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Personale ATA – Pubblicazione esiti mobilità a.s. 2026/2027

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Dieci anni di “Libri per tutti”: un libro in simboli è come una casa in cui tutti possono entrare

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«Un libro in simboli è come una casa in cui tutti possono entrare»: è da questa visione che è nato “Libri per tutti”, progetto della Fondazione Paideia di Torino, sostenuto dalla Regione Piemonte, voluto per rispondere in particolare ai bisogni di coloro che vivono una condizione di fragilità comunicativa e linguistica, ma che in dieci anni è stato in grado di coinvolgere biblioteche, scuole, ospedali, ASL, associazioni e famiglie nella diffusione dei libri in simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) Bimbi fruitori del progetto “Libri per tutti”

«C’è un modo di leggere che non esclude nessuno. Un modo in cui le parole si accompagnano ai simboli, le storie diventano accessibili e ogni bambino/bambina può sentirsi parte del racconto»: è questa la visione da cui dieci anni fa è nato Libri per tutti, progetto della Fondazione Paideia di Torino, realizzato con il sostegno di Regione Piemonte, nato appunto nel 2016, per rispondere ai bisogni di tutti i lettori e le lettrici, e in particolare di coloro che vivono una condizione di fragilità comunicativa e linguistica, ma che è stato in grado di costruire nel tempo una rete viva e diffusa sul territorio, coinvolgendo biblioteche, scuole, ospedali, ASL, associazioni e famiglie, nella diffusione dei libri in simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa).
«Oggi quella rete – sottolineano da Paideia – conta oltre 60 Enti partner, 135 scaffali dedicati e una stima di più di 9.000 libri distribuiti in tutto il Piemonte. Ma la crescita di Libri per tutti non si misura soltanto nei numeri: in questi anni, infatti, bibliotecari, insegnanti, operatori sanitari, educatori e famiglie hanno acquisito nuove competenze sulla CAA e sulla lettura multimodale, contribuendo a trasformare biblioteche, scuole e luoghi della cura in spazi sempre più accessibili e inclusivi. Ed è proprio la rete di questo nostro progetto ad averlo reso possibile, trasformando esperienze virtuose individuali in pratiche continuative e condivise sul territorio».

Per celebrare dunque il primo decennio di Libri per tutti e gli ottimi risultati ottenuti, ha preso il via l’omonima mostra itinerante, percorso aperto al pubblico che attraverserà biblioteche e spazi culturali piemontesi nel corso di questo 2026 e anche del 2027, dando vita a un viaggio fatto di storie, simboli e immagini, per raccontare come la lettura possa diventare uno spazio di partecipazione reale, condivisa e quotidiana. La mostra, infatti, invita i visitatori a entrare nel mondo della lettura multimodale e a scoprire come nasce un libro in simboli, ossia dall’incontro tra parola scritta, pittogrammi, illustrazioni, suoni e gesti. «Perché – come dicono da Paideia – un libro in simboli è come una casa in cui tutti possono entrare».

«In questo percorso di dieci anni – spiega Anna Peiretti, responsabile del progetto – abbiamo visto come un libro in simboli possa diventare un ponte. Non è solo uno strumento per chi ha fragilità comunicative, ma è un testo che parla a tutti, che rallenta il ritmo della lettura e permette a ogni bambino di abitare la storia. In questi anni, attraverso i libri in simboli e grazie alle persone che hanno preso parte al progetto, siamo riusciti a trasformare i contesti della lettura, le biblioteche, le scuole, ma anche i luoghi della cura. Siamo orgogliosi del cammino fatto, ma guardiamo anche al futuro, con l’obiettivo di costruire realmente una comunità in cui la cultura sia di tutti e ove tutti possano partecipare ad un’esperienza culturale».

Libri per tutti, va ricordato in conclusione è stato anche protagonista di un momento di confronto al recente Salone Internazionale del Libro di Torino, occasione per ripercorrere i risultati raggiunti insieme a istituzioni, bibliotecari, ricercatori e famiglie coinvolte nel percorso. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: lrondana@maybepress.it (Luna Rondana).

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Antonino Ruggeri, artista geniale, grande uomo di Sardegna, vero “vulcano in eruzione”

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Scultore geniale che lavora tanti tipi di materiali, dal granito al legno, dal marmo alla pietra, merita certamente di essere conosciuto dai più Antonino Ruggeri, 80 anni, persona con disabilità visiva progressivamente peggiorata, uomo straordinario, con un amore unico per la sua Sardegna, vero “vulcano in eruzione” Antonino Ruggeri, con alcune sue opere

Antonino Ruggeri, anni 80, scultore, persona con disabilità visiva progressivamente peggiorata, un uomo straordinario sul quale mi soffermerò oggi in questo spazio dedicato all’arte. Di lui mi hanno parlato due persone diverse nel corso del tempo, ma per un motivo o per l’altro, ci siamo sentiti solo di recente.
La prima a parlarmi di questo artista sardo fu l’autrice dell’illuminante progetto online Occhio alla Voce, ossia Silvia Ferrari, pedagogista digitale, laureata in Scienze dell’Educazione, speaker specializzata in audiodescrizioni per non vedenti. In passato lei stessa lo aveva contattato e intervistato personalmente, essendo residente in Sardegna.
La seconda a parlarmi di questo grande uomo è stata una recente conoscenza, legata alla mia rubrica Interviste Inclusive, vale a dire la scultrice non vedente Antonella Bretschneider.
Dato che il tempo non è tantissimo e poi capirete il perché, io e l’artista di Assemini (Cagliari) abbiamo deciso di parlare al telefono, stabilendo le cosiddette “regole di ingaggio”. Antonino Ruggeri, infatti, è un uomo super impegnato, mai fermo e quando esegue un lavoro, sta già pensando ai prossimi. L’artista è geniale, lavora tanti tipi di materiali, dal granito al legno, dal marmo alla pietra, andando sul posto, come si fa in questi casi, per vedere come organizzarsi.

L’opera “Variegata umanità” di Antonino Ruggeri nasce da un tronco di leccio alto più di due metri, scolpito per l’Associazione Sant’Andrea di Assemini

È una persona molto spontanea, assai ricca di aneddoti e parlando con lui, ho avuto la sensazione di uno che da sempre avesse questa idea nel cassetto, anche quando aveva qualche grado di vista in più e svolgeva altri lavori.
La passione però, quella vera, prevale sempre. Infatti, in un bel giorno alla fine degli Anni Ottanta (quelli “magnifici” per tanti, compreso il sottoscritto), decise di “personalizzare un mattone”, rendendolo scultura. Stiamo parlando di un qualcosa di 60 centimetri e oggi lui esegue opere che sono alte più di 2 metri e distribuite, sovente donate, a conventi, ospedali e persone che lui ritiene speciali.
Stiamo parlando di un uomo generoso, che non disdegna entrare in profondità, quando si racconta, di una persona che affronta gli episodi della vita di petto e che non ha mai smesso di produrre, anche quando più recentemente, nel 2021, la sua vista e ulteriormente calata.
Come riferisce egli stesso, «magari qualcuno mi dà anche del pazzo, del folle, perché non mi conosce», chiosa sorridendo. «In verità sono un uomo dalle mille idee, che non sono solamente parole, ma diventano realtà concrete, visibili, tangibili e visitabili».
C’è un particolare che contraddistingue molte delle sue opere, ovvero descrizioni e poesie in sardo. «Questa scelta – racconta – è legata ad un amore unico per la nostra Sardegna, ma anche al fatto che, per motivi personali, fino ad una certa età non ho potuto parlare il sardo». Ma nessuno si preoccupi, Antonino ha abbondantemente recuperato, poiché nelle sue oltre mille opere, dal momento in cui ha iniziato, non ha più smesso di esprimersi in sardo. Ogni opera, infatti, è accompagnata da una poesia nella nostra lingua, scelta che rende fieri tutti quelli che la conoscono in giro per il mondo. Noi, del resto, siamo sparsi un po’ ovunque e, sapere che c’è qualcuno che in ogni sua scultura ci rende omaggio, è un onore, un grande piacere, ma sicuramente per lui un’ulteriore nota di merito.
Grazie Antonino per la persona che sei, un uomo di ieri, semplice, garbato, gentile, un vero vulcano in eruzione. Continua il tuo percorso con questo entusiasmo contagioso, noi saremo sempre con te!

Marco Farina
È scrittore di poesie, racconti, saggi e narrativa, divulgatore su YouTube di messaggi inclusivi, grazie alla rubrica Interviste Inclusive di cui è autore e ideatore e nella quale ha pubblicato fino 140 interviste, fra le più disparate, all’interno delle quali ho raccontato le vicende di amici ciechi e ipovedenti, persone con disabilità motorie, operatori del settore educativo e altri/altre che hanno avuto a che fare in un modo dell’altro con situazioni difficili nell’arco della loro vita.

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Investimenti strutturali, programmazione e valorizzazione delle competenze professionali: così si costruisce l’inclusione scolastica

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«L’inclusione scolastica – scrivono dal Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati – non si costruisce attraverso scorciatoie formative, ma mediante investimenti strutturali, programmazione e valorizzazione delle competenze professionali. La scuola italiana dispone già di migliaia di docenti specializzati che attendono di poter mettere stabilmente a servizio degli alunni e delle alunne con disabilità il patrimonio di conoscenze e competenze acquisito ed è da queste professionalità che occorre ripartire»

Esprimiamo forte preoccupazione per le recenti scelte adottate in materia di formazione sul sostegno e per la persistente mancata attuazione di importanti aspetti del Decreto Legislativo 66/17, che avrebbe dovuto rappresentare il punto di svolta per una scuola realmente inclusiva. A distanza infatti di quasi dieci anni dall’approvazione di quel Decreto, restano ancora irrisolte questioni fondamentali quali il pieno raccordo tra scuola, servizi sanitari ed enti locali, la concreta realizzazione del Progetto di Vita degli alunni con disabilità, il monitoraggio della qualità dell’inclusione scolastica e il ruolo propulsivo dell’Osservatorio Ministeriale Permanente per l’Inclusione Scolastica.

In questo quadro, desta particolare preoccupazione la scelta di investire risorse ed energie in percorsi formativi straordinari affidati all’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), mentre continuano a rimanere irrisolti i problemi strutturali del sistema. Il rischio è quello di trasmettere l’idea che la specializzazione per il sostegno possa essere ridotta a un percorso semplificato, quando invece l’inclusione scolastica richiede competenze pedagogiche, didattiche, normative e relazionali altamente qualificate, costruite attraverso una formazione rigorosa e approfondita.
Il sostegno non può essere considerato una soluzione emergenziale né un settore nel quale sia possibile abbassare gli standard formativi. Gli alunni e le alunne con disabilità hanno diritto a docenti adeguatamente preparati, selezionati e formati secondo criteri di qualità che garantiscano competenze professionali solide e certificate.

Particolarmente contraddittorio appare altresì il ricorso a percorsi straordinari in una fase storica in cui gli ultimi dati ISTAT segnalano un costante aumento del numero di docenti specializzati sul sostegno. Cresce infatti la platea di professionisti che hanno investito anni di studio, formazione universitaria e tirocinio specialistico, ma che continuano a essere impiegati in condizioni di precarietà.
Si rischia così di generare un duplice effetto negativo: da una parte un progressivo aumento della disoccupazione e della precarizzazione dei docenti specializzati; dall’altra una svalutazione del percorso di specializzazione universitario che rappresenta oggi il principale presidio di qualità nella formazione degli insegnanti di sostegno.

È per tali ragioni, dunque, che chiediamo al Ministero dell’Istruzione e del Merito di riportare al centro del dibattito le finalità originarie del citato Decreto Legislativo 66/17, dando concreta attuazione alle disposizioni ancora trascurate e rilanciando una politica dell’inclusione fondata sulla qualità della formazione, sulla valorizzazione delle professionalità specializzate e sul rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e coordinamento previsti dalla legge.
L’inclusione scolastica non si costruisce attraverso scorciatoie formative, ma mediante investimenti strutturali, programmazione e valorizzazione delle competenze professionali. La scuola italiana dispone già di migliaia di docenti specializzati che attendono di poter mettere stabilmente a servizio degli alunni e delle alunne il patrimonio di conoscenze e competenze acquisito. È da queste professionalità che occorre ripartire per garantire il diritto all’istruzione e alla piena inclusione degli studenti e delle studentesse con disabilità.

*collettivodocentispecializzati@gmail.com.

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La rappresentanza istituzionale italiana alla Conferenza dell’ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

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«Dobbiamo passare da una visione legata al mero assistenzialismo al sostegno concreto delle capacità e del valore di ogni persona»: lo ha affermato la ministra per le Disabilità Locatelli nel suo discorso in seduta plenaria, durante la giornata di apertura della 19^ Conferenza degli Stati Parti per la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, tenutasi presso il Palazzo delle Nazioni Unite di New York, evento che ha visto la rappresentanza istituzionale italiana impegnata in una fitta agenda di incontri Foto di gruppo per la ministra Locatelli all’inaugurazione della mostra itinerante “Inclusion and Disability: The Solfagnano Charter ‘Nothing about us, without us’”, presso il Palazzo delle Nazioni Unite di New York

«Dobbiamo passare da una visione legata al mero assistenzialismo al sostegno concreto delle capacità e del valore di ogni persona. L’inclusione non è un costo, ma un investimento e serve l’impegno di tutti per invertire l’ordine delle priorità politiche nei nostri Paesi»: lo ha affermato la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli nel suo discorso in seduta plenaria, durante la giornata di apertura della diciannovesima Conferenza degli Stati Parti per la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (COSP19), tenutasi nei giorni scorsi presso il Palazzo delle Nazioni Unite di New York, come avevamo riferito sulle nostre pagine, un evento che, nonostante una serie di intralci causati da recenti decisioni dell’Amministrazione Trump, come avevamo ampiamente spiegato in altra parte del giornale, ha in ogni caso assunto un particolare rilievo istituzionale, coincidendo con il ventesimo anniversario dall’approvazione della Convenzione, avvenuta, com’è noto, nel 2006.
Proprio della Convenzione, nel suo discorso Locatelli ha ricordato alcuni princìpi fondamentali, oltre ai princìpi della Carta di Solfagnano, documento finale del G7 Inclusione e Disabilità tenutosi in Umbria nell’autunno del 2024. «Ma come sempre – sottolinea la Ministra – abbiamo portato, oltre alle parole, la concretezza delle attività svolte da tante realtà italiane. Quest’anno sono stati con noi a New York anche vari atleti del mondo paralimpico e di Special Olympics Italia [la componente nazionale del movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettive, N.d.R.] e agli eventi collaterali da noi promossi hanno partecipato moltissimi rappresentanti dei Paesi di tutto il mondo».

La partecipazione istituzionale dell’Italia alla Conferenza è stata aperta dunque dal taglio del nastro della mostra itinerante Inclusion and Disability: The Solfagnano Charter “Nothing about us, without us”, ispirata alla già citata Carta di Solfagnano, esposizione che ha già fatto tappa a Ginevra, Londra, Parigi e Berlino.
Nel giorno di apertura dei lavori, poi, Locatelli ha partecipato all’evento Advancing the enhanced EU Disability Strategy: Promoting inclusion, autonomy and supported decision making (“Promuovere un rafforzamento della Strategia Europea in materia di disabilità: favorire l’inclusione, l’autonomia e il supporto al processo decisionale”), organizzato dalla Presidenza di turno cipriota dell’Unione Europea, incontro durante il quale si sono chieste ai Paesi Membri dell’Unione «maggiori occasioni di confronto sulle politiche e sul rispetto dei diritti delle persone con disabilità».

Nella seconda giornata, invece, vi sono stati i due eventi collaterali organizzati dall’Italia, vale a dire I talenti sportivi nel Progetto di Vita e Il cambiamento di prospettiva: vedere le potenzialità e non i limiti anche attraverso le attività ricreative e sportive.
Il primo di essi è stato co-sponsorizzato dal Regno Unito e dall’IDA (International Disability Alliance) e ha visto la partecipazione, tra gli altri, degli atleti Veronica Plebani e Alessandro Brivio. Il secondo, invece, è stato co-sponsorizzato ancora dall’IDA e dalla Lega Araba e vi sono intervenuti, tra gli altri, gli atleti Dong Dong Camanni, Monica Boggioni e Federico Correzzola.
Al termine si è tenuta un’esibizione di danza paralimpica dell’Associazione Gabry Dance e diverse altre Associazioni italiane hanno mostrato ai partecipanti le attività ricreative e i prodotti da esse realizzate.

Nella giornata conclusiva della Conferenza, infine, Locatelli ha partecipato all’evento collaterale organizzato dalla Lega Araba, sul tema Resilient and inclusive societies: regional action to protect and empower persons with disabilities towards national implementation of the CRPD and enhanced civic engagement (“Società resilienti e inclusive: azioni regionali per proteggere e responsabilizzare le persone con disabilità in vista dell’attuazione a livello nazionale della Convenzione ONU e di un maggiore coinvolgimento civico”), nel corso del quale ha sottolineato l’intensa collaborazione tra il proprio Ministero e i Paesi della Lega Araba, per arrivare alla definizione di un Memorandum d’Intesa.

Da ricordare in conclusione che a margine dei lavori della Conferenza vi sono stati incontri bilaterali della rappresentanza italiana con il Regno Unito, il Canada, la Germania, il Qatar, la Giordania, l’IDA e una delegazione della Lega Araba. (S.B.)

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Si presenta al pubblico la scultura sonora ambientale vincitrice del primo “Premio Omero”

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Verrà presentata il 14 giugno, presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, la scultura sonora ambientale “RMN” di Alberto Tadiello, opera vincitrice della prima edizione del “Premio Omero”, iniziativa voluta dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dallo stesso Museo Omero, per sostenere e valorizzare pratiche artistiche contemporanee capaci di esplorare la dimensione multisensoriale e di promuovere forme di fruizione accessibili e inclusive La scultura sonora ambientale “RMN” di Alberto Tadiello, che ha vinto la prima edizione del “Premio Omero”

Nel pomeriggio del 14 giugno (ore 17), presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, verrà presentata al pubblico RMN di Alberto Tadiello, l’opera vincitrice della prima edizione del Premio Omero, voluto, quest’ultimo, dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dallo stesso Museo Omero per sostenere e valorizzare pratiche artistiche contemporanee capaci di esplorare la dimensione multisensoriale e di promuovere forme di fruizione accessibili e inclusive.
«Realizzata nel 2005, RMN è una scultura sonora ambientale – come spiegano dal Museo Omero – che si fruisce attraverso la diffusione di suoni a basse frequenze che generano vibrazioni percepibili direttamente dal corpo. L’opera sollecita la propriocezione e instaura una relazione sensoriale diretta con il visitatore, superando la centralità della dimensione visiva e proponendo un’esperienza accessibile fondata sulla percezione fisica e spaziale. Il progetto è alimentato da un sistema collegato alla Rete Mareografica Nazionale, che traduce in tempo reale l’andamento delle maree in frequenze sonore. Le vibrazioni, emesse da subwoofer appositamente configurati, trasformano lo spazio espositivo in un ambiente dinamico e sensibile, in dialogo continuo con il contesto naturale circostante. L’opera, inoltre, stabilisce una relazione particolarmente significativa con il nostro Museo, ospitato presso la Mole Vanvitelliana di Ancona, isola artificiale situata nel porto e circondata dall’acqua. In questo contesto, infatti, RMN rende percepibili le variazioni dell’ambiente naturale, configurandosi come un sistema in costante trasformazione, in cui il visitatore diviene parte integrante dell’esperienza».
La Commissione che ha designato RMN quale opera vincitrice del primo Premio Omero l’ha giudicata come «una proposta artistica di elevato valore, capace di coniugare tecnologia e dimensione ambientale, contribuendo allo sviluppo di nuove prospettive nel campo dell’arte contemporanea e dell’accessibilità culturale».

All’incontro del 14 giugno, che coinciderà con l’ingresso permanente dell’opera nella collezione del Museo Omero, porterà i saluti istituzionali Marta Paraventi, assessora alla Cultura del Comune di Ancona e insieme all’artista Alberto Tadiello, interverranno Aldo Grassini, presidente del Museo Omero; Andrea Socrati, referente per l’accessibilità del museo; Daniela Vasta della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Saranno presenti inoltre Loretta Secchi del Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna Anteros di Bologna; Guido Vettorel dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale; Giovanni Pittori, vicepresidente dell’ENS di Ancona (Ente Nazionale Sordi).

Da ricordare infine che nelle scorse settimane il Museo Omero ha ricevuto dal Ministero della Cultura l’incarico di provvedere anche alla realizzazione della seconda edizione del Premio, alla luce dell’eccellente riscontro ottenuto dalla prima edizione dello stesso. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: redazione@museoomero.it.

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Personale ATA – Pubblicazione esiti mobilità a.s. 2026/2027

Ultime da A.T.P. Catanzaro -

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Giornata dell’Albinismo: il progetto di solidarietà internazionale “Sotto lo stesso sole”

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«Con questa iniziativa intendiamo farci ponte tra il territorio sammarinese e una realtà lontana, ma attraversata da temi universali quali la salute, la dignità, i diritti, l’inclusione e le pari opportunità»: lo dicono dall’Associazione sammarinese Attiva-Mente, alla vigilia della Giornata Internazionale dell’Albinismo del 13 giugno, presentando il progetto “Sotto lo stesso sole”, rivolto a persone con albinismo della Repubblica del Congo, uno dei tanti Paesi dove quelle stesse persone sono vittime di gravi discriminazioni

In occasione della Giornata Internazionale dell’Albinismo di domani, 13 giugno, introdotta il 18 dicembre 2014 dalla Risoluzione 69/170 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e della quale ci siamo già ampiamente occupati nei giorni scorsi in altra parte del nostro giornale, grazie a un approfondimento di Laura Bonanni, l’Associazione sammarinese Attiva-Mente promuove il progetto di solidarietà internazionale denominato Sotto lo stesso sole, finalizzato a sostenere la produzione e la distribuzione gratuita di creme solari per persone con albinismo nella Repubblica del Congo.
«L’albinismo – ricordano da Attiva-Mente – è una condizione ereditaria, non contagiosa, caratterizzata dall’assenza o dalla riduzione della melanina, il pigmento che contribuisce al colore della pelle, dei capelli e degli occhi. Questa condizione comporta ipovisione, forte sensibilità alla luce e una particolare vulnerabilità ai raggi solari, con un rischio elevato di ustioni e tumori della pelle. Ma in molti contesti del mondo l’albinismo non rappresenta soltanto una questione sanitaria. Alla fragilità fisica, infatti, si aggiungono spesso stigma, isolamento, discriminazione, bullismo, esclusione dalla scuola e dal lavoro. In alcune aree, false credenze e superstizioni arrivano addirittura ad alimentare violenze gravissime contro le persone con albinismo, fino a trasformare il loro corpo in oggetto di sfruttamento criminale. Questo progetto nasce dunque per dare una risposta concreta a un bisogno essenziale: proteggere la pelle, infatti, significa proteggere la vita, la salute, la dignità e il futuro delle persone».

L’iniziativa sostiene l’Unità AJCA di Brazzaville, promossa dall’Associazione Jhony Chancel pour les Albinos, impegnata da anni nella tutela delle persone con albinismo nella Repubblica del Congo. Il tutto si sviluppa in collaborazione con partner locali e istituzionali, tra cui il Consolato Onorario della Repubblica di San Marino nella Repubblica del Congo, il Ministero degli Affari Sociali, della Solidarietà e dell’Azione Umanitaria della Repubblica del Congo e la Fondation Pierre Fabre, con supporto tecnico-scientifico.
«Con questo progetto – concludono da Attiva-Mente – intendiamo farci ponte tra il territorio sammarinese e una realtà lontana, ma attraversata da temi universali quali la salute, la dignità, i diritti, l’inclusione e le pari opportunità». (S.B.)

A questo link vi sono tutte le notizie sul progetto Sotto lo stesso sole e le modalità per contribuirvi. Per altre informazioni: attivamentersm@gmail.com.

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Per la prima volta in Italia la “Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti”

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Da domani, 13 giugno, e fino a sabato 20, si terrà per la prima volta in Italia, ed esattamente a Rimini, la “28ª Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti”, prestigioso torneo internazionale, organizzato dall’ASCID (Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani), evento che coniugherà sport di alto livello, inclusione, cultura e cooperazione internazionale, portando nel nostro Paese una delle più importanti manifestazioni europee dedicate agli scacchisti ciechi e ipovedenti

Da domani, 13 giugno, e fino a sabato 20, si terrà per la prima volta in Italia, ed esattamente all’Admiral Art Hotel di Rimini, la 28ª Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti, prestigioso torneo internazionale, organizzato dall’ASCID (Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani).
Per una settimana, dunque, la città romagnola ospiterà le rappresentative nazionali di diversi Paesi europei, diventando il punto di riferimento continentale degli scacchi per persone con disabilità visiva. L’evento coniugherà dunque sport di alto livello, inclusione, cultura e cooperazione internazionale, portando nel nostro Paese una delle più importanti manifestazioni europee dedicate agli scacchisti ciechi e ipovedenti.
«Ospitare per la prima volta in Italia la Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti – sottolinea Bersan Vrioni, presidente dell’ASCID – rappresenta per la nostra Associazione un traguardo storico e un motivo di profondo orgoglio. Da oltre cinquant’anni promuoviamo gli scacchi come strumento di crescita personale, autonomia e inclusione, e poter accogliere a Rimini alcuni dei migliori giocatori europei significa dare visibilità non soltanto all’eccellenza sportiva, ma anche ai valori che questa disciplina sa trasmettere. La Coppa delle Sei Nazioni, infatti, è un’occasione di incontro tra persone provenienti da Paesi e culture diverse, unite dalla stessa passione e dal desiderio di confrontarsi in un clima di rispetto e amicizia. Sono certo che Rimini saprà accogliere al meglio i nostri ospiti e che questa edizione lascerà un ricordo positivo in tutti i partecipanti, rafforzando ulteriormente i legami di amicizia e collaborazione che da sempre caratterizzano la comunità internazionale degli scacchisti ciechi e ipovedenti. La generosità e la disponibilità dimostrate da istituzioni, associazioni, sponsor e partner rappresentano un segnale importante di fiducia verso il nostro movimento e verso i valori che esso promuove». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore, ampio approfondimento. Per altre informazioni: info@ascid.it.

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