Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
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Nell’Altopiano della Paganella le montagne trentine sono sempre più inclusive e accessibili

Superando - 25 Giugno 2026 - 12:45pm

Progetto promosso dalla locale Azienda per il Turismo Visit Paganella, “Paganella Open” offre alle persone con disabilità sensoriali, cognitive e motorie opportunità concrete di esplorare il territorio trentino dell’Altopiano della Paganella, ai piedi delle Dolomiti del Brenta, all’insegna di una montagna sempre più inclusiva e accessibile. Segnaliamo alcuni dei prossimi appuntamenti con tali caratteristiche Immagine di repertorio di una giovane con disabilità coinvolta in attività accessibili nell’àmbito di “Paganella Open”

Si chiama Paganella Open ed è un progetto promosso dalla locale Azienda per il Turismo Visit Paganella, per offrire alle persone con disabilità sensoriali, cognitive e motorie opportunità concrete di esplorare il territorio trentino dell’Altopiano della Paganella, ai piedi delle Dolomiti del Brenta, all’insegna di una montagna sempre più inclusiva e accessibile. Ogni anno, infatti, l’iniziativa si arricchisce di percorsi accessibili, attività ed eventi pensati perché chiunque desideri immergersi nella natura secondo le proprie aspettative, in serenità e sicurezza.
Tra i prossimi appuntamenti, segnaliamo innanzitutto l’Open Weekend di domani, 26 giugno, e di sabato 27, un fine settimana all’insegna dello sport e della natura, con attività accessibili quali percorsi sensoriali nel Parco del Respiro, handbike, tandem, arrampicate ed esperienze a cavallo.
Quindi, il Brenta Open Camp, dal 29 giugno al 3 luglio, che trasformerà le Dolomiti di Brenta, in un bene comunitario realmente fruibile, coniugando sport e inclusività.
E infine, dal 31 agosto al 5 settembre, il Paganella Way, itinerario a tappe attraverso i borghi della Paganella, da vivere a piedi o con i mezzi più adatti, come occasione di condivisione e sensibilizzazione sul tema dell’inclusione. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ampio approfondimento. Per altre informazioni: Chiara Martignoni (chiara.martignoni@agenziapressplay.it).

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La Costituzione e la disabilità: le parole non possono restare a metà strada

Superando - 25 Giugno 2026 - 12:06pm

«Perché il Legislatore – scrive Daniele Romano, a proposito del Disegno di Legge voluto per inserire la disabilità nella Costituzione – non ha accolto il concetto di “persone con disabilità” come unico e universale riferimento, decidendo invece di lasciare in vita il termine “inabili”? La questione è tutt’altro che banale o puramente lessicale. Dietro questa scelta, infatti, si nasconde la resistenza di un vecchio modello assistenziale, storicamente ancorato alla capacità lavorativa ed economica del cittadino»

La lingua della nostra Costituzione è, per definizione, una lingua viva, dove ogni parola pesa come un macigno e orienta il futuro del Paese. Per questo motivo, i lavori della Prima Commissione Permanente del Senato sul Disegno di Legge Costituzionale AS 1299 meritano una riflessione che vada ben oltre la cronaca parlamentare.

Il testo approvato lo scorso 17 giugno ha sancito un passo avanti atteso da decenni: la definitiva cancellazione della parola «minorati» dall’articolo 38 della Carta. Un atto di civiltà linguistica e culturale dovuto. Tuttavia, a uno sguardo più approfondito, l’architettura della riforma rivela una timidezza strutturale che rischia di depotenziare la portata storica della revisione.
Il testo uscito dalla Commissione lascia infatti immutato l’articolo 3 della Carta (il principio di uguaglianza), concentrando le modifiche sull’articolo 38. Qui viene introdotto un nuovo, modernissimo primo comma: «La Repubblica riconosce e garantisce il diritto delle persone con disabilità all’autonomia, all’inserimento sociale e professionale e alla partecipazione alla vita della comunità». Si tratta del pieno recepimento della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, incentrato sul modello sociale dell’inclusione e della rimozione delle barriere.
Il corto circuito normativo si consuma però pochi righi più sotto. Il terzo comma dell’articolo 38 viene infatti modificato solo parzialmente, coordinando il testo in questo modo: «Gli inabili e le persone con disabilità hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale».
La domanda sorge spontanea: perché il Legislatore non ha avuto il coraggio di accogliere il concetto di «persone con disabilità» come unico e universale riferimento, decidendo invece di lasciare in vita il termine «inabili» (presente anche nel comma precedente in riferimento all’inabilità al lavoro)?
La questione è tutt’altro che banale o puramente lessicale. Dietro questa scelta, infatti, si nasconde la resistenza di un vecchio modello assistenziale, storicamente ancorato alla capacità lavorativa ed economica del cittadino. L’«inabile», nel linguaggio burocratico e previdenziale del nostro welfare, è colui che è definito in base a ciò che non può fare, un soggetto passivo di tutele economiche e monetarie. Al contrario, la «persona con disabilità» è un soggetto attivo di diritti, la cui condizione dipende dall’interazione tra le proprie caratteristiche e un ambiente circostante più o meno inclusivo.

La scelta del Senato appare come una soluzione di compromesso, dettata probabilmente dal timore tecnico e finanziario di scardinare l’enorme impalcatura di leggi ordinarie e sentenze che regolano la previdenza sociale. Sostituire in toto il termine «inabilità» avrebbe imposto una riscrittura sistemica del diritto assistenziale italiano. Tuttavia, procedere per “addizione” anziché per “sostituzione organica” comporta un rischio concreto nel medio e lungo termine: cristallizzare nella Carta fondamentale una pericolosa dicotomia. Da una parte un comma che parla il linguaggio del futuro e dei diritti umani, dall’altra commi che rimangono ancorati a una visione medico-legalistica della persona.
In vista del dibattito in Aula di Palazzo Madama, l’auspicio è che il Parlamento non liquidi la discussione come un mero dettaglio formale. Se infatti la Costituzione deve guidare l’evoluzione culturale del Paese, non può permettersi di parlare due lingue diverse sulla dignità dei suoi cittadini e cittadine.

*Sociologo.

Al tema delle modifiche costituzionali legate alla disabilità abbiamo già dedicato i testi:
° Per il pieno riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone con disabilità nella nostra Costituzione.
° Disabilità un mondo a parte? Attenzione a non rafforzare questo pregiudizio
di Katia Caravello.

° La disabilità in Costituzione è una scelta di civiltà che rafforza la Repubblica di Vincenzo Falabella.
° I diritti delle persone con disabilità non possono rimanere semplici dichiarazioni di principio di Raffaele Goretti.
° La disabilità in Costituzione, la “discriminazione positiva” e la mancata attuazione dei diritti di Salvatore Nocera.

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Decreto Interministeriale 118 del 25 giugno 2026 - Criteri definizione organico dirigenti scolastici e DSGA triennio 2027-2030

Ultime dal MIUR - 25 Giugno 2026 - 11:50am

Decreto Interministeriale 118 del 25 giugno 2026 - Criteri definizione organico dirigenti scolastici e DSGA triennio 2027-2030

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Compagni con disabilità accolti “da deboli”, respinti “da pari”

Superando - 24 Giugno 2026 - 6:06pm

«Conviene dire una cosa scomoda – scrive Giorgio Sama -, senza girarci intorno. Non tutte le disabilità trovano la stessa accoglienza in un gruppo di giovani a scuola. E ce n’è anche un’altra, ancora più ruvida: l’accoglienza è massima quando il compagno con disabilità ha bisogno di aiuto, cala invece quando con lui occorre ottenere un risultato o costruire un’amicizia vera. Da debole è dei nostri. Da pari, molto meno»

Conviene dire una cosa scomoda, senza girarci intorno. Non tutte le disabilità trovano la stessa accoglienza in un gruppo di giovani a scuola. Lo psicologo Renzo Vianello lo ha documentato con una lunga stagione di ricerche sull’integrazione: un compagno con disabilità motoria viene accolto più facilmente di uno con disabilità intellettiva. Il primo si muove con fatica, ma scherza, ragiona, sta dentro le regole che i ragazzi conoscono. Il secondo introduce nello scambio qualcosa di imprevedibile, e l’imprevedibilità mette a disagio. Incrina quella minima reciprocità su cui un rapporto fra adolescenti si regge, e chiede subito di riorganizzare atteggiamenti e significati.
C’è un secondo dato, nella stessa ricerca, ancora più ruvido. L’accoglienza è massima quando il compagno con disabilità ha bisogno di aiuto, e cala quando con lui occorre ottenere un risultato o costruire un’amicizia vera. Lo si tiene volentieri accanto finché è il destinatario di una gentilezza. Lo si tiene molto meno quando diventa il concorrente in una verifica, il socio da cui dipende il voto di un gruppo, la persona a cui affidare un segreto. Da debole è dei nostri. Da pari, molto meno.

La compassione, socialmente, costa poco. Si concede dall’alto, lascia ciascuno al suo posto, e ha perfino un che di gratificante. L’amicizia è un’altra faccenda: chiede di mettersi sullo stesso piano e di rischiare un rifiuto. Per questo una classe può essere gentilissima e povera di amicizie vere.
Càpita di vedere ragazzi premurosi, attenti, persino affettuosi, in aule dove nessun compagno con disabilità intellettiva è mai stato scelto per quello che è, e non per quello che gli manca.
Negli adolescenti tutto questo è più nudo. Secondo una nota idea del sociologo Cooley, ci formiamo specchiandoci in ciò che gli altri pensano di noi, e a 14 anni quello specchio pesa più che in qualunque altra stagione della vita. L’identità si costruisce per somiglianza soprattutto quando si è giovani, e chi è troppo diverso minaccia il gioco delle conferme reciproche. Lo stereotipo, in quell’età, non è cattiveria pura: è un compromesso che rassicura. La compassione, allora, diventa la più comoda delle scorciatoie, perché permette di sentirsi giusti senza spostarsi di un passo.

Don Milani scriveva che «non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali fra disuguali». È un richiamo prezioso, e va onorato fino in fondo: la parità che conta non si concede come un favore e non livella verso il basso, si costruisce togliendo gli ostacoli che impediscono a un ragazzo di stare fra gli altri a testa alta. Tra il sopportare una presenza e il farle posto da pari corre tutta la differenza.
Un ragazzo è dentro davvero quando i compagni se lo scelgono per il gruppo di lavoro, e non quando lo sopportano per dovere; quando lo contraddicono in una discussione, invece di annuire per riguardo; quando, a volte, lo temono in una sfida. Tutto il resto è custodia gentile, e la custodia, per quanto affettuosa, non è ancora compagnia.

*Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado, impegnato da molti anni negli istituti professionali. Si occupa di inclusione e di formazione dei docenti e collabora con l’Università di Parma nei percorsi di formazione degli insegnanti di sostegno, conducendo laboratori di didattica e area antropologica.

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Alcune zone del Sud Italia dove ci si muove verso l’accessibilità alla balneazione

Superando - 24 Giugno 2026 - 5:38pm

Quest’anno abbiamo potuto constatare con piacere la realizzazione di una serie di progettualità in alcune Regioni del Sud Italia, finalizzate all’accessibilità della balneazione da parte delle persone con disabilità. Ne riportiamo qualche esempio, dalla Puglia alla Calabria e alla Sicilia

Quest’anno abbiamo potuto constatare con piacere la realizzazione di una serie di progettualità in alcune Regioni del Sud Italia, finalizzate all’accessibilità della balneazione. Ne riportiamo di seguito qualche esempio.
La Regione Puglia ha avviato il programma Mare Democratico, fondato sul diritto secondo il quale il mare appartiene a tutti e tutte, con l’obiettivo di migliorare l’offerta turistica, rendendola il più possibile integrata, sostenibile e accessibile a chiunque. Le spiagge libere, quindi, devono essere accessibili a tutti e tutte, senza escludere nessuno e in tale direzione un importante lavoro è stato fatto con le Associazioni che si occupano di persone con disabilità; dal confronto con esse, infatti, è nata la necessità di lavorare non solo per l’accesso fisico alle spiagge, ma anche, e soprattutto, per la piena fruizione della balneazione attraverso servizi dedicati, assistenza e accompagnamento.
In tale ottica, i Comuni delle zone interessate possono utilizzare risorse, sia per migliorare l’accessibilità, sia per promuovere attività fondamentali, come il salvataggio e servizi sicuri e efficienti. Si tratta di un impegno da considerarsi come un proseguimento del progetto COsTA (Comunità Ospitali per il Turismo Accessibile), avviato nel 2024, per rendere accessibile il litorale; con Mare democratico, in particolare, si adotta una certificazione per promuovere realtà che investano in sostenibilità, accessibilità, inclusione, sport e servizi alle famiglie.

In Calabria, si sta compiendo il Progetto senza barriere – Abbattimento delle barriere architettoniche per l’accessibilità al mare, finalizzato appunto all’accessibilità e all’inclusione delle aree balneari pubbliche. Possono fare domanda i Comuni, entro i termini e i parametri prefissati, e possono essere coinvolte anche Associazioni, Enti Pubblici e del Terzo Ssettore. Lo scopo principale è rendere le spiagge accessibili e fruibili da parte delle persone con disabilità, garantendo a tutti il diritto di accoglienza.
Gli interventi previsti riguardano l’accessibilità degli spazi fisici, dei percorsi, degli allestimenti e dei servizi di comunicazione.  L’abbattimento delle barriere architettoniche non è concepito solo come un dovere civile, ma come una scelta strategica, finalizzata a incrementare l’offerta turistica regionale, facendo in modo cioè che la Calabria diventi “più moderna”, accogliente e realmente accessibile, a livello internazionale.

Un’iniziativa analoga è stata promossa in Sicilia, e precisamente a Balestrate, in provincia di Palermo, dove, grazie a un fondo regionale ottenuto dal Comune, le spiagge libere sono rese accessibili alle persone con disabilità, con il potenziamento di servizi e strutture ad hoc per migliorarne la fruibilità da parte di tutti, senza escludere nessuno.
Nel concreto, tale progettualità prevede l’installazione di sedie Job, il miglioramento dei camminamenti per facilitare gli spostamenti sulla sabbia, nonché il potenziamento delle rampe di accesso per garantire percorsi privi di barriere.
E sempre in Sicilia, anche il Comune di Torrenova, in provincia di Messina, ha usufruito di un finanziamento finalizzato alla realizzazione di servizi e infrastrutture per rendere il mare accessibile, consentendo alle persone con disabilità di viverlo in piena autonomia.

*Il presente contributo costituisce l’estratto di un testo già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», qui pubblicato per gentile concessione.

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Una figura che mette al centro il Progetto di Vita della persona con disabilità e non la semplice collocazione in un posto di lavoro

Superando - 24 Giugno 2026 - 4:58pm

Nel panorama della riforma della disabilità, attualmente in corso, il lavoro non può essere considerato soltanto un obiettivo occupazionale o una pratica amministrativa da gestire. Emerge quindi con forza la figura del “Disability Job Supporter”, professionista che accompagna la persona con disabilità nel percorso di crescita, orientamento, inserimento e permanenza lavorativa, mettendo al centro il Progetto di Vita e non la semplice collocazione in un posto di lavoro. Vediamo insieme a Marino Bottà di cosa si tratta esattamente Una realizzazione grafica curata dall’ANDEL, dedicata al “Disability Job Supporter”, vera figura di “passeur” della persona con disabilità verso l’inclusione

Nel panorama della riforma della disabilità, attualmente in corso, il lavoro non può essere considerato soltanto un obiettivo occupazionale o una pratica amministrativa da gestire. Il lavoro rappresenta infatti identità, partecipazione sociale, autonomia, relazioni e cittadinanza.
In questa prospettiva emerge con forza la figura del Disability Job Supporter, un professionista che accompagna la persona con disabilità nel percorso di crescita, orientamento, inserimento e permanenza lavorativa, mettendo al centro il Progetto di Vita e non la semplice collocazione in un posto di lavoro.

Da sempre il sistema dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità è stato costruito attorno a logiche prevalentemente burocratiche e gestionali: pratiche, quote, obblighi normativi, certificazioni, collocamenti. La persona considerata come un “caso da amministrare”, non come protagonista del proprio Progetto di Vita; una persona “da gestire”, non da supportare affinché possa soddisfare i propri bisogni e desideri.
La riforma della disabilità introduce finalmente un cambiamento culturale profondo: la persona non viene definita dalla sua limitazione, ma dai suoi desideri, dalle sue capacità, dalle sue aspirazioni. Questo significa superare il paradigma della presa in carico passiva per entrare in una logica di corresponsabilità, autodeterminazione e sostegno personalizzato.
In questo scenario, come detto, il Disability Job Supporter non “gestisce” la persona: la supporta, l’accompagna, l’affianca e progressivamente le affida spazi di autonomia e responsabilità. Il suo compito non è sostituirsi alla persona o governarla, non è il suo manager, ma crea le condizioni affinché possa esprimere competenze e potenzialità nel suo contesto sociale e lavorativo. È un passeur verso l’inclusione, ricordando l’origine di tale termine nella tradizione dei Paesi di frontiera, ove il passeur era colui che aiutava i clandestini a passare il confine. Per fare questo, però, doveva conoscere il percorso, le abitudini delle guardie frontaliere, le risorse psicofisiche delle persone che doveva accompagnare, gli imprevisti che potevano insorgere lungo il cammino. Dal passeur dipendeva pertanto la possibilità di oltrepassare il confine e di iniziare una nuova vita.
Anche la disabilità necessita di esperti passeur per entrare nel mondo del lavoro e i passeur della disabilità sono operatori dell’inclusione socio-lavorativa che conoscono i possibili percorsi di accesso al lavoro, le potenzialità e le aspettative di chi devono accompagnare, i tempi, i modi, le regole e le problematicità perennemente in agguato.

Il Disability Job Supporter è dunque l’artefice dell’inclusione lavorativa. Possiede conoscenze e competenze psicologiche, pedagogiche, economiche, normative, contrattuali ecc. che gli consentono di seguire tutta la filiera inclusiva. È infatti in grado di gestire tutto il processo di transizione al lavoro delle persone con disabilità, inserendo la persona giusta nel posto giusto. È quindi una figura professionale che funge da cerniera fra la disabilità e il mondo del lavoro, poiché non conosce solo la disabilità, ma anche il mercato e il mondo del lavoro. A lui è demandato il compito di comprendere e coniugare i bisogni e i desideri delle persone con disabilità con le esigenze delle aziende. L’assenza di tale figura professionale complica l’accesso al lavoro e pregiudica l’inserimento di oltre il 70% degli iscritti nelle liste degli Uffici Provinciali.
Il Disability Job Supporter cura anche la transizione dalla scuola al lavoro, operando in coerenza con le potenzialità, i desideri del giovane. Realizza cioè il progetto di transizione all’età adulta, al lavoro, attraverso una valutazione funzionale che prende in considerazione il bilancio di competenze, il potenziale lavorativo, la distanza dal mondo del lavoro, la quantificazione del bisogno d’aiuto. Dopo di che partecipa all’aggiornamento del Progetto di Vita e se riveste il ruolo di docente, passa il testimone ai servizi territoriali competenti e cura l’iscrizione al Collocamento Disabili; se invece opera nei servizi di sostegno dell’inclusione lavorativa, attiva la ricerca di un contesto di lavoro adeguato e segue l’intero percorso di inserimento. Di conseguenza dà il via al tirocinio extracurriculare, alla formazione in situazione, al monitoraggio, agli accomodamenti ragionevoli, al sostegno al mantenimento del posto di lavoro, nonché al supporto consulenziale alla famiglia e al datore di lavoro.

Il Disability Job Supporter, per altro, può svolgere un ruolo decisivo già durante il percorso scolastico, collaborando con docenti e famiglie per individuare attitudini e interessi, costruire competenze trasversali, facilitare la ricerca di contesti dove svolgere tirocini curricolari, attivare le procedure necessarie per acquisire i documenti necessari all’iscrizione al collocamento, favorire l’accesso ai servizi sociali e lavorativi. Ed è inoltre, come già detto, una figura professionale indispensabile nel delicato momento del passaggio dalla scuola al mondo adulto e lavorativo. Purtroppo, spesso, terminato il percorso scolastico, i giovani si trovano improvvisamente senza identità, ruolo sociale e privi di riferimenti personali e professionali, incorrendo in rischi di isolamento sociale e di inattività (spesso a tempo indeterminato).
La figura di cui stiamo parlando svolge un ruolo di connessione strategica tra diversi mondi: la scuola, le aziende, i servizi per il lavoro, gli enti territoriali e sociosanitari, e le reti del Terzo Settore. La sua funzione è costruire collaborazioni e sinergie, dare continuità tra formazione e occupazione, evitando che i percorsi si interrompano senza soluzione di continuità. Una figura, dunque, che ascolta, traduce bisogni, facilita relazioni, promuove adattamenti organizzativi e sostiene la crescita personale, sociale e professionale della persona. Per le aziende rappresenta un alleato fondamentale nel costruire ambienti inclusivi e sviluppare una cultura di sostenibilità sociale, in coerenza con le norme europee in materia di ESG (Environmental Social and Corporate Governance, ossia “Governance ambientale, sociale e aziendale”). Possiede inoltre competenze e strategie per: ricercare candidati da assumere, leggere correttamente le competenze della persona, individuare mansioni adeguate, favorire l’inserimento, prevenire incomprensioni e conflitti, indicare accomodamenti ragionevoli, e sostenere il benessere organizzativo aziendale. È un consulente in grado di aiutare l’impresa nell’assolvere gli obblighi della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), attraverso un “progetto personalizzato per l’assolvimento degli obblighi”; e ancora, cura i rapporti con gli uffici del Collocamento Disabili interessati, facilita il ricorso alle buone pratiche, offre consulenze su ogni problema connesso al rapporto disabilità/lavoro.

Il Disability Job Supporter sarà quindi una figura indispensabile per i servizi di collocamento mirato qualora essi fossero riformati, adeguati al mercato del lavoro attuale e resi efficaci. Non basta più incrociare meccanicamente domanda e offerta o gestire graduatorie. Serve una presa in carico della persona dinamica, personalizzata e orientata verso sicuri esiti inclusivi.
La riforma della disabilità, e in particolare la valutazione multidimensionale e il Progetto di Vita, imporranno al sistema pubblico di collocamento una riorganizzazione e la presenza di una figura professionale in grado di costruire percorsi di accompagnamento al lavoro personalizzati e coerenti con un mondo del lavoro in costante e radicale trasformazione, e di superare l’inefficace, farraginoso e spesso assente Comitato Tecnico previsto dall’articolo 6 della citata Legge 68/99.

Ricapitolando, quindi, il Disability Job Supporter ricorre ad una metodologia basata sulla centralità della persona, la personalizzazione degli interventi, la continuità del supporto, la costruzione di reti territoriali, il monitoraggio evolutivo e l’empowerment. La coerenza con il Progetto di Vita è il cuore stesso di tale approccio. Ogni esperienza lavorativa, infatti, dovrebbe essere parte di un disegno più ampio riguardante identità, relazioni, indipendenza economica, l’abitare, la partecipazione sociale e la qualità della vita. Il Disability Job Supporter lavora quindi non solo per “trovare un posto di lavoro”, ma per aiutare la persona a costruire il proprio futuro. Questo richiede ascolto e capacità di leggere le potenzialità andando oltre alle classificazioni diagnostiche.
La vera innovazione culturale, del resto, consiste proprio nel passaggio dalla gestione della persona al supporto, dall’assistenza alla partecipazione, dalla delega alla corresponsabilità e quindi verso la maggiore autonomia possibile.  Includere significa riconoscere competenze, possibilità di crescita, perché ogni persona ha il diritto di sperimentarsi, imparare e costruire il proprio percorso esistenziale.
Promuovere la figura del Disability Job Supporter significa perciò investire in una società più inclusiva, moderna e capace di valorizzare ogni persona, dando fiducia, dignità, e diritto di cittadinanza a tutti.
Dal canto loro, le scuole, i servizi territoriali e le imprese hanno oggi l’opportunità di diventare protagoniste di un cambiamento culturale importante, smettere cioè di “gestire la disabilità” e iniziare a sostenere le persone nella realizzazione del loro Progetto di Vita. È questo il vero spirito della riforma: non creare percorsi separati, ma costruire contesti in cui ciascuno possa partecipare, contribuire e sentirsi riconosciuto per ciò che è, e per ciò che può diventare.
Purtroppo, la mancanza di un’adeguata preparazione degli operatori incaricati e di politiche attive efficaci, rischiano di vanificare la bontà delle leggi stesse. La sorte toccata alla Legge 68/99 rischia cioè di ripresentarsi anche per il Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità. Per questo sarà utile una formazione adeguata delle figure professionali che si occupano di inclusione lavorativa, per poter partecipare in modo utile alla valutazione multidimensionale e alla coprogettazione del progetto di vita.

La figura professionale del Disability Job Supporter è oggi una necessità non solo per le persone con disabilità, ma per tutte le persone in cerca di lavoro. Il sistema di collocamento pubblico e privato dovrebbe dotarsi di operatori esperti in grado di supportare chi è in cerca di un’occupazione.
A tal proposito, l’impresa sociale ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro), grazie alla collaborazione con l’Università online E-Campus, ha realizzato un Master di Primo Livello, giunto alla sua terza edizione, per formare operatori esperti diffusi su tutto il territorio nazionale, mentre è da poco terminato anche il corso dedicato al personale aziendale che si occupa di risorse umane e degli obblighi previsti dalla Legge 68/99. Per il prossimo mese di ottobre è in programma inoltre un corso per i docenti e gli insegnanti di sostegno delle scuole superiori e delle università cui ne farà seguito uno riservato al personale del Collocamento Disabili e dei Servizi di inserimento lavorativo pubblico, un altro ancora rivolto a chi voglia intraprendere questa professione.
Tutti quei percorsi formativi hanno un’impostazione pragmatica, consentendo un’applicazione immediata degli apprendimenti. Viene inoltre offerto un supporto consulenziale gratuito per 12 mesi successivi al corso (per ogni informazione: info@andelagenzia.it e/o tel. 339 1509351 oppure info.formazione@uniecampus.it).

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi presidente dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it).

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La carrozzina elettrica che sale e scende le scale

Superando - 24 Giugno 2026 - 4:13pm

Presentata al “CES 2026” di Las Vegas, la grande manifestazione internazionale della tecnologia, la carrozzina elettrica X12 di XSTO integra sistemi avanzati di bilanciamento automatico, controllo della stabilità e assistenza su scale e superfici difficili. Il 26 giugno il rivoluzionario ausilio sarà protagonista a Udine, presso la Comunità Piergiorgio, di un evento organizzato dall’Ufficio H della Comunità stessa, in collaborazione con Zeight, distributore esclusivo per l’Italia di XSTO

Presentata al CES 2026 di Las Vegas, la grande manifestazione internazionale della tecnologia, la carrozzina elettrica X12 di XSTO integra sistemi avanzati di bilanciamento automatico, controllo della stabilità e assistenza su scale e superfici difficili.
Nella mattinata del 26 giugno, il rivoluzionario ausilio sarà protagonista a Udine, presso la Comunità Piergiorgio (Via Derna, 17, ore 10-12.30), di un evento organizzato dall’Ufficio H della stessa Comunità Piergiorgio, in collaborazione con Zeight, distributore esclusivo per l’Italia di XSTO.
Durante l’incontro (a ingresso libero), aperto a persone con disabilità, familiari, operatori e professionisti del settore si potrà assistere a dimostrazioni pratiche, confrontarsi direttamente con i tecnici e anche, comunicandolo in anticipo, provare personalmente la carrozzina. (S.B.)

Per informazioni e prenotazioni: ufficioh@piergiorgio.org.

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DECRETO RETTIFICA MOBILITA’ SCUOLA PRIMARIA – POSTO SOSTEGNO – A.S.2026/27

Ultime da A. T. P. Cosenza - 24 Giugno 2026 - 3:57pm

Allegati m_pi.AOOUSPCS.REGISTRO UFFICIALE(U).0009007.24-06-2026 (261 kB)

Concerti di Vasco Rossi a Udine accessibili alle persone con disabilità sensoriali

Superando - 24 Giugno 2026 - 2:05pm

Un’audiointroduzione, un’audiodescrizione live, la sottotitolazione e la “Soundshirt”, dispositivo indossabile che traduce il suono in sensazioni tattili percepibili in tempo reale: grazie a tali iniziative, frutto di una collaborazione tra la Società Sub-Ti Access, FVG Music Live e il CRIBA FVG (Centro Regionale d’Informazione su Barriere Architettoniche e Accessibilità), i concerti di Vasco Rossi del 28 e 29 giugno a Udine saranno accessibili anche alle persone con disabilità sensoriali

Come informa l’ANFAMIV di Udine (Associazione Nazionale delle Famiglie delle persone con Minorazioni Visive), la Società Sub-Ti Access ha comunicato che i concerti di Vasco Rossi del 28 e 29 giugno al Bluenergy Stadium di Udine saranno accessibili anche alle persone con disabilità sensoriali, grazie a una collaborazione con FVG Music Live e con il CRIBA FVG (Centro Regionale d’Informazione su Barriere Architettoniche e Accessibilità).
In particolare saranno disponibili un’audiointroduzione, per ascoltare le principali informazioni relative all’evento prima del suo inizio, un’audiodescrizione live, la sottotitolazione e la Soundshirt, dispositivo indossabile che traduce il suono in sensazioni tattili percepibili in tempo reale. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e adesioni (posti limitati): inclusione@subti.com (o tel. 345 2679681).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 2938 del 09 ottobre 2025 – Decreto di...

Ultime da USR Calabria - 24 Giugno 2026 - 1:57pm

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Personale docente – mobilità in organico di diritto scuola secondaria di secondo grado. Revoca passaggio di ruolo interprovinciale, Cl.c./T.P. ADSS

Ultime da A.T.P. Catanzaro - 24 Giugno 2026 - 1:52pm

Cresce la capacità di raggiungere persone sordocieche che altrimenti resterebbero sole

Superando - 24 Giugno 2026 - 1:46pm

In vista dell’imminente Giornata Internazionale della Sordocecità del 27 giugno, la Fondazione Lega del Filo d’Oro – la cui costante crescita racconta l’aumento della capacità di raggiungere persone sordocieche che altrimenti resterebbero sole – sottolinea l’insieme di richieste concrete emerse recentemente dalla propria Conferenza Nazionale, dove le stesse persone sordocieche hanno chiesto di essere finalmente considerate come cittadini e cittadine che possono contribuire attivamente alla società Una bimba seguita dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro insieme a un’operatrice

Con le 1.405 persone seguite nel 2025 (che dieci anni fa erano state 806), la Fondazione Lega del Filo d’Oro ha fatto registrare il numero più alto mai registrato nella propria storia, «una crescita – viene sottolineato – che racconta non solo l’espansione della nostra organizzazione, ma anche l’aumento della capacità di raggiungere persone sordocieche che altrimenti resterebbero sole e le loro famiglie».
Nello stesso periodo di dieci anni, inoltre, la presenza territoriale della Fondazione si è ampliata da 8 a 12 Regioni italiane, con l’obiettivo di essere sempre più vicina alle persone sordocieche e alle loro famiglie. Un percorso destinato a proseguire con la prossima apertura della sede territoriale di Nuoro in Sardegna. E ancora, la rete dei volontari è passata dai 592 del 2015 ai 769 del 2025, con la donazione, nello scorso anno, di oltre 64.000 ore di volontariato. Infine, anche l’organico della Fondazione ha superato le 800 persone, rispetto alle 570 di dieci anni fa.

È in vista dell’imminente Giornata Internazionale della Sordocecità (International Day of Deafblindness) del 27 giugno, che la Fondazione Lega del Filo d’Oro rendere pubblici tali dati, insieme alle raccomandazioni delle persone sordocieche emerse dalla loro recente Conferenza Nazionale (se ne legga ampiamente anche sulle nostre pagine), riguardo agli àmbiti del lavoro, delle passioni, della cultura, delle relazioni e sulla tutela dalla violenza, un insieme di richieste concrete che chiedono alla società un deciso cambio di paradigma. «Le persone sordocieche – sottolineano dall’organizzazione nata a Osimo (Ancona) – non come destinatari di assistenza, ma come cittadini e cittadine che possono contribuire attivamente alla società. Una richiesta riguardante oltre 360.000 persone, tante, infatti, sono in Italia le persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale (lo 0,7% della popolazione)».
«Negli ultimi anni – dichiara Rossano Bartoli, presidente della Fondazione Lega del Filo d’Oro – la nostra organizzazione ha continuato a crescere per rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni delle persone sordocieche e delle loro famiglie, ma siamo consapevoli che il percorso da compiere è ancora lungo. Anche nei prossimi anni, quindi, continueremo a muoverci lungo il cammino tracciato, rafforzando la nostra presenza nei territori, integrando competenze e modelli di intervento e mantenendo al centro i percorsi di vita e le capacità di ogni persona». (S.B.)

A questo link è disponibile un ulteriore testo di approfondimento. Per altre informazioni: Virginia Matteucci (v.matteucci@inc-comunicazione.it).

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Una presentazione del nuovo Piano di Azione per i diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità

Superando - 24 Giugno 2026 - 1:10pm

Il 29 giugno a Genova vi sarà un incontro dedicato al “terzo Piano di Azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità”, iniziativa organizzata dall’AISM, che vedrà la partecipazione di rappresentanti del Ministero per le Disabilità, dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, della Regione Liguria, delle Federazioni FISH e FAND e delle principali organizzazioni impegnate sui temi della disabilità e dell’inclusione

Nella mattinata del 29 giugno a Genova (Sala di Rappresentanza “Liguri nel Mondo” della Regione Liguria, Via Fieschi, 15, ore 9-12), vi sarà un incontro dedicato al terzo Piano di Azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle Persone con Disabilità, elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità.
Organizzata dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), l’iniziativa vedrà la partecipazione di rappresentanti del Ministero per le Disabilità, del citato Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, della Regione Liguria, di FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e delle principali organizzazioni impegnate sui temi della disabilità e dell’inclusione.
Sarà un’occasione preziosa per approfondire contenuti, obiettivi e prospettive del Piano di Azione e per confrontarsi sulle attuazioni che coinvolgeranno istituzioni, organizzazioni rappresentative e territori. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro. Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Sclerodermia: dalla diagnosi precoce alla presa in carico assistenziale

Superando - 24 Giugno 2026 - 12:52pm

Migliorare la diagnosi precoce, l’accesso alle cure e sostenere la ricerca: è sostanzialmente questo il messaggio lanciato dalle Associazioni As.Ma.Ra, AILS e GILS, che in vista della Giornata Mondiale della Sclerodermia del 29 giugno, dedicata a questa malattia di tipo autoimmune, cronica, invalidante e rara, ben nota anche come sclerosi sistemica, hanno promosso per il 25 giugno a Roma, presso la Camera dei Deputati, il convegno denominato “Dalla diagnosi precoce alla presa in carico assistenziale”

Promossa dalla FESCA, la Federazione Europea delle Associazioni per la Sclerodermia, la Giornata Mondiale dedicata a questa patologia si celebra ogni anno il 29 giugno, data scelta per commemorare la scomparsa del famoso pittore Paul Klee, che ne soffriva e che morì appunto il 29 giugno 1940.
Si parla di una malattia di tipo autoimmune, cronica, invalidante e rara, ben nota anche come sclerosi sistemica, che coinvolge nel mondo circa 2 milioni e mezzo di persone (tra i 20.000 e i 30.000 in Italia).
In occasione di tale evento, l’As.Ma.Ra (Associazione Malattia Rara Sclerodermia ed altre Malattie Rare “Elisabetta Giuffrè”), insieme all’AILS (Associazione Italiana Lotta alla Sclerodermia) e al GILS (Gruppo Italiano Lotta alla Sclerodermia), oltreché con la collaborazione della FNO TSRM e PSTRP (Federazione Nazionale degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione) e della FNOFI (Federazione Nazionale Ordini Fisioterapisti), promuoverà per il pomeriggio del 25 giugno a Roma (Sala Tatarella della Camera dei Deputati, ore 15-19), l’evento denominato Dalla diagnosi precoce alla presa in carico assistenziale, al fine di dare sempre più visibilità a tale insidiosa patologia.

«È importante – affermano Maria Pia Sozio, Gabriela Verzì e Paola Canziani, presidente rispettivamente di As.Ma.Ra, AILS e GILS – migliorare la diagnosi precoce, l’accesso alle cure e sostenere la ricerca; mettere sempre più in evidenza che questa malattia causa importanti problematiche, quali fibrosi e danni vascolari; attenzionare nuovi studi e cure innovative, tra cui il trapianto di cellule staminali e Car T; sottolineare l’importanza dello specifico PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale), strumento di gestione clinico-organizzativa per definire il percorso migliore e standardizzato per la presa in carico dei bisogni dei pazienti con sclerosi sistemica, integrando ospedale e territorio, per migliorare le cure attraverso un team multidisciplinare, non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale».
«Tutto questo – concludono – per consentire che le persone colpite da sclerodermia – sclerosi sistemica siano sempre seguite e curate adeguatamente e che possano avere una vita dignitosa». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@asmaraaps.it.

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La disabilità in Costituzione, la “discriminazione positiva” e la mancata attuazione dei diritti

Superando - 24 Giugno 2026 - 12:06pm

«Da un punto di vista formale – scrive Salvatore Nocera – la scelta del Legislatore di inserire il termine “disabilità” nell’articolo 3 della Costituzione sarebbe una “discriminazione positiva” e quindi non potrebbe essere condannata. Quanto poi la titolarità formale dei diritti garantisca pure l’effettività della loro fruizione, la questione è assai diversa e non certo sempre soddisfacente, come ben dimostrano, ad esempio, le tante mancate applicazioni del Decreto 66/17 sull’inclusione scolastica, a nove anni dalla sua emanazione» Una realizzazione grafica sulla mancata applicazione delle leggi

Ho molto apprezzato le riflessioni di Katia Caravello, pubblicate nei giorni scorsi da Superando (Disabilità un mondo a parte? Attenzione a non rafforzare questo pregiudizio), per il suo realismo nell’evidenziare come l’enfasi data all’introduzione recentemente proposta del termine “disabilità” nell’articolo 3 della Costituzione, accentui una differenza delle persone con disabilità rispetto alle altre, più che eliminarla. Però, in questo caso mi permetto di dire che senza una “discriminazione positiva”, cioè con la previsione normativa di alcuni aspetti maggiormente favorevoli, difficilmente noi persone con disabilità potremmo godere della titolarità di diritti che ci permettano un’eguaglianza di vita con gli altri. Infatti, la dottrina giuridica ha creato proprio l’istituto della “discriminazione positiva”, cioè predisporre norme particolarmente favorevoli, in modo da colmare le discriminazioni di fatto in cui ci troviamo a vivere noi persone con disabilità. Questo istituto, prevalentemente usato in diritto internazionale, è pure entrato nel diritto costituzionale e quindi nelle leggi. Così, ad esempio, l’articolo 3, comma 3 della Legge 104/92, prevede il diritto di priorità alle persone con disabilità nell’“accesso” a tutti i servizi pubblici previsti dalla stessa legge.
Introdurre dunque nell’articolo 3, comma 1 della Costituzione il termine “disabilità” può sembrare pleonastico, dal momento che già questa situazione è tutelata dall’espressione che tutti sono uguali di fronte alla legge senza distinzione «di condizioni personali e sociali. Ma l’esplicitare che il Legislatore ordinario, nell’approvazione di norme, debba tenere conto espressamente della situazione di disabilità per garantire loro qualcosa in più degli altri (“discriminazione positiva”, appunto), onde colmare la discriminazione che la loro situazione di fatto li possa mettere in condizione di minori opportunità rispetto a quanti non siano in tale situazione, è un passo di avanzamento nel concetto di eguaglianza “sostanziale”, garantito dal secondo comma dello stesso articolo 3.
Quindi, formalmente, non mi sembra che questa scelta del Legislatore possa essere condannata.

Quanto poi la titolarità formale dei diritti garantisca pure l’effettività della loro fruizione, come giustamente fa osservare Caravello, qui il problema si fa molto più serio e non sempre la soluzione è soddisfacente. Anch’io, del resto, ritengo che la modifica costituzionale sostanzialmente non aumenti la titolarità formale dei nostri diritti, dal momento che da sempre la Corte Costituzionale è intervenuta per esplicitare il nostro diritto costituzionale all’eguaglianza “sostanziale”, che quindi formalmente è già sancito, anche se ancora in molti casi non viene attuato di fatto. Di qui la necessità ancora di ricorsi giurisdizionali per poter fruire in concreto di tale diritto.
Si pensi solo alle numerose cause per ottenere più ore di sostegno o di assistenza per l’autonomia e la comunicazione; di qui la riserva di una percentuale di posti nei pubblici concorsi; di qui il diritto all’indennità di accompagnamento, sganciato dai limiti di reddito; di qui, dunque, pure l’introduzione nell’articolo 3, comma 1 della Costituzione del termine “disabilità”. Ma di qui, tuttavia, pure la necessità di vedere applicata in concreto tale esplicitazione con l’emanazione di norme che ad esempio migliorino l’attuale normativa sull’amministratore di sostegno, vietando quelle interpretazioni che hanno più volte letteralmente soffocato la volontà della persona con disabilità, basandosi su un’apparente tutela del suo patrimonio. Per questo il Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, ha introdotto con l’articolo 22 la figura del “facilitatore”, il quale consente alle persone con particolari difficoltà comunicative di poter esplicitare in modo certo la loro volontà di vivere con chi, come e dove desiderano, invece di essere reclusi, contro tale volontà, in centri residenziali.

La necessità prioritaria, pertanto, è che i Governi diano attuazione ai diritti introdotti con le leggi, emanando i decreti applicativi e i regolamenti, ad esempio quelli concernenti l’individuazione degli “indicatori” per valutare la qualità inclusiva realizzata nelle singole classi e nelle singole scuole di cui all’articolo 4 del Decreto Legislativo 66 del 2017 (9 anni fa!), senza i quali non si riesce a valutare se e quanto il principio dell’inclusione venga effettivamente attuato in Italia. E lo stesso dicasi per l’articolo 9 di quello stesso Decreto, concernente l’istituzione del GIT (Gruppo per l’Inclusione Territoriale), ancora non attuato, con il quale era stato sostituito l’abrogato GLIP (Gruppo di Lavoro Interistituzionale Provinciale) introdotto dalla Legge 104/92, organismo fondamentale per l’organizzazione dell’inclusione scolastica a livello di àmbito territoriale: Questo ha creato un gravissimo vuoto legislativo.
E ancora, lo stesso si può dire per la formazione iniziale dei docenti di sostegno di cui all’articolo 12 del medesimo Decreto 66/17 o per la formazione obbligatoria in servizio di cui all’articolo 13, così come della perdurante mancanza di un ordinario funzionamento dell’Osservatorio Ministeriale sull’Inclusione Scolastica, di cui all’articolo 15 del Decreto 66/17, che funziona appunto da molto tempo senza regolarità, con vuoti operativi di anni; e infine manca ancora pure il regolamento applicativo di cui all’articolo 16 del Decreto 66/17 sull’istruzione domiciliare, creando un vuoto aggravatosi ulteriormente con l’approvazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del 2024 che ha sostituito l’obbligo con la “possibilità” del docente di recarsi al domicilio degli alunni con disabilità, cosa in netto contrasto con lo stesso principio di istruzione domiciliare.
Ora finalmente l’Osservatorio è stato riconvocato, ma ha una volta ancora rinviato l’approvazione del proprio regolamento interno, senza il quale non è possibile effettuare alcun lavoro. Nello scorcio di Legislatura rimasta si riuscirà a fare emanare questi atti amministrativi? Ciò sarebbe possibile, perché il Terzo Piano d’Azione elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità ha predisposto numerosi materiali esaurienti riguardanti quasi tutti gli argomenti appena indicati.
A tal proposito, quindi, si confida nell’impegno di interlocuzione col Ministero dell’Istruzione e del Merito delle due grandi Federazioni FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), perché quanto non è stato compiuto dai Governi succedutisi dal 2017 ad oggi possa realizzarsi con un fruttuoso sprint finale prima della conclusione della presente Legislatura.

Al tema delle modifiche costituzionali legate alla disabilità abbiamo già dedicato i testi:
° Per il pieno riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone con disabilità nella nostra Costituzione.
°
Disabilità un mondo a parte? Attenzione a non rafforzare questo pregiudizio di Katia Caravello.
° La disabilità in Costituzione è una scelta di civiltà che rafforza la Repubblica di Vincenzo Falabella.
° I diritti delle persone con disabilità non possono rimanere semplici dichiarazioni di principio di Raffaele Goretti.

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D.D.G. PROT. N. AOODRCAL20448 DEL 24/06/2026 – ESECUZIONE DELLA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI PAOLA N. 215/2026

Ultime da USR Calabria - 24 Giugno 2026 - 11:43am

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Un premio di studio promosso a Milano dall’Associazione Huntington, in memoria del neurologo Lorenzo Nanetti

Superando - 23 Giugno 2026 - 6:40pm

L’Associazione Huntington ha promosso, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, un premio di studio rivolto a laureati, dottorandi e dottori di ricerca presso il medesimo Ateneo, per tesi o ricerche riguardanti la malattia di Huntington, oppure il caregiving o ancora la comunicazione medico-paziente. L’iniziativa è intitolata al neurologo Lorenzo Nanetti, prematuramente scomparso, che fu sempre a fianco dell’Associazione Huntington e di numerose famiglie coinvolte nella malattia Il neurologo Lorenzo Nanetti (1981-2024), cui è dedicato il premio di studio promosso da Huntington – La Rete Italiana della Malattia di Huntington

«L’esperienza della nostra Associazione testimonia quanto sia sostanziale, nella convivenza con l’Huntington, l’esserci: l’esserci di una rete multi-attore capace di connettere conoscenze diverse; l’esserci di servizi a supporto del malato ma anche del caregiver; l’esserci di una conoscenza diffusa della malattia, perché le persone coinvolte non si sentano sole, invisibili, perse. In questo senso Lorenzo è stato un tassello fondamentale di questo nostro impegno come ente, oltre ad aver saputo accompagnare nello svolgimento della sua professione molte famiglie Huntington»: così Elisabetta Caletti, presidente di Huntington (La Rete Italiana della Malattia di Huntington), ha presentato il premio di studio dell’importo di 1.500 euro, dedicato alla memoria di Lorenzo Nanetti, medico neurologo della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, prematuramente scomparso qualche tempo fa, «perché il suo esserci – è stato detto dall’Associazione – possa essere un esempio capace di andare oltre il nostro ricordo, possa ispirare le generazioni più giovani nel loro percorso, possa aiutare nell’alimentare parole e pensieri del prendersi cura».
La proposta del Premio, dunque, è stata rivolta all’Università degli Studi di Milano ed è dedicata a tesi o ricerche da parte di laureati/e triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Scienze del Farmaco e di Studi Umanistici della stessa Università degli Studi di Milano, che abbiano conseguito il titolo da non più di un anno alla data di scadenza del bando, oltreché a dottorandi/e e dottori e dottoresse di ricerca, in possesso dei medesimi requisiti, che abbiano conseguito il titolo entro due anni dalla proclamazione alla data di scadenza del bando.
Tre sono gli argomenti di trattazione possibili, ossia la malattia di Huntington, il caregiving o la comunicazione medico-paziente. La domanda di partecipazione dovrà essere inviata entro e non oltre le 12 del 10 luglio prossimo. (S.B.)

Tutte le informazioni in merito al bando di cui si parla nella presente nota sono consultabili a questo link. A quest’altro link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento sull’iniziativa. Per ulteriori informazioni: segreteria@huntington-onlus.it.

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A Roma il Summit Globale sull’incontinenza e le disfunzioni del pavimento pelvico

Superando - 23 Giugno 2026 - 6:08pm

Rappresentanti delle Associazioni di pazienti, esperti clinici, decisori politici e partner del settore provenienti da tutto il mondo, si riuniranno il 26 giugno a Roma per il Summit Globale sulla Salute Pelvica, organizzato dalla WFIPP, la Federazione Mondiale sull’Incontinenza de sulle Disfunzioni del Pavimento Pelvico, in occasione del proprio ventesimo anniversario, con l’obiettivo di promuovere una maggiore attenzione alle problematiche legate a tali situazioni, che interessano milioni di persone

Rappresentanti delle Associazioni di pazienti, esperti clinici, decisori politici e partner del settore provenienti da tutto il mondo, si riuniranno il 26 giugno alla Casa dell’Aviatore di Roma per il Summit Globale sulla Salute Pelvica, organizzato dalla WFIPP, la Federazione Mondiale sull’Incontinenza de sulle Disfunzioni del Pavimento Pelvico, in occasione del proprio ventesimo anniversario, con l’obiettivo di promuovere una maggiore attenzione alle problematiche legate a tali situazioni, che interessano milioni di persone.
Nel corso della giornata, centrata specificamente sul tema Empowering Patients, Adavncing Sciences (letteralmente “Responsabilizzare i pazienti, far progredire la scienza”), si alterneranno interventi istituzionali, tavole rotonde internazionali e presentazioni di progetti strategici dedicati alle sfide ancora aperte in termini di prevenzione, diagnosi, accesso alle cure e qualità della vita.
L’appuntamento sarà anche un’occasione per celebrare i risultati raggiunti negli ultimi vent’anni e per delineare le priorità del prossimo decennio nel campo della salute pelvica. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’evento. Per ulteriori informazioni: Anita Fiaschetti (anitafiaschetti@gmail.com).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. n. 2938 del 09 ottobre 2025 – Decreto di...

Ultime da USR Calabria - 23 Giugno 2026 - 5:39pm

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Michael Haddad, protagonista di battaglie per il clima, per i diritti delle persone con disabilità e contro ogni guerra

Superando - 23 Giugno 2026 - 5:21pm

Michael Haddad, persona libanese con disabilità, atleta e imprenditore sociale noto per le straordinarie imprese compiute utilizzando un esoscheletro intuitivo, ha dedicato la vita a sfidare i propri limiti e a sostenere cause globali come l’azione per il clima, per lo sviluppo sostenibile e per l’inclusività. Ora è fortemente impegnato per la pace ed è il caso di prendere esempio da lui, per lanciare anche dall’Italia il grido di rifiuto di tutte le guerre, ben note anche come “la più grande fabbrica mondiale di persone con disabilità” Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres consegna un’onorificenza a Michael Haddad

Il mondo delle persone con disabilità non è più un mondo dove il loro ruolo è quello di oggetto passivo che dipende dalle decisioni prese da altri o quali spesso si riducono a professionisti della medicina e della salute. E questo non accade solo nel mondo dei Paesi ad alto reddito (di cui, per altro, spesso le persone con disabilità non beneficiano, a causa di barriere, ostacoli e discriminazioni che impediscono la loro piena ed eguale partecipazione alle opportunità sociali ed economiche), ma accade ormai in tutto il mondo.
Esemplare è il caso di Michael Haddad, atleta libanese con disabilità specializzato in gare di resistenza, imprenditore sociale e relatore professionista, noto per le sue straordinarie imprese, nonostante sia paralizzato dal torace in giù dall’età di 6 anni a causa di un incidente in moto d’acqua (paraplegico di livello T4). Utilizza un esoscheletro intuitivo per camminare in modo bionico.

Haddad ha dedicato la sua vita a sfidare i propri limiti e a sostenere cause globali fondamentali, concentrandosi principalmente sull’azione per il clima, lo sviluppo sostenibile e l’inclusività. Ricopre il ruolo di Ambasciatore regionale di buona volontà per l’azione per il clima del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP-United Nations Development Programme). Le sue Walks for Purpose (“Camminate per uno scopo”) su terreni impegnativi, come il Circolo Polare Artico e le montagne libanesi, mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sull’urgenza del cambiamento climatico, sulla resilienza dello spirito umano e sul potenziale insito in ogni individuo, in particolare nelle persone con disabilità. È portavoce del messaggio secondo cui «ciò che sembra impossibile è possibile con determinazione e innovazione».
Michael detiene il record mondiale di camminata, arrampicata e ciaspolata negli ambienti estremi del Libano. Ha percorso 19 chilometri – 60.000 passi – su sentieri montani per sollecitare il rimboschimento del cedro libanese. Ha scalato i 40 metri della roccia di Raouché a Beirut per richiamare l’attenzione sull’inquinamento marino. Ha raggiunto la vetta del Black Peak della Regione MENA (Middle East and North Africa, ossia “Medio Oriente e Nord Africa”). per sottolineare la necessità di agire contro il cambiamento climatico. Ha completato con successo numerose camminate impegnative, tra cui una simbolica camminata di 100 chilometri nel Circolo Polare Artico (Arctic Walk for Climate Resilience a Svalbard, in Norvegia) e trekking attraverso le montagne libanesi (ad esempio, la foresta dei “Cedri di Dio”, Qurnat as Sawda).

Michael Haddad in tenuta da atleta

Queste imprese, compiute utilizzando un esoscheletro unico nel suo genere nonostante la paralisi, mettono in luce la resilienza umana e l’urgente necessità di un’azione per il clima. In tal senso, Haddad ha ricoperto il ruolo di Climate Change Champion (“Campione sul cambiamento climatico”) per il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo in Libano nel periodo 2016-2017. Nel settembre 2019 è stato nominato, come già accennato, Ambasciatore di buona volontà per l’azione per il clima dall’Ufficio Regionale per gli Stati Arabi (RBAS) dell’UNDP, per il suo lavoro ispiratore di sensibilizzazione sul cambiamento climatico e sui suoi effetti devastanti, utilizzando le sue straordinarie marce di resistenza come potente piattaforma di visibilità e cambiamento nella regione degli Stati Arabi e a livello globale. Viene spesso invitato come relatore principale e motivazionale in programmi internazionali.

Attraverso dunque i suoi incredibili viaggi e la sua potente narrazione, Michael Haddad difende la causa delle persone con disabilità, sfidando i pregiudizi, promuovendo l’inclusività e ispirando milioni di persone in tutto il mondo a liberare il proprio potenziale indipendentemente dai limiti percepiti. Michael dimostra che le difficoltà fisiche non determinano la capacità di una persona di contribuire in modo significativo alla società. Ed è stato riconosciuto da vari governi, organizzazioni e istituzioni per il suo coraggio, la sua determinazione e la sua incisiva attività di sensibilizzazione, con riconoscimenti e onorificenze per il suo contributo da una parte alla sensibilizzazione ambientale, dall’altra sui diritti delle persone con disabilità.

La sua prossima iniziativa è legata alla sensibilizzazione per la pace. Aveva già incontrato Papa Francesco e ora si prefigge di incontrare Papa Leone XIV, per sostenere la battaglia per la pace universale. In particolare per la terribile situazione del Libano meridionale, invaso e bombardato da Israele per combattere l’organizzazione sciita Hezbollah, fortemente anti sionista, finanziata dall’Iran. Com’è noto, infatti, da vari mesi l’esercito israeliano bombarda e occupa il sud del Libano e secondo dati diffusi dal Ministero libanese, «Dall’inizio della guerra (2 marzo 2026), sono 3.516 i morti di cui 247 bambini e 992 feriti (con una media di 12 bambini uccisi o mutilati ogni giorno), con 128 vittime tra i soccorritori, e danni a 17 ospedali».
Per denunciare l’assurdità di tutte le guerre nel mondo e di quella in Libano, Haddad vuole muoversi in barca a vela da solo dal Libano per raggiungere l’isola di Cipro.
Ci auguriamo che la sua iniziativa abbia il successo che merita. Perché nell’indifferenza di un mondo che sembra non prendere posizione su questi orrori, e in particolare con il movimento italiano che non si schiera contro le guerre, ben note anche come “la più grande fabbrica mondiale di persone con disabilità”, prendiamo esempio da Michael Haddad per lanciare anche dall’Italia il grido di rifiuto di tutte le guerre.

*Membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International).

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