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Salvo L’Amore APS: una storia che continua ad aiutare

Superando - 10 Marzo 2026 - 1:08pm

Ci sono incontri che chiedono di essere ascoltati prima ancora che raccontati. La conversazione con Milena Fiorini, parlando dell’Associazione Salvo l’Amore APS, appartiene a questa categoria. Perché dentro le sue parole non c’è soltanto la memoria di una malattia durissima come la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), vissuta da Milena per anni accanto al marito, ma soprattutto la traccia viva di un legame che continua a generare gesti, relazioni, aiuto concreto

Ci sono incontri che chiedono di essere ascoltati prima ancora che raccontati. La conversazione con Milena Fiorini, parlando dell’Associazione Salvo l’Amore APS (a questo link il sito), appartiene a questa categoria. Perché dentro le sue parole non c’è soltanto la memoria di una malattia durissima come la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), ma soprattutto la traccia viva di un legame che continua a generare gesti, relazioni, aiuto concreto. E infatti, mentre Milena racconta, si ha spesso l’impressione che Salvo sia una presenza viva, quasi operante, nel lavoro dell’Associazione e nella sua attenzione verso gli altri…

L’Associazione Salvo l’Amore APS nasce infatti proprio da questa esperienza. Non come progetto teorico, ma come risposta concreta a ciò che Milena ha vissuto per anni accanto al marito, trasformando simbolicamente l’acronimo della malattia (SLA) nel nome stesso dell’Associazione, Salvo L’Amore, appunto.
Chi ha attraversato da vicino la SLA sa bene che la malattia non riguarda mai una sola persona. Entra nelle case, modifica gli equilibri familiari, impone una riorganizzazione radicale della vita quotidiana. Spesso, insieme alla sofferenza, arriva anche una solitudine difficile da spiegare: famiglie lasciate a gestire turni di assistenza estenuanti, a inseguire ausili indispensabili, a districarsi dentro procedure burocratiche che raramente tengono conto della drammaticità della situazione.
È proprio qui che l’Associazione prova a collocarsi. Non sul terreno delle dichiarazioni di principio, ma su quello dell’esperienza vissuta. Raccolte fondi, sostegno a persone malate di SLA e alle loro famiglie, orientamento nei momenti più difficili, una rete di relazioni capace di alleggerire almeno in parte il peso che grava su chi vive ogni giorno accanto alla malattia.
Milena insiste molto su questo aspetto: spesso ciò di cui le famiglie hanno più bisogno non è soltanto un aiuto materiale, ma qualcuno che sappia comprendere davvero ciò che stanno attraversando.
Ed è qui che la storia personale di Milena e Salvo comincia ad affiorare naturalmente nel racconto.

Salvatore “Salvo” Caserta, brigadiere dei Carabinieri, prima della malattia era un uomo pieno di energia, con una vita attiva, relazioni solide, uno sguardo fiducioso sul futuro. L’arrivo della SLA ha cambiato progressivamente tutto. Come accade in queste situazioni, la malattia ha imposto una trasformazione rapida, ma soprattutto radicale dell’esistenza quotidiana, mettendo alla prova il corpo, le abitudini, le prospettive.
Ma dentro questa trasformazione si è rivelata anche la forza di un legame che ha continuato a sostenere entrambi. Milena parla del suo Salvo con una dolcezza che non ha nulla di fragile. Non lo presenta come una figura eroica, né come un simbolo. Lo racconta come un uomo reale, con le sue paure, la sua determinazione, la sua capacità di restare profondamente se stesso anche mentre la malattia sottraeva progressivamente le possibilità del corpo.
Quello che emerge dalle sue parole è soprattutto la qualità della relazione che li ha uniti: una presenza reciproca fatta di cura quotidiana, di adattamenti continui, di una fedeltà che non si è mai trasformata in rassegnazione. In questa storia anche la fede ha avuto un ruolo, ma Milena ne parla con grande misura. Non come di una risposta semplice alla sofferenza, ma come di una compagnia dentro la prova. Accanto a loro, nel tempo della malattia ci sono state anche figure importanti come don Roberto Peruzzi e il cardinale Matteo Zuppi, che hanno offerto sostegno e vicinanza lungo un percorso umano e spirituale particolarmente impegnativo.

È dentro questa trama di relazioni che nasce anche il libro Salvo l’Amore, una testimonianza che racconta dall’interno l’esperienza della malattia e della vita condivisa.
Il volume ha conosciuto diverse edizioni nel tempo e, nella sua forma più recente, è stato completato proprio da Milena. Quando infatti la malattia ha reso sempre più difficile per Salvo proseguire il racconto, è stata lei a raccogliere il testimone della scrittura, portando a compimento un percorso narrativo che era iniziato come testimonianza personale e si è trasformato in una storia condivisa.
Il libro non nasce con l’intenzione di spiegare tecnicamente la SLA. Piuttosto, restituisce la dimensione umana di ciò che accade quando una malattia così radicale entra nella vita di una persona e della sua famiglia. Racconta la fatica, certo, ma anche la possibilità di continuare a trovare senso nella relazione, nella vicinanza degli altri, nella dignità che non viene meno nemmeno nelle condizioni più estreme. Proprio per questo il libro e l’Associazione sembrano rispondere alla stessa esigenza. Da una parte c’è la narrazione di una vicenda personale, attraversata con lucidità e tenerezza. Dall’altra c’è il tentativo di fare in modo che quella vicenda non resti chiusa nel perimetro della memoria privata, ma continui a generare aiuto per altri.
Salvo l’Amore APS, in fondo, nasce da qui: dalla volontà di trasformare una storia segnata dalla malattia in una presenza concreta accanto a chi si trova ad affrontare lo stesso percorso. Non come gesto simbolico, ma come responsabilità quotidiana. Perché se la SLA rischia spesso di isolare le persone e le famiglie, l’esperienza di Milena dimostra che anche dentro una prova così dura può nascere una rete di solidarietà capace di durare nel tempo.
Alla fine della conversazione resta soprattutto questa impressione: che la storia di Salvo non sia stata consegnata al passato, ma continui a vivere nel lavoro dell’Associazione e nella voce di Milena. Una presenza discreta, ma forte, che ricorda come anche dentro la fragilità più radicale possano nascere relazioni capaci di generare bene.

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Non solo un appello, ma anche strumenti concreti per migliorare la situazione delle donne con disabilità

Superando - 10 Marzo 2026 - 12:05pm

Un messaggio/appello dai toni forti, indirizzato all’Unione Europea e ai Governi di tutto il continente, un video e anche alcuni interessanti strumenti pratici rivolti in particolare alle organizzazioni di persone con disabilità, per far sì che integrino la parità di genere in ogni aspetto delle loro attività: è quanto prodotto dal Forum Europeo sulla Disabilità, in occasione della recente Giornata Internazionale della Donna dell’8 Marzo

Un messaggio/appello dai toni forti e un video, ma anche alcuni intressanti strumenti pratici rivolti in particolare alle organizzazioni di persone con disabilità : è quanto prodotto dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, in occasione della recente Giornata Internazionale della Donna (International Women’s Day) dell’8 Marzo. Andiamo dunque per ordine.
Nel ricordare che «le donne e le ragazze con disabilità rappresentano quasi un terzo delle donne nell’Unione Europea e circa il 60% dei 100 milioni di persone con disabilità in Europa», l’EDF ricorda che tuttavia «numerosi stereotipi dannosi continuano a raffigurarle come dipendenti, incapaci di prendere decisioni e inadatte alla leadership».
Alla luce di questo, le donne e le ragazze con disabilità del Forum si appellano all’Unione Europea e ai Governi di tutta Europa a «contrastare ed eliminare attivamente gli stereotipi di genere, compresi quelli che negano la leadership, l’autonomia e la capacità decisionale, e di farlo attraverso politiche, campagne e corsi di formazione mirati. Garantire la piena partecipazione e leadership di elettrici, candidate e rappresentanti elette a livello europeo, nazionale e locale, con la garanzia dell’accessibilità sempre e dovunque, nonché di misure di accomodamento ragionevole. Porre fine alla violenza di genere e a pratiche quali la sterilizzazione forzata e l’istituzionalizzazione, assicurando un recepimento efficace e ambizioso della Direttiva dell’Unione Europea 2024/1385 relativa alla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica. Rafforzare la visibilità e la rappresentanza delle donne e delle ragazze con disabilità, in tutta la loro diversità, nelle politiche e nei programmi dell’Unione Europea. Promuovere l’indipendenza economica, anche attraverso la parità di accesso a un mercato del lavoro aperto, la parità di retribuzione e misure mirate per ridurre la povertà. Investire nell’emancipazione e nella leadership, anche attraverso il finanziamento di organizzazioni di donne con disabilità e iniziative guidate da e per donne e ragazze con disabilità».

Detto poi del video riguardante gli stereotipi di genere (disponibile a questo link), è del tutto degno di nota il pacchetto di strumenti preparato dall’EDF per questo 8 Marzo (si faccia riferimentro a questo link), rivolto in particolare alle organizzazioni di persone con disabilità, per far sì che i ntegrino in modo significativo la parità di genere in ogni aspetto delle loro attività.
Nel dettaglio si tratta di:
°Linee Guida per l’adozione di un Piano d’Azione di Genere: esse forniscono una serie di indicazioni per supportare le organizzazioni a definire impegni chiari, a identificare le lacune, a stabilire gli obiettivi, ad allocare risorse e a monitorare i progressi raggiunti.
°Linee Guida per la creazione di un Comitato di Donne: i Comitati di Donne svolgono un ruolo fondamentale nel garantire che le prospettive delle donne e delle ragazze con disabilità siano ascoltate. Queste Linee Guida offrono dunque idee e supporto su come creare, fornire risorse e mantenere un Comitato di Donne, garantendo una partecipazione significativa delle donne e delle ragazze con disabilità all’interno delle varie organizzazioni.
°Un modello di toolkit (“kit di strumenti”) per l’integrazione di genere che supporta il personale di un’organizzazione nell’applicare una prospettiva di genere a tutte le aree di lavoro. Esso è progettato per essere adattato alle esigenze locali, rendendo l’integrazione di genere realistica e attuabile.
°Un test di autovalutazione per consentire alle organizzazioni di valutare il loro attuale livello di integrazione di genere, punto di partenza per le organizzazioni stesse di persone con disabilità in qualsiasi fase del loro percorso verso la parità di genere. (Stefano Borgato)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Giulia Traversi (Ufficio per i Diritti delle Donne ell’EDF), giulia.traversi@edf-feph.org.

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Posti di sostegno in deroga a.s. 2025/2026 – esecuzione ordinanza n. 5394/2025 tribunale ordinario di Catanzaro

Ultime da USR Calabria - 10 Marzo 2026 - 8:57am

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Avviso di disponibilità di una posizione dirigenziale non generale a tempo determinato, sino al 31/12/2026, per l’espletamento di funzioni tecnico ispettive di cui all’articolo 1, comma 94, della legge 13 luglio 2015, n. 107 presso l’Ufficio Scolastico...

Ultime da USR Calabria - 10 Marzo 2026 - 8:45am

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Nove persone con cerebrolesioni acquisite pasticcieri per un giorno

Superando - 9 Marzo 2026 - 6:17pm

Nove persone con cerebrolesioni acquisite che partecipano al progetto pilota “InDiCA” (Interventi Diretti alle Cerebrolesioni Acquisite), promosso dalla Cooperativa Sociale toscana Nòmos, insieme ad ATRACTO (Associazione Traumi Cranici Toscani) e con il contributo della Fondazione CR Firenze, hanno seguito un laboratorio di cucina a Montevarchi (Arezzo), diventando “pasticcieri per un giorno” La preparazione della “torta della nonna” durante il laboratorio di pasticceria a Montevarchi

Nove persone con cerebrolesioni acquisite che partecipano al progetto pilota InDiCA (acronimo che sta per Interventi Diretti alle Cerebrolesioni Acquisite), promosso dalla Cooperativa Sociale toscana Nòmos, insieme ad ATRACTO (Associazione Traumi Cranici Toscani) e con il contributo della Fondazione CR Firenze, hanno seguito un laboratorio di cucina a Montevarchi (Arezzo), preparando la  “torta della nonna”, seguiti dagli operatori e dai maestri pasticcieri, e diventando quindi pasticcieri per un giorno.
«È stato bellissimo, un momento creativo – racconta Laura -, impariamo a fare cose nuove e ci divertiamo anche». «Non avevo mai fatto finora una torta, le avevo solo mangiate», aggiunge Alessandro. Silvia, poi, non ama mangiare i dolci, ma a farli, dice, «mi sono sentita bene, in compagnia». «Mi sembra impossibile – afferma dal canto suo Valerio – è una cosa che ci avvalora. Non credevo di poter fare queste cose, mi sono reso conto che se voglio riesco a fare certe cose».

Il progetto InDiCA promuove e tutela i diritti delle persone con disabilità derivanti da grave danno cerebrale. Nell’àmbito di esso sono stati creati due atelier di terapie occupazionali, uno a Grosseto e l’altro a San Giovanni Valdarno. All’interno di quest’ultimo è stato appunto proposto il laboratorio di cucina con due incontri tenutisi in febbraio.
«Questi tipi di attività – spiega Sandra Bonini di Nòmos, educatrice che ha seguito tutto il progetto – oltreché essere divertenti e favorire la condivisione, aiutano a sviluppare l’autonomia e le capacità personali, rafforzano l’autostima e contribuiscono a combattere la solitudine che spesso accompagna chi ha avuto una cerebrolesione da adulto».
«Esperienze come questa – dichiara quindi Gabriele Gori, direttore generale della Fondazione CR Firenze – rimettono al centro le persone e il loro diritto a una vita piena, anche dopo un evento traumatico. L’autonomia si costruisce anche dai gesti quotidiani come quelli in cucina che da semplici azioni si trasformano in esercizi di fiducia nelle proprie possibilità. Come Fondazione crediamo in percorsi che non si limitano all’assistenza, ma che generano autostima e relazioni. Il laboratorio di pasticceria nel Valdarno è un esempio concreto di come, lavorando insieme al territorio e al Terzo Settore, si possano creare opportunità reali di inclusione e qualità della vita». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: nomos@gallitorrini.com.

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Una guida aggiornata ai diritti e alle prestazioni sanitarie e sociosanitarie

Superando - 9 Marzo 2026 - 5:39pm

Frutto di un recente aggiornamento, la “Guida ai diritti e alle prestazioni sanitarie e sociosanitarie” prodotta dal Gruppo Solidarietà è un agile e utile documento che contiene una prima parte riguardante la normativa nazionale e una seconda quella della Regione Marche, contenente tutte le più recenti disposizioni normative e regolamentari

Aggiornata al 7 marzo scorso, la Guida ai diritti e alle prestazioni sanitarie e sociosanitarie prodotta dal Gruppo Solidarietà e disponibile a questo link, è un agile e utile documento che contiene una prima parte riguardante la normativa nazionale e una seconda quella della Regione Marche, aggiornata appunto con tutte le più recenti disposizioni normative e regolamentari.
«L’obiettivo di questo opuscolo – si legge nell’introduzione – è quello di aiutare i cittadini, le cittadine (e i loro familiari) a conoscere quali sono i loro diritti così che possono districarsi all’interno della normativa sanitaria e sociosanitaria nazionale e regionale». (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile la guida. Per ogni altra informazione e approfondimento: grusol@grusol.it.

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Il Terzo Torneo Regionale di Showdown della Campania: sport, ma anche incontro e crescita sociale

Superando - 9 Marzo 2026 - 5:25pm

Non solo una competizione sportiva, ma anche un importante momento di incontro e condivisione, che ha dimostrato ancora una volta come lo sport possa essere un potente strumento di inclusione, partecipazione e crescita sociale: è stato questo, a Sant’Anastasia (Napoli) il Terzo Torneo Regionale di Showdown della Campania, incentrato su una disciplina “cugina” del tennistavolo, che è quella più praticata dagli atleti e dalle atlete con disabilità visiva Il team dell’Associazione Real Vesuviana al Terzo Torneo Regionale di Showdown della Campania

Grande partecipazione ed entusiasmo per il Terzo Torneo Regionale di Showdown della Campania, tenutosi presso la Biblioteca Comunale di Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia (Napoli), in una giornata dedicata allo sport paralimpico, all’inclusione e alla crescita degli atleti, evento organizzato dal delegato regionale della FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi) Mattia Mazza, in collaborazione con le Società Sportive Real Vesuviana, presieduta da Giuseppe Fornaro e Noived Napoli, presieduta da Rocco De Icco, con il supporto della Rete CIVES.
La manifestazione ha potuto inoltre contare sulla presenza di autorevoli rappresentanti del mondo sportivo paralimpico, tra cui il presidente regionale del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) Carmine Mellone.

Lo showdown, ricordiamo, è ad oggi la disciplina più praticata dagli atleti e dalle atlete con disabilità visiva. Paragonabile al tennistavolo, ha tuttavia proprie regole e attrezzature specifiche.
Per l’occasione a imporsi nel torneo maschile è stato Mario Fusco della Real Vesuviana, squadra che ha visto anche Antonio Maione piazzarsi al terzo posto ed Emanuele Terracciano al quarto.
Nel torneo femminile, invece, la vittoria è andata a Rosa Riccardi della GSD Colosimo Napoli, seguita da Rosaria De Angelis e Rosa Meluziis, entrambe della Noived Napoli.

«Un ringraziamento particolare – dicono i promotori del torneo – va al Comune di Sant’Anastasia e all’assessora di esso Angela Auriemma, per la collaborazione e la vicinanza dimostrata alle attività sportive e inclusive del territorio. Un sentito ringraziamento va inoltre alla sede di Sant’Anastasia e al Comitato di Napoli della Croce Rossa Italiana, che hanno garantito il presidio sanitario per tutta la durata della manifestazione. Fondamentale, inoltre, anche il lavoro dei volontari della Rete CIVES, che hanno assicurato accoglienza, informazioni, assistenza logistica e supporto negli spostamenti di atleti e atlete, contribuendo in modo determinante alla riuscita dell’evento. Un ulteriore ringraziamento, infine, ai Supermercati Piccolo e al Gruppo La Leonessa che hanno supportato l’iniziativa, oltreché a tutte le Associazioni e i Volontari che hanno partecipato alla giornata».
«Il torneo – viene sottolineato in conclusione –ha rappresentato non solo una competizione sportiva, ma anche un importante momento di incontro e condivisione, dimostrando ancora una volta come lo sport possa essere un potente strumento di inclusione, partecipazione e crescita sociale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteriacives@gmail.com.

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Le novità di “Inclusion Job Day”, il luogo virtuale che rende concreta l’inclusione lavorativa

Superando - 9 Marzo 2026 - 4:41pm

Evento online che mette in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro, dedicato alle persone con disabilità e in generale alle cosiddette “categorie protette”, “Inclusion Job Day”, di cui Superando è media partner, presenterà in questo 2026 alcune novità, dalla tavola rotonda in programma per il 13 marzo (“Inclusione è ancora la parola giusta per garantire la vera equità di diritti per tutti?”), in data diversa rispetto all’appuntamento di confronti tra aziende e candidati che sarà questa volta “doppio”, il 27 e il 31 marzo

Evento online che mette in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro, dedicato alle persone con disabilità e in generale appartenenti alle cosiddette “categorie protette” (come da Legge 68/99) che vogliano dare una svolta al loro futuro professionale e alle aziende che cerchino nuovi profili qualificati da inserire nell’organico, Inclusion Job Day è progettato e organizzato dalla digital agency Hidoly, che ha realizzato l’infrastruttura tecnologica e che fornisce l’assistenza prima, durante e dopo l’evento, e da Cesop HR Consulting Company, che cura la presenza delle aziende partecipanti.
Si tratta di un’iniziativa che come Superando seguiamo sin dagli inizi e che dall’autunno dello scorso anno ci vede anche impegnati come media partner. Questo 2026 coincide con il settimo anno di Inclusion Job Day e l’esordio prevede alcune novità rispetto alle edizioni precedenti.
Visto infatti il numero sempre più elevato di utenti che accedono alla piattaforma (circa 6.000 dal 2020), questa volta gli appuntamenti saranno due, con partecipazione all’uno o all’altro a scelta delle aziende. Il 27 marzo, dunque (ore 10.30-18) vi sarà l’evento con le consuete modalità, ossia con le aziende che si presenteranno, si confronteranno con i candidati attraverso le chat e organizzeranno i colloqui one-to-one; il 31 marzo, invece (dalle 10.30), la sessione sarà dedicata esclusivamente ai colloqui, su invito delle aziende.
Resta invece del tutto invariato l’accesso alla piattaforma (a questo link) che per i candidati, va ricordato, è completamente gratuito. Se già registrati, quindi, basta inserire le proprie credenziali per partecipare all’evento del 27 marzo. Se al primo accesso, invece, occorrerà registrarsi prima alla piattaforma, completare il proprio profilo e allegare il proprio curriculum. Chi si sarà registrato potrà partecipare all’evento e alle due sessioni di formazione nei giorni precedenti il 27 marzo.
La piattaforma è accessibile secondo linee guida WCAG 2.0 ed è disponibile l’interprete LIS durante le presentazioni delle aziende.

Dalle piccole e medie imprese alle multinazionali sono oltre 300 le aziende che hanno partecipato alle varie edizioni dell’Inclusion Job Day. Al momento in cui scriviamo, all’appuntamento del 27 marzo hanno aderito, tra le altre, Acea, Avio, DGS, Fincantieri, Gruppo BCC Icrrea, Gruppo CDP, Gruppo FS, Manhandwork, Mermec Group, SMCP, Terna, Umana.

Ma c’è anche un’altra importante novita: la tradizionale tavola rotonda legata agli eventi dell’Inclusion Job Day e dedicata ai temi DE&I (Diversity, Equity & Inclusion) cambia data: per agevolare infatti la partecipazione online delle aziende impegnate il 27 marzo a IJD, e di tutte quelle che potranno essere interessate all’argomento, la tavola rotonda stessa è stata anticipata alla mattinata del 13 marzo (ore 10-11.30). Questa volta il tema sarà Inclusione è ancora la parola giusta per garantire la vera equità di diritti per tutti? e vi parteciperanno Carlo Francescutti, componente dell’Autorità Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità, Roberta Laudito, Care Innovation&Experience Manager, Francesca Marchegiano, educatrice narrativa, Manuela Pioltelli, responsabile dell’Area Collocamento Mirato dell’Agenzia per il Lavoro Umana, nonché, in rappresentanza di Superando, uno dei nostri principali collaboratori, Filippo Visentin.

Da segnalare, in conclusione, che gli appuntamenti successivi di Inclusion Job Day, superato questo mese di marzo, saranno quelli del 12 giugno e del 23 ottobre. Ma la piattaforma è sempre attiva e resta a disposizione delle aziende per caricare nuove posizioni a cui gli utenti possono candidarsi. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: Roberta Barba (roberta.barba@hidoly.com).

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L’obesità aumenta il rischio cardiometabolico nelle lesioni midollari

Superando - 9 Marzo 2026 - 2:14pm

In occasione della recente Giornata Mondiale dell’Obesità del 4 marzo, l’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna) – la nota struttura impegnata nella riabilitazione di persone mielolese o con grave cerebrolesione acquisita – ha voluto richiamare l’attenzione su un dato clinicamente rilevante nella mielolesione cronica: l’eccesso di peso si associa a un incremento significativo del rischio cardiometabolico, principale causa di decesso in questa popolazione Da sinistra Rosa Di Mauro, fisiatra, Laura Simoncini, direttrice dell’Unità Spinale di Montecatone, Luca Valeriani, responsabile della Nutrizione Clinica dell’AUSL di Bologna e Giulio Spinucci, internista esperto di Nutrizione Clinica di Motecatone, al recente convegno “Clinical Nutrition Pills” di Milano Marittima

In occasione della recente Giornata Mondiale dell’Obesità del 4 marzo, l’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna) – la nota struttura impegnata nella riabilitazione di persone mielolese o con grave cerebrolesione acquisita – ha voluto richiamare l’attenzione su un dato clinicamente rilevante nella mielolesione cronica: l’eccesso di peso si associa a un incremento significativo del rischio cardiometabolico, principale causa di decesso e non solo in questa popolazione.
«Negli ultimi decenni – sottolineano infatti da Montecatone – il quadro epidemiologico è profondamente cambiato: se in passato le complicanze respiratorie rappresentavano la causa prevalente di mortalità nelle persone con lesione midollare, oggi gli eventi cardiovascolari costituiscono circa il 40% dei decessi, superando le patologie polmonari (24%), un cambiamento legato anche alla crescente diffusione di obesità e sindrome cardiometabolica».

Tale evidenza è emersa dalla casistica presentata al congresso scientifico sul tema Clinical Nutrition Pills, svoltosi recentemente a Milano Marittima (Ravenna), al quale hanno partecipato tra gli altri Laura Simoncini, direttrice dell’Unità Spinale di Montecatone, Rosa Di Mauro, fisiatra, Giulio Spinucci, internista esperto di Nutrizione Clinica dell’Istituto e Luca Valeriani, responsabile della Nutrizione Clinica dell’AUSL di Bologna, con il quale la struttura imolese ha in corso una collaborazione nell’àmbito del progetto dedicato.
«Nella persona con lesione midollare – spiegano ancora da Montecatone – l’obesità non può essere valutata solo attraverso il peso o il BMI tradizionale [il BMI è l’Indice di Massa Corporea, N.d.R.]: la composizione corporea, infatti, è alterata, con aumento della massa grassa e riduzione di quella muscolare, e il dispendio energetico è significativamente inferiore rispetto alla popolazione generale. Ne deriva uno squilibrio tra calorie introdotte e consumo reale che, nel tempo, favorisce l’accumulo di grasso. A tal proposito, nell’esperienza del nostro Istituuto, in un anno di valutazione di pazienti cronici con età media di 52 anni, come emerge dai dati elaborati da Giulio Spinucci assieme al proprio team, è stata riscontrata una prevalenza pari all’80,5%, frequentemente associata a ipertensione, diabete e alterazioni lipidiche».
«L’invecchiamento della persona con mielolesione – sottolinea Laura Simoncini – impone una revisione delle strategie alimentari e dell’impostazione preventiva. Integrare infatti in modo strutturato educazione nutrizionale e promozione di corretti stili di vita nel percorso riabilitativo significa intervenire in modo tempestivo sui fattori di rischio e ridurre l’impatto delle complicanze nel tempo».

Anche il quadro regionale relativo all’Emilia Romagna conferma la rilevanza del tema: in tale Regione, infatti, l’eccesso di peso riguarda il 42% delle persone tra i 18 e i 69 anni e supera il 50% tra gli ultrasessantaquattrenni. «L’obesità non è solo una questione individuale – afferma in tal senso Massimo Fabi, assessore dell’Emilia Romagna alle Politiche per la Salute -, ma una sfida di salute pubblica».

«Nelle persone con mielolesione – conclude il commissario straordinario di Montecatone Mario Tubertini – la valutazione dell’obesità deve rappresentare un elemento centrale del follow-up clinico; perciò investire oggi nella prevenzione significa ridurre la principale causa di mortalità e migliorare qualità e aspettativa di vita». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa dell’Istituto Riabilitativo Montecatone (Massimo Boni), massimo.boni@montecatone.com.

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In Piemonte per la Settimana Mondiale del Glaucoma

Superando - 9 Marzo 2026 - 1:41pm

Anche in Piemonte le Sezioni dell’UICI, in collaborazione con IAPB Italia, promuovono in questi giorni una serie di iniziative di prevenzione e sensibilizzazione in occasione della Settimana Mondiale del Glaucoma, evento dedicato alla prevenzione e alla diagnosi precoce di una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo, patologia oculare spesso asintomatica nelle fasi iniziali, ma progressivamente invalidante

Anche in Piemonte le Sezioni locali dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), in collaborazione con IAPB Italia, componente nazionale dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, promuovono in questi giorni una serie di iniziative di prevenzione e sensibilizzazione in occasione della Settimana Mondiale del Glaucoma, di cui abbiamo già ampiamente riferito in altra parte del giornale, evento dedicato alla prevenzione e alla diagnosi precoce di una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo, patologia oculare spesso asintomatica nelle fasi iniziali, ma progressivamente invalidante.
«L’obiettivo – spiegano dall’UICI Piemonte – è segnatamente quello di aiutare i cittadini e le cittadine a difendersi da una patologia subdola, che causa un aumento di pressione all’interno dei bulbi oculari: nelle fasi iniziali può essere completamente asintomatica, ma, se non diagnosticata in tempo, rischia di incidere pesantemente sulla qualità della vista. Si stima che in Italia circa un milione di persone siano affette da glaucoma, ma solo la metà ne è consapevole. Ecco allora l’importanza della prevenzione».

«In molte Province piemontesi, nelle piazze o nelle sedi della nostra Associazione – ricorda Franco Lepore, presidente dell’UICI Piemonte – verranno organizzati screening gratuiti. Inoltre sono in programma incontri pubblici con specialisti, per aiutare cittadini e cittadine a conoscere il glaucoma e prevenirlo. Infatti, con visite periodiche e diagnosi tempestive, questa malattia può essere tenuta sotto controllo, con serenità. In un momento non semplice, nel quale può essere complicato trovare tempi e spazi da dedicare alla propria salute, invitiamo tutti a cogliere queste opportunità». (S.B.)

A questo link è disponibile il dettaglio delle iniziative promosse per la Settimana del Glaucoma dalle Sezioni UICI del Piemonte. Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa UICI Piemonte (Lorenzo Montanaro), comunicazione@uicpiemonte.it.

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La disabilità creata dalla guerra e dalla disuguaglianza è la vera sconfitta dell’umanità

Superando - 9 Marzo 2026 - 1:23pm

«Le persone con disabilità – scrive Salvatore Cimmino – non sono casi sociali o numeri su un registro. Sono esseri umani. Vogliono amare, costruire una famiglia, avere una casa, un lavoro e vivere in armonia col mondo. Quella che chiamano normalità è un diritto, non un privilegio. È ora di smetterla di guardare altrove. La disabilità creata dalla guerra e dalla disuguaglianza è la vera sconfitta dell’umanità»

Prima che la follia umana incendiasse l’Ucraina e prima che il Medio Oriente esplodesse in un nuovo, devastante conflitto tra Israele, USA e Iran, il mondo contava già, a quanto sembra, oltre 1 miliardo e 400 milioni di persone con disabilità. Oggi, sotto il peso delle macerie di queste guerre folli, sono certo che abbiamo superato di gran lunga quella cifra.
Sono numeri che definire emergenza è un eufemismo. Siamo di fronte a una catastrofe umanitaria permanente, spesso ignorata dai salotti del potere e dai titoli dei telegiornali. Chi si occuperà di questa enorme popolazione? Quale futuro stiamo costruendo?
Mentre i Governi bruciano miliardi in armamenti, ci auguriamo — anzi, pretendiamo — che la fine di questa cinquantina di conflitti sparsi per il globo porti finalmente a una nuova linea politica. Non elemosina, ma inclusione vera. Speriamo in un cambio di rotta che restituisca speranza al pianeta, mettendo al centro la dignità umana e non il profitto bellico.

E a proposito di profitto, parliamo dell’osceno mercato degli ausili e delle protesi. È inaccettabile che la tecnologia di ultima generazione sia un lusso per pochi. Un ginocchio elettronico o bionico non può e non deve costare 80.000 euro!
Come mi ricordava l’amico Hugh Herr, uno dei più grandi scienziati al mondo in questo campo, stiamo parlando di ingegneria, spesso composta da componenti accessibili, non di oro colato. Far pagare un prezzo simile significa condannare alla disabilità permanente chi non può permetterselo. Normare questo mercato è un imperativo morale.

Le persone con disabilità non sono casi sociali o numeri su un registro. Sono esseri umani. Vogliono amare, costruire una famiglia, avere una casa, un lavoro e vivere in armonia col mondo. Quella che chiamano normalità è un diritto, non un privilegio.
È ora di smetterla di guardare altrove. La disabilità creata dalla guerra e dalla disuguaglianza è la vera sconfitta dell’umanità.

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IC CORIGLIANO ERODOTO – INTERPELLO per il conferimento di n. 2 supplenze brevi nella scuola primaria

Ultime da A. T. P. Cosenza - 9 Marzo 2026 - 1:21pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Olimpiadi e Paralimpiadi: l’inclusione parola bellissima, ma la realtà racconta una storia un po’ diversa

Superando - 9 Marzo 2026 - 1:05pm

«Se gli atleti sono tutti campioni – scrive Marco Macrì -, se gli impianti sono gli stessi, se i soldi pubblici sono gli stessi, perché lo spettacolo di Olimpiadi e Paralimpiadi continua a essere diviso in due atti? Forse perché l’inclusione è una parola bellissima, ma applicarla fino in fondo è molto più complicato?» Il logo delle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina che si stanno svolgendo in questi giorni

Ogni quattro anni si celebra il grande rito dello sport mondiale. Prima le Olimpiadi: riflettori accesi, sponsor, audience globale, stadi pieni. Poi, settimane dopo, arrivano le Paralimpiadi. Stessi impianti, stessi colori, stessi atleti di altissimo livello. Ma visibilità, attenzione e risorse decisamente diverse.
La giustificazione ufficiale è sempre la stessa: motivi logistici e organizzativi. Peccato che, guardando i numeri, il problema sembri meno tecnico e molto più culturale.
Ai Giochi Paralimpici partecipano circa 4.400 atleti provenienti da oltre 180 Paesi, impegnati in più di 540 eventi medaglia. Numeri che raccontano uno dei più grandi eventi sportivi del pianeta. Eppure il calendario continua a dire la stessa cosa: prima lo sport “vero”, poi quello “paralimpico”.
Nel caso dei Giochi Milano Cortina 2026, infatti, le Olimpiadi si sono svolte, com’è noto, dal 6 al 22 febbraio, mentre le Paralimpiadi si stanno svolgendo ora, fino al 15 marzo. Stessi luoghi, stessi impianti, ma a riflettori ormai semi-spenti.
Il divario emerge ancora più chiaramente quando si parla di economia.
Secondo le stime sull’indotto per la città di Milano:
– Olimpiadi: circa 319 milioni di euro e 725.000 spettatori;
– Paralimpiadi: circa 31 milioni di euro e 73.000 spettatori.
Tradotto: dieci volte meno.
Sul fronte dei costi pubblici, le cifre restano invece molto serie. Solo alcune opere infrastrutturali collegate ai Giochi superano 427 milioni di euro, mentre l’organizzazione complessiva dell’evento vale circa 2 miliardi di euro.
Per i Giochi Paralimpici la quota stimata di spesa organizzativa è di circa 248 milioni di euro. Non bruscolini!
E poi ci sono i premi agli atleti. Fino a pochi anni fa, in Italia, una medaglia d’oro olimpica valeva 180.000 euro, mentre quella paralimpica 75.000 euro. Meno della metà. L’equiparazione è arrivata solo di recente, dopo pressioni e polemiche.
Insomma: quando si parla di valori olimpici — inclusione, uguaglianza, rispetto — il linguaggio è impeccabile. Quando si guardano calendario, audience e risorse, la realtà racconta una storia un po’ diversa.
La domanda, a questo punto, è semplice: se gli atleti sono tutti campioni, se gli impianti sono gli stessi, se i soldi pubblici sono gli stessi, perché lo spettacolo continua a essere diviso in due atti?
Forse perché l’inclusione è una parola bellissima, ma applicarla fino in fondo è molto più complicato?

*Genova Inclusiva (marcopompierege@gmail.com).

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Violenza sulle donne con disabilità: no a percorsi separati

Superando - 9 Marzo 2026 - 12:47pm

«Tutti i servizi – scrivono tra l’altro dal Gruppo LEDHA Donne – devono essere messi nelle condizioni di poter offrire un’accoglienza competente e appropriata a ogni donna, attraverso la formazione continua e il supporto esperto e qualificato. Ed è fondamentale evitare soluzioni che incanalino le donne con disabilità vittime di violenza verso strutture esclusive. In tal senso, i Centri Antiviolenza devono operare in una logica di rete» Immagine creata con l’intelligenza artificiale, fotografando il murale contro il femminicidio nel quartiere San Lorenzo a Roma e inserendo nell’immagine stessa una donna in carrozzina che si unisce con la mano alle altre donne

Pubblichiamo oggi il seguente contributo del Gruppo LEDHA Donne, diffuso in occasione della Giornata Internazionale della Donna di ieri, 8 Marzo. La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie)

Non solo mimose e festa. Per le donne, l’8 Marzo è memoria, è lotta, è conquista, è futuro. Per le donne con disabilità è l’occasione per chiedere e pretendere di costruire, una rete di Centri Antiviolenza aperta a tutte le donne, nessuna esclusa. Non è solo uno slogan, ma il principio cardine che deve guidarne l’azione nel loro impegno quotidiano.
Una rete sempre più competente e specializzata nell’accoglienza della totalità dell’esperienza femminile, con un’attenzione particolare a chi rischia di rimanere invisibile, come le donne con disabilità.
Il territorio lombardo è ricco di istanze, competenze e buone pratiche: realtà come la rete Artemisia (promossa dalla Fondazioni Somaschi, dalla LEDHA, dal Centro per la Famiglia Card. Carlo Maria Martini e dalla Fondazione ASPHI) o il progetto PRIDE (realizzato dalla LEDHA, da CBM e dall’Istituto dei Sordi di Torino) rappresentano un patrimonio di conoscenza prezioso che deve essere valorizzato e messo a sistema.
La violenza contro le donne con disabilità assume infatti forme specifiche e spesso subdole, che si aggiungono e si intrecciano con quelle psicologiche, fisiche ed economiche. Non si tratta solo di maltrattamenti, ma anche di violenza economica (come il controllo o la sottrazione della pensione di invalidità), della negazione di farmaci o di ausili essenziali, dell’abbandono in luoghi inaccessibili, della manipolazione psicologica legata al rapporto di dipendenza dal caregiver, fino alla violenza sessuale agevolata dalla condizione di vulnerabilità che non può essere letta soltanto come fragilità individuale, ma deve essere affrontata come un fenomeno strutturale, culturale e politico.

Accogliamo dunque con favore l’attenzione che il Piano Antiviolenza della Regione Lombardia dedica al tema delle donne con disabilità e alla presa in carico specializzata. È proprio a partire da questa attenzione che vogliamo offrire il nostro contributo propositivo, forte dell’esperienza maturata sul campo. Crediamo infatti che oggi si apra una preziosa opportunità per co-progettare insieme un sistema sempre più efficace e inclusivo.
Crediamo fermamente che la strada maestra per contrastare la violenza sia un approccio universalistico: un modello in cui tutte le donne, con le loro specificità e i loro molteplici bisogni, possano trovare accoglienza in ogni Centro Antiviolenza. L’intersezionalità – l’intersecarsi di diverse condizioni come disabilità, origine, situazione sociale – non richiede percorsi separati, ma al contrario servizi formati e flessibili, capaci di accogliere la complessità di ogni storia.
L’obiettivo che ci unisce è contrastare lo stigma e la discriminazione. Per farlo nel modo più efficace, è fondamentale evitare meccanismi che possano, involontariamente, istituzionalizzare la diversità. Un sistema che separa le donne in categorie rischia infatti di produrre l’effetto opposto a quello desiderato. La vera inclusione si realizza quando la diversità viene accolta e valorizzata all’interno di un contesto comune, come arricchimento per l’intera comunità.

Il principio guida deve essere la garanzia di pari dignità e pari accesso per ogni donna che si rivolge alla rete antiviolenza. L’orientamento all’inclusione significa che nessun Centro Antiviolenza deve poter escludere una donna in base alla sua condizione. Al contrario, tutti i servizi devono essere messi nelle condizioni di poter offrire un’accoglienza competente e appropriata a ciascuna, attraverso la formazione continua e il supporto esperto e qualificato.
È fondamentale evitare soluzioni che incanalino le donne con disabilità vittime di violenza verso strutture esclusive come RSD, RSA [Residenze Sanitarie Disabili, Residenze Sanitarie Assistenziali, N.d.R.] o Centri Antiviolenza riservati, poiché ciò violerebbe il principio di inclusione. I Centri Antiviolenza devono invece operare in una logica di rete, con cooperazione attiva di figure specialistiche e protocolli operativi che garantiscano l’accessibilità e il supporto all’autonomia.
La vera leva per un cambiamento duraturo è la formazione. Una formazione obbligatoria e trasversale per tutte le operatrici e gli operatori della rete sui temi della disabilità, del disagio psichico, delle migrazioni e di ogni altra condizione che possa generare bisogni specifici. Formare il personale significa dotare l’intero sistema della competenza necessaria per riconoscere e accogliere ogni forma di violenza, senza bisogno di creare percorsi separati.
Ricordiamo che adottare una lente universalistica significa ribaltare la prospettiva: non è la donna a doversi adattare a procedure standardizzate, ma è il sistema di presa in carico che deve essere sufficientemente solido, flessibile e formato per potersi adattare alle esigenze di ciascuna.
Investiamo quindi nella flessibilità organizzativa e nella personalizzazione degli interventi, perché ogni donna possa trovare la risposta di cui ha bisogno nel modo e nei tempi giusti per lei.

Siamo convinte, in conclusione, che l’obiettivo di costruire una società libera dalla violenza di genere per tutte le donne, nessuna esclusa, e davvero inclusiva sia un obiettivo condiviso. Le competenze, le esperienze e le proposte che mettiamo a disposizione vogliono essere un contributo per arricchire e migliorare il sistema, nella convinzione che solo camminando insieme – Istituzioni, Centri Antiviolenza, Associazioni delle persone con disabilità e Terzo Settore – si possa tradurre in pratica concreta il diritto universale di ogni donna con disabilità a una vita libera dalla violenza.
Essere “Vicini ad ogni donna” significa esattamente questo: esserci, nel modo e nella forma di cui quella specifica donna ha bisogno per essere vista, ascoltata, creduta e accompagnata verso la libertà da ogni tipo di violenza.

*La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Glaucoma: la prevenzione è sempre la carta migliore

Superando - 9 Marzo 2026 - 12:16pm

Questa è la Settimana Mondiale del Glaucoma, iniziativa promossa dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB) e dedicata a una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo, per affrontare la quale la prevenzione e la diagnosi precoce rappresentano strumenti fondamentali. Per l’occasione, le Sezioni dell’UICI promuoveranno numerose iniziative di informazione e sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale. Segnaliamo qui in particolare quelle dell’Emilia Romagna

Iniziativa internazionale promossa da IAPB Italia, componente nazionale dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, quella che si è aperta ieri, 8 marzo, è la Settimana Mondiale del Glaucoma dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce di una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo, patologia oculare spesso asintomatica nelle fasi iniziali, ma progressivamente invalidante. Proprio per questo la prevenzione e la diagnosi precoce rappresentano strumenti fondamentali per preservare la funzione visiva e intervenire tempestivamente nei casi a rischio.

Per l’occasione, in tutta la settimana, in varie parti del Paese sono previsti momenti di sensibilizzazione e controllo aperti al pubblico, come spiega Marco Trombini, presidente dell’UICI Emilia Romagna (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti): «Nel corso di questa Settimana Mondiale del Glaucoma, le Sezioni locali dell’UICI promuoveranno numerose iniziative di informazione e prevenzione su tutto il territorio nazionale: incontri pubblici, screening, momenti divulgativi e attività di sensibilizzazione, per richiamare l’attenzione sull’importanza dei controlli oculistici periodici. La prevenzione, infatti, è fondamentale per contrastare una patologia che può compromettere seriamente la qualità della vita».

Rimandando qui Lettori e Lettrici ai rispettivi link di approfondimento sulle iniziative previste in Emilia Romagna, a cura delle Sezioni UICI di Bologna, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini, segnaliamo qui anche il link a un questionario sul glaucoma, particolarmente utile a raccogliere dati e informazioni significative. (S.B.)

Per ogni ulteriore approfondimento: Marzia Mecozzi (m.mecozzi@audiotre.com).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno, ai sensi del Decreto ministeriale 26 ottobre 2023, n. 205 – D.D.G. n. 2939 del 09 ottobre 2025 ...

Ultime da USR Calabria - 6 Marzo 2026 - 6:40pm

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Le donne con sindrome di Down per l’8 Marzo: non siamo bambine e se diciamo no, è no

Superando - 6 Marzo 2026 - 6:32pm

«Le persone che non mi conoscono mi chiamano bimba. Questo mi dà molto fastidio. Per me è molto importante, essendo donna»: è una delle tante voci di donne con sindrome di Down cui l’Associazione AIPD vuole dare risonanza in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 Marzo, donne che, nel condividere le proprie esperienze di vita quotidiana, rivendicano il diritto di essere adulte, rispettate, ascoltate

Maria viene dalla Sardegna: «Quando mi trattano come una bambina, mi sento umanamente attaccata alle spalle. Succede al supermercato, dove lavoro: alcuni clienti mi trattano come una bambina, ma sono una donna e voglio essere trattata come tale». Chiara è di Roma: «Le persone che non mi conoscono mi chiamano bimba. Questo mi dà molto fastidio. Per me è molto importante, essendo donna».
Sono alcune delle voci di donne – non bambine, non ragazze: donne – che l’AIPD Nazionale ha incontrato e interpellato nel corso di un recente seminario di formazione sui temi della sessualità e l’affettività realizzato nell’àmbito del progetto Forma-mentis, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (a questo link è disponibile un breve video, realizzato durante il seminario dall’educatore e formatore AIPD Francesco Cadelano, con alcune testimonianze). «Quando faccio la doccia a volte mio papà entra in bagno. Lui dice “Non guardo, non guardo”, ma a me scoccia lo stesso e lo mando via, perché ormai sono una donna», racconta un’altra. «A volte mamma o papà mi dicono “bambina mia”. Ma io gli rispondo: “Lo ero, ma oggi sono donna, sono anche fidanzata!», aggiunge un’amica.

Sono state tante e tanti a partecipare a quel seminario, uomini e donne con sindrome di Down, tra cui alcune coppie “storiche”, che hanno riflettuto su temi come il rispetto, la privacy, la fiducia, il desiderio. E si sono confrontati, con interesse e partecipazione, su cosa sia sicuro fare e cosa, invece, si debba evitare: si può accettare un passaggio da un collega? È giusto abbracciare un amico? Pubblicare le proprie foto in bikini va bene oppure no? E camminare tenendo la mamma per mano, va bene anche a 18 anni?
Sono i volti e le voci di queste donne che l’AIPD vuole mostrare in occasione dell’8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna (International Women’s Day), donne che, nel condividere le proprie esperienze di vita quotidiana, rivendicano il diritto di essere adulte, rispettate, ascoltate. «A me e al mio fidanzato piace andare a cena fuori, ma spesso al ristorante ci guardano tutti, come se ci fosse qualcosa di strano», racconta una di loro.
Sul tema della violenza sulle donne, poi, il loro parere è unanime: «Devono difendersi e chiedere aiuto, anche con il segno HELP».
Nei giorni in cui il cosiddetto “Decreto Bongiorno” porta in piazza migliaia di persone, a dire che perché sia amore serve il consenso, altrimenti è violenza, il messaggio che arriva da queste donne è chiaro: «Se non voglio non voglio. E vale anche per il mio fidanzato. Se dico di no è no».
E infine l’augurio: «Che tutte le donne possano essere felici. Felici anche con se stesse».

«La nostra Associazione – dichiara Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’AIPD – rinnova il suo impegno a costruire percorsi di consapevolezza e autonomia per le persone con sindrome di Down. Gli uomini e le donne che, accompagnati dagli operatori, hanno preso parte a quelle nostre giornate formative ci dicono quanto sia forte il loro desiderio di partecipazione e di possedere tutti gli strumenti che servono per non correre rischi, per non commettere ingenuità, per non sbagliare. Come famiglie, spetta a noi il compito di riconoscere e accompagnare questo desiderio: sappiamo quanto sia difficile lasciarli andare, accettando il fatto che non possiamo e non dobbiamo proteggerli per sempre. Ma è proprio questo il nostro compito: costruire, insieme a loro, quel “dopo di noi” che oggi è per tutti i genitori la più grande preoccupazione e angoscia. Favorire la partecipazione delle nostre figlie e dei nostri figli alle attività dell’Associazione è l’atto di amore più grande e lungimirante che possiamo compiere». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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I festival musicali: una “caccia al tesoro” frustrante e spesso impossibile per le persone con disabilità

Superando - 6 Marzo 2026 - 2:02pm

Tra barriere digitali e fisiche, partecipare a un festival musicale in Italia nel 2025 è stata ancora una sorta di “caccia al tesoro” frustrante e spesso impossibile per le persone con disabilità: è quanto emerge da una dettagliata indagine curata dall’Associazione Caratteri Cubitali attraverso il proprio gruppo di ricerca partecipata «Lato A» «La non-informazione non è dimenticanza – commentano da Caratteri Cubitali -, è esclusione»

Partecipare a un festival musicale in Italia nel 2025 è stata ancora una sorta di “caccia al tesoro” frustrante e spesso impossibile per le persone con disabilità: è quanto emerge dal documento Non c’è, non si trova, non esiste, curato dall’Associazione Caratteri Cubitali attraverso il proprio gruppo di ricerca partecipata «Lato A».
Condotta su 100 eventi musicali nel 2025, da parte di attiviste, attivisti e professionisti con disabilità e neurodivergenze, l’indagine (disponibile a questo link) ha evidenziato dunque la presenza di barriere sia digitali che fisiche, con la mancanza di contatti dedicati, di informazioni sui servizi igienici e di garanzie di accesso alla pari degli altri. In tal senso, più della metà dei festival analizzati (il 51%) non dedica alcuna pagina all’accessibilità sul proprio sito ufficiale. «Questo vuoto informativo – sottolineano da Caratteri Cubitali – si traduce in un’esclusione pratica: senza sapere infatti se troveranno soluzioni accessibili, bagni adatti o garanzie di poter partecipare agli spettacoli come qualunque altra persona, moltissime rinunciano in partenza all’acquisto del biglietto».

Entrando ulteriormente nel dettaglio del report realizzato, esso ha messo in luce alcuni dati realmente inquietanti sulla gestione delle informazioni essenziali, vale a dire:
° contatti inesistenti, con il 71% dei festival che non fornisce un’email dedicata per chiedere supporto sull’accessibilità;
° servizi igienici accessibili che non vengono segnalati dall’89% dei siti;
° salute e dispositivi medici: il 96% degli eventi non specifica se sia possibile introdurre dispositivi medici personali (come farmaci o ausili), e in alcuni casi il regolamento ne dichiara esplicitamente il divieto;
° alimentazione: l’87% ignora le esigenze di chi ha allergie o diete specifiche per motivi di salute.

«Una delle barriere più forti – spiegano da Caratteri Cubitali – sono le tempistiche. Infatti, mentre chi ha disabilità deve pianificare viaggi e alloggi con mesi di anticipo per assicurarsi di trovare soluzioni accessibili per gli spostamenti, i festival pubblicano informazioni cruciali solo a ridosso dell’evento, tramite dati quasi sempre raccolti nell’immediatezza dell’evento stesso. A questo si aggiungono procedure di acquisto dei biglietti faticose: il 60% dei festival non dà indicazioni sugli ingressi riservati e molti richiedono certificazioni mediche eccessive, violando i principi di riservatezza del Garante per i Diritti della Privacy».

Il report di Caratteri Cubitali solleva anche una questione politica, ossia la mancanza di sezioni dedicate alla trasparenza amministrativa. Nonostante infatti molti festival ricevano sostegno pubblico, è rarissimo trovare informazioni chiare su come vengano impiegati questi fondi per garantire l’inclusione universale. «Questa opacità è critica – si legge nel report – perché l’accessibilità non è una concessione straordinaria, ma uno standard strutturale previsto dalla legge».

In questo panorama decisamente desolante, spicca il caso dell’Ypsigrock Festival, che merita piena visibilità: nonostante si svolga infatti in un territorio montuoso complesso come le Madonie in Sicilia, esso dimostra che la chiarezza delle informazioni e i contatti dedicati possono abbattere anche barriere geografiche.

«Ogni informazione mancante è un’opportunità persa – dichiarano le persone volontarie di Caratteri Cubitali -: la nostra Associazione chiede quindi a chi organizza festival, eventi musicali e spettacoli dal vivo di cambiare radicalmente per mettere fine all’esclusione delle persone con disabilità dagli eventi stessi. Le soluzioni ci sono, ma prima di tutto serve la volontà politica di progettare esperienze pensate davvero per tutti e tutte. Bisogna ascoltare e coinvolgere direttamente la comunità delle persone con disabilità, riconoscendo le competenze di chi vive le barriere ogni giorno».
«Con l’entrata in vigore della Direttiva Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act) – concludono -, avvenuta nel mese di giugno dello scorso anno, rendere i siti e i servizi digitali accessibili è diventato un obbligo di legge: ignorare questi dati significa esporsi a sanzioni e violazioni dei diritti civili. Certo, però, non sono le sanzioni a dover offrire una motivazione a migliorare, ma la consapevolezza di non poter più lasciare indietro nessuna persona. L’accessibilità è un diritto, non un favore». (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: latoa@caratteri-cubitali.it (Giada Pierallini, coordinatrice del report).

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Tre donne cieche raccontano le sfide affrontate nella vita e nel lavoro

Superando - 6 Marzo 2026 - 1:11pm

La finlandese Tytti Matsinen, presidente dell’EBU, Esma Gumberidze, giovane donna della Georgia e Victoria Harrison, ambasciatrice del Regno Unito in Slovenia, raccontano le sfide affrontate in àmbiti quali l’accesso al lavoro o la ricerca di un equilibrio tra vita personale e carriera professionale, in un video lanciato dall’EBU, l’Unione Europea dei Ciechi, in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 Marzo Tytti Matsinen, presidente dell’EBU, l’Unione Europea dei Ciechi (foto di Terhi Korhonen)

In occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 Marzo (International Women’s Day), l’EBU, l’Unione Europea dei Ciechi, ha lanciato il video denominato Bring down the barriers: a call for gender equality (“Abbattiamo le barriere: un appello per la parità di genere”), disponibile a questo link (in inglese con i sottotitoli in italiano).
Nel video appaiono tre donne cieche, la finlandese Tytti Matsinen, presidente dell’EBU, Esma Gumberidze, giovane donna della Georgia e Victoria Harrison, ambasciatrice del Regno Unito in Slovenia, che raccontano delle sfide affrontate in àmbiti quali l’accesso al lavoro o la ricerca di un equilibrio tra vita personale e carriera professionale. Sulla base delle loro esperienze, inoltre, condividono anche parole di incoraggiamento per le donne cieche e ipovedenti. (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile il video (in inglese, con sottotitoli in italiano). Per ogni ulteriore informazione: Nacho Lopez (nacho.lopez@euroblind.org), a cui scrivere in inglese.

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Per costruire un sistema in Piemonte che garantisca servizi e una rete di supporto alle persone con lesione midollare

Superando - 6 Marzo 2026 - 12:35pm

La Federazione FAIP è stata invitata per il 9 marzo a un’audizione presso la Quarta Commissione Sanità del Consiglio Regionale del Piemonte, allo scopo di discutere della situazione e delle prospettive dell’Unità Spinale Unipolare di Torino, passaggio che può porre le basi di un sistema in grado di accompagnare le persone con lesione midollare della Regione lungo tutto il percorso di cura, riabilitazione e reinserimento sociale, sul modello di quanto già fatto in altre Regioni L’Unità Spinale Unipolare di Torino

La FAIP (Federazione Italiana delle Associazioni di Persone con lesione al midollo spinale) è stata invitata per il 9 marzo a un’audizione presso la Quarta Commissione Sanità del Consiglio Regionale del Piemonte, allo scopo di discutere della situazione e delle prospettive dell’Unità Spinale Unipolare di Torino, struttura considerata fondamentale per la presa in carico delle persone con lesione al midollo spinale.
Per l’occasione la Federazione presenterà alla Commissione un documento elaborato insieme alle associazioni e ai rappresentanti delle realtà territoriali, per avviare un confronto strutturato con le Istituzioni regionali. Si tratta di un testo basato sui dati clinici disponibili e sull’analisi delle criticità dell’attuale sistema di presa in carico, che propone un percorso utile a portare in tempi rapidi alla definizione di una Legge Regionale capace di rilanciare e rafforzare in modo stabile il ruolo dell’Unità Spinale torinese.

«L’intento – sottolineano dalla FAIP – è quello di riconoscere formalmente la struttura torinese come centro di riferimento regionale, garantendo un modello organizzativo chiaro e una rete integrata di servizi sanitari e sociosanitari dedicati alle persone con lesione midollare. La proposta si ispira anche alle esperienze già realizzate in altre Regioni italiane, come quelle promosse dalla Regione Lombardia e dalla Regione Umbria, dove specifiche normative hanno contribuito a strutturare e rafforzare il sistema di cura e riabilitazione per queste patologie altamente complesse. L’audizione del 9 marzo rappresenta quindi un primo momento di confronto istituzionale sul tema».

«Questa audizione rappresenta un passaggio importante — dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FAIP, che l’ha promossa per ottenere questo importante spazio di dialogo con il Consiglio Regionale del Piemonte -: essa apre infatti un confronto diretto con le Istituzioni Regionali su un tema che riguarda la qualità della vita e i diritti delle persone con lesione al midollo spinale. L’obiettivo è avviare un percorso concreto che porti alla definizione di una Legge Regionale capace di rafforzare l’Unità Spinale di Torino e garantire risposte sanitarie e sociosanitarie adeguate».
Alla seduta della Commissione in programma per il 9 marzo, prenderanno parte anche il Coordinamento Para-Tetraplegici del Piemonte e l’Associazione I DO, rappresentati rispettivamente da Massimo Canova e Alessandro Agostinelli, che insieme alla FAIP porteranno all’attenzione delle Istituzioni le esigenze e le priorità delle persone con lesione midollare e delle loro famiglie.

«Non si tratta solo di discutere di organizzazione sanitaria — aggiunge Falabella — ma di costruire un sistema capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura, riabilitazione e reinserimento sociale. Anche in Piemonte, quindi, vogliamo seguire la strada già intrapresa da altre Regioni, affinché chi vive una lesione al midollo spinale possa contare su servizi adeguati e su una rete di supporto che permetta di vivere una vita dignitosa, nonostante la disabilità».
L’incontro del 9 marzo, in conclusione, potrebbe rappresentare effettivamente l’avvio di un percorso politico e istituzionale finalizzato alla costruzione di una cornice normativa regionale, volta a rafforzare la rete delle Unità Spinali e a garantire continuità assistenziale, qualità delle cure e integrazione tra servizi sanitari e sociali per tutte le persone con lesione midollare in Piemonte. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: presidenza@faipets.it.

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