Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
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Aggregazione delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno, ai sensi dell’articolo 3, comma 2, del Decreto del Direttore generale per il...

Ultime da USR Calabria - 4 Novembre 2025 - 10:25am

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Una chiamata all’azione per abbattere barriere, valorizzare diversità e costruire comunità inclusive

Superando - 3 Novembre 2025 - 6:14pm

«Questa nostra Campagna nasce per stimolare la coscienza collettiva, sensibilizzare le Istituzioni e mobilitare la società civile affinché nessuno sia lasciato indietro, nella convinzione che l’inclusione delle persone con disabilità non sia una concessione, ma un diritto umano fondamentale»: così l’Associazione AIFO ha presentato la propria Campagna per l’Inclusione 2025 e il relativo Manifesto che raccoglie una serie di princìpi, insieme alle richieste rivolte a Istituzioni, Comunità e Cittadini Una realizzazione grafica americana dedicata all’inclusione delle persone con disabilità

Nel presentare il nono Festival della Cooperazione Internazionale, organizzato nelle scorse settimane in Puglia dall’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), in collaborazione con la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), avevamo già avuto modo di accennare alla Campagna per l’Inclusione 2025 dell’AIFO stessa, organizzazione che da oltre sessant’anni lavora in Italia e nel mondo per garantire accesso alle cure, riabilitazione e inclusione sociale alle persone con disabilità e fragilità, sempre con un approccio integrato e partecipativo.
«Questa nostra Campagna per l’Inclusione – viene sottolineato dall’Associazione promotrice – nasce per stimolare la coscienza collettiva, sensibilizzare le Istituzioni e mobilitare la società civile affinché nessuno sia lasciato indietro, nella convinzione che l’inclusione delle persone con disabilità non sia una concessione, ma un diritto umano fondamentale. La Campagna rappresenta dunque un’occasione per rendere visibile questo percorso e, soprattutto, per chiedere un cambiamento profondo: non si tratta infatti solo di offrire assistenza, ma di trasformare mentalità, sistemi e pratiche, in modo che l’esclusione non sia più tollerata».

Il cuore della Campagna è il Manifesto dell’Inclusione, che raccoglie una serie di princìpi, insieme alle richieste rivolte a Istituzioni, Comunità e Cittadini, concludendosi con parole decisamente significative, ossia «Unisciti a noi. Il futuro è uno, ed è inclusivo». Un documento, quindi, che rappresenta un appello a impegnarsi concretamente per politiche più giuste, accessibili e inclusive, affinché la giustizia sociale diventi un orizzonte condiviso.
Già dalla fine di settembre, dunque, vi sono stati, e continueranno ad esserci fino a dicembre, eventi, incontri e iniziative culturali dedicati al tema dell’inclusione, con riflessioni anche sulla guerra e sulle conseguenze di essa, «perché – dicono dall’AIFO – crediamo che una società veramente inclusiva non possa prescindere dal rifiuto di ogni forma di violenza, emarginazione e conflitto armato: per questo la nostra organizzazione si dichiara fermamente contraria alla guerra, che non solo genera nuove disabilità fisiche e psicologiche, ma produce anche processi di emarginazione per milioni di persone costrette a vivere ai margini».
Tutti e tutte possono fornire il proprio contributo alla Campagna, sia attraverso la firma del Manifesto, sia condividendone il messaggio o anche partecipando agli eventi. «Alle Istituzioni – concludono dall’AIFO – chiediamo che gli impegni si traducano in azioni concrete nei campi della salute, dell’accessibilità, dell’istruzione, del lavoro e della vita sociale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: federica.dona@aifo.it.

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Capacità giuridica della persona straniera con disabilità

Superando - 3 Novembre 2025 - 5:41pm

Liberamente scaricabile nel web, il libro “Psiche e immigrazione. Studi sulla capacità giuridica della persona straniera con disabilità”, di cui è autore Paolo Morozzo della Rocca, docente di Diritto Privato all’Università per Stranieri di Perugia, affronta in prospettiva intersezionale il riconoscimento dei diritti delle persone straniere con disabilità, sanciti dalla normativa nazionale e internazionale

Segnaliamo con piacere la pubblicazione del volume di Paolo Morozzo della Rocca, ordinario di Diritto Privato nell’Università per Stranieri di Perugia, Psiche e immigrazione. Studi sulla capacità giuridica della persona straniera con disabilità (Editoriale Scientifica, 2025, “Collana di Diritto e Migrazioni), opera liberamente scaricabile dal sito della casa editrice a questo link. Ne riportiamo di seguito la nota di presentazione.
«Gli istituti di protezione dell’adulto tradirebbero la propria funzione se ne determinassero l’esclusione dalla possibilità di acquisire status oggettivamente vantaggiosi e diritti, in ragione della natura personale degli interessi coinvolti. Ciò può avvenire sia negando a terzi la legittimazione a compiere attività giuridica nel loro interesse (e pur sempre nel rispetto del loro concreto volere) sia sovrapponendo acriticamente i concetti di incapacità e di disabilità. In tal modo la capacità di autodeterminazione del soggetto, invece di essere sostenuta e valorizzata nella sua fragilità o residualità, viene invece negata nella sua dignità. Le vulnerabilità delle persone straniere con disabilità psichica o affette da patologie psichiche vengono aggravate dal loro status migratorio ma nel contempo aggravano la loro condizione, giuridica e sociale, di stranieri sin dal loro arrivo alla frontiera, con effetti moltiplicatori dello svantaggio e della discriminazione. L’indagine ospitata in questo volume si interroga, con approccio intersezionale, sull’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità in alcune delle discipline maggiormente impattanti sulla condizione giuridica dei migranti e dei residenti con cittadinanza straniera, contestualizzandone le direttive nel quadro del diritto civile italiano in materia di protezione degli adulti. Ne emerge, complessivamente, un profilo assai critico, ma in evoluzione, della normativa e delle prassi nazionali riguardo al riconoscimento dei diritti delle persone straniere con disabilità affermati dalla Convenzione, con particolare riferimento alle procedure riguardanti i permessi di soggiorno; alle norme e alle procedure di riconoscimento, conferma o nomina del rappresentante legale; all’accesso al diritto all’asilo e alla ponderata valutazione del loro diritto al non refoulement [“non respingimento”, N.d.R.]; alla stabilizzazione dei diritti di residenza legale; nonché, last but not least, all’accesso alla cittadinanza [grassetti nostri nella citazione, N.d.R.]».

Come accennato, l’autore, Paolo Morozzo della Rocca, è ordinario di Diritto Privato nell’Università per Stranieri di Perugia, presso cui dirige il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali Internazionali. Egli è inoltre autore di diverse monografie e di numerosi saggi scientifici inerenti prevalentemente ai temi del diritto civile, della cittadinanza, delle discipline demografiche (con particolare riguardo al loro impatto sui diritti civili) e del diritto dell’immigrazione.
Nell’àmbito della “Collana di Diritto e Migrazioni” ha curato anche, con Marco Benvenuti, il volume Università e studenti stranieri.
È componente del Comitato Editoriale della rivista «Diritto Immigrazione e Cittadinanza» e socio dell’ADiM (Accademia Diritto e Migrazioni). (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Nuove tecnologie e servizi: un corso a Bologna rivolto a persone con disabilità visiva

Superando - 3 Novembre 2025 - 5:17pm

Ci si potrà iscrivere fino al 18 novembre al corso base di iPhone con VoiceOver promosso presso la propria sede dall’UICI di Bologna (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) per tre sabati consecutivi (29 novembre, 6 e 13 dicembre) presso la propria sede

Sono aperte fino al 18 novembre le iscrizioni al corso base di iPhone con VoiceOver promosso dall’UICI di Bologna (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) per tre sabati consecutivi (29 novembre, 6 e 13 dicembre), presso la propria sede (Via Dell’Oro, 1, Bologna).
A condurre il corso saranno i soci dell’Associazione Francesco Aleotti, impegnato presso la Fondazione ASPHI come formatore senior, e Vainer Broccoli di NvApple 2.0, che da anni si occupano di formazione e accessibilità per le persone con disabilità visiva. (S.B.)

Il percorso formativo avrà un costo di 150 euro per i soci UICI e di 180 euro per i non iscritti. A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per informazioni e modalità di iscrizione: Catia Barigazzi (catia.barigazzi@uicibologna.it).

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Forum del Terzo Settore: le luci e le ombre del Disegno di Legge di Bilancio

Superando - 3 Novembre 2025 - 4:50pm

Apprezzabile, secondo il Forum Nazionale del Terzo Settore l’aumento del tetto sul 5 per mille, contenuto nel Disegno di Legge di Bilancio, pur auspicando, il Forum stesso, l’abolizione di quel tetto. Se poi rispetto alle misure sulla povertà, viene sottolineata la mancanza dei necessari interventi strutturali, si ritiene sia un passo avanti l’attenzione finalmente rivolta ai caregiver, anche se il fondo a loro sostegno sarà alimentato solo dal 2027 Il nuovo portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Giancarlo Moretti

«Apprezziamo che il Disegno di Legge del Bilancio per il 2026 preveda l’aumento, da 525 a 610 milioni, del tetto sul 5 per mille, perché lo interpretiamo come un segnale di ascolto del mondo del Terzo Settore, che negli ultimi mesi ha sottolineato con forza la necessità di ridurre la forbice tra ciò che i contribuenti destinano attraverso questo istituto e ciò che effettivamente arriva agli enti beneficiari»: a dirlo è Giancarlo Moretti, nuovo portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore aggiungendo tuttavia che «continuiamo a chiedere, come facciamo da anni, l’eliminazione del tetto: con solo due terzi dei contribuenti che oggi utilizza il 5 per mille, infatti, è facile aspettarsi uno sforamento anche del nuovo limite. E insistiamo anche sulla richiesta di eliminare l’IRAP al Terzo Settore (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), una tassa iniqua che paradossalmente pesa molto di più sul mondo del non profit che su quello delle imprese profit».

«Tra le misure di welfare che guardiamo con maggior interesse vi sono quelle che riguardano la povertà – prosegue Moretti – e in tal senso è positivo l’aumento delle risorse per l’Assegno di inclusione, ma l’impegno rimane comunque insufficiente, considerando la gravità del fenomeno che vede 2 milioni e 200.000 famiglie in povertà assoluta. Più in generale, sul sistema di welfare ci si limita a misure temporanee, mentre mancano e sarebbero assolutamente necessari interventi strutturali, in grado di incidere sulle cause delle fragilità e disuguaglianze e migliorare la condizione di vita delle persone nel medio-lungo periodo».
«Consideriamo comunque un importante passo in avanti – conclude il Portavoce del Forum – l’attenzione rivolta, finalmente, ai caregiver, con il riconoscimento del loro ruolo e un fondo a loro sostegno – che sarà alimentato, però, a partire dal 2027». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link vi è l’elenco completo di tutti i soci e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore, tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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Il Manifesto per una cura che include

Superando - 3 Novembre 2025 - 4:22pm

Durante il convegno di Bologna “Il ruolo del caregiver nella gestione delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite: bisogni, diritti e prospettive future”, la Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, che ha promosso l’incontro, ha presentato il “Manifesto per una cura che include”, basato su dieci princìpi con cui dare voce, dignità e strumenti ai caregiver familiari di persone con gravi cerebrolesioni, un invito ad agire e non solo a comprendere

1. Il caregiver è parte della cura. 2. La casa è un luogo di cura, non di solitudine. 3. La relazione è terapia. 4. La cura è un progetto condiviso. 5. Il tempo del caregiver è valore sociale. 6. Il sollievo non è un privilegio, è un diritto. 7. La fragilità non è invisibile. 8. La formazione è alleanza. 9. La comunità è co-terapeuta. 10. Ogni storia merita ascolto: sono i dieci punti del Manifesto per una cura che include (a questo link il testo integrale), presentato da Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, durante il recente convegno di Bologna denominato Il ruolo del caregiver nella gestione delle persone con gravi cerebrolesioni acquisite: bisogni, diritti e prospettive future (se ne legga la nostra presentazione), «dieci princìpi per dare voce, dignità e strumenti ai caregiver familiari di persone con gravi cerebrolesioni – come ha sottolineato De Nigris -, un Manifesto che è un invito ad agire e non solo a comprendere, perché il caregiver è parte integrante della cura e la casa deve essere un luogo di vita, non di isolamento. Prendersi cura di chi cura è quindi una responsabilità condivisa che continua ogni giorno, oltre l’ospedale, nelle nostre case».

Di fronte a un cospicuo pubblico, l’incontro di Bologna ha riunito istituzioni, professionisti sanitari, associazioni e famiglie, tutti uniti dal desiderio di riconoscere e valorizzare il ruolo – spesso invisibile ma fondamentale – dei caregiver familiari. «Il caregiver non è solo una figura privata: è una questione di cittadinanza e di giustizia», ha affermato per l’occasione Matilde Madrid, assessora al Welfare del Comune di Bologna, sottolineando l’impegno della propria Amministrazione nel costruire reti di prossimità e sostegno. «Il diritto alla cura – ha aggiunto – deve essere accompagnato dal diritto di chi cura ad avere tempo, sollievo e ascolto».
Nel ricordare poi gli undici anni dalla Legge Regionale dell’Emilia Romagna 2/14, prima in Italia a riconoscere la figura del caregiver, Lalla Golfarelli, presidente di CARER (Associazione caregiver familiari), ha affermato che «il caregiver non è un aiuto informale, ma parte del welfare comunitario. In tal senso la cura non può essere un privilegio, ma è un diritto».
Successivamente, Maria Vaccari, vicepresidente della Fondazione Gli Amici di Luca, si è soffermata sull’esperienza della Casa dei Risvegli Luca De Nigris, dicendo che «dopo il risveglio inizia il cammino più lungo, quello del “dopo” e le famiglie non devono sentirsi sole: la comunità deve diventare co-terapeuta. L’obiettivo è la buona vita, non solo la sopravvivenza».
Accanto a lei, Elena Merlini, educatrice della Cooperativa perLuca, ha parlato di formazione e prossimità: «Un familiare diventa caregiver lungo un percorso di apprendimento reciproco. Il nostro compito è accompagnarlo con strumenti e ascolto».
E ancora, dall’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna), Pamela Salucci e Cristina Salomoni hanno descritto la presa in carico dei familiari lungo tutto il percorso riabilitativo, ricordando che «la cerebrolesione colpisce un’intera famiglia» e che «il caregiver va sostenuto e formato fin dal primo giorno».
Quindi, Cristina Ceretti, consigliera del Comune di Bologna, ha sottolineato come il tema della cura attraversi la vita di tutte le famiglie e debba tornare al centro delle politiche pubbliche: «Essere accanto ai caregiver – ha dichiarato – significa costruire una città più giusta, che riconosce la fragilità come parte della comunità e non come una condizione da nascondere. La politica deve tornare a essere una tessitura paziente di relazioni, capace di unire persone, esperienze e responsabilità attorno alla cura».
È seguito l’intervento di Roberto Piperno, direttore scientifico della Fondazione Gli Amici di Luca, che ha presentato Cristian Sacchetti, definendolo la “persona paziente zero” della Casa dei Risvegli di Bologna, il primo ad essere accolta e simbolo concreto di un nuovo modo di intendere la cura: «Cristian ci ha insegnato che la riabilitazione non è solo un percorso sanitario, ma una storia umana e relazionale che coinvolge chi cura e chi è curato. Da lui abbiamo imparato che la persona e la famiglia sono al centro di ogni processo di guarigione: la cura continua ogni giorno, nella casa e nella comunità».

Dopo l’intensa e commovente testimonianza di Morena Bergonzoni, una mamma che con la propria storia di coraggio e dedizione, ha restituito ai presenti la forza quotidiana della cura vissuta in famiglia, è intervenuta la deputata Ilenia Malavasi, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, che ha rilanciato l’urgenza di una legge nazionale: «Serve una normativa quadro – sono state le sue parole – per riconoscere il valore sociale e umano dei caregiver. Dietro ogni cura c’è una storia, e ogni storia merita ascolto».
Ha ricordato inoltre come in Parlamento siano già in discussione diverse Proposte di Legge che vanno in questa direzione, invitando «a fare presto, perché ogni giorno perso pesa sulla vita di chi assiste e di chi è assistito».
«Il riconoscimento legislativo – ha concluso – non è solo un atto di giustizia sociale, ma un investimento nel futuro del nostro sistema di welfare e nella dignità delle persone». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@amicidiluca.it.

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Cinquant’anni di inclusione scolastica? I protagonisti raccontano

Superando - 3 Novembre 2025 - 2:00pm

Promosso dall’Università di Firenze, in collaborazione con l’UICI Toscana, l’UICI di Firenze e il Centro di Consulenza Tiflodidattica “A. Quatraro” del capoluogo toscano, si terrà l’8 novembre il convegno nazionale “Cinquant’anni di inclusione scolastica? I protagonisti raccontano” cui si potrà anche partecipare online

Promosso dall’Università di Firenze (Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia), in collaborazione con l’UICI Toscana, l’UICI di Firenze (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e il Centro di Consulenza Tiflodidattica “A. Quatraro” del capoluogo toscano, si terrà l’8 novembre il convegno nazionale denominato Cinquant’anni di inclusione scolastica? I protagonisti raccontano (Università di Firenze, Polo delle Scienze Sociali, Via delle Pandette, 9, ore 9.30-17.30) cui si potrà anche partecipare online.

Introdotto da Salvatore Maugeri, insegnante psico-pedagogista e condotto da Elisabetta Franchi del Centro di Consulenza Tiflodidattica “A. Quatraro” di Firenze, l’incontro sarà aperto dai saluti istituzionali di Giuuliano Franceschini dell’Università di Firenze, che tratterà il tema Politica, economia, inclusione, seguito da Laura Menichetti dell’Ateneo ospitante (Inclusione: condividere la stessa aula non è sufficiente).
Successivamente vi sarà una tavola rotonda con gli studenti, moderata da Maugeri e Franchi, mentre nel pomeriggio interverrà Marianna Piccioli dell’Università di Roma Foro Italico (Da Magister a Minister: porsi a servizio dell’educazione per tutti), prima di una tavola rotonda con gli insegnanti, moderata dalla stessa Piccioli.
Dopo il dibattito finale, concluderà i lavori Fabio Bocci dell’Università Roma Tre (Conclusioni e ipotesi di futuro). (S.B.)

La registrazione al convegno è obbligatoria (entro il 4 novembre) tramite questo link.

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Avviso di disponibilità per incarico aggiuntivo di reggenza presso l’ istituzione scolastica IC ROGGIANO GR. – ALTOMONTE DI ROGGIANO GRAVINA (CS).

Ultime da USR Calabria - 3 Novembre 2025 - 1:47pm

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Emilia Romagna: la Rete dei CAAD (Centri Provinciali per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico) nel 2024

Superando - 3 Novembre 2025 - 1:35pm

Si avviano al ventesimo anno di attività i dieci CAAD dell’Emilia Romagna (Centri Provinciali per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico), che forniscono consulenza gratuita e multidisciplinare a tutti coloro che, persone anziane o persone con disabilità, abbiano bisogno di adattare la propria abitazione alle necessità legate alla non autosufficienza. Vediamone i dati relativi al 2024, resi pubblici in un rapporto della Regione Emilia Romagna Adattamento dell’ambiente domestico per una persona con disabilità motoria

Esistono dall’inverno 2005/2006 – non tutti, infatti, aprirono nello stesso periodo – i dieci CAAD (Centri Provinciali per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico) attivati dalla Regione Emilia Romagna per fornire consulenza gratuita a tutti coloro che, persone anziane o persone con disabilità, abbiano bisogno di adattare la propria abitazione alle necessità legate alla non autosufficienza. Sono tutti diventati quindi maggiorenni e si avviano al ventesimo anno di attività.
Le consulenze erogate, oltre che gratuite, sono anche multidisciplinari, comprendendo tutti gli aspetti della questione: la situazione sanitaria attuale e in prospettiva della persona interessata; gli aspetti tecnici di carattere edilizio/architettonico/impiantistico; i possibili contributi legati a Leggi Nazionali (Legge 13/89) o Regionali (Legge dell’Emilia Romagna 29/97), le agevolazioni fiscali, il delicato tema dei rapporti con il condominio laddove i lavori interessino le parti comuni.

Ogni anno, dunque, la Regione (Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare/Area Sociosanitaria Anziani e Persone con Disabilità) pubblica un report sulle attività.
Nel 2024 i dieci CAAD hanno svolto complessivamente 5.912 interventi di cui 3.908 con prestazioni a distanza (telefono, e-mail, online), 881 sopralluoghi, 380 incontri di consulenza in sede, 550 contatti brevi in sede, e 193 interventi di altra natura. Di questi interventi, 2.228 sono stati per utenti (persone anziane e persone con disabilità) e 1.573 per operatori (sociali, sanitari, edilizia/installatori) o familiari.
Degli interventi su persone anziane e con disabilità, il 59% ha riguardato le prime (over 65), il 27% persone adulte (18-65 anni) e il 5% minori (sotto i 18 anni). Circa il genere, esiste una sostanziale parità tra i minori, un prevalere degli uomini nell’età adulta e delle donne tra gli anziani.
In tema di tipologie di disabilità, quella motoria riguarda oltre i due terzi delle persone che hanno avuto accesso. Le altre presentano per lo più disabilità plurime (motoria e intellettiva), mentre residuali sono stati gli accessi di persone con disabilità sensoriali o problemi di salute mentale (3% circa).
Per quanto poi riguarda gli interventi, essi hanno affrontato uno spettro molto vario di questioni, adattandosi e tenendo conto delle infinite diversità dei casi affrontati. Cercando di estrapolare alcuni dati, possiamo ricordare che nelle attività di consulenza e in quelle informative si sono affrontati i temi dei servizi 600 volte, quelli relativi a leggi (soprattutto finanziamenti e agevolazioni fiscali) 3.280 volte, il rapporto tra ausilio e persona (adattamento e personalizzazione dell’ausilio) 715 volte, gli ambienti interni dell’abitazione (bagno, cucina, camera da letto…) 2.577 volte, quelli esterni (parti comuni dello stabile come scale, ascensore, giardini, garage…) 1.876 volte.
Oltre alle attività con l’utenza sono state realizzate anche 27 occasioni formative dai CAAD di Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia e sono continuate le attività informative svolte tramite il sito e il servizio di newsletter che ha prodotto nove numeri per oltre cento notizie veicolate.
Un modello di attività pionieristico, quello dei CAAD, che ha ispirato analoghe iniziative anche in altre Regioni, utilizzando lo stesso acronimo.

Come già accennato, il report è uscito in questo mese di ottobre, nell’anno precedente a quello in cui ricorre il ventesimo anniversario dell’attivazione delle Rete. A tal proposito, i dieci Centri, in vent’anni di operatività, hanno effettuato oltre 100.000 interventi di vario tipo, anche eventualmente più volte sullo stesso caso, di cui 13.500 sopralluoghi e fornito consulenza a circa 71.000 persone: 41.000 tra persone con disabilità e persone anziane e 30.000 tra familiari, operatori sociali e sanitari, operatori del settore “abitare” (amministratori di condominio, Uffici Casa dei Comuni, Uffici di Ambito ERP-Edilizia Residenziale Pubblica), professionisti dell’area architettura e ingegneria, tecnici installatori in campo elettrico, idraulico, edilizio.
La newsletter ha pubblicato circa 150 numeri per complessive 1.800 notizie; il sito ha avuto 2.350.000 pagine visitate.
Del report della Regione Emilia Romagna si può anche leggere nel numero di ottobre della citata newsletter della Rete (disponibile a questo link) che mensilmente, e gratuitamente, informa su barriere, ausili, tecnologie, domotica, legislazione ed agevolazioni fiscali, politiche per la non autosufficienza e per l’abitare, strumento utile per conoscere realtà concrete che si occupano di progetti e gestione relativi a molte delle parole d’ordine della cultura attuale della disabilità (autonomia, abitativa soprattutto, autodeterminazione, accessibilità…) e per seguire il continuo “balletto” delle agevolazioni e bonus relativi all’àmbito edilizio e della disabilità, che cambiano continuamente di anno in anno, creando frequentemente situazioni di confusione e incertezza.
Da ricordare infine che nel sito del CAAD (a questo link) è disponibile anche una mappa delle strutture italiane simili in toto o in parte ai CAAD e presso le quali si possono avere informazioni su ausili e barriere nelle abitazioni.

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Decreto cancellazioni da graduatorie di merito a seguito di rinuncia e di conferma in ruolo a.s. 2025/2026.

Ultime da USR Calabria - 3 Novembre 2025 - 1:24pm

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D.M. n. 137/2025 – OPERAZIONI ASSUNZIONALI A.S. 2025/2026 – INDIVIDUAZIONE CDC A045 – B023.

Ultime da USR Calabria - 3 Novembre 2025 - 1:19pm

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Decreto Ministeriale 211 e allegati del 3 novembre 2025 - Revisione criteri e parametri per dotazioni organiche personale ATA

Ultime dal MIUR - 3 Novembre 2025 - 1:14pm

Decreto Ministeriale 211 e allegati del 3 novembre 2025 - Revisione criteri e parametri per dotazioni organiche personale ATA

Categorie - News Normativa

Decreto Ministeriale 210 e allegati del 3 novembre 2025 - Dotazioni organiche ATA anno scolastico 2025 2026

Ultime dal MIUR - 3 Novembre 2025 - 1:07pm

Decreto Ministeriale 210 e allegati del 3 novembre 2025 - Dotazioni organiche ATA anno scolastico 2025 2026

Categorie - News Normativa

EPN (Emoglobinuria Parossistica Notturna): diritti, accesso e tutele del paziente raro

Superando - 3 Novembre 2025 - 12:52pm

Il percorso assistenziale delle persone con emoglobinuria parossistica notturna (EPN) risulta ancora disomogeneo e segnato da ostacoli strutturali. Per promuovere consapevolezza su questa patologia e offrire un’occasione concreta di approfondimento informativo, l’OMaR (Osservatorio Malattie Rare) ha organizzato per il 6 novembre l’incontro online “EPN: diritti, accesso e tutele del paziente raro”, patrocinato da AMARE (Associazione Malattie Rare Ematologiche) 

«Nonostante i progressi nella diagnosi e nel trattamento – sottolineano dall’OMaR (Osservatorio Malattie Rare), il percorso assistenziale delle persone con emoglobinuria parossistica notturna (EPN) risulta ancora disomogeneo e segnato da ostacoli strutturali. La rarità della patologia si traduce quindi in difficoltà concrete nell’accesso ai diritti sanitari, lavorativi e sociali, aggravate da disparità territoriali, carenze normative e una consapevolezza ancora insufficiente a livello istituzionale».
«Inoltre – si aggiunge – accanto alla gestione clinica, spesso complessa e continuativa, le persone con EPN si trovano ad affrontare un contesto che non sempre riconosce né tutela i loro bisogni specifici. Per questo appare evidente la necessità di attivare un confronto tra professionisti clinici, esperti giuridici, associazioni e pazienti per analizzare le criticità esistenti e individuare strumenti concreti di tutela. Solo così sarà possibile promuovere equità assistenziale e pieno riconoscimento dei diritti».

Proprio per promuovere, dunque, una maggiore consapevolezza su questa patologia e offrire un’occasione concreta di approfondimento informativo, lo stesso OMaR ha organizzato per il pomeriggio del 6 novembre (ore 17) l’incontro online denominato EPN: diritti, accesso e tutele del paziente raro, patrocinato da AMARE (Associazione Malattie Rare Ematologiche) e con il contributo non condizionante di Sobi. (S.B.)

Il webinar potrà essere seguito su piattaforma Zoom. Per ogni ulteriore informazione: melchionna@rarelab.eu (Rossella Melchionna).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno – D.D.G. n. 3059 del 10 dicembre 2024 – Decreto rettifica graduatoria di merito per la classe di...

Ultime da USR Calabria - 3 Novembre 2025 - 12:29pm

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“Ostinata Festival” e Blindsight Project: l’inclusione nella creazione artistica

Superando - 3 Novembre 2025 - 12:29pm

L’Associazione Blindsight Project è partner di “Ostinata Festival – L’arte che non si fa da parte”, evento ideato e curato da Meduse Collettivo Artistico, in programma a Pistoia dal 15 novembre al 28 dicembre 2025. Con il metodo “Talking-Italy©”, Blindsight Project ha realizzato le audiodescrizioni degli ambienti della Biblioteca San Giorgio di Pistoia e dell’opera di Anselm Kiefer “Il grande carico”, ospitata all’interno di essa “Die Grosse Fracht” (“Il grande carico”), 2006-2007, acrilico, emulsioni, ruggine, argilla, piombo fuso, su tela con nave e libri di piombo, cm 460×690, Pistoia, Biblioteca San Giorgio (©Anselm Kiefer; foto di Fabrizio Antonelli)

L’Associazione Blindsight Project rende noto con piacere di essere partner di Ostinata Festival – L’arte che non si fa da parte, evento ideato e curato da Meduse Collettivo Artistico, in programma a Pistoia dal 15 novembre al 28 dicembre 2025. La città toscana, che sarà “Capitale Italiana del Libro 2026”, conferma così il proprio ruolo di polo culturale creativo e inclusivo.

Il Festival metterà al centro l’inclusione nella creazione artistica, coinvolgendo artiste e artisti con disabilità in un ricco calendario di laboratori, spettacoli e azioni partecipative.
Con il metodo Talking-Italy©, Blindsight Project ha realizzato le audiodescrizioni degli spazi e dell’opera di Anselm Kiefer Il grande carico, ospitata presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia.
L’intervento non si limita alle opere, ma comprende anche la descrizione degli ambienti e dei contenuti presenti al loro interno, rendendo la visita più accessibile e completa per le persone cieche e ipovedenti. L’audiodescrizione degli spazi aiuta infatti a orientarsi e a percepire volumi, luci, materiali e atmosfera, restituendo la piena esperienza sensoriale del luogo: un modo per vivere la cultura anche con altri sensi, e non solo con la vista.
I testi delle audiodescrizioni sono di Michela Calò e Laura Raffaeli. Per il modellino tattile del Grande carico i testi dell’audiodescrizione che lo accompagna sono di Maria Giulia Carlèt e Loretta Secchi. La voce è di Ettore Oldi.

Con questa iniziativa, Blindsight Project e Meduse Collettivo Artistico rinnovano il loro impegno per una cultura realmente accessibile, dove l’arte, gli spazi e i contenuti che li animano diventano occasione di partecipazione condivisa. (Simona Lancioni)

Le audiodescrizioni della Biblioteca San Giorgio di Pistoia sono liberamente fruibili a questo link; il programma completo dell’evento è disponibile a quest’altro link; mentre la locandina è pubblicata a questo ulteriore link. Per altre informazioni: info@blindsight.eu.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

L'articolo “Ostinata Festival” e Blindsight Project: l’inclusione nella creazione artistica proviene da Superando.

L’approccio culturale all’inclusione educativa delle persone con disabilità

Superando - 3 Novembre 2025 - 12:05pm

La pletora di pubblicazioni sull’inclusione scolastica delle persone con disabilità o fa emergere le criticità diffuse su tutto il territorio nazionale o si limita a produrre strumentazioni tecniche e burocratiche che dovrebbero accompagnare e spesso semplificare le attività degli “addetti ai lavori”. Un recente libro di Alessandra Maria Straniero, affronta invece il tema da un punto di vista culturale e politico, interrogando in profondità il ruolo e le responsabilità degli insegnanti

Scrivere un libro sull’inclusione scolastica delle persone con disabilità che apra una riflessione innovativa su due elementi essenziali delle criticità che oggi incontrano gli operatori del settore educativo non è facile. Infatti, la pletora di pubblicazioni sull’argomento o fa emergere le criticità diffuse su tutto il territorio nazionale dei processi di inclusione o si limita a produrre strumentazioni tecniche e burocratiche che dovrebbero accompagnare e spesso semplificare le attività degli “addetti ai lavori”. Il libro Immaginari e disabilità. Il ruolo trasformativo della Pedagogia Speciale (Roma, Anicia, 2025), pubblicato da Alessandra Maria Straniero, ricercatrice di Didattica e Pedagogia Speciale presso il Dipartimento DeMaCS dell’Università della Calabria, affronta invece il tema da un punto di vista culturale e politico, interrogando in profondità il ruolo e le responsabilità degli insegnanti.

Due sono gli approfondimenti tematici che Straniero sviluppa. Il primo è relativo a quale teoria di disabilità sia alla base dell’approccio degli operatori dell’educazione. Il volume analizza infatti ogni modello di disabilità succedutosi nel tempo, modificando progressivamente un approccio millenario che riduceva gli studenti con disabilità – che solo nell’ultimo secolo hanno avuto il riconoscimento al diritto allo studio – alla loro condizione di limitazione funzionale e quindi alla loro impossibilità ad apprendere o ad essere relegati in classi differenziali o scuole speciali, dovendo essere trattati in maniera differente in quanto avrebbero disturbato gli altri alunni nelle classi ordinarie.
Un tema, questo, di recente riproposto nelle stesse forme dal professor Galli Della Loggia, attribuendo a questa scelta le criticità della scuola italiana. Si tratta di un modello medico/individuale ancora prevalente nei modelli di welfare e nelle formazioni degli operatori socio-sanitari.
Ripercorrendo l’evoluzione delle teorie sulla disabilità, il libro fa quindi conoscere come la riflessione sia passata a un modello sociale definito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Secondo infatti l’articolo 2 di quest’ultima, «per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri».
Questo modello sociale basato sul rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità sposta l’attenzione al contesto in cui vivono queste persone e ai comportamenti discriminatori e inappropriati che ne possono limitare la partecipazione.
Semmai una critica alla ricostruzione di Straniero è quella di avere sottovalutato proprio il tema del rispetto dei diritti umani, che nell’ICF – la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute approvata nel 2001 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e pensata per obiettivi di analisi demografica – non era stato preso in considerazione.

Questa disamina storica diventa dunque uno strumento culturale essenziale per approcciare gli strumenti e i comportamenti pedagogici ed educativi appropriati. Gli sviluppi successivi delle teorie sulla disabilità (“modello relazionale”, capability approach e “modello di sviluppo umano”) hanno affinato ulteriormente le capacità di analisi della condizione di disabilità, fornendo ulteriori elementi utili ai processi di inclusione educativa. Quanto la conoscenza di questa evoluzione di modelli è conosciuta dagli insegnati e dagli operatori educativi che operano nelle scuole e nelle università?
Se poi coniughiamo questa carenza culturale con i processi che da millenni hanno costruito uno stigma negativo verso le persone con limitazioni funzionali risulta evidente come tali processi influenzino gli insegnati e le altre figure professionali che operano nelle scuole italiane.
Partendo dal concetto di habitus elaborato dal sociologo francese Pierre Bourdieu – inteso come il senso comune che costituisce la base culturale delle comunità in cui le persone vivono – e dalla definizione di Alessandra M. Straniero della «concezione profonda che gli insegnanti hanno della disabilità come fenomeno umano, sociale e pedagogico», il volume utilizza nuovi strumenti di analisi per indagare il sostrato culturale che orienta i comportamenti di 1.368 insegnanti in formazione sui temi della disabilità e dell’inclusione. L’indagine fa emergere gli immaginari negativi e stigmatizzanti che influenzano la loro visione sulle persone con disabilità e sul modo in cui queste dovrebbero essere considerate nei processi educativi. Sulla base di semplici domande sul tema della disabilità e dell’inclusione, la ricerca ricostruisce, sulla base delle parole e degli aggettivi utilizzati nelle risposte, l’immaginario che guida il lavoro di inclusione e la lettura della condizione di disabilità. Gli elementi che emergono fanno capire quanto sia introiettato lo stigma negativo millenario e come questo approccio culturale influenzi gli insegnanti nel loro lavoro quotidiano, nell’uso degli strumenti tecnici e pedagogici.

Le conclusioni di Straniero indicano alcuni percorsi per costruire un profilo di docente inclusivo. L’elemento più importante è la capacità di formare gli insegnanti sull’habitus professionale adeguato ad affrontare correttamente il lavoro di inclusione educativa. Tale habitus deve basarsi su una capacità riflessiva, come dispositivo della costruzione dell’identità dell’insegnante, che sia consapevole delle eredità culturali che ne influenzano il lavoro, accompagnata da considerazioni che hanno a che vedere con la formazione sull’inclusione, le relazioni umane e tecniche con gli studenti e gli operatori educativi che operano nelle scuole.

*Condirettore del CeRC (Centre for Governmentality and Disability Studies “Robert Castel”) dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

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D.M. n. 137/2025 – OPERAZIONI ASSUNZIONALI A.S. 2025/2026 – INDIVIDUAZIONE CDC A045 – B023

Ultime da A. T. P. Cosenza - 3 Novembre 2025 - 10:52am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Renato Apuzzo, una vita intrecciata con il percorso dei diritti

Superando - 31 Ottobre 2025 - 6:16pm

Persona con disabilità dalla nascita, Renato Apuzzo ha intrecciato la propria vita con il percorso dei diritti: battaglie civili, lettere ai Ministeri, appelli pubblici e una conoscenza impressionante delle leggi che riguardano le persone con disabilità. Parla con calma e lucidità, ma dietro ogni parola si avverte la passione di chi non ha mai smesso di credere che le cose possano cambiare. Conoscerlo, per Superando, è stato un piacere Originario della Spezia, dal 2013 Renato Apuzzo è utente di una RSA in Campania

Renato Apuzzo è un simpatico signore di 76 anni, originario della Spezia e oggi utente – non vuole essere definito ospite – presso una RSA a Castellammare di Stabia (Napoli).
Disabile dalla nascita, da sempre, la sua vita è intrecciata con quella dei diritti: battaglie civili, lettere ai Ministeri, appelli pubblici e una conoscenza impressionante delle leggi che riguardano le persone con disabilità. Parla con calma e lucidità, ma dietro ogni parola si avverte la passione di chi non ha mai smesso di credere che le cose possano cambiare.

Tutto comincia negli Anni Settanta, quando Renato, poco più che ventenne, decide di non restare a guardare. «A quei tempi – racconta – si parlava di “invalidi”, non di “persone con disabilità”. Erano altri anni, altri linguaggi, altre mentalità. Io ho iniziato a lottare per la Legge 482 del 1968 e poi per la 118 del 1971, che introdusse per la prima volta l’abbattimento delle barriere architettoniche e migliorò le pensioni».
Da allora, non si è più fermato. Ha scritto a Sindaci, Regioni, Ministeri, senza mai ricorrere ad avvocati: «Perché un disabile deve imparare a difendersi da sé. Gli avvocati costano e spesso ti insegnano come rinunciare ai tuoi diritti», ride. «Io preferisco studiare, informarmi e lottare da solo».
Ha collaborato anche con il Ministero della Disabilità, suggerendo e segnalando correzioni linguistiche nella redazione di importanti provvedimenti e spingendo per una semplificazione burocratica: «Bisogna smettere di chiedere certificati medici a chi ha già un verbale di invalidità permanente, o dover rinnovare i contrassegni per auto ogni cinque anni».

Renato parla con la precisione di un giurista, ma con la forza di chi quelle norme le vive ogni giorno sulla propria pelle. «Il problema – mi dice – è l’ignoranza, non solo delle Istituzioni, ma anche dei cittadini. Le persone troppe volte non conoscono le leggi che le riguardano, non sanno di avere diritti. La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ad esempio, ratificata dall’Italia nel 2009 [con la Legge 18/09, N.d.R.], è un documento vincolante: significa che lo Stato è obbligato ad applicarla, e non può dire che non ci sono soldi. Quando ratifichi una convenzione internazionale, devi trovare le risorse: è una questione di dignità costituzionale».

La conversazione intanto scorre tra ricordi e qualche riflessione amara. «Quando un disabile porta a casa una medaglia, tutti si riempiono il petto d’orgoglio. Ma quando chiede il rispetto dei propri diritti, improvvisamente non interessa più a nessuno. È un doppio standard che ferisce».
E rincara: «La RAI, ad esempio, dovrebbe fare di più. C’è una trasmissione che si chiama O anche no, condotta con sensibilità da Paola Severini Melograni, ma non basta. Mi piacerebbe potesse andare in onda in prima serata, perché l’informazione sulla disabilità non può restare relegata alla domenica mattina. Tutti devono sapere che cosa significa vivere una condizione di disabilità».
Nel suo discorso si intrecciano esperienza e visione politica. Parla di leggi, ma soprattutto di persone, di rispetto, di linguaggio. «Io non sono un ammalato, sono una persona con disabilità», dice con decisione. «Bisogna imparare a usare le parole giuste. Anche la Chiesa dovrebbe farlo. Gli ammalati sono tali perché vivono una malattia, mentre noi abbiamo una condizione fisica diversa, ma non per questo siamo malati».
Su questo punto, Renato non fa sconti. Si spinge oltre, toccando un tema tabù almeno dalle nostre parti: «In molti Paesi esiste la figura dell’assistente sessuale, in Italia no. Eppure il sesso è una parte importante nella vita. Negarlo significa togliere alle persone con disabilità un pezzo della loro umanità. Anche questo è un diritto».

Quando parla di RSA, la sua voce si fa più critica ma anche più concreta. «La parola ospite è sbagliata: un ospite è chi non paga. Noi siamo utenti, paghiamo e abbiamo diritti. Un disabile non deve chiedere il permesso per mangiare una pizza o per uscire. E i familiari dovrebbero poter entrare anche a sorpresa, per vedere come vengono trattati i loro cari. I controlli preannunciati non servono: danno solo il tempo di nascondere i problemi».
Poi, in un tono più intimo, Renato parla della sua storia personale. «Vivo in RSA dal 2013. Prima ero stato in un’altra struttura, ma ho deciso di trasferirmi qui anche per stare vicino a Elvira, la donna che amo da trentanove anni. Non la chiamo “la mia compagna”, perché le persone non si possiedono. La chiamo “la donna che ho conquistato”. L’amore vero è anche libertà: significa non appesantire l’altro, non imporre, ma condividere. Elvira è una donna colta, parla più lingue, e nella sua vita ha dovuto affrontare molti pregiudizi, proprio come me. Ora viviamo insieme, ci aiutiamo, ma restiamo due persone autonome. Se mi dice “posso fare questo?”, le rispondo: “non devi chiedere il permesso, devi decidere tu”».

Renato ha una storia familiare difficile alle spalle, ma ne parla senza rancore: «Mia madre diceva che le avevo rovinato la vita. Io invece ho trasformato quel dolore in forza. Non mi sono mai pianto addosso. Piangersi addosso non serve, peggiora solo le cose. Bisogna combattere!».
Oggi si definisce un “accumulatore seriale”. Sorride mentre lo dice: «Colleziono profumi, francobolli, penne, monete, piccoli oggetti. Mi piace circondarmi di cose belle, perché non potendo viaggiare o muovermi come gli altri, almeno ho intorno qualcosa che mi dà piacere. Bisogna imparare ad accontentarsi e a trovare gioia nelle piccole cose».
La sua voce torna poi seria, vibrante: «Non ci divertiamo a essere disabili. Non abbiamo fatto niente di male. È la vita che ci ha messi così. Eppure spesso veniamo trattati come un peso per lo Stato. Ma una società che ragiona in termini di costi e non di persone non è una società civile».

Prima di salutarci, ci tiene ad aggiungere un pensiero che racchiude il senso di tutta la sua vita: «La vita è un dono, e la libertà è la cosa più preziosa che abbiamo. Io devo aspettare qualcuno che mi vesta, mi lavi, mi porti fuori, e allora non sopporto chi spreca la propria vita. Chi la getta via, offende chi non può viverla pienamente».

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Persone e Comunità: promuovere e progettare Vite di Qualità

Superando - 31 Ottobre 2025 - 5:53pm

È stato recentemente presentato dall’ANFFAS Nazionale il nuovo progetto denominato “Persone e Comunità: promuovere e progettare Vite di Qualità”, con cui si intende contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo 3 dell’Agenda ONU 2030 (“Salute e Benessere”), promuovendo percorsi inclusivi e partecipativi in grado di garantire il diritto alla salute, al benessere e all’autodeterminazione per tutte le persone, a partire da quelle con disabilità

«Questa progettualità rappresenta il costante impegno della nostra Associazione nel promuovere formazione, capacità e competenze: in un momento storico come questo, caratterizzato dalla Riforma in materia di disabilità e dai relativi Decreti attuativi, non ci si può più improvvisare. Elementi come Capacity Building*, Accountability [Responsabilità, N.d.R.] e rispetto delle regole del Terzo Settore sono assolutamente necessari per non mettere mai in dubbio la trasparenza di quest’ultimo. Il nostro dovere, quindi, è mettere al primo posto la serietà e l’etica in tutte le azioni rivolte all’obiettivo comune che è il benessere delle Persone: stiamo in sostanza investendo su noi stessi, per garantire dignità, diritti e la migliore Qualità di Vita possibile per le persone con disabilità e le loro famiglie»: così Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), ha aperto l’evento di presentazione del nuovo progetto della stessa ANFFAS Nazionale, denominato Persone e Comunità: promuovere e progettare Vite di Qualità, con cui si intende contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo 3 dell’Agenda ONU 2030 (Salute e Benessere), promuovendo percorsi inclusivi e partecipativi in grado di garantire il diritto alla salute, al benessere e all’autodeterminazione per tutte le persone, a partire da quelle con disabilità.

Realizzato grazie a un finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, «il progetto Persone e Comunità – come spiegano dall’ANFFAS – mette appunto al centro la Persona, la Comunità e la Qualità della Vita attraverso un insieme integrato di azioni formative, informative e sperimentali, coinvolgendo famiglie, operatori, volontari, giovani, Enti del Terzo Settore e professionisti, tutte figure che all’evento di presentazione hanno dato vita a un lungo dibattito sui temi e le modalità di svolgimento dell’iniziativa, ciò che ha consentito di esplicitare al meglio gli obiettivi, il piano formativo e gli assi progettuali, sintetizzabili in Quattro azioni per quattro obiettivi».
Questi, nel dettaglio, i quattro Assi individuati dall’ANFFAS:
° Asse 1: percorsi di formazione finalizzati all’accrescimento della consapevolezza, l’abilitazione e lo sviluppo delle competenze volte a favorire l’inclusione sociale e l’autonomia delle Persone con disabilità, rivolti a giovani, operatori, quadri dirigenti, volontari, familiari ecc.
° Asse 2: iniziative formative e informative volte al rafforzamento della Capacity Building* degli Enti del Terzo Settore appartenenti alla rete ANFFAS e non, funzionali all’implementazione della qualità dei servizi offerti.
° Asse 3: implementazione di strumenti tecnologici e informatici utili a realizzare il Progetto di Vita, a sostenere gli operatori dei servizi e gli addetti delle Unità di Valutazione Multidimensionale, ivi comprese le Persone con disabilità e i loro familiari, nella predisposizione e attuazione dei progetti, oltreché a sperimentare e attuare il budget di progetto/di salute e affermare il modello bio-psico-sociale con i connessi strumenti di classificazione.
° Asse 4: formazione, informazione e supporto agli enti aderenti alla rete e non solo, per curare gli adempimenti connessi all’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e alla permanenza nello stesso, gli adempimenti di natura contabile, gestionale ed organizzativa, gli strumenti per rendere concreta e agita l’amministrazione condivisa e per cogliere le nuove opportunità offerte dalla riforma anche in termini di raccolta fondi e strumenti di finanza.

Cosa si propone dunque di ottenere l’ANFFAS con questa iniziativa? «Innanzitutto – spiegano dall’Associazione – promuovere la consapevolezza e le competenze necessarie a sostenere l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità. Sostenere quindi la realizzazione dei Progetti di Vita personalizzati, attraverso strumenti digitali innovativi e l’approccio bio-psico-sociale. Rafforzare la Capacity Building* degli Enti del Terzo Settore, in particolare della rete ANFFAS, migliorando la qualità dei servizi offerti. Accompagnare infine gli stessi Enti del Terzo Settore negli adempimenti normativi e gestionali, promuovendo modelli di amministrazione condivisa e cogliendo le opportunità offerte dalla Riforma del Terzo Settore».

«I diritti delle nostre persone non si toccano: il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato deve essere rispettato come indicato dall’attuale normativa e non permetteremo che accada quanto successo alla Legge 328/00 che a distanza di 25 anni risulta applicata al 36% sul territorio: in caso questo non avvenga siamo pronti a denunciare nelle sedi opportune. Il sistema in cui viviamo deve riorganizzarsi e siamo a disposizione per riuscire a raggiungere l’obiettivo»: così il presidente Speziale ha chiuso l’evento che ha consentito, come detto, di aprire un dibattito e di approfondire temi di rilevanza e stretta attualità legati alla vita delle persone con disabilità, alle loro famiglie e a tutti gli Enti del Settore. (S.B.)

*Per “Capacity Building” si intende un insieme di azioni volte a rafforzare le competenze, le strutture, i processi e la governance di un’organizzazione.

Tutte le informazioni sul progetto dell’ANFFAS Persone e Comunità, compresi i materiali illustrati in sede di evento, sono disponibili nel sito dell’Associazione a questo link. Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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