Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria
Pubblicato su Centri Territoriali di Supporto B.E.S. - Calabria (https://www.handitecno.calabria.it)

Home > Printer-friendly > Aggregatore di feed

Antonio, l’uomo con lo sguardo oltre

Superando - 2 Settembre 2025 - 4:25pm

Come avevamo riferito, il 28 agosto a Bovalino (Reggio Calabria) vi è stato l’evento denominato “L’uomo con lo sguardo oltre”, tutto dedicato ad Antonio Giuseppe Malafarina, che fu direttore responsabile di Superando dal 2023 fino alla sua scomparsa nel febbraio 2024. A raccontare com’è andata, è Alessandro Cannavò, responsabile del blog “InVisibili” del «Corriere della Sera.it», di cui Malafarina era stato uno dei “pionieri” Lo scultore con disabilità visiva Felice Tagliaferri disvela a Bovalino, insieme a Bruno Malafarina, la scultura da lui dedicata ad Antonio Giuseppe Malafarina, una finestra permanentemente aperta sul mare

Come avevamo riferito nei giorni scorsi, il 28 agosto a Bovalino (Reggio Calabria) vi è stato un evento tutto dedicato ad Antonio Giuseppe Malafarina, che fu direttore responsabile di Superando dal 2023 fino alla sua scomparsa nel febbraio 2024. A raccontare com’è andata, compresa la presentazione di una scultura realizzata da Felice Tagliaferri, è Alessandro Cannavò, responsabile del blog InVisibili del «Corriere della Sera.it», di cui Malafarina era stato uno dei “pionieri”. Ne riprendiamo ben volentieri il contributo.

Alla fine di una giornata di viaggio faticosa e piena di imprevisti, quando a Bovalino si sono concluse le parole e si sono spente le luci dell’omaggio al nostro Antonio Giuseppe Malafarina, mi sono seduto sul sedile del monumento in marmo di Carrara, una finestra che inquadra il paesaggio, dedicato dallo scultore e amico Felice Tagliaferri all’uomo che sapeva vedere oltre; e mi sono perso nei pensieri guardando il mare. Quel mare della costa jonica calabra, la sua terra, che probabilmente Antonio sognava dalla finestra della stanzetta milanese in cui ha passato immobile gran parte della vita; quel mare che lo tradì diciottenne per un tuffo banale eppure finito in modo drammatico nell’ultimo giorno di vacanze. E che comunque amava. Per capire e svelare una persona serve conoscere da dove viene, risalire alle sue radici.

L’uomo con lo sguardo oltre, la manifestazione svoltasi il 28 agosto a Bovalino, è stata il ritrovarsi di una comunità. Con un po’ di commozione, ma anche con il sorriso che era la parola-mantra di Antonio alla fine di ogni suo scritto, articolo, lettera, messaggio. Al centro il padre Bruno, tenace e resiliente come un vecchio ulivo spazzato dai venti, che con l’attivissima nipote Tiziana ha fermamente voluto questo appuntamento. I loro ricordi ci hanno restituito le pieghe di una vita quotidiana anomala, difficile ma ricca di dialettica oltre che di amore. Presenti il sindaco della cittadina Vincenzo Marsano e l’assessora della Regione Calabria Caterina Capponi, che si sono alternati agli interventi, moderati con passione e competenza da Mara Rechichi.

Una parte della famiglia di InVisibili era presente, l’altra la sentivamo vicina col cuore e con la mente. Simone Fanti ha ricordato l’esperienza del nostro blog per la trasmissione di Raitre Inviati speciali in cui Antonio era il commentatore finale di ogni reportage; e il lavoro in comune nella realizzazione del Festival delle Abilità (la quarta edizione si terrà a Milano dal 13 al 21 settembre prossimi) che già dal titolo è uno “sguardo oltre”, il concetto di disabilità per un’apertura totale ai diversi talenti.
Claudio Arrigoni con Lorenzo Sani, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti Nazionale, ha presentato la preziosa guida sulle parole corrette della disabilità, Comunicare la Disabilità. Prima la persona, da loro realizzata insieme ad Antonio, libro che sta diventando un punto di riferimento nella comunicazione. Antonio riuscì a visionare l’ultima bozza appena prima di andarsene: una sorta di testamento.
Il medico Angelo Mantovani, il primario che ha seguito Antonio nella fase drammatica dopo l’incidente e fondatore del DAMA [“Disabled Advanced Medical Assistance”, ovvero “Assistenza medica avanzata alle persone con disabilità”, N.d.R.], si è soffermato sul lavoro fatto insieme per questo progetto di accoglienza e assistenza alle persone con gravi disabilità.
Giulia Palmisano, con sincero coinvolgimento, ha letto e interpretato le poesie e gli aforismi di Antonio. Uno di questi campeggiava sul palco, breve e spiazzante: «Vorrei ma mi sposso».
Un ventaglio di testimonianze diverse perché Antonio era un caleidoscopio di interessi, curiosità, ispirazioni. Il corpo immobilizzato, la mente sempre in movimento. Non un sognatore, ma un giornalista attento a ogni problematica, capace di denunciare e criticare in uno stile del tutto personale, ma sempre in modo costruttivo, con un retrogusto di positività.

La serata di Bovalino è stata anche un punto di partenza per nuove iniziative da mettere in campo nel nome di Antonio, a incominciare da una sinergia tra Milano e la cittadina calabrese. Il mondo della disabilità è da tempo in fermento, ha raggiunto importanti obiettivi, ma è cosciente del molto lavoro che c’è ancora da fare. Sedendosi davanti alla scultura-finestra che il geniale Tagliaferri ha voluto nel marmo usato da Michelangelo, si legge scolpito alla base dell’apertura l’aforisma/manifesto di Antonio: «L’inclusione è una parola magica: quando c’è, svanisce». E quell’ultima parola è solo un leggero solco nella pietra.

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Bovalino e la finestra per Antonio che ci fa guardare oltre” e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, DM 26 ottobre 2023, n. 206, D.D.G. n. 3060 del 10.12.2024 – Decreto di integrazione per scorrimento...

Ultime da USR Calabria - 2 Settembre 2025 - 2:24pm

You must be logged into the site to view this content.

Secondo Grado – Decreto integrazione miglioramenti cattedra

Ultime da A. T. P. Cosenza - 2 Settembre 2025 - 1:52pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Pubblicazione nota avvio a.s 2025-26 scuole non statali

Ultime da A. T. P. Cosenza - 2 Settembre 2025 - 1:50pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Un pulmino per la comunità alloggio Villa Chiara

Superando - 2 Settembre 2025 - 1:39pm

Ben volentieri diamo spazio all’iniziativa voluta per consentire alla comunità alloggio Villa Chiara di Valdagno (Vicenza), che ospita persone con disaboilità, di tornare ad avere un proprio pulmino, dopo che un incidente stradale del luglio scorso ha reso del tutto inutilizzabile il precedente mezzo utilizzato dalla struttura La consegna a Villa Chiara del furgoncino in prestito, da parte della Fondazione Trentina per l’Autismo

Come segnala il blogger Luca Faccio, il 19 luglio scorso il pulmino di Villa Chiara, comunità alloggio di Valdagno (Vicenza) che ospita persone con disabilità, è stato vittima di un grave incidente stradale, fortunatamente senza vittime, ma diventando del tutto inutilizzabile. Il mezzo permetteva alle persone e ai loro operatori di spostarsi e di svolgere le proprie attività e l’intervento della Fondazione Trentina per l’Autismo, che ha prestato un furgoncino in comodato d’uso, ha momentaneamente risolto la situazione.
Per consentire tuttavia alla struttura di tornare ad avere un proprio mezzo, è stata lanciata una raccolta fondi, di cui ci informa sempre Luca Faccio, alla quale diamo ben volentieri visibilità. (S.B.)

“L’ombra vede”: non il semplice catalogo di una mostra, ma una vera “scatola da esplorare”

Superando - 2 Settembre 2025 - 1:00pm

Il 31 agosto ha chiuso al Museo Tattile Statale Omero di Ancona la mostra “L’ombra vede”, percorso multisensoriale e scenografico che ha permesso di immergersi nell’universo poetico dell’artista marchigiano Enzo Cucchi, tra luce e buio, tatto e immaginazione. Ma la chiusura dell’esposizione non ha segnato la fine del progetto, se è vero che ne è nato un catalogo inedito e originale, che non è un semplice libro, ma una vera e propria “scatola da esplorare” Alcune parti interne del catalogo della mostra “L’ombra vede”

Il 31 agosto ha chiuso al Museo Tattile Statale Omero di Ancona la mostra L’ombra vede, presentata a suo tempo anche dal nostro giornale, un percorso multisensoriale e scenografico che dal 17 dicembre dello scorso anno ha permesso a visitatrici e visitatori di immergersi nell’universo poetico dell’artista marchigiano Enzo Cucchi, tra luce e buio, tatto e immaginazione.
«Con L’ombra vede – sottolineano dal Museo Omero – Cucchi ha scelto di offrire non una semplice esposizione, ma un’esperienza intima e sensoriale costruita insieme alla nostra struttura. Le 42 opere in mostra – 4 disegni inediti e 38 sculture in bronzo, marmo, ceramica e legno – hanno trovato collocazione in ambienti fortemente evocativi: dalla grotta da esplorare al buio, all’aia come spazio di socialità, fino all’atelier, luogo della nascita della creatività. Tutte le foto delle opere in mostra sono state realizzate di Maurizio Bolognini. L’iniziativa, ideata e curata da Andrea Socrati, ha coordinato lo staff del nostro Museo nella realizzazione del percorso, riscuotendo grande entusiasmo tra il pubblico, che ha vissuto con coinvolgimento e partecipazione l’originalità del percorso stesso».

Il fatto rilevante è che la chiusura dell’esposizione non segna la fine del progetto, se è vero che ne è nato un catalogo inedito e originale, che non è un semplice libro, ma una vera e propria “scatola da esplorare”. «Il catalogo – spiegano infatti ancora dal Museo Omero – raccoglie materiali pensati per prolungare e custodire l’esperienza della mostra, con 54 schede da consultare e collezionare, immagini da osservare e incorniciare, testi e presentazione del progetto artistico arricchiti da QR Code che rimandano a contenuti digitali accessibili, come video in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e in International Signs e guide in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa). I testi in nero, inoltre, sono realizzati con caratteri ad alta leggibilità, per garantirne una fruizione più agevole. E ancora, alcune edizioni comprendono pure testi in Braille e quattro disegni a rilievo, a conferma della nostra volontà di rendere la cultura davvero accessibile a tutti e tutte».

Un catalogo quindi (disponibile al prezzo di 20 euro), che non si limita a documentare l’esposizione ma che si propone come opera editoriale autonoma, per raccontare e far rivivere L’ombra vede anche oltre la chiusura della mostra. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: redazione@museoomero.it.

Concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune e di sostegno – DDG n. 3059 del 10.12.2024 – SECONDO Decreto di rettifica Commissione giudicatrice per la classe...

Ultime da USR Calabria - 2 Settembre 2025 - 12:45pm

You must be logged into the site to view this content.

Autismo e lavoro: cambiare prospettiva

Superando - 2 Settembre 2025 - 12:42pm

Lavorare in un’azienda multinazionale di servizi tecnologici che assume persone con disturbo dello spettro autistico, trasformando la diversità in valore: lo si racconta nel libro di Alberto Balestrazzi “Cambiare prospettiva: viaggio alla scoperta della neurodiversità”, che verrà presentato il 7 settembre a Mantova, all’interno del 29° Festival della Letteratura

È possibile creare reali opportunità di lavoro per i giovani con disturbo dello spettro autistico, valorizzandone le competenze e costruendo ambienti realmente inclusivi? Se ne parlerà nella mattinata del 7 settembre (ore 10.30), all’interno del 29° Festival della Letteratura di Mantova, in occasione della presentazione del libro Cambiare prospettiva: viaggio alla scoperta della neurodiversità (StreetLibr, 2024), presso lo stand SbrisolAut (Piazza Sordello).

L’autore di Cambiare prospettiva è Alberto Balestrazzi, amministratore delegato di auticon, azienda multinazionale di servizi tecnologici che impiega professionisti con disturbo dello spettro autistico e che egli stesso ha contribuito a fondare in Italia nel 2019. Nel libro si racconta appunto cosa significhi lavorare in un’azienda multinazionale che assume persone autistiche con talento tecnologico, trasformando la diversità in valore.
«È una storia – come è stato scritto – che porta a riflettere sulle difficoltà e, a volte, le contraddizioni di un percorso che ha fatto della diversità cognitiva un motore di crescita e di trasformazione aziendale, mettendo al centro la persona, coinvolgendo attivamente l’intero gruppo di appartenenza, per realizzare, infine, un’impresa di successo. Ne emerge una lezione di vita, personale e professionale, che diventa un incoraggiamento per aziende, manager e professionisti; ma soprattutto è il viaggio collettivo di individui uniti dalla volontà di esplorare l’’altro e, attraverso questo incontro, scoprire se stessi».

Insieme all’Autore del libro, interverrà all’incontro di Mantova il medico, musicista e scrittore Paolo Pisi. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Francesca Rossi Lunich (francesca.rossi.lunich@auticon.it).

Personale ATA – Decreto di rettifica graduatorie definitive ATA 24 mesi – profilo AA – a.s. 2025/26

Ultime da A. T. P. Cosenza - 2 Settembre 2025 - 12:24pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Chiedo che si individuino le modalità per realizzare una vera inclusione di mio figlio

Superando - 2 Settembre 2025 - 12:04pm

Sono «episodi di mancata inclusione», quelli segnalati dalla madre di un ragazzo con disturbo dello spettro autistico, in una scuola superiore del Veneto, per i quali la madre stessa chiede un intervento all’Ufficio Scolastico della propria Regione, affinché «invii un ispettore per accertare la reale situazione e individuare le modalità per realizzare una vera inclusione»

Riceviamo dalla Lettrice Olga Evtusenco e ben volentieri pubblichiamo la seguente segnalazione i cui contenuti coincidono con una lettera inviata direttamente all’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto di cui naturalmente la Lettrice si assume la piena responsabilità. Gli «episodi di mancata inclusione» cui fa riferimento riguardano in particolare il fatto che il figlio, un ragazzo con disturbo dello spettro autistico, venga lasciato isolato per gran parte del tempo scolastico, nonostante «ogni anno –riferisce la madre – io mi impegni personalmente a portare a scuola materiali, giochi didattici, PECS, schede personalizzate, e perfino a formare gratuitamente gli insegnanti con dimostrazioni pratiche nei primi mesi di scuola»

Sono la mamma di Giacomo, studente del Politecnico di Adria (Rovigo), che quest’anno frequenta la terza superiore. Mio figlio ha un disturbo dello spettro autistico e necessita di un’assistenza scolastica adeguata.
Negli anni scorsi ho già segnalato episodi di mancata inclusione e ho richiesto l’intervento dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, senza però ricevere una risposta formale scritta, ma solo una risposta telefonica con la quale mi veniva riferito che era stata svolta un’istruttoria e un’ispezione in merito alla vicenda. Tuttavia, tale istruttoria è stata condotta durante il periodo estivo, quando mio figlio non frequentava la scuola e io stessa ero assente.
Per questo motivo, chiedo cortesemente che l’Ufficio Scolastico Regionale invii un ispettore affinché venga chiarito il contraddittorio tra me e la scuola, venga accertata la reale situazione e si individuino le modalità per realizzare una vera inclusione, in modo che non sia più necessaria la mia quotidiana segnalazione di episodi non inclusivi.
Ricordo inoltre che nell’istruttoria già effettuata non sono mai stata ascoltata personalmente e pertanto chiedo che l’ispezione venga fatta ad anno scolastico avviato, in presenza di Giacomo, in modo che l’ispettore abbia modo di sentire anche me, in quanto madre che lo assiste quotidianamente e direttamente da anni.
Olga Evtusenco

PNRR – Avviso per la presentazione di manifestazioni di interesse per Next Generation AI – Napoli 8-13 ottobre rivolto alle aziende del settore

Ultime da USR Calabria - 2 Settembre 2025 - 11:56am

You must be logged into the site to view this content.

Avviso rilevazione funzionamento e rilevazione docenti a.s. 2025 – 2026

Ultime da USR Calabria - 2 Settembre 2025 - 9:12am

You must be logged into the site to view this content.

Personale docente aspirante ad assunzione con contratto a tempo determinato fino al termine dell’anno scolastico e fino al termine delle attività didattiche – riscontro a diffide, reclami e istanze di accesso agli atti

Ultime da A. T. P. Cosenza - 2 Settembre 2025 - 8:01am

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Personale ATA – Decreto rettifica immissione in ruolo profilo AA – immissione in ruolo per surroga

Ultime da A. T. P. Cosenza - 1 Settembre 2025 - 8:55pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Vi sarà a Messina un grande evento internazionale di calcio balilla aperto anche agli atleti paralimpici

Superando - 1 Settembre 2025 - 6:25pm

Dal 6 all’8 febbraio 2026 la città di Messina ospiterà l’“ITSF World Champions League”, la più importante competizione internazionale dedicata al calcio balilla e che dalla prossima edizione sarà aperta anche agli atleti paralimpici e juniores I partecipanti alla conferenza stampa presso il Comune di Messina

Sarà l’Italia, e più precisamente la città di Messina, ad ospitare l’ITSF World Champions League il prossimo anno, la più importante competizione internazionale dedicata al calcio balilla e che dalla prossima edizione sarà aperta anche agli atleti paralimpici e juniores.
L’evento si svolgerà dal 6 all’8 febbraio 2026 ed è stato annunciato alla fine di luglio a Palazzo Zanca, sede del Comune della città siciliana, durante una conferenza stampa cui hanno partecipato il sindaco Federico Basile, l’assessore comunale alle Politiche Sportive Massimo Finocchiaro, il presidente dell’ITSF, la Federazione Internazionale di Calcio Balilla, Farid Lounas, il presidente della FPICB (Federazione Paralimpica Italiana Calcio Balilla) e vicepresidente dell’ITSF, Francesco Bonanno, e Alfredo Finanze, presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Mediterranea Eventi, alla quale è stata affidata l’organizzazione della manifestazione. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@fpicb.it.

Personale ATA – avviso pubblicazione posti disponibili per il conferimento di incarichi a tempo determinato – profilo: Assistente Amministrativo e Assistente Tecnico

Ultime da A. T. P. Cosenza - 1 Settembre 2025 - 6:15pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Procedura di accreditamento delle istituzioni scolastiche statali e paritarie quali sedi di svolgimento delle attività di tirocinio docenti – Acquisizione delle candidature A.S. 2025/2026 – Avviso pubblico

Ultime da A. T. P. Cosenza - 1 Settembre 2025 - 6:13pm

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Un corso per facilitatori della comunicazione e lettori a domicilio per studenti con disabilità sensoriale

Superando - 1 Settembre 2025 - 5:58pm

Polo di riferimento trentino per la disabilità sensoriale, la Cooperativa Sociale AbilNova propone anche per questo 2025 il corso di formazione per facilitatori della comunicazione e dell’integrazione scolastica e lettori a domicilio per studenti con disabilità sensoriale, visiva e uditiva.Il percorso, che quest’anno è biennale, prenderà il via il 10 ottobre

Polo di riferimento trentino per la disabilità sensoriale, la Cooperativa Sociale AbilNova propone anche per questo 2025 il corso di formazione per facilitatori della comunicazione e dell’integrazione scolastica e lettori a domicilio per studenti con disabilità sensoriale, visiva e uditiva. Il facilitatore, va ricordato, affianca lo studente a scuola, sostenendone il percorso di apprendimento, l’autonomia e la crescita sociale e relazionale, il lettore, invece, opera a domicilio o in ambiente scolastico, rafforzando le competenze acquisite e fungendo da collegamento tra scuola, famiglia e la Cooperativa di riferimento, ovvero AbilNova.
Il percorso, che inizierà il 10 ottobre, quest’anno è biennale (preiscrizione obbligatoria entro le ore 12.00 del 19 settembre) e, come sempre, il programma sarà curato da docenti interni ed esterni alla Cooperativa promotrice. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: corsi@abilnova.it e anche ufficiostampa@abilnova.it (Irene Matassoni).

Quelle vite da ricominciare (e il lavoro potrebbe essere una buona cura)

Superando - 1 Settembre 2025 - 5:29pm

«Come responsabile del SISL (Servizio d’Inserimento Socio-Lavorativo) e poi del Collocamento Disabili di Lecco – scrive Marino Bottà -, riuscii a inserire nel lavoro molte persone che avevano subito un danno cerebrale in età adulta, convinto che proprio il lavoro potesse essere una buona cura sia per sostenere la riabilitazione che per recuperare una qualità di vita dignitosa»

Nel mese di maggio scorso, in occasione della Giornata Nazionale sul Trauma Cranico, si è tenuto un convegno a Padova promosso da Daccapo (Associazione Trauma Cranico). Invitato come relatore, mi sono trovato a ripensare alle persone che avevo seguito in passato e a riflettere sul lavoro di rete realizzato negli ultimi decenni.
Per vent’anni avevo considerato la cerebrolesione come una delle tante patologie legate ai giovani con disabilità intellettive. Infatti, un giorno si iscrisse al Centro di Formazione Polivalente di Lecco un giovane che aveva subito un grave trauma cranico. Lo inserimmo assieme agli altri, dopo avere predisposto un programma di apprendimenti parametrati al suo quoziente intellettivo. Per gli adulti era diverso, i collocabili erano iscritti al Collocamento Obbligatorio come invalidi civili, altrimenti beneficiavano di un misero assegno di assistenza: per il resto erano le famiglie che dovevano provvedere a tutto. Il trauma cranico era considerato unicamente sotto il profilo sanitario.
Dopo avere seguito alcune situazioni, compresi come la loro esistenza e quella dei familiari potesse cambiare in un attimo. Una telefonata che ti informa o un evento improvviso possono interrompere il corso normale della vita. Drammi che vengono consumati fra le mura di casa. Troppo spesso, chi ti aveva frequentato in passato scompare.

Andrea aveva subito un incidente stradale. La madre, più con lo sguardo che con le parole, mi chiese disperatamente di trovargli un lavoro. Mi affacciai così ad un nuovo mondo. Un mondo dominato dallo sconcerto dovuto alla “morte” della vita precedente e dall’evento invalidante. Le famiglie devastate dal dolore dovevano ricominciare daccapo, e fare i conti con un incerto futuro. Allora compresi che il lavoro poteva essere una buona cura sia per sostenere la riabilitazione che per recuperare una qualità di vita dignitosa. Pertanto, organizzai un corso di formazione per una decina di persone in età lavorativa che avevano subito danni cerebrali, utilizzando i finanziamenti del Fondo Sociale Europeo (FSE). Ebbi così modo di constatare direttamente che potevano presentare difficoltà motorie, sensoriali, mnestiche, cognitive e relazionali. Viste dunque le complessità che dovevo affrontare, cercai qualcuno che mi potesse aiutare.
Purtroppo, nei primi Anni Novanta non c’erano servizi sanitari, associazioni o altro, dedicati. Dopo l’intervento chirurgico c’era solo la riabilitazione, lasciata ai tecnici o allo spirito pioneristico del singolo medico (come nel caso di Villa Beretta di Costamasnaga).
Molti anni dopo si costituì l’équipe di Neuropsicologia presso l’ospedale di Lecco. La lunga esperienza maturata sul campo mi convinse che era indispensabile un passaggio di testimone tra medico, riabilitatore e operatore dell’inclusione socio-lavorativa, per ottenere risultati possibili.
Serve inoltre un percorso di inserimento al lavoro estremamente personalizzato, facendo ricorso a tirocini formativi e lavorativi più o meno lunghi, per poter valutare le conseguenze operative, psichiche e relazionali del trauma.
In coerenza con queste riflessioni, e per non dare alle famiglie ulteriori sofferenze inserendo il loro congiunto in contesti caratterizzati dalla presenza di persone con disabilità cognitiva, tossicodipendenti ecc., decisi di promuovere la costituzione di una Cooperativa Sociale di tipo B (Samarcanda) destinata solo a persone che avevano subito un danno cerebrale in età adulta. Successivamente, come responsabile del SISL (Servizio d’Inserimento Socio-Lavorativo) e poi del Collocamento Disabili di Lecco, riuscii a inserirne molti nel mondo del lavoro ordinario.
Purtroppo, fui anche testimone impotente di drammi familiari. Ricordo il giovane che si lanciò dal terrazzo di casa, la giovane in perenne conflitto legale contro i genitori, la madre angosciata dall’idea di lasciare la figlia sola con il padre in casa, e tanti altri ancora.

Andrea lo incontravo spesso sul treno diretto a Milano. Faceva il pendolare. La madre era mancata da alcuni anni e viveva arrangiandosi da solo. Alcuni mesi fa mi disse che a breve sarebbe andato in pensione. Il lavoro è anche il “Dopo di Noi”.

Di fronte a tutto questo è triste constatare che non si sia ancora giunti ad una riforma della Legge 68/99, Norme per il diritto al lavoro dei disabili e che nessuna Regione abbia operato per rendere più efficace il sistema di collocamento delle persone con disabilità.

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi direttore generale dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) (marino.botta@andelagenzia.it).

Proviamo ad agire non solo per i diritti, ma anche per avere servizi facilitatori dei diritti!

Superando - 1 Settembre 2025 - 5:03pm

«Servirebbe accogliere quale obiettivo di lavoro unitario – scrive tra l’altro Fausto Giancaterina in questo suo approfondimento – la realizzazione, per ogni persona, del progetto di vita personalizzato e partecipato, sostenuto nel suo cammino esistenziale da un accompagnamento professionale, competente e solidale nei diversi percorsi di inclusione» Giovani con disabilità intellettiva

Agire, perché?
Da un po’ tempo, riflettendo con amici e leggendo qua e là pezzi che raccontano vite e progetti di persone con disabilità e altre curiosità, ho rivisitato una bella intervista di Miguel Benasayag (L’epoca è oscura, ma noi siamo vivi), su «Animazione Sociale» (n. 379/2025, pagine 6-15) in cui ricorre spesso l’invito «ad agire e abitare in modo diverso il nostro rapporto con il reale».
Ma nel mondo delle disabilità, che si fa? Da una parte, mi sembra di assistere ad una pericolosa immobilità, mascherata da ridondanti lanci di mirabolanti progetti sperimentali (quasi sempre difficili da realizzare e privi di sostegni finanziari!) e dall’altra di imbattermi in interviste e annunci ripetuti e retorici (e da qualche mese anche attraverso una nuova e patinata rivista ministeriale!), che promettono futuri ed “epocali” cambiamenti…
In realtà la vita delle persone con disabilità – in molti territori – continua a fare i conti con servizi sempre più pericolosamente inadeguati: un brutto insieme che racconta come il nostro welfare continui semplicemente piano, piano a sgretolarsi. Aggiungiamo, poi, il fatto di come stia diventando oltremodo difficile attivare su questi temi la partecipazione dei cittadini, ormai più attenti a ricercare soluzioni per i soli propri problemi/interessi, che mettersi comunitariamente a riflettere e risolvere problemi sociali altrui.
Se volessimo, comunque, cercare consensi, e coralmente fare ipotesi e suggerire azioni, tentando di fare qualche reale positivo passo in avanti e, soprattutto, cercando, con molta attenzione, di non farci più rosicchiare le conquiste faticosamente raggiunte, dove potremmo trovare qualche indizio per iniziare un concreto e positivo cambiamento che, soprattutto non sia più solo enfasi retorica?
Vista l’enorme abbondanza di leggi e di direttive, che ormai rasenta la bulimia (come ha già raccontato molto bene su queste stesse pagine Roberto Toppoli, in Non basta la “bulimia normativa” per avere servizi che funzionino) e poiché appare sempre più difficile rintracciare in esse concrete disposizioni che almeno avviino un potenziamento e un rilancio dei servizi, sempre più (lo ripetiamo!) poveri di mezzi e di personale professionalmente qualificato, come dobbiamo muoverci affinché si verifichi una qualche scossa a questo Sistema dolorosamente indifferente, e prendere finalmente coraggio per metterci tutti su quella traiettoria operativa che promuova ed esiga nuovi e duraturi sostegni al bene-essere di tutte le persone con disabilità?
Allora: bisogna agire! Ma come? Magari dal basso, come si diceva una volta? Va benissimo: ma quali possibilità di azioni abbiamo? Cioè, quali progetti siamo in grado di inventare per superare la passività delle Istituzioni pubbliche (in particolare e soprattutto quelle regionali!) e contemporaneamente non cadere nella trappola di assecondare solo quelle parzialità che, alcune Associazioni fortemente competitive e ben organizzate anche economicamente, spesso fanno prevalere nelle Assemblee Generali, spingendo su quel particolare e utile approccio che, però, va dritto ad ottenere soluzioni settoriali e solo per i propri associati, mettendo tutti gli altri ancora in costante divergente attesa?
Non è forse questo assurdo procedere che sta paralizzando alcune Consulte in Roma Capitale? Ecco, in proposito, una dichiarazione della FISH Lazio (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ripresa su queste pagine (in Consulta per i Diritti delle Persone con Disabilità di Roma: ripristinare un dialogo costruttivo): «Esprimiamo una profonda preoccupazione per la situazione di perdurante immobilismo della Consulta Cittadina per i Diritti delle Persone con Disabilità di Roma, istituzione neo-costituita nel 2023, che ha visto emergere fin da subito numerosi dissidi interni che ne hanno compromesso il regolare funzionamento. Invitiamo quindi tutte le parti coinvolte a lavorare insieme e a trovare spazi di confronto per ripristinare un dialogo costruttivo».
Allora, carissimi membri delle Consulte romane, le norme ci sono (e in sovrabbondanza!) e la Regione Lazio ha persino deliberato l’impegno di darsi un Testo unico sui diritti e le politiche per le persone con disabilità (Legge Regionale del Lazio 10/22, Promozione delle politiche a favore dei diritti delle persone con disabilità, articolo 16))”: è possibile, quindi, fermarsi un attimo e mettersi ad analizzare le cause dell’attuale immobilità per poi dare una svolta di cambiamento e superare separazioni rivendicative (purtroppo, ancora potenti!) e ritrovare la forza e il piacere che può venire solo da un gruppo unitario, che non pensa più per singole categorie, ma ricerca con forza come esigere dai Servizi pubblici soluzioni positive per tutte le persone con disabilità?
Partiamo ricordandoci di un vecchio “detto”, che ogni persona con disabilità (e/o i suoi familiari) dovrebbe tenere lucidamente presente: “da soli non si va molto lontano”; e io, modestamente, mi permetto di aggiungere: non basta appartenere a questa o a quell’altra rappresentativa Associazione (più o meno numerosa o più o meno forte nel saper fare rivendicazioni); dobbiamo essere tutti convinti che serva una unione molto più ampia (come in una riconosciuta Consulta, appunto!) e che tale aggregazione spinga le Associazioni/Membri a mettere a disposizione tutte le forze creative e le competenze, affinché unitariamente si lavori per ottenere quei Servizi territoriali aperti, accoglienti e competenti per tutti, con risposte aderenti alle caratteristiche personali di ognuno.

Validi servizi territoriali
Il primo obiettivo che ogni saggia Consulta Cittadina dovrebbe ottenere dalle Autorità Comunali e dalle ASL cittadine è quello che, da subito, siano disponibili Servizi Integrati Sociosanitari di Distretto.
Tale obiettivo – sostanzialmente irrinunciabile – richiede che ogni singolo territorio, in relazione al numero delle persone con disabilità residenti, sia dotato di una (o più) équipe multidisciplinare integrata che:
° eserciti una precoce presa in carico;
° sappia dare buone e competenti informazioni;
° sappia fare proposte di co/progetto di vita personalizzato che accompagni con competenza il cammino esistenziale della persona, impegnando tutti i protagonisti a co/progettare un percorso che lasci spazio anche ai desideri, agli affetti e alle relazioni sociali della persona, relazioni che non devono ridursi ai soli operatori/gestori e in lontananza ai familiari, ma devono aprirsi a tutte le persone dei contesti e dei luoghi della vita sociale;
° sia vigile e attenta per evitare un’autoritaria gestione della persona;
° sia in grado di programmare e gestire un’attenta e periodica manutenzione, supervisionata dalla Direzione del Distretto, Servizio Pubblico che, per doveroso mandato istituzionale, esercita la governance, determina efficienti procedure ed emana indicazioni operative.

Il paradigma del progetto di vita
Stiamo suggerendo, quindi, di partire dall’attuazione di una visione operativa che dia unitarietà ed eguali esigibilità per tutte le persone, superando quelle parziali richieste che a volte paralizzano l’azione comune: accogliere come obiettivo di lavoro unitario la realizzazione, per ogni persona, del progetto di vita personalizzato e partecipato, sostenuto nel suo cammino esistenziale da un accompagnamento professionale, competente e solidale nei diversi percorsi di inclusione: dalla iniziale vita familiare, alla scuola, alla formazione, al lavoro, alla comunità sociale del proprio territorio, allo sviluppo affettivo e relazionale!
Questa visione della persona con disabilità è fortemente presente anche nelle proposte e nelle opportunità non istituzionalizzanti del “Dopo di Noi” della Legge 112/16 (Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare). Mi si permetta qui una digressione e anche una mia personale gratificazione: quella Legge (la 112/16) è stata magistralmente anticipata – su mia proposta/progetto – dal Comune di Roma, con la Deliberazione di Giunta Comunale n. 4373 del 29 dicembre 1995, Handicap: Progetto Residenzialità: Casa Famiglia per un massimo di 6 persone residenti in normali, civili abitazioni). Quest’anno il progetto compie 30 anni e un po’ li dimostra: qualcuno potrebbe prenderlo in mano e “ringiovanirlo” un po’?
In ogni caso è questo uno dei tanti racconti delle conquiste del nostro welfare, come, del resto, lo sono state tutte quelle opportunità sociali di inclusione in tutti gli àmbiti della vita, ottenute con azioni corali e potenti a partire dagli Anni Settanta in poi.  Ma può capitare che, a volte, queste importanti conquiste sociali a qualcuno non vadano bene e provi a metterle in discussione, se non addirittura a tentare di cancellarle con forza. Attenzione, spesso succede così: si prende al volo una qualche manifesta difficoltà di inclusione di persone con disabilità (magari nella scuola?) e si lancia un sasso potente per scuotere i “ben pensanti”, cercando di dimostrare che quella cosa “non s’ha da fare più”, perché ormai – “è risaputo!” – costituisce un danno per i più! Avrete – in proposito – certamente letto quella subdola uscita di Ernesto Galli della Loggia (La strana amnesia sulle mire di Tito, la falsa inclusività della scuola, in «Corriere della Sera», 12 gennaio 2024), che tranquillamente (sapendo, probabilmente, di avere dietro un buon numero di consensi!) ha messo brutalmente in discussione «con  un tratto di penna, sessant’anni di conquiste democratiche del sistema formativo italiano», come ha bene raccontato su queste stesse pagine Fabio Bocci.
Quindi reagire ai colpi di ogni negativa visione delle persone con disabilità, è necessario, ma è altrettanto necessario proporre con determinazione azioni di cambiamento.

Non relativizziamo i progetti di vita
Serve sì darci uno sguardo critico sulle realtà di oggi, ma appare sempre più necessario essere pronti a ricercare e a condividere scelte che aiutino a focalizzare il nostro sguardo su come superare proposte settoriali, aiutando anche le Associazioni a non farsi sedurre da quelle rotte rivendicatrici vantaggiose solo per le persone che rappresentano e tutelano!
Forse (come già anticipato!) potrebbe essere decisiva l’accettazione unitaria e condivisa di quel paradigma del progetto di vita personalizzato e dare ancor più forza a quell’azione di coesa comunità attiva, particolarmente sensibile, che ricerca solide e positive soluzioni per le persone. E così il progetto di vita personalizzato ed evolutivo diviene un pubblico e visibile riconoscimento del diritto di ognuno di costruirsi un suo personale cammino esistenziale.
Due validi professionisti – Carlo Lepri e Carlo Francescutti – hanno sapientemente suggerito che bisognerebbe «scrivere a matita i progetti delle persone […]. Ogni progetto che riguardi il futuro di una persona andrebbe scritto a matita, in modo da poter essere aggiornato e riformulato in relazione agli accadimenti e agli imprevisti» (in «Animazione Sociale», n. 378/2025, pagine 21-33). Ma oltre alla tempestiva riscrittura attualizzata, quei progetti come si concretizzano e come si sostengono?
Una buona strada sarebbe quella di agganciare ogni progetto personalizzato al sistema operativo budget di salute (nel Lazio la Legge Regionale 11/16, articolo 53) che, con le sue potenzialità, costituirebbe quello “zainetto” – in spalla ad ogni persona – che raccoglie tutte le risorse economiche, strutturali e personali, ma, soprattutto, per tenere dentro e al sicuro il sostegno di uno o più accompagnatori professionali competenti (questo sì da rivendicare, care Associazioni e care Consulte, con forza e instancabilmente!), per realizzare quel suo progetto di persona, che si incammina a dimostrare il suo personale diritto di vivere con autodeterminazione e in relazione con altre persone, sentendosi di appartenere a quella precisa comunità sociale e territoriale che rende disponibili anche sostegni non strettamente professionali di persone ricche di buone esperienze e disponibilità.
Quel paradigma, inoltre, serve a consolidare un importante passaggio verso un pensiero collettivo che insegni ad affrontare i problemi non più come «io Associazione ho un problema da risolvere», ma come «Noi tutti – Rappresentanti di tutte le persone con disabilità – abbiamo un problema da risolvere!». Potrebbe essere tutto questo finalmente il superamento di certi approcci culturali, che non permettono di alzare lo sguardo oltre Lo bene mio particulare, creando divisioni e sprecando l’occasione di far diventare quei luoghi (le Consulte, appunto!) i luoghi privilegiati dove costringere la Politica a conoscere e riconoscere la complessità dei problemi di tutte le persone con disabilità di quella città e, inoltre, che quei luoghi siano anche i luoghi dove sia possibile costruire decisive ipotesi progettuali, per arrivare finalmente ai cambiamenti e ai miglioramenti della vita non solo delle persone con disabilità, ma, anche la vita di tutta una comunità territoriale.
Si tratta, forse, di provare a considerare la persona con disabilità non più (o meglio: non solo!) come un problema isolato con annessa richiesta di esperti che lo risolva, ma di considerarla uno stimolo vivente che mette in esplorazione una comunità sociale per trovare altri possibili e interessanti cambiamenti con diversi modi di vivere buoni per tutti e tutte, allargando, così, l’interesse e l’appoggio di molte altre persone.
Utopia? E perché? Non siamo ognuno di noi in continua ricerca di sostanziali cambiamenti del bene-essere personale? «Allora non si tratta di sperare – tornando alla citata intervista di Miguel Benasayag (pagina 15) -, ma neanche di disperare. Si tratta di impegnarci con uno sforzo senza garanzie di successo per aprire nuove possibilità di esistenza. La speranza, diceva Spinoza, è una passione triste perché ci lascia in attesa, perché diminuisce la nostra potenza di agire, ma non la potenza della Modernità che ha causato distruzione, ma una potenza che nella complessità sappia trovare nuovi modi di protezione della vita, della cultura, del pensiero, dell’amore»… E noi, aggiungiamo… «delle persone con disabilità»! 

Esigere sicuri sistemi strutturali di sostegno
Ecco perché, come abbiamo affermato, proclamato e richiesto da anni (inascoltati!), vogliamo ancora insistere nel chiedere coralmente che, ad esempio, nella Regione da cui scrivo, il Lazio, sia presa quella concreta decisione politica e amministrativa che obblighi l’attuazione generalizzata, in tutti i singoli distretti, di Servizi Sociosanitari Integrati e numericamente proporzionati alle presenze di persone con disabilità in quel Distretto.
Sappiamo che in tal senso ci sono state e ci sono ancora forti resistenze, oltre che da parte delle stesse Istituzioni pubbliche Sociali e Sanitarie coinvolte, purtroppo anche da parte di famiglie professionali (alcune ancora legate a sistemi operativi prestazionali!) e da parte di pubblici amministratori che fanno fatica ad accettare sistemi d’integrazione (come quello fondamentale e primario tra sociale e sanitario!), benché – nel Lazio – tale integrazione sarebbe già dovuta, in forza della citata Legge Regionale n. 11 del 2016.
Dobbiamo con forza ricordare che tutti, nelle dinamiche della vita relazionale e sociale, siamo (lo si voglia o no!) co/protagonisti, ma per alcune complessità esistenziali, servono professionisti qualificati che però in molti Servizi territoriali mancano. E questa progressiva mancanza di risorse professionali, accompagnata dal calo di risorse economiche, è il vero ostacolo all’esigibilità del diritto di ognuno ad avere quel personale progetto di vita e quello “zainetto” pieno!
A Roma, ad esempio, è in atto una pericolosa riduzione della rete istituzionale dei sostegni professionali o un loro eccessivo turnover. Questa situazione, oltre a mettere in pericolo la possibilità di costruire e accompagnare i singoli progetti di vita, genera la pericolosa convinzione, soprattutto nelle famiglie, ma anche nei gestori accreditati, che solo loro siano in grado di garantire buoni progetti di bene-essere delle persone: basterebbe che le risorse economiche fossero date in abbondanza direttamente a loro!…

Forse servirebbe una buona sensibilizzazione sociale
Ogni Istituzione Pubblica dovrebbe assumere il concreto dovere (lo esige anche il mandato istituzionale!) di costruire servizi che fossero capaci di attivare – soprattutto a partire dal progetto di vita personalizzato (ormai osannato da tutti), processi fortemente condivisi e strettamente connessi ai luoghi, dove i problemi, di quelle persone, nascono. È qui che le abilità professionali si mostrano tali: riuscire a rimodellare non solo le risorse delle Istituzioni, ma anche a coinvolgere quelle del contesto sociale (ad esempio il volontariato!) e rendere il tutto risposte flessibili e personalizzate (integrando lo zainetto delle risorse!). Un sistema organizzativo che creasse connessioni e desse un vero senso alla parola rete, trasformando la fisionomia dei servizi che, da modalità di lavoro settoriali, passassero ad essere servizi unitari, operanti in quel ben definito contesto sociale e che, in quel territorio, rendessero manifesto a tutti come un lavoro che produce trasformazione e cambiamento è fatto da tante persone che quotidianamente mettono le loro energie, le loro competenze, il loro pensiero e i loro sentimenti a servizio di una visione condivisa di persona, che trasforma i contesti vitali a sostegno e garanzia del loro diritto di cittadinanza.
In una città metropolitana come Roma sappiamo che occorrerebbe rivitalizzare il modo di lavorare di tutti i servizi. Consulte, famiglie, servizi sanitari e servizi sociali, famiglie professionali, progetti dipartimentali, progetti municipali, comunità locali… tutti dovrebbero sentire la necessità di abbandonare logiche divergenti e solistiche e darsi magari anche la possibilità di sentire il piacere di lavorare in modo corale e unitario. E alla fine, bisognerebbe saper fare anche manutenzione in questo complesso e multiforme lavoro. Sapere come svuotare lo “zainetto” e vedere che cosa sia ancora utile da mantenere, che cosa debba essere modificato e che cosa aggiunto di nuovo. Una manutenzione, questa, che è molto difficile poter fare da soli… e torniamo alla necessità di avere a fianco quell’accompagnatore competente che è coproduttore di quella personale buona qualità della vita.
E qui è bene ricordarci come sia alquanto difficile poter rappresentare un oggetto immateriale e un prodotto intangibile quale è il bene-essere delle persone… Ma questa è un’altra narrazione, anche molto interessante da fare! Forse, magari, un’altra volta!

*Già direttore del Servizio Disabilità e Salute Mentale di Roma Capitale.

Pagine

  • « prima
  • ‹ precedente
  • …
  • 200
  • 201
  • 202
  • 203
  • 204
  • 205
  • 206
  • 207
  • 208
  • …
  • seguente ›
  • ultima »

Valida codice   Valida CSS   Accessibilità

Privacy    Note legali


© 2015-2026    handitecnocalabria.it

Sito realizzato da Attilio Clausi


( 16 Ott 2026 - 14:54 ): https://www.handitecno.calabria.it/aggregator/node/blank?page=203