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I primi dieci anni del Registro Italiano Sclerosi Multipla: un bilancio ampiamente positivo

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Con oltre 96.000 casi registrati, in dieci anni il Registro Italiano Sclerosi Multipla (RISM), il più ampio database clinico italiano dedicato alla sclerosi multipla e alle patologie correlate, si è caratterizzato come uno strumento chiave per la medicina personalizzata, per la ricerca scientifica e per la Sanità Pubblica, come è stato ribadito in questi giorni al Congresso della Società Italiana di Neurologia

In occasione del 55° Congresso della SIN (Società Italiana di Neurologia), svoltosi in questi giorni a Padova, è stato presentato tra l’altro il bilancio dei primi dieci anni del Registro Italiano Sclerosi Multipla (RISM), il più ampio database clinico italiano dedicato alla sclerosi multipla e alle patologie correlate, che con oltre 96.000 casi registrati, si conferma come uno strumento chiave per la medicina personalizzata, per la ricerca scientifica in real world e per la sanità pubblica.
In tal senso, nella sessione dedicata alla riunione annuale dei Centri specializzati nella sclerosi multipla, partecipanti al Registro, è stato illustrato come i dati raccolti abbiano permesso di migliorare la presa in carico clinica, personalizzare i trattamenti e supportare le decisioni regolatorie. In particolare, sono stati presentati i risultati relativi a “sottopopolazioni” di particolare interesse, come i casi pediatrici e le patologie correlate, evidenziando la capacità del Registro di fornire risposte a domande di ricerca ancora aperte, che richiedono ampie casistiche e dati di qualità.

Nato nel 2014 da un accordo tra la FISM, la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla che opera a fianco dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e l’Università di Bari, il Registro è oggi alimentato da 191 Centri su tutto il territorio nazionale, tra cui 14 Centri Pediatrici. Sono esattamente 73 i progetti di ricerca basati sui dati raccolti nel Registro, che hanno portato alla pubblicazione di oltre 50 articoli scientifici. Dal 2022, poi, è stato possibile raccogliere anche casi di patologie rare, come la neuromielite ottica (NMOSD) e la malattia legata agli anticorpi anti-MOG (MOGAD), aprendo la strada a nuove ricerche. Ad oggi, il Registro include circa 1.000 casi relativi a queste patologie.
E ancora, il Registro Italiano è il coordinatore del Big MS Data Network, che coinvolge i Registri di sei Paesi europei, per un totale di 350.000 persone inserite e seguite, il tutto con il riconoscimento dell’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, per gli studi di sicurezza dei farmaci.
«Il RISM – sottolinea Mario Alberto Battaglia, presidente della FISM – è uno strumento strategico per la ricerca e per la sanità pubblica. È parte integrante dell’Agenda della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate 2025 dell’AISM e sarà centrale nella definizione delle priorità della nuova Agenda dei prossimi cinque anni, verso il 2030».
«Oggi – conclude – il RISM è ancora più importante nel momento in cui si tende sempre di più non solo ad arrivare a diagnosi precoci ma anche a iniziare a monitorare l’efficacia di una terapia precoce ottimale per la persona».

Il decennale del Registro RISM segna quindi l’inizio di una nuova fase ancora più importante, con l’applicazione di nuovi criteri diagnostici, lo sviluppo di migliori algoritmi terapeutici e il pieno coinvolgimento delle Istituzioni Sanitarie nazionali e regionali. (B.E. e S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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D.D.G. prot. n. AOODRCAL31686 del 29.10.2025- Recepimento DGR n. 499 DEL 21.10.2025 RECANTE “Piano di organizzazione della rete scolastica e dell’offerta formativa della regione Calabria – a.s. 2026-/2027”

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I caregiver delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite: agire e non solo comprendere

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Un confronto tra istituzioni, professionisti, associazioni e famiglie, per rendere più solida e integrata una rete di sostegno che valorizzi il ruolo dei caregiver familiari nella cura e riabilitazione delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite, invitando però ad agire e non solo a comprendere: sarà questo, il 31 ottobre a Bologna, il convegno “Il ruolo del caregiver nella gestione delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite: bisogni, diritti e prospettive future”, promosso dalla Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris Realizzazione grafica a cura della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris

Nella mattinata del 31 ottobre a Bologna (Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore, 6, ore 9-13), vi sarà il convegno sul tema Il ruolo del caregiver nella gestione delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite: bisogni, diritti e prospettive future, promosso dalla Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris.
«Con questa iniziativa – spiegano i promotori – vogliamo promuovere un confronto tra istituzioni, professionisti, associazioni e famiglie, per rendere più solida e integrata una rete di sostegno che valorizzi il ruolo dei caregiver familiari nella cura e riabilitazione delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite, favorendo un dialogo multidisciplinare sulle sfide del sistema sociosanitario. Sarà quindi anche un’occasione per dare voce ai caregiver familiari, spesso figure “invisibili” ma essenziali, che si fanno carico quotidianamente della cura e dell’assistenza, a volte in condizioni di isolamento e senza il dovuto sostegno. Attraverso testimonianze dirette e l’intervento delle Associazioni che li rappresentano, l’incontro del 31 ottobre restituirà spazio e dignità a queste esperienze, promuovendo l’ascolto attivo dei bisogni materiali, emotivi e relazionali delle famiglie».

Ad aprire i lavori sarà Matilde Madrid, assessora al Welfare del Comune di Bologna, che porterà i saluti istituzionali, sottolineando l’impegno dell’Amministrazione cittadina nel sostegno alle politiche di inclusione e nel riconoscimento del caregiver come parte attiva della rete di cura.
Interverranno quindi rappresentanti del Comune di Bologna, dell’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola, di CARER (Associazione caregiver familiari), impegnata da anni su questo tema, del Forum del Terzo Settore dell’Emilia Romagna, del Consiglio Regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali e della stessa Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris.
Al dibattito parteciperà anche la deputata Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, che patrocina l’iniziativa, da tempo impegnata per il riconoscimento del ruolo dei caregiver e alla fine del convegno è prevista anche la presentazione del Manifesto per i caregiver familiari che assistono a domicilio persone con grave cerebrolesione acquisita, documento che intende raccogliere dieci principi fondamentali per dare voce, dignità e strumenti a chi si prende cura ogni giorno di chi vive una condizione di disabilità gravissima.

«Questa iniziativa – sottolinea Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris – sarà un invito ad agire e non solo a comprendere. È urgente infatti approvare una legge nazionale che riconosca e tuteli i caregiver familiari, in un àmbito particolarmente complesso come quello delle gravi cerebrolesioni acquisite, dopo percorsi ospedalieri anche di eccellenza, garantendo loro diritti, sostegno economico e servizi adeguati».
«Chi si prende cura ogni giorno dei propri cari – aggiunge – merita rispetto, protezione e dignità. Il caregiver, infatti, è parte della cura, non un supporto informale e il suo sapere esperienziale va riconosciuto nei percorsi clinici, educativi e sociali. Il domicilio o le strutture di lungoassistenza devono essere luoghi di cura, non di solitudine, e la comunità una vera co-terapeuta. E prendersi cura di chi cura è una responsabilità condivisa, che continua ogni giorno, oltre l’ospedale, nelle nostre case, nel territorio, nella quotidianità».

L’incontro, che sarà moderato dallo stesso Fulvio De Nigris, insieme a Roberto Piperno, direttore scientifico della Fondazione promotrice, rappresenterà un tassello importante nel percorso di sensibilizzazione dalla stessa con la Giornata dei Risvegli di quest’anno (se ne legga già anche sulle nostre pagine), con l’obiettivo di promuovere politiche di riconoscimento e tutela per i caregiver familiari. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del convegno del 31 ottobre, per partecipare al quale  è necessario iscriversi tramite la mail patriziab@amicidiluca.it (specificando se si è interessati ai crediti ECM). Per ulteriori informazioni: info@amicidiluca.it.

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Ogni volta che càpita è una volta di troppo, ma rassegnarci mai!

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«Càpita ancora – scrive Giovanni Merlo – che una persona con disabilità venga trasferita in un servizio residenziale senza la sua volontà. E ogni volta è una volta di troppo. Capita, ed ogni volta che capita, noi possiamo piangere, lamentarci, protestare insieme alla persona con disabilità. Senza mai rassegnarci, però»

Capita che una persona con disabilità viva a casa sua con l’aiuto di uno o più assistenti personali.
Capita che – quando necessario – i familiari, gli amministratori di sostegno, gli operatori sociali, si impegnino perché la persona con disabilità possa vivere come desidera.
Ed è bello, ogni volta che capita così.

Capita che anche un’altra persona con disabilità viva a casa sua con l’aiuto di uno o più assistenti personali.
Capita che qualcuno – un familiare, un amministratore di sostegno, un operatore sociale – pensi che quella persona con disabilità non debba più vivere a casa sua.
Capita che un Giudice dia loro ragione.
Capita che non ci sia bisogno neanche di un Giudice.
Capita che quella persona venga inserita in un servizio residenziale.

Capita che nessuno si preoccupi di capire quale sia la sua volontà.
Capita che venga circuita e ingannata o che il trasferimento avvenga in modo forzato.
Capita che gli assistenti personali siano licenziati e la casa venduta.
Capita, anche quando la persona avrebbe potuto continuare a vivere a casa sua, senza troppi problemi.
Capita che siano tutti contenti: perché non c’è più da faticare per gestire stipendi, orari, ferie e malattie degli assistenti; perché non c’è più da preoccuparsi troppo; perché qualche soldo in più fa comodo a tutti, anche solo per pagare la retta del servizio.
Capita che tutti siano contenti, tranne la persona con disabilità.
che piange; che si lamenta; che protesta; che, alla fine, spesso, si rassegna.

Capita sempre? No, non è vero.
Capita spesso? Non lo sappiamo, ma comunque capita e quando capita non si può fare molto, perché è tutto “legale”, o almeno così sembra.

Capita, ed ogni volta che capita, è una volta di troppo.
Capita, ed ogni volta che capita, noi possiamo
Piangere
Lamentarci
Protestare insieme alla persona con disabilità
Senza mai rassegnarci, però.

*Direttore della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità).

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Assistenza per l’autonomia e la comunicazione anche per alunni e alunne con malattie rare

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Approvato all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari, in Commissione Cultura e Affari Sociali del Senato, un emendamento presentato dal senatore Mazzella al Decreto Legislativo 66/17, volto a estendere le competenze dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione anche agli alunni e alunne con malattie rare

Come informa l’OMaR (Osservatorio Malattie Rare), è stato approvato all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari, in Commissione Cultura e Affari Sociali del Senato, un emendamento presentato dal senatore Orfeo Mazzella al Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione scolastica, volto a estendere le competenze dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione anche agli alunni e alunne con malattie rare.
«Il mio testo – ha commentato Mazzella – riconosce all’assistente un ruolo fondamentale nel garantire il diritto all’educazione e alla formazione anche alle persone con malattie rare, che in Italia sono circa 2 milioni e a livello scolastico, parliamo dell’80% dei bambini e bambine con disabilità».
Già prevista, com’è ben noto, per il sostegno educativo degli studenti e studentesse con disabilità, la figura dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione potrà dunque contribuire anche a valorizzare le specificità e i bisogni di chi convive con una patologia rara, offrendo un supporto personalizzato nei percorsi di apprendimento. (S.B.)

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Le iniziative dell’ENAC per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità in aereo

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«Abbiamo chiesto con forza che nel nuovo Regolamento Europeo 261 sui diritti dei passeggeri in aereo venga inserito un articolo che superi la logica degli ausili come bagagli»: a dirlo è Mark De Laurentiis, responsabile della Direzione Tutela dei Diritti del Passeggero dell’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), che si sofferma anche su altre iniziative promosse dal proprio Ente, per migliorare l’esperienza di viaggio e garantire il rispetto dei diritti delle persone con disabilità

«Per una persona con disabilità, la carrozzina o un apparato elettromedicale non sono bagagli: sono parte del corpo, strumenti vitali senza i quali non si può vivere né muoversi»: così Mark De Laurentiis, responsabile della Direzione Tutela dei Diritti del Passeggero dell’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), ha commentato la vicenda di Elisa Costantino, che ha visto la propria carrozzina elettrica danneggiata due volte durante viaggi aerei.
«Come Italia, – ha spiegato De Laurentiis – abbiamo chiesto con forza che nel nuovo Regolamento Europeo 261 sui diritti dei passeggeri in aereo venga inserito un articolo che superi la logica degli ausili come bagagli. La Commissione è stata recettiva: dal 2026, infatti, questi strumenti non saranno più equiparati a valigie, ma riconosciuti come ausili alla mobilità, con indennizzi adeguati in caso di danni o smarrimenti».

Il tema viene affrontato dall’ENAC su più fronti, a partire dal Tavolo Tecnico Permanente per la tutela dei diritti dei passeggeri con disabilità e a ridotta mobilità, avviato nel 2022. «Abbiamo voluto costituire questo tavolo – ha raccontato il direttore – per avere un dialogo costante e proficuo con tutti i soggetti che si occupano di accessibilità e inclusione in ambito aeroportuale. Al tavolo partecipano le principali Federazioni e Associazioni di rappresentanza del mondo della disabilità, come FISH, FAND, UICI, ENS, ANMIC, ANGLAT, FIABA, ASSOFLY e anche IATA (Associazione Internazionale del Trasporto Aereo), che sta lavorando a un vademecum sugli ausili per le compagnie aeree e gli operatori addetti al carico e scarico degli ausili».

Proprio la fase di carico e scarico degli ausili è considerata cruciale. «La maggior parte dei danneggiamenti – riconosce infatti Di Laurentiis – avviene in quella fase delicata. Per questo stiamo lavorando anche con l’Unione Europea e con l’ECAC, la Conferenza Europea dell’Aviazione Civile, per migliorare la normativa e superare i limiti previsti dalla Convenzione di Montreal [trattato internazionale che regola la responsabilità delle compagnie aeree in caso di danni ai bagagli, N.d.R.], che spesso non coprono neanche il 10% del valore degli ausili personalizzati».

Tra le iniziative già realizzate dall’ENAC, De Laurentiis cita il progetto One Click Away. «Abbiamo analizzato i siti delle compagnie aeree e ci siamo accorti che per trovare le informazioni dedicate ai passeggeri con disabilità servivano fino a sette passaggi. Abbiamo semplificato tutto: oggi, con un solo clic dalla home page dei siti delle compagnie aeree, cliccando sul logo della sedia a ruote, si accede a una pagina standardizzata, accessibile anche ai ciechi e agli ipovedenti, con tutte le indicazioni utili per richiedere assistenza, viaggiare con cani guida, concentratori di ossigeno, ausili motori».
Il progetto è stato accolto con entusiasmo non solo dalle compagnie di bandiera, ma anche da quelle low cost. «Oltre alle compagnie aeree italiane, la prima non italiana ad aderire è stata Ryanair. In generale non possiamo imporre l’adozione di questo genere di misure, ma in questo caso tutte hanno sposato il progetto. E oggi sono le compagnie a cercarci per aderire, perché questi progetti hanno risonanza anche presso la Commissione Europea e l’ICAO, l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile».

L’ENAC sta anche lavorando a un modulo online standardizzato, accessibile e unificato per tutte le compagnie, che consenta ai passeggeri di trasmettere in anticipo le informazioni tecniche sugli ausili. «Nel caso di Elisa Costantino, – commenta De Laurentiis – la batteria era al gel, quindi non avrebbe dovuto creare problemi. Bastava una comunicazione chiara con la scheda tecnica. È su questi snodi che vogliamo intervenire».
Per questo, anche il tema delle batterie al litio è sotto osservazione: «La normativa ICAO le considera merci pericolose, perché, se danneggiate o alterate, possono innescare incendi anche in assenza di ossigeno. È un tema molto delicato, ma lo stiamo affrontando all’interno del Tavolo Tecnico con tutti gli esperti del settore».

«L’impegno e l’attenzione che ci sta mettendo ENAC – conclude il rappresentante dell’Ente – sono riconosciuti a livello europeo e internazionale. Vogliamo lavorare su scala globale e i risultati sono mediamente buoni, ma è giusto che si parli anche dei casi negativi, seppure isolati, come quello di Elisa, perché ogni episodio è un’occasione per migliorare».
L’ENAC conferma quindi la propria apertura al confronto diretto con associazioni, passeggeri e operatori, per raccogliere istanze concrete e tradurle in soluzioni pratiche, capaci di migliorare l’esperienza di viaggio e garantire il rispetto dei diritti delle persone con disabilità.

*Il presente testo è già apparso nel sito dell’OMaR (Osservatorio Malattie Rare, aderente alla FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Il Festival delle Abilità ancora una volta ha reso l’inclusione una festa, una realtà vissuta e condivisa

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Anno dopo anno, il Festival delle Abilità di Milano, di cui Superando è ormai tradizionalmente media partner e del quale torniamo a parlare con particolare piacere, un po’ di settimane dopo la sua conclusione, si sta confermando non solo come un importante evento culturale, ma anche come un laboratorio di futuro, dove «l’arte e la disabilità – come ben sottolineano i promotori – si fondono in un’unica esperienza di bellezza, espressione e diritti condivisi»

È con particolare piacere che a distanza di un po’ di settimane dalla conclusione, torniamo a dare spazio a un bilancio della sesta edizione del Festival delle Abilità di Milano, progetto culturale e inclusivo che anche quest’anno, dal 13 al 21 settembre, ha animato gli spazi della Cascina Chiesa Rossa e della Biblioteca Civica di Milano, una manifestazione di cui ormai tradizionalmente Superando è media partner, vissuta tra incontri, mostre, spettacoli e laboratori, all’insegna di una partecipazione emozionante e profondamente trasformativa, che ha confermato la vocazione stessa del Festival: rendere l’inclusione una festa, una realtà vissuta e condivisa.
Anno dopo anno, dunque, il Festival delle Abilità si sta confermando non solo come un importante evento culturale, ma anche come un laboratorio di futuro, dove «l’arte e la disabilità – come ben sottolineano i promotori – si fondono in un’unica esperienza di bellezza, espressione e diritti condivisi».

Promosso come sempre dalla Fondazione Mantovani Castorina, in collaborazione con la Biblioteca di Chiesa Rossa di Milano e avvalendosi del patrocinio del Comune di Milano, del Consiglio Regionale della Lombardia, della Fondazione Cariplo e della Fondazione Pio Istituto dei Sordi di Milano, oltreché con la main sponsorhip di ENI, il Festival di quest’anno ha potuto contare su oltre 3.000 presenze e più di 30 appuntamenti a partecipazione gratuita, fruibili anche in streaming e resi accessibili attraverso sottotitoli, traduzione in LIS, audiodescrizioni e materiali multisensoriali.
Il tema scelto per quest’anno, ossia La Libertà. Liberi di vivere come tutti, proposto ed esplorato sotto la direzione artistica di Vlad Scolari, è stato il filo conduttore di ogni evento, dialogo e performance, richiamando il pensiero e l’eredità di Franco Bomprezzi, pioniere dei diritti delle persone con disabilità, oltreché, tra l’altro, direttore responsabile di Superando dal 2004 fino alla sua scomparsa nel 2014. Libertà come diritto di partecipare, di scegliere, di esprimersi senza ostacoli o autorizzazioni: una libertà accessibile, concreta, quotidiana.
«Anche quest’anno – sottolinea Simone Fanti, direttore della Fondazione Mantovani Castorina – abbiamo dimostrato che l’accessibilità non è un’eccezione, ma una possibilità concreta per tutti e che il Festival delle Abilità è una festa in cui le differenze non spariscono, ma diventano valore condiviso, un luogo dove la cultura è partecipazione vera, e la libertà si manifesta nei gesti, nei linguaggi e nei sorrisi di chi si sente finalmente incluso».

Grazie al materiale messo a disposizione dall’ottimo Ufficio Stampa della manifestazione, ripercorriamo ora alcuni tra gli eventi principali proposti in settembre, dalle mostre fotografiche e pittoriche, che hanno raccontato corpi e storie non conformi con intensità e verità, ai talk sulla libertà di accesso alla cultura, ai laboratori per bambini e famiglie, fino agli spettacoli teatrali e musicali.
Tra i momenti più partecipati, le esposizioni Clelia, JUST PEOPLE – Freedom, Disability Glam, I Mondi di Davide Cattaneo e D come Donna, che hanno raccontato la bellezza delle differenze; le performance teatrali La ballata di Romilda, Romanzo di un’Anamnesi e Lo Zio Leo, che hanno dato voce a storie di resilienza e identità, e il duo comico Marangio Comics, con Lello Marangio e Lino Barbieri, che con ironia hanno affrontato temi legati alla vita in carrozzina.
E ancora, gli spettacoli musicali, tra cui il Coro Mani Bianche del Veneto, la lezione-concerto My Wonderland di Claudio Orfei, e la danza sperimentale di Red Fryk Hey, che hanno portato in scena linguaggi nuovi, emozioni autentiche e partecipazione intergenerazionale, senza dimenticare i momenti di dialogo e confronto, come Sguardi Liberi, seguito dalla proiezione del cortometraggio Non siamo invisibili, ideato da Stefania Unida, divulgatrice scientifica con la sclerosi multipla, che ha voluto dar voce, attraverso questo progetto, a chi ha la sua stessa malattia e spesso si sente invisibile.

Tra i momenti più intensi e significativi del Festival, vi è stato poi il talk Libertà è partecipazione, che ha acceso i riflettori su un tema tanto urgente quanto sin troppo sottovalutato, quale l’accessibilità agli eventi culturali, artistici e musicali per le persone con disabilità. Sul palco, a confrontarsi, anche le voci di Giorgia Meneghesso, cantante, attivista e portavoce del movimento Live for All, Giovanni Cupidi, autore e attivista per i diritti delle persone con disabilità, e Valentino Picone, comico e volto amato del grande pubblico, da tempo impegnato sul fronte dell’inclusione e con il collega Salvatore Ficarra, del duo Ficarra & Picone, tra i primi firmatari del manifesto Live for all.
«Live for All – ha raccontato Meneghesso – è nato per dare libertà agli eventi. Ci siamo ritrovati un anno fa, dopo che Lisa Noja aveva raccontato la sua esperienza. Da allora, abbiamo condiviso storie, confrontato realtà, parlato con associazioni e fruitori. Ne è emersa una verità scomoda: partecipare a un concerto o a un festival, per chi ha una disabilità, è ancora un percorso a ostacoli. Dalla prenotazione dei biglietti alla richiesta dei documenti di invalidità, dal parcheggio all’accompagnatore, infatti, ogni passaggio è un inciampo, una barriera invisibile che scoraggia. Abbiamo raccolto centinaia di segnalazioni di discriminazioni sistemiche. Abbiamo persino portato queste istanze in Senato, perché la libertà di partecipare non può più dipendere dalla buona volontà di un singolo organizzatore».
«Mi è capitato – ha affermato Cupidi – di essere confinato in aree transennate da cui non si vedeva nulla del concerto. A volte ti separano dagli amici, perdi completamente l’esperienza collettiva. Ricordo l’Arena di Verona come una delle esperienze peggiori, eppure è un tempio della musica italiana. Ma anche esperienze positive, come quella del Jova Beach Party: grazie a un rapporto umano con Lorenzo Jovanotti, sono stato coinvolto direttamente e si è lavorato concretamente per rendere accessibile la pedana. Questo dimostra che, con volontà e ascolto, si può fare».
«Cupidi – ha concluso Picone – è il nostro faro su questi temi, perché spesso noi artisti non sappiamo davvero cosa accade tra il pubblico. Non per cattiveria, ma per distrazione o abitudine. Io stesso ho lavorato su film e progetti senza pensare all’accessibilità. Ora non possiamo più ignorarlo: l’inclusione dev’essere parte integrante del progetto, non un’aggiunta».
Pertanto, il manifesto Live for All, portato sul palco del Festival delle Abilità, non ha coinciso solo con una denuncia, ma con un invito concreto a ripensare l’organizzazione degli eventi culturali, per renderli veramente aperti, partecipativi e giusti.

In conclusione, l’appuntamento è ora per il nono Festival delle Abilità del 2026, con una nuova edizione e nuove domande da porre, «perché la libertà – come viene spesso ricordato -, al pari dell’inclusione, non è mai un punto d’arrivo, ma un processo da costruire insieme». (S.B.)

A questo, questo e questo link i testi già dedicati da Superando al Festival delle Abilità 2025. Per ulteriori approfondimenti: festivaldelleabilita@gmail.com (Roberta Curia; Francesca Favotto).

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Dislessia: un test che personalizza i parametri di lettura e di sintesi vocale

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I ricercatori dell’IRCCS Medea-La Nostra Famiglia, in partnership con i Lions italiani, hanno ideato “SeleggoTest”, speciale procedura automatizzata, validata scientificamente, pensata per selezionare i parametri visivi e uditivi adatti ad ogni singolo studente con difficoltà di lettura, legata alla dislessia

Per gli studenti con dislessia, le caratteristiche visive dei caratteri di stampa e il tipo di voce utilizzata per la sintesi vocale possono avere un’influenza notevole sulla capacità di leggere e comprendere i testi. Le ricerche hanno dimostrato infatti l’importanza del tipo di carattere, della dimensione e della spaziatura per facilitare la lettura: ma come scegliere questi parametri? C’è un font migliore degli altri? Quale tipo di voce utilizzare per la sintesi vocale?
Per rispondere a queste domande, i ricercatori dell’IRCCS Eugenio Medea-La Nostra Famiglia, in partnership con i Lions italiani, hanno ideato SeleggoTest, una speciale procedura automatizzata per selezionare i parametri visivi e uditivi adatti ad ogni singolo studente con difficoltà di lettura. L’applicazione è stata validata scientificamente e i risultati dello studio sono stati pubblicati da «Multimodal Technologies and Interactions».

Il test è fruibile sulla piattaforma Seleggo.org tramite web e app: totalmente gratuito, fornisce agli utenti con disturbi di lettura i parametri più favorevoli, sia per la visualizzazione del testo (font, grandezza ideale del carattere e spaziatura), sia per la conversione da testo a voce (velocità e timbro ottimali per la sintesi vocale). Sulla piattaforma sono presenti anche i tutorial specificamente predisposti.
Il test è accessibile a chiunque, indipendentemente dalla lingua parlata. Esso, infatti, utilizza parole e frasi che non hanno un significato, riducendo l’effetto di familiarità delle parole, della conoscenza della lingua e dell’esperienza linguistica. La maggiore o minore facilità di lettura rifletterà unicamente le caratteristiche visive della parola, così come la chiarezza con cui le frasi verranno comprese dipenderà solo dalle caratteristiche uditive della sintesi vocale.
Oltre a rivolgersi ai singoli studenti con dislessia certificati, il test può risultare quindi utile anche agli studenti non madrelingua che non abbiano una completa padronanza della lingua italiana. Ma non solo: anche le scuole, gli studi professionali e le UONPIA (Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) lo possono utilizzare, per individuare i ragazzi che, al di là della diagnosi specifica, necessitano più di altri di strumenti compensativi come Seleggo per supportare il percorso scolastico.

Una volta concluso il test, dunque, l’utilizzatore visualizza una schermata stampabile con i suoi specifici parametri per la lettura e la sintesi vocale, immediatamente fruibili per personalizzare il reader della piattaforma Seleggo, che offre libri di testo scolastici digitalizzati e tecnologia TTS (Text-To-Speech), oltre a una serie di funzioni per aiutare la comprensione del testo (immagini e definizioni semplici) e lo studio (appunti di testo e immagini, riassunti, mappe concettuali, verifica dell’apprendimento supportata dall’intelligenza artificiale).
Con 15 editori convenzionati, 1.100 libri scolastici, 8.300 studenti iscritti e oltre 300 Istituti Comprensivi registrati, Seleggo è stato presentato agli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali che hanno segnalato agli Istituti Comprensivi del proprio territorio le opportunità da esso offerte.

«La dislessia – spiega Maria Luisa Lorusso, responsabile del Laboratorio di Neuropsicologia dei Disturbi del Neurosviluppo all’IRCCS Medea – è un disturbo sfaccettato, caratterizzato da difficoltà nell’imparare a leggere. Comporta principalmente difficoltà nel mettere in relazione suoni e segni scritti, che si riflettono sulla correttezza e sulla rapidità della lettura, ma può includere difficoltà nella comprensione, nella capacità di ricordare ciò che viene letto, soprattutto in presenza di parole meno frequenti o frasi lunghe e complesse. Si evidenzia durante i primi anni di scuola, ma è cruciale l’identificazione precoce per poter intervenire in modo più efficace».
«Gli insegnanti – prosegue Lorusso – svolgono un ruolo fondamentale nell’osservare e sostenere gli studenti con dislessia. Rilevano i segnali specifici, come errori ricorrenti nella scrittura o difficoltà nella lettura, predispongono attività di recupero e, se le difficoltà persistono, valutano insieme alle famiglie il modo migliore per dare risposte mirate ai bisogni dei bambini».

«Seleggo – afferma dal canto suo Paolo Colombo, cofondatore dell’Associazione Seleggo, i Lions Italiani per la Dislessia – offre alla scuola e alle famiglie un supporto scientificamente validato e accessibile, che riunisce in una sola piattaforma un pannello di strumenti utili per aiutare i bambini e le bambine con dislessia. Seleggo Test si configura come uno strumento prezioso e innovativo nel panorama degli interventi per la dislessia, per la sua capacità di fornire parametri di lettura personalizzati e di agire come un potenziale indicatore precoce di difficoltà. Seleggo Reader ne è il valido alleato, supportando gli studenti con difficoltà di lettura, migliorandone le competenze, aumentando la loro motivazione e favorendo in tal modo il loro benessere emotivo. Il connubio tra i due strumenti consente di creare un ambiente educativo sempre più inclusivo e di garantire a ogni bambino il supporto necessario per raggiungere il proprio potenziale».

«Seleggo – conclude Massimo Molteni, direttore sanitario e responsabile della ricerca in Psicopatologia dello Sviluppo dell’IRCCS Medea-La Nostra Famiglia – rappresenta un esempio virtuoso non solo sul piano tecnologico e scientifico, ma anche sociale: la società civile, infatti – nello specifico i Lions – può utilmente concorrere, in collaborazione con ricercatori e istituti scientifici dedicati, a sviluppare soluzioni innovative e soprattutto pensate a misura di bambini, ragazzi, famiglie e docenti, per far evolvere positivamente un problema che affligge migliaia di ragazzi, con conseguenze dannose sul loro sviluppo psicologico. È un esempio di approccio partecipativo virtuoso, in grado di unire tutti i vari attori in gioco, superando la frammentazione di competenze e interventi. La salute e il benessere non si acquisiscono attraverso il merchandising, che porta a sviluppare principalmente prodotti e a scatenare conflitti di interesse tra i diversi attori in gioco, ma tramite una consapevolezza diffusa che veda ciascuno agire secondo il proprio ruolo con competenza e passione: i ricercatori, i docenti e la scuola, le famiglie e i ragazzi. Una tecnologia amica e rispettosa della persona non esime mai dall’impegno personale diretto». (C.T. e S.B.)

Per ulteriori informazioni: Cristina Trombetti (cristina.trombetti@lanostrafamiglia.it).

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Una nuova sede, lo stesso impegno, per la Cooperativa Centro Progetti Educativi in provincia di Como

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Il 30 ottobre la Società Cooperativa Sociale Centro Progetti Educativi di Villa Guardia (Como) inaugurerà la propria nuova sede, nel corso dell’evento “Radici solide sguardo al sole”, presentato come «un momento speciale per aprire le porte del nuovo spazio denominato “GiraSole”, dedicato all’accoglienza, alla cura e all’inclusione di bambini, ragazzi e adulti con disturbi del neurosviluppo e fragilità emotive, relazionali e comportamentali»

Nella mattinata del 30 ottobre la Società Cooperativa Sociale Centro Progetti Educativi di Villa Guardia (Como) inaugurerà la propria nuova sede (Via Belvedere, 12, ore 10), nel corso dell’evento Radici solide sguardo al sole, presentato come «un momento speciale per aprire le porte del nuovo spazio denominato GiraSole, dedicato all’accoglienza, alla cura e all’inclusione di bambini, ragazzi e adulti con disturbi del neurosviluppo e fragilità emotive, relazionali e comportamentali».

Per l’occasione, dunque, avranno massima visibilità il nuovo Centro Diurno Continuo (CDC) accreditato con la Regione Lombardia, i servizi educativi, riabilitativi e terapeutici rivolti a minori e adulti, i nuovi percorsi dedicati alla nutrizione e al benessere psicofisico, le attività territoriali in sinergia con scuole, servizi e famiglie. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: sofia@centroprogettieducativi.it

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Sono tante le potenzialità del turismo accessibile, ma ancora in pochi ne sono consapevoli

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Quale nuova visione di turismo accessibile è emersa a Torino, durante il recente Summit Mondiale del Turismo Accessibile? Innanzitutto che per un approccio maturo di turismo accessibile non sono sufficienti gli interventi di tipo infrastrutturale e gli adeguamenti alla normativa, ma è necessario, in primis, un radicale cambiamento culturale e una visione strategica da parte delle imprese e delle istituzioni La platea cosmopolita al Summit Mondiale del Turismo Accessibile, svoltosi recentemente a Torino (per l’immagine ringraziamo Fabrizio Vespa)

Qualche settimana fa, come ampiamente segnalato anche su queste pagine, la terza edizione del Summit Mondiale del Turismo Accessibile (World Summit on Accessible Tourism – Destinations for All 2025) si è svolta per la prima volta in Italia, a Torino. Ma quale nuova visione di turismo accessibile è emersa durante tale evento? Alla base di ogni riflessione bisogna ricordare alcuni dati significativi emersi da varie ricerche antecedenti.
Ad esempio, secondo uno studio condotto nel 2023 dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel mondo risultavano esseri circa un miliardo e 300 milioni di persone con una disabilità significativa; bisogna inoltre tenere conto che quasi il 50% della popolazione totale è ultrasessantacinquenne e presenta una qualche forma di disabilità.
Un altro dato, fornito nel 2022 dalla Commissione Europea con il Transition Pathway for Tourism, evidenziava che in Europa oltre 87 milioni di persone hanno una disabilità, che il 20% della popolazione continentale aveva oltre 65 anni e che il 41% dei pernottamenti era fatto da turisti di età superiore ai 55 anni.
Restando nel range degli ultrasessantacinquenni, il 47% di loro non dorme fuori casa per problemi e barriere legate alla salute, e pertanto si rende necessario l’adeguamento delle strutture, sia in termini di sicurezza, sia di accessibilità sanitaria, garantendo ai viaggiatori l’accesso alle cure, anche all’estero. Nella realtà, ciò potrebbe tradursi con l’utilizzo dei servizi sanitari elettronici, della ricetta elettronica e del fascicolo sanitario elettronico.
E ancora, n base a un rapporto del 2024 dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UN Tourism), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, le persone con disabilità, in genere, viaggiano con due o tre familiari/accompagnatori, generando una domanda di ospitalità e servizi molto superiore rispetto agli altri viaggiatori.
Questo potenziale mercato viene troppo spesso sottovalutato, mentre potrebbe dare un significativo contributo al settore turistico. Ad oggi, infatti, anche se in Europa il turismo accessibile genera un introito di 400 miliardi di euro annui, solo il 9%  dei servizi turistici è accessibile e secondo alcune stime, se ci fossero più strutture adeguate, la domanda in questo settore salirebbe del 44%.

A fronte di questi dati – che sono solo i più significativi tra tanti altri – occorrerebbe un cambiamento radicale riguardante il turismo accessibile, inteso come una scelta di posizionamento strategico per chi opera nel settore che dovrebbe diventare capace di rispondere e soddisfare turisti con specifiche esigenze.
Oltre alle problematiche di ordine praticato sopra elencate, sussiste inoltre anche un fattore deontologico: la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, infatti, e la Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030 ribadiscono il diritto delle persone con disabilità ad avere accesso paritario alle strutture turistiche, comprese le esperienze di viaggio, l’ospitalità e la partecipazione culturale.

In questa nuova ottica, il turismo accessibile e inclusivo è considerato anche come una “leva di giustizia sociale”, dove l’accessibilità diventa una componente fondamentale di una visione turistica moderna, sostenibile e orientata ai diritti di tutti e tutte. Pertanto, la stessa accessibilità non deve più solo riguardare l’hospitality, ma deve interessare il territorio nel suo complesso, cosicché una destinazione risulterà veramente inclusiva solo se l’ecosistema circostante sarà in grado di rispondere in modo efficace ai bisogni delle persone, con un’azione che vada oltre l’eliminazione delle barriere materiali e sociali.
In altre parole, concepire il turismo inclusivo come leva di giustizia sociale significa riconoscere che in passato è stato, spesso, una sorta di “privilegio”, una discriminazione tra chi poteva accedere e chi no. E come accade in altri casi, vengono escluse le persone che si trovano ai margini per diverse ragioni, come l’etnia, la classe sociale, l’età, la disabilità… In tale prospettiva, l’inclusione turistica riguarda sì la rimozione degli ostacoli, ma anche, e soprattutto, il riconoscimento della pluralità delle esperienze. Si rende pertanto necessaria una pianificazione di interventi integrata e una visione condivisa tra pubblico e privato, in grado di trasformare le destinazione in ambienti coerenti, continui e interconnessi.
Una destinazione, affinché possa definirsi come veramente accessibile, non basta che abbia le strutture ricettive attrezzate e adeguate, deve avere i collegamenti accessibili, una segnaletica chiara, spazi pubblici fruibili e servizi di supporto efficaci. In sostanza, una destinazione turistica accessibile si ha quando l’intera comunità funziona al meglio per tutti: più accogliente, più ordinata, più attenta alla cura dei dettagli e alla dignità delle persone.

Durante il Summit di Torino sono state individuate anche alcune buone prassi, sia a livello nazionale che internazionale. Tra le prime vi è stata la Bandiera Lilla, il cui presidente Roberto Bazzano afferma: «Oltre ad essere onorato del fatto che la nostra attività sia tra le buone prassi segnalate dal Summit mondiale, ritengo che questo importante meeting abbia avuto la capacità di identificare e rimarcare i diritti delle persone con disabilità, relativi al mondo del turismo, ma soprattutto abbia avuto il coraggio di individuare, a favore degli operatori del turismo, il fatto che la realizzazione di questi diritti si trasforma in crescita e può favorire alcune delle aspettative del comparto del turismo quali la destagionalizzazione e la continuità. Mi auguro che quanto emerso a Torino non resti lettera morta e fin da ora Bandiera Lilla dà la propria disponibilità a partecipare a questo processo di concretizzazione del turismo accessibile».

Si può pertanto concludere affermando che per un approccio maturo di turismo accessibile non siano sufficienti gli interventi di tipo infrastrutturale e gli adeguamenti alla normativa, ma sia necessario, in primis, un radicale cambiamento culturale e una visione strategica delle imprese e delle istituzioni. Ciò implica una serie di azioni congiunte, come la promozione e la partecipazione delle politiche di inclusività anche nel settore privato dell’accoglienza, il monitoraggio e la valutazione costante degli interventi, e la formazione degli operatori turistici, affinché abbiano le giuste competenze per gestire i bisogni delle persone con specifiche esigenze.

*Estratto, con alcune modifiche, di un testo già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Tutte le potenzialità (ancora sconosciute) del turismo accessibile”. Per gentile concessione.

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Un futuro con la Persona al centro per l’UICI che ha rinnovato i propri organi associativi

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Tre giornate intense di confronto e partecipazione: è stato questo il XXVI Congresso Nazionale dell’UICI a Terrasini (Palermo), che ha visto al centro dei lavori il bilancio del mandato quinquennale appena concluso, nonché la definizione delle linee programmatiche per il futuro, in linea con il titolo scelto per il Congresso (“UICI – Un futuro con la Persona al centro”). Mario Barbuto è stato rieletto presidente nazionale ed è stato nominato anche il nuovo Consiglio Nazionale

Tre giornate intense di confronto e partecipazione hanno riunito al Villaggio Città del Mare di Terrasini (Palermo) 272 delegati da tutta Italia, per il XXVI Congresso Nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), presentato nei giorni scorsi anche sulle nostre pagine.
Al centro dei lavori il bilancio del mandato quinquennale appena concluso, segnato da sfide importanti quali la pandemia di Covid e il consolidamento delle attività nel centenario dell’Associazione, nonché la definizione delle linee programmatiche per il futuro, in linea con il titolo scelto per la tre giorni (UICI – Un futuro con la Persona al centro).

Mario Barbuto è stato dunque rieletto presidente nazionale ed è stato nominato anche il nuovo Consiglio Nazionale, composto da 24 membri, che accompagnerà la guida dell’UICI nel prossimo quinquennio. Dal canto suo, l’Assemblea Congressuale ha approvato cinque risoluzioni di indirizzo, per delineare le priorità del periodo 2025-2030, dando anche il via libera ad alcune modifiche statutarie.
E ancora, la giornata conclusiva in Sicilia ha visto anche la consegna del XXIX Premio Braille all’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione Professionale della Regione Siciliano, ritirato dal presidente della Regione stessa Renato Schifani e dall’assessore Girolamo Turano, mentre a chiudere simbolicamente il Congresso sono state le 105 candeline corrispondenti agli anni di fondazione dell’Unione.
«Questo Congresso non è stato soltanto un luogo di riflessione – ha affermato il confermato presidente dell’UICI Barbuto -, ma un laboratorio di idee e strategie concrete, per riaffermare con forza che la Persona deve essere e restare al centro di ogni politica e di ogni scelta. Solo così, insieme, potremo generare un futuro migliore per tutti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Vincenzo Massa (vincenzo.massa@uici.it).

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