Aggregatore di feed

Giornata Internazionale del Volontariato: ogni contributo conta

Superando -

Secondo l’ISTAT sono 4,7 milioni i volontari e le volontarie del nostro Paese, pronti a contraddire con i fatti un’idea di società inevitabilmente orientata all’interesse personale. Portano come e dove possono il loro contributo, e “ogni contributo conta”, come sottolinea il tema della Giornata Internazionale del Volontariato di domani, 5 Dicembre, quarantesima edizione di tale evento

«Si dedicano alla collettività senza tornaconto; sono competenti, spesso impegnati su più fronti, dalle azioni quotidiane alle emergenze; rimangono pilastro essenziale della partecipazione nel Paese. Sono i volontari e le volontarie del nostro Paese – 4,7 milioni per l’ISTAT – celebrati nella Giornata Internazionale del Volontariato di domani, 5 dicembre, che pronti a contraddire con i fatti un’idea di società inevitabilmente orientata all’interesse personale, portano come e dove possono il loro contributo, e “ogni contributo conta”, come sottolinea il tema della Giornata di quest’anno, giunta alla quarantetsima edizione»: lo si legge in una nota diffusa congiuntamente dal Forum Nazionale del Terzo Settore, da CSVnet (Associazione Centri di Servizio per il Volontariato) e dalla Caritas Italiana, ove si aggiunge che «i volontari generano impatto visibile e insostituibile a favore della coesione sociale del Paese. La loro azione, come ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è “generosa espressione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale sanciti dalla Costituzione”».

«In un’epoca storica in cui è facile essere pervasi da un senso di impotenza rispetto agli orrori delle guerre e alle forti tendenze individualistiche ed egoistiche – dichiara Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore -, i volontari sono una fonte inestimabile di pace e solidarietà. Non solo: l’impegno volontario genera cambiamento sociale e svolge un ruolo attivo nello sviluppo del Paese: va quindi promosso, tutelato e valorizzato, attraverso un lavoro congiunto di Istituzioni e Terzo Settore».
«Il messaggio scelto quest’anno dalle Nazioni Unite – afferma dal canto suo Chiara Tommasini, presidente di CSVnet – coglie perfettamente il senso più profondo del volontariato: partecipare è sempre importante. Il tempo che una persona decide di donare agli altri produce un valore reale e misurabile. In vista del 2026, che sarà l’Anno Internazionale dei Volontari per lo Sviluppo Sostenibile, questo richiamo è ancora più forte: il contributo quotidiano di migliaia di volontarie e volontari aiuta le comunità a crescere e a costruire futuro. È su questa energia che il Paese può e deve continuare a investire».
«Il volontariato è scuola quotidiana di umanità e di cittadinanza – conclude don Marco Pagniello, direttore della Caritas Italiana – e ogni gesto gratuito custodisce una forza trasformativa che rigenera i legami, restituisce dignità alle persone e rende le nostre comunità più giuste e solidali. In un tempo segnato da fratture sociali, diseguaglianze e solitudini diffuse, i volontari sono il segno concreto di una speranza che si fa prossimità, ascolto, cura e diventa profezia di un Paese che sceglie di ripartire dagli ultimi, mettendo al centro le persone e le relazioni». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

L'articolo Giornata Internazionale del Volontariato: ogni contributo conta proviene da Superando.

L’autonomia è libertà: il percorso di Laura, istruttrice di orientamento e mobilità

Superando -

Il lavoro di un’istruttrice di orientamento e mobilità, all’opera con persone cieche o ipovedenti, come fa Laura Tessari, è complesso e concreto allo stesso tempo. «Ma quando vedo una persona cieca che attraversa la strada da sola o che prende un autobus senza timore – dice Laura -, mi emoziono sempre un po’. Perché capisco che quello che insegni non sono solo delle tecniche: è la possibilità di andare dove si vuole, con sicurezza e dignità» Laura Tessari all’opera come istruttrice di orientamento e mobilità

Laura Tessari lo dice senza enfasi, come fosse la cosa più naturale del mondo. Eppure è il filo che collega tutta la sua storia. Già educatrice presso la Fondazione Robert Hollman, dove segue bambini con disabilità visiva, oggi è anche un’istruttrice di orientamento e mobilità. Ma questo suo percorso, a ben vedere, da qualche parte stava già scritto quando era poco più che una ragazzina. «Avevo 13 anni – racconta – e in un tema scrissi che il mio sogno era lavorare con le persone con disabilità. Volevo aiutarle a fare quante più cose possibili».
Anni dopo, per una coincidenza di quelle che la vita ogni tanto regala, ha incontrato una sua vecchia insegnante: le ha raccontato del suo lavoro, delle persone che segue, del fatto che una parte grande della sua giornata è dedicata proprio a ciò che aveva immaginato da bambina. «È stato emozionante – dice – mi sono resa conto che quel sogno, in fondo, non l’ho mai tradito».
Sorride, perché non è stato tutto facile: in famiglia qualcuno l’avrebbe preferita avvocata, o magari commercialista. «Loro ci speravano – commenta con una punta di tenerezza -, ma io sentivo che dovevo andare da un’altra parte».

Il lavoro di un’istruttrice di orientamento e mobilità è complesso e concreto allo stesso tempo. Non si tratta soltanto di insegnare a orientarsi in strada, ad attraversare un incrocio o a prendere un autobus. Autonomia significa anche riuscire a gestire la propria casa: cucinare una pasta senza bruciarsi, riordinare, separare i colori dei vestiti, fare una lavatrice, dare un minimo di ordine alla propria giornata. Tutte cose che a molti sembrano scontate, ma che, per chi non vede o vede poco, diventano vere e proprie conquiste.
Per arrivare preparata a questo mestiere, Laura ha frequentato un corso di formazione impegnativo. Una parte, probabilmente la più forte, prevedeva giornate intere bendata. «Non è la stessa cosa chiudere gli occhi per dieci minuti», precisa. «Per capire davvero occorre restare molto tempo senza vedere, finché il cervello non si arrende e prova a riorganizzarsi».

Un’altra bella immagine di Laura Tessari

I primi giorni li ricorda ancora benissimo: «Ero agitata. Per strada avevo paura, anche se la mia formatrice mi seguiva a distanza. Col bastone bianco ho trovato di tutto: marciapiedi rotti, pali messi dove non dovrebbero essere, insegne all’altezza del viso».
E poi l’inciviltà, che sembra sempre sorprendere chi non ci è abituato: «Monopattini gettati di traverso, motorini, biciclette ovunque… più di una volta ho rischiato di cadere. E i ciclisti sul marciapiede, lasciamo perdere».

Quando le chiedo quale sia stata l’esperienza più dura, ci pensa un attimo. Non per trovare la risposta, ma per cercare le parole. «È stato accorgermi di come gli altri ti guardano. Di quanto la tua fisicità – il modo in cui ti muovi, il bastone che tieni in mano – cambi il modo in cui le persone si rivolgono a te. Mi è capitato di chiedere un’informazione e che rispondessero alla mia accompagnatrice, come se io non fossi lì».
Una pausa. «E poi quel tono… quel modo di parlarti un po’ da bambino, come se sapessero già cosa puoi fare o non fare. È difficile da spiegare, ma chi vive la disabilità lo riconosce subito».

Nonostante tutto, o forse proprio per questo, quel percorso l’ha cambiata. «È stato un cammino enorme, per me. Professionale, certo, ma soprattutto umano».
Con le persone cieche e ipovedenti che segue ogni giorno ha imparato che non esiste un modello valido per tutti. «Ci sono metodi collaudati, lo sappiamo. Ma ogni persona ha il suo tempo, il suo modo di imparare, le sue paure e le sue risorse».
Il problema, però, è che in Italia gli istruttori di orientamento e mobilità sono pochi. Pochissimi. «È un lavoro prezioso, ma spesso instabile. Dipende dai finanziamenti, dalle Associazioni, dagli Enti Pubblici. E questo limita moltissimo le possibilità di chi avrebbe bisogno di essere seguito con continuità».
Le chiedo allora cosa servirebbe, secondo lei, per cambiare davvero le cose. «Prima di tutto informazione – risponde senza pensarci troppo -: le persone ignorano, e non lo dico in senso negativo. Non sanno proprio come funziona questo mondo, cosa serve, che cosa significhi non vedere».
E poi – su questo insiste – bisogna iniziare presto. «Fin da bambini. Se la prima esperienza di autonomia arriva a vent’anni, è traumatica. Se invece familiarizzi con gli strumenti da piccolo, tutto diventa più naturale. E pensa che c’è ancora chi ha vergogna del bastone bianco, quando in realtà è una delle più grandi forme di libertà».

Alla fine Laura torna sempre lì: la libertà. «Quando vedo una persona cieca che attraversa la strada da sola o che prende un autobus senza timore, mi emoziono sempre un po’. Perché capisco che quello che insegni non sono solo delle tecniche: è la possibilità di andare dove si vuole, con sicurezza e dignità».

L'articolo L’autonomia è libertà: il percorso di Laura, istruttrice di orientamento e mobilità proviene da Superando.

La riforma della disabilità deve aiutare le persone senza creare nuove barriere

Superando -

Nel corso di una riunione svolta su iniziativa delle Federazioni Regionali lombarde delle persone con disabilità, con rappresentanti istituzionali nazionali e regionali, accanto alle opportunità, sono state esposte anche una serie di criticità relative al percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità, che rischiano di gravare sulle persone con disabilità e che dovranno essere risolte. Dal canto loro, gli esponenti delle Istituzioni si sono impegnati a proseguire il confronto

Su iniziativa delle organizzazioni regionali lombarde delle persone con disabilità LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), si è svolto il 1° dicembre scorso un incontro che ha riunito la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, l’assessora alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alla Disabilità e alle Pari Opportunità della Regione Lombardia Elena Lucchini, rappresentanti degli Assessorati al Welfare e all’Istruzione-Lavoro della stessa Regione Lombardia, dirigenti ministeriali, esponenti regionali e nazionali dell’INPS, oltre ai Presidenti Nazionali di FISH e FAND.

Durante la riunione è stato affrontato il percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità, sempre più orientato alla personalizzazione degli interventi attraverso il Progetto di Vita, una trasformazione già prevista dalla Legge Regionale della Lombardia 25/22 e, a livello nazionale, dal Decreto Legislativo 62/24, attualmente in fase di sperimentazione, nello specifico della Lombardia, nella Provincia di Brescia, con l’estensione, nei prossimi mesi, ad altre sei Province lombarde.
Il Decreto Legislativo 62/24, va anche ricordato, introduce anche una profonda riforma del sistema di certificazione della disabilità, unificando le diverse modalità oggi attive in un unico procedimento.

Accanto alle opportunità, sono emerse dunque anche diverse criticità, che rischiano di gravare sulle persone con disabilità e che dovranno essere risolte. Le Associazioni hanno evidenziato in particolare il tema dei tempi di attesa molto prolungati per l’accertamento, dovuti alla carenza di personale dedicato. Un problema già riscontrato nei primi mesi di sperimentazione sul territorio bresciano.
Sempre nel corso della riunione è stato inoltre sottolineato come l’implementazione del Progetto di vita richieda un forte investimento in coordinamento, monitoraggio e soprattutto formazione, attività già previste sia a livello nazionale che regionale. Tale processo dovrà necessariamente vedere il coinvolgimento attivo delle Associazioni rappresentative delle persone con disabilità.

Le rappresentanti istituzionali presenti hanno preso atto delle questioni sollevate da LEDHA-FISH e FAND, impegnandosi a proseguire il confronto nelle sedi opportune. (Ufficio Stampa LEDHA)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

L'articolo La riforma della disabilità deve aiutare le persone senza creare nuove barriere proviene da Superando.

Quel Disegno di Legge sui caregiver familiari

Superando -

Il “Disegno di Legge sui caregiver familiari conviventi prevalenti” non è apprezzato, a quanto pare, da nessuno dei diretti interessati, e nemmeno dagli esponenti delle Associazioni che hanno partecipato al Tavolo Tecnico Caregiver Familiari, istituito nell’ottobre di due anni fa dalla Ministra per le Disabilità e dalla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali per la stesura di una Proposta di Legge. Diamo spazio a una serie di posizioni espresse

Il “Disegno di Legge sui caregiver familiari conviventi prevalenti” non è apprezzato da nessuno dei diretti interessati, neanche dagli esponenti delle Associazioni che hanno partecipato al Tavolo Tecnico Caregiver Familiari, istituito ad ottobre 2023 dalla Ministra per le Disabilità e dalla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali per la stesura di una Proposta di Legge [se ne legga anche su queste pagine, N.d.R.]. Il Disegno di Legge arriverà in Consiglio dei Ministri dopo l’approvazione della Legge di Bilancio per il 2026 che stanzia la misera cifra di 1,15 milioni di euro per il 2026 e 250 milioni strutturali a partire dal 2027, risorse ritenute “ampiamente insufficienti” dalle organizzazioni.

«Il ddl caregiver familiari sarà discusso in parlamento agli inizi del 2026. Siamo davvero a una svolta: dopo 15 anni di tentativi stiamo per portare in Parlamento una proposta complessiva e sostenibile di riconoscimento dei caregiver», ha dichiarato il 16 novembre scorso in un’intervista su «Avvenire» la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli. «Si dà riconoscimento al caregiver familiare in generale, ma con tutele differenziate, a partire dal “Caregiver familiare convivente prevalente” al quale si riconosce un sostegno economico più importante. Poi a scalare le altre tipologie di chi si prende cura di un familiare con disabilità».
Ma il Disegno di Legge in questione, ancora prima di entrare in Consiglio dei Ministri, ha già provocato durissime reazioni da parte di tutti i diretti interessati, caregiver familiari, Associazioni delle persone con disabilità, CGIL.
La proposta della ministra Locatelli, a seguito di un lavoro portato avanti dal Tavolo Tecnico durato circa due anni, prevede sì alcune novità, ma, a detta degli stessi partecipanti, «non accoglie le nostre richieste né affronta fondamentali capitoli per vedere finalmente riconosciuti anche in Italia i diritti dei caregiver familiari conviventi h24», come i riconoscimenti giuridici, sociali, i contributi a fini pensionistici, oltre che appropriate risorse economiche e supporti psicologici.
Il Disegno di Legge, infatti, presenta dei parametri assai stringenti che riducono la platea degli aventi diritto. Si erogano al massimo 1.200 euro trimestrali (400 euro al mese, poco più di 10 euro al giorno) per il caregiver convivente prevalente che assiste una persona con disabilità grave per almeno 91 ore settimanali, ma con dei paletti che sono il limite del reddito annuo da lavoro di 3.000 euro e un ISEE familiare fino a 15.000 euro.
Il contributo massimo di 1.200 euro ogni tre mesi sarà «compatibile con l’Assegno per i figli e con l’Assegno di inclusione, e anche con le misure di riconoscimento del caregiver familiare previste dalle Regioni», ha precisato Locatelli, aggiungendo che «abbiamo anche messo a disposizione 1,15 milioni di euro per il 2026 al fine di istituire una piattaforma gestita dall’INPS per la raccolta dei dati e l’individuazione della platea stessa».
È questo uno dei punti più controversi, secondo le Associazioni, che evidenziano: «Vogliono fare una legge sui caregiver familiari conviventi ma non hanno nemmeno delineato la quantità degli aventi diritto e al momento le risorse disponibili sono briciole». Locatelli ha aggiunto che «il punto di caduta è il riconoscimento a tutele differenziate mentre il punto di partenza è quello di prendere in considerazione il familiare con un elevato compito di cura».
Ma è davvero considerata in maniera idonea questa figura? Che cosa ne pensano del Disegno di Legge i caregiver familiari h24 che da decenni aspettano di veder riconosciuti diritti e dignità?

Abbiamo chiesto analisi e valutazioni a diversi esperti e persone direttamente interessate. Sofia Donato è la portavoce della Rete Caregiver Familiari Comma 255 che da anni si batte in tutte le sedi istituzionali per il riconoscimento della figura e del ruolo sociale del caregiver familiare come individuo autonomo dalla persona con disabilità di cui si prende cura e come cittadino con diritti soggettivi propri. Donato ha partecipato anche al Tavolo Tecnico istituito sulla materia, ma si dice «ampiamente insoddisfatta, nonostante il grande lavoro svolto».
Riconosce che ci sono aspetti positivi, “troppo pochi”, ma che sono «surclassati da quello che manca» e che, come mamma caregiver h24, rivendica. «Il Disegno di Legge proposto – dice – puntella meritoriamente alcuni criteri per noi imprescindibili quali la convivenza e, almeno, la prevalenza, e per la prima volta pone un limite minimo di 91 ore settimanali di cura in un sistema di riconoscimento a tutele crescenti del caregiver familiare. Ma rimangono tante le criticità che denunciamo: indipendentemente, infatti, dal limite proposto, contestiamo l’uso dell’ISEE familiare, che è un sistema di misurazione del reddito e patrimonio di famiglia e non consente quindi di valutare la capacità economica personale del caregiver familiare a rispondere alla propria sussistenza autonoma. Non riteniamo corretto neanche rivolgersi in primis ai soli inoccupati, quando ben conosciamo con quanta fatica alcuni caregiver familiari mantengano la propria attività lavorativa anche ricorrendo al part-time».
La portavoce di Comma 255 evidenzia infine che «le tutele crescenti dovrebbero prevedere un fisso rivolto a tutti i caregiver familiari per il riconoscimento del proprio ruolo sociale e poi un sistema di valutazione personalizzata del supporto economico a garanzia della propria sussistenza, perché il fine della legge deve essere emancipare il più possibile il caregiver familiare dalla sua condizione».

Da noi contattato, il presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), Vincenzo Falabella, è lapidario e sottolinea «la scarsità dei fondi dedicati per una platea fondamentale che è quella dei caregiver familiari conviventi che svolgono un ruolo preziosissimo per l’intera società, finora non riconosciuto adeguatamente dallo Stato».

Su posizioni di forte perplessità si pone anche Alessandro Chiarini, presidente del CONFAD (Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità). «Il Governo dimostri attenzione, concretamente, per questa categoria, scongiurando il rischio che ancora una volta si approvino leggi scarsamente finanziate, che creano aspettative prima, e delusione e sfiducia poi».

Durissima è Alessandra Corradi, presidente di Genitori Tosti in Tutti i Posti APS e coautrice del libro L’esercito silenzioso. I caregiver familiari italiani. «Anche stavolta – afferma – è stata persa una magnifica occasione. Chi ha scritto questo Disegno di Legge non ha minimamente considerato contributi e suggerimenti di familiari e associazioni presenti al Tavolo Tecnico su previdenze sociali e contributi pensionistici. Allora perché indire un Tavolo con il Ministero del Lavoro?».
Corradi annuncia inoltre che «insieme ai colleghi di tutta Italia, ci batteremo in ogni modo per bloccare questo Disegno di Legge. Si tratta di una battaglia per la dignità delle persone, del loro diritto ad una vita decorosa e di qualità migliore, rispetto al calvario che si affronta quotidianamente» [a questo link è disponibile integralmente anche un comunicato stampa sul tema diffuso da Genitori Tosti in Tutti i Posti APS, N.d.R.].

Valerio Serino, responsabile dell’Ufficio Politiche per il Lavoro e l’Inclusione delle Persone con Disabilità della CGIL, ripete da mesi che quello che andava delineandosi «sarebbe stato inefficace e poco rispettoso per i caregiver». «La valorizzazione del ruolo dei e delle caregiver – dice – non può concretizzarsi con mancette o bonus, inoltre serve una infrastrutturazione di servizi per la presa in carico del bisogno delle persone con disabilità o non autosufficienti».
Il responsabile CGIL sottolinea inoltre un punto specifico di quello che è del tutto assente nel Disegno di Legge: «Ai fini pensionistici, la tutela previdenziale dovrebbe consistere sia nel riconoscere la contribuzione figurativa del caregiver familiare non lavoratore, per il tempo necessario alla cura e assistenza, sia quella di garantire maggiore flessibilità in uscita dal lavoro per i caregiver lavoratori. Questi temi sono stati volutamente omessi nel testo, forse anche per la mancanza di appoggio da parte del Ministero del Lavoro. La specificità che attiene all’individuazione di forme di sostegno per il caregiver lavoratore deve essere incardinata nelle forme di conciliazione definite dal sistema contrattuale, promuovendo intese con le organizzazioni sindacali».

Critica, infine, anche Benedetta Demartis, vicepresidente dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) che ha partecipato ai lavori del Tavolo. «Sono spiccioli per i caregiver h24 che dedicano praticamente quasi tutta la vita ai propri congiunti in condizioni di estrema fragilità. Nelle varie sedute avevamo inoltre chiesto di riconoscere almeno sostegni economici adeguati anche ai caregiver che lavorano part-time, dei contributi figurativi che migliorassero il contributo della pensione al termine dell’età lavorativa, e un congedo anticipato dal lavoro per l’usura che un accudimento di tanti anni procura certamente. Ma nel Disegno di Legge non ve n’è traccia. C’è però la possibilità che il caregiver instauri un contratto lavorativo col congiunto con disabilità per la mansione di assistente, ma in questo caso non avrà diritto al riconoscimento economico dedicato ai caregiver. Ci sembra una forma di discriminazione».

*Il presente contributo è già apparso nella testata «il Fatto Quotidiano.it», con diverso titolo, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

L'articolo Quel Disegno di Legge sui caregiver familiari proviene da Superando.

Affettività e sessualità nelle persone con disabilità: un corso-convegno a Benevento

Superando -

Una sessione scientifica, una sessione “problem solving” e una tavola rotonda: sarà ripartito in questo modo il corso-convegno di taglio scientifico in programma per domani, 5 dicembre, presso l’Università dell’Unisannio di Benevento, sul tema “Affettività e sessualità nelle persone con disabilità: tabù, pregiudizi e approcci educativi e riabilitativi”

Una sessione scientifica (Stereotipi, tabù e diritti), una sessione problem solving (Strategie operative, dall’ascolto al bisogno) e una tavola rotonda (Una rete educativa e sanitaria per le persone con disabilità): sarà ripartito in questo modo il corso-convegno di taglio scientifico in programma per domani, 5 dicembre, presso l’Università dell’Unisannio di Benevento (Palazzo de Simone, Piazza Arechi II), sul tema Affettività e sessualità nelle persone con disabilità: tabù, pregiudizi e approcci educativi e riabilitativi di cui è responsabile scientifico il terapista occupazionale Michele Cuozzo.
Da segnalare, tra gli altri relatori, anche Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). (S.B.)

Ringraziamo Guido Migliaccio (che sarà tra i relatori del corso-convegno) per la segnalazione.

A questo link è disponibile il programma completo, a quest’altro link un approfondimento dell’ANSA Campania sui contenuti dell’incontro.

L'articolo Affettività e sessualità nelle persone con disabilità: un corso-convegno a Benevento proviene da Superando.

“Il Cantiere dei Sogni”: il teatro che va oltre il buio e il silenzio

Superando -

Riuscire a valicare i limiti imposti dalla disabilità, con l’attività teatrale che rappresenta la possibilità di andare oltre se stessi, oltre il buio e il silenzio: è questo “Il Cantiere dei Sogni”, una produzione promossa dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro e realizzata dalla compagnia “Il Cantiere dei Sogni”, composta da ragazzi e ragazze con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale, insieme a volontari e attori amatoriali. Lo spettacolo andrà in scena il 7 dicembre ad Ancona Un’immagine della rappresentazione del “Condominio Sogni”

«Questo spettacolo è molto più di una performance teatrale: è un’esperienza capace di mostrare come talento e creatività possano davvero superare ogni barriera. I componenti della compagnia Il Cantiere dei Sogni stanno infatti vivendo un percorso straordinario, in cui la disabilità non è un limite, ma un’opportunità per esprimersi e ispirare gli altri. Vedere questo progetto arrivare anche ad Ancona, capoluogo della nostra Regione, è per noi motivo di grande soddisfazione»: a dirlo, con giustificato orgoglio, è Rossano Bartoli, presidente della Fondazione Lega del Filo d’Oro, parlando del Condominio Sogni, rappresentazione teatrale che andrà in scena nel pomeriggio del 7 dicembre al Teatro Sperimentale di Ancona (Via Redipuglia, 59, ore 17), una produzione della compagnia Il Cantiere dei Sogni, promossa appunto dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro, per la regia di Gianni Giorgetti e Marinella Sbiroli, con l’adattamento dei testi di Francesco Mercurio e con la voce di Neri Marcorè e del maestro Leonardo De Amicis, rispettivamente testimonial e ambassador della Fondazione stessa.

«Questo spettacolo – viene spiegato – rappresenta un viaggio emozionante che attraverso il potere dei sogni abbraccia un forte messaggio di inclusione: la compagnia teatrale Il Cantiere dei Sogni, infatti, è composta da ragazzi e ragazze con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale, insieme a volontari e attori amatoriali. Grazie alla forza creativa dell’immaginazione, i componenti della compagnia riescono a valicare i limiti imposti dalla disabilità, con l’attività teatrale che rappresenta la possibilità di andare oltre se stessi, oltre il buio e il silenzio, permettendo alle persone di esprimersi sviluppando le proprie capacità». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Lo spettacolo sarà con ingresso a donazione libera e prenotazione scrivendo a eventi@legadelfilodoro.it. Per altre informazioni: Federica Aruanno (f.aruanno@inc-comunicazione.it).

L'articolo “Il Cantiere dei Sogni”: il teatro che va oltre il buio e il silenzio proviene da Superando.

La presentazione di “Disabilità Controcorrente” di Salvatore Cimmino

Superando -

Salvatore Cimmino, persona con disabilità ben nota per le sue imprese natatorie degli anni scorsi nel mondo, volute per sensibilizzare sui diritti delle persone con disabilità, presenterà domani, 5 dicembre, a Roma, nell’àmbito della manifestazione “Più libri più liberi”, il proprio libro “Disabilità Controcorrente” il cui cuore è una Proposta di Legge sull’equiparazione degli infortuni nella vita con gli infortuni sul lavoro, depositata in Commissione Sanità del Senato

Domani, 5 dicembre, a Roma, nel corso dell’incontro denominato Un ponte per…superare insieme le barriere (Persone al servizio delle Persone), promosso nell’àmbito della manifestazione Più libri più liberi – Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria (Sala Marte del Centro Congressi La Nuvola, ore 12), Salvatore Cimmino, persona con disabilità ben nota per le sue imprese natatorie degli anni scorsi nel mondo, volute per sensibilizzare sui diritti delle persone con disabilità, oltreché firma anche del nostro giornale, presenterà il proprio libro Disabilità Controcorrente (Alpes Italia, 2025), il cui cuore è una Proposta di Legge sull’equiparazione degli infortuni nella vita con gli infortuni sul lavoro, depositata in Commissione Sanità del Senato con il titolo Disposizioni in materia di mobilità personale delle persone con disabilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni fare riferimento al sito di Salvatore Cimmino (a questo link).

L'articolo La presentazione di “Disabilità Controcorrente” di Salvatore Cimmino proviene da Superando.

“Sguardi inclusivi sulla città”: da Altamura un video per promuovere l’accessibilità urbana

Superando -

Come si può avere una vita indipendente se una città non è accogliente per chi si muove in maniera “diversa”? È una delle domande da cui sono partite le sorelle Colonna di Altamura (Bari), per realizzare il video “Sguardi inclusivi sulla città”, nell’àmbito del progetto “Pronti per l’indipendenza” di cui è capofila la Federazione FISH, un documento filmato focalizzato sulle barriere presenti in una delle piazze principali della città pugliese Piazza Stazione ad Altamura sulla quale si è focalizzato il video “Sguardi inclusivi sulla città”

Siamo ad Altamura, in provincia di Bari. Un gruppo di giovani decide di incontrarsi e sceglie una delle zone più conosciute e frequentate della città: Piazza Stazione. Come oggi è abitudine, si sentono tramite chat e si scambiano messaggi per richiamare i “ritardatari”: «Sbrigati, dai, che ci vuole?», «il tempo di una maratona a ostacoli». Questa volta, però, non si tratta del solito compagno del gruppo che arriva sempre dopo tutti gli altri, stavolta la ragione del ritardo è data dalle barriere architettoniche che non consentono al ragazzo di accedere al luogo del raduno. La compagnia, infatti, è composta da ragazzi e ragazze con diverse disabilità, e sia che essi si muovano su una sedia a rotelle, sia che abbiano una disabilità sensoriale, sono costretti ad un percorso accidentato, in certi tratti anche pericoloso, visto che la piazza è circondata da barriere che ne rendono difficoltosa la piena e agevole fruibilità.

Questo si può vedere nel video Sguardi inclusivi sulla città (disponibile in YouTube a questo link), realizzato dalle sorelle Felisiana e Lucia Colonna, originarie di Altamura, e finanziato dal progetto Pronti per l’indipendenza di cui è capofila la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nato dalla profonda convinzione che la vita indipendente non sia soltanto un diritto, ma il fondamento di un’esistenza soddisfacente e rispondente alle proprie esigenze e aspettative.
Pronti per l’indipendenza si propone infatti di promuovere l’autonomia e l’inclusione, fornendo formazione e supporto alle persone con disabilità, alle loro famiglie, alle reti territoriali e agli operatori del settore, al fine di creare un ambiente di supporto reciproco e di condivisione di buone pratiche.
Felisiana e Lucia sono partite da due domande basilari: come si può avere una vita indipendente se la città non è accogliente per chi si muove in maniera “diversa”? E poi, come si legge all’inizio del video, ti sei mai chiesto se è accessibile? La realtà che ci presentano si ripete ogni giorno, tante barriere invisibili agli occhi di chi non le vive, ma fin troppo evidenti per chi le affronta non appena esce dalla porta di casa. Un palo piantato in mezzo ad un marciapiede già di per sé stretto obbliga a circumnavigare l’intero isolato per trovare l’unica rampa per l’accesso delle sedie a rotelle. Se si prova comunque a passare dove c’è il palo, il rischio è finire con le ruote giù dal marciapiede, cadere e farsi male seriamente. In alcuni punti bisogna per forza viaggiare sulla strada, con le automobili che sfrecciano accanto alla carrozzina, anche qui con il rischio di incidenti di giorno e ancor più di sera, quando la visibilità diminuisce. E ancora, una persona cieca che usa il bastone bianco per “sentire” il percorso tattile, se quest’ultimo non è fatto a regola d’arte, si ritrova fuori dalle strisce pedonali, magari finisce contro un’auto parcheggiata.

Possono sembrare problemi di una minoranza, ma così non è. Secondo i dati ISTAT, infatti, circa il 3,1% della popolazione italiana, ovvero quasi 2 milioni di persone, convive con una disabilità che può essere motoria, cognitiva o sensoriale, oppure può essere una disabilità plurima.
Esistono ottime normative che promuovono l’accessibilità, eppure la loro mancata concreta attuazione costringe ancora tutti questi cittadini e cittadine a fronteggiare barriere fisiche e sociali. Basti pensare che solo il 20% degli edifici pubblici è completamente accessibile e che molte città italiane, inoltre, devono ancora adeguare i propri trasporti e le infrastrutture per garantire l’accesso universale.
La questione non riguarda “gli altri”, “gli altri siamo noi”, diceva una vecchia canzone, ed è una verità a cui si pensa troppo poco. È sufficiente un momentaneo infortunio per ritrovarsi dalla condizione deambulante a quella seduta su ruote, oppure con un bastone o un paio di stampelle, a percorrere quel marciapiede con il palo in mezzo, su un selciato dove la sedia a rotelle salta senza sosta, incastrati in una buca o incagliati nella radice sporgente di un albero, di fronte a quei pochi scalini o soltanto a quel piccolo gradino che non si può superare in autonomia.
«Niente di drammatico, dai, che sarà mai», dice nel video una voce fuori campo, una voce che “riproduce” il pensiero di molti (troppi) che sminuiscono il problema. Alla radice (questa volta non di un albero lungo la via) c’è una cultura dell’inclusione che ancora stenta a governare le scelte di chi può cambiare lo status quo. Per questo, come si vede sempre in Sguardi inclusivi sulla città, la stazione non è accessibile ad una mamma con il passeggino, a dimostrazione che le barriere architettoniche non riguardano soltanto le persone con disabilità, e anche i bambini e le bambine con disabilità non possono accedere ai parchi giochi perché ancora pochi hanno giostre accessibili.

Felisiana e Lucia Colonna hanno collaborato con l’Associazione Alteriamoci APS di Altamura, impegnata nel sostegno ai percorsi di integrazione sociale e lavorativa delle persone con disabilità, che ha completato la mappatura delle barriere architettoniche presenti in Piazza Stazione.
Questa attività rientra nel percorso di collaborazione tra i Comuni di Altamura, Santeramo in Colle e Toritto, un laboratorio permanente denominato Iperurbano, volto a sostenere interventi di rigenerazione urbana previsti dal Programma Regionale Puglia FESR FSE+ 2021-2027, tramite la lettura delle istanze di tutta la cittadinanza.
La mappatura è stata realizzata mediante rilievi fotografici e videointerviste, con l’obiettivo di documentare le criticità che limitano la mobilità delle persone con disabilita. I risultati forniscono indicazioni preziose per progettare interventi mirati di accessibilità e riqualificazione dello spazio pubblico.
Il video Sguardi inclusivi sulla città mostra lo stato delle cose, senza toni polemici, con un pizzico di ironia, arrivando in pochi minuti al sodo della questione. È un ponte ideale tra la promozione dell’autonomia individuale e la creazione di spazi fruibili, due temi interconnessi che non possono prescindere da un’opera di cambiamento culturale e sensibilizzazione che è appunto l’obiettivo di Sguardi inclusivi sulla città. «Le nostre motivazioni risiedono nel profondo interesse a trasformare i princìpi teorici dell’inclusione in azioni concrete – spiega Lucia Colonna -, per fare in modo che l’ambiente urbano diventi un vero e proprio “ecosistema sociale” a misura di ogni cittadino e cittadina».

L'articolo “Sguardi inclusivi sulla città”: da Altamura un video per promuovere l’accessibilità urbana proviene da Superando.

Avviata la rete nazionale di auto adattate di cortesia

Superando -

Come già segnalato nei giorni scorsi dal nostro giornale, l’Associazione ANGLAT ha attivato una rete nazionale di auto adattate di cortesia, consegnando nei giorni scorsi a Roma le prime dieci vetture ai Presidenti delle sedi territoriali ANGLAT di Roma, Genova, Milano, Pescara, Palermo e Catania. Vediamo di cosa si tratta e come funziona il servizio Le prime auto adattate di cortesia consegnate dall’ANGLAT

Un guasto all’auto è per molti una seccatura momentanea. Ma per le 260.000 persone con disabilità in possesso di patente di guida, per le quali l’auto adattata è progettata su misura, può significare isolamento, assenza dal lavoro, rinuncia alle cure. Per questo l’ANGLAT (Associazione Nazionale Guida Legislazioni Autonomie Trasporti per le Persone con Disabilità) ha voluto attivare, come già segnalato nei giorni scorsi sulle nostre pagine, una rete nazionale di auto adattate di cortesia, servizio gratuito pensato per garantire mobilità e autonomia a chi utilizza veicoli con adattamenti alla guida.

Le prime dieci vetture, dunque, sono state già consegnate presso il CSIMA (Centro Superiore Integrato per la Mobilità Accessibile Centro Superiore Integrato per la Mobilità Accessibile, nato due anni fa dalla collaborazione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’ANGLAT) ai Presidenti delle sedi territoriali ANGLAT di Roma, Genova, Milano, Pescara, Palermo e Catania, segnando l’avvio operativo di una rete sul territorio che sarà ulteriormente ampliata nel 2026 ad altre 10 sedi per una copertura sempre più capillare.
Le vetture sono quindi disponibili gratuitamente per gli associati all’ANGLAT che necessitino di un veicolo adattato per brevi periodi, quando la propria auto è indisponibile, ma anche per svolgere ore di guida in preparazione agli esami, o in presenza di esigenze temporanee legate a patologie o terapie.
Per richiedere i mezzi, si può inviare una mail o telefonare alla sede territoriale di riferimento (per i contatti, consultare il sito dell’Associazione a questo link) e la durata massima del prestito al momento è di tre giorni, con eccezioni da verificare. Unico requisito richiesto, come detto, è essere soci dell’ANGLAT.

Per quanto riguarda i veicoli disponibili, essi hanno adattamenti multipli per guida con paraplegia o disabilità agli arti inferiori, includendo comandi manuali hand-controls (leve e cerchielli sul volante che agiscono su freno e l’acceleratore), permettendo di guidare senza l’uso dei pedali, pedale dell’acceleratore spostato a sinistra o pedali utilizzabili dal piede sano, adattamenti con impugnature per lo sterzo (pomello o sistema joystick/servo-sterzo), per facilitare la sterzata con una mano e sistemi di comandi integrati per facilitare l’accesso a luci/frecce/clacson all’interno del raggio d’azione del conducente.

L’avvio nazionale di questo nuovo servizio dell’ANGLAT è avvenuto a ridosso della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre, evento a cui si riferisce il presidente dell’Associazione Claudio Puppo: «La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità – afferma – ci ricorda che l’inclusione si misura nella capacità di rimuovere ostacoli reali e la mobilità è un fattore decisivo di partecipazione: senza mobilità, infatti, non c’è autonomia e senza autonomia non c’è uguaglianza. La nuova rete nazionale di auto adattate di cortesia va in questa direzione, trasformando un bisogno essenziale – potersi muovere – in un diritto effettivo per tutti». (S.B.)

A questo link è disponibile un ulteriore testo di approfondimento. Per altre informazioni: Ufficio Stampa ANGLAT (Katia Pallone), katia.pallone@gmail.com.

L'articolo Avviata la rete nazionale di auto adattate di cortesia proviene da Superando.

Pagine

Abbonamento a Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria aggregatore