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D.M. n 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – Esiti fase 1 Scelta provincia – cdc A015-A040-A060-B006
Due giornate in Campania dedicate agli “occhiali intelligenti”
La Rete campana CIVES promuoverà il 15 e 16 ottobre presso la Biblioteca Comunale di Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia (Napoli) due giornate speciali dedicate all’innovazione e all’autonomia delle persone cieche e ipovedenti. Al centro vi saranno gli iSee One, i cosiddetti “occhiali intelligenti” che stanno migliorando la mobilità delle persone con disabilità visiva e che i partecipanti potranno provare dal vivo, sperimentando personalmente le potenzialità di questo ausilio, vale a dire sensori che rilevano ostacoli all’altezza del viso e della testa, avvisi sonori e vibrazioni per segnalare la distanza, connessione Bluetooth per gestire musica, GPS, VoiceOver, Siri e persino ChatGPT.
«Non solo un supporto tecnologico – sottolineano da CIVES -, ma uno strumento concreto di autonomia e inclusione, pensato per rendere la vita quotidiana più sicura e indipendente. (S.B.)
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Formazione, informazione e autonomia al centro delle Giornate Nazionali UILDM
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, stanno per tornare le Giornate Nazionali UILDM, il tradizionale evento dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare e delle sue 65 Sezioni sul territorio nazionale, che dal 13 al 19 ottobre sensibilizzeranno ancora una volta sul diritto all’inclusione delle persone con malattie neuromuscolari, sette giorni per richiamare l’attenzione su un’Associazione che dal 1961 lavora per i diritti delle persone con distrofie e altre malattie neuromuscolari, nonché per le loro famiglie.
A caratterizzare l’evento, un video con gli artisti Luca Ravenna ed Eleazaro Rossi, stand up comedian, che invitano tutti e tutte a scommettere sulla UILDM e sull’impegno di essa per le persone con disabilità, all’insegna del motto «Noi scommettiamo su UILDM, e tu?» (il video è visibile a questo link e tutta la campagna di comunicazione sarà accompagnata dall’hashtag #IoScommettoSuUILDM).
Saranno sostanzialmente tre le parole chiave delle Giornate UILDM, vale a dire Formazione, Informazione e Autonomia personale, come spiegano dall’Associazione: «Uno dei pilastri della nostra azione è la formazione e l’informazione sulle distrofie e le altre malattie neuromuscolari, per aumentare la conoscenza di queste patologie rare e degenerative. In tal senso segnaliamo che il 18 ottobre si svolgerà all’Ospedale di Busto Arsizio (Varese) il corso ECM dedicato ai professionisti del mondo sanitario sulla Riabilitazione respiratoria nel paziente neuromuscolare: dalla teoria alla pratica, per fornire una panoramica completa sul coinvolgimento respiratorio nelle malattie neuromuscolari, con particolare riferimento alle distrofie muscolari, evidenziando le specificità della fisiopatologia e le problematiche legate alla valutazione, al monitoraggio clinico e all’applicazione di tecniche e delle più recenti tecnologie nell’ambito della ventilazione meccanica e della disostruzione bronchiale (per iscrizioni accedere a questo link)».
Per quanto poi riguarda l’autonomia personale, «da sempre – dicono dalla UILDM – il nostro impegno si spende in favore di essa, oltreché promuovendo la Vita indipendente delle persone con disabilità, attraverso strumenti e servizi messi a disposizione della comunità neuromuscolare. Il 21 ottobre, ad esempio, presso Palazzo Marino a Milano, verrà presentata la nuova piattaforma denominata Sostegninrete, nata per creare un match tra persone con disabilità e assistenti personali. La presentazione, che avverrà con il patrocinio del Comune di Milano, vedrà la partecipazione dei rappresentanti delle Istituzioni, del mondo del Terzo Settore, delle realtà in rete con la nostra Associazione, della comunità delle persone con disabilità e le loro famiglie. Sostegninrete sarà uno spazio dedicato all’assistenza personale, che intende fare incontrare le persone con disabilità che cercano un supporto per la vita quotidiana con assistenti personali che ricercano nuove opportunità di lavoro e vogliono mettere a disposizione le proprie competenze professionali (per partecipare in presenza o seguire l’evento online, segnalare la propria partecipazione a questo link)».
Le Giornate Nazionali UILDM, infine, saranno anche la cornice ideale per presentare il rinnovamento di alcuni tra i più importanti strumenti con cui l’Associazione racconta ciò che fa, ossia la messa online del nuovo portale nazionale e i siti in rete, quelli del Servizio Civile UILDM, del Gruppo Donne e delle Sezioni locali. «Un nuovo strumento – viene spiegato – che rende l’informazione e la formazione più vicine e accessibili a tutti e tutte, mettendo in rete le storie, i servizi, i progetti e l’impegno per combattere le malattie neuromuscolari e costruire piena inclusione».
Da dire in conclusione che ad accompagnare la campagna della prossima settimana sarà la consueta latta UILDM, firmata quest’anno dall’illustratrice Ciwa (Cinzia Piazza), con 220 grammi di biscotti all’interno (distribuita a fronte di un contributo minimo di 12 euro nelle sedi delle Sezioni UILDM o tramite questo sito). Dal canto loro, i volontari dell’Associazione saranno presenti in tante piazze per raccontare le attività che li vedono impegnati nel dare alle persone con distrofia muscolare e alle loro famiglie le stesse possibilità di tutti. I vari contributi raccolti serviranno a finanziare i servizi che le Sezioni della UILDM offrono sul proprio territorio alle persone con malattie neuromuscolari e con disabilità in generale. (S.B.)
Per ulteriori informazioni: uildmcomunicazione@uildm.it.L'articolo Formazione, informazione e autonomia al centro delle Giornate Nazionali UILDM proviene da Superando.
Le batterie al litio in aereo
A proposito del trasporto delle batterie al litio in aereo, chiaramente le ragioni di sicurezza sono preminenti, ma è anche certo che per una persona con disabilità in carrozzina non poter portare con sé il proprio propulsore elettrico è una grave menomazione del proprio diritto alla mobilità.
Attualmente, in generale, è permesso il trasporto in cabina di una batteria che non superi i 300 Wh [Wattora, N.d.R.], una quantità, questa, molto limitante soprattutto per le batterie più recenti e potenti. È vero che esistono batterie specifiche che rimangono sotto tale limite, ma hanno il difetto di un costo discretamente elevato.
Ci rendiamo conto che chiedere per le persone con disabilità un aumento del limite consentito non è cosa semplice, sia perché la tendenza di molte compagnie aeree è, al contrario, quella di limitare ulteriormente la potenza trasportabile (ad esempio, risulta che Emirates, da qualche giorno, avrebbe introdotto limitazioni ulteriori), sia perché l’interlocutore dovrebbe essere l’ente che raggruppa le compagnie aeree, sicuramente non facile da raggiungere per un simile argomento. Però, perché almeno non provarci, cominciando a sollevare il problema?
*Presidente dell’Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia.
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“Quando mi ascolti, fatti sentire!”: è il motto della web radio creata da Stefano Pietta
Erano gli Anni Settanta, quelli delle radio libere, emittenti private con un certo non so che di ribelle, nate dopo la liberalizzazione dell’etere, che agivano non soltanto a scopi commerciali e di puro intrattenimento, ma utilizzavano lo strumento radiofonico anche per fini sociali.
Ha un po’ quel sapore pionieristico, genuino e generoso Steradiodj, la web radio voluta, fondata, diretta e condotta da Stefano Pietta, quarantunenne giornalista pubblicista di Manerbio (Brescia) che da 12 anni trasmette da casa sua 24 ore su 24 musica, interviste, opinioni e dibattiti sui temi più vari, a partire dalla disabilità. «Condivido la mia vita con una tetraparesi spastica che mi limita nei movimenti degli arti e mi fa vivere da sempre in carrozzina», esordisce Stefano e, come ripete spesso, per lui questa radio è un hobby, ma con un obiettivo nobile, avendola aperta per “sensibilizzare verso quella straordinaria parte del mondo che prende il nome di “disabilità”.
Entriamo nel vivo con qualche dettaglio tecnico e curiosità, perché quando si pensa a una radio ci si immagina uno studio professionale, pieno di apparecchiature che in una comune abitazione in teoria non riuscirebbero ad entrare. Soltanto in teoria, però: la storia di Steradiodj, infatti, sovverte questo luogo comune. «La mia avventura è iniziata ufficialmente il 23 ottobre 2013 per passione, è tuttora una passione e resterà sempre tale», racconta Stefano, ripercorrendo i suoi esordi, e quando gli chiediamo come sia riuscito ad allestire uno studio radiofonico “casalingo”, ci spiega che «la strumentazione adatta l’ho trovata dopo una lunga ricerca anche grazie all’aiuto di un amico. Per quanto riguarda la programmazione, decido io a mio piacere quando andare in diretta da solo, realizzare interviste oppure mandare semplicemente la programmazione a rotazione automatica perché magari ho impegni di lavoro o altro. Ho “trasformato” la mia camera da letto in una sorta di studio radiofonico con microfono e due computer. La radio ha regolari licenze SIAE, SCF ed ITSRIGHT».
Ma cosa ti ha spinto, gli chiedo, a diventare il promotore e conduttore di una radio tutta tua? «I motivi che mi hanno spinto a fondare, condurre e gestire Steradiodj sono principalmente trattare le condizioni di disabilità, i temi sociali e la speranza di poter avere nuovi contatti e fare nuove amicizie. La gestione è tutta solo mia, a parte qualche rubrica a tema e in giorni fissi che conduco con amici o amiche».
Sei riuscito poi a fare nuove conoscenze come speravi? «Ho aumentato notevolmente i contatti, ma sono comunque sempre alla ricerca di nuovi e specialmente di persone che vengano a trovarmi fisicamente». Stefano tiene molto all’interattività con ascoltatori e ascoltatrici, non soltanto vissuta a livello virtuale e lo stesso vale per le persone che intervengono in diretta. Sono numerose, infatti, le fotografie sui suoi canali social che lo ritraggono con coloro che gli fanno visita sia per amicizia sia per essere intervistati da lui nello studio.
Come ogni dj che si rispetti, ha conosciuto numerosi volti noti della musica e dello spettacolo: «Tutti gli incontri che ho fatto, nessuno escluso, mi hanno lasciato emozioni stupende. Per citarne alcuni in àmbito musicale: Luciano Ligabue (di cui sono anche fan), Zucchero, Jovanotti, Francesco De Gregori, Giorgia, Gianna Nannini, Malika Ayane e molti altri. In àmbito di disabilità, sicuramente Alex Zanardi. In àmbito dello spettacolo, invece, Giorgio Panariello».
Stefano trasmette, nei limiti del possibile, tutti i generi musicali, mentre da ascoltatore predilige la musica leggera italiana e, quando può, assistere ai concerti. A tal proposito dice che «accessibilità e visibilità potrebbero essere molto migliorate perché molto spesso veniamo collocati lontani dal palco, impedendoci così di fruire al 100% dell’evento».
Questa considerazione ci porta dritti a parlare di un’altra passione di Stefano, lo sport. Convinto interista, è stato per alcuni anni aiuto allenatore di diverse squadre del settore giovanile. Ha sempre vissuto il calcio non soltanto da tifoso, ma dentro il campo e ora, in qualità di giornalista, avrebbe il diritto di poterlo “frequentare” non dal settore riservato alle persone con disabilità, ma accanto ai colleghi dalle tribune stampa, se non fosse che queste sono nella maggior parte dei casi inaccessibili. Nel 2023 ha condotto un’inchiesta tra le società di serie A per valutare la fruibilità ai giornalisti con disabilità (a suo tempo ne abbiamo parlato anche sulle nostre pagine) e a proposito di quel suo sondaggio dice: «Le società di serie A che hanno stadi con tribuna stampa accessibile sono cinque su venti. Sinceramente non ho poi più approfondito se ci sono stati cambiamenti, ma ne dubito, essendo così strutturati gli stadi…».
Se gli eventi musicali e sportivi non brillano per l’inclusione, lo stesso non si può dire dell’ambiente radiofonico nel quale afferma di non avere mai incontrato discriminazioni o pregiudizi.
Stefano Pietta ha fatto della comunicazione una forma di espressione e di dialogo franco con il pubblico. Nata con uno scopo sociale, Steradiodj nel corso del tempo è diventata un’emittente generalista che promuove dibattiti, incontri e rubriche sugli argomenti più disparati. Disabilità, dunque, ma anche attualità, cronaca, sport e gossip: «Scelgo l’ospite da intervistare, quindi il tema trattato dipende ovviamente da chi scelgo. Tendo ad escludere il più possibile dalla mia radio la politica in generale».
In questi 12 anni Steradiodj è uscita dai confini provinciali, ormai la seguono persone da tutta Italia, merito anche della notorietà del suo fondatore, che è anche volontario onorario del Comitato di Brescia della Croce Rossa Italiana e testimonial della sezione bresciana dei City Angels.
Chi pensa poi che Stefano si limiti a “ingannare la noia” davanti a un microfono si sbaglia di grosso. Se infatti l’interesse per la musica l’ha portato a creare una radio tutta sua e quello per il calcio gli ha fatto indossare i panni dell’allenatore, questo giovane è riuscito anche a mettere a frutto il diploma di gestione aziendale e il corso di webmaster e amministratore di reti locali: «Da tanti anni lavoro come impiegato informatico per una fonderia tramite il telelavoro».
I punti di vista da cui Stefano guarda la disabilità sono molteplici; non soltanto la vive sulla sua persona, ma ha modo di confrontarsi con l’atteggiamento nei confronti di questa condizione nel mondo del lavoro, nello sport, nell’ambiente musicale e dello spettacolo. Quando gli domandiamo come valuta lo sguardo dell’opinione pubblica, afferma che «si è fatto moltissimo di positivo per quanto riguarda l’atteggiamento nei nostri confronti, poi ovviamente è chiaro che si potrebbe fare sempre di più».
C’è sempre una nota positiva e di apertura verso gli altri nelle sue risposte, caratteristiche che ritroviamo nello slogan che si legge sulla pagina web della sua radio: Quando mi ascolti, fatti sentire!. Un invito all’amicizia che è poi una delle ragioni che l’hanno portato ad inventarsi con successo dj: «Quindi chi volesse contattarmi e/o farsi intervistare da me, eccomi, vi aspetto!», conclude Stefano Pietta congedandosi, non prima di averci ricordato che possiamo seguirlo dal sito di Steradiodj oppure scaricando la app gratuita per smartphone steradiodj.
Se la radio ha resistito al trascorrere dei decenni, cambiando eppure restando sempre se stessa, lo dobbiamo a persone come Stefano che hanno saputo con intelligenza adattarla ai gusti delle persone, amplificandone le possibilità con l’utilizzo di Internet.
*Direttrice responsabile di Superando. Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “Stefano Pietta e la sua Steradiodj, il ragazzo con disabilità che diffonde positività da un’emittente radiofonica”) e viene qui ripreso per gentile concessione.
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D.M. n. 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – Avviso avvio Fase 2 Scelta sede – ccdc A015 – A040 – A060 – B006
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DDG n. 1328 del 29 maggio 2024 – Decreto approvazione graduatoria di merito scuola secondaria di I e II grado. RETTIFICA
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D.D.G. prot. n. AOODRCAL29308 del 10 ottobre 2025 – Esito avviso prot. n. AOODRCAL28113 del 30 settembre 2025
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D.D.G. prot. n. AOODRCAL29305 del 10 ottobre 2025 – Esito avviso prot. n. AOODRCAL26996 del 22.09.2025
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D.M. n 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – Esiti fase 1 Scelta provincia – cdc A015-A040-A060-B006
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“Piccoli Eroi a Scuola, quando fu il giorno della Calabria” per la Scuola dell’Infanzia A.S. 2025/2026
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Si concluderà sul lungomare di Bari il 15° Giro d’Italia di Handbike
Abbiamo seguito regolarmente anche quest’anno il Giro d’Italia di Handbike, giunto alla sua quindicesima edizione, che ha abbracciato da Sud a Nord l’intera Italia, da Reggio Calabria a Noventa di Piave (Venezia), da Basiglio (Milano) a Monfalcone (Gorizia), da Seregno (Monza-Brianza) a Pioltello (Milano). Siamo ora a pochi giorni dalla tappa conclusiva, in programma per il 12 ottobre a Bari, dove vi sarà anche l’evento finale dei Campionati Italiani FISDIR‑FCI Faum Cup (la FISDIR è la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali).
«Abbiamo scelto ancora una volta Bari e il suo iconico lungomare per ospitare la finalissima del nostro Giro – dichiara Fabio Pennella, presidente di Solutions & Events Organization che promuove la manifestazione -, un evento che edizione dopo edizione cresce in successo e partecipazione, attirando un numero sempre maggiore di atleti, anche dall’estero, che scelgono di prendere parte a questa straordinaria avventura sportiva». (S.B.)
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Quando la cura diventa prigionia
Ritenendo che il numero delle persone contenute nelle residenze sociali e sociosanitarie per anziani che accolgono persone non autosufficienti e con demenza sia un indicatore rilevante per valutare la qualità dei servizi, il Gruppo Solidarietà, importante realtà marchigiana impegnata da oltre quarantacinque anni nella difesa e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità, ha provato a rilevare questo dato nelle Marche.
Dalla richiesta rivolta alle cinque Aziende Sanitarie della Regione, è emerso che «nelle strutture delle Province di Pesaro-Urbino e Ascoli Piceno il livello di contenzione oscilla tra il 75 e l’85%. Dal dato di Fermo non si riesce a desumere una percentuale che presumibilmente può essere assimilabile alle altre due. Non sono presenti i dati delle Aziende Sanitarie Territoriali di Ancona e Macerata. La prima ha ritenuto la richiesta non adeguatamente formulata; la seconda, invece, non ha proprio risposto», spiegano dal Gruppo Solidarietà, che all’indagine ha dedicato uno specifico approfondimento, liberamente fruibile a questo link.
Comunque lo si voglia guardare, osservano ancora dal Gruppo Solidarietà, si tratta di un dato «sufficientemente impressionante», «un indicatore estremamente significativo, che una volta accertato, e soprattutto evidenziato, richiederebbe un’analisi accurata delle cause (è un problema di modello organizzativo? gli standard sono inadeguati? la paura di contenziosi legali? ecc.), e urgenti interventi finalizzati ad una [sua] significativa riduzione. L’auspicio e l’augurio che la pubblicazione di questi dati, possa stimolare, accanto ad analisi e riflessioni, azioni volte a cambiare questa situazione. L’impressione è che troppe volte “una cinta non la si neghi a nessuno”».
Oltre a rendere disponibili i dati e le schede di rilevazione, l’approfondimento del Gruppo Solidarietà è arricchito dai commenti di due esperti, Letizia Espanoli, consulente e formatrice, esperta di servizi a persone con demenza (se ne legga a questo link), e Pietro Landra, geriatra, già direttore della struttura complessa “Geriatria Territoriale” a Torino, attualmente direttore sanitario della residenza sanitaria assistita “Il Trifoglio” di Torino. Due figure amiche del Gruppo Solidarietà, che nel tempo ha ospitato diversi loro contributi sulla propria rivista, «Appunti sulle politiche sociali».
«Quando la cura diventa prigionia. In alcune case per anziani oltre l’80% dei residenti è contenuto. In altre, molto meno. Non è il bisogno clinico a decidere, ma la cultura organizzativa. La contenzione non protegge: mortifica. La vera sicurezza nasce da ambienti adattati, formazione e relazione. La domanda resta: perché in certi luoghi si sceglie di legare e in altri di liberare?», si chiede, tra le altre cose, Espanoli.
Questo, invece, è uno dei passaggi più significativi del commento di Landra: «L’attenzione è stata giustamente focalizzata sulla contenzione meccanica, non dimentichiamo tuttavia che esistono altri tipi di contenzione, in particolare quella farmacologica, meno visibile ma diffusissima. In àmbito psichiatrico la scoperta negli Anni Cinquanta della Clorpromazina (primo farmaco antipsicotico) aveva permesso di ridurre l’uso della contenzione meccanica; nelle nostre RSA ho la sensazione che ciò non avvenga, il farmaco purtroppo non sostituisce le cinture e le sponde, ma si affianca a loro». (Simona Lancioni)
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
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Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) nel futuro
I disturbi del neurosviluppo nel Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, l’appropriatezza dell’uso dei farmaci, l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività) e le dipendenze, la possibile organizzazione della rete di trattamento per l’ADHD stesso da parte delle Regioni, la psicoeducazione per l’ADHD, la didattica per gli alunni con disturbo da deficit di attenzione/iperattività e per tutto esperienze e testimonianze: saranno questi i temi al centro di ADHD nel futuro. Appropriatezza dei trattamenti, normative, e disposizioni nazionali. Buone pratiche cliniche e organizzative, convegno organizzato dall’AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD) per l’11 ottobre a Roma (Hotel Roma Aurelia Antica, Via Degli Aldobrandeschi, 223, ore 9-17.30), cui interverranno esponenti di istituzioni nazionali quali Alberto Siracusano, coordinatore del Tavolo Tecnico sulla Salute Mentale presso il Ministero della Salute e Pier Paolo Olimpieri, dirigente dell’Ufficio Registri di Monitoraggio dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e nonché della Regione Lazio, insieme a numerosi esperti che condivideranno buone pratiche di sanità pubblica, esperienze concrete e progetti innovativi in ambito di ADHD nel panorama nazionale e internazionale.
Il convegno sarà a partecipazione gratuita (con iscrizione a questo link) e si rivolgerà a familiari e adulti con ADHD, studenti, insegnanti di ogni ordine e grado, psicologi/psicoterapeuti, pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, psichiatri/neuropsichiatri, figure educative in tutti gli àmbiti della vita sociale, istruzione, formazione, università, sport e a chiunque altro sia interessato all’ADHD.
«Questo evento – dichiara Patrizia Stacconi, presidente dell’AIFA – che si svolgerà subito dopo la Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre e in questo Mese della Consapevolezza sull’ADHD, ha l’obiettivo di sensibilizzare la società, di far conoscere e diffondere la conoscenza sul disturbo da deficit di attenzione/iperattività nell’arco di vita delle persone, inserendosi tra le attività della nostra Associazione volte a favorire e a garantire l’accesso alle cure specifiche per l’ADHD di prossimità e omogenee su tutto il territorio nazionale. In Italia, infatti, la terapia multimodale specifica per l’ADHD in àmbito del Servizio Sanitario Nazionale, tranne alcune buone pratiche, è tutta da costruire, se è vero che sono l’eccezione i servizi pubblici dove viene attuata la psicoeducazione e che sono ancora insufficienti e difficili da trovare le Unità di Sanità Pubblica attive per l’elaborazione dei Piani Terapeutici per i farmaci specifici. Ancora oggi, tra l’altro, tre Regioni (Basilicata, Calabria e Molise) sono sprovviste di Unità di Sanità Pubblica autorizzate per il trattamento farmacologico specifico per l’ADHD in età adulta, il che significa inaccessibilità alla diagnosi e alla presa in carico terapeutica nel quadro del Servizio Sanitario Nazionale per la grandissima maggioranza delle persone. E ancora, i Centri autorizzati al trattamento farmacologico per l’ADHD spesso operano secondo criteri disomogenei, ad esempio escludendo i pazienti non residenti anche se vivono nel territorio di altro Distretto della stessa ASL o comunque nella medesima Regione oppure applicando limiti di età per gli adulti».
«Il risultato di tutto quanto detto – conclude – è la mancanza di prossimità delle cure, la migrazione extraregionale per molti adulti e famiglie di minori, il sovraccarico delle unità correttamente funzionanti. Come AIFA abbiamo rappresentato le nostre istanze in audizione presso il Tavolo Tecnico sulla Salute Mentale al Ministero della Salute e auspichiamo linee di indirizzo regionali volte a garantire prossimità e omogeneità di accesso ai servizi, diagnosi e trattamento dell’ADHD per minori e adulti, seguendo l’esempio di altre Regioni tra cui il Lazio con la Delibera di Giunta Regionale 292/25». (S.B.)
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Le persone con sindrome di Down non solo possono lavorare, ma possono dare lavoro!
«Mi sembrava di non piacere per quello che ero. Nessuno mi avrebbe assunto, quindi ho deciso di aprire un’attività in proprio: oggi Collette non solo ha trovato la sua strada e ha un biscottificio di successo, ma ha un sito e delle pagine social molto seguiti e potremmo definirla a tutti gli effetti una “influencer”, nel senso migliore del termine: perché con la sua intraprendenza e il suo coraggio, può essere di esempio a tante persone e incoraggiarle a scoprire i propri desideri e poi fare di tutto per realizzarli»: lo dicono dall’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), parlando di Collette Divitto, che ha la sindrome di Down ed è un’imprenditrice. «E contrariamente a quanto si potrebbe credere – aggiungono dall’Associazione -, non è l’unica. Fuori dal nostro Paese, infatti, l’imprenditoria è una strada percorribile e percorsa da diverse persone con sindrome di Down, che decidono – con l’aiuto di associazioni, familiari o amici – di trasformare una passione e un talento in un’attività tutta loro. E così non solo trovano un lavoro, ma col tempo lo assicurano anche ad altri».
Proprio dalla storia di Collette Divitto e dei suoi biscotti, di John Lee Cronin e della sua azienda di calzini e di tante altre in giro per il mondo e anche per l’Italia, l’AIPD ha preso ispirazione per lanciare un progetto ambizioso, in occasione dell’imminente Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down del 12 ottobre. «Non una campagna che si risolva nell’arco di pochi giorni – spiega Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’AIPD – che rischia di vedere disperso il messaggio, ma un percorso più ampio e duraturo, capace di produrre un cambiamento reale. Non solo dire qualcosa di rivoluzionario, ma fare qualcosa di rivoluzionario: scardinare cioè gli stereotipi e aprire a nuove possibilità. Vogliamo in sostanza incoraggiare e sostenere le persone con sindrome di Down a credere nelle proprie idee, dando loro l’opportunità di diventare imprenditori. Così facendo vogliamo far compiere un salto in avanti – ma anche in alto – al concetto di inclusione lavorativa. Perché una persona con sindrome di Down che apre un’attività non realizza soltanto il proprio sogno, ma può creare posti di lavoro e spazi di inclusione».
Tornando a Collette Divitto, si parla di una giovane imprenditrice e attivista americana nata nel 1990 con la sindrome di Down. Cresciuta a Ridgefield, nel Connecticut, ha sviluppato fin da piccola una passione per la cucina, in particolare per la preparazione dei biscotti. Spinta anche dalle difficoltà incontrate nel trovare un impiego tradizionale, Collette ha deciso di trasformare la sua passione in un’opportunità imprenditoriale e così, nel 2016, insieme alla madre Rosemary e alla sorella Blake, ha fondato Collettey’s Cookies, azienda che produce e vende biscotti artigianali.
Il suo primo cliente è stato un negozio locale di Boston, che ha venduto 100 confezioni dei suoi biscotti nella prima settimana. Da allora, l’azienda è cresciuta notevolmente, con vendite che oggi superano le 550.000 spedizioni in tutto il Nord America. Spinta da questo successo, Collette ha anche fondato la Collettey’s Leadership, organizzazione no-profit dedicata a fornire formazione e supporto a persone con disabilità, aiutandole a sviluppare competenze imprenditoriali e a raggiungere l’indipendenza.
Collette Divitto, dunque, è la prova vivente che le persone con sindrome di Down possono non solo lavorare, ma anche diventare imprenditori e imprenditrici. E anche in Italia la consapevolezza che questo sia possibile inizia a farsi strada: sempre più persone con sindrome di Down chiedono infatti all’AIPD informazioni e suggerimenti su come realizzare le proprie idee imprenditoriali.
Il quadro generale, purtroppo, resta difficile, nonostante i notevoli passi avanti compiuti negli ultimi quarant’anni e il lavoro continua ad essere un miraggio per la maggior parte delle persone con sindrome di Down: secondo infatti i dati della ricerca Non uno di meno, condotta da Censis per l’AIPD nel 2022, solo il 13,3% aveva un contratto da dipendente o collaboratore. A questo punto, quindi, l’idea è di rovesciare uno stereotipo: «Abituati a pensare le persone con sindrome di Down come persone da includere – dicono dall’AIPD -, proviamo oggi a immaginare che siano loro a includere. Al tempo stesso, viene a cadere un altro stereotipo: che le persone con sindrome di Down siano incapaci di creare e possano, tutt’al più, eseguire».
«Per smentire questo diffuso pregiudizio e contribuire alla creazione, finalmente, di una nuova visione e una nuova cultura della sindrome di Down e della disabilità in genere – sottolinea ancora Salbini -, diamo vita alla prima piattaforma per raccogliere e sostenere idee e progetti di persone con la sindrome di Down, progetti finanziabili principalmente da brand e aziende, ma anche dai privati cittadini».
La piattaforma si chiama Up-With-Down, ossia La piattaforma business con più geni e si presenterà con un taglio aziendale, pensata però per garantire la massima accessibilità.
Il lancio prevede tre fasi successive, la prima delle quali (Coming soon page) potrà consentire alle persone interessate, a partire dal 10 ottobre, di avere un’idea precisa del progetto e di lasciare il proprio recapito e-mail per essere avvisate dell’apertura delle candidature. Successivamente è prevista una Landing Page, in cui, dal mese di novembre, partirà la Call for Ideas e i candidati potranno caricare le proprie idee imprenditoriali. Infine, il 1° maggio 2026, in corrispondenza della Festa dei Lavoratori, arriverà online la piattaforma ufficiale che sarà la vetrina dei progetti inviati e attraverso la quale imprese e privati cittadini potranno iniziare a finanziare.
La relativa campagna di comunicazione, promozione e sensibilizzazione inizia dunque adesso e andrà avanti per i prossimi mesi, contribuendo a tenere viva l’attenzione e a richiamare l’interesse del pubblico fino al 1° maggio, momento sempre particolarmente significativo per l’AIPD, che riconosce nel lavoro il primo, fondamentale strumento di inclusione e autonomia.
«Si tratta di una rivoluzione che avevamo lasciato intendere già il 1° maggio scorso – affermano dall’Associazione -, con l’affermazione Non chiederti cosa puoi fare per me. Chiediti cosa io posso fare per te. La nuova campagna prenderà quindi in prestito il linguaggio della piattaforma per eccellenza dedicata al lavoro, LinkedIn, a confermare il fatto che qui non si parla di “lavoretti” né tantomeno di “passatempi”, ma di professioni e professionisti: perché le persone con sindrome di Down diventano adulte e, come tutti gli adulti, devono essere prese sul serio».
«Il nostro motto è da sempre “Se puoi pensarlo, allora lo puoi fare” – ricordano dall’AIPD -, è il principio e la convinzione su cui si basa la nostra storia, lunga più di 45 anni. Oggi lo diciamo ancora con più forza, mentre invitiamo le persone con sindrome di Down a superare paura e insicurezza, per mettere le ali alle proprie idee. A metter loro le gambe ci proveremo noi, insieme alle aziende, gli imprenditori e tutti coloro che vorranno dare fiducia a questo progetto».
«Il nostro auspicio – conclude dal canto suo Salbini -, ma soprattutto la nostra scommessa, è che grazie alla piattaforma che intendiamo costruire i sogni diventino desideri, i desideri progetti, i progetti realtà».
Da segnalare, infine, che la campagna dell’AIPD, realizzata grazie alla collaborazione dell’Agenzia Anema District, è realizzata nell’àmbito del proprio progetto Forma-mentis, sostenuto da un finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (annualità 2024) e già da noi ampiamente presentato nel settembre scorso. (S.B.)
Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.L'articolo Le persone con sindrome di Down non solo possono lavorare, ma possono dare lavoro! proviene da Superando.
AVVISO- attribuzione di esoneri e/o semiesoneri dall’insegnamento per i docenti delle istituzioni – scolastiche affidate in reggenza annuale ed oggetto di dimensionamento (a.s. 2025-2026).
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AVVISO- attribuzione di esoneri e/o semiesoneri dall’insegnamento per i docenti delle istituzioni – scolastiche affidate in reggenza annuale ed oggetto di dimensionamento (a.s. 2025-2026)
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