Aggregatore di feed
Chi succederà a Vienna quale città più accessibile dell’Unione Europea?
«La tua città è “leader” nell’accessibilità? O è impegnata a compiere progressi significativi in tale àmbito? Incoraggiala a candidarsi all’Access City Award 2026!»: è dunque tempo, per le città dell’Unione Europea con oltre 50.000 abitanti (o per le aree urbane composte da due o più città con una popolazione complessiva di oltre 50.000 abitanti, se si trovano in Paesi dell’Unione con meno di due città che abbiano più di 50.000 abitanti) di candidarsi alla sedicesima edizione del “Premio Europeo alla città più accessibile”, iniziativa organizzata sin dal 2010 – come abbiamo raccontato in questi anni -, dalla Commissione Europea, insieme all’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, allo scopo appunto di dare visibilità e premiare quelle città che abbiano preso iniziative esemplari per migliorare l’accessibilità nelle abitazioni, negli ambienti di lavoro, nei trasporti, nelle strutture ricreative e culturali del proprio ambiente urbano, nonché nell’àmbito delle tecnologie della comunicazione.
Le iscrizioni sono aperte fino al 9 settembre e le città vincitrici riceveranno premi in denaro di 150.000 euro alla prima classificata, 120.000 euro alla seconda e 80.000 euro alla terza. Quest’anno, inoltre, verrà assegnata anche una menzione speciale per l’accessibilità nell’abitare a una città che stia affrontando la crisi abitativa, garantendo al contempo l’accessibilità alle persone con disabilità. Fermo restando che la giuria europea potrà anche decidere come sempre di assegnare altre menzioni speciali.
I vincitori verranno annunciati il 4 e 5 dicembre, durante una cerimonia di premiazione in occasione della Giornata Europea delle Persone con Disabilità.
Come si può notare dall’Albo d’Oro dell’Access City Award, che proponiamo nel box in calce, l’unica città del nostro Paese ad aggiudicarsi finora il primo premio è stata Milano che, come avevamo anche raccontato a suo tempo, non aveva ritenuto il riconoscimento come un traguardo raggiunto, ma piuttosto come un punto di partenza per diventare sempre più accogliente e accessibile non solo alle persone con disabilità, ma a tutti, grazie anche alla continua e costante pressione delle Associazioni impegnate nel settore.
In occasione poi di un’edizione successiva, vi era stata una menzione speciale per Firenze, andando ad aggiungersi a quelle ottenute negli anni precedenti da altre città italiane, vale a dire Arona (Novara), Alessandria e Monteverde (Avellino). (S.B.)
Access City Award – Albo d’oro
2011: Ávila (Spagna)
2012: Salisburgo (Austria)
2013: Berlino (Germania)
2014: Göteborg (Svezia)
2015: Borås (Svezia)
2016: Milano
2017: Chester (Inghilterra)
2018: Lione (Francia)
2019: Breda (Olanda)
2020: Varsavia (Polonia)
2021: Jönköping (Svezia)
2022: Lussemburgo (Lussemburgo)
2023: Skellefteå (Svezia)
2024: San Cristóbal de La Laguna (Spagna)
2025: Vienna (Austria)
L'articolo Chi succederà a Vienna quale città più accessibile dell’Unione Europea? proviene da Superando.
Riproduzioni accessibili di opere d’arte in mostra gratuitamente a Viareggio
Il 19 e 20 luglio a Viareggio (Sala Vangi di Principino Eventi, Viale Marconi, 130), nell’àmbito del convegno Consumatori e Disabilità: verso un nuovo modello di consumerismo inclusivo, organizzato da Consumers’ Forum, verranno esposte e saranno fruibili gratuitamente numerose riproduzioni tattili “parlanti” e in Lingua dei Segni di celebri opere, curate da un gruppo interdisciplinare di esperti composto da Dino Angelaccio, Odette Mbuyi e Carlo D’Aloisio.
Tra le altre opere accessibili in mostra, vi saranno anche La crocifissione bianca di Marc Chagall, il mosaico bizantino della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna e quello del Mausoleo di Galla Placidia, sempre a Ravenna.
«Sarà una mostra totalmente gratuita, per richiamare l’attenzione sul tema dell’accessibilità universale e dell’inclusione dal punto di vista delle persone con disabilità, in qualità di consumatori e utenti anche dei beni artistici», sottolineano da Consumers’ Forum, ente indipendente di cui fanno parte Associazioni di consumatori, imprese industriali e di servizi e le loro Associazioni di categoria, oltre a rappresentanze delle Istituzioni. (S.B.)
L'articolo Riproduzioni accessibili di opere d’arte in mostra gratuitamente a Viareggio proviene da Superando.
“Autonomia e Cooperazione”: il campo estivo promosso dall’IRIFOR Campania
Frutto di un progetto giunto alla sua ottava edizione e rivolto a persone con disabilità visiva e ulteriori minorazioni, il campo estivo denominato Autonomia e Cooperazione, promosso dall’IRIFOR della Campania (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI), con base a San Gregorio Matese (Caserta), si è caratterizzato nei giori scorsi per innovazione, con il suo “stile scout” che ha visto i partecipanti imparare ad installare tende, a costruire strutture in legno e a svolgere altre attività con le dovute accortezze.
Nel corso degli ultimi giorni, inoltre, il campo ha beneficiato della collaborazione dell’Amministrazione Comunale di San Gregorio Matese, dell’operatività dell’Ufficio Municipale della Protezione Civile e degli operatori del Servizio Civile Universale. Il sindaco e gli assessori della città, quindi, insieme ai giovani in Servizio Civile, hanno consentito ai diciotto partecipanti, accompagnati dai propri operatori e volontari, di svolgere due attività fondamentali: una giornata in piscina e un percorso multisensoriale presso la Cipresseta di Fontegreca.
La giornata in piscina ha permesso infatti ai partecipanti di scoprire il proprio corpo e di migliorare la coordinazione, acquisendo competenze utili per l’autonomia personale, mentre il percorso multisensoriale ha permesso di toccare le foglie del cipresso, i suoi frutti e abbracciare l’albero, creando un momento di intimità tra l’uomo e la natura.
Nel ringraziare l’IRIFOR Campania e l’Amministrazione Comunale di San Gregorio Matese, per la grande collaborazione, Giulia Antonella Cannavale, presidente dell’UICI di Caserta (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), ha sottolineato come «la collaborazione tra Associazionismo e Pubblica Amministrazione abbia garantito lo svolgimento di attività capaci di far acquisire e potenziare competenze di autonomia personale e autostima dei partecipanti». Concetti ripresi anche da Vincenzo Del Piano, direttore scientifico dell’IRIFOR, che ha espresso a propria volta «soddisfazione per l’importante collaborazione costituitasi tra le Associazioni e l’Amministrazione Comunale, sottolineando l’impegno profuso per il raggiungimento dell’autonomia personale dei partecipanti». «In tal senso – ha aggiunto – l’IRIFOR continuerà ad offrire opportunità sempre più interessanti per la conferma dei diritti di tutte le persone cieche e ipovedenti del territorio, per l’acquisizione di competenze e strumenti che permetteranno di avere le stesse pari opportunità di vita». (S.B.)
L'articolo “Autonomia e Cooperazione”: il campo estivo promosso dall’IRIFOR Campania proviene da Superando.
Disabilità: svolgere insieme continue “prove tecniche di trasformazione”
L’intervento di Giovanni Merlo, direttore della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone fcon Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), intitolato Libere tutte, le persone con disabilità, ma proprio tutte, pubblicato nei giorni scorsi su queste stesse pagine, merita una replica che vorremmo venisse considerata come un contributo ad un dibattito che non può limitarsi tra noi e il direttore della LEDHA perché molto più complesso e articolato e che coinvolge i contesti istituzionali, sociali, economici e culturali in cui viviamo e operiamo.
Diciamo subito che sottoscriviamo il senso generale del suo intervento, sottolineando che il problema non sta in quello che è scritto, ma in quello che non è scritto.
Articoliamo questo nostro intervento in cinque punti.
Punto primo: il cambiamento, anzi, la trasformazione. La portata universale dei temi riproposti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità è tale da giustificare l’utilizzo di un’espressione divenuta di uso frequente: da parte nostra, e da sempre, vi è un’adesione senza se e senza ma. Da qui a considerare esaurito il dibattito su tali temi, e cioè il godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali, per citare uno dei passaggi più significativi del Decreto Legislativo 62/24, quando affronta il principio/strumento dell’accomodamento ragionevole, ce ne vuole. Non perché si debba discutere se debbano essere adattati, ridimensionati o alleggeriti nel loro significato e valore, ma perché il raggiungimento di questi obiettivi di civiltà, fondativi del vivere contemporaneo, non può essere affidato “solo” al valore delle norme, ma richiede approfondimenti, esperienze, progettualità, investimenti. Sono insomma le azioni, i concreti passi con gli inevitabili insuccessi ed errori che hanno il compito di tradurre le norme in un processo di costante e lenta stratificazione, creando condizioni diffuse di consenso per giungere alla concreta applicazione e rispetto di tali princìpi. Esattamente quello che nel nostro piccolo stiamo tentando di fare, convinti che la trasformazione debba vedere nella qualità normativa dell’ordinamento solo un tassello (forse addirittura il più piccolo, anche se indispensabile e strategico), ma che siano poi i mille e mille rivoli delle azioni quotidiane ad alimentare il processo di trasformazione, perché il nemico con cui tutti noi dobbiamo fare i conti sta nella potenza dei pregiudizi, degli stereotipi, dei pigri e accomodanti paternalismi, parenti stretti del qualunquismo, dell’indifferenza civica e dell’assenza di solidarietà. Mille e mille rivoli che un’organizzazione come la nostra che ambisce, per scelta e non solo per obbligo normativo, a qualificarsi come Ente di Terzo Settore, non può lasciare alla libera iniziativa di chi la compone, ma che deve invece programmare, progettare e produrre instancabilmente per concorrere a creare quelle condizioni di rispetto dei princìpi e dei valori fondanti la trasformazione. E qui si innesta il secondo punto: le alleanze.
Tanto più il cambiamento assume dimensioni rilevanti tanto più forti sono e saranno le resistenze che si opporranno al cambiamento. Resistenze a tutto campo (culturali, professionali, organizzative) incluse quelle “inconsapevoli” esercitate da chi vede le persone con disabilità come destinatarie di cure e sostegni che possono ignorare la grande meta della partecipazione su base di uguaglianza con gli altri e che quindi considerano i servizi alla persona la prevalente, anzi l’unica, risposta possibile ai loro bisogni, indipendentemente dalle scelte delle persone su come, dove e con chi vivere.
Se, sommariamente, questo è il campo di gioco in cui stiamo agendo, è per noi imprescindibile agire in modo trasparente nel seguente modo: dichiarare e perseguire (per esempio con le azioni progettuali) in modo coerente le mete della Convenzione ONU, ma, al contempo, comprendere le resistenze da parte di chiunque incontriamo nel nostro cammino e cercare di conquistare, con infinita pazienza, alleati e compagni di cammino. Con delle priorità, dettate non da valutazioni di maggiore o minore importanza dei soggetti con cui tentare di stringere alleanze, ma dalla prevalenza delle sfide che la realtà di propone.
Per essere chiari, vediamo oggi prioritario, nel processo di implementazione della riforma (Legge 227/21) contribuire a costruire quel clima cooperativo che la riforma stessa descrive e che deve (non dovrà, o dovrebbe, ma deve) vedere le Istituzioni della Pubblica Amministrazione, le persone con disabilità e loro familiari e i rappresentanti e soggetti del Terzo Settore agire in modo coordinato e inclusivo, a partire dalla grande e avvincente sfida del protagonismo attivo della persona con disabilità («…per rimuovere gli ostacoli e per attivare sostegni utili al pieno esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, delle libertà e dei diritti civili e sociali nei vari contesti di vita, liberamente scelti», articolo 1, comma 1 del Decreto Legislativo 62/24).
E siamo al terzo punto di questa riflessione: i rischi.
Diffondere e difendere in modo convinto le grandi mete che ci indica la Convenzione ONU significa per noi fare i conti con le tante dimensioni e i volti della contemporaneità (si pensi, ad esempio, alla battaglia culturale sui temi del contrasto alle discriminazioni). In questa semplice, ma indispensabile cornice di consapevolezza crediamo si celi la vera sfida che stiamo vivendo: promuovere l’uguaglianza nei diritti in favore di persone che invece, per lungo, lunghissimo e inaccettabile tempo sono state considerate come persone per cui, in nome della “cura”, si poteva ignorare il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Una sfida che tutti noi abbiamo accettato, resa ancora più complicata dall’epoca che stiamo vivendo e che appare dominata dai disvalori dell’indifferenza verso i beni comuni, dall’accentuarsi delle disuguaglianze multilivello e, non ultimo, da una sorta di accettazione e ineluttabilità dell’avvio di conflitti armati sempre più estesi e globali: una situazione che genera la sensazione di avere intrapreso un compito quasi impossibile da compiere. Se non che, se non che, e proprio per il valore di quelle concrete azioni prima ricordate, sempre più persone (persone con disabilità, loro familiari, operatori pubblici e privati, contesti sociali, ecc.) hanno cessato di “meravigliarsi” dell’approccio alla disabilità basato sui diritti umani, e sono sempre di più i dubbi sull’efficacia del “vecchio” sistema.
Da qui il quarto punto di questo contributo: il coraggio. Avere il coraggio di aprire e provare nuove strade. Un coraggio che c’è, spesso auto-prodotto da tante realtà e da un numero crescente di persone e loro familiari, e che la nostra organizzazione cerca di rinnovare passo dopo passo, progetto dopo progetto.
E infine, il quinto e ultimo elemento che compone questo nostro contributo: il tempo.
Un tempo fatto di lavoro, impegno, critica, tentativi ed errori, e non certo un tempo inerte e silente. Il tempo è indispensabile per fare tutto ciò che sappiamo deve essere fatto, compresa la conversione in chiave inclusiva del concetto stesso di “servizio alla persona”.
Tornando allora al contributo di Giovanni Merlo confessiamo che, al termine della sua lettura, ci siamo detti che tutto quanto lì esposto non aiuta, nel senso che non ci fa pensare o intravedere cose che non fossero già note e, per quanto ci riguarda, condivise. Non ci consideriamo né più preparati né più impreparati di altri, ma quel modo di descrivere le mete della Convenzione ONU crediamo abbia fatto il suo tempo, che non serva più di tanto, soprattutto perché ignora quel tanto (o quel poco, a seconda dei punti di vista) che si sta facendo, perché oggi è vitale impegnare tutte le nostre energie per compiere ogni azione utile a concretizzare in politiche e prassi la Convenzione ONU.
Per quanto ci riguarda, avendo appena concluso un’Assemblea Nazionale che si è assunta il compito di traguardare il 2030 come soglia temporale entro cui “devono accadere delle cose” nella nostra organizzazione, abbiamo condiviso gli elementi essenziali del nostro cammino prossimo venturo:
° Promuovere e garantire il protagonismo della persona con disabilità: ANFFAS ha mutato la propria genesi fondativa ed è divenuta Associazione di Famiglie e di Persone con Disabilità, ha fatto della partecipazione della persona con disabilità uno “standard di qualità” imprescindibile in tutte le iniziative progettuali degli ultimi dieci anni, ha attivato la prima piattaforma nazionale degli autorappresentanti, ha costituito una rete con oltre 50 sportelli per il contrasto alle discriminazioni e la tutela delle vittime.
° Definire la centralità strategica del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato: abbiamo agito, spesso in splendida solitudine, nel promuovere anche nelle aule di giustizia il valore strategico dell’articolo 14 della Legge 328/00 e continuiamo a difendere il principio di autonomia e indipendenza delle persone con disabilità, anche rispetto agli aspetti economici, tutelandone i diritti nei confronti delle pretese illegittime relative alla compartecipazione al costo dei servizi.
° Conoscere il quadro normativo e affinare la capacità tecnica-operativa basata su modelli e strumenti scientificamente validati è elemento imprescindibile per l’appartenenza e la permanenza nella nostra rete associativa e gestionale.
° Tradurre in termini concreti e distintivi la riforma del Terzo Settore attraverso il Codice di Qualità e Autocontrollo impostato e tratto dalla Convenzione ONU, assunta come “manuale di qualità” a cui riferirsi per lo svolgimento delle proprie attività, siano esse attività di advocacy che di gestione ed erogazione di sostegni.
E infine, per venire e concludere sul tema dei servizi, abbiamo maturato la serena e lucida consapevolezza che l’approccio alla disabilità basato sui diritti umani comporta la conversione del sistema dei servizi, così come siamo convinti che occorre dirigere altrettanti sforzi per allestire contesti di vita sempre più inclusivi. Ma per le ragioni esposte nei cinque punti di questo intervento, occorre, e da subito, aprire una stagione in cui si inizi a progettare, programmare per poi sperimentare un nuovo sistema in sostituzione del vecchio.
Dobbiamo affrontare ora, e non domani, temi come la flessibilità organizzativa del lavoro, la gestione di spazi e attività in contesti comunitari nel rispetto della sicurezza, le nuove professionalità necessarie ad affrontare le sfide generate dalla visione inclusiva dei contesti e dei servizi, il riesame dal punto di vista giuridico dei livelli di responsabilità degli operatori nell’attuazione di esperienze inclusive, l’abbandono delle attuali forme e strumenti utilizzati dalla Pubblica Amministrazione per verificare l’appropriatezza dei sostegni erogati in favore di forme e strumenti che verifichino, a partire dal coinvolgimento della persona con disabilità e di chi la rappresenta, l’effettivo esito in termini di miglioramento della qualità di vita, il finanziamento del nuovo sistema basato sui sostegni, il mantenimento (per quali situazioni, con quali standard di funzionamento, con quali livelli di piena tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali della persona) di servizi specialistici per affrontare le difficoltà che la persona può incontrare nel corso della sua vita, le concrete misure e politiche a sostegno dei familiari, anche in termini di politiche previdenziali, la stesura e l’avvio di programmi sulle necessità abitative dettate dall’incremento dei progetti di vita autonoma e indipendente.
Se non parliamo di questo, il grande rischio che abbiamo di fronte è assistere alla saldatura di tre soggetti (o meglio, di parti di essi) che manifestano, per diversi motivi, inerzie e resistenze alla trasformazione: Pubblica Amministrazione che non intende modificare le prassi consolidate di una presa in carico prevalentemente assistenziale e in perenne emergenza (si vedano le lunghissime liste di attesa per la fruizione di servizi, soprattutto residenziali), soggetti gestori di servizi anche di Terzo Settore che non intendono “cambiare il certo per l’incerto”, familiari preoccupati dall’attenuazione dei sostegni sin qui ricevuti e poco convinti della concretezza delle mete di libertà, indipendenza e non discriminazione proposti dalla Convenzione ONU.
Occorre invece – facendo tesoro di quanto di positivo si sta muovendo nel Paese, sia sul versante della Pubblica Amministrazione che su quello delle gestioni di servizi, che da tanta parte dell’Associazionismo familiare e delle persone con disabilità – svolgere insieme continue “prove tecniche di trasformazione”. Di questo abbiamo bisogno, e solo ora, al termine di questo contributo, ci permettiamo un cambio di “stile” e ci permettiamo di dire che di certo non abbiamo bisogno di richiami massimalisti.
*Rispettivamente presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) e componente del Centro Studi Giuridici e Sociali dell’ANFFAS Nazionale.
L'articolo Disabilità: svolgere insieme continue “prove tecniche di trasformazione” proviene da Superando.
IMMISSIONI IN RUOLO 25/26- ACCANTONAMENTO POSTI VINCITORI CONCORSO DDG n. 3059/2024 GRADUATORIE DOPO 31 AGOSTO 2025
Nota 164875 del 18 luglio 2025 - Organici personale ATA as 2025/2026
Schema di decreto interministeriale recante la revisione delle dotazioni organiche del personale ATA per l’anno scolastico 2025/2026. Disposizioni concernenti la definizione dei criteri e dei parametri per la determinazione degli organici del...
Personale Docente – AVVISO D.M. n. 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente, a.s. 2025/2026
AVVISO – Apertura delle funzioni per la presentazione delle istanze di partecipazione alle procedure di attribuzione dei contratti a tempo determinato
AVVISO D.M. n. 137/2025 – Avvio Fase 1 Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026
Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune e di sostegno ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del Decreto Ministeriale 26 ottobre 2023, n. 205 – Decreto di...
You must be logged into the site to view this content.
Uno studio sull’esperienza urbana vissuta a Torino da persone con disabilità visiva
Come segnala l’APRI di Torino (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti), la studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Antropologia all’Università di Torino, Elisabetta Grillo, sta conducendo una ricerca per la propria tesi dedicata all’accessibilità sensoriale del capoluogo piemontese, con particolare riferimento all’esperienza urbana vissuta da persone cieche e ipovedenti.
L’indagine, viene reso noto, intende esplorare il modo in cui suoni, odori, percezioni tattili e sensazioni meno evidenti contribuiscono a costruire la relazione quotidiana con lo spazio urbano, il tutto allo scopo di comprendere più a fondo le strategie utilizzate per muoversi in città e raccogliere testimonianze autentiche, personali e riflessive.
La studentessa è pertanto alla ricerca di persone disponibili a partecipare a un’intervista individuale, da svolgersi secondo le preferenze del partecipante (in presenza, telefonicamente oppure online) e tutti i contributi saranno naturalmente trattati nel rispetto della privacy e della riservatezza. Gli interessati possono scrivere direttamente a lizzi.grillo@gmail.com. (S.B.)
L'articolo Uno studio sull’esperienza urbana vissuta a Torino da persone con disabilità visiva proviene da Superando.
AVVISO D.M. n. 137/2025 Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026
You must be logged into the site to view this content.
DM n. 137/2025 – Decreto di ripartizione del contingente assunzionale del personale docente a.s. 2025/2026 nella regione Calabria – Rettifica
Fare in modo che ogni persona con la SLA trovi il proprio porto ove approdare
«Come il porto è da sempre luogo di approdo e protezione per chi affronta il mare, così questa serata di gala ha voluto essere un segno concreto di solidarietà per chi vive ogni giorno la sfida della SLA (sclerosi laterale amiotrofica)»: è stato presentato così l’evento Porti di Speranza. Uniport & Friends, promosso presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare Caio Duilio di Roma dall’Uniport, l’Associazione Nazionale dei terminalisti e delle imprese portuali, a sostegno dei Centri Clinici NeMO (NeuroMuscular Omnicentre), la rete nazionale di strutture impegnate per la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari e la SLA.
Patrocinata dall’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), la serata ha visto la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni nazionali – tra gli altri il ministro della Salute Schillaci -, insieme a soci, ospiti e amici, uniti dall’intento comune di contribuire a cambiare la rotta di una patologia neurodegenerativa grave, per la quale, come purtroppo è noto, ancora non esiste una cura risolutiva.
Ispiratore dell’evento è stato Francesco Lorenzini, al quale è andata una targa di Uniport, la cui esperienza con la SLA è diventata generatrice di una vera e propria rete di solidarietà. Dopo la diagnosi nel 2023, infatti, da paziente del Centro NeMO di Milano e da socio dell’AISLA, Lorenzini ha scelto di mettere energia, creatività e rete professionale al servizio della cura e della ricerca. Il suo messaggio l’ha elaborato con il puntatore oculare sul comunicatore: «La SLA è una malattia rara che oggi non ha ancora una cura e per questo la ricerca è la nostra possibilità concreta di cambiarne la storia. È la nostra ancora, la nostra rotta, la speranza che tutti possiamo costruire insieme, perché nessuno debba sentirsi solo di fronte alla diagnosi. Io mi ritengo fortunato perché, grazie ai Centri NeMO e all’AISLA, mi sono sentito accolto prima di tutto come persona e, quando un giorno si troverà la cura, mi piace pensare che un piccolo frammento di quel risultato sia anche merito di questa serata, di chi ha scelto di esserci, di chi ha creduto e ha teso la mano alla speranza insieme a me».
«Questa serata – ha commentato Alberto Fontana, segretario dei Centri Clinici NeMO – nasce dallo spirito di alleanza. Quella che unisce indissolubilmente chi affronta il mare, come i nodi marinari, che salvano, che danno fiducia. La medesima alleanza, tra comunità dei pazienti, istituzioni e clinici che quasi vent’anni fa ha dato vita ai Centri NeMO e che oggi ci permette di continuare nel nostro impegno, insieme a nuovi compagni di viaggio. Grazie a Francesco per averci ricordato, ancora una volta, che insieme possiamo continuare a dare risposte di cura alle famiglie che affrontano la malattia e continuare a cercare ciò che ancora non conosciamo».
A soffermarsi sullo studio clinico specificamente sostenuto dalla serata è stata Federica Cerri, neurologa, referente per l’Area SLA del Centro NeMO di Milano: , e di cui è responsabile scientifico: «Uno degli obiettivi di ricerca sulla SLA – ha spiegato – è l’identificazione di nuovi biomarcatori, fondamentali per comprendere la storia naturale della malattia, individuare potenziali target terapeutici e guidare un percorso di cura che sia il più personalizzato possibile. In questa direzione si colloca il progetto NeuroGut, che esplora il microbiota intestinale nella SLA e il suo ruolo nella progressione della malattia».
«Questa serata – ha affermato in conclusione Fulvia Massimelli, presidente dell’AISLA – è stata un’occasione per ricordare che la cura è prima di tutto una responsabilità comune. Alla politica, alle imprese, alle istituzioni, ai cittadini: fatevi portavoce, fatevi promotori. Perché la SLA non aspetta. Non lascia tempo. E se è vero che un porto è un luogo sicuro dove approdare, allora facciamo in modo che ogni persona con SLA in Italia trovi il suo: che non sia il silenzio, ma la cura!». (S.B.)
L'articolo Fare in modo che ogni persona con la SLA trovi il proprio porto ove approdare proviene da Superando.
Bene le novità per lo Sportello Malattie Rare e Metaboliche di Pescara, ora un Tavolo Regionale
“Le malattie non vanno in ferie”: dopo l’annunciata riduzione dell’apertura dello Sportello Malattie Rare e Metaboliche dell’ASL di Pescara nel mese di luglio, avevano protestato con queste parole le organizzazioni abruzzesi Progetto Noemi, Cromosoma della Felicità, Insieme per Silvia, Carrozzine Determinate e Forum delle Associazioni Malattie Rare Abruzzo e la loro protesta è andata decisamente a segno, se è vero che dal 14 luglio quello Sportello ha ripreso le proprie attività nella sede originaria, all’interno degli spazi comuni adiacenti il reparto di Pediatria dell’Ospedale Santo Spirito di Pescara con una stanza dedicata in maniera esclusiva.
La riapertura, disposta dal direttore sanitario Rossano Di Luzio e dal direttore del Dipartimento Materno Infantile Maurizio Rosati, ha segnato il ritorno all’operatività nella struttura ospedaliera, dopo il trasferimento nel Distretto Sanitario di Cepagatti durante la pandemia da Covid. Determinante, in tal senso, si è rivelato un incontro tra le Associazioni, che hanno svolto un lavoro sinergico, e i vertici dell’ASL pescarese.
Le attività dello Sportello, va ricordato, sono molto preziose per centinaia di famiglie. Il personale di esso comprende figure professionali con competenze multidisciplinari, dal dirigente medico referente a tempo pieno con incarico specifico per le malattie rare, al personale infermieristico, dagli psicologi a un operatore per la gestione dei dati.
«Esprimiamo soddisfazione per il ritorno dello Sportello a Pescara – commentano le organizzazioni in precedenza protagoniste della protesta -: si tratta infatti di un risultato concreto, se si pensa che a luglio le aperture sarebbero state solo sei e peraltro nel Distretto di Cepagatti, con notevoli e immaginabili disagi per gli utenti e le numerose famiglie che si rivolgono a questo servizio di assistenza. In queste settimane, dunque, le prestazioni si svolgono di lunedì, mercoledì, venerdì e sabato (ore 11-14), di martedì e giovedì (ore 14-17) e la possibilità di accesso anche al sabato rappresenta un’opportunità aggiuntiva per le famiglie».
«Adesso – aggiungo le organizzazioni – è urgente istituire un Tavolo Tecnico Regionale di confronto permanente, che garantisca una programmazione reale e operativa per il potenziamento del modello organizzativo, attraverso un adeguato rafforzamento delle risorse umane e finanziamenti aggiuntivi dedicati. Occorre infatti sostenere, con tutte le risorse necessarie, un percorso regionale virtuoso e ognuno per le proprie competenze è chiamato a fare la propria parte. Noi lo faremo con determinazione». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: claudioferrante@hotmail.com.L'articolo Bene le novità per lo Sportello Malattie Rare e Metaboliche di Pescara, ora un Tavolo Regionale proviene da Superando.
L’hackathon “IA e Neurodivergenza”: il lavoro come spazio di espressione delle differenze
Un hackathon è un evento, spesso a carattere informatico, dove sviluppatori, designer, e altri esperti si riuniscono per collaborare e sviluppare soluzioni a problemi specifici in un breve lasso di tempo, solitamente un weekend. Ebbene, il 25 e 26 ottobre prossimi a Roma, presso l’Università degli Studi Link, si terrà il primo hackathon in Italia dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per rendere il lavoro più accessibile, inclusivo e sostenibile per le persone neurodivergenti, denominato appunto IA e Neurodivergenza; le iscrizioni per parteciparvi saranno aperte fino al 30 settembre (tramite un modulo online, disponibile a questo link: la partecipazione è gratuita e l’organizzazione coprirà i costi relativi al vitto durante l’evento). Ad organizzare l’iniziativa sono state l’Associazione AssoSoftware, la Fondazione Specialisterne, l’Agenzia per il Lavoro SkillJob, la stessa Università degli Studi Link e l’Associazione Confprofessioni.
«Obiettivo di questo hackathon – spiegano i promotori – è stimolare la progettazione di soluzioni di intelligenza artificiale capaci di migliorare concretamente l’efficacia professionale delle persone neurodivergenti, favorendo ambienti di lavoro flessibili, equi e realmente inclusivi. Le sfide previste toccano temi come la pianificazione delle attività, la gestione degli imprevisti, l’autoregolazione emotiva e sensoriale, l’ottimizzazione dei carichi cognitivi, l’adattamento delle interfacce e l’integrazione con software aziendali esistenti».
L’hackathon è aperto a persone tra i 18 e i 35 anni residenti in Italia, studenti, professionisti, sviluppatori, designer, comunicatori, persone neurodivergenti, referenti nell’ambito della neurodivergenza e innovatori di qualsiasi disciplina interessati a lavorare su idee ad alto impatto sociale. Si potrà partecipare singolarmente o in team da due a quattro componenti, anche senza un’idea già definita.
Durante le due giornate dell’evento, i team lavoreranno all’elaborazione di un’idea di business, che sarà valutata da una giuria di esperti in base ai criteri di innovazione, fattibilità tecnica, coerenza con il tema e valore generato.
Il team vincitore riceverà un premio in denaro di 4.000 euro, corrisposto da AssoSoftware, Skilljob e Confprofessioni, oltre alla possibilità di avere accesso a due sessioni di coaching con esperti dell’Università degli Studi Link. I primi tre team classificati che si costituiranno come impresa potranno inoltre iscriversi gratuitamente per un anno ad AssoSoftware.
«L’hackathon IA e Neurodivergenza – sottolineano ancora i promotori – sarà più di una competizione: sarà un invito a ripensare il lavoro come spazio di espressione e valorizzazione delle differenze. Un’occasione per costruire, con la tecnologia, un futuro più giusto per tutte e tutti». (S.B.)
Ringraziamo Fabrizio Acanfora per la collaborazione.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: organizzazione@assosoftware.it.L'articolo L’hackathon “IA e Neurodivergenza”: il lavoro come spazio di espressione delle differenze proviene da Superando.
Avviso pubblico per la selezione di n. 1 docente per la costituzione delle équipe formative territoriali per l’a.s. 2025-2026 prot. n. AOOGABMI 110913 del 27/06/2025 – Docenti ammessi al colloquio.
You must be logged into the site to view this content.
Decreto Ministeriale 144 del 18 luglio 2025 - Immissioni in ruolo insegnanti religione cattolica
DM n. 137/2025 – Rettifica decreto di ripartizione del contingente assunzionale del personale docente a.s. 2025/2026 nella regione Calabria
You must be logged into the site to view this content.































