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L’importanza di diffondere una nuova cultura sulla disabilità anche nei piccoli centri

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L’esito positivo di un corso di formazione sul turismo accessibile ad Armeno, località piemontese sul Lago d’Orta, nell’àmbito di altre iniziative inclusive, una buona prassi tutta da raccontare, con la consapevolezza dell’importanza di diffondere una nuova cultura sulla disabilità anche nei piccoli centri del nostro Paese, che sono la stragrande maggioranza All’interno del Museo dei Cuochi e Camerieri (“Museo degli Alberghieri”) di Armeno (Novara)

Molti dei miei articoli sono, spesso, riferiti a buone prassi; ritengo infatti che divulgarle sia molto utile, per poterle replicare, adeguandole ai vari contesti. Tengo in modo particolare a quella che sto per raccontare, perché si è svolta ad Armeno (Novara), il mio paese.
Grazie alla vincita del bando regionale (DGR) 18-1433 del 28 luglio 2025, Metti in Comune l’inclusione – interventi per un turismo accessibile in Piemonte, Armeno ha realizzato un corso di formazione sul turismo accessibile rivolto a operatori dello stesso territorio.

Quando la sindaca Mara Lavarini mi ha coinvolto nell’elaborazione della progettualità, ho subito creduto nella grande potenzialità dell’iniziativa. Armeno è un borgo di 2.000 abitanti, sito sulle alture del Lago d’Orta; per tradizione è considerato il “Paese dei cuochi e dei camerieri”, perché specie nel dopoguerra molti adolescenti partivano da soli, imbarcandosi sulle navi da crociera per lavorare in cucina come cuochi, o nelle sale da pranzo come camerieri; alcuni di loro hanno fatto una brillante carriera. Questo andirivieni dei paesani ha sicuramente aperto la mentalità in ogni settore, a mio avviso anche nei confronti della disabilità; l’ho potuto constatare direttamente su di me. Infatti, rispetto ad altre realtà molto vicine ad Armeno dal punto di vista geografico, al mio paese non mi sono mai sentita una “diversa” o emarginata, ma, fin da giovane, molto ben integrata nella compagnia dei giovani armeniesi, cosa non così scontata, considerando che stiamo parlando di una quarantina d’anni fa.
Ho ritenuto, pertanto, che il mix di questi fattori, l’inclinazione al settore turistico e una certa apertura culturale degli armeniesi, potessero essere dei presupposti utili per partecipare al bando e aggiudicarselo. Affidandosi a un’organizzazione specializzata in corsi di formazione e sull’accessibilità, quindi, il Comune ha vinto il bando, ottenendo la cospicua somma di quasi 80.000 euro. La cifra ottenuta sarà suddivisa per il citato corso di formazione sul turismo accessibile, per la realizzazione di un gradino agevolato sulla breve scalinata che porta sia agli uffici comunali sia a quelli postali, nonché a rendere accessibile il Museo dei Cuochi e Camerieri (“Museo degli Alberghieri”), unico al mondo in questo settore.

La settimana scorsa, dunque, ci sono stati i tre pomeriggi del corso di formazione per il turismo accessibile, tenuto da Roberto Bazzano, presidente di Bandiera Lilla, e da alcuni suoi collaboratori, cui hanno partecipato una quindicina di esercenti del settore. La mia parte di competenza di docenza è consistita nel portare la mia esperienza diretta di “turista con disabilità”, introducendo temi importanti, tutti con la persona con disabilità al centro. Argomentazioni che ho affrontato tantissime volte, in contesti diversi fra loro, per i quali ho una certa dimestichezza, ma questa occasione è stato davvero speciale. Non mi era mai capitato, infatti, di parlare di certi temi a una platea così piccola, composta da persone per lo più conosciute, come un mio cugino con cui sono cresciuta, o il proprietario della pizzeria dove vado abitualmente da oltre quarant’anni; questo mi ha suscitato forti emozioni. Nella mia vita non avrei mai immaginato di “dover insegnare”, parlare a loro di accessibilità, accoglienza, o quant’altro, in termini professionali, ma la cosa che più mi ha sorpreso, in maniera positiva, è stata la loro dimostrazione di attenzione, e soprattutto di interesse, considerate le domande e il confronto che hanno avuto non solo con me, ma anche con gli altri docenti.

Non vorrei a questo punto sembrare troppo ottimista, ma “leggo” questa esperienza, seppur piccola, in modo positivo, in quanto è un segnale che le persone non sono cosi insensibili al tema della disabilità e che, di conseguenza, sussistono i presupposti per lavorare e promuovere un’adeguata cultura rivolta a una vera inclusione attiva delle persone con disabilità in ogni aspetto di vita.
Per questo ritengo che sia molto importante promuovere iniziative anche in piccoli Comuni, come ha fatto quello di Armeno, anche se, di primo acchito, potrebbe sembrare inutile, proprio per le dimensioni esigue della località. Spesso, ciò presuppone una “larga” mentalità di vedute, che vada oltre alla diffusa concezione secondo la quale la disabilità non riguardi i piccoli centri.
Auspico quindi che altri Sindaci del Comuni del nostro territorio, prendendo esempio da Mara Lavarini, che ha creduto e si è prodigata per questa progettualità, promuovano iniziative simili, affinché la straordinarietà della zona stessa possa essere accessibile e usufruibile da tutti e tutte.

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “La vittoria di Armeno e la via all’inclusione per i piccoli centri” e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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“La Casa di Silvia”: a Savona uno spazio di accoglienza e sollievo per persone con la SLA e per le loro famiglie

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In memoria di Silvia Codispoti, volontaria dell’AISLA che aveva convissuto con la SLA per oltre vent’anni senza mai perdere il proprio amore per la vita, “La Casa di Silvia” è un progetto della stessa AISLA che doterà la città di Savona di uno spazio di accoglienza e sollievo per altre persone con la SLA e per le loro famiglie. Per il 21 marzo è in programma la posa simbolica del primo mattone

Volontaria dell’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), persona che aveva convissuto con la SLA per oltre vent’anni senza mai perdere il proprio amore per la vita e per il mare di Savona, Silvia Codispoti aveva scelto quella casa come luogo di libertà e oggi quella casa diventerà uno spazio di accoglienza e sollievo per altre persone che vivono anch’esse la SLA e per le loro famiglie. Savona diventerà così la prima città in Italia ad ospitare una casa pensata per permettere alle persone con SLA e alle loro famiglie di vivere momenti di serenità vicino al mare, senza barriere.
L’invito dell’AISLA alla stampa, alle istituzioni e alla cittadinanza tutta, per la posa simbolica del primo mattone della Casa di Silvia, è per la mattinata del 21 marzo presso la Spiaggia dello Scaletto Senza Scalini in Corso Vittorio Veneto a Savona (ore 11), con la presentazione del bel progetto e la posa della lastra commemorativa contenente una delle frasi che Silvia amava ripetere, ovvero «La vita è bellissima».
«La cerimonia del 21 marzo – sottolineano dall’AISLA – nel giorno dell’inizio della primavera, rappresenterà l’avvio di questo percorso, tramite un gesto semplice e simbolico che segnerò l’inizio dei lavori e di una nuova storia di comunità, costruita insieme ai volontari della nostra Associazione, alla famiglia di Silvia, ai partner e ai primi sostenitori del progetto». (S.B.)

In caso di maltempo, la sede della cerimonia del 21 marzo verrà spostata di pochi metri rispetto a quella prevista. Per ogni informazione e approfondimento: Ufficio Stampa AISLA (Elisa Longo), ufficiostampa@aisla.it

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Un paradosso del sostegno: gli studenti più fragili che rischiano di trovare gli insegnanti meno preparati

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«I nuovi percorsi di specializzazione sul sostegno – scrive Marie Helene Benedetti – sollevano interrogativi importanti sulla qualità della preparazione richiesta per svolgere uno dei ruoli più delicati della scuola. Il rischio è infatti quello di arrivare al paradosso che gli studenti più fragili del sistema scolastico vengano affidati agli insegnanti meno preparati»

In queste settimane stanno prendendo forma i nuovi percorsi di specializzazione sul sostegno organizzati dall’INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) e dalle Università, previsti dal Decreto Legge 71/2024, un nuovo sistema di formazione che promette di trasformare, in pochi mesi, migliaia di supplenti in insegnanti di sostegno specializzati.
Il percorso durerà circa tre mesi, ma a conti fatti sono due. Le lezioni saranno online, con attività sincrone pomeridiane e nei fine settimana. Il costo: 1.300 euro. Alla fine del corso si ottiene la specializzazione sul sostegno. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre la carenza cronica di insegnanti specializzati nelle scuole italiane. Ma la questione è più profonda e molto preoccupante.

Chi finisce davvero sul sostegno
Il sostegno dovrebbe essere il ruolo più delicato della scuola. Significa lavorare ogni giorno con studenti con autismo, disabilità cognitive, disturbi comportamentali complessi, fragilità emotive profonde. Significa leggere e costruire un PEI (Piano Educativo Individualizzato), coordinarsi con servizi sanitari, insegnanti, famiglie. Significa avere una vocazione, pazienza, voglia di mettersi in discussione e di imparare a gestire casi anche molto complessi, sempre diversi. Eppure il sistema italiano continua a trattarlo come una semplice porta d’ingresso nel mondo della scuola.
Con questi nuovi percorsi, chi ha già fatto supplenze sul sostegno potrà ottenere la specializzazione attraverso un corso accelerato. Fino al TFA Sostegno compreso [TFA sta per Tirocinio Formativo Attivo, N.d.R.], il sistema prevedeva un passaggio preciso: per specializzarsi sul sostegno era necessario prima ottenere l’abilitazione all’insegnamento su posto comune e solo successivamente accedere alla specializzazione. Il nuovo modello cambia radicalmente questa logica. Oggi, infatti, può accedere ai nuovi percorsi chi ha maturato tre anni di supplenze sul sostegno e dopo un corso concentrato di pochi mesi, che di fatto si riduce a poche settimane di formazione effettiva, è possibile ottenere la specializzazione, iscriversi ai concorsi e accedere alle supplenze annuali.
Una trasformazione, questa, che solleva interrogativi importanti sulla qualità della preparazione richiesta per svolgere uno dei ruoli più delicati della scuola. Il problema è che per fare supplenze sul sostegno non serve alcuna formazione specifica. Così può accadere che persone senza una preparazione reale sulla disabilità entrino nel sistema e, dopo qualche anno di supplenze, ottengano una specializzazione con un percorso molto breve. Il risultato è un paradosso: gli studenti più fragili del sistema scolastico rischiano di essere affidati agli insegnanti meno preparati.

Il sostegno usato come trampolino
C’è poi un altro aspetto di cui si parla poco, ma che nelle scuole è ormai evidente: oggi il sostegno è diventato di fatto un trampolino per entrare nella scuola. Molti aspiranti docenti lo scelgono non perché abbiano una vocazione per lavorare con la disabilità, ma perché è la strada più rapida per ottenere una cattedra e, nel tempo, arrivare al ruolo. Dopo alcuni anni, infatti, è possibile spostarsi su una cattedra curricolare, e il risultato è un meccanismo distorto. Persone che ambiscono a diventare insegnanti di materia accettano il sostegno come una fase di passaggio, stringono i denti per qualche anno e poi cercano di spostarsi su una cattedra. Nel frattempo, però, lavorano con studenti che hanno bisogno di competenze altissime e con essi lavorano anche persone che non hanno alcuna vocazione o sensibilità per il sostegno, ma che anni fa hanno conseguito il diploma magistrale e oggi accedono al TFA. Stiamo parlando di persone che non hanno una preparazione né pedagogica né psicologica, che magari hanno fatto l’avvocato, la parrucchiera o la cassiera per tutta la loro vita e che oggi vedono nella scuola una possibilità di stabilità lavorativa.
Per le famiglie questa situazione è devastante, perché il sostegno non è un incarico qualsiasi, è un lavoro complesso, che richiede pazienza, formazione continua e una vera motivazione. Quando queste condizioni mancano, gli effetti si vedono subito, a volte creano danni irrecuperabili. Bambini e ragazzi che non vengono compresi, difficoltà gestite male, strategie educative inesistenti.

Quello che vedono le famiglie
Chi lavora accanto alle famiglie lo osserva ogni giorno: come Associazione Asperger Abruzzo ci troviamo a partecipare a GLO su GLO nelle scuole [Gruppi di Lavoro Operativi sull’Incluusione, N.d.R.], proprio perché spesso emergono situazioni in cui gli insegnanti di sostegno non sanno realmente come affrontare le difficoltà degli studenti. Questo problema va discusso, va sanato, ed è giusto dirlo con chiarezza. Accanto a docenti straordinari, che scelgono il sostegno per vocazione e che studiano, si formano, cercano strategie e costruiscono rapporti educativi solidi con i ragazzi, esistono anche situazioni molto diverse di docenti che non hanno scelto quel ruolo per convinzione, ma perché rappresenta una strada per entrare nella scuola.
Ed è qui che nasce il problema più grande, perché i nostri figli non possono continuare ad essere il trampolino di lancio per la carriera di qualcuno che non ha alcun interesse per loro.

Una riforma necessaria
Forse, dunque, è arrivato il momento di aprire una riflessione più ampia. Il sostegno dovrebbe avere una graduatoria specifica e distinta, non essere semplicemente una porta di accesso alla carriera docente. Chi sceglie di diventare insegnante di sostegno dovrebbe farlo attraverso un percorso universitario specifico e coerente, costruito proprio per prepararsi a lavorare con studenti con disabilità, disturbi dello spettro autistico e fragilità complesse.
In altre parole, il sostegno dovrebbe essere una professione scelta e formata, non una fase temporanea della carriera e chi decide di intraprendere questo percorso dovrebbe formarsi per diventare insegnante di sostegno, non utilizzare il sostegno come passaggio verso una cattedra curricolare. Perché lavorare con studenti che vivono situazioni educative così delicate richiede preparazione, competenze specifiche e una responsabilità educativa enorme.
Senza queste condizioni il rischio è concreto: non aiutare gli studenti più fragili, ma al contrario creare difficoltà che spesso diventano molto difficili da recuperare.

Inclusione significa competenza
L’Italia viene spesso citata come esempio internazionale per il suo modello di inclusione scolastica. Una scelta di civiltà che già negli Anni Settanta ha superato le scuole speciali e ha affermato il principio che gli studenti con disabilità devono poter vivere e crescere nella scuola di tutti, perché la scuola, proprio come il mondo, è di tutti. Ma l’inclusione non può essere trattata come viene trattata oggi. La scuola deve essere costruita sulla competenza e se il sostegno diventa una scorciatoia per entrare nella scuola o una fase temporanea da sopportare prima di arrivare a una cattedra di materia, allora quel modello rischia di svuotarsi dall’interno.
Perché l’inclusione non si misura tappando buchi. Si misura ogni mattina, in classe, nel rapporto tra un insegnante e uno studente. Ed è lì che si capisce davvero se la scuola sta includendo qualcuno… o se, senza accorgersene, sta semplicemente lasciando qualcuno indietro.

*Presidente dell’Associazione Asperger Abruzzo.

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“Insieme possiamo” affrontare la sclerosi tuberosa

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Ascoltare le novità della ricerca, coinvolgere gli Enti Locali , formare e informare operatori e caregiver: è il triplice intento dell’Assemblea Nazionale dei Soci dell’AST (Associazione Sclerosi Tuberosi), in programma dal 20 al 22 marzo a Genova Pegli, con il titolo “Insieme possiamo” . Malattia genetica rara, la sclerosi tuberosa è tra le principali cause genetiche di epilessia, autismo e disabilità intellettive

Malattia genetica rara caratterizzata dalla presenza di tumori multipli in diversi organi (sistema nervoso centrale, cuore, reni, polmoni, occhi, cute) la sclerosi tuberosa è tra le principali cause genetiche di epilessia, autismo e disabilità intellettive. «La cronicità e la straordinaria varietà delle manifestazioni cliniche di tale patologia – sottolineano dall’AST (Associazione Sclerosi Tuberosa) – richiedono, infatti, l’intervento di specialisti differenti e la presenza delle forme tumorali, perlopiù di carattere benigno, non permette mai di abbassare la guardia, poiché i nostri giovani portano spesso con sé danni più o meno importanti che possono sfociare in dialisi, epilessia spesso farmacoresistente, grave ritardo mentale e problemi psichiatrici. Ci sono per altro portatori che hanno una buona qualità di vita e di realizzazione personale, tra affetti e lavoro, ma sempre condizionata dall’errore genetico».

Attiva sia in Italia che all’estero, accanto a staff e comitati scientifici di medici e ricercatori, l’AST – che collabora regolarmente con Telethon, l’Istituto Superiore di Sanità, l’ETSC (European Tuberous Sclerosis Complex Association) e UNIAMO (Federazione Italiana Malattie Rare) – si appresta come ogni anno a vivere la propria Assemblea Nazionale dei Soci che questa volta si svolgerà dal 20 al 22 marzo a Genova Pegli (Hotel Mediterranee), con il titolo di Insieme possiamo, avvalendosi del sostegno economico della Fondazione Carige.
«La tre giorni – spiegano dall’Associazione – ha un triplice intento: ascoltare la ricerca con le sue novità tramite la presenza di medici e professionisti sanitari, coinvolgere gli Enti Locali e i loro rappresentanti, formare e informare operatori e caregiver. Insieme a educatori ed educatrici specializzate, offriremo anche ampi spazi di autonomia e divertimento ai bambini, bambine e familiari interessati a questa malattia genetica rara e che, in diversi stadi di gravità, provoca neoformazioni benigne che possono degenerare, intaccando profondamente la funzionalità di vari organi dal cervello al fegato ai reni». (S.B.)

A questo link sono disponibili tutte le notizie e il programma completo dell’Assemblea. Peer altre informazioni: info@sclerosituberosa.org.

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Piano Nazionale per la Non Autosufficienza: il diritto a una vita dignitosa non può più essere rinviato

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«La Conferenza Unificata dimostri una piena assunzione di responsabilità, garantendo un’approvazione rapida e coerente con i princìpi di equità, accessibilità e dignità del DPCM relativo al Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025–2027, »: lo chiedono dalla Federazione FISH, ritenendo tale passaggio «un banco di prova importante per verificare la reale volontà di garantire sostegni adeguati alle persone che vivono condizioni di non autosufficienza e alle loro famiglie»

«Richiamiamo con forza l’attenzione delle Istituzioni su un passaggio decisivo per la tutela dei diritti e della dignità di milioni di cittadini e cittadine, vale a dire l’approvazione del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio) relativo al Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025–2027»: lo si legge in una nota diffusa dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), con la quale si ricorda che proprio oggi, 18 marzo, «la Conferenza Unificata è chiamata ad esprimersi su tale provvedimento, atteso ormai da tempo, che rappresenta uno strumento fondamentale per rendere effettivo il Fondo. Si tratta di un banco di prova importante per verificare la reale volontà di garantire sostegni adeguati alle persone che vivono condizioni di non autosufficienza e alle loro famiglie».

«Il Piano 2025-2027- spiegano in tal senso dalla Federazione – definisce le linee di intervento e le modalità di utilizzo delle risorse destinate a servizi essenziali: assistenza domiciliare, sostegno alla vita indipendente, inclusione sociale e le Regioni attendono con urgenza l’approvazione del Piano stesso per poter programmare e rispondere in modo concreto ai bisogni dei cittadini. Ogni ritardo, infatti, si traduce in un vuoto di servizi, in disuguaglianze territoriali e in un aggravio sulle famiglie, spesso lasciate sole a sostenere carichi assistenziali sempre più complessi. È necessario, quindi, che la Conferenza Unificata dimostri una piena assunzione di responsabilità, garantendo un’approvazione rapida e coerente con i princìpi di equità, accessibilità e dignità della persona».

«La Conferenza Unificata – sottolinea Vincenzo Falabella, presidente della FISH – ha l’occasione di passare dalle parole ai fatti, ricordando che l’approvazione del Piano 2025-2027 non è una concessione, ma un atto dovuto per garantire l’esigibilità dei diritti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Chiediamo pertanto che le Istituzioni superino le lungaggini burocratiche per dare risposte certe a chi non può più attendere».

«Continueremo dunque a monitorare passo dopo passo l’evoluzione dell’iter di approvazione – conclude la nota della FISH -, mantenendo alta l’attenzione e dando voce alle istanze delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Il diritto a una vita dignitosa non può essere rimandato né subordinato a logiche burocratiche». (S.B.).

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

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“Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare”: una giornata di eventi a cura di CEPIM-TORINO

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L’incontro “Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare” e in serata lo spettacolo teatrale “Mezzogiorno di fuoco a RIVERTOWN”, portato in scena da una compagnia composta da persone con sindrome di Down e volontari: sono le proposte per il 21 marzo, Giornata Mondiale della Sindrome di Down, provenienti da CEPIM-TORINO, organizzazione che da quasi 50 anni è un punto di riferimento sul proprio territorio per le persone con sindrome di Down e disabilità intellettiva e per le loro famiglie

Nato dall’impegno diretto dei genitori, da quasi cinquant’anni CEPIM-TORINO (Centro Persone con Sindrome di Down) è un punto di riferimento per le persone con sindrome di Down e disabilità intellettiva e per le loro famiglie, una realtà che promuove diritti, autonomia e qualità della vita attraverso attività educative, percorsi di inclusione scolastica e lavorativa e un costante lavoro in rete con il proprio territorio.
Il 21 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down (World Down Syndrome Day), tale organizzazione promuoverà l’evento a porte aperte denominato Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare (Sala Atlas di Combo Torino, Corso Regina Margherita, 128, ore 8.30-13), un incontro con cui segnare l’avvio di una nuova fase di apertura, coinvolgimento e rinnovamento della comunità, tramite testimonianze e riflessioni condivise, con la partecipazione di persone con sindrome di Down, famiglie, volontari, scuole, realtà sportive e lavorative, professionisti ed esponenti istituzionali.
«Con questo incontro – spiegano da CEPIM-TORINO – vogliamo valorizzare l’impatto sociale generato dalla nostra Associazione, promuovere una cultura delle pari opportunità e rafforzare la collaborazione con le realtà locali».

In serata, poi, vi sarà lo spettacolo teatrale Mezzogiorno di fuoco a RIVERTOWN (Teatro Don Bosco di Cascine Vica, Via Stupinigi, 1, ore 21), portato in scena dalla Compagnia ARTONAUTI di CEPIM-TORINO, composta da persone con sindrome di Down e volontari, esperienza che unisce talenti e sensibilità diverse, in cui ciascuno contribuisce con la propria unicità. «Il teatro – sottolineano da CEPIM-TORINO – diventa così strumento educativo e di sensibilizzazione, capace di dare voce alle persone e di coinvolgere il pubblico sui temi dell’identità, della relazione e della dignità delle persone stesse: non solo un racconto, ma un invito concreto a partecipare, condividere e prendersi cura del futuro della comunità, occasione con cui la nostra Associazione rinnova il proprio impegno nel promuovere inclusione, autonomia e diritti».

«La giornata del 21 marzo – afferma Mirella Flecchia, presidente di CEPIM-TORINO – non sarà solo una celebrazione, ma l’occasione per raccontare un percorso costruito in quasi cinquant’anni di impegno accanto alle persone con sindrome di Down e alle loro famiglie. Guardiamo al futuro con la convinzione che inclusione e autonomia non siano obiettivi astratti, ma diritti concreti che prendono forma ogni giorno insieme alla comunità. “Da ciò che siamo a ciò che possiamo diventare” esprime il senso del nostro impegno: non fermarsi ai limiti, ma agire quotidianamente per ampliare le opportunità di autonomia, lavoro e partecipazione. Questo evento è dunque un invito rivolto a tutti e a tutte a fare un passo in più insieme a noi». (S.B.)

La prenotazione per entrambi gli appuntamenti del 21 marzo è obbligatoria, scrivendo cepim@cepim-torino.it, lo stesso indirizzo a cui chiedere informazioni (o per informazioni anche: Gaia Palma, gaia.palma@cmailander.it).

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“Il pulmino giallo”, un podcadst per raccontare la scuola e la disabilità di ieri e di oggi

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Un giovane studente con disabilità arrivato a Bologna dalla Puglia negli Anni Settanta, con il pulmino giallo che lo portava a scuola, in una città già all’avanguardia sui temi dell’inclusione rispetto al panorama nazionale: raccontare quella storia e quelle storie da non da dimenticare, intrecciandole alla scuola di oggi, per ragionare sulla vera inclusione scolastica, è l’obiettivo del podcast cui punta il CDH di Bologna per la cui realizzazione ogni contributo può essere importante

Bologna, Anni Settanta: Michele Morritti è un giovane studente con disabilità, arrivato dalla Puglia. Ha una paralisi cerebrale infantile, è “spastico” come si diceva all’epoca e inizia le elementari prima della legge dell’integrazione scolastica. Dalle elementari all’anno del diploma, Michele vive sulla sua pelle il mutamento di un sistema scolastico che sta imparando ad aprirsi alle persone con disabilità. La sua esperienza, però, vede anche una Bologna attenta e attiva, un unicum, dove molte persone hanno aiutato a costruire un percorso di inclusione in anni molto complessi.
Michele, che per tanti anni ha lavorato anche presso il nostro Centro [CDH-Centro Documentazione Handicap di Bologna, N.d.R.], ha scritto un diario di quegli anni, il primo giorno di scuola, i compiti in classe, il compagno di banco, le prime cotte, i brutti voti, il pulmino giallo che lo portava a scuola… Il suo racconto si intreccia con una città all’avanguardia nel panorama nazionale: a Bologna c’è il Gruppo H del maestro Aldo Costa, che coordina le attività educative per bambini e bambine con disabilità attraverso modalità alternative di insegnamento. C’è il professor Andrea Canevaro, padre della Pedagogia Speciale in Italia. C’è il Centro Bernardi, con servizi di riabilitazione pubblici e gratuiti. C’è il Gruppo del Don (quello di don Edelweiss Montanari), che organizza gite e momenti di socialità molto partecipati. Ci sono il volontariato, il terzo settore e le cooperative sociali…
È proprio tutto questo che vogliamo raccontare attraverso un podcast in tre puntate, facendo convivere in esso diverse voci: una voce narrante, la voce di Michele (interpretata da un attore, in quanto Michele fatica a parlare), le interviste alla famiglia e agli ex compagni di scuola, la voce degli esperti (docenti, pedagogisti, educatori ecc.), spezzoni di voci dal passato, esperti di scuola e disabilità e dell’evoluzione dei diversi approcci negli anni, fino alla voce delle stesse istituzioni scolastiche.
Vogliamo insomma raccontare un’esperienza che non va dimenticata, intrecciandola alla scuola di oggi, per ragionare sulla vera inclusione scolastica.
Produzione, musiche originali, interviste, le spese per il podcast non mancano e quindi ogni contributo può essere è importante tramite la piattaforma presente a questo link.
Grazie dunque a tutti coloro che ci aiuteranno a raccontare questa storia!

*Il sito del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) è a questo link.

Per ulteriori informazioni: valeria@accaparlante.it (Valeria Alpi).

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Dalla protezione alla valorizzazione delle persone con disabilità

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L’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, insieme all’ANFFAS, ha promosso per domani, 18 marzo, a Roma (ma fruibile anche in diretta streaming), il convegno “Dalla protezione alla valorizzazione delle persone con disabilità. Il superamento degli istituti di ‘incapacitazione’ e la riforma dell’amministrazione di sostegno nel rispetto dell’autodeterminazione”

Come segnalato la scorsa settimana, nel riferire del contributo tecnico-giuridico presentato dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri, nell’ottica dell’attuazione dell’articolo 17 (Delega al Governo in materia di misure di protezione giuridica di cui al libro I, titolo XII, del Codice Civile) della Legge 167/25 (Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie), che delega appunto il Governo al riordino e alla semplificazione degli istituti dell’interdizione, dell’inabilitazione, dell’amministrazione di sostegno e dei relativi procedimenti, la stessa Autorità Garante, insieme all’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), ha promosso sui medesimi temi per domani, 18 marzo, a Roma (Sala Vanvitelli dell’Avvocatura di Stato, Via dei Portoghesi, 12, ore 15, ma fruibile anche in diretta streaming tramite questo link), il convegno denominato Dalla protezione alla valorizzazione delle persone con disabilità. Il superamento degli istituti di “incapacitazione” e la riforma dell’amministrazione di sostegno nel rispetto dell’autodeterminazione.

Dopo i saluti istituzionali di Gabriella Palmieri Sandulli, avvocato generale dello Stato, Maurizio Borgo, presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS, vi interverranno Angelo D’Onofrio, procuratore dello Stato ed esperto giuridico dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità; Antonio Peelagatti, componente del Collegio dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità; Rita Rossi, avvocata del Foro del Bologna, già collaboratrice del professor Paolo Cendon di cui durante il convegno verrà ricordata la figura; Serafino Corti, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità. Le conclusioni saranno tratte da Francesco Vaia, componente vicario del Collegio dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net; segreteria@garantedisabilita.it.

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Il diritto di voto e la possibilità di utilizzare la Carta Europea della Disabilità

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Una recente Circolare del Ministero dell’Interno, riguardante l’esercizio del diritto di voto delle persone con disabilità, prevede tra l’altro anche la possibilità di utilizzare la Carta Europea della Disabilità come documento valido per l’ammissione al voto assistito. Nell’accogliere con favore tale provvedimento, le Federazioni FISH e FAND sottolineano come «esso non rappresenti un atto isolato, ma sia il risultato concreto di un articolato lavoro di analisi e proposta portato avanti dalle nostre organizzazioni» La Carta Europea della Disabilità

«Accogliamo con grande favore la pubblicazione della nuova Circolare 32/26, prodotta dal Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali (Direzione Centrale per i Servizi Elettorali) del Ministero dell’Interno in materia di esercizio del diritto di voto delle persone con disabilità, provvedimento che per altro non rappresenta un atto isolato, ma è il risultato concreto di un articolato lavoro di analisi e proposta portato avanti dalle nostre Federazioni»: lo si legge in una nota prodotta congiuntamente da FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), sottolineando come la Circolare citata introduca tra l’altro la possibilità di utilizzare la Carta Europea della Disabilità (EU Disability Card) come documento valido per l’ammissione al voto assistito, «rafforzandone in tal modo il ruolo nell’àmbito del più ampio progetto europeo volto a semplificare l’accesso ai diritti civili e ai servizi, pubblici e privati, nei Paesi aderenti».

«Nonostante la rilevanza del risultato – prosegue la nota di FISH e FAND – osserviamo per altro che la relativa comunicazione diffusa dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, pur valorizzando il provvedimento, non richiama il contributo tecnico-giuridico offerto dalle nostre due Federazioni. Un riferimento in tal senso avrebbe ulteriormente evidenziato il valore della collaborazione tra Istituzioni e Società Civile organizzata, elemento importante per promuovere politiche sempre più efficaci e inclusive. Questo risultato, infatti, dimostra quanto sia fondamentale il dialogo tra Istituzioni e rappresentanze associative, se è vero che il progresso dei diritti civili è sempre il frutto di un lavoro condiviso; pertanto è importante che ogni traguardo riconosca il contributo tecnico e l’impegno costante di chi opera quotidianamente al fianco delle persone».

«Ribadiamo infine il nostro impegno – conclude la nota delle due Federazioni – a vigilare affinché quanto previsto dalla Circolare del Ministero dell’Interno trovi piena e uniforme applicazione in tutte le fasi del processo elettorale, a tutela della dignità e dei diritti di ogni cittadino e cittadina». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.
Sulle modalità di voto per le persone con disabilità e sui contenuti del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, segnaliamo anche, sulle nostre pagine, il testo Le persone con disabilità e il voto al referendum costituzionale (anche in CAA) (a questo link).

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Le tante Sentenze che hanno garantito alle persone con disabilità il diritto allo studio (e non solo)

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«Per noi persone con disabilità – scrive Salvatore Nocera – la Magistratura è stata storicamente uno dei tre poteri dello Stato che più di tutti ci ha aiutato nella conquista e nel consolidamento dei nostri diritti, sanciti dal Parlamento, e che anzi talora ha stimolato l’approvazione di norme con delle proprie Sentenze anticipatrici delle stesse»

La campagna referendaria sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri era partita in termini molto corretti e civili e, soprattutto, con argomentazioni esclusivamente giuridiche. Purtroppo, a mano a mano si è perduto questo spirito di correttezza di lotta politica e si è passati a contrapporre i passaggi di personalità dall’uno all’altro campo; così ad esempio si è molto enfatizzata la dichiarazione di voto a favore del “Sì” dell’ex magistrato Di Pietro, passato dall’ambiente della Magistratura allo schieramento in cui la Magistratura cominciava ad essere denigrata. Così pure si è evidenziato il fatto che l’avvocato Coppi, famoso difensore a suo tempo di Silvio Berlusconi, che voleva la separazione delle carriere, sia passato nel campo del “No”, dichiarandosi difensore dell’attuale assetto della Magistratura.
Infine, nell’ultimo mese si è pervenuti a forme di denigrazione della Magistratura che veramente un Paese civile dovrebbe avere gli anticorpi per evitare, pur ammettendosi legittimamente corrette critiche e dissensi, come di solito avviene all’interno di convegni o di pubblicazioni in cui la civiltà, grazie a Dio, è rispettata. E d’altra parte, negli ultimi dieci giorni l’altra scomposta tifoseria non ha avuto ritegno ad oltraggiare altre Istituzioni.

Di fronte a questo vero e proprio imbastardimento della lotta politica, io che sono persona con minorazione della vista mi permetto di fare osservare che per noi persone con disabilità la Magistratura è stata storicamente uno dei tre poteri dello Stato che più di tutti ci ha aiutato nella conquista e nel consolidamento dei nostri diritti, sanciti dal Parlamento, e che anzi talora ha stimolato l’approvazione di norme con delle proprie Sentenze anticipatrici delle stesse.
Desidero dare alcuni esempi, a cominciare dalla famosa Sentenza della Corte Costituzionale 215/87 che ha sancito per la prima volta in modo definitivo l’esistenza del diritto costituzionalmente garantito alla frequenza di tutti i gradi di scuola, compreso finalmente anche quello delle scuole superiori. Anzi, sono stati i princìpi formulati in quella Sentenza che hanno creato il terreno favorevole all’approvazione della Legge Quadro 104/92, in cui è stato normato in modo ampio il diritto allo studio degli alunni e delle alunne con disabilità.
A proposito di tale diritto, ancora la Corte Costituzionale, con la Sentenza 80/10, ha ulteriormente precisato il diritto ad avere l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione da parte degli Enti Locali, che non può essere negata con la motivazione della mancanza di disponibilità di bilancio.
E successivamente, nel 2016, è stata ancora la Consulta a dichiarare il diritto costituzionalmente garantito degli alunni/alunne con disabilità al trasporto gratuito a scuola, sempre da parte degli Enti Locali, che anch’esso non può essere negato per motivi di bilancio.

Passando al Consiglio di Stato, la Sentenza 2023/17 ha confermato un precedente pronunciamento del TAR Toscana (Tribunale Amministrativo Regionale) che aveva condannato il Ministero dell’Istruzione, per avere ridotto il numero di ore di sostegno richiesto nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), affermando il principio secondo cui quel numero di ore indicato nel PEI non può essere ridotto da nessuno, neppure dall’Amministrazione Scolastica, poiché i membri del Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione, che formula detto Piano, è composto da persone che, come i familiari, i docenti e i professionisti sociali e sanitari, sono quella che possono conoscere meglio i problemi, e quindi i bisogni educativi, degli alunni/alunne con disabilità.

Riguardo poi alla Corte dei Conti, la Sentenza 59/04 è esemplare perché questo organo di giustizia contabile – che ha il potere di condannare per danno erariale i pubblici funzionari che sperperano soldi pubblici – ha riformato la condanna in primo grado per danno erariale nei confronti di un dirigente scolastico, il quale aveva nominato un supplente per l’assenza di un insegnante senza attendere gli undici giorni previsti dall’articolo 21, comma 14 dell’Ordinanza Ministeriale 371/94. Ciò dopo avere constatato l’assenza di docenti a disposizione e quindi garantendo la continuità didattica degli alunni con e senza disabilità.

Quelli che ho citato sono solo alcuni dei numerosi pronunciamenti delle giurisdizioni superiori, ma passando a quelle dei giudici civili e amministrativi, il numero delle Sentenze diventa davvero copioso. Così, come ultimo dato disponibile, nel 2024 i tribunali italiani complessivamente avevano pronunciato circa 400 Sentenze sui diritti allo studio degli alunni/alunne con disabilità. Un dato, questo, segnalato dall’Ossevatorio Giuridico Permanente Human Hall dell’Università di Milano, in àmbito di diritti delle persone con disabilità, a cura di Giuseppe Arconzo, in collaborazione con il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Federazione LEDHA (siamo in attesa dei dati relativi al 2025).

In presenza dunque di questi dati inconfutabili decisamente favorevoli a garantire una migliore qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, io che mi occupo da almeno cinquant’anni di questi problemi non posso assolutamente accettare la denigrazione della Magistratura, che purtroppo si farà ancora più intensa in questi giorni che precedono il voto, e con tutta serenità darò la mia fiducia confermando la mia stima nella Magistratura stessa e nella sua attuale regolamentazione costituzionale, rifiutando le modifiche proposte dalla Legge Costituzionale sottoposta a referendum.

*Il presente contributo è già apparso in «La Tecnica della Scuola» e viene qui ripreso con alcune modifiche e integrazioni, oltreché con diverso titolo, per gentile concessione.

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Mouse o matita? Ovvero: ha ancora senso insegnare a leggere e a scrivere?

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«Mouse o matita? Ovvero, se l’intelligenza artificiale scrive al posto nostro, ha ancora senso insegnare a leggere e a scrivere?»: nasce da questa provocazione il tema dell’8° Convegno Nazionale della Rete SOS Dislessia, in programma il 20 e 21 marzo a Bologna, occasione di confronto tra esperti neuroscienziati, psicologi, pedagogisti ed operatori della scuola e tecnologi nella quale affrontare il rapporto tra mondo digitale e futuro dell’educazione

«Mouse o matita? Ovvero, se l’intelligenza artificiale scrive al posto nostro, ha ancora senso insegnare a leggere e a scrivere?»: nasce da questa provocazione il tema dell’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia, in programma il 20 e 21 marzo allo ZanHotel Europa di Bologna, preziosa occasione di confronto tra esperti neuroscienziati, psicologi, pedagogisti ed operatori della scuola e tecnologi nella quale affrontare il rapporto tra mondo digitale e futuro dell’educazione.
SOS Dislessia è una rete nazionale di professionisti e centri specializzati nella presa in carico di diagnosi, valutazione e trattamento dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento, ossia dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) e di altri disturbi del neurosviluppo, quali ADHD (disturbo di attenzione e iperattività), disprassia, disturbo del linguaggio e altri ancora. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del convegno, a quest’altro link un ulteriore approfondimento sui contenuti. Per ulteriori informazioni: Natascia Maesi (natascia.maesi@gmail.com).

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Il progetto di vita riguarda ogni persona, con e senza disabilità

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«Non esiste un “noi” e un “loro”, ma un’unica comunità che cammina insieme, a cui tutti apparteniamo e di cui siamo responsabili. Perché il progetto di vita riguarda ogni persona, con e senza disabilità, ciascuna con le proprie capacità, bisogni e la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni»: partirà da questo assunto il quinto Convegno Nazionale del Servizio per la Pastorale delle Persone con Disabilità della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), in programma a Bergamo dal 19 al 21 marzo L’immagine utilizzata a corredo della locandina del convegno di Bergamo

NOI, comunità e progetto di vita: si chiama così il quinto Convegno Nazionale del Servizio per la Pastorale delle Persone con Disabilità della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), in programma a Bergamo (Centro Congressi Giovanni XXIII), dal 19 al 21 marzo, organizzato in collaborazione con le Diocesi di Bergamo e Brescia.
«Il titolo scelto per il convegno – viene spiegato – esprime un concetto chiave: non esiste un “noi” e un “loro”, ma un’unica comunità che cammina insieme, a cui tutti apparteniamo e di cui siamo responsabili. Perché il progetto di vita riguarda ogni persona, con e senza disabilità, ciascuna con le proprie capacità, bisogni e la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni». «E questa tre giorni – sottolinea suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio per la Pastorale delle Persone con Disabilità nella CEI – si propone di essere un laboratorio di comunità, capace di generare visioni condivise e impegni concreti».

Saranno dunque tre giornate di lavori, riflessioni, esperienze sui territori e i momenti spirituali che coinvolgeranno oltre 60 relatori tra operatori pastorali, docenti, teologi, studenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e di associazioni, famiglie e persone con disabilità provenienti da tutta Italia. Il tutto ponendo al centro temi chiave quali la corresponsabilità, l’autodeterminazione, l’accessibilità, la scuola, il lavoro, lo sport, la cultura, la catechesi e la liturgia. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del convegno. Per ogni altra informazione: pastoraledisabili@chiesacattolica.it.

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“È ora di evolversi!”: le parole della disabilità usate per offendere diventino un ricordo del passato!

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«Se è stato possibile abbandonare usanze del passato oggi ritenute del tutto obsolete, perché non possiamo farlo con le parole che fanno male e il cui utilizzo contribuisce a creare un contesto culturale che associa la disabilità a incapacità, fallimento e marginalità?»: parte da questo “Just Evolve” (“È ora di evolversi”), la nuova campagna internazionale lanciata dal CoorDown, in occasione dell’ormai imminente Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo Un’immagine tratta dal video “Just Evolve”

«Cosa accade quando usiamo le parole della disabilità per offendere o per far ridere? Il problema non è “una parola sbagliata”. Il problema è l’immaginario abilista che il linguaggio alimenta e riproduce nella vita quotidiana, nei media, nelle istituzioni. Quando la disabilità viene usata come insulto, come metafora per degradare, come dispositivo narrativo per far ridere, le persone vengono ridotte a simboli e scorciatoie emotive. E questo ha conseguenze concrete: rafforza stereotipi, legittima discriminazioni, rende più difficile se non impossibile la piena partecipazione alla vita sociale. Ogni cultura, del resto, possiede il proprio vocabolario dell’esclusione. Nel mondo anglosassone, ad esempio, si usa il termine retarded (conosciuto anche come R-word per chi vuole evitare di pronunciarlo). In Italia, espressioni come “ritardato o “mongoloide” portano con sé lo stesso carico di stigma, così come l’uso spregiativo di retardé e débile in francese o retrasado e mongólico in spagnolo. Ebbene, al di là delle specifiche differenze linguistiche, questi termini non sono neutri né “solo battute”: producono un danno reale sulle persone con sindrome di Down e, più in generale, su tutte le persone con disabilità»: è con questo preambolo che il CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) lancia quest’anno, come sempre in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo (World Down Syndrome Day), la propria nuova campagna di sensibilizzazione internazionale, denominata Just Evolve (in italiano più o meno “È semplicemente ora di evolversi”), per chiedere appunto a ognuno di fare un salto culturale e di responsabilità: far cioè diventare un lontano ricordo del passato le parole della disabilità usate per offendere. In altre parole cambiare, far evolvere il linguaggio per produrre un cambiamento sostanziale in ogni comunità: «Una chiamata all’azione per tutte le persone, aziende, media, scuole, istituzioni – dicono dal CoorDown -, perché scegliere una narrazione più accurata e rispettosa non è solo un gesto di cortesia, ma è un atto che costruisce un mondo più equo e a misura di ognuno».

«Invertire la direzione del linguaggio abilista è possibile – sottolineano dunque dal Coordinamento -: se infatti è stato possibile abbandonare “vecchie abitudini” oggi ritenute obsolete, perché non possiamo farlo con le parole che fanno male? Proprio da qui prende le mosse il video Just Evolve (disponibile a questo link con sottotitoli in italiano anche in MP4, formato orizzontale), dove con tono sarcastico e arguto il protagonista – un giovane con sindrome di Down – spiega a un uomo fiero della propria “libertà d’espressione” il motivo per cui la “parola con la R” non andrebbe più usata. Sullo schermo si avvicendano quindi una serie di esempi storici disgustosi, assurdi, crudeli di quali usanze gli esseri umani praticavano nel passato e che oggi sono solo un ricordo (lavare il bucato con l’urina, applicare sopracciglia con pelo di topo o vendere la propria moglie al mercato). E quindi, come ci siamo lasciati alle spalle quei comportamenti, si può anche smettere di usare la “parola con la R” e tutte le altre parole offensive sulla disabilità, basta evolversi e andare avanti. Perchè se la si continua a usare – come appare nel film – allora è come continuare a lavare i panni con l’urina!».

Già da alcuni giorni e fino al 21 marzo i social media del @CoorDown ospitano e rilanciano storie di persone con disabilità e delle loro famiglie in cui raccontano quali abitudini del passato sia state superate e come oggi sia appunto il momento di evolversi.
Inoltre, il Coordinamento ha creato un agente AI – a cura di FAIRFLAI – addestrato per guidare gli utenti che vogliano capire di più sull’argomento e attivarsi, trovare azioni concrete da realizzare per creare una cultura del rispetto e dell’inclusione a partire dal linguaggio.
Come prima azione, tra l’altro, il CoorDown ha aderito alla raccolta firme lanciata dall’OMaR ( Osservatorio Malattie Rare), che con una lettera aperta ha chiesto di modificare la parola “minorati” nella Costituzione Italiana (se ne legga già anche sulle nostre pagine).

«Siamo consapevoli – afferma Martina Fuga, presidente del CoorDown – che il 90% delle volte che le persone usano queste parole non è per offendere direttamente le persone con disabilità. Ma il loro utilizzo contribuisce a creare un contesto culturale che associa la disabilità a incapacità, fallimento e marginalità. Le parole che scegliamo modellano la realtà, sia quella degli altri che la nostra percezione di essa; esse possono quindi includere o escludere e chiarire o confondere. Vogliamo chiedere a ogni persona che ancora oggi pronuncia queste espressioni dannose di smettere. Non perché “non si può più dire niente”. Ma perché appartengono al passato».

Per il video Just Evolve è stato scelto un cast professionista internazionale che vede come protagonista Noah M Matofsky, diciannovenne attore inglese con sindrome di Down. La campagna è nata dalla collaborazione con l’agenzia SMALL di New York ed è stata prodotta da Indiana Production, una società Vuelta, per la regia di Martin Holzman, e la direzione della fotografia di Alvar Riu Dolz. La musica è stata composta e realizzata da Stabbiolo Music.
Il tutto, come nel caso delle numerose precedenti campagne del CoorDown nasce in Italia con grazie al CoorDown stesso, ed è sostenuta dalla Fondazione Cariplo, con il contributo di varie Associazioni internazionali che ne rafforzano l’impatto a livello globale: National Down Syndrome Society, Down’s Syndrome Association UK, Canadian Down Syndrome Society, The Achieve Foundation, Together Academy, Global Down Syndrome Foundation, Down Syndrome International, AOJ Woods Foundation, New Zealand Down Syndrome Association, Down Syndrome Australia.
Just Evolve si è avvalsa inoltre del sostegno del Comune di Vigevano, della Fondazione Compagnia di San Paolo, di AB Mauri Italy Spa Società Benefit e di Eco Demolizioni s.r.l. Società Benefit.
Una versione video con audiodescrizione e una trascrizione descrittiva sono state infine create dalla società di accessibilità ai media Scribely.

La Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, va ricordato in conclusione, è un appuntamento internazionale – sancito ufficialmente da una Risoluzione dell’ONU — nato per diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza sulla sindrome di Down, per creare una nuova cultura della diversità e per promuovere il rispetto e l’inclusione nella società di tutte le persone con sindrome di Down. La scelta della data non è casuale: la sindrome di Down, infatti, detta anche Trisomia 21, è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più – tre invece di due – nella coppia cromosomica n. 21 all’interno delle cellule.
Il tema scelto per l’evento di quest’anno fa riferimento al problema della solitudine, basandosi sullo Together Against Loneliness (“Insieme contro la solitudine”), per raccontare come per lepersone con sindrome di Down la solitudine non sia solo una sensazione triste, ma un problema serio per la salute mentale e fisica. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@coordown.it. La comunicazione internazionale del CoorDown
Nato nel 1987 allo scopo di promuovere azioni di comunicazione condivise tra le diverse organizzazioni italiane impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti delle persone con sindrome di Down, il CoorDown crede da sempre e investe nella comunicazione di qualità. Ormai da molti anni, infatti, in collaborazione con agenzie di pubblicità note a livello internazionale, realizza campagne innovative (delle quali si è di volta in volta puntualmente occupata anche la nostra testata), che hanno ricevuto i più ambìti riconoscimenti.
A questo link è disponibile l’elenco delle varie campagne finora realizzate dal Coordinamento.

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Per una nuova visione della società

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«Arriveremo in Parlamento a Roma, per esporre la nostra proposta riguardante una nuova visione della società»: così, dal Disability Pride Network, viene presentato l’incontro denominato “La partecipazione allo Stato di Diritto”, in programma per domani, 18 marzo, a Roma durante il quale verranno affrontati svariati temi, dall’intersezionalità all’accessibilità universale, dalla vita indipendente al caregiving, fino al diritto alla salute e all’assistenza

Il Disability Pride Network (DPN), l’onda che non si può fermare, la rivoluzione gentile dei corpi differenti e delle menti divergenti che da anni invade le strade, le vie e le piazze delle nostre città, domani, 18 marzo, arriverà in Parlamento a Roma, con un incontro dal titolo La partecipazione allo Stato di Diritto, nel quale porteremo la nostra proposta per una nuova visione della società, ospiti del deputato Marco Furfaro.
Per una volta sarà la comunità delle persone disabilitate a parlare direttamente alla politica, a raccontare la realtà di esperienze, speranze, aspirazioni, che vedranno al centro della narrazione gli individui e la loro esistenza. Il modo migliore per fare il punto sulle politiche sulla disabilità, a conclusione della stupenda stagione dei Disability Pride 2025 e per lanciare le prossime manifestazioni 2026.
Sarà un momento di restituzione delle tante rivendicazioni, delle tante battaglie, dei tanti valori incontrati, intercettati e accolti nelle marce festose che si sono svolte in tutta Italia. Insieme a tanti attivisti e attiviste del DPN, che ci raggiungeranno da diverse Regioni, avanzeremo la nostra proposta per una nuova visione civile, politica e sociale della società. Affronteremo grandi macroaree costituite da tantissime sfumature. Sfumature che caratterizzano e influenzano la qualità della vita di milioni di persone.

Il concetto di intersezionalità sarà il collante dei temi trattati, perché è necessario considerare insieme tutte le categorie che stanno alla base delle diseguaglianze. Oltre alla disabilità, il genere, l’etnia, l’età, la nazionalità, l’orientamento sessuale, la classe sociale, la religione, la cultura, l’educazione e altre caratteristiche possono essere simultaneamente presenti. Ogni forma di discriminazione (anche l’abilismo) può essere combattuta in modo efficace solo considerando la persona nella sua interezza.
A 40 anni dalla Legge 41/86 sarà poi impossibile non parlare di accessibilità universale, declinata in tutte le sue sfaccettature. Scoperchieremo il “vaso di Pandora” relativamente all’eliminazione delle barriere architettoniche e senso-cognitive, all’accesso ai servizi, ai trasporti, allo studio/formazione e all’accesso al lavoro. Infine, dopo l’entrata in vigore della Direttiva Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act), parleremo anche di accessibilità digitale, questa sconosciuta.

Saranno centrali nell’assemblea vita indipendente e caregiving, oggetto di due norme tremendamente attuali: il Decreto Legislativo 62/24, con tutto ciò che comporta in àmbito di progetti di vita, di valutazione multidimensionale, deistituzionalizzazione e accomodamenti ragionevoli e il cosiddetto “DDL Locatelli” [Disegno di Legge presentato alla Camera da Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, quale prima firmataria, denominato “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”, Atto della Camera n. 2789, N.d.R.], che andrà a incidere sulla vita di milioni di persone che assistono e attuano pratiche di cura. Entrambi verranno analizzati anche per proporre nuove soluzioni.

Infine chiederemo a gran voce che sia difeso il diritto alla salute e all’assistenza. La Sanità deve rimanere pubblica e universalistica, per garantire il benessere dei cittadini tutti. Chiederemo che vengano ottimizzati nomenclatori tariffari, LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni), che vengano assicurate diagnosi precoci, specialmente nelle disabilità cognitive, che si accorcino le liste di attesa e che si torni a investire sulla ricerca medica/farmaceutica, soprattutto per le cure delle malattie rare e sulle assunzioni di personale qualificato, di cui non ce ne sarebbe mai abbastanza.
Troverà inoltre ampio spazio anche il tema dell’eutanasia e del fine vita, storica battaglia del DPN, portata avanti insieme all’Associazione Luca Coscioni.

Sarà dunque l’occasione giusta per provare a costruire insieme una società migliore, in grado di accogliere le differenze e garantire esperienze condivise di mescolanza nel rispetto reciproco.

Caratteristiche dell’incontro del 18 marzo (Sala Berlinguer, Via degli Uffici del Vicario, 21, presso il complesso di Palazzo Montecitorio, ore 15): saluti istituzionali con il deputato Marco Furfaro; presentazione di Carmelo Comisi; Panel 1, Intersezionalità: Bana Abrheam (Disability Pride Bologna) – Alice Volpin (DP Torino); Panel 2, Accessibilità universale: Anna Patti (DP Palermo) – Valerio Serino (CGIL) – Dajana Gioffré (DP Torino); Panel 3, Vita indipendente: Marta Migliosi (DP Marche) – Alessandro Rizzello (DP Toscana); Panel 4, Caregiving: Mariella Mele (DP Milano); Panel 5, Sanità e diritto alla salute: Rocco Berardo (Associazione Luca Coscioni) – Vanessa Migliosi (DP Italia) – Maria Luce Del Vecchio (DP Italia); conclusioni di Daniele Renda (DP Italia). Per informazioni e prenotazioni: disabilityprideitalia@gmail.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli dal quale viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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