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Ampliamento del “Progetto Scuola di Special Olympics Italia”

8 Luglio 2025 - 2:00pm

È stato recentemente annunciato il rinnovo e l’ampliamento del protocollo d’Intesa tra Special Olympics Italia, il movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, e il Ministero dell’Istruzione e del Merito, in relazione al “Progetto Scuola di Special Olympics Italia – Educare all’inclusione degli studenti con disabilità intellettive attraverso l’attività motoria e sportiva”, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente le attività e le azioni previste da tale iniziativa

Nel corso di un recente incontro da parte dei vertici nazionali e internazionali di Special Olympics Italia, il movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, con la ministra per le Disabilità Locatelli e il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, è stato annunciato il rinnovo e l’ampliamento del protocollo d’Intesa tra lo stesso movimento Special Olympics Italia e il Ministero dell’Istruzione e del Merito, in relazione al Progetto Scuola di Special Olympics Italia – Educare all’inclusione degli studenti con disabilità intellettive attraverso l’attività motoria e sportiva, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente le attività e le azioni previste.
Il Progetto Scuola di Special Olympics Italia, va ricordato, coinvolge attualmente oltre 500 istituti scolastici in tutta Italia, con più di 10.000 insegnanti formati, 35.000 studenti coinvolti nel flashmob e 30.000 partecipanti durante le settimane dedicate allo sport unificato. Inoltre, ogni anno, circa 1.500 studenti e studentesse si impegnano come volontari e volontarie ai Giochi Nazionali di Special Olympics, contribuendo in modo positivo all’inclusione e alla lotta contro il bullismo. (S.B.)

A questo link è disponibile un ampio testo di approfondimento sull’incontro di Special Olympics Italia con i ministri Locatelli e Valditara. Per ulteriori informazioni: stampa@specialolympics.it (Giampiero Casale).

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La specializzazione per il sostegno: un presidio davanti al Ministero

8 Luglio 2025 - 1:31pm

Un presidio davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito è stato annunciato per il 10 luglio dal Coordinamento Nazionale per l’Inclusione, realtà formata da diversi Comitati di docenti specializzati per le attività di sostegno, nel corso del quale verrà chiesto un incontro ufficiale per conoscere l’orientamento del Ministero sulla valutazione dei nuovi percorsi formativi per il sostegno

Nell’esprimere «forte preoccupazione per l’equiparazione tra i percorsi universitari di specializzazione da 60 CFU (Credito Formativi Universitari) conseguiti in Università italiane, e i corsi INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), recentemente avviati senza un’adeguata analisi del fabbisogno territoriale», il Coordinamento Nazionale per l’Inclusione, realtà formata da diversi Comitati di docenti specializzati per le attività di sostegno, ha annunciato un presidio a Roma, davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, per la mattinata del 10 luglio (ore 9), nel corso del quale chiederà un incontro ufficiale per conoscere l’orientamento del Ministero sulla valutazione dei nuovi percorsi formativi.
«Le nostre battaglie – sottolineano dal Comitato – hanno un duplice obiettivo: tutelare la qualità dell’inclusione scolastica e difendere la professionalità dei docenti specializzati». (S.B.)

A questo link è disponibile il testo integrale del comunicato diffuso dal Coordinamento Nazionale per l’Inclusione. Per ulteriori informazioni: info.movimentoesp@gmail.com.

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Un progetto europeo per contrastare la povertà energetica tra le persone con disabilità fisiche

8 Luglio 2025 - 12:52pm

Si chiama “ASSERT” ed è un progetto europeo che coinvolge 7 Paesi, il cui obiettivo è contrastare la povertà energetica tra le persone con disabilità fisiche. In questa fase si stanno organizzando delle “discussioni di gruppo” anche per il nostro Paese, che si svolgeranno entro la fine di settembre in modalità telenatica e per le quali potranno partecipare almeno dieci persone con disabilità fisica che vivono o abbiano vissuto situazioni di povertà energetica

Si chiama ASSERT (ASSist people with physical impairments in energy povERTy, ossia, letteralmente, “Assistere le persone con disabilità fisiche in povertà energetica”) ed è un progetto europeo che ha appunto come obiettivo il contrasto alla povertà energetica tra le persone con disabilità fisiche. «Affrontare le esigenze delle persone con disabilità – si legge infatti nella presentazione dell’iniziativa, che è finanziata dall’Unione Europea, nell’ambito del programma LIFE, dedicato all’ambiente e all’azione per il clima – può interrompere il circolo vizioso di aggravamento delle condizioni di salute a causa di difficili condizioni abitative, che portano alla povertà energetica e viceversa. Si tratta di una sfida cruciale per molti, ma che risulta ancora più pressante per chi vive con una disabilità, poiché le maggiori esigenze energetiche, unite a redditi spesso più bassi, rendono tali persone estremamente vulnerabili. Con ASSERT, quindi, si vuole tentare di rompere quel circolo vizioso, tramite attività e misure che affrontino sia le esigenze immediate delle persone con disabilità, sia le lacune sistemiche a livello politico e operativo».

Avviato nel mese di ottobre dello scorso anno, il progetto si svolge nell’arco di 36 mesi, fino al 30 settembre 2027, con il coinvolgimento di un partenariato europeo di 11 organizzazioni provenienti da 7 Paesi europei (Belgio, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Spagna), con il coordinamento dell’AISFOR e in questa fase si stanno organizzando, in ciascun Paese partecipante, dei Focus Groups, ovvero delle discussioni di gruppo, con l’obiettivo di comprendere i bisogni energetici, le condizioni di comfort indoor attese e le pratiche energetiche delle persone con disabilità che vivono in condizioni di povertà energetica. «I risultati di tali Focus Groups – spiegano i promotori del progetto – costituiranno la base per analizzare l’impatto dei bisogni degli utenti e delle aspettative di comfort indoor sui consumi energetici, nonché i profili di consumo energetico giornaliero tipici. Tutte informazioni che forniranno dati e indicazioni chiave per lo sviluppo dei materiali formativi e per l’impiego delle fonti energetiche rinnovabili».

Anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) sta collaborando, per il nostro Paese, all’iniziativa, cercando almeno dieci partecipanti disponibili a prendere parte al Focus Group in modalità telematica, che si svolgerà entro la fine del prossimo mese di settembre, con la compilazione di un breve questionario preliminare.
Ben volentieri, dunque, il nostro giornale dà visibilità a questo progetto, che potrà certamente portare a ottimi risultati concreti. (S.B.)

A questo link sono disponibili (in italiano) le varie notizie sul progetto ASSERT. Per ogni altra informazione, fare riferimento all’indirizzo giulia.torriani@eurac.edu (o anche a presidenza@fishets.it).

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Aggiornata la guida “Peccioli. Ospitalità accessibile”, perché anche l’accessibilità è cosa viva!

8 Luglio 2025 - 11:27am

È liberamente fruibile online la nuova guida “Peccioli. Ospitalità accessibile 2025”, realizzata da Village For All – V4A®, nell’àmbito di una collaborazione con il Comune di Peccioli (Pisa). La pubblicazione descrive in modo professionale le strutture della filiera turistica del territorio, fornendo indicazioni oggettive e specifiche per varie esigenze di accessibilità. La guida è curata anche sotto il profilo dell’accessibilità delle informazioni

L’anno scorso era uscita la guida Peccioli. Ospitalità accessibile 2024, realizzata e pubblicata da Village For All – V4A®, la nota rete specializzata sui temi del “turismo accessibile”, nell’àmbito di una collaborazione con il Comune di Peccioli (se ne legga a questo link). Ora segnaliamo che è online l’aggiornamento di essa, Peccioli. Ospitalità accessibile 2025, anch’esso liberamente fruibile online a questo link. In un contesto che cambia, infatti, anche l’accessibilità è cosa viva!

«Peccioli è il primo borgo d’Italia ad avere adottato la Carta dei Valori Destination4All®», scandiscono con orgoglio dall’Amministrazione Comunale della città in provincia di Pisa, che da anni investe significative risorse culturali ed economiche nel potenziamento dei servizi turistici al fine di migliorare la fruibilità delle bellezze storiche e paesaggistiche, nonché accessibilità delle strutture ricettive. Destination4All® è un marchio che identifica le destinazioni turistiche inclusive che hanno a cuore l’ospitalità dei turisti con esigenze di accessibilità, e che scelgono di aderire ad uno specifico protocollo volto a rispondere al meglio a queste esigenze, e a garantire a ciascuno la propria vacanza.
Quella che lega il Comune di Peccioli a Village For All di Roberto Vitali è una collaborazione quadriennale. «Negli ultimi anni il Comune di Peccioli, con il sostegno e la collaborazione attiva di Belvedere Spa, ha organizzato con Village For All delle giornate formative per i tecnici locali (ingegneri, geometri, architetti) e altre dedicate agli operatori turistici – è scritto nel comunicato diramato dall’Amministrazione comunale in occasione della pubblicazione della nuova guida –. Un modo per creare nel territorio un circuito virtuoso di collaborazione e condivisione che coinvolge tutti gli attori della filiera turistica, l’amministrazione pubblica, chi gestisce le esperienze chi gestisce i servizi alla cittadinanza e al territorio. Un impegno che oggi si rafforza con la pubblicazione di una guida aggiornata, ricca di contenuti, informazioni trasparenti e nuove imprese turistiche coinvolte. La guida illustra in modo professionale le strutture della filiera turistica e dà indicazioni oggettive per varie esigenze di accessibilità, superando la logica dei soli adempimenti normativi».

Nella nuova guida, dunque, le informazioni sono organizzate in funzione delle diverse attività: cosa vedere, dove mangiare, dove dormire, dove svolgere attività fisica, dove comprare. Altre informazioni riguardano l’enogastronomia, gli eventi, i servizi per la mobilità. Il tutto corredato da note specifiche sull’accessibilità con l’indicazione dei servizi e ausili offerti, la cui fruizione è resa ancora più immediata dalla presenza di apposite icone. Alle strutture ricettive viene inoltre assegnato un punteggio da 1 a 5 per sei aree di esigenze di accessibilità.
Infine, va certamente segnalato che per la stesura della guida è stato utilizzato un testo semplificato, conforme alle Linee guida per l’accessibilità dei contenuti Web (WCAG 2.1), prodotte dal World Wide Web Consortium (W3C). (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Paola Labarile, la voce dell’opera oltre le barriere

7 Luglio 2025 - 6:25pm

Trentacinque anni, due lauree, una grave compromissione visiva dalla nascita e una passione sconfinata per l’opera lirica: la musicologa Paola Labarile è la prova concreta che, se accompagnata da strumenti adeguati e da un contesto culturale disponibile a valorizzare le differenze, la disabilità visiva può convivere con l’eccellenza. Anzi, può diventare parte integrante di un sapere e di una sensibilità unici, in grado di restituire alla musica – e a chi la racconta – tutta la sua forza evocativa Paola Labarile

Trentacinque anni, due lauree e una passione sconfinata per l’opera lirica: Paola Labarile è una musicologa originaria di Matera che ha saputo trasformare il suo amore per la musica in una vocazione, e la sua condizione visiva in un punto di partenza per un percorso culturale e professionale di rara intensità. A ispirarla sin dall’infanzia è stato il professor Francesco Niglio, il suo “padrino di battesimo”, che a due anni e mezzo le fece ascoltare le parafrasi lisztiane dal Rigoletto, spiegandole che il quartetto verdiano era costituito da quattro voci distinte. Da quel momento, l’opera diventò una presenza costante nella sua vita, così come l’amore per la Grecia classica e la letteratura.

Nonostante una grave compromissione visiva dalla nascita – causata da un distacco retinico dovuto all’ossigenazione in incubatrice –, Paola non ha mai voluto percorsi scolastici differenziati. Dopo il liceo classico, affrontato con insegnanti di sostegno preparate in latino e greco, si è laureata prima in Lettere Classiche a Bari, e poi in Musicologia a Cremona, con una tesi sul Macbeth di Verdi. Studiare testi in latino e greco senza poterli leggere in autonomia l’ha costretta ad affinare un metodo di studio rigoroso, basato sull’ascolto e sulla memoria. All’università ha sostenuto gli esami orali con grande preparazione, sorprendendo persino i docenti con la sua capacità di tradurre al volo interi brani letti a voce.

A Cremona, dove ha potuto frequentare la Facoltà di Musicologia solo in forma parziale a causa della mancanza di corsi di autonomia per ciechi in Basilicata, Paola ha trovato insegnanti disponibili e attenti, capaci di individuare soluzioni inclusive. Esami complessi come Armonia e Analisi Musicale sono stati adattati alla forma orale, e le lezioni le sono state registrate direttamente dai docenti.
Per compensare l’assenza di tutor, poi, Paola ha studiato via Skype con colleghe che le leggevano libri, spartiti, appunti. Le sue competenze le ha conquistate “con le unghie”, come ama dire, superando pregiudizi e diffidenze. Anche quando il suo relatore, il professor Fabrizio Della Seta, le spiegò con sincerità che, non potendo leggere spartiti manoscritti, non avrebbe potuto curare un’edizione critica, Paola accolse quella verità con realismo, senza vittimismi. «Non mi sono sentita esclusa – racconta – perché non sarebbe stato onesto farlo al posto di qualcun altro».

Dopo la laurea, ha cominciato a collaborare con l’Associazione Opera Mundus e con la testata musicale «Opera Libera», recensendo opere e intervistando cantanti lirici. Un ringraziamento particolare lo rivolge al Teatro Petruzzelli di Bari, presso cui ha anche frequentato un tirocinio curricolare universitario, che le ha sempre fornito le note di regia per permetterle di scrivere recensioni complete. Non meno significativa è la sua esperienza con Slash Radio, la web radio dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), dove con grande professionalità e competenza conduce la rubrica mensile Ti porto all’opera, in cui racconta le trame delle grandi opere liriche e ne propone l’ascolto guidato.
Lavorare al microfono, dice, è una delle sue aspirazioni: «Se non vedo, va bene. Ma la mia voce può essere un punto di forza».
La radio non è solo un mezzo tecnico, ma una forma di espressione che Paola coltiva con rigore e passione. Ogni puntata è preparata con scrupolo, tra ascolti, letture, consultazioni di testi in formato audio realizzati dal Centro del Libro Parlato.
La trasmissione che più l’ha segnata, tuttavia, è stata La Barcaccia di Enrico Stinchelli e Michele Suozzo su Rai Radio 3, che le ha fatto conoscere l’opera in maniera analitica e appassionata. «La Barcaccia per me non è stata una semplice trasmissione – racconta – ma una fonte di studio e nutrimento. È grazie ad essa se ho deciso di iscrivermi a musicologia. Il maestro Stinchelli, al quale mi lega una profonda amicizia, oltre ad essere stato un mentore. mi ha anche seguita nel lavoro di tesi».

Al suo attivo Paola ha anche un secondo posto al Premio Letterario Internazionale Thrinakìa, collaborazioni con festival e istituzioni culturali, e il desiderio mai sopito di continuare a raccontare l’opera, magari un giorno proprio dalla radio. Il suo approccio non è mai stato quello della rivendicazione sterile, ma della competenza conquistata. Non ha mai imparato il Braille musicale – giudicato troppo macchinoso rispetto alla possibilità, anche minima, di leggere lo spartito con un residuo visivo – e sogna oggi progetti alternativi che sfruttino l’intelligenza artificiale per rendere la notazione musicale accessibile in altri modi. Nel 2016 ha anche iniziato lo studio della lingua tedesca.
Dietro la sua determinazione non c’è solo passione, ma anche una riflessione più ampia sul tempo, la lentezza, il valore dell’ascolto e della scrittura. Paola ama le lettere, anche digitali, e usa ancora la mail con cura e attenzione. Si definisce una “grafomane” che preferisce la parola scritta ai messaggi vocali, se non per veri momenti di dialogo. In un mondo afflitto dalla fretta, rivendica l’importanza della profondità: «Il vocale lungo è come una lettera. Non piace più per lo stesso motivo per cui non si scrive più».

Paola Labarile non è un’eccezione. È la prova concreta che, se accompagnata da strumenti adeguati e da un contesto culturale disponibile a valorizzare le differenze, la disabilità visiva può convivere con l’eccellenza. Anzi, può diventare parte integrante di un sapere e di una sensibilità unici, in grado di restituire alla musica – e a chi la racconta – tutta la sua forza evocativa.

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Le botteghe di Via Gioberti a Firenze raccontate dai giovani con disabilità

7 Luglio 2025 - 5:56pm

Le botteghe di Via Gioberti a Firenze raccontate dai giovani con disabilità: consisterà in questo la mostra del “Laboratorio D-Net”, progetto promosso dalla Cooperativa Il Girasole e dal Comune di Firenze, per individuare e valorizzare le abilità cognitive, emotive e relazionali di base di persone con disabilità, favorendo lo sviluppo e il rafforzamento delle competenze individuali e sociali di ciascuno. La mostra sarà esposta domani, 8 luglio, in occasione della “Notte dei Saldi” Le persone con disabilità coinvolte nel progetto “D-Net” della Cooperativa fiorentina Il Girasole

Le botteghe di Via Gioberti a Firenze raccontate dai giovani con disabilità: consisterà in questo la mostra del Laboratorio D-Net, progetto promosso dalla Cooperativa Il Girasole e dal Comune di Firenze, per individuare e valorizzare le abilità cognitive, emotive e relazionali di base di persone con disabilità, favorendo lo sviluppo e il rafforzamento delle competenze individuali e sociali di ciascuno. La mostra sarà esposta domani, 8 luglio, in occasione della Notte dei Saldi, organizzata nella strada fiorentina, e nata dalla collaborazione tra Il Girasole e l’Associazione delle 100 Botteghe di Via Gioberti.

I cinque giovani che partecipano alla prima edizione del laboratorio di accompagnamento alle autonomie e potenziamento del progetto (Branco, Alvise, Letizia, Duccio e Francesco) hanno dunque realizzato interviste agli esercenti della zona, entrando in contatto diretto con storie, professioni e modi diversi di vivere il lavoro. Il materiale raccolto – interviste audio, fotografie, aneddoti – è stato rielaborato all’interno di un laboratorio informatico, dove, con il supporto delle educatrici del Girasole, i partecipanti hanno contribuito alla creazione di pannelli narrativi multimediali dedicati alle singole botteghe, che saranno appunto esposti davanti ai negozi.

«La mostra – sottolinea Claudio Giannini, consigliere delegato per il Settore Socio Sanitario della Cooperativa Il Girasole – è frutto di un percorso condiviso, fatto di ascolto, di dialogo, di scoperta reciproca. Lungo Via Gioberti ci saranno pannelli narrativi che raccontano la storia delle botteghe attraverso le parole degli esercenti e le domande dei nostri giovani, un intreccio vivo, reale, capace di restituire valore a ogni voce, un’occasione unica per costruire ponti, generare appartenenza, dare spazio a nuove forme di partecipazione attiva e inclusiva». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: girasole@gallitorrini.com.

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Ma la scuola italiana sa essere realmente inclusiva?

7 Luglio 2025 - 5:19pm

«Ma la scuola italiana sa realmente essere inclusiva?», si chiedono Primarosa Bosio, Lisetta Silini e Salvatore Nocera, prendendo spunto dal titolo di un paragrafo (“Scuola che sa essere inclusiva”) della nuova bozza di proposta delle “Indicazioni Nazionali per il curricolo – Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione” della quale propongono un’analisi critica. «Abbiamo assodato che “deve esserlo”, sappiamo che “può esserlo”, purché si garantiscano le condizioni che le norme prevedono da decenni»

L’11 giugno scorso è stata pubblicata nel sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito una nuova bozza della proposta di Indicazioni Nazionali per il curricolo – Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione del ministro Valditara; considerando questo testo come pressoché definitivo, ci vogliamo occupare, per consuetudine professionale e di vita e per passione verso la causa dell’inclusione, del paragrafo riguardante la Scuola che sa essere inclusiva, ultima parte delle Premesse culturali (pagine 10-11).

Confronti
Data la presenza di due diverse bozze e le critiche, anche feroci, che avevano accompagnato la prima versione dell’11 marzo, procediamo ad un breve confronto tra i due testi, quello dell’11 marzo e quello attuale dell’11 giugno.
Notiamo che, mentre nella presentazione sul sito del Ministero si afferma che «il nuovo testo è meno “tecnico”, più breve», il paragrafo Scuola che sa essere inclusiva è invece più lungo: 791 parole contro le 674 della versione precedente. Non giudichiamo di certo la validità di un testo dalla sua lunghezza (vedi confronto successivo con le Indicazioni del 2012, ben più brevi), ci interessa di più capire cosa mancava nella versione precedente: ad una prima superficiale lettura, si nota l’inserimento di una parte, sostanziosa, che riguarda gli alunni stranieri, con indicazioni precise e puntuali sulle strategie organizzative a cui fare ricorso per un intervento efficace.
Risulta meno presente, invece, il riferimento alle “culture latenti” dell’organizzazione, argomento interessante e condivisibile, anche se non nuovo, ma eccessivamente virato nella prima versione sull’aspetto architettonico e di design.
I Bisogni Educativi Speciali si allargano agli alunni adottati, mentre continuano ad essere quasi inesistenti, come vedremo meglio più avanti, gli alunni con disabilità.
Un accenno al lessico: niente più citazioni di Comenio (rischioso: non è possibile oggi «insegnare tutto a tutti completamente», i «tutti» di Comenio erano i maschi normodotati europei del suo periodo storico, il Seicento, mentre le nostre scuole vedono presenze ben più variegate, allora escluse), sono spariti gli sguardi sorridenti e l’affabilità dei modi, e anche i colpi d’ala; non possiamo che esserne lieti, come salutiamo con soddisfazione l’assunzione, auspichiamo definitiva ed esclusiva, della locuzione «persona (studenti) con disabilità» raccomandata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Il confronto con le precedenti Indicazioni del 2012 è d’obbligo: rimane molto marcata, in quest’ultima bozza, la differenza sia nel lessico che nella sostanza. Da una parte un testo asciutto (223 parole), professionale e chiaro, con puntuali riferimenti normativi a cui l’azione degli insegnanti si deve conformare: il processo, basato sui diritti, è già in atto, si tratta di consolidarlo con tutte le strategie opportune. Tutte le differenze trovano accoglienza e garanzia, ma «particolare cura è riservata agli allievi con disabilità…». Dall’altra una trattazione più discorsiva, anche se di molto migliorata rispetto alla prima versione, un lessico in generale opportunamente tecnico con qualche caduta retorica (…personalizzazione come postulato squisitamente pedagogico…), frasi lunghe, sintatticamente complesse; nella sostanza, riferimenti superflui alle glorie nazionali, l’attenzione centrata sui bisogni educativi speciali e l’indicazione di strategie, condivisibili ma non esaustive, la quasi totale (e inquietante) “trasparenza” degli alunni con disabilità.
In ambedue i documenti ministeriali l’inclusione viene inserita al termine della trattazione delle premesse, al penultimo punto nel testo del 2012, all’ultimo in quello del 2025, come se la questione fosse da trattare dopo avere delineato gli orizzonti generali, come una risposta ad esigenze particolari e specifiche. Noi crediamo invece che sarebbe più produttivo metterla al primo posto, prendendo finalmente atto della composizione attuale delle classi nella nostra scuola: sta progressivamente scomparendo dall’orizzonte l’alunno “normale”, che per altro non è mai esistito se non nelle classificazioni pseudoscientifiche, per lasciare il posto ad una pluralità di presenze faticosa ma nello stesso tempo ricca di potenzialità. La risposta non può essere l’esplosione di certificazioni, come sta avvenendo da qualche anno, e l’allargamento della platea dei “bisogni educativi speciali” con relative risposte parcellizzate e in definitiva ghettizzanti.
Nella direzione del riconoscimento delle pluralità ci pare vada il titolo del paragrafo nel testo del 2012, Una scuola di tutti e di ciascuno che pone al centro gli alunni e i diritti, mentre il titolo Scuola che sa essere inclusiva (2025) sembra delineare un’istituzione competente che sa rispondere alle diverse esigenze. Questa certezza, serenamente apodittica, stimola riflessioni e solleva alcuni punti interrogativi.

L’inclusione, questa sconosciuta
Il primo dubbio riguarda il concetto stesso di inclusione: come in tutti i testi normativi precedenti, se ne dà per scontata un’accezione condivisa e mai esplicitata, che lascia quindi campo alle interpretazioni più varie su cui si è esercitata la riflessione professionale, senza giungere per ora ad un significato comune. Noi crediamo che le radici della questione vadano cercate nella nostra Costituzione: incredibilmente, date le condizioni della scuola di allora, i padri e le madri costituenti hanno saputo darsi e darci un orizzonte di senso rivolto al futuro, spianando la strada al percorso normativo, culturale, professionale durato anni e ancora in corso. Il famoso e più volte citato, a volte anche a sproposito, articolo 3, pone le premesse generali: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
L’articolo 34 sgombra poi il campo da ogni dubbio: «La scuola è aperta a tutti». Si delinea quindi una scuola della Repubblica che rimuove gli ostacoli e favorisce il pieno sviluppo della persona umana per tutti, quindi inclusiva! («Per inclusione scolastica intendiamo un processo volto a rimuovere gli ostacoli alla partecipazione e all’apprendimento che possono derivare dalla diversità umana in relazione a differenze di genere, di provenienza geografica, di appartenenza sociale, di condizione personale»: T.Booth, M. Ainscow, Index per l’inclusione, 2000). Ma proprio tutti tutti?
La domanda è rimbalzata lungo i decenni fino a produrre, anche grazie alle battaglie di un vasto schieramento di forze sociali e professionali, una normativa all’avanguardia, non del tutto applicata, e per ora la risposta è affermativa: sì, proprio tutti tutti, anzi tutti e tutte (diciamo ora) coloro che sono in età scolare e calcano il suolo del nostro amato Paese.
Il testo delle recenti Indicazioni, a pagina 10, pare essere d’accordo: vengono citate con orgoglio la Legge 517/77 e «gli indirizzi normativi illuminati», ma nel prosieguo del testo gli alunni con disabilità sono, come detto in precedenza, quasi inesistenti. Vengono citati tre volte: all’inizio, con riferimento (dovuto) al loro inserimento nella scuola comune negli Anni Settanta; al terzo capoverso, con una formulazione strana, che pare definire la partecipazione degli alunni con disabilità come un privilegio rispetto agli altri alunni: «L’idea di inclusione scolastica si basa, infatti, sul riconoscimento della rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica da parte di tutti i soggetti, non solo delle persone con disabilità». Infine là dove si parla delle tecnologie assistive «basate sull’IA [intelligenza artificiale, N.d.R.], che permettono agli studenti con disabilità o con DSA [disturbi specifici di apprendimento, N.d.R.] di meglio partecipare alle attività educative e didattiche, garantendo pari opportunità di apprendimento» (quel «garantendo» ci pare in verità un po’ forte…).
Ampio spazio viene invece dedicato agli altri Bisogni Educativi Speciali: alunni con DSA, alunni con svantaggio socioculturale o disturbi piscologici non riconducibili a disabilità certificata, alunni adottati o «provenienti da contesti migratori», aspetto quasi completamente assente dalla precedente versione. Per questi ultimi sono indicate ragioni storiche e culturali, misure sistemiche e prassi specifiche, fino a citare l’assegnazione di un maggior numero di docenti. Per gli alunni con disabilità, invece, non vi è alcun accenno alle numerose inadempienze che ostacolano il processo inclusivo, in primis la mancata attuazione di quasi tutti gli articoli del Decreto Legislativo 66/17 che riguardano: la formazione e la definizione del profilo professionale degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, atteso da quasi dieci anni; il miglioramento quantitativo e qualitativo della specializzazione “polivalente” dei docenti di sostegno; la formulazione degli indicatori per effettuare una valutazione realistica della  qualità inclusiva realizzata nelle singole classi e nelle singole scuole; l’attivazione dei nuovi modelli di PEI (Piani Educativi Individualizzati) su piattaforma; la continuità didattica dei docenti di ruolo e la stabilizzazione dei supplenti; l’istruzione domiciliare e il delicatissimo momento del passaggio dalla scuola al lavoro.
Nonostante sia nota a tutti l’importanza delle questioni in sospeso e la gravità dei problemi determinati dall’inerzia legislativa del Ministero, problemi denunciati anche dalle Associazioni, e specie dalla FISH (già Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), l’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Scolastica negli ultimi due anni è stato convocato un paio di volte per motivi certo urgenti, ma assolutamente ininfluenti rispetto a quanto sopra esposto.
Chiunque si occupi dell’inclusione scolastica conosce le numerose e gravi problematiche che rendono oggi difficoltosa, faticosa, a volte dolorosa l’esperienza degli alunni e alunne con disabilità nella scuola; certo non ovunque, certo esistono, noi crediamo, numerose realtà in cui le norme vengono applicate con cura, accompagnate da scelte pedagogiche e didattiche congruenti. Ma non ovunque in tutto il Paese, non ovunque in tutti gli ordini di scuola. Per altro, mancando indicatori e ricerche serie sulla questione, non possiamo neanche sapere con certezza cosa stia accadendo, a meno che non vogliamo considerare come attendibili le autoanalisi delle scuole con le procedure INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione), da cui si può evincere come tutto funzioni benissimo. Forse un accenno al PEI, alla corresponsabilità educativa di tutti i docenti della classe, al ventaglio delle strategie didattiche inclusive avrebbe perlomeno acceso l’attenzione sulla questione.

Le traiettorie del lavoro teorico-pratico
Ci si obietterà che le Indicazioni non sono il luogo adatto alla trattazione di problemi strutturali (allora perché dilungarsi sulle strategie anche organizzative per gli alunni stranieri…) e che in definitiva dei suggerimenti vengono dati, anzi si indicano delle traiettorie: la personalizzazione, l’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell’OMS) per descrivere le capacità della persona e gli ostacoli che incontra nell’apprendimento, l’UDL (Universal Deasign for Learning) per progettare ambienti inclusivi, le tecnologie didattiche che dovrebbero permettere di adattare alle caratteristiche di ogni alunno i materiali e le esperienze di apprendimento. Ma ci permettiamo alcune osservazioni.
La personalizzazione, “morattianamente” intesa come possibilità di perseguire per ogni alunno anche obiettivi diversi rispetto a quelli comuni normativamente previsti, potrebbe in verità essere la strategia corretta, visto che il PEI, il Piano Educativo Individualizzato che accompagna ogni alunno con disabilità certificata lungo tutto il suo percorso scolastico, è l’unico strumento, per ora, che permette di piegare la normatività del programma alle caratteristiche del singolo alunno. Per tutti gli alunni che hanno Bisogni Educativi Speciali, anche per DSA certificati, la normativa prevede un PDP (Piano Didattico Personalizzato), che dovrebbe a nostro sommesso parere chiamarsi Piano Didattico Individualizzato, dato che traccia percorsi diversi per raggiungere obiettivi comuni e obbligatori, pur se minimi (come il PEI è in realtà un PEP, Piano Educativo Personalizzato). Di questo strumento stranamente non vi è traccia nel testo ministeriale, né tantomeno del PEI, preziosa possibilità per gli alunni con disabilità di seguire il percorso scolastico con i compagni di classe; si propone invece una visione, a nostro parere riduttiva, della personalizzazione come «accompagnamento intenzionale dell’allievo a riconoscer-si capace, al di là delle difficoltà, di sviluppare i suoi talenti». Questo «riconoscer-si capaci al di là delle difficoltà» richiama alla mente la definizione di “diversamente abile”, in voga qualche anno fa e cara al politicamente corretto ma, come diceva Andrea Canevaro, «attribuire una diversa abilità a tutti potrebbe sembrare una presa in giro. Esistono disabilità nelle quali la sofferenza di non scoprire la propria abilità è forte. È una sofferenza che non può essere annullata per decreto».
La diversa abilità non è un talento compensatorio della persona con disabilità, ma caso mai una sfida culturale che compete al contesto, come luogo che può e deve permettere lo sviluppo e l’utilizzo di differenti abilità a tutti. Il testo ministeriale, nelle Premesse culturali (in Scuola e nuovo umanesimo, pagina 7), definisce tale contesto come «capacitante, ossia un ambiente educativo che riconosce le sue possibilità [dell’alunno], ne sostiene l’autonomia e ne stimola lo sviluppo. Anche in situazioni di fragilità o svantaggio, un tale ambiente può attivare dinamiche di autorealizzazione impreviste, facendo del talento non un privilegio di pochi, ma una possibilità trasformativa per ciascuno». In molte situazioni, però, l’affermazione può apparire più una dichiarazione di fede che una prospettiva educativa concreta.
L’utilizzo dell’ICF, inoltre, sta incontrando non pochi ostacoli, sia per la stesura del profilo di funzionamento da parte della classe medica, sia per la progettazione educativa e didattica da parte della scuola, là dove non si tratta solo di individuare barriere e facilitatori nella persona con disabilità e negli ambienti fisici, ma anche di rimettere in discussione la gestione delle dinamiche di classe, modalità di insegnamento consolidate e pluridecennali, processi profondi che davvero potrebbero cambiare la scuola e per i quali sarebbe necessaria una robusta operazione di formazione in servizio per i docenti.
Lo stesso vale per l’UDL (Universal Design for Learning): sappiamo cosa significa davvero per un/una docente medio/a italiano/a con una classe media di 20/25 alunni, sicuramente “complessa e plurale”, progettare l’insegnamento fornendo agli alunni e alunne «molteplici forme di coinvolgimento, di rappresentazione, di espressione» (sono i tre princìpi fondamentali sostenuti dalla ricerca neuroscientifica, contenuti nelle Linee Guida sulla Progettazione Universale dell’Apprendimento-PUA, traduzione italiana dell’UDL, revisione 2018)?
Sostenere adeguatamente queste ipotesi di intervento richiederebbe uno sforzo titanico, anche economico; non ci pare vi sia consapevolezza di ciò, o perlomeno non se ne vede traccia, nel testo ministeriale, anzi rimangono drammaticamente presenti e irrisolte le problematiche sopra segnalate.
Per quanto riguarda le “tecnologie didattiche”, per altro già utilizzate da decenni per rendere accessibili gli apprendimenti là dove sono presenti varie difficoltà, salutiamo con favore l’ingresso nella scuola dell’intelligenza artificiale, purché la si utilizzi con consapevolezza dei limiti insiti nello strumento e non si ripongano in esso aspettative miracolistiche.

Ci pare risulti evidente, in queste “traiettorie”, l’applicazione alla generalità degli alunni con BES di concetti, strategie, strumenti quali l’ICF, l’UDL, le tecnologie facilitanti che sono frutto della ricerca e del dibattito relativo all’inclusione delle persone con disabilità, in continuità con il processo virtuoso iniziato con il loro ingresso nella scuola di tutti a partire dagli Anni Settanta, ciò che ha letteralmente terremotato un sistema scolastico statico e ripetitivo, dando impulso all’osservazione e alla ricerca in campo pedagogico, didattico, organizzativo, neuroscientifico, con evidenti e riconosciuti vantaggi per tutti.
Ci preme in ultima istanza segnalare la totale assenza in queste “traiettorie” del ruolo fondamentale giocato dai compagni e dalle compagne di classe. Infatti, uno degli elementi che rendono la scuola un ambiente educativo ricco di opportunità è l’apprendimento in un contesto sociale e socializzato: la battaglia degli Anni Settanta del Novecento per sostenere la presenza degli alunni con disabilità nelle scuole comuni era prima di tutto un’esigenza di condivisione, di partecipazione, in una parola di “esistenza” di questi alunni e alunne, che venivano tenuti “nascosti” nelle famiglie e in istituzioni segreganti. Molte ricerche ne hanno dimostrato i miglioramenti significativi non solo nella relazione e nell’autonomia, ma anche negli apprendimenti, altrettante ricerche hanno esplorato i vantaggi che derivano agli altri alunni dal condividere gli anni di scuola con diversità e differenze anche marcate e non sempre facili da gestire.

Ma proprio tutti tutti?
Certo, gli alunni con gravi disabilità pongono alla scuola domande profonde e pregnanti, a cui a volte si risponde con la delega all’insegnante di sostegno e all’assistente, con la permanenza per tutto l’orario scolastico in spazi separati, in sostanza con la negazione non solo dell’inclusione, ma anche dell’integrazione o del semplice inserimento.
Noi crediamo, e la legge in questo ci conforta, che il diritto all’apprendimento in un contesto sociale e socializzato valga senza eccezioni: a scuola si va tutte e tutti per imparare insieme. Per gli alunni con gravi disabilità occorre metterci qualcosa in più, ovvero attivare sinergicamente, creativamente, le migliori condizioni culturali, procedurali, didattiche, organizzative, nella ricerca della possibilità di promuovere un apprendimento, cioè un cambiamento positivo, nella qualità di vita di quell’alunno, anche quando tale cambiamento sembra piccolo o difficile da intravvedere.
Fra le condizioni necessarie, come si accennava, c’è la classe, da coinvolgere nella conoscenza, nell’osservazione, nella ricerca, nelle pratiche di mutuo apprendimento. Una classe che coevolve, che interagisce misurandosi con la difficoltà, ha un’opportunità unica e preziosa di esplorare nuovi saperi in campo scientifico, relazionale, civico, di imparare ad imparare, rielaborando il proprio apprendimento per significarlo ad un altro in difficoltà. In sostanza, una scuola che si preoccupa e si occupa dell’apprendimento degli alunni con gravi disabilità è una scuola migliore per tutti.
Non è una sfida semplice, non è saggio nascondere o sottovalutare le difficoltà, però è possibile affrontarla, forse anche vincerla e, assunto non secondario, è giusto farlo, non per generosità, ma per garantire diritti.

Un ultimo accenno a chi dovrebbe presidiare questi processi, e ogni giorno lo fa: analogamente ad una visione “singolare” dell’alunno, il testo ministeriale ignora, almeno in questo paragrafo, la collegialità che caratterizza ormai da decenni la scuola italiana, con tutti i vantaggi e le fatiche relative. È una dimensione essenziale, che permette alla scuola di essere inclusiva non solo per gli alunni, ma anche per i docenti. Non è una dimensione facile da agire, anche perché contrasta con una visione dell’insegnante come “professionista solitario” ancora fortemente presente, specialmente nelle scuole secondarie di secondo grado e che ci pare venga rinforzata da questo testo (si veda il riferimento al magister, ovviamente non alla magistra, nonostante lò’assoluta prevalenza nella scuola di personale femminile).

In conclusione: la scuola italiana sa essere inclusiva? Abbiamo assodato che deve esserlo, sappiamo, per conoscenza ed esperienza diretta, che può esserlo, purché si garantiscano le condizioni che le norme prevedono da decenni e si valorizzi e si diffonda la cultura pedagogica e didattica accumulata a livello professionale nelle migliori esperienze.
Di questo abbiamo bisogno: di un rinnovato impegno da parte di tutti e tutte coloro che se ne occupano a tutti i livelli, nella singola scuola, nelle associazioni, negli uffici regionali e ministeriali, negli enti locali, nella sanità, nella società infine. Di certo non ci serve perdere tempo ed energie a dibattere sull’opportunità o meno di percorsi separati, questione ormai superata da lustri. Abbiamo bisogno di ipotesi di futuro realistiche e adeguatamente sostenute.

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Storia di Renato, ossia quando la scuola diventa realmente alleanza tra studenti, insegnanti ed educatori

7 Luglio 2025 - 4:09pm

La vicenda di Renato, studente con diagnosi di disturbo dello spettro autistico che ha recentemente superato al meglio l’esame di maturità con il voto di 89/100, è un esempio concreto di come la scuola, quando diventa realmente alleanza tra studenti, insegnanti ed educatori, può diventare lo spazio in cui le difficoltà si trasformano in opportunità, e le fragilità in forza Lo studente Renato Giosuè Arena con il professor Antonio Paride Epifani

Renato è uno studente con diagnosi di disturbo dello spettro autistico e per lui affrontare un percorso scolastico liceale all’interno di un contesto non sempre strutturato per rispondere pienamente alle sue esigenze ha rappresentato certamente una sfida quotidiana. Ma Renato ha dimostrato capacità di adattamento e una volontà costante di apprendere, anche nei momenti di maggiore difficoltà. «La sua esperienza – è stato scritto – testimonia quanto sia importante una reale inclusione scolastica, che non si limiti al semplice inserimento fisico in classe, ma che preveda una progettualità mirata, una comunicazione efficace tra tutte le figure coinvolte e un rispetto profondo dei tempi e delle modalità di apprendimento della persona. Renato, infatti, non è stato solo un alunno da accompagnare, ma un protagonista attivo del proprio percorso, capace di affermare con forza la propria identità, le proprie capacità e il proprio diritto ad apprendere come ogni altro compagno».

In quest’ultimo anno, dunque, nella classe 5 B di Scienze Umane al Liceo Polivalente Don Quirico Punzi di Cisternino (Brindisi), composta da 22 studenti e studentesse (2 soli maschi), dopo un inizio incerto, con l’avvicendamento di due docenti di sostegno tra settembre e novembre, è subentrato il professor Antonio Paride Epifani, specializzato nel sostegno con una formazione maturata in Spagna e con un diploma di geometra (ITP), che ha saputo instaurare una relazione educativa con Renato, basata sulla fiducia, il rispetto reciproco e un approccio progressivo, riuscendo a guadagnarsi la stima dello studente.
E così, grazie alla capacità del docente di entrare in sintonia con il giovane e alla disponibilità di quest’ultimo ad affidarsi, il percorso ha preso una direzione positiva, arrivando a un risultato che è andato oltre le aspettative iniziali, con un brillante 89/100 al recente esame di maturità.

Va anche sottolineato come la professoressa Lilia Soloperto, coordinatrice di classe, avesse rifiutato, insieme al professor Epifani, l’ipotesi iniziale di un percorso differenziato per Renato, sostenendo invece un cammino ordinario che ne valorizzasse potenzialità e competenze. Una scelta che si è rivelata vincente, a dimostrazione che una visione educativa inclusiva, unita a professionalità e dedizione, possono davvero cambiare il destino scolastico e umano di uno studente.
Questa vicenda, quindi, è un esempio concreto di come la scuola, quando diventa realmente alleanza tra studenti, insegnanti ed educatori, può diventare lo spazio in cui le difficoltà si trasformano in opportunità, e le fragilità in forza. Com’è infatti stato ancora scritto, «Renato ha dimostrato che ogni traguardo è possibile, se si trova qualcuno disposto ad accompagnarti con dedizione, empatia e coraggio. La sua maturità non è solo il risultato di un esame, ma il simbolo di una conquista umana».

Il nome completo del giovane è Renato Giosuè Arena e vive ad Ostuni (Brindisi), nella Comunità di Accoglienza per Minori Villaggio SOS Ostuni, una delle tante strutture di questo tipo presenti in 136 Paesi del mondo, che accolgono oltre 86.000 persone, tra bambini/bambine e giovani in situazioni familiari di fragilità. La sua storia personale è segnata quindi da un contesto di comunità e accoglienza, che ha pure influito sulla sua crescita e sulla costruzione della sua identità.
Ad essere stato recentemente nominato presidente del Consiglio di Amministrazione Internazionale dei Villaggi SOS è Domenico Parisi, ex ospite proprio del Villaggio SOS di Ostuni, anche questo un segno tangibile di come, pure nei contesti più difficili, si possano costruire eccellenti percorsi di vita, con il giusto supporto e una comunità coesa. (S.B.)

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Cambia (in meglio) il sistema di accesso allo stadio milanese di San Siro per i tifosi con disabilità

7 Luglio 2025 - 2:05pm

Dalla prossima stagione calcistica 2025/2026, i tifosi con disabilità che vorranno assistere alle partite di Inter e Milan allo Stadio di San Siro potranno per la prima volta acquistare biglietti singoli e abbonamenti tramite un nuovo sistema, che porrà fine all’epoca degli accrediti gara per gara e che obbligava le persone a un processo macchinoso e incerto, con criteri di assegnazione percepiti come poco chiari e lontani da una reale logica inclusiva Una persona con disabilità allo stadio di San Siro, insieme al suo accompagnatore, in occasione di una partita dell’Inter

Come leggiamo nel portale Persone con disabilità.it, dalla prossima stagione calcistica 2025/2026, i tifosi con disabilità che vorranno assistere alle partite di Inter e Milan allo Stadio di San Siro potranno per la prima volta acquistare biglietti singoli e abbonamenti tramite un sistema «paritario, trasparente e inclusivo che favorisca la partecipazione attiva e consapevole di tutti, nel rispetto dell’accessibilità e delle pari opportunità» , come scritto dalle due società, ponendo dunque fine all’epoca degli accrediti gara per gara, «che obbligava le persone – come sottolineato da Persone con disabilità.it – a un processo macchinoso e incerto, con criteri di assegnazione percepiti come poco chiari e lontani da una reale logica inclusiva».
I posti riservati all’interno dello Stadio di San Siro, dunque, saranno disponibili a chi è in possesso di una certificazione di disabilità che attesti invalidità al 100%, disabilità grave o necessità di sostegno intensivo (ai sensi delle Leggi 118/71 e 104/92). Ogni titolo darà accesso sia alla persona con disabilità, sia al suo accompagnatore a tariffe agevolate: 350 euro per l’abbonamento stagionale alla serie A, 35 euro per i big match, 25 euro per le partite ordinarie, 10 euro per la Coppa Italia. L’intero ricavato sarà destinato a progetti dedicati all’inclusione e allo sport per tutti, tra cui l’iniziativa Generazione Sport del Comune di Milano.

«Finalmente – commenta Anna Rossi, presidente della UILDM di Milano (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e attiva nell’iniziativa AccessibAll – le persone con disabilità potranno sentirsi tifosi a tutti gli effetti, parte di una comunità che segue con costanza la propria squadra. Non dovranno più leggere “omaggio” sul biglietto, ma avranno il diritto di esserci, come tutti. Ed è anche particolarmente positivo il fatto che potranno acquistare l’abbonamento per l’intera stagione, cosa fino ad ora preclusa».
«Certo – concludono da Persone con disabilità.it -, il percorso non è finito: i limiti strutturali dello stadio restano, in particolare sul fronte della capienza e della visibilità dei posti riservati. Ma questo primo passo segna una direzione chiara: quella di uno sport che includa davvero». (S.B.)

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A un anno dalla conclusione del PNRR il Terzo Settore fa il punto

7 Luglio 2025 - 1:41pm

È in programma per il 10 luglio a Roma la presentazione del rapporto “Il PNRR a un anno dalla conclusione. Il punto del Terzo Settore”, realizzato dal Forum del Terzo Settore, in collaborazione con la Fondazione Openpolis. Tre, in particolare, i focus specifici dell’indagine, vale a dire il sostegno alle persone vulnerabili, gli interventi per le persone senza fissa dimora, gli asili nido e le scuole dell’infanzia

Vi sarà nel pomeriggio del 10 luglio a Roma (Sala Capranichetta di Piazza di Monte Citorio, ore 15), la presentazione del rapporto denominato Il PNRR a un anno dalla conclusione. Il punto del Terzo Settore, realizzato dal Forum del Terzo Settore, in collaborazione con la Fondazione Openpolis.
«Giunto quest’anno alla sua terza edizione – spiegano dal Forum del Terzo Settore -, il documento porta avanti il percorso di analisi sul PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), uno degli strumenti più rilevanti della politica pubblica italiana degli ultimi decenni, con l’obiettivo di monitorarne gli sviluppi, le criticità e le ricadute concrete sui territori, in particolare rispetto alle misure di interesse per il Terzo Settore».

Sono in particolare tre i focus specifici dell’indagine, che verranno approfonditi durante la presentazione del 10 luglio, vale a dire il sostegno alle persone vulnerabili, gli interventi per le persone senza fissa dimora, gli asili nido e le scuole dell’infanzia.
«A poco più di un anno dalla scadenza del PNRR – aggiungono dal Forum del Terzo Settore – , il rapporto restituisce un quadro complesso sullo stato di attuazione del Piano e sull’impatto nell’àmbito della coesione sociale, ma offre anche l’opportunità, sulla base dei dati disponibili, di valutare l’effettiva partecipazione del mondo del Terzo Settore all’attuazione».

A questo link è disponibile il programma dell’evento del 10 luglio, che verrà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Forum del Terzo Settore. Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Le realtà virtuose diventino la regola e non l’eccezione nella gestione delle persone con disabilità più complesse

7 Luglio 2025 - 1:12pm

«Quello che spesso si predica a Melito di Porto Salvo è una realtà in continua evoluzione. Penso che sarebbe bene che i media ne parlassero, in modo che le realtà virtuose diventassero la regola e non l’eccezione anche nella gestione delle persone con disabilità più complesse»: lo scrive Daniela Mariani Cerati, reduce da una visita alla residenza e al centro riabilitativo della Fondazione Marino per l’autismo di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria). A seguire, diamo spazio al commento del fondatore di tale struttura Giovanni Marino

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo le considerazioni di Daniela Mariani Cerati, dopo una visita alla residenza e al centro riabilitativo della Fondazione Marino per l’autismo di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), seguite dal commento del fondatore della stessa Giovanni Marino.

Si devono leggere spesso notizie di maltrattamenti di persone con disabilità in strutture residenziali e semiresidenziali. Purtroppo solo le cose cattive fanno notizia. Sarebbe bene invece parlare anche delle cose buone od ottime, in modo che si creassero circoli virtuosi di imitazione.
Sono reduce da Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), dove ho visitato la residenza e il centro riabilitativo della Fondazione Marino per l’autismo. Gli ospiti della residenza sono dodici, alcuni dei quali molto problematici, ma evidentemente nessuno viene rifiutato. Per ognuno si cerca il modo di procurargli la migliore qualità di vita compatibile con la sua condizione. La casa è bella, pensata anche nella struttura, in modo che gli ospiti vi si possano muovere senza pericolo.
Le attività giornaliere sono lavori veri, utili e il fondatore, l’ingegner Giovanni Marino, sempre presente nella struttura, progetta costantemente nuove attività. Al momento vi è la Locanda Tre Chiavi, mensa per i poveri, dove i residenti della Fondazione servono a tavola e puliscono dopo il pasto, assistiti da un educatore. All’interno della struttura, inoltre, si fa ceramica e si progetta di aprire all’esterno un laboratorio di ceramica con annesso negozio per la vendita di quanto prodotto.
L’ingegner Marino ha appena comprato un pezzo di terra annesso alla residenza in cui si coltiveranno ulivi e, con un mini frantoio, si produrrà l’olio.
Tutto è pensato per tenere impegnati gli ospiti, come detto, in lavori veri, utili e inclusivi. E naturalmente la varietà delle opzioni lavorative fa sì che per ogni residente si possa trovare il lavoro che più lo appaga.
Nulla è stato improvvisato, ma prima dell’apertura della casa la progettazione strutturale e abilitativa è stata programmata con la consulenza del compianto Lucio Moderato, che dall’estremo Nord dell’Italia andava all’estremo Sud per portare la sua grande competenza in materia di abilitazione di persone con disabilità intellettive e relazionali senza limiti di gravità. La sua allieva numero 1 è stata la dottoressa Pasqualina Pace, che ora dirige il centro e mette costantemente in programma numerosi eventi di formazione, importantissimi per aumentare le competenze, ma anche per prevenire la demotivazione degli operatori.
Insomma: quello che spesso si predica a Melito di Porto Salvo è una realtà in continua evoluzione. Penso che sarebbe bene che i media ne parlassero, in modo che le realtà virtuose diventassero la regola e non l’eccezione anche nella gestione delle persone con disabilità più complesse.
Daniela Mariani Cerati – Componente dell’APRI (Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l’autismo e il danno cerebrale) e della lista di discussione Autismo-Scuola (autismo-scuola@autismo33.it).

Di seguito diamo spazio al commento di Giovanni Marino, fondatore della Fondazione Marino per l’autismo e presidente nazionale dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori di perSone con Autismo).

Ringrazio Daniela Mariani Cerati per gli apprezzamenti che ha voluto indirizzare ai servizi della Fondazione Marino per l’autismo. Spero che servano a provocare una discussione competente sul tema delle residenze nel nostro Paese.
La nostra è governata da un regolamento di accreditamento che garantisce interventi educativi e abilitativi in modo permanente. Nel 2005 era quello il valore aggiunto che ho saputo e potuto inserire per qualificare una residenza che andava oltre la mera assistenza. Con il tempo abbiamo sperimentato il valore del lavoro come mezzo di autonomia e di inclusione sociale che non deve mai finire o ridursi ad abitudini stereotipate. Le persone evolvono ed è necessario progettare per loro sempre nuovi stimoli.
Abbiamo pensato di coinvolgere nella gestione, con pari dignità, sia le famiglie che gli operatori che fanno parte, con un loro rappresentante, del Consiglio di Amministrazione, aggiornando lo Statuto e trasformando la Fondazione in un Ente partecipato e allargato a tutti i portatori di interesse. Il fine ultimo non è il profitto, ma il migliore benessere possibile dei nostri ragazzi.
Mi piace pensare che la nostra dottoressa Pasqualina Pace abbia fatto valere queste esperienze quando, componente del Panel dell’Istituto Superiore di Sanità, ha contribuito a scrivere la Linea Guida Adulti per l’autismo che tratta in modo assolutamente innovativo ed efficace il tema dei modelli abitativi.
Daniela Mariani Cerati conosce anche bene l’impegno associativo dell’ANGSA che si batte da anni (da troppi anni…) affinché il Ministero della Salute si assuma la responsabilità di aggiornare i regolamenti di accreditamento dei servizi residenziali attraverso l’emanazione di una Linea di Indirizzo da trasmettere alle Regioni. C’è bisogno infatti di una flessibilità nei modelli abitativi, tenendo conto dei processi evolutivi che consigliano di differenziare il carico assistenziale e di autonomia. C’è bisogno di svecchiare la parte strutturale che ancora prevede che sia disponibile la “camera visita parenti”, solo per fare un esempio. C’è bisogno che le verifiche non si limitino alla ricerca del granello di polvere sul pavimento, ma valutino il complesso della qualità di vita e la tipologia degli interventi e la valutazione degli esiti. C’è bisogno infine che ogni struttura rilasci un report periodico sulle attività documentate e che siano previste sanzioni in capo al gestore dell’ente, specialmente nel caso di abusi che devono prevedere la revoca del Decreto di Accreditamento.
Successivamente alla recente notizia sui maltrattamenti nella residenza del Torinese, il giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti si chiedeva se esistesse un metodo per eliminare quegli abusi. Esiste, caro Gianluca, e si chiamano requisiti organizzativi dei regolamenti di accreditamento dei servizi residenziali. La differenza è come li fai, con quali controlli e quali sono le sanzioni da applicare. Non succederebbe più che il legale rappresentante di un servizio residenziale si svegli la mattina dichiarando che lui, “poverino”, non sapeva nulla di cosa stava accadendo nella sua struttura! Quando sai che rischi la revoca del Decreto di Accreditamento, appena ti svegli la mattina, alzi il telefono per chiedere com’è andata la notte in struttura e se va tutto bene.
L’ANGSA è impegnata da tempo su questo tema delicatissimo ma purtroppo non trova interlocutori presso il Ministero della Salute. Il sottosegretario Gemmato, che ha la delega sull’autismo, di fatto non la esercita e la governance di questa area critica, che in Australia, solo per fare un esempio, ha portato a un apposito Ministero per l’Autismo, è lasciata a se stessa.
Infine, mi consenta Daniela Mariani Cerati, di fare un cenno alle notizie di reato che circondano questi episodi e che mi lasciamo esterrefatto e indignato. Si legge che «dopo indagini che hanno impiegato molti mesi», la Magistratura avvia i procedimenti previsti. I risultati saranno sempre risolti con una sospensione temporanea dal servizio del dipendente. Ma come, ricevi una denuncia per maltrattamenti e aspetti sei mesi per concludere una indagine? Mi chiedo se sia possibile configurare il reato di favoreggiamento a carico del Magistrato che lascia perpetuare quei maltrattamenti per così tanto tempo, Mi chiedo se in casi di questo genere sia il “maltrattamento” l’unico reato ascrivibile. Temo che la realtà sia che la legislazione consideri ancora una persona con disabilità mentale una “non persona”. Apriti cielo, se quella persona fosse invece portatore di altre disabilità!
Giovanni Marino – Fondatore della Fondazione Marino per l’autismo e presidente nazionale dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori di perSone con Autismo).

L'articolo Le realtà virtuose diventino la regola e non l’eccezione nella gestione delle persone con disabilità più complesse proviene da Superando.

Inaugurato a Firenze un servizio per la salute ostetrico-ginecologica delle donne con disabilità

7 Luglio 2025 - 12:17pm

Inaugurato presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze il “Polo Fiorenza” per la salute ostetrico-ginecologica delle donne con disabilità, promosso dalla Fondazione Foemina e dalla Fondazione CR Firenze, in collaborazione con la stessa sede ospitante. Tra i vari elementi qualificanti, ambienti totalmente accessibili, un team adeguatamente formato per accogliere pazienti con bisogni specifici di salute, nonché spazi adattati per facilitare la relazione informale e paritaria tra la paziente e lo staff dell’ospedale Un’immagine del “Polo Fiorenza” per la salute ostetrico-ginecologica delle donne con disabilità dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze (fonte: AOU Careggi)

Il 17 giugno scorso è stato inaugurato a Firenze il Polo Fiorenza per la salute ostetrico-ginecologica delle donne con disabilità, allo scopo di garantire cure accessibili e dignitose a tutte le donne.
Il nuovo servizio è stato promosso dalla Fondazione Foemina e dalla Fondazione CR Firenze, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, ed è situato all’interno del Dipartimento Assistenziale Integrato Materno-Infantile della stessa (questo il link della pagina dedicata al servizio sul sito dell’AOU Careggi).
Nello specifico, il nuovo Polo è situato al piano interrato del padiglione 7, negli spazi che già ospitano l’Ambulatorio Rosa Point, di cui il nuovo servizio costituisce un’evoluzione, e si configura come un potenziamento dell’offerta sanitaria rivolta alle donne con disabilità motorie, sensoriali e intellettive.

Il nuovo spazio è stato pensato in un’ottica inclusiva. Gli ambienti sono totalmente accessibili, arredati e strutturati in modo da permettere alle donne con disabilità di muoversi in autonomia e conservare la propria privacy. Il personale è costituito da un team dedicato e adeguatamente formato per poter accogliere pazienti con bisogni specifici di salute e tutti gli spazi sono stati riadattati per facilitare la relazione informale e paritaria tra la paziente e lo staff dell’ospedale.
Progettato dall’architetta Virginia Serrani dello studio DSP Srl, il nuovo Polo è stato concepito con un approccio innovativo, attento a ogni aspetto dell’accessibilità: segnaletica tattile, colori tenui, stimoli sensoriali, arredamento inclusivo, percorsi agevolati e, come già detto, personale adeguatamente formato per l’accoglienza delle donne che ne usufruiranno.

Per accedere al servizio è necessaria la tessera sanitaria e la richiesta del medico curante o dello specialista, con indicazione dell’eventuale esenzione e dell’eventuale quesito diagnostico. Per attivare il servizio è necessario inviare una mail a cupmaternita@aou-careggi.toscana.it (e per conoscenza a polofiorenza@aou-careggi.toscana.it) specificando obbligatoriamente: età, il tipo di disabilità, i contatti telefonici/mail dell’utente o del/la caregiver/familiare, nonché eventuali altre informazioni che potrebbero essere utili all’erogazione (per esempio lo stato di gravidanza ecc.). L’utente riceverà quindi una mail di risposta con i dati e il promemoria dell’appuntamento.
Durante la visita, potrebbero essere rilevate ulteriori prestazioni erogabili al momento, oppure con prenotazione successiva di cui iul medico o la medica si farà carico direttamente o tramite il personale dell’ambulatorio.

«Questo progetto nasce dalla consapevolezza che l’accesso alla salute non può essere uguale per tutti, se non si parte dal riconoscere e accogliere le differenze – ha dichiarato, in occasione dell’inaugurazione, Felice Petraglia, presidente della Fondazione Foemina –. Il Polo Fiorenza sarà un luogo pensato per offrire non solo cure, ma soprattutto rispetto, accoglienza e dignità a ogni paziente».
«Fondazione CR Firenze ha creduto e sostenuto questo progetto fin dalla sua ideazione – sono invece le parole di Maria Oliva Scaramuzzi, vicepresidente della Fondazione CR Firenze – perché promuove uno dei nostri valori più importanti: l’inclusività. Il Polo Fiorenza rappresenta un passo concreto verso una sanità che riconosce le differenze non come ostacoli ma come dimensioni da accogliere e rispettare».
«Il Polo Fiorenza rappresenterà un’evoluzione di servizi attivi da anni nell’AOU Careggi, dedicati alla salute della donna, come il Rosa Point, nato per la cura delle pazienti con disabilità motoria e il servizio ASDI per le pazienti con disabilità intellettiva [ASDI sta appunto per Assistenza Sanitaria Disabilità Intellettiva, N.d.R.], parti integranti del percorso PASS (Percorsi Assistenziali per Soggetti con bisogni Speciali) della Regione Toscana – ha affermato dal canto suo Angelamaria Becorpi, project manager del percorso PASS – e, grazie all’attivazione di un team dedicato, all’allestimento dei nuovi ambienti e alla fornitura di nuove attrezzature ad hoc, garantirà la possibilità di svolgere prime visite, controlli, screening e approfondimenti diagnostici collegandosi a tutti i servizi già presenti».
«Il progetto si pone un obiettivo ambizioso: garantire a tutte le donne, indipendentemente dalla loro condizione, un accesso equo e qualificato alle cure ostetrico-ginecologiche, superando barriere fisiche, culturali e comunicative – è scritto nel sito dell’AOU Careggi –. L’inaugurazione è stata anche l’occasione per presentare alla cittadinanza, agli operatori sanitari e alle istituzioni il frutto di una collaborazione virtuosa tra pubblico, privato sociale e Terzo Settore, a beneficio di una sanità più umana, più giusta e più vicina a chi ha maggiori fragilità». (Simona Lancioni)

Si ringrazia Patrizia Pepe per la segnalazione.

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti dovuti al diverso contenitore, insieme all’immagine utilizzata per gentile concessione.
Per approfondire il tema della salute sessuale e riproduttiva delle donne con disabilità, suggeriamo anche di consultare, sempre nel sito di Informare un’h, il Repertorio 2021-2025 Servizi per la salute sessuale e riproduttiva preparati ad accogliere donne con disabilità, nonché le sezioni dedicate a Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi e a Donne con disabilità.

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Il convegno di Torino “Una Città per tutte le stagioni della Vita”

7 Luglio 2025 - 11:51am

Quale esito del progetto “Non c’è disabilità senza sguardo sulla disabilità”, promosso dall’Associazione Nuova Generazione per il Bene Comune e da WeGlad, in collaborazione con la CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), si terrà l’11 luglio a Torino, presso la sede della Regione Piemonte, il convegno “Una Città per tutte le stagioni della Vita – Dall’accoglienza all’eliminazione delle barriere architettoniche”

Quale esito del progetto Non c’è disabilità senza sguardo sulla disabilità, promosso dall’Associazione Nuova Generazione per il Bene Comune e da WeGlad, in collaborazione con la CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), si terrà l’11 luglio a Torino, presso la sede della Regione Piemonte (Sala Trasparenza del Grattacielo della Regione, Piazza Piemonte, 1, ore 10), il convegno Una Città per tutte le stagioni della Vita – Dall’accoglienza all’eliminazione delle barriere architettoniche.

L’incontro sarà anche l’occasione per fare il punto sul bando promosso dalla Regione Piemonte e rivolto ai comuni, riguardo ai PEBA (Piani Eliminazione Barriere Architettoniche), portando alcune testimonianze di Comuni che hanno beneficiato del finanziamento PEBA del relativo Fondo, e in particolare quella della Città di Torino, della Città di Venaria Reale (Torino), della Città di Asti e del Comune di Moretta (Cuneo). (S.B.)

Per iscriversi al convegno (entro il 9 luglio), accedere a questo link. Per ulteriori informazioni: Fabrizio Vespa (fabrizio.vespa@cpdconsulta.it).

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Azzurri e Azzurre sul podio in tutte le specialità dei Mondiali di calcio balilla paralimpico

4 Luglio 2025 - 6:02pm

4 medaglie d’oro, 1 d’argento e 4 di bronzo: è lo splendido bilancio della delegazione italiana ai Campionati Mondiali di calcio balilla paralimpico disputatisi a Saragozza in Spagna, che hanno appunto visto gli Azzurri e le Azzurre trionfare in tutte le specialità in programma Foto di gruppo per la selezione italiana, splendida trionfatrice ai Mondiali di calcio balilla paralimpico di Saragozza in Spagna

Già campione in carica, la Nazionale Italiana a squadre di calcio balilla paralimpico ha vinto anche i Mondiali di Saragozza in Spagna, battendo il Belgio, al termine di un’emozionante finale che ha visto gli azzurri Daniele Riga e Corrado Montecaggi prevalere su Michael Smulders e Michaël Vanhoutte. A salire inoltre sul terzo gradino sono stati Luigi Iannone e Domenico Smario.
Ma non solo: il bilancio della selezione italiana in Spagna, infatti, è stato particolarmente positivo, con 4 medaglie d’oro, 1 d’argento e 4 di bronzo. Angelita Alves ha conquistato la vittoria nel wheelchair single femminile, con Maria Luigia Civili al terzo posto. Podio tutto italiano, invece, nel wheelchair single maschile, con Domenico Smario seguito da Francesco Bonanno e da Daniele Riga, mentre nel doppio open wheelchair vi è stata un’altra sfida tra Italia e Belgio con Iannone e Smario che hanno battuto Smulders e Vanhoutte. Al terzo posto Riga e Montecaggi.

«Non esito a definire “storici” questi risultati – commenta Francesco Bonanno, presidente della FPICB (Federazione Paralimpica Italiana Calcio Balilla) e recentemente nominato anche vicepresidente dell’ITSF (International Table Soccer Federation), come abbiamo riferito sulle nostre pagine – visto che la nostra selezione ha trionfato in tutte le specialità paralimpiche in programma, conquistando il gradino più alto del podio in ogni categoria. E a coronamento di questi successi, la nostra Nazionale ha anche vinto la Coppa del Mondo per Nazioni, confermandosi ai vertici del movimento internazionale».
«Questi risultati – aggiunge – rappresentano il frutto di un lavoro intenso, della dedizione dei nostri atleti, tecnici e volontari, e dell’impegno costante che ogni giorno mettiamo nella promozione dello sport paralimpico. Vincere, lo sappiamo tutti, è difficile, ma confermarsi al top lo è ancora di più». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio stampa FPICB (ufficiostampa@fpicb.it).

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Un percorso sul “Cammino I luoghi di Catarsini”, accessibile alle persone con disabilità visiva

4 Luglio 2025 - 5:31pm

In occasione della festa dedicata a San Tommaso Apostolo, la Fondazione Alfredo Catarsini 1899 e l’Assessorato al Turismo del Comune di Lucca hanno organizzato per il 6 luglio la percorrenza di un tratto del “Cammino I luoghi di Catarsini”, interamente accessibile, quest’ultimo, anche alle persone con disabilità visive. Il tutto a partire dalla Chiesa di San Martino in Freddana, nel Comune di Pescaglia, con visita guidata al ciclo di affreschi che Alfredo Catarsini dipinse nel 1944 La Chiesa di San Martino in Freddana, nel Comune di Pescaglia (Lucca), da dove partirà il percorso del 6 luglio

In occasione della festa dedicata a San Tommaso Apostolo (3 luglio), la Fondazione Alfredo Catarsini 1899 e l’Assessorato al Turismo del Comune di Lucca hanno organizzato per il pomeriggio del 6 luglio (ore 15) la percorrenza di un tratto del Cammino I luoghi di Catarsini, a partire dalla Chiesa di San Martino in Freddana, nel Comune di Pescaglia, con visita guidata al ciclo di affreschi che Alfredo Catarsini dipinse nel 1944.
Davanti alla chiesa, come in ogni tappa del Cammino, si trova il totem ideato dalla Fondazione Catarsini 1899 che contiene testi con le descrizioni delle opere e molte altre notizie. I codici QR in rilievo, presenti in tutti gli 11 totem del Cammino, contengono le descrizioni adattate riservate in particolare alle persone con disabilità visive e ascoltabili con il proprio smartphone.
È quindi previsto il percorso di circa 4 chilometri, a piedi o con altri mezzi, insieme a una guida, fino alla Chiesa di San Tommaso Apostolo a Castagnori, nel comune di Lucca. Qui vi sarà la visita guidata al ciclo di affreschi dipinti nel 1945 da Catarsini e anche qui vi sarà il totem riservato alle notizie su Castagnori con descrizioni adattate e audioregistrate.

Il Cammino I luoghi di Catarsini, va ricordato, è interamente accessibile anche alle persone con disabilità visive, grazie anche al contributo dell’UICI di Lucca (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), per  la realizzazione delle descrizioni adattate e a quello dell’UICI Toscana per le audioregistrazioni.

L’iniziativa del 6 luglio rientrerà nell’àmbito del progetto pluriennale L’arte accessibile per tutti della Fondazione Alfredo Catarsini 1899, che ha come partner il Touring Club Italiano, l’UICI Toscana, il Museo Tattile Statale Omero di Ancona  e la Stamperia Braille della Regione Toscana.
L’evento, segnalato dall’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti per il Giubileo della Speranza, sarà patrocinato, oltreché dall’UICI Toscana, anche da Federcammini e dalla Comunità Parrocchiale Val Freddana Nord. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Marco Ferri (press@marcoferri.info).

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Un progetto che vuole dare voce ai giovani con disabilità in Italia e in Europa

4 Luglio 2025 - 4:52pm

Un percorso formativo rivolto a giovani con disabilità tra i 18 e i 26 anni, per promuovere la loro partecipazione attiva alla vita pubblica: consiste in questo il progetto “Erasmus+ Keep Driven“, che coinvolge la Federazione LEDHA, CBM Italia e altre Associazioni europee, rivolgendosi appunto direttamente a giovani con disabilità, per guidarli nel processo di acquisizione di consapevolezza e competenze, offrendo una serie di opportunità uniche per essere parte attiva nella società, anche a livello europeo

Un percorso formativo rivolto a giovani con disabilità tra i 18 e i 26 anni, per promuovere la loro partecipazione attiva alla vita pubblica: consiste sostanzialmente in questo il progetto Erasmus+ Keep Driven, che coinvolge la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), CBM Italia e altre Associazioni europee, rivolgendosi appunto direttamente a giovani con disabilità, per guidarli, attraverso specifiche misure di coinvolgimento e formazione, nel processo di acquisizione di consapevolezza e competenze, offrendo una serie di opportunità uniche per essere parte attiva nella società, anche a livello europeo.

Questa la presentazione dell’iniziativa, la cui partecipazione è del tutto gratuita, con le spese di viaggio, vitto e alloggio, per le persone e i loro assistente personale a carico dell’organizzazione: «Stiamo cercando giovani con disabilità tra i 18 e i 26 anni che abbiano voglia di mettersi in gioco anche in contesti internazionali (la conoscenza dell’inglese può essere utile); che vogliano fare la differenza, partecipando attivamente alla vita della propria comunità e in Europa, su un piano di parità con gli altri. Offriamo visite di studio in Lettonia e Francia, previste nei mesi di settembre e novembre; tre incontri formativi a Milano, sui diritti delle persone con disabilità e sugli strumenti/strategie per promuoverli; un workshop a Bruxelles, nel mese di marzo del 2026, per realizzare una campagna europea di advocacy, così da esprimere la propria voce in prima persona, a conclusione del progetto».
Gli interessati e le interessate a partecipare, dunque, possono inviare la propria candidatura entro il 25 luglio prossimo, compilando il questionario presente a questo link (saranno poi gli organizzatori a contattarli per i passaggi successivi). (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: comunicazione@ledha.it.

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Processi di negazione dell’identità di genere nelle persone con disabilità intellettive

4 Luglio 2025 - 4:23pm

“Dai corpi alieni ai corpi neutri. Processi di negazione dell’identità di genere nelle persone con disabilità intellettive”: è questo il titolo di un saggio di Daniele Fedeli ed Eugenia Di Barbora, entrambi dell’Università di Udine, pubblicato su «MeTis journal» e liberamente fruibile online. Il testo indaga i meccanismi che rendono invisibili i corpi delle persone con disabilità intellettiva, private non solo dei diritti sessuali, ma anche della propria identità di genere Particolare di ritratto artistico sfocato di una donna, con effetto movimento, di Mert Coşkun (su Pexels)

Dai corpi alieni ai corpi neutri. Processi di negazione dell’identità di genere nelle persone con disabilità intellettive: è questo il titolo di un interessante saggio di Daniele Fedeli ed Eugenia Di Barbora, entrambi dell’Università di Udine, pubblicato da «MeTis journal», rivista internazionale di Pedagogia, Didattica e Scienze della Formazione Open Access e peer-reviewed (v. 15, n. 1 – 2025: La differenza fa paura: l’educazione come contrasto alla violenza e per la promozione di una cultura dell’alterità, pubblicato il 30 giugno scorso; nello specifico il contributo è pubblicato alle pagine 201-220 ed è liberamente fruibile in formato .pdf a questo link).

«Nel corso degli anni, c’è stato un progressivo riconoscimento dei diritti sessuali delle persone con disabilità fisiche, mentre nella disabilità intellettiva i corpi restano invisibili – argomentano Fedeli e Di Barbora nell’abstract –. La compromissione delle abilità comunicative considerate normative apre la strada a paure antiche, legate a una sessualità esplosiva, perversa, diabolica, in quanto priva di controllo razionale e di intelletto maturo. Il modo più immediato per esorcizzare queste paure è quello di de-sessualizzare e de-genderizzare il corpo, non più visto come alieno ma come neutro. Obiettivo del presente articolo è quello di indagare i meccanismi che rendono invisibili i corpi delle persone con disabilità intellettiva, private non solo dei diritti sessuali, ma anche della propria identità di genere. Questa analisi sarà condotta discutendo il dispositivo culturale sottostante: ridurre la disabilità al substrato biologico della menomazione, così come la costruzione sociale del genere al sesso biologico». (Simona Lancioni)

Si ringrazia Andrea Pancaldi per la segnalazione.

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, insieme all’immagine utilizzata, per gentile concessione.

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La 24ª Conferenza Internazionale sull’Educazione dei Sordi (ICED)

4 Luglio 2025 - 2:01pm

Sarà questa volta Roma, dal 7 all’11 luglio, ad ospitare la “24ª Conferenza Internazionale sull’Educazione dei Sordi (ICED)”, denominata “More than Words – Più delle parole”, momento di incontro, scambio e condivisione nel campo della formazione delle persone sorde e con ipoacusia che viene organizzato ogni cinque anni in Paesi diversi, riunendo migliaia di ricercatori, insegnanti, dirigenti scolastici e genitori nonché autorevoli esperti internazionali in diversi settori

Dal 7 all’11 luglio l’Auditorium della Tecnica di Roma ospiterà la 24ª Conferenza Internazionale sull’Educazione dei Sordi (ICED), denominata More than Words – Più delle parole, momento di incontro, scambio e condivisione nel campo della formazione delle persone sorde e con ipoacusia che viene organizzato ogni cinque anni in Paesi diversi, riunendo migliaia di ricercatori, insegnanti, dirigenti scolastici e genitori nonché autorevoli esperti internazionali in settori quali la psicologia, la medicina, l’audiologia, la linguistica, la sociologia, l’accessibilità, le arti, la logopedia e la tecnologia.
L’incontro è organizzato dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), insieme alla Scuola Magarotto (Istituto Statale per l’Istruzione Specializzata per Sordi), oltreché con il sostegno della Fondazione Famiglia Rana, della Stichting Kentalis International Foundation, del Rochester Institute of Technology di Segni di Integrazione (Lazio Cooperativa Sociale ONLUS) e della Società Hassler Roma. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ampio approfondimento sulla conferenza. Per ulteriori informazioni: info@iced2025.com.

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Per un’adeguata presa in carico delle persone con lesione midollare: il Tavolo di Lavoro del Veneto

4 Luglio 2025 - 1:29pm

«La persistente assenza di una presa in carico continuativa e strutturata per le persone con lesione midollare cronica – sottolinea il presidente della Federazione FAIP Falabella – è purtroppo diffusa in molte Regioni italiane. Per quanto riguarda il Veneto, è apprezzabile l’avvio di un Tavolo di Lavoro Tecnico Scientifico su tale tema e in esso è molto importante, per ottenere buoni risultati,  la partecipazione attiva delle strutture con Unità Spinali e quella della FAIP Veneto» Un giovane con leesione midollare

«Ho accolto con grande soddisfazione l’impegno con cui la Regione Veneto ha promosso e sostenuto l’attivazione di un Tavolo di Lavoro Tecnico Scientifico sulla presa in carico delle persone con mielolesione, iniziativa che dimostra attenzione, responsabilità e capacità di ascolto verso un tema di fondamentale rilevanza per la vita e i diritti delle persone con lesioni al midollo spinale»: lo dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con Lesione al Midollo Spinale), ritenendo inoltre «incoraggiante vedere come, all’interno di quel Tavolo, si stiano affrontando con serietà e competenza aspetti cruciali, quali l’aggiornamento della gestione extra ospedaliera, la costruzione di percorsi riabilitativi integrati nella fase post-acuta e il tema dell’appropriatezza degli interventi. In tal senso, la partecipazione attiva delle strutture con Unità Spinali Venete e della FAIP Veneto rappresenta senz’altro un elemento di straordinaria importanza, testimoniando la capacità delle realtà territoriali della nostra Federazione di farsi interlocutori autorevoli nei confronti delle Istituzioni, mantenendo sempre al centro il valore della persona e la tutela dei suoi diritti».

«E tuttavia – aggiunge il Presidente della FAIP -, non possiamo ignorare la forte criticità emersa in questi primi incontri: la persistente e preoccupante assenza di una presa in carico continuativa e strutturata per la persona con lesione midollare cronica. Si tratta di una lacuna grave, che purtroppo non riguarda solo il Veneto, ma che riflette una prassi carente e diffusa in molte Regioni italiane, evidenziando un vuoto assistenziale e culturale che mina la qualità della vita delle persone, compromette i loro diritti fondamentali e rischia di vanificare i progressi ottenuti nella fase acuta e post-acuta».
«Anche per questo – conclude Falabella -, esprimo profonda gratitudine e stima nei confronti della FAIP Veneto che, ancora una volta, si dimostra all’altezza della responsabilità affidatale. L’azione concreta di essa, infatti, il costante lavoro di sensibilizzazione e la capacità di dialogare in modo costruttivo con le Istituzioni locali, rappresentano un modello da seguire a livello nazionale. Perché solo attraverso un’alleanza reale tra associazioni, professionisti e istituzioni potremo costruire un sistema realmente inclusivo, capace di garantire continuità assistenziale, risposte personalizzate e, soprattutto, il rispetto pieno dei diritti costituzionali delle persone con lesione al midollo spinale, troppo spesso negati o disattesi». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteria@faiponline.it.
Al Tavolo di Lavoro Tecnico Scientifico per la presa in carico dei pazienti con mielolesioni, promosso dalla Regione Veneto, partecipano le strutture con Unità Spinali del Veneto e la FAIP Veneto (Federazione delle Associazioni Italiane di Persone con Lesione al Midollo Spinale).
I temi che vi vengono trattati sono stati suddivisi in 3 sottogruppi, vale a dire Aggiornamento della gestione della fase extra ospedaliera; Percorsi riabilitativi integrati in fase post acuta; Appropriatezza. Dai primi incontri del Tavolo – come sottolineato nel presente contributo dal presidente della FAIP Falabella – è emersa una preoccupante mancanza della presa in cura della persona mielolesa cronica.

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“Live for All”: per un sistema spettacolo che non lasci indietro nessuno

4 Luglio 2025 - 1:03pm

«Norme e misure capaci di realizzare in concreto un sistema spettacolo che non lasci indietro nessuno: dalle persone con disabilità nel pubblico ai professionisti sul palco. Il tutto passando per la ripresa urgente dell’esame alla Camera della Proposta di Legge 1536, in materia appunto di partecipazione agli spettacoli dal vivo delle persone con disabilità»: lo hanno chiesto al Senato i promotori della conferenza stampa “Una Legge Live for All” Il senatore Scalfarotrto insieme ad alcune partecipanti alla conferenza stampa in Senato

Dopo decine di segnalazioni e articoli che hanno raccontato le esperienze limitanti e spesso discriminatorie vissute da spettatori e professionisti dello spettacolo con disabilità, dopo un anno dal lancio del Manifesto Live for All (ancora oggi aperto alle sottoscrizioni sulla piattaforma Change.org a questo link), sottoscritto finora da quasi 30.000 persone e dopo cinque anni di attività dell’Associazione AlDiQua Artists (Alternative Disability Quality Artists) , si è finalmente arrivati in Senato, per la conferenza stampa Una Legge Live For All, presentata nei giorni scorsi anche sulle nostre pagine.
L’evento, promosso dal senatore Scalfarotto e organizzato dal Comitato per i concerti accessibili e alla pari, insieme alla citata Associazione AlDiQua Artists, ha voluto portare all’attenzione delle Istituzioni e di tutto il mondo della politica i diritti, troppo spesso negati, delle persone con disabilità, per un accesso equo al mondo degli spettacoli dal vivo.
Per AlDiQua Artists e per il Comitato per i concerti accessibili e alla pari erano presenti in Senato Chiara Bersani, Valeria Carletti, Marina Cuollo, Federica D’Alessandro, Flavia Dalila D’Amico, Riccardo Di Lella, Marilena Lafornara, Haydée Longo, Alessandro Marziano, Giorgia Meneghesso, Lisa Noja, Simone Riflesso, Sofia Righetti, Arianna Talamona, Valentina Tomirotti e Serena Tummino.

«Il gruppo di attivisti – spiegano i promotori dell’iniziativa – ha chiesto norme e misure capaci di realizzare in concreto un sistema spettacolo che non lasci indietro nessuno: dalle persone con disabilità nel pubblico ai professionisti sul palco. Il tutto passando in particolare per la ripresa urgente dell’esame alla Camera della Proposta di Legge 1536, in materia appunto di partecipazione agli spettacoli dal vivo delle persone con disabilità, stigmatizzando a tal proposito l’interruzione dell’iter della Proposta stessa, ferma ormai da mesi in Commissione Cultura alla Camera. È stata an che sottolineata la necessità di approvare rapidamente gli emendamenti presentati a tale provvedimento, che riflettono le istanze espresse nel Manifesto Live for All. Dall’altro lato, si è richiesta l’assunzione di impegni precisi da parte del Governo per garantire i diritti di artisti/artiste e lavoratori/lavoratrici dello spettacolo con disabilità, assicurando pari opportunità e il pieno riconoscimento della loro professionalità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Flora Casalinuovo (flora.casalinuovo@mateagency.it).

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