Storie di “corsetti” improvvisati sul sostegno e di qualità della formazione che si abbassa
Mentre dunque al Senato era in discussione il Decreto Legge sulla riforma degli esami di maturità e il corretto avvio del prossimo anno scolastico, silenziosamente alcuni Senatori della Lega hanno presentato un emendamento di contenuto estraneo al testo in discussione che, con formulazione molto tecnica e letteralmente incomprensibile ai non addetti ai lavori, ha prorogato le contestate norme sui cosiddetti “corsetti” per il conseguimento della specializzazione per il sostegno gestiti dall’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), contenute negli articoli 6 e 7 del Decreto Legge 71/24, convertito nella Legge 106/24.
L’articolo 6 prevedeva il diritto di docenti non specializzati che avessero svolto almeno tre anni di sostegno negli ultimi cinque anni, di prendere la specializzazione nel sostegno con un percorso formativo dimezzato (poi di poco aumentato, grazie al meritorio intervento della FISH), rispetto a quello ordinario dei corsi da sempre gestiti dalle Università. L’articolo 7, invece, prevedeva che i docenti che avessero conseguito un titolo di specializzazione all’estero, potessero averlo convalidato in Italia, rinunciando al contenzioso in atto relativo alla loro validità.
Quei corsi, inoltre, si svolgono online, anche in modalità asincrona, e senza tirocinio indiretto, che è fondamentale poiché fa ragionare i corsisti su come la didattica inclusiva vada correttamente svolta e come vadano corretti gli errori, che possono essere deleteri per gli studenti e le studentesse con disabilità.
Orbene, questo surrettizio emendamento ha prorogato ancora per il prossimo anno quei “corsetti” che erano stati previsti eccezionalmente solo per questo 2025. Ma c’è anche una grave novità: l’arco temporale entro il quale i docenti hanno svolto i tre anni di sostegno, sale da 5 a 8 anni, determinando l’acquisizione agevolata della specializzazione da parte di docenti che da più tempo non vedono uno studente con disabilità, peggiorando ulteriormente la qualità dell’inclusione scolastica.
Va ribadito che tutto questo sconquasso è determinato da un Decreto Legge, il quale provvedimento è notoriamente un atto normativo che costituzionalmente può adottarsi solo in casi «eccezionali di necessità ed urgenza». Per quest’anno la motivazione di necessità e urgenza era stata giustificata con il bisogno di colmare il vuoto di docenti specializzati, pari a circa 70.000, ma tutto il mondo accademico e associativo si era mostrato contrario; poi l’Osservatorio per l’Inclusione Scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito (d’ora in poi citato come MIM), compresa la citata FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), aveva accettato con la convinzione che, trattandosi appunto di un Decreto Legge, tale rovinosa norma dovesse valere solo per quest’anno.
Come detto inizialmente, quindi, improvvisamente, senza che il MIM avesse informato le Associazioni e l’Osservatorio, alcuni Senatori hanno presentato e fatto approvare questa norma e a nulla è valso l’intervento del mondo accademico e delle Associazioni, specie della FISH, che avevano chiesto il ritiro di quell’emendamento. Ora il testo approvato al Senato è passato alla Camera e se ne prevede l’approvazione per il 27 ottobre prossimo.
Molti docenti universitari e di scuola, insieme a genitori ed esperti, hanno costituito un “Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale, il MUISS, con il quale hanno raccolto in pochi giorni oltre 3.500 firme per chiedere il ritiro o la soppressione di quel “pestifero” emendamento.
Anche la FISH, come accennato, ha pubblicato ben tre comunicati stampa con i quali chiedere il ritiro dell’emendamento e, da ultimo, ha proposto un “accomodamento ragionevole”, secondo quanto stabilito dall’articolo 2 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09, ovvero che almeno si aumentasse ulteriormente il contenuto formativo dei corsi e si rendesse effettivo il tirocinio indiretto da svolgersi in presenza. Anche questa richiesta, però, è stata rigettata e la Commissione Cultura della Camera ha approvato in sede referente l’articolo contenente l’emendamento che verrà discusso con l’intera Proposta di Legge il 27 ottobre in Aula.
Se si riflette sulle motivazioni date quest’anno rispetto al bisogno di colmare il vuoto del numero di docenti specializzati, ci si renderà immediatamente conto che neppure con questi “corsetti speciali” si riuscirà a colmare quel vuoto. Esso, in realtà, non si potrà colmare mai, poiché ad esempio quest’anno il MIM ha bandito circa 7.000 posti di ruolo per il sostegno, ma annualmente è documentato che circa 10.000 docenti di sostegno di ruolo passano dalla cattedra di sostegno a quella disciplinare; pertanto già anche quest’anno si avrà un vuoto ulteriore di 3.000 docenti specializzati di ruolo. E questo vuoto permarrà continuamente con numeri diversi negli anni, dato il costante deflusso di docenti dal sostegno su cattedre disciplinari.
Inoltre, se si guardano i numeri dei frequentanti i corsi di specializzazione ordinari e i “corsetti” INDIRE, si nota che vi è una forte presenza di iscritti ai corsi per le scuole superiori, dove invece il numero dei docenti specializzati è ormai saturo. Ciò sta determinando, specie nel Sud d’Italia, un gran numero di docenti che riempiono le Graduatorie per le Supplenze, creando così un alto numero di disoccupati, mentre al Nord mancano docenti specializzati, poiché molti laureati preferiscono impieghi meglio retribuiti sia in Italia che all’estero. Inoltre al Nord i costi degli alloggi sono divenuti realmente proibitivi, rispetto agli scarsi stipendi dei docenti, e quindi molti che provenivano dal Sud, adesso rinunciano ad emigrare al Nord a causa di quegli stessi costi.
L’eccesso di richiesta di specializzazioni da parte dei docenti delle scuole superiori potrebbe essere, forse, determinata dall’articolo 44 del Decreto Legge 36/22 (convertito nella Legge 79/22), secondo il quale chi è in possesso della specializzazione per il sostegno può acquisire un’altra specializzazione con soli 30 Crediti Universitari Formativi, cioè la metà dei corsi ordinari, e viceversa, mentre, di solito, i corsi ordinari comprendono 1.500 ore di studio.
Più che questi “corsetti” improvvisati, dunque sarebbe opportuno istituire delle scuole di specializzazione presso le Facoltà di Scienze della Formazione, come avviene ad esempio da sempre per le scuole di specializzazione nella Facoltà di Medicina e in altre, in modo tale che esse potessero programmare i corsi di specializzazione sulla base dei bisogni effettivi segnalati dal Ministero. Ovviamente tali corsi dovrebbero avere una capienza massima di 350 o 400 posti ciascuno, per far sì che i corsisti potessero seriamente essere seguiti in presenza dai docenti universitari e dagli esperti, mentre attualmente, specie da Roma in giù, si notano corsi autorizzati anche per 2.500 o 3.000 corsisti. Senza poi parlare delle università online, attualmente autorizzate a gestire corsi anche ordinari sempre a distanza, con quale legittimità non è dato sapere.
Un’altra soluzione, collegata alla precedente, è quella proposta da tempo dalla FISH, concernente l’istituzione di apposite classi di concorso per il sostegno, che prevedano stabilità di organico e continuità didattica per gli studenti con disabilità. Inoltre queste classi di concorso, naturalmente porterebbero a due l’attuale anno formativo per la specializzazione su sostegno, in quanto il primo anno sarebbe costituito dall’apposita abilitazione sul sostegno, aggiungendo all’odierno anno di specializzazione; e questo garantirebbe una maggiore preparazione complessiva, trattandosi, ormai dal 1986, di specializzazioni “polivalenti”, cioè che preparino ad affrontare tutti i bisogni educativi conseguenti alle differenti tipologie di minorazioni. È risaputo che quando esistevano le tre tipologie di specializzazioni “monovalenti”, per studenti ciechi, sordi e con disabilità intellettive, la durata formativa di ciascuna specializzazione era di due anni; ora le specializzazioni polivalenti durano, come detto, un solo anno, non riuscendo a dare quella necessaria preparazione per tutti.
Ma a questa deriva, si è ora aggiunta pure quella costituita dai “corsetti” gestiti dall’INDIRE; essi, infatti, data la ridotta formazione professionale, si svolgono in pochi mesi, mentre quelli ordinari durano circa un anno; ebbene, dal momento che tali corsi si concentrano in pochi mesi, anche quelli normali stanno seguendo la stessa deriva. Mi si dice infatti, da parte di chi ha frequentato i corsi ordinari e quelli abilitanti (che pure dovrebbero durare un anno), che in agosto e nella prima metà di settembre, tali corsi, analogamente a quelli dell’INDIRE, sono stati concentrati nei giorni di giovedì, venerdì e sabato, dalle 9 del mattino sino alle 8 di sera con una breve pausa per il pranzo.
Ebbene. Questo tipo di gestione riuscirà a dare il tempo di assimilare e sedimentare i concetti appresi e a sistemarli in una logica organica di formazione?
Per di più un recentissimo Decreto Ministeriale prevede che quanti stiamo frequentando i “corsetti” INDIRE di quest’anno, saranno ammessi con riserva al concorso per posti di sostegno i cui titoli di specializzazione saranno conseguiti dopo la scadenza del termine per presentare la domanda di ammissione al concorso; tale norma è applicata da sempre per i titoli di specializzazione, ma ciò che invece lascia perplessi è il fatto che analoga norma non sia stata emanata pure per i corsi di specializzazione ordinari i cui titoli verranno conseguiti poco dopo.
Comunque, proprio per garantire la qualità di tutti i corsi di specializzazione, sarebbe importante che il MIM costituisse un gruppo di dirigenti tecnici, specificamente formati sull’inclusione scolastica, come avveniva nel secolo scorso con il gruppo di ispettori come Aldo Zelioli, Laura Serpico, Sergio Neri, Giovanna Cantoni, Franco Fusca, Franco Oliva, Raffaele Iosa e altri, con il compito non solo di controllo ispettivo sulla regolarità di svolgimento dei corsi di specializzazione, ma pure di consulenza itinerante e di formazione. Oggi anche il numero di queste figure professionali preziose si è notevolmente ridotto.
Pertanto, non appena l’Osservatorio Ministeriale sull’Inclusione Scolastica riprenderà a lavorare, sarà necessario che esso svolga un monitoraggio serio sul numero e sulle modalità qualitative di svolgimento dei corsi di specializzazione, monitoraggio che è tra le prime finalità di funzionamento dell’Osservatorio stesso previste dal Decreto che lo istituì; ciò anche perché tali corsi sono totalmente a carico economico dei corsisti ed è fondamentale che quei soldi vengano spesi per raggiungere le specifiche finalità istituzionali e non per produrre corsi raffazzonati e titoli di insufficiente valore professionale.
Sarebbe poi pure importante che l’Osservatorio svolgesse una ricerca sul paradossale fenomeno, segnalato pure dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, consistente nell’enorme aumento del numero di certificazioni di disabilità degli studenti, mentre decresce notevolmente il numero di studenti senza disabilità, a causa del calo delle nascite. Questo fenomeno provoca ovviamente l’aumento della richiesta dei corsi di specializzazione anche con molti iscritti e la richiesta di “corsetti” come quelli gestiti dall’INDIRE e quindi il calo della loro qualità formativa.
Chi scrive ha sempre contrastato sin dall’inizio i corsi gestiti dall’INDIRE, previsti, come detto, dagli articoli 6 e 7 del Decreto Legge 71/24, che oggi stanno appunto per essere replicati per il prossimo anno, mentre ha apprezzato l’articolo 8 di quello stesso Decreto Legge, concernente la continuità didattica per un anno dei docenti di sostegno precari, poiché migliora la qualità dell’inclusione degli studenti con e senza disabilità e non nuoce ai diritti dei docenti inseriti nella prima fascia delle graduatorie per il sostegno, cioè quelli con specializzazione, limitandosi a non consentire per un anno ai docenti di seconda fascia (non specializzati) di ottenere per quel solo anno quella sede, ma avendo assicurato il posto di lavoro.
Ovviamente, così come contesto l’utilizzo pluriennale dei Decreti Legge per i “corsetti” INDIRE, non ritengo valida come fonte normativa per la perpetuazione di tale forma di continuità il citato articolo 8, proprio perché si tratta di una norma contenuta in un Decreto Legge, e dal momento che già una fonte di validità permanente istituzionalmente corretta è presente nell’articolo 14 del Decreto Legislativo 66/17, che sarebbe bene rendere operativo, emanando il regolamento applicativo, che attendiamo ormai da otto anni.
A maggior ragione sono decisamente contrario alla nuova norma di un altro Decreto Legge che ripete per il secondo anno quei “corsetti”, poiché è di assai dubbia costituzionalità. E quindi, data la mia storia di impegno per la qualità dell’inclusione scolastica, sono grato al MUISS e alla FISH per il loro impegno nel chiedere il ritiro o la soppressione di quell’emendamento, che nuocerà a tale qualità, così come i precedenti articoli 6 e 7 dello stesso Decreto Legge 71/24.
Risulta per altro assai strano che il Ministero dell’Istruzione abbia espresso parere favorevole a questa norma, dal momento che esso è pure Ministero del Merito e questa norma sul ripetersi dei “corsetti” certo non assicura il “merito” formativo. Personalmente ipotizzo che il Ministro abbia subito forti condizionamenti da parte del proprio partito o del governo, poiché egli, in tutti gli incontri avuti con le Associazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, ha sempre affermato che sostiene e sosterrà sempre la qualità dell’inclusione scolastica.
Comunque sia, la norma rischia l’approvazione definitiva e il Parlamento sta deliberando un provvedimento decisamente impopolare.
Onorevoli Deputati, voi che siete i Rappresentanti del Popolo Sovrano (articolo 1 della Costituzione), accogliete la proposta del MUISS di cancellare la norma sui “corsetti” gestiti dall’INDIRE, ma se proprio non ve la sentite, fate propria almeno la richiesta della FISH di aumentare di 10 Crediti Formativi Universitari (CFU) i contenuti di quei “corsetti” che verranno ripetuti per il prossimo anno. Già questa norma era intollerabile per quest’anno, lo diventa ancora di più con il suo rinnovo per il prossimo.
Un antico adagio recita Errare humanum est, perseverare diabolicum.
*Presidente del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). Aderente, a titolo personale, al MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale), “quisque de populo” (“un cittadino qualunque”).
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