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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 206 – D.D.G. del 09 ottobre 2025, n. 2939...
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Ricorso al Tribunale di Palmi proposto da Politi Valentina c/MIM- USR Calabria RG 3388/2025- Decreto Tribunale Palmi n. 11963/2025
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L’evento conclusivo a Milano di “Insieme per Progettare la Vita”
«È stato un percorso intenso, fatto di seminari, laboratori, sportelli consulenza e momenti di formazione diffusa, con un obiettivo chiaro: sostenere le persone con disabilità e le loro famiglie nella costruzione di un progetto di vita consapevole, possibile e concretamente realizzabile»: lo dicono dall’Associazione InCerchio di Milano, capofila del progetto biennale Insieme per Progettare la Vita, finanziato dal Bando per gli Enti del Terzo Settore della Regione Lombardia, iniziativa che nel pomeriggio del 15 dicembre giungerà al suo appuntamento conclusivo con un evento di confronto, restituzione e visione sul futuro, in programma presso l’Auditorium M. Toschi della Fondazione SON (Speranza Oltre Noi), a Milano (ore 16-18.30).
«L’evento di chiusura – viene spiegato – non rappresenterà solo un punto di arrivo, ma soprattutto un momento per fermarsi e guardare avanti. Quali bisogni sono emersi con maggiore forza in questi due anni? Quali risposte hanno funzionato e quali restano ancora da immaginare? Come possiamo stabilizzare e rafforzare la rete di collaborazione costruita? E soprattutto: quale sostenibilità possiamo dare al progetto perché diventi una risorsa stabile per il territorio?».
Dopo l’accoglienza a cura di don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione SON, e di Maria Teresa Zocchi, presidente dell’Associazione InCerchio, e dopo i saluti istituzionali di Donatella Ronchi, assessora alle Politiche Sociali del Municipio 2 di Milano, seguiranno due interventi di restituzione e riflessione, vale a dire Progetti che aprono prospettive e Metodi ed esiti, a cura rispettivamente di Daniela Piglia e Cristina Labianca dell’Associazione InCerchio.
Uno spazio significativo sarà quindi dedicato alla rete che ha accompagnato e sostenuto il progetto, con le Associazioni Il Gabbiano-Noi come gli altri e Vivi Down e le Fondazioni Oltre e Fare Famiglia che condivideranno esperienze, riflessioni e traiettorie possibili per il futuro.
A seguire, la parola passerà ai protagonisti dei Laboratori di autonomia, attraverso le interviste curate da Jacopo Mariani, e alle famiglie, con la testimonianza di Elisabetta e Fabio, genitori di Elena. (S.B.)
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Il “pasticcio” di quegli ausili a carico delle persone con disabilità, con le Regioni che vanno in ordine sparso
Gentilissimo Ministro della Salute Orazio Schillaci, a suo tempo ho sollevato anche su queste pagine il problema dei costi delle batterie delle carrozzine elettriche. Qualche giorno fa il giornalista del «Fatto Quotidiano» Renato La Cara, attraverso un suo articolo [“Ricambi per carrozzine e scarpe ortopediche: un anno dopo spese ancora a carico delle famiglie. E le Regioni vanno in ordine sparso”, N.d.R.], ha fatto ben presente che le famiglie e le persone con disabilità sono ancora costrette a pagare totalmente o in parte gli ausili di tasca propria.
La pregherei molto gentilmente di impegnarsi a risolvere questo enorme e grave pasticcio perché né le persone con disabilità né le loro famiglie possono sostenere le spese degli ausili di cui hanno totalmente bisogno e diritto.
Le ricordo che le persone con disabilità con invalidità al 100% ricevono dallo Stato una pensione pari a 336 euro mensili più l’indennità d’accompagnamento pari a 542,02 euro, destinata a chi assiste. Mi può spiegare con questo tipo di importi, come fa chi ha bisogno di un ausilio a pagarselo anche in parte?
Le suggerisco pertanto di elaborare un testo ove invitare tutte le Regioni a non far pagare alcun costo se un utente tramite prescrizione medica richiede un ausilio; così facendo si può evitare che ogni Regione possa scegliere di fare come vuole.
Da parte mia mi impegno come sempre a raccogliere tutte le testimonianze dei cittadini e delle cittadine sui costi che devono affrontare per avere gli ausili e sarà mia premura inviarle a lei, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, alla Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica.
*Blogger.
Alla questione trattata nel presente contributo, Superando ha dedicato nei mesi scorsi i seguenti testi:° Batterie e riparazioni delle carrozzine a motore elettrico: pagano gli utenti? (a questo link).
° Cari Ministri, Care Regioni: e quindi, se mi si rompe la batteria, devo restare chiuso in casa? (a questo link).
° Far pagare le batterie sarebbe una palese violazione dei diritti umani (a questo link).
° Carrozzine a motore elettrico e spese a carico degli utenti: bene il Veneto, ma la FISH scrive al Governo (a questo link).
° Ausili: il rispetto dei diritti non può dipendere da dove si abita o da quanto è efficiente la propria ASL! (a questo link).
° Quali sono le ASL che chiedono contributi per gli ausili? (a questo link).
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L’uso di quella parola in un film? C’è proprio poco da ridere!
«Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto un numero significativo di segnalazioni da parte di famiglie, che al proprio interno hanno bambini, ragazzi e adulti con sindrome di Down, così come da molte persone impegnate quotidianamente nella tutela della dignità delle persone con disabilità. Le segnalazioni riguardano il trailer del film Oi vita mia, attualmente in sala, del duo comico Pio e Amedeo. La parola “mongoloide” vi viene nuovamente utilizzata come insulto, per quanto ironico. Ma a chi ha un figlio o una figlia con sindrome di Down non fa affatto ridere!»: a dirlo è Gianfranco Salbini, presidente dell’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), che coglie l’occasione, a nome delle tante famiglie aderenti alla propria Associazione, per denunciare, ancora una volta, «l’utilizzo, in contesti di satira e comicità, di termini inappropriati legati alla disabilità».
«Questo tipo di linguaggio – prosegue Salbini – è purtroppo ancora diffuso, soprattutto sui social: spesso decidiamo di non intervenire, per non alimentare l’effetto emulazione e tuttavia, in questo caso anche il silenzio produrrebbe lo stesso risultato. L’uso di parole offensive o discriminatorie, inserite in contesti leggeri e di spensieratezza, rischia infatti di essere normalizzato soprattutto tra i più giovani, legittimando di fatto l’utilizzo di termini gravemente offensivi. Ed è proprio da questa legittimazione che, con facilità, si passa a un utilizzo offensivo nei più diversi contesti sociali».
«Rispettiamo le intenzioni degli autori di voler utilizzare la comicità per veicolare temi sociali di grande importanza – sottolinea ancora il Presidente dell’AIPD -: crediamo infatti anche noi che ci sia bisogno di raccontare, anche con leggerezza, problematiche che spesso non ricevono un’attenzione pubblica, ma restano, per così dire, un “affare di famiglia”. E del resto, anche la nostra Associazione ha spesso diffuso i propri messaggi attraverso campagne che utilizzano l’ironia e la comicità. Esiste però un limite che non vorremmo fosse superato: la comunicazione deve sempre essere “gentile” e rispettosa verso le sensibilità di tutti. La storia dello spettacolo italiano e internazionale dimostra che la comicità può essere brillante, efficace e profondamente intelligente senza ricorrere a offese, etichette o linguaggi degradanti. Grandi maestri della risata hanno saputo far ridere e riflettere senza mai colpire la dignità delle persone».
Dall’AIPD arriva dunque un appello: «Rivolgiamo un invito fermo e rispettoso a tutti i professionisti della comunicazione – giornalisti, autori, sceneggiatori, attori, comici e operatori del mondo cinematografico, teatrale e televisivo – affinché evitino l’uso di termini che possono ferire e discriminare le persone con disabilità. Il linguaggio è uno strumento potente: può includere o escludere, valorizzare o ferire. L’impegno comune per una comunicazione rispettosa rappresenta un passo fondamentale verso una società più consapevole, inclusiva e libera da stereotipi. Confidiamo pertanto nella collaborazione e nella sensibilità di chi opera nei diversi àmbiti della comunicazione, certi che il rispetto delle persone e delle loro condizioni non limiti la creatività, ma anzi la nobiliti». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.L'articolo L’uso di quella parola in un film? C’è proprio poco da ridere! proviene da Superando.
Fondamentale un progetto di vita che garantisca un futuro a una persona con disabilità
La vicenda tragicamente estrema di Corleone (Palermo), ove una donna ha ucciso la figlia con disabilità e si è poi tolta la vita, richiama l’attenzione su un tema riguardante molte famiglie che vivono la condizione di disabilità. Nel caso specifico credo che la mamma si sia trovata di fronte ad un bivio: ha avuto timore che dopo la perdita del marito, da sola non ce l’avrebbe fatta a garantire una vita dignitosa alla propria figlia.
Ma l’amore non basta, né tanto meno i servizi sociali che seguono il “cammino” di una persona con disabilità quando il carico di assistenza si fa insostenibile per un familiare già vulnerabile. Nell’àmbito della disabilità sono necessari sostegni importanti, a cominciare da un percorso costruito nel tempo: un progetto di vita che garantisca a una persona un futuro nonostante la condizione di disabilità.
In Italia le persone che hanno una condizione di disabilità sono, secondo i dati ISTAT, circa 13 milioni, mentre sono circa 7 milioni i caregiver familiari. Nel corso di questi ultimi anni abbiamo lavorato insieme al Ministero per la Disabilità su una Proposta di Legge riguardante appunto i caregiver: dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri nel nuovo anno e la svolta è attesa a partire dal 2027.
Più in generale, però, bisogna ribadire una volta di più che il nostro sistema welfare non funziona, perché non può continuare ad essere soltanto un welfare protettivo e risarcitorio. Occorre infatti un welfare che possa garantire dignità e opportunità alle persone con disabilità, che riconosca la persona prima ancora che la condizione di disabilità. Non sono sufficienti percorsi standardizzati dei servizi sociali, serve essenzialmente un progetto di vita per la persona con disabilità.
Il Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), che entrerà in vigore nel 2027, sarà certamente necessario, ma i territori dovranno essere capaci di costruire politiche di intervento che vadano nella direzione di garantire dignità e pari opportunità. E soprattutto di garantire alla persona con disabilità di poter avere un’aspettativa anche dopo la vita dei genitori. In poche parole, il “Dopo di Noi”.
*Presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).
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“Occhi di stelle. I custodi della luce”: sullo stesso palco a Reggio Emilia chi vede e chi non vede
Nella serata del 13 dicembre, celebrando la giornata dedicata a Santa Lucia, protettrice della vista, I.A. Academy, in collaborazione con l’UICI di Reggio Emilia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e con l’Associazione Nessuno è Escluso, presenterà a Reggio Emilia, presso il Teatro San Prospero (Via Guidelli, 5, ore 21), il musical inclusivo Occhi di stelle. I custodi della luce, scritto e diretto da Isabelle Adriani.
«Si tratta di un progetto – spiegano i promotori – che rappresenta un esempio concreto di arte e inclusione, unendo sullo stesso palco interpreti che vedono e che non vedono in un racconto poetico e luminoso sul potere della visione interiore e della solidarietà. Attraverso musica, canto e danza, Occhi di stelle celebra la luce che ciascuno porta dentro di sé, invitando il pubblico a guardare oltre le apparenze per scoprire la vera essenza delle persone».
«Il corso di teatro dei nostri soci – spiega Giuseppe Riva, presidente dell’UICI di Reggio Emilia – è iniziato a gennaio e, parallelamente, molti di loro stanno partecipando a corsi di canto e dizione. Esperienze artistiche come queste sono fondamentali per le persone cieche o ipovedenti, perché permettono di esprimere la propria creatività, sviluppare fiducia in se stessi e interagire attivamente con la comunità. Un sentito ringraziamento va dunque a Isabelle Adriani, che si è dedicata con straordinaria passione e sensibilità alla realizzazione di questo progetto così importante per la nostra Associazione».
Attrice, cantante, scrittrice, Isabelle Adriani, studiosa del mondo delle fiabe, ha pubblicato diversi libri su tale tema, tra cui The DNA of Fairy-Tales e La vera storia di Cenerentola (con prefazione di Valerio Massimo Manfredi). Con la sua I.A. Academy, promuove da anni laboratori e spettacoli incentrati sulla recitazione cinematografica e sull’inclusione sociale. (S.B.)
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D.M. n 137/2025 – Operazioni assunzionali informatizzate personale docente a.s. 2025/2026 – AVVIO FASE 1 Scorrimento cdc: AAAA-AM12-AS12-AS2B-AS2C-A034-A050-B009
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Comunicare una diagnosi, ovvero Dove inizia la cura
«Quello nel quale si riceve la diagnosi che comporterà una disabilità rappresenta un momento carico di emozioni, incertezze e aspettative, che può influenzare in profondità i percorsi di cura e di vita. Con questo incontro si vuole porre l’accento sulla comunicazione della diagnosi come processo, che può trasformare un “atto sanitario” e una “risposta medica” in un percorso educativo, sociale e progettuale, accompagnando l’intero arco di vita della persona, un processo che coinvolge non solo la persona direttamente interessata, ma anche tutti i membri della famiglia, incluse/i sorelle e fratelli»: viene presentato così il convegno denominato Dove inizia la cura. Comunicare una diagnosi di disabilità: dialogo interdisciplinare tra educazione e medicina, promosso per il 13 dicembre a Milano dal Corso di Specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità (X ciclo), del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università Milano-Bicocca, in stretta collaborazione con l’Associazione Parent Project.
L’evento si propone dunque come uno spazio di confronto e riflessione condivisa tra professionisti, ricercatori, associazioni, persone con disabilità e familiari, «per costruire nuove alleanze – come viene sottolineato – e una cultura della cura sempre più co-costruita e multidisciplinare». (S.B.)
A questo link è disponibile un approfondimento sull’incontro, insieme al programma completo. Per altre informazioni: Elena Poletti (e.poletti@parentproject.it).L'articolo Comunicare una diagnosi, ovvero Dove inizia la cura proviene da Superando.
Accessibilità e partecipazione nei luoghi sacri e della cultura
Organizzato dal Servizio Nazionale per la Pastorale delle Persone con Disabilità e dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), si terrà nel pomeriggio di domani, 11 dicembre, a Roma, presso l’oratorio della Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini (Via Acciaioli, 2, ore 14-17), il seminario denominato Oltre la soglia. Accessibilità e partecipazione nei luoghi sacri e della cultura.
L’incontro (a questo link il programma completo) potrà per altro essere seguito anche in diretta streaming sul canale YouTube della CEI e sarà preceduto in mattinata da una visita accessibile al Parco Archeologico del Colosseo. (S.B.)
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“Drawersity”: i fumetti e le rappresentazioni della diversità
Enjoy the Difference, letteralmente “Goditi la differenza” è il nome complessivo di due incontri dedicati al linguaggio, ai significati e agli immaginari legati al tema della differenza, in programma presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Via Modane, 16), promossi dall’Associazione Volonwrite, dal Disability Film Festival e dal Dipartimento Educativo della stessa Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, nell’àmbito del progetto C’è spazio per tuttə, finanziato dalla Fondazione Time2 attraverso il bando Cambiamenti.
Dopo il primo incontro del 13 novembre, dunque, già da noi ampiamente presentato, e intitolato Normalitelling, siamo ora alla viglia del secondo, che si terrà appunto domani, 11 dicembre (ore 18.30) e si intitolerà Drawersity, incentrandosi sui fumetti e le rappresentazioni della diversità.
Vi parteciperanno Barbara Centrone (Barbiequeer), insegnante, formatrice e attivista, e il fumettista Daniel Cuello, con la moderazione di Federico Stella, graphic designer, videomaker, responsabile multimedia dell’Associazione Volonwrite e Alice Scavarda, sociologa del Dipartimento Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, co-fondatrice dell’Associazione Culturale Graphic Medicine Italia, esperta di Disability Studies e della relazione tra fumetto e salute.
«Sarà un dialogo a più voci – si legge nella presentazione – sul rapporto tra fumetti e rappresentazione delle diversità: in che modo cioè i fumetti riescono a mettere in luce le narrazioni dominanti sulle presunte diversità psico-fisiche, di genere, etniche e a sfidarle, dando visibilità a punti di vista marginalizzati? Un confronto che intreccerà prospettive pedagogiche, sociologiche e artistiche, con due ospiti che hanno fatto della riflessione sulla diversità una pratica quotidiana».
Da ricordare, infine, che al termine dell’incontro, la mostra News From The Near Future sarà visitabile gratuitamente fino alle 23. (S.B.)
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Applicazione della Convenzione di Istanbul: il nuovo Rapporto sull’Italia e la violenza sulle donne con disabilità
La ratifica di trattato internazionale coinvolge gli Stati sottoscrittori nel monitoraggio dell’attuazione del trattato stesso. Così è anche per la Convenzione di Istanbul (Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica), approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011 e ratificata dall’Italia con la Legge 77/13. Nello specifico uno dei soggetti preposti ad espletare questa funzione è il Gruppo indipendente di esperti/e sulla materia considerata, in sigla GREVIO.
Ottemperando ai propri compiti di monitoraggio, nel gennaio 2020 il GREVIO aveva pubblicato il suo primo Rapporto di valutazione – più correttamente denominato Rapporto di valutazione di base – sulle misure legislative e di altro tipo poste in essere dall’Italia in attuazione della Convenzione. Pochi giorni fa, quindi, e precisamente il 2 dicembre scorso, il GREVIO stesso ha pubblicato un ulteriore Rapporto di valutazione sul nostro Paese, che viene presentato come Primo Rapporto di valutazione tematica sull’Italia, pur essendo il secondo, poiché la valutazione di base è considerata propedeutica alla stesura dei rapporti successivi.
Questo nuovo documento è focalizzato sul tema Costruire fiducia offrendo supporto, protezione e giustizia (è disponibile in lingua originale, inglese, a questo link, mentre a quest’altro link è disponibile la versione in lingua italiana prodotta con un traduttore automatico e non verificata).
Poiché la Convenzione di Istanbul si basa sul principio di non discriminazione (articolo 4), e poiché tutte le evidenze scientifiche mostrano che le donne con disabilità sono esposte a violenza più delle altre donne, già nel 2020 avevamo ritenuto importante verificare se e come gli aspetti legati alla disabilità fossero stati trattati nei rapporti del GREVIO. Un approfondimento in tal senso mise in luce che effettivamente il GREVIO aveva preso molto sul serio le specifiche esigenze delle donne con disabilità vittime di violenza, e aveva proposto adeguate raccomandazioni per fare in modo che anch’esse fruissero delle misure previste dalla Convenzione su base di uguaglianza con le altre donne (l’approfondimento è disponibile a questo link).
Ritenendo dunque che una lettura di questo tipo sia importante, abbiamo effettuato la stessa verifica anche nel nuovo Rapporto di valutazione. Riportiamo in un’apposita “Scheda analitica” i passaggi rilevati nel testo in esame (essa è pubblicata al seguente link), mentre utilizziamo il presente spazio per proporre una sintesi dei contenuti più significativi, integrando la stessa con qualche annotazione critica.
Anche nel nuovo Rapporto del GREVIO sull’Italia vi sono molteplici riferimenti alla disabilità e raccomandazioni volte a introdurre misure per le donne con disabilità vittime di violenza. Molto eloquente è il seguente passaggio: «Le politiche devono garantire una cooperazione efficace e porre al centro i diritti delle vittime. Ciò significa anche considerare e affrontare le circostanze e gli ostacoli specifici che devono affrontare le donne esposte o a rischio di subire forme di discriminazione multipla, in linea con l’articolo 4, paragrafo 3, della Convenzione. Garantire l’erogazione dei servizi, una protezione efficace e la giustizia con una comprensione globale delle forme di discriminazione intersezionale è un elemento fondamentale per costruire la fiducia tra tutte le donne e le ragazze» (punto 14).
Un aspetto che ricorre in più punti del nuovo Rapporto sono alcune forme specifiche di coercizione riproduttiva: il matrimonio forzato, l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata. Sebbene queste violenze non riguardino in modo esclusivo le donne con disabilità, ci sono evidenze che l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata siano forme di violenza a cui queste ultime sono particolarmente esposte. Se ne parla nei punti 28, 35, 37, 39, 45, 46, 56 e 92, a dimostrazione di quanto il tema sia considerato rilevante da questo organismo di controllo.
Il tema della mancanza di dati sulla violenza contro donne, disaggregati per la disabilità della vittima, è una costante della letteratura scientifica che tratta il tema della violenza sulle donne con disabilità. Infatti nel Rapporto di valutazione di base sull’Italia del 2020 il GREVIO aveva incoraggiato vivamente le autorità del nostro Paese a rafforzare, tra le altre cose, le misure volte «a sostenere la ricerca e aggiungere indicatori specifici nella raccolta dei dati relativi alla violenza contro le donne che si riferiscano a donne e ragazze che sono o potrebbero essere esposte alla discriminazione intersezionale» (punto 27). Tuttavia la formulazione adottata per affrontare questo aspetto nel Rapporto in esame non cita espressamente la variabile della disabilità.
Nel punto 39 è scritto in due passaggi che i dati vanno «disaggregati come minimo per sesso, età, tipo di violenza, rapporto tra l’autore e la vittima, posizione geografica e altri fattori ritenuti rilevanti». In merito a tale questione ci permettiamo di osservare che l’associazionismo delle persone con disabilità ha segnalato questa grave criticità innumerevoli volte alle autorità italiane, senza tuttavia ottenere un chiaro impegno in tal senso. Impegno che non è stato esplicitato in modo vincolante nemmeno nel recente Piano Strategico Nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 2025-2027 (se ne legga a questo link). Dunque temiamo che questa scelta del GREVIO di includere la variabile della disabilità nella categoria residuale degli «altri fattori ritenuti rilevanti», non sia esattamente la scelta più felice che si potesse fare.
Un altro aspetto importante evidenziato dal GREVIO è la mancanza di sensibilizzazione sulla crescente esposizione delle vittime di discriminazione intersezionale alla violenza contro le donne, comprese le donne con disabilità e l’insufficiente disponibilità di informazioni in formati accessibili (come il Braille, la Lingua dei Segni o le audiodescrizioni), donde l’invito alle autorità italiane a sensibilizzare di più su questi temi e a rivolgersi a questi gruppi di donne rendendo disponibili le informazioni in formati accessibili e in luoghi idonei.
Risulta invece problematica l’indicazione contenuta al punto 78, secondo la quale se la disabilità della donna è tale per cui la stessa non è in grado di proteggersi da sola a causa di disabilità, è ammesso che si possa procedere alla denuncia senza il suo consenso. Riguardo a questo aspetto ci sembra che questa disposizione confligga con la capacità legale universale introdotta dall’articolo 12 (Uguale riconoscimento dinanzi alla legge) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/09).
Molto apprezzabili sono invece gli incoraggiamenti alle autorità italiane a «garantire che i servizi di supporto sanitario generale rispondano alle esigenze specifiche di donne con disabilità vittime» (punto 88), e anche ad aumentare il numero e la capacità delle Case rifugio specializzate «garantendo al contempo un alloggio a tutte le donne, indipendentemente dal loro status, in particolare alle donne migranti e richiedenti asilo, nonché alle donne con disabilità, alle donne con problemi di dipendenza e alle donne che si prostituiscono» (punto 97), ciò in risposta ai criteri di esclusione delle ospiti adottati dal 94% delle Case rifugio italiane (se ne legga a questo link).
Da ultimo, ben sapendo che le donne con disabilità sono esposte a vittimizzazione secondaria più delle altre donne, consideriamo molto negativamente la mancanza riferimenti alla disabilità nella parte del Rapporto di valutazione dedicata alle decisioni in materia di custodia e affidamento dei figli e figlie, nonché di diritto di visita in relazione alle famiglie con una storia di abusi e violenze, e anche nella parte dedicata valutazione e gestione del rischio di subire violenza e di recidiva.
In conclusione si può dire che nel nuovo Rapporto di valutazione tematica del GREVIO sull’Italia vi siano certamente aspetti positivi, come il richiamo ad una comprensione globale delle forme di discriminazione intersezionale, la fortissima attenzione a forme di violenza spesso molto trascurate, come l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata, l’invito a sensibilizzare di più sulla crescente esposizione delle vittime di discriminazione intersezionale alla violenza e a rendere le informazioni disponibili in formati accessibili e in luoghi idonei, nonché i richiami sull’accessibilità dei servizi di supporto sanitario generale e quelli per contrastare i criteri di esclusione delle ospiti adottati dalle Case rifugio italiane. E tuttavia, esso appare invece debole nelle indicazioni per la raccolta dei dati disaggregati per la disabilità della vittima e lacunoso sugli aspetti legati alla vittimizzazione secondaria.
*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) nel cui sito il presente approfondimento è già apparso e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
Per approfondire ulteriormente i temi trattati nel presente teso, suggeriamo anche di consultare, nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), le sezioni dedicate ai temi La violenza nei confronti delle donne con disabilità e Donne con disabilità.L'articolo Applicazione della Convenzione di Istanbul: il nuovo Rapporto sull’Italia e la violenza sulle donne con disabilità proviene da Superando.
Immissione in ruolo a.s. 2025/26- Decreto di individuazione per scorrimento GAE su cdc AAAA
PNRR – Avviso di fermo applicativo della piattaforma nel giorno 11 dicembre 2025
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Nota 216077 del 9 dicembre 2025 - Concorso PNRR 3, scioglimento della riserva
“Dialoghi con Mister Parkinson – Storie di carattere. Oltre il tremore”: l’incontro in Calabria
Avevamo presentato nel settembre scorso il ciclo di eventi denominato Dialoghi con Mister Parkinson – Storie di carattere. Oltre il tremore, promosso dalla Confederazione Parkinson Italia, con il sostegno non condizionante di Zambon Italia, che dal 19 settembre ha incominciato ad attraversare l’Italia, con la proiezione di volta in volta del docufilm che dà il nome al ciclo stesso, seguito da una tavola rotonda con testimonianze e approfondimenti su ricerca, qualità della vita e bisogni concreti di chi convive con la malattia.
Dopo le tappe di Bergamo, Novara, Napoli, Treviso e Pavia, dunque, è prevista per il 13 dicembre quella di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria (Fortezza Santa Trada Hotel e Congressi, presso Santa Trada di Cannitello, ore 11), con gli interventi di Veronica Liverani, consigliera della Confederazione Parkinson Italia; Sandy Maria Cartella, neurologa, responsabile del Centro Parkinson e Disturbi del Movimento di Reggio Calabria; Giovanna Miceli, presidente dell’Associazione Noi X Parkinson Calabria, organizzazione che ha collaborato all’organizzazione dell’incontro; Anna Gullì, persona con Malattia di Parkinson. (S.B.)
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Persone con disabilità, la “riforma” e il “sistema” dei servizi nelle Marche: l’incontro online
La cosiddetta “riforma della disabilità” avviata dalla Legge Delega 227/21 e dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della precedente, e ora in fase di sperimentazione, fino all’entrata in vigore definitiva, prevista nel 2027, apporta significative e importanti novità, tra cui il Progetto di Vita e la personalizzazione dei sostegni, la valutazione multidimensionale e il budget di progetto: «Ma queste indicazioni – si chiedono dal Gruppo Solidarietà – come potranno inserirsi nell’attuale struttura degli interventi nella Regione Marche? E questi, come sono attualmente disciplinati e governati? Chi li finanzia e in quale modo?».
Di tutto ciò si era già parlato il 13 novembre scorso a Moie di Maiolati Spontini (Ancona), nel corso dell’incontro formativo in presenza, denominato Persone con disabilità, la “riforma” e il “sistema” dei servizi nelle Marche, organizzato dallo stesso Gruppo Solidarietà e condotto da Fabio Ragaini e si tornerà ora a parlarne nella mattinata dell’11 dicembre (ore 9.30-12.30), nel corso dell’edizione online del medesimo incontro. (S.B.)
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“Nessuna decisione senza di Noi”: il CoorDown tra i protagonisti al Summit Globale della Responsabilità di Tokyo
«Sono quasi un miliardo e 300 milioni le persone in tutto il mondo che convivono con una disabilità: da quelle intellettive, fisiche e sensoriali o quelle caratterizzate da neurodiversità. Un universo fatto da condizioni, esperienze, richieste ed esigenze diverse e variegate, ma accompagnate da un diritto spesso negato: essere parte attiva e ben visibile dei processi decisionali che danno forma alle loro vite»: lo ha scritto il CoorDown (Coordinamento delle Associazioni delle Persone con Sindrome di Down), in una nota diffusa nei giorni scorsi, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, ricordando di avere denunciato «sin dall’inizio di questo 2025, come i programmi di inclusione ed equità abbiano segnato una pericolosa battuta d’arresto in tutto il mondo, con gli Stati Uniti a fare da capofila nella battaglia contro le politiche DEI (Diversity, Equity and Inclusion). In Italia, poi, mentre il diritto all’inclusione scolastica viene messo in discussione tornando a parlare di scuole e classi speciali perfino tra il corpo insegnante, è stato presentato nei giorni scorsi il Terzo Piano d’Azione Nazionale per la Promozione dei Diritti delle Persone con Disabilità, elaborato all’interno dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, un lavoro che sulla carta dà risposte necessarie alle questioni più urgenti in 7 àmbiti diversi di intervento. Il nostro Coordinamento intende vigilare sulla reale applicazione del Piano, sui tempi e sulle concrete ricadute che quanto è stato scritto produrrà sulla vita delle persone e delle famiglie, impegnandosi insieme alle altre organizzazioni presenti nell’Osservatorio a verificare passo passo l’attuazione e il reperimento delle risorse necessarie a garantirne le fattibilità».
«Se tuttavia nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità abbiamo denunciato tutti i passi indietro in fatto di inclusione che il 2025 ci ha consegnato – afferma Martina Fuga, presidente del CoorDown – è anche necessario indicare le strade virtuose che tracciano traiettorie differenti. Il 3 Dicembre, ad esempio, siamo stati presenti in Giappone al SYNC25-The Valuable 500 Accountability Summit on Disability Inclusion di Tokyo, primo summit globale dedicato all’accountability (“responsabilità”) sull’inclusione delle persone con disabilità, alla presenza di oltre 500 CEO, dirigenti globali, leader di nuova generazione e rappresentanti della comunità della disabilità, riuniti con obiettivi precisi: allineare le priorità, rafforzare la responsabilità condivisa e lavorare insieme per creare un impatto reale. Il cambiamento strutturale che vogliamo richiede infatti che le persone con disabilità prendano parte alle decisioni che plasmano le loro vite e che non siano solo beneficiarie del cambiamento, ma agenti attivi della trasformazione che miriamo a realizzare».
Il SYNC25 di Tokyo è stato, come detto, il primo summit di responsabilità, nato per porre fine all’esclusione della disabilità nel panorama aziendale. CoorDown vi è intervenuto con la propria Presidente nel panel Nothing Without Us: The Power of Authentic Representation (“Niente senza di Noi: il potere della rappresentazione autentica”), ove ha esposto l’esperienza della propria campagna di comunicazione internazionale No Decision Without Us (“Nessuna decisione senza di Noi”), lanciata sin dal 21 marzo scorso, in corrispondenza della Giornata Mondiale della Sindrome di Down (se ne legga ampiamente anche sulle nostre pagine) e basata sull’omonimo video (disponibile a questo link), in cui Sophia, giovane con sindrome di Down, vuole affermare con determinazione i suoi gusti e la sua opinione in famiglia. La storia, in forma di musical incalzante, è un crescendo di persone e ambientazioni differenti unite dalla richiesta di avere il proprio posto nella società e di decidere delle possibilità che sperimentano nelle loro vite: a scuola, al lavoro, nelle Istituzioni, nei luoghi pubblici intorno a loro, all’insegna di autonomie personali che consentano loro di accedere ad ogni ruolo sociale e civile. (S.B.)
Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@coordown.it.L'articolo “Nessuna decisione senza di Noi”: il CoorDown tra i protagonisti al Summit Globale della Responsabilità di Tokyo proviene da Superando.
“AidHome”, un’app per l’indipendenza nella vita di tutti i giorni
È spesso dall’esperienza personale, dalla necessità di trovare una soluzione a problemi più o meno grandi, che nascono idee rivoluzionarie. Succede da sempre, lo sanno bene le persone con disabilità che per superare gli ostacoli di ogni giorno si ingegnano con “invenzioni” fai da te che poi, oggi che la rete permette di condividere le competenze acquisite sul campo con un vasto pubblico, diventano a volte patrimonio di tutti e tutte.
Anche il progetto di cui parliamo oggi si sposa con la tecnologia ed è nato dalla vita quotidiana di un giovane, Fabio Koichi Begnini, sviluppatore di applicazioni, che si è “ispirato” al fratello con sindrome di Down per creare un’app pensata per supportare le persone con disabilità cognitive nella gestione della quotidianità.
Si chiama AidHome, letteralmente “aiuto in casa”, è già disponibile sia per dispositivi Android che iOS, ed è utilizzabile in modo completamente gratuito, se è vero che soltanto per le funzioni che sfruttano l’intelligenza artificiale è necessario guardare alcuni brevi video pubblicitari. È un’applicazione che aiuta a vestirsi, fare le pulizie di casa, cucinare in base agli ingredienti disponibili, fare la spesa.
AidHome è stata realizzata ascoltando le esigenze delle persone che la usano e degli operatori sociosanitari che le supportano. L’interfaccia è accattivante e intuitiva, le icone sono grandi, i colori chiari e i contrasti studiati per facilitare la navigazione; inoltre può essere impostata con parametri personalizzati per adeguarsi meglio alle esigenze individuali, come lo stile dell’abbigliamento e i gusti alimentari. Un’idea, dunque, che punta a fare la differenza anche grazie alle Associazioni di categoria che possono avere all’interno dell’app un account dedicato attraverso il quale gli educatori coinvolgono ragazzi e ragazze attivamente, assegnando loro piccoli compiti da svolgere direttamente tramite l’applicazione, così da creare un ambiente di confronto e sostegno continuo.
Ci racconta tutto il suo stesso sviluppatore, Fabio Koichi Begnini, dalla genesi del progetto allo stato attuale, per arrivare alle idee in cantiere per migliorarla e renderla sempre più utile alle persone che necessitano di acquisire maggiore indipendenza.
AidHome nasce dalla sua esperienza personale. Ci può raccontare questo aspetto del progetto?
«AidHome nasce da una situazione molto semplice della mia vita quotidiana. Ho un fratello di 12 anni più piccolo, con sindrome di Down. Un giorno mia mamma, scherzando, mi mandò una sua foto: stava andando a prendere il pane in pieno inverno con il giubbotto… ma in pantaloncini corti. Mi fece sorridere, ma allo stesso tempo accese in me una scintilla: perché non usare la tecnologia per aiutarlo a essere più autonomo, iniziando proprio dal suggerimento dei vestiti in base al meteo? Da lì il progetto è cresciuto: AidHome è diventato un assistente a 360 gradi, pensato per supportare le persone nelle attività quotidiane, dalla gestione della casa alla memoria delle cose da fare. Questo percorso mi ha portato anche a vincere il primo premio al The HackersGen Event 2024».
Allo sviluppo dell’app hanno partecipato anche persone con disabilità cognitive?
«Lo sviluppo tecnico dell’app l’ho realizzato interamente da solo, ma i feedback delle persone con disabilità sono stati fondamentali per modellare l’esperienza d’uso. Sono stati preziosi per capire cosa semplificare, quali funzioni risultavano intuitive e quali invece richiedevano modifiche.
Uno degli esempi più importanti riguarda la cucina: per aggiungere gli ingredienti si può usare la voce, e l’intelligenza artificiale riesce a riconoscerli anche se non vengono dettati in modo perfetto od ordinato».
Sono stati coinvolti professionisti del settore sociosanitario?
«Sì, il confronto continuo con educatori e operatori del settore ha avuto un ruolo rilevante, soprattutto nella definizione delle routine domestiche e dei percorsi guidati. Il loro contributo è stato utile per creare funzionalità realmente spendibili nella vita quotidiana degli utenti».
Cosa può fare AidHome? È già stata testata da alcune persone?
«Oggi AidHome permette di seguire passo passo la pulizia delle stanze, indicando cosa prendere e come procedere fino al completamento, suggerisce come vestirsi in base al meteo reale della propria zona, aiuta a creare una lista della spesa o, scegliere il programma della lavatrice in base ai capi da lavare. Genera inoltre ricette a partire dagli ingredienti detti o scritti, guidando poi tutta la preparazione in modo semplice. L’app è già utilizzata quotidianamente da circa 80 utenti attivi, da nord a sud Italia».
Quali funzioni hanno riscosso maggiore successo nella gestione della quotidianità e nel miglioramento dell’autonomia?
«Le funzioni più apprezzate sono quelle dedicate alle pulizie domestiche. Aiutano le persone a costruire una routine e a sviluppare maggiore consapevolezza delle responsabilità legate all’autonomia in casa. Non si sentono spettatori, ma protagonisti attivi del proprio percorso».
Il progetto prevede anche il coinvolgimento di Associazioni di categoria. In che modo?
«Il coinvolgimento delle Associazioni è fondamentale, permette di raggiungere le famiglie e le persone che possono davvero beneficiare dell’app. L’obiettivo è collaborare con loro per testare nuove funzionalità, organizzare momenti di formazione e raccogliere direttamente i bisogni degli utenti.
Da poco abbiamo introdotto una dashboard (“pannello di controllo”) dedicata alle Associazioni: se l’utente lo desidera, gli educatori possono assegnare compiti, monitorarne lo svolgimento e mantenere una continuità tra ciò che si fa in sede associativa e ciò che si fa a casa».
È prevista l’implementazione di altre funzioni? E se sì, quali?
«Assolutamente sì. Stiamo lavorando a diverse novità, ad esempio una modalità dedicata agli operatori, un’altra per condividere i progressi con la famiglia, un sistema di supporto alle abilità sociali, oltre ad un modulo per la sicurezza domestica e gli spostamenti. L’obiettivo è far crescere AidHome in modo continuo, sempre ascoltando chi la utilizza ogni giorno».
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