Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente emanato le “Linee Guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni Scolastiche”: ne proponiamo un’ampia sintesi, arricchita da alcune osservazioni mirate anche agli alunni/alunne e agli studenti/studentesse con disabilità
Il contesto
In Italia non avevamo ancora finito di familiarizzare con la rivoluzione digitale avvenuta a partire dagli ultimi due decenni del secolo scorso, che un’altra rivoluzione ancora più travolgente ha invaso il mondo a partire soprattutto dall’inizio del nuovo millennio, cioè la cosiddetta Intelligenza Artificiale (d’ora in poi IA).
Essa è iniziata con la nuova tecnologia di far “divorare” ad una memoria elettronica quanti più dati possibili relativi a certi settori e poi chiedere alla memoria stessa un’informazione che ci necessiti; ma in tempi rapidi si è riusciti, sempre tramite l’implementazione della memoria, le reti neurali e gli algoritmi, ad ottenere che, a domanda, la memoria riuscisse a “generare” essa stessa risposte articolate, come un articolo di giornale, una ricerca storica, la traduzione di un testo in diverse lingue, e addirittura le automobili a guida automatica con esiti anche più sicuri della guida umana ecc. ecc.
Gli Stati Uniti hanno investito in tale nuovissima tecnologia parecchi miliardi di dollari e continuano a farlo in modo crescente, avendo poche ma grosse imprese oligopolistiche nel settore; l’Europa lo sta facendo ma in modo inferiore. L’Italia arranca, perché occorrono grossi investimenti e le nostre imprese sono prevalentemente medie e piccole, non riuscendo quindi a sostenere tali spese.
Questa, a detta di molti economisti, è la causa della mancata crescita di PIL (Prodotto Interno Lordo) del nostro Paese a partire dagli Anni Ottanta e conseguentemente della stagnazione dei salari, fermi a quell’epoca, proprio a causa della mancata crescita di produttività, condizione-presupposto per l’aumento dei salari: se il reddito non cresce, non può crescere la redistribuzione di esso tra profitti e salari. Inoltre, molti esperti ritengono che l’IA riduca numerosi posti di lavoro tradizionali di tipo ripetitivo, mentre altri però osservano che si creano nuovi posti di lavoro più tecnologicamente aggiornati. Di qui la necessità di predisporre piani di riaggiornamento professionale per molti lavoratori, non solo a livello di quadri intermedi diplomati, ma anche di dirigenti e ricercatori laureati.
Quanto all’Italia, la perdita di posti di lavoro dovrebbe creare meno problemi, dato l’inarrestabile calo delle nascite. E comunque, senza l’introduzione massiccia di questa nuova tecnologia, l’Italia rischia una perdurante stagnazione economica.
Le Linee Guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni Scolastiche
Così stando le cose, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, dopo avere avviato seriamente il Progetto Digitalizzazione nelle e per le scuole, ha di recente posto mano pure al Progetto IA e ha finalmente emanato le Linee Guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni Scolastiche, tramite il Decreto Ministeriale 166/25 e le Indicazioni Nazionali per i Licei per l’anno scolastico 2026-2027 (22 aprile 2026), che pure danno rilievo alle predette Linee Guida.
Queste ultime sono state emanate in attuazione in particolare della Legge 132/25 (Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale) e della Direttiva Europea sull’Intelligenza Artificiale (Regolamento 2024/1689).
Le Linee Guida sono dunque un corposo documento rivolto ai dirigenti scolastici, ai docenti, al personale amministrativo e agli studenti/studentesse. Si compone di una Premessa ed è suddiviso in sei paragrafi più due glossari.
La Premessa richiama la normativa europea e italiana che regola l’utilizzo di questa nuova tecnologia, fortemente invasiva dei dati personali. Essa in Europa è piuttosto stringente, mentre negli Stati Unit lo è assai di meno, essendo vigente in essi un concetto di “libertà” assai ampio che non tollera molti limiti; in Europa, essendo noi molto più sensibili al rispetto dei “diritti umani”, con particolare riguardo ai dati personali sensibili, abbiamo maturato una normativa di tutela molto più accurata. Ciò spiega anche come mai negli Stati Uniti l’IA sia molto più diffusa e con applicazioni molto più ampie e penetranti rispetto ai Paesi europei.
1. Le finalità e le pratiche vietate
Il primo paragrafo prevede che l’IA sia finalizzata ad un’utilizzazione per attività ripetitive, quali, ritengo, molte pratiche di competenza delle segreterie, e per facilitare la didattica e l’apprendimento. Esse prevedono molto opportunamente, in modo esplicito, le seguenti pratiche vietate, coincidenti con quanto previsto dall’articolo 5, paragrafo 1 del citato Regolamento Europei 2024/1689:
° l’uso di tecniche subliminali o volutamente manipolative o ingannevoli;
° la valutazione o classificazione delle persone fisiche sulla base del loro comportamento sociale o di caratteristiche personali, con attribuzione di un punteggio sociale e conseguente applicazione di trattamenti pregiudizievoli ovvero sfavorevoli;
° l’uso di sistemi di categorizzazione biometrica che classifichino individualmente le persone fisiche sulla base dei loro dati biometrici, per trarre deduzioni o inferenze in merito a razza, opinioni politiche, appartenenza sindacale, convinzioni religiose o filosofiche, vita sessuale od orientamento sessuale;
° con particolare riferimento al settore dell’istruzione, i sistemi di IA in grado di individuare le emozioni di una persona fisica nell’àmbito degli istituti di istruzione, tranne laddove l’uso di tali sistemi sia destinato a essere messo in funzione o immesso sul mercato per motivi medici o di sicurezza (articolo 5, lettera f e Considerando 44 del Regolamento Europeo 2024/1689)
2. I princìpi
Il secondo paragrafo indica i princìpi ai quali si ispirano le Linee guida, con particolare attenzione a quelli costituzionali, vale a dire:
– centralità della persona;
– equità, cioè fruibilità per tutti gli studenti/studentesse, compresi quelli con disabilità;
– innovazione etica e responsabile: l’IA deve realizzare un’educazione responsabile degli alunni, sollecitando un apprendimento critico e creativo ed evitando, ritengo, un’utilizzazione quale la copiatura di elaborati o traduzioni;
– sostenibilità;
– tutela dei diritti e delle libertà fondamentali;
– sicurezza dei sistemi e modelli di IA, al fine di garantire l’inaccessibilità a terzi ai dati sensibili degli studenti, dei docenti e del personale della scuola.
3. Requisiti etici, tecnici e normativi
Il terzo paragrafo prevede che nell’uso e nell’implementazione dell’IA le scuole debbano garantire il rispetto di tre classi di requisiti, quali quelli etici, quelli tecnici, e quelli normativi per la protezione dei dati personali.
Requisiti etici
° Intervento e sorveglianza umana nell’insegnamento e nell’organizzazione della didattica: bisogna cioè realizzare un’attenta sorveglianza al fine di evitare discriminazioni e violazioni del diritto alla privacy degli studenti. Il dirigente scolastico deve sorvegliare il rispetto di tutto ciò.
° Trasparenza e spiegabilità: la scuola deve garantire che quanti si avvalgono dell’IA ne conoscano il funzionamento e le finalità; al fine del monitoraggio di quanto avviene, la documentazione relativa ad essa dev’essere conservata agli atti della scuola stessa.
° Criteri per evitare discriminazioni: la scuola deve evitare che l’IA possa creare discriminazioni rispetto al sesso, alla razza, alla religione, alle opinioni politiche o a particolari condizioni personali e sociali, favorendo l’inclusione alla pari di tutti gli studenti.
° Attribuzione di ruoli e responsabilità: i dirigenti scolastici sono responsabili nelle proprie scuole per l’introduzione e il monitoraggio dell’IA. Inoltre, devono essere coinvolti rispettivamente gli studenti, le famiglie, i docenti e il personale scolastico, ogni volta che l’IA abbia impatto sul loro rapporto con la scuola, ad esempio didattica o attività amministrativa. E ancora, si devono coinvolgere anche enti territoriali pubblici e privati, qualora l’IA riguardi anch’essi, ad esempio tramite accordi. Devono infine essere coinvolti i fornitori, per verificare la sicurezza etica e tecnica dei sistemi di IA.
Requisiti tecnici
– Certificazioni e conformità dei fornitori: nella selezione di questi ultimi occorre sia garantita la sicurezza dei programmi, la tracciabilità delle loro operazioni, il rispetto delle certificazioni di sicurezza e qualità europee e italiane.
– Gestione responsabile dei dati: occorre adottare tutti i mezzi tecnici necessari a garantire sicurezza, riservatezza e integrità delle informazioni trattate. Nei contatti con i fornitori, inoltre, bisogna assicurarsi che essi rispettino la normativa concernente i loro doveri analoghi.
– Gestione del diritto di non partecipazione: devono essere adottati accorgimenti tecnici per garantire il diritto all’accesso all’IA da parte di studenti o loro famiglie che si avvalgano del “diritto di non partecipazione”. E in ogni caso dev’essere sempre garantito il diritto alla riservatezza e alla custodia dei dati personali.
– Equità del sistema: l’IA utilizzata nelle Istituzioni Scolastiche deve essere progettata per garantire equità e trasparenza ed è necessario controllare che i sistemi di IA non presentino pregiudizi o discriminazioni, assicurando che tutti gli studenti/studentesse abbiano accesso alle stesse opportunità educative. Ciò vale chiaramente anche per gli alunni con disabilità, anche se essi non sono espressamente citati.
Requisiti normativi per la protezione dei dati personali
Il Regolamento Europeo e le norme italiane devono garantire la riservatezza da parte degli utenti dell’IA nelle scuole. A tal fine la scuola, e quindi il dirigente scolastico, che ne è il legale rappresentante, è considerato il “titolare del trattamento dei dati”, ai fini della responsabilità nei confronti degli aventi diritto alla riservatezza, specie se si tratta di minori che sono qualificati come soggetti vulnerabili.
La scuola ha l’obbligo di indicare e chiarire le finalità per le quali i dati personali, anche “sensibili”, vengono trattati. Spetta, in ogni caso, alla singola Istituzione Scolastica trattare i dati personali dei soggetti interessati solo ove strettamente necessario.
I dati devono essere esatti, aggiornati e cancellati quando non servono più, ed è necessario garantirne la sicurezza.
Vi sono quindi alcune specifiche indicazioni per le Istituzioni Scolastiche:
° esse dovranno garantire informazione e formazione, anche per il tramite dell’educazione civica, sull’uso delle tecnologie nel rispetto della normativa;
° le singole Istituzioni Scolastiche devono effettuare una “valutazione di impatto” sui rischi che l’IA adottata possa causare alla privacy e, in caso di dubbio, deve rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali;
° le stesse Istituzioni Scolastiche devono altresì fornire “informative” chiare ai singoli interessati circa il trattamento dei loro dati;
° e ancora, devono nominare i soggetti “autorizzati” al trattamento, come ad esempio il Dirigente dei Servizi Generali Amministrativi (DSGA), per i dati relativi alle iscrizioni degli studenti o alle nomine dei docenti, e come i docenti, per l’utilizzo dei registri elettronici. Ciò in base al Vademecum del Garante per la protezione dei dati personali (La scuola a prova di privacy, edizione 2023);
° così pure le scuole titolari del trattamento dei dati devono individuare il Responsabile tecnico del trattamento dei dati;
° inoltre, le Istituzioni Scolastiche devono adottare misure tecniche di sicurezza dei dati, così come è previsto che debbano tenere un “registro delle attività del trattamento”;
° la scuola deve infine provvedere tempestivamente entro 72 ore alla notifica delle violazioni dei dati personali al Garante e alla comunicazione agli interessati.
4. Impiego dell’IA nel contesto educativo
Il quarto paragrafo prevede quanto segue: «Con riferimento alla tassonomia proposta da Holmes et al. (2022), e ai documenti di orientamento della Commissione Europea e dell’UNESCO, è possibile classificare l’impiego dell’IA nel contesto educativo in tre àmbiti principali:
1. IA al servizio degli studenti;
2. IA a supporto dei docenti;
3. IA a sostegno dell’organizzazione.
Anche gli organi collegiali sono coinvolti nell’adozione e nel rispetto della normativa sull’IA.
4.1 Istruzioni operative e strumenti di accompagnamento
Ciascuna Istituzione Scolastica che intenda introdurre sistemi di IA deve analizzare e valorizzare il proprio contesto scolastico, individuando i bisogni specifici e le aree di applicazione strategiche. Tale processo deve garantire il rispetto dei princìpi fin qui delineati.
Approccio metodologico sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola
Per facilitare l’attivazione di programmi di introduzione di sistemi di IA nelle scuole su scala nazionale in maniera strutturata e uniforme, si propone alle Istituzioni Scolastiche l’utilizzo dell’approccio metodologico qui a fianco raffigurato.
Si inizia cioè con la fase della definizione, individuando le aree e i casi d’uso. Quindi bisogna individuare la pianificazione di dettaglio con tempi, costi e qualità. Poi bisogna applicare l’IA al caso prescelto e infine curare il monitoraggio.
Tutto ciò presuppone un piano di formazione del personale scolastico e amministrativo, con la fase del monitoraggio che serve a individuare eventuali errori o violazioni della privacy da riparare immediatamente. In tale fase vanno coinvolti gli organi collegiali della scuola.
Il processo si conclude con la valutazione interna del raggiungimento degli obiettivi e dell’analisi dei risultati rispetto al piano iniziale, anche ai fini della Rendicontazione Sociale.
4.2 Gli studenti quali destinatari
Scendendo ulteriormente nel dettaglio, il focus deve riguardare separatamente, in funzione della tipologia di destinatario dei sistemi di IA: i dirigenti, il personale amministrativo, i docenti e gli studenti.
Gli studenti devono essere educati a un progressivo allenamento a scelte culturali personalizzate e interdisciplinari. Possono inoltre avere dei feedback immediati nel corso dello svolgimento dei loro compiti, essendo aiutati a correggere e comprendere gli errori. Ciò, tramite la personalizzazione massima, aiuta l’inclusione generalizzata. Pertanto, ritengo che favorisca notevolmente l’inclusione degli alunni con disabilità: infatti, è possibile adeguare le lezioni a livello di gruppi di studenti e di singoli studenti, ed effettuare prove corrispondenti alle loro effettive capacità, come avviene nel caso delle prove equipollenti nei PEI (Piani Educativi Individualizzati) di tipo B (semplificati) e in quelli di tipo C (differenziati).
4.3 Progettazione etica degli algoritmi
Nella fase di addestramento e di implementazione è necessaria una progettazione etica degli algoritmi e un costante monitoraggio, onde verificare danni alla privacy.
Dev’essere inoltre garantito un diritto alla spiegazione della procedura e dei princìpi concretamente applicati, per utilizzare con mezzi automatizzati i dati personali al fine di ottenerne un risultato specifico. È necessario pertanto organizzare un programma di formazione iniziale e continua sull’utilizzo dell’IA, sia a favore del personale scolastico che degli studenti, allo scopo di evitare l’uso improprio di tale tecnologia. Dal canto suo, il dirigente scolastico deve garantire che alle fasi automatiche dell’IA siano accompagnate fasi con l’intervento consapevole degli utenti, siano essi docenti o studenti.
Dev’essere infine promossa un’utilizzazione sociale dell’IA tramite gruppi di lavoro e attività collaborative, intervallate con attività di rapporto individuale con l’IA stessa. Gli utilizzatori devono cioè essere edotti dei rischi che l’uso dell’IA, specie individuale, può provocare. A tal proposito ritengo che questa modalità, se generalizzata, possa essere una grande innovazione della didattica italiana, ancora troppo ancorata a un’educazione individuale e competitiva, mentre oggi sempre più nel mondo produttivo e nelle amministrazioni diviene necessario il lavoro di gruppo.
Strumento utile a ciò potrebbero essere le piattaforme digitali.
4.4 Riconoscere le “allucinazioni” dell’IA
Gli studenti devono essere educati a saper riconoscere criticamente i rischi delle “allucinazioni” inerenti i contenuti generati dai sistemi di IA (cioè le risposte automatiche dettate dagli algoritmi che potrebbero non corrispondere alla realtà oggettiva), e a non appiattirsi su utilizzi meramente passivi degli stessi contenuti.
I programmi di IA nella scuola devono infatti essere considerati, secondo la normativa europea, “ad alto rischio”, in quanto un utilizzo improprio può avere ricadute negative sulla formazione degli studenti e sul loro futuro professionale.
5. I controlli
Oltre alla vigilanza e all’attività propulsiva dei dirigenti scolastici, l’introduzione dell’IA è pure controllata dagli Uffici Scolastici Regionali e, in via definitiva, dallo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito tramite la Piattaforma Unica, sulla quale le scuole potranno confrontare le sperimentazioni attuate, anche in dialogo con altre realtà del territorio, e il Ministero potrà effettuare controlli a campione per assicurarsi del rispetto della normativa.
6. Conclusioni
«Solo attraverso un’implementazione responsabile, che tenga conto delle esigenze individuali degli attori del sistema scolastico, sarà possibile raggiungere gli obiettivi prefissati e costruire una scuola più inclusiva, equa e preparata ad affrontare le sfide del futuro».
Osservazioni finali
Il documento che abbiamo sintetizzato sembra piuttosto ripetitivo e pervaso dal timore ossessivo dei rischi che questa innovazione rivoluzionaria introduce nella didattica. Tuttavia, queste precauzioni sembrano motivate dalla necessità di garantire il carattere non solo di istruzione degli studenti, ma anche e soprattutto di educazione al rispetto di se e degli altri.
Cenni Bibliografici
Si suggerisce la lettura, tra le tante opere, almeno delle seguenti:
° Flavio Corradini, Il prompt responsabile. Linguaggio e metodo per governare davvero l’IA generativa, Milano, FrancoAngeli, 2026.
° Federico Ferrazza, Pier Luigi Pisa, L’intelligenza artificiale e lo studio, 3 volumi, “la Repubblica”, 2025.
° Federico Neri, Parlare agli algoritmi. Intelligenza artificiale: trent’anni di errori, scoperte e rivoluzioni, Roma-Bari, Laterza, 2026.
° Giorgio Parisi, Le simmetrie nascoste. Perché la fisica è alle radici dell’intelligenza artificiale di oggi e di domani, Milano, Rizzoli, 2026.
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