
Conoscete l’AGNDD? Si tratta dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità. Ne parliamo con il suo presidente, l’avvocato Maurizio Borgo, che vanta una lunghissima esperienza nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Presidente, ci può innanzitutto tracciare un breve profilo della sua carriera?
«Certamente. Sono un Avvocato dello Stato e sono entrato nell’Avvocatura ormai quasi trent’anni fa. Da circa vent’anni, tuttavia, ricopro incarichi di vertice all’interno delle Pubbliche Amministrazioni. In diverse occasioni ho svolto il ruolo di capo dell’Ufficio Legislativo e di Capo di Gabinetto per vari Ministeri. Da ultimo, sono stato Capo di Gabinetto della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ruolo che avevo già ricoperto nella sua precedente esperienza governativa durante il primo Governo Conte, quando era Ministra per la Famiglia e le Disabilità. Infine, dal primo gennaio 2025, ho l’onore di presiedere l’Autorità Garante Nazionale dei Diritti delle persone con disabilità».
Che cos’è, nello specifico, l’Autorità Garante e come è strutturata?
«È un’autorità amministrativa indipendente, istituita con uno dei tre Decreti Legislativi che hanno dato attuazione alla Delega in materia di disabilità, ovvero la grande legge di riforma, la Legge 227/21. Il nostro provvedimento istitutivo è il Decreto Legislativo 20/24, che ha previsto la decorrenza delle attività di questa Autorità a partire dal primo gennaio 2025.
Si tratta di un organismo collegiale. Oltre a me, che lo presiedo, il collegio è composto da altri due membri: il professor Francesco Vaia, che vanta una lunghissima esperienza in àmbito sanitario ed è ricordato da tutti per essere stato il Direttore Generale dell’Istituto Spallanzani durante il difficile periodo della pandemia da Covid-19, e l’ingegner Antonio Pelagatti, una persona con disabilità che proviene dal mondo associazionistico. Pelagatti, affetto da SLA (sclerosi laterale amiotrofica), ha fondato anni fa un’Associazione dedicata alla sua patologia e ha ricoperto ruoli politici, tra cui quello di Assessore in un Municipio del Comune di Roma, occupandosi da sempre dei temi legati alla disabilità».
Qual è il compito principale dell’Autorità Garante?
«Come indica la stessa denominazione, il nostro compito fondamentale è tutelare e garantire i diritti delle persone con disabilità. A questo si affianca il dovere di promuovere la cultura del rispetto di tali diritti, partendo proprio dall’àmbito scolastico. Siamo infatti convinti che la cultura si formi lavorando concretamente sulle giovani generazioni».
Vorrei partire da alcuni numeri. Di recente, proprio su queste stesse pagine, si accennava a 20.000 richieste di intervento. È un dato corretto?
«Su questo punto devo fare pubblica ammenda, poiché si è trattato di una mia dichiarazione errata. Le segnalazioni reali sono 2.000 e non 20.000, un numero che sarebbe stato oggettivamente sproporzionato per un’istituzione operativa da poco più di un anno. Tuttavia, 2.000 segnalazioni restano un dato estremamente significativo se consideriamo che l’Autorità è attiva dal primo gennaio 2025 e che fino a settembre dello stesso anno non disponeva nemmeno di un sito internet. Questo ritardo non è stato dovuto a un’inerzia dell’ufficio, ma alla precisa volontà di progettare e realizzare un portale che fosse pienamente accessibile alle persone con disabilità, affidandone lo sviluppo a soggetti in grado di garantire questo standard fondamentale.
Queste 2.000 segnalazioni tracciano purtroppo una diagnosi negativa in merito al rispetto e alla tutela dei diritti. Dimostrano che ancora oggi, sebbene i diritti delle persone con disabilità siano riconosciuti da un numero consistente di norme a livello internazionale – pensiamo alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che quest’anno compie vent’anni –, a livello costituzionale e nell’ordinamento giuridico interno, tali tutele spesso rimangono sulla carta. Vi è, in sintesi, un grave deficit di effettiva esigibilità di questi diritti da parte delle persone con disabilità».
Possiamo richiamare alcuni dei casi più emblematici che avete affrontato?
«Certamente. Moltissime segnalazioni hanno riguardato il tema dell’inclusione scolastica. È un àmbito cruciale: le statistiche annuali dell’ISTAT ci dicono che, a fronte di un calo demografico generale che riduce progressivamente il numero complessivo degli studenti, la quota di alunni con disabilità cresce di anno in anno. In particolare, si registra un aumento significativo degli studenti con disabilità intellettiva o con disturbi del neurosviluppo.
L’effettività dell’inclusione in questo comparto è così critica che le prime due Raccomandazioni ufficiali emanate dall’Autorità Garante – la numero 1 dello scorso anno e la numero 2 di quest’anno – si sono rivolte proprio al mondo della scuola.
Il primo caso emblematico riguarda un bambino con un autismo severo che frequenta la scuola primaria. Gli era stato negato il diritto ad essere assistito da un professionista sanitario durante le ore di lezione poiché il regolamento d’istituto subordinava l’ingresso del sanitario al consenso di tutti i docenti e di tutti i genitori della classe, adducendo presunte ragioni di privacy. Con la nostra Raccomandazione n. 1 abbiamo chiarito che il diritto alla salute e il diritto all’istruzione di quel bambino prevalgono su qualsiasi altra argomentazione, stabilendo che non occorreva alcun consenso preventivo.
La Raccomandazione n. 2 ha affrontato invece il tema dell’assistenza igienica per i ragazzi con disabilità grave. È inaccettabile che ancora oggi le famiglie, e le madri in particolare, vengano chiamate da scuola per andare a cambiare i propri figli. Esistono norme precise, anche di livello contrattuale, che attribuiscono questo specifico compito al personale ATA (i collaboratori scolastici).
Al di fuori della scuola, un altro caso eclatante ha riguardato la concessione di uno stallo di sosta riservato. Il Comune di residenza della persona con disabilità negava il diritto, motivando la scelta con la necessità di contrastare il fenomeno dei “falsi invalidi”. Se la vicenda non fosse drammaticamente seria, ci sarebbe da sorridere. Siamo intervenuti, ma non è bastato: l’interessato è stato costretto ad agire in giudizio. Lo abbiamo supportato affiancandolo nel ricorso e solo dopo due gradi di giudizio è riuscito ad ottenere il parcheggio. Questo conferma il problema sistemico di esigibilità a cui accennavo».
Di fronte a situazioni di diffusa inaccessibilità, come nel caso delle strutture sanitarie che risultano spesso impraticabili per le persone con disabilità, l’Autorità ha un raggio d’azione diretto o la palla passa necessariamente all’Esecutivo?
«Siamo pienamente consapevoli della gravità della situazione. Molte segnalazioni toccano questo tasto e io allargherei il discorso anche alle farmacie, che di frequente non sono accessibili alle persone con disabilità motoria. L’Autorità si muove costantemente in un’ottica di moral suasion, segnalando le criticità agli organi competenti.
A questo proposito, posso anticipare che proprio nei giorni scorsi il collegio dell’Autorità ha prodotto l’importante Raccomandazione n. 3, concernente l’àmbito sanitario, ossia sul diritto di accesso dei caregiver familiari alle strutture di cura. Ancora oggi, infatti, non viene riconosciuto il diritto formale del caregiver ad assistere la persona con disabilità in ospedale o a salire in ambulanza in caso di trasporto d’urgenza al Pronto Soccorso. Questa è una chiara lesione dei diritti. Abbiamo dunque voluto affermare il principio fondamentale che il caregiver deve poter accedere alle strutture sanitarie e accompagnare la persona sempre, poiché non è un semplice visitatore soggetto agli orari di visita, ma un soggetto essenziale che si prende cura della persona con disabilità.
Sull’accessibilità strutturale degli ospedali abbiamo inoltre partecipato a un tavolo istituzionale promosso dal Ministero della Salute e dal Ministero per le Disabilità per la stesura delle Linee Guida Nazionali dedicate all’estensione del Modello DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance, ovvero “Assistenza medica avanzata alle persone con disabilità”), nato anni fa in alcune realtà territoriali che permette una presa in carico sanitaria mirata per le persone con disabilità intellettiva e comunicativa grave. C’è ancora molto da fare, ma la strada è tracciata».
Resta il fatto che, in caso di violazione, il cittadino deve spesso farsi carico di ricorsi all’autorità giudiziaria o ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), affrontando costi che molte famiglie non possono sostenere. In che modo l’Autorità può intervenire a supporto?
«Su questo fronte posso dare un’ottima notizia. È in fase conclusiva di approvazione, infatti, il Decreto correttivo del nostro Decreto istitutivo (il già citato Decreto Legislativo 20/24). Fino ad oggi, infatti, la norma limitava fortemente l’azione in giudizio dell’Autorità Garante: potevamo ricorrere in tribunale quasi esclusivamente contro il silenzio della Pubblica Amministrazione (ad esempio se un ente non rispondeva a una nostra richiesta di atti legata a una segnalazione) oppure per far valere la nullità di atti amministrativi, fattispecie comunque rarissima e vincolata a casi tassativi di legge. Con l’introduzione del Decreto correttivo, invece, il raggio d’azione dell’Autorità si amplierà notevolmente. Potremo cioè agire in giudizio sostituendoci direttamente alla persona con disabilità per far valere non più solo la nullità, ma l’illegittimità di un atto della Pubblica Amministrazione adottato in violazione dei diritti. Questa legittimazione diffusa permetterà all’Autorità di tutelare il cittadino senza esporre le famiglie a insostenibili barriere economiche di accesso alla giustizia. Per i cittadini il servizio sarà gratuito, poiché l’Autorità usufruisce del patrocinio legale gratuito dell’Avvocatura dello Stato».
E nel caso in cui si configuri non una violazione diretta, bensì una mancata attuazione di un provvedimento?
«Il testo correttivo risponde anche a questo scenario. Potremo rivolgerci al giudice per chiedere la nomina di un commissario ad acta. Se l’Autorità emanerà un parere o una disposizione su un caso specifico e la Pubblica Amministrazione non si adeguerà, avremo quindi lo strumento giuridico per chiedere l’intervento di un commissario che dia esecuzione coattiva a quel diritto».
Presidente, in conclusione di questa nostra intervista, le lascio lo spazio per un messaggio o una riflessione che ritiene prioritario condividere.
«Vi ringrazio. È un concetto che ripeto spesso e che ho ribadito anche di recente durante una giornata speciale che l’emittente Sky Italia ha dedicato interamente all’inclusione, affrontata a 360 gradi.
La barriera più difficile da abbattere, ed è anche la più subdola, è quella culturale. Personalmente non amo molto il termine “inclusione”, poiché evoca implicitamente l’idea che vi sia qualcuno che sta “dentro” e qualcun altro che sta “fuori”, e che il primo, con un gesto di generosità o superiorità, decida di far entrare il secondo nel proprio mondo. Preferisco parlare di “piena partecipazione” di tutti e tutte, in ogni momento della vita.
Il nostro obiettivo principale come Autorità Garante, specialmente lavorando con le scuole e con le giovani generazioni, è cambiare lo sguardo sociale sulla disabilità. Dobbiamo superare la dinamica pietistica che vede la persona con disabilità come un soggetto “poverino” o “sfortunato” verso cui provare carità. Le persone con disabilità sono persone a tutti gli effetti, con desideri, aspettative e talenti che devono poter realizzare. Ognuno di noi, in fondo, è condizionato da qualche limite nella propria vita.
I giovani non sono affatto indifferenti od ostili come a volte vengono dipinti; hanno solo bisogno di essere sensibilizzati correttamente per comprendere che il proprio compagno di classe con disabilità è prima di tutto un compagno, uno studente e un amico, non un oggetto di commiserazione. Di recente, in un contesto pubblico, ho sentito accostare le persone con disabilità ai “rovi” per distinguerle dalle persone senza disabilità, paragonate alle “rose”. Questo tipo di approccio è culturalmente e civilmente inaccettabile. Siamo, semplicemente e paritariamente, tutte persone».
Grazie mille, Presidente Borgo, a nome del canale Disabili Diritti e Libertà e dei lettori di Superando.it. Ci risentiremo sicuramente in una prossima occasione per monitorare gli sviluppi di questo importante lavoro.
«Grazie a lei per lo spazio e per l’importante opera di informazione».
*Maurizio Borgo è il Presidente dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità; Maurizio Cocchi è pedagogista, già presidente di Cooperativa Sociale, attivista per le persone con disabilità e firma di Superando (info@mauriziococchi.net).
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In una località che frequento, è stata effettuata la riqualificazione di uno spazio pubblico che ha purtroppo creato una barriera architettonica dove prima non c’era. Si è messa in moto la macchina amministrativa per risolvere la situazione, e questo è apprezzabile. Ma in tutta questa vicenda ho avuto modo di osservare le reazioni di molte persone, comuni cittadini e cittadine, e questo per me è stato l’aspetto più significativo.
Più volte ho ascoltato amici o conoscenti: chi diceva di apprezzare la nuova sistemazione del luogo, chi la preferiva come era prima, ma praticamente nessuno notava la barriera. Quando la mostravo e spiegavo cosa rappresenta per persone con difficoltà motorie o sensoriali – cioè l’impossibilità di accedere in sicurezza e quindi di fatto l’esclusione – in quel momento se ne accorgevano. «È vero – dicevano sorpresi – non me ne ero accorto, non ci avevo pensato, mi dispiace!». E posso assicurare che nella maggior parte dei casi si trattava di persone sensibili, sinceramente contrarie a qualsiasi forma di discriminazione. Ma, semplicemente, non vedevano, pur guardando.
Eppure, quando mi guardo intorno, io vedo: anziani con il deambulatore o dal passo incerto, mamme con il passeggino, persone con disabilità motoria in carrozzina, qualcuno che si è semplicemente rotto una gamba e temporaneamente usa le stampelle, persone non vedenti o ipovedenti, altre affaticate dal dolore o dalla malattia, e una vasta varietà di corpi per i quali una barriera architettonica può rappresentare un ostacolo.
Sono tanti, non sono una sfortunata eccezione. Sono lì, continuamente davanti ai nostri occhi, nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei nostri posti di lavoro. Potremmo essere noi. E se invecchieremo saremo noi, se ci ammaleremo saremo noi. Eppure riusciamo a immaginare, e quindi a vedere, un mondo esclusivamente a misura di corpi efficienti e autonomi. Anche persone non indifferenti né insensibili, anche persone che quando glielo fai notare sono sinceramente sorprese e dispiaciute.
Perché guardiamo in questo modo? Perché continuiamo a immaginare, a progettare, a vivere il mondo come se la vulnerabilità riguardasse sempre qualcun altro? Come se fosse un’eccezione, un incidente?
Penso che la vera accessibilità non sia frutto delle leggi, degli obblighi, delle multe, né della compassione o della carità. Penso che possa nascere solo dal riconoscimento, dalla relazione, da una rifondazione dello sguardo. Uno sguardo capace di vedere in ogni persona, in ogni corpo, una possibilità di se stessi. E di tutti noi.
*Caregiver familiare, madre di una ragazza con pluridisabilità complesse, autrice, insieme a Filippo Visentin, del libro “Una cieca bellezza. Sguardi, cecità e meraviglie”.
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Partenza dall’Abbazia di Abbadia Cerreto (Lodi), arrivo all’Abbazia di Viboldone (San Giuliano Milanese), dopo alcune tappe intermedie, con la bicicletta (muscolare o a pedalata assistita), con la sedia a rotelle, con l’handbike, con una cargo bike: sarà questo, domani, 13 giugno, Pebalando, ossia Pedalare per un mondo senza barriere, giornata di sensibilizzazione sull’importanza di eliminare ogni tipo di barriera (architettonica, sensoriale, cognitiva e culturale in generale), nonché dei PEBA, i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (donde appunto il nome Pebalando, dato all’iniziativa).
«Per il benessere ambientale di tutte e tutti – spiegano dalla Consulta della Disabilità del Comune di Lodi, che ha organizzato l’evento – persone con e senza disabilità e di qualsiasi età, è imprescindibile che i progettisti di oggi e domani acquisiscano consapevolezza di creare ambienti senza barriere. Serve anche che le persone che vivono i luoghi esercitino il loro diritto a un ambiente accessibile. Ecco quindi che una pedalata (e non solo!) nel Lodigiano diventa l’occasione di stimolo e confronto perché tutte e tutti riflettano sulla priorità di un obiettivo comune: l’eliminazione delle barriere. Congiungere dunque due luoghi simbolici dell’accoglienza, come l’Abbazia di Abbadia Cerreto e l’Abbazia di Viboldone, quest’ultima alla ricorrenza dell’850° anniversario dalla sua fondazione, è l’occasione per strutturare un percorso a tappe, dove ogni persona potrà scegliere se percorrerlo tutto o in parte. E ad ogni tappa sarà presente un rappresentante dell’Amministrazione Comunale che riceverà una mini-rampetta in LEGO, come simbolo della tematica trattata». (S.B.)
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«Accogliamo con favore il nuovo pacchetto di interventi varato dalla Giunta Regionale guidata dal presidente Fico che, su proposta dell’assessore alle Politiche Sociali e alla Scuola Andrea Morniroli, ha stanziato ulteriori 23 milioni di euro a favore delle persone con disabilità, ciò che porta l’investimento complessivo delle ultime settimane a quota 73 milioni di euro»: lo si legge in una nota della FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), secondo la quale tali risorse «sono vitali, intervenendo su due priorità assolute, che toccano da vicino i bisogni più profondi e quotidiani dei nuclei familiari. Da un lato, infatti, i 16 milioni di euro destinati all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione rappresentano un passo fondamentale per garantire il diritto allo studio fin dal primo giorno di scuola, allontanando lo spettro dei cronici ritardi che ogni anno penalizzano gli studenti e le studentesse con disabilità. Dall’altro, i 5 milioni stanziati per il “Dopo di Noi” provano a dare una risposta istituzionale a quell’angoscia profonda e costante che accompagna i genitori sul futuro e sull’autonomia dei propri figli quando loro non potranno più prendersene cura».
«La nostra Federazione – aggiungono ancora dalla FISH Campania – valuta positivamente anche la scelta di introdurre forme di rendicontazione semplificate per i progetti, una misura necessaria per alleggerire quella burocrazia opprimente che troppo spesso sfinisce i caregiver familiari e rallenta l’erogazione diretta dei sostegni ai beneficiari. E tuttavia, la reale efficacia di questi provvedimenti si misurerà esclusivamente sulla concretezza dell’attuazione nei singoli territori, oltre che sugli annunci del bilancio regionale. La vera sfida, infatti, comincia adesso, se è vero che la priorità assoluta resta il superamento delle storiche criticità legate alla reale capacità di spesa degli Ambiti Territoriali, dei Consorzi e delle Aziende, nonché alla necessità di garantire prestazioni omogenee. Non è più tollerabile, riteniamo, che l’esigibilità di un diritto fondamentale dipenda dal Comune di residenza, creando di fatto “famiglie di serie A” e “di serie B”».
«Vigilando con il rigore e l’indipendenza intellettuale di sempre – concludono dalla Federazione campana -, riconfermiamo la nostra totale disponibilità al confronto tecnico e alla collaborazione con le Istituzioni Regionali, affinché questi importanti stanziamenti si traducano rapidamente in servizi reali, uniformi e dignitosi per tutte le persone con disabilità della nostra Regione». (S.B.)
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42 squadre partecipanti, di cui 14 provenienti dall’estero (Belgio, Finlandia, Ungheria, Polonia e Montenegro), 17 arbitri internazionali (da Stati Uniti, Canada, Irlanda, Belgio, Germania, Finlandia, Ungheria e Polonia) e per l’Italia rappresentate le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia: sono i numeri della tredicesima edizione dello Special Olympics International Unified Basketball Tournament, che da domani, 12 giugno, fino a domenica 14, coinvolgerà a La Ghirada-Città dello Sport di Treviso circa 600 atleti con e senza disabilità intellettiva, insieme a tecnici, volontari e accompagnatori, dando vita a uno degli appuntamenti internazionali più importanti dedicati al basket unificato, un grande evento di sport e inclusione che anno dopo anno, continua a promuovere i valori degli sport unificati di Special Olympics, il movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive.
Cuore della manifestazione organizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica One Team, in collaborazione con l’altra Associazione Sportiva Dilettantistica Diversport, sarà infatti proprio il modello di sport unificato promosso da Special Olympics, che permette ad atleti con e senza disabilità intellettiva di allenarsi e giocare insieme, nella stessa squadra, condividendo obiettivi, responsabilità ed emozioni. «Un approccio – come è stato sottolineato in varie occasioni – che trasforma il gioco in uno spazio autentico di incontro, amicizia e crescita reciproca».
Anche quest’anno il torneo potrà contare sul patrocinio di Special Olympics Italia, Special Olympics Europe Eurasia, del Comune e della Provincia di Treviso, della Regione Veneto, della FIP Veneto (Federazione Italiana Pallacanestro) e CIA Veneto. (S.B.)
A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: stampa@specialolympics.it (Giampiero Casale).L'articolo Grandi numeri per il 13° Torneo Internazionale di Basket Unificato sul modello di Special Olympics proviene da Superando.
Domani, 12 giugno, all’interno della rubrica dedicata al turismo accessibile di Camper, programma di Rai 1 delle ore 12, andrà in onda un servizio dedicato al progetto di vela accessibile realizzato dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), insieme alla Lega Navale Italiana di Genova Sestri Ponente. Attraverso dunque le testimonianze di Patrizia, persona con sclerosi multipla e di tanti altri e il racconto di una giornata in mare, «il servizio – spiegano dall’AISM – mostrerà come la pratica della vela possa diventare un’opportunità concreta di inclusione, autonomia e benessere anche per le persone con disabilità gravi».
«Da quasi dieci anni – aggiungono dall’Associazione – questo progetto permette infatti a persone con differenti condizioni di disabilità di vivere il mare da protagoniste grazie a imbarcazioni adattate, ausili dedicati e al supporto di istruttori e volontari qualificati. Un’esperienza che va oltre l’attività sportiva e che rappresenta un esempio concreto di turismo e tempo libero accessibili».
A guidare il racconto sarà l’attrice e scrittrice Antonella Ferrari, che conduce la rubrica dedicata al turismo accessibile di Camper, la “madrina” dell’AISM, che vivrà in prima persona l’esperienza della vela accessibile insieme alle persone coinvolte nel progetto.
«Il servizio – concludono dall’AISM – accenderà i riflettori sul valore dell’accessibilità nel turismo e nello sport, dimostrando come, con gli strumenti adeguati e una rete di supporto competente, il mare possa essere davvero un luogo aperto a tutti». (S.B.)
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Evento online che mette in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro, dedicato alle persone con disabilità e in generale appartenenti alle cosiddette “categorie protette” (come da Legge 68/99), per offrire loro la possibilità di realizzarsi professionalmente, incontrando online aziende di diversi settori merceologici localizzate in tutta Italia, Inclusion Job Day è progettato e organizzato dalla digital agency Hidoly, che ha realizzato l’infrastruttura tecnologica e che fornisce l’assistenza prima, durante e dopo l’evento, e da Cesop HR Consulting Company.
Si tratta di un’iniziativa che come Superando seguiamo sin dagli inizi e che ci ha visti anche impegnati come media partner. Questo 2026 coincide con il settimo anno di attività e anche la seconda edizione dell’evento, così come la prima della primavera scorsa (se ne legga sulle nostre pagine), si sdoppierà in due appuntamenti, a scelta delle aziende, il primo dei quali domani, 12 giugno (ore 11-18), con le aziende stesse che si presenteranno, si confronteranno con i candidati attraverso le chat e organizzeranno i colloqui one-to-one. Nella mattinata del 16 giugno, invece (ore 10.30), la sessione online sarà dedicata esclusivamente ai colloqui, su invito delle aziende.
Resta invece del tutto invariato l’accesso alla piattaforma (a questo link) che per i candidati, va ricordato, è completamente gratuito. La piattaforma è accessibile secondo linee guida WCAG 2.0 ed è disponibile l’interprete LIS durante le presentazioni delle aziende.
Dalle piccole e medie imprese alle multinazionali sono oltre 300 le aziende che hanno partecipato alle varie edizioni dell’Inclusion Job Day. All’appuntamento di domani, 12 giugno, hanno aderito, tra le altre, Acea, Alten Italia, DGS, Enel, Essilor Luxottica, Ferrero, Fineco, Generali Investments Holding, Gruppo Lutech, Infocamere, NTT Data, Poste Italiane, Rina, Serco, Terna e Umana.
Novità di questa edizione sarà la presenza di Il Sole 24 ORE Radiocor del Gruppo Il Sole24Ore come media partner, con la giornalista Simona Rossitto che modererà nella mattinata di domani, 12 giugno, la tradizionale tavola rotonda online Inclusion Job Talk (ore 10-11), centrata sul tema DE&I – Competenze e inclusione: l’importanza della formazione in azienda. Ne parleranno Francesca Di Lella di Iveco Group, Erika Lecce della CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), Carlo Pettenon di BNP Group, Manuela Pioltelli di Umana e Caterina Soldi di Campus Cottino.
Dopo l’appuntamento dei prossimi giorni, l’ultimo dell’anno si avrà il 23 ottobre, ma va ricordato che la piattaforma è sempre attiva e resta a disposizione delle aziende per caricare nuove posizioni a cui gli utenti possono candidarsi. (S.B.)
Per informazioni: segreteria@inclusionjobday.com.L'articolo “Inclusion Job Day”: l’incontro tra domande e offerte di lavoro proviene da Superando.
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