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Progettazione individualizzata delle persone con disabilità: un protocollo per il sistema “InCare62”

5 Dicembre 2025 - 1:35pm

L’Associazione ANFFAS Nazionale e il Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la promozione e l’utilizzo di “InCare62”, software online dedicato alla progettazione individualizzata delle persone con disabilità, pienamente coerente con la riforma in materia di disabilità. Vediamo di cosa si tratta

Nei giorni scorsi l’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) e il Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la promozione e l’utilizzo di InCare62, nuovo software online dedicato alla progettazione individualizzata delle persone con disabilità, strumento pienamente coerente con la riforma in materia di disabilità e con i princìpi del Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega in materia di disabilità 227/21.

Progettato dal Consorzio La Rosa Blu di ANFFAS, in collaborazione con la stessa ANFFAS Nazionale, e realizzato grazie all’esperienza professionale della società informatica MBS, InCare62 è un sistema digitale avanzato, pensato per accompagnare in modo efficace la costruzione, l’attuazione e il monitoraggio del Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato.
«Si tratta – spiegano dall’ANFFAS – di una piattaforma che garantisce operatività, trasparenza e tutela della privacy, offrendo un ambiente sicuro, costantemente aggiornato e facilmente accessibile agli operatori autorizzati. L’architettura di essa, sviluppata anche grazie al patrimonio metodologico derivante dall’ esperienza da noi maturata con il software Matrici Ecologiche e dei Sostegni, consente al sistema di configurarsi come una banca dati strutturata e preziosa per analisi, monitoraggi e attività di ricerca finalizzate al miglioramento continuo delle politiche e dei servizi rivolti alle persone con disabilità».

«Frutto dunque di una collaborazione tra la nostra Associazione, partner istituzionali e realtà scientifiche di alto profilo – concludono dall’ANFFAS -, InCare62 integra strumenti di intelligenza artificiale a supporto dei professionisti, favorendo la definizione di progettualità personalizzate orientate alla promozione dei diritti, al miglioramento della qualità della vita e alla piena partecipazione sociale. Con questo protocollo, quindi, confermiamo, insieme al Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità, un impegno condiviso nell’implementazione di processi e tecnologie che rendano la riforma della disabilità realmente operativa nei territori, favorendo un approccio uniforme, innovativo e rispettoso dei princìpi sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Giovani oltre la sclerosi multipla: esiste un equilibrio possibile, che si può ritrovare insieme

5 Dicembre 2025 - 12:59pm

Alcune centinaia di persone hanno partecipato quest’anno a Roma all’ormai tradizionale evento “#GiovanioltrelaSM”, promosso dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), il cui filo conduttore è stato il tema dell’“equilibrio”, che ha accompagnato il significato dell’intera manifestazione, ribadito in più occasioni: «Non esiste un equilibrio perfetto, ma esiste un equilibrio possibile, che si può ritrovare insieme» La metafora delle trampoliere, che “trovano stabilità proprio quando sembrano più fragili”, ha aperto l’evento di Roma

Si è tenuta a Roma la due giorni di #GiovanioltrelaSM 2025, appuntamento nazionale promosso dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), con il patrocinio della RAI e dell’AINMO (Associazione Italiana Neuromielite Ottica), evento che ha riunito anche quest’anno oltre 300 persone con meno di 35 anni con sclerosi multipla e con meno di 40 anni con NMO (neuromielite ottica, rara malattia autoimmune che colpisce nervi ottici e midollo spinale) o MOGAD (malattia legata agli anticorpi anti-MOG, altra patologia rara del sistema nervoso centrale), registrando circa 2.500 visualizzazioni al giorno della diretta online (i talk delle due sessioni plenarie sono disponibili a questo link).

Come nelle edizioni precedenti di tale evento, una parte fondamentale dello staff è stata composta da 18 giovani con sclerosi multipla o neuromielite ottica, protagonisti non solo come partecipanti, ma anche come motore creativo dell’evento. A fare questa volta da filo conduttore è stato il tema dell’“equilibrio”, attraverso talk, laboratori, sessioni plenarie e momenti informali. «Un equilibrio – come viene spiegato dall’AISM – da costruire e ricostruire, perché l’arrivo di una diagnosi, spesso improvvisa, “sposta il baricentro” del corpo, della mente, delle relazioni. In tal senso, la metafora scelta per l’apertura dell’evento, quella delle trampoliere che “trovano stabilità proprio quando sembrano più fragili”, ha accompagnato il significato dell’intera manifestazione: non esiste un equilibrio perfetto, ma esiste un equilibrio possibile, che si può ritrovare insieme.

Accanto ai laboratori cosiddetti “storici”, come Botta e risposta con il neurologo e Sessualità: come viverla appieno, quest’anno sono stati introdotti nuovi percorsi, tra cui il laboratorio Emozioni, pensato per aiutare i giovani e le giovani a riconoscere e gestire l’impatto psicologico della diagnosi.
Spazi dedicati sono stati rivolti anche a chi vive accanto a una persona con sclerosi multipla o neuromielite ottica, con la Caregiver/Accompagnatori Edition, che ha raccolto grande partecipazione. Tra questi, un ruolo centrale è stato svolto dal laboratorio esperienziale Senti come mi Sento, ideato dai giovani volontari dell’AISM under 35, che hanno portato energia, idee e creatività, contribuendo attivamente all’allestimento e alla conduzione delle attività.

Ospite d’onore della prima giornata, il musicista e scrittore Roberto Vecchioni ha consegnato ai giovani un pensiero luminoso nella sua essenzialità: «La speranza non muore mai», offrendo con queste parole ai partecipanti l’invito a far sì che la malattia non diventi un’etichetta, né che il timore del domani cancelli i progetti, i talenti, il desiderio di vivere. «Lo ha fatto – raccontano dall’AISM – evocando il mito di Pandora e ricordando che, anche quando tutte le prove sembrano travolgere, ciò che resta sul fondo è la possibilità di un domani diverso, di un futuro che si può ancora immaginare e costruire. Ha poi richiamato il Páthei máthos di Eschilo, quella verità antica secondo cui la conoscenza, e persino la felicità, nascono spesso dal passaggio attraverso il dolore. Non una felicità ingenua o perenne, ma una gioia che acquista peso e valore proprio perché conquistata dopo aver attraversato la fatica. Le sue parole hanno lasciato nella sala un calore profondo, diventando il preludio emotivo a tutto ciò che sarebbe accaduto successivamente».

Momento centrale delle sessioni plenarie sono stati gli interventi di Francesco Vacca, presidente dell’AISM e di Mario Alberto Battaglia, presidente della FISM, la Fondazione che opera a fianco dell’AISM stessa. «La sclerosi multipla – ha ricordato Vacca ai giovani e alle giovani – non vi deve portare via la vita: noi siamo “persone con sclerosi multipla”, non siamo la nostra patologia!»: il suo messaggio, accolto da un lungo applauso, racchiude lo spirito di #GiovanioltrelaSM: restituire cioè strumenti, spazio e forza per continuare a vivere con autenticità.
Dal canto suo Battaglia ha ripreso tale significato, legandolo al tema dell’equilibrio e sottolineando che «la diagnosi non è una sentenza, ma l’inizio di un percorso in cui decidere il proprio futuro. Possiamo ritrovare l’equilibrio e costruire una vita scelta da noi, non imposta dalla paura. L’equilibrio non ci viene dato: lo riconquistiamo insieme, come comunità».

«Nel confronto, nelle emozioni condivise e nelle relazioni nate durante l’evento – concludono dunque dall’AISM -, #GiovanioltrelaSM 2025 ha mostrato la vitalità e la determinazione di una generazione che non rinuncia ai propri progetti. Un percorso che non si chiude certo con le due giornate di Roma, ma che prosegue quotidianamente anche grazie al lavoro della nostra Associazione: informazione, diritti, ricerca, servizi e una rete pronta ad accogliere chi arriva “in bilico”, accompagnandolo verso il proprio equilibrio». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Solo l’applicazione delle leggi, i finanziamenti e la volontà politica possono trasformare i diritti in realtà

5 Dicembre 2025 - 12:18pm

«Le parole non bastano a garantire i diritti – ha dichiarato tra l’altro il presidente del Forum Europeo sulla Disabilità Vardakastanis, in occasione della Giornata Europea delle Persone con Disabilità, rivolgendosi alle Istituzioni continentali -: solo i finanziamenti, la legislazione, l’applicazione delle norme e la volontà politica possono trasformare i diritti in realtà»

La Giornata Europea delle Persone con Disabilità non è solo un’occasione di riflessione, ma deve essere anche un’occasione per definire la direzione da seguire, per fare il punto della situazione, ma anche per assumerci le nostre responsabilità, un’occasione per riconoscere la realtà che le persone con disabilità devono affrontare, ma anche per unire le nostre forze e impegnarci ad agire, perché le sfide che ci attendono non richiedono nulla di meno.
Il 2025 è stato un anno cruciale per il movimento delle persone con disabilità. L’Unione Europea è stata per la seconda volta sottoposta alla revisione del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, rispetto all’applicazione della Convenzione ONU, mentre la Commissione Europea ha presentato la propria proposta per il prossimo bilancio dell’Unione. Inoltre, abbiamo finalmente ricevuto la conferma che la seconda parte della Strategia Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.] proseguirà con nuove iniziative, cosa che il Forum Europeo sulla Disabilità e tutti i membri di esso hanno ripetutamente chiesto da quando l’attuale Commissione è entrata in carica.

La Commissione ha definito questo come “un anno di riflessione”, ma l’Europa non può più permettersi il lusso di riflettere senza agire, non quando più di 100 milioni di persone europee con disabilità continuano a subire un’esclusione sistematica. Non quando i diritti sanciti dalla Convenzione ONU sono ancora lontani dall’essere una realtà nella vita quotidiana di milioni di persone. Se l’Unione Europea e gli Stati Membri di essa intendono seriamente adempiere ai propri obblighi, tali impegni devono essere al centro delle loro priorità politiche e dei loro bilanci, perché le parole non bastano a garantire i diritti: sono i finanziamenti, la legislazione, l’applicazione delle norme e la volontà politica a trasformare i diritti in realtà.

La verità è che, nonostante i progressi compiuti, le barriere che dobbiamo affrontare rimangono profondamente radicate. Il divario occupazionale rimane invariato, lasciando troppe persone con disabilità escluse dal mercato del lavoro. Quasi un terzo delle persone con disabilità è a rischio di povertà ed esclusione sociale. La libertà di circolazione, pietra miliare della cittadinanza europea, non è ancora una realtà per molti, a causa di trasporti inaccessibili, sistemi di sostegno frammentati e ostacoli burocratici. La discriminazione, sia diretta che sistemica, rimane diffusa e in diversi Paesi dell’Unione Europea assistiamo ancora a un aumento dell’istituzionalizzazione delle persone con disabilità, nonché a pratiche disumane, come la sterilizzazione forzata, che violano la dignità umana e infrangono la Convenzione ONU nel modo più palese.
Ogni barriera che ho citato è ancora più estrema per le persone con disabilità che subiscono forme multiple e intersecanti di discriminazione: le donne con disabilità, le persone con disabilità di etnia rom o provenienti da un contesto migratorio, la comunità delle persone LGBTI+ con disabilità, i bambini/bambine con disabilità e gli anziani. Né dobbiamo certo dimenticare i nostri fratelli e sorelle con disabilità che vivono in situazioni di guerra in tutto il mondo, anche molto vicino a noi, in Ucraina e a Gaza.

Per questo motivo, chiediamo sia alla Commissione che agli Stati Membri dell’Unione di realizzare azioni ambiziose e iniziative faro, non gesti simbolici, non “progetti pilota”, non un’altra dichiarazione politica o una raccomandazione, bensì misure ambiziose, strutturali, applicabili, che trasformino concretamente la vita delle persone.
La seconda fase della Strategia Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità dev’essere ambiziosa, ancorata alla Convenzione ONU e creata in stretta collaborazione con le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità. Deve colmare le lacune lasciate dalla prima parte della Strategia stessa, cambiando in meglio la vita delle persone. Dobbiamo sentire direttamente l’impatto di questa Strategia ed essere in grado di affermare con sicurezza che le cose sono migliorate, perché l’Unione Europea è al nostro fianco nella tutela dei nostri diritti.
Qualunque risultato inferiore sarebbe un fallimento collettivo e una vittoria per coloro che minano il progetto europeo, coloro che sono “in guerra” contro la diversità e l’uguaglianza e coloro che antepongono altri interessi a quelli della popolazione europea.

Quanto detto mi porta al quadro finanziario pluriennale, il già citato bilancio dell’Unione Europea e qui dobbiamo essere chiari: esso non può essere solo un esercizio contabile, ma deve caratterizzarsi come una dichiarazione di priorità, una bussola politica, perché è uno degli strumenti più potenti di cui dispone l’Unione Europea per plasmare le società.
A tal proposito ci aspettavamo un chiaro segnale di sostegno da parte della Commissione Europea sugli obiettivi sociali dell’Unione e invece abbiamo assistito a una regressione, a una centralizzazione dei fondi che comportano una riduzione degli investimenti sociali e che compromettono di fatto l’obbligo di conformarsi alla Convenzione ONU. Mentre infatti nell’attuale bilancio il 25% dei fondi sociali è riservato all’inclusione sociale, ciò che è fondamentale per garantire il finanziamento dell’inclusione delle persone con disabilità, nel bilancio proposto per il post-2027, questa destinazione del 25% è scomparsa, il che significa che quegli investimenti semplicemente svaniranno in molti Stati Membri, specie in quelli che già investono troppo poco sui diritti sociali. In altre parole, non ci sarà più una salvaguardia per la spesa a sostegno delle persone con disabilità. Spetterà cioè agli Stati Membri decidere.
Poi arriva forse la preoccupazione più grave: l’abbandono delle condizioni che consentono l’utilizzo dei fondi europei. Certo, le condizioni precedenti non erano perfette, ma erano la nostra ultima difesa contro l’uso improprio dei fondi europei, permettendo alla società civile di chiamare i governi nazionali a rispondere del loro operato, quando il denaro pubblico veniva utilizzato per mantenere istituzioni segreganti, pratiche che il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità ha ripetutamente condannato.
E da ultimo, ma non certo ultimo, è stato estremamente deludente constatare che la Convenzione ONU non figurava in nessun punto degli articoli che stabiliscono le destinazioni orizzontali per i fondi. E non si tratta di una svista tecnica, ma di una scelta politica che dovremmo tutti far rivedere, collaborando con il Parlamento e gli Stati Membri alleati.

Oltre al bilancio e alla strategia sulla disabilità, dovremo discutere anche sulla situazione delle persone con disabilità nelle crisi, che stanno diventando sempre più frequenti, sia che si tratti di catastrofi naturali, che di emergenze sanitarie o di conflitti. Le persone con disabilità, infatti, rimangono pericolosamente prive di tutela, giacché troppo spesso i piani di emergenza vengono redatti senza di noi, le procedure di evacuazione ci ignorano e gli aiuti umanitari arrivano troppo tardi o non arrivano affatto. E questa non può essere considerata come una dimensione facoltativa dell’inclusione, ma è una questione di vita, sicurezza e dignità.

A questo punto mi si permetta una riflessione più personale, poiché questo sarà il mio ultimo intervento a questa Conferenza in qualità di Presidente del Forum Europeo sulla Disabilità.
Siamo scesi in piazza per garantire che la disabilità fosse riconosciuta nel Trattato di Amsterdam. Da quando il Forum Europeo è stato creato nel 1997, ho assistito alla straordinaria evoluzione del nostro movimento. Abbiamo ottenuto vittorie che molti consideravano impossibili. Il contributo decisivo del movimento europeo per la disabilità al testo finale della Convenzione ONU e la storica ratifica della Convenzione stessa da parte dell’Unione Europea dimostrano che l’azione di advocacy fondata sui diritti umani e guidata da noi può cambiare la direzione stessa dell’Europa.
Insieme abbiamo marciato per Bruxelles con oltre un milione di firme, per chiedere una legislazione contro la discriminazione delle persone con disabilità. Il nostro movimento ha sostenuto ogni allargamento dell’Unione Europea come mezzo per promuovere i diritti delle persone con disabilità. Abbiamo inoltre posto le questioni relative alla disabilità in cima all’agenda politica dei leader dell’Unione, con l’Anno Europeo delle Persone con Disabilità nel 2003, i Parlamenti Europei delle Persone con Disabilità e lo Stato dell’Unione sulla disabilità nel 2011, con la partecipazione dei Presidenti del Consiglio Europeo, del Parlamento e della Commissione.
In tutti questi anni abbiamo dimostrato che il nostro coinvolgimento attivo nel processo decisionale politico garantisce e continuerà a garantire diritti e tutela alle persone con disabilità. Ne sono un esempio la Direttiva sulla Parità di Trattamento in materia di occupazione, la Direttiva Europea sull’Accessibilità o la Disability Card, solo per citarne alcuni. E lo abbiamo fatto con ambizione, spirito critico e costruttivo. Abbiamo anche affrontato sfide politiche, economiche e sociali, come la crisi finanziaria, le misure di austerità, la pandemia da Covid-19, la guerra in Ucraina, la crisi del costo della vita e tutte le conseguenze dell’emergenza climatica. In ognuna di queste situazioni, le persone con disabilità sono state tra le più colpite, e il movimento delle persone con disabilità è sempre rimasto unito e determinato nell’evidenziare la situazione specifica delle persone con disabilità e le proposte di cambiamento.
E tuttavia dobbiamo anche riconoscere che l’attuale contesto politico che ci circonda è cambiato. L’era che celebrava l’uguaglianza, la diversità, l’inclusione e i diritti sta lasciando il posto a un’era di esclusione, divisione e deregolamentazione. Le narrazioni di taglio reazionario stanno guadagnando terreno e in alcuni Paesi la società civile viene messa a tacere, con tagli ai finanziamenti e allo spazio civico. Onestamente dobbiamo dire che anche se questa tendenza sembra prendere di mira in primo luogo altri gruppi e altre cause sociale, essa riguarda anche noi, poiché crea un clima in cui le organizzazioni che si occupano di disabilità possono sentirsi sotto pressione a rimanere in silenzio. Ma bisogna ricordare la nostra storia e dire che non resteremo in silenzio. perché il silenzio è resa e il movimento per i diritti delle persone con disabilità non è mai stato un movimento di resa. Abbiamo sempre dimostrato resilienza, ma la resilienza dev’essere accompagnata dalla responsabilità. Quindi, non dobbiamo ritirarci: è tempo cioè di proteggere i nostri diritti attraverso un’azione di advocacy efficace, è tempo di rafforzare la nostra capacità di agire insieme e con più determinazione che mai. È tempo insomma di dimostrare la nostra leadership e il potere dell’azione collettiva.
Auguro quindi a tutti noi coraggio e discussioni fruttuose che portino ad azioni concrete per aprire la strada all’Europa inclusiva a cui tutti aspiriamo e che tutti meritiamo.

*Presidente dell’EDF (European Disability Forum). Il presente testo corrisponde ai contenuti del discorso pronunciato in occasione della Conferenza di Bruxelles, per la Giornata Europea delle Persone con Disabilità. Traduzione a cura di Luisella Bosisio Fazzi, adattamento a cura della Redazione di Superando.

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Giornata Internazionale del Volontariato: ogni contributo conta

4 Dicembre 2025 - 6:33pm

Secondo l’ISTAT sono 4,7 milioni i volontari e le volontarie del nostro Paese, pronti a contraddire con i fatti un’idea di società inevitabilmente orientata all’interesse personale. Portano come e dove possono il loro contributo, e “ogni contributo conta”, come sottolinea il tema della Giornata Internazionale del Volontariato di domani, 5 Dicembre, quarantesima edizione di tale evento

«Si dedicano alla collettività senza tornaconto; sono competenti, spesso impegnati su più fronti, dalle azioni quotidiane alle emergenze; rimangono pilastro essenziale della partecipazione nel Paese. Sono i volontari e le volontarie del nostro Paese – 4,7 milioni per l’ISTAT – celebrati nella Giornata Internazionale del Volontariato di domani, 5 dicembre, che pronti a contraddire con i fatti un’idea di società inevitabilmente orientata all’interesse personale, portano come e dove possono il loro contributo, e “ogni contributo conta”, come sottolinea il tema della Giornata di quest’anno, giunta alla quarantetsima edizione»: lo si legge in una nota diffusa congiuntamente dal Forum Nazionale del Terzo Settore, da CSVnet (Associazione Centri di Servizio per il Volontariato) e dalla Caritas Italiana, ove si aggiunge che «i volontari generano impatto visibile e insostituibile a favore della coesione sociale del Paese. La loro azione, come ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è “generosa espressione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale sanciti dalla Costituzione”».

«In un’epoca storica in cui è facile essere pervasi da un senso di impotenza rispetto agli orrori delle guerre e alle forti tendenze individualistiche ed egoistiche – dichiara Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore -, i volontari sono una fonte inestimabile di pace e solidarietà. Non solo: l’impegno volontario genera cambiamento sociale e svolge un ruolo attivo nello sviluppo del Paese: va quindi promosso, tutelato e valorizzato, attraverso un lavoro congiunto di Istituzioni e Terzo Settore».
«Il messaggio scelto quest’anno dalle Nazioni Unite – afferma dal canto suo Chiara Tommasini, presidente di CSVnet – coglie perfettamente il senso più profondo del volontariato: partecipare è sempre importante. Il tempo che una persona decide di donare agli altri produce un valore reale e misurabile. In vista del 2026, che sarà l’Anno Internazionale dei Volontari per lo Sviluppo Sostenibile, questo richiamo è ancora più forte: il contributo quotidiano di migliaia di volontarie e volontari aiuta le comunità a crescere e a costruire futuro. È su questa energia che il Paese può e deve continuare a investire».
«Il volontariato è scuola quotidiana di umanità e di cittadinanza – conclude don Marco Pagniello, direttore della Caritas Italiana – e ogni gesto gratuito custodisce una forza trasformativa che rigenera i legami, restituisce dignità alle persone e rende le nostre comunità più giuste e solidali. In un tempo segnato da fratture sociali, diseguaglianze e solitudini diffuse, i volontari sono il segno concreto di una speranza che si fa prossimità, ascolto, cura e diventa profezia di un Paese che sceglie di ripartire dagli ultimi, mettendo al centro le persone e le relazioni». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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L’autonomia è libertà: il percorso di Laura, istruttrice di orientamento e mobilità

4 Dicembre 2025 - 5:51pm

Il lavoro di un’istruttrice di orientamento e mobilità, all’opera con persone cieche o ipovedenti, come fa Laura Tessari, è complesso e concreto allo stesso tempo. «Ma quando vedo una persona cieca che attraversa la strada da sola o che prende un autobus senza timore – dice Laura -, mi emoziono sempre un po’. Perché capisco che quello che insegni non sono solo delle tecniche: è la possibilità di andare dove si vuole, con sicurezza e dignità» Laura Tessari all’opera come istruttrice di orientamento e mobilità

Laura Tessari lo dice senza enfasi, come fosse la cosa più naturale del mondo. Eppure è il filo che collega tutta la sua storia. Già educatrice presso la Fondazione Robert Hollman, dove segue bambini con disabilità visiva, oggi è anche un’istruttrice di orientamento e mobilità. Ma questo suo percorso, a ben vedere, da qualche parte stava già scritto quando era poco più che una ragazzina. «Avevo 13 anni – racconta – e in un tema scrissi che il mio sogno era lavorare con le persone con disabilità. Volevo aiutarle a fare quante più cose possibili».
Anni dopo, per una coincidenza di quelle che la vita ogni tanto regala, ha incontrato una sua vecchia insegnante: le ha raccontato del suo lavoro, delle persone che segue, del fatto che una parte grande della sua giornata è dedicata proprio a ciò che aveva immaginato da bambina. «È stato emozionante – dice – mi sono resa conto che quel sogno, in fondo, non l’ho mai tradito».
Sorride, perché non è stato tutto facile: in famiglia qualcuno l’avrebbe preferita avvocata, o magari commercialista. «Loro ci speravano – commenta con una punta di tenerezza -, ma io sentivo che dovevo andare da un’altra parte».

Il lavoro di un’istruttrice di orientamento e mobilità è complesso e concreto allo stesso tempo. Non si tratta soltanto di insegnare a orientarsi in strada, ad attraversare un incrocio o a prendere un autobus. Autonomia significa anche riuscire a gestire la propria casa: cucinare una pasta senza bruciarsi, riordinare, separare i colori dei vestiti, fare una lavatrice, dare un minimo di ordine alla propria giornata. Tutte cose che a molti sembrano scontate, ma che, per chi non vede o vede poco, diventano vere e proprie conquiste.
Per arrivare preparata a questo mestiere, Laura ha frequentato un corso di formazione impegnativo. Una parte, probabilmente la più forte, prevedeva giornate intere bendata. «Non è la stessa cosa chiudere gli occhi per dieci minuti», precisa. «Per capire davvero occorre restare molto tempo senza vedere, finché il cervello non si arrende e prova a riorganizzarsi».

Un’altra bella immagine di Laura Tessari

I primi giorni li ricorda ancora benissimo: «Ero agitata. Per strada avevo paura, anche se la mia formatrice mi seguiva a distanza. Col bastone bianco ho trovato di tutto: marciapiedi rotti, pali messi dove non dovrebbero essere, insegne all’altezza del viso».
E poi l’inciviltà, che sembra sempre sorprendere chi non ci è abituato: «Monopattini gettati di traverso, motorini, biciclette ovunque… più di una volta ho rischiato di cadere. E i ciclisti sul marciapiede, lasciamo perdere».

Quando le chiedo quale sia stata l’esperienza più dura, ci pensa un attimo. Non per trovare la risposta, ma per cercare le parole. «È stato accorgermi di come gli altri ti guardano. Di quanto la tua fisicità – il modo in cui ti muovi, il bastone che tieni in mano – cambi il modo in cui le persone si rivolgono a te. Mi è capitato di chiedere un’informazione e che rispondessero alla mia accompagnatrice, come se io non fossi lì».
Una pausa. «E poi quel tono… quel modo di parlarti un po’ da bambino, come se sapessero già cosa puoi fare o non fare. È difficile da spiegare, ma chi vive la disabilità lo riconosce subito».

Nonostante tutto, o forse proprio per questo, quel percorso l’ha cambiata. «È stato un cammino enorme, per me. Professionale, certo, ma soprattutto umano».
Con le persone cieche e ipovedenti che segue ogni giorno ha imparato che non esiste un modello valido per tutti. «Ci sono metodi collaudati, lo sappiamo. Ma ogni persona ha il suo tempo, il suo modo di imparare, le sue paure e le sue risorse».
Il problema, però, è che in Italia gli istruttori di orientamento e mobilità sono pochi. Pochissimi. «È un lavoro prezioso, ma spesso instabile. Dipende dai finanziamenti, dalle Associazioni, dagli Enti Pubblici. E questo limita moltissimo le possibilità di chi avrebbe bisogno di essere seguito con continuità».
Le chiedo allora cosa servirebbe, secondo lei, per cambiare davvero le cose. «Prima di tutto informazione – risponde senza pensarci troppo -: le persone ignorano, e non lo dico in senso negativo. Non sanno proprio come funziona questo mondo, cosa serve, che cosa significhi non vedere».
E poi – su questo insiste – bisogna iniziare presto. «Fin da bambini. Se la prima esperienza di autonomia arriva a vent’anni, è traumatica. Se invece familiarizzi con gli strumenti da piccolo, tutto diventa più naturale. E pensa che c’è ancora chi ha vergogna del bastone bianco, quando in realtà è una delle più grandi forme di libertà».

Alla fine Laura torna sempre lì: la libertà. «Quando vedo una persona cieca che attraversa la strada da sola o che prende un autobus senza timore, mi emoziono sempre un po’. Perché capisco che quello che insegni non sono solo delle tecniche: è la possibilità di andare dove si vuole, con sicurezza e dignità».

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La riforma della disabilità deve aiutare le persone senza creare nuove barriere

4 Dicembre 2025 - 5:24pm

Nel corso di una riunione svolta su iniziativa delle Federazioni Regionali lombarde delle persone con disabilità, con rappresentanti istituzionali nazionali e regionali, accanto alle opportunità, sono state esposte anche una serie di criticità relative al percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità, che rischiano di gravare sulle persone con disabilità e che dovranno essere risolte. Dal canto loro, gli esponenti delle Istituzioni si sono impegnati a proseguire il confronto

Su iniziativa delle organizzazioni regionali lombarde delle persone con disabilità LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), si è svolto il 1° dicembre scorso un incontro che ha riunito la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, l’assessora alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alla Disabilità e alle Pari Opportunità della Regione Lombardia Elena Lucchini, rappresentanti degli Assessorati al Welfare e all’Istruzione-Lavoro della stessa Regione Lombardia, dirigenti ministeriali, esponenti regionali e nazionali dell’INPS, oltre ai Presidenti Nazionali di FISH e FAND.

Durante la riunione è stato affrontato il percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità, sempre più orientato alla personalizzazione degli interventi attraverso il Progetto di Vita, una trasformazione già prevista dalla Legge Regionale della Lombardia 25/22 e, a livello nazionale, dal Decreto Legislativo 62/24, attualmente in fase di sperimentazione, nello specifico della Lombardia, nella Provincia di Brescia, con l’estensione, nei prossimi mesi, ad altre sei Province lombarde.
Il Decreto Legislativo 62/24, va anche ricordato, introduce anche una profonda riforma del sistema di certificazione della disabilità, unificando le diverse modalità oggi attive in un unico procedimento.

Accanto alle opportunità, sono emerse dunque anche diverse criticità, che rischiano di gravare sulle persone con disabilità e che dovranno essere risolte. Le Associazioni hanno evidenziato in particolare il tema dei tempi di attesa molto prolungati per l’accertamento, dovuti alla carenza di personale dedicato. Un problema già riscontrato nei primi mesi di sperimentazione sul territorio bresciano.
Sempre nel corso della riunione è stato inoltre sottolineato come l’implementazione del Progetto di vita richieda un forte investimento in coordinamento, monitoraggio e soprattutto formazione, attività già previste sia a livello nazionale che regionale. Tale processo dovrà necessariamente vedere il coinvolgimento attivo delle Associazioni rappresentative delle persone con disabilità.

Le rappresentanti istituzionali presenti hanno preso atto delle questioni sollevate da LEDHA-FISH e FAND, impegnandosi a proseguire il confronto nelle sedi opportune. (Ufficio Stampa LEDHA)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

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Quel Disegno di Legge sui caregiver familiari

4 Dicembre 2025 - 4:50pm

Il “Disegno di Legge sui caregiver familiari conviventi prevalenti” non è apprezzato, a quanto pare, da nessuno dei diretti interessati, e nemmeno dagli esponenti delle Associazioni che hanno partecipato al Tavolo Tecnico Caregiver Familiari, istituito nell’ottobre di due anni fa dalla Ministra per le Disabilità e dalla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali per la stesura di una Proposta di Legge. Diamo spazio a una serie di posizioni espresse

Il “Disegno di Legge sui caregiver familiari conviventi prevalenti” non è apprezzato da nessuno dei diretti interessati, neanche dagli esponenti delle Associazioni che hanno partecipato al Tavolo Tecnico Caregiver Familiari, istituito ad ottobre 2023 dalla Ministra per le Disabilità e dalla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali per la stesura di una Proposta di Legge [se ne legga anche su queste pagine, N.d.R.]. Il Disegno di Legge arriverà in Consiglio dei Ministri dopo l’approvazione della Legge di Bilancio per il 2026 che stanzia la misera cifra di 1,15 milioni di euro per il 2026 e 250 milioni strutturali a partire dal 2027, risorse ritenute “ampiamente insufficienti” dalle organizzazioni.

«Il ddl caregiver familiari sarà discusso in parlamento agli inizi del 2026. Siamo davvero a una svolta: dopo 15 anni di tentativi stiamo per portare in Parlamento una proposta complessiva e sostenibile di riconoscimento dei caregiver», ha dichiarato il 16 novembre scorso in un’intervista su «Avvenire» la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli. «Si dà riconoscimento al caregiver familiare in generale, ma con tutele differenziate, a partire dal “Caregiver familiare convivente prevalente” al quale si riconosce un sostegno economico più importante. Poi a scalare le altre tipologie di chi si prende cura di un familiare con disabilità».
Ma il Disegno di Legge in questione, ancora prima di entrare in Consiglio dei Ministri, ha già provocato durissime reazioni da parte di tutti i diretti interessati, caregiver familiari, Associazioni delle persone con disabilità, CGIL.
La proposta della ministra Locatelli, a seguito di un lavoro portato avanti dal Tavolo Tecnico durato circa due anni, prevede sì alcune novità, ma, a detta degli stessi partecipanti, «non accoglie le nostre richieste né affronta fondamentali capitoli per vedere finalmente riconosciuti anche in Italia i diritti dei caregiver familiari conviventi h24», come i riconoscimenti giuridici, sociali, i contributi a fini pensionistici, oltre che appropriate risorse economiche e supporti psicologici.
Il Disegno di Legge, infatti, presenta dei parametri assai stringenti che riducono la platea degli aventi diritto. Si erogano al massimo 1.200 euro trimestrali (400 euro al mese, poco più di 10 euro al giorno) per il caregiver convivente prevalente che assiste una persona con disabilità grave per almeno 91 ore settimanali, ma con dei paletti che sono il limite del reddito annuo da lavoro di 3.000 euro e un ISEE familiare fino a 15.000 euro.
Il contributo massimo di 1.200 euro ogni tre mesi sarà «compatibile con l’Assegno per i figli e con l’Assegno di inclusione, e anche con le misure di riconoscimento del caregiver familiare previste dalle Regioni», ha precisato Locatelli, aggiungendo che «abbiamo anche messo a disposizione 1,15 milioni di euro per il 2026 al fine di istituire una piattaforma gestita dall’INPS per la raccolta dei dati e l’individuazione della platea stessa».
È questo uno dei punti più controversi, secondo le Associazioni, che evidenziano: «Vogliono fare una legge sui caregiver familiari conviventi ma non hanno nemmeno delineato la quantità degli aventi diritto e al momento le risorse disponibili sono briciole». Locatelli ha aggiunto che «il punto di caduta è il riconoscimento a tutele differenziate mentre il punto di partenza è quello di prendere in considerazione il familiare con un elevato compito di cura».
Ma è davvero considerata in maniera idonea questa figura? Che cosa ne pensano del Disegno di Legge i caregiver familiari h24 che da decenni aspettano di veder riconosciuti diritti e dignità?

Abbiamo chiesto analisi e valutazioni a diversi esperti e persone direttamente interessate. Sofia Donato è la portavoce della Rete Caregiver Familiari Comma 255 che da anni si batte in tutte le sedi istituzionali per il riconoscimento della figura e del ruolo sociale del caregiver familiare come individuo autonomo dalla persona con disabilità di cui si prende cura e come cittadino con diritti soggettivi propri. Donato ha partecipato anche al Tavolo Tecnico istituito sulla materia, ma si dice «ampiamente insoddisfatta, nonostante il grande lavoro svolto».
Riconosce che ci sono aspetti positivi, “troppo pochi”, ma che sono «surclassati da quello che manca» e che, come mamma caregiver h24, rivendica. «Il Disegno di Legge proposto – dice – puntella meritoriamente alcuni criteri per noi imprescindibili quali la convivenza e, almeno, la prevalenza, e per la prima volta pone un limite minimo di 91 ore settimanali di cura in un sistema di riconoscimento a tutele crescenti del caregiver familiare. Ma rimangono tante le criticità che denunciamo: indipendentemente, infatti, dal limite proposto, contestiamo l’uso dell’ISEE familiare, che è un sistema di misurazione del reddito e patrimonio di famiglia e non consente quindi di valutare la capacità economica personale del caregiver familiare a rispondere alla propria sussistenza autonoma. Non riteniamo corretto neanche rivolgersi in primis ai soli inoccupati, quando ben conosciamo con quanta fatica alcuni caregiver familiari mantengano la propria attività lavorativa anche ricorrendo al part-time».
La portavoce di Comma 255 evidenzia infine che «le tutele crescenti dovrebbero prevedere un fisso rivolto a tutti i caregiver familiari per il riconoscimento del proprio ruolo sociale e poi un sistema di valutazione personalizzata del supporto economico a garanzia della propria sussistenza, perché il fine della legge deve essere emancipare il più possibile il caregiver familiare dalla sua condizione».

Da noi contattato, il presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), Vincenzo Falabella, è lapidario e sottolinea «la scarsità dei fondi dedicati per una platea fondamentale che è quella dei caregiver familiari conviventi che svolgono un ruolo preziosissimo per l’intera società, finora non riconosciuto adeguatamente dallo Stato».

Su posizioni di forte perplessità si pone anche Alessandro Chiarini, presidente del CONFAD (Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità). «Il Governo dimostri attenzione, concretamente, per questa categoria, scongiurando il rischio che ancora una volta si approvino leggi scarsamente finanziate, che creano aspettative prima, e delusione e sfiducia poi».

Durissima è Alessandra Corradi, presidente di Genitori Tosti in Tutti i Posti APS e coautrice del libro L’esercito silenzioso. I caregiver familiari italiani. «Anche stavolta – afferma – è stata persa una magnifica occasione. Chi ha scritto questo Disegno di Legge non ha minimamente considerato contributi e suggerimenti di familiari e associazioni presenti al Tavolo Tecnico su previdenze sociali e contributi pensionistici. Allora perché indire un Tavolo con il Ministero del Lavoro?».
Corradi annuncia inoltre che «insieme ai colleghi di tutta Italia, ci batteremo in ogni modo per bloccare questo Disegno di Legge. Si tratta di una battaglia per la dignità delle persone, del loro diritto ad una vita decorosa e di qualità migliore, rispetto al calvario che si affronta quotidianamente» [a questo link è disponibile integralmente anche un comunicato stampa sul tema diffuso da Genitori Tosti in Tutti i Posti APS, N.d.R.].

Valerio Serino, responsabile dell’Ufficio Politiche per il Lavoro e l’Inclusione delle Persone con Disabilità della CGIL, ripete da mesi che quello che andava delineandosi «sarebbe stato inefficace e poco rispettoso per i caregiver». «La valorizzazione del ruolo dei e delle caregiver – dice – non può concretizzarsi con mancette o bonus, inoltre serve una infrastrutturazione di servizi per la presa in carico del bisogno delle persone con disabilità o non autosufficienti».
Il responsabile CGIL sottolinea inoltre un punto specifico di quello che è del tutto assente nel Disegno di Legge: «Ai fini pensionistici, la tutela previdenziale dovrebbe consistere sia nel riconoscere la contribuzione figurativa del caregiver familiare non lavoratore, per il tempo necessario alla cura e assistenza, sia quella di garantire maggiore flessibilità in uscita dal lavoro per i caregiver lavoratori. Questi temi sono stati volutamente omessi nel testo, forse anche per la mancanza di appoggio da parte del Ministero del Lavoro. La specificità che attiene all’individuazione di forme di sostegno per il caregiver lavoratore deve essere incardinata nelle forme di conciliazione definite dal sistema contrattuale, promuovendo intese con le organizzazioni sindacali».

Critica, infine, anche Benedetta Demartis, vicepresidente dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) che ha partecipato ai lavori del Tavolo. «Sono spiccioli per i caregiver h24 che dedicano praticamente quasi tutta la vita ai propri congiunti in condizioni di estrema fragilità. Nelle varie sedute avevamo inoltre chiesto di riconoscere almeno sostegni economici adeguati anche ai caregiver che lavorano part-time, dei contributi figurativi che migliorassero il contributo della pensione al termine dell’età lavorativa, e un congedo anticipato dal lavoro per l’usura che un accudimento di tanti anni procura certamente. Ma nel Disegno di Legge non ve n’è traccia. C’è però la possibilità che il caregiver instauri un contratto lavorativo col congiunto con disabilità per la mansione di assistente, ma in questo caso non avrà diritto al riconoscimento economico dedicato ai caregiver. Ci sembra una forma di discriminazione».

*Il presente contributo è già apparso nella testata «il Fatto Quotidiano.it», con diverso titolo, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Affettività e sessualità nelle persone con disabilità: un corso-convegno a Benevento

4 Dicembre 2025 - 2:11pm

Una sessione scientifica, una sessione “problem solving” e una tavola rotonda: sarà ripartito in questo modo il corso-convegno di taglio scientifico in programma per domani, 5 dicembre, presso l’Università dell’Unisannio di Benevento, sul tema “Affettività e sessualità nelle persone con disabilità: tabù, pregiudizi e approcci educativi e riabilitativi”

Una sessione scientifica (Stereotipi, tabù e diritti), una sessione problem solving (Strategie operative, dall’ascolto al bisogno) e una tavola rotonda (Una rete educativa e sanitaria per le persone con disabilità): sarà ripartito in questo modo il corso-convegno di taglio scientifico in programma per domani, 5 dicembre, presso l’Università dell’Unisannio di Benevento (Palazzo de Simone, Piazza Arechi II), sul tema Affettività e sessualità nelle persone con disabilità: tabù, pregiudizi e approcci educativi e riabilitativi di cui è responsabile scientifico il terapista occupazionale Michele Cuozzo.
Da segnalare, tra gli altri relatori, anche Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). (S.B.)

Ringraziamo Guido Migliaccio (che sarà tra i relatori del corso-convegno) per la segnalazione.

A questo link è disponibile il programma completo, a quest’altro link un approfondimento dell’ANSA Campania sui contenuti dell’incontro.

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“Il Cantiere dei Sogni”: il teatro che va oltre il buio e il silenzio

4 Dicembre 2025 - 1:39pm

Riuscire a valicare i limiti imposti dalla disabilità, con l’attività teatrale che rappresenta la possibilità di andare oltre se stessi, oltre il buio e il silenzio: è questo “Il Cantiere dei Sogni”, una produzione promossa dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro e realizzata dalla compagnia “Il Cantiere dei Sogni”, composta da ragazzi e ragazze con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale, insieme a volontari e attori amatoriali. Lo spettacolo andrà in scena il 7 dicembre ad Ancona Un’immagine della rappresentazione del “Condominio Sogni”

«Questo spettacolo è molto più di una performance teatrale: è un’esperienza capace di mostrare come talento e creatività possano davvero superare ogni barriera. I componenti della compagnia Il Cantiere dei Sogni stanno infatti vivendo un percorso straordinario, in cui la disabilità non è un limite, ma un’opportunità per esprimersi e ispirare gli altri. Vedere questo progetto arrivare anche ad Ancona, capoluogo della nostra Regione, è per noi motivo di grande soddisfazione»: a dirlo, con giustificato orgoglio, è Rossano Bartoli, presidente della Fondazione Lega del Filo d’Oro, parlando del Condominio Sogni, rappresentazione teatrale che andrà in scena nel pomeriggio del 7 dicembre al Teatro Sperimentale di Ancona (Via Redipuglia, 59, ore 17), una produzione della compagnia Il Cantiere dei Sogni, promossa appunto dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro, per la regia di Gianni Giorgetti e Marinella Sbiroli, con l’adattamento dei testi di Francesco Mercurio e con la voce di Neri Marcorè e del maestro Leonardo De Amicis, rispettivamente testimonial e ambassador della Fondazione stessa.

«Questo spettacolo – viene spiegato – rappresenta un viaggio emozionante che attraverso il potere dei sogni abbraccia un forte messaggio di inclusione: la compagnia teatrale Il Cantiere dei Sogni, infatti, è composta da ragazzi e ragazze con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale, insieme a volontari e attori amatoriali. Grazie alla forza creativa dell’immaginazione, i componenti della compagnia riescono a valicare i limiti imposti dalla disabilità, con l’attività teatrale che rappresenta la possibilità di andare oltre se stessi, oltre il buio e il silenzio, permettendo alle persone di esprimersi sviluppando le proprie capacità». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Lo spettacolo sarà con ingresso a donazione libera e prenotazione scrivendo a eventi@legadelfilodoro.it. Per altre informazioni: Federica Aruanno (f.aruanno@inc-comunicazione.it).

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La presentazione di “Disabilità Controcorrente” di Salvatore Cimmino

4 Dicembre 2025 - 1:13pm

Salvatore Cimmino, persona con disabilità ben nota per le sue imprese natatorie degli anni scorsi nel mondo, volute per sensibilizzare sui diritti delle persone con disabilità, presenterà domani, 5 dicembre, a Roma, nell’àmbito della manifestazione “Più libri più liberi”, il proprio libro “Disabilità Controcorrente” il cui cuore è una Proposta di Legge sull’equiparazione degli infortuni nella vita con gli infortuni sul lavoro, depositata in Commissione Sanità del Senato

Domani, 5 dicembre, a Roma, nel corso dell’incontro denominato Un ponte per…superare insieme le barriere (Persone al servizio delle Persone), promosso nell’àmbito della manifestazione Più libri più liberi – Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria (Sala Marte del Centro Congressi La Nuvola, ore 12), Salvatore Cimmino, persona con disabilità ben nota per le sue imprese natatorie degli anni scorsi nel mondo, volute per sensibilizzare sui diritti delle persone con disabilità, oltreché firma anche del nostro giornale, presenterà il proprio libro Disabilità Controcorrente (Alpes Italia, 2025), il cui cuore è una Proposta di Legge sull’equiparazione degli infortuni nella vita con gli infortuni sul lavoro, depositata in Commissione Sanità del Senato con il titolo Disposizioni in materia di mobilità personale delle persone con disabilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni fare riferimento al sito di Salvatore Cimmino (a questo link).

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“Sguardi inclusivi sulla città”: da Altamura un video per promuovere l’accessibilità urbana

4 Dicembre 2025 - 12:43pm

Come si può avere una vita indipendente se una città non è accogliente per chi si muove in maniera “diversa”? È una delle domande da cui sono partite le sorelle Colonna di Altamura (Bari), per realizzare il video “Sguardi inclusivi sulla città”, nell’àmbito del progetto “Pronti per l’indipendenza” di cui è capofila la Federazione FISH, un documento filmato focalizzato sulle barriere presenti in una delle piazze principali della città pugliese Piazza Stazione ad Altamura sulla quale si è focalizzato il video “Sguardi inclusivi sulla città”

Siamo ad Altamura, in provincia di Bari. Un gruppo di giovani decide di incontrarsi e sceglie una delle zone più conosciute e frequentate della città: Piazza Stazione. Come oggi è abitudine, si sentono tramite chat e si scambiano messaggi per richiamare i “ritardatari”: «Sbrigati, dai, che ci vuole?», «il tempo di una maratona a ostacoli». Questa volta, però, non si tratta del solito compagno del gruppo che arriva sempre dopo tutti gli altri, stavolta la ragione del ritardo è data dalle barriere architettoniche che non consentono al ragazzo di accedere al luogo del raduno. La compagnia, infatti, è composta da ragazzi e ragazze con diverse disabilità, e sia che essi si muovano su una sedia a rotelle, sia che abbiano una disabilità sensoriale, sono costretti ad un percorso accidentato, in certi tratti anche pericoloso, visto che la piazza è circondata da barriere che ne rendono difficoltosa la piena e agevole fruibilità.

Questo si può vedere nel video Sguardi inclusivi sulla città (disponibile in YouTube a questo link), realizzato dalle sorelle Felisiana e Lucia Colonna, originarie di Altamura, e finanziato dal progetto Pronti per l’indipendenza di cui è capofila la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nato dalla profonda convinzione che la vita indipendente non sia soltanto un diritto, ma il fondamento di un’esistenza soddisfacente e rispondente alle proprie esigenze e aspettative.
Pronti per l’indipendenza si propone infatti di promuovere l’autonomia e l’inclusione, fornendo formazione e supporto alle persone con disabilità, alle loro famiglie, alle reti territoriali e agli operatori del settore, al fine di creare un ambiente di supporto reciproco e di condivisione di buone pratiche.
Felisiana e Lucia sono partite da due domande basilari: come si può avere una vita indipendente se la città non è accogliente per chi si muove in maniera “diversa”? E poi, come si legge all’inizio del video, ti sei mai chiesto se è accessibile? La realtà che ci presentano si ripete ogni giorno, tante barriere invisibili agli occhi di chi non le vive, ma fin troppo evidenti per chi le affronta non appena esce dalla porta di casa. Un palo piantato in mezzo ad un marciapiede già di per sé stretto obbliga a circumnavigare l’intero isolato per trovare l’unica rampa per l’accesso delle sedie a rotelle. Se si prova comunque a passare dove c’è il palo, il rischio è finire con le ruote giù dal marciapiede, cadere e farsi male seriamente. In alcuni punti bisogna per forza viaggiare sulla strada, con le automobili che sfrecciano accanto alla carrozzina, anche qui con il rischio di incidenti di giorno e ancor più di sera, quando la visibilità diminuisce. E ancora, una persona cieca che usa il bastone bianco per “sentire” il percorso tattile, se quest’ultimo non è fatto a regola d’arte, si ritrova fuori dalle strisce pedonali, magari finisce contro un’auto parcheggiata.

Possono sembrare problemi di una minoranza, ma così non è. Secondo i dati ISTAT, infatti, circa il 3,1% della popolazione italiana, ovvero quasi 2 milioni di persone, convive con una disabilità che può essere motoria, cognitiva o sensoriale, oppure può essere una disabilità plurima.
Esistono ottime normative che promuovono l’accessibilità, eppure la loro mancata concreta attuazione costringe ancora tutti questi cittadini e cittadine a fronteggiare barriere fisiche e sociali. Basti pensare che solo il 20% degli edifici pubblici è completamente accessibile e che molte città italiane, inoltre, devono ancora adeguare i propri trasporti e le infrastrutture per garantire l’accesso universale.
La questione non riguarda “gli altri”, “gli altri siamo noi”, diceva una vecchia canzone, ed è una verità a cui si pensa troppo poco. È sufficiente un momentaneo infortunio per ritrovarsi dalla condizione deambulante a quella seduta su ruote, oppure con un bastone o un paio di stampelle, a percorrere quel marciapiede con il palo in mezzo, su un selciato dove la sedia a rotelle salta senza sosta, incastrati in una buca o incagliati nella radice sporgente di un albero, di fronte a quei pochi scalini o soltanto a quel piccolo gradino che non si può superare in autonomia.
«Niente di drammatico, dai, che sarà mai», dice nel video una voce fuori campo, una voce che “riproduce” il pensiero di molti (troppi) che sminuiscono il problema. Alla radice (questa volta non di un albero lungo la via) c’è una cultura dell’inclusione che ancora stenta a governare le scelte di chi può cambiare lo status quo. Per questo, come si vede sempre in Sguardi inclusivi sulla città, la stazione non è accessibile ad una mamma con il passeggino, a dimostrazione che le barriere architettoniche non riguardano soltanto le persone con disabilità, e anche i bambini e le bambine con disabilità non possono accedere ai parchi giochi perché ancora pochi hanno giostre accessibili.

Felisiana e Lucia Colonna hanno collaborato con l’Associazione Alteriamoci APS di Altamura, impegnata nel sostegno ai percorsi di integrazione sociale e lavorativa delle persone con disabilità, che ha completato la mappatura delle barriere architettoniche presenti in Piazza Stazione.
Questa attività rientra nel percorso di collaborazione tra i Comuni di Altamura, Santeramo in Colle e Toritto, un laboratorio permanente denominato Iperurbano, volto a sostenere interventi di rigenerazione urbana previsti dal Programma Regionale Puglia FESR FSE+ 2021-2027, tramite la lettura delle istanze di tutta la cittadinanza.
La mappatura è stata realizzata mediante rilievi fotografici e videointerviste, con l’obiettivo di documentare le criticità che limitano la mobilità delle persone con disabilita. I risultati forniscono indicazioni preziose per progettare interventi mirati di accessibilità e riqualificazione dello spazio pubblico.
Il video Sguardi inclusivi sulla città mostra lo stato delle cose, senza toni polemici, con un pizzico di ironia, arrivando in pochi minuti al sodo della questione. È un ponte ideale tra la promozione dell’autonomia individuale e la creazione di spazi fruibili, due temi interconnessi che non possono prescindere da un’opera di cambiamento culturale e sensibilizzazione che è appunto l’obiettivo di Sguardi inclusivi sulla città. «Le nostre motivazioni risiedono nel profondo interesse a trasformare i princìpi teorici dell’inclusione in azioni concrete – spiega Lucia Colonna -, per fare in modo che l’ambiente urbano diventi un vero e proprio “ecosistema sociale” a misura di ogni cittadino e cittadina».

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Avviata la rete nazionale di auto adattate di cortesia

4 Dicembre 2025 - 12:00pm

Come già segnalato nei giorni scorsi dal nostro giornale, l’Associazione ANGLAT ha attivato una rete nazionale di auto adattate di cortesia, consegnando nei giorni scorsi a Roma le prime dieci vetture ai Presidenti delle sedi territoriali ANGLAT di Roma, Genova, Milano, Pescara, Palermo e Catania. Vediamo di cosa si tratta e come funziona il servizio Le prime auto adattate di cortesia consegnate dall’ANGLAT

Un guasto all’auto è per molti una seccatura momentanea. Ma per le 260.000 persone con disabilità in possesso di patente di guida, per le quali l’auto adattata è progettata su misura, può significare isolamento, assenza dal lavoro, rinuncia alle cure. Per questo l’ANGLAT (Associazione Nazionale Guida Legislazioni Autonomie Trasporti per le Persone con Disabilità) ha voluto attivare, come già segnalato nei giorni scorsi sulle nostre pagine, una rete nazionale di auto adattate di cortesia, servizio gratuito pensato per garantire mobilità e autonomia a chi utilizza veicoli con adattamenti alla guida.

Le prime dieci vetture, dunque, sono state già consegnate presso il CSIMA (Centro Superiore Integrato per la Mobilità Accessibile Centro Superiore Integrato per la Mobilità Accessibile, nato due anni fa dalla collaborazione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’ANGLAT) ai Presidenti delle sedi territoriali ANGLAT di Roma, Genova, Milano, Pescara, Palermo e Catania, segnando l’avvio operativo di una rete sul territorio che sarà ulteriormente ampliata nel 2026 ad altre 10 sedi per una copertura sempre più capillare.
Le vetture sono quindi disponibili gratuitamente per gli associati all’ANGLAT che necessitino di un veicolo adattato per brevi periodi, quando la propria auto è indisponibile, ma anche per svolgere ore di guida in preparazione agli esami, o in presenza di esigenze temporanee legate a patologie o terapie.
Per richiedere i mezzi, si può inviare una mail o telefonare alla sede territoriale di riferimento (per i contatti, consultare il sito dell’Associazione a questo link) e la durata massima del prestito al momento è di tre giorni, con eccezioni da verificare. Unico requisito richiesto, come detto, è essere soci dell’ANGLAT.

Per quanto riguarda i veicoli disponibili, essi hanno adattamenti multipli per guida con paraplegia o disabilità agli arti inferiori, includendo comandi manuali hand-controls (leve e cerchielli sul volante che agiscono su freno e l’acceleratore), permettendo di guidare senza l’uso dei pedali, pedale dell’acceleratore spostato a sinistra o pedali utilizzabili dal piede sano, adattamenti con impugnature per lo sterzo (pomello o sistema joystick/servo-sterzo), per facilitare la sterzata con una mano e sistemi di comandi integrati per facilitare l’accesso a luci/frecce/clacson all’interno del raggio d’azione del conducente.

L’avvio nazionale di questo nuovo servizio dell’ANGLAT è avvenuto a ridosso della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre, evento a cui si riferisce il presidente dell’Associazione Claudio Puppo: «La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità – afferma – ci ricorda che l’inclusione si misura nella capacità di rimuovere ostacoli reali e la mobilità è un fattore decisivo di partecipazione: senza mobilità, infatti, non c’è autonomia e senza autonomia non c’è uguaglianza. La nuova rete nazionale di auto adattate di cortesia va in questa direzione, trasformando un bisogno essenziale – potersi muovere – in un diritto effettivo per tutti». (S.B.)

A questo link è disponibile un ulteriore testo di approfondimento. Per altre informazioni: Ufficio Stampa ANGLAT (Katia Pallone), katia.pallone@gmail.com.

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“Il gabbiano”, classico di fine Ottocento, per la stagione del teatro accessibile a Torino

3 Dicembre 2025 - 6:09pm

Ultimo appuntamento del 2025, con la rappresentazione del “Gabbiano” di Anton Čechov e la regia di Filippo Dini, per l’attuale stagione del percorso ideato dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, che consente anche alle persone con disabilità sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento Gli attori Giuliana De Sio e Filippo Dini in una scena del “Gabbiano” (foto di Serena Pea)

Da noi presentata nell’ottobre scorso, sta per arrivare all’ultimo appuntamento di questo 2025 l’attuale stagione di un’iniziativa da noi regolarmente seguita, ideata già da alcuni anni dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e sviluppata in collaborazione con il partner tecnologico PANTHEA e con l’Associazione +Cultura Accessibile, per consentire anche alle persone con disabilità visiva e sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento.
Dal 9 al 14 dicembre, dunque, vi sarà un grande classico del teatro di fine Ottocento, ossia Il gabbiano di Anton Čechov, per la regia di Filippo Dini. Protagonisti dello spettacolo Giuliana De Sio e lo stesso Dini, accompagnati da un cast di attori e attrici di rilievo.
«Il gabbiano racconta – come scrive Dini – la storia di un gruppo di persone, di diverse età e collegate tra loro da vincoli di parentela e non, che si riuniscono casualmente in una casa di campagna in riva a un lago e qui dibattono nel tentativo di fuggire al grigiore del loro destino. Un microcosmo di sentimenti delusi e ambizioni vane, specchio di una borghesia arroccata sulle proprie certezze, mentre il mondo intorno cambia».

Le repliche al Teatro Carignano di Torino saranno come sempre, in questo percorso torinese, corredate da sovratitoli in italiano e in italiano accessibile con descrizione dei suoni, attraverso l’uso di dispositivi forniti direttamente dal Teatro, ovvero smartglasses (occhiali smart) o tablet, messi a disposizione dal teatro.
All’inizio di ogni recita, inoltre, è prevista la trasmissione in sala di una breve audiointroduzione e verrà resa disponibile l’audiodescrizione in cuffia per tutta la durata dello spettacolo, fruibile attraverso smartphone, sempre messi a disposizione dal teatro.
E ancora, nel pomeriggio del 12 dicembre (ore 18), è previsto l’ormai tradizionale appuntamento gratuito con il tour descrittivo e tattile sul palcoscenico (previa prenotazione, entro l’11 dicembre, scrivendo a accessibilita@teatrostabiletorino.it).
Da ricordare, poi, che in una specifica sezione del sito internet del Teatro Stabile (a questo link), predisposta per la lettura da parte di applicazioni screen reader e con un plug-in facilitante, oltreché sulla app del Teatro stesso, sono disponibili alcuni materiali consultabili prima della fruizione dello spettacolo, ossia un video di approfondimento con audio, sottotitoli e in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e la scheda di sala accessibile.
Da segnalare infine che le persone con disabilità avranno diritto al biglietto ridotto e, in caso di necessità, l’accompagnatore potrà entrare gratuitamente. Vi è altresì la possibilità di abbonarsi alle recite accessibili, con la formula di 5 spettacoli a scelta (a 75 euro). (S.B.)

Per garantire al meglio l’accoglienza, è richiesta la prenotazione via e-mail (biglietteria@teatrostabiletorino.it) o telefonicamente (011 5169555). A questo link è disponibile un approfondimento sul Gabbiano. Per ogni ulteriore informazione: accessibilita@teatrostabiletorino.it (Irene Di Chiaro).

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“Pensiero Imprudente”: ma non è che la disabilità sia una “macchina inutile”?

3 Dicembre 2025 - 5:39pm

«La disabilità – scrive Claudio Imprudente nella sua rubrica “Pensiero Imprudente” – viene spesso concepita dalla nostra società come inutile, sia da un punto di vista economico, sia in base a standard di efficienza. Le “macchine inutili” dell’artista Bruno Munari suggeriscono un modo per ripensare il concetto di valore, invitando a concentrarsi sull’espressione individuale, anziché sull’efficienza e sulla produttività, offrendo uno spunto di riflessione per valorizzare la diversità e l’autonomia di ogni persona» “Macchine inutili”

Giorni fa mi sono tolto un dubbio che avevo da tanto tempo: come mai nell’immaginario comune alle persone con disabilità viene associata l’idea di inutilità? Bella domanda!
Poi mi sono imbattuto in un articolo pubblicato di recente sul blog InVisibili del «Corriere della Sera.it», dal titolo L’“utilità” del mondo antico che segnava il destino delle persone con disabilità, dove viene fatta un’analogia tra il mondo cittadino e il mondo rurale nell’antichità.

Mi spiego meglio: Platone, nella sua opera Repubblica, descriveva alcune norme che regolavano i ruoli dei cittadini nella quotidianità. Anzitutto, i bambini che nascevano con una disabilità dovevano essere soppressi alla nascita, una regola oggi considerata molto crudele. Poi, i bambini erano concepiti per servire la Patria e, ovviamente, dovevano essere di “sana e robusta costituzione fisica”.
Un altro punto era quello della “colpa”, cioè i bambini “disabili, menomati” e quelli concepiti al di fuori delle unioni consacrate, avevano lo stesso destino: «il confinamento in un luogo segreto e celato alla vista dove trovare la morte».
Dunque, i bambini considerati “utili” erano accettati nelle città, mentre gli altri che fine facevano? E dove vivevano quelli che riuscivano a sopravvivere? Nelle campagne, a fare lavori agricoli!
Questo aveva una logica: in città si viveva velocemente e gli spazi erano ristretti e angusti, mentre la campagna offriva spazi più ampi e lavori con tempi più dilatati. Le città, infatti, come adesso, non erano progettate per essere inclusive, ma per essere produttive.
Come si legge nel suddetto articolo: «Nel poema di Esiodo, Le Opere e i Giorni, l’attività agricola era considerata come un servizio, un rito religioso», perché «la terra era ritenuta una divinità da servire […]. Insomma, i contesti agricoli permettevano a tutti i membri della comunità di essere utili».
Anche nell’antichità, anche se in maniera un po’ distorta e “ghettizzante”, si cercava di dare un valore, un ruolo attivo ai bambini e alle persone che la città, ossia quella parte più produttiva e innovativa della società, considerava “inutili”.

Claudio Imprudente, che cura per Superando la rubrica “Pensiero Imprudente”

Come ricondurre ai tempi moderni questo discorso sulla valorizzazione della “inutilità? Al Centro Documentazione Handicap di Bologna, è stato realizzato il laboratorio Le macchine inutili, ispirato alle opere dell’artista Bruno Munari. Qui, educatori e persone con disabilità hanno creato delle vere e proprie macchine inutili che sfidano l’idea di funzionalità, per concentrarsi sull’estetica, la creatività, e la poesia del movimento.
Anche la disabilità viene spesso concepita dalla nostra società come inutile, sia da un punto di vista economico, sia in base a standard di efficienza. Le “macchine inutili” di Munari suggeriscono un modo per ripensare il concetto di valore, invitando a concentrarsi sull’espressione individuale, anziché sull’efficienza e sulla produttività, offrendo uno spunto di riflessione per valorizzare la diversità e l’autonomia di ogni persona.
Inoltre, il Centro Documentazione Handicap, per condividere con la comunità questo percorso, ha ideato il concorso Macchine Inutili, immaginazioni possibili, promosso dal gruppo educativo Progetto Calamaio e rivolto alle classi delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado di Bologna, che si concluderà con una mostra nell’àmbito dell’evento BOOM – Crescere nei libri nella primavera del prossimo anno.

Come scritto nel sito Accaparlante.it: «Le macchine inutili, ideate dall’artista, designer e pedagogo Bruno Munari in una delle sue opere più emblematiche, sono “macchine” nate senza alcuno scopo pratico, svincolate da risvolti produttivi e commerciali: non servono a nulla, ed è proprio questa la loro forza. Così, con l’obiettivo di stimolare la creatività degli studenti e le loro capacità tecniche e manuali, il concorso si propone di mettere al centro il valore dell’inutilità nel percorso educativo dei bambini e dei ragazzi, in un’ottica inclusiva e aperta all’incontro con chi, come le persone con disabilità, è ancora considerato inutile per la società».

Bella storia! Avete capito da dove nasce il binomio disabilità-inutilità?
E voi vi sentite inutili?
Colgo l’occasione per augurarvi un sereno Natale e un felice anno nuovo!
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

*Il presente contributo è già apparso nel sito del CDH-Cooperativa Accaparlante di Bologna, con il titolo “La disabilità è una ‘macchina inutile’?” e viene qui proposto, con minimi riadattamenti al diverso contenitore e un diverso titolo, per gentile concessione.

Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una firma regolare del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia, Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana).
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.

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I tagli alle ore di assistenza in quella struttura di Civitavecchia

3 Dicembre 2025 - 5:02pm

«Dal 1° dicembre – denunciano genitori e familiari delle persone con disabilità dell’Istituto Calamatta di Civitavecchia (Roma) – i tagli alle ore di assistenza operati dalla Dirigenza Generale dell’ASL Roma 4 fanno sì che il rapporto assistenziale anche per le disabilità più complesse e gravi sia di un operatore ogni 5 pazienti con disabilità, gravi/gravissimi e non autosufficienti, ciò che riteniamo compatibile per disabilità di media gravità, ma non certo per disabilità complesse»

In questa che è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, come genitori e familiari delle persone con disabilità ospitate presso l’Istituto Calamatta di Civitavecchia (ex articolo 26 della Legge 833/78), firmatari del presente comunicato, intendiamo denunciare una situazione molto grave dovuta a tagli alle ore di assistenza operati dalla Dirigenza Generale dell’ASL Roma 4 di Civitavecchia. Dal 1° dicembre, infatti, il rapporto assistenziale anche per le disabilità più complesse e gravi non è più di 1:1 ma di 1:5, ossia un operatore ogni 5 pazienti con disabilità, gravi/gravissimi e non autosufficienti: inconcepibile! Questo rapporto assistenziale, infatti, è compatibile per disabilità di media gravità e non complesse, lo sanno anche i più sprovveduti.

All’Istituto Calamatta l’utenza con disabilità è grave/ gravissima, ci sono persone con disturbi dello spettro autistico e con ritardi gravi, che presentano una complessità comportamentale ed è impensabile che non abbiano un operatore dedicato. Ci sono persone con disabilità non autosufficienti con patologie multiple, ormai anziane. Una riduzione del personale OSS (Operatori Socio Sanitari) a questo livello comporta un grave, anzi gravissimo, rischio per la salute, la cura e l’igiene delle persone con disabilità. Persone che necessitano di essere lavate anche più volte al giorno, di essere imboccate perché con gravi menomazioni fisiche, pazienti che se non debitamente occupati sono terribilmente pericolosi per loro stessi e per gli altri.
Non osiamo immaginare cosa possa succedere con questo taglio, in una struttura i cui locali sono fatiscenti, pieni di barriere architettoniche e la cui unica ricchezza è stata finora la presenza di personale amorevole e disponibile, fornito dalla Cooperativa PgMelanie Klein, che ringraziamo sempre.

Fortemente preoccupati per la salute dei nostri cari, che abbiamo affidato alle cure dell’Istituto, perché impossibilitati a tenerli nelle loro case, proprio a causa della grave disabilità, chiediamo l’immediata revoca del provvedimento.
Riteniamo la Dirigenza Generale dell’ASL Roma 4 responsabile di qualsiasi cosa succeda agli ospiti dell’Istituto, vista la situazione gravissima che si è venuta a creare.
E chiediamo anche a tutte le persone di buona volontà di sostenerci e di aiutarci in questa battaglia di civiltà e rispetto nei confronti della disabilità grave e gravissima, che in questo gioco al massacro di tagli ai servizi pubblici è quella che paga il conto più salato.

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Due proposte concrete e tangibili per alleggerire la vita dei caregiver

3 Dicembre 2025 - 4:38pm

Riguardano il rinnovo della carta d’identità e l’esenzione sanitaria le due proposte lanciate oggi, 3 Dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità dal Direttivo della Fondazione La Casa di Mario e dell’Associazione Oltre lo Sguardo, per rendere più snelle quelle mansioni e necessità primarie che non possono essere svolte da persone con disabilità e che vanno ulteriormente a gravare sui compiti quotidiani dei caregiver

Due proposte concrete e tangibili, volte a rendere più snelle quelle mansioni e necessità primarie che non possono essere svolte da persone con disabilità e che vanno ulteriormente a gravare sui compiti quotidiani dei caregiver: a lanciarle, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità di oggi, 3 Dicembre, è il Direttivo della Fondazione La Casa di Mario e dell’Associazione Oltre lo Sguardo e la prima di esse riguarda il rinnovo della carta d’identità.
«A fronte di prenotazioni, compilazione di moduli, file, appuntamenti con tempi biblici – spiegano i sostenitori della proposta -, per dare un segnale di reale volontà di cambiamento si potrebbe applicare alle persone con disabilità e anche ai loro caregiver il “Decreto Semplificazione”, recentemente approvato dal governo e in vigore dal 2026, secondo il quale le persone che hanno compiuto 70 anni non saranno più tenute a rinnovare la carta d’identità. Per quanto poi riguarda eventuali cambi di foto nel corso degli anni sul documento per persone molto giovani, le immagini aggiornate potranno essere inviate via mail quando richiesto dall’ufficio preposto».

La seconda proposta riguarda l’esenzione sanitaria, a proposito della quale si ricorda come, «nonostante molte ASL indichino che per le persone con una disabilità riconosciuta e definitiva del 100% non sia necessario il rinnovo, in molte Regioni questa regola viene disattesa e si è ancora costretti al rinnovo decennale anche per questa categoria».

«Pensiamo che, soprattutto per chi dovrà affrontare un “Dopo di Noi” doloroso e complesso – commentano Maria Rapino e Irene Gironi Carnevali, componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione La Casa di Mario -, poter sollevare il caregiver dal doversi ricordare anche questo genere di cose nel “passaggio di consegne” per la cura del proprio caro con disabilità, sia un gesto di civiltà».
«In realtà – aggiungono – sono tante le cose che si possono e si devono fare, ma se iniziamo da queste due, magari si aprirà una strada per ampliare il raggio di azione verso una vera riforma della Pubblica Amministrazione che venga incontro alle esigenze delle categorie più fragili le quali troppo spesso non riescono a far sentire la loro voce o rimangono inascoltate». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: oltrelosguardoorbetello@gmail.com.

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Per una nuova società globale che veda le persone con disabilità per ciò che sono: Persone!

3 Dicembre 2025 - 4:15pm

«Occorrono collaborazione e condivisione da parte di tutti i soggetti coinvolti, un impegno costante e continuo, se vogliamo avere realmente una società di pari diritti e opportunità dove la dignità di tutti è rispettata in quanto considerati per ciò che si è: Persone!»: lo dicono dall’ANFFAS in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità di oggi, 3 Dicembre

«I tre temi fondamentali dello sviluppo sociale, ovvero l’eliminazione della povertà, la promozione della piena e produttiva occupazione e del lavoro dignitoso per tutti e l’inclusione sociale sono interconnessi, si rafforzano a vicenda e richiedono un ambiente favorevole per essere conseguiti simultaneamente. L’inclusione delle persone con disabilità come agenti e beneficiari dello sviluppo sociale è indispensabile. L’inclusione della disabilità in tutti gli aspetti della vita sociale, economica, culturale e politica è quindi un imperativo»: lo si legge in una nota diffusa dall’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), che richiama il tema scelto quest’anno per la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità di oggi, 3 Dicembre, vale a dire Promuovere società che includano le persone con disabilità per promuovere il progresso sociale.

«La persona al centro ancora una volta – dichiara Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS –  e non solo in termini di benessere individuale, ma come chiave di volta per l’intero progresso sociale, così come indicato anche nel tema e nel messaggio scelto quest’anno per il 3 Dicembre dalle Nazioni Unite: è un concetto che da sempre portiamo avanti e che deve divenire elemento fondante di una nuova società globale che riesca a vedere le persone con disabilità per ciò che sono: Persone!».
«L’obiettivo – prosegue Speziale -, così come dichiarato a margine del Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale, tenutosi a Doha, in Qatar, nel novembre scorso, è costruire un mondo più giusto, inclusivo, equo e sostenibile e sulla consapevolezza che il progresso nello sviluppo sociale dipende, e anzi richiede, l’inclusione di tutti i segmenti della società. È pertanto necessario l’impegno di tutti per poter davvero arrivare ad una società senza più discriminazioni, dato che ancora oggi la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie è un percorso ad ostacoli in molteplici àmbiti,” dalla scuola al lavoro, dai sistemi di assistenza e supporto a una maggiore povertà, dalla negata dignità all’autonomia».

«Questa Giornata – sottolinea ancora il Presidente dell’ANFFAS – non serva solo a celebrare, ma anzi sia un’opportunità per fare il punto su quanto ancora c’è da fare relativamente ai temi della disabilità, anche nell’ottica dell’avanzamento della sperimentazione della recente riforma, scandita dalla Legge 227/21 in materia di disabilità e dai relativi Decreti attuativi, e della prossima finalizzazione del nuovo Piano di Azione Triennale presentato proprio oggi, 3 dicembre, durante la seduta dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.] del quale anche l’ANFFAS è parte».

«Occorrono dunque collaborazione e condivisione da parte di tutti i soggetti coinvolti – conclude Speziale – per continuare ad operare nel modo migliore affinché l’inclusione non resti un obiettivo astratto: è necessario infatti un impegno costante e continuo se vogliamo avere realmente una società di pari diritti e opportunità dove la dignità di tutti è rispettata in quanto considerati per ciò che si è: Persone!». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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A Como l’evento “Lo sguardo degli altri”

3 Dicembre 2025 - 2:29pm

La presentazione del libro “Cinema e disabilità. Il film come strumento di analisi e di partecipazione” e la proiezione del film “Tutto l’amore che serve” saranno al centro dell’evento promosso per il 4 dicembre a Como, dalle Associazioni aderenti alla Federazione LEDHA Como, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità Il manifesto di “Tutto l’amore che serve”, film che verrà proiettato il 4 dicembre a Como

In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità, le Associazioni aderenti alla LEDHA Como – componente locale della Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) -, insieme ai gruppi La Breva70 e I Baloss del ’71 e con il patrocinio de La Stecca di Como, hanno promosso per domani, 4 dicembre, l’evento denominato Lo sguardo degli altri, in programma nella città lariana (dalle 18.30), iniziativa con cui dare vita a un momento di sensibilizzazione e confronto sul tema della disabilità, attraverso dialoghi, approfondimenti e la rappresentazione cinematografica di essa.
Dopo quindi un aperitivo conviviale presso l’Oratorio di San Bartolomeo, offerto dalla LEDHA Como, in collaborazione con fornai e pasticcerie del territorio, vi sarà la presentazione del libro Cinema e disabilità. Il film come strumento di analisi e di partecipazione, già ampiamente presentato a suo tempo anche da Superando, alla presenza del curatore di esso, Matteo Schianchi, in dialogo con Massimiliano Verga, docente all’Università di Milano-Bicocca.

Seguirà un firmacopie a cura della Libreria La Ciurma e quindi, alle 21, al Cinema Astra (Viale Giulio Cesare, 3), verrà proiettato Tutto l’amore che serve (2024), film diretto da Anne-Sophie Bailly che racconta il legame profondo fra un genitore e un figlio con disabilità, affrontando con delicatezza ma senza retorica le sfide quotidiane legate alla cura, all’autonomia e alla relazione affettiva. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ledha.como@ledha.it.

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Dal prefisso al possibile: Ripensare le dis-abilità

3 Dicembre 2025 - 2:06pm

Si intitola “Dal prefisso al possibile: Ripensare le dis-abilità”,il Forum Distrettuale Rotary promosso per domani, 4 dicembre, a Benevento, dal Rotary Distretto 2101, per riflettere su come superare le barriere culturali e linguistiche che ancora oggi limitano la piena inclusione delle persone neurodivergenti e con disabilità

Un’occasione preziosa per riflettere insieme su come superare le barriere culturali e linguistiche che ancora oggi limitano la piena inclusione delle persone neurodivergenti e con disabilità: sarà sostanzialmente questo, nel pomeriggio di domani, 4 dicembre, a Benevento (Palazzo Paolo V, Corso Garibaldi, ore 15.30), il Forum Distrettuale Rotary intitolato Dal prefisso al possibile: Ripensare le dis-abilità, organizzato dal Rotary Distretto 2101. (S.B.)

Ringraziamo Guido Migliaccio (che sarà tra i relatori dell’incontro) per la segnalazione.

Per ulteriori informazioni: segreteriad2101ar2526@gmail.com.

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Oltre la diagnosi: un incontro a Napoli per guardare al di là di etichette e limiti

3 Dicembre 2025 - 12:42pm

Una tavola rotonda che unirà arte, sport e socialità per valorizzare le differenze e promuovere l’inclusione: sarà questo, il 5 dicembre all’Istituto Comprensivo 9° Cuoco-Schipa di Napoli, l’incontro denominato “Oltre la diagnosi: accoglienza, socialità e buone pratiche”

Nel pomeriggio del 5 dicembre (ore 15.30), l’Auditorium dell’Istituto Comprensivo 9° Cuoco-Schipa di Napoli ospiterà la tavola rotonda denominata Oltre la diagnosi: accoglienza, socialità e buone pratiche, promossa dall’Istituto ospitante con il patrocinio del Comune di Napoli e in collaborazione con l’Associazione Attivamente ETS, nata sul territorio partenopeo quattro anni fa, con una vocazione ben precisa: valorizzare le diversità e contribuire all’abbattimento delle barriere, non solo fisiche, ma anche culturali, sociali e comunicative.

All’incontro parteciperanno associazioni, professionisti e realtà del territorio che ogni giorno promuovono l’inclusione attraverso lo sport, l’arte, la musica, la fotografia, la musicoterapia, il trekking e il sostegno alla genitorialità. Tra i presenti: l’UICI di Napoli (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), le Associazioni Le Muse per l’Oro, Autismo in Movimento, Oltre il Muro, la squadra Napoli Baskin/Oratorio Karol e la squadra campione d’Italia di sitting volley.
L’evento sarà arricchito dai disegni dei ragazzi di Autismo in Movimento, dalle opere di Lollo Abstract Art, artista autistico che ha trasformato la pittura nel suo progetto di vita, e dai pannelli del laboratorio collettivo di Caroline Peyron, C’è qualcuno lì dentro, che da oltre dieci anni permette a giovani neurodivergenti di esprimere pensieri ed emozioni attraverso l’arte.

Non solo una tavola rotonda, dunque, ma un’occasione per ribadire il ruolo della scuola come primo luogo di incontro con le differenze, dove bambini/bambine e famiglie imparano a riconoscerle, comprenderle e valorizzarle.
Ad aprire i lavori interverranno la dirigente scolastica Mariaroberta Gregorini, l’assessora alle Attività Scolastiche ed Educative del 2° Municipio di Napoli Concetta De Iuliis, i rappresentanti dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli e il Garante delle Persone con Disabilità, Maurizio Bertolotto.

Oltre la diagnosi, quindi, sarà un invito a guardare oltre etichette e limiti, a costruire una società più giusta, dove la diversità non solo si accoglie, ma si valorizza.

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