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Anna Maria, Giovanni e la lezione di inclusione in una vita tutta costruita “con le loro mani”

27 Ottobre 2025 - 6:16pm

Hanno costruito tutto con le loro mani, Anna Maria Loi e Giovanni Cossu: l’indipendenza, una famiglia serena, una vita fatta di valori autentici. Per questo “Con le nostre mani” è certamente il titolo più che mai adatto che il regista Emanuel Cossu ha scelto per il documentario nel quale racconta la storia dei suoi genitori, un uomo e una donna del Sud della Sardegna, entrambi con disabilità fin da bambini a causa della poliomielite Anna Maria Loi e Giovanni Cossu durante una scena di “Con le nostre mani”

Hanno costruito tutto con le loro mani, Anna Maria Loi e Giovanni Cossu. L’indipendenza, una famiglia serena, una vita fatta di valori autentici. Per questo Con le nostre mani è il titolo più che mai adatto che il regista Emanuel Cossu ha scelto per il documentario nel quale racconta la storia dei suoi genitori, un uomo e una donna del Sud della Sardegna, entrambi con disabilità fin da bambini a causa della poliomielite (a questo link è possibile vederlo).
Anna Maria e Giovanni, rispettivamente classe 1953 e 1944, hanno conosciuto l’esclusione sociale, quella pesante che ti impedisce di andare a scuola, perfino di uscire di casa perché la gente non accetta di vederti, tanto che anche la famiglia può decidere di rinchiuderti in un istituto “per la vergogna”.
Con le nostre mani offre uno squarcio su questo passato, ma è soprattutto uno sguardo sincero, determinato, realistico e per nulla pietistico, a tratti vivace e ironico, di due vite che si sono incontrate e riconosciute, conquistando la “normalità” un pezzetto alla volta, battendosi per superare le barriere culturali e sociali. Una scalata faticosa evocata dal crescendo incalzante della colonna sonora, il Bolero di Ravel, altra scelta azzeccata insieme al titolo per farci entrare nella quotidianità della coppia.

Mi sono domandata quale possa essere il punto di vista del figlio Emanuel, un giovane uomo cresciuto in una famiglia da molti considerata “particolare” per via della disabilità dei genitori, e perché abbia deciso di raccontare la loro vita. L’idea gli è venuta a Barcellona dove, dopo la laurea in Lettere Moderne all’Università di Cagliari, si era trasferito per studiare regia cinematografica alla scuola Bande à Part. Parlò con alcuni amici della sua famiglia e fu uno di loro a fargli notare quanto quella storia avesse dei connotati straordinari, lui non ci aveva mai fatto caso, per lui era tutto normale. «La mia è stata una infanzia ricca di incontri e di esperienze – spiega con quella spontaneità che mi ricorda tanto sua mamma e suo papà come li ho visti e conosciuti nel documentario -. I miei genitori venivano dall’esperienza di una comunità dove convivevano e lavoravano persone con disabilità, obiettori di coscienza e volontari, quando sono nato io e siamo andati a vivere in quella che è ancora la nostra casa, siamo sempre stati circondati da tanti amici e tante persone, molte delle quali provenivano da quella stessa esperienza. Ricordo le grandi tavolate sia a casa nostra che a casa di amici».
Anna Maria e Giovanni sono figli di un’epoca in cui la polio mieteva vittime, Giovanni ricorda che nel suo rione molti bambini morirono e i sopravvissuti vennero condotti in istituto. Ci provarono anche con lui, le suore cercavano di «farlo innamorare di loro con le caramelle», rammenta con scherzosa amarezza mentre cuce a macchina; dicevano che il Cottolengo di Bosa (Oristano) era un luogo dove si mangiava bene. Le lusinghe convinsero i genitori a lasciarglielo, ma lui si oppose con la forza della disperazione, rifiutando sempre sia le caramelle che il ricovero.
Andò diversamente ad Anna Maria, lei in istituto fu costretta ad andarci, aveva quasi 12 anni e non era mai andata a scuola, «e non perché, come molta gente insinua, fossi somara, no, questo lo voglio ribadire, ero intelligentissima, solo che a scuola non mi hanno voluto», puntualizza seduta al tavolo in cucina, dandoci uno spaccato della società respingente contro cui lei e il marito già da piccoli dovettero lottare.

In ogni loro parola, in ogni gesto sempre privo di retorica, lucido, sono evidenti i temi portanti di Con le nostre mani, ovvero la consapevolezza del proprio valore, la fatica di farlo valere e di ritagliarsi uno spazio di vita senza piegarsi all’assistenzialismo. «Mio padre e mia madre hanno avuto esperienze molto diverse da piccoli, ma entrambe caratterizzate dalla privazione della possibilità di studiare», riflette Emanuel, che con la telecamera ha immortalato i suoi, mentre, impegnati nelle attività casalinghe quotidiane, ripercorrono quei giorni lontani, mai dimenticati. «Mia madre ha potuto iniziare a studiare quando era grandicella, in un istituto di suore in Toscana dove è stata operata alla schiena e dove purtroppo ha subito numerosi abusi psicologici e fisici da parte di chi si suppone dovesse aiutarla e supportarla. Mio padre ha trascorso l’infanzia nel suo paese, riuscendo a studiare solo quando ha avuto modo di lavorare e fare valere i propri diritti. Prima anche a lui è stata negata la possibilità di studiare all’età giusta, per le stesse motivazioni che lo hanno impedito a mia madre: spaventavano gli altri bambini, potevano essere contagiosi e, in ultimo, si pensava che, essendo disabili, dovessero avere per forza un ritardo cognitivo per cui era inutile che studiassero. Insomma, una forte ignoranza da parte delle istituzioni scolastiche che dovevano garantire loro una formazione».

Emanuel Cossu durante la lavorazione del documentario “Con le nostre mani”

Il buio di questa infanzia avrebbe potuto farli ripiegare in loro stessi, incattivirli, invece la loro forza di volontà ha trasformato la sofferenza in speranza, in una vita che nel figlio ha lasciato ricordi di grande felicità: «Mio padre quando ero piccolo aveva una motoretta a tre ruote, con un sedile dietro per un passeggero, e in quel sedile salivamo in due o tre bambini, ci portava un po’ in giro e poi tutti a casa. Non mi è mancato niente, anche se non avevamo molto. Non sono mai stati apprensivi, potevo uscire e andare a casa dei miei amici e loro venire a casa mia, giocare a pallone per strada senza che loro dovessero controllarci (non c’erano nemmeno i telefonini allora, sono nato nel 1984)».
Nel documentario si parla anche dei viaggi che facevate insieme… «Sì, mio padre aveva la patente e guidava un’automobile con i comandi a mano e non appena avevamo occasione, si saliva tutti sull’auto per fare dei viaggi per la Sardegna per andare a trovare amici e parenti. Oppure quando c’erano belle giornate, si organizzavano “escursioni” fuori porta, invitando qualche mio amico. Un paio di panini e un po’ di etti di mortadella e si andava a fare un picnic in qualche parco o pineta. Prima che nascessi io e quando erano un po’ più giovani e liberi, i miei genitori hanno viaggiato anche fuori dall’isola, sia in automobile che con mezzi pubblici».
Quando eri bambino i tuoi compagni di gioco facevano domande “scomode”, sapendo che i tuoi genitori avevano una disabilità? «In realtà le domande dei bambini erano più incentrate sul “come mai” fossero in sedia a rotelle o si muovessero con stampella e bastoni, immaginandosi qualche brutto incidente stradale. Una volta che gli si diceva che era stata una malattia a impedirgli di muoversi liberamente, e che erano in quella situazione da quando erano più piccoli dei bambini che avevano fatto la domanda o l’osservazione, l’attenzione si spostava sugli “strumenti” che permettevano loro di muoversi abbastanza liberamente. Rimanevano affascinati dall’acceleratore e dal freno dell’auto di mio padre, che erano posizionati sul volante rendendolo molto particolare, oppure volevano provare la sedia a rotelle e i bastoni».

L’atteggiamento della coppia ha sempre fatto la differenza, è stato il martello che ha abbattuto i muri dello stigma, unito all’innata simpatia di entrambi, al modo intelligente di ironizzare anche sulle difficoltà, alla complicità collaudata tipica di una moglie e un marito che insieme hanno trascorso molti anni. «Sì padrona», risponde sorridente Giovanni, quando Anna Maria, ottima cuoca, lo “rimprovera” per come taglia le melanzane. «Che ti ho sposato a fare? Credevi di comandare tu?!», gli fa di rimando lei. È soltanto una delle tante scene di condivisione di Con le nostre mani che Emanuel riprende con delicatezza; il linguaggio narrativo restituisce tutta la dignità e l’orgoglio di una coppia che ripercorre ciò che ha vissuto e affrontato, senza mai piangersi addosso.
Le tematiche sociali toccate nella pellicola sono attuali, come fa notare il regista: «Credo che dal documentario emergano temi importanti come il dover avere uguali possibilità di studiare e formarsi, e soprattutto una rivendicazione di esser messi in condizione di potersi esprimere come persone e dunque come famiglia liberamente. Questo può accadere solo se l’Altro si sforza di vedere e ascoltare ciò che una persona può dare. Paradossalmente lo sguardo del bambino che, sentita quale è la causa della disabilità, passa oltre e si concentra sugli strumenti di cui mio padre e mia madre avevano bisogno per muoversi, guidare e vivere tutto sommato normalmente, mi pare quello da prendere come esempio».

Per i protagonisti di questa storia, “galeotta” fu la Comunità di Sestu (Cagliari) di cui Giovanni è stato uno dei fondatori, un’oasi di emancipazione ispirata alla nota Comunità di Capodarco, nelle Marche, che negli Anni Settanta era un punto di riferimento per le persone con disabilità che volevano imparare a gestirsi autonomamente e sfuggire all’istituzionalizzazione. Lì si sono conosciuti, innamorati e hanno iniziato il loro percorso mano nella mano, pionieri coraggiosi della vita indipendente e dell’autodeterminazione.
Per Anna Maria, in un certo senso, il percorso è stato doppio, come persona con disabilità da un lato e come donna dall’altro. Appena uscita dall’istituto non sapeva nulla di quello che accadeva nel mondo, nella struttura non le facevano vedere mai i telegiornali, poteva leggere soltanto i libri di Liala che avevano sempre un lieto fine. Si scrollò di dosso quel background e divenne madre, sfidando il giudizio della gente, le chiacchiere di paese e la chiusura del contesto culturale che, diciamo la verità, da questo punto di vista per le donne con disabilità non è molto cambiato.
«Mia madre – spiega Emanuel – mi ha sempre raccontato che la sua gravidanza è stata vista come qualcosa di fondamentalmente anomalo, soprattutto per il fatto che anche mio padre aveva una disabilità. Mentre era considerato possibile, anche se non normale, avere un figlio se uno dei due partner era disabile, un figlio nato da entrambi i genitori con disabilità era una situazione molto strana e complessa anche da capire. Mamma, come ha raccontato anche nel documentario, mi ha sempre detto che appena sono nato, un sacco di persone sono venute ad accertarsi che mi funzionassero le gambe. La poca informazione e l’ignoranza in materia di patologie invalidanti portavano molte persone a credere che fosse una malattia genetica e che quindi io dovessi per forza essere disabile. Se “chi va con lo zoppo impara a zoppicare” figuriamoci chi nasce da due zoppi!».

Ma la curiosità non si fermava alla nascita del bambino: «Quando sono cresciuto, lo stupore e le domande si spostavano soprattutto sull’atto sessuale: come avevano potuto, due invalidi, concepire un bambino? Anche lì ho sempre sentito solo risposte ironiche sia da parte di mio padre che da parte di mia madre: “abbiamo usato una prolunga”, “ve lo dobbiamo spiegare noi come si fa?”».
Ci sono poi tabù anche più “sottili” che Emanuel ci fa notare: «Un altro punto che mi interessa trattare riguardo questo argomento sono i pregiudizi sul mio essere maschio piuttosto che femmina. Molti, quando scoprivano che il figlio di Anna e Giovanni era un maschietto, si mostravano dispiaciuti e preoccupati perché, se fosse stata una bambina, avrebbero avuto un’infermiera che gli sarebbe stata accanto tutta la vita. Questa è una questione, secondo me, fondamentale, che mostra quanto gli stereotipi e l’ignoranza vadano di pari passo. L’idea che delle persone con disabilità facciano un figlio per avere un’assistenza futura è aberrante, ed è quanto di più lontano da quello che i miei genitori mi hanno insegnato e fatto vivere sin da piccolino».

Un’altra scena tratta da “Con le nostre mani”

Emanuel deve ai suoi genitori radici solide e ali forti con cui volare alla ricerca della propria strada, non gli hanno mai fatto sentire il “peso” della loro condizione. Come hanno reagito quando hanno saputo che desideravi raccontare la loro vita? «Si sono stupiti che pensassi che a qualcuno potesse interessare la loro storia e, soprattutto all’inizio, hanno accettato il progetto perché lo vedevano come qualcosa di inerente al mio lavoro e dunque per questo andava supportato. Poi via via che l’idea veniva sviluppata e hanno capito che volevo si raccontassero anziché raccontarli, lo hanno preso come una maniera per ribadire concetti e idee che li hanno accompagnati per tutta la vita».
E quando hanno visto Con le nostre mani cos’hanno detto? «Purtroppo i tempi del cinema sono diversi da quelli della vita e dallo sviluppo alla conclusione del documentario sono successe molte cose spiacevoli. Sono morti un fratello e una sorella di mio padre, zio doveva essere presente nel documentario mentre abbiamo appreso della morte di zia “in diretta” quando facevamo le riprese. Poi finite le riprese e mentre lavoravo al montaggio a mio padre hanno diagnosticato un brutto tumore che purtroppo lo ha portato in poco tempo a morire. Sono riuscito a mostrargli il montato finale che era allettato dalla malattia e molto debilitato, gli è piaciuto molto e lo ha definito un lavoro maturo e sincero. Non ha potuto né assistere né tanto meno sapere della prima proiezione del documentario al Festival di Benevento».

Realizzato con il contributo della Regione Sardegna, della Fondazione Sardegna Film Commission e della Direzione generale Cinema e Audiovisivo e distribuito da Emera Film, Con le nostre mani è stato premiato nel novembre 2021 al Social Film Festival ArTelesia di Benevento per la “Migliore regia di un’anteprima mondiale” e nel 2024 è stato tra i finalisti del Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera (se ne legga anche sulle nostre pagine).
A questo punto il discorso non può che tornare su papà Giovanni e sulla parte finale della pellicola, quando la coppia, a causa dell’avanzare dell’età, vede ridursi quegli spazi di libertà faticosamente conquistati. Il sogno è poter fare qualcosa che prima era normale, ovvero salire in macchina e andare a riabbracciare le persone care nel paese natio di papà. «Sono contento che, con la scusa delle riprese del documentario, siamo riusciti a farlo tornare per l’ultima volta a casa sua a Bosa e rivedere tanti amici e parenti, e che ora la sua immagine e la sua voce siano impresse in video per poterlo rivedere e riascoltare anche se non c’è più».
E quali sono state le impressioni di tua mamma? «Per mia madre non è stato facile vedere il documentario appena concluso. C’è voluto del tempo ma alla fine c’è riuscita. Le è piaciuto molto e, soprattutto, continua a ribadire i concetti espressi davanti alla videocamera: una persona con disabilità, messa in condizione di vivere ed esprimersi, può senza dubbio portare avanti una vita dignitosa e ricca di affetto». Ma secondo la tua esperienza di figlio e in base ai racconti dei tuoi genitori, com’è cambiata la percezione verso la disabilità? «Se mancano le condizioni che permettono ad una persona con disabilità di muoversi e vivere la socialità, questa finisce per essere un “peso”, solo la sensibilità e la forza del singolo e di chi lo vuole sostenere possono opporsi a questa inerzia.  Ci sono state battaglie per i diritti e la rivendicazione di un posto nel mondo che hanno portato alla situazione attuale, dove la disabilità ormai fa parte della narrazione quotidiana. Grazie anche alle nuove tecnologie e ai social credo che ci siano ora spazi dove le persone con disabilità possono essere presenti, comunicare, instaurare rapporti e ribadire il loro diritto ad esistere».

Questa lezione di inclusione ci arriva da due persone, Anna Maria e Giovanni, che per molti anni sono state trattate come dei corpi malati senz’anima. Non hanno mai smesso di credere in loro stessi e hanno ribaltato il paradigma di un’intera esistenza. Con il loro accento sardo e un uso delle parole sulla disabilità ormai desueto ci insegnano che la sostanza conta più della forma; la loro storia è un potente crescendo di emozioni, nella loro vita c’è uno spirito e una modernità di vedute che in tanti discorsi odierni non riusciamo a percepire: sono un esempio positivo che dovrebbe stimolare una riflessione seria e profonda sulle disabilità.

*Direttrice responsabile di Superando. Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Il film su Anna Maria e Giovanni, una vita costruita ribaltando i pregiudizi sulla disabilità”, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Superando ha già dedicato a Con le nostre mani i testi, entrambi a firma di Simona Lancioni: “Con le nostre mani”, un documentario onesto e coraggioso di disabilità vissuta (a questo link) e “Con le nostre mani” in finale al Festival Tulipani di Seta Nera (a questo link).

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Un percorso a Milano pensato per giovani donne con disabilità

27 Ottobre 2025 - 5:23pm

Nell’àmbito del progetto territoriale “Eduland (Un mondo che educa)”, prenderà il via in novembre a Milano il ciclo di incontri a partecipazione gratuita rivolti a giovani donne con disabilità, denominato “Io dico sì, io dico no! Laboratorio sui diritti, il rispetto e i confini”, per consentir loro di potenziare la consapevolezza sui propri diritti e il rispetto della propria autodeterminazione e del proprio corpo. L’iniziativa è curata dal Servizio Psicopedagogico dell’Associazione InCerchio

Nell’àmbito del progetto Eduland (Un mondo che educa) – iniziativa territoriale voluta per promuovere un ambiente educativo e collaborativo a Milano e nell’hinterland, rispondendo alle esigenze di bambini, adolescenti, famiglie e comunità – prenderà il via nel mese di novembre il ciclo di incontri a partecipazione gratuita rivolti a giovani donne con disabilità, denominato Io dico sì, io dico no! Laboratorio sui diritti, il rispetto e i confini, per consentir loro di potenziare la consapevolezza sui propri diritti e il rispetto della propria autodeterminazione e del proprio corpo.
Curata dal Servizio Psicopedagogico dell’Associazione InCerchio, di cui è responsabile Cristina Labianca, psicologa e specializzanda in psicoterapia ad indirizzo cognitivo comportamentale, l’iniziativa consisterà in uno spazio protetto e stimolante, «per lavorare insieme sui temi del rispetto dei confini personali, della consapevolezza di sé e della prevenzione della violenza di genere nella disabilità», come spiegano i promotori.
Quattro gli incontri previsti, in altrettanti pomeriggi del lunedì, presso la sede dell’Associazione InCerchio (Via Giasone del Maino, 16, Milano, ore 16-18) ed esattamente il 3 novembre (Io e i miei diritti), il 17 novembre (Il mio corpo, i miei confini), il 1° dicembre (Il consenso e la fiducia) e il 15 dicembre (Chiedere aiuto). (S.B.)

Per informazioni (e iscrizioni): info@associazioneincerchio.com.

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La riunione dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità

27 Ottobre 2025 - 4:55pm

Lo stato di avanzamento della Riforma in materia di disabilità e la definizione del nuovo Piano d’Azione Triennale sulla Disabilità sono stati al centro della riunione dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, incontro durante il quale il presidente della FISH Falabella ha tra l’altro evidenziato la necessità di assicurare risorse economiche adeguate alle politiche di inclusione nella prossima Legge di Bilancio e sollecitato la presentazione della Proposta di Legge sui caregiver familiari

Come informa la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), una parte significativa dei lavori della riunione di oggi, 27 ottobre, dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, presso la Presidenza del Consiglio, è stata riservata alla valutazione dello stato di avanzamento della Riforma in materia di disabilità, innescata dalla Legge Delega 227/21 in materia di disabilità e dai relativi Decreti Attuativi della stessa, primo fra tutti il Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato).
In tal senso, i membri dell’Osservatorio hanno approfondito in modo specifico i progressi raggiunti con l’implementazione della seconda fase della Riforma, che sta via via tratteggiandosi in diverse città.
«Solo attraverso un impegno condiviso tra Istituzioni e Terzo Settore – ha sottolineato durante la riunione Vincenzo Falabella, presidente della FISH – sarà possibile garantire il pieno conseguimento degli obiettivi della Riforma della disabilità, orientati a promuovere l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità e delle loro famiglie».

Altro tema di discussione, la definizione del nuovo Piano d’Azione Triennale per Persone con Disabilità, attualmente in fase di completamento, documento che dovrà raccogliere le principali linee strategiche e operative per i prossimi tre anni. Il Piano stesso verrà presentato in occasione della prossima Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 dicembre.

Il Presidente della FISH ha evidenziato inoltre «la necessità di assicurare le risorse economiche adeguate alle politiche di inclusione in vista della prossima Legge di Bilancio», oltreché «di rimuovere la norma del Disegno di Legge riguardante la stessa Legge di Bilancio (Disegno di Legge n. 1689, articolo 129) che consente alla Pubblica Amministrazione di effettuare controlli unilaterali sui permessi derivanti dalla Legge 104/92», ritenendola «incompatibile con la tutela e il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e dei caregiver».

Lo stesso Presidente della FISH ha sollecitato infine con urgenza la presentazione della Proposta di Legge nazionale sui caregiver familiari, sottolineando che «il gruppo tecnico incaricato ha concluso i propri lavori ed è quindi necessario procedere rapidamente all’esame e all’approvazione del testo, al fine di dare finalmente un riconoscimento normativo e tutele concrete a chi presta assistenza familiare». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishets.it.

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La scuola e la necessità di evitare barricate di parte: vale anche per le famiglie

27 Ottobre 2025 - 4:36pm

«L’unico modo per arrivare a una vera inclusione scolastica – scrive Maurizio Piacenza – credo stia in un cambio culturale, che richiede anche la fine di ciò che citava su queste stesse pagine Paola Di Michele, ossia la necessità di “evitare barricate di parte in cui ciascuno sostituisce la pretesa o l’obbligo con la collaborazione, il dialogo e la solidarietà”. Ed è in questo che vorrei includere anche le famiglie, perché a volte nemmeno loro sono esenti da colpe. Lo dico da genitore»

Ho molto apprezzato l’articolo della professoressa Paola Di Michele, pubblicato nei giorni scorsi da Superando [“La crisi del sostegno didattico: un processo irreversibile?”, N.d.R.], un’analisi lucidissima e trasparente sullo stato delle cose, come poche altre volte ho avuto modo di leggere. Allargherei il discorso, se mi è concesso, alle famiglie. E mi spiego.
Penso, anzi ne sono certo, che l’unico modo per una inclusione vera sia un cambio culturale. Che richiede non solo tempo e tante energie, ma necessariamente anche la fine di ciò che citava la professoressa Di Michele, cioè, come scriveva, la necessità di «evitare barricate di parte in cui ciascuno sostituisce la pretesa o l’obbligo con la collaborazione, il dialogo e la solidarietà». Ed è in questo che vorrei includere, appunto, anche le famiglie, perché a volte nemmeno loro sono esenti da colpe. Lo dico da genitore.
Dovremmo tutti capire infatti che l’approccio NIMBY (Not In My Back Yard: “Non nel mio giardino”) non porta da nessuna parte, se non ad avere sempre immacolato il proprio orticello, a spese, però, della comunità. Anzi, a spese anche e soprattutto dei ragazzi e delle ragazze. Perché, spesso, mi sembra che la scuola sia diventata troppo adultocentrica, perdendo un po’ di vista la propria stella polare: essere cioè comunità educante per e con gli alunni e le alunne.

*Genitore e caregiver.

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“In Cammino con l’Autismo” nel cuore spirituale del Giappone

27 Ottobre 2025 - 1:51pm

Dopo oltre dieci anni di attività e migliaia di chilometri percorsi lungo i principali itinerari d’Europa, le persone che danno vita al progetto “In Cammino con l’Autismo”, promosso dall’Associazione sarda Diversamente e da Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna, sono arrivati a Osaka, in Giappone, pronti ad accedere al cuore spirituale del Paese del Sol Levante, dove attraverseranno l’antico Kumano Kodo e il Cammino degli 88 Templi di Shikoku, patrimonio mondiale dell’Unesco Il gruppo di “In Cammino con l’Autismo” all’Aeroporto di Osaka in Giappone

Lo avevamo preannunciato all’inizio del mese, presentando In Cammino con l’Autismo, iniziativa promossa dall’Associazione sarda Diversamente e dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna, per promuovere autonomia, amicizia e partecipazione delle persone con disturbo dello spettro autistico, attraverso l’esperienza del viaggio e del cammino: oltre alle tappe previste nell’Isola, vi sarebbe stata una parte dell’iniziativa assai lontana dall’Isola stessa, portando in Estremo Oriente i partecipanti. E questi, infatti, sono appena arrivati a Osaka, in Giappone, nuova tappa di un percorso che dopo oltre dieci anni di attività e migliaia di chilometri percorsi lungo i principali itinerari d’Europa – dal Cammino di Santiago in tutte le sue varianti alla Via di Francesco, dalla Via Francigena ai percorsi Insuperabili e al Cammino di Carlo Magno – li vede appunto tornare nel Paese del Sol Levante, per attraversare l’antico Kumano Kodo e il Cammino degli 88 Templi di Shikoku, patrimonio mondiale dell’Unesco.
«Non solo un viaggio – sottolinea Pierangelo Cappai, presidente dell’Associazione Diversamente e anche della FISH Sardegna (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) – ma anche un modo per affermare che la disabilità non è un limite, bensì un’altra forma di forza e di bellezza. E ogni passo rappresenta un atto di fiducia verso se stessi e verso un mondo che può essere davvero accogliente».

«Un tratto distintivo di questa esperienza – spiegano i promotori – è l’utilizzo della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), che accompagnerà le persone in ogni fase del viaggio rendendo tutto più comprensibile e accessibile. Il programma di viaggio in CAA, realizzato da Simona De Rosa, consente infatti a tutti e tutte di orientarsi e vivere pienamente ogni momento».
Affiancato da Luigi Gatti, amico e sostenitore storico del progetto, il percorso in Giappone è seguito dal regista Marco Spanu e dalla casa di produzione Inmediazione che documenteranno l’intero percorso, trasformandolo in un racconto visivo di emozioni, incontri e conquiste quotidiane.
Tra i partner che hanno contribuito a rendere possibile questa nuova impresa, figurano inoltre lo Studio Arena e Calvino, che ha donato le maglie tecniche ufficiali, i Viaggi di Colombo, che ancora una volta permettono al gruppo di superare ogni barriera logistica e Sergio Olivotti, autore del logo ufficiale del progetto.

«Questo cammino – afferma Marcellina Spiga, presidente di Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna – parla di umanità condivisa. I nostri ragazzi dimostrano che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un percorso concreto fatto di esperienze, impegno e gioia di stare insieme».
Appena arrivati a Osaka, Federico, Danilo, Alessandro, Filippo e Chiara hanno iniziato subito a prepararsi per i primi passi di questa nuova avventura che li condurrà, come detto, nel cuore spirituale del Giappone. Per Filippo, che partecipa per la prima volta a un cammino di questo tipo, l’emozione è grandissima: «È tutto nuovo per me, ma sono felice di essere qui. Non vedo l’ora di iniziare a camminare insieme agli altri».

Il viaggio potrà essere seguito sui canali social di Diversamente e di Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna e in particolare sulla pagina Facebook ufficiale del progetto In Cammino con l’Autismo, dove giorno dopo giorno saranno condivisi i vari racconti, immagini e momenti di questa esperienza. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: segreteria.diversamenteodv@gmail.com.

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Una sala didattica dedicata all’inclusione e all’arte sensoriale alla GNAMC di Roma

27 Ottobre 2025 - 1:02pm

Verrà inaugurata il 29 ottobre una nuova sala didattica nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) di Roma, ideata dall’artista umbro Sandro Tomassini e dedicata all’esperienza sensoriale e partecipativa dell’arte Installazione della GNAMC di Roma

Verrà inaugurata nel pomeriggio del 29 ottobre (ore 17) una nuova sala didattica nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) di Roma, ideata dall’artista umbro Sandro Tomassini e dedicata all’esperienza sensoriale e partecipativa dell’arte.
«Curato da Giovanna Coltelli, il progetto – spiegano dalla GNAMC – nasce dalla riflessione dell’artista sull’arte come linguaggio inclusivo e spazio di accessibilità per tutti i pubblici, in particolare per i più giovani. Le opere cinetiche e interattive di Tomassini, realizzate con la collaborazione tecnica di Tomassini Arredamenti, invitano infatti i visitatori ad esplorare l’arte con tutti i sensi: si possono toccare, muovere, trasformare. In questa dimensione partecipativa, dunque, ogni gesto diventa parte del processo creativo, dando vita a un dialogo diretto tra persone, spazio e opera».
«Le mie opere – afferma lo stesso Tomassini – danno la possibilità di interagire con esse, trasformandole e ricreandole. Da un’opera ne può nascere un’altra, frutto dell’esperienza individuale. È questo il senso profondo del mio lavoro: l’arte che genera altra arte attraverso il contatto umano».

La nuova sala che verrà inaugurata il 29 ottobre alla presenza di Tomassini, insieme a Renata Cristina Mazzantini e Giovanna Coltelli, rispettivamente direttrice e storica drell’arte della GNAMC, rappresenta un passo importante nel percorso di tale struttura verso un museo sempre più aperto e accessibile, consentendo di unire la ricerca artistica e la sensibilità sociale, attraverso un’esperienza tattile e dinamica, ciò che permetterà di offrire ai bambini/bambine e ai visitatori/visitatrici di ogni età l’occasione di scoprire l’arte come un’esperienza viva, condivisa e inclusiva. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: gan-amc.uffstampa@cultura.gov.it (Antonella Fiori).

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Mai stancarsi di “disturbare”!

27 Ottobre 2025 - 12:16pm

«Oggi la vera sfida dei movimenti per la disabilità – scrivono dall’Associazione sammarinese Attiva-Mente – è non perdere la propria anima politica, nel senso più alto del termine, non smettere di disturbare, non smettere di ricordare che la disabilità è parte della condizione umana, e che la società si misura non da quanto assiste, ma da quanto emancipa» Un’opera di Chinmay Pradhan, artista con disabilità

Negli ultimi anni, chi si batte per i diritti delle persone con disabilità si è trovato davanti a una trappola tanto sottile quanto pericolosa: quella della depoliticizzazione. Di che si tratta? È un fenomeno che l’interessante recente di Akriti Mehta, intitolato How authoritarianism and neoliberalism work together to depoliticise disability movements, descrive con chiarezza e sul quale riteniamo importante riflettere.
Il potere e l’arroganza da un lato (autoritarismo), il profitto e la convenienza dall’altro (neoliberismo): sono quadri apparentemente opposti, ma che finiscono per lavorare insieme nel neutralizzare la portata politica dei movimenti.
Il primo impone silenzio e paura; il secondo insegna a “stare al proprio posto” dentro logiche di mercato, competizione e visibilità individuale. E quando queste due spinte si incontrano, il risultato è devastante: la disabilità torna ad essere gestita, ma non ascoltata; esibita, ma non compresa; rappresentata, ma non autodeterminata.
È un processo invisibile, quasi gentile. Non arriva con la censura o con la repressione diretta, ma con l’abbraccio morbido delle logiche dell’efficienza, dei progetti, delle scadenze, delle procedure.
Le istituzioni, i grandi finanziatori, i sistemi politici, che siano democratici o autoritari, tendono a preferire movimenti che “non disturbano troppo”, che non mettono in discussione le disuguaglianze di fondo, ma che si occupano solo di “migliorare” ciò che già esiste. Così, poco alla volta, un movimento nato, anche velleitariamente, per cambiare il mondo, rischia di diventare un “fornitore di servizi”, una struttura ordinata che produce rendiconti, loghi e report, ma non più scosse.
Le organizzazioni che nascono per rivendicare diritti rischiano così di diventare, senza volerlo, “parte del sistema che dovevano trasformare”. Ci si abitua a parlare il linguaggio dei bandi, non quello dei diritti. Si misura il successo in termini di progetti conclusi, non di vite cambiate. Si confonde la visibilità con l’impatto, la foto con la sostanza.

Eppure, la disabilità è, e deve restare, un fatto politico. Lo è ogni volta che qualcuno rivendica la libertà di scegliere dove e con chi vivere. Lo è ogni volta che si denuncia una barriera, fisica o culturale. Lo è ogni volta che si rifiuta di essere ridotti a casi, statistiche, o destinatari di attenzioni paternalistiche.
Essere movimento politico, nel senso più alto del termine, non significa appartenere a un partito o schierarsi contro qualcuno. Significa avere una visione del mondo e volerla cambiare con la propria presenza, con le proprie scelte, con la propria voce.
Significa ricordare che l’inclusione non è una gentile concessione, ma un diritto umano, e che i diritti umani non si chiedono: si esercitano.

Per questo, è importante vigilare anche su noi stessi. La vera sfida dei movimenti per la disabilità, oggi, è non perdere la propria anima politica. Non smettere di disturbare. Non smettere di ricordare che la disabilità è parte della condizione umana, e che la società si misura non da quanto assiste, ma da quanto emancipa.
Restare movimento politico, nel senso più profondo del termine, significa continuare a praticare l’autodeterminazione collettiva, a costruire spazi di libertà, a dare corpo a quella promessa che ancora oggi risuona potente: Nulla su di Noi senza di Noi.

*Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino (attivamentersm@gmail.com).

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Bene quei fondi per eliminare le barriere nelle scuole, ma serve un piano strutturale

27 Ottobre 2025 - 11:51am

Viene accolto con favore dalla FISH il Decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito che assegna oltre 18 milioni e 600.000 euro per l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle scuole statali e paritarie, e tuttavia, viene sottolineato, questo «non può esaurirsi in un intervento una tantum, poiché serve un piano strutturale, pluriennale e monitorabile, che coinvolga gli enti locali, le scuole e le associazioni rappresentative delle persone con disabilità e delle loro famiglie»

Viene accolto con favore dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) il Decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito che assegna oltre 18 milioni e 600.000 euro per l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle scuole statali e paritarie, in quanto, sottolinea il presidente della Federazione Vincenzo Falabella, «conferma l’attenzione verso uno dei temi più urgenti per la piena inclusione scolastica: garantire cioè a tutti gli studenti e le studentesse con disabilità ambienti realmente accessibili e dignitosi. Rimuovere una barriera fisica, infatti, significa aprire la strada a una partecipazione più piena e consapevole alla vita scolastica, nel rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
E tuttavia, aggiunge il Presidente della FISH, «l’impegno non può esaurirsi in un intervento una tantum: è necessario un piano strutturale, pluriennale e monitorabile, che coinvolga attivamente gli enti locali, le scuole e le associazioni rappresentative delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Solo così si potrà garantire una scuola veramente inclusiva, accessibile e accogliente per tutti».

«Dal canto nostro – conclude Falabella – continueremo a collaborare con il Ministero e con tutte le istituzioni competenti per tradurre le risorse annunciate in interventi concreti, efficaci e misurabili, affinché nessun alunno o alunna venga mai più escluso da un’aula o da un laboratorio per una barriera architettonica o culturale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Spina bifida: prevenzione con acido folico, diagnosi precoce e gestione integrata

24 Ottobre 2025 - 6:23pm

In occasione della Giornata Mondiale della Spina Bifida e Idrocefalo di domani, 25 ottobre, la SIN (Società Italiana di Neonatologia) sottolinea che nuove tecniche chirurgiche, pur in fase ancora preliminare, potrebbero migliorare la qualità di vita dei neonati affetti da questa grave malformazione congenita – la spina bifida, appunto – ma che la principale strategia da portare avanti resta la prevenzione primaria con acido folico, insieme alla diagnosi precoce e alla gestione integrata

Domani, 25 ottobre, sarà la Giornata Mondiale della Spina Bifida e Idrocefalo (World Spina Bifida & Hydrocephalus Day, centrata quest’anno sul tema Accelerate Action for Spina Bifida and Hydrocephalus, ossia “Accelerare le azioni sulla spina bifida e l’idrocefalo”), dedicata appunto alla spina bifida, grave malformazione congenita causata dalla non corretta chiusura del tubo neurale durante le prime settimane di gravidanza (tra il 17° e il 30° giorno dopo il concepimento) e che insieme all’idrocefalo, può influenzare profondamente lo sviluppo e la qualità di vita del neonato.
«Fattori genetici, ambientali e nutrizionali – spiegano dalla SIN (Società Italiana di Neonatologia) – concorrono allo sviluppo di queste anomalie. Uno dei fattori principali di rischio è la carenza di acido folico, ma influiscono anche il diabete materno, l’obesità, l’ipertermia in gravidanza e l’uso di alcuni farmaci antiepilettici. A livello globale, si stimano circa 2 casi ogni 1.000 nati vivi (tra i 214.000 e i 322.000 nuovi casi all’anno), ma nei Paesi a basso e medio reddito, l’incidenza complessiva si mantiene elevata, con circa 2 milioni di casi all’anno, in parte per la mancanza di programmi sistematici di supplementazione di acido folico, oltreché per la limitata disponibilità di diagnosi prenatale. Di contro, negli Stati Uniti i dati recenti indicano una prevalenza di 3,5 casi ogni 10.000 nati vivi (1 su 2.875), grazie a decenni di fortificazione della farina con acido folico. In Europa, poi, secondo i dati di sorveglianza EUROCAT, la prevalenza media è di 4,9 casi ogni 10.000 nascite, con una distribuzione non uniforme, a causa delle differenti politiche di fortificazione alimentare obbligatoria tra i paesi. Venendo infine all’ Italia, la raccolta sistematica dei dati epidemiologici su questo tipo di patologia è ancora frammentaria nel nostro Paese, ma le stime regionali suggeriscono valori allineati alla media europea, nelle aree con buona copertura di supplementazione folica pre-concezionale».

Da tempo, dunque, la SIN sostiene la necessità di una fortificazione di acido folico obbligatoria di alcuni alimenti e la conferma anche in occasione della Giornata Mondiale di domani, sottolineando inoltre la necessità di un approccio integrato che parta dalla prevenzione in epoca preconcezionale, fino al follow-up a lungo termine.
«La prevenzione primaria dei difetti del tubo neurale – dichiara Massimo Agosti, presidente della SIN – deve continuare ad essere la supplementazione con acido folico in epoca peri-concezionale, meglio se obbligatoria. Da un punto di vista terapeutico, negli ultimi anni sono emerse nuove tecniche chirurgiche per il trattamento della spina bifida e dell’idrocefalo spesso associato, tra cui interventi di chirurgia prenatale e approcci fetoscopici mininvasivi innovativi. Tuttavia, i dati sono ancora preliminari e richiedono follow-up a lungo termine e standardizzazione dei protocolli».
«Alla prevenzione con acido folico – aggiunge Lucrezia De Cosmo, segretario del Gruppo di Studio Neurologia e Follow-up della SIN – va aggiunta la necessità di una diagnosi prenatale precoce, per ottimizzare il percorso nascita e garantire un’assistenza multidisciplinare fin dalle prime ore di vita. Inoltre, la gestione di queste patologie richiede un team multidisciplinare con la presenza di neonatologo, neurochirurgo, urologo, ortopedico, fisioterapista e psicologo. In questa cornice, la figura del neonatologo è centrale nel coordinare il percorso nascita, garantire la stabilizzazione clinica e facilitare l’accesso alle cure specialistiche». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Ufficio Stampa della SIN (Società Italiana di Neonatologia), sin@brandmaker.it.

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Il progetto “Osservatorio Turismo Accessibile” della Camera di Commercio della Romagna

24 Ottobre 2025 - 5:46pm

Si potrà partecipare entro il 3 novembre al progetto di ricerca “Osservatorio Turismo Accessibile”, promsso dalla Camera di Commercio della Romagna, compilando un agile questionario che consentirà di raccogliere dati utili ad analizzare i bisogni delle persone con esigenze motorie, sensoriali, cognitive, temporanee o permanenti. All’iniziativa partecipa anche Village for all (V4A®), la nota rete dedicata all’ospitalità accessibile

Insieme ad altri partner, Village for all (V4A®), la nota rete dedicata all’ospitalità accessibile, partecipa al progetto di ricerca Osservatorio Turismo Accessibile, promosso dalla Camera di Commercio della Romagna (Forlì-Cesena, Rimini).
A tal proposito è stato elaborato un agile questionario, rigorosamente anonimo e compilabile in pochi minuti (entro il 3 novembre), per fornire dati utili ad analizzare i bisogni delle persone con esigenze motorie, sensoriali, cognitive, temporanee o permanenti.
«Aiutaci dunque a comprendere meglio le tue esigenze di accessibilità quando vai in vacanza», dicono da Village for all. (S.B.)

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Trentesimo compleanno per l’Associazione Bambini Cri du chat

24 Ottobre 2025 - 5:28pm

Nata nel 1995, l’ABC (Associazione Bambini Cri du chat), impegnata sul fronte della malattia del Cri du chat, patologia genetica rara che comporta un ritardo grave dello sviluppo psicomotorio, sensoriale, intellettivo e del linguaggio, festeggerà domani, 25 ottobre, il proprio 30° compleanno, con un evento fatto di festa e riflessioni al Teatro Comunale Niccolini di San Casciano in Val di Pesa (Firenze)

Nata nel 1995, l’ABC (Associazione Bambini Cri du chat), festeggerà nel pomeriggio di domani, 25 ottobre, il proprio 30° compleanno (ore 17-19), con un evento fatto di festa e riflessioni al Teatro Comunale Niccolini di San Casciano in Val di Pesa (Firenze).
È prevista tra l’altro la presentazione del libro Un alfabeto per il futuro, con i racconti di genitori, familiari, medici e volontari, seguita da riflessioni sulla disabilità e le malattie rare, sulla ricerca scientifica e la genetica, nonché sul ruolo del volontariato. Saranno presenti i nostri medici e specialisti insieme ai soci fondatori, alle istituzioni, alle associazioni. E poi letture tratte dal libro citato, contributi video, musica e altro ancora.
La malattia del Cri du chat è una patologia genetica molto rara che può presentarsi con diverse modalità, ma la caratteristica più invalidante è rappresentata da un ritardo grave dello sviluppo psicomotorio, sensoriale, intellettivo e del linguaggio. Al momento non esiste una cura, ma adeguati e precoci trattamenti riabilitativi ed educativi possono migliorare la qualità della vita delle persone che ne sono interessate e delle loro famiglie. (S.B.)

L’evento potrà essere seguito anche da remoto in piattaforma Zoom. Per ogni ulteriore informazione: abc@criduchat.it.

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Serve una mappatura dei servizi di Odontoiatria Speciale pubblici o accreditati della Lombardia

24 Ottobre 2025 - 5:04pm

«Chiediamo alla nostra Regione – scrivono dalla Federazione lombarda LEDHA – di realizzare una mappatura dei servizi di Odontoiatria Speciale pubblici o accreditati, rivolti a persone con disabilità cognitive e relazionali definite come “non collaboranti”, per poter informare in modo adeguato le stesse e i loro familiari. Una ricognizione che potrà essere il punto di partenza per valutare se e in che misura si debbano rafforzare i servizi esistenti o aprirne di nuovi»

«L’Odontoiatria Speciale – sottolineano dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) – rappresenta un servizio fondamentale per garantire la cura della salute orale delle persone con disabilità cognitive e relazionali definite come “non collaboranti”, per le quali è molto complesso quando non impossibile il trattamento odontoiatrico tradizionale. Proprio per rispondere ai bisogni di questa tipologia di pazienti, gli ambulatori di Odontoiatria Speciale offrono ambienti adatti, personale specificatamente formato e, se necessario, la sedazione. In tal senso, alla luce del fatto che ormai da oltre sei mesi è sospesa per un guasto l’odontoiatria speciale presso l’Ospedale Corberi di Limbiate (Monza-Brianza), lasciando le persone con disabilità senza cure adeguate, cogliamo l’occasione per denunciare le lunghe attese in Regione su tale questione e sollecitiamo la Direzione Generale del Welfare Regionale a intervenire, poiché è necessaria una mappatura di questi servizi e un loro potenziamento urgente».
A proposito del servizio di Limbiate, dunque, secondo quanto riferisce la stampa locale, che ha raccolto la testimonianza di persone che usufruiscono del servizio per i propri familiari con disabilità, le attività dell’Odontoiatria Speciale sono state interrotte a causa di un guasto alla poltrona che ancora non si è risolto, costringendo le persone con disabilità che necessitano di cure dentarie a rivolgersi ad altri ambulatori, spesso privati.
Sempre attraverso i giornali locali, poi, l’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) Brianza ha assicurato che il servizio di Odontoiatria Speciale a Limbiate verrà riattivato «non appena ultimata la procedura di gare di prenotazione per l’acquisto del bene» (ovvero la poltrona dentistica).

«Torniamo dunque a chiedere a Mario Melazzini, direttore generale del Welfare della Regione Lombardia – proseguono dalla LEDHA -, un intervento per migliorare questo servizio, fondamentale per il benessere delle persone con disabilità. La vicenda di Limbiate, infatti, rappresenta solo l’ultima di una serie di segnalazioni da parte di utenti che hanno difficoltà a prendere appuntamenti e devono affrontare liste d’attesa molto lunghe. A fronte di questa situazione, molte famiglie sono infatti costrette a rivolgersi a servizi privati che, dato il tipo di interventi spesso necessari, hanno costi molo alti. La nostra prima richiesta alla Regione, pertanto, è quella di realizzare una mappatura dei servizi di Odontoiatria Speciale pubblici o accreditati attivi in Lombardia, per poter informare in modo adeguato le persone con disabilità e i loro familiari. Questa ricognizione, inoltre, potrà essere il punto di partenza per valutare se e in che misura vi sia la necessità di rafforzare i servizi esistenti o di aprirne di nuovi».
«Il nostro obiettivo – commenta Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA – è quello di assicurare a tutte le persone con disabilità pari accesso alle cure dentistiche e prevenire complicanze che potrebbero compromettere la salute generale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

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La crisi del sostegno didattico: un processo irreversibile?

24 Ottobre 2025 - 4:44pm

«Ogni anno – scrive Paola Di Michele – le richieste di mobilità interna, che riguardano il passaggio dal sostegno didattico alla classe di concorso di appartenenza ammontano a circa 10.000 unità e allo stesso tempo, in alcuni territori (preminentemente del Nord Italia) e in alcuni cicli scolastici (infanzia e primaria) continuano a mancare docenti specializzati. Si tratta di crisi “vocazionale” o di scelta transitoria del sostegno didattico come modalità di accesso al ruolo?»

Ogni anno le richieste di mobilità interna, che riguardano il passaggio dal sostegno didattico alla classe di concorso di appartenenza (giova ricordare che il “sostegno” non è una disciplina, ma una specializzazione) ammontano a circa 10.000 unità. Allo stesso tempo, in alcuni territori (preminentemente del Nord Italia) e in alcuni cicli scolastici (infanzia e primaria) continuano a mancare docenti specializzati. Fin qui i fatti.
Si tratta di crisi “vocazionale” o di scelta transitoria del sostegno didattico come modalità di accesso al ruolo, definito da alcuni, a mio parere ingenerosamente, come “ammortizzatore sociale”?
Se non si comprende, dall’interno, la natura del fenomeno, si rischia di cercare risposte istintive a domande poste male. Un po’ come avviene nel metodo scientifico, quando alla falsificazione dell’ipotesi (e relativa ricerca di un assioma scientifico indipendente), si sostituisce la ricerca di conferma delle proprie convinzioni, vanificando così tutto il processo.

Sulla prima questione, quella cosiddetta “vocazionale”, vorrei che ci si soffermasse su una questione ben più importante, che è quella della formazione, di partenza e in servizio.
Di fronte, ad esempio, ad alunni con quadri complessi che presentano elevate comorbidità, è necessario possedere un bagaglio estremamente ampio di strumenti e conoscenze. Posso dire, con estrema serenità, che non è possibile costruire questo bagaglio da nulla, né in un anno (TFA ordinario) né in sei mesi (TFA versione INDIRE). Questo è ancora più vero se si considerano le basi di partenza dei corsisti, per cui, chi proviene da Scienze della Formazione, possiede basi di Psicologia, Pedagogia e Metodologia (giova ricordare che la specializzazione su sostegno era in precedenza integrata come percorso opzionale biennale in questi corsi di laurea e la cosa, a mio parere., funzionava benissimo), rispetto ai corsisti che accedono ai corsi per la scuola secondaria di primo e secondo grado, con le lauree più disparate e avulse non solo dalla disabilità, ma dallo stesso contesto scolastico e delle metodologie di insegnamento.
La formazione dei futuri insegnanti, compresi quelli specializzati su sostegno, ha subìto, negli ultimi decenni, una drastica e progressiva riduzione in quantità e qualità (ricordiamo sommessamente e mestamente che i corsi per il sostegno, in un tempo troppo lontano, erano biennali, con possibilità di aggiungere annualità per le disabilità sensoriali).
Per comprendere meglio la natura di questo ragionamento, si pensi che in Finlandia, ad esempio, è previsto un percorso biennale di specializzazione post-lauream per chiunque voglia intraprendere la professione di insegnante (pagata di conseguenza, naturalmente), comprensiva di insegnamenti di Psicologia, Pedagogia, Metodologia e Valutazione.

La seconda questione, ovvero quella di chi considera il sostegno didattico come una veloce porta di accesso al mondo dell’insegnamento, è sicuramente in parte vera. Mi riferisco ad esempio alla procedura di immissione diretta in ruolo da Graduatorie Sostegno, nota come articolo 59 che, personalmente, porrei in origine al boom delle Graduatorie Sostegno per le scuole superiori. Per capirci, prendiamo in esame le graduatorie ADSS (Sostegno della Scuola Secondaria di Secondo Grado) della Provincia di Roma, passate dalle 700 unità del 2020 alle attuali 11.000!
Il punto non sarebbe così problematico se le graduatorie riflettessero esattamente il cosiddetto “merito” dei docenti; tuttavia, com’è noto anche da inchieste giornalistiche, la posizione in graduatoria è fortemente influenzata non solo dai titoli di servizio, ma anche dai titoli “culturali”, ovvero certificazioni linguistiche che sono state anche oggetto di approfondimenti per la facilità di acquisizione.

Torno dunque alla prima questione, quella vocazionale, dove è necessario, anzi doveroso, porre l’accento su alcune delle questioni che vanno direttamente al cuore dell’inclusione scolastica stessa. La prima di esse è quella della corresponsabilità didattica fra docente “curricolare” e docente specializzato su sostegno. Qui l’immagine più potente che posso evocare è quella del caro amico Carlo Scataglini della “sedia del sostegno”, ovvero quel fenomeno per cui il docente specializzato non è che un “collaterale” della cattedra cui spesso si riserva solo una sedia, spesso sul fondo dell’aula e spesso neanche quella. Personalmente mi è capitato di rinunciare financo alla sedia dopo l’ennesima snervante discussione col collaboratore scolastico che continuava a spostarla perché “le sedie non bastano”.

Altro esempio è la “compilazione” del PEI (Piano Educativo Individualizzato). Già il fatto che si parli di compilazione e non di progettazione la dice lunga sul fatto che, su questo, non si siano fatti significativi passi in avanti. La normativa attuale (Decreto Ministeriale 153/23) esplicita chiaramente e per l’ennesima volta che il PEI è il frutto collegiale del lavoro del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), ma se il PEI non si riesce a condividere (come pure sarebbe previsto su piattaforma SIDI, pur tuttavia ancora residuale), come si può pensare di renderlo uno strumento operativo di tutti i componenti del GLO? Ecco, dunque, che si torna sempre e ancora alla compilazione solitaria del PEI da parte del solo docente specializzato.

E qui vorrei tornare alla questione della continuità su posto di sostegno, così come realizzata attraverso i provvedimenti normativi recenti. Se un docente decide di tentare di modificare le vecchie abitudini coinvolgendo i colleghi curricolari, deve spesso farlo quasi imponendosi, “disturbando”. Allo stesso modo, se quel docente ritenesse, in scienza e coscienza, di adottare metodologie e scelte educative non gradite o non conformi (magari semplicemente perché poco conosciute o innovative) quale sarebbe la reazione del Sistema? Ovvero, come si concilia l’autonomia didattica e l’etica professionale con l’idea che si debba essere “scelti” e “approvati” da famiglie, colleghi, dirigenti scolastici? Il rischio, più che evidente, è quello di docenti “addomesticati”, silenziati e docili a logiche che nulla hanno a che fare con un’idea dialogica del processo educativo condiviso.
È esattamente su questi temi che bisogna arretrare, a mio parere, dalle proprie posizioni particolari e porsi in atteggiamento dialogico. Evitare barricate di parte in cui ciascuno sostituisce la pretesa o l’obbligo con la collaborazione, il dialogo e la solidarietà.
Perché, qualunque cosa se ne pensi, se stiamo parlando di inclusione è perché crediamo che sia un diritto inalienabile, da raggiungere un pezzo per volta, percorrendo insieme la stessa strada pur partendo da luoghi diversi.

*Insegnante di sostegno, già assistente all’autonomia e alla comunicazione.

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Persone con disabilità e caregiver: quel bisogno profondo e urgente di supporto psicologico

24 Ottobre 2025 - 1:48pm

Le persone con disabilità e i loro caregiver avrebbero un bisogno profondo e urgente di supporto psicologico, ma per troppi si tratta di un percorso irto di ostacoli, che non sono solo le barriere economiche – l’impedimento maggiore -, ma anche varie barriere fisiche e logistiche; le sedute online potrebbero essere un possibile rimedio: è quanto sostanzialmente emerge da un’indagine condotta dalla Federazione FISH, in collaborazione con il centro medico online Serenis

Le persone con disabilità e i loro caregiver conoscono la terapia consistente nel supporto psicologico come strumento per migliorare il loro benessere psicofisico? Quanto e quanti usufruiscono di questo metodo? Per loro risulta accessibile?
Tali quesiti sono stati oggetto di una recente indagine condotta dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in collaborazione con Serenis, centro medico online per il benessere mentale e fisico, con lo scopo di promuovere la consapevolezza, l’inclusione e l’accesso alla terapia psicologica.
Ebbene, da tale indagine risulta che lo stesso metodo sia poco accessibile e che un possibile rimedio potrebbero essere le sedute online. Ma vediamo più nel dettaglio qual è la situazione.

La parte del sondaggio rivolta specificatamente alle persone con disabilità dimostra che esse hanno una buona familiarità con il concetto di terapia psicologica. L’88,5% degli intervistati, infatti, dichiara di averne sentito parlare, il 37% ha usufruito di sedute in presenza e il 33% online; inoltre, il 20,9% vorrebbe iniziare un percorso di questo tipo, ma non l’ha ancora fatto.
Per molti che non ne usufruiscono, funge da deterrente l’accesso alla terapia stessa: il 25,4% ammette di avere rinunciato al percorso a causa di barriere fisiche, logistiche, comunicative o culturali; per la maggior parte, il 73%, però, l’ostacolo maggiore è il costo economico.
Altri importanti impedimenti sono nel 27,9% la mancanza di psicoterapeuti con competenze specifiche sulla disabilità; nel 22,6% la distanza fisica; e nel 16,4% la scarsa informazione.

La terapia online risulta essere sicuramente una possibile soluzione a gran parte delle criticità evidenziate, adattandosi alle esigenze personali, agli orari, alle modalità di comunicazione, ai supporti accessibili. Il 48,1% delle persone con disabilità che fanno parte del campione reputa infatti fondamentale la facilità d’uso di queste piattaforme, ma uno dei problemi persistenti rimane la non adeguata preparazione dei professionisti: più del 50% di coloro che hanno risposto dichiara di essersi interfacciato con professionisti senza un’esperienza specifica nelle disabilità.
Un altro dato significativo è quello del 66,7% degli intervistati, secondo cui l’integrazione della psicoterapia online nel sistema sanitario potrebbe migliorare di gran lunga il proprio benessere psicologico.
«La terapia online – afferma il presidente della FISH Vincenzo Falabella – è un valido strumento per superare difficoltà logistiche e offrire flessibilità, specialmente per chi è isolato. E tuttavia, come FISH sottolineiamo che l’accessibilità tecnologica non deve sostituire la qualità della relazione terapeutica. È pertanto urgente investire nella formazione specifica dei professionisti della salute mentale per garantire percorsi competenti e personalizzati».

La sezione dell’indagine dedicata ai caregiver rivela come gli stessi abbiano un urgente bisogno di supporto, ma il 43% del campione ammette che il sostegno psicologico offerto non è né adeguato né accessibile. Il 50,4% dei rispondenti dichiara quindi che, pur non essendosi mai sottoposto a trattamenti di psicoterapia online, ha il desiderio di provare. Il 67,2% degli intervistati ha dimostrato di preferire sedute private, poiché hanno bisogno di uno spazio personale dove ricevere un supporto diretto per le sfide che devono affrontare ogni giorno.
Anche se, molto spesso, si tende a non prestare un’adeguata attenzione alle esigenze dei caregiver, considerati, per lo più, come delle “persone forti”, in realtà non lo sono. Essi richiedono infatti attenzioni che vanno al di là del semplice «Ciao, come stai?» e in particolare hanno bisogno di essere ascoltati senza essere giudicati.

«La nostra indagine con la FISH – annota Daniele Francescon, co-fondatore e general manager di Serenis – ha acceso i riflettori su una realtà che non possiamo più ignorare. Le persone con disabilità e i loro caregiver non solo conoscono il valore del supporto psicologico, ma ne hanno un bisogno profondo e urgente. Eppure, per troppi, il percorso verso il benessere mentale è irto di ostacoli e non parliamo solo delle barriere economiche, che costituiscono l’impedimento maggiore, ma anche di tutte quelle barriere fisiche e logistiche che costringono una persona su quattro a rinunciare alla terapia ancor prima di iniziare. Infine, non possiamo dimenticare i caregiver, i “forti” che sostengono tutto: sono persone che chiedono, a gran voce, uno spazio personale e non giudicante per poter affrontare le sfide che sostengono ogni giorno. È nostro dovere assicurare che quel supporto non sia un lusso, ma un diritto accessibile a tutti».

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Il supporto psicologico alle persone con disabilità e ai caregiver: un aiuto per molti ancora inaccessibile” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Lo stato dell’arte dei mezzi nautici accessibili: un seminario in Friuli Venezia Giulia

24 Ottobre 2025 - 1:15pm

Organizzato dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Udine, per conoscere lo stato dell’arte dei mezzi nautici accessibili, si terrà domani, 25 ottobre, ad Aprilia Marittima di Latisana (Udine), nell’àmbito della fiera “Nautilia”, il seminario “Inclusive Yacht Design”, con la partecipazione anche dell’Associazione Tiliaventum e la possibilità di visitarne in loco l’imbasrcazione accessibile “Càpita” L’imbarcazione accessibile “Càpita” di Tiliaventum

Organizzato dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Udine, per conoscere lo stato dell’arte dei mezzi nautici accessibili, dalla progettazione agli studi necessari, dagli ausili alle soluzioni adottate e le buone pratiche in corso, si terrà nella mattinata di domani, 25 ottobre, ad Aprilia Marittima di Latisana (Udine), nell’àmbito della fiera Nautilia, il seminario denominato Inclusive Yacht Design (Via del Coregolo, 7, ore 9.30-14).
Vi porteranno il proprio contributo Paolo Ferrari, architetto, ricercatore e specialista della materia, che interverrà sul tema Progettare imbarcazioni accessibili e Daniele Passoni (Dal progetto alla realizzazione di mezzi nautici, attrezzature e ausili accessibili), architetto, presidente di Tiliaventum, l’Associazione Sportiva Dilettantistica di Lignano Sabbiadoro, spesso presente anche sulle nostre pagine, con le sue iniziative Sea4All, nell’àmbito della promozione del turismo accessibile attraverso le esperienze sportive inclusive di mare.
Seguirà un approfondimento sulla recente norma regionale del Friuli Venezia Giulia di supporto al settore, a cura di Massimo Giordano della Direzione Centrale Regionale Attività Produttive (Lo sviluppo della nautica regionale: l’intervento della Regione attraverso promozione ed incentivi), concludendo con la possibilità di visitare in loco l’imbarcazione accessibile Càpita di Tiliaventumm, accompagnati da Daniele Passoni. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@tiliaventum.com.

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Una pietra miliare per la piena cittadinanza di chi è in condizione di disabilità per epilessia

24 Ottobre 2025 - 12:38pm

«Quell’articolo, riconoscendo la connotazione di gravità a quanti con epilessia farmacoresistente manifestino crisi con perdita di contatto con l’ambiente o capacità d’agire, permetterà un adeguato accesso alle misure inclusive, facendo segnare una vera e propria pietra miliare verso la Piena Cittadinanza di tali Persone»: lo dicono le Associazioni AICE e ANFFAS, commentando con soddisfazione il contenuto di un articolo previsto dalla prossima Legge di Bilancio Sembrano poter finalmente sorridere i tanti bambini e bambine e persone adulte con epilessia farmacoresistente, insieme alle loro famiglie

«Alle persone affette da forme di epilessia farmacoresistente, certificata, in coerenza con le linee guida nazionali e internazionali, dal medico competente per le epilessie, caratterizzate da crisi con perdita di contatto con l’ambiente e capacità d’agire, su richiesta dell’interessato, a seguito di accertamento sanitario, è riconosciuta la connotazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, commi 1 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dall’articolo 3 del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62»: è quanto recita l’articolo 90 del Disegno di Legge n. 1689, presentato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028), ossia, in parole semplici, la Legge di Bilancio per il 2026.
Ebbene, quell’articolo, «riconoscendo la connotazione di gravità a quanti con epilessia farmacoresistente manifestino crisi con perdita di contatto con l’ambiente o capacità d’agire», sottolineano l’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia) e l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), riprendendone testualmente le parole usate, «permetterà un adeguato accesso alle misure inclusive per quanti vivono questa condizione di disabilità, facendo segnare una vera e propria pietra miliare verso la Piena Cittadinanza delle Persone in condizione di disabilità per epilessia».

«Si tratta infatti di un importantissimo passo – sottolineano i Presidenti di AICE e ANFFAS Giovanni Battista Pesce e Roberto Speziale – ricercato dalle nostre Associazioni da tante legislature, rivolto in specie alle persone con epilessia in maggiore difficoltà».
«Non siamo dunque più fermi e clandestini – concludono – e questo riconoscimento inclusivo, quanto mai rilevante, ci aiuterà a completare un “Percorso Epilessia” atteso da oltre 550.000 persone e dalle loro famiglie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: assaice@gmail.com.

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Tredicesimo appuntamento ad Ancona per il percorso itinerante “Sport Senza Confini”

23 Ottobre 2025 - 6:45pm

Tredicesimo appuntamento di quest’anno, il 25 e 26 ottobre ad Ancona, per il percorso itinerante “Sport Senza Confini”, iniziativa promossa dalla FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) e rivolta ad atleti e atlete con disabilità tra i 5 e i 14 anni, allo scopo di consolidare l’integrazione dei giovani all’interno di un gruppo di ragazzi e ragazze con e senza disabilità Giovani partecipanti all’edizione dello scorso anno di “Sport Senza Confini”

Tredicesimo appuntamento di quest’anno, il 25 e 26 ottobre ad Ancona, per il percorso itinerante Sport Senza Confini, iniziativa seguita in varie occasioni anche dal nostro giornale, promossa dalla FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) e rivolta ad atleti e atlete con disabilità tra i 5 e i 14 anni, allo scopo di consolidare l’integrazione dei giovani all’interno di un gruppo di ragazzi e ragazze con e senza disabilità.
Il percorso – che si avvale, lo ricordiamo, della collaborazione della Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia – vedrà dunque i giovani partecipanti ritrovarsi presso il Campo Italiaco Conti di Ancona, per vivere un’esperienza di inclusione attraverso attività ludico-sportive, guidati da tecnici federali specializzati.
Gli esercizi saranno pensati per favorire l’integrazione e stimolare la socializzazione, consentendo ai giovani atleti/atlete di scoprire nuove discipline sportive.
Dopo il successo del 2024, replicato e anzi ampliato in questo 2025, dunque, Sport Senza Confini continua a coinvolgere sempre più bambini/bambine e ragazzi/ragazze in tutta Italia, unendo sport, divertimento e inclusione.
Da dire in conclusione che l’organizzazione della tappa di Ancona dell’iniziativa è stata resa possibile grazie al Patrocinio del Comune di Ancona e al supporto della Federazione FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica), del CIP Marche (Comitato Italiano Paralimpico) e dell’UICI Marche (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). (S.B.)

A questo link è disponibile un tetso di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: safecommunications.press@gmail.com.

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Una Proposta di Legge per un sostegno di qualità

23 Ottobre 2025 - 6:25pm

L’Assemblea del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha approvato una Proposta di Legge del proprio consigliere Falabella, che è anche presidente della Federazione FISH, volta a rafforzare l’inclusione scolastica, focalizzandosi da una parte sulla continuità didattica per gli alunni con disabilità, dall’altra su una formazione specializzata per gli insegnanti

«Questa Proposta di Legge rappresenta un passo importante verso una reale inclusione scolastica. I dati ISTAT, infatti, delineano una situazione preoccupante, se è vero che quasi un terzo degli insegnanti di sostegno non possiede la specializzazione necessaria e che il 68% degli studenti con disabilità è costretto ogni anno a cambiare docente. Questa continua instabilità compromette la continuità didattica e priva gli studenti del diritto a un percorso educativo coerente e di qualità. Come FISH, ribadiamo dunque il nostro impegno affinché vengano garantite la stabilità e la competenza del personale docente, nel pieno rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione»: a dirlo è Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità) e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), la cui Proposta di Legge, volta a rafforzare l’inclusione scolastica, focalizzandosi da una parte sulla continuità didattica per gli alunni con disabilità, dall’altra su una formazione specializzata per gli insegnanti, è stata approvata dall’Assemblea del CNEL.

«La Proposta di Legge – si legge in una nota della FISH – mira a superare la precarietà, anticipando il periodo di svolgimento delle procedure di nomina, limitando il turnover dei docenti di sostegno e investendo in modo strutturale nella loro formazione (iniziale e in servizio), estendendola anche a tutti i docenti curricolari. Il testo approvato dall’Assemblea del CNEL prevede inoltre incentivi per rendere più stabile e attrattiva la carriera del docente di sostegno, incluso un periodo minimo obbligatorio di permanenza nella scuola di appartenenza, e misure per contenere la mobilità verso il posto comune, garantendo così pari opportunità formative a tutti gli studenti e a tutte le studentesse. Si prevede, infine, l’istituzione delle scuole di specializzazioni per il sostegno».

Si tratta in sostanza di un’iniziativa legislativa voluta per l’urgenza di colmare il divario tra i diritti degli studenti con disabilità e la loro effettiva garanzia nel sistema scolastico. Le statistiche prodotte dall’ISTA, rivelano l’entità di tale problema, parlando del 29,6% di insegnanti di sostegno non specializzati (il 38,2% al Nord) e il 68% degli alunni e delle alunne che cambiano docente di sostegno annualmente, come sottolineato in precedenza da Falabella; quasi la metà degli studenti con disabilità intellettive vive inoltre interruzioni del supporto anche in corso d’anno.
«E tutto questo – aggiunge Falabella – non è solo un problema organizzativo, ma umano di “vite spezzettate” in cui il legame fiduciario e didattico viene continuamente reciso, impedendo un apprendimento sereno e minando la stabilità emotiva dei bambini e delle bambine e delle loro famiglie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Comunicazione inclusiva alternativa all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino

23 Ottobre 2025 - 5:55pm

Intrapreso nel 2023, il progetto “CIAO – Comunicazione Inclusiva Alternativa in Ospedale” è finalizzato a migliorare la comunicazione all’interno dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, attraverso l’implementazione della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), prestando dunque particolare attenzione all’accessibilità della comunicazione e nello specifico a coloro che incontrano difficoltà nell’esprimersi o nel comprendere il linguaggio verbale Utilizzo della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino

Intrapreso nel 2023, il progetto CIAO – Comunicazione Inclusiva Alternativa in Ospedale è finalizzato a migliorare la comunicazione all’interno dell’ospedale attraverso l’implementazione della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).
Nato da una collaborazione tra la Fondazione Time2, Dear Onlus e l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, esso presta particolare attenzione all’accessibilità della comunicazione, e nello specifico a coloro che incontrano difficoltà nell’esprimersi o nel comprendere il linguaggio verbale, per rendere più semplici e chiare le interazioni tra il personale sanitario, le bambine, i bambini e le loro famiglie. Nell’àmbito dello stesso progetto sono stati prodotti molti materiali che sono gratuiti e scaricabili online.

Sono coinvolti esattamente i seguenti reparti dell’Ospedale Regina Margherita: il Pronto Soccorso e l’Osservazione Breve Intensiva, la Neuropsichiatria Infantile-Day Hospital, l’Ambulatorio di Riabilitazione Neuropsichiatrica e l’Ambulatorio Patologie Complesse.
Il materiale prodotto riguarda tre aree specifiche: lo spazio ospedaliero, l’esperienza in ospedale e la comunicazione aumentativa a casa. Sono dunque state prodotte delle guide ai reparti; delle etichette ambientali che, attraverso l’utilizzo di simboli visivi, rendono riconoscibili i diversi reparti e facilitano l’orientamento all’interno dell’ospedale; dei cartelli comportamentali per comunicare informazioni importanti e istruzioni sul comportamento ai visitatori e alle visitatrici con bisogni comunicativi complessi; il Memory Game, un gioco funzionale alla stimolazione della memoria visiva e al miglioramento delle abilità linguistiche dei/delle pazienti, attraverso l’uso di carte illustrate con simboli di CAA sul tema dell’ospedale; delle strisce attività che, sempre attraverso l’uso dei simboli, illustrano visivamente le diverse fasi di 5 procedure mediche prioritarie, individuate come tali dal personale sanitario; un portachiavi in CAA, uno strumento portatile e personalizzabile progettato per supportare l’accoglienza dei bambini e delle bambine in reparto e facilitare la comunicazione tra personale sanitario e persone con bisogni comunicativi complessi; il Kit Casa, uno strumento progettato in continuità con l’etichettatura dell’ospedale, per facilitare la comprensione dell’ambiente domestico, la consapevolezza spaziale e promuovere l’autonomia dei bambini e delle bambine; le storie sociali, strumenti di comunicazione visiva utilizzati per aiutare le persone con bisogni comunicativi complessi a comprendere meglio l’esperienza ospedaliera. (Simona Lancioni)

A questo link è disponibile un ulteriore testo di approfondimento. Per altre informazioni: Ufficio stampa Fondazione Time2 (Silvia Bellucci), silviabellucci@bellspress.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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La valorizzazione del turismo accessibile quale risorsa per la comunità

23 Ottobre 2025 - 5:29pm

Il Premio “Turismi Accessibili”, iniziativa ideata e realizzata dall’Associazione Diritti Diretti, di cui si è conclusa nei giorni scorsi a Napoli l’ottava edizione, con una serie di riconoscimenti andati ad altrettante eccellenze italiane del settore e che ha visto la nostra testata Superando quale media partner, ha il proprio significato più profondo nella valorizzazione del turismo accessibile, quale risorsa per l’intera comunità  Il tavolo dei relatori all’evento conclusivo di Napoli dell’ottava edizione di “Turismi Accessibili”

L’Associazione Diritti Diretti APS, nata a Chieti nel 2008 e impegnata nella tutela dei diritti delle persone con disabilità e delle categorie in situazione di svantaggio, ha realizzato anche quest’anno il Premio Nazionale Turismi Accessibili – Imprenditori, Enti, Associazioni, Giornalisti, Comunicatori e Influencer Superano le Barriere che in questa edizione, l’ottava, ha visto la nostra testata Superando come media partner. La cerimonia di premiazione è arrivata per la prima volta in Campania, a Napoli, nella cornice del prestigioso Complesso Museale dell’Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini.
Il Premio rappresenta il più prestigioso riconoscimento in tema di turismo accessibile e inclusivo per tutti e garantisce ai progetti candidati una vetrina con alto impatto mediatico per il settore dell’accoglienza turistico ricettiva, la fruizione dei luoghi d’arte e della cultura, la comunicazione. A tutti i progetti, infatti, viene dato spazio nel sito del Premio, ma anche nel sito I Pensieri di Marta e su tutti i social collegati.

Turismi Accessibili premia l’accessibilità che già esiste nelle varie tipologie di turismo, ed è aperto a imprenditori, enti, associazioni che abbiano realizzato progetti, percorsi, attività, strutture ricettive per garantire a tutti la migliore fruizione e il benessere in viaggio. L’iniziativa è poi rivolta, in particolare, ai professionisti nell’àmbito della comunicazione in ogni sua declinazione, e quindi giornalisti, comunicatori e influencer che abbiano realizzato un reportage o una campagna su progetti relativi al turismo accessibile, al fine di far conoscere le buone pratiche.
Media Partner di questa edizione, come dicevamo, è la nostra testata Superando e partner logistico Prospettiva Medina, struttura ricettiva accessibile per ospiti con disabilità, in particolare sensoriale. Numerosi i prestigiosi patrocini istituzionali, tra cui l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, quello del Ministero del Turismo, dell’ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo, del Ministero della Cultura, del CUG (Comitato Unico di Garanzia) dello stesso Ministero della Cultura, dell’Autorità Garante Nazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Napoli e Provincia e di Chieti e Provincia.

Come già raccontato in precedenza, quest’anno erano previsti ben tre riconoscimenti. La giuria, infatti, ha assegnato il Premio degli Esperti alle eccellenze italiane in riferimento ad Accoglienza e Fruizione nei Luoghi della Cultura, Accoglienza e Servizi Turistico Ricettivi, Giornalismo e Comunicazione. Valutate dunque tutte le candidature, il Premio per Accoglienza e Fruizione nei Luoghi della Cultura è andato alla Basilica Patriarcale di Aquileia, con il progetto La Basilica per Tutti che propone l’accessibilità universale nel sito Unesco, con la piena fruizione per persone con disabilità fisica, sensoriale e cognitiva, grazie ad informazioni, percorsi, ausili e personale altamente formato.
Il Premio per Accoglienza e Servizi Turistico Ricettivi è andato invece all’Associazione SardegnAccessibile, con l’omonimo progetto che ha permesso di realizzare tante spiagge accessibili in Sardegna, garantendo un’ampia fruizione da parte delle persone con disabilità ed è anche grazie al dialogo con Istituzioni, Enti Locali e Imprenditori del settore che si sta investendo in accessibilità e accoglienza turistica.
Il Premio per Giornalismo e Comunicazione è andato infine all’Associazione Sicilia Turismo per Tutti, con il progetto Sicilia Mare per Tutti che censisce e comunica l’accessibilità di oltre 200 spiagge pubbliche e private in Sicilia, garantendo un’ampia fruizione per le persone con disabilità fisica, sensoriale e cognitiva. Anche in Sicilia, infatti, grazie al dialogo con Istituzioni, Enti Locali, imprenditori del settore e la presenza costante ad eventi e convegni, c’è stato un forte impulso per l’accoglienza turistica accessibile e inclusiva.

Con la partecipazione di tante persone, è stato il Complesso Museale dell’Augustissima Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini di Napoli ad ospitare l’evento finale di “Turismi Accessibili”

Anche in questa edizione di Turismi Accessibili sono pervenute candidature straordinarie da tutta Italia, per raccontare eccellenze italiane in cui la persona è al centro e ogni progetto rappresenta una spinta verso un mondo più attento all’inclusione e alle esigenze di ciascuno. Proprio per questo motivo, la giuria ha deciso di assegnare una Targa Speciale anche ad alcune candidature che hanno evidenziato un altissimo valore in fase avanzata del progetto.
La Targa Menzione Speciale per l’impegno per l’Accessibilità è stata dunque assegnata a BlindTag System per l’impegno a migliorare l’accessibilità sensoriale per persone cieche e ipovedenti; al Comune di Tortoreto (Teramo), per l’accoglienza in città di turisti con disabilità, grazie a servizi specifici, dalle informazioni, alla mobilità, alle spiagge attrezzate; alla Fondazione ANFFAS Salerno per la realizzazione di un Summer Camp inclusivo in un hotel accessibile; e, infine, a La casa di Pat, una casa vacanze accessibile ospitale e aperta a progetti di autonomia.

Marta Russo, presidente di Diritti Diretti, ha voluto portare la cerimonia di premiazione per la prima volta in Campania, a Napoli, come detto inizialmente, ed esattamente il 18 ottobre nel bellissimo Complesso Museale dell’Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini, in pieno centro storico, vero esempio di accessibilità e percorsi inclusivi, al proprio interno, per persone con disabilità motorie, sensoriali e cognitive.
Aperta dai saluti di Giovanni Cacace, primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e di Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con  Disabilità), in rappresentanza del presidente nazionale della Federazione Vincenzo Falabella, l’evento conclusivo ha potuto contare su relatori di alto profilo. Insieme alla stessa Marta Russo, infatti, hanno partecipato l’architetta Daniela Orlandi, esperta in materia di accessibilità e progettazione universale per l’Autorità Garante Nazionale dei Diritti delle persone con disabilità; Gabriella Cetorelli del CUG del Ministero della Cultura (Accessibilità Patrimonio Unesco); l’architetta Elisabetta Schiavone, direttore tecnico per le Soluzioni Emergenti in CERPA Italia (Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità); Arianna Felicetti, presidente di ISAAC Italy, disability manager e docente formatrice.
Tra i testimonial, anche uno dei premiati della precedente edizione, vale a dire la Cooperativa Sociale L’Integrazione e ospite dell’evento Francesca Martinelli, vicepresidente dei MusicAbili, compagnia che unisce musica, teatro, ballo e cabaret.

Marta Russo, “influencer dell’accessibilità” e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, è presidente dell’Associazione Diritti Diretti dal 10 ottobre 2025. Già molto nota per il proprio impegno sui social e attraverso il sito web I Pensieri di Marta, realizza un importante progetto con le scuole per sensibilizzare gli studenti sui temi dell’accessibilità e dell’inclusione, nonché collaborazioni con Musei, Parchi Archeologici e Siti Unesco, per valutare, supportare e implementare percorsi di accessibilità.
Operando in continuità con i valori della propria Associazione, fondata dalla giornalista Simona Petaccia, Marta ha da subito impresso un’ulteriore forte spinta alla valorizzazione del turismo accessibile, quale risorsa per la comunità. (S.D.)

Ci siamo già occupati dell’edizione 2025 di Turismi Accessibili a questo, questo e questo link.

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