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Spina bifida: prevenzione con acido folico, diagnosi precoce e gestione integrata

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In occasione della Giornata Mondiale della Spina Bifida e Idrocefalo di domani, 25 ottobre, la SIN (Società Italiana di Neonatologia) sottolinea che nuove tecniche chirurgiche, pur in fase ancora preliminare, potrebbero migliorare la qualità di vita dei neonati affetti da questa grave malformazione congenita – la spina bifida, appunto – ma che la principale strategia da portare avanti resta la prevenzione primaria con acido folico, insieme alla diagnosi precoce e alla gestione integrata

Domani, 25 ottobre, sarà la Giornata Mondiale della Spina Bifida e Idrocefalo (World Spina Bifida & Hydrocephalus Day, centrata quest’anno sul tema Accelerate Action for Spina Bifida and Hydrocephalus, ossia “Accelerare le azioni sulla spina bifida e l’idrocefalo”), dedicata appunto alla spina bifida, grave malformazione congenita causata dalla non corretta chiusura del tubo neurale durante le prime settimane di gravidanza (tra il 17° e il 30° giorno dopo il concepimento) e che insieme all’idrocefalo, può influenzare profondamente lo sviluppo e la qualità di vita del neonato.
«Fattori genetici, ambientali e nutrizionali – spiegano dalla SIN (Società Italiana di Neonatologia) – concorrono allo sviluppo di queste anomalie. Uno dei fattori principali di rischio è la carenza di acido folico, ma influiscono anche il diabete materno, l’obesità, l’ipertermia in gravidanza e l’uso di alcuni farmaci antiepilettici. A livello globale, si stimano circa 2 casi ogni 1.000 nati vivi (tra i 214.000 e i 322.000 nuovi casi all’anno), ma nei Paesi a basso e medio reddito, l’incidenza complessiva si mantiene elevata, con circa 2 milioni di casi all’anno, in parte per la mancanza di programmi sistematici di supplementazione di acido folico, oltreché per la limitata disponibilità di diagnosi prenatale. Di contro, negli Stati Uniti i dati recenti indicano una prevalenza di 3,5 casi ogni 10.000 nati vivi (1 su 2.875), grazie a decenni di fortificazione della farina con acido folico. In Europa, poi, secondo i dati di sorveglianza EUROCAT, la prevalenza media è di 4,9 casi ogni 10.000 nascite, con una distribuzione non uniforme, a causa delle differenti politiche di fortificazione alimentare obbligatoria tra i paesi. Venendo infine all’ Italia, la raccolta sistematica dei dati epidemiologici su questo tipo di patologia è ancora frammentaria nel nostro Paese, ma le stime regionali suggeriscono valori allineati alla media europea, nelle aree con buona copertura di supplementazione folica pre-concezionale».

Da tempo, dunque, la SIN sostiene la necessità di una fortificazione di acido folico obbligatoria di alcuni alimenti e la conferma anche in occasione della Giornata Mondiale di domani, sottolineando inoltre la necessità di un approccio integrato che parta dalla prevenzione in epoca preconcezionale, fino al follow-up a lungo termine.
«La prevenzione primaria dei difetti del tubo neurale – dichiara Massimo Agosti, presidente della SIN – deve continuare ad essere la supplementazione con acido folico in epoca peri-concezionale, meglio se obbligatoria. Da un punto di vista terapeutico, negli ultimi anni sono emerse nuove tecniche chirurgiche per il trattamento della spina bifida e dell’idrocefalo spesso associato, tra cui interventi di chirurgia prenatale e approcci fetoscopici mininvasivi innovativi. Tuttavia, i dati sono ancora preliminari e richiedono follow-up a lungo termine e standardizzazione dei protocolli».
«Alla prevenzione con acido folico – aggiunge Lucrezia De Cosmo, segretario del Gruppo di Studio Neurologia e Follow-up della SIN – va aggiunta la necessità di una diagnosi prenatale precoce, per ottimizzare il percorso nascita e garantire un’assistenza multidisciplinare fin dalle prime ore di vita. Inoltre, la gestione di queste patologie richiede un team multidisciplinare con la presenza di neonatologo, neurochirurgo, urologo, ortopedico, fisioterapista e psicologo. In questa cornice, la figura del neonatologo è centrale nel coordinare il percorso nascita, garantire la stabilizzazione clinica e facilitare l’accesso alle cure specialistiche». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Ufficio Stampa della SIN (Società Italiana di Neonatologia), sin@brandmaker.it.

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Il progetto “Osservatorio Turismo Accessibile” della Camera di Commercio della Romagna

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Si potrà partecipare entro il 3 novembre al progetto di ricerca “Osservatorio Turismo Accessibile”, promsso dalla Camera di Commercio della Romagna, compilando un agile questionario che consentirà di raccogliere dati utili ad analizzare i bisogni delle persone con esigenze motorie, sensoriali, cognitive, temporanee o permanenti. All’iniziativa partecipa anche Village for all (V4A®), la nota rete dedicata all’ospitalità accessibile

Insieme ad altri partner, Village for all (V4A®), la nota rete dedicata all’ospitalità accessibile, partecipa al progetto di ricerca Osservatorio Turismo Accessibile, promosso dalla Camera di Commercio della Romagna (Forlì-Cesena, Rimini).
A tal proposito è stato elaborato un agile questionario, rigorosamente anonimo e compilabile in pochi minuti (entro il 3 novembre), per fornire dati utili ad analizzare i bisogni delle persone con esigenze motorie, sensoriali, cognitive, temporanee o permanenti.
«Aiutaci dunque a comprendere meglio le tue esigenze di accessibilità quando vai in vacanza», dicono da Village for all. (S.B.)

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Trentesimo compleanno per l’Associazione Bambini Cri du chat

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Nata nel 1995, l’ABC (Associazione Bambini Cri du chat), impegnata sul fronte della malattia del Cri du chat, patologia genetica rara che comporta un ritardo grave dello sviluppo psicomotorio, sensoriale, intellettivo e del linguaggio, festeggerà domani, 25 ottobre, il proprio 30° compleanno, con un evento fatto di festa e riflessioni al Teatro Comunale Niccolini di San Casciano in Val di Pesa (Firenze)

Nata nel 1995, l’ABC (Associazione Bambini Cri du chat), festeggerà nel pomeriggio di domani, 25 ottobre, il proprio 30° compleanno (ore 17-19), con un evento fatto di festa e riflessioni al Teatro Comunale Niccolini di San Casciano in Val di Pesa (Firenze).
È prevista tra l’altro la presentazione del libro Un alfabeto per il futuro, con i racconti di genitori, familiari, medici e volontari, seguita da riflessioni sulla disabilità e le malattie rare, sulla ricerca scientifica e la genetica, nonché sul ruolo del volontariato. Saranno presenti i nostri medici e specialisti insieme ai soci fondatori, alle istituzioni, alle associazioni. E poi letture tratte dal libro citato, contributi video, musica e altro ancora.
La malattia del Cri du chat è una patologia genetica molto rara che può presentarsi con diverse modalità, ma la caratteristica più invalidante è rappresentata da un ritardo grave dello sviluppo psicomotorio, sensoriale, intellettivo e del linguaggio. Al momento non esiste una cura, ma adeguati e precoci trattamenti riabilitativi ed educativi possono migliorare la qualità della vita delle persone che ne sono interessate e delle loro famiglie. (S.B.)

L’evento potrà essere seguito anche da remoto in piattaforma Zoom. Per ogni ulteriore informazione: abc@criduchat.it.

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Serve una mappatura dei servizi di Odontoiatria Speciale pubblici o accreditati della Lombardia

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«Chiediamo alla nostra Regione – scrivono dalla Federazione lombarda LEDHA – di realizzare una mappatura dei servizi di Odontoiatria Speciale pubblici o accreditati, rivolti a persone con disabilità cognitive e relazionali definite come “non collaboranti”, per poter informare in modo adeguato le stesse e i loro familiari. Una ricognizione che potrà essere il punto di partenza per valutare se e in che misura si debbano rafforzare i servizi esistenti o aprirne di nuovi»

«L’Odontoiatria Speciale – sottolineano dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) – rappresenta un servizio fondamentale per garantire la cura della salute orale delle persone con disabilità cognitive e relazionali definite come “non collaboranti”, per le quali è molto complesso quando non impossibile il trattamento odontoiatrico tradizionale. Proprio per rispondere ai bisogni di questa tipologia di pazienti, gli ambulatori di Odontoiatria Speciale offrono ambienti adatti, personale specificatamente formato e, se necessario, la sedazione. In tal senso, alla luce del fatto che ormai da oltre sei mesi è sospesa per un guasto l’odontoiatria speciale presso l’Ospedale Corberi di Limbiate (Monza-Brianza), lasciando le persone con disabilità senza cure adeguate, cogliamo l’occasione per denunciare le lunghe attese in Regione su tale questione e sollecitiamo la Direzione Generale del Welfare Regionale a intervenire, poiché è necessaria una mappatura di questi servizi e un loro potenziamento urgente».
A proposito del servizio di Limbiate, dunque, secondo quanto riferisce la stampa locale, che ha raccolto la testimonianza di persone che usufruiscono del servizio per i propri familiari con disabilità, le attività dell’Odontoiatria Speciale sono state interrotte a causa di un guasto alla poltrona che ancora non si è risolto, costringendo le persone con disabilità che necessitano di cure dentarie a rivolgersi ad altri ambulatori, spesso privati.
Sempre attraverso i giornali locali, poi, l’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) Brianza ha assicurato che il servizio di Odontoiatria Speciale a Limbiate verrà riattivato «non appena ultimata la procedura di gare di prenotazione per l’acquisto del bene» (ovvero la poltrona dentistica).

«Torniamo dunque a chiedere a Mario Melazzini, direttore generale del Welfare della Regione Lombardia – proseguono dalla LEDHA -, un intervento per migliorare questo servizio, fondamentale per il benessere delle persone con disabilità. La vicenda di Limbiate, infatti, rappresenta solo l’ultima di una serie di segnalazioni da parte di utenti che hanno difficoltà a prendere appuntamenti e devono affrontare liste d’attesa molto lunghe. A fronte di questa situazione, molte famiglie sono infatti costrette a rivolgersi a servizi privati che, dato il tipo di interventi spesso necessari, hanno costi molo alti. La nostra prima richiesta alla Regione, pertanto, è quella di realizzare una mappatura dei servizi di Odontoiatria Speciale pubblici o accreditati attivi in Lombardia, per poter informare in modo adeguato le persone con disabilità e i loro familiari. Questa ricognizione, inoltre, potrà essere il punto di partenza per valutare se e in che misura vi sia la necessità di rafforzare i servizi esistenti o di aprirne di nuovi».
«Il nostro obiettivo – commenta Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA – è quello di assicurare a tutte le persone con disabilità pari accesso alle cure dentistiche e prevenire complicanze che potrebbero compromettere la salute generale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

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La crisi del sostegno didattico: un processo irreversibile?

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«Ogni anno – scrive Paola Di Michele – le richieste di mobilità interna, che riguardano il passaggio dal sostegno didattico alla classe di concorso di appartenenza ammontano a circa 10.000 unità e allo stesso tempo, in alcuni territori (preminentemente del Nord Italia) e in alcuni cicli scolastici (infanzia e primaria) continuano a mancare docenti specializzati. Si tratta di crisi “vocazionale” o di scelta transitoria del sostegno didattico come modalità di accesso al ruolo?»

Ogni anno le richieste di mobilità interna, che riguardano il passaggio dal sostegno didattico alla classe di concorso di appartenenza (giova ricordare che il “sostegno” non è una disciplina, ma una specializzazione) ammontano a circa 10.000 unità. Allo stesso tempo, in alcuni territori (preminentemente del Nord Italia) e in alcuni cicli scolastici (infanzia e primaria) continuano a mancare docenti specializzati. Fin qui i fatti.
Si tratta di crisi “vocazionale” o di scelta transitoria del sostegno didattico come modalità di accesso al ruolo, definito da alcuni, a mio parere ingenerosamente, come “ammortizzatore sociale”?
Se non si comprende, dall’interno, la natura del fenomeno, si rischia di cercare risposte istintive a domande poste male. Un po’ come avviene nel metodo scientifico, quando alla falsificazione dell’ipotesi (e relativa ricerca di un assioma scientifico indipendente), si sostituisce la ricerca di conferma delle proprie convinzioni, vanificando così tutto il processo.

Sulla prima questione, quella cosiddetta “vocazionale”, vorrei che ci si soffermasse su una questione ben più importante, che è quella della formazione, di partenza e in servizio.
Di fronte, ad esempio, ad alunni con quadri complessi che presentano elevate comorbidità, è necessario possedere un bagaglio estremamente ampio di strumenti e conoscenze. Posso dire, con estrema serenità, che non è possibile costruire questo bagaglio da nulla, né in un anno (TFA ordinario) né in sei mesi (TFA versione INDIRE). Questo è ancora più vero se si considerano le basi di partenza dei corsisti, per cui, chi proviene da Scienze della Formazione, possiede basi di Psicologia, Pedagogia e Metodologia (giova ricordare che la specializzazione su sostegno era in precedenza integrata come percorso opzionale biennale in questi corsi di laurea e la cosa, a mio parere., funzionava benissimo), rispetto ai corsisti che accedono ai corsi per la scuola secondaria di primo e secondo grado, con le lauree più disparate e avulse non solo dalla disabilità, ma dallo stesso contesto scolastico e delle metodologie di insegnamento.
La formazione dei futuri insegnanti, compresi quelli specializzati su sostegno, ha subìto, negli ultimi decenni, una drastica e progressiva riduzione in quantità e qualità (ricordiamo sommessamente e mestamente che i corsi per il sostegno, in un tempo troppo lontano, erano biennali, con possibilità di aggiungere annualità per le disabilità sensoriali).
Per comprendere meglio la natura di questo ragionamento, si pensi che in Finlandia, ad esempio, è previsto un percorso biennale di specializzazione post-lauream per chiunque voglia intraprendere la professione di insegnante (pagata di conseguenza, naturalmente), comprensiva di insegnamenti di Psicologia, Pedagogia, Metodologia e Valutazione.

La seconda questione, ovvero quella di chi considera il sostegno didattico come una veloce porta di accesso al mondo dell’insegnamento, è sicuramente in parte vera. Mi riferisco ad esempio alla procedura di immissione diretta in ruolo da Graduatorie Sostegno, nota come articolo 59 che, personalmente, porrei in origine al boom delle Graduatorie Sostegno per le scuole superiori. Per capirci, prendiamo in esame le graduatorie ADSS (Sostegno della Scuola Secondaria di Secondo Grado) della Provincia di Roma, passate dalle 700 unità del 2020 alle attuali 11.000!
Il punto non sarebbe così problematico se le graduatorie riflettessero esattamente il cosiddetto “merito” dei docenti; tuttavia, com’è noto anche da inchieste giornalistiche, la posizione in graduatoria è fortemente influenzata non solo dai titoli di servizio, ma anche dai titoli “culturali”, ovvero certificazioni linguistiche che sono state anche oggetto di approfondimenti per la facilità di acquisizione.

Torno dunque alla prima questione, quella vocazionale, dove è necessario, anzi doveroso, porre l’accento su alcune delle questioni che vanno direttamente al cuore dell’inclusione scolastica stessa. La prima di esse è quella della corresponsabilità didattica fra docente “curricolare” e docente specializzato su sostegno. Qui l’immagine più potente che posso evocare è quella del caro amico Carlo Scataglini della “sedia del sostegno”, ovvero quel fenomeno per cui il docente specializzato non è che un “collaterale” della cattedra cui spesso si riserva solo una sedia, spesso sul fondo dell’aula e spesso neanche quella. Personalmente mi è capitato di rinunciare financo alla sedia dopo l’ennesima snervante discussione col collaboratore scolastico che continuava a spostarla perché “le sedie non bastano”.

Altro esempio è la “compilazione” del PEI (Piano Educativo Individualizzato). Già il fatto che si parli di compilazione e non di progettazione la dice lunga sul fatto che, su questo, non si siano fatti significativi passi in avanti. La normativa attuale (Decreto Ministeriale 153/23) esplicita chiaramente e per l’ennesima volta che il PEI è il frutto collegiale del lavoro del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), ma se il PEI non si riesce a condividere (come pure sarebbe previsto su piattaforma SIDI, pur tuttavia ancora residuale), come si può pensare di renderlo uno strumento operativo di tutti i componenti del GLO? Ecco, dunque, che si torna sempre e ancora alla compilazione solitaria del PEI da parte del solo docente specializzato.

E qui vorrei tornare alla questione della continuità su posto di sostegno, così come realizzata attraverso i provvedimenti normativi recenti. Se un docente decide di tentare di modificare le vecchie abitudini coinvolgendo i colleghi curricolari, deve spesso farlo quasi imponendosi, “disturbando”. Allo stesso modo, se quel docente ritenesse, in scienza e coscienza, di adottare metodologie e scelte educative non gradite o non conformi (magari semplicemente perché poco conosciute o innovative) quale sarebbe la reazione del Sistema? Ovvero, come si concilia l’autonomia didattica e l’etica professionale con l’idea che si debba essere “scelti” e “approvati” da famiglie, colleghi, dirigenti scolastici? Il rischio, più che evidente, è quello di docenti “addomesticati”, silenziati e docili a logiche che nulla hanno a che fare con un’idea dialogica del processo educativo condiviso.
È esattamente su questi temi che bisogna arretrare, a mio parere, dalle proprie posizioni particolari e porsi in atteggiamento dialogico. Evitare barricate di parte in cui ciascuno sostituisce la pretesa o l’obbligo con la collaborazione, il dialogo e la solidarietà.
Perché, qualunque cosa se ne pensi, se stiamo parlando di inclusione è perché crediamo che sia un diritto inalienabile, da raggiungere un pezzo per volta, percorrendo insieme la stessa strada pur partendo da luoghi diversi.

*Insegnante di sostegno, già assistente all’autonomia e alla comunicazione.

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Persone con disabilità e caregiver: quel bisogno profondo e urgente di supporto psicologico

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Le persone con disabilità e i loro caregiver avrebbero un bisogno profondo e urgente di supporto psicologico, ma per troppi si tratta di un percorso irto di ostacoli, che non sono solo le barriere economiche – l’impedimento maggiore -, ma anche varie barriere fisiche e logistiche; le sedute online potrebbero essere un possibile rimedio: è quanto sostanzialmente emerge da un’indagine condotta dalla Federazione FISH, in collaborazione con il centro medico online Serenis

Le persone con disabilità e i loro caregiver conoscono la terapia consistente nel supporto psicologico come strumento per migliorare il loro benessere psicofisico? Quanto e quanti usufruiscono di questo metodo? Per loro risulta accessibile?
Tali quesiti sono stati oggetto di una recente indagine condotta dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in collaborazione con Serenis, centro medico online per il benessere mentale e fisico, con lo scopo di promuovere la consapevolezza, l’inclusione e l’accesso alla terapia psicologica.
Ebbene, da tale indagine risulta che lo stesso metodo sia poco accessibile e che un possibile rimedio potrebbero essere le sedute online. Ma vediamo più nel dettaglio qual è la situazione.

La parte del sondaggio rivolta specificatamente alle persone con disabilità dimostra che esse hanno una buona familiarità con il concetto di terapia psicologica. L’88,5% degli intervistati, infatti, dichiara di averne sentito parlare, il 37% ha usufruito di sedute in presenza e il 33% online; inoltre, il 20,9% vorrebbe iniziare un percorso di questo tipo, ma non l’ha ancora fatto.
Per molti che non ne usufruiscono, funge da deterrente l’accesso alla terapia stessa: il 25,4% ammette di avere rinunciato al percorso a causa di barriere fisiche, logistiche, comunicative o culturali; per la maggior parte, il 73%, però, l’ostacolo maggiore è il costo economico.
Altri importanti impedimenti sono nel 27,9% la mancanza di psicoterapeuti con competenze specifiche sulla disabilità; nel 22,6% la distanza fisica; e nel 16,4% la scarsa informazione.

La terapia online risulta essere sicuramente una possibile soluzione a gran parte delle criticità evidenziate, adattandosi alle esigenze personali, agli orari, alle modalità di comunicazione, ai supporti accessibili. Il 48,1% delle persone con disabilità che fanno parte del campione reputa infatti fondamentale la facilità d’uso di queste piattaforme, ma uno dei problemi persistenti rimane la non adeguata preparazione dei professionisti: più del 50% di coloro che hanno risposto dichiara di essersi interfacciato con professionisti senza un’esperienza specifica nelle disabilità.
Un altro dato significativo è quello del 66,7% degli intervistati, secondo cui l’integrazione della psicoterapia online nel sistema sanitario potrebbe migliorare di gran lunga il proprio benessere psicologico.
«La terapia online – afferma il presidente della FISH Vincenzo Falabella – è un valido strumento per superare difficoltà logistiche e offrire flessibilità, specialmente per chi è isolato. E tuttavia, come FISH sottolineiamo che l’accessibilità tecnologica non deve sostituire la qualità della relazione terapeutica. È pertanto urgente investire nella formazione specifica dei professionisti della salute mentale per garantire percorsi competenti e personalizzati».

La sezione dell’indagine dedicata ai caregiver rivela come gli stessi abbiano un urgente bisogno di supporto, ma il 43% del campione ammette che il sostegno psicologico offerto non è né adeguato né accessibile. Il 50,4% dei rispondenti dichiara quindi che, pur non essendosi mai sottoposto a trattamenti di psicoterapia online, ha il desiderio di provare. Il 67,2% degli intervistati ha dimostrato di preferire sedute private, poiché hanno bisogno di uno spazio personale dove ricevere un supporto diretto per le sfide che devono affrontare ogni giorno.
Anche se, molto spesso, si tende a non prestare un’adeguata attenzione alle esigenze dei caregiver, considerati, per lo più, come delle “persone forti”, in realtà non lo sono. Essi richiedono infatti attenzioni che vanno al di là del semplice «Ciao, come stai?» e in particolare hanno bisogno di essere ascoltati senza essere giudicati.

«La nostra indagine con la FISH – annota Daniele Francescon, co-fondatore e general manager di Serenis – ha acceso i riflettori su una realtà che non possiamo più ignorare. Le persone con disabilità e i loro caregiver non solo conoscono il valore del supporto psicologico, ma ne hanno un bisogno profondo e urgente. Eppure, per troppi, il percorso verso il benessere mentale è irto di ostacoli e non parliamo solo delle barriere economiche, che costituiscono l’impedimento maggiore, ma anche di tutte quelle barriere fisiche e logistiche che costringono una persona su quattro a rinunciare alla terapia ancor prima di iniziare. Infine, non possiamo dimenticare i caregiver, i “forti” che sostengono tutto: sono persone che chiedono, a gran voce, uno spazio personale e non giudicante per poter affrontare le sfide che sostengono ogni giorno. È nostro dovere assicurare che quel supporto non sia un lusso, ma un diritto accessibile a tutti».

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Il supporto psicologico alle persone con disabilità e ai caregiver: un aiuto per molti ancora inaccessibile” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Lo stato dell’arte dei mezzi nautici accessibili: un seminario in Friuli Venezia Giulia

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Organizzato dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Udine, per conoscere lo stato dell’arte dei mezzi nautici accessibili, si terrà domani, 25 ottobre, ad Aprilia Marittima di Latisana (Udine), nell’àmbito della fiera “Nautilia”, il seminario “Inclusive Yacht Design”, con la partecipazione anche dell’Associazione Tiliaventum e la possibilità di visitarne in loco l’imbasrcazione accessibile “Càpita” L’imbarcazione accessibile “Càpita” di Tiliaventum

Organizzato dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Udine, per conoscere lo stato dell’arte dei mezzi nautici accessibili, dalla progettazione agli studi necessari, dagli ausili alle soluzioni adottate e le buone pratiche in corso, si terrà nella mattinata di domani, 25 ottobre, ad Aprilia Marittima di Latisana (Udine), nell’àmbito della fiera Nautilia, il seminario denominato Inclusive Yacht Design (Via del Coregolo, 7, ore 9.30-14).
Vi porteranno il proprio contributo Paolo Ferrari, architetto, ricercatore e specialista della materia, che interverrà sul tema Progettare imbarcazioni accessibili e Daniele Passoni (Dal progetto alla realizzazione di mezzi nautici, attrezzature e ausili accessibili), architetto, presidente di Tiliaventum, l’Associazione Sportiva Dilettantistica di Lignano Sabbiadoro, spesso presente anche sulle nostre pagine, con le sue iniziative Sea4All, nell’àmbito della promozione del turismo accessibile attraverso le esperienze sportive inclusive di mare.
Seguirà un approfondimento sulla recente norma regionale del Friuli Venezia Giulia di supporto al settore, a cura di Massimo Giordano della Direzione Centrale Regionale Attività Produttive (Lo sviluppo della nautica regionale: l’intervento della Regione attraverso promozione ed incentivi), concludendo con la possibilità di visitare in loco l’imbarcazione accessibile Càpita di Tiliaventumm, accompagnati da Daniele Passoni. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@tiliaventum.com.

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REVOCA IMMISSIONI IN RUOLO CDC B023

Ultime da A. T. P. Cosenza -

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Una pietra miliare per la piena cittadinanza di chi è in condizione di disabilità per epilessia

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«Quell’articolo, riconoscendo la connotazione di gravità a quanti con epilessia farmacoresistente manifestino crisi con perdita di contatto con l’ambiente o capacità d’agire, permetterà un adeguato accesso alle misure inclusive, facendo segnare una vera e propria pietra miliare verso la Piena Cittadinanza di tali Persone»: lo dicono le Associazioni AICE e ANFFAS, commentando con soddisfazione il contenuto di un articolo previsto dalla prossima Legge di Bilancio Sembrano poter finalmente sorridere i tanti bambini e bambine e persone adulte con epilessia farmacoresistente, insieme alle loro famiglie

«Alle persone affette da forme di epilessia farmacoresistente, certificata, in coerenza con le linee guida nazionali e internazionali, dal medico competente per le epilessie, caratterizzate da crisi con perdita di contatto con l’ambiente e capacità d’agire, su richiesta dell’interessato, a seguito di accertamento sanitario, è riconosciuta la connotazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, commi 1 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dall’articolo 3 del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62»: è quanto recita l’articolo 90 del Disegno di Legge n. 1689, presentato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028), ossia, in parole semplici, la Legge di Bilancio per il 2026.
Ebbene, quell’articolo, «riconoscendo la connotazione di gravità a quanti con epilessia farmacoresistente manifestino crisi con perdita di contatto con l’ambiente o capacità d’agire», sottolineano l’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia) e l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), riprendendone testualmente le parole usate, «permetterà un adeguato accesso alle misure inclusive per quanti vivono questa condizione di disabilità, facendo segnare una vera e propria pietra miliare verso la Piena Cittadinanza delle Persone in condizione di disabilità per epilessia».

«Si tratta infatti di un importantissimo passo – sottolineano i Presidenti di AICE e ANFFAS Giovanni Battista Pesce e Roberto Speziale – ricercato dalle nostre Associazioni da tante legislature, rivolto in specie alle persone con epilessia in maggiore difficoltà».
«Non siamo dunque più fermi e clandestini – concludono – e questo riconoscimento inclusivo, quanto mai rilevante, ci aiuterà a completare un “Percorso Epilessia” atteso da oltre 550.000 persone e dalle loro famiglie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: assaice@gmail.com.

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I.I.S. COSENZA IPSS-ITAS – Interpello di personale docente classe di concorso A044 “Scienze e tecnologie tessili, dell’abbigliamento e della moda” A.S. 2025-2026 n.1 posto a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche

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Tredicesimo appuntamento ad Ancona per il percorso itinerante “Sport Senza Confini”

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Tredicesimo appuntamento di quest’anno, il 25 e 26 ottobre ad Ancona, per il percorso itinerante “Sport Senza Confini”, iniziativa promossa dalla FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) e rivolta ad atleti e atlete con disabilità tra i 5 e i 14 anni, allo scopo di consolidare l’integrazione dei giovani all’interno di un gruppo di ragazzi e ragazze con e senza disabilità Giovani partecipanti all’edizione dello scorso anno di “Sport Senza Confini”

Tredicesimo appuntamento di quest’anno, il 25 e 26 ottobre ad Ancona, per il percorso itinerante Sport Senza Confini, iniziativa seguita in varie occasioni anche dal nostro giornale, promossa dalla FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) e rivolta ad atleti e atlete con disabilità tra i 5 e i 14 anni, allo scopo di consolidare l’integrazione dei giovani all’interno di un gruppo di ragazzi e ragazze con e senza disabilità.
Il percorso – che si avvale, lo ricordiamo, della collaborazione della Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia – vedrà dunque i giovani partecipanti ritrovarsi presso il Campo Italiaco Conti di Ancona, per vivere un’esperienza di inclusione attraverso attività ludico-sportive, guidati da tecnici federali specializzati.
Gli esercizi saranno pensati per favorire l’integrazione e stimolare la socializzazione, consentendo ai giovani atleti/atlete di scoprire nuove discipline sportive.
Dopo il successo del 2024, replicato e anzi ampliato in questo 2025, dunque, Sport Senza Confini continua a coinvolgere sempre più bambini/bambine e ragazzi/ragazze in tutta Italia, unendo sport, divertimento e inclusione.
Da dire in conclusione che l’organizzazione della tappa di Ancona dell’iniziativa è stata resa possibile grazie al Patrocinio del Comune di Ancona e al supporto della Federazione FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica), del CIP Marche (Comitato Italiano Paralimpico) e dell’UICI Marche (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). (S.B.)

A questo link è disponibile un tetso di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: safecommunications.press@gmail.com.

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Una Proposta di Legge per un sostegno di qualità

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L’Assemblea del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha approvato una Proposta di Legge del proprio consigliere Falabella, che è anche presidente della Federazione FISH, volta a rafforzare l’inclusione scolastica, focalizzandosi da una parte sulla continuità didattica per gli alunni con disabilità, dall’altra su una formazione specializzata per gli insegnanti

«Questa Proposta di Legge rappresenta un passo importante verso una reale inclusione scolastica. I dati ISTAT, infatti, delineano una situazione preoccupante, se è vero che quasi un terzo degli insegnanti di sostegno non possiede la specializzazione necessaria e che il 68% degli studenti con disabilità è costretto ogni anno a cambiare docente. Questa continua instabilità compromette la continuità didattica e priva gli studenti del diritto a un percorso educativo coerente e di qualità. Come FISH, ribadiamo dunque il nostro impegno affinché vengano garantite la stabilità e la competenza del personale docente, nel pieno rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione»: a dirlo è Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità) e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), la cui Proposta di Legge, volta a rafforzare l’inclusione scolastica, focalizzandosi da una parte sulla continuità didattica per gli alunni con disabilità, dall’altra su una formazione specializzata per gli insegnanti, è stata approvata dall’Assemblea del CNEL.

«La Proposta di Legge – si legge in una nota della FISH – mira a superare la precarietà, anticipando il periodo di svolgimento delle procedure di nomina, limitando il turnover dei docenti di sostegno e investendo in modo strutturale nella loro formazione (iniziale e in servizio), estendendola anche a tutti i docenti curricolari. Il testo approvato dall’Assemblea del CNEL prevede inoltre incentivi per rendere più stabile e attrattiva la carriera del docente di sostegno, incluso un periodo minimo obbligatorio di permanenza nella scuola di appartenenza, e misure per contenere la mobilità verso il posto comune, garantendo così pari opportunità formative a tutti gli studenti e a tutte le studentesse. Si prevede, infine, l’istituzione delle scuole di specializzazioni per il sostegno».

Si tratta in sostanza di un’iniziativa legislativa voluta per l’urgenza di colmare il divario tra i diritti degli studenti con disabilità e la loro effettiva garanzia nel sistema scolastico. Le statistiche prodotte dall’ISTA, rivelano l’entità di tale problema, parlando del 29,6% di insegnanti di sostegno non specializzati (il 38,2% al Nord) e il 68% degli alunni e delle alunne che cambiano docente di sostegno annualmente, come sottolineato in precedenza da Falabella; quasi la metà degli studenti con disabilità intellettive vive inoltre interruzioni del supporto anche in corso d’anno.
«E tutto questo – aggiunge Falabella – non è solo un problema organizzativo, ma umano di “vite spezzettate” in cui il legame fiduciario e didattico viene continuamente reciso, impedendo un apprendimento sereno e minando la stabilità emotiva dei bambini e delle bambine e delle loro famiglie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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Comunicazione inclusiva alternativa all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino

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Intrapreso nel 2023, il progetto “CIAO – Comunicazione Inclusiva Alternativa in Ospedale” è finalizzato a migliorare la comunicazione all’interno dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, attraverso l’implementazione della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), prestando dunque particolare attenzione all’accessibilità della comunicazione e nello specifico a coloro che incontrano difficoltà nell’esprimersi o nel comprendere il linguaggio verbale Utilizzo della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino

Intrapreso nel 2023, il progetto CIAO – Comunicazione Inclusiva Alternativa in Ospedale è finalizzato a migliorare la comunicazione all’interno dell’ospedale attraverso l’implementazione della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).
Nato da una collaborazione tra la Fondazione Time2, Dear Onlus e l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, esso presta particolare attenzione all’accessibilità della comunicazione, e nello specifico a coloro che incontrano difficoltà nell’esprimersi o nel comprendere il linguaggio verbale, per rendere più semplici e chiare le interazioni tra il personale sanitario, le bambine, i bambini e le loro famiglie. Nell’àmbito dello stesso progetto sono stati prodotti molti materiali che sono gratuiti e scaricabili online.

Sono coinvolti esattamente i seguenti reparti dell’Ospedale Regina Margherita: il Pronto Soccorso e l’Osservazione Breve Intensiva, la Neuropsichiatria Infantile-Day Hospital, l’Ambulatorio di Riabilitazione Neuropsichiatrica e l’Ambulatorio Patologie Complesse.
Il materiale prodotto riguarda tre aree specifiche: lo spazio ospedaliero, l’esperienza in ospedale e la comunicazione aumentativa a casa. Sono dunque state prodotte delle guide ai reparti; delle etichette ambientali che, attraverso l’utilizzo di simboli visivi, rendono riconoscibili i diversi reparti e facilitano l’orientamento all’interno dell’ospedale; dei cartelli comportamentali per comunicare informazioni importanti e istruzioni sul comportamento ai visitatori e alle visitatrici con bisogni comunicativi complessi; il Memory Game, un gioco funzionale alla stimolazione della memoria visiva e al miglioramento delle abilità linguistiche dei/delle pazienti, attraverso l’uso di carte illustrate con simboli di CAA sul tema dell’ospedale; delle strisce attività che, sempre attraverso l’uso dei simboli, illustrano visivamente le diverse fasi di 5 procedure mediche prioritarie, individuate come tali dal personale sanitario; un portachiavi in CAA, uno strumento portatile e personalizzabile progettato per supportare l’accoglienza dei bambini e delle bambine in reparto e facilitare la comunicazione tra personale sanitario e persone con bisogni comunicativi complessi; il Kit Casa, uno strumento progettato in continuità con l’etichettatura dell’ospedale, per facilitare la comprensione dell’ambiente domestico, la consapevolezza spaziale e promuovere l’autonomia dei bambini e delle bambine; le storie sociali, strumenti di comunicazione visiva utilizzati per aiutare le persone con bisogni comunicativi complessi a comprendere meglio l’esperienza ospedaliera. (Simona Lancioni)

A questo link è disponibile un ulteriore testo di approfondimento. Per altre informazioni: Ufficio stampa Fondazione Time2 (Silvia Bellucci), silviabellucci@bellspress.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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La valorizzazione del turismo accessibile quale risorsa per la comunità

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Il Premio “Turismi Accessibili”, iniziativa ideata e realizzata dall’Associazione Diritti Diretti, di cui si è conclusa nei giorni scorsi a Napoli l’ottava edizione, con una serie di riconoscimenti andati ad altrettante eccellenze italiane del settore e che ha visto la nostra testata Superando quale media partner, ha il proprio significato più profondo nella valorizzazione del turismo accessibile, quale risorsa per l’intera comunità  Il tavolo dei relatori all’evento conclusivo di Napoli dell’ottava edizione di “Turismi Accessibili”

L’Associazione Diritti Diretti APS, nata a Chieti nel 2008 e impegnata nella tutela dei diritti delle persone con disabilità e delle categorie in situazione di svantaggio, ha realizzato anche quest’anno il Premio Nazionale Turismi Accessibili – Imprenditori, Enti, Associazioni, Giornalisti, Comunicatori e Influencer Superano le Barriere che in questa edizione, l’ottava, ha visto la nostra testata Superando come media partner. La cerimonia di premiazione è arrivata per la prima volta in Campania, a Napoli, nella cornice del prestigioso Complesso Museale dell’Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini.
Il Premio rappresenta il più prestigioso riconoscimento in tema di turismo accessibile e inclusivo per tutti e garantisce ai progetti candidati una vetrina con alto impatto mediatico per il settore dell’accoglienza turistico ricettiva, la fruizione dei luoghi d’arte e della cultura, la comunicazione. A tutti i progetti, infatti, viene dato spazio nel sito del Premio, ma anche nel sito I Pensieri di Marta e su tutti i social collegati.

Turismi Accessibili premia l’accessibilità che già esiste nelle varie tipologie di turismo, ed è aperto a imprenditori, enti, associazioni che abbiano realizzato progetti, percorsi, attività, strutture ricettive per garantire a tutti la migliore fruizione e il benessere in viaggio. L’iniziativa è poi rivolta, in particolare, ai professionisti nell’àmbito della comunicazione in ogni sua declinazione, e quindi giornalisti, comunicatori e influencer che abbiano realizzato un reportage o una campagna su progetti relativi al turismo accessibile, al fine di far conoscere le buone pratiche.
Media Partner di questa edizione, come dicevamo, è la nostra testata Superando e partner logistico Prospettiva Medina, struttura ricettiva accessibile per ospiti con disabilità, in particolare sensoriale. Numerosi i prestigiosi patrocini istituzionali, tra cui l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, quello del Ministero del Turismo, dell’ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo, del Ministero della Cultura, del CUG (Comitato Unico di Garanzia) dello stesso Ministero della Cultura, dell’Autorità Garante Nazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Napoli e Provincia e di Chieti e Provincia.

Come già raccontato in precedenza, quest’anno erano previsti ben tre riconoscimenti. La giuria, infatti, ha assegnato il Premio degli Esperti alle eccellenze italiane in riferimento ad Accoglienza e Fruizione nei Luoghi della Cultura, Accoglienza e Servizi Turistico Ricettivi, Giornalismo e Comunicazione. Valutate dunque tutte le candidature, il Premio per Accoglienza e Fruizione nei Luoghi della Cultura è andato alla Basilica Patriarcale di Aquileia, con il progetto La Basilica per Tutti che propone l’accessibilità universale nel sito Unesco, con la piena fruizione per persone con disabilità fisica, sensoriale e cognitiva, grazie ad informazioni, percorsi, ausili e personale altamente formato.
Il Premio per Accoglienza e Servizi Turistico Ricettivi è andato invece all’Associazione SardegnAccessibile, con l’omonimo progetto che ha permesso di realizzare tante spiagge accessibili in Sardegna, garantendo un’ampia fruizione da parte delle persone con disabilità ed è anche grazie al dialogo con Istituzioni, Enti Locali e Imprenditori del settore che si sta investendo in accessibilità e accoglienza turistica.
Il Premio per Giornalismo e Comunicazione è andato infine all’Associazione Sicilia Turismo per Tutti, con il progetto Sicilia Mare per Tutti che censisce e comunica l’accessibilità di oltre 200 spiagge pubbliche e private in Sicilia, garantendo un’ampia fruizione per le persone con disabilità fisica, sensoriale e cognitiva. Anche in Sicilia, infatti, grazie al dialogo con Istituzioni, Enti Locali, imprenditori del settore e la presenza costante ad eventi e convegni, c’è stato un forte impulso per l’accoglienza turistica accessibile e inclusiva.

Con la partecipazione di tante persone, è stato il Complesso Museale dell’Augustissima Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini di Napoli ad ospitare l’evento finale di “Turismi Accessibili”

Anche in questa edizione di Turismi Accessibili sono pervenute candidature straordinarie da tutta Italia, per raccontare eccellenze italiane in cui la persona è al centro e ogni progetto rappresenta una spinta verso un mondo più attento all’inclusione e alle esigenze di ciascuno. Proprio per questo motivo, la giuria ha deciso di assegnare una Targa Speciale anche ad alcune candidature che hanno evidenziato un altissimo valore in fase avanzata del progetto.
La Targa Menzione Speciale per l’impegno per l’Accessibilità è stata dunque assegnata a BlindTag System per l’impegno a migliorare l’accessibilità sensoriale per persone cieche e ipovedenti; al Comune di Tortoreto (Teramo), per l’accoglienza in città di turisti con disabilità, grazie a servizi specifici, dalle informazioni, alla mobilità, alle spiagge attrezzate; alla Fondazione ANFFAS Salerno per la realizzazione di un Summer Camp inclusivo in un hotel accessibile; e, infine, a La casa di Pat, una casa vacanze accessibile ospitale e aperta a progetti di autonomia.

Marta Russo, presidente di Diritti Diretti, ha voluto portare la cerimonia di premiazione per la prima volta in Campania, a Napoli, come detto inizialmente, ed esattamente il 18 ottobre nel bellissimo Complesso Museale dell’Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini, in pieno centro storico, vero esempio di accessibilità e percorsi inclusivi, al proprio interno, per persone con disabilità motorie, sensoriali e cognitive.
Aperta dai saluti di Giovanni Cacace, primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e di Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con  Disabilità), in rappresentanza del presidente nazionale della Federazione Vincenzo Falabella, l’evento conclusivo ha potuto contare su relatori di alto profilo. Insieme alla stessa Marta Russo, infatti, hanno partecipato l’architetta Daniela Orlandi, esperta in materia di accessibilità e progettazione universale per l’Autorità Garante Nazionale dei Diritti delle persone con disabilità; Gabriella Cetorelli del CUG del Ministero della Cultura (Accessibilità Patrimonio Unesco); l’architetta Elisabetta Schiavone, direttore tecnico per le Soluzioni Emergenti in CERPA Italia (Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità); Arianna Felicetti, presidente di ISAAC Italy, disability manager e docente formatrice.
Tra i testimonial, anche uno dei premiati della precedente edizione, vale a dire la Cooperativa Sociale L’Integrazione e ospite dell’evento Francesca Martinelli, vicepresidente dei MusicAbili, compagnia che unisce musica, teatro, ballo e cabaret.

Marta Russo, “influencer dell’accessibilità” e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, è presidente dell’Associazione Diritti Diretti dal 10 ottobre 2025. Già molto nota per il proprio impegno sui social e attraverso il sito web I Pensieri di Marta, realizza un importante progetto con le scuole per sensibilizzare gli studenti sui temi dell’accessibilità e dell’inclusione, nonché collaborazioni con Musei, Parchi Archeologici e Siti Unesco, per valutare, supportare e implementare percorsi di accessibilità.
Operando in continuità con i valori della propria Associazione, fondata dalla giornalista Simona Petaccia, Marta ha da subito impresso un’ulteriore forte spinta alla valorizzazione del turismo accessibile, quale risorsa per la comunità. (S.D.)

Ci siamo già occupati dell’edizione 2025 di Turismi Accessibili a questo, questo e questo link.

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Disabilità: non un problema personale, ma un problema della società

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«Siamo abituati a pensare alla disabilità come a un problema “personale”, un difetto, uno svantaggio di chi la vive – scrive Dario Siciliano -, ma questa è una visione sbagliata, superata e, soprattutto, ingiusta. La disabilità, infatti, non è un problema della persona: è un problema della società ed essere inclusivi non significa “aiutare i più fragili”, ma riconoscere i diritti di tutti, progettando spazi, servizi e opportunità pensati sin dall’inizio per tutte le persone» L’attivista americana per i diritti delle persone con disabilità Judy Heumann (1947-2023) affermava spesso che «la disabilità diventa una tragedia solo quando la società non riesce a fornire le cose di cui abbiamo bisogno per condurre le nostre vite»

Siamo abituati a pensare alla disabilità come a un problema “personale”, un difetto, uno svantaggio di chi la vive. Ma questa è una visione sbagliata, superata e, soprattutto, ingiusta. La disabilità, infatti, non è un problema della persona: è un problema della società.
Lo afferma chiaramente la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata anche dall’Italia [con la Legge 18/09, N.d.R.]. Non è la menomazione fisica, sensoriale o cognitiva a creare disabilità, ma le barriere – fisiche, culturali, comunicative e sociali – che impediscono alle persone di partecipare pienamente alla vita della comunità.
Se io sono in sedia a rotelle e vado in pizzeria con degli amici, ma trovo dei gradini, è l’ambiente che mi “disabilita”. Altrimenti non mi accorgerei nemmeno di muovermi con delle ruote.
Un marciapiede senza scivolo, un sito web non accessibile, una scuola senza sostegni adeguati, un concorso pubblico con barriere digitali: sono solo alcuni esempi di ostacoli che trasformano una condizione in una disabilità. Quando invece la società si organizza per essere inclusiva, la disabilità smette di essere un limite e diventa semplicemente una delle tante diversità umane.

La grande attivista americana Judy Heumann diceva: «La disabilità diventa una tragedia solo quando la società non riesce a fornire le cose di cui abbiamo bisogno per condurre le nostre vite – opportunità di lavoro o edifici senza barriere, per esempio. Non è una tragedia per me il fatto di vivere su una sedia a rotelle». Ed è proprio così.
Essere inclusivi non significa “aiutare i più fragili”, ma riconoscere i diritti di tutti. Significa progettare spazi, servizi e opportunità pensando sin dall’inizio a tutte le persone, non solo a quelle “standard”.
E poi, chi è davvero “standard”? Come ricordava Franco Basaglia, il grande psichiatra che nel 1978 contribuì alla chiusura dei manicomi, «visto da vicino, nessuno è normale».

In Italia è in corso un’importante e imponente riforma della disabilità – che in provincia di Brindisi entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027 – e che si ispira proprio a questo approccio. Il principale ostacolo, però, sarà culturale: cambiare la mentalità di tutti, cittadini, operatori professionali e istituzioni. Non sarà facile e richiederà tempo, ma sono certo che ce la faremo.

*Garante per i diritti delle persone con disabilità del Comune di San Vito dei Normanni (Brindisi).

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