«È vero, non si può negare, noi disabili costiamo materialmente un sacco alla società, ma spesso, criticando questi esborsi, si trascura un piccolo particolare, cioè che grazie ai portatori di handicap vengono pagati fior di stipendi a parecchie persone»: comincia così il nuovo testo di Gianni Minasso nella sua rubrica “A 32 denti (Sorridere è lecito, approvare è cortesia)”, spazio fatto di pungente ironia, di grottesco e talora anche della comicità più o meno involontaria che, come ogni altra faccenda umana, può riguardare anche il mondo della disabilità
Realizzazione grafica di Gianni Minasso
È vero, non si può negare, noi disabili costiamo materialmente un sacco alla società, ma spesso, criticando questi esborsi, si trascura un piccolo particolare, cioè che grazie ai portatori di handicap vengono pagati fior di stipendi a parecchie persone.
Sì, certo, a noi disabili vengono corrisposte o scontate cifre non indifferenti (anche se spesso non bastano a completare i nostri budget) relative a pensioni di invalidità, accompagnamenti, assegni di cura, vite indipendenti, copertura spese sanitarie, bonus, esenzioni, agevolazioni, rimborsi eccetera, e perciò i maligni invidiosi sostengono che la nostra presenza implica un conto salatissimo da pagare per la comunità.
Beh, innanzitutto, va detto onestamente che non uno di noi portatori di handicap rifiuterebbe la proposta di gettare subito alle ortiche la sua disabilità, qualunque essa sia, per essere “costretto” in cambio a lavorare con fatica tutti i giorni (magari anche i festivi), versare le tasse per intero, pagare i ticket sanitari, non trovare parcheggio e via di questo passo. In secondo luogo, visto che purtroppo guarire d’incanto non è possibile, bisogna considerare le ricadute positive (e sono tante) in termini di redditi ridistribuiti a pioggia da quella fetta di società colpita da qualche forma di disabilità.
A questo punto giova introdurre il concetto del cosiddetto “indotto”, schematizzandolo in questo modo. Da una parte c’è la “grande azienda”, o per meglio dire il variegato “polo industriale” delle persone con disabilità, la cui presenza e attività genera una rete di interdipendenze economiche e occupazionali, che possono essere dirette (i fornitori di beni e servizi) o indirette (i fornitori dei precedenti fornitori). Il tutto crea evidenti benefìci all’occupazione, di cui è inutile sottolineare le numerose e cospicue conseguenze positive che incrementano alquanto il benessere sociale.
Ovviamente in questa sede sarà impossibile quantificare con precisione gli importi in gioco concernenti stipendi parziali o totali e remunerazioni varie, poiché risulta davvero problematico seguire nel dettaglio fiumi, cascate, canali, rapide, torrenti, ruscelli, fossati, rivoli e rivoletti in cui si divide questo ingente flusso di denaro, ma di sicuro si tratta di cifre colossali, che farebbero impallidire lo stesso Paperon de’ Paperoni. Oltretutto tenete conto del fatto che nelle liste seguenti, a causa di mie dimenticanze, mancherà pure qualche beneficiario.
Infine, c’è ancora da notare che, mal contando, dal 95 al 99% dei gratificati da questo scroscio di denaro è senz’altro normodotato e allora, a questo punto, procediamo dunque con la suddivisione degli indotti.
Indotto diretto (fornitori di beni e servizi ai disabili)
Ovviamente viene del tutto naturale incominciare dal settore sanitario e della ricerca scientifica, le cui sedi principali si trovano in ospedali, ASL, RSA, strutture private, laboratori, aziende farmaceutiche, farmacie eccetera. Qui si guadagnano la pagnotta quotidiana (e spesso anche qualcosa di più) specialisti medici di tutti i tipi (neurologi, pneumologi, cardiologi, fisiatri, logopedisti, nutrizionisti, chirurghi, psicologi eccetera) e poi farmacisti, fisioterapisti, infermieri e OSS (operatori socio sanitari), nonché scienziati, ricercatori, tecnici di laboratorio eccetera. Inoltre non dimentichiamo le migliaia di passacarte che ogni giorno nuotano nel mare magnum della burocrazia.
Proseguiamo addentrandoci nell’àmbito assistenziale, in cui, grazie alla presenza di disabili di ogni tipo, incassano laute retribuzioni innanzitutto i badanti (e le agenzie che ne gestiscono alcuni di loro, mentre ai caregiver sono destinati bonus, contributi INPS e detrazioni fiscali), gli operatori socioassistenziali (in centri di riabilitazione, comunità alloggio, istituti residenziali e cooperative), gli assistenti sociali, gli educatori, gli insegnanti di sostegno, i formatori di vario genere, il mondo del servizio civile, gli insegnanti di sostegno, i volontari (sì, avete letto bene, proprio loro, ma solo quei rari disonesti che lucrano sui rimborsi relativi a vitto, alloggio, trasporto) e, anche qui, la moltitudine dei passacarte.
Il ricco mercato degli ausili è un filone aurifero pressoché inesauribile, di cui beneficia una grande quantità di individui. Pagati in primo luogo dallo Stato Italiano e in misura minore da enti, associazioni e dai disabili stessi, i millanta ausili esistenti costituiscono l’ampia mangiatoia a cui si appressano con eccitazione progettisti, fabbricanti, distributori, venditori, installatori, manutentori, incaricati della postvendita e anche i soliti passacarte (che ruminano moduli e prospetti come se non ci fosse un domani). Il “fieno” a disposizione risulta davvero abbondante, cito qua e là: carrozzine, scooter, deambulatori, stampelle, tripodi, bastoni, comandi d’auto modificati, sollevatori, verticalizzatori, montascale, ascensori, pedane, rialzi, maniglioni, letti ortopedici, materassi e cuscini antidecubito, padelle e pappagalli, posate ergonomiche, apribarattoli, apparecchi acustici, respiratori, arti artificiali, display Braille, videoingranditori, sintesi vocali, software speciali, domotica e via via e ancora via dicendo.
Approdiamo adesso al porto dello Stato Italiano che si occupa dei disabili, un vasto e sicuro scalo in cui miriadi di barchette personali attraccano quotidianamente, ben liete di sbarcare il loro lunario. In effetti in questo luogo vi galleggia una congerie di politici e burocrati che… vabbè, lasciamo perdere. Al loro fianco operano più in piccolo legislatori, disability manager, addetti ai trasporti pubblici, operai, tecnici, contabili, vigili, ausiliari, membri di commissioni varie e innumerevoli dipendenti statali, inclusa l’immancabile razza dei passacarte.
Sempre molto affollata è pure l’area di chi sfugge all’inserimento delle precedenti suddivisioni. In cima alla lista, se non altro per la natura del loro lavoro, vengono gli stipendiati delle ODV, le organizzazioni di volontariato, seguìti, non di certo per simpatia, da quei mascalzoni delle medicine alternative. E qui, “purtroppissimo”, l’elenco sembra non finire mai: omeopati, naturopati, ayurvedi, agopuntori, pranoterapeuti, astrologi, cartomanti, santoni e maghi assortiti, che sarebbero tutti quanti da caricare sul cellulare per San Vittore.
L’universo dei mass media comprende parecchi professionisti, a cui bisogna aggiungere i salariati della tivù e del cinema. Una vera folla è invece composta da quelli che tentano di eliminare le barriere architettoniche (demolendo quelle esistenti, non costruendone di nuove, ideando sistemi per superare quelle ineliminabili) come progettisti (ancora!), ingegneri, edili, muratori, ascensoristi et similia.
Nel variegato gruppo dei senza classificazione, troviamo le buste paga di chi si occupa dei trasporti, dai taxi di 12 quintali agli Airbus A380-800 di 650 tonnellate. E poi ancora la sfera indistinta formata da editori, operatori del mondo dello spettacolo, aziende produttrici di abbigliamento adattivo, industrie dolciarie e di oggettistica per le campagne solidali e le iniziative di raccolta fondi, strutture e persone che si dedicano a viaggi, turismo e vacanze accessibili e… chissà quanti altri individui che si pasciono alle varie mense allestite da quei “benefattori” dei disabili. Ah, dimenticavo: gli ormai cari passacarte, anche qui intenti a riempirsi la pancia.
Indotto indiretto (fornitori dei fornitori di beni e servizi ai disabili)
Il giro della “beneficenza” dovrebbe prevedere adesso l’articolato snocciolamento degli individui che quagliano il mensile impegnandosi nel rifornire i precedenti fornitori. Tuttavia non vorrei sovraccaricare questo pezzo (già pesante di suo!) riportando ulteriormente un sacco di lavoratori, magari già citati in parte qui sopra, quindi salto direttamente al finalino senza menzionare altre persone, tranne, concedetemelo, i baristi (ovunque e per tutti), gli addetti ai distributori automatici di caffè, bevande, snack e quelli che li utilizzano, cioè gli ormai nostri amici i passacarte.
Bene, credo che possa bastare e che così l’assunto di partenza sia stato ampiamente dimostrato: senza dubbio noi, persone con disabilità, costiamo profumatamente alla società, ma la nostra presenza catalizza un impetuoso fiume di (come minimo) altrettanto, fragrante denaro verso Tizio, Caio, Sempronio, Mevio, Filano, Calpurnio… E scusate se è poco!
Pecunia Nonolet
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