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Raduno multisportivo a Milano promosso dalla Federazione Sport Sordi Italia

Superando -

Dal 12 al 14 settembre Milano accoglierà un raduno multisportivo organizzato dalla FSSI (Federazione Sport Sordi Italia), con la collaborazione del Pio Istituto dei Sordi e del Centro Asteria, oltreché con il partenariato del Comune, che vedrà le Nazionali sorde di basket femminile, calcio maschile e di volley maschile e femminile mettere a punto la preparazione in vista dei prossimi appuntamenti internazionali, a partire dai “Summer Deaflympics” di Tokyo in novembre

Tre intense giornate di allenamenti e partite amichevoli a Milano, per un raduno multisportivo organizzato dalla FSSI (Federazione Sport Sordi Italia), con la collaborazione del Pio Istituto dei Sordi e del Centro Asteria, oltreché con il partenariato del Comune di Milano: accadrà dal 12 al 14 settembre, quando il capoluogo lombardo accoglierà le quattro Nazionali sorde di basket femminile, calcio maschile e di volley maschile e femminile, per una messa a punto della preparazione in vista dei prossimi appuntamenti internazionali e segnatamente per i venticinquesimi Summer Deaflympics (“Giochi Olimpici Silenziosi”), in programma a Tokyo dal 15 al 26 novembre.
Da segnalare anche che nella serata del 12 settembre al Centro Asteria (ore 21), andrà in scena lo spettacolo teatrale accessibile Mai Mollare. Il battito sordo di Mauro Grotto, di cui abbiamo già avuto occasione di occuparci sulle nostre pagine. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento. Per altre informazioni: info@pioistitutodeisordi.org.

“Pensiero Imprudente”: la disabilità non è più una categoria!

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«Nei contesti ecclesiastici – scrive Claudio Imprudente nella sua rubrica “Pensiero Imprudente” – il concetto di inclusione, per essere autentico, deve affondare le proprie radici in una prospettiva che riconosca il valore dell’appartenenza ad un’unica umanità e del fatto che le fragilità appartengono a tutte e tutti. La fragilità, dunque, non più come sinonimo di staticità, passività, invisibilità. Tutto ciò è affascinante perché elimina le categorie: la disabilità non è più una categoria!» Geeta Yerra, “One Humanity Painting” (“Un dipinto dell’Umanità”) (©Saatchi Art)

Tra le molteplici eredità che ci ha lasciato Papa Francesco ce n’è una che mi ha stuzzicato: «Essere capaci di riconoscere ogni persona come unica e irripetibile, al di là del limite fisico». È il messaggio di Papa Francesco nella Lettera Enciclica Fratelli Tutti del Santo Padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale del 3 ottobre 2020.
Mi sono chiesto: “Ma cosa vuol dire precisamente?”. E così, ho iniziato a documentarmi su come la Chiesa abbia divulgato e valorizzato questo concetto.

Al giorno d’oggi le persone con disabilità continuano a essere considerate, e soprattutto trattate, come deboli e fragili, in ragione dei loro deficit. A tal proposito, anche su queste pagine si fa spesso riferimento al punto di vista di Justin Glyn, padre gesuita non vedente di origine australiana [autore di “Us” not “Them”: Disability and Catholic Theology and Social Teaching, “‘Noi’ non ‘loro’: disabilità, teologia cattolica e dottrina sociale”, N.d.R.], il quale ci ricorda che tra le radici profonde che spiegano questo drammatico fenomeno culturale e sociale, dobbiamo anche considerare la convinzione, radicata e di antica memoria «secondo la quale la disabilità, e il deterioramento cognitivo in particolare, è un guasto dell’immagine divina […]». «Glyn – è stato scritto -, essendo egli stesso una persona disabile, coglie in modo limpido il processo di inferiorizzazione a cui sono esposte le persone con disabilità all’interno della Chiesa».

Claudio Imprudente, che cura per Superando la rubrica “Pensiero Imprudente”

Quindi, nei contesti ecclesiastici il concetto di inclusione, per essere autentico, non può fondarsi solo ed esclusivamente su princìpi quali la carità e la tolleranza, ma deve affondare le proprie radici in una prospettiva differente che riconosca il valore dell’appartenenza ad un’unica umanità. Di conseguenza, non abbiamo più bisogno di parlare di ospitalità o inclusione delle persone con disabilità.
Alla base di questa visione, vi è la questione secondo cui le fragilità appartengono a tutte e tutti, e possono essere anche riconosciute come motivazione che spingono le persone ad essere protagoniste, oltre che a porsi nelle condizioni di scoprire se stesse per cogliere nuove opportunità. Infatti, come pure è stato scritto, «essere fragili non significa essere fermi, ma vuol dire avere il coraggio di fare i conti, ciascuno, con il proprio limite».

La fragilità non è più sinonimo di staticità, passività, invisibilità e tutto ciò è affascinante perché elimina le categorie: la disabilità non è più una categoria. “Appartenere”, per una persona con disabilità, significa far parte dell’intero genere umano e non a un gruppo di persone marginalizzate, visibili solo per il proprio deficit, quindi bisogna considerare le varie «menomazioni che colpiscono gli esseri umani come aspetti di ciò che significa essere umani», citando quanto scritto su queste stesse pagine da Giovanni Merlo.

Sono fermamente convinto che la Chiesa abbia un ruolo cruciale nella trasmissione di questo pensiero e mi auguro che il neo arrivato Papa Leone XIV possa continuare su questa scia avviata da Francesco. È un processo lungo e complesso, ci vuole tempo, ma è inevitabile, è una bella sfida per l’umanità.
Eliminare le categorie è un concetto che mi ha sempre affascinato, facciamo tutti e tutte parte della stessa umanità. Come canta Marco Mengoni: «Credo negli esseri umani / Che hanno coraggio, coraggio di essere umani».
E voi, sentite di appartenere all’umanità?
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

*Il presente contributo è già apparso nella testata «Messaggero di Sant’Antonio», con il titolo “A chi appartengo?” e viene qui ripreso con diverso titolo e una serie di riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una firma regolare del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia,  Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana).
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.

Tanti piccoli grandi passi per una vita meno solitaria di chi convive con la SLA

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L’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) lancia la XVIII Giornata Nazionale SLA del 18 settembre, che rappresenterà anche la principale campagna ufficiale di raccolta fondi dell’Associazione al cuore della quale vi sarà “Operazione Sollievo”, programma di aiuti concreti rivolti all’assistenza domiciliare, al supporto psicologico, agli ausili, ai trasporti, a contributi economici e a interventi personalizzati per le persone con la SLA e le loro famiglie Una delle immagini-simbolo dell’AISLA in questa estate è quella di Davide Rafanelli, persona con la SLA, che fa il bagno al mare insieme alla figlia Aurora

«C’è una sfida che parte dal cuore dell’Italia solidale e arriva là dove spesso non si guarda: ai bambini che nella loro famiglia convivono, ogni giorno, con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica). È per loro che la nostra Associazione lancia un appello alla generosità, grazie a Fondazione Mediolanum, storico charity partner che dal 2018 è al nostro fianco. Per i figli minorenni di persone con SLA, infatti, la vita quotidiana cambia radicalmente. Silenzi, responsabilità precoci e paure si intrecciano con un percorso di crescita già complesso e in Italia sono centinaia i bambini e ragazzi che vivono accanto a un genitore malato, spesso costretti a crescere troppo in fretta. Nel 2019, sempre insieme alla Fondazione Mediolanum, abbiamo dato vita al Progetto Baobab, percorso di ascolto, sostegno educativo e accompagnamento psicosociale per minori e famiglie, proprio quando la SLA entra nelle mura domestiche. Da questa esperienza è nato il primo studio al mondo, condotto con l’Università di Padova e pubblicato su “Scientific Reports” del gruppo “Nature”, in grado di misurare scientificamente l’impatto emotivo, psicologico e sociale che la SLA genera sui figli di madri e padri che affrontano la malattia, pur non abdicando al loro ruolo genitoriale»: prende avvio da qui, da parte dell’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), il lancio della XVIII Giornata Nazionale SLA del 18 settembre, ricordando ancora, come sottolinea la presidente dell’Associazione Fulvia Massimelli, che «ascoltando quei ragazzi, abbiamo imparato che, pur tra mille difficoltà, custodiscono una straordinaria capacità di sperare e affrontare la vita con coraggio. Hanno bisogno di strumenti, ma soprattutto di essere visti. Ed è per loro che oggi chiediamo all’Italia intera di essere parte di questa battaglia di dignità».

Quella del 18 settembre, quest’anno istituzionalizzzata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, non sarà nemmeno quest’anno solo una ricorrenza simbolica, ma rappresenterà la principale campagna ufficiale di raccolta fondi dell’AISLA, all’insegna di una mobilitazione civica che unirà Istituzioni, cittadini, cittadine e territori. Ogni anno, del resto, l’iniziativa accende l’attenzione pubblica su questa malattia rara e gravissima, che colpisce oltre 6.000 persone nel nostro Paese, numeri dietro ai quali vi sono famiglie intere che vedono stravolta la loro vita quotidiana, affrontando percorsi difficili insieme ai propri cari.
Al cuore della campagna, dunque, c’è Operazione Sollievo, programma nazionale di aiuti concreti rivolti all’assistenza domiciliare, al supporto psicologico, agli ausili, ai trasporti, a contributi economici e a interventi personalizzati. Lo scorso anno, ad esempio, l’AISLA ha affiancato direttamente 2.145 persone con SLA, realizzando 6.670 interventi concreti di sostegno.

Nel dettaglio delle iniziative previste per la Giornata Nazionale – che si avvarrà dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – va innanzitutto segnalato che proprio il 18 settembre, con il motto Coloriamo l’Italia di verde e grazie al sostegno dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), centinaia di Comuni illumineranno monumenti e palazzi-simbolo (tra gli altri Palazzo Madama e Montecitorio a Roma, la Mole Antonelliana a Torino, Ca’ Farsetti a Venezia, la Lanterna di Genova, il Teatro Massimo di Palermo, la Loggia di Brescia), sotto ai quali delegazioni di istituzioni, famiglie e volontari si organizzeranno per lo scatto fotografico simbolico della giornata. E tra le novità di quest’anno, anche l’adesione di Borghi più belli d’Italia.
Il 20 e 21 settembre, poi, l’appuntamento nelle piazze d’Italia con banchetti informativi e la raccolta fondi grazie alla distribuzione delle bottiglie solidali AISLA (Un contributo versato con gusto), con l’ormai tradizionale Barbera d’Asti DOCG, contando sul patrocinio della Regione Piemonte e sulla collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, nonché dell’Unione Industriale della Provincia di Asti.
«Tanti momenti di sensibilizzazione – dicono dall’AISLA -, arricchiti da testimonianze e incontri con medici e ricercatori, che si accompagneranno a convegni e tavole rotonde promossi dalle nostre Sezioni territoriali, insieme a istituzioni e rappresentanti sanitari e sociosanitari».
«Ogni luce verde, ogni gesto di solidarietà, ogni sorriso restituito – sottolinea Vincenzo Soverino, consigliere nazionale dell’AISLA e ideatore della campagna, che coordina da 18 anni – è un passo verso una vita meno solitaria per chi convive con la SLA». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa AISLA (Elisa Longo), ufficiostampa@aisla.it.

“La disabilità non è una vocazione”, ovvero riflessioni per una nuova teologia della disabilità

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Nell’àmbito della ricerca e del dibattito sul rapporto tra fede e disabilità e sul ruolo delle persone con disabilità all’interno della Chiesa, il libro “La disabilità non è una vocazione” di Simone Stifani e Luciano Manicardi offre chiavi di lettura alternative con cui approcciare in modo nuovo argomenti che la tradizione ha sempre usato per giustificare comportamenti escludenti e marginalizzanti le persone con disabilità all’interno della comunità ecclesiale

La disabilità non è una vocazione (Edizioni Qiqajon, 2025) è un libro scritto a quattro mani da Simone Stifani, persona con disabilità, laureata in scienze religiose e da Luciano Manicardi, monaco di Bose e biblista.
Nell’àmbito della ricerca e del dibattito sul rapporto tra fede e disabilità e sul ruolo delle persone con disabilità all’interno della Chiesa, questo scritto, per altro non molto lungo e di facile lettura, fissa punti fondamentali e offre chiavi di lettura alternative con cui approcciare in modo nuovo argomenti che la tradizione ha sempre usato per giustificare comportamenti escludenti e marginalizzanti le persone con disabilità all’interno della comunità ecclesiale.

L’attenzione è posta su ciò che per troppo tempo si è dato per scontato – la persona con disabilità o è associata passivamente alla passione di Cristo e dunque già santa o deve espiare una presunta colpa propria o altrui e riceverà la ricompensa alla fine dei tempi – e che cozza con la sensibilità e la visione attuale della disabilità. C’è dunque bisogno di risposte nuove che mettano al centro la persona con disabilità e le riconoscano la dignità che è propria di ogni persona.
Stifani si chiede ad esempio se è la sofferenza di Cristo in croce che ci salva o se a salvarci è piuttosto il suo amore per noi che ha dimostrato salendo su quella croce. Potrebbe sembrare una questione di lana caprina – in fondo ci ha salvati sempre morendo in croce – però se mettiamo al centro l’amore, se diciamo che è l’amore che salva, dobbiamo riconoscerne la centralità e soprattutto la possibilità di ogni persona di dare e ricevere amore. Inoltre, questo vuol dire dare molta più importanza all’amore che al dolore e se è l’amore che salva, anche volendo associare la persona con disabilità a Cristo che salva, dobbiamo dire che essa è corredentrice non perché soffre, ma perché ama.

Questo è, a mio parere, uno snodo fondamentale, perché nel momento in cui si riconosce alla persona con disabilità la possibilità di dare amore, bisogna riconoscerle anche il diritto di essere soggetto attivo e propositivo all’interno della Chiesa e non solo oggetto di cura. Quindi anche la Pastorale della Disabilità deve cambiare ed è questo un altro tema molto importante di cui si parla nel libro. Non basta cioè affrontare questioni “teologiche” su cosa sia la disabilità, se derivi o meno dal peccato; non basta affermare – altro aspetto molto significativo sottolineato nel libro – che il nostro Dio è “disabile”, che ha preso su di sé la nostra disabilità e che il corpo di Cristo risorto ne porta i segni; bisogna poi calare tutto questo nella realtà delle nostre comunità ecclesiali, creare le condizioni per un’effettiva partecipazione delle persone con disabilità alla vita comunitaria, assumendosi, per quanto loro possibile, anche responsabilità e impegni.

Gli Autori ci invitano a riflettere su tutto questo anche alla luce di come Cristo stesso si sia relazionato a coloro che ha poi risanato. Manicardi, infatti, ci fa notare come per Gesù i malati non fossero mai dei “casi”, ma delle persone da incontrare, con le quali entrare in relazione e poi, certo, anche guarire. Dunque anche Gesù ha messo al centro la persona, non il “cieco”, l’“indemoniato” o il “paralitico” e si è lasciato provocare da loro e, in un certo senso, anche cambiare, come nel caso della donna cananea.

*Contributo già apparso nel blog “A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità” e qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Simone Stifani, Luciano Manicardi, La disabilità non è una vocazione, prefazione di Veronica Donatello, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, 2025, collana “Sympathetika”, 132 pagine, 10 euro.

L’evento di Bologna “UICI Technology – Tech for all”

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Un’occasione preziosa per scoprire come la scienza e la tecnologia possano aiutare in particolare le persone con disabilità visiva nel vivere quotidiano, grazie alla ricerca e allo sviluppo condotti dall’UICI, con l’INVAT e l’IRIFOR, in sinergia con istituzioni, università e prestigiosi marchi internazionali: sarà questo, il 12 e 13 settembre all’Istituto dei Ciechi Cavazza di Bologna l’evento “UICI Technology –Tech for all”

Un’occasione preziosa per scoprire come la scienza e la tecnologia possano aiutare in particolare le persone con disabilità visiva nel vivere quotidiano, grazie alla ricerca e allo sviluppo condotti dall’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), con l’INVAT (Istituto Nazionale Valutazione Ausili e Tecnologie) e l’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione), in sinergia con istituzioni, università e prestigiosi marchi internazionali: sarà questo, il 12 e 13 settembre presso l’Istituto dei Ciechi Cavazza di Bologna l’evento UICI Technology –Tech for all, dedicato appunto alle tecnologie assistive e all’intelligenza artificiale per l’autonomia e l’inclusione.
Durante la due giorni, oltre alle relazioni di autorevoli esperti sui temi dell’incontro, vari espositori del settore presenteranno le ultime innovazioni digitali e tecnologiche, dando vita a una vetrina che porterà in rassegna presente e futuro. (S.B.)

Ringraziamo il MAC (Movimento Apostolico Ciechi) per la segnalazione.

A questo link è disponibile il programma completo dell’evento di Bologna, fruibile anche da remoto (piattaforma Zoom).

Legge della Toscana sui caregiver familiari: un primissimo passo per ottenere diritti e dignità

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«Siamo un gruppo di caregiver familiari eterogeneo – scrivonoi i Genitori Attivisti Pisa -, e molti di noi vivono da tantissimi anni nell’invisibilità e nella solitudine il proprio ruolo. La Legge Regionale della Toscana con “Disposizioni per la promozione ed il riconoscimento della figura del caregiver familiare”, recentemente promulgata, è una norma che costituisce un primissimo passo per ottenere diritti e dignità»

Vogliamo rivolgere ad Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, e a tutto il Consiglio Regionale, un ringraziamento per avere in questi giorni dato spazio e luce alla figura del caregiver familiare con l’approvazione di una Legge Regionale che ne riconosce il ruolo e introduce alcune misure di supporto [si tratta della Legge Regionale 55/25, “Disposizioni per la promozione ed il riconoscimento della figura del caregiver familiare”, di cui si può leggere una recente presentazione su queste stesse pagine, N.d.R.].

Siamo un gruppo di caregiver familiari eterogeneo, composto soprattutto da genitori. I nostri figli e figlie hanno diverse età, diversi tipi e livelli di disabilità. Vi è eterogeneità anche sotto il profilo scolastico: si va da chi frequenta la scuola materna, a chi va alle superiori, nonché a ragazzi e ragazze che hanno già finito il ciclo di studi. Questo per dire che molti di noi vivono da tantissimi anni nell’invisibilità e nella solitudine il proprio ruolo.
Da tempo aspettiamo risposte e misure concrete da parte del Governo e per questo ci premeva ringraziare la Regione Toscana, tra le poche Regioni in Italia a promulgare una Legge sulla materia.
Questa Legge, dal nostro punto di vista, è un primissimo passo per ottenere diritti e dignità, due aspetti per i quali purtroppo non abbiamo neanche il tempo di combattere, essendo sempre a lavoro per i nostri assistiti.
Riteniamo inoltre che la norma in questione rappresenti un provvedimento fondamentale in quanto prevede misure veramente basilari per noi, quali la predisposizione di una rete di sostegno, perché spesso viviamo in solitudine le nostre giornate e le nostre difficoltà; il rifinanziamento del Centro di Ascolto Regionale, dove abbiamo già ricevuto accoglienza e supporto psicologico e vediamo garantita la possibilità di ricevere indirizzo e orientamento, cosa che purtroppo non è mai scontata. Sapere quindi a chi e dove rivolgerci per le nostre necessità.

Cogliamo anche l’occasione per avanzare alcune proposte in diversi àmbiti, nella speranza che in futuro vengano recepite. Poiché siamo consapevoli che alcune materie sono di competenza del Governo centrale, chiediamo alla Regione Toscana, se possibile, di farsi portavoce delle nostre istanze a livello nazionale.
Nello specifico chiediamo che le misure previste nella Legge toscana vengano diffuse in modo capillare [sul territorio nazionale. N.d.R.], unitamente alle indicazioni per accedervi, con particolare attenzione alle fasce che potrebbero avere maggiori difficoltà a reperire tali informazioni.
Ad un livello più generale chiediamo che in futuro vengano introdotte ulteriori misure che ci consentano di avere un riconoscimento contributivo, dato che tanti di noi hanno dovuto lasciare il lavoro per assistere il familiare, e anche la possibilità di poterci assentare dal luogo di lavoro, cosa che ad oggi risulta impossibile.
Chiediamo inoltre l’introduzione di tutele per i caregiver lavoratori, perché molti di noi fanno enormi sacrifici per conservare il proprio posto di lavoro (tutele come, ad esempio, il pensionamento con 25 anni di contributi o altre misure simili).

Infine, noi che mettiamo sempre al primo posto i nostri assistiti, cogliamo l’occasione per avanzare una richiesta che, al momento, consideriamo come la più impellente: chiediamo alla Regione Toscana, se possibile, di provvedere alla riattivazione delle prescrizioni specialistiche ortopediche [a carico del Servizio Sanitario Nazionale, N.d.R.], in particolare delle calzature apposite per tutori, e anche dei pezzi di ricambio per le carrozzine, che il Governo, in maniera fredda, e forse anche poco ragionata, a nostro avviso, ha eliminato dal Nomenclatore Tariffario. Chiediamo inoltre un intervento prioritario riguardo alle ore di assistenza specialistica.

*Il Gruppo dei Genitori Attivisti Pisa ha una pagina Facebook raggiungibile a questo link e l’indirizzo genitoriattivistipisa@gmail.com.

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Quell’intollerabile distanza tra persone non autosufficienti e servizi

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Le esigenze delle persone e l’offerta di sostegni, interventi, servizi; il sostegno alla domiciliarità; quanto pagano e quanto dovrebbero pagare le persone che vivono nelle residenze per anziani; la situazione delle liste di attesa nei servizi territoriali: sono i temi affrontati da “L’intollerabile distanza. Persone non autosufficienti e servizi nelle Marche”, nuovo Quaderno del Gruppo Solidarietà, che il 14 settembre verrà presentato a Moie di Maiolati Spontini (Ancona)

All’inizio di luglio avevamo presentato sulle nostre pagine il nuovo Quaderno (l’undicesimo sulle politiche della propria Regione) pubblicato dal Gruppo Solidarietà e intitolato L’intollerabile distanza. Persone non autosufficienti e servizi nelle Marche (se ne può leggere l’introduzione a questo link), che raccoglie parte del lavoro di analisi dell’ultimo biennio svolto dall’Osservatorio sulle Politiche Sociali dello stesso Gruppo Solidarietà. Ora ve ne sarà una pubblica presentazione nel pomeriggio del 14 settembre (ore 17.30), presso la Biblioteca La Fornace di Moie di Maiolati Spontini (Ancona), quando il curatore della pubblicazione, Fabio Ragaini del Gruppo Solidarietà, dialogherà con il giornalista Vincenzo Varagona, presidente dell’Unione Stampa Cattolica Italiana.

Il volume affronta quattro temi, legati tra loro, vale a dire il rapporto tra esigenze delle persone (la cosiddetta “domanda”) e l’offerta di sostegni, interventi, servizi; come si sostanzia il sostegno alla domiciliarità; quanto pagano e quanto dovrebbero pagare le persone che vivono nelle residenze per anziani; qual è la situazione delle liste di attesa nei servizi territoriali. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: grusol@grusol.it.

Antonio, l’uomo con lo sguardo oltre

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Come avevamo riferito, il 28 agosto a Bovalino (Reggio Calabria) vi è stato l’evento denominato “L’uomo con lo sguardo oltre”, tutto dedicato ad Antonio Giuseppe Malafarina, che fu direttore responsabile di Superando dal 2023 fino alla sua scomparsa nel febbraio 2024. A raccontare com’è andata, è Alessandro Cannavò, responsabile del blog “InVisibili” del «Corriere della Sera.it», di cui Malafarina era stato uno dei “pionieri” Lo scultore con disabilità visiva Felice Tagliaferri disvela a Bovalino, insieme a Bruno Malafarina, la scultura da lui dedicata ad Antonio Giuseppe Malafarina, una finestra permanentemente aperta sul mare

Come avevamo riferito nei giorni scorsi, il 28 agosto a Bovalino (Reggio Calabria) vi è stato un evento tutto dedicato ad Antonio Giuseppe Malafarina, che fu direttore responsabile di Superando dal 2023 fino alla sua scomparsa nel febbraio 2024. A raccontare com’è andata, compresa la presentazione di una scultura realizzata da Felice Tagliaferri, è Alessandro Cannavò, responsabile del blog InVisibili del «Corriere della Sera.it», di cui Malafarina era stato uno dei “pionieri”. Ne riprendiamo ben volentieri il contributo.

Alla fine di una giornata di viaggio faticosa e piena di imprevisti, quando a Bovalino si sono concluse le parole e si sono spente le luci dell’omaggio al nostro Antonio Giuseppe Malafarina, mi sono seduto sul sedile del monumento in marmo di Carrara, una finestra che inquadra il paesaggio, dedicato dallo scultore e amico Felice Tagliaferri all’uomo che sapeva vedere oltre; e mi sono perso nei pensieri guardando il mare. Quel mare della costa jonica calabra, la sua terra, che probabilmente Antonio sognava dalla finestra della stanzetta milanese in cui ha passato immobile gran parte della vita; quel mare che lo tradì diciottenne per un tuffo banale eppure finito in modo drammatico nell’ultimo giorno di vacanze. E che comunque amava. Per capire e svelare una persona serve conoscere da dove viene, risalire alle sue radici.

L’uomo con lo sguardo oltre, la manifestazione svoltasi il 28 agosto a Bovalino, è stata il ritrovarsi di una comunità. Con un po’ di commozione, ma anche con il sorriso che era la parola-mantra di Antonio alla fine di ogni suo scritto, articolo, lettera, messaggio. Al centro il padre Bruno, tenace e resiliente come un vecchio ulivo spazzato dai venti, che con l’attivissima nipote Tiziana ha fermamente voluto questo appuntamento. I loro ricordi ci hanno restituito le pieghe di una vita quotidiana anomala, difficile ma ricca di dialettica oltre che di amore. Presenti il sindaco della cittadina Vincenzo Marsano e l’assessora della Regione Calabria Caterina Capponi, che si sono alternati agli interventi, moderati con passione e competenza da Mara Rechichi.

Una parte della famiglia di InVisibili era presente, l’altra la sentivamo vicina col cuore e con la mente. Simone Fanti ha ricordato l’esperienza del nostro blog per la trasmissione di Raitre Inviati speciali in cui Antonio era il commentatore finale di ogni reportage; e il lavoro in comune nella realizzazione del Festival delle Abilità (la quarta edizione si terrà a Milano dal 13 al 21 settembre prossimi) che già dal titolo è uno “sguardo oltre”, il concetto di disabilità per un’apertura totale ai diversi talenti.
Claudio Arrigoni con Lorenzo Sani, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti Nazionale, ha presentato la preziosa guida sulle parole corrette della disabilità, Comunicare la Disabilità. Prima la persona, da loro realizzata insieme ad Antonio, libro che sta diventando un punto di riferimento nella comunicazione. Antonio riuscì a visionare l’ultima bozza appena prima di andarsene: una sorta di testamento.
Il medico Angelo Mantovani, il primario che ha seguito Antonio nella fase drammatica dopo l’incidente e fondatore del DAMA [“Disabled Advanced Medical Assistance”, ovvero “Assistenza medica avanzata alle persone con disabilità”, N.d.R.], si è soffermato sul lavoro fatto insieme per questo progetto di accoglienza e assistenza alle persone con gravi disabilità.
Giulia Palmisano, con sincero coinvolgimento, ha letto e interpretato le poesie e gli aforismi di Antonio. Uno di questi campeggiava sul palco, breve e spiazzante: «Vorrei ma mi sposso».
Un ventaglio di testimonianze diverse perché Antonio era un caleidoscopio di interessi, curiosità, ispirazioni. Il corpo immobilizzato, la mente sempre in movimento. Non un sognatore, ma un giornalista attento a ogni problematica, capace di denunciare e criticare in uno stile del tutto personale, ma sempre in modo costruttivo, con un retrogusto di positività.

La serata di Bovalino è stata anche un punto di partenza per nuove iniziative da mettere in campo nel nome di Antonio, a incominciare da una sinergia tra Milano e la cittadina calabrese. Il mondo della disabilità è da tempo in fermento, ha raggiunto importanti obiettivi, ma è cosciente del molto lavoro che c’è ancora da fare. Sedendosi davanti alla scultura-finestra che il geniale Tagliaferri ha voluto nel marmo usato da Michelangelo, si legge scolpito alla base dell’apertura l’aforisma/manifesto di Antonio: «L’inclusione è una parola magica: quando c’è, svanisce». E quell’ultima parola è solo un leggero solco nella pietra.

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Bovalino e la finestra per Antonio che ci fa guardare oltre” e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Un pulmino per la comunità alloggio Villa Chiara

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Ben volentieri diamo spazio all’iniziativa voluta per consentire alla comunità alloggio Villa Chiara di Valdagno (Vicenza), che ospita persone con disaboilità, di tornare ad avere un proprio pulmino, dopo che un incidente stradale del luglio scorso ha reso del tutto inutilizzabile il precedente mezzo utilizzato dalla struttura La consegna a Villa Chiara del furgoncino in prestito, da parte della Fondazione Trentina per l’Autismo

Come segnala il blogger Luca Faccio, il 19 luglio scorso il pulmino di Villa Chiara, comunità alloggio di Valdagno (Vicenza) che ospita persone con disabilità, è stato vittima di un grave incidente stradale, fortunatamente senza vittime, ma diventando del tutto inutilizzabile. Il mezzo permetteva alle persone e ai loro operatori di spostarsi e di svolgere le proprie attività e l’intervento della Fondazione Trentina per l’Autismo, che ha prestato un furgoncino in comodato d’uso, ha momentaneamente risolto la situazione.
Per consentire tuttavia alla struttura di tornare ad avere un proprio mezzo, è stata lanciata una raccolta fondi, di cui ci informa sempre Luca Faccio, alla quale diamo ben volentieri visibilità. (S.B.)

“L’ombra vede”: non il semplice catalogo di una mostra, ma una vera “scatola da esplorare”

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Il 31 agosto ha chiuso al Museo Tattile Statale Omero di Ancona la mostra “L’ombra vede”, percorso multisensoriale e scenografico che ha permesso di immergersi nell’universo poetico dell’artista marchigiano Enzo Cucchi, tra luce e buio, tatto e immaginazione. Ma la chiusura dell’esposizione non ha segnato la fine del progetto, se è vero che ne è nato un catalogo inedito e originale, che non è un semplice libro, ma una vera e propria “scatola da esplorare” Alcune parti interne del catalogo della mostra “L’ombra vede”

Il 31 agosto ha chiuso al Museo Tattile Statale Omero di Ancona la mostra L’ombra vede, presentata a suo tempo anche dal nostro giornale, un percorso multisensoriale e scenografico che dal 17 dicembre dello scorso anno ha permesso a visitatrici e visitatori di immergersi nell’universo poetico dell’artista marchigiano Enzo Cucchi, tra luce e buio, tatto e immaginazione.
«Con L’ombra vede – sottolineano dal Museo Omero – Cucchi ha scelto di offrire non una semplice esposizione, ma un’esperienza intima e sensoriale costruita insieme alla nostra struttura. Le 42 opere in mostra – 4 disegni inediti e 38 sculture in bronzo, marmo, ceramica e legno – hanno trovato collocazione in ambienti fortemente evocativi: dalla grotta da esplorare al buio, all’aia come spazio di socialità, fino all’atelier, luogo della nascita della creatività. Tutte le foto delle opere in mostra sono state realizzate di Maurizio Bolognini. L’iniziativa, ideata e curata da Andrea Socrati, ha coordinato lo staff del nostro Museo nella realizzazione del percorso, riscuotendo grande entusiasmo tra il pubblico, che ha vissuto con coinvolgimento e partecipazione l’originalità del percorso stesso».

Il fatto rilevante è che la chiusura dell’esposizione non segna la fine del progetto, se è vero che ne è nato un catalogo inedito e originale, che non è un semplice libro, ma una vera e propria “scatola da esplorare”. «Il catalogo – spiegano infatti ancora dal Museo Omero – raccoglie materiali pensati per prolungare e custodire l’esperienza della mostra, con 54 schede da consultare e collezionare, immagini da osservare e incorniciare, testi e presentazione del progetto artistico arricchiti da QR Code che rimandano a contenuti digitali accessibili, come video in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e in International Signs e guide in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa). I testi in nero, inoltre, sono realizzati con caratteri ad alta leggibilità, per garantirne una fruizione più agevole. E ancora, alcune edizioni comprendono pure testi in Braille e quattro disegni a rilievo, a conferma della nostra volontà di rendere la cultura davvero accessibile a tutti e tutte».

Un catalogo quindi (disponibile al prezzo di 20 euro), che non si limita a documentare l’esposizione ma che si propone come opera editoriale autonoma, per raccontare e far rivivere L’ombra vede anche oltre la chiusura della mostra. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: redazione@museoomero.it.

Autismo e lavoro: cambiare prospettiva

Superando -

Lavorare in un’azienda multinazionale di servizi tecnologici che assume persone con disturbo dello spettro autistico, trasformando la diversità in valore: lo si racconta nel libro di Alberto Balestrazzi “Cambiare prospettiva: viaggio alla scoperta della neurodiversità”, che verrà presentato il 7 settembre a Mantova, all’interno del 29° Festival della Letteratura

È possibile creare reali opportunità di lavoro per i giovani con disturbo dello spettro autistico, valorizzandone le competenze e costruendo ambienti realmente inclusivi? Se ne parlerà nella mattinata del 7 settembre (ore 10.30), all’interno del 29° Festival della Letteratura di Mantova, in occasione della presentazione del libro Cambiare prospettiva: viaggio alla scoperta della neurodiversità (StreetLibr, 2024), presso lo stand SbrisolAut (Piazza Sordello).

L’autore di Cambiare prospettiva è Alberto Balestrazzi, amministratore delegato di auticon, azienda multinazionale di servizi tecnologici che impiega professionisti con disturbo dello spettro autistico e che egli stesso ha contribuito a fondare in Italia nel 2019. Nel libro si racconta appunto cosa significhi lavorare in un’azienda multinazionale che assume persone autistiche con talento tecnologico, trasformando la diversità in valore.
«È una storia – come è stato scritto – che porta a riflettere sulle difficoltà e, a volte, le contraddizioni di un percorso che ha fatto della diversità cognitiva un motore di crescita e di trasformazione aziendale, mettendo al centro la persona, coinvolgendo attivamente l’intero gruppo di appartenenza, per realizzare, infine, un’impresa di successo. Ne emerge una lezione di vita, personale e professionale, che diventa un incoraggiamento per aziende, manager e professionisti; ma soprattutto è il viaggio collettivo di individui uniti dalla volontà di esplorare l’’altro e, attraverso questo incontro, scoprire se stessi».

Insieme all’Autore del libro, interverrà all’incontro di Mantova il medico, musicista e scrittore Paolo Pisi. (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Francesca Rossi Lunich (francesca.rossi.lunich@auticon.it).

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