla Salute del Comune di Milano, Mariella Meli delle Famiglie Disabili Lombarde e presidente della Consulta delle Persone con Disabilità e Loredana Verzino, assessora ai Lavori Pubblici, al Demanio e al PEBA del Comune di Cologno Monzese (Milano). (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per altre informazioni: disabilitypridemilanoofficial@gmail.com.

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Una presentazione di “Disabilità Controcorrente” di Salvatore Cimmino

Persona con disabilità ben nota per le sue imprese natatorie degli anni scorsi nel mondo, volute per sensibilizzare sui diritti delle persone con disabilità, Salvatore Cimmino presenterà il 14 maggio il proprio libro “Disabilità Controcorrente”, nel corso di un incontro presso il Campidoglio di Roma

Una nuova presentazione di Disabilità Controcorrente (Alpes Italia, 2025), libro di Salvatore Cimmino – persona con disabilità ben nota per le sue imprese natatorie degli anni scorsi nel mondo, volute per sensibilizzare sui diritti delle persone con disabilità, oltreché firma anche del nostro giornale – è in programma per il secondo pomeriggio del 14 maggio a Roma, presso la Sala “Laudato Sì” del Campidoglio (ore 18).
Introdotto e presentato da Ferdinando Bonessio, presidente della Commissione Sport di Roma Capitale, dopo i saluti istituzionali di Barbara Funari, assessora allo Sport di Roma Capitale, l’incontro prevede la partecipazione, insieme a Cimmino, della deputata Luana Zanella, vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera e di Angela Magnanini, docente all’Università del Foro Italico di Roma. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: salvator.cimmino@gmail.com.

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Lavoro e disabilità intellettive: la debolezza dei servizi di intermediazione

«Non solo le barriere culturali ostacolano l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere infatti ancora più difficile il loro percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli Enti Locali»: è quanto emerge con chiarezza da un’ampia indagine realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e dall’ANFFAS Nazionale Una persona con disabilità intellettiva inclusa nel lavoro tramite i servizi dell’ANFFAS Sardegna

«Non solo le barriere culturali ostacolano l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere infatti ancora più difficile il percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli Enti Locali»: questo emerge con chiarezza da un’indagine (disponibile integralmente a questo link) realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e dall’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), condotta su un campione di quasi 500 famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo e che verrà presentata a Roma in occasione del Festival del Lavoro 2026, ponendosi in particolare al centro di un confronto in programma il 21 maggio, occasione durante la quale verrà anche firmato un protocollo d’intesa tra il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e l’Autorità Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità.

«Solo una quota minima di persone – affermano dall’ANFFAS, commentando i dati dell’indagine – riesce a trovare lavoro attraverso i canali istituzionali, appena il 10,9%. A fronte di questa debolezza, emerge però con chiarezza il ruolo decisivo dei servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro, pubblici e privati, quando riescono a offrire orientamento, supporto e tirocini. Poco più della metà di chi ha cercato lavoro (55,6%) ha utilizzato servizi di questo tipo, a conferma di quanto l’intermediazione sia uno snodo centrale, ma ancora insufficiente nella sua componente pubblica. Il nodo più critico resta per altro quello dei costi: solo nel 64% dei casi, infatti, questi servizi sono gratuiti, mentre nel restante 36% sono le famiglie a sostenerne il peso economico: nel 22% interamente e nel 14% parzialmente. Un elemento, questo, che evidenzia come l’accesso alle opportunità di lavoro sia ancora troppo spesso condizionato dalle risorse disponibili. E il quadro è ancora più significativo se si considera che il 30% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo è in cerca di occupazione, a fronte di livelli di istruzione medio-alti».

«Nonostante ciò – proseguono dall’ANFFAS -, si registra un forte disallineamento tra competenze e impiego: il lavoro è concentrato prevalentemente in attività manuali, artigiane e operative (oltre il 30%), mentre solo una quota molto ridotta accede a ruoli qualificati. I settori più ricettivi risultano il turismo (21,7%) e il commercio (21%), assorbendo la quota maggiore di occupati. Accanto alle tante criticità, tuttavia, l’indagine evidenzia anche degli elementi positivi: quando l’inserimento lavorativo avviene, infatti, le aziende dimostrano una crescente capacità di adattamento, se è vero che la maggioranza degli intervistati segnala l’adozione diffusa di misure specifiche, dall’affiancamento di tutor (83,2%) alla formazione sulla sicurezza (72%), dalla formazione dei colleghi (65,4%) fino a soluzioni organizzative dedicate (62,2%). Proprio queste evidenze rafforzano la necessità di intervenire su servizi e politiche attive, puntando su un sistema più efficace e integrato».

«Il lavoro – sottolinea Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – è un diritto-dovere di tutti i cittadini, anche dei cittadini con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che invece, purtroppo, sono ancora spesso esclusi dai diversi ambiti lavorativi a causa di pregiudizi e stereotipi. Ma sono proprio le stesse persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo a chiedere a gran voce un lavoro vero e dalla nostra esperienza sappiamo che con i giusti supporti e con il giusto accompagnamento alle aziende la persona giusta al posto giusto non è una frase fatta, ma può divenire una realtà concreta».
«Quel che serve – aggiunge Rosario De Luca, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – è rafforzare le azioni di sensibilizzazione per promuovere pari opportunità reali, incentivando pratiche inclusive nelle imprese e potenziando i percorsi di formazione e accompagnamento al lavoro. L’obiettivo è valorizzare i talenti di ogni individuo, collocando la persona giusta al posto giusto. In questa direzione si inserisce anche il protocollo sottoscritto dal Consiglio Nazionale del nostro Ordine con il Ministero per le Disabilità, che punta a favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, superando un approccio assistenziale in favore di una reale cultura dell’inclusione e del merito». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net; ufficiostampa@consulentidellavoro.it.

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Sempre più stretto il rapporto con la natura a CasaOz di Torino

A CasaOz – struttura di Torino per bambini e giovani in condizione di malattia, disabilità e fragilità, oltreché per le loro famiglie – il rapporto con la natura guida ogni giorno le attività volte a percorsi di recupero dell’autonomia e della socialità. Tale approccio troverà ora un’espressione più forte, attraverso il rinnovato e ampliato orto terapeutico e didattico che verrà inaugurato domani, 12 maggio, con una presentazione riservata ai media, seguita il giorno dopo da un pomeriggio di attività aperto alla cittadinanza Raccolta di pomodori al “Campo Base Oz” (foto di Rossella Donderi)

A CasaOz – struttura di Torino per bambini e giovani in condizione di malattia, disabilità e fragilità, oltreché per le loro famiglie – il rapporto con la natura è il principio che guida ogni giorno le attività volte a percorsi di recupero dell’autonomia e della socialità. Tale approccio troverà ora un’espressione più forte, attraverso il rinnovato e ampliato orto terapeutico e didattico che CasaOz inaugurerà domani, 12 maggio, presso la propria sede di Corso Moncalieri, 262 a Torino, con una presentazione riservata ai media, cui seguirà, il 13 maggio, un pomeriggio di attività aperto alla cittadinanza.

«In questi anni – sottolinea Enrica Baricco, presidente e fondatrice della FondazioneOz – abbiamo visto quanto il verde e l’orto possano diventare parte della vita dei giovani e delle famiglie che frequentano CasaOz. Prendersi cura di una pianta, seguirne i tempi, osservare i cambiamenti, sono gesti semplici ma profondi, che aiutano bambini e ragazzi a ritrovare fiducia, continuità e senso. Con questo nuovo spazio abbiamo voluto dare più forza a tutto questo, rendendolo ancora più centrale nelle nostre giornate».
Il nuovo orto, va ricordato in conclusione, è stato realizzato grazie al sostegno di Enel Cuore, l’Ente Filantropico del Gruppo Enel. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per altre informazioni: Jacopo Bergeretti (jacopo.bergeretti@mateagency.it).

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Ma la mancata partecipazione sociale di milioni di persone con disabilità è realmente avvertita come un problema?

«Quando una questione come la mancata partecipazione sociale di milioni di persone con disabilità – scrive Luca Grecchi – non è avvertita come un problema, almeno dalla maggioranza di un Paese, risulta doveroso interrogarsi su quale sia realmente il grado di civiltà di questo Paese»

Le persone con disabilità, nonché i loro familiari, sono consapevoli del fatto che, salvo eccezioni – solitamente relative a persone, come suole dirsi, “ad elevato funzionamento” –, nel nostro Paese si parla molto di inclusione nella teoria, ma se ne fa poca nella pratica. Le scuole, certo, sono tenute ad includere le persone con disabilità, ma, quando si esamina la situazione dei giovani studenti con disabilità, soprattutto se caratterizzati da difficoltà intellettive, ciò che si evince è che vi è spesso un mero inserimento nella classe (talvolta nemmeno nell’aula, almeno per una discreta parte del tempo-scuola).
Quando, poi, queste persone crescono, e si conclude l’obbligo scolastico, la non inclusione diventa ancora maggiore. Non vi è infatti, per quanto concerne il mondo del lavoro, alcun progetto organico per favorire la partecipazione sociale diffusa delle persone con disabilità. Vi sono, indubbiamente, alcune leggi che obbligherebbero i datori di lavoro ad assumere soggetti con disabilità, ma esse si scontrano di frequente con una scarsa volontà da parte delle imprese di applicarle, nonché con una scarsa volontà da parte del Legislatore di farle applicare senza esenzioni.

In generale, pur essendo la ricerca universitaria sulla inclusione molto fiorente, la cultura condivisa del nostro Paese, così come quella di molti altri Paesi, appare tuttora poco inclusiva. Sto assumendo sempre più consapevolezza di questa situazione, ogni giorno che passa. Pur essendomi infatti occupato fino ad oggi, con decine di libri e articoli, di molti tra i maggiori problemi sociali del nostro tempo – per quanto sempre partendo dalla mia disciplina, ovvero la filosofia –, non mi era mai capitato di ricevere così tante e-mail come negli ultimi mesi, ossia da quando ho iniziato a scrivere sulla disabilità. Questi messaggi, peraltro, sono quasi tutti dello stesso tenore. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di genitori che mi comunicano, sperando che io possa dare loro consigli concreti, che il loro figlio a scuola non viene minimamente incluso; oppure che, quando fanno notare ai docenti che dovrebbero applicare gli strumenti compensativi e dispensativi previsti per legge, parecchi di loro si mostrano refrattari, accampando cavilli pretestuosi; oppure ancora che, nel momento in cui si è costretti a rivolgersi, per ottenere il rispetto dei diritti dei propri figli, agli organi scolastici superiori, ci si trova spesso di fronte ad un muro di gomma, il quale pare finalizzato più alla protezione sistemica che alla reale soluzione delle questioni; e così via.
Non mi soffermo, inoltre, sulle molte email di genitori anziani che descrivono, per altro con grande dignità, il sostanziale abbandono delle Istituzioni nei confronti dei loro figli adulti, i quali, dopo i diciotto anni, è come se sparissero dai radar. Sembra infatti che queste vite, conclusa la scuola, non interessino più a nessuno, nemmeno a quello Stato che pure, nelle occasioni ufficiali, celebra sempre
l’inclusione.

Ci sono, per spiegare questo stato di cose, delle cause principali, dovute sostanzialmente al fatto che l’attuale totalità sociale non è per nulla comunitaria. Ciò crea, nei vari àmbiti della vita – scuola, lavoro, società –, la maggior parte dei problemi relativi all’inclusione, la quale richiede appunto, per instaurarsi, un ambiente comunitario.
La questione che vorrei affrontare in questo articolo, pur limitata, è comunque la seguente: può in generale la cultura, e in particolare la filosofia, far sì che la mancanza di inclusione sia maggiormente sentita, dal senso comune, come un problema? Il problema, infatti, oggi, è proprio che l’attuale situazione non è nemmeno sentita, dalla maggioranza delle persone, come un problema. La filosofia, occupandosi delle questioni più importanti inerenti alla vita umana, ovvero dei problemi universali di senso e di valore che riguardano potenzialmente tutti, nonché cercando di risolverli in maniera comunitaria (dato che sono temi comuni), può a mio avviso essere utile per favorire una presa in carico complessiva della situazione.

Detto questo, molti lettori ricorderanno, dal liceo, di avere sentito, da Platone e Aristotele, che la filosofia nasce dalla meraviglia. Ciò sembrerebbe poco coerente con quanto poc’anzi affermato. In realtà, per comprendere bene questo punto fondamentale, occorre considerare che la parola greca che solitamente si traduce con “meraviglia”, ovvero thauma, possiede un duplice significato. Essa esprime sì, da un lato, lo stupore profondo che si prova, ad esempio, di fronte ad un magnifico paesaggio naturale. Il termine, però, manifesta pure lo sgomento, o l’angoscia, che si sperimenta di fronte ai gravi problemi degli esseri umani, quali sono anche quelli relativi alla mancata inclusione delle persone con disabilità.
Si tratta di due concezioni del thauma che conducono a due modi molto differenti di fare filosofia, sebbene non tutti, anche tra i maggiori studiosi, ne siano consapevoli.
Nella prima accezione del termine, la filosofia sembra essere un raffinato passatempo intellettuale. Nella seconda accezione – che è tuttavia quella prevalente negli autori classici –, la filosofia porta invece lo sguardo sui problemi sociali più rilevanti, favorendo una dialettica comunitaria utile per cercare, tutti insieme, di risolverli. Non è un caso che la filosofia, in Grecia, nasca democratica, ovvero politica, sebbene oggi essa venga spesso, in alcuni contesti, banalizzata come una sorta di “hobby ludico” per persone colte.

La filosofia, occupandosi dei temi più importanti della condizione umana, che diventano problemi quando appunto si interiorizza la sofferenza sociale che essi generano, può favorire l’inclusione alimentando una più diffusa consapevolezza degli stessi. Adottare un approccio filosofico, soprattutto da parte di chi detiene responsabilità politiche, nonché culturali, potrebbe pertanto davvero essere di grande aiuto. I problemi, infatti, quando sono tali, esigono soluzioni. Se la ricerca delle soluzioni non viene intrapresa, a meno che i problemi non siano insolubili, ciò accade invece di solito perché, da parte di chi potrebbe intervenire, essi non sono davvero sentiti come tali. Quando, però, una questione come la mancata partecipazione sociale di milioni di persone con disabilità non è avvertita come un problema, almeno dalla maggioranza di un Paese, risulta doveroso interrogarsi su quale sia realmente il grado di civiltà di questo Paese.

*Docente di Storia della Filosofia all’Università di Milano-Bicocca (luca.grecchi@unimib.it), autore di “Filosofia, inclusione, comunità” (Scholé, marchio di Morcelliana, 2026, collana “Orso blu”), di cui abbiamo scritto a questo e a questo link. Il presente contributo di riflessione è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti dovuti al differente contenitore, per gentile concessione.

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Una mostra collettiva e un concorso artistico sui temi della pluralità e della diversità inclusive

L’Associazione e testata giornalistica B-HOP Magazine e la Galleria d’Arte e Centro Interculturale Multiverso, realtà non profit operanti a Roma, hanno promosso una mostra collettiva, che si terrà dal 28 maggio al 6 giugno, e il concorso artistico “Pluralità e Diversità – Be Inclusive”, rivolgendosi a giovani artiste e artisti con meno di 35 anni, con particolare attenzione alle persone di origine personale o familiare non italiana e/o con disabilità

L’Associazione e testata giornalistica B-HOP Magazine e la Galleria d’Arte e Centro Interculturale Multiverso, realtà non profit operanti a Roma, hanno promosso una mostra collettiva e il concorso artistico denominato Pluralità e Diversità – Be Inclusive, rivolgendosi a giovani artiste e artisti con meno di 35 anni.
La mostra collettiva si terrà dal 28 maggio al 6 giugno prossimi presso la Galleria Multiverso nel Rione Trastevere di Romas e sarà dedicata ai temi della pluralità e della diversità inclusive, mentre le candidature per la partecipazione al concorso dovranno essere inviate entro il 15 maggio e nella selezione si farà particolare attenzione alle persone di origine personale o familiare non italiana e/o con disabilità. (S.B.)

A questo link è disponibile un ampio testo di approfondimento. Per ulteriori informazioni: Patrizia Caiffa (caiffa@b-hop.it).

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Amedeo Bozzer eletto alla Presidenza dell’ANMIL

«Non arretreremo di un solo passo nel continuare ad assolvere al nostro compito di rappresentanza, supporto e presenza sull’intero territorio nazionale nei confronti di quanti, come noi e come me, sono e saranno vittime di questa tragedia civile – ormai normalizzata – che vive dell’insicurezza del lavoro, della precarietà, dello svilimento della vita umana»: lo ha dichiarato Amedeo Bozzer, dopo essere stato eletto alla Presidenza dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) Amedeo Bozzer, nuovo Presidente dell’ANMIL

«Non arretreremo di un solo passo nel continuare ad assolvere al nostro compito di rappresentanza, supporto e presenza sull’intero territorio nazionale nei confronti di quanti, come noi e come me, sono e saranno vittime di questa tragedia civileormai normalizzata – che vive dell’insicurezza del lavoro, della precarietà, dello svilimento della vita umana e che non si limita a chiedere soluzioni (che risiedono nella corretta applicazione della normativa vigente), ma anche pieno e dovuto riconoscimento»: lo ha dichiarato Amedeo Bozzer, subito dopo essere diventato il nuovo Presidente dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro).
Già Presidente dell’ANMIL di Pordenone dal 2008, Bozzer è stato protagonista di una prolifica carriera associativa, inaugurata poco dopo l’infortunio in fabbrica che gli costò, a 21 anni, l’uso della mano destra. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: comunicazione@anmil.it.

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Cultura inclusiva: se ne parlerà al Salone del Libro di Torino

Nell’àmbito dell’imminente Salone Internazionale del Libro di Torino, l’APRI (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) proporrà il 14 maggio una tavola rotonda dedicata alla cultura inclusiva, organizzata in collaborazione con CAMERA (Centro Italiano per la Fotografia) e con Tactile Vision Lab

All’interno della programmazione dello stand della Regione Piemonte, presso il Salone Internazionale del Libro di Torino, l’APRI (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) proporrà nella mattinata del 14 maggio (Sala Arancio di Lingotto Fiere, ore 11.30) una tavola rotonda dedicata alla cultura inclusiva, organizzata in collaborazione con CAMERA (Centro Italiano per la Fotografia) e con Tactile Vision Lab.
All’incontro, dedicato a come progettare una cultura realmente accessibile, attraverso parole, segni ed esperienze sensoriali, moderato da Alessia Volpin, interverranno Maria Cristina Araimo e Rocco Rolli. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: apri@ipovedenti.it.

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