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Il 6° Festival delle Abilità: liberi di vivere come tutti

4 Settembre 2025 - 11:42am

“La Libertà. Liberi di vivere come tutti”: è il tema del 6° Festival delle Abilità, in programma dal 13 al 21 settembre a Milano, evento promosso dalla Fondazione Mantovani Castorina insieme a una rete di partner pubblici, privati e del Terzo Settore, del quale ancora una volta Superando è media partner. Nel corso di una conferenza stampa del 9 settembre, verrà presentato il ricco programma di arte, cultura e inclusione, gli ospiti, le mostre, i workshop e i talk

La Libertà. Liberi di vivere come tutti: è il tema scelto quest’anno per un evento particolarmente caro al nostro giornale, che ne sarà ancora una volta media partner, vale a dire il Festival delle Abilità la cui sesta edizione si terrà dal 13 al 21 settembre alla Cascina Chiesa Rossa di Milano, promossa come sempre dalla Fondazione Mantovani Castorina insieme a una rete di partner pubblici, privati e del Terzo Settore e presentata così: «Protagonista sarà la libertà di vivere, esprimersi e partecipare senza barriere, attraverso un ricco programma di arte, cultura e inclusione che trasformerà spazi, storie e sguardi in un’esperienza di bellezza accessibile a tutti e tutte».
«Il tema scelto per quest’anno – aggiungono i promotori – ci ricorda che ogni persona merita di esprimersi, partecipare, creare, amare e accedere alla bellezza senza dover chiedere permessi. La libertà inclusiva diventa la cifra poetica e concreta di un progetto che continua a crescere e a farsi voce di cambiamento. E il 9 settembre verrà presentato il ricco programma di arte, cultura e inclusione, gli ospiti, le mostre, i workshop e i talk, anticipando alcune delle iniziative più significative di questa sesta edizione». Nella mattinata del 9 settembre, infatti, presso la Sala Brigida di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, vi sarà la conferenza stampa di presentazione (ore 11.30), moderata dal giornalista Simone Fanti, direttore della Fondazione Mantovani Castorina, con la partecipazione di Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e alla Salute del Comune di Milano, Vlad Scolari, direttore artistico del Festival delle Abilità e Laura Ricchina, direttrice della Biblioteca Chiesa Rossa.

Nato nel 2020, il Festival ha ricevuto tra l’altro l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati, presentandosi oggi ancora più potente, con l’obiettivo di trasformare l’accessibilità in normalità vissuta. La manifestazione è realizzata con il patrocinio del Comune di Milano, del Consiglio Regionale della Lombardia, della Fondazione Cariplo e della Fondazione Pio Istituto dei Sordi di Milano, oltreché con il contributo del Municipio 5 del capoluogo lombardo. Main sponsor è l’ENI, media partner, insieme a Superando, come detto inizialmente, anche il blog In Visibili del «Corriere della Sera.it».
Tornando al tema di questa sesta edizione, «libertà – ricordano dalla Fondazione Mantovani Castorina – significa poter accedere alla cultura, all’arte e agli spazi pubblici senza dover chiedere permessi o assistenza. Per molte persone con disabilità, questa libertà non è scontata: barriere fisiche, culturali e comunicative limitano l’autonomia e l’accesso a esperienze quotidiane come visitare un museo o partecipare a un concerto. La vera libertà, dunque, si misura nella reale possibilità di esercitare i propri diritti, scegliendo liberamente come vivere, senza dipendere dagli altri e l’uguaglianza passa attraverso l’accessibilità: rendere ambienti, servizi e informazioni accessibili a tutti e tutti significa infatti garantire dignità, autodeterminazione e scelta. Dal 13 al 21 settembre a raccontare la libertà saranno le voci degli artisti, le loro opere, i laboratori e gli incontri, celebrando la ricchezza delle differenze e il valore dell’inclusione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: festivaldelleabilita@gmail.com (Roberta Curia).

Crescere con la malattia di Fabry da bambina a donna

3 Settembre 2025 - 6:33pm

La malattia di Fabry (o malattia di Anderson-Fabry), presenta sfide peculiari nella donna, spesso diverse rispetto al maschio che ne è affetto: se ne parlerà il 13 settembre, durante l’incontro online “Crescere con la malattia di Fabry da bambina a donna. Viaggio tra sfide, consapevolezze e identità femminile”, promosso dall’AIAF (Associazione Italiana Anderson-Fabry), in collaborazione con Sanofi e con il supporto dell’OMaR (Osservatorio Malattie Rare)

«La malattia di Fabry, il cui nome completo è in realtà malattia di Anderson-Fabry, presenta sfide peculiari nella donna, spesso diverse rispetto al maschio che ne è affetto. Se infatti nei bambini e negli adolescenti maschi la diagnosi può essere più agevole per via di una sintomatologia più evidente, nelle bambine i segni possono essere subdoli, intermittenti e spesso sottovalutati. Questo comporta un ritardo diagnostico che può influire sulla prognosi e sulla qualità della vita. Affrontare dunque il percorso evolutivo che va dall’infanzia all’età adulta nella donna con la malattia di Fabry è essenziale per migliorare la presa in carico precoce, garantire un adeguato supporto psicologico ed educativo e accompagnare la costruzione dell’identità femminile in modo consapevole. Il passaggio dall’adolescenza alla maturità, con tutte le sue implicazioni emotive, relazionali e cliniche, merita pertanto uno spazio di ascolto e approfondimento»: viene presentato così l’incontro online denominato Crescere con la malattia di Fabry da bambina a donna. Viaggio tra sfide, consapevolezze e identità femminile, promosso per il pomeriggio del 13 settembre (ore 14-15.30) dall’AIAF (Associazione Italiana Anderson-Fabry), in collaborazione con Sanofi e con il supporto dell’OMaR (Osservatorio Malattie Rare).
Si tratterà quindi di un webinar durante il quale esplorare le diverse tappe del vissuto femminile con la malattia di Fabry, allo scopo di mettere in luce i bisogni specifici, favorire una diagnosi tempestiva e promuovere un approccio multidisciplinare centrato sulla persona e sull’intero arco della crescita.

Si parla, ricordiamo in conclusione, di una malattia genetica causata da accumulo lisosomiale e dovuta alla carenza dell’enzima alfa-galattosidasi A, ciò che porta all’accumulo di glicosfingolipidi nei tessuti viscerali e nell’endotelio vascolare di tutto l’organismo, con danni a livello renale, cardiaco e del sistema nervoso centrale, tali da compromettere qualità e aspettativa di vita. I sintomi sono dolori anche molti forti agli arti (acroparestesie dolorose), febbre, stanchezza e intolleranza agli sforzi, al caldo e al freddo eccessivi, talvolta anche disturbi dell’udito e della vista, sintomi non specifici che rendono piuttosto difficile la diagnosi la quale può arrivare in età adulta, anche con grande ritardo. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del webinar del 13 settembre, che si potrà seguire in diretta sulla piattaforma Zoom e sui canali social dell’OMaR. Per ulteriori informazioni: Rossella Melchionna (melchionna@rarelab.eu).

La scomparsa di Ida Collu

3 Settembre 2025 - 6:03pm

È scomparsa nei giorni scorsi Ida Collu, già presidente dell’ENS (Ente Nazionale Sordi) dal 1995 al 2011, ««voce instancabile – come ricordano dall’ENS stessa – per i diritti, l’inclusione e la dignità delle persone sorde». Dal canto suo la FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie) definisce «significativo avere condiviso con Collu una stagione di importanti azioni e risultati legislativi e sociali per la promozione e l’inclusione delle Persone sorde» Ida Collu

Profondo cordoglio è stato espresso dall’ENS (Ente Nazionale Sordi), nell’annunciare la scomparsa avvenuta nei giorni scorsi di Ida Collu, già presidente dell’ENS stessa dal 1995 al 2011, «voce instancabile – come viene sottolineato – per i diritti, l’inclusione e la dignità delle persone sorde». «Nel corso della sua lunga attività – aggiungono dall’ENS -, Ida Collu ha rappresentato con passione, competenza e dedizione le istanze del mondo sordo, contribuendo in modo decisivo alla crescita culturale, sociale e politica della nostra organizzazione. Il suo impegno ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’Ente e nella memoria di tutti coloro che l’hanno conosciuta e stimata».
Anche la FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie) ha ricordato nella propria pagina Facebook «l’impegno e la competenza con cui Ida Collu ha guidato per oltre tre lustri l’ENS. Con lei, donna forte e volitiva, il confronto e il dialogo sono stati continui, spesso aspri o tesi, ma sempre improntati alla stima reciproca e al rispetto ed è stato significativo condividere una stagione di importanti azioni e risultati legislativi e sociali per la promozione e l’inclusione delle Persone sorde». (S.B.)

Alla Mostra del Cinema di Venezia “Nino. 18 Giorni” sarà accessibile alle persone con disabilità sensoriali

3 Settembre 2025 - 5:38pm

In un quadro in cui in Italia solo 1 film su 4 arriva nelle sale in modalità accessibile alle persone con disabilità sensoriali, percentuale che crolla ulteriormente nei festival cinematografici, segnaliamo con piacere che “Nino. 18 Giorni”, film documentario su Nino D’Angelo, arriverà in anteprima mondiale il 5 novembre all’82^ Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia in modalità completamente accessibile alle persone con disabilità visiva e uditiva L’immagine del manifesto del film documentario “Nino. 18 giorni”

In un quadro in cui in Italia – come denunciamo costantemente anche sulle nostre pagine e come di recente ha sottolineato anche AUDECON, l’Osservatorio su Inclusione e Accessibilità Audiovisiva – solo 1 film su 4 arriva nelle sale in modalità accessibile alle persone con disabilità sensoriali, percentuale che crolla ulteriormente nei festival cinematografici, segnaliamo con piacere che Nino. 18 Giorni, film documentario su Nino D’Angelo, diretto dal figlio Toni, arriverà in anteprima mondiale nel pomeriggio del 5 novembre (ore 15) all’82^ Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia (Sala Casinò, Sezione Fuori Concorso – Speciale Cinema & Musica), in modalità completamente accessibile alle persone con disabilità visiva e uditiva. Per l’occasione, infatti, i sottotitoli e l’audiodescrizione dell’opera saranno disponibili sull’app MovieReading, che com’è noto viene utilizzata in Italia e in tutto il mondo da persone cieche e ipovedenti, sorde e ipoacusiche, per godere dei nuovi titoli in sala scaricando gli ausili direttamente sul proprio cellulare.
I sottotitoli di Nino. 18 giorni, curati da Alessandra Orlo e l’audiodescrizione del film, scritta da Flavio Marianetti, sono stati realizzati da Artis-Project per Isola Produzioni e saranno disponibili su MovieReading il 5 e il 6 settembre in occasione delle anteprime veneziane. Torneranno poi disponibili sull’app contestualmente all’uscita in sala, prevista per il 20 novembre, con la distribuzione di Nexo Studios in collaborazione con i media partner Radio LatteMiele e MYmovies.

A proposito dell’ancora sin troppo scarsa accessibilità del cinema, vi è un pubblico che da tempo chiede a gran voce di poter fruire delle opere senza barriere e limitazioni, come più volte sottolineato da organizzazioni quali +CulturaAccessibile, la FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie), l’ENS (Ente Nazionale Sordi), l’ADV e l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Si tratterebbe infatti di un percorso, come è stato detto, «che rappresenterebbe anche un’importante occasione di sviluppo economico per il settore, oltre che un impegno di civiltà perfettamente in linea con i valori e il senso più profondo del cinema». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Simona Bastioni (sbastioni@monginicomunicazione.com).

Bene la conferma di quei docenti di sostegno precari, ma l’obiettivo è una scuola stabilmente inclusiva

3 Settembre 2025 - 4:56pm

«La conferma di quasi la metà dei docenti di sostegno precari è un risultato incoraggiante, così come sono segnali positivi l’anticipo delle procedure di nomina, l’aumento delle assunzioni e la riduzione delle reggenze»: così il presidente della FISH Falabella commenta le notizie diffuse dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, aggiungendo tuttavia che «l’obiettivo resta quello di costruire un sistema scolastico stabile e qualificato, fondato su docenti specializzati, preparati e motivati»

«La conferma di quasi la metà dei docenti di sostegno precari è un risultato incoraggiante, così come sono segnali positivi l’anticipo delle procedure di nomina, l’aumento delle assunzioni (circa 8.000 docenti) e la riduzione delle reggenze, all’insegna di un rafforzamento della continuità didattica»: così Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), commenta la notizia diffusa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, riguardante la riconferma del 48% dei docenti di sostegno a tempo determinato per l’anno scolastico 2025/2026 di imminente avvio. «E tuttavia – aggiunge il Presidente della FISH -, l’obiettivo resta quello di costruire un sistema scolastico stabile e qualificato, fondato su docenti specializzati, preparati e motivati. La scuola, infatti, non dev’essere un semplice ammortizzatore sociale e sarà ora indispensabile rendere strutturale la figura del docente di sostegno, attraverso l’istituzione di cattedre dedicate e stabili in organico di diritto, poiché la scuola dev’essere un trampolino di lancio per la vita di tutti gli studenti, nessuno escluso».
«Ribadiamo quindi il nostro impegno – conclude – a favore di una scuola realmente inclusiva, dove la formazione dei docenti e la continuità didattica non siano concessioni episodiche, ma un diritto garantito e pienamente esigibile per ogni studente e studentessa con disabilità».

La notizia commentata dal Presidente della Federazione, va detto, si inserisce nel quadro delle novità introdotte dal Decreto Ministeriale 32/25, che ha appunto disciplinato le modalità per assicurare la continuità dei docenti precari nel sostegno. Di tale provvedimento ci eravamo occupati nel maggio scorso anche sulle nostre pagine, quando il TAR del Lazio aveva respinto l’istanza cautelare contro il Decreto promossa dalle organizzazioni sindacali FLC CGIL e Gilda-UNAMS, nei confronti della quale la stessa FISH si era costituita in giudizio. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

Le opportunità di inclusione e di crescita per le persone con disabilità nel settore della ristorazione

3 Settembre 2025 - 4:32pm

Il settore della ristorazione viene sempre più concepito come un luogo di inserimento lavorativo delle persone con disabilità, un’opportunità per le stesse di inclusione, integrazione e, pertanto, una possibilità concreta di una loro crescita personale e sociale, come ha ben dimostrato, negli ultimi anni, lo sviluppo di una serie di realtà. Ne parliamo con lo chef Matteo Scibilia Componenti dello staff di PizzAut

Il settore della ristorazione viene sempre più concepito come un luogo di inserimento lavorativo delle persone con disabilità, un’opportunità per le stesse di inclusione, integrazione e, pertanto, una possibilità concreta di una loro crescita personale e sociale. Negli ultimi anni, abbiamo assistito allo sviluppo di realtà che l’hanno ben dimostrato, come PizzAut in Brianza, le esperienze di alcune carceri, l’Accademia MenthaRossa di Novara, il Progetto Itaca di Milano, la Fondazione I Gigli del Campo che opera dal 2013 sul territorio lombardo della Martesana (Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano).
Qui approfondiamo l’argomento con Matteo Scibilia, cuoco e ristoratore da 35 anni, consigliere di Epam/FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) a Milano, ex docente di scuola alberghiera e responsabile del comitato scientifico di Italia a Tavola, oltreché socio di diverse Associazioni tra cui l’importante francese Discepoli di Auguste Escoffier.

Chef Matteo, cosa pensa delle realtà che abbiamo poco sopra citato?
«È entusiasmante notare come il volontariato, ma anche le Istituzioni, siano capaci di operare in molti àmbiti della solidarietà e della inclusione, in particolare, per le persone in situazione di disagio e con varie disabilità. Di solito, le stesse hanno un desiderio non sempre percepito da chi è considerato “normale” e per lo più vengono trattate con un atteggiamento ricco di attenzioni, che le mette in una condizione di sottomissione psicologica, cioè di essere costrette ad accettare un aiuto diverso, mentre in realtà con le persone con disabilità bisognerebbe comportarsi in maniera normale, come se la disabilità non ci fosse. PizzAut, per esempio, ha vinto la sfida, partendo dall’idea di realizzare un modello innovativo di inclusione sociale, un laboratorio sempre in fermento che dimostra come le barriere siano spesso solo nelle nostre teste e non nei nostri cuori. Nico Acampora, creatore di PizzAut, ha scelto la pizza come protagonista del suo progetto, un elemento gastronomico semplice e popolare, per avviare e accompagnare i suoi ragazzi in un percorso verso l’autonomia. Il Progetto Itaca, invece, è nato a Milano nel 1999, con ben 17 sedi attive sul territorio nazionale che, riunite, rappresentano in Italia la principale organizzazione impegnata a favore della salute mentale. La stessa progettualità sostiene le persone che soffrono di disturbi della salute mentale e le loro famiglie nel percorso di recupero del benessere e della pienezza di vita; in particolare, realizzano molti percorsi di formazione, tra cui la cucina e la sala, con l’informatica e le attività di segreteria aziendale e tanti altri. La Fondazione I Gigli del Campo ETS, infine, opera dal 2013 sul territorio lombardo della Martesana ed è nata con lo scopo di aiutare bambini con autismo nell’affrontare e organizzare il proprio tempo libero, nelle ore non impegnate da scuola e terapia».

Ma perché lavorare in cucina o in sala è considerata una grande occasione di inclusione e integrazione per le persone con disabilità?
«La cucina e la sala, gli ambienti tipici di un ristorante, risultano particolarmente indicati per percorsi formativi per persone con varie disabilità: l’esempio di PizzAut con le persone con sindrome di Down dimostra infatti che le attività di sala e cucina, per lo più autonome e ripetitive, come apparecchiare, servire l’acqua e prendere una comanda, possono stimolare la timidezza o diminuire il senso di panico. Il lavoro in cucina, invece, è propedeutico, poiché al di là di lavorare in un gruppo in cui si è interdipendenti, ognuno ha il vantaggio di potersi esprimere con più tranquillità, perché è come agire nel backstage, dove si è protetti e non obbligati al rapporto con altre persone. Non importa se sei un ex carcerato, o una persona con disturbo dello spettro autistico, perché, al di là dei problemi di sicurezza, nel senso che si lavora a stretto contatto con calore, coltelli e macchine elettriche, nessuno ti vede e si ha un senso di libertà maggiore, rispetto ad un cameriere esposto continuamente ad un confronto con il pubblico».

Nello stesso tempo, però, diventa per loro anche una possibilità di crescita personale, un percorso formativo, lo può confermare?
«Per quanto sopra detto è evidente che questo ambiente lavorativo è in grado di offrire reali possibilità di formazione e di crescita professionale, oserei dire quasi un riscatto sociale e umano. A tal proposito, cito, ad esempio, il carcere di Bollate (Milano) che ha aperto addirittura un ristorante per clienti esterni, dove i cuochi e i camerieri sono propri i carcerati e che ha un servizio catering molto famoso; oppure il penitenziario di Padova la cui pasticceria interna produce con il marchio Giotto producono lievitati, soprattutto panettoni, molto famosi per la qualità in tutta Italia».

Lo chef Matteo Scibilia

È vero che fare il cameriere di sala può essere particolarmente di aiuto alle persone con disabilità intellettiva non grave, in quanto ci si abitua a stabilire un contatto con molti clienti e saper gestire le diverse richieste?
«Il lavoro, soprattutto di sala, “costringe” a mettersi in gioco a reagire con gli altri, con uno sforzo mentale e di riflessi. Parlare e interagire con un ospite a tavola è una modalità e uno sforzo mentale, ma anche fisico del corpo, che stimola il carattere e le reazioni personali, sviluppando il senso di autonomia e il desiderio di confronto. Può in molti casi costringere anche ad acquisire conoscenze con un linguaggio che comporta un racconto, o reagire a obiezioni del cliente. Un vero laboratorio psicologico, dunque, che tra l’altro è utile e formativo anche per le persone esenti da instabilità o altro. Questo tipo di impegno richiede sicuramente uno sforzo notevole, sia dal punto di vista psicologico, sia da quello mentale ed è per questo che la sala è considerata un laboratorio esperienziale. In questa direzione, personalmente, sto preparando per certe realtà con cui sono in contatto alcune dispense e lezioni pratiche per il servizio di sala e di cucina in cui il percorso formativo prevede un racconto anche culturale e storico, cioè il fatto che l’inclusività esperienziale parte anche da aspetti socioculturali, il che non vuol dire insegnare solo gesti manuali e ripetitivi come sparecchiare o servire l’acqua, ma stimolare anche la mente, la curiosità e la memoria. Per esempio, cosa vuol dire la parola “ristorante”, ossia sul significato del termine “ristoro” da cui nasce appunto il ristorante: un luogo in cui ci si ristora e da cui può prendere il via una lunga lezione di storia, con nozioni di enologia e di olio extravergine di oliva, di abbinamento vino-cibo, della mice en place della tavola, oppure della nascita della cucina, quando l’uomo ha cominciato a cibarsi di cibi cotti».

In autunno, lei organizzerà dei corsi di approfondimento di cucina aperto anche alle persone con disabilità, ce ne può parlare?
«Confermo che ad ottobre inizierò con alcune realtà a Milano e a Novara a fare dei percorsi formativi con persone con varie disabilità. Vivo questa iniziativa come una sfida personale in cui cercherò di mettere a frutto i miei oltre 35 anni di esperienza sul campo, in particolare quella di molti anni di insegnamento presso un istituto professionale CIOFS dei Salesiani che ha la mission dell’accoglienza e dell’inclusione. In base a tali premesse, ho la speranza che questi momenti formativi siano di stimolo per le scuole professionali e alberghiere, per far sì che sappiano cogliere l’opportunità di una novità in questo segmento scolastico, poiché spesso le scuole alberghiere sono scelte da molti ragazzi e ragazze con problemi di integrazione anche mentali, che si illudono di un facile percorso scolastico, ma che in realtà necessitano di un aiuto più inclusivo».

*Il presente servizio è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “In cucina o nel servizio in sala: il cuoco Matteo Scibilia ci spiega come raggiungere la vera inclusione”, e viene qui ripreso, con diverso titolo e alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Raduno multisportivo a Milano promosso dalla Federazione Sport Sordi Italia

3 Settembre 2025 - 1:54pm

Dal 12 al 14 settembre Milano accoglierà un raduno multisportivo organizzato dalla FSSI (Federazione Sport Sordi Italia), con la collaborazione del Pio Istituto dei Sordi e del Centro Asteria, oltreché con il partenariato del Comune, che vedrà le Nazionali sorde di basket femminile, calcio maschile e di volley maschile e femminile mettere a punto la preparazione in vista dei prossimi appuntamenti internazionali, a partire dai “Summer Deaflympics” di Tokyo in novembre

Tre intense giornate di allenamenti e partite amichevoli a Milano, per un raduno multisportivo organizzato dalla FSSI (Federazione Sport Sordi Italia), con la collaborazione del Pio Istituto dei Sordi e del Centro Asteria, oltreché con il partenariato del Comune di Milano: accadrà dal 12 al 14 settembre, quando il capoluogo lombardo accoglierà le quattro Nazionali sorde di basket femminile, calcio maschile e di volley maschile e femminile, per una messa a punto della preparazione in vista dei prossimi appuntamenti internazionali e segnatamente per i venticinquesimi Summer Deaflympics (“Giochi Olimpici Silenziosi”), in programma a Tokyo dal 15 al 26 novembre.
Da segnalare anche che nella serata del 12 settembre al Centro Asteria (ore 21), andrà in scena lo spettacolo teatrale accessibile Mai Mollare. Il battito sordo di Mauro Grotto, di cui abbiamo già avuto occasione di occuparci sulle nostre pagine. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per altre informazioni: info@pioistitutodeisordi.org.

“Pensiero Imprudente”: la disabilità non è più una categoria!

3 Settembre 2025 - 1:13pm

«Nei contesti ecclesiastici – scrive Claudio Imprudente nella sua rubrica “Pensiero Imprudente” – il concetto di inclusione, per essere autentico, deve affondare le proprie radici in una prospettiva che riconosca il valore dell’appartenenza ad un’unica umanità e del fatto che le fragilità appartengono a tutte e tutti. La fragilità, dunque, non più come sinonimo di staticità, passività, invisibilità. Tutto ciò è affascinante perché elimina le categorie: la disabilità non è più una categoria!» Geeta Yerra, “One Humanity Painting” (“Un dipinto dell’Umanità”) (©Saatchi Art)

Tra le molteplici eredità che ci ha lasciato Papa Francesco ce n’è una che mi ha stuzzicato: «Essere capaci di riconoscere ogni persona come unica e irripetibile, al di là del limite fisico». È il messaggio di Papa Francesco nella Lettera Enciclica Fratelli Tutti del Santo Padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale del 3 ottobre 2020.
Mi sono chiesto: “Ma cosa vuol dire precisamente?”. E così, ho iniziato a documentarmi su come la Chiesa abbia divulgato e valorizzato questo concetto.

Al giorno d’oggi le persone con disabilità continuano a essere considerate, e soprattutto trattate, come deboli e fragili, in ragione dei loro deficit. A tal proposito, anche su queste pagine si fa spesso riferimento al punto di vista di Justin Glyn, padre gesuita non vedente di origine australiana [autore di “Us” not “Them”: Disability and Catholic Theology and Social Teaching, “‘Noi’ non ‘loro’: disabilità, teologia cattolica e dottrina sociale”, N.d.R.], il quale ci ricorda che tra le radici profonde che spiegano questo drammatico fenomeno culturale e sociale, dobbiamo anche considerare la convinzione, radicata e di antica memoria «secondo la quale la disabilità, e il deterioramento cognitivo in particolare, è un guasto dell’immagine divina […]». «Glyn – è stato scritto -, essendo egli stesso una persona disabile, coglie in modo limpido il processo di inferiorizzazione a cui sono esposte le persone con disabilità all’interno della Chiesa».

Claudio Imprudente, che cura per Superando la rubrica “Pensiero Imprudente”

Quindi, nei contesti ecclesiastici il concetto di inclusione, per essere autentico, non può fondarsi solo ed esclusivamente su princìpi quali la carità e la tolleranza, ma deve affondare le proprie radici in una prospettiva differente che riconosca il valore dell’appartenenza ad un’unica umanità. Di conseguenza, non abbiamo più bisogno di parlare di ospitalità o inclusione delle persone con disabilità.
Alla base di questa visione, vi è la questione secondo cui le fragilità appartengono a tutte e tutti, e possono essere anche riconosciute come motivazione che spingono le persone ad essere protagoniste, oltre che a porsi nelle condizioni di scoprire se stesse per cogliere nuove opportunità. Infatti, come pure è stato scritto, «essere fragili non significa essere fermi, ma vuol dire avere il coraggio di fare i conti, ciascuno, con il proprio limite».

La fragilità non è più sinonimo di staticità, passività, invisibilità e tutto ciò è affascinante perché elimina le categorie: la disabilità non è più una categoria. “Appartenere”, per una persona con disabilità, significa far parte dell’intero genere umano e non a un gruppo di persone marginalizzate, visibili solo per il proprio deficit, quindi bisogna considerare le varie «menomazioni che colpiscono gli esseri umani come aspetti di ciò che significa essere umani», citando quanto scritto su queste stesse pagine da Giovanni Merlo.

Sono fermamente convinto che la Chiesa abbia un ruolo cruciale nella trasmissione di questo pensiero e mi auguro che il neo arrivato Papa Leone XIV possa continuare su questa scia avviata da Francesco. È un processo lungo e complesso, ci vuole tempo, ma è inevitabile, è una bella sfida per l’umanità.
Eliminare le categorie è un concetto che mi ha sempre affascinato, facciamo tutti e tutte parte della stessa umanità. Come canta Marco Mengoni: «Credo negli esseri umani / Che hanno coraggio, coraggio di essere umani».
E voi, sentite di appartenere all’umanità?
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

*Il presente contributo è già apparso nella testata «Messaggero di Sant’Antonio», con il titolo “A chi appartengo?” e viene qui ripreso con diverso titolo e una serie di riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una firma regolare del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia,  Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana).
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.

Tanti piccoli grandi passi per una vita meno solitaria di chi convive con la SLA

3 Settembre 2025 - 12:32pm

L’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) lancia la XVIII Giornata Nazionale SLA del 18 settembre, che rappresenterà anche la principale campagna ufficiale di raccolta fondi dell’Associazione al cuore della quale vi sarà “Operazione Sollievo”, programma di aiuti concreti rivolti all’assistenza domiciliare, al supporto psicologico, agli ausili, ai trasporti, a contributi economici e a interventi personalizzati per le persone con la SLA e le loro famiglie Una delle immagini-simbolo dell’AISLA in questa estate è quella di Davide Rafanelli, persona con la SLA, che fa il bagno al mare insieme alla figlia Aurora

«C’è una sfida che parte dal cuore dell’Italia solidale e arriva là dove spesso non si guarda: ai bambini che nella loro famiglia convivono, ogni giorno, con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica). È per loro che la nostra Associazione lancia un appello alla generosità, grazie a Fondazione Mediolanum, storico charity partner che dal 2018 è al nostro fianco. Per i figli minorenni di persone con SLA, infatti, la vita quotidiana cambia radicalmente. Silenzi, responsabilità precoci e paure si intrecciano con un percorso di crescita già complesso e in Italia sono centinaia i bambini e ragazzi che vivono accanto a un genitore malato, spesso costretti a crescere troppo in fretta. Nel 2019, sempre insieme alla Fondazione Mediolanum, abbiamo dato vita al Progetto Baobab, percorso di ascolto, sostegno educativo e accompagnamento psicosociale per minori e famiglie, proprio quando la SLA entra nelle mura domestiche. Da questa esperienza è nato il primo studio al mondo, condotto con l’Università di Padova e pubblicato su “Scientific Reports” del gruppo “Nature”, in grado di misurare scientificamente l’impatto emotivo, psicologico e sociale che la SLA genera sui figli di madri e padri che affrontano la malattia, pur non abdicando al loro ruolo genitoriale»: prende avvio da qui, da parte dell’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), il lancio della XVIII Giornata Nazionale SLA del 18 settembre, ricordando ancora, come sottolinea la presidente dell’Associazione Fulvia Massimelli, che «ascoltando quei ragazzi, abbiamo imparato che, pur tra mille difficoltà, custodiscono una straordinaria capacità di sperare e affrontare la vita con coraggio. Hanno bisogno di strumenti, ma soprattutto di essere visti. Ed è per loro che oggi chiediamo all’Italia intera di essere parte di questa battaglia di dignità».

Quella del 18 settembre, quest’anno istituzionalizzzata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, non sarà nemmeno quest’anno solo una ricorrenza simbolica, ma rappresenterà la principale campagna ufficiale di raccolta fondi dell’AISLA, all’insegna di una mobilitazione civica che unirà Istituzioni, cittadini, cittadine e territori. Ogni anno, del resto, l’iniziativa accende l’attenzione pubblica su questa malattia rara e gravissima, che colpisce oltre 6.000 persone nel nostro Paese, numeri dietro ai quali vi sono famiglie intere che vedono stravolta la loro vita quotidiana, affrontando percorsi difficili insieme ai propri cari.
Al cuore della campagna, dunque, c’è Operazione Sollievo, programma nazionale di aiuti concreti rivolti all’assistenza domiciliare, al supporto psicologico, agli ausili, ai trasporti, a contributi economici e a interventi personalizzati. Lo scorso anno, ad esempio, l’AISLA ha affiancato direttamente 2.145 persone con SLA, realizzando 6.670 interventi concreti di sostegno.

Nel dettaglio delle iniziative previste per la Giornata Nazionale – che si avvarrà dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – va innanzitutto segnalato che proprio il 18 settembre, con il motto Coloriamo l’Italia di verde e grazie al sostegno dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), centinaia di Comuni illumineranno monumenti e palazzi-simbolo (tra gli altri Palazzo Madama e Montecitorio a Roma, la Mole Antonelliana a Torino, Ca’ Farsetti a Venezia, la Lanterna di Genova, il Teatro Massimo di Palermo, la Loggia di Brescia), sotto ai quali delegazioni di istituzioni, famiglie e volontari si organizzeranno per lo scatto fotografico simbolico della giornata. E tra le novità di quest’anno, anche l’adesione di Borghi più belli d’Italia.
Il 20 e 21 settembre, poi, l’appuntamento nelle piazze d’Italia con banchetti informativi e la raccolta fondi grazie alla distribuzione delle bottiglie solidali AISLA (Un contributo versato con gusto), con l’ormai tradizionale Barbera d’Asti DOCG, contando sul patrocinio della Regione Piemonte e sulla collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, nonché dell’Unione Industriale della Provincia di Asti.
«Tanti momenti di sensibilizzazione – dicono dall’AISLA -, arricchiti da testimonianze e incontri con medici e ricercatori, che si accompagneranno a convegni e tavole rotonde promossi dalle nostre Sezioni territoriali, insieme a istituzioni e rappresentanti sanitari e sociosanitari».
«Ogni luce verde, ogni gesto di solidarietà, ogni sorriso restituito – sottolinea Vincenzo Soverino, consigliere nazionale dell’AISLA e ideatore della campagna, che coordina da 18 anni – è un passo verso una vita meno solitaria per chi convive con la SLA». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa AISLA (Elisa Longo), ufficiostampa@aisla.it.

“La disabilità non è una vocazione”, ovvero riflessioni per una nuova teologia della disabilità

2 Settembre 2025 - 6:18pm

Nell’àmbito della ricerca e del dibattito sul rapporto tra fede e disabilità e sul ruolo delle persone con disabilità all’interno della Chiesa, il libro “La disabilità non è una vocazione” di Simone Stifani e Luciano Manicardi offre chiavi di lettura alternative con cui approcciare in modo nuovo argomenti che la tradizione ha sempre usato per giustificare comportamenti escludenti e marginalizzanti le persone con disabilità all’interno della comunità ecclesiale

La disabilità non è una vocazione (Edizioni Qiqajon, 2025) è un libro scritto a quattro mani da Simone Stifani, persona con disabilità, laureata in scienze religiose e da Luciano Manicardi, monaco di Bose e biblista.
Nell’àmbito della ricerca e del dibattito sul rapporto tra fede e disabilità e sul ruolo delle persone con disabilità all’interno della Chiesa, questo scritto, per altro non molto lungo e di facile lettura, fissa punti fondamentali e offre chiavi di lettura alternative con cui approcciare in modo nuovo argomenti che la tradizione ha sempre usato per giustificare comportamenti escludenti e marginalizzanti le persone con disabilità all’interno della comunità ecclesiale.

L’attenzione è posta su ciò che per troppo tempo si è dato per scontato – la persona con disabilità o è associata passivamente alla passione di Cristo e dunque già santa o deve espiare una presunta colpa propria o altrui e riceverà la ricompensa alla fine dei tempi – e che cozza con la sensibilità e la visione attuale della disabilità. C’è dunque bisogno di risposte nuove che mettano al centro la persona con disabilità e le riconoscano la dignità che è propria di ogni persona.
Stifani si chiede ad esempio se è la sofferenza di Cristo in croce che ci salva o se a salvarci è piuttosto il suo amore per noi che ha dimostrato salendo su quella croce. Potrebbe sembrare una questione di lana caprina – in fondo ci ha salvati sempre morendo in croce – però se mettiamo al centro l’amore, se diciamo che è l’amore che salva, dobbiamo riconoscerne la centralità e soprattutto la possibilità di ogni persona di dare e ricevere amore. Inoltre, questo vuol dire dare molta più importanza all’amore che al dolore e se è l’amore che salva, anche volendo associare la persona con disabilità a Cristo che salva, dobbiamo dire che essa è corredentrice non perché soffre, ma perché ama.

Questo è, a mio parere, uno snodo fondamentale, perché nel momento in cui si riconosce alla persona con disabilità la possibilità di dare amore, bisogna riconoscerle anche il diritto di essere soggetto attivo e propositivo all’interno della Chiesa e non solo oggetto di cura. Quindi anche la Pastorale della Disabilità deve cambiare ed è questo un altro tema molto importante di cui si parla nel libro. Non basta cioè affrontare questioni “teologiche” su cosa sia la disabilità, se derivi o meno dal peccato; non basta affermare – altro aspetto molto significativo sottolineato nel libro – che il nostro Dio è “disabile”, che ha preso su di sé la nostra disabilità e che il corpo di Cristo risorto ne porta i segni; bisogna poi calare tutto questo nella realtà delle nostre comunità ecclesiali, creare le condizioni per un’effettiva partecipazione delle persone con disabilità alla vita comunitaria, assumendosi, per quanto loro possibile, anche responsabilità e impegni.

Gli Autori ci invitano a riflettere su tutto questo anche alla luce di come Cristo stesso si sia relazionato a coloro che ha poi risanato. Manicardi, infatti, ci fa notare come per Gesù i malati non fossero mai dei “casi”, ma delle persone da incontrare, con le quali entrare in relazione e poi, certo, anche guarire. Dunque anche Gesù ha messo al centro la persona, non il “cieco”, l’“indemoniato” o il “paralitico” e si è lasciato provocare da loro e, in un certo senso, anche cambiare, come nel caso della donna cananea.

*Contributo già apparso nel blog “A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità” e qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Simone Stifani, Luciano Manicardi, La disabilità non è una vocazione, prefazione di Veronica Donatello, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, 2025, collana “Sympathetika”, 132 pagine, 10 euro.

L’evento di Bologna “UICI Technology – Tech for all”

2 Settembre 2025 - 5:59pm

Un’occasione preziosa per scoprire come la scienza e la tecnologia possano aiutare in particolare le persone con disabilità visiva nel vivere quotidiano, grazie alla ricerca e allo sviluppo condotti dall’UICI, con l’INVAT e l’IRIFOR, in sinergia con istituzioni, università e prestigiosi marchi internazionali: sarà questo, il 12 e 13 settembre all’Istituto dei Ciechi Cavazza di Bologna l’evento “UICI Technology –Tech for all”

Un’occasione preziosa per scoprire come la scienza e la tecnologia possano aiutare in particolare le persone con disabilità visiva nel vivere quotidiano, grazie alla ricerca e allo sviluppo condotti dall’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), con l’INVAT (Istituto Nazionale Valutazione Ausili e Tecnologie) e l’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione), in sinergia con istituzioni, università e prestigiosi marchi internazionali: sarà questo, il 12 e 13 settembre presso l’Istituto dei Ciechi Cavazza di Bologna l’evento UICI Technology –Tech for all, dedicato appunto alle tecnologie assistive e all’intelligenza artificiale per l’autonomia e l’inclusione.
Durante la due giorni, oltre alle relazioni di autorevoli esperti sui temi dell’incontro, vari espositori del settore presenteranno le ultime innovazioni digitali e tecnologiche, dando vita a una vetrina che porterà in rassegna presente e futuro. (S.B.)

Ringraziamo il MAC (Movimento Apostolico Ciechi) per la segnalazione.

A questo link è disponibile il programma completo dell’evento di Bologna, fruibile anche da remoto (piattaforma Zoom).

Legge della Toscana sui caregiver familiari: un primissimo passo per ottenere diritti e dignità

2 Settembre 2025 - 5:32pm

«Siamo un gruppo di caregiver familiari eterogeneo – scrivonoi i Genitori Attivisti Pisa -, e molti di noi vivono da tantissimi anni nell’invisibilità e nella solitudine il proprio ruolo. La Legge Regionale della Toscana con “Disposizioni per la promozione ed il riconoscimento della figura del caregiver familiare”, recentemente promulgata, è una norma che costituisce un primissimo passo per ottenere diritti e dignità»

Vogliamo rivolgere ad Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, e a tutto il Consiglio Regionale, un ringraziamento per avere in questi giorni dato spazio e luce alla figura del caregiver familiare con l’approvazione di una Legge Regionale che ne riconosce il ruolo e introduce alcune misure di supporto [si tratta della Legge Regionale 55/25, “Disposizioni per la promozione ed il riconoscimento della figura del caregiver familiare”, di cui si può leggere una recente presentazione su queste stesse pagine, N.d.R.].

Siamo un gruppo di caregiver familiari eterogeneo, composto soprattutto da genitori. I nostri figli e figlie hanno diverse età, diversi tipi e livelli di disabilità. Vi è eterogeneità anche sotto il profilo scolastico: si va da chi frequenta la scuola materna, a chi va alle superiori, nonché a ragazzi e ragazze che hanno già finito il ciclo di studi. Questo per dire che molti di noi vivono da tantissimi anni nell’invisibilità e nella solitudine il proprio ruolo.
Da tempo aspettiamo risposte e misure concrete da parte del Governo e per questo ci premeva ringraziare la Regione Toscana, tra le poche Regioni in Italia a promulgare una Legge sulla materia.
Questa Legge, dal nostro punto di vista, è un primissimo passo per ottenere diritti e dignità, due aspetti per i quali purtroppo non abbiamo neanche il tempo di combattere, essendo sempre a lavoro per i nostri assistiti.
Riteniamo inoltre che la norma in questione rappresenti un provvedimento fondamentale in quanto prevede misure veramente basilari per noi, quali la predisposizione di una rete di sostegno, perché spesso viviamo in solitudine le nostre giornate e le nostre difficoltà; il rifinanziamento del Centro di Ascolto Regionale, dove abbiamo già ricevuto accoglienza e supporto psicologico e vediamo garantita la possibilità di ricevere indirizzo e orientamento, cosa che purtroppo non è mai scontata. Sapere quindi a chi e dove rivolgerci per le nostre necessità.

Cogliamo anche l’occasione per avanzare alcune proposte in diversi àmbiti, nella speranza che in futuro vengano recepite. Poiché siamo consapevoli che alcune materie sono di competenza del Governo centrale, chiediamo alla Regione Toscana, se possibile, di farsi portavoce delle nostre istanze a livello nazionale.
Nello specifico chiediamo che le misure previste nella Legge toscana vengano diffuse in modo capillare [sul territorio nazionale. N.d.R.], unitamente alle indicazioni per accedervi, con particolare attenzione alle fasce che potrebbero avere maggiori difficoltà a reperire tali informazioni.
Ad un livello più generale chiediamo che in futuro vengano introdotte ulteriori misure che ci consentano di avere un riconoscimento contributivo, dato che tanti di noi hanno dovuto lasciare il lavoro per assistere il familiare, e anche la possibilità di poterci assentare dal luogo di lavoro, cosa che ad oggi risulta impossibile.
Chiediamo inoltre l’introduzione di tutele per i caregiver lavoratori, perché molti di noi fanno enormi sacrifici per conservare il proprio posto di lavoro (tutele come, ad esempio, il pensionamento con 25 anni di contributi o altre misure simili).

Infine, noi che mettiamo sempre al primo posto i nostri assistiti, cogliamo l’occasione per avanzare una richiesta che, al momento, consideriamo come la più impellente: chiediamo alla Regione Toscana, se possibile, di provvedere alla riattivazione delle prescrizioni specialistiche ortopediche [a carico del Servizio Sanitario Nazionale, N.d.R.], in particolare delle calzature apposite per tutori, e anche dei pezzi di ricambio per le carrozzine, che il Governo, in maniera fredda, e forse anche poco ragionata, a nostro avviso, ha eliminato dal Nomenclatore Tariffario. Chiediamo inoltre un intervento prioritario riguardo alle ore di assistenza specialistica.

*Il Gruppo dei Genitori Attivisti Pisa ha una pagina Facebook raggiungibile a questo link e l’indirizzo genitoriattivistipisa@gmail.com.

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Quell’intollerabile distanza tra persone non autosufficienti e servizi

2 Settembre 2025 - 4:51pm

Le esigenze delle persone e l’offerta di sostegni, interventi, servizi; il sostegno alla domiciliarità; quanto pagano e quanto dovrebbero pagare le persone che vivono nelle residenze per anziani; la situazione delle liste di attesa nei servizi territoriali: sono i temi affrontati da “L’intollerabile distanza. Persone non autosufficienti e servizi nelle Marche”, nuovo Quaderno del Gruppo Solidarietà, che il 14 settembre verrà presentato a Moie di Maiolati Spontini (Ancona)

All’inizio di luglio avevamo presentato sulle nostre pagine il nuovo Quaderno (l’undicesimo sulle politiche della propria Regione) pubblicato dal Gruppo Solidarietà e intitolato L’intollerabile distanza. Persone non autosufficienti e servizi nelle Marche (se ne può leggere l’introduzione a questo link), che raccoglie parte del lavoro di analisi dell’ultimo biennio svolto dall’Osservatorio sulle Politiche Sociali dello stesso Gruppo Solidarietà. Ora ve ne sarà una pubblica presentazione nel pomeriggio del 14 settembre (ore 17.30), presso la Biblioteca La Fornace di Moie di Maiolati Spontini (Ancona), quando il curatore della pubblicazione, Fabio Ragaini del Gruppo Solidarietà, dialogherà con il giornalista Vincenzo Varagona, presidente dell’Unione Stampa Cattolica Italiana.

Il volume affronta quattro temi, legati tra loro, vale a dire il rapporto tra esigenze delle persone (la cosiddetta “domanda”) e l’offerta di sostegni, interventi, servizi; come si sostanzia il sostegno alla domiciliarità; quanto pagano e quanto dovrebbero pagare le persone che vivono nelle residenze per anziani; qual è la situazione delle liste di attesa nei servizi territoriali. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: grusol@grusol.it.

Antonio, l’uomo con lo sguardo oltre

2 Settembre 2025 - 4:25pm

Come avevamo riferito, il 28 agosto a Bovalino (Reggio Calabria) vi è stato l’evento denominato “L’uomo con lo sguardo oltre”, tutto dedicato ad Antonio Giuseppe Malafarina, che fu direttore responsabile di Superando dal 2023 fino alla sua scomparsa nel febbraio 2024. A raccontare com’è andata, è Alessandro Cannavò, responsabile del blog “InVisibili” del «Corriere della Sera.it», di cui Malafarina era stato uno dei “pionieri” Lo scultore con disabilità visiva Felice Tagliaferri disvela a Bovalino, insieme a Bruno Malafarina, la scultura da lui dedicata ad Antonio Giuseppe Malafarina, una finestra permanentemente aperta sul mare

Come avevamo riferito nei giorni scorsi, il 28 agosto a Bovalino (Reggio Calabria) vi è stato un evento tutto dedicato ad Antonio Giuseppe Malafarina, che fu direttore responsabile di Superando dal 2023 fino alla sua scomparsa nel febbraio 2024. A raccontare com’è andata, compresa la presentazione di una scultura realizzata da Felice Tagliaferri, è Alessandro Cannavò, responsabile del blog InVisibili del «Corriere della Sera.it», di cui Malafarina era stato uno dei “pionieri”. Ne riprendiamo ben volentieri il contributo.

Alla fine di una giornata di viaggio faticosa e piena di imprevisti, quando a Bovalino si sono concluse le parole e si sono spente le luci dell’omaggio al nostro Antonio Giuseppe Malafarina, mi sono seduto sul sedile del monumento in marmo di Carrara, una finestra che inquadra il paesaggio, dedicato dallo scultore e amico Felice Tagliaferri all’uomo che sapeva vedere oltre; e mi sono perso nei pensieri guardando il mare. Quel mare della costa jonica calabra, la sua terra, che probabilmente Antonio sognava dalla finestra della stanzetta milanese in cui ha passato immobile gran parte della vita; quel mare che lo tradì diciottenne per un tuffo banale eppure finito in modo drammatico nell’ultimo giorno di vacanze. E che comunque amava. Per capire e svelare una persona serve conoscere da dove viene, risalire alle sue radici.

L’uomo con lo sguardo oltre, la manifestazione svoltasi il 28 agosto a Bovalino, è stata il ritrovarsi di una comunità. Con un po’ di commozione, ma anche con il sorriso che era la parola-mantra di Antonio alla fine di ogni suo scritto, articolo, lettera, messaggio. Al centro il padre Bruno, tenace e resiliente come un vecchio ulivo spazzato dai venti, che con l’attivissima nipote Tiziana ha fermamente voluto questo appuntamento. I loro ricordi ci hanno restituito le pieghe di una vita quotidiana anomala, difficile ma ricca di dialettica oltre che di amore. Presenti il sindaco della cittadina Vincenzo Marsano e l’assessora della Regione Calabria Caterina Capponi, che si sono alternati agli interventi, moderati con passione e competenza da Mara Rechichi.

Una parte della famiglia di InVisibili era presente, l’altra la sentivamo vicina col cuore e con la mente. Simone Fanti ha ricordato l’esperienza del nostro blog per la trasmissione di Raitre Inviati speciali in cui Antonio era il commentatore finale di ogni reportage; e il lavoro in comune nella realizzazione del Festival delle Abilità (la quarta edizione si terrà a Milano dal 13 al 21 settembre prossimi) che già dal titolo è uno “sguardo oltre”, il concetto di disabilità per un’apertura totale ai diversi talenti.
Claudio Arrigoni con Lorenzo Sani, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti Nazionale, ha presentato la preziosa guida sulle parole corrette della disabilità, Comunicare la Disabilità. Prima la persona, da loro realizzata insieme ad Antonio, libro che sta diventando un punto di riferimento nella comunicazione. Antonio riuscì a visionare l’ultima bozza appena prima di andarsene: una sorta di testamento.
Il medico Angelo Mantovani, il primario che ha seguito Antonio nella fase drammatica dopo l’incidente e fondatore del DAMA [“Disabled Advanced Medical Assistance”, ovvero “Assistenza medica avanzata alle persone con disabilità”, N.d.R.], si è soffermato sul lavoro fatto insieme per questo progetto di accoglienza e assistenza alle persone con gravi disabilità.
Giulia Palmisano, con sincero coinvolgimento, ha letto e interpretato le poesie e gli aforismi di Antonio. Uno di questi campeggiava sul palco, breve e spiazzante: «Vorrei ma mi sposso».
Un ventaglio di testimonianze diverse perché Antonio era un caleidoscopio di interessi, curiosità, ispirazioni. Il corpo immobilizzato, la mente sempre in movimento. Non un sognatore, ma un giornalista attento a ogni problematica, capace di denunciare e criticare in uno stile del tutto personale, ma sempre in modo costruttivo, con un retrogusto di positività.

La serata di Bovalino è stata anche un punto di partenza per nuove iniziative da mettere in campo nel nome di Antonio, a incominciare da una sinergia tra Milano e la cittadina calabrese. Il mondo della disabilità è da tempo in fermento, ha raggiunto importanti obiettivi, ma è cosciente del molto lavoro che c’è ancora da fare. Sedendosi davanti alla scultura-finestra che il geniale Tagliaferri ha voluto nel marmo usato da Michelangelo, si legge scolpito alla base dell’apertura l’aforisma/manifesto di Antonio: «L’inclusione è una parola magica: quando c’è, svanisce». E quell’ultima parola è solo un leggero solco nella pietra.

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Bovalino e la finestra per Antonio che ci fa guardare oltre” e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Un pulmino per la comunità alloggio Villa Chiara

2 Settembre 2025 - 1:39pm

Ben volentieri diamo spazio all’iniziativa voluta per consentire alla comunità alloggio Villa Chiara di Valdagno (Vicenza), che ospita persone con disaboilità, di tornare ad avere un proprio pulmino, dopo che un incidente stradale del luglio scorso ha reso del tutto inutilizzabile il precedente mezzo utilizzato dalla struttura La consegna a Villa Chiara del furgoncino in prestito, da parte della Fondazione Trentina per l’Autismo

Come segnala il blogger Luca Faccio, il 19 luglio scorso il pulmino di Villa Chiara, comunità alloggio di Valdagno (Vicenza) che ospita persone con disabilità, è stato vittima di un grave incidente stradale, fortunatamente senza vittime, ma diventando del tutto inutilizzabile. Il mezzo permetteva alle persone e ai loro operatori di spostarsi e di svolgere le proprie attività e l’intervento della Fondazione Trentina per l’Autismo, che ha prestato un furgoncino in comodato d’uso, ha momentaneamente risolto la situazione.
Per consentire tuttavia alla struttura di tornare ad avere un proprio mezzo, è stata lanciata una raccolta fondi, di cui ci informa sempre Luca Faccio, alla quale diamo ben volentieri visibilità. (S.B.)

“L’ombra vede”: non il semplice catalogo di una mostra, ma una vera “scatola da esplorare”

2 Settembre 2025 - 1:00pm

Il 31 agosto ha chiuso al Museo Tattile Statale Omero di Ancona la mostra “L’ombra vede”, percorso multisensoriale e scenografico che ha permesso di immergersi nell’universo poetico dell’artista marchigiano Enzo Cucchi, tra luce e buio, tatto e immaginazione. Ma la chiusura dell’esposizione non ha segnato la fine del progetto, se è vero che ne è nato un catalogo inedito e originale, che non è un semplice libro, ma una vera e propria “scatola da esplorare” Alcune parti interne del catalogo della mostra “L’ombra vede”

Il 31 agosto ha chiuso al Museo Tattile Statale Omero di Ancona la mostra L’ombra vede, presentata a suo tempo anche dal nostro giornale, un percorso multisensoriale e scenografico che dal 17 dicembre dello scorso anno ha permesso a visitatrici e visitatori di immergersi nell’universo poetico dell’artista marchigiano Enzo Cucchi, tra luce e buio, tatto e immaginazione.
«Con L’ombra vede – sottolineano dal Museo Omero – Cucchi ha scelto di offrire non una semplice esposizione, ma un’esperienza intima e sensoriale costruita insieme alla nostra struttura. Le 42 opere in mostra – 4 disegni inediti e 38 sculture in bronzo, marmo, ceramica e legno – hanno trovato collocazione in ambienti fortemente evocativi: dalla grotta da esplorare al buio, all’aia come spazio di socialità, fino all’atelier, luogo della nascita della creatività. Tutte le foto delle opere in mostra sono state realizzate di Maurizio Bolognini. L’iniziativa, ideata e curata da Andrea Socrati, ha coordinato lo staff del nostro Museo nella realizzazione del percorso, riscuotendo grande entusiasmo tra il pubblico, che ha vissuto con coinvolgimento e partecipazione l’originalità del percorso stesso».

Il fatto rilevante è che la chiusura dell’esposizione non segna la fine del progetto, se è vero che ne è nato un catalogo inedito e originale, che non è un semplice libro, ma una vera e propria “scatola da esplorare”. «Il catalogo – spiegano infatti ancora dal Museo Omero – raccoglie materiali pensati per prolungare e custodire l’esperienza della mostra, con 54 schede da consultare e collezionare, immagini da osservare e incorniciare, testi e presentazione del progetto artistico arricchiti da QR Code che rimandano a contenuti digitali accessibili, come video in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e in International Signs e guide in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa). I testi in nero, inoltre, sono realizzati con caratteri ad alta leggibilità, per garantirne una fruizione più agevole. E ancora, alcune edizioni comprendono pure testi in Braille e quattro disegni a rilievo, a conferma della nostra volontà di rendere la cultura davvero accessibile a tutti e tutte».

Un catalogo quindi (disponibile al prezzo di 20 euro), che non si limita a documentare l’esposizione ma che si propone come opera editoriale autonoma, per raccontare e far rivivere L’ombra vede anche oltre la chiusura della mostra. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: redazione@museoomero.it.

Autismo e lavoro: cambiare prospettiva

2 Settembre 2025 - 12:42pm

Lavorare in un’azienda multinazionale di servizi tecnologici che assume persone con disturbo dello spettro autistico, trasformando la diversità in valore: lo si racconta nel libro di Alberto Balestrazzi “Cambiare prospettiva: viaggio alla scoperta della neurodiversità”, che verrà presentato il 7 settembre a Mantova, all’interno del 29° Festival della Letteratura

È possibile creare reali opportunità di lavoro per i giovani con disturbo dello spettro autistico, valorizzandone le competenze e costruendo ambienti realmente inclusivi? Se ne parlerà nella mattinata del 7 settembre (ore 10.30), all’interno del 29° Festival della Letteratura di Mantova, in occasione della presentazione del libro Cambiare prospettiva: viaggio alla scoperta della neurodiversità (StreetLibr, 2024), presso lo stand SbrisolAut (Piazza Sordello).

L’autore di Cambiare prospettiva è Alberto Balestrazzi, amministratore delegato di auticon, azienda multinazionale di servizi tecnologici che impiega professionisti con disturbo dello spettro autistico e che egli stesso ha contribuito a fondare in Italia nel 2019. Nel libro si racconta appunto cosa significhi lavorare in un’azienda multinazionale che assume persone autistiche con talento tecnologico, trasformando la diversità in valore.
«È una storia – come è stato scritto – che porta a riflettere sulle difficoltà e, a volte, le contraddizioni di un percorso che ha fatto della diversità cognitiva un motore di crescita e di trasformazione aziendale, mettendo al centro la persona, coinvolgendo attivamente l’intero gruppo di appartenenza, per realizzare, infine, un’impresa di successo. Ne emerge una lezione di vita, personale e professionale, che diventa un incoraggiamento per aziende, manager e professionisti; ma soprattutto è il viaggio collettivo di individui uniti dalla volontà di esplorare l’’altro e, attraverso questo incontro, scoprire se stessi».

Insieme all’Autore del libro, interverrà all’incontro di Mantova il medico, musicista e scrittore Paolo Pisi. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Francesca Rossi Lunich (francesca.rossi.lunich@auticon.it).

Chiedo che si individuino le modalità per realizzare una vera inclusione di mio figlio

2 Settembre 2025 - 12:04pm

Sono «episodi di mancata inclusione», quelli segnalati dalla madre di un ragazzo con disturbo dello spettro autistico, in una scuola superiore del Veneto, per i quali la madre stessa chiede un intervento all’Ufficio Scolastico della propria Regione, affinché «invii un ispettore per accertare la reale situazione e individuare le modalità per realizzare una vera inclusione»

Riceviamo dalla Lettrice Olga Evtusenco e ben volentieri pubblichiamo la seguente segnalazione i cui contenuti coincidono con una lettera inviata direttamente all’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto di cui naturalmente la Lettrice si assume la piena responsabilità. Gli «episodi di mancata inclusione» cui fa riferimento riguardano in particolare il fatto che il figlio, un ragazzo con disturbo dello spettro autistico, venga lasciato isolato per gran parte del tempo scolastico, nonostante «ogni anno –riferisce la madre – io mi impegni personalmente a portare a scuola materiali, giochi didattici, PECS, schede personalizzate, e perfino a formare gratuitamente gli insegnanti con dimostrazioni pratiche nei primi mesi di scuola»

Sono la mamma di Giacomo, studente del Politecnico di Adria (Rovigo), che quest’anno frequenta la terza superiore. Mio figlio ha un disturbo dello spettro autistico e necessita di un’assistenza scolastica adeguata.
Negli anni scorsi ho già segnalato episodi di mancata inclusione e ho richiesto l’intervento dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, senza però ricevere una risposta formale scritta, ma solo una risposta telefonica con la quale mi veniva riferito che era stata svolta un’istruttoria e un’ispezione in merito alla vicenda. Tuttavia, tale istruttoria è stata condotta durante il periodo estivo, quando mio figlio non frequentava la scuola e io stessa ero assente.
Per questo motivo, chiedo cortesemente che l’Ufficio Scolastico Regionale invii un ispettore affinché venga chiarito il contraddittorio tra me e la scuola, venga accertata la reale situazione e si individuino le modalità per realizzare una vera inclusione, in modo che non sia più necessaria la mia quotidiana segnalazione di episodi non inclusivi.
Ricordo inoltre che nell’istruttoria già effettuata non sono mai stata ascoltata personalmente e pertanto chiedo che l’ispezione venga fatta ad anno scolastico avviato, in presenza di Giacomo, in modo che l’ispettore abbia modo di sentire anche me, in quanto madre che lo assiste quotidianamente e direttamente da anni.
Olga Evtusenco

Vi sarà a Messina un grande evento internazionale di calcio balilla aperto anche agli atleti paralimpici

1 Settembre 2025 - 6:25pm

Dal 6 all’8 febbraio 2026 la città di Messina ospiterà l’“ITSF World Champions League”, la più importante competizione internazionale dedicata al calcio balilla e che dalla prossima edizione sarà aperta anche agli atleti paralimpici e juniores I partecipanti alla conferenza stampa presso il Comune di Messina

Sarà l’Italia, e più precisamente la città di Messina, ad ospitare l’ITSF World Champions League il prossimo anno, la più importante competizione internazionale dedicata al calcio balilla e che dalla prossima edizione sarà aperta anche agli atleti paralimpici e juniores.
L’evento si svolgerà dal 6 all’8 febbraio 2026 ed è stato annunciato alla fine di luglio a Palazzo Zanca, sede del Comune della città siciliana, durante una conferenza stampa cui hanno partecipato il sindaco Federico Basile, l’assessore comunale alle Politiche Sportive Massimo Finocchiaro, il presidente dell’ITSF, la Federazione Internazionale di Calcio Balilla, Farid Lounas, il presidente della FPICB (Federazione Paralimpica Italiana Calcio Balilla) e vicepresidente dell’ITSF, Francesco Bonanno, e Alfredo Finanze, presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Mediterranea Eventi, alla quale è stata affidata l’organizzazione della manifestazione. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@fpicb.it.

Un corso per facilitatori della comunicazione e lettori a domicilio per studenti con disabilità sensoriale

1 Settembre 2025 - 5:58pm

Polo di riferimento trentino per la disabilità sensoriale, la Cooperativa Sociale AbilNova propone anche per questo 2025 il corso di formazione per facilitatori della comunicazione e dell’integrazione scolastica e lettori a domicilio per studenti con disabilità sensoriale, visiva e uditiva.Il percorso, che quest’anno è biennale, prenderà il via il 10 ottobre

Polo di riferimento trentino per la disabilità sensoriale, la Cooperativa Sociale AbilNova propone anche per questo 2025 il corso di formazione per facilitatori della comunicazione e dell’integrazione scolastica e lettori a domicilio per studenti con disabilità sensoriale, visiva e uditiva. Il facilitatore, va ricordato, affianca lo studente a scuola, sostenendone il percorso di apprendimento, l’autonomia e la crescita sociale e relazionale, il lettore, invece, opera a domicilio o in ambiente scolastico, rafforzando le competenze acquisite e fungendo da collegamento tra scuola, famiglia e la Cooperativa di riferimento, ovvero AbilNova.
Il percorso, che inizierà il 10 ottobre, quest’anno è biennale (preiscrizione obbligatoria entro le ore 12.00 del 19 settembre) e, come sempre, il programma sarà curato da docenti interni ed esterni alla Cooperativa promotrice. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: corsi@abilnova.it e anche ufficiostampa@abilnova.it (Irene Matassoni).

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