D.D.G. prot. n. AOODRCAL29305 del 10 ottobre 2025 – Esito avviso prot. n. AOODRCAL26996 del 22.09.2025
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Abbiamo seguito regolarmente anche quest’anno il Giro d’Italia di Handbike, giunto alla sua quindicesima edizione, che ha abbracciato da Sud a Nord l’intera Italia, da Reggio Calabria a Noventa di Piave (Venezia), da Basiglio (Milano) a Monfalcone (Gorizia), da Seregno (Monza-Brianza) a Pioltello (Milano). Siamo ora a pochi giorni dalla tappa conclusiva, in programma per il 12 ottobre a Bari, dove vi sarà anche l’evento finale dei Campionati Italiani FISDIR‑FCI Faum Cup (la FISDIR è la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali).
«Abbiamo scelto ancora una volta Bari e il suo iconico lungomare per ospitare la finalissima del nostro Giro – dichiara Fabio Pennella, presidente di Solutions & Events Organization che promuove la manifestazione -, un evento che edizione dopo edizione cresce in successo e partecipazione, attirando un numero sempre maggiore di atleti, anche dall’estero, che scelgono di prendere parte a questa straordinaria avventura sportiva». (S.B.)
L'articolo Si concluderà sul lungomare di Bari il 15° Giro d’Italia di Handbike proviene da Superando.
Ritenendo che il numero delle persone contenute nelle residenze sociali e sociosanitarie per anziani che accolgono persone non autosufficienti e con demenza sia un indicatore rilevante per valutare la qualità dei servizi, il Gruppo Solidarietà, importante realtà marchigiana impegnata da oltre quarantacinque anni nella difesa e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità, ha provato a rilevare questo dato nelle Marche.
Dalla richiesta rivolta alle cinque Aziende Sanitarie della Regione, è emerso che «nelle strutture delle Province di Pesaro-Urbino e Ascoli Piceno il livello di contenzione oscilla tra il 75 e l’85%. Dal dato di Fermo non si riesce a desumere una percentuale che presumibilmente può essere assimilabile alle altre due. Non sono presenti i dati delle Aziende Sanitarie Territoriali di Ancona e Macerata. La prima ha ritenuto la richiesta non adeguatamente formulata; la seconda, invece, non ha proprio risposto», spiegano dal Gruppo Solidarietà, che all’indagine ha dedicato uno specifico approfondimento, liberamente fruibile a questo link.
Comunque lo si voglia guardare, osservano ancora dal Gruppo Solidarietà, si tratta di un dato «sufficientemente impressionante», «un indicatore estremamente significativo, che una volta accertato, e soprattutto evidenziato, richiederebbe un’analisi accurata delle cause (è un problema di modello organizzativo? gli standard sono inadeguati? la paura di contenziosi legali? ecc.), e urgenti interventi finalizzati ad una [sua] significativa riduzione. L’auspicio e l’augurio che la pubblicazione di questi dati, possa stimolare, accanto ad analisi e riflessioni, azioni volte a cambiare questa situazione. L’impressione è che troppe volte “una cinta non la si neghi a nessuno”».
Oltre a rendere disponibili i dati e le schede di rilevazione, l’approfondimento del Gruppo Solidarietà è arricchito dai commenti di due esperti, Letizia Espanoli, consulente e formatrice, esperta di servizi a persone con demenza (se ne legga a questo link), e Pietro Landra, geriatra, già direttore della struttura complessa “Geriatria Territoriale” a Torino, attualmente direttore sanitario della residenza sanitaria assistita “Il Trifoglio” di Torino. Due figure amiche del Gruppo Solidarietà, che nel tempo ha ospitato diversi loro contributi sulla propria rivista, «Appunti sulle politiche sociali».
«Quando la cura diventa prigionia. In alcune case per anziani oltre l’80% dei residenti è contenuto. In altre, molto meno. Non è il bisogno clinico a decidere, ma la cultura organizzativa. La contenzione non protegge: mortifica. La vera sicurezza nasce da ambienti adattati, formazione e relazione. La domanda resta: perché in certi luoghi si sceglie di legare e in altri di liberare?», si chiede, tra le altre cose, Espanoli.
Questo, invece, è uno dei passaggi più significativi del commento di Landra: «L’attenzione è stata giustamente focalizzata sulla contenzione meccanica, non dimentichiamo tuttavia che esistono altri tipi di contenzione, in particolare quella farmacologica, meno visibile ma diffusissima. In àmbito psichiatrico la scoperta negli Anni Cinquanta della Clorpromazina (primo farmaco antipsicotico) aveva permesso di ridurre l’uso della contenzione meccanica; nelle nostre RSA ho la sensazione che ciò non avvenga, il farmaco purtroppo non sostituisce le cinture e le sponde, ma si affianca a loro». (Simona Lancioni)
L'articolo Quando la cura diventa prigionia proviene da Superando.
I disturbi del neurosviluppo nel Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, l’appropriatezza dell’uso dei farmaci, l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività) e le dipendenze, la possibile organizzazione della rete di trattamento per l’ADHD stesso da parte delle Regioni, la psicoeducazione per l’ADHD, la didattica per gli alunni con disturbo da deficit di attenzione/iperattività e per tutto esperienze e testimonianze: saranno questi i temi al centro di ADHD nel futuro. Appropriatezza dei trattamenti, normative, e disposizioni nazionali. Buone pratiche cliniche e organizzative, convegno organizzato dall’AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD) per l’11 ottobre a Roma (Hotel Roma Aurelia Antica, Via Degli Aldobrandeschi, 223, ore 9-17.30), cui interverranno esponenti di istituzioni nazionali quali Alberto Siracusano, coordinatore del Tavolo Tecnico sulla Salute Mentale presso il Ministero della Salute e Pier Paolo Olimpieri, dirigente dell’Ufficio Registri di Monitoraggio dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e nonché della Regione Lazio, insieme a numerosi esperti che condivideranno buone pratiche di sanità pubblica, esperienze concrete e progetti innovativi in ambito di ADHD nel panorama nazionale e internazionale.
Il convegno sarà a partecipazione gratuita (con iscrizione a questo link) e si rivolgerà a familiari e adulti con ADHD, studenti, insegnanti di ogni ordine e grado, psicologi/psicoterapeuti, pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, psichiatri/neuropsichiatri, figure educative in tutti gli àmbiti della vita sociale, istruzione, formazione, università, sport e a chiunque altro sia interessato all’ADHD.
«Questo evento – dichiara Patrizia Stacconi, presidente dell’AIFA – che si svolgerà subito dopo la Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre e in questo Mese della Consapevolezza sull’ADHD, ha l’obiettivo di sensibilizzare la società, di far conoscere e diffondere la conoscenza sul disturbo da deficit di attenzione/iperattività nell’arco di vita delle persone, inserendosi tra le attività della nostra Associazione volte a favorire e a garantire l’accesso alle cure specifiche per l’ADHD di prossimità e omogenee su tutto il territorio nazionale. In Italia, infatti, la terapia multimodale specifica per l’ADHD in àmbito del Servizio Sanitario Nazionale, tranne alcune buone pratiche, è tutta da costruire, se è vero che sono l’eccezione i servizi pubblici dove viene attuata la psicoeducazione e che sono ancora insufficienti e difficili da trovare le Unità di Sanità Pubblica attive per l’elaborazione dei Piani Terapeutici per i farmaci specifici. Ancora oggi, tra l’altro, tre Regioni (Basilicata, Calabria e Molise) sono sprovviste di Unità di Sanità Pubblica autorizzate per il trattamento farmacologico specifico per l’ADHD in età adulta, il che significa inaccessibilità alla diagnosi e alla presa in carico terapeutica nel quadro del Servizio Sanitario Nazionale per la grandissima maggioranza delle persone. E ancora, i Centri autorizzati al trattamento farmacologico per l’ADHD spesso operano secondo criteri disomogenei, ad esempio escludendo i pazienti non residenti anche se vivono nel territorio di altro Distretto della stessa ASL o comunque nella medesima Regione oppure applicando limiti di età per gli adulti».
«Il risultato di tutto quanto detto – conclude – è la mancanza di prossimità delle cure, la migrazione extraregionale per molti adulti e famiglie di minori, il sovraccarico delle unità correttamente funzionanti. Come AIFA abbiamo rappresentato le nostre istanze in audizione presso il Tavolo Tecnico sulla Salute Mentale al Ministero della Salute e auspichiamo linee di indirizzo regionali volte a garantire prossimità e omogeneità di accesso ai servizi, diagnosi e trattamento dell’ADHD per minori e adulti, seguendo l’esempio di altre Regioni tra cui il Lazio con la Delibera di Giunta Regionale 292/25». (S.B.)
L'articolo Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) nel futuro proviene da Superando.
«Mi sembrava di non piacere per quello che ero. Nessuno mi avrebbe assunto, quindi ho deciso di aprire un’attività in proprio: oggi Collette non solo ha trovato la sua strada e ha un biscottificio di successo, ma ha un sito e delle pagine social molto seguiti e potremmo definirla a tutti gli effetti una “influencer”, nel senso migliore del termine: perché con la sua intraprendenza e il suo coraggio, può essere di esempio a tante persone e incoraggiarle a scoprire i propri desideri e poi fare di tutto per realizzarli»: lo dicono dall’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), parlando di Collette Divitto, che ha la sindrome di Down ed è un’imprenditrice. «E contrariamente a quanto si potrebbe credere – aggiungono dall’Associazione -, non è l’unica. Fuori dal nostro Paese, infatti, l’imprenditoria è una strada percorribile e percorsa da diverse persone con sindrome di Down, che decidono – con l’aiuto di associazioni, familiari o amici – di trasformare una passione e un talento in un’attività tutta loro. E così non solo trovano un lavoro, ma col tempo lo assicurano anche ad altri».
Proprio dalla storia di Collette Divitto e dei suoi biscotti, di John Lee Cronin e della sua azienda di calzini e di tante altre in giro per il mondo e anche per l’Italia, l’AIPD ha preso ispirazione per lanciare un progetto ambizioso, in occasione dell’imminente Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down del 12 ottobre. «Non una campagna che si risolva nell’arco di pochi giorni – spiega Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’AIPD – che rischia di vedere disperso il messaggio, ma un percorso più ampio e duraturo, capace di produrre un cambiamento reale. Non solo dire qualcosa di rivoluzionario, ma fare qualcosa di rivoluzionario: scardinare cioè gli stereotipi e aprire a nuove possibilità. Vogliamo in sostanza incoraggiare e sostenere le persone con sindrome di Down a credere nelle proprie idee, dando loro l’opportunità di diventare imprenditori. Così facendo vogliamo far compiere un salto in avanti – ma anche in alto – al concetto di inclusione lavorativa. Perché una persona con sindrome di Down che apre un’attività non realizza soltanto il proprio sogno, ma può creare posti di lavoro e spazi di inclusione».
Tornando a Collette Divitto, si parla di una giovane imprenditrice e attivista americana nata nel 1990 con la sindrome di Down. Cresciuta a Ridgefield, nel Connecticut, ha sviluppato fin da piccola una passione per la cucina, in particolare per la preparazione dei biscotti. Spinta anche dalle difficoltà incontrate nel trovare un impiego tradizionale, Collette ha deciso di trasformare la sua passione in un’opportunità imprenditoriale e così, nel 2016, insieme alla madre Rosemary e alla sorella Blake, ha fondato Collettey’s Cookies, azienda che produce e vende biscotti artigianali.
Il suo primo cliente è stato un negozio locale di Boston, che ha venduto 100 confezioni dei suoi biscotti nella prima settimana. Da allora, l’azienda è cresciuta notevolmente, con vendite che oggi superano le 550.000 spedizioni in tutto il Nord America. Spinta da questo successo, Collette ha anche fondato la Collettey’s Leadership, organizzazione no-profit dedicata a fornire formazione e supporto a persone con disabilità, aiutandole a sviluppare competenze imprenditoriali e a raggiungere l’indipendenza.
Collette Divitto, dunque, è la prova vivente che le persone con sindrome di Down possono non solo lavorare, ma anche diventare imprenditori e imprenditrici. E anche in Italia la consapevolezza che questo sia possibile inizia a farsi strada: sempre più persone con sindrome di Down chiedono infatti all’AIPD informazioni e suggerimenti su come realizzare le proprie idee imprenditoriali.
Il quadro generale, purtroppo, resta difficile, nonostante i notevoli passi avanti compiuti negli ultimi quarant’anni e il lavoro continua ad essere un miraggio per la maggior parte delle persone con sindrome di Down: secondo infatti i dati della ricerca Non uno di meno, condotta da Censis per l’AIPD nel 2022, solo il 13,3% aveva un contratto da dipendente o collaboratore. A questo punto, quindi, l’idea è di rovesciare uno stereotipo: «Abituati a pensare le persone con sindrome di Down come persone da includere – dicono dall’AIPD -, proviamo oggi a immaginare che siano loro a includere. Al tempo stesso, viene a cadere un altro stereotipo: che le persone con sindrome di Down siano incapaci di creare e possano, tutt’al più, eseguire».
«Per smentire questo diffuso pregiudizio e contribuire alla creazione, finalmente, di una nuova visione e una nuova cultura della sindrome di Down e della disabilità in genere – sottolinea ancora Salbini -, diamo vita alla prima piattaforma per raccogliere e sostenere idee e progetti di persone con la sindrome di Down, progetti finanziabili principalmente da brand e aziende, ma anche dai privati cittadini».
La piattaforma si chiama Up-With-Down, ossia La piattaforma business con più geni e si presenterà con un taglio aziendale, pensata però per garantire la massima accessibilità.
Il lancio prevede tre fasi successive, la prima delle quali (Coming soon page) potrà consentire alle persone interessate, a partire dal 10 ottobre, di avere un’idea precisa del progetto e di lasciare il proprio recapito e-mail per essere avvisate dell’apertura delle candidature. Successivamente è prevista una Landing Page, in cui, dal mese di novembre, partirà la Call for Ideas e i candidati potranno caricare le proprie idee imprenditoriali. Infine, il 1° maggio 2026, in corrispondenza della Festa dei Lavoratori, arriverà online la piattaforma ufficiale che sarà la vetrina dei progetti inviati e attraverso la quale imprese e privati cittadini potranno iniziare a finanziare.
La relativa campagna di comunicazione, promozione e sensibilizzazione inizia dunque adesso e andrà avanti per i prossimi mesi, contribuendo a tenere viva l’attenzione e a richiamare l’interesse del pubblico fino al 1° maggio, momento sempre particolarmente significativo per l’AIPD, che riconosce nel lavoro il primo, fondamentale strumento di inclusione e autonomia.
«Si tratta di una rivoluzione che avevamo lasciato intendere già il 1° maggio scorso – affermano dall’Associazione -, con l’affermazione Non chiederti cosa puoi fare per me. Chiediti cosa io posso fare per te. La nuova campagna prenderà quindi in prestito il linguaggio della piattaforma per eccellenza dedicata al lavoro, LinkedIn, a confermare il fatto che qui non si parla di “lavoretti” né tantomeno di “passatempi”, ma di professioni e professionisti: perché le persone con sindrome di Down diventano adulte e, come tutti gli adulti, devono essere prese sul serio».
«Il nostro motto è da sempre “Se puoi pensarlo, allora lo puoi fare” – ricordano dall’AIPD -, è il principio e la convinzione su cui si basa la nostra storia, lunga più di 45 anni. Oggi lo diciamo ancora con più forza, mentre invitiamo le persone con sindrome di Down a superare paura e insicurezza, per mettere le ali alle proprie idee. A metter loro le gambe ci proveremo noi, insieme alle aziende, gli imprenditori e tutti coloro che vorranno dare fiducia a questo progetto».
«Il nostro auspicio – conclude dal canto suo Salbini -, ma soprattutto la nostra scommessa, è che grazie alla piattaforma che intendiamo costruire i sogni diventino desideri, i desideri progetti, i progetti realtà».
Da segnalare, infine, che la campagna dell’AIPD, realizzata grazie alla collaborazione dell’Agenzia Anema District, è realizzata nell’àmbito del proprio progetto Forma-mentis, sostenuto da un finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (annualità 2024) e già da noi ampiamente presentato nel settembre scorso. (S.B.)
Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.L'articolo Le persone con sindrome di Down non solo possono lavorare, ma possono dare lavoro! proviene da Superando.
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Nato nel 1986, il Romaeuropa Festival, in corso nella Capitale fino al 16 novembre, continua a intrecciare generazioni e linguaggi tra danza, musica, teatro e creazione per l’infanzia (a questo link se ne può leggere un ampio approfondimento).
Nell’àmbito di esso segnaliamo qui Speaking Cables, progetto della sound artist e performer Agnese Banti, che debutterà domani, 10 ottobre, e sabato 11 per la prima volta al Festival, in versione Expanded, ossia resa accessibile alle persone cieche e ipovedenti. Grazie infatti a uno storyboard cartaceo con mappe tattili, le persone con disabilità visiva potranno seguire la narrazione in tempo reale, con un sistema di segnali che guiderà il percorso sensoriale. (S.B.)
L'articolo “Speaking Cables”, una performance di Agnese Banti accessibile alle persone con disabilità visiva proviene da Superando.
È la più diffusa causa ereditaria di disabilità intellettiva e la seconda causa genetica di autismo, e tuttavia, nonostante l’elevata incidenza, la sindrome X Fragile è ancora poco conosciuta: eventi come quello di domani, 10 ottobre, dunque, che sarà la Giornata Internazionale per la Consapevolezza sulla Sindrome X Fragile (International Fragile X Awareness Day), sono ritenuti fondamentali, dall’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, per accendere l’attenzione della società e delle istituzioni.
In tal senso, dunque, la stessa Associazione Italiana Sindrome X Fragile, insieme alle sue undici Sezioni territoriali, promuove per tutto questo mese di ottobre una serie di iniziative nazionali e locali, dedicate all’informazione, alla sensibilizzazione e alla vicinanza alle famiglie. E sempre per tutto il mese, numerosi Comuni e monumenti storici italiani si illumineranno di blu, colore simbolo della sindrome, tra cui anche il Palazzo Madama a Roma, sede del Senato e il palazzo dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità).
«La Giornata Internazionale del 10 ottobre – sottolinea Alessia Brunetti, presidente dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile – rappresenta certamente un’occasione importante per accendere l’attenzione pubblica sulla sindrome, per promuovere la ricerca scientifica e per sostenere le famiglie. Ma il nostro lavoro prosegue ogni giorno, per rafforzare inclusione e diritti delle persone che convivono con questa condizione genetica. Invitiamo dunque le istituzioni, i cittadini e le cittadine e i media a partecipare alle iniziative da noi promosse, unendosi alla campagna di consapevolezza e illuminando di conoscenza e solidarietà il futuro dei nostri ragazzi». (S.B.)
L'articolo Per illuminare di conoscenza e solidarietà il futuro delle persone con la sindrome X Fragile proviene da Superando.
In Sardegna… con Matteo: è questo il nome del cammino speciale in Sardegna organizzato per Matteo Gamerro, ingegnere di 46 anni di Barone Canavese (Torino), persona con la sclerosi multipla con cui convive da quando aveva 20 anni, già protagonista di coraggiose avventure. La sua nuova sfida ha preso il via ieri, 8 ottobre, da Terralba (Oristano) e si concluderà martedì 14 a Torre dei Corsari, dopo la tappa del giorno 13 a Porto Flavia, nel territorio di Iglesias, al termine di un itinerario appositamente studiato per lui sui sentieri del Cammino di Nostra Signora di Bonaria e del Cammino Minerario di Santa Barbara, toccando Arbus, Guspini e Montevecchio, nella Provincia del Sud Sardegna.
L’ideatrice di questo cammino è Federica Laneri, amante della Costa Verde e della Sardegna più in generale, che frequenta da circa vent’anni l’Isola e che ha sempre promosso con grande entusiasmo. Per questo 2025, dunque, Federica ha progettato e organizzato questa iniziativa unica dal punto di vista dell’impatto inclusivo, sociale, turistico e ambientale. L’ingegnere Gamerro, che comunica con il puntatore oculare, sarà dunque trasportato con la sua joëlette, la nota carrozzina fuoristrada monoruota, da un gruppo di “angeli custodi” lungo le tratte che, partendo da Terralba, come detto, toccheranno il territorio di Marceddì, Arbus, Guspini e Montevecchio, fino ad arrivare a Porto Flavia.
Laureata in Economia e Commercio, con una lunga esperienza lavorativa nel settore turistico, Federica Laneri, appassionata al benessere sociale e della persona, si è diplomata in Naturopatia e dal 2019 è anche docente della scuola secondaria superiore di secondo grado presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, sia sulla cattedra di Sostegno Psicofisico che di Economia Aziendale, dove si è specializzata e abilitata nel 2025. È anche volontaria dell’organizzazione di volontariato La Lumera (Area Natura e Area Salute) e di Pavia nel Cuore.
L’incontro “magico” tra Federica e Matteo è avvenuto a scuola, nel novembre dello scorso anno, e in quel momento Federica ha sentito il desiderio di proporgli sia la sua tesi di specializzazione per UniLink sia il cammino in Sardegna. La risposta di Matteo è stata «per me non ci sono problemi» ed è diventata la base di una sorta di “patto”, che si è trasformato nel motto Si può fare.
Ricorda Federica: «Dopo la tesi siamo stati invitati a Roma, all’università, e successivamente sono riuscita anche ad organizzare un incontro nel carcere della città con i detenuti che frequentavano la scuola dove ho insegnato nell’anno 2024-2025, realizzando momenti davvero unici per tutti i partecipanti».
Matteo è sempre stato una persona entusiasta, molto curioso, un grande sportivo e ha sempre amato viaggiare ed esplorare, così come tutta la sua famiglia. Dopo avere accettato, compreso e assecondato il grande cambiamento nella sua vita al momento della diagnosi, ha ricercato e trovato un modo per non fermarsi e vivere i viaggi sotto un’altra forma. Per lui l’esperienza dei cammini è il significato stesso di una vita ben spesa, all’insegna della voglia di conoscere e di sperimentarsi.
Quando si racconta, Matteo ricorda che la diagnosi di sclerosi multipla è arrivata quando aveva 20 anni, una forma progressiva che non si ferma ed è in carrozzina da 16 anni. Non smette però di “rimettersi in cammino” verso i suoi sogni, facendo cose apparentemente impossibili. Ha una laurea in Ingegneria, vive in una casa immersa nella natura in Piemonte e ora, come sopra accennato, per comunicare usa il puntatore oculare per scrivere, al PC e sui social.
Dal 2015 ad oggi ha scritto cinque libri tra cui 2 grandi+2 piccole e 4 uguali. In un’intervista rilasciata qualche tempo fa all’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), ha dichiarato: «Adoro viaggiare e scoprire il mondo. Questo turismo lento mi dà la possibilità di entrare in contatto con le anime e incontrare il cuore di coloro che ho la fortuna d’incrociare sulla mia strada. Ma questo è possibile solo grazie a belle persone che mi regalano una parte preziosa del loro tempo. A me questa condivisione dà molta forza e spero di restituire loro tanta gioia!».
Matteo ha già percorso due volte il Cammino di Santiago e 1.300 chilometri del Cammino di San Michele e come testimonianza sono stati realizzati due docufilm, che verranno proiettati in Sardegna a Terralba, Guspini e Arbus, per fare conoscere a un pubblico vasto le sue imprese.
Il cronoprogramma preciso e puntuale dei sette giorni del viaggio di Matteo è stato definito in base alle conoscenze di Federica del territorio, con il supporto e la collaborazione di amici, guide ambientali-escursionistiche, sparsi nei vari luoghi indicati, tutti detentori di conoscenze e professionalità speciali. E ogni tappa e luogo toccato dal cammino di Matteo saranno occasione di attività di accoglienza, ristoro, esperienze umane e sociali, scambi culturali con amministratori locali, studenti, cittadini, associazioni.
*Giornalista e consulente di comunicazione; tutrice volontaria per il Tribunale dei Minorenni di Milano; segretario-tesoriere dell’Associazione Insieme nel Viaggio.
Tutto il percorso di In Sardegna… con Matteo e le diverse iniziative ad esso legate possono essere seguite in diretta a questo link. Per approfondimenti e/o interviste: roberto.gamerro@sipuofareconmatteo.org.L'articolo In Sardegna… con Matteo: una nuova sfida con la sclerosi multipla proviene da Superando.
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«Ha costruito, a partire dal vissuto familiare, servizi e comunità di riferimento per le persone con lo spettro autistico. La sua è una missione di vita, che sostiene il prezioso e amorevole accompagnamento clinico-educativo con la formazione delle famiglie e la collaborazione con istituzioni e reti associative. La sua esperienza sollecita e promuove a livello nazionale la ricerca di soluzioni nuove e durature di inclusione»: è questa la motivazione del Premio Poeta Sociale 2025 consegnato al presidente dell’ANGSA Nazionale (Associazione Nazionale Genitori di perSone con Autismo) Giovanni Marino, nel corso della manifestazione Poeta Sociale per il Bene Comune, giunta alla sua seconda edizione e tenutasi a Verona dal 1° al 5 ottobre.
Tale riconoscimento «celebra persone che, attraverso il loro impegno sociale, culturale e umano, diventano “creatori di speranza” in tempi di conflitti e ingiustizie. Il premio è dedicato a uomini e donne che: promuovono concretamente accoglienza e inclusione».
Nel filo di queste parole c’è la vita intera di Giovanni Marino e i tratti che caratterizzano la struttura residenziale, nata per dare assistenza e futuro ai suoi due figli con autismo grave, operativa a Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) e considerata modello di eccellenza finalizzato all’inclusione delle persone con autismo.
La struttura ospita 12 adulti maschi e ha fatto nascere La locanda Tre Chiavi, una mensa solidale in cui lavorano otto persone dai 20 ai 40 anni con disturbo dello spettro autistico. Si tratta di un progetto attivato nel 2014 con due finalità: inserire i ragazzi con autismo nel mondo del lavoro, e praticare solidarietà; la locanda, infatti, serve pasti gratuiti alle persone bisognose ed è l’unica mensa sociale del territorio.
«Le realtà residenziali nate dai genitori della nostra ANGSA – afferma Marino – sono ad oggi considerate modelli di riferimento nazionali e internazionali. Spesso sono state il luogo di passaggio, a volte non ultimo e definitivo, verso la deistituzionalizzazione di alcune persone con autismo che vivevano condizioni segreganti».
«I genitori di ANGSA – aggiunge – da sempre si interrogano sul modo di fare le domande ai propri figli, di “ascoltare” le loro risposte, interpretarle spesso, con il mandato poi di soddisfarle in modo flessibile e tempestivo, perché quei bisogni espressi sono reali e attuali, non procrastinabili. Tra le varie opzioni, le residenze non sono un obbligo, ma una possibilità, per alcuni la più adeguata a far condurre a molti dei nostri figli una vita che sia il più indipendente possibile». (L.B.)
L'articolo Il “Premio Poeta Sociale 2025” a Giovanni Marino proviene da Superando.
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