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Più di un insegnante su quattro vorrebbe classi e scuole speciali: un dato su cui riflettere
«Il 27% del campione (833 insegnanti da tutta Italia), con un 10,1 punti percentuali in più rispetto al 2023, è favorevole a classi e scuole speciali e lo sono soprattutto gli/le insegnanti delle scuole superiori di secondo grado e quelli/e con più anni di esperienza. In termini di clima culturale generale, ciò indica un minore consenso all’inclusione piena e una maggiore accettazione di modelli che possono assumere caratteristiche separative»: lo dicono da Erickson a proposito di uno dei dati che fanno più riflettere, emersi dall’indagine condotta a cura di Dario Ianes, Sofia Cramerotti, Marco Rospocher, Marco Bombieri e Benedetta Zagni, sul tema Le voci dell’inclusione, con l’obiettivo di trovare risposte a tre quesiti principali, uno dei quali, appunto, su quanti insegnanti vorrebbero oggi la riapertura delle scuole e classi speciali; gli altri quesiti puntavano invece a evidenziare che cosa funziona per costruire una buona inclusione e come vivono emotivamente l’inclusione stessa le e gli insegnanti italiani.
«Rispetto a ciò che funzione – dicono da Erickson – i punti di forza più importanti andrebbero rintracciati, secondo il campione interpellato, nelle relazioni tra colleghi/e, tra gli alunni e le alunne, con le famiglie, mentre, purtroppo, le competenze professionali in materia di inclusione, come la conoscenza e l’uso di metodologie didattiche inclusive, non vengono considerate fattori decisivi per una buona inclusione. Per quanto riguarda poi il vissuto emotivo dell’inclusione, vi sono buone sensazioni nei confronti delle relazioni, delle pratiche di codocenza/collaborazione tra sostegno e curricolare, dell’autodeterminazione dell’alunno/a con disabilità, delle educatrici e degli educatori e, infine, della personalizzazione didattica. Sensazioni negative, invece, nei confronti della collaborazione con i servizi socio-sanitari, che ancora una volta continuano ad essere considerati come un elemento critico nello sviluppo dell’inclusione».
I risultati completi dell’indagine verranno dibatuuti al Palacongressi di Rimini, nel corso del 15° Convegno Internazionale Erickson sulla Qualità dell’inclusione scolastica e sociale, in programma dal 14 al 16 novembre, che viene presentato così dai promotori: «L’inclusione non è solo un principio, ma una pratica quotidiana che si misura nelle aule, nei corridoi, nei cortili e nelle relazioni. Ed è oggi, più che mai, una questione aperta. Per parlare delle sfide complesse, ma altrettanto urgenti e necessarie, che l’inclusione pone alla scuola e alla società contemporanee, torna per la sua 15ª edizione il nostro Convegno Internazionale che ha fatto della partecipazione e del confronto il suo segno distintivo. E ancora una volta saranno tre giorni vissuti tra sessioni plenarie, tavole rotonde, workshop e altri incontri di vario tipo, per ascoltare e rinnovare l’impegno comune verso una qualità dell’inclusione sempre più concreta e condivisa. Oltre 35.000 professionisti sono stati coinvolti nelle edizioni precedenti – tra insegnanti, educatori ed educatrici, pedagogisti, dirigenti scolastici, operatori del sociale e della riabilitazione – per confrontarsi su come dare forma a un’idea di scuola e società capaci di accogliere, valorizzare, trasformare».
Rimandando Lettori e Lettrici al programma completo del convegno (a questo link), segnaliamo qui, tra i vari ospiti di quest’anno, lo scrittore e drammaturgo Stefano Massini, con la sua Lettera a una scuola che non esclude, Alberto Pellai in dialogo con Gino Cecchettin e Stefania Auci, che porterà la propria esperienza di insegnante di sostegno, nonché la presentazione dei dati ISTAT sull’inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità, e l’attivista culturale Espérance Hakuzwimana sulla necessità di una scuola plurale. (S.B.)
Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile il programma completo del convegno di Rimini. Per ogni ulteriore informazione: Lisa Oldani (lisa.oldani@erickson.it).L'articolo Più di un insegnante su quattro vorrebbe classi e scuole speciali: un dato su cui riflettere proviene da Superando.
I successi della Nazionale Italiana FISDIR ai Mondiali di Atletica in Australia
Tra gli eventi che fanno capo a Virtus, organizzazione globale che promuove sport d’élite per atleti e atlete con disabilità intellettive e relazionali, vi sono anche i Campionati Mondiali di Atletica la cui edizione di quest’anno (Virtus World Athletics Championships 2025) si è tenuta nell’ottobre scorso a Brisbane in Australia. E in tale manifestazione, cui hanno partecipato oltre 300 atleti provenienti da più di 30 Paesi, la Nazionale Italiana FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali) ha davvero fatto la parte del leone, conquistando il primo posto nel medagliere, con 41 medaglie complessive (20 ori, 11 argenti e 10 bronzi) e 8 record del mondo.
«Questi Campionati Mondiali – commenta un entusiasta Francesco Ambrosio, presidente della FISDIR – ci consegnano un risultato straordinario, che va ben oltre le medaglie. L’Italia FISDIR ha dimostrato infatti di essere una realtà solida, capace di confrontarsi ai massimi livelli internazionali e di portare avanti con orgoglio la nostra idea di sport paralimpico. Siamo orgogliosi dei nostri atleti, dello staff e dei tecnici che con professionalità e passione hanno contribuito a costruire questo successo. Tornare a casa da Brisbane con il primo posto nel medagliere mondiale e numerosi record del mondo è una soddisfazione enorme, ma la nostra più grande vittoria resta quella di avere mostrato al mondo la forza, la determinazione e i valori del nostro movimento».
«Siamo estremamente soddisfatti dell’andamento della squadra in questi Campionati Mondiali Virtus a Brisbane – dichiara da parte sua Pietro Camporeale, referente tecnico nazionale per l’atletica leggere -. La settimana di gare è stata semplicemente straordinaria: una vera e propria pioggia di medaglie ha premiato il duro lavoro e la dedizione dei nostri atleti, che hanno saputo esprimere al meglio il loro talento in campo internazionale. I record del mondo stabiliti rappresentano poi un traguardo storico e il segnale concreto della crescita costante e dell’eccellenza raggiunta dal nostro movimento. Si tratta di risultati che non sono arrivati per caso, ma sono il frutto di mesi di preparazione, dell’impegno di uno staff tecnico di altissimo livello e del sostegno delle famiglie e delle società. Continuiamo con entusiasmo, determinati a onorare ogni gara con lo stesso spirito e la stessa passione». (S.B.)
Ringraziamo Renata Trevisan per la collaborazione.
Per ulteriori informazioni: stampa@fisdir.it.L'articolo I successi della Nazionale Italiana FISDIR ai Mondiali di Atletica in Australia proviene da Superando.
Nota 213231 del 5 novembre 2025 - Concorso titoli esami accesso ruoli personale docente scuola secondaria primo e secondo grado posto comune e sostegno
Nota 213230 del 5 novembre 2025 - Concorso titoli esami accesso ruoli personale docente scuola infanzia e primaria posto comune e sostegno
Un gioco educativo per aiutare i bambini con stomia a conoscere e gestire la propria condizione
StomyCraft è un videogioco educativo che aiuta i bambini con stomia a conoscere e gestire la propria condizione in modo semplice e divertente. È composto anche da elementi fisici, ossia un accessorio LEGO, in grado di trasformare una miniatura in un personaggio con il sacchetto per la stomia, un coprisacca personalizzabile e una consolle di gioco. La dinamica prevede che durante la partita ai bambini vengano proposti diversi alimenti che possono scegliere se mangiare o meno. Se mangeranno un cibo adatto alla loro condizione riceveranno dei bonus, in alternativa dei malus.
L’obiettivo è segnatamente quello di informare il paziente riguardo ai cibi adatti alla specifica condizione medica, allo scopo di indurre una maggiore capacità di “auto-cura” (self-care).
Sarà proprio StomyCraft al centro del pomeriggio di gioco e inclusione, rivolto a grandi e piccoli, promosso per l’8 novembre dalla FAIS (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati) al Salone Margherita di Roma. Durante l’evento, infatti, su due turni successivi (ore 14.30 e ore 16.30), sarà possibile costruire con mattoncini LEGO® e DUPLO® la Lupa capitolina, oltre a partecipare alla “corsa dei cavalli” all’interno del mondo di StomyCraft e scoprire come il gioco possa diventare uno strumento educativo e di solidarietà. (S.B.)
L’iniziativa sarà gratuita e aperta a tutti, con prenotazione obbligatoria tramite questo link. Per ulteriori informazioni: anitafiaschetti@gmail.com (Anita Fiaschetti).L'articolo Un gioco educativo per aiutare i bambini con stomia a conoscere e gestire la propria condizione proviene da Superando.
Comunicazione su malattie e tumori rari: ancora pochi giorni per partecipare al 12° Premio OMaR
Ci sono ancora un po’ di giorni – ed esattamente fino al 10 novembre, tramite il form online dedicato – per inviare le candidature al dodicesimo Premio OMaR per la comunicazione sulle malattie e i tumori rari, che oltre a riconoscere l’eccellenza nella comunicazione in questo àmbito, rappresenta ormai da anni un’importante occasione di confronto tra giornalisti, comunicatori, ricercatori, società scientifiche, associazioni di pazienti, aziende e istituzioni.
Il regolamento del concorso, va ricordato, prevede tre categorie per concorrere, tutte rivolte a valorizzare chi si sia distinto per un’informazione corretta e una comunicazione capace di sensibilizzare il pubblico sul tema delle patologie e dei tumori rari. Si tratta del Premio Giornalistico, per contenuti stampa, web, audio e video, e dei due Premi per la Migliore Campagna di Comunicazione, riservati rispettivamente a professionisti e non professionisti.
I lavori ammessi alla selezione devono essere stati pubblicati tra il 1° marzo 2024 e il 28 febbraio 2025 e ai vincitori di ciascuna categoria sarà assegnato un corrispettivo del valore di 2.500 euro.
La cerimonia di premiazione si terrà a Roma nel mese di febbraio del prossimo anno, in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare 2026, alla presenza degli organizzatori, dei partner, dei giurati, e dei rappresentanti delle istituzioni, del mondo clinico, dei media e delle associazioni di pazienti.
A collaborare con l’OMaR (Osservatorio Malattie Rare) nell’organizzazione dell’iniziativa sono il CnAMC (Coordinamento Nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici e Rari di Cittadinanzattiva), la Fondazione Telethon, Orphanet Italia e la SIMeN (Società Italiana di Medicina Narrativa) e tra i partner vi sono Ability Channel, la FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) e il Festival Cinematografico Uno Sguardo Raro. (S.B.)
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A Rovigo il Campionato Italiano Assoluto di calciobalilla paralimpico
Si terrà dal 7 al 9 novembre a Rovigo, negli spazi del CenSer di Viale Porta Adige, il Campionato Italiano Assoluto di calciobalilla paralimpico, organizzato da Mediterranea Eventi, sotto l’egida della FPICB (Federazione Paralimpica Italiana Calcio Balilla) e con il contributo del Comune di Rovigo.
Si misureranno dunque nella città veneta le categorie divise per classificazione funzionale TS1, TS2 e TS3, mentre il Campionato di “Doppio” si giocherà con classificazioni miste, come da regolamento federale.
Durante la tre giorni, inoltre, la FPICB assegnerà gli Omini d’Oro, riconoscimento per quelle figure distintesi durante l’anno non solo per meriti agonistici, ma anche per l’impegno dedicato alla disciplina e all’organizzazione degli eventi, senza dimenticare gesti o azioni che meglio hanno incarnato i valori di questo sport. (S.B.)
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Personale Docente – Supplenze a.s. 2025/2026 – VI Bollettino nomine
Una proposta programmatica sulla disabilità rivolta a chi governerà la Regione Campania
«La nostra Federazione, cui aderiscono 25 Associazioni di persone con disabilità e di familiari, in vista delle prossime elezioni regionali, chiede a tutti i candidati un concreto impegno per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie, impegno che deve tradursi innanzitutto nella piena e immediata attuazione della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, del Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), attuativo della precedente e della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, Legge 18/09 dello Stato Italiano»: si apre così il Manifesto elaborato dalla FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in vista delle ormai prossime elezioni della propria Regione, in programma per il 23 e 24 novembre, una proposta programmatica intitolata Il Progetto di Vita: l’agenda strategica per le persone con disabilità in Regione Campania.
«È necessario operare un cambio di paradigma – si legge ancora nel documento -: bisogna passare da una visione che considera la persona unicamente in base a prestazioni e bisogni frammentati, a una che ne abbraccia l’intera esistenza, con l’intento di sostenere la vita indipendente e inclusiva, adottando un approccio olistico e superando la frammentazione dei servizi. Fondamentale è adottare un approccio partecipativo (come previsto dalla Convenzione ONU), dove la persona con disabilità sia protagonista attiva in ogni fase, dalla progettazione alla realizzazione del suo percorso. Per rendere tutto questo realizzabile e attuabile dal prossimo Governo Regionale, proponiamo alcuni impegni programmatici».
Sono esattamente cinque i punti in cui la FISH Campania sintetizza tali impegni, a partire da quello riguardante l’autodeterminazione e la de-istituzionalizzazione, con riferimento diretto all’articolo 19 della Convenzione ONU (Vita indipendente ed inclusione nella società), che viene articolato nelle seguenti azioni: «Sostenere l’autodeterminazione, favorendo la capacità della persona di fare scelte autonome sulla propria vita, in particolare quella di vivere come e con chi desidera. Sostenere i processi di de-istituzionalizzazione, considerando con urgenza le soluzioni per il “Dopo di Noi” non più in una connotazione di emergenza da declinare nelle RSA, ma riflettendo su una nuova stagione che veda per le persone con disabilità il raggiungimento del diritto di vivere la propria età adulta, ove possibile, autonomamente dal proprio nucleo familiare, in un contesto inclusivo e non segregante.
Per quanto poi concerne la salute, la Federazione campana chiede di «potenziare il diritto alla salute e alla riabilitazione, eliminando le liste di attesa definitivamente e sburocratizzando l’accesso ai servizi sanitari e riabilitativi per le persone con disabilità».
Sull’inclusione lavorativa e sulla qualità della vita, quindi, guardando agli articoli 27 e 9 della Convenzione ONU (rispettivamente Lavoro e occupazione e Accessibilità), l’esigenza è quella da una parte «di rafforzare le politiche del lavoro, perché il Progetto di Vita passa attraverso una piena e buona occupazione. È necessario, pertanto, dare continuità all’attuazione di politiche attive per le persone con disabilità (Garanzia INN-Inserimento, Inclusione, Integrazione Lavorativa) e rendere i Centri per l’impiego sempre più a misura per le persone con disabilità». Dall’altra parte, «aumentare la qualità della mobilità, dei trasporti, delle reti comunicative e dell’abitare» e a tal proposito viene ritenuto «fondamentale, per il diritto di cittadinanza, rifinanziare con fondi regionali le norme a partire dalla Legge 13/89 (Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati), nella direzione dell’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali in edifici privati, che non è finanziata da molti anni dalla Regione Campania».
E ancora, vi è la richiesta di coerenza della progettazione, «da integrare con altri strumenti. In altre parole, il Progetto di Vita deve includere e superare altri strumenti come il PEI (Piano Educativo Individualizzato), ampliando la visione al futuro e a tutte le sfere della vita. È necessario pertanto garantire il coordinamento funzionale tra il tempo scuola, il tempo famiglia, il tempo servizi e il tempo sociale, secondo un’ottica olistica».
E da ultima, ma non certo ultima, la sostenibilità finanziaria: «È imprescindibile garantire la continuità delle risorse dei servizi e dei supporti per un periodo di tempo adeguato a sostenere il percorso di crescita e il raggiungimento degli obiettivi. A tal fine, si propone la costituzione di un fondo unico regionale per la disabilità».
«Chiediamo ai vari candidati – è la conclusione del documento – di assumere questi impegni come tassativi e attuabili, per garantire che i diritti delle persone con disabilità in Campania passino dalla dimensione normativa a quella della realtà quotidiana».
«La disabilità – preme ricordare a Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania – non è un difetto individuale, ma il risultato di un ambiente che crea barriere e non offre supporti adeguati. Anche per questo riteniamo centrale, nella nostra proposta programmatica a chi sarà chiamato a governare la Regione Campania, l’attuazione immediata del Decreto Legislativo 62/24, perché il Progetto di Vita, non servirà solo a “liberare” i caregiver, ma restituirà dignità e autodeterminazione alla persona, creando un contesto finalmente inclusivo. E la dignità non è un favore, ma un diritto». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: fishcampania@gmail.com.L'articolo Una proposta programmatica sulla disabilità rivolta a chi governerà la Regione Campania proviene da Superando.
In Sardegna la più alta incidenza e prevalenza di miastenia gravis
Malattia autoimmune rara e cronica che colpisce le giunzioni neuromuscolari e che si manifesta con una generale debolezza muscolare, la miastenia gravis non è ereditaria e può insorgere a qualsiasi età, compromettendo in modo significativo l’autonomia di chi ne è affetto. Si tratta di una patologia che in Sardegna, secondo recenti studi, ha l’incidenza e la prevalenza più alta al mondo, «motivo in più – sottolineano dall’OMaR (Osservatorio Malattie Rare), per tenerla al centro dell’attenzione clinica ma anche istituzionale». È stato infatti proprio l’ OMaR, con il patrocinio dell’AIM-Sezione Sardegna (Associazione Italiana Miastenia e Malattie Immunodegenerative Amici del Besta ODV) e con il contributo non condizionante di UCB Pharma, ad organizzare il convegno denominato Miastenia gravis, la Sardegna al centro, in programma per il pomeriggio del 6 novembre a Cagliari (ACP Collection, Viale Regina Margherita, 6, ore 15).
«Sono tante – spiegano ancora dall’OMaR – le questioni strutturali che possono essere affrontate e risolte con l’aiuto dei vari portatori d’interesse: dalla riduzione dei tempi della diagnosi e di certificazione dell’esenzione al miglioramento dei registri, dalla messa a punto di un Piano Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) Regionale che indirizzi i pazienti ai centri di riferimento della nuova Rete Malattie Rare, fino all’attivazione dei PAI (Piani Assistenziali Individualizzati), per dare ad ogni persona ciò di cui ha veramente bisogno, dalle visite ai trattamenti e all’assistenza. Di questi aspetti si parlerà nel corso dell’incontro di Cagliari, grazie alla presenza di rappresentanti dei pazienti, di clinici di diversa specialità e delle istituzioni». (S.B.)
A questo link è disponibile il programma completo. Per ulteriori informazioni: info@osservatoriomalattierare.it.L'articolo In Sardegna la più alta incidenza e prevalenza di miastenia gravis proviene da Superando.
Verso le nuove azioni da inserire nella Strategia Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità
Nel corso di una recente riunione dell’Intergruppo sulla Disabilità del Parlamento Europeo, voluta per discutere la prossima fase della Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità, che dovrà essere definita entro la metà del 2026, nonché la crisi abitativa che colpisce le stesse persone con disabilità, Lucie Davoine, che vi ha partecipato in qualità di responsabile ad interim dell’Unità Disabilità della Commissione Europea, ha presentato i risultati finora ottenuti nell’àmbito della Strategia e ha delineato i prossimi passi da compiere, che dovranno porteranno a nuove azioni e iniziative.
In tal senso, Davoine ha sottolineato che si dovrà tenere conto delle «Raccomandazioni del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità». l’organismo preposto a monitorare l’attuazione della relativa Convenzione ONU, «la relazione del Parlamento Europeo sulla Strategia, adottata dalla Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali, nonché le conclusioni del Consiglio dell’Unione Europea e la posizione delle organizzazioni della società civile attraverso una consultazione pubblica aperta che verrà avviata a breve».
Davoine ha sottolineato altresì «la necessità di migliorare le statistiche sull’occupazione delle persone con disabilità, rimaste sostanzialmente ferme per un decennio, e di ridurre il numero di persone con disabilità che vivono in istituti segreganti, un numero che purtroppo è aumentato in diversi Stati Membri dell’Unione».
Dopo la relazione di Davoine, vi sono stati gli interventi degli altri presenti alla riunione, a partire dall’eurodeputata polacca Jagna Marczułajtis-Walczak la quale ha segnalato che «gli Stati Membri dell’Unione non stanno attuando in modo adeguato la Convenzione ONU. Ha esortato inoltre la Commissione a ricordare agli Stati i loro obblighi ai sensi dell’articolo 19 della Convenzione stessa (Vita indipendente ed inclusione nella società), chiedendo informazioni sulle statistiche relative alle persone con disabilità che vivono in istituti residenziali.
Sulla Carta Europea della Disabilità (European Disability Card) si è soffermata poi l’eurodeputata tedesca Katrin Langensiepen, affermando che essa «dovrebbe essere come una patente di guida, utilizzabile ovunque». Ha poi aggiunto che «sono ancora troppo poche le persone a conoscere la Carta. Mentre gli Stati Membri non hanno predisposto piani specifici per promuoverla».
Ha concluso sottolineando la necessità che i fondi dell’Unione siano trasparenti e disponibili per l’attuazione della Convenzione ONU.
È intervenuta quindi l’eurodeputata del nostro Paese Chiara Gemma, che sempre sulla Carta Europea, ha affermato come essa «non funzioni perché i servizi non vengono messi in pratica». Per questo ha rilevato la necessità di «un quadro normativo più concreto». Ha quindi concluso riocrdando la situazione delle famiglie e dei caregiver informali delle persone con disabilità.
Di temi importanti quali la povertà e gli alloggi ha parlato l’eurodeputato irlandese Aodhán Ó Ríordáin, avvertendo che una “semplificazione” delle norme esistenti potrebbe portare a indebolire diritti conquistati a fatica. Ha chiesto poi alla Commissione Europea di affrontare l’impatto della crisi abitativa sull’occupazione, sottolineando l’aumento del rischio di senzatetto e dipendenza tra i gruppi vulnerabili, comprese le persone con disabilità.
Sono arrivate a questo punto le risposte di Davoine sui vari temi sollevati, innanzitutto evidenziando un progetto pilota di Eurostat, volto a raccogliere dati sulle famiglie. Nel frattempo, agenzie dell’Unione, come Eurofound, stanno studiando la situazione delle persone con disabilità che vivono in istituti.
Per quanto riguarda la Carta Europea della Disabilità, mentre il recepimento è in corso a livello nazionale, la Commissione si sta concentrando sullo sviluppo degli aspetti tecnici della Carta stessa. La normativa impone inoltre alla Commissione stessa di creare un sito web dedicato per sensibilizzare l’opinione pubblica, supportato da campagne di comunicazione.
E ancora, Davoine ha riconosciuto lo stretto rapporto tra povertà e disabilità e intende collaborare con la task force per l’edilizia abitativa, allestita dalla Commissione, per affrontare la situazione specifica delle persone con disabilità in riferimento all’accessibilità e al costo degli alloggi.
Su tale tema specifico è intervenuto l’eurodeputato spagnolo Borja Giménez Larraz, relatore della Commissione Speciale sulla crisi abitativa, che nel presentare lo stato attuale della relazione in fase di elaborazione su tale problema, ha sottolineato che «la crisi abitativa e la mancanza di alloggi accessibili e a prezzi accessibili rappresentano un problema strutturale da affrontare nel prossimo Piano d’Azione per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili della Commissione». «Vi è per altro – ha aggiunto – una diffusa mancanza di consapevolezza sulle norme riguardanti l’accessibilità».
Nel ricordare quindi che «molte persone con disabilità e anziane sono costrette a vivere in istituti», ha affermato che «gli investimenti dell’Unione Europea devono rispettare gli standard di accessibilità per queste fasce di cittadini, con risorse quali quelle derivanti dal Fondo Sociale Europeo e dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, «che dovrebbero essere utilizzati per migliorare l’edilizia abitativa, l’assistenza e i servizi basati sulla comunità, aumentando, in sostanza, l’offerta stessa di alloggi».
Successivamente Davoine ha concluso il proprio intervento tornando sulla questione del riconoscimento dei caregiver informali, ricordando una recente Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha esteso il divieto di discriminazione al genitore o caregiver di una persona con disabilità (se ne legga già anche sulle nostre pagine). Ha inoltre affermato che il problema dovrebbe essere senz’altro affrontato in coordinamento con la Strategia per la Parità di Genere, poiché sono in maggioranza le donne ad assumersi responsabilità di assistenza.
Presente alla riunione in rappresentanza dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, il vicepresidente di tale organismo, Pat Clarke, oltre a congratularsi con gli Eurodeputati per l’adozione della bozza di relazione sulla prossima fase della Strategia sulla Disabilità, che riflette le richieste del movimento per la disabilità, ha sottolineato che «il prossimo Bilancio dell’Unione Europea dovrebbe includere la Convenzione ONU e vietare il finanziamento di istituti segreganti come principio orizzontale. Dovrebbe essere inoltre reintrodotta la destinazione del 25% dei Fondi Sociali all’inclusione sociale».
Per quanto riguarda infine la crisi abitativa, secondo Clarke, «l’accessibilità dev’essere una precondizione per i nuovi edifici e le ristrutturazioni, comprese quelle legate alla sostenibilità e si dovrebbero anche prendere in considerazione misure legislative, quali modifiche alle norme sugli aiuti di Stato, per migliorare l’accessibilità economica degli adattamenti abitativi». (Stefano Borgato)
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IIS ITAS-ITC ROSSANO – Esito Interpello per conferimento di un incarico di docente classe di concorso A044 – Scienze e tecnologie tessili, dell’abbigliamento e della moda
Le competizioni artistiche inclusive del progetto “Pythika”
Si chiama Pythika, ovvero Competizioni Artistiche Inclusive, si ispira ai Giochi Pitici, antiche competizioni artistiche che si tenevano ogni quattro anni a Delfi, nell’antica Grecia, in onore del dio Apollo, ed è la prima competizione artistica nazionale nelle discipline della recitazione, della danza e del canto/musica, aperta a persone con e senza disabilità, con il duplice obiettivo di promuovere la normalizzazione della condizione di disabilità e di trovare occasioni di reale inserimento lavorativo nella filiera dello spettacolo per le stesse persone con disabilità. «Un’iniziativa di inclusione sociale e culturale che unisce talento, passione e opportunità concrete nel mondo dello spettacolo», così come viene presentata.
A promuovere l’interessante progetto è l’Accademia L’Arte nel Cuore, la nota iniziativa di formazione artistica lanciata a Roma nel 2005 da Daniela Alleruzzo, di cui ci siamo tante volte occupati anche sulle nostre pagine e che tante persone con disabilità ha coinvolto nel corso di questi vent’anni.
A partecipazione completamente gratuita e realizzato con il patrocinio della Ministra per le Disabilità, Pythika è stato presentato nel settembre scorso presso la Presidenza del Consiglio, con la partecipazione della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, delle ideatrici Daniela Alleruzzo, Claudia Barcellona e Susi Zanon, di alcuni membri della Commissione Pythika (Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa Film, Maurizio Fabrizio, compositore; Enzo Campagnoli, direttore d’orchestra), oltreché dell’attore Samuele Carrino, ambasciatore Pythika per i giovani, e altri sponsor e sostenitori.
Le iscrizioni tramite il sito dedicato – gratuite, come detto – sono aperte fino al 10 dicembre. Successivamente, dopo una fase di selezioni regionali online, i semifinalisti, e poi i finalisti, si sfideranno in presenza a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, il 10 e 11 aprile 2026.
Le varie performance saranno valutate da giurie composte da esperti di settore di fama nazionale, critici, giornalisti e professionisti dello spettacolo. Nella fase finale è prevista inoltre una Giuria Giovani, formata da studenti per ogni scuola media e superiore della Regione ospitante, che voterà alle finali tramite televoto. Denominati “Ambasciatori per l’uguaglianza”, quegli studenti avranno il compito di riportare l’esperienza nelle scuole anche come azione di contrasto al bullismo.
«Ribaltare la narrazione dominante sulla disabilità – spiegano i promotori, in riferimento all’obiettivo dell’iniziativa -, non per suscitare applausi facili o indulgere in retoriche compassionevoli, ma per portare in scena il talento nella sua essenza più autentica, dove l’abilità e il merito si affermano al di là di qualsiasi etichetta. E la disabilità non presentata come una condizione da assistere, ma come una realtà che, riconosciuta e valorizzata, deve tradursi in autonomia, lavoro, dignità e contributo attivo alla società».
Gli artisti potranno partecipare singolarmente o in squadre, e in quest’ultimo caso un terzo dei componenti potrà essere senza disabilità, in un’ottica di integrazione sostanziale da sempre perseguita dall’Arte nel Cuore.
La manifestazione, infine, sarà arricchita anche da eventi collaterali, il più rilevante dei quali sarà Special Pythika, sezione che vedrà le esibizioni – senza competizione, ma in uno spirito di scambio di esperienze – da parte di vari artisti con disabilità che riceveranno dalla ministra Locatelli un riconoscimento di partecipazione durante la serata finale, prima della premiazione del vincitore. (S.B.)
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Tre Sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea riguardanti anche le persone con disabilità
Nelle scorse settimane la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha prodotto alcune importanti Sentenze in àmbito di diritti, riguardanti anche le persone con disabilità o i loro familiari e caregiver, con la prima delle quali (Causa C-5/24 dell’11 settembre) ha stabilito che una norma nazionale (come il “periodo di comporto” di 180 giorni) che porta al licenziamento per malattia non costituisce, di per sé, una discriminazione indiretta se applicata a un lavoratore con disabilità. E tuttavia, il licenziamento è legittimo solo se non è sproporzionato rispetto all’obiettivo legittimo del datore di lavoro e a condizione che siano stati precedentemente adottati “accomodamenti ragionevoli” per evitare il recesso. Spetta al giudice nazionale verificarne la congruità.
La seconda Sentenza (Causa C-38/24, anch’essa prodotta l’11 settembre) ha riconosciuto che il divieto di discriminazione si estende al genitore o caregiver di una persona con disabilità (discriminazione per associazione). In tal senso, il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare “accomodamenti ragionevoli”, come ad esempio la flessibilità oraria, anche per il caregiver che lavora, a meno che non comportino un onere sproporzionato.
Infine, la Sentenza C-489/23del 4 settembre, facendo riferimento alla giurisprudenza più recente e in linea con la Direttiva 2011/24/UE, concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera, ha rafforzato il diritto dei cittadini e delle cittadine dell’Unione Europea, incluse le persone con disabilità, a ricevere cure mediche in un altro Stato Membro e di ottenere il rimborso dei costi, a patto che le cure richieste rientrino tra quelle coperte nello Stato di affiliazione. (R.A.)
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Ripristino dell’assegno di cura per le famiglie con la SLA della Basilicata
«Con questa decisione, la Regione Basilicata dimostra di saper ascoltare e farsi carico dei bisogni dei più fragili. Il ripristino dell’assegno di cura restituisce infatti respiro concreto alle famiglie e apre la strada a un percorso di sostegno stabile e duraturo»: così l’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) commenta l’esito dell’incontro d’urgenza convocato da Cosimo Latronico, assessore alla Sanità della Regione Basilicata, dopoché la stessa AISLA aveva annunciato per il 7 novembre a Potenza, di fronte al palazzo della Regione, una manifestazione di protesta delle famiglie per il mancato ripristino del Fondo Regionale SLA, per gli assegni di cura ancora bloccati e ridotti a 500 euro e per le cure domiciliari senza prospettive di rafforzamento. «Da mesi – avevano sottolineato dall’Associazione – più di 50 famiglie lucane vivono in un limbo di silenzio e incertezza, con promesse di dialogo e attenzione che non si sono mai concretizzate».
Dopo l’incontro in Regione, dunque, quella manifestazione è stata revocata, poiché, come viene riferito, «durante il confronto è stata condivisa la comune priorità di garantire, fin da subito, la continuità del sostegno economico alle persone affette da SLA secondo i vecchi parametri, grazie all’integrazione di risorse regionali al Fondo Nazionale, per assicurare alle famiglie l’assegno di cura. Dal canto loro, gli uffici regionali procederanno contestualmente con le verifiche tecniche necessarie per individuare, in tempi brevi, risorse e strumenti che possano, in modo strutturale e in continuità, garantire la misura».
All’incontro, insieme all’assessore Latronico, hanno partecipato Domenico Tripaldi, direttore generale per la Salute e le Politiche della Persona, e Antonio Corona, dirigente dell’Ufficio Sistemi di Welfare. Per l’AISLA erano presenti Pina Esposito, segretario Nazionale, e Mimmo Santomauro, referente dell’AISLA Basilicata.
«Continueremo naturalmente a seguire con attenzione – concludono dall’Associazione – l’attuazione del provvedimento e il tavolo di confronto avviato con la Regione». (S.B.)
L'articolo Ripristino dell’assegno di cura per le famiglie con la SLA della Basilicata proviene da Superando.
La qualità dell’inclusione scolastica come una barca alla deriva in mezzo al mare
Negli ultimi giorni di ottobre, mentre l’opinione pubblica era totalmente presa, prima dalle ultime battute sull’approvazione definitiva dell’assai controversa Proposta di Legge sulla separazione delle carriere dei magistrati, poi sull’incontro tra Trump e il Presidente cinese, e infine dal parere negativo della Corte dei Conti sulla costruzione del fantomatico “ponte sullo Stretto”, in totale silenzio, tre “manine senatoriali” hanno inserito con tecnica legislativa degna dei migliori illusionisti, un “emendamentino” alla norma in discussione sulla riforma degli esami di maturità ed il corretto avvio dell’anno scolastico.
Tale emendamento proroga, anche per il prossimo anno, i “corsetti” di specializzazione sul sostegno agli studenti con disabilità, assegnati lo scorso anno, eccezionalmente per la prima volta nella storia della specializzazione in Italia, all’INDIRE (Istituto Nazionale per la Documentazione, l’Innovazione e la Ricerca Educativa), dagli articoli 6 e 7 del Decreto Legge 71/24, convertito nella Legge 106/24; quegli articoli avevano previsto percorsi formativi di 30 CFU (Crediti Formativi Universitari), dimezzati rispetto a quelli ordinari gestiti da sempre dalle Università con ben 60 CFU, corrispondenti a circa 1.500 ore di lezioni, tirocinio e laboratori, da svolgersi tutti in presenza, mentre i citati “corsetti” INDIRE si stanno svolgendo a distanza (e talora anche in modalità asincrona), con la frequenza in contemporanea online di oltre 2.300 docenti.
Tali corsi “speciali” sono aperti ai docenti che abbiano svolto negli ultimi 5 anni (anch’essi prorogati a 8 dal suddetto “emendamentino”) per almeno 3 anni attività di sostegno senza specializzazione, nonché ai docenti che abbiano acquisito all’estero un diploma di specializzazione, risultati non validati in Italia dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, per i quali i titolari hanno in piedi ricorsi per ottenerne la convalida. La motivazione di tutto ciò, fornita lo scorso anno, era stata che occorreva colmare il vuoto di docenti di sostegno specializzati.
A quel punto la SIPeS (Società Italiana di Pedagogia Speciale) aveva levato gli scudi contro quelle norma eccezionale e svilente la cultura, così come le Associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie erano state inizialmente del tutto contrarie; a seguito però di una durissima contrattazione da parte della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), si era riusciti ad ottenere una sorta di “riduzione del danno”, con l’aumento di altri dieci Credito Formativi Universitari, e l’impegno del Governo a non ripetere mai più negli anni successivi tale paurosa riduzione della formazione dei docenti che debbono curare, insieme ai colleghi disciplinari, l’inclusione scolastica.
Quale è stata quindi la meraviglia nel vedere comparire questa “normetta”, nascosta tra le pieghe di altre diversissime norme e, per giunta, ancora una volta in una Proposta di Legge di conversione di un Decreto-Legge, ossia di un provvedimento che dovrebbe riguardare solo “casi straordinari di necessità ed urgenza” e che invece si ripeteva dopo l’improvvisa decretazione d’urgenza del 2024.
Di fronte a quell’imprevista operazione, culturalmente al ribasso, simile a quella della “rottamazione delle cartelle esattoriali”, con cui debitori del fisco, se rinunciano al loro contenzioso in corso, ottengono di pagare una somma ben inferiore a quella che avrebbero dovuto, se accertata pienamente al termine delle cause, si è fatta registrare una reazione dell’opinione pubblica. Molti docenti specializzati con i corsi ordinari, genitori, docenti universitari ed esperti hanno costituito due comitati, il primo denominato Collettivo dei Docenti di Sostegno Specializzati (CDSS), l’altro Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale (MUISS), che hanno fatto sentire la propria voce, inviando anche ai Parlamentari proteste e richieste di ritiro di quello spurio emendamento.
Dal canto loro, le Associazioni aderenti alla FISH hanno inviato ai Parlamentari, tramite la Federazione stessa, ben tre richieste di ritiro, due al Senato – quando la Legge era in esame in sede referente, l’altra quando è arrivata in Aula – la terza alla Camera, con la richiesta almeno dell’aumento di altri 10 Crediti Formativi Universitari; ma tutto è stato inutile.
E così, il 28 ottobre la Legge, è stata approvata con l’“intruso” emendamento, mentre davanti alla Camera tre giovani professoresse del CDSS, specializzate con i corsi ordinari, si rendevano protagoniste di un presidio vestite di nero con delle maschere bianche e con un altoparlante che scandiva slogan e diffondeva brani musicali, per la curiosità e l’interesse dei passanti [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.].
Ora, questi “corsetti”, come torno a definirli, ripetutisi quest’anno, verranno sicuramente prorogati anche negli anni successivi, dal momento che il “vuoto” di docenti di sostegno specializzati continuerà a permanere per moltissimi anni. Infatti, per il prossimo anno, ad esempio, il Ministero ha bandito un concorso per circa 8.000 posti di sostegno. Il guaio è, però, che ormai da molti anni annualmente transitano da posto di sostegno a cattedra disciplinare circa 10.000 docenti di sostegno di ruolo e quindi, già quest’anno, si creerà un ulteriore “vuoto” di 2.000 docenti specializzati, senza contare quanti andranno in pensione.
Anziché quei “corsetti”, da più parti, e pure dalla FISH, si chiede l’istituzione, presso le Facoltà di Scienze della Formazione, di scuole di specializzazione post-lauream, come avviene ad esempio in Medicina, dotate delle debite risorse finanziarie; esse dovrebbero organizzare corsi di specializzazione, ciascuna per non troppi docenti, in modo da poterne seguire seriamente la formazione e sulla base delle necessità delle scuole individuate dal Ministero. Attualmente, invece, si assiste all’assurdità che in alcune Regioni, specie del Nord Italia, mancano docenti specializzati, mentre in altre, come al Sud, c’è una sovrabbondanza di docenti specializzati, destinati segnatamente alla disoccupazione.
Occorrerebbe inoltre potenziare la formazione iniziale e in servizio dei docenti disciplinari, dal momento che è principio fondamentale dell’inclusione scolastica che essa si realizza da parte dei docenti disciplinari “sostenuti” dai colleghi specializzati.
E infine, da più parti si chiede di portare a 120 i Credito Formativi Universitari e quindi a due anni la specializzazione per il sostegno, attualmente di soli 60 Crediti, dal momento che essa dal 1986 è divenuta “polivalente”, cioè in grado di affrontare i bisogni educativi nascenti dalle diverse condizioni degli alunni con disabilità. L’assurdo è che quando i corsi di specializzazione erano “monovalenti”, ad esempio per alunni ciechi, sordi o con disabilità intellettive, essi duravano ben due anni. Adesso, con i “corsetti INDIRE”, essi sarebbero durati inizialmente addirittura pochi mesi con 30 CFU, portati a 40, come detto, grazie all’intervento non risolutivo della FISH.
In questa disastrosa situazione, dunque, non ci resta che sperare nell’attenta analisi che della Legge appena approvata faranno gli Uffici della Presidenza della Repubblica, così come, ad esempio, è stata effettuata dal Capo dello Stato prima della promulgazione, con la Legge sull’istituzione, della festività nazionale del 4 ottobre, ricorrenza della festa di San Francesco d’Assisi.
E in ogni caso stiamo assistendo nel nuovo millennio ad un lento declino della qualità dell’inclusione scolastica, documentato dall’emanazione di buone norme inclusive paralizzate dalla mancata attuazione dei provvedimenti amministrativi applicativi e dalla carenza di formazione dei docenti, oltreché alla quasi scomparsa di ispettori ministeriali seriamente formati sugli aspetti normativi e didattici dell’inclusione scolastica, come avveniva negli ultimi decenni del secolo scorso. E dire che quest’anno celebriamo i cinquant’anni dall’emanazione del cosiddetto “Documento Falcucci” del 1975, che diede i princìpi fondamentali e una seria normativa iniziale sull’integrazione scolastica. Ebbene, celebrare quella ricorrenza con la proroga dei “corsetti” è veramente un oltraggio alla memoria di quella illuminata Ministra.
Ernest Hemingway ha intitolato un suo famoso romanzo Per chi suona la campana. Dal 28 ottobre scorso possiamo dire che la campana suona per la morte della qualità dell’inclusione scolastica.
*Il presente contributo è già apparso in «La Tecnica della Scuola», con il titolo “Proroga dei “corsetti” per la specializzazione sul sostegno: per chi suona la campana?” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore e con altro titolo, per gentile concessione.
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IIS MARCONI-GUARASCI – INTERPELLO SUPPLENZA CDC A042
AVVISO N. 7 – Procedura concorsuale per titoli ed esami per l’accesso al ruolo degli insegnanti di religione cattolica nella scuola secondaria di primo e secondo grado ai sensi del comma 1 dell’articolo 1-bis del decreto-legge 29 ottobre 2019, n.126,...
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“Noi e Matisse” a Pordenone, nuova mostra dei mosaicisti dell’Officina dell’Arte
Verrà inaugurata il 7 novembre a Palazzo Mantica di Pordenone (Corso Vittorio Emanuele, ore 18.30), la nuova mostra realizzata presso l’Officina dell’Arte, il centro lavorativo regionale per persone adulte con autismo della Fondazione Bambini e Autismo, che ha prodotto in questi anni numerose iniziative analoghe, denominate Mosaicamente, seguite regolarmente anche sulle nostre pagine.
Mosaicamente 19 sarà dunque sul tema Noi e Matisse, si potrà visitare fino al 21 dicembre a ingresso libero e comprenderà sia opere riconducibili direttamente a dipinti di Henri Matisse, sia opere originali realizzate dalle persone che frequentano l’Officina dell’Arte, partendo da alcuni temi ricorrenti nell’arte dello stesso Matisse.
All’inaugurazione del 7 novembre interverrà Alessandro Del Puppo, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Udine. (S.B.)
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