Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
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Decreto cancellazioni da graduatorie di merito a seguito di rinuncia e di conferma in ruolo a.s. 2025/2026.

Ultime da USR Calabria - 3 Novembre 2025 - 1:24pm

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D.M. n. 137/2025 – OPERAZIONI ASSUNZIONALI A.S. 2025/2026 – INDIVIDUAZIONE CDC A045 – B023.

Ultime da USR Calabria - 3 Novembre 2025 - 1:19pm

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Decreto Ministeriale 211 e allegati del 3 novembre 2025 - Revisione criteri e parametri per dotazioni organiche personale ATA

Ultime dal MIUR - 3 Novembre 2025 - 1:14pm

Decreto Ministeriale 211 e allegati del 3 novembre 2025 - Revisione criteri e parametri per dotazioni organiche personale ATA

Categorie - News Normativa

Decreto Ministeriale 210 e allegati del 3 novembre 2025 - Dotazioni organiche ATA anno scolastico 2025 2026

Ultime dal MIUR - 3 Novembre 2025 - 1:07pm

Decreto Ministeriale 210 e allegati del 3 novembre 2025 - Dotazioni organiche ATA anno scolastico 2025 2026

Categorie - News Normativa

EPN (Emoglobinuria Parossistica Notturna): diritti, accesso e tutele del paziente raro

Superando - 3 Novembre 2025 - 12:52pm

Il percorso assistenziale delle persone con emoglobinuria parossistica notturna (EPN) risulta ancora disomogeneo e segnato da ostacoli strutturali. Per promuovere consapevolezza su questa patologia e offrire un’occasione concreta di approfondimento informativo, l’OMaR (Osservatorio Malattie Rare) ha organizzato per il 6 novembre l’incontro online “EPN: diritti, accesso e tutele del paziente raro”, patrocinato da AMARE (Associazione Malattie Rare Ematologiche) 

«Nonostante i progressi nella diagnosi e nel trattamento – sottolineano dall’OMaR (Osservatorio Malattie Rare), il percorso assistenziale delle persone con emoglobinuria parossistica notturna (EPN) risulta ancora disomogeneo e segnato da ostacoli strutturali. La rarità della patologia si traduce quindi in difficoltà concrete nell’accesso ai diritti sanitari, lavorativi e sociali, aggravate da disparità territoriali, carenze normative e una consapevolezza ancora insufficiente a livello istituzionale».
«Inoltre – si aggiunge – accanto alla gestione clinica, spesso complessa e continuativa, le persone con EPN si trovano ad affrontare un contesto che non sempre riconosce né tutela i loro bisogni specifici. Per questo appare evidente la necessità di attivare un confronto tra professionisti clinici, esperti giuridici, associazioni e pazienti per analizzare le criticità esistenti e individuare strumenti concreti di tutela. Solo così sarà possibile promuovere equità assistenziale e pieno riconoscimento dei diritti».

Proprio per promuovere, dunque, una maggiore consapevolezza su questa patologia e offrire un’occasione concreta di approfondimento informativo, lo stesso OMaR ha organizzato per il pomeriggio del 6 novembre (ore 17) l’incontro online denominato EPN: diritti, accesso e tutele del paziente raro, patrocinato da AMARE (Associazione Malattie Rare Ematologiche) e con il contributo non condizionante di Sobi. (S.B.)

Il webinar potrà essere seguito su piattaforma Zoom. Per ogni ulteriore informazione: melchionna@rarelab.eu (Rossella Melchionna).

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Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno – D.D.G. n. 3059 del 10 dicembre 2024 – Decreto rettifica graduatoria di merito per la classe di...

Ultime da USR Calabria - 3 Novembre 2025 - 12:29pm

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“Ostinata Festival” e Blindsight Project: l’inclusione nella creazione artistica

Superando - 3 Novembre 2025 - 12:29pm

L’Associazione Blindsight Project è partner di “Ostinata Festival – L’arte che non si fa da parte”, evento ideato e curato da Meduse Collettivo Artistico, in programma a Pistoia dal 15 novembre al 28 dicembre 2025. Con il metodo “Talking-Italy©”, Blindsight Project ha realizzato le audiodescrizioni degli ambienti della Biblioteca San Giorgio di Pistoia e dell’opera di Anselm Kiefer “Il grande carico”, ospitata all’interno di essa “Die Grosse Fracht” (“Il grande carico”), 2006-2007, acrilico, emulsioni, ruggine, argilla, piombo fuso, su tela con nave e libri di piombo, cm 460×690, Pistoia, Biblioteca San Giorgio (©Anselm Kiefer; foto di Fabrizio Antonelli)

L’Associazione Blindsight Project rende noto con piacere di essere partner di Ostinata Festival – L’arte che non si fa da parte, evento ideato e curato da Meduse Collettivo Artistico, in programma a Pistoia dal 15 novembre al 28 dicembre 2025. La città toscana, che sarà “Capitale Italiana del Libro 2026”, conferma così il proprio ruolo di polo culturale creativo e inclusivo.

Il Festival metterà al centro l’inclusione nella creazione artistica, coinvolgendo artiste e artisti con disabilità in un ricco calendario di laboratori, spettacoli e azioni partecipative.
Con il metodo Talking-Italy©, Blindsight Project ha realizzato le audiodescrizioni degli spazi e dell’opera di Anselm Kiefer Il grande carico, ospitata presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia.
L’intervento non si limita alle opere, ma comprende anche la descrizione degli ambienti e dei contenuti presenti al loro interno, rendendo la visita più accessibile e completa per le persone cieche e ipovedenti. L’audiodescrizione degli spazi aiuta infatti a orientarsi e a percepire volumi, luci, materiali e atmosfera, restituendo la piena esperienza sensoriale del luogo: un modo per vivere la cultura anche con altri sensi, e non solo con la vista.
I testi delle audiodescrizioni sono di Michela Calò e Laura Raffaeli. Per il modellino tattile del Grande carico i testi dell’audiodescrizione che lo accompagna sono di Maria Giulia Carlèt e Loretta Secchi. La voce è di Ettore Oldi.

Con questa iniziativa, Blindsight Project e Meduse Collettivo Artistico rinnovano il loro impegno per una cultura realmente accessibile, dove l’arte, gli spazi e i contenuti che li animano diventano occasione di partecipazione condivisa. (Simona Lancioni)

Le audiodescrizioni della Biblioteca San Giorgio di Pistoia sono liberamente fruibili a questo link; il programma completo dell’evento è disponibile a quest’altro link; mentre la locandina è pubblicata a questo ulteriore link. Per altre informazioni: info@blindsight.eu.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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L’approccio culturale all’inclusione educativa delle persone con disabilità

Superando - 3 Novembre 2025 - 12:05pm

La pletora di pubblicazioni sull’inclusione scolastica delle persone con disabilità o fa emergere le criticità diffuse su tutto il territorio nazionale o si limita a produrre strumentazioni tecniche e burocratiche che dovrebbero accompagnare e spesso semplificare le attività degli “addetti ai lavori”. Un recente libro di Alessandra Maria Straniero, affronta invece il tema da un punto di vista culturale e politico, interrogando in profondità il ruolo e le responsabilità degli insegnanti

Scrivere un libro sull’inclusione scolastica delle persone con disabilità che apra una riflessione innovativa su due elementi essenziali delle criticità che oggi incontrano gli operatori del settore educativo non è facile. Infatti, la pletora di pubblicazioni sull’argomento o fa emergere le criticità diffuse su tutto il territorio nazionale dei processi di inclusione o si limita a produrre strumentazioni tecniche e burocratiche che dovrebbero accompagnare e spesso semplificare le attività degli “addetti ai lavori”. Il libro Immaginari e disabilità. Il ruolo trasformativo della Pedagogia Speciale (Roma, Anicia, 2025), pubblicato da Alessandra Maria Straniero, ricercatrice di Didattica e Pedagogia Speciale presso il Dipartimento DeMaCS dell’Università della Calabria, affronta invece il tema da un punto di vista culturale e politico, interrogando in profondità il ruolo e le responsabilità degli insegnanti.

Due sono gli approfondimenti tematici che Straniero sviluppa. Il primo è relativo a quale teoria di disabilità sia alla base dell’approccio degli operatori dell’educazione. Il volume analizza infatti ogni modello di disabilità succedutosi nel tempo, modificando progressivamente un approccio millenario che riduceva gli studenti con disabilità – che solo nell’ultimo secolo hanno avuto il riconoscimento al diritto allo studio – alla loro condizione di limitazione funzionale e quindi alla loro impossibilità ad apprendere o ad essere relegati in classi differenziali o scuole speciali, dovendo essere trattati in maniera differente in quanto avrebbero disturbato gli altri alunni nelle classi ordinarie.
Un tema, questo, di recente riproposto nelle stesse forme dal professor Galli Della Loggia, attribuendo a questa scelta le criticità della scuola italiana. Si tratta di un modello medico/individuale ancora prevalente nei modelli di welfare e nelle formazioni degli operatori socio-sanitari.
Ripercorrendo l’evoluzione delle teorie sulla disabilità, il libro fa quindi conoscere come la riflessione sia passata a un modello sociale definito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Secondo infatti l’articolo 2 di quest’ultima, «per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri».
Questo modello sociale basato sul rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità sposta l’attenzione al contesto in cui vivono queste persone e ai comportamenti discriminatori e inappropriati che ne possono limitare la partecipazione.
Semmai una critica alla ricostruzione di Straniero è quella di avere sottovalutato proprio il tema del rispetto dei diritti umani, che nell’ICF – la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute approvata nel 2001 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e pensata per obiettivi di analisi demografica – non era stato preso in considerazione.

Questa disamina storica diventa dunque uno strumento culturale essenziale per approcciare gli strumenti e i comportamenti pedagogici ed educativi appropriati. Gli sviluppi successivi delle teorie sulla disabilità (“modello relazionale”, capability approach e “modello di sviluppo umano”) hanno affinato ulteriormente le capacità di analisi della condizione di disabilità, fornendo ulteriori elementi utili ai processi di inclusione educativa. Quanto la conoscenza di questa evoluzione di modelli è conosciuta dagli insegnati e dagli operatori educativi che operano nelle scuole e nelle università?
Se poi coniughiamo questa carenza culturale con i processi che da millenni hanno costruito uno stigma negativo verso le persone con limitazioni funzionali risulta evidente come tali processi influenzino gli insegnati e le altre figure professionali che operano nelle scuole italiane.
Partendo dal concetto di habitus elaborato dal sociologo francese Pierre Bourdieu – inteso come il senso comune che costituisce la base culturale delle comunità in cui le persone vivono – e dalla definizione di Alessandra M. Straniero della «concezione profonda che gli insegnanti hanno della disabilità come fenomeno umano, sociale e pedagogico», il volume utilizza nuovi strumenti di analisi per indagare il sostrato culturale che orienta i comportamenti di 1.368 insegnanti in formazione sui temi della disabilità e dell’inclusione. L’indagine fa emergere gli immaginari negativi e stigmatizzanti che influenzano la loro visione sulle persone con disabilità e sul modo in cui queste dovrebbero essere considerate nei processi educativi. Sulla base di semplici domande sul tema della disabilità e dell’inclusione, la ricerca ricostruisce, sulla base delle parole e degli aggettivi utilizzati nelle risposte, l’immaginario che guida il lavoro di inclusione e la lettura della condizione di disabilità. Gli elementi che emergono fanno capire quanto sia introiettato lo stigma negativo millenario e come questo approccio culturale influenzi gli insegnanti nel loro lavoro quotidiano, nell’uso degli strumenti tecnici e pedagogici.

Le conclusioni di Straniero indicano alcuni percorsi per costruire un profilo di docente inclusivo. L’elemento più importante è la capacità di formare gli insegnanti sull’habitus professionale adeguato ad affrontare correttamente il lavoro di inclusione educativa. Tale habitus deve basarsi su una capacità riflessiva, come dispositivo della costruzione dell’identità dell’insegnante, che sia consapevole delle eredità culturali che ne influenzano il lavoro, accompagnata da considerazioni che hanno a che vedere con la formazione sull’inclusione, le relazioni umane e tecniche con gli studenti e gli operatori educativi che operano nelle scuole.

*Condirettore del CeRC (Centre for Governmentality and Disability Studies “Robert Castel”) dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

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D.M. n. 137/2025 – OPERAZIONI ASSUNZIONALI A.S. 2025/2026 – INDIVIDUAZIONE CDC A045 – B023

Ultime da A. T. P. Cosenza - 3 Novembre 2025 - 10:52am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Renato Apuzzo, una vita intrecciata con il percorso dei diritti

Superando - 31 Ottobre 2025 - 6:16pm

Persona con disabilità dalla nascita, Renato Apuzzo ha intrecciato la propria vita con il percorso dei diritti: battaglie civili, lettere ai Ministeri, appelli pubblici e una conoscenza impressionante delle leggi che riguardano le persone con disabilità. Parla con calma e lucidità, ma dietro ogni parola si avverte la passione di chi non ha mai smesso di credere che le cose possano cambiare. Conoscerlo, per Superando, è stato un piacere Originario della Spezia, dal 2013 Renato Apuzzo è utente di una RSA in Campania

Renato Apuzzo è un simpatico signore di 76 anni, originario della Spezia e oggi utente – non vuole essere definito ospite – presso una RSA a Castellammare di Stabia (Napoli).
Disabile dalla nascita, da sempre, la sua vita è intrecciata con quella dei diritti: battaglie civili, lettere ai Ministeri, appelli pubblici e una conoscenza impressionante delle leggi che riguardano le persone con disabilità. Parla con calma e lucidità, ma dietro ogni parola si avverte la passione di chi non ha mai smesso di credere che le cose possano cambiare.

Tutto comincia negli Anni Settanta, quando Renato, poco più che ventenne, decide di non restare a guardare. «A quei tempi – racconta – si parlava di “invalidi”, non di “persone con disabilità”. Erano altri anni, altri linguaggi, altre mentalità. Io ho iniziato a lottare per la Legge 482 del 1968 e poi per la 118 del 1971, che introdusse per la prima volta l’abbattimento delle barriere architettoniche e migliorò le pensioni».
Da allora, non si è più fermato. Ha scritto a Sindaci, Regioni, Ministeri, senza mai ricorrere ad avvocati: «Perché un disabile deve imparare a difendersi da sé. Gli avvocati costano e spesso ti insegnano come rinunciare ai tuoi diritti», ride. «Io preferisco studiare, informarmi e lottare da solo».
Ha collaborato anche con il Ministero della Disabilità, suggerendo e segnalando correzioni linguistiche nella redazione di importanti provvedimenti e spingendo per una semplificazione burocratica: «Bisogna smettere di chiedere certificati medici a chi ha già un verbale di invalidità permanente, o dover rinnovare i contrassegni per auto ogni cinque anni».

Renato parla con la precisione di un giurista, ma con la forza di chi quelle norme le vive ogni giorno sulla propria pelle. «Il problema – mi dice – è l’ignoranza, non solo delle Istituzioni, ma anche dei cittadini. Le persone troppe volte non conoscono le leggi che le riguardano, non sanno di avere diritti. La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ad esempio, ratificata dall’Italia nel 2009 [con la Legge 18/09, N.d.R.], è un documento vincolante: significa che lo Stato è obbligato ad applicarla, e non può dire che non ci sono soldi. Quando ratifichi una convenzione internazionale, devi trovare le risorse: è una questione di dignità costituzionale».

La conversazione intanto scorre tra ricordi e qualche riflessione amara. «Quando un disabile porta a casa una medaglia, tutti si riempiono il petto d’orgoglio. Ma quando chiede il rispetto dei propri diritti, improvvisamente non interessa più a nessuno. È un doppio standard che ferisce».
E rincara: «La RAI, ad esempio, dovrebbe fare di più. C’è una trasmissione che si chiama O anche no, condotta con sensibilità da Paola Severini Melograni, ma non basta. Mi piacerebbe potesse andare in onda in prima serata, perché l’informazione sulla disabilità non può restare relegata alla domenica mattina. Tutti devono sapere che cosa significa vivere una condizione di disabilità».
Nel suo discorso si intrecciano esperienza e visione politica. Parla di leggi, ma soprattutto di persone, di rispetto, di linguaggio. «Io non sono un ammalato, sono una persona con disabilità», dice con decisione. «Bisogna imparare a usare le parole giuste. Anche la Chiesa dovrebbe farlo. Gli ammalati sono tali perché vivono una malattia, mentre noi abbiamo una condizione fisica diversa, ma non per questo siamo malati».
Su questo punto, Renato non fa sconti. Si spinge oltre, toccando un tema tabù almeno dalle nostre parti: «In molti Paesi esiste la figura dell’assistente sessuale, in Italia no. Eppure il sesso è una parte importante nella vita. Negarlo significa togliere alle persone con disabilità un pezzo della loro umanità. Anche questo è un diritto».

Quando parla di RSA, la sua voce si fa più critica ma anche più concreta. «La parola ospite è sbagliata: un ospite è chi non paga. Noi siamo utenti, paghiamo e abbiamo diritti. Un disabile non deve chiedere il permesso per mangiare una pizza o per uscire. E i familiari dovrebbero poter entrare anche a sorpresa, per vedere come vengono trattati i loro cari. I controlli preannunciati non servono: danno solo il tempo di nascondere i problemi».
Poi, in un tono più intimo, Renato parla della sua storia personale. «Vivo in RSA dal 2013. Prima ero stato in un’altra struttura, ma ho deciso di trasferirmi qui anche per stare vicino a Elvira, la donna che amo da trentanove anni. Non la chiamo “la mia compagna”, perché le persone non si possiedono. La chiamo “la donna che ho conquistato”. L’amore vero è anche libertà: significa non appesantire l’altro, non imporre, ma condividere. Elvira è una donna colta, parla più lingue, e nella sua vita ha dovuto affrontare molti pregiudizi, proprio come me. Ora viviamo insieme, ci aiutiamo, ma restiamo due persone autonome. Se mi dice “posso fare questo?”, le rispondo: “non devi chiedere il permesso, devi decidere tu”».

Renato ha una storia familiare difficile alle spalle, ma ne parla senza rancore: «Mia madre diceva che le avevo rovinato la vita. Io invece ho trasformato quel dolore in forza. Non mi sono mai pianto addosso. Piangersi addosso non serve, peggiora solo le cose. Bisogna combattere!».
Oggi si definisce un “accumulatore seriale”. Sorride mentre lo dice: «Colleziono profumi, francobolli, penne, monete, piccoli oggetti. Mi piace circondarmi di cose belle, perché non potendo viaggiare o muovermi come gli altri, almeno ho intorno qualcosa che mi dà piacere. Bisogna imparare ad accontentarsi e a trovare gioia nelle piccole cose».
La sua voce torna poi seria, vibrante: «Non ci divertiamo a essere disabili. Non abbiamo fatto niente di male. È la vita che ci ha messi così. Eppure spesso veniamo trattati come un peso per lo Stato. Ma una società che ragiona in termini di costi e non di persone non è una società civile».

Prima di salutarci, ci tiene ad aggiungere un pensiero che racchiude il senso di tutta la sua vita: «La vita è un dono, e la libertà è la cosa più preziosa che abbiamo. Io devo aspettare qualcuno che mi vesta, mi lavi, mi porti fuori, e allora non sopporto chi spreca la propria vita. Chi la getta via, offende chi non può viverla pienamente».

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Persone e Comunità: promuovere e progettare Vite di Qualità

Superando - 31 Ottobre 2025 - 5:53pm

È stato recentemente presentato dall’ANFFAS Nazionale il nuovo progetto denominato “Persone e Comunità: promuovere e progettare Vite di Qualità”, con cui si intende contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo 3 dell’Agenda ONU 2030 (“Salute e Benessere”), promuovendo percorsi inclusivi e partecipativi in grado di garantire il diritto alla salute, al benessere e all’autodeterminazione per tutte le persone, a partire da quelle con disabilità

«Questa progettualità rappresenta il costante impegno della nostra Associazione nel promuovere formazione, capacità e competenze: in un momento storico come questo, caratterizzato dalla Riforma in materia di disabilità e dai relativi Decreti attuativi, non ci si può più improvvisare. Elementi come Capacity Building*, Accountability [Responsabilità, N.d.R.] e rispetto delle regole del Terzo Settore sono assolutamente necessari per non mettere mai in dubbio la trasparenza di quest’ultimo. Il nostro dovere, quindi, è mettere al primo posto la serietà e l’etica in tutte le azioni rivolte all’obiettivo comune che è il benessere delle Persone: stiamo in sostanza investendo su noi stessi, per garantire dignità, diritti e la migliore Qualità di Vita possibile per le persone con disabilità e le loro famiglie»: così Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), ha aperto l’evento di presentazione del nuovo progetto della stessa ANFFAS Nazionale, denominato Persone e Comunità: promuovere e progettare Vite di Qualità, con cui si intende contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo 3 dell’Agenda ONU 2030 (Salute e Benessere), promuovendo percorsi inclusivi e partecipativi in grado di garantire il diritto alla salute, al benessere e all’autodeterminazione per tutte le persone, a partire da quelle con disabilità.

Realizzato grazie a un finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, «il progetto Persone e Comunità – come spiegano dall’ANFFAS – mette appunto al centro la Persona, la Comunità e la Qualità della Vita attraverso un insieme integrato di azioni formative, informative e sperimentali, coinvolgendo famiglie, operatori, volontari, giovani, Enti del Terzo Settore e professionisti, tutte figure che all’evento di presentazione hanno dato vita a un lungo dibattito sui temi e le modalità di svolgimento dell’iniziativa, ciò che ha consentito di esplicitare al meglio gli obiettivi, il piano formativo e gli assi progettuali, sintetizzabili in Quattro azioni per quattro obiettivi».
Questi, nel dettaglio, i quattro Assi individuati dall’ANFFAS:
° Asse 1: percorsi di formazione finalizzati all’accrescimento della consapevolezza, l’abilitazione e lo sviluppo delle competenze volte a favorire l’inclusione sociale e l’autonomia delle Persone con disabilità, rivolti a giovani, operatori, quadri dirigenti, volontari, familiari ecc.
° Asse 2: iniziative formative e informative volte al rafforzamento della Capacity Building* degli Enti del Terzo Settore appartenenti alla rete ANFFAS e non, funzionali all’implementazione della qualità dei servizi offerti.
° Asse 3: implementazione di strumenti tecnologici e informatici utili a realizzare il Progetto di Vita, a sostenere gli operatori dei servizi e gli addetti delle Unità di Valutazione Multidimensionale, ivi comprese le Persone con disabilità e i loro familiari, nella predisposizione e attuazione dei progetti, oltreché a sperimentare e attuare il budget di progetto/di salute e affermare il modello bio-psico-sociale con i connessi strumenti di classificazione.
° Asse 4: formazione, informazione e supporto agli enti aderenti alla rete e non solo, per curare gli adempimenti connessi all’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e alla permanenza nello stesso, gli adempimenti di natura contabile, gestionale ed organizzativa, gli strumenti per rendere concreta e agita l’amministrazione condivisa e per cogliere le nuove opportunità offerte dalla riforma anche in termini di raccolta fondi e strumenti di finanza.

Cosa si propone dunque di ottenere l’ANFFAS con questa iniziativa? «Innanzitutto – spiegano dall’Associazione – promuovere la consapevolezza e le competenze necessarie a sostenere l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità. Sostenere quindi la realizzazione dei Progetti di Vita personalizzati, attraverso strumenti digitali innovativi e l’approccio bio-psico-sociale. Rafforzare la Capacity Building* degli Enti del Terzo Settore, in particolare della rete ANFFAS, migliorando la qualità dei servizi offerti. Accompagnare infine gli stessi Enti del Terzo Settore negli adempimenti normativi e gestionali, promuovendo modelli di amministrazione condivisa e cogliendo le opportunità offerte dalla Riforma del Terzo Settore».

«I diritti delle nostre persone non si toccano: il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato deve essere rispettato come indicato dall’attuale normativa e non permetteremo che accada quanto successo alla Legge 328/00 che a distanza di 25 anni risulta applicata al 36% sul territorio: in caso questo non avvenga siamo pronti a denunciare nelle sedi opportune. Il sistema in cui viviamo deve riorganizzarsi e siamo a disposizione per riuscire a raggiungere l’obiettivo»: così il presidente Speziale ha chiuso l’evento che ha consentito, come detto, di aprire un dibattito e di approfondire temi di rilevanza e stretta attualità legati alla vita delle persone con disabilità, alle loro famiglie e a tutti gli Enti del Settore. (S.B.)

*Per “Capacity Building” si intende un insieme di azioni volte a rafforzare le competenze, le strutture, i processi e la governance di un’organizzazione.

Tutte le informazioni sul progetto dell’ANFFAS Persone e Comunità, compresi i materiali illustrati in sede di evento, sono disponibili nel sito dell’Associazione a questo link. Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net.

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Se il luogo comune vince sulla verità

Superando - 31 Ottobre 2025 - 5:22pm

«Ho spesso usato la frase “è arrivato il momento di smettere di coltivare, solo, ciascuno, il proprio orticello!” – scrive Liana Cappato – comportandomi di conseguenza. Ma perché parlo di “luogo comune che vince sulla verità”? Perché in realtà accade proprio che siano in troppi, anche tra coloro che pronunciano quella frase, a “coltivare il proprio orticello”!»

Esistono espressioni che ormai fanno parte del linguaggio comune e il cui significato, in realtà profondo, viene dato per scontato da una moltitudine di persone: veri e propri slogan, sulla bocca di tutti, in una società ventriloqua in cui le persone che pensano e che usano il cervello per fare propria un’idea sono “merce rara”. L’esempio più lampante è quello della parola “inclusione”, abusata, forse sopravvalutata, di conseguenza depauperata.
Non voglio minimamente riprendere un argomento già ampliamente indagato in modo spesso esaustivo (ricordo, in proposito, il recente consueto ottimo intervento di Gianfranco Vitale su queste stesse pagine [“Inclusione difficile: la sfida delle persone autistiche”, N.d.R.]). Voglio soffermarmi oggi su un’espressione che io stessa ho sovente usato, specialmente nell’ultimo anno, da quando è nata l’Associazione della quale sono presidente [Autismo Fuori dal Coro ODV, N.d.R.], ma che utilizzavo volentieri anche in passato: «È arrivato il momento di smettere di coltivare, solo, ciascuno, il proprio orticello!». E diamine, ci credo realmente! Racconterò un brevissimo aneddoto sperando di non stancare i lettori.

Quando mio figlio era piccolo, ricordo che gli dimezzarono, a scuola, le ore di assistente alla comunicazione e alle autonomie (che io volgarmente (?) chiamavo “Educatore”. E pensare che “Educare” deriva da e-ducere, tirare fuori il meglio di ciascuno). Quando chiesi il reintegro delle ore che erano passate da otto a quattro, mi dissero di fare ricorso, al limite le avrebbero tolte a qualcun altro. Bene, in quell’occasione dichiarai a gran voce che MAI avrei ceduto al ricatto e decisi di promuovere da sola una raccolta firme, che poi venne anche siglata da un sindacato.
Poco tempo dopo in Comune mi diedero un appuntamento, al quale pensavo ingenuamente che sarei andata accompagnata da una delegazione di mamme nella mia stessa condizione, firmatarie. E invece mi ritrovai sola. Tuttavia ero contenta, perché le ore di Educatore di mio figlio non vennero reintegrate, ma in compenso non avevo “guardato il mio orticello”; non avevo ceduto al ricatto; non avevo calpestato i diritti di un altro bambino a favore del mio.
Non ho fatto scalpore, anzi, per la verità se ci penso sono uscita perdente da quella vicenda e non sono stata nemmeno un buon esempio. Non è servito a nessuno se non a me stessa, ma mi sono ripetuta dentro di me, con un certo orgoglio che “non ho guardato il mio orticello!”.
Forse non dovrei dirlo, ma io penso che in verità se davvero nessuno pensasse anziché solo a se stesso al bene comune, cominceremmo a sentire “odore di cambiamento”.
Oggi quasi tutte le persone che interloquiscono con me in fatto di disabilità usano correntemente e con estrema disinvoltura questa espressione e ci credono realmente! Ma cosa vuol dire “non coltivare solo il proprio orticello”? Certo non vuol dire passare per “fessacchiotti”, come magari è successo a me, ma men che meno vuol dire riempirsi la bocca di parole ormai svuotate del loro profondo significato! Questa espressione deve diventare uno stile di vita e non restare uno slogan. Deve prevedere una crescita personale tale che ci porti a pensare e a lottare per un’idea che ci conduca verso il bene comune e non solo nostro.

Vengo al punto. Nella mia città, oltre al Centro di Neuropsicopatologia dell’Età Evolutiva che è titolato ad effettuare diagnosi più o meno precoci (più meno che più), con relative certificazioni e terapie riabilitative, vi è un Centro convenzionato ASL di altissimo livello, che ha la presa in carico di circa 300 (trecento) bambini che diversamente diventerebbero numeri in lista d’attesa.
Anche in questo caso non coltivo il mio orticello, perché mio figlio ha 22 anni e in quel Centro non ci è mai dovuto andare e, a questo punto, mai ci andrà. Un Centro nel quale operano professionisti formati e attenti, fondamentale per il contributo necessario a snellire queste benedette liste d’attesa, ad aiutare i bambini nel loro percorso di crescita e ad accompagnare le famiglie che, a loro volta, necessitano di un supporto emotivo nell’affrontare le difficoltà e le fragilità del loro figlio.
Oggi questo Centro è a serio rischio chiusura e a poco o nulla sono serviti appelli, raccolte fondi, incontri con i servizi e quant’altro. Il solo spiraglio che si apre oggi è una banalissima raccolta di firme, non certo per chiedere un miracolo, ma perché per decenni nella mia città abbiamo assistito allo sfacelo di una villa sul mare in stile liberty, lasciata nel completo e totale abbandono, fino a quando qualche anno fa il miracolo è avvenuto e la villa è stata ristrutturata. Ma è vuota e inutilizzata. Vuota e inutilizzata!
La raccolta di firme è chiaro che è rivolta a destinare almeno parte dell’edificio al Centro, ed è altrettanto chiaro che ci sia qualche cittadino che non è d’accordo con questa idea. Ma perché parlo di “luogo comune che vince sulla verità”? Perché se fosse vero che la società si orienta gradualmente a superare una visione personalistica della vita; se fosse vero che tutte le Associazioni esistenti ed emergenti hanno lo stesso nobile obiettivo, quello di superare gli interessi personali e territoriali per tendere ad un mondo più giusto; se fosse pure vero che l’interesse primario è quello comune, allora, essendo stata divulgata una raccolta di firme su tutto il territorio nazionale, il numero di firme raccolto ad oggi dovrebbe di gran lunga superare le tremila unità e raggiungere cifre ben più alte. Invece… «Io non vivo lì, quindi…», «Mio figlio è maggiorenne, quindi…», «Chi ha voglia di leggere… Quindi…» E via discorrendo. Sta di fatto che le firme raccolte non toccano – ripeto – le tremila unità, al momento.
La chiusura di un servizio così importante rappresenta il fallimento della società e non solo perché “oggi tocca a me, ma domani potrebbe toccare a te!”. Ignorare bellamente quell’appello accorato significa esattamente coltivare solo il proprio orticello. Le poche migliaia di firme sono la prova tangibile del fatto che è proprio quello che stiamo continuando ostinatamente a fare, ignorare il bene comune, facendo la fortuna di rappresentanti del mondo politico che, di fronte ad un simile atteggiamento egoistico, “si fregano le mani”.
Ancora una volta siamo colpevoli noi famiglie dell’inadempienza di Istituzioni e Servizi, perché una volta ottenuto il risultato sperato per nostro figlio siamo soddisfatti e non solo: non facciamo più mezza rimostranza per paura di perdere quel poco che abbiamo ottenuto che, ricordo, non è un privilegio, ma un diritto! Nessuno ci ha regalato niente! Hanno solo fatto il loro dovere. concedendo, talvolta, il “minimo sindacale” (una manciata di ore di logopedia e psicomotricità, senza magari prevedere un trattamento comportamentale o altro).
Il problema è che a volte lo stesso atteggiamento lo hanno le Associazioni che, per paura di perdere piccoli risultati ottenuti, stanno zitte e fanno “orecchie da mercante”, quando gli si fa notare che esistono situazioni come questa!

Siamo di fronte ad un sistema ben articolato, perché ogni aspetto legato al riconoscimento e al rispetto dei Diritti delle Persone con disabilità e dei loro familiari è abilmente raggirato. A prescindere dal caso di cui ho appena parlato (caso che non dovrebbe esistere, perché secondo me è la Regione di appartenenza stessa che dovrebbe garantire il proseguimento del Servizio), si pensi a quanto nel mondo della politica e dell’associazionismo si continui a parlare di leggi fantasma sui Diritti dei Caregiver, quando poi leggiamo articoli il cui titolo recita Stretta sui permessi 104!
«Eh ma c’è chi se n’è approfittato per andare alle Maldive», «Eh ma hanno il contrassegno per il parcheggio!», «Eh, ma per colpa di chi frega ci rimetto io che ne ho bisogno!»…
Ebbene, la persona con un familiare con disabilità a carico non usa la 104 per andare tre giorni alle Maldive: avere un familiare (magari un figlio) a carico da accudire, lavorando, non significa soltanto portarlo a fare una visita. Avere bisogno di un permesso 104 potrebbe anche voler dire «Ragazzi, non ce la faccio più, ho bisogno di mezza giornata di respiro!» perché per noi le ferie non esistono! Ma questo concetto non viene capito talvolta nemmeno da chi la 104 ce l’ha e, invece di ribellarci tutti a una presa di posizione arrogante come questa, diamo ragione a chi la assume, dimenticando che è la stessa persona che si riempie la bocca di leggi inesistenti sui diritti e sulle tutele dei caregiver.

Ed eccoci di nuovo a guardare ciascuno il proprio orticello, perché persino la questione dell’“accomodamento ragionevole”, per quanto riguarda i turni lavorativi, dà parecchio fastidio.
Insomma, da una parte si fanno grandi parole su nuove fantomatiche leggi a tutela di tutti i soggetti coinvolti, dall’altra non solo non si fa nessuna legge, ma si tenta di dare un giro di vite ad una legge di tutela, che non sarà certamente perfetta, e sarà sicuramente fallibile ma… ha un grande innegabile pregio: ESISTE! Ed è già qualcosa.

Quindi, se davvero siamo persone a cui non piace coltivare solo il proprio orticello, cominciamo a non dare spazio a certi articoli e facciamoli passare inosservati perché poi, vox populi… E quando andiamo a lavorare, noi che possiamo, ricordiamo che se un collega chiede di uscire un’ora prima o entrare un’ora dopo, non lo fa per metterci in difficoltà, ma per sopravvivere.
Sì, perché spesso accade che noi caregiver si debba sopravvivere, perché persino vivere diventa un lusso.

*Presidente di Autismo Fuori dal Coro ODV.

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Personale ATA: Avviso: Pubblicazione graduatorie d’istituto III Fascia personale ATA triennio 2024/2027 – Termine unico di pubblicazione ai sensi dell’art. 8, comma 5, del D.M. n. 89/2024

Ultime da A. T. P. Cosenza - 31 Ottobre 2025 - 4:36pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

I.C. SPEZZANO ALBANESE – Interpello per conferimento supplenza breve per la classe di concorso ADEE – SOSTEGNO SC. PRIM. PSICOFISICO EH

Ultime da A. T. P. Cosenza - 31 Ottobre 2025 - 4:33pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Uno studio sulla doppia marginalizzazione delle donne con disabilità

Superando - 31 Ottobre 2025 - 4:33pm

Una studentessa dell’Università Cattolica di Milano, sta conducendo, nell’àmbito del proprio percorso di studio, una ricerca qualitativa sul tema della “Doppia marginalizzazione delle donne con disabilità”, con particolare attenzione all’inserimento nel mondo del lavoro e alle esperienze di discriminazione multipla. Per questo sta cercando donne con disabilità disponibili a partecipare a una breve intervista semi-strutturata online Donne con diverse forme di disabilità

Come viene segnalato nel proprio sito dal Centro Informare un’h, Joely Jimenez Sanchez, studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Consulenza Pedagogica per la Disabilità e la Marginalità, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nell’àmbito del proprio percorso di studi sta conducendo una ricerca qualitativa sul tema della Doppia marginalizzazione delle donne con disabilità, con particolare attenzione all’inserimento nel mondo del lavoro e alle esperienze di discriminazione multipla. Per questo sta cercando donne con disabilità disponibili a partecipare a una breve intervista semi-strutturata online, «con l’obiettivo – come spiega – di dare voce alle esperienze personali, valorizzando i punti di forza, le difficoltà e le strategie di resilienza».
Tutti i dati raccolti saranno naturalmente trattati in modo anonimo e riservato, e utilizzati esclusivamente a fini di ricerca accademica.
Coloro che siano interessate possono quindi contattare Joely Jimenez Sanchez all’indirizzo joely.jimenezsanchez01@icatt.it.

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“La voce del colore”: cinque pittori sordi in mostra a Milano

Superando - 31 Ottobre 2025 - 4:17pm

Si chiama “La voce del colore” la mostra promossa dalla Fondazione Pio Istituto dei Sordi di Milano, che dal 7 al 16 novembre, nel capoluogo lombardo, ricorderà e racconterà il lavoro e le storie di cinque pittori sordi milanesi, divenuti a partire dal dopoguerra eccellenze nel mondo dell’arte, vale a dire Lauro Bolondi, Luciana Bora, Giuseppe Coppin, Arnoldo Sidoli e Primo Cajani

Si chiama La voce del colore la mostra promossa dalla Fondazione Pio Istituto dei Sordi di Milano, voluta per ricordare e raccontare il lavoro e le storie di cinque pittori sordi milanesi, divenuti a partire dal dopoguerra eccellenze nel mondo dell’arte, vale a dire Lauro Bolondi, Luciana Bora, Giuseppe Coppin, Arnoldo Sidoli e Primo Cajani.
Portata avanti in sinergia con i figli dei pittori stessi e con Emiliano Mereghetti, studioso di storia dei sordi, la mostra, patrocinata dal Municipio 6 del Comune di Milano, dall’ENS Milano (Ente Nazionale Sordi) e dall’UNEBA Lombardia, verrà inaugurata il 7 novembre, presso l’Ex-Fornace di Milano (Alzaia Naviglio Pavese, 16, ore 17) e sarà poi visitabile a ingresso libero fino al 16 novembre.

In occasione dell’inaugurazione verrà anche proiettato in anteprima il documentario Tutti i colori del silenzio di Fabio Martina, la cui realizzazione è stata sostenuta dal Fondo Sordità Milano.
L’arte dei sordi sarà poi nel pomeriggio del 15 novembre (ore 16) al centro di un incontro con esperti sordi e udenti, cui prenderà parte tra gli altri anche Primo Cajani, unico pittore vivente in mostra.

«In questa esposizione – dicono i promotori – a prendere voce è il colore, anche quando, nei casi estremi, è ridotto a un solo tono, un colore che fa sentire chiaramente la propria voce e che si esprime con partiture diverse per ciascun artista». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@pioistiututodeisordi.org.

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D.D.G. prot. n. AOODRCAL 32009 del 31.10.2025 – Esito Avviso prot. n. AOODRCAL31536 del 29/10/2025 – AUTORIZZAZIONE ALLA CONCESSIONE ESONERI/SEMIESONERI ALLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE OGGETTO DI DIMENSIONAMENTO 2024/2025.

Ultime da USR Calabria - 31 Ottobre 2025 - 1:35pm

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Le novità della Riforma sulla disabilità e il ruolo dell’INPS

Superando - 31 Ottobre 2025 - 1:27pm

È disponibile online un opuscolo prodotto dall’INPS che descrive le i principali aspetti della riforma sulla disabilità introdotta dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21, indicando le Province coinvolte, le specifiche condizioni di disabilità interessate al momento, nonché i passaggi futuri di implementazione, il tutto illustrando segnatamente anche il ruolo centrale assunto dall’INPS stesso nei processi di accertamento sanitario

È disponibile online (a questo link) una brochure prodotta dall’INPS che illustra i principali aspetti della Riforma della disabilità e il ruolo centrale assunto dall’INPS stesso nei processi di accertamento sanitario.
Introdotta infatti, com’è noto, dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, la riforma ha apportato significative novità in materia di tutela, assistenza e, in particolare, nelle modalità di riconoscimento della disabilità, facendo sì che sia appunto l’INPS ad assumere il ruolo di unico soggetto competente per l’accertamento sanitario, attraverso una nuova procedura che prende avvio con l’invio del certificato medico introduttivo.

Nella brochure prodotta dall’Istituto vengono descritte in maniera semplice e chiara le tempistiche della fase sperimentale della Riforma — in cui attualmente ci troviamo — indicando le Province coinvolte, le specifiche condizioni di disabilità interessate al momento, nonché gli step futuri di implementazione della Legge Delega e dei relativi Decreti Legislativi.
Il documento fornisce inoltre informazioni dettagliate sulla Riforma, sul nuovo processo di valutazione, sulle modalità di riconoscimento della disabilità, sulle sedi coinvolte nella sperimentazione e sulla Disability Card, proponendo anche un confronto tra il processo di riconoscimento della disabilità precedente alla Riforma e quello introdotto dalla nuova normativa, con una descrizione dei soggetti coinvolti e delle rispettive competenze. (HandyLex)

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I.C. BISIGNANO – Interpello Nazionale ai sensi dell’art.13 c. 23 O.M. 88/2024 – Avviso finalizzato al reclutamento di docenti forniti della specializzazione per la classe di concorso ADEE – SCUOLA PRIMARIA – SOSTEGNO

Ultime da A. T. P. Cosenza - 31 Ottobre 2025 - 12:46pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Comparto e Area Istruzione e Ricerca_ settore scuola_ sciopero intera giornata del 4 novembre 2025

Ultime da A. T. P. Cosenza - 31 Ottobre 2025 - 12:43pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

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